Lo spionaggio nella società digitale

 

Lo spionaggio nella società digitale
Mi pare sia molto importante ricordare che spiare le comunicazioni del pianeta non ha come primo movente quello d’individuare dissidenti, per farli poi sparire, o quello di conoscere i fatti personali delle ex fidanzate, ex mogli, ex amanti degli agenti che lavorano nelle agenzie di spionaggio. Anche gli avvocati di EFF (Electronic Frontier Foundation) hanno una visione limitata degli scopi dello spionaggio, come pure è limitata la portata delle azioni che suggeriscono (“andate a votare”, “fate valere le pressioni politiche sui vostri rappresentanti”, “i vostri rappresentanti sul governo statunitense”, “controllate la vostra crittografia e non affidate la crittografia a terzi”, eccetera). Il “grande fratello” vuole sapere cosa pensano i cittadini per modificare l’attitudine dei suoi candidati alle prossime elezioni? Vuole fermare i cittadini che si stanno organizzando con il “social network” per andare a dimostrare contro la politica fiscale del governo? Vuole conoscere tutte le stupidaggini che si dicono gli adolescenti, i logo genitori e i loro nonni, su conversazioni pubbliche, per condividere la propria solitudine? Sicuramente, ad un certo livello della conoscenza dello spionaggio e di comprensione degli eventi che influenzano la vita dei cittadini del pianeta, esistono migliaia, forse milioni, di soggetti che sono impegnati nello spionaggio per motivi futili come quelli elencati qui sopra; e molti di loro sono in buona fede. Sappiamo ad esempio dalla stampa dello scandalo delle intercettazioni telefoniche di Angela Merkel, che iniziano nel 2002, e di quella di una trentina di altri funzionari pubblici di nazioni alleate al conglomerato militare anglo-americano.

 

Spionaggio e tecniche di marketing
Quegli spioni fanno il loro mestiere, raccolgono dati, informazioni, e immagazzinano; una parte di queste serviranno gli scandali occasionali, le lotte interne, e verranno anche usati contro qualcuno, per rovesciare governi o sostituire capi politici disubbidienti e dispettosi. Conoscere le tendenze dei consumatori può dare anche alle imprese l’aggancio per inviare di rimando la pubblicità rilevante sulla base delle statistiche analitiche di ricerca fatte dai consumatori “online”. La pubblicità di Google è tutta testuale, è sempre pertinente con i testi e i contenuti delle pagine web e ciò vale anche per la posta elettronica: il testo pubblicitario è pertinente con il testo della comunicazione privata. Tanto basta a dimostrare che la posta elettronica di Google è letta da sempre, tutta, altrimenti come farebbe un motore automatico a mettere sulla pagina della corrispondenza fra Tizio e Caio dei prodotti e dei servizi che sono esattamente pertinenti con l’argomento della discussione presente nella corrispondenza? Tizo dice a Caio che vuole costituire una società estera; Caio risponde a Tizio che sarebbe forse utile rivolgersi ad un commercialista; ai lati della pagina, o in testa, si leggono messaggi promozionali di clienti paganti del tipo: “commercialista online”, oppure “Studio commercialista a Roma”, o a Milano, o dove diavolo è il posto in cui si trova il lettore. Questa è tutta tecnologia che serve le esigenze di marketing di una complessa organizzazione commerciale, fatta di migliaia, o milioni, di persone che lavorano, ogni giorno, per spiare e classificare tutti i comportamenti dei consumatori in modo tale da adeguare ad essi l’offerta dei loro prodotti e servizi.

 

PER RIPETERE EFFICACEMENTE IL MESSAGGIO SERVE IL CAPITALE
Sono analisti generici che fanno studi statistici; per quanto il loro lavoro sia riprovevole e vile, lo svolgono esattamente con la stessa naturalezza di qualunque altro analista del marketing, cercando di misurare certi comportamenti collettivi degli individui, per poi indirizzarli a compiere atti desiderati dall’agente pubblicitario, perché gli individui, nelle masse, e quando sono collegati ai mezzi di comunicazione di massa, hanno la stessa prevedibilità delle macchine. È un genere di osservazione che vale per qualunque tipo di vendita al pubblico, che influenza le scelte degli esperti di Mc Donald, quando devono decidere se aprire un ristorante sul lato destro o su quello sinistro di una certa piazza, o quelli di Benetton, che serve a stabilire se un prodotto va messo sullo scaffale in alto o in basso, a sinistra o a destra di una certa immagine, o della finestra, o di una serie di oggetti pubblicitari, e così via. Il marketing è fatto soprattutto di osservazione e di analisi statistica; molte oche che lavorano nelle agenzie pubblicitarie sono convinte di fare un lavoro creativo ma la creatività centra assai poco; una parte del lavoro è dedicata al controllo e alla classificazione dei comportamenti, ed è quello accennato fin qui; un’altra parte consiste nel condizionare le persone singole e le masse, usando tecniche pavloviane, per indurle ad acquistare prodotti e servizi. Gli ammaestratori di cani, cavalli e orche in piscina fanno un mestiere molto simile al loro. Questa seconda parte ha meno a che fare con la sorveglianza ma anche meno con la creatività; gli slogan che hanno effetto, lo hanno, da Pavlov e da prima di Pavlov – ne sono maestri gli uomini con le gonne della chiesa di Roma, che hanno inventato letteralmente il termine “propaganda” – perché sono semplici e perché sono ripetuti per un certo numero di volte; essi si installano nella memoria e le vittime non possono più sbarazzarsene, come non riescono a cambiare contegno gli stoici cani di Pavlov, a onta di qualunque sforzo facciano. Sono tecniche vili come quelle del “controllo del traffico” in rete e dello spionaggio della vita privata dei consumatori, che sfruttano le debolezze umane, le paure, le ansie, i desideri nascosti e inconfessati, i momenti di stanchezza, di depressione, di angoscia, la buonafede, l’ignoranza, la credulità popolare e qualunque altro fattore condizionante, per vendere prodotti inutili, corrotti, o impiantare ideologie, che poi è la stessa cosa; il successo delle campagne di marketing, sia per la parte di lavoro che ha a che fare con l’analisi e l’osservazione che per quella che riguarda la ripetizione pedissequa dei messaggi pubblicitari semplificati e seducenti, dipende, soprattutto, dal capitale investito.

