POSSONO LE BANCHE CREARE DENARO DAL NULLA?

 

POSSONO LE BANCHE CREARE DENARO DAL NULLA?
La recessione indotta degli ultimi decenni solleva la questione sul ruolo e sui vantaggi della presenza delle banche in economia, ma nessun economista la risolve, nessuno dà una risposta soddisfacente su base empirica. Le teorie che prevalgono in letteratura sono tre. Una di queste tre si chiama “financial intermediation theory of banking” e insiste sul preconcetto forzoso secondo il quale le banche sono intermediari del credito, come pure gli altri apparati finanziari lo sono, e questo vuole dire che raccolgono il credito, il risparmio, e lo cedono ad altri, cioè prendono a prestito il denaro dai risparmiatori e lo prestano agli investitori. Una seconda teoria si chiama “fractional reserve theory of banking”, e questa mantiene il preconcetto forzoso che le banche sono degli intermediari del denaro, che lo prestano con delle logiche perverse, sì, come il trucco della riserva frazionaria, che tanto esalta certi finti giornalisti, ma in sostanza prestano denaro che ricevono in prestito, e quindi non ne creano di nuovo. Certo, uno potrebbe sentirsi imbrogliato da questa tesi, perché come si fa a prestare più denaro di quello che si ha ricevuto in prestito, senza inventarne di nuovo? Niente paura, gli economisti hanno sempre qualche frottola pronta alla bisogna, per darsi ragione da soli senza dimostrare nulla, come fanno i preti. Collettivamente, ti dicono, ecco il trucco, il sistema bancario fa si che le banche, non individualmente ma collettivamente, abbiano delle magagne di compensazione che consentono loro, in definitiva, di prestare il denaro che non hanno, perché vantano crediti con altre banche che li hanno…o qualcosa del genere. Il fatto sta che sono intermediarie, come sostiene anche la prima teoria, e che quindi non fabbricano denaro. La terza teoria sostiene che le banche, individualmente, hanno il potere di creare la moneta dal nulla e che lo fanno tutte le volte che espandono il credito (cioè tutte le volte in cui concedono mutui e fidi di vario genere alle imprese e alle famiglie). Questa terza teoria si chiama “credit creation theory of banking”.

CHI FABBRICA IL DENARO DAL NULLA E LO FA CIRCOLARE?
Stabilire quale di queste tre teorie sia quella corretta è, dovrebbe essere, di vitale importanza per tutti i ruffiani che si spacciano per economisti, come pure per tutti gli insegnanti di economia e tutti i ricercatori o appassionati della materia. Sorprendentemente, nonostante la durata della controversia tra chi sostiene cosa, fino ad ora nessuno studio empirico ha testato nessuna di queste teorie, tranne quello di Richard Werner. Per fare una dimostrazione empirica della validità della terza teoria, quella delle banche che si fabbricano il denaro per conto loro, dal nulla e individualmente, Richard fa un ragionamento basico semplicissimo, controlla cioè i conti di una banca di credito cooperativo, per vedere, durante queste funzioni di “intermediazione” del credito, nel momento in cui il mutuo e l’affidamento sono resi disponibili al cliente della banca, quali sono le registrazioni contabili che corrispondono ai movimenti relativi a quel mutuo e a quell’affidamento. In particolare, ciò che si deve chiarire è se la banca, al momento di prestare del denaro ad un suo cliente, ha quel denaro già presente nelle sue registrazioni contabili, sotto forma di credito, di denaro depositato o di altra attività circolante, oppure no. Lo studio dimostra che il grosso dell’offerta di denaro si ha per mezzo della sua fabbricazione dal nulla operata dalle banche in generale, non dalla banca centrale (e certamente non dalla zecca di stato).

DELLA LETTERATURA SULLE BANCHE CHE CREANO DENARO
In Inghilterra e nel Galles, il Bank Charter Act del 1844 proibisce alle banche di emettere qualunque promessa di pagamento su note di banca pagabili a vista al portatore. Da questo momento molte banche smettono di emettere banconote in Inghilterra e nel Galles, lasciando la Bank of England (la Banca d’Inghilterra, che fino al 1946 è ufficialmente un’impresa privata) unica detentrice del monopolio dell’emissione di cartamoneta. Nel frattempo la pratica di emettere banconote continua per le banche negli Stati Uniti d’America, fino al ventesimo secolo. Così si hanno molti autori che fanno riferimento alle banche creatrici di moneta in quanto sono banche che emettono banconote. Però il lavoro che interessa qui è quello che parla di banche che emettono credito e non banconote. Tutti sanno infatti, oggi tutti lo ripetono, che la maggior parte del denaro circolante nel mondo non è costituito da carta né da moneta ma da crediti e/o promesse di pagamento elettroniche. Non ho capito come hanno fatto a calcolarlo ma tutti convergono con il dato secondo cui il 97% della moneta circolante nel pianeta sia costituito da impulsi elettronici e solo il 3% da denaro fisico, in carta o in moneta. Così messa la questione, sia come sia la percentuale corretta, se è vero che il denaro circolante è costituito in maggior parte da crediti digitali, rimane più facile capire come sia la banca che offre servizi al pubblico a creare il denaro che circola e non la banca centrale o la zecca di stato di una nazione. Quindi abbiamo che le banche comuni, quelle che non emettono banconote, creano il denaro circolante, e lo creano dal nulla, sotto forma di credito, quando prestano denaro ai loro correntisti, e lo fanno sotto il coordinamento e il controllo delle banche centrali. Di alcuni degli autori del passato che, direttamente o indirettamente menzionano il fatto che le banche creano il denaro dal nulla (con argomentazioni che possono valere anche per le banche che non emettono banconote), faccio un breve elenco in fondo a questa paginetta.

