RAPPORTI ECONOMICI IV – Del Sistema Feudale delle Banche Centrali

 

RAPPORTI ECONOMICI IV – Del Sistema Feudale delle Banche Centrali
L’obiettivo esplicito delle famiglie che controllano il sistema delle banche centrali è quello di dominare il mondo, esercitando quello che loro considerano il “potere reale”, cosa diversa dal “potere” formale dei burattini collocati a scaldare le poltrone ai governi, che si alternano, sempre inconcludenti, ciarlando e scodinzolando, sotto le luci della ribalta. Il sistema della banche centrali è architettato proprio per questo scopo: è un meccanismo finanziario, apparentemente complesso, operante su scala mondiale, che serve a tenere in mano (in poche mani) privata le leve dinamiche delle politiche economiche dei governi delle nazioni e il controllo delle loro economie interne.

Il sistema è volutamente e originariamente progettato sul modello feudale e consiste in una rete di banche centrali i cui “amministratori”, tutti esecutori d’ordini, agiscono in coordinazione, e ciascuna banca assorbendo il prodotto del territorio in cui opera, in base ad accordi “riservati” che si formalizzano in conferenze ed incontri, i cui dibattiti possono essere pubblici ma le cui direttive provengono da ambiti relativamente “segreti”. È certamente paradossale ma, lo abbiamo visto con la scoperta dei vantaggi delle politiche restrittive, lo scopo delle famiglie che gestiscono il sistema finanziario non è quello di far incrementare i profitti, i propri profitti, aumentando prosperità economica, livelli produttivi, livelli di consumo, migliorando nel complesso l’intero sistema sociale ed alimentando la crescita delle industrie, delle arti e dei commerci. Il capitalismo può favorire lo sviluppo di alcuni, o di tutti, questi elementi e può anche sacrificarne una parte, o tutti, dipende dai risultati che, di volta in volta, si vogliono ottenere.

Il potere monetario feudale lavora per realizzare – e realizza – un sistema mondiale di controllo finanziario, gestito da alcune famiglie che determinano in tutto o in parte le politiche economiche di ogni singola nazione del pianeta. Il soggetto giuridico feudatario del sistema amministrativo della rete delle banche centrali deve essere ragionevolmente la BIS (Bank for International Settlements), la banca centrale delle banche centrali, che ha sede a Basilea, in Svizzera. BIS è un’impresa privata posseduta dalle banche centrali del mondo, che sono anch’esse, tutte, imprese private operanti a scopo di lucro, fin dal principio delle loro attività.

La curiosa coincidenza che colloca le banche più importanti del mondo in Svizzera può spiegare in parte perché la Svizzera non sia mai toccata dalle prime due guerre mondiali. La neutralità non è una ragione sufficiente ad evitare gli attacchi degli invasori, specie quando sono avidi di tutta quella ricchezza che in Svizzera è tradizionalmente custodita. Ciascuna banca centrale, gestita da personaggi come:

Montagu Norman, della banca d’Inghilterra,

Benjamin Strong, della Federal Reserve Bank,

Charles Rist, della Bank of France, e

Hjalmar Schacht, della Reichsbank,

comandano i governi dei territori presso i quali sono collocate, attraverso il controllo dei prestiti che fanno ai vari ministeri del Tesoro dei loro vassalli e manipolando i cambi delle valute. La cooperazione dei politici, che essi stessi selezionano e poi nominano, o fanno nominare, ai governi e il mantenimento della loro ignoranza sulle meccaniche monetarie illegali, viene molto ben remunerata, attraverso vari incarichi di prestigio nel mondo economico e finanziario, per loro stessi e per i loro affiliati.

