ELOGIO DELLA DITTATURA IN CINA E DELLA STUPIDITÀ IN OCCIDENTE

 

ELOGIO DELLA DITTATURA IN CINA E DELLA STUPIDITÀ IN OCCIDENTE
Osserviamo la Cina comunista e le ragioni del suo successo economico, per comprendere l’inevitabilità della presenza dei ruffiani nei sistemi economici fondati sul trucco della democrazia. Lo straordinario successo economico della Cina comunista inizia tra il 1976 e il 1979, dopo la morte del presidente Mao Zedong, quando il suo successore Deng Xiaoping inizia a coltivare “mosche e zanzare” milionarie, con “la politica delle porte (e delle finestre) aperte”.

Gli economisti italiani percepiscono l’urto impetuoso della straripante competizione cinese con un ritardo di circa 35 anni, ma con un leggero anticipo rispetto alle olimpiadi del 2008. Gli economisti italiani si formano sulle fesserie della cartaccia stampata dei rotocalchi specializzati e, quando studiano l’economia del resto del mondo, preferiscono esaminare da vicino quei paesi esteri dove si possono lavorare le fighe bollenti, come la Romania, la Russia o, meglio, il Brasile e la Tailandia, perché è lì che gli investitori italiani andranno ad inseminare e da lì qualcuno prima o poi raccoglierà.

E però il 2008 è l’anno delle olimpiadi e a nessuno sfugge l’inutile evento delle olimpiadi, neppure agli economisti, e neppure agli economisti italiani. Ecco come in Italia tutti si accorgono della presenza esagerata dei prodotti di concorrenza estera manufatti in Cina comunista.

Gli economisti italiani che, dopo il 2008, prendono coscienza dell’esistenza della Cina comunista si dividono in due categorie: quelli che dicono “c’è sempre stata la Cina” e quelli che dicono “dobbiamo essere competitivi”. Entrambe le categorie di economisti sono inutili, perché tutti gli economisti di mestiere sono inutili, per i motivi che ho già circostanziato in un’altra paginetta, e ignorano religiosamente l’unica ragione utile della loro formazione: i fattori macroeconomici che determinano quella realtà. Quindi, per appagare il tuo morboso desiderio di sapere, dovrò farlo io.

A.
DELLE 4 LEGGI MACROECONOMICHE DEL SUCCESSO ECONOMICO CINESE
Il successo economico cinese si basa sostanzialmente su quattro regole macroeconomiche elementari e fondamentali:

1) la mediazione della famiglia Rockefeller e dei suoi associati presso i vertici del partito comunista, tutti dirigenti impiantati dai capitalisti d’occidente, che già controllano la banca centrale cinese, sia durante il periodo del regime del presidente Mao Zedong (1949-1976) che prima del suo insediamento.

2) La riforma agraria (che viene imposta alle classi privilegiate grazie ai poteri dittatoriali di Deng Xiaoping), in seguito alla quale 800 milioni di zappaterra iniziano finalmente a mangiare un po’ di riso.

3) La politica delle porte (e delle finestre) aperte, il benvenuto agli investimenti esteri (il grosso delle esportazioni cinesi è costituito da marchi occidentali che impiantano in Cina comunista le loro produzioni). Il richiamo dei capitali esteri funziona per l’intervento degli associati di Rockefeller ma anche per il trattamento fiscale privilegiato offerto agli investitori esteri.

4) La priorità all’industria leggera rispetto a quella pesante (che consente, senza costo per il governo, di rendere subito degli effetti sul mercato interno, avendo una classe di lavoratori non specializzati che sono in grado di produrre (quasi da subito) beni di consumo, come i prodotti dell’abbigliamento, che molto velocemente possono acquistare essi stessi con i loro salari. Molto più tempo è necessario per cavare qualche beneficio dall’industria automobilistica, perché servono decenni per impiantare, creare la specializzazione e per determinare il potere d’acquisto necessario ad acquistare un’autovettura. La precedenza all’industria pesante la danno gli sventurati contemporanei di Deng in Russia, per andar dietro alle scemenze degli economisti del WTO e del IMF.

