AUTOSTIMA E COMPETENZA

AUTOSTIMA E COMPETENZE? MEGLIO DIRE COMPETENZA ED AUTOSTIMA

C’è un solo modo per acquisire competenze: lavorare. Chi lavora può imparare più cose sul suo lavoro, a condizione che chi gestisce il suo lavoro gli insegni (o gli dia modo d’imparare) cose sul suo lavoro. Non è indispensabile per chi lavora il desiderare d’imparare più cose sul proprio lavoro, si può imparare lo stesso, perché costretti o interessati da chi coordina il lavoro, ciò che però gli è necessario è la specializzazione. È meglio sapere molto bene poche cose piuttosto che sapere di tutto un po’. È pur vero che chi fa un lavoro di gestione è costretto a gestire cose che non conosce e deve limitarsi ad una visione d’insieme. Ciò nonostante, anche chi gestisce dovrebbe imparare qualche specializzazione, dovrebbe trovarsi il tempo, nell’interesse della propria sopravvivenza, di specializzarsi in qualche arte, perché non è detto che il suo destino sia quello di avere sempre e solo incarichi gestionali e sempre e solo in grandi strutture più o meno organizzate.

L’AUTOSTIMA COME CONSEGUENZA DELLA COMPETENZA

In ogni caso, cronologicamente, la competenza viene prima dell’autostima, la quale è, a buon diritto, una conseguenza della consapevolezza della propria competenza. Certo si può nutrire stima di sé in tanti altri modi e per tanti altri motivi. Uno sa e deve sapere di “essere in gamba”, ma l’essere in gamba non serve a niente, quando si tratta di mettere cibo sul tavolo, se si è in gamba con poche competenze, perché, anche quando si fa e si dice bene, si fa e si dice bene senza sapere bene ciò che si fa e si dice. Uno deve conoscere l’arte che pratica e deve lavorare tanto per conoscerla a fondo. Crescendo in competenza, potrà con il tempo anche gratificarsene e trarre da essa ulteriori carichi di quella che questi attori da cinema amatoriale (quelli del video) chiamano autostima.

DELLE FINTE COMPETENZE

Stiamo attenti a non confondere l’apprendimento delle cose che servono alle competenze con l’apprendimento delle cose che non servono. Non dimenticherò mai l’espressione cretina di un certo impiegato intelligente che lavorava per conto di una compagnia aerea. Il suo lavoro consisteva nell’inserire dei dati in un terminale ed era lentissimo nel farlo, perché, avendo fatto il liceo scientifico, non sapeva battere a macchina. Quel ragazzo, essendo istruito ed intelligente, avrebbe potuto cercare d’imparare a battere a macchina, sfruttando il fatto che aveva a disposizione, gratis, fuori dall’orario di lavoro, i computer dell’azienda, oppure avrebbe potuto frequentare una scuola pubblica che offre corsi semestrali-serali di dattilografia, o altre cose del genere. Invece lui usava il suo tempo, tempo lavorativo e retribuito, per imparare gli affascinanti programmi che da quel terminale poteva studiarsi, sui sistemi di rifornimento degli aviogetti. E si vantava pure di questa sua abilità.

Sbaglia quel presuntuoso che crede d’imparare le cose che lo interessano di più rispetto alle cose che gli servono per fare bene il suo lavoro, anche quando sono cose noiose.

Nel giro di poco tempo si è ritrovato a passare metà della sua giornata in auto, a fare ritiri e consegne. Questo secondo incarico non era affatto meno prestigioso del primo che aveva, era piuttosto l’unico modo per consentirgli di rendersi utile, di spendere le sue otto ore in modo produttivo.

L’esempio di cui si dice qui di sopra andrebbe generalizzato. Nelle grandi imprese è frequentissima la figura dei ciarlatani che, sapendo parlare di questo e di quello che riguarda il loro ambito di lavoro, cianciando e solo cianciando, fanno carriera senza acquisire competenze, perché riescono a dire cose che molti non sanno, o che sanno poco, e a meravigliarli, senza mai dire o fare cose che sono realmente utili, perché le loro ciarle esulano dal problema specifico. Quei soggetti sono privi di esperienza pratica su quel problema specifico e, quando arriva il loro turno, quando si trovano forzati in qualche condizione che li obbliga a fare qualcosa per la soluzione pratica dei problemi, con le sole chiacchiere non se la cavano più e così, finalmente, vengono sostituiti.