 

L’ELEMENTO DI FONDO È LA SOMMA DI CUI SI DISPONE
La parte tecnica c’entra, la competenza pure, una certa creatività di chi produce le immagini, i suoni e le scenografie, pure, ma sono fatti complementari; l’elemento di fondo è la somma di denaro investita (ecco perché Google ha successo, perché può spendere di più, e non perché è spontaneamente preferito dagli utilizzatori di tutto il mondo). Se un messaggio pubblicitario è ripetuto abbastanza volte, funziona e, per ripeterlo un certo numero di volte, un numero sufficiente a farlo installare nelle menti ottenebrate delle genti stanche e disattente, in modo da suggestionarle a dovere, ci vogliono strumenti costosi come la stampa, la televisione, la radio, i cartelloni stradali e la rete internet. Un ragionamento analogo si può fare per l’osservazione e l’analisi: per spiare bene un grande numero di persone c’è bisogno di tecnologia costosa; per spiare intensamente o per mantenere un determinato livello di osservazione, è necessario un flusso finanziario costante e crescente. Come per la guerra, è il capitale che determina la sua durata e la sua intensità; la guerra si può interrompere immediatamente, fermando i flussi finanziari ai rifornimenti; anche il potere delle agenzie di spionaggio può essere limitato dai flussi di finanziamento; nessun politico e nessuna classe politica può impedire al tecnico della NSA di spiarlo o di spiare la sua famiglia e i suoi amici. Ma un parlamento potrebbe interrompere i flussi finanziari alla NSA, se fosse un collegio autonomo, composto da persone indipendenti e razionali. La dimostrazione di questo ragionamento sta nel semplice fatto che sono le grasse compagnie telefoniche con sede negli Stati Uniti a spiare il resto del mondo e che, viceversa, Nazioni come l’India o le Filippine, o l’Italia, o la Spagna, non possono spiare altri che i propri cittadini, e neppure quelli, senza l’ausilio della tecnologia collocata negli Stati Uniti d’America, la quale è interamente, o quasi interamente, sotto il controllo di un ristretto numero di famiglie di usurai, le stesse famiglie anglo-americane che controllano le risorse petrolifere arabe, quelle russe e quelle del resto del mondo. Oggi si dirà che la più grande impresa telefonica è in Cina comunista, o che è cinese, o che ha sede legale a Hong Kong, l’isoletta sulla quale l’impero britannico impone extraterritorialità per consentire il traffico d’oppio, ma a che serve dirlo? È un’osservazione inutile, perché tutte le maggiori imprese finanziarie in Cina comunista, e a maggior ragione a Hong Kong, sono finanziate da capitale estero. Fermarsi al fatto che sull’etichetta c’è scritto “made in China” significa sapere solo una piccola parte della storia del prodotto o del servizio. Bisogna sapere chi è l’amministratore de facto dell’impresa, e quello può essere l’azionista di maggioranza oppure uno anche più furbo dell’azionista di maggioranza. Vedi bene che se è cinese è un cinese “educato” all’estero e i suoi compari e i suoi padrini sono sempre gli stessi.

 

Dei capi, nemici per finta, associati al “grande fratello”.
È fuorviante limitare gli obiettivi del “grande fratello” al controllo dei messaggi dei consumatori in rete, o a quello dei dissidenti arabi in rete, o a quello dei comunisti o degli attivisti dei vari movimenti delle tante stelle; si tratta di gruppi che sono già sotto il controllo del “grande fratello”, fin dal loro sorgere; non già solo perché i loro telefoni sono tutti sotto controllo e le loro comunicazioni digitali sono tutte raccolte e immagazzinate, piuttosto perché è l’attività dei loro capi-gruppo che è controllata, promossa, finanziata e gestita continuamente dal “grande fratello”. Il “grande fratello” è un maestro del doppio gioco e del triplo gioco; i buoni padri gesuiti danno lezioni secolari e specifiche a tutte le altre organizzazioni segrete del pianeta, sia che si tratti di società segrete che di agenzie di spionaggio finanziate ufficialmente da enti di stato. Riescono ad infiltrare le organizzazioni segrete, le mafie, le triadi, le agenzie di spionaggio ufficiali e non ufficiali, le massonerie, le confraternite delle religioni concorrenti, i gruppi esoterici, quelli satanici, le croci rosse, le biblioteche comunali, le università, le carceri, le organizzazioni militari nazionali e sovranazionali, le organizzazioni politiche extraterritoriali e qualunque altro agglomerato umano. Il “grande fratello” e i suoi agenti comandano tutti i gruppi e gli schieramenti che si confrontano; sono i suoi infiltrati che producono le divisioni, le tensioni e gli scontri, anche i più disastrosi e i più sanguinosi; ma i capi-gruppi delle parti in lotta, normalmente, sono associati con il “grande fratello” o in modo palese o attraverso le organizzazioni occulte.