I banchieri delle banche centrali mobilizzano enormi risorse per sostenere le loro imprese, l’una con l’altra, attraverso la BIS, dove i pagamenti fra banche centrali avvengono mediante gli aggiustamenti contabili fra i conti che le banche centrali hanno presso la BIS. L’azienda BIS è posseduta dalle 7 banche centrali più importanti del mondo ed è gestita dai loro dirigenti che, assieme, formano il suo consiglio direttivo. Ciascuna di queste banche tiene depositi sostanziosi presso la BIS e periodicamente aggiusta i pagamenti fra le maggiori banche centrali, e cioè fra le maggiori potenze economiche (Stati) del mondo. Gli aggiustamenti avvengono per via di registrazioni contabili, per evitare di spedire oro da una parte all’altra del globo.

Ricordiamoci che la banca d’Inghilterra viene istituita nel 1694 e che la Bank of France si ha nel 1803; la BIS viene fondata nel 1929 e serve a soppiantare il sistema finanziario mondiale precedente al 1914, tutto concentrato in Londra. Il nuovo sistema BIS, anziché girare intorno ad un unico perno, funziona su di un triangolo di 3 centri finanziari:

Londra,

New York e

Parigi.

I tre maggiori centri finanziari sono collegati tradizionalmente alla fitta rete dei loro paradisi fiscali extraterritoriali. Il comandante in capo del sistema mondiale di controllo bancario è, nel suo tempo, Montagu Norman, governatore della Bank of England (1920-44), che viene visto dagli altri banchieri e dai burattini ai governi delle nazioni come una specie di oracolo, in qualsiasi decisione che riguardi l’economia e la finanza. Il potere di Norman e della Banca d’Inghilterra viene ammesso dai più qualificati osservatori, suoi paesani e contemporanei. Nel gennaio del 1924, Reginald McKenna, in veste di presidente della Midland Bank, dice ai suoi azionisti in assemblea:

Ho paura che i cittadini normali non vorrebbero sentirsi dire che le banche possono creare, come fanno, denaro (dal nulla), controllare il debito delle Nazioni, dirigere le politiche di governo di quelle e tenere in mano i destini dei popoli”.

In quello stesso anno, Sir Drummond Fraser, vice presidente dell’Istituto dei banchieri, dichiara pubblicamente:

“Il governatore della Banca d’Inghilterra deve essere l’autocrate che detta le condizioni alle quali

il governo può solo ottenere denaro preso in prestito.”

Il 26 settembre 1921, il Financial Times scrive:

”Una mezza dozzina di uomini al vertice delle prime cinque banche potrebbe sconvolgere l’intero tessuto della finanza pubblica astenendosi da rinnovare i Buoni del Tesoro.”

E non dimentichiamoci della citazione di Vincent Vickers, direttore della Banca d’Inghilterra per 9 anni:


“Dal 1919 la politica monetaria del governo è stata la politica della Banca d’Inghilterra e la

politica della Banca d’Inghilterra è stata la politica del signor Montagu Norman.

Nel novembre del 1927, il Wall Street Journal definisce Norman “il dittatore della valuta d’Europa”. Questo fatto è stato ammesso dallo stesso Norman in tribunale, il 21 marzo 1930, e prima della riunione del Comitato Macmillan, che avviene cinque giorni più tardi. I predecessori di Norman nel governatorato, quasi un centinaio, servono per periodi di due anni; raramente, in tempo di crisi, tre o anche quattro anni. Ma Norman tiene la posizione per 24 anni (1920-1944), durante i quali egli diventa il capo architetto dedito alla liquidazione della formale preminenza mondiale inglese.

 

DELLA FORTEZZA DI NORMAN
Norman è un personaggio strano, il cui atteggiamento mentale, secondo Carroll Quigley (Tragedy & Hope), è caratterizzato ad una nascosta dose d’isteria e persino di paranoia. È contrario alla democrazia e considera i governanti inutili (e che c’entrerebbe questo con la paranoia e l’isteria?). La sua vita è tutta un’instancabile lotta contro le forze che limitano l’accumulazione di denaro. Quando fa ricostruire la banca d’Inghilterra, Norman ordina di fare una fortezza robustissima (e grazie al cavolo, è una banca), preparata a difendersi contro possibili rivolte popolari, con le sacre riserve d’oro nascoste in cripte scavate in profondità, sotto il livello delle acque sotterranee, che possono essere allagate per affogare come topi gli eventuali assalitori, semplicemente premendo un bottone, direttamente dall’ufficio del governatore.

