PERCHÉ GLI ECONOMISTI NON STUDIANO L’ECONOMIA?

 

PERCHÉ GLI ECONOMISTI NON STUDIANO L’ECONOMIA?
Perché gli economisti, sia quelli veri che quelli finti, non riescono a capire come funziona l’economia? Perché gli economisti non fanno neppure qualche tentativo, ogni tanto, per cercare di apprendere le dinamiche economiche? Se è la materia propria che hanno scelto per campare senza lavorare, mettendo cibo sul tavolo solo dispensando le loro inutili chiacchiere, perché non si sforzano d’impararne almeno una minima parte? Non ci vuole nessuna preveggenza, basta osservare la realtà con il metodo induttivo, quello che consiste nell’osservare i fatti, i dati concreti, e di cercare di metterli assieme in un quadro che ne spieghi le leggi e le logiche generali. Gli economisti preferiscono cavare le frottole dal metodo deduttivo, prediligono le astrazioni, la cialtroneria e le sciocchezze assiomatiche. Uno dei preconcetti assiomatici delle loro astrazioni consiste nella diffusa credenza che la persona umana (che loro chiamano homo oeconomicus) sia fondamentalmente egoista, che tutti gli abitanti del pianeta cerchino di massimizzare i propri profitti fregandosene del benessere dell’altra gente. Questo assioma è sbagliato in partenza, per il fatto elementare che nessuno è in grado di badare a sé stesso, da bambino, e, se tutti fossero solo concentrati a badare a sé stessi, nessuno avrebbe della discendenza diretta e il pianeta sarebbe disabitato. Che questa assunzione sia falsa lo sanno pure loro, e lo ammettono, ma sostengono di usarla per semplificare le storie che raccontano (quindi ammettono di essere dei falsari) e spiegare agli sventurati che li ascoltano come funzionano le logiche economiche che non esistono, che non sono realistiche e che sono basate tutte su deduzioni forzose, come il nascondimento obbligatorio della logica dei monopoli, la celebrazione della finta competizione, che in realtà si elimina da decenni con la forza militare e/o con la frode internazionale delle corporazioni appoggiate e dirette dalle banche centrali.

DEI MONOPOLI E DEI PROFITTI DEGLI ALTRI
Minimizzare i profitti degli altri operatori economici, siano produttori, intermediari o consumatori, è il trucco fondamentale, quindi, che si pratica mediante i monopoli, l’estorsione fiscale e altre forme di oppressione, e però facendo credere al mondo che esistono milioni d’imprese, che esiste una feroce competizione tra questi milioni d’imprese e che, a causa di questa feroce competizione, tutti sono costretti ad adeguarsi ai “mercati”, e tutti i soggetti visibili (gli imprenditori e i lavoratori dipendenti delle imprese che producono beni e servizi reali e non quelli bancari o finanziari) devono veder diminuire costantemente il loro reddito, perché lo dicono certi demoni che si chiamano comunemente “mercati”. L’idrocefalo dice che la valutazione di una moneta rispetto ad un’altra è stabilita “dai mercati” e i “mercati” sono appunto un’altra finzione astratta che serve a creare nella mente umana la suggestione, l’illusione, che, per volontà di miliardi di compratori e di milioni d’imprese concorrenti, a seconda della scelta della provenienza dei prodotti che si vendono e si acquistano, e la scelta si fa naturalmente sulla base del prezzo, una valuta subisce il proprio accrescimento rispetto ad un altra, e viceversa. La realtà è un’altra, è molto più semplice, e non viene mai vista, neppure per sbaglio, dagli economisti, sia veri che finti, sempre incollati ai loro finti ragionamenti astratti, ai preconcetti assiomatici, e sistematicamente selezionati in base alla loro capacità di dire idiozie a profusione e cavalcare i luoghi comuni più scontati e più immediati, come capita per la selezione di giornalisti e politici.

DELL’APPROCCIO PROBATORIO DELLA FALSITÀ DEGLI ECONOMISTI
Che l’idrocefalo dica scemenze in Tv, non solo lui, anche gli altri, e vale per tutti, forse scandalizza di meno l’intelligenza della specie umana rispetto alla constatazione del fatto che una moltitudine crescente d’idioti va pure dietro alle loro scemenze. Si affezionano ai ciarloni, comprano i loro libri con i loro ultimi spiccioli, diffondono il loro verbo e li difendono nelle discussioni con amici, parenti, meretrici e conoscenti. Fra loro, fra i loro parenti, deve esserci ancora qualche persona di buon senso che si lascia portare per mano partendo dal pregiudizio d’essere ignorante in materia di economia. Ma chi è mai più ignorante in economia di un economista, o di uno che si dice economista? Il fatto che un analfabeta come Claudio Borghi sia chiamato a fare qualche lezione su come si vendono i fondi fasulli alla Cattolica di Milano è segno che lo può fare chiunque e che non è necessario superare gli esami di terza elementare, come accade per tutti quelli che vogliono fare i giornalisti. Per chi non si vuole convincere della semplicità di queste osservazioni, che appaiono un po’ estremiste e generalizzanti, c’è subito qui una tecnica elementare che funziona sempre: prendi un economista a caso e ascoltalo, facci caso, vedrai che, parlando di economia, farà sfoggio di statistiche, numeri, equazioni, formule e grafici ma senza mai menzionare il ruolo che nell’economia hanno le il denaro e le banche centrali. Come si può immaginare un’economia senza scambi in denaro? Se non spenderà tempo, e vedrai che quasi sempre non lo farà, a parlare di banche e di denaro, avrai subito la prova che ti certifica che quel cialtrone non capisce come gira l’economia (o fa finta di non capirlo perché è pure ruffiano).