 

DELLO SPIONAGGIO E DEL CONTROLLO DEI LIVELLI DI RICCHEZZA
A cosa serve, dunque, controllare le comunicazioni? Serve a conoscere le idee sovversive per combatterle? Solo nei limiti di un limitato livello di competenza nelle operazioni. Sopra quel livello di competenza, le idee sovversive sono impiantate dagli stessi agenti del “grande fratello”; essi non hanno proprio nessun bisogno di scoprire alcunché; sono loro responsabili delle rivoluzioni e sono loro che sobillano tutti gli accadimenti violenti e rivoluzionari degli ultimi tre secoli. Il controllo delle comunicazioni ad un certo livello rimane il lavoro che tiene impegnati migliaia (o milioni) di operatori inutili nel mondo, molti di loro anche in buona fede, a raccogliere dati gli uni contro gli altri; ma, nel grande disegno dei burattinai, serve un altro principio: il controllo del capitale e delle ricchezze che vengono prodotte e trasferite da una parte all’altra del pianeta. L’accrescimento della ricchezza mondiale, se distribuito anche in minima parte, produce un generale miglioramento del tenore di vita delle classi medie e medio-basse (non so perché lo dico al plurale); abbiamo visto che questo non farebbe felici i grandi burattinai, che si atteggiano a faraoni; oltre a ciò, per mantenere ed accrescere la loro distanza dalle classi sottostanti, essi fanno bene se si arricchiscono di più, impoverendo maggiormente le altre classi, così che paia aumentata la distanza fra loro e gli altri, e ciò fanno attraverso la guerra, con la confisca diretta, con l’esproprio forzoso del comunismo, con l’oppressione fiscale e l’inflazione. Questa osservazione dovrebbe essere il punto di partenza per comprendere un fatto strano ed impensabile: sarebbe naturale presumere che, quando l’economia generale ha un andamento crescente, ne beneficiano tutti, anche se in misura non proporzionale; ergo, tutti hanno interesse a veder crescere l’economia in generale, anche i padroni delle corporazioni multinazionali, anche i giornalisti, anche gli impavidi padroni del paradiso fiscale terrestre extraterritoriale Vaticano. Invece non tutte le classi sociali hanno interesse a veder crescere l’economia; talune, incredibilmente, accrescono la propria ricchezza e il proprio potere, a condizione di schiacciare le altre, anche fino ad annientarle; e perciò fabbricano gli eventi che portano alle guerre e alle recessioni finanziarie ed economiche. Lo spionaggio serve a controllare i flussi della ricchezza: quanta ne viene prodotta, da chi, dove viene inviata, investita, spesa, accumulata, chi ha guadagnato di più e facendo che cosa, eccetera.

 

Google, Microsoft & Facebook
È vero che Google offre servizi pubblicitari utili, e che molti guadagnano grazie ad essi, ed è proprio questa una delle caratteristiche ingannevoli dello spionaggio. Gli individui rinunciano gradualmente alle proprie libertà in cambio di cibi ricchi di carboidrati e proteine, puttane, droghe e comodità. Alcuni esempi concreti di queste comodità, che rosicano progressivamente gli spazi d’autonomia possibile degli individui, sono proprio le sindromi di:

Google,

Facebook,

Twitter,

la televisione tutta,

i telefoni radiomobili,

le carte di credito,

i sistemi di navigazione GPS,

la carta stampata,

la scuola obbligatoria,

e la lista potrebbe dover essere aggiornata.

 

DEI GUADAGNI DELLA PUBBLICITÀ
Nel 1997 Larry Page e Sergey Brin sviluppano un algoritmo matematico che avrebbe dovuto indicizzare i siti web in base alla rilevanza delle chiavi di ricerca con i contenuti dei testi delle pagine web di quei siti e in base alla loro popolarità in rete; tale algoritmo è stato chiamato “Page Rank“ (da Page, che non sta per “pagina”, ma per il nome della persona alla quale si attribuisce questo algoritmo). Oggi, dato il monopolio di Google sugli scambi nella rete internet, e poiché i suoi ottimi servizi d’indicizzazione e di ricerca automatica sono gratuiti e spediti, è logico che i profitti di Google, derivanti dalla vendita di servizi pubblicitari, sono eccezionali. Ma Google non vive solo per fare pubblicità e guadagnare sulla pubblicità.

 

Google gmail ti legge la posta
Le informazioni commerciali e personali presenti in rete sono accessibili a chiunque possa controllare Google. Google le immagazzina in giganti “database” (con macchine e programmi che sono all’avanguardia della tecnologia informatica); gmail offre diversi GB di spazio per l’immagazzinamento dei dati degli utenti, e sono gratuiti. Tutte la corrispondenza in arrivo e in partenza di tutti gli utenti di gmail in tutto il mondo, viene quotidianamente scansionata e immagazzinata. Google raccoglie i dati personali e le informazioni degli utenti anche in altri modi; per esempio, installando cookies nei browser dei loro computer e imponendo la declinazione del maggior numero d’informazioni personali possibile sul “account” dell’utilizzatore o del sito web; la ragione tecnica è quella di fornire messaggi pubblicitari che abbiano contenuti pertinenti a quelli del testo che si legge. (Chi utilizza gmail può verificare l’istantanea – e illegale – lettura della propria corrispondenza in ogni momento; basta guardare i messaggi pubblicitari che compaiono ai lati della mail, o in alto sulla pagina; vedrà che sono tutti “in tema” con il contenuto della lettera – email – che sta leggendo; per restituire messaggi rilevanti con l’oggetto della comunicazione, il motore di Google deve leggere sistematicamente la corrispondenza).