 

DEI VIAGGI DI NORMAN
Anche Norman passa la maggior parte del tempo in viaggio, spesso in incognito, con il nome di Professor Skinner, e percorre migliaia di miglia a bordo delle linee oceaniche più veloci, per quel che ci si può permettere ai suoi tempi. Norman ha colleghi devoti in giro per il mondo; uno di questi è proprio Benjamin Strong, primo governatore della Federal Reserve Bank di New York, che lo nomina segretario della Bankers Trust Company di New York (in successione a Thomas W. Lamont) nel 1904, lo usa come agente di Morgan, nei ripresi arrangiamenti bancari a seguito dello schianto finanziario del 1907, e lo fa vice-presidente della Bankers Trust (ancora in successione a Lamont) nel 1909. Strong diventa governatore della Federal Reserve Bank di New York, come il candidato associato di Morgan, Kuhn, Loeb, e compari, nel 1914. Due anni più tardi, Strong incontra Norman per la prima volta e i due fanno subito un accordo per lavorare in cooperazione e applicare sistematicamente le pratiche finanziarie con le quali ingrassano dacché son piccoli.

 

DEI PADRONI DEI BANCHIERI (J.P. Morgan e Rothschild)
Il segreto di chi opera in segreto è semplicemente quello di mandare avanti gli altri. Norman e Strong sono solo agenti di altri banchieri, molto più ricchi, furbi e poltroni, che però rimangono dietro le quinte e operano senza attirare attenzioni.

Da ciò si cava pure che le teste di legno messe a governare le banche centrali non rappresentano affatto il potere monetario, né qualsivoglia altro potere sostanziale nel mondo finanziario; essi sono semplicemente i tecnici, gli agenti, gli impiegati, i portaborse, i fattorini di qualcun altro che opera dietro i loro nomi.

I veri padroni di questi ruffiani sono banchieri dominanti nelle loro nazioni, che li crescono per metterli a presiedere le banche centrali ma possono destituirli quando vogliono. Per la maggior parte del diciannovesimo secolo, i Rothschild sono la famiglia preminente a gestire questi pupi che governano le banche centrali e, alla fine di quel secolo, sono formalmente rimpiazzati da J.P. Morgan, il cui ufficio centrale è in New York, anche se è sempre operativo come se fosse a Londra (dove di fatto origina come George Peabody & Company nel 1838).

Il vecchio JP Morgan muore nel 1913 e viene sostituito da suo figlio, che porta lo stesso nome e che viene addestrato nella sua filiale di Londra, fino al 1901; dopo il 1924, la maggior parte delle decisioni più importanti in rapporto alla gestione della loro rete di banche vengono prese da Thomas W. Lamont.

Nel 1920, grazie al potere finanziario di Gran Bretagna e Stati Uniti, i banchieri riescono a forzare le maggiori Nazioni del mondo ad andare verso il Gold Standard e ad operarlo attraverso le banche centrali, svincolate dal controllo politico; tutte le questioni relative alla finanza internazionale devono essere regolate da accordi fra le banche centrali, senza interferenze da parte dei governi. Con sistemi simili a quelli odierni, essi si dedicano ad un’intensa produzione di rapporti e conferenze internazionali, fra il 1918 e il 1933.

