Della Finanza e dello Spionaggio

I ruffiani delle banche centrali del mondo.jpg

 

Spionaggio classico e finanza
La rete mondiale delle informazioni finanziarie

Dello spionaggio classico
Lo spionaggio classico è un’attività clandestina con la quale si cerca di conoscere segretamente, cioè senza dirglielo, cosa fanno i nemici. I nemici delle élite al potere sono le imprese produttive, i lavoratori che producono, le famiglie, sia che appartengano a alle classi medie che a quelle concorrenti; i nemici più odiati in assoluto, quelli da sterminare e da opprimere fino alla fine, sono le popolazioni contadine degli stati vituperati e sottosviluppati del terzo mondo. lo spionaggio classico è uno dei mezzi usati per controllare i flussi finanziari delle imprese, delle famiglie e degli individui. Abbiamo visto, con alcuni esempi concreti, come le élite al potere (le famiglie che controllano il monopolio del credito, delle politiche monetarie, delle risorse energetiche, della guerra, dell’istruzione e dell’informazione) dominano il mondo attraverso l’usura, la guerra, gli espropri forzosi delle dittature comuniste e le recessioni economiche. Con alcuni altri esempi concreti, abbiamo ragionato assieme attorno allo spionaggio asservito al marketing in generale e ci siamo tediati un po’ sullo “spionaggio digitale“. Ma non si può parlare di spionaggio senza fare l’esempio dell’agenzia di spionaggio internazionale più popolare, la CIA, l’istituto d’analisti finanziaria che lavora per le grandi holding private, che partecipa attivamente al traffico internazionale di droga e all’organizzazione sistematica sia dell’insurrezione che della contro-insurrezione, sia del terrorismo che dell’antiterrorismo, sia dello spionaggio che del controspionaggio. La CIA coordina molti degli uffici preposti alle operazioni speciali segrete istituiti presso gli Stati “alleati” di tutto il mondo. Il ragionamento suona paranoico, ma si sposa bene con la logica. Le forze militari anglo-americane invadono l’Europa e l’estremo oriente concludendo la seconda guerra mondiale; essi installano basi militari e una quantità smodata di testate nucleari, che, ritirandosi ufficialmente dai territori occupati, lasciano sul territorio europeo (in Italia – vedi Aviano e Ghedi – in Belgio, in Germania, in Turchia e in Olanda). Solo in Italia, le strutture militari che fanno capo ufficialmente agli Stati Uniti sono 113; perché è così difficile credere che, oltre alle basi militari, chi ha deciso d’invadere l’Europa non abbia anche installato dei servizi per l’influenza politica e ideologica? In Afghanistan, in epoca contemporanea, le elezioni democratiche vengono imposte dalle forze armate d’occupazione e il presidente burattino che viene installato è un ex consulente della UNOCAL, tale Hamid Karazai; anche l’inviato per gli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, è un altro consulente UNICOL (una delle imprese più direttamente coinvolta nei piani d’espansione militare statunitense, dagli anni ’90 in poi, nei Balcani, nel Caucaso attorno al mar Caspio). Un meccanismo simile a quello dell’installazione di Karazai avviene con le elezioni in Europa. Parlamentari e capi di governo sono tutti soggetti ad influenze che ne determinano il successo o l’insuccesso, l’indirizzamento politico e l’impianto ideologico. L’abbiamo già visto in precedenza, “chi paga decide la musica” e chi paga è in grado d’influenzare gli eserciti d’occupazione, tanto è vero che li finanzia e paga gli stipendi dei militari. Le forze armate europee sono sempre coordinate dai vertici militari statunitensi e questo vale naturalmente anche per gli elementi che lavorano per la NATO. Anche i servizi segreti italiani, e quelli europei, militari e non, sono coordinati dalle forze d’occupazione del dopoguerra, che lo si voglia accettare oppure no. La cosa amara, e ridicola assieme, è che i coordinatori coordinano sia le attività dei loro alleati che quelle dei loro nemici; la fabbricazione di nemici di ogni tipo serve a tenere i popoli divisi, in tensione, oppressi ed espropriati della ricchezza che producono. La CIA non è l’unico ente che fabbrica nemici cattivi, che sovverte governi legittimi, che innesca le guerre e inscena le negoziazioni di pace; però ne è un esempio emblematico. Oltre a tutto ciò, la CIA organizza la produzione industriale delle droghe illegali più pesanti e ne coordina il trasporto, e l’importazione, negli Stati Uniti. Generalmente, la produzione di quelle sostanze si ha sempre in zona di guerra, perché lì i giornalisti non sono ammessi nelle calde zone di guerra e perché chi si occupa della logistica per l’importazione delle droghe sono uomini, aeromobili e altri mezzi militari delle forze armate statunitensi.

 

La CIA è Wall Street
Se andiamo a conoscere i principali dirigenti nella storia della CIA, e la loro competente relazione con il motore finanziario internazionale, vediamo subito che sono soggetti molto diversi rispetto a come vengono rappresentati nelle vicende puerili rappresentate dai romanzetti di Ian Fleming.