 

I peccati veniali di Facebook
Google ha il monopolio della ricerca automatica, Facebook ha il monopolio delle relazioni digitali. Non ci sono possibilità realistiche di orientare la scelta su di un “provider” alternativo; gli utenti sono stati drenati dai vari “social network” al “social network” di monopolio. Gli allocchi (e gli opportunisti, perché anche io lo uso per la distribuzione dei miei mozziconi di video) ci piovono dentro tutti, perché nella rete di Facebook ci sono già tutti i personaggi famosi, i loro riferimenti politici, i loro parenti, amici e conoscenti. Ma con tutti quegli amici, com’è che sono così soli?

Le condizioni d’uso di Facebook impongono la declinazione dei dati personali.

Facebook promuove il malcostume della delazione,” tanto deprecato anche fra gli scellerati”.

È facile iscriversi ma è molto difficile cancellare la propria iscrizione, con l’aggravante che Facebook si tiene tutte le fotografie, la cronologia degli eventi, dei viaggi, dei luoghi visitati, dei commenti pubblicati, delle amicizie schedate, delle relazioni clandestine registrate, eccetera, anche dopo che sono state cancellate e che il conto è stato chiuso. Il nucleo fondamentale dell’attività commerciale di Facebook consisterebbe nel vendere dati personali sensibili alle aziende a scopo propagandistico e pubblicitario.

 

La raccolta dei dati biometrici degli utenti e il Face Recognition Tool
Facebook rifiuta di consegnare copia di parte dei dati personali degli utenti che ne facciano richiesta, adducendo che ciò è per tutelare le “sue” modalità operative di marketing. Il gruppo austriaco denominato Europe versus Facebook ha attive più di 22 vertenze giudiziarie sulle pratiche scorrette di Facebook e, fra le più scandalose di queste, ottiene la censura del famigerato “Face Recognition Tool“, per la raccolta surrettizia dei dati biometrici degli utenti, fotografati e puntati dai “tag” a loro insaputa. Facebook ha la capacità di tracciare l’attività dei suoi utenti anche quando non sono connessi con i loro “account”; Facebook traccia anche gli utenti che non sono iscritti e che vedono il “like button”. Facebook usa le foto e le immagini degli utenti (senza pagare loro i diritti d’immagine) per pubblicizzare Coca Cola, Starbucks e Levis con il “like button“.

 

Come sono nati, cioè con quali finanze, Google e Facebook?
Prendere la pillola, farsi iniettare un vaccino, drogarsi o abbandonarsi all’ipnosi televisiva per sentirsi meglio, per superare la rabbia e l’ansietà, e accettare tutte le cose inaccettabili che appaiono impossibili da cambiare, per superare la propria umanità, il proprio umano istinto di conservazione, significa inibire la volontà di sopravvivenza. Abbiamo bevuto tutti le favole di quegli studenti universitari che, come per miracolo, hanno inventato sistemi per la comunicazione digitale e sono diventati miliardari, giovanissimi, semplicemente per aver perso tempo cazzeggiando con il computer nelle ore di studio. Poi ci siamo bevuti anche la storia dei motori di ricerca automatici, tra i quali, spontaneamente, per eletta e coordinata volontà degli utenti, Google doveva essere emerso come il più popolare, in virtù della sua straordinaria utilità. Anche la leggenda di YouTube (che appartiene a Google) fa riferimento a giovani studenti scioperati che, per intervento divino, un po’ come nella novella di Bill Gates – che inizia la sua carriera di miliardario, tentando maldestramente di riparare tastiere di computer nel suo garage – scrivono programmi per i computer, sviluppano idee innovative straordinarie, hanno l’idea giusta al momento giusto, e, da studenti spiantati diventano improvvisamente miliardari. Sono tutte balle. La rete internet nasce da un progetto militare, rimane un progetto militare e i suoi motori principali sono sotto il controllo delle agenzie di sorveglianza pubbliche e private. I primi nomi (e ce ne sono altri) da andare a verificare sono:

DARPA,

IN-Q-TEL,

FACEBOOK

GOOGLE,

 

1) DARPA
Per decenni, il Defense Advanced Research Projects Agency, o DARPA, è l’ente governativo statunitense che ha il compito di condurre la ricerca avanzata, con altissimo profitto, in ambito di comunicazione digitale. DARPA sviluppa il primo pacchetto operativo al mondo per la comunicazione di rete che alla fine diventa il nucleo della rete internet. Quindi il progetto di comunicazione di rete nasce dal lavoro di un’organizzazione militare e poi, come tutti abbiamo creduto, si è sviluppato rapidamente e autonomamente nel libero mercato, diventando ciò che è oggi; e cioè, una rete che:

“non appartiene a nessuno”,

“si sviluppa con una conformazione “stellare”,

“è così articolata e intricata che “nessuno riesce a controllarla”

e altre balle del genere.