B.
DELLA ORIGINALITÀ DI DENG
Deng Xiaoping non è un genio e non opera da solo. La sua (e dei suoi associati) furbizia consiste nel fingere di ascoltare le raccomandazioni degli economisti occidentali e nel copiare gli schemi operativi dei suoi vicini (Corea del nord, Giappone, Taiwan, Hong Kong, Singapore), che sono tutti esempi di grande successo economico, tutti esempi di grande successo economico che precede il grande successo economico della Cina comunista. La Cina crescerà, come crebbero i suoi vicini, e tornerà in stagnazione, come ci tornarono i suoi vicini. Anzi, possiamo dire che il 2008 è proprio l’anno in cui inizia l’inversione di tendenza, grazie alla riforma fiscale che inizia de facto a far pagare le imposte anche alle imprese straniere. Nessuno si accorge di questa grande rivoluzione tributaria, che è pure retroattiva a marzo 2007, perché sono tutti presi dalle scemenze delle olimpiadi, dai conseguenti disordini in Tibet, dal conseguente terremoto dello Sichuan, e da altre distrazioni. Torniamo alla storia.

C.
Delle possibilità materiali offerte al dittatore per far crescere l’economia
Deng Xiaping impone prima le riforme economiche e, dopo molto tempo, acconsente a quelle politiche, così soddisfacendo, con decenni di ritardo, la pressante domanda dei suoi committenti occidentali. La crescita economica è favorita dall’imposizione dittatoriale, perché le classi privilegiate, non avendo voce in capitolo, sono sottomesse alla riforma agraria e alle politiche economiche inflative. Nelle Filippine, nello stesso tempo, avviene proprio il contrario. Prima si fanno le riforme politiche e s’installa il trucco della democrazia, poi, si fanno le riforme economiche. Meglio, si tenta di fare le riforme economiche. Ma tutti i vari latifondisti delle classi privilegiate non permettono mai la riforma agraria ed ecco che, grazie alla loro opposizione “democratica”, a distanza di 45 anni le condizioni economiche delle Filippine sono simili a quelle del dopoguerra, come avviene per altre 12 nazioni scelte dall’ebreo-nazista Heinz Henry Kissinger (a disposizione per approfondimenti).

D.
Del Trucco Hegeliano delle Democrazie.
Questo l’ho già discusso qui: Le Elezioni della Dialettica Hegeliana

E.
Delle Prove Storiche della Stupidità Umana
Per tenere i contribuenti disciplinati e in fila, da casa al lavoro, dal lavoro all’ufficio dell’entrate, a versare il sangue all’erario, e dall’ufficio dell’entrate ad inseguire le bollette, fin dai remotissimi tempi delle cose che si sanno, i preti delle varie religioni del mondo li tengono a bada senza mostrare la frusta, teneramente, come fanno i genitori degenerati con i loro figli ammorbati, raccontando loro le favole degli angeli che volano. Le favole sono tutto ciò che serve per lo sfruttamento secolare (raccontano che certe organizzazioni religiose persistono da millenni) e sistematico delle mandrie di babbei che si spaccano la schiena per mantenere una struttura parassitaria, molto ben organizzata ma totalmente inutile. Machiavelli racconta che Numa Pompilio, dovendo succedere a Romolo, essendo privo della sua ruvidezza ma volendo tenere a bada il ferocissimo popolo romano, introduce in Roma il trucco della religione. Per mezzo delle favole religiose, egli instilla nel popolo romano quel “timore di dio” che serve a far credere ad ogni dissanguato contribuente di essere spiato ovunque egli si trovi. Quest’angoscia indotta artificialmente, induce alla sottomissione, al comportamento probo e allo spionaggio praticato contro i contribuenti meno ubbidienti. Lo stesso termine “propaganda” viene inventato dagli uomini con le gonne, quando vanno in giro per il mondo per esercitare la loro santa opera di proselitismo, un progetto di marketing su scala planetaria chiamato “propaganda fide”. Grazie al sostegno delle favole degli angeli che volano, i preti di tutte le religioni del mondo mantengono i loro costosissimi e inutili apparati burocratici per secoli, senza investire niente di proprio, usando gli eserciti a spese d’altri, facendo costruire, sempre a spese d’altri, grandi banche e cattedrali e operando a tutti i livelli i trucchi della finanza internazionale. I burattini laici copiano tutti i loro trucchi eppure non riescono mai a costruire strutture altrettanto durevoli. Il fatto storico che rimane è il trucco delle favole fabbricate per togliere la roba a chi la ha con l’inganno anziché solo con la forza. Quando uno cede la propria roba senza essere costretto, se non dalla suggestione delle favole, si ha che quello, se non è uno stupido è quantomeno uno sprovveduto e, dato che questa frode multinazionale degli uomini con le gonne dura da secoli ed è estesa sul pianeta intero, dobbiamo necessariamente concludere che la maggioranza dei contribuenti gaudiosamente truffati sono complici, e che se non sono complici loro è certamente complice la loro stupidità. I trucchi dei burattini laici sono gli stessi, anche se restano meno durevoli, e quindi anche quelli sono fondati sulla generale stupidità umana. Sia i burattini laici che gli uomini con le gonne hanno fra le loro priorità fondamentali quella di portare via la roba ai fessi che lavorano e che pagano. Quando usano la forza brutale della legge, si ha l’oppressione fiscale semplice. Quando usano le favole e convincono i fessi a pagare volentieri e a spiare quello che fanno gli altri oppressi, si ha l’oppressione fiscale subliminale. Chi paga perché costretto con la forza è stupido ma meno stupido di chi paga convinto che la sua sottomissione valga qualche opera utile.

