DEI “PANAMA PAPERS” E DEI GIORNALISTI-LADRI DI BANCHE DATI

 

DEI “PANAMA PAPERS” E DEI GIORNALISTI-LADRI DI BANCHE DATI

Un ladro confesso, travestito da “ipnotizzatore”, il quale vuole riciclare 40 mila che, egli ammette implicitamente, sono “soldi illeciti”, dichiara in Tv di aver sottratto, cioè rubato, con il trucco dell’ipnosi, ad un avvocato “offshore”, i dati personali dei suoi clienti, dei suoi 4500 improbabili clienti, e la maggior parte di questi sono italiani. Se questa storia è vera, quei dati sono stati molto più probabilmente sottratti sfruttando le innumerevoli vulnerabilità, sia vecchie che nuove, dei sistemi concepiti dalle menti degenerate dei programmatori degli ambienti Microsoft/Windows. Sia come sia, per un professionista, tenere i dati degli altri su sistemi Microsoft, significa dimostrare una condotta è macchiata di colpevole negligenza.

DELLA DABBENAGGINE DEGLI AVVOCATI E DEI PROFESSIONISTI DEL MONDO

Il professionista non capisce un tubo di tecnologia informatica e neppure se ne interessa. Il suo disinteresse è apparentemente giustificato dal naturale ribrezzo e dall’intenso risentimento che suscitano i sistemi Microsoft; meno uno perde il suo tempo con quelle diavolerie e meno male gli fanno le corna. Però la vita non è così semplice, perlomeno per due motivi immediati: A) che tutti gli avvocati del mondo, o quasi tutti, si siano fatti gabbare dalla decennale frode dei finti contratti, delle finte licenze Microsoft incorporate nel computer al momento dell’acquisto, senza che si dicesse o che si sapesse, appare quantomeno contraddittorio con l’acume e l’astuzia che talvolta nella loro bottega sarebbero richieste, per tutelare i loro clienti dalle iniquità degli uomini egoisti e dalla perfidia degli esattori dello stato; B) la loro responsabilità sulla tutela dei dati segreti dei loro clienti è il pilastro fondamentale sul quale si basa la loro stessa pretesa d’esercitare la professione forense (vale pure per notai, commercialisti e consulenti vari, anche se un po’ di meno).

DELL’IGNORANZA IN MATERIA DI SICUREZZA DEGLI ADDETTI ALLA SICUREZZA

Siccome viviamo in un mondo di pazzi, dobbiamo andare avanti ed ammettere che la stessa dabbenaggine dimostrata dai professionisti di tutto il mondo è pienamente condivisa dalle imprese di tutto il mondo, senza stare a distinguere se sia impresa pubblica o privata, o tra settore di attività, e senza considerare la dimensione dell’azienda. È una regola ferrea, inossidabile quanto la seconda legge fondamentale della stupidità umana del Cipolla: i responsabili della gestione della sicurezza delle ditte del pianeta Terra usano sistemi di sicurezza che non giungono a sfiorare la sicurezza neppure con l’intenzione.

“LA SICUREZZA INFORMATICA NELLE IMPRESE FA SCHIFO”

“Enterprise Security Sucks!” – È la constatazione di partenza dell’intervento Haroon Meer alla “O’Reilly Security Conference” tenuta dal 29 ottobre al 1 novembre del 2017 a New York.

(https://www.safaribooksonline.com/library/view/oreilly-security-conference/9781491985359/)

DELLE CONFERENZE INUTILI

È vero che la conferenza in sé è pressoché priva di utilità, visto che è solo l’occasione delle imprese che vendono “programmacci”  per cercare di spingere all’acquisto della loro immondizia. Ciò nonostante, alcuni interventi, io dico due, forse tre, sono utilissimi, per chi è interessato alla materia (interessato perché del mestiere oppure perché costretto dal bisogno di protezione), ma questo esula dal problema centrale. Dato che la sicurezza non viene compresa e/o praticata in modo efficace e distribuito, a nessun livello, gli incontri per vendere altri prodotti di sicurezza sembrano essere ingiustificati. Ma è proprio questo il punto, è con le cose inutili che si guadagna di più, oppure, se non c’è un piano diabolico dietro questo modo di fare le cose degli scellerati distribuiti, diciamo che la maggioranza della gente è cretina e quindi gran parte delle attività che generano profitti sono dirette a vendere prodotti inutili e inefficaci. Tutte le imprese d’informatica più note s’incontrano in conferenze dedicate alla sicurezza per predicare l’utilizzo e tentare la vendita dei loro sistemi (programmi) di sicurezza. Un po’ come succede con l’industria miliardaria dei finti medicinali e dei finti vaccini inventati per fingere di sconfiggere le finte epidemie. I programmi di sicurezza scritti per Microsoft non hanno nessun senso di esistere, per la semplice ragione che i prodotti Microsoft sono corrotti in origine. C’è una moltitudine esagerata, incomprensibile, di tecnici e finti matematici che costruiscono cose complicate per montarle su altre cose complicate, le quali, in ultima analisi, non funzionano mai. Lo stesso concetto basico di sicurezza non trova proprio nessuna collocazione, neppure teorica, nei sistemi MIcrosoft. Ancora prima di parlare di sicurezza, se ci si vuole difendere per davvero, c’è solo una cosa da fare subito: rinunciare per sempre a Microsoft e ai suoi pestiferi derivati.