Tanto per avere l’idea di come la modernità ricalchi gli schemi già usati per lungo tempo in precedenza, ne ricordo alcuni:

il comitato Cunliffe di Gran Bretagna, (agosto 1918),

la conferenza degli esperti di Bruxelles (settembre 1920),

la conferenza del consiglio supremo di Genova (gennaio 1922),

la prima conferenza economica mondiale (a Ginevra, maggio 1927),

il rapporto del comitato Macmillan sull’industria e sulla finanza (del 1931) e

le varie dichiarazioni rilasciate dalla conferenza mondiale per l’economia (a Londra nel 1933).

 

DEL PAREGGIO DI BILANCIO E DELLA FINTA RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA Tutto questo lavoro d’incontri, di conferenze e di chiacchiere tediose, oltre che improduttive, è, in verità, il propulsore dinamico tipico della propaganda. L’impianto ideologico che si vuole veicolare in questo periodo riguarda la promozione

a) del gold standard libero e internazionale;

b) della “bontà” dei pareggi di bilancio;

c) del ripristino dei tassi di cambio e delle riserve ai livelli del 1914;

d) della riduzione della spesa pubblica;

e) del contenimento degli oneri fiscali (per il risparmio del grande capitale e della finanza) e

f) dell’esclusione delle interferenze governative nelle attività economiche, siano esse interne o internazionali. (Suona familiare?)

Nessuno di questi studi fa il minimo accenno ai fondamentali cambiamenti in economia, negli scambi commerciali, e nella vita politica in seguito all’immane tragedia del 1914. Nessuno dei ciarloni presenti a quei lavori dà alcuna indicazione sul come un sistema finanziario debba essere adattato a tali cambiamenti. L’unica implicazione assennata che comportano quei tragici cambiamenti è che, se gli uomini vogliono uscire dal drammatico sistema presente, quello che segue il 1914, devono ritornare al sistema che precede il 1914, ma lo scopo delle conferenze non è quello di enunciare considerazioni assennate.

 

DEL SISTEMA DELL’INTERMEDIAZIONE DEI TITOLI AZIONARI
Gli speculatori della finanza che hanno alle spalle le banche centrali non investono capitali per aumentare la produzione di beni e servizi, ma per far fluttuare l’emissione di titoli sulla base di quella produzione di beni e servizi (e frequentemente molto in eccesso, rispetto ai beni e servizi prodotti). Per esempio, costruiscono ferrovie per vendere le azioni delle compagnie ferroviarie, non per trasportare più merce con i treni; costruiscono enormi acciaierie, per vendere titoli azionari di quelle acciaierie, non per produrre più acciaio, e via così. La produzione comunque si ha, certo, non può essere né fermata e nemmeno più di tanto rallentata, ma abbiamo visto come sia facile risolvere il problema della produzione con l’economia di guerra, sia in tempo di “pace” che in tempo di guerra. Incidentalmente, la costruzione di reti ferroviarie fa aumentare il trasporto di merci e le nuove acciaierie aumentano la produzione complessiva dell’acciaio, così come aumenta la produzione di tanti altri beni e servizi. Tuttavia, in una fase intermedia di capitalismo finanziario, il sistema dell’intermediazione di titoli azionari e di speculazione finanziaria si evolve ad un livello più sofisticato, che non richiede alcun investimento produttivo come base. Le corporazioni possono essere costruite sopra altre corporazioni, producendo compensi esagerati per alcuni investitori, senza che essi aumentino la produzione di alcunché. Gli speculatori possono “fare soldi” a palate, emettendo i titoli di queste corporazioni, e poi guadagnare anche sulle loro bancarotte, attraverso i compensi e le commissioni di ristrutturazione.

Un ciclo fruttifero di fluttuazioni, bancarotte, altre fluttuazioni e successive bancarotte, viene praticato sempre più frequentemente e, maggiore è la fluttuazione, maggiori sono i profitti, tanto più imminente è la bancarotta. Più è frequente la bancarotta, maggiori sono i compensi per la riorganizzazione e più vicina è l’opportunità di un’altra fluttuazione eccessiva con i suoi conseguenti profitti.