F.
Della necessità di raccontare balle
Da ciò che si dimostra al punto E, discende logicamente (logica aristotelica) che, i nuovi burattini laici, se vogliono far carriera in politica, o in economia, o come giornalisti, o in qualunque altro apparato burocratico, devono fare come gli uomini con le gonne e raccontare balle. Se non raccontano balle nono sono amati né dai loro padroni e né dai loro contribuenti. Il padrone vuole sentirsi raccontare frottole e il contribuente vuole sentirsi raccontare le favole. Il giornalista di successo deve raccontare balle, il politico di successo deve raccontare idiozie e l’economista di successo deve dire fregnacce. Dire la verità, quando la si sa, è una pratica che favorisce pochi, perché pochi sono quelli che vogliono essere liberi. E però quei pochi, volendo essere liberi, non vogliono cedere la propria roba ma, essendo in minoranza, dagli altri idioti che sono in molti, sono pure loro oppressi.

G.
Dell’utilità delle persone inutili
Dal corollario del punto F discende un altro corollario: le persone inutili sono utili. Se vivessimo in un mondo di persone ragionevoli, questa proposizione non avrebbe senso. Ma la realtà è completamente ribaltata e non lo sarebbe in assenza di una maggioranza di stupidi. Perciò, essendo così fatto e mantenuto il sistema, in cui gli individui si nutrono di favole e alimentano il parassitismo di chi li opprime in cambio di favole, è ragionevole concludere che certe categorie di parassiti inutili, come i giornalisti e gli economisti, al sistema sono utili, perché riempiono il mondo di favole.

H.
Del successo dei deficienti indolenti
Dai due corollari, F e G, risulta logicamente il corollario finale di questa tesi: per avere successo nel mondo politico fondato sul trucco della democrazia, bisogna essere ignoranti, deficienti e indolenti (bada che il mondo politico comprende anche i giornalisti e gli economisti, perché le loro carriere non sono distinte). Gli uomini con le gonne sono grandissimi dissimulatori e bravissimi simulatori, essi fanno eccezione e possono mentire anche quando non sono ignoranti, deficienti e indolenti. Non vale la stessa regola, non saprei dire oggi perché, per i politici, i giornalisti e gli economisti. Essi mentono altrettanto bene solo quando sono ignoranti, deficienti e indolenti, perché, non sapendo mai di cosa parlano, possono dire balle apparendo in buona fede e senza essere grandissimi attori. Il breve video qui sotto, o qui sopra, dà solo un piccolissimo e brevissimo esempio individuale che però è emblematico. Un idiota assoluto racconta di aver provveduto ad eliminare un articolo di legge, uno dei pochi, che tutela il lavoratore contribuente e, candido, aggiunge questa stupidaggine: – “(non ho incontrato) nessun ragazzo che mi parlava dell’articolo 18 come una conquista da mantenere”. Un deficiente indolente ha più probabilità di avere successo in politica di un lavoratore volenteroso, intelligente e contribuente pagante. Egli non potrebbe parlare di lavoro, non avendo mai lavorato in vita sua, e non potrebbe dire queste sciocchezze con lo stesso candore se fosse intelligente e mentisse sapendo di mentire. Insomma, se non vuoi fare il prete, bisogna prendere questa decisione presto: o lavori, paghi e cedi tutta la tua roba per il resto della vita, oppure intraprendi la carriera politica e inizi a farti pubblicità raccontando balle da subito, come politico, giornalista o economista. Chi lavora non ha tempo di mostrarsi e di raccontare frottole. Chi fa carriera come giornalista, economista o politico, deve spendere tutto il suo tempo per farsi notare e raccontare balle, quindi non ha tempo per lavorare. Se qualcuno si domanda come mai certi deficienti, tanto ignoranti e così indolenti, abbiano successo in politica, o facendo i giornalisti o gli economisti, come possano ottenere tanto con così poca fatica e senza qualità, questa può essere una risposta sensata. Non c’è da fare sforzi o d’avere qualità per ottenere il successo come giornalisti, economisti o politici. Serve solo dire balle e mettersi in mostra. Chi è deficiente, ignorante ed indolente, riesce meglio di altri a stare in ozio, dire balle e mettersi in mostra.