Talvolta le persone, anche quelle dirozzate, amano dire sciocchezze per darsi importanza, o perché alimentano opinioni in luogo di competenze specifiche, non avendo la minima idea di ciò di cui parlano. Da qui nasce il mito (non so se anche questo indotto) del primo mezzo di comunicazione di massa “veramente libero”; sì, libero, perché non “è controllato da nessuno e nessuno ne è proprietario”; libero, perché, in esso, chiunque può diventare editore di sé stesso e pubblicare, liberamente, tutto il suo pensiero senza dover elemosinare presso un altro editore; l’editore spontaneo e dilettante non è forzato ad investire grandi capitali, può pubblicare le sue idee senza mettere necessariamente in piazza i suoi dati sensibili e, volendo, può persino farlo in forma “anonima” e farsi addirittura retribuire in forma “anonima”.

 

L’anonimato in rete non esiste
Chiariamolo qui, per chi si annoia a leggere il resto: l’anonimato nella rete internet non esiste. Ciò si deve ad una semplice ragione tecnica: per trasferire un messaggio – un qualunque tipo di messaggio – da un luogo fisico ad un altro, è sempre necessario precisare, quantomeno, chi è il mittente e chi è il destinatario, altrimenti il messaggio non parte e non arriva da nessuna parte. Quando si telefona, la compagnia dei telefoni mette subito in archivio il numero di chi chiama, quello chiamato e la durata della conversazione, altrimenti come fa a conteggiare il dovuto da fatturare? Con internet, si ha un processo molto simile; a onta di tutti gli stratagemmi che le persone un po’ più “esperte” credono di poter mandare ad effetto per garantire l’anonimato, i loro messaggi lasciano tracce indelebili, durante tutto il percorso dall’origine fino a destinazione, attraverso le quali tracce si può tranquillamente giungere alla loro porta di casa.

 

Chi ha finanziato Google, Microsoft e Facebook?
Sulla la parte di capitale pubblico investito in aziende private che fanno ricerca tecnologica avanzata non c’è mai chiarezza. La spesa pubblica si fonde con quella privata e gli agenti del governo si trovano spesso come dipendenti di queste imprese private, dedicate alla ricerca scientifica, o viceversa, i loro scienziati si ritrovano ad essere stipendiati dalle agenzie dei servizi segreti, strapagati con denaro dei contribuenti, le quali comunque lavorano per enti privati sovranazionali e sono comandate da famiglie di privati extra-nazionali rispetto a qualunque Nazione. Dopo la drammatica messa in scena dell’undici settembre 2001, alle già numerose comunità di spionaggio statunitensi si aggiunge quella dello IARPA (Intelligence Advanced Research Projects Agency), per fare più o meno quello che fa DARPA. Quindi i reparti dedicati alla rete sono più o meno gli stessi.

 

2) IQT, o In-Q-Tel
Un paio d’anni prima del 2001, nel 1999, l’agenzia di spionaggio denominata CIA ha fondato, cioè vi ha infuso del denaro proveniente dalle casse dello stato, una società di capitali, senza scopo dichiarato di lucro, con il preciso ed esplicito obiettivo di fornire tecnologie avanzate alle agenzie di spionaggio statunitensi (dette, assai impropriamente, di “intelligence“). La società si chiama In-Q-Tel e, dando un’occhiata più sotto ai componenti il suo consiglio di amministrazione, non v’è dubbio che i vecchi gestori della tecnologia digitale sono ancora più che attivi e presenti e che i loro scopi, dato che sono agenzie di spionaggio, hanno tutti a che fare con la sorveglianza, il monitoraggio e il controllo di persone, proprietà, aziende e flussi di denaro. Nel 2005 il The New York times pubblica un articolo, ripreso e spiegato meglio poi qui, sulle intercettazioni illegali del NSA, tutte prive di mandato da parte dell’autorità giudiziaria, iniziate perlomeno dal 2001, che registrano le conversazioni private dei cittadini statunitensi in violazione del quarto emendamento. Nel 2006 si rivela che AT&T ha dato completo e libero accesso, agli “intercettatori” del NSA (National Security Agency), al traffico internet dei suoi clienti e che le agenzie di spionaggio americane hanno frugato illegalmente risme straordinarie di dati commerciali e personali. La tecnologia utilizzata per l’estrazione fraudolenta delle informazioni, installata nei “back door” del NSA, (Narus STA 6400) si presenta come un potentissimo mezzo d’intercettazione, capace di fare archivi di “qualunque cosa passi attraverso un protocollo internet”; la tecnologia è fornita da una società i cui soci sono stati finanziati da In-Q-Tel (IQT) e i responsabili marketing di Narus ne vanno fierissimi. Sempre nel 2006, News21 pubblica un rapporto a proposito di un investimento di IQT in CallMiner, un’impresa dedita allo sviluppo di tecnologie per la trasformazione di conversazioni telefoniche registrate in database adattabile ai motori di ricerca automatici, in modo che anche quelli possano rovistare fra le sue informazioni. Nel 2009, il Telegraph riporta il caso di un altro investimento di IQT in un’altra azienda di estrazione ed elaborazione dei fatti degli altri. Si tratta di VISIBLE (Social Media Monitoring, Analytics and Engagement Visible), specializzata nella produzione di software che elaborano “cosa dice la gente in social media come YouTube, Twitter, Flickr e Amazon. La tecnologia è in grado di tracciare le comunicazioni in tempo reale, classificare tendenze e orientamenti, e persino rilevare gli stati d’animo prevalenti in rapporto a determinati eventi o circostanze. Nel settembre del 2011, la Federal Reserve pubblica negli Stati Uniti una richiesta d’offerta, essendo proprio alla ricerca di questa tecnologia capace di monitorare gli “stati d’animo” (“sentiments”) espressi dalle persone a proposito di fatti, atti o eventi specifici. Questi sono solo degli esempi di chi fa cosa con questi sistemi. Ma i due nomi più strettamente e più frequentemente collegati a IQT restano Google e Facebook.