1) Clark Clifford è quello che scrive il “The National Security Act” , con il quale viene formalmente istituita la CIA, nel 1947. Dirigente del Partito democratico, segretario alla difesa, consigliere del presidente Harry Truman. Che mestiere fa Clark Clifford nella vita privata? È avvocato e banchiere a Wall Street.

2) John Foster e Allen Dulles sono i due che hanno disegnato l’architettura della CIA per Clifford. Attivi entrambi in operazioni di spionaggio durante la seconda guerra mondiale. Allen Dulles è a capo della organizzazione spionistica OSS (Office of Strategic Services) in Svizzera, dove s’incontra frequentemente con i leader nazisti e cura gli investimenti americani in Germania; ha un contratto di dirigenza con Standard Oil (Rockefeller). John Foster diventa segretario di stato sotto Eisenhower e Allen dirige la CIA sotto Ike, fino a che non viene licenziato da J.F. Kennedy, dopo l’aborto dell’invasione di Cuba del 1961. Quale è la professione di Foster e Dulles nella vita privata? Entrambi sono affiliati nel più potente – e lo è anche ai giorni nostri – studio legale di Wall Street: Sullivan & Cromwell. Enron è solo uno dei clienti di Sullivan & Cromwell, ed impiega una dozzina di ex agenti CIA prima di andare in bancarotta. Altri clienti dello studio legale sono:

AIG,
Global Crossing,
ImClone,
Martha Stewart e
l’Harvard Endowment.

3) Bill Casey, direttore CIA ai tempi di R. Reagan, ex OSS, capo attaccabrighe sotto copertura durante gli anni Iran-Contra, è, nell’amministrazione Nixon, presidente della SEC, la “Securities and Exchange Commission

4) Stanley Sporkin, serve come consigliere generale della CIA sotto Casey. Ma nei 20 anni che precedono quell’incarico, serve la “Securities and Exchange Commission“. Dopo essersi ritirato dalla sua posizione di consigliere generale della CIA nel 1986, Sporkin viene nominato giudice distrettuale in Washington, DC, e presiede ad alcune fra le vertenze più bollenti (inclusa quella di Microsoft) della nazione americana. Dimessosi da quella carica nel 2000, riprende a lavorare a Wall Street per uno studio legale che appartiene a Weill, Gotschall e Manges, con la specializzazione, da lui stesso inventata, in “Wall Street Management and Capital“. Il caso vuole che Weill, Gotschall e Manges sono proprio gli attuali curatori fallimentari per la bancarotta di Enron.

5) David Doherty, sostituisce Sporkin come consigliere generale della CIA nel 1987, è, almeno fino al 2004, l’attuale vice presidente del NYSE, il “New York Stock Exchange”.

6) A. B. “Buzzy” Krongard, (nel consiglio di amministrazione di In-Q-Tel, l’associazione che ha inventato i trucchi di Google, Microsoft e Facebook) prima di unirsi alla CIA, nel 1998, è presidente di una banca d’investimento, la Alex Brown.

7) John Deutch, si ritira dalla direzione della CIA nel dicembre del 1996. Gli viene immediatamente offerta la poltrona nel consiglio di amministrazione di Citigroup, il secondo gruppo bancario a livello nazionale negli USA, costantemente infognato negli scandali sul riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico (fra i quali l’acquisto della banca messicana Banamex, nel 2001.

8) Maurice “Hank” Greenberg, presidente di AIG (American International Group), assicuratore e manager del terzo serbatoio mondiale di capitali per investimenti, viene ventilato come possibile direttore CIA da Bill Clinton nel 1995. Ma la lunga storia di Greenberg, di AIG, il traffico di droga della CIA, e gli altri scandali, tendono a rallentare la sua procedura di nomina e tutto il battibecco viene poi interrotto dalle demolizioni controllate delle tre torri gemelle di New York, quell’11 settembre 2001.

 

Il sistema finanziario internazionale
Per farci un’idea basica su come funziona la finanza internazionale, dobbiamo iniziare proprio da uno dei suoi centri primari: Wall Street, che si trova a New York, negli Stati Uniti d’America. Le compagnie petrolifere, le banche, le fabbriche automobilistiche, l’industria informatica, l’industria militare, eccetera, negoziano i loro titoli azionari e obbligazionari a Wall Street: al NYSE (New York Stock Exchange), al NASDAQ, o all’American Stock Exchange. Le azioni (Shares of stock) sono titoli che rappresentano quote di capitale (frazioni) di proprietà delle aziende e ne formalizzano il patrimonio netto. Le obbligazioni (bonds) sono espressioni del finanziamento dell’azienda e rappresentano il suo debito. Le imprese aumentano il capitale per costruire raffinerie o per scavare pozzi petroliferi, e lo fanno sia reinvestendo i loro profitti che vendendo azioni e/o emettendo obbligazioni. Le fonti ortodosse di autofinanziamento dell’impresa sono quindi fondamentalmente tre: il reinvestimento degli utili, la vendita di titoli azionari e l’emissione di titoli obbligazionari. Ci sono poi altre strade per alzare fondi di cui non si parla apertamente. Per esempio, più alto è il prezzo delle azioni di una compagnia, maggiore è la sua disponibilità di capitali per l’acquisto di materie prime, per la costruzione di impianti, di raffinerie, per la distribuzione dei dividendi agli azionisti – o per la spartizione a porte chiuse fra i dirigenti – e, in alcuni casi, anche per distribuire premi agli impiegati.

