LAVORO AUTONOMO O LAVORO DIPENDENTE?

 

LAVORO AUTONOMO O LAVORO DIPENDENTE?

Meglio lavorare come dipendente diretto, con regolare contratto, disciplinato da qualche CCNL nazionale, oppure con un “accordo” d’impiego precario di finta collaborazione autonoma? Il vero imprenditore, questo problema non se lo pone, quindi non gli servirà più di tanto ragionare attorno a queste domande cretine; e però è bene chiarire subito che il sistema del lavoro in Italia e in Europa è stato deliberatamente confuso da una serie di decretacci liberticidi (illeciti sul piano procedurale-giuridico e costituzionale) che servono il piano della destabilizzazione per il controllo sociale. La confusione indotta dal sistema, la cui gran cassa è sempre la comunicazione di scemenze diffuse da stampa e Tv, impone perlomeno a noi d’intenderci sui termini che adoperiamo.

LAVORO AUTONOMO E DIPENDENTE, DEFINIZIONI

Il lavoro dipendente è regolato dallo statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) che è stato recentemente stuprato dalla cricca Fornero/Renzi, come sappiamo. Grazie alla loro complice ignoranza ed ubbidienza, il contratto di lavoro è rimpiazzato da una serie di altri falsi-contratti che surrettiziamente autorizzano lo sfruttamento e l’intermediazione, l’appalto e il subappalto, del lavoro d’altri, visto che loro non lavorano, vietata da una legge anti-mafia ancora in vigore, la numero 1369 del 1960. Quando diciamo quindi lavoro “dipendente”, intendiamo lavoro disciplinato dallo statuto dei lavoratori e dai CCNL di categoria, se – e solo se – i CCNL sono migliorativi dello statuto.

Quando invece parliamo di lavoro “autonomo”, intendiamo il lavoro imprenditoriale (per esempio quelli di: agente di commercio, “tassinaro”, libero professionista, “padroncino” e cose simili). Tutte le altre categorie di lavoratori che vengono impudentemente selezionati e inseriti nei normali cicli produttivi con lavoro di fatto dipendente ma temporaneo, occasionale, a tempo parziale, interinale, e via così sparando, è personale NON tutelato che viene sfruttato dalla burocrazia dell’intermediazione, che inizia proprio dai pericolosissimi personaggi armati che lavorano per i governi, per le agenzie delle entrate e per le banche centrali che li controllano. La confusione indotta dai mass media vuole che questa canaglia di schiavi contemporanei sia fatta rientrare concettualmente nel lavoro cosiddetto “autonomo”, o “in proprio”, anche se non è per niente “autonomo” e tanto meno “in proprio”.

DEL TRUCCO DELLA CONGIUNTURA

Come si giunge a far accettare agli schiavi contemporanei la loro condizione di schiavi? Portandoli alla disperazione, come ammettono apertamente a suo tempo gli stessi marpioni Prodi e Monti, inducendo e “sfruttando” una crisi decennale o ventennale, una recessione artificiale, come quella la cui propaganda è iniziata nel 2007, che porta milioni di disoccupati, le cui fila sono poi ingrassate dalla promozione dell’intensificazione dell’immigrazione clandestina trentennale, e cavalcando il panico della crisi per costringere i babbei ad accettare le nuove disposizioni vessatorie del tiranno, pianificate per impoverire ulteriormente gli schiavi, indebolirli, e ricacciarli al canile.

È un trucco vecchio, praticato già dai grandi mercanti dell’impero britannico e forse anche prima di loro da chissà quali figli di padre ignoto loro progenitori: sono le politiche restrittive, alle quali ho accennato spesso, e che non si riducono ai soli trucchi “dell’austerità” e delle “politiche strutturali”.

Il piano è semplice ed è sempre più o meno lo stesso. Si crea la penuria di qualche cosa per aumentarne il prezzo e costringere tutti ad accettare gli aumenti esorbitanti. Si fa così con il petrolio, con l’oro, con la moneta cartacea, con l’aglio, con l’eroina, e anche con il lavoro.

Si crea la rarefazione del lavoro, si disintegrano le grandi imprese con il trucco delle privatizzazioni o delle nazionalizzazioni, e si cancellano milioni di posti di lavoro (vedi per esempio le operazioni per la distruzione dell’industria italiana condotte da Mario Draghi e dalla cricca Goldman Sachs nei 30 anni che precedono il 2007, particolarmente durante la fase 1992-1994).

