Le ispezioni ai professionisti col pretesto dell’anti-riciclaggio

Le ispezioni ai professionisti col pretesto dell’anti-riciclaggio
Le ispezioni, cioè le perquisizioni, sono forme di controllo che possono avere per oggetto gli uffici e le botteghe di Avvocati e commercialisti. Sono svolte dal nucleo di polizia valutaria o dai nuclei di polizia tributaria, non sono fatte dai gruppi e dalle compagnie, cioè le componenti territoriali, ma solo dalla componente specialistica; quindi, il maresciallo del paese che è solito venire a fottersi le magliette in magazzino non può perquisire la bottega dell’Avvocato. Possono essere perquisiti “Money transfer”, case da gioco, professionisti; nel caso del professionista, “i vigili in grigio” iniziano facendo i cosiddetti controlli preliminari; e verificano:

– iscrizione all’albo,
– la struttura organizzativa e commerciale della bottega,
– il sistema delle deleghe interne, chi è delegato ad adempiere alle formalità obbligatorie previste dal 231, le procedure interne, i manuali interni, i controlli interni, se c’è un sistema di controllo interno che consente di assicurare che gli obblighi del 231 siano stati correttamente adempiuti;
– archivio unico dei clienti dell’Avvocato e del commercialista: la numerazione progressiva delle registrazioni, le pagine ordinate, senza abrasioni e senza spazi bianchi, gli altri aspetti formali;
– l’adeguata verifica della clientela la fanno con: la stampa dell’anagrafica dei clienti, la data di conferimento dell’incarico, i fascicoli dei clienti;
– i clienti scelti per approfondimenti sono prima quelli che ricorrono più spesso nei fascicoli del professionista, in virtù dell’adeguata verifica, poi i soggetti non residenti, quelli non operanti nella zona in cui ha residenza il professionista, soprattutto i clienti provenienti dalla Calabria, dalla Campania, dalla Sicilia e dalla Puglia, clienti che hanno operazioni con importi rilevanti, clienti che usano spesso i contanti, clienti che effettuano conferimenti di capitali in società o enti con beni in natura per importi sproporzionati rispetto alle medie di mercato, clienti che fanno operazioni di finanza strutturata, anche a livello transnazionale, clienti con precedenti specifici, clienti che fanno operazioni rilevanti ma che non sono nullatenenti o non titolari di partita IVA; una particolare attenzione viene data – dagli agenti della guardia di finanza – alle attività di consulenza, organizzazione e gestione delle società fiduciarie e dei Trust.

La campionatura di clienti da studiare, che pure non sono segnalati ma vengono presi direttamente dall’archivio del commercialista o dell’Avvocato, comprende, molto probabilmente, quei clienti che:

svolgono operazioni finanziarie,
compravendita d’immobili,
operazioni riconducibili a Trust, fiduciarie o enti no-profit,
operazioni fatte con paesi privi della stessa disciplina dissennata anti-
riciclaggio prevista dal “nostro” ordinamento, oppure paesi offshore, rifugi fiscali e altre nazioni prese di mira.

La verifica del comportamento omertoso della forzata spia
Un’altra verifica importantissima – che fa la guardia di finanza quando procede ad un’ispezione presso lo studio dell’Avvocato e del commercialista – è il rispetto dell’obbligo della cosiddetta “riservatezza delle segnalazioni”. Bisogna verificare che il professionista non abbia fatto sapere in nessuna maniera al suo cliente che lo ha schedato, che ha monitorato tutta la sua attività e che il suo fascicolo è stato segnalato all’autorità giudiziaria oppure è stato preso a campione dagli agenti della GdF, durante un’ispezione anti-riciclaggio.

“Andiamo a controllare che, effettivamente, il soggetto che è stato oggetto della spiata, non abbia avuto contezza” della dell’atto delatorio del professionista al quale ha dato mandato e fiducia. “Si va a vedere nel fascicolo e si vede se ci sono comunicazioni in tal senso, o altri atti dai quali si possa desumere che il soggetto possa aver avuto contezza” o aver intuito che è stato messo sotto sorveglianza dal suo stesso Avvocato difensore.