 

CBOE
Un altro componente chiave negli scambi sui mercati finanziari internazionali è il Chicago Board Option Exhange (CBOE). È lì che si smerciano i “futures derivatives” (futures su prodotti derivati) come per esempio i famigerati “put and call“. I derivati sono strumenti cosiddetti “finanziari” che non hanno nessun valore diretto in e di per sé stessi; essi fanno “derivare” il proprio valore da altre cose o altri fatti che hanno valore. I Puts and calls sono sostanzialmente scommesse sul prezzo di altri titoli; si scommette che il prezzo salga o che scenda ad una certa data futura. I membri del NYSE e del CBOE sono regolarmente in contatto fra loro e si controllano reciprocamente le negoziazioni. Lo stesso accade fra l’American Stock Exchange e il NASDAQ, che è di più recente costituzione ed è un ente privato di negoziazione valori.

 

Il Vantaggio competitivo
Per come funziona il mondo economico occidentale, semplici vantaggi competitivi possono determinare grandi differenze. Negli affari, il vantaggio può essere cercato ed ottenuto in varie forme. La prima è la gestione delle informazioni (quella che chiamano “intelligence”); si cerca di raccogliere informazioni per rispondere a domande, più o meno come queste: “cosa vuole il mercato? Cosa fa la concorrenza? C’è qualcuno in grado di offrire un prezzo più alto del nostro per comprare l’impresa di Tizio? Qualcuno ha un prodotto più efficiente o un processo più evoluto? Quanto è prossima la concorrenza a mettere i suoi prodotti sul mercato? Possiamo permetterci d’investire 250 milioni di dollari in una raffineria se Caio Oil e Sempronio Neft stanno per acquisire i diritti sui giacimenti che stiamo puntando noi? Chi andrà a costruire la conduttura per la raffineria? Quanto la faranno pagare per renderla profittevole? C’è qualche debolezza della concorrenza che possiamo sfruttare?” La seconda è il denaro. Secondo Catherine Austin Fitts (ex managing director del Wall Street investment bank Dillon Read), “coloro i quali ottengono il minor costo del denaro, vincono”.

 

La valutazione del credito per il minor costo del denaro
Quando l’impresa ottiene un finanziamento per un’operazione, è la valutazione del suo credito, e l’ammontare dell’anticipo versato, che determinano quanto sarà la rata mensile da pagare alla banca. Quando ExxonMobil vuole finanziare una nuova raffineria e lo vuole fare con denaro preso a prestito, succede esattamente questo, e lo chiamano “laveraged buyout“, o LBO. Se le garanzie dell’impresa sono giudicate buone, il tasso d’interesse da pagare alle banche sarà più basso, e viceversa, se l’operazione presenta più rischi e le garanzie sono giudicate meno buone, il tasso d’interesse sarà maggiorato. Su questa premessa, diciamo che Chevron Texaco (con Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, seduta nel suo consiglio di amministrazione) vuole finanziare un condotto petrolifero per le sue raffinerie. Il costo del condotto è stimato in 2 miliardi di dollari. L’anticipo si decide che sia di 300 milioni, che appartengono al patrimonio di Chevron. Poi si forma un consorzio con altre compagnie petrolifere per dividere le spese. E però non si riesce a raccogliere tutta la somma che serve. L’affare del petrolio è qualcosa di rischioso. Le compagnie petrolifere spesso si tengono a prudente distanza finanziaria dai fatti del petrolio, per proteggersi nel caso in cui un giacimento particolare al quale sono interessate si riveli poco produttivo. (C’è un aneddoto che illustra il concetto. il primo pozzo in terraferma del Kazakhstan, in Kashagan, appartenente ad un consorzio comprendente Agip, British Gas, ExxonMobil, Shell, Total, BP, Phillips e altri, è costato 300 milioni di dollari al tempo in cui la sua realizzazione è stata compiuta. Se quel pozzo si fosse rivelato secco, ci si sarebbe trovati in una situazione in cui non c’erano entrate in corrispondenza del costante e intenso costo del capitale. Le compagnie petrolifere pianificano per queste contingenze molto in anticipo. Sono in affari da almeno un centinaio d’anni e hanno avuto un sacco di tempo per fare studi contabili di convenienza). Il consorzio realizza che serve un miliardo di dollari da prendere in prestito per finanziare il condotto e decide di ammortizzare il pagamento in 20 anni, che coincidono con l’aspettativa di vita di quell’impianto. Ora si tratta di trovare il prestito alle migliori condizioni. Le maggiori banche a livello mondiale, la HSBC, la Deutsche Bank o la JP Morgan Chase potrebbero offrire il finanziamento ad un tasso d’interesse, diciamo, del 9%. Per ripagare il miliardo in 20 anni, al 9% d’interesse, il pagamento mensile alla banca è di una certa cifra che, se fosse soggetta ad un tasso del 6%, scenderebbe di qualche centinaio di migliaia di dollari al mese. Cioè, l’impresa avrebbe qualche centinaio di migliaia di dollari di profitto extra ogni mese, semplicemente rosicchiando il tasso d’interesse sul debito. Questo ha un impatto diretto sull’utile netto, che è definito dalla differenza fra i ricavi lordi e i costi di gestione. E qui è il dove, dove il costo del capitale – il costo del denaro – diventa un fattore interessante nella gestione dell’impresa.

