Cosa sarebbe il comunismo?

Comunisti e anticomunisti hanno in comune l’incapacità di dare una definizione precisa di cosa sia il comunismo. Questa è una delle innumerevoli, e spaventose, ragioni di preoccupazione intorno alla ragionevolezza umana. Chi è a favore non sa bene a cosa è a favore e chi è contro non sa bene contro cosa sia contro, o perché lo sia, e perché lo sia tanto animosamente. Come le squadre di calcio che si affannano per vincere l’una contro l’altra, in partita, si qualificano per la condivisione dello scopo da parte dei giocatori di ciascuna squadra, quello di vincere contro gli avversari, senza avere nulla di personale contro di essi, così i seguaci delle correnti ideologiche, giornalisti, insegnanti, ciarloni delle TV, che seguono le dottrine degli impianti ideologici come le donne seguono le mode, pressano, da una parte o dall’altra, senza sapere contro chi o che cosa, o a favore di chi o che cosa, essi si stiano impegnando con le parole, i ragionamenti, gli scritti, i bastoni, le pistole, i lunghi coltelli e gli altri mezzi di comunicazione. A complicare ulteriormente i fatti del comunismo, ci sono le sotto-correnti ideologiche, o i sotto-impianti ideologici, rappresentati dai vari leader politici, miti assolutamente artificiali, che sono messi al potere in nazioni lontane e dei cui nomi, giornalisti ignoranti e insegnanti indolenti, si riempiono continuamente la bocca senza aver mai indagato sulle cose che li riguardano. E così interviene che, quando Gary Allen domanda ad un professore di scienze politiche di spiegargli cosa sia il comunismo, quello gli risponde che la domanda è semplicisticamente mal posta. Non vale, appunto, domandare “cosa sia il comunismo”, bensì, cosa sia il comunismo di Mao Zedong, Quello di Ho Chi Minh, Quello di Fidel Castro o del maresciallo Tito. Tutte queste complicazioni sono collocate lì, nelle zone più buie del cervello, solo per mantenere lo stato di confusione con la quale generazioni di schiavi sono deliberatamente coltivate nell’ignoranza e/o nell’indifferenza dei fatti della storia che li riguardano, che li riguardano anche personalmente e direttamente. Gary Allen, in buona compagnia, dà una definizione realistica del “comunismo” e scrive una frase assai simile a questa, le parentesi sono aggiunte mie:

il comunismo è un movimento (organizzato) di cospirazione internazionale per la sovversione del potere a beneficio (e mosso da parte di) uomini in posizioni elevate (grandi capitalisti e banchieri internazionali), disposti a tutto pur di soddisfare il proprio progetto di dominio sul mondo.”    

Cospirazioni politiche e “l’affare” di governo.

La cospirazione comunista non è contenuta nella “dottrina” attribuita ai vari Marx, Engels, Lenin, Trotsky e alla dialettica materialistica fra borghesia e proletariato. Tutta la filosofia politica e pseudo-economica che sta dentro i libretti rossi dei cosiddetti comunisti (i cui principi “collettivisti” sono spesso cavati dalla dottrina cristiana di S. Tommaso d’Aquino, e dal paziente lavoro di studio dei bravi padri gesuiti) appartengono alle meccaniche e alle tecniche del comunismo e non vanno confuse con la cospirazione comunista in sé. Fino a quando continueremo a lasciarci suggestionare dagli impianti ideologici dei vari capi del partito comunista, siano di questa o di quella nazione, continueremo a credere alle loro scemenze restando su quel livello, senza vedere l’altro livello, quello su cui la cospirazione comunista effettivamente poggia. “Il comunismo non è una cospirazione politica”. Possiamo credere qualunque altra cosa vogliamo, che sia tirannica, brutale, maligna, e persino che la sua funzione sia quella di distruggerci e sotterrarci tutti, e la maggioranza degli oppositori comunisti vorranno convenire con questo nostro atteggiamento. Ma non possiamo dire che sia una cospirazione, neppure con gli anticomunisti. Eppure gli annali della storia sono pieni zeppi di cospirazioni praticate da gruppi di minoranza che tendono a prendere il sopravvento sul resto del mondo. I libri di storia sono pieni di racconti sui loro complotti e sui loro perfidi piani. Perché non si possono comprendere i fatti elementari della vita? Le persone ben istruite, quelle che crescono in famiglie “patrizie” senza scrupoli, imparano che se uno vuole acquisire potere, vero potere, la storia insegna che deve entrare nell'”affare della politica”, nel “political business“, nell’affare di governo, nel “government business”, diventare politico e lavorare per i poteri politici o, molto meglio ancora, trovare qualche burattino che lo faccia al posto suo, al suo comando ma senza che si sappia. Qui è dove il vero potere e il vero denaro stanno e in questa meccanica risiede certamente la cospirazione. Riconosciamo le cospirazioni attorno al Giulio Cesare dell’antica Roma ma non ammettiamo quelle dei moderni finti comunisti.

Mentire sempre e pianificare nel lungo periodo

I cospiratori di lungo corso praticano tutti almeno due arti: quella di essere dei grandi bugiardi e quella della pianificazione nel lungo (lunghissimo) periodo. Il comunismo è un piano, concepito per installare tirannidi ed espropriare le classi medie di metà del mondo, e promosso da taluni soggetti assetati di potere; il funzionamento del piano è basato su una delle armi più elementari e perniciose della storia: il depistaggio.