DEL DENARO E DEGLI SCAMBI COMMERCIALI
L’economia del mondo è caratterizzata da una moltitudine di dinamiche rilevate con ragionamenti lunghi, tediosi e talvolta anche complessi. Tuttavia, è chiaro a tutti – tranne che agli economisti – che essa si basa sullo scambio di beni e servizi con denaro. Per capire la centralità del problema monetario nell’andamento degli scambi di beni e servizi, basta solo cercare di ricordare costantemente, di tenere sempre presente, che non si hanno scambi di beni e servizi senza disporre di mezzi di scambio. Questo principio elementare implica per conseguenza che, se il mezzo di scambio si stabilisce che sia il denaro, come oggi è, non si hanno scambi di beni e servizi in assenza di denaro. Da questa constatazione consegue poi ciò che i grandi usurai hanno inteso bene già da almeno tre secoli: chi ha il monopolio dell’emissione del denaro di uno Stato, o di un insieme di Stati, controlla l’andamento economico e il destino politico di quello Stato, o di quell’insieme di Stati. Quando – chi ha il monopolio dell’emissione del denaro – vuole dare al ciclo economico un andamento (trend) crescente, emette più moneta, attraverso l’espansione del credito, e infligge minore oppressione fiscale. Quando invece desidera rallentare la crescita economica – o arrestarla, o anche invertire la crescita e determinare recessione, stagnazione, disoccupazione e quant’altro – fa l’opposto: cioè, emette meno denaro e strozza tutti gli operatori dell’economia, aumentando gradualmente, e sempre di più, la persecuzione fiscale. Queste due manovre, l’emissione monetaria e la persecuzione fiscale, sono le due uniche leve fondamentali della politica economica. Tutte le altre valutazioni razionali, quelle basate sugli algoritmi logici e algebrici, e i ragionamenti incompiuti che sfornano gli economisti cialtroni nei loro bellissimi grafici, anche se e quando presentano dati corretti, sono tutti elementi complementari del ragionamento fondamentale. Il fatto basico, elementare, centrale, per controllare un sistema economico moderno è, prima di tutto e sopra ogni cosa, il monopolio del potere monetario, cioè la capacità esclusiva di gestire la quantità di denaro in circolazione in un sistema economico, attraverso l’emissione del denaro nei flussi degli scambi, ovvero, la sua sottrazione mediante l’irrogazione delle pene tributarie e la minaccia costante dell’estorsione fiscale.

DEL FRAINTENDIMENTO SULL’EURO
Il ragionamento di base va tenuto presente anche quando si affronta il malinteso sull’Euro; l’EURO è un mezzo di scambio come un altro, ma viene spesso criticato da cialtroni luminari (anche da ciarloni selezionati per i finti premi Nobel dell’economia) come se da sé, per sé medesimo, in quanto meccanismo automatico, il mezzo di scambio bastasse a mandare alla malora l’economia di un continente. Sull’illegittimità dell’Euro possiamo ben concordare con il prof. Auriti e tanto basta per respingerlo come la truffa che rappresenta, categoricamente, in tutta Europa. Ma il problema della stagflazione economica è la conseguenza della politica monetaria, a prescindere da quale moneta sia obbligatoria in un dato momento storico su un determinato territorio. Se la banca centrale europea, in un momento di inusitata indulgenza, decidesse di immettere più denaro in circolazione e allentasse la minaccia dell’estorsione fiscale, l’economia, come per magia, riprenderebbe a girare in tutta Europa, anche se con ritmi diversi e a prescindere dalle altre considerazioni sulle esportazioni, i cambi, i grafici e tutte le altre fregnacce dispensate dai perditempo de: “il tramonto dell’Euro”, “le armi ci serviranno”, “non morirò pacifista” eccetera, secondo i quali il debito pubblico “non è un problema”.