DEI TRAVESTITI MALTESI CHE INVESTONO A PANAMA

La novella presentata dai lecca-suole di Rai3, riciclata in parallelo dai ruffiani di altre reti Tv, può essere presa ad esempio, per imparare a proteggersi dagli attacchi informatici, e non importa se sia completamente fabbricata, se lo sia solo per metà o se sia pure interamente vera. Essa serve ai giornalisti e ai loro padroni per spaventare e scandalizzare i dissanguati contribuenti, i quali possono essere divisi essenzialmente in due categorie:

A) quelli che pagano soffrendo, giustamente, perché sanno quanto inutilmente e male si lasciano espropriare, con la frode e l’estorsione, i frutti del loro lavoro (e fra questi ci sono evidentemente anche tutti quelli truffati con il trucco della ritenuta alla fonte;

B) quelli che fanno gli scandalizzati e pagano volentieri, o perché fingono, o perché sono scemi, oppure perché sono cornuti-contenti.

DELLA VERA TRAGEDIA DEI PANAMA PAPERS

Si tratta evidentemente di un altro depistaggio. Il vero scandalo non consiste nello scoprire che taluni operatori tentano di eludere il fisco e di scansare l’oppressione fiscale. La tragedia vera è il fatto che un avvocato (accidenti, assai più che un solo avvocato) si sia fatto fregare i dati dei suoi 4500 clienti. La tutela dei DIRITTI di questi soggetti è andata a farsi benedire, visto che i vilissimi giornalisti del mondo non hanno perso tempo e si sono subito dati da fare per sputtanare (illecitamente) una serie di personaggi, proscritti su elenchi di dubbia provenienza, che per un verso o per l’altro le banche centrali, e/o i loro associati, hanno interesse ad eliminare o a mettere da parte.

DEGLI ESERCIZI SULLE NOZIONI CHE SERVONO NELLA PRATICA

Ripartiamo ora dal fatto che ci serve nella vita pratica, che poi è l’elemento più importante, prima di fare l’elenco delle scempiaggini che dicono questi attori-cialtroni della Tv, i quali, per natura del proprio mestiere, e perché sono selezionati completamente ignoranti e anche naturalmente cretini, non hanno mai modo d’informarsi, neppure su una sola delle scemenze che dicono e quindi, sistematicamente, non sanno mai di cosa parlano e mai possono sapere se e quando dicono il vero.

Prendiamo per vera la novella, quindi, per fare un esercizio pratico di apprendimento di nozioni che servono alla sopravvivenza.

1) I dati soffiati agli studi legali sono sottratti sfruttando le molteplici vulnerabilità dei loro sistemi informatici (come nella novella pare sia successo pure al tenente Kojak, anche detto “avvocato Caporaso”);

2) tra le mega-corporazioni che spendono inutilmente miliardi di dollari in sicurezza informatica e che poi vengono gabbate ugualmente, abbiamo nomi celebri, quali:

Deloitte,

Ashley Madison,

J.P. Morgan,

Equifax,

Anthem,

AOL,

SONY,

Neiman Marcus,

Citigroup,

British Airwais.

Nonostante tutto quello che spendono, pare che nessuna di quelle riesca a fare le cose fatte come si deve.

3) Dopo l tragico esempio del monopolio di Microsoft, anche Apple inizia a generare problemi complessi e la situazione si complica rispetto al tempo in cui ci si preoccupava di proteggere i computer;

4) ogni singolo apparato che maneggiamo ha un processore e una memoria (RAM). I dischi esterni HD per immagazzinare i dati, gli adattatori, i touch pad, i telefoni, i router, i monitor, le SIM card, le “pennette” USB, e una moltitudine di altri oggetti che pensiamo innocui o neutri, in verità sono dei computer, e cioè sono macchine stupide pronte ad eseguire una serie d’istruzioni scritte da ignoti su documenti “eseguibili” chiamati “programmi”, o “software”, o “script”, o “applicazioni” (tanti nomi per dire sempre la stessa cosa).