 

Capitalizzazione di mercato e utile netto. “The pop” (P/E ratio)
Un rapporto Prezzo/Utili (“the pop”, o P/E = Price-to-earning ratio) per ciascuna azione è calcolato in base a due fattori elementari: la capitalizzazione di mercato di una società e il suo utile netto. La capitalizzazione di mercato (“market capitalization”) è semplicemente il numero totale di azioni in circolazione moltiplicato per il loro prezzo di mercato in un dato momento. (Per esempio, un’azienda quotata in borsa il cui capitale è rappresentato da 1000 azioni, ciascuna venduta a 100 dollari, in base al prezzo attribuito dal mercato in quel dato momento, il valore di capitalizzazione dell’impresa sarebbe di 100 mila dollari). L’utile netto, come abbiamo visto, è semplicemente la differenza fra i ricavi lordi e i costi di gestione. Così, se hai un’impresa che porta guadagni per 100 mila e i tuoi costi per la produzione, la promozione, la vendita e le spese generali ammontano a 80 mila, i tuoi profitti netti (utile al lordo delle imposte) saranno di 20 mila.

 

Quali numeri posso truccare?
La cosa importante da notare è che il valore della capitalizzazione di mercato non è un dato sul quale si possa mentire. È lì, esposto, per chiunque lo voglia verificare. Gli utili netti, altresì, sono cosa totalmente diversa. E questo ci è stato bene insegnato dalla bancarotta di Enron, WorldCom e di altre aziende giganti. Ora, se hai un’impresa con un valore di capitalizzazione di mercato di 300 milioni di dollari, e utili netti per 10 milioni, il tuo rapporto Prezzo/Utili (P/E) sarebbe di 30/1. Molti analisti finanziari, generalmente sobri, hanno già stabilito in passato che un sano rapporto P/E è di circa 15/1. Ecco perché, chi beve meno, spesso scuote la testa scettico quando guarda a compagnie come Enron, con un P/E di 60 prima di andare in malora, o come Cisco System, che nel 2004 ha un P/E di 90. Se la relazione fosse solo algebrica, sarebbe semplice creare 30 dollari di valore azionario: 30/1 = 60/2. Ma non succede così nella vita reale. L’analisi viene fatta costantemente sui profitti dichiarati da un’impresa. Quando si nota che i profitti di un’impresa salgono rapidamente, l’analista dovrebbe raccomandare l’acquisto delle sue azioni. Appena aumenta la domanda di quelle azioni, cioè appena queste iniziano ad essere acquistate, il loro prezzo sul mercato azionario dovrebbe crescere pressappoco fino al punto dello stimato P/E per quell’impresa. Aumentare o diminuire gli utili netti di un’impresa ha un impatto moltiplicatore sul valore di mercato delle azioni di quell’impresa. Tornando al nostro esempio sul rastrellamento dei fondi per finanziare il condotto petrolifero, se la differenza delle percentuali d’interesse fra un credito più affidabile di un altro è, per esempio, di duecentomila dollari di utile netto mensile in meno, questo significa che, con un rapporto P/E di 60, in un anno si avrebbero $144 milioni ($200,000 x 12 mesi x 60) di diminuzione del valore azionario complessivo. Però, con un P/E di 30, essa sarebbe di $72 milioni. Questa è la ragione principale per la quale Wall Street controlla così da vicino ciò che fanno i dirigenti della Federal Reserve con i tassi d’interesse. Uno degli strumenti più efficaci per mantenere i profitti derivanti dalle negoziazioni dei titoli azionari è quello di trovare il capitale ai tassi d’interesse più bassi. Ciò accade anche nelle gare d’appalto, in cui le aziende decidono le loro offerte in base a quanto si possono permettere di ripagare agli enti finanziatori con le loro rate mensili “a strozzo“. E allora, “chi ha il costo del capitale più basso vince“. E l’ipotesi più desiderabile è quella in cui si ottiene il capitale a costo zero, cioè, senza pagarci su nessun interesse, o, meglio, senza bisogno di restituirlo. Trovare capitali a buon mercato è il trucco, come trovare il petrolio a buon mercato, sapere dove sono i denari e come funziona la circolazione della moneta. Ma il capitale grosso non sempre annuncia e divulga a tutti le sue coordinate e la sua posizione. Ecco perché non tutti sanno dove andare a prendere il capitale a basso costo, o a costo zero; quelli che lo sanno, sono specializzati nel gestirne a porte chiuse la raccolta.

