TROVA LAVORO, LA PERVERSIONE DELL’OFFERTA ITALIANA

 

LAVORO OFFERTE, ANCHE PER I SENZA ESPERIENZA

Un problema storico per chi cerca lavoro generico in Italia è che 8 annunci di lavoro su 10 (annunci a pagamento) sono fraudolenti. In gran parte sono imprese di nessun conto che cercano ragazzi da mandare a fare i procacciatori d’affari (venditori-agenti-rappresentanti) senza retribuzione fissa e senza contratto di lavoro o di agenzia. Gli oggetti da andare a vendere porta a porta erano un tempo le enciclopedie, gli aspirapolvere, gli abbonamenti all’euroclub, e altre fregnacce invendibili se non con dei trucchi a loro volta fraudolenti. Altre volte gli annunci sono tentativi mascherati di vendere dei corsi di formazione da far pagare ai giovani che cercano lavoro (così che, fatto il corso, potranno trovare più facilmente lavoro, col cavolo, “noi non lo garantiamo che, finito il corso di formazione, troverai lavoro, non ti assumiamo e ti facciamo firmare che tu sei d’accordo che non lo garantiamo e che non ti assumiamo”). E però nelle inserzioni che appaiono nella categoria “lavoro offerte” non specificano niente di preciso, come pure non indicano mai il nome dell’impresa che farebbe la selezione.

Vendere corsi di formazione lavoro a chi cerca lavoro, imbrogliando con la frottola di offrire lavoro e mettendo un’inserzione nella categoria “lavoro offerte” è tecnicamente un’operazione fraudolenta. E però, anche promettere un milione al mese per vendere detergenti a parenti e amici collima con la definizione del trarre vantaggio a danno d’altri inducendoli surrettiziamente in errore. Infatti, quando poi vai a fare il “colloquio di lavoro”, ti ritrovi in una sala con altri venti allocchi che hanno abboccato, e a tutti viene venduto il milione, su un bel calcolo teorico fatto alla lavagna, non sul contratto, a condizione che il primo giorno guadagni dieci, il secondo cento, il terzo mille, e così via, tutto calcolato su scala di provvigione, e, se riesci a far comprare a tua madre e a tua zia una tonnellata di prodotti per la casa, vedrai che il milione lo guadagni. Per inciso, i prodotti li compri a prezzo scontato per poi rivenderli, così che loro nel frattempo hanno già incassato per la vendita di quella tonnellata di prodotti.   

AI LAVORATORI DELL’IMPIEGO FISSO

Dico che il rischio d’impresa riguarda pure loro e che tanto vale cercare di accumulare esperienza sul lavoro in modo da poi mettersi in proprio. Molti imprenditori finiscono male perché strozzati dalle banche ma, come loro, finiscono in strada pure i loro dipendenti. Perciò non è vero che un lavoratore dipendente ha più sicurezza del lavoro di quanta ne abbia uno che lavora in proprio. La differenza fra i due è solo data da una sicurezza psicologica. Per sopravvivere, entrambi devono sopra ogni cosa essere in grado di lavorare evitando qualunque rapporto d’indebitamento con le banche.

DEI GIOVANI CHE CERCANO IL PRIMO IMPIEGO/LAVORO

Ai giovanissimi, giovani fino al primo momento in cui iniziano a camminare e parlare, dico che si devono abituare presto a sentirsi dire scemenze dai più “grandi” e più “maturi”, i quali certamente si sono dimenticati di essere stati giovani pure loro, nei secoli addietro. In età lavorativa, il giovane che cerca lavoro è così già predisposto a sentirsi dire cretinate e non si turba di doverne dire qualcuna pure lui. La prima, indiscussa, scemenza che alberga nelle teste vuote di quasi tutti i datori di lavoro italiani è l’espressione perniciosa del “CON ESPERIENZA”. Uno che vuole iniziare a lavorare facendo il cameriere, il pizzaiolo, il fornaio, il muratore, il pubblicitario, il portatore ai mercati generali, eccetera, deve “avere esperienza”, anche breve, purché ne abbia.