Prima della morte dello storico Carroll Quigley, i massimi livelli di queste pratiche raggiungono il parossismo negli Stati Uniti d’America, non in Europa, salvo qualche eccezione. La centralizzazione del potere economico, che si ha con il capitalismo finanziario, consente il suo controllo ad esclusivo e diretto beneficio degli speculatori finanziari e a danno diretto ed indiretto di tutti gli altri agenti economici. L’uso di queste tecniche aggressive in finanza è possibile perché talune persone, in posizione particolarmente privilegiata, usano metodi che consentono le tecniche fraudolente del capitalismo monopolista.

Il controllo finanziario può essere praticato in modo imperfetto, attraverso il controllo del credito e l’interconnessione degli uffici di direzione. Per rafforzare questo controllo, è necessaria una certa misura d’azionariato, bisogna possedere una parte dei titoli rappresentativi della proprietà.

 

DEL PROGRESSO  TECNOLOGICO CHE LIMITA IL POTERE DELLE BANCHE
Possedere azioni è pericoloso per le banche, perché i fondi delle banche consistono più in depositi (obbligazioni nel breve termine) che in capitale (o in obbligazioni a lungo termine). Le banche che vogliono controllare l’economia devono investire le loro obbligazioni a breve termine in pacchetti azionari (holding) a lungo termine; questa manovra può essere prudente se quei pacchetti azionari a lungo termine sono di facile e rapida liquidazione, e a prezzi abbastanza elevati, per pagare le obbligazioni a breve termine nel momento in cui queste si presentano. Ma in un sistema economico e finanziario deflativo, queste holding si congelano. Il sistema rimane deflazionato perché è basato sul Gold Standard e perché il potere della produzione e la moderna tecnologia danno un forte impulso alla crescita della ricchezza e del benessere.

Questo significa che, nel lungo periodo, il controllo delle banche sull’economia è condannato a scemare dal progresso e dall’avanzamento tecnologico. I banchieri, ossessionati dal bisogno di dominare il sistema economico, per superare questo dilemma, agiscono su due fronti:

A. separando il controllo dell’impresa dalla proprietà dei titoli in ambito finanziario;

B. sul lato industriale, invece, accrescendo il potere di monopolio in modo da poter:

B.1. far contrarre la produzione,

B.2. tenere i prezzi alti,

B.3. rendere i pacchetti azionari facilmente liquidabili (vedi la pagina sulle politiche restrittive).

.

DEI TANTI AZIONISTI E DEI POCHI AMMINISTRATORI
Per gestire il controllo finanziario senza fare grandi immobilizzazioni in titoli a lungo termine, i bravi banchieri sfruttano la situazione storica usando qualche trucco amministrativo; durante i primi processi della moderna industrializzazione, la domanda di capitali è forte ed in crescita; gli investitori si associano, essendo i progetti delle grandi ferrovie e delle grandi acciaierie molto costosi; l’organizzazione gestionale della “grande corporazione”, della “società anonima”, pare la più appropriata; questo tipo di aggregazione di capitali mette assieme un vasto numero d’individui in società che creano l’impresa e poi la fanno controllare da un ristretto numero di soggetti: gli amministratori delegati.

Ecco che gli amministratori controllano la società senza necessariamente possedere la maggioranza delle azioni; i finanzieri fanno tutto il possibile per costituire società con il più ampio numero di soci azionisti e il più ristretto numero di amministratori che sia possibile.

Per procacciare un gran numero di azionisti, i trucchi usati comprendono:

– lo stock splitting (suddivisione di titoli azionari frazionandoli in altre azioni d’importo inferiore; si ottiene un aumento di titoli, e il calo del prezzo medio per azione, senza variare il capitale),

– l’emissione di titoli a basso valore nominale,

– la forte pressione sugli (e l’incentivazione degli) intermediari, degli allibratori, dei venditori di titoli e scommesse finanziarie.