Il trucco di far credere al nemico che la sua resistenza è futile

Mettendo a bollire assieme in un pentolone tutte le palle sparate, dai vari comunisti ingaggiati in giro per il mondo dai più potenti investitori (capitalisti) d’occidente, esse si distilleranno in due scemenze principali (due bugie) che faranno evaporare tutte le altre che sono di complemento:

A) il comunismo è inevitabile;

B) il comunismo è un movimento di masse di oppressi che si ribellano contro gli oppressori.

Ora, se facciamo perentoriamente, ad un cittadino medio di una nazione occidentale “capitalista”, per esempio, queste tre domande:

– “Secondo lei, il comunismo è un fenomeno inevitabile nella nostra nazione”?

Quello ci risponderà:

– “No, no che non è inevitabile, lei sa come è la nostra gente, magari siamo un po’ lenti a reagire, ma non approveremmo mai un regime comunista”.

Se la seconda domanda suona così:

– “Va bene, allora, Lei pensa che il socialismo sia inevitabile nella nostra nazione?”

La risposta, molto probabilmente, può essere simile a questa:

– “Io non sono socialista, mi comprenda, però vedo bene anche io quello che succede attorno a noi e penso che, sì, questo è possibile”.

Terza domanda:

– “Siccome Lei non è socialista ma vede che il sistema sta facendo quello che sta facendo (espropriazioni, estorsione fiscale, crisi economiche artificiali, rarefazione monetaria, eccetera…) perché non fa nulla per impedirlo?”

Terza risposta:

– “E che posso fare io da solo? Sono una persona singola contro un sistema, e poi è inevitabile, lo ha detto lei stesso, non si può combattere contro il sistema, lo stato, o il governo”.

Anche se le prime due risposte sono inventate e anche se altre mille persone risponderebbero con mille altre risposte, tutte differenti da come questa ipotesi immagina, la terza risposta è condivisibile e adatta più o meno a tutti; cioè, possiamo condividere che la terza è la risposta che otterremmo, a prescindere dalle prime due. E lo possiamo condividere pensando a come ci sentiamo noi stessi, intimamente, più che immaginando cosa risponderemmo a un fesso che ci fa la stessa domanda per strada.

La sensazione d’impotenza davanti all’arroganza del potere, della burocrazia, della ruota del sistema, è un’esperienza che abbiamo fatto tutti, prima o poi, nella vita. E qui sta il trucco. Quelli che sono nel castello del potere ingaggiano specialisti, facendogli loro fare tutto ciò che possono, investendo miliardi a palate, e facendo loro dire un sacco di frottole per convincere il singolo individuo che la sua resistenza è inutile e che il suo destino è ineluttabile.

Fanno così quando devono mandare la gente in guerra, fingendo di essere attaccati da nemici invisibili, e in qualunque altra circostanza per convincere a fare questo o quel nuovo sacrificio. Che resistenza vuoi fare, che opposizione vuoi formulare, se sai già che è un’opposizione futile? Il trucco di far credere al tuo nemico che la sua resistenza è inutile è vecchio come il mondo. Se comprendiamo che, per i padroni della torre, il nemici sono i loro stessi sudditi, il resto viene da sé. I nemici esterni sono tutti artificiali, sintetici, inventati. Il vero nemico è il burocrate della torre, quello che ti manda in guerra, che ti affligge con l’estorsione fiscale, che aumenta il prezzo della benzina, del pane, dell’aria e dell’acqua e che ti toglie anche l’onore. Gli scienziati che stanno nella torre sono ragazzi diligenti e lavorano incessantemente per far credere al singolo una serie di palle, non ultima quella dell’inutilità di resistere al suo nemico (interno). Nel 500 prima di Cristo, più o meno, forse meno, Sun Tsu, il Machiavelli dell’impero cinese, ne “l’Arte della Guerra”, scrive:

“La suprema eccellenza nell’arte della guerra sta nella demolizione della volontà di resistere dei tuoi opponenti, anche prima (se possibile) che si percepiscano gli inizi delle ostilità”

Nella strategia militare dei tempi moderni, si dice “guerra psicologica”; nel poker si dice “bluff”, ma il principio è sempre lo stesso: prendere per il culo i tuoi oppositori, presenti o futuri, piegandoli, spaventandoli e sottomettendoli in anticipo, evitando la spesa del conflitto, che potrebbe anche rivelarsi pernicioso per chi pianifica la guerra e la vuole. Ma se è un bluff, se è necessario vincere sul piano psicologico per evitare il conflitto, ciò può essere voluto per evitare la spesa, e pure il rischio, di quel conflitto, e cioè, per evitare il rischio di perderlo. Il duca Valentino – scrive Machiavelli – pur essendo superiore di cavalli e di fanti, e potendo affrontare i suoi nemici in guerra aperta, decide di “volgersi agli inganni” (cioè di trarre in trappola i suoi nemici con false pratiche d’accordi, per poi farli strangolare tutti, uno per uno) proprio perché non vuole cimentare i suoi mercenari, tenendoli in poca stima, o forse solo per evitare il rischio di vederli pigri e licenziosi in battaglia, rischio sempre presente, quando ci si avvale di mercenari ma anche, come oggi, quando ci si avvale di gente d’armi che è a sua volta afflitta e non condivide i privilegi di chi sta al potere neppure in minima parte; il rischio è che parte di queste uniformi si unisca alla causa dei civili che deve sopprimere. Il bluff può essere praticato sia da chi ha poche carte buone in mano che da chi ne ha di migliori, per fare il triplo gioco oppure per non correre rischi inutili. Ciò significa che esiste, almeno in astratto, il timore di sbagliare e il rischio di fallire anche da parte di chi sta nella torre.   

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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