 

3) FACEBOOK & GOOGLE
Google è un laboratorio di ricerca per le spie militari e civili. Come Microsoft, fin dal principio, è costituita con capitali provenienti dalle casse federali degli Stati Uniti d’America, rastrellati attraverso agenzie, associazioni, società private e servizi segreti. Entrambi i gruppi appartengono, indirettamente, a un conglomerato militare che non è apparato di Stato, se non in termini esclusivamente formali, dato che serve gli interessi di imprese multinazionali e famiglie apolidi. Formalmente, il governo non può gestire grandi aziende o corporazioni, perciò lo fa attraverso società parzialmente controllate da enti di stato, finanziate con capitale pubblico ma gestite da enti privati sovra-nazionali. Facebook riceve 12,7 milioni di dollari USA in conferimento di capitale contante da Accel, il cui direttore, James Breyer, fa parte del suo consiglio di amministrazione. Questo amministratore è già presidente del National Venture Capital Association, nel cui CdA troviamo Gilman Louie, che a quel tempo è anche Amministratore delegato di In-Q-Tel. La connessione è indiretta ma non per questo meno inquietante. Facebook ha una storia lunghissima di violazioni della privacy dei suoi utenti ed è partecipata da una società di capitali gestita ufficialmente da una delle agenzie di spionaggio statunitensi: la CIA (central “intelligence” agency). Il collegamento di Google con In-Q-Tel (che gestisce anche Gainspan) è più diretto, anche se ufficialmente negato. Nel 2006 l’ex funzionario della CIA Robert David Steele dichiara al Homeland Security Today che Google “ha percepito finanziamenti e direttive da elementi della comunità di spionaggio, tra i quali l’Office of Research and Development della CIA, In-Q-Tel, oltre al NSA e ai servizi segreti militari. Nel 2005 In-Q-Tel vende più di 5000 azioni Google del suo pacchetto. C’è il sospetto diffuso che quelle azioni derivino dagli investimenti di In-Q-Tel in Keyhole Inc. (quella che realizza la tecnologia di visualizzazione tridimensionale della Terra, oggi nucleo di Google Earth) che è poi acquistata da Google. Nel 2010 Google annuncia pubblicamente che sta lavorando assieme alla NSA (National Security Agency) per “garantire il flusso delle proprie risorse”. Nello stesso anno Wired riporta che In-Q-Tel e Google hanno versato congiuntamente capitali per finanziare Recorded Future Inc., un motore di ricerca temporale che analizza decine di migliaia di risorse web per elaborare eventi e tendenze di mercato. In-Q-Tel ha interessi in giganti della rete internet, come Facebook e Google, oltre che in tecnologia avanzata per l’estrazione e l’elaborazione di dati e informazioni. Non si può pensare che sia casuale, come non è né casuale né spontaneo il successo straordinario dei due fenomeni commerciali di Facebook e di Google. Ma la sezione ricerca e sviluppo di In-Q-Tel non si limita all’analisi del traffico in rete; essa ha a che fare con la ricerca e la raccolta d’informazioni finalizzata all’identificazione di persone e cose per il loro condizionamento e controllo. Le sue aree principali d’interesse sono definite come: “Information and Communication Technologies” e “Physical and Biological Technologies” e cioè:

determinazione di singoli tratti umani ai fini dell’identificazione, monitoraggio e autenticazione di individui ed oggetti, nano-tecnologie e bio-tecnologie applicate alla classificazione dei tratti individuali (“physiological intelligence“), con rilevatori di singola molecola, piattaforme per somministrazione di farmaci, sensori in grado di stabilire la provenienza di una persona, e con quali sostanze sia entrata in contatto, attraverso la gestione di “biomarcatori“, come composti di tracce nel respiro o campioni di pelle.

 