L’addestramento dei confidenti di questura nello studio legale illegale
La formazione del personale, tutto il personale che lavora presso lo studio legale dell’Avvocato e nello studio del commercialista, deve essere integrata da corsi specifici di tradimento, delazione, cantata, spifferata, spiata, denuncia, rivelazione. L’articolo 54 del 231 prevede una sanzione specifica nel caso in cui non siano stati fatti corsi, con carattere continuativo e sistematico, in capo al professionista. La sanzione va da un minimo di 10 mila a un massimo di 200 mila EURO; quindi,

“fate i corsi di delazione anche ai vostri collaboratori, perché è una materia che ha la massima attenzione degli organi investigativi, nel futuro…”

ci baseremo solo sulla minaccia perpetua fatta al professionista per costringerlo a comportamenti delatori con chi indaga e omertosi con chi è indagato. La violazione del codice penale e di tutti i codici deontologici forensi viene quindi istigata anche nei confronti di avvocati praticanti, collaboratori, dipendenti, segretarie e tutti quegli altri soggetti che, a norma di legge, sono obbligati – sia in Italia che in Europa – a fare esattamente il contrario di ciò che il decreto 231 li obbliga a fare.

La sola obiezione dell’Avvocato onesto
La tragedia di questo convegno si conclude con due momenti di altissima drammaticità:

1) l’applauso della platea degli avvocati, alla fine della lezione di diritto – fatta dal funzionario di polizia amministrativa agli avvocati – sui nuovi doveri di delazione degli stessi avvocati e dei professionisti; una reazione naturale della platea di veri Avvocati avrebbe comportato una violentissima protesta, con la cacciata fisica di tutti i relatori – presidente ciarlone in testa – in luogo di un vergognosissimo applauso di servile sottomissione;

2) l’unica obiezione, fatta da un avvocato meno pavido del resto della platea, che sottolinea la palese, decisa, drastica violazione del codice deontologico delle azioni di delazione proposte dai relatori, alla quale si risponde con le grasse risate degli avvocati presenti, le tergiversazioni del presidente, e con la ripetizione dei dati di fatto che sono comunque imposti dalla legge.

Degli obblighi deontologici degli Avvocati
Chi ha seguito il ragionamento fin qui non può avere la stessa vile predisposizione al tradimento, verso i propri doveri fondamentali, che dimostrano il presidente e i due avvocati delatori-relatori del triste convegno di cui si parla di sopra. L’art. 41, al primo comma, impone obblighi assolutamente illegittimi, ingiusti e vili. I soggetti della normativa (notai, avvocati commercialisti e altri professionisti) inviano alla UIF, una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La portata della norma è talmente ampia e vaga che riguarda una fase persino antecedente rispetto alla formulazione del “sospetto”. Già il sospetto indica nulla di concreto rispetto al pericolo di un delitto commesso o dei rischi di un reato che sia possibile commettere; ma qual’è la fattispecie giuridica della fase che precede la formulazione del sospetto? Essi devono segnalare, non solo se sospettano, anche se non sospettano, perché, pur non sospettando, hanno (potrebbero avere, secondo l’opinione d’altri soggetti incaricati di reprimere) motivi ragionevoli per sospettare. E come fanno a sapere se hanno motivi per sospettare, visto che non sospettano? È evidente che, con queste espressioni delle direttive europee, i professionisti sono sottoposti all’obbligo di collaborazione totale con gli incaricati della repressione e devono trattare tutti i loro clienti come “sospetti”; infatti, anche qualora essi non sospettino di loro, potrebbero comunque avere “motivi ragionevoli per sospettare” i quali, ovviamente, sono valutati non da loro ma dai loro stessi oppressori. Non dimentichiamo, prima di andare a vedere il solo codice deontologico forense (perché poi anche i commercialisti e i notai, i banchieri e gli allibratori dovranno averne di propri), che questo atteggiamento, questa disposizione mentale di sospettosa sorveglianza a strascico, nei confronti del cliente, deve essere tenuto anche da altri soggetti, e precisamente da tutti i soggetti indicati negli articoli 10 (comma 2), 11, 12, 13 e 14; e fra essi troviamo:
le banche,
gli intermediari di scommesse finanziarie,
le finanziarie,
i revisori contabili,
le CAF,
tutte le associazioni d’impresa,
Poste italiane S.p.A.,
gli istituti di moneta elettronica,
gli istituti di pagamento,
le società di intermediazione mobiliare (SIM),
le società di gestione del risparmio (SGR),
le società di investimento a capitale variabile (SICAV),
le imprese di assicurazione che operano in Italia nei rami di cui all’articolo 2, comma 1, del CAP,
gli agenti di cambio,
le società che svolgono il servizio di riscossione dei tributi, e tutti gli altri del lunghissimo elenco. Il controllo dei capitali e delle attività commerciali di chiunque, a qualsiasi titolo, è totale.