5) La frazione di frottole di RAI3, sintetizzata in questo mozzicone di video, si elenca così:

a) un avvocato offre servizi offshore con linea telefonica “criptata” (gli stessi servizi sono offerti legalmente da centinaia di migliaia di studi simili distribuiti su tutto il pianeta. I servizi di crittografia esistono da secoli, ora li usano anche i gestori di servizi internet e telefonia. Perciò Caporaso non offre niente di nuovo e, soprattutto, niente d’illecito);

b) un ladro sottrae a questo avvocato i dati dei suoi clienti (evidentemente dalla sua rete informatica); viene fatto passare per “giusto” un ladro e truffatore confesso (sia con l’ipnosi che con la frode informatica, la truffa si ha comunque) che sottrae i dati segreti dei suoi clienti ad un professionista, che tenta un’estorsione e che poi, vilmente, dà in pasto le informazioni riservate ai lecca-suole scandalistici di stampa e Tv. Se una cosa del genere l’avesse fatta ad una banca, gli avrebbero dato il carcere a vita.

c) Il ladro viene chiamato “ipnotista”, e avrebbe rubato i dati per mezzo dell’ipnosi (l’elemento materiale della frode si configura anche con l’ipnosi e però la storia dell’ipnosi appare poco credibile, perché vedi che i cialtroni giornalisti, sempre arrangiati e poco dotati, ti vendono un drogato per “ipnotista”, solo perché si presenta con la finta barba arruffata e lo sguardo fisso dello psicotico);

d) il ladro confesso, dice di vivere a Malta (altro ex paradiso fiscale) e dice di aver investito con questo avvocato 40 mila ma, visto che l’avrebbe ipnotizzato, perché non si è fatto ridare i soldi, invece che tentare l’estorsione?

e) il ladro truffatore confesso afferma che a questo avvocato si rivolge generalmente la “gente che deve riciclare soldi illeciti” – quindi il ladro ammette che i suoi 40 mila, se esistono, hanno provenienza illecita

f) “Caporaso ha creato il servizio OPM Voip, linee anonime criptate” – la crittografia la usano cani e porci, da secoli (recentemente persino Google e WhatsApp), quindi il povero Kojak non ha inventato proprio un fico secco.

Questa novella è l’ennesima fabbricazione, il prodotto della degenerazione dei giornalisti, tutti dediti al sistematico depistaggio delle masse dei babbei che li seguono in Tv o sulla cartaccia stampata. Serve per spaventare e scandalizzare i dissanguati contribuenti, con la fandonia dell’ipnotizzatore che ruba i dati dei clienti di un “avvocato” a questo “avvocato”.

DELL’ATTENZIONE MALDIRETTA

Lo spostamento dell’attenzione si ha dal drammatico problema della sicurezza informatica alle fregnacce dell’ipnotizzatore e dei servizi criptati. Lo scandalo serve a fabbricare il risentimento dei contribuenti costretti a pagare verso i falsi bersagli, cioè verso i contribuenti che cercano di sottrarsi all’immorale, insensata e disumana, estorsione fiscale, e ad ingenerare il terrore panico in quei medi imprenditori, i quali, a loro volta, potrebbero avere in animo di salvare una parte del loro lavoro dalla violenta azione oppressiva dell’erario (in Italia si soffre almeno il 70% di drenaggio fiscale).

DEL PROBLEMA DELLA TUTELA DELLA SEGRETEZZA DEI DATI

Resta il fatto che il furto dei dati c’è, con o senza la faccenda del finto “ipnotista” delatore.

Quando questo capita, è perché gli avvocati (e le imprese in generale) usano computer che montano prodotti e sistemi Microsoft. Da quei luoghi bisognerebbe cacciare subito i responsabili della sicurezza informatica, se esistono e cercare, soffrendo per molti mesi, di trovare qualche esperto informatico capace che non sia contaminato dalla perversione e dalla adulterazione del mondo Microsoft. Questo è il primo passo, poi s’inizia a costruire i sistemi di sicurezza adeguati.

DELLA CIALTRONERIA DEI GIORNALISTI IN GENERALE

L’ipnotizzatore può essere un falso, un attore pezzente travestito da barbone, oppure può essere un ladro vero. In ogni caso non esistono certi titoli o certi mestieri, come “ipnotizzatore”, o “criminologo”, o “psicologo”, sono tutte cialtronerie inventate per confondere i contribuenti che, stupidamente, continuano a pagare le imposte e le tasse e a guardare la Tv.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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