I.
Conclusioni

1) Che sia meglio che ai governi s’installino democraticamente, liberamente e per volontà popolare, tiranni intelligenti, pietosi, generosi, capaci, competenti e onesti, ciascuno lo intende.

2) Se però fosse possibile vedere ciò in termini pratici, milioni d’idioti e di persone inutili (gli uomini con le gonne, quelli che lavorano per le forze armate, per l’industria e i mestieri delle armi, per la Tv, i giornalisti, gli economisti, gli opinionisti, eccetera) si ritroverebbero disoccupati e si avrebbe un nuovo problema sociale da risolvere, anche peggiore del presente.

3) De facto, al presente, chi lavora e paga le imposte è abituato ad essere oppresso e in molti casi non se ne rende nemmeno conto, essendo catechizzato fin da bambino a credere alla favola degli asini che volano. Chi è oppresso e non lo sa, o è abituato ad esserlo, fa meno resistenza oggettiva.

4) Se, al posto di questo gruppo di persone già quasi totalmente oppresse, si sostituisse la massa di quei nuovi oppressi, sarebbe come sostituire le pecore con i lupi. Non è impossibile ma è evidentemente più faticoso e più rischioso, per chi decide e governa nei fatti.

5) Se si avessero le mandrie di parassiti della chiesa, dei giornali, delle Tv e dei mestieri delle armi, che non hanno mai lavorato, che non hanno mai pagato ma che hanno sempre vissuto nell’agiatezza e/o nel lusso, messe al posto delle greggi di lavoratori, che versano il sangue da generazioni e che sono pure convinti che sia giusto farlo, la resistenza avrebbe, o potrebbe avere, almeno ideologicamente, caratteri rivoluzionari.

6) Le politiche attribuite a Deng Xiaoping dimostrano che, per poter avere lo sviluppo economico in Cina comunista, bisogna imporre la riforma economica prima delle riforme politiche.

Le politiche attribuite ai suoi contemporanei colleghi burattini delle Filippine dimostrano che, facendo le riforme politiche prima di quelle economiche, le classi dei privilegiati resistono oggettivamente in maniera più efficace (rispetto a quando la riforma economica viene loro imposta e, solo dopo, segue la riforma politica che dà anche a loro spazio di manovra).

7) La miseria dell’arcipelago filippino rispetto al successo della rivoluzione economica cinese insegna almeno altre due regole generali:

a) sono i padroni dell’ebreo nazista Heinz Henry Kissinger a decidere che, in un dato periodo storico, la Cina cresce e le Filippine (assieme ad altre 12 nazioni) vanno alla malora. Quindi gli ordini vengono sempre dall’estero.

b) È meglio resistere (fingere di accettare ma rimandare) ai “suggerimenti” imposti da IMF, WTO, e banca mondiale. Deng ha rallentato e i suoi colleghi filippini hanno invece accelerato, con i risultati che conosciamo.

L
DELLE IMPLICAZIONI DRAMMATICHE DEL TRUCCO DELLA DEMOCRAZIA
Per mantenere il sistema com’è, è necessario continuare ad usare gli inutili per opprimere gli utili. I parassiti devono continuare a truffare quelli che lavorano, producono e versano il sangue, per i motivi visti di sopra, sì, ma anche perché quelli che lavorano, producono e versano il sangue sono in maggioranza masochisti e cretini. L’ignoranza non è una scusa, perché tutti siamo ignoranti e sappiamo, per esperienza diretta, che l’ignorante, quando non sa le cose, ha comunque l’intuito necessario e sufficiente per astenersi dall’indulgere alle favole, anche se non conosce le risposte alternative a quelle favole. Il problema grave del regno umano è la stupidità. Questa è un’altra ottima ragione per lasciar fare il loro mestiere agli stupidi milionari che vanno in Tv a dire scemenze.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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