 

Agenzie per la regolamentazione finanziaria
È un fenomeno nuovo quello delle banche non americane, come le banche svizzere, che sono messe sotto torchio da parte di agenzie americane “per la regolamentazione finanziaria”, pare non ci siano precedenti. Alcune teorie cercano di interpretare il fenomeno e di spiegarne la dinamica, più o meno così:

1) le sanzioni alle banche non-USA, soprattutto banche europee e svizzere, fanno parte della ristrutturazione finanziaria annunciata dal presidente statunitense;

2) le sanzioni sono in pratica nuove armi usate dalle banche statunitensi per danneggiare le banche europee;

3) il meccanismo delle sanzioni extraterritoriali è una nuova iniziativa delle élite al potere (negli Stati Uniti) per rafforzare la superiorità geopolitica degli Stati Uniti rispetto all’Europa e al resto del mondo.

È interessante notare che l’adozione vigorosa di questa legislazione ha carattere di extraterritorialità. Questo comporta che, anche se una presunta “minaccia alla sicurezza” statunitense viene individuata fuori dagli Stati Uniti, qualche agenzia del governo statunitense ha titolo per intervenire. Se talune operazioni finanziarie o bancarie di banche estere (dove le imprese bancarie o finanziarie sono collocate al di fuori del territorio degli Stati Uniti), sono considerate pericolose da talune agenzie del governo statunitense, dette imprese bancarie sono ugualmente soggette a vincoli di responsabilità legale. Sempre da quel tragico evento dell’undici settembre si è cavato il pretesto per le agenzie di spionaggio occidentali di ratificare accordi internazionali molto variegati, un po’ ovunque nel mondo, per richiamare l’obbligo degli Stati supini di collaborare con la raccolta delle informazioni su tutti i cittadini, sempre nell’intento di cogliere sul nascere anche solo il sorgere di un pensiero che possa costituire una “minaccia” o un “pericolo” alla “sicurezza”. Al fine di monitorare le possibili, presunte, violazioni che potrebbero essere commesse dalle banche straniere (in Europa e in Svizzera), da imprese e individui residenti fuori dagli Stati Uniti, le agenzie di spionaggio hanno speso decenni per creare un sistema (una rete) d’informazioni finanziarie “globale”. Questo sistema consente di monitorare, registrare ed immagazzinare tutti gli atti compiuti da individui ed aziende nel mondo. Tutte le violazioni compiute sono memorizzate; parliamo di violazioni rispetto alle regole del gioco imposte inizialmente negli Stati Uniti ed esportate successivamente fuori dai territori che rientrano nella giurisdizione statunitense. A parte la curiosa attività di queste misteriose agenzie per la cosiddetta “regolamentazione finanziaria”, si può iniziare ad imparare bene come funziona il sistema finanziario internazionale se si approfondisce il rapporto Wall Street-droga-petrolio; però, anche non facendolo, i collegamenti pervertiti individuati fin qui, fra i vertici delle agenzie di spionaggio e i rappresentanti legali delle corporazioni multinazionali dei monopoli, ci stanno già dicendo chi lavora per gli interessi di chi; e se poi, per un altro esempio, apprendiamo che la CIA lavora per gli interessi delle stesse holding che controllano la grande finanza del pianeta, abbiamo già abbastanza competenza per concludere che la finanza è assai manipolata e che pochi soggetti sono in grado di prevedere ed influenzare i suoi andamenti, mentre la massa degli altri non può esserlo; le grandi holding dispongono, gratuitamente, delle informazioni economiche e industriali più riservate da e su tutto il sistema commerciale e produttivo del mondo; esse dominano la comunicazione sui mass media e possono, in qualunque momento, diffondere notizie false e tendenziose con il risultato di determinare drammatiche fluttuazioni nelle borse valori internazionali; manipolando la finanza, sono inoltre in grado di fabbricare le crisi finanziarie che generano i milioni di disoccupati, la chiusura di migliaia d’imprese, le liti familiari, i suicidi da insolvenza e le altre tragedie che conseguono le politiche restrittive; controllando la politica monetaria di tutti gli Stati, strozzano l’economia in generale e soprattutto quella delle nazioni che prendono a bersaglio in determinati periodi; dopo aver strozzato le economie, si presentano con le medicine forti dell’austerità e dell’indebitamento perpetuo degli Stati con le banche mondiali, con il fondo monetario internazionale e le sue diramazioni; la giostra si ripete, in una catena senza fine.

 