DEL TRAGICO EQUIVOCO SUL DEBITO PUBBLICO
Anche il debito pubblico viene usato da tutte le parti per fare confusione, sia deliberatamente che per natura d’imbecillità e ignoranza di giornalisti, professori cialtroni e opinionisti. Vale lo stesso ragionamento che abbiamo visto di sopra. Il problema centrale della congiuntura economica è il potere monetario. Anche se il debito pubblico è un problema, anche se è, come è, il più grave e catastrofico dei problemi, anche se il debito pubblico è basato sulla frode, anche se il debito pubblico è l’origine del sistema di schiavitù dei popoli e delle nazioni, anche stando così le cose, nonostante che il debito pubblico sia il peggiore dei mali e che sia il male principe, il male originario di tutti gli altri mali, nonostante ciò, aumentando la moneta in circolazione e diminuendo la persecuzione fiscale, si ha, di nuovo, che gli scambi economici aumentano di rapidità e, per conseguenza, la produzione riprende, la disoccupazione diminuisce, s’intensificano i consumi e l’economia riprende rapidamente a crescere nell’insieme. Ciò che rallenta e che arresta l’economia non è la mancanza di beni e servizi da acquistare nel mondo occidentale; ciò che arresta l’economia è l’assenza dei mezzi di scambio, del denaro, per acquistarli. Tale assenza, o rarefazione, è determinata dalle decisione dei tiranni che hanno il monopolio del potere monetario. Essi, infatti, impongono alle collettività una certa moneta, e non ne consentono un’altra, dopodiché stabiliscono le quantità disponibili di quella moneta in un dato momento storico e la sua rarefazione in un’altro, determinando i cosiddetti cicli economici che alternano crescita e recessione. I tiranni della grande usura, e i parassiti assoluti della speculazione finanziaria, decidono quali nazioni possono crescere, quali possono alternare la crescita con la depressione, e quali sono, invece, quelli destinati a restare poveri a tempo indeterminato; da quelli si caverà poi la mano d’opera delle prossime produzioni, quella forza lavoro che versa in condizioni di schiavitù esplicita.

DEI MALINTESI DELLA FINANZA
Il mondo finanziario appare come un sistema complesso. Molte imprese produttive, esponenti dell’economia reale, sono in esso rappresentate. E però si ha dimostrazione del suo funzionamento solo sulla base di scommesse azzardate. Non si ha prova di come e se la finanza sia utile alle sorti dell’economia delle nazioni e delle collettività produttive. Certo è che le transazioni finanziarie non aggiungono alcuna ricchezza a quella già prodotta e già scambiata nel mondo dell’economia reale. Le scommesse finanziarie spostano la ricchezza da tante mani ad altre mani ma non ne producono e né ne aggiungono in nessuna maniera. Attraverso la finanza si controllano i flussi di denaro, si alterano gli andamenti delle imprese produttive, si mette in subbuglio l’equilibrio dei cambi di valuta, si compra e si vende a prezzi irrazionali e si gioca d’azzardo con la speculazione più sregolata. Il malinteso della finanza consiste nel credere che essa svolga un ruolo utile – o che sia necessaria all’economia – e che possa aiutare la felicità degli stolti che investono in essa i loro sudati risparmi, pensando di diventare ricchi in poco tempo, senza lavorare e senza produrre alcunché, vincendo scommesse, e senza dover aggiungere alcuna ricchezza materiale al processo economico finanziario. Da questo errore di fondo fioriscono altri malintesi e la suggestione dei momenti di crescita negli scambi finanziari crea l’illusione della crescita e del successo economico di un territorio o di un’impresa o di un gruppo d’imprese; attorno alla suggestione e alle conseguenti illusioni che essa produce, s’inventano materie di studio a livello universitario, come quella dei professori associati dell’intermediazione finanziaria, come dire professore di brokeraggio, corso post laurea per allibratori, o insegnante piazzista di scommesse finanziarie. I veri analisti finanziari sono coloro i quali lavorano per i grandi usurai, e sono proprio gli stessi gruppi che gestiscono e controllano le banche centrali, le risorse energetiche dell’intero pianeta, i principali e più influenti mezzi di comunicazione di massa (compresi internet e il cinematografo) e i grandi conglomerati dell’industria bellica. La cosiddetta “alta finanza” è costantemente monitorata e controllata (NON COMANDATA MA MONITORATA CON LO SPIONAGGIO CONTABILE-ANALITICO-AMMINISTRATIVO) dalle agenzie di spionaggio internazionali, che praticano lo spionaggio industriale su scala mondiale di tutto il mondo economico, per conto dei padroni delle banche centrali; i dirigenti di quelle agenzie, a loro volta, come i vertici delle alleanze militari, i leader politici e i capi religiosi del mondo intero, sono tutti soggetti – anche se la misura della loro soggezione è contaminata talvolta dalla loro pazzia o dal loro spirito creativo – alla profonda influenza delle famiglie che controllano il potere monetario.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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