La prima prova ineluttabile della stupidità di questo preconcetto è che uno non può mai avere esperienza se non ha mai fatto, per la prima volta, un certo lavoro. Ogni giovane disoccupato e ogni genitore di ogni giovane disoccupato si dannano davanti a questa obiezione insormontabile della mancanza d’esperienza con la domanda senza risposta che rivolgono solo a sé medesimi:

“ma come faccio a fare esperienza se nessuno mi assume perché non ho esperienza?”

La seconda prova ineludibile della stupidità di questo preconcetto, della DOVUTA precedente, anche se breve, esperienza, è dato dalle la logiche conseguenze che se ne cavano, e cioè:

a) se tutti vogliono assumere personale con esperienza (e bada che questo vale anche per quadri, dirigenti e per le altre cariche più qualificate di tutte le imprese), ciò vuol dire che a nessuno interessa d’insegnare “il mestiere” in bottega.

b) Se a nessuno interessa (o se nessuno ha voglia) d’insegnare “il mestiere” in bottega, ciò significa che tutti sono indolenti e preparati ad accogliere (e riciclare) ogni cane scacciato da qualche azienda concorrente (magari perché incapace, ma “con esperienza”) e d’integrarlo nel proprio sistema con tutti i suoi già assimilati e cristallizzati cattivi pensieri e tutte le sue cattive abitudini.

c) Se tutti sono indolenti e vogliono assumere solo persone “formate” perché non vogliono investire in formazione, ciò spiega il dilagare di un paio di fenomeni tragici in cui versa miseramente l’impresa italiana di medie e grandi dimensioni:

1) nei reparti destinati alla formazione, le imprese riciclano e collocano i personaggi che non sono produttivi in altre funzioni previste dall’organigramma aziendale. Sì, ammettiamolo, quando un quadro non produce ma non offre spigolature per farsi cacciare perché non è antipatico a nessuno, lo si ricicla in altri reparti. Si tenta con le vendite, dove fallisce, poi con il recupero crediti, dove non riesce, poi lo si mette a controllare il lavaggio delle pentole, dove si deprime, ed infine, lo si colloca al reparto formazione/training, ufficio che non esisterebbe in Italia, se non fosse reso obbligatorio da qualche casa-madre multinazionale e/o da qualche dirigente del personale che proviene da imprese estere.

2) Nei reparti di Training/formazione, nessuno si augura di finirci, mandato a partecipare ai corsi di formazione, per evitare la terribile noia di dover sentire scemenze, per 3-5 terribili giorni consecutivi, dette dai morti viventi riciclati a fare formazione. Chi ci va perde del tempo prezioso, sapendolo. E quindi la formazione anelata non si ha e il personale resta stizzito e ignorante più di prima.

3) Gli imprenditori e le imprese si tengono in corpo i “peggiori” elementi scacciati dalla concorrenza.

4) Gli imprenditori e le imprese perdono la meravigliosa possibilità di assumere giovani privi di esperienza, tabula rasa, privi di tutte quelle malizie con le quali gli “esperti” fottono i loro padroni ogni giorno, e di formarli da zero, insegnando loro COME esattamente vanno fatte le cose e COME precisamente certe altre cose NON vanno fatte.

5) Gli imprenditori e le imprese perdono la meravigliosa possibilità che gli insegnanti delle scuole e delle università hanno già perduto prima di loro: quella di costruire personalità integre, personaggi dalle solide competenze, dotati di fiducia nella propria organizzazione e nelle possibilità che offre il futuro, capaci di lealtà, determinazione, orientati alla soluzione dei problemi e non al conflitto d’interessi con le stesse imprese e gli stessi imprenditori che li hanno selezionati e fatti crescere.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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