Analisi di finanza, mercati, tendenze e dati personali
Sapevamo bene di già che Google ci legge la posta elettronica e ora sappiamo anche perché. Google seleziona quale sito web deve risultare e in che posizione (SERP) nella rete web internazionale, Google riceve tutti i parametri di tutti i siti pubblicati in rete (i quali fanno il loro massimo sforzo per passare il maggior numero possibile d’informazioni proprie a Google con lo scopo di ottenere più visibilità). Google ha il monitoraggio di tutte le informazioni commerciali che vengono pubblicate nel mondo. Google ha il controllo di tutta la posta elettronica scambiata con gmail e di tutte le informazioni tecniche che cava dalla pedissequa analisi che i suoi robot- spider fanno su ogni singolo sito di tutta la rete web. Pensavamo che fosse solo un pretesto per inserire, nei contorni delle pagine, annunci pubblicitari pertinenti al testo della lettera ricevuta o del contenuto del sito web pubblicato ma oggi sappiamo che lo spionaggio di Google ha, sì, finalità commerciali, ma più sofisticate. Del resto, agenzie ed enti di stato come CIA, NSA e altri – e questo vale anche per gli enti di stato Italiani ed europei – sono definiti “pubblici” perché spendono denaro dei contribuenti, non perché svolgono servizi pubblici. In realtà appartengono a colossi finanziari di proprietà di famiglie private di grandi usurai, che lavorano essenzialmente per sé stesse, ed analizzano finanza, mercati, tendenze e dati personali di tutti i consumatori del pianeta, per conto di questi colossi multinazionali. Sempre per loro conto, oltre ad analizzare e raccogliere dati, spiando ovunque e chiunque, organizzano movimenti di piazza, sommosse, insurrezioni e anche colpi di stato in vari paesi, (Vedi la recente questione Egiziana in cui Google addirittura si vanta di aver avuto un ruolo decisivo nel rovesciare il governo) a seconda di dove riescano ad individuare (o innescare) focolai di violenza da fomentare e sfruttare, a i beneficio della strategia della grande usura internazionale. Le agenzie di spionaggio non lavorano per conto e nell’interesse dei governi degli Stati, in rappresentanza delle popolazioni di quegli Stati, per soddisfare le esigenze presenti e future delle popolazioni di quegli Stati; non sono animate da principii patriottici o ideologici. Sono enti che si ritrovano semplicemente fusi con le corporazioni, con Wall Street, con l’industria bellica e la tecnologia prevalente in ambito informatico. La novella dei due studenti scioperati che si mettono a fare un esperimento di data- base e che inventano questo miracolo tecnologico è solo una delle tante favole che albergano gli spazio vuoti nelle menti degli allocchi consumatori del pianeta, ed è anche una delle frottole più ridicole. Ancora una volta, è grazie all’investimento di capitali straordinari – denaro pubblico – che i progetti militari e commerciali hanno successo. Se oggi dovessimo aprire gli occhi e renderci conto del fatto che la popolarità di Google e di Facebook non è affatto naturale e spontanea, che è piuttosto il frutto di una precisa operazione di marketing finanziata con molti milioni di dollari, cosa ci cambierebbe? Se d’un tratto comprendessimo che gli analisti impiegti da quelle corporazioni sono stipendiati dalle agenzie di spionaggio, cosa ci cambierebbe? Sappiamo già che i politici, i partiti politici e le agenzie governative non lavorano nell’interesse delle comunità; sappiamo pure che finanziano le loro operazioni di marketing politico usando anche denaro dei contribuenti per garantirsi la sopravvivenza nel cortiletto del potere. Anch’essi lavorano per conto di enti sovra-nazionali, le cui finalità ultime hanno poco a che fare con la pubblica utilità, che controllano il mondo nell’interesse del benessere di poche famiglie di grandi usurai. Le agenzie di spionaggio, i servizi segreti, la NATO, le Nazioni Unite, il WTO, il WHO, il WWF, l’UNICEF, e molte altre associazioni multinazionali, sono istituti inventati e controllati dalle stesse famiglie; tutti i direttori della CIA, per esempio, sono ex avvocati, o analisti finanziari, di Wall Street, i vertici della NATO appartengono, come loro, al CFR; le élite al potere sfruttano la credulità popolare da migliaia di anni e, data l’imbecillità del più gran numero d’individui, pare che non esista altro modo per comunicare con efficacia che la propaganda. Non possiamo far

finta che tutto sia normale e che il mondo sia libero, solo perché ad alcuni idioti è data la facoltà di dire scempiaggini contro altri idioti sulla stampa o in televisione; l’esser liberi è una condizione che non coesiste con le menzogne. Se viviamo in un mondo di favole, anche la percezione della nostra libertà potrebbe essere fallace; come possiamo avere competenza, circa la nostra libertà, senza conoscere la verità sulla nostra condizione? Ecco perché la ricerca della verità è contenuta nel bisogno di libertà; ecco perché le menzogne, le frottole e le favole servono solo a creare illusioni che vanno a beneficio di chi le racconta, non di chi se le beve; chi crede nella “libertà di sognare” s’inganna, perché i sogni possono servire ad alleviare flebilmente i timori delle pecore ma non per questo le salvano dai lupi. Per essere liberi bisogna fare degli sforzi, rinunciare alla convenienza delle proprie costruzioni ideologiche e dei riti ai quali si è avvezzi, dalla convenienza di Google, di Facebook, delle carte di credito, della televisione, dei giornali e dei telefoni radiomobili. Sono tutte comodità che inibiscono la libertà dell’individuo, la oltraggiano e ottenebrano la già povera intelligenza umana. Per tentare d’essere liberi bisogna tentare di uscire dalla propria pazzia e prendere coscienza del fatto che fra i diritti fondamentali degli individui ci sono anche quelli della riservatezza e della segretezza; qualcuno deve averci pensato già prima, mentre il più gran numero inseguiva le favole, perché tutti gli strumenti di monitoraggio, di spionaggio e di sorveglianza, che dominano il traffico in rete, i sistemi che classificano in modo ordinato l’attività economica, religiosa, politica, affettiva e ricreativa, degli individui e delle imprese in banche dati estere, sono attività di spionaggio illegali in Italia, in Europa, e nella maggior parte delle giurisdizioni del pianeta. Leggere la corrispondenza delle persone che non sono sotto sorveglianza – stabilita con ordine preciso dell’autorità giudiziaria, nei limiti estremi imposti dalla legge – è immorale ma è anche illegale. (Costituzione, Art. 15: La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili).