La frode speculativa finanziaria esposta attorno al 2008
La crisi economica mondiale del 2008 costa a 10 milioni di persone i risparmi, il lavoro e la casa. Il 15 settembre del 2008, Lehman Brothers, una delle più importanti banche di investimento, viene forzata a dichiarare bancarotta. La bancarotta della banca d’affari americana Lehman Brothers, e la caduta della più grande compagnia assicurativa al mondo, la AIG, innescano la crisi finanziaria mondiale. (Maurice “Hank” Greenberg, presidente di AIG (American International Group) viene proposto come possibile direttore CIA da Bill Clinton nel 1995). I mercati finanziari mondiali tendono al ribasso, a seguito degli sviluppi drammatici per le due imprese di Wall Street. Il giorno dopo, le banche devono rimborsare i “minibonds” della Lehman Brothers. Il risultato è la recessione che costa al mondo 10.000 miliardi di dollari, rende 30 milioni di persone disoccupate e raddoppia il debito nazionale degli Stati Uniti. La crisi non nasce dal caso, perché abbiamo visto che l‘industria finanziaria è fortemente manipolata. Nel 1981, il Presidente Ronald Reagan nomina ministro del tesoro l’amministratore delegato della Merril Lynch, Donald Reagan. L’amministrazione Reagan, supportata dai lobbisti economici e finanziari, dà inizio a un periodo di 30 anni di deregolamentazione finanziaria. Nel 1982, l’amministrazione Reagan deregolamenta le compagnie di prestiti e risparmi permettendo loro di fare investimenti ad alto rischio usando i fondi depositati dai correntisti.Prima della fine del 1980, centinaia di compagnie di risparmio e credito falliscono e questa crisi costa ai contribuenti 124 miliardi di dollari, e i risparmi di una vita per molte famiglie. Diversi dirigenti di aziende di credito vengono arrestati per aver frodato le loro società; uno dei casi più estremi è quello di Charles Keating, che assume un economista, Alan Greenspan, proprio mentre le commissioni d’inchiesta iniziano ad investigare sulla sua attività; secondo il parere tecnico di Greenspan non c’è nulla di incoerente nelle manovre speculative di Keating e, in cambio del suo stipendio di allora, $400,000, loda il lavoro di Keating, che, subito dopo l’apologia di Greenspan, finisce in prigione. Allora Ronald Reagan non ha visto meglio che nominare Alan Greenspan presidente della Banca Centrale Statunitense, la Federal Reserve Bank. Dopo di ciò, Greenspan viene riconfermato in carica, per un altro lungo periodo a seguire, dai presidenti successivi, Clinton e G.W. Bush, ciascuno dei quali, ora come allora, non può discostarsi in nessun modo dalla politica che viene decisa dai poteri che controllano la Casa Bianca. Greenspan continua il processo di “deregulation“, affiancato dal Ministro del Tesoro, Robert Rubin, ex presidente della banca d’investimenti Goldman Sachs, assieme a Larry Summers, professore di economia ad Harvard. Nel 1998, Citicorp e Travelers si fondono e formarono Citigroup, la più grande compagnia di servizi finanziari del mondo. La fusione viola la legge Glass Steagal, promulgata dopo la Grande Depressione, che impediva alle banche con depositi dei clienti, di investire in attività bancarie rischiose. L’acquisizione di Travelers è anche illegale ma Greenspan non se ne preoccupa. Nel 1999, su sollecitazione di Summer e Rubin, il Congresso statunitense approva la legge “Glemm-Leach-Bliley”, conosciuta come legge “salva Citigroup”, che abroga e sostituisce la “Glass-Steagal” e si spiana la strada per nuove fusioni. Robert Rubin è vicepresidente di Citigroup. La crisi successiva arriva alla fine degli anni ’90. Le banche d’affari alimentano la massa di operazioni speculative di internet che sono seguite da un forte ribasso nel 2001, che causa la perdita di 5000 miliardi di dollari d’investimenti. Gli analisti finanziari, come Infospace o Excite, pagati in base alla quantità di affari che aiutano a concludere, danno elle imprese prossime al fallimento il massimo punteggio (rating). Scott Talbott è il principale lobbista del Financial Services Roundtable, uno dei più potenti gruppi di Washington, che rappresenta quasi tutte le maggiori compagnie finanziarie del mondo. A partire dagli anni ’90, le liberalizzazioni e i progressi della tecnologia consentono una grande espansione di complessi prodotti finanziari chiamati derivati. Alla fine degli anni ’90, i derivati costituiscono un mercato non regolamentato di 15 trilioni di dollari.

 

L’apologia del gioco d’azzardo sui crediti derivati
Nel 2004, Glenn Hubbard è coautore di un importante saggio, con William C. Dudley, il capo economista della Goldman Sachs. In tale saggio, Hubbard elogia i crediti derivati e il meccanismo di conversione dei prestiti in titoli, affermando che essi hanno migliorato lo stanziamento di capitale e stanno assicurando maggiore stabilità finanziaria. Sostiene inoltre che si sia ridotta la imprevedibilità dell’economia e dichiara che le recessioni sono diventate ridotte in dimensioni e meno frequenti. I crediti derivati stanno proteggendo le banche dalle perdite, contribuendo alla distribuzione dei rischi, appioppandoli agli allocchi che se li comprano.