Per restringere il numero degli amministratori, le tecniche comprendono:

– l’emissione di azioni a voto plurimo (plural-voting stock),

– l’emissione di grandi quantità di azioni prive di diritto di voto (nonvoting stock),

– l’agganciamento di molte holding incastrate a piramide

– la nomina degli amministratori via cooptazione. I

l risultato è la crescente e smisurata quantità di ricchezza che si concentra nelle mani di un numero via via minore di amministratori, che investono assai poco, o niente, in termini di capitale; nel frattempo, i finanzieri istituiscono monopoli e cartelli finanziari. In un certo senso tecnico, i manipolatori della finanza, gli amministratori, i controllori dei patrimoni delle più grandi imprese costituite in società, sono sganciati dai reali proprietari di quei patrimoni di quelle imprese. E però, nello stesso tempo, la concentrazione del capitale nelle mani di pochi, quando quei pochi non sono banchieri o ruffiani dei banchieri, libera lo stesso capitale dalle ganasce delle banche.

 

DEI TITOLI DI CREDITO E DELLE QUOTE DI CAPITALE
Deve esserci un rapporto tra quanto indicato qui di sopra e la forma giuridica delle società anonime, ricalcata fedelmente nei codici e nelle consuetudini dal diritto commerciale di tutto il mondo. Se vuoi inventare un sistema in cui separi legalmente la proprietà delle grandi corporazioni internazionali dai loro stessi proprietari (quando ci riesci, perché mica sono tutti fessi) il sistema delle società anonime appare certamente disegnato su misura. Grazie ai contratti delle società anonime, le società di capitale in cui il capitale sia rappresentato da titolo azionari, hai esattamente quello che Quigley ricorda essere il piano diabolico dei grandi capitalisti che iniziano la moderna industrializzazione con le ferrovie e le acciaierie: concentrare la ricchezza nelle mani di pochi amministratori e disperdere la proprietà in una compagine azionaria molto distribuita, frammentata e in sostanza priva del potere di voto.

Nelle società anonime, il capitale è costituito da azioni. Le azioni però non sono titoli rappresentativi di quote di proprietà, esse sono titoli di credito (perché così decide la lex mercatoria). I titoli di credito possono essere titoli di credito da obbligazione, come la cambiale, oppure i titoli di credito rappresentativi, come la fede di deposito e la polizza di carico.

Mentre nel credito da obbligazione, come capita con la cambiale, la proprietà passa dalla parte del creditore alla parte del debitore, nei titoli rappresentativi, come la fede di deposito e la polizza di carico, la proprietà rimane dalla parte del creditore.

Il titolo azionario è concepito in partenza come una specie di cambiale, non come un titolo rappresentativo. La conseguenza prima è che l’azionista è spogliato della proprietà del capitale che egli stesso conferisce. All’atto del conferimento del capitale, l’azionista si spoglia della proprietà del capitale che conferisce e questa proprietà passa dal socio al fantasma giuridico, che è la concezione mitica della società, un’entità astratta che ha la cosiddetta “personalità giuridica”. In cambio di questo conferimento, l’azionista si vede rifilare un titolo di credito, il titolo azionario, che è una specie di cambiale, per cui il fantasma giuridico della società s’indebita nei confronti dell’azionista per l’importo di quella cambiale che è poi l’importo del capitale conferito. Questo è il motivo per cui il capitale sociale è riportato al passivo del bilancio. La seconda fase della fregatura per l’azionista si ha con il tempo, perché il suo diritto di credito ha valore fluttuante. L’azionista può versare oggi 1000 e vedere il prossimo anno il suo credito valere 100.

Il trucco tecnico legale determina da subito la condizione dell’azionista.

a) L’azionista, non è più proprietario del capitale che ha conferito.

b) Ergo, l’azionista non può avvalersi di quelle azioni offerte dal diritto a tutela della proprietà.

c) Infatti, mentre il diritto di proprietà è un diritto reale, il diritto di credito è un diritto personale.

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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