DEI DOVERI DELL’AVVOCATO E DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI

1) Art. 622 del codice penale
Quando un vero Avvocato dà, o viene chiamato a dare, informazioni su fatti conosciuti in dipendenza del suo mandato, egli commette un delitto. Questo vale per qualsiasi fatto, diretto o indiretto, occasionale, correlato o non correlato con i fatti oggetto del mandato. Qualunque sia l’informazione, rilevante o non rilevante, per il solo fatto che l’Avvocato ne venga a conoscenza, ha il dovere di mantenere il segreto professionale.
L’art. 622, sulla “Rivelazione di segreto professionale”, recita:
Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da… a.
La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336].

2) Art. 200 del codice di procedura penale
Il codice di procedura penale trasferisce sull’Avvocato l’onere dell’iniziativa; se non obietti il segreto la testimonianza è valida. C’è una traslazione del rischio. In caso di disattenzione, l’Avvocato potrebbe commettere il delitto ex art. 622 cp, non opponendo il segreto professionale. E dovrebbe essere denunciato dal suo assistito. L’Avvocato ha il DOVERE di opporre il segreto professionale; tuttavia il giudice potrebbe obbligarlo a testimoniare ai sensi dell’art. 200 cpp. C’è quindi una asimmetria fra il codice penale e il codice di procedura penale.

3) Dell’oggetto del segreto professionale
Il codice deontologico forense, prevede 3 articoli sui doveri di segretezza e riservatezza, e precisamente:

l’art. 9: DOVERE di SEGRETEZZA e RISERVATEZZA; è dovere oltre che diritto primario e fondamentale dell’Avvocato mantenere il segreto sull’attività prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.

L’art. 58, sulla TESTIMONIANZA DELL’AVVOCATO: Per quanto possibile, l’avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto.
I. L’avvocato non deve mai impegnare di fronte al giudice la propria parola sulla verità dei fatti esposti in giudizio.
II. Qualora l’avvocato intenda presentarsi come testimone dovrà rinunciare al mandato e non potrà riassumerlo.

Art. 2.3 CODICE DI DEONTOLOGIA DEGLI AVVOCATI EUROPEI
2.3.1. È nella natura stessa della funzione dell’avvocato che egli sia depositario dei segreti del suo cliente e destinatario di comunicazioni riservate. Senza la garanzia della riservatezza, non può esservi fiducia. Il segreto professionale è dunque riconosciuto come un diritto e un dovere fondamentale e primario dell’avvocato.
L’obbligo dell’avvocato di rispettare il segreto professionale è volto a tutelare sia gli interessi dell’amministrazione della giustizia che quelli del cliente. È per questo che esso gode di una speciale protezione da parte dello Stato.

2.3.2. L’avvocato deve mantenere il segreto su tutte le informazioni riservate di cui venga a conoscenza nell’ambito della sua attività professionale.

2.3.3. Tale obbligo di riservatezza non ha limiti di tempo.

2.3.4. L’avvocato deve esigere il rispetto del segreto professionale dai suoi dipendenti e da chiunque collabori con lui nell’esercizio della sua attività professionale.

