Del fraintendimento sull’EURO

 

Del denaro e degli scambi commerciali

L’economia del mondo è caratterizzata da una moltitudine di dinamiche rilevate con ragionamenti lunghi, tediosi e talvolta anche complessi. Tuttavia, è chiaro a tutti che essa si basa sullo scambio di beni e servizi. Per capire la centralità del problema monetario nell’andamento degli scambi di beni e servizi, basta solo cercare di ricordare costantemente, di tenere sempre presente, che non si hanno scambi di beni e servizi senza disporre di mezzi di scambio. Questo principio elementare implica per conseguenza che, se il mezzo di scambio – individuato per convenzione “auritiana” o per corso forzoso di tipo “mosleriano” – si stabilisce che sia il denaro, non si hanno scambi di beni e servizi in assenza di denaro. Da questa constatazione consegue poi ciò che i grandi usurai hanno inteso bene già da almeno tre secoli: chi ha il monopolio dell’emissione del denaro di uno Stato, o di un insieme di Stati, controlla l’andamento economico e il destino politico di quello Stato, o di quell’insieme di Stati. Quando – chi ha il monopolio dell’emissione del denaro – vuole dare al ciclo economico un andamento crescente, emette più moneta e infligge minore oppressione fiscale. Quando invece desidera rallentare la crescita economica – o arrestarla, o anche determinare recessione, stagnazione, disoccupazione e quant’altro – fa l’opposto: cioè, emette meno denaro e strozza tutti gli operatori dell’economia, aumentando gradualmente, e sempre di più, la persecuzione fiscale. Tutte le altre valutazioni razionali, quelle basate sugli algoritmi logici e algebrici, e i ragionamenti incompiuti che sfornano gli economisti cialtroni nei loro bellissimi grafici, anche se e quando corretti, sono tutti elementi complementari del ragionamento fondamentale. Il fatto basico, elementare, centrale, per controllare un sistema economico moderno è, prima di tutto e sopra ogni cosa, il monopolio del potere monetario, cioè la capacità esclusiva di gestire la quantità di denaro in circolazione in un sistema economico, attraverso l’emissione del denaro nei flussi degli scambi, ovvero, la sua sottrazione mediante l’irrogazione delle pene tributarie e la minaccia costante dell’estorsione fiscale.

Del fraintendimento sull’EURO

Il ragionamento di base va tenuto presente anche quando si affronta il malinteso sull’Euro; l’EURO è un mezzo di scambio come un altro, ma viene spesso criticato da cialtroni luminari, come se da sé, per sé medesimo, in quanto meccanismo automatico, il mezzo di scambio bastasse a mandare alla malora l’economia di un continente. Sull’illegittimità dell’Euro possiamo ben concordare con il prof. Auriti e tanto basta per respingerlo, categoricamente, in tutta Europa. Ma il problema della stagflazione economica è conseguenza di politica monetaria, a prescindere da quale moneta sia obbligatoria in un dato momento storico su un determinato territorio. Se la banca centrale europea, in un momento d’inusitata indulgenza, decidesse d’immettere più denaro in circolazione e allentasse la persecuzione fiscale, l’economia riprenderebbe a girare velocemente in tutta Europa, anche se con ritmi diversi e a prescindere dalle altre considerazioni sulle esportazioni. I cambi, i grafici e tutte le altre fregnacce dispensate dai perditempo del “tramonto dell’Euro”, “le armi ci serviranno”, “non morirò pacifista” eccetera, secondo i quali il debito pubblico “non è un problema”.

(Alberto Bagnai, provinciale insegnante precario, firma un inutile libro e lo vende a 35 euro, mi pare, nel 2010 o nel 2011. Il fatto sta che, da quel tempo in avanti, affiancato da altri scioperati di provincia, sostiene il “tramonto dell’euro” come una ineluttabile “realtà economica, esattamente come il tramonto è una realtà astronomica”. Cioè, in base a qualche misteriosa legge di natura, certe cose avvengono anche senza l’intervento umano, sono eventi inevitabili e il “crollo” dell’euro sarebbe uno di questi. Sono passati 8 anni, e Bagnai continua a dire scemenze, ma l’euro non è “crollato”, né “tramontato”, né “caduto”).    

Del tragico equivoco sul debito pubblico

Anche il debito pubblico viene usato da tutte le parti per fare confusione, sia deliberatamente che per natura d’imbecillità e ignoranza di giornalisti, professori cialtroni e opinionisti. Vale lo stesso ragionamento che abbiamo visto di sopra. Il problema centrale della congiuntura economica è il potere monetario. Anche se il debito pubblico è un problema, anche se è, come è, il più grave e catastrofico dei problemi, anche se il debito pubblico è basato sulla frode, anche se il debito pubblico è l’origine del sistema di schiavitù dei popoli e degli Stati, anche stando così le cose, nonostante che il debito pubblico sia il peggiore dei mali e che sia il male principe, originario di tutti gli altri mali, nonostante ciò, aumentando la moneta in circolazione e diminuendo la persecuzione fiscale, si ha, come per magia, che gli scambi economici crescono di grandezza e rapidità e, per conseguenza, la produzione riprende, la disoccupazione diminuisce, s’intensificano i consumi e l’economia ricomincia  rapidamente a crescere nell’insieme. Ciò che rallenta e che arresta l’economia non è la mancanza di beni e servizi da acquistare nel mondo occidentale; ciò che arresta l’economia è l’assenza dei mezzi di scambio per acquistarli. Tale assenza, o “rarefazione monetaria”, è determinata dalle decisione dei tiranni che hanno il monopolio del potere monetario. Essi, infatti, impongono alle collettività una certa moneta, e non ne consentono un’altra, dopodiché stabiliscono le quantità disponibili di quella moneta in un dato momento storico e la sua rarefazione in un’altro, determinando i cosiddetti cicli economici che alternano crescita e recessione. I tiranni della grande usura, e i parassiti assoluti della speculazione finanziaria, decidono quali Stati possono crescere, quali possono alternare la crescita con la depressione e quali sono, invece, quelli destinati a restare poveri a tempo indeterminato; da quelli si caverà poi la mano d’opera d’ultima istanza, quella in condizioni di schiavitù, o semi-schiavitù, esplicita.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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