 

IN-Q-TEL
Il consigliio di amministrazione di In-Q-Tel può dire qualcosa di veramente interessante per chi crede ancora alla favola degli studenti che, anziché pensare a studiare, inventano giochi elettronici in garage e diventano miliardari; nomi come Krongard e Kissinger sono fra i più famigerati della storia moderna e non mancano mai di apparire quando si è in presenza di un qualunque gravissimo scandalo internazionale.

Michael M. Crow (Chairman of the Board of In-Q-Tel; President of Arizona State University); James Barksdale (President and CEO of Barksdale Management Corporation);
Peter Barris (Managing General Partner, New Enterprise Associates -NEA);
Charles G. Boyd (Former President and CEO of Business Executives for National Security – BENS)

Howard Cox (Partner, Greylock Venture Capital);
Christopher Darby
(President and CEO of In-Q-Tel);
David E. Jeremiah (Chairman of Wackenhut Services Inc. WSI, Board of Directors);
Anita K. Jones
(Professor Emeritus of Computer Science at the University of Virginia);
A.B. “Buzzy” Krongard (Former Executive Director of the Central Intelligence Agency – CIA); Jami Miscik (Vice Chairman and President of Kissinger Associates);
Elisabeth Paté-Cornell
(Chair of the Department of Management Science and Engineering at Stanford University);
Ted Schlein
(Managing Partner at Kleiner Perkins Caufield Byers);
Charles M. Vest
(President Emeritus of Massachusetts Institute of Technology);

 

Delle fiabe e dei segreti: la manipolazione del dissenso
Il 7 maggio 2014, sul sito web di In-Q-Tel, alla pagina dei suoi partner commerciali (https:// http://www.iqt.org/about-iqt/), si legge che, anche se la CIA è, e rimane, il complice fondamentale associato nell’impresa, negli ultimi anni gli interessi della compagnia si sono allargati ad altre

agenzie di spionaggio, per esempio:

National Geospatial-Intelligence Agency (NGA),
Defense Intelligence Agency (DIA),
Department of Homeland Security Science and Technology Directorate (DHS S&T)
.

Dovremmo fare attenzione anche qui agli effetti ambivalenti della negazione della privacy: le agenzie di spionaggio non hanno nessun pudore a dichiarare chiaramente quello che fanno. E, dato che, come si dice di sopra, i servizi segreti hanno interesse a restare tali soprattutto nei confronti dei loro nemici, che sono i loro concittadini e non i falsi bersagli dei finti nemici comunisti o musulmani, è logico concludere che dovrebbero tentare di celare i loro scopi e le loro attività; e però, è come se il sistema non consentisse neppure a loro di mantenere il segreto su sé stessi. Essi appaiono sugli elenchi dei telefoni, sulle pagine gialle, sulla rete internet e saranno sicuramente classificati nei registri ditte, nelle camere di commercio, negli albi professionali degli agenti a contratto, come lo sono tutti gli altri componenti del sistema, compresi i capi delle famiglie dei grandi usurai internazionali. E allora la segretezza in cosa consiste? Come fanno i servizi segreti a restare segreti e a celare tutte le proprie vergognosissime magagne? Io credo che non facciano nessuno sforzo, perché, a un certo punto del loro percorso, devono aver capito che non è necessario. Essi sono pedine del grande capitale; il grande capitale controlla anche la comunicazione; quando una notizia non passa attraverso giornali e TV, oppure attraverso Google e Facebook, è come se non esistesse. Questo ragionamento vale anche all’inverso: quando una notizia che sembra andare contro il sistema monopolistico risuona grassa in televisione, sui giornali o sulla rete, è molto probabile che sia manipolata. Per esempio, tutti gli attivisti che ciarlano sull’importanza della libertà della rete internet, quando allarmano il pubblico sui rischi dello spionaggio, spostano, sistematicamente, l’attenzione sul falso rischio che certe informazioni o certi sistemi di spionaggio possano capitare nelle “mani sbagliate” (quelle dei cinesi, dei russi, dei terroristi islamici o di qualsiasi altro feticcio del momento), come a dire che le loro sarebbero “mani giuste” e che l’attività di spionaggio in sé non sarebbe deprecabile. Ogni volta che si individua un “cattivo” lontano, o un gruppo di “cattivi” lontani, si assolve la cattiveria dei presenti. Le verità, quindi, non è necessario metterle in cassaforte; possono anche essere esposte davanti agli occhi di tutti, purché non se ne parli, oppure se ne parli facendo confusione; la confusione si crea con facilità, i volontari della confusione sono numerosissimi, sono presenti in ogni conglomerato umano e sono sempre disponibili, anche gratis, senza soluzione di continuità. La miriade di favole, miti e frottole, propagate dai volontari della confusione, sostituisce qualunque traccia del vero e circola con tale velocità ed impeto da impedire l’indagine sulla sua genesi. Alcuni progetti idioti della rete internet valgono a dimostrare come sia facile, sul piano internazionale, per chi ha i capitali, acquistando solo qualche pedina, manipolare il dissenso esattamente come si manipola il consenso, facendo confusione e spostando l’attenzione sui falsi bersagli. Le mille voci contrarie al sistema sono subito pronte a sottomettere le loro competenze critiche all’autorevolezza dei nuovi martiri feticci.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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