Questo squallido decreto 231/2007, sfrontatamente incompatibile con tutti i codici deontologici forensi e con la più basilare nozione del diritto, soddisfa le esigenze dell’oppressione fiscale, del controllo dei capitali e predispone l’addentellato per la confisca diretta. Il povero Cesare Beccaria, fremente di sdegno dalla sua tomba, vi ricorda, a proposito delle spiate degli informatori segreti, alcune lucide considerazioni sulle “accuse segrete” alle quali le persone oneste possono ispirarsi.

ACCUSE SEGRETE
(Dei delitti e delle pene – Cesare Beccaria)
Evidenti, ma consagrati disordini, e in molte nazioni resi necessari per la debolezza della constituzione, sono le accuse segrete. Un tal costume rende gli uomini falsi e coperti. Chiunque può sospettare di vedere in altrui un delatore, vi vede un inimico. Gli uomini allora si avvezzano a mascherare i propri sentimenti, e, coll’uso di nascondergli altrui, arrivano finalmente a nascondergli a loro medesimi. Infelici gli uomini quando son giunti a questo segno: senza principii chiari ed immobili che gli guidino, errano smarriti e fluttuanti nel vasto mare delle opinioni, sempre occupati a salvarsi dai mostri che gli minacciano; passano il momento presente sempre amareggiato dalla incertezza del futuro; privi dei durevoli piaceri della tranquillità e sicurezza, appena alcuni pochi di essi sparsi qua e là nella trista loro vita, con fretta e con disordine divorati, gli consolano d’esser vissuti. E di questi uomini faremo noi gl’intrepidi soldati difensori della patria o del trono? E tra questi troveremo gl’incorrotti magistrati che con libera e patriottica eloquenza sostengano e sviluppino i veri interessi del sovrano, che portino al trono coi tributi l’amore e le benedizioni di tutti i ceti d’uomini, e da questo rendano ai palagi ed alle capanne la pace, la sicurezza e l’industriosa speranza di migliorare la sorte, utile fermento e vita degli stati?
Chi può difendersi dalla calunnia quand’ella è armata dal piú forte scudo della tirannia, il segreto? Qual sorta di governo è mai quella ove chi regge sospetta in ogni suo suddito un nemico ed è costretto per il pubblico riposo di toglierlo a ciascuno?
  
Quali sono i motivi con cui si giustificano le accuse e le pene segrete? La salute pubblica, la sicurezza e il mantenimento della forma di governo? Ma quale strana costituzione, dove chi ha per sé la forza, e l’opinione piú efficace di essa, teme d’ogni cittadino? L’indennità dell’accusatore? Le leggi dunque non lo difendono abbastanza. E vi saranno dei sudditi piú forti del sovrano! L’infamia del delatore? Dunque si autorizza la calunnia segreta e si punisce la pubblica! La natura del delitto? Se le azioni indifferenti, se anche le utili al pubblico si chiamano delitti, le accuse e i giudizi non sono mai abbastanza segreti. Vi possono essere delitti, cioè pubbliche offese, e che nel medesimo tempo non sia interesse di tutti la pubblicità dell’esempio, cioè quella del giudizio? Io rispetto ogni governo, e non parlo di alcuno in particolare; tale è qualche volta la natura delle circostanze che può credersi l’estrema rovina il togliere un male allora quando ei sia inerente al sistema di una nazione; ma se avessi a dettar nuove leggi, in qualche angolo abbandonato dell’universo, prima di autorizzare un tale costume, la mano mi tremerebbe, e avrei tutta la posterità dinanzi agli occhi.
È già stato detto dal Signor di Montesquieu che le pubbliche accuse sono piú conformi alla repubblica, dove il pubblico bene formar dovrebbe la prima passione de’ cittadini, che nella monarchia, dove questo sentimento è debolissimo per la natura medesima del governo, dove è ottimo stabilimento il destinare de’ commissari, che in nome pubblico accusino gl’infrattori delle leggi. Ma ogni governo, e repubblicano e monarchico, deve al calunniatore dare la pena che toccherebbe all’accusato.

 

 

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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