 

Della de-industrializzazione manifatturiera statunitense
La Cina comunista (nel 1979, con Deng Xiaoping) avvia le riforme economiche, che sono caratterizzate da invitanti politiche fiscali per gli investitori stranieri. Le aziende americane continuano la dislocazione degli impianti e dei capitali, iniziata con la finta crisi petrolifera degli anni ’70, o fanno fare il lavoro all’estero approfittando di trattamenti fiscali e tributari agevolati. I lavoratori delle fabbriche statunitensi perdono il lavoro a decine di migliaia. L’industria manifatturiera di base è letteralmente distrutta nel giro di pochi anni. Mentre le industrie manifatturiere chiudono o dismettono e ridimensionano, altre industrie emergono. Gli Stati Uniti sono il leader mondiale della tecnologia dell’informazione, dove è facile trovare un impiego con alti compensi. Ma quei lavori richiedono istruzione e, per l’americano medio, i college diventano sempre più fuori portata. Mentre i migliori istituti universitari privati, come Harvard, ricevono miliardi di dollari in donazioni, i finanziamenti per gli istituti non privati si riducono, e il costo per l’istruzione aumenta. Oltretutto, la politica fiscale americana fornisce una serie di tagli fiscali, progettati da Glenn Hubbard, che all’epoca lavora come principale consigliere economico del presidente Bush, che riducono bruscamente le tasse sugli utili degli investimenti, sui dividendi azionari e cancella la tassa di successione. Un piano generale che, quando è messo in pratica, distribuisce circa 1000 miliardi di dollari tra le famiglie dei lavoratori americani, gli investitori e i titolari delle piccole imprese. La maggior parte dei benefici di questa riduzione delle tasse è per quell’1% degli americani stra-ricchi; è la pietra angolare, della politica di risanamento economico negli Stati Uniti, dove la sperequazione del benessere è oggi maggiore che in qualsiasi altro paese sviluppato. Le famiglie americane rispondono a questi cambiamenti in due modi: lavorando di più e contraendo più debiti. Quando il livello del potere d’acquisto della classe media si abbassa, c’è l’urgenza politica di trovare dei sistemi per agevolare l’accesso al credito. Le famiglie americane si indebitano per comprare le loro case, le loro auto, la loro assistenza sanitaria e l’istruzione dei loro figli.

 

Dei protagonisti della speculazione sui crediti derivati “cartolarizzati”
Quando G. W. Bush si insedia alla Casa Bianca, l’apparato finanziario è dominato da 5 banche d’investimento (GOLDMAN SACHS, MORANG STANLEY, LEHMAN BROTHERS, MERRILL LYNCH, BEAR STEARNS), 2 conglomerati finanziari: (CITIGROUP e JP MORGAN), 3 compagnie di assicurazioni sui titoli (AIG, MBIA, AMBAC) e 3 agenzie di cosiddetto “rating” (MOODY’S, STANDARD & POOR’S, FITCH).

 

CDO: La conversione del debito in titoli negoziabili
Questi gruppi sono legati tutti assieme da una sorta di catena alimentare della conversione in titoli negoziabili del debito; un sistema che mette a disposizione di investitori di tutto il mondo trilioni di dollari, da ipoteche, mutui, prestiti ed altre forme di indebitamento. Con il sistema normale, quando il mutuatario ripaga per quote a scadenze il suo debito ipotecario, il denaro ritorna al mutuante locale, che probabilmente è la sua banca di fiducia, quando le banche fanno il lavoro delle banche; e, siccome il mutuo impiega decenni prima di ripagarsi, i mutuanti, le banche, dovrebbero stare attenti quando firmano contratti relativi a mutui. Però, il trucco delle cartolarizzazioni, i creditori vendono i loro crediti alle banche d’investimento; le banche d’investimento, poi, combinano assieme migliaia di mutui e prestiti di vario genere, inclusi i finanziamenti per acquisti di automobili, le sovvenzioni agli studenti e i debiti delle carte di credito, per creare prodotti derivati complessi chiamati CDO (collateralized debt obligation). Dopo aver manipolato i crediti e averli miscelati in questi CDO, le banche d’investimento vendono i CDO agli investitori del mercato finanziario internazionale. Ora, quando il mutuatario ripaga le quote del suo debito ipotecario a scadenza, il suo denaro va agli investitori di tutto il mondo e non più alla sua banca locale di fiducia, la quale ha smesso di fare il mestiere della banca, cioè l’intermediazione del credito, cioè raccogliere denaro e prestarlo, e ha iniziato a fare quello che crede più redditizio: comprare scommesse con i soldi degli altri, partecipare a manovre speculative surrettizie sui prodotti finanziari, sui fondi comuni e sul risparmio gestito. Le banche d’investimento pagano le rating agencies, cioè le agenzie che valutano la solvibilità dei soggetti emittenti di obbligazioni e anche per periziare i CDO; a molti di questi CDO viene dato punteggio tripla A (AAA) che è l’indice di valutazione più alto in assoluto sulla solidità del titolo; con ciò si considera il titolo sicuro, o quasi, con il minimo rischio d’insolvenza. Queste rosee valutazioni con la tripla A rendono i CDO appetibili e popolari anche per i fondi pensione che possono essere utilizzati negli Stati Uniti per investire esclusivamente in titoli che presentino il minor rischio d’insolvenza e quindi i titoli con il miglior punteggio di valutazione da parte di quelle agenzie di “rating”. Non è più necessario, per il creditore, verificare il rischio d’insolvenza del debitore e vedere se sarà poi in grado di ripagare il suo debito; piuttosto, diventa molto più facile per il creditore-investitore lasciarsi andare ad operazioni di credito più rischiose; pare un sistema disegnato deliberatamente per non funzionare correttamente; le banche d’investimento si preoccupano del problema dell’insolvenza ancora meno del creditore iniziale, perché, più CDO riescono a vendere e maggiore è il profitto che ne cavano; e le agenzie di rating, infine, che sono pagate dalle banche d’investimento, non hanno nessuna responsabilità civile o contrattuale se le loro valutazioni sui CDO si dimostrano errate.