DEL TRUCCO DELLA RESTRIZIONE DEL CREDITO

Il trucco delle politiche restrittive si pratica anche sul credito, che poi è la massa di moneta in circolazione, quella che si spende per comprare derrate e pagare stipendi e salari (e funziona in tutto il mondo). Le imprese non pagano, dicono, soprattutto quelle di stato, e perché? Perché manca la liquidità. E perché manca la liquidità? Perché le banche, comandate dalle banche centrali, i cui dirigenti sono a loro volta esecutori d’ordini, sono costrette, dai piani dei loro padroni, a restringere il credito, cioè, a far rientrare ferocemente i fidi e a non concederne di altri, riducendo di fatto la quantità di moneta circolante sul loro territorio di guerra.

DEL DRENAGGIO FISCALE

La seconda leva della politica economiche (che sarebbero “di governo”) restrittiva è la politica fiscale. Un drenaggio fiscale del 70%, come in Italia, evidentemente riduce liquidità, che viene assorbita e sputtanata per le spese inutili, come quelle ridicole dei finti viaggi spaziali, che non producono un accidente di niente nel sistema economico complessivo, salvo che dare lavoro agli attori che lavorano per partecipare alla truffa internazionale NASA, ESA, ASI-NI, e compari della Cina comunista, del Giappone e del resto del mondo.

DELLA LIQUIDITÀ

Manca la liquidità a livello generale, e anche questo è un trucco vecchio. È sempre più difficile incassare e pagare. Il sistema s’inchioda, come succede all’organismo umano se privato del sangue. Quindi chi lavora non si trova davanti a “libera scelta” fra lavoro con contratto oppure finto lavoro autonomo. Per sopravvivere, uno è costretto ad accettare le condizioni di mercato, come accade a tutti gli altri schiavi del mondo.

DEGLI SCHIAVI LAVORATORI E DEGLI SCHIAVI IMPRENDITORI

E se questo è un fatto negativo per gli schiavi-lavoratori, gli schiavi-imprenditori non hanno tanto da stare più allegri. Essi pure soffrono del drenaggio fiscale del 70% e della feroce parsimonia degli usurai che restringono il credito obbligandoli a far rientrare i loro affidamenti. Imprenditori e lavoratori devono lavorare senza guadagnare. Devono pagare e soffrire, perché la loro maledizione perpetua consiste nel non essere parte della classe parassitaria composta dall’apparato bancario, politico-statale, clericale, e delle loro fitte schiere di burocrati armati, sadici e pericolosi. E però la loro colpa non è solo quella di essere produttivi e di lavorare – gratis – per produrre beni e servizi utili al sistema economico e al benessere collettivo, no, questa è una colpa grave ma la si nutre e la si accompagna con la perniciosa attitudine alla stupidità. Non dovrebbe darsi infatti che persone intelligenti accettino la condizione del drenaggio fiscale del 70%, per esempio, o che si beva la fandonia dei finti viaggi stellari, per un altro esempio, o che continui a dare credito ai giornalisti della Tv, selezionati in base alla loro idiozia, che per le loro cialtronate e fesserie sono coperti di milioni. La colpevole stupidità dei contribuenti lavoranti, siano schiavi imprenditori o schiavi lavoratori, è un elemento critico della persistenza del sistema parassitario. Non si ha controllo sociale senza la gestione della stupidità delle masse. Che lavorino, dunque, che paghino e che siano oppressi fino alla fine.

CI SONO MESTIERI CHE RENDONO BENE

I giornalisti sono pagati milioni per dire scemenze ma non è facile fare il giornalista in Tv, bisogna avere parenti che ci lavorano dentro. Gli attori dei finti viaggi spaziali sono pure pagati bene, spero, visto che ASI-NI e compari si fottono milioni di denaro pubblico ogni anno. Ci sono poi le puttane che battono in strada, anche quelle guadagnano in contanti e a loro non è consentito di pagare imposte. Ma è un mestiere faticoso e freddo, soprattutto in Italia, unica nazione al mondo dove non si possono tenere le bagasce in albergo. Poi ci sono i mestieri delle armi, per i giovani che vogliono sprecare completamente tutta la loro vita ma che possono assicurare una casa ai figli, dopo aver ammazzato gente a casaccio, occupato terre straniere in giro per il mondo e servito per tutta la vita dei padroni invisibili e sconosciuti, come fanno i cani da guardia e i cavalli da battaglia.

PER SOPRAVVIVERE

Per chi vuole sopravvivere in questo mondo d’idioti che pregano per essere espropriati, siano schiavi-imprenditori (veri e finti) o schiavi-dipendenti, la prima regola fondamentale è quella di non indebitarsi mai con nessuna banca. Meglio quindi se il conto in banca non lo si apra proprio, o se lo si ha lo si chiuda per sempre, così si evitano le trappole delle carte di credito, dell’anatocismo e degli altri trucchi fraudolenti del sistema bancario storico. È questo solo un inizio, un principio, per mettere e salvare un po’ di cibo sul tavolo, cibo che altrimenti sarebbe fraudolentemente sottratto.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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