DELLA LETTERATURA SULLA RISERVA FRAZIONARIA
Non starò qui a citare tutti i nomi degli autori che sostengono la teoria della riserva frazionaria, perché sono io che decido chi citare e chi no e penso bene che andarli a leggere sia una gran perdita di tempo. E però non posso non menzionare il fatto che un buon contributo a questa teoria nebulosa e di dubbia razionalità della riserva frazionaria l’ha data proprio John Maynard Keynes, con il suo “A Treatise on Money”, Macmillan, London (1930). Tra le varie novelle che Keynes appoggia con le sue scritture a contratto, persiste la tesi ossessiva di quella parte della teoria della riserva frazionaria secondo la quale le banche riuniscono i loro depositi e poi ne collocano una parte presso la banca centrale, o, in alternativa, le banche ritirano i fondi depositati presso la banca centrale per prestare poi le somme in più, appena prelevate, alle imprese che non operano nel settore bancario. Narra la fiaba di Keynes che:

“When a bank has a balance at the Bank of England in excess of its usual requirements, it can make an additional loan to the trading and manufacturing world, and this additional loan creates an additional deposit (to the credit of the borrower or to the credit of those to whom he may choose to transfer it) on the other side of the balance sheet of this or some other bank.”

Keynes regge il sacco dei ruffiani delle banche centrali, sostenendo che i nuovi depositi che si creano con i nuovi prestiti (perché prestando denaro ai loro clienti, che poi li versano sui loro conti correnti presso la stessa banca, la banca avrebbe poi una sorta di deposito aggiuntivo da usare sulla base della stessa somma che essa presta al correntista, o quasi) dipendono da, e sono connessi a, i saldi delle loro riserve depositate presso la banca centrale. Questa visione è sospetta per la sua fumosità ma anche perché è mantenuta dai compari che gestiscono le banche centrali. Per esempio, la proposta di Paul Tucker e della BCE d’introdurre i tassi d’interesse negativi sulle riserve che le banche hanno in deposito presso la banca centrale, secondo la loro proposizione, sarebbe un incentivo per stimolare le banche a ritirare i loro fondi depositati presso la banca centrale, ad incrementare il volume dei fondi che erogano a prestito e mettere così in circolazione più denaro (cosa che non fanno da almeno 16 anni in Europa e da più di venti in Giappone).
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DELLA BANCA INTESA COME INTERMEDIARIO FINANZIARIO
Il trucco fondamentale della letteratura ufficiale (che si riverbera sulle scemenze che insegnano a scuola e nelle università) è quello di creare il mito della banca che opera come intermediario finanziario, esattamente come qualunque altro operatore finanziario. Il fatto che le banche fabbricano denaro dal nulla è stato completamente ignorato, a partire dagli anni 1960 in poi. Questa leggerissima svista crea il terreno che induce alla suggestione comune che consente agli economisti e ai finti economisti di parlare di tante altre cose complementari ma non di questa. La banca perde la sua funzione di modello economico, cessa di essere un soggetto protagonista degli eventi economici e macroeconomici. La banca diventa ideologicamente solo un intermediario dei flussi monetari ma non sa niente e non c’entra per niente sul da dove viene il denaro, sul chi lo produce, sul quanto ne produce e sul decidere a chi lo presta, se a una multinazionale oppure ad un produttore locale. Così facendo, la domanda basica fondamentale, da dove viene il denaro e chi rappresenta l’offerta di denaro, cade nel vuoto e non va di moda cercare le risposte ad una domanda che nessuno fa più seriamente. Ecco alcuni degli autori del passato che, direttamente o indirettamente menzionano il fatto che le banche creano il denaro dal nulla (con argomentazioni che possono valere anche per le banche che non emettono banconote):

John Law
Money and Trade Consider’d with a Proposal for Supplying the Nation with Money
Glasgow: R. & A. Foulis (1705)

James Steuart
An inquiry into the principles of political economy (1767)

Adam Smith
An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations (1776)

Henry Thornton
An Enquiry into the Nature and Effects of the Paper Credit of Great Britain (1802)

Thomas Tooke
An Inquiry into the Currency Principle (1838),

Adam Müller ,
Versuch einer neuen Theorie des Geldes, mit besonderer Rücksicht auf Großbritannien (1816).

I sostenitori più recenti della teoria delle banche che non sono banche di emissione ma che creano il denaro dal nulla sotto forma di credito, e quindi i sostenitori della terza teoria, sono:

Knut Wicksell
Geldzins und Güterpreise (1898),

Hartley Withers
The Meaning of Money (1909),

Joseph Alois Schumpeter
Die Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung.
Harvard University Press), Boston (1912)

Hero Moeller
Die Lehr vom Gelde
Quelle und Meyer, Leipzig (1925)

Albert C. Hahn
Volkswirtschaftliche Theorie des Bankkredits
J.C.B. Mohr, Tübingen (1920).

Henry Dunning Macleod
The Theory and Practice of Banking, in 2 volumes
Citations from the (6th ed.), Longman, Greens and Co., London (1855–6) (1905)

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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