LA COMPETENZA DEL LAVORATORE È A POSTA DEL DATORE DI LAVORO

Da ciò che si dice di sopra si dovrebbe cavare un’altra regola generale: la maggiore competenza di un lavoratore, quale che sia il suo lavoro, non è a posta del lavoratore, è a posta di chi coordina il suo lavoro. Tanto per cominciare, se non si dà lavoro al lavoratore non gli si dà modo di fare l’esperienza che gli serve per acquisire le competenze che si desidera che abbia. Secondariamente, se pure il lavoratore è disinteressato ai fatti dell’impresa, lo si deve interessare, o costringere, ad apprendere le procedure e le regole che gli servono per fare bene il suo lavoro. È da lì che originano le sue competenze. Quindi l’apprendimento del lavoratore dipende più da chi gestisce il suo lavoro che dal lavoratore stesso. Ammetto che in molte realtà produttive, certi lavoratori lavorano meglio di altri ed acquisiscono più competenze degli altri, perché sono volenterosi e prendono iniziative. Ma insisto nel dire che tutti gli altri “meno competenti” e meno intraprendenti, sono costretti a quella condizione da chi organizza il loro lavoro. Se l’organizzazione funziona, se chi coordina è capace di fare il proprio lavoro, è suo dovere interessare, o costringere, tutti i collaboratori al dovuto livello di competenza ed efficienza. Se in un contesto, che peraltro è tipico, tu hai che alcuni si distinguono dagli altri perché si arrangiano per conto loro e apprendono meglio il loro lavoro, grazie solo alla loro propria intraprendenza, tu potrai anche beneficiare dei risultati dei lavoratori intraprendenti ma pagherai per le deficienze degli altri, per le quali pagano anche molti lavoratori che devono produrre per ciò che non producono i loro colleghi, perché hai che quel contesto rimane non gestito, non coordinato, non produttivo come dovrebbe.

DELLA COMPETENZA E AUTOSTIMA NEL MONDO REALE

Nel mondo di oggi non si dà lavoro alle persone e ciò è dovuto ad una situazione generalizzata d’impoverimento forzato dalle finte recessioni finanziarie e dalle politiche restrittive. Non è quindi più a posta del datore di lavoro dare lavoro e competenza ai lavoratori, perché le banche centrali hanno deciso che la recessione deve continuare (dura già da almeno 17 anni), come hanno fatto in precedenza con il Giappone, con gli Stati Uniti d’America, e come stanno iniziando a fare in Cina comunista. Da questa situazione tragica conseguono meno lavoro e meno competenze per tutti e, se è vera la tesi discussa di sopra, anche meno “autostima” per molti nuovi disoccupati.

DELLE COMPETENZE DEL DATORE DI LAVORO

Se vuole sopravvivere, il datore di lavoro resisterà al massimo all’estorsione fiscale e si asterrà dall’indebitamento con le banche. Dopo di ciò, vorrà spendere almeno un paio di giorni al mese per controllare il fatturato preciso di ciascun cliente, e per ciascuno quanto è il credito incassato e quanto è quello ancora dovuto. Il resto del tempo lo passerà a prendere decisioni, a vendere e a controllare la produzione. Le sue decisioni saranno tutte volte ad ottenere la soddisfazione e la redditività dei clienti, cioè il minor costo possibile per produrre i beni e servizi di qualità per ogni singolo cliente.

DELLE COMPETENZE DEL LAVORATORE SENZA LAVORO

Quali che siano le funzioni per le quali uno vuole essere impiegato, data la drammaticità e la tossicità di questo sistema economico, ristretto e spogliato dalle banche centrali, se si vuole campare e lavorare, non resta altro da fare che continuare a provare, insistere, insistere, e insistere ancora, come si dovrebbe fare con quelle donne che, inspiegabilmente, resistono al sesso anale. Mi limito qui a ricordare poche cose essenziali per iniziare, semplicissime, banalissime, forse, ma sempre dimenticate.

1) Il CV:

a) deve essere conciso e ridotto ad una pagina, se proprio non si riesce a farlo di una pagina, può essergli concessa una seconda pagina ma mai, assolutamente mai, scriverne più di due.

b) Il CV sarà accompagnato da una scontata lettera d’introduzione, la quale deve essere cortese ma non deve pregare niente a nessuno e, ancora una volta, deve essere brevissima. Massimo 10 righe.

c) Il CV deve essere modellato in rapporto alle esigenze della singola inserzione di ricerca di personale per la quale ci si candida.

d) Il CV modello europeo ho capito che è meglio evitarlo (se ne prenda qualche voce come traccia se non si ha idea di come o cosa scrivere, ma niente di più).

e) Il CV non può contenere errori di ortografia. Occhio a non fare come certi avvocati che conosco.

2) Il COLLOQUIO DI LAVORO

Il CV serve solo per ottenere il colloquio di lavoro. E perciò, il colloquio, inizia una nuova fase del processo, per la quale bisogna fare dell’altro lavoro:

a) gran parte dei problemi del colloquio si superano con una buona preparazione;

b) la preparazione per il colloquio inizia almeno una, meglio due, settimane prima dello stesso;

c) la conseguenza logica è che non si accetterà di organizzare incontri improvvisi, con meno di una settimana di anticipo.

d) La disponibilità è importante, quindi lasciate che siano loro a proporre una data, accettate l’incontro e organizzatevi, tenetevi liberi per quel giorno. Resta il fatto che quel giorno non può essere fissato se si ha prima che sia passata una settimana (o ne siano passate due) dalla convocazione.

e) Iniziate la preparazione e dedicatevi a ripetere le nozioni che vi servono per il colloquio, ogni singolo giorno di quella settimana o di quelle due settimane. La disinvoltura con cui tratterete i temi durante il colloquio dipende soprattutto da questo lavoro di preparazione.

f) La preparazione riguarda anche i venditori, e quindi anche gli imprenditori, e pure gli avvocati, i magistrati, e tantissime altre categorie di soggetti che, se si preparassero prima di visitare i loro “clienti”, potrebbero contribuire a migliorare il sistema economico e sociale nel suo complesso.

Resto a disposizione per qualsivoglia chiarimento.

rg

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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