 

La montatura dei prezzi e dei mutui
Dal 2000 al 2003 la massa di denaro dei debiti ipotecari contratti in un anno negli USA quadruplica, passando da circa 1000 miliardi di dollari a circa 4000 miliardi di dollari. Dal 2000 in poi c’è un incremento massiccio dei contratti più rischiosi nel mondo del credito, i cosiddetti “subprime”, sui prestiti contratti da debitori considerati ad alto rischio; migliaia di questi subprime vengono combinati assieme per creare i CDO e, nonostante ciò, molti di questi continuano a ricevere la valutazione tripla A, cioè quella valutazione che si dà ai titoli rappresentativi dei contratti di quei debitori che presentano minimo rischio d’insolvenza. E sarebbe ben possibile creare prodotti derivati che non necessariamente portano con sé certi rischi d’insolvenza, e che contengano clausole equivalenti a franchigia, ove ci fossero limiti ai rischi che si possono assumere; ma non viene fatto. Le banche d’investimento preferiscono piuttosto i titoli di credito ad alto rischio, subprime loans, perché hanno alti tassi di interesse; questo fenomeno porta anche ad un aumento smodato di mutui e prestiti a strozzo, di debitori che vengono inseriti in costosi prestiti subprime anche se non sono cattivi pagatori e molti mutui vengono concessi a persone insolvibili e insolventi. Tutti gli incentivi offerti dagli istituti finanziari agli intermediari del credito sono basati sul richiamo al prodotto finanziario più profittevole. Centinaia di miliardi di dollari all’anno confluiscono nelle catene di cartolarizzazione; siccome tutti possono, in quel tempo, ottenere finanziamenti, la domanda di beni immobiliari cresce rapidamente e con essa anche i prezzi degli immobili che, dal 1996 al 2006 raddoppiarono (nel 2007 i prezzi per gli immobili ad uso abitativo negli USA aumentano del 194%). I mutui “subprime” salgono da 30 miliardi di dollari all’anno a oltre 600 miliardi all’anno in dieci anni. Countrywide Financial – il maggiore erogatore di mutui “subprime” – dispensa 97 miliardi di dollari. A Wall Street i compensi annuali distribuiti raggiungono il colmo; dirigenti ed intermediari finanziari diventano enormemente ricchi durante questa montatura dei prezzi e dei mutui. Lehman Brothers è il maggior sottoscrittore di mutui “subprime“, e il suo amministratore delegato, Richard Fuld, porta a casa 485 milioni di dollari di premio. È tutto profitto che non genera da entrate ed aumenti di ricchezza reali. È denaro creato dal sistema e registrato come ricavo, anche se non proviene da un reale aumento di produzione e di scambio di beni economici. La direzione della banca centrale statunitense, la Federal Reserve, avrebbe autorità e mandato istituzionale (in base al Home Ownership and Equity Protection Act del 1994) per regolare l’industria dei mutui e il commercio dei crediti a rischio ma non lo fa e il suo presidente, Alan Greenspan, si guarda bene dal prendere queste iniziative così lontane dal suo interesse. Durante il periodo di rigonfiamento dei prezzi e dei mutui, le banche d’investimento si finanziano a loro volta, pesantemente, per comprare più mutui e creare più CDO. Il rapporto fra denaro preso a prestito dalla banca e il denaro di cui la banca dispone in capitale viene chiamato “leverage” (leveraggio, effetto-leva). Maggiore è la quantità di denaro che le banche prendono a prestito, maggiore è il loro leveraggio. Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato di Goldman Sachs, aiuta ad influenzare la Securities and Exchange Commission (Commissione governativa creata dal Congresso proprio per la regolamentazione dei mercati dei valori mobiliari e la tutela degli investitori), per allentare i limiti del leveraggio, e consente alle banche di aumentare enormemente il loro indebitamento. Le banche d’investimento giungono ad un sistema di effetto- leva di 33 a 1.

 

CDS
AIG, la più grande compagnia d’assicurazioni del mondo, vende enormi quantità di prodotti derivati chiamati “credit default swaps“. Per gli investitori che possiedono CDO, i “credit default swaps” funzionano come una polizza d’assicurazione. Un investitore che acquista i “credit default swaps“ paga ad AIG un premio trimestrale; se il CDO va male, AIG promette di coprire la perdita. Ma, a differenza delle comuni polizze assicurative, questa consente di fare operazioni flessibili; per esempio, consente agli speculatori di acquistare “credit default swaps” dalla stessa AIG per scommettere contro i CDO (cioè, scommettere che perderanno o che non verranno pagati) di qualcun altro.

Quando fai un’assicurazione, puoi assicurare solo qualcosa che possiedi. Se hai una casa, puoi assicurarla una volta. L’universo dei prodotti derivati consente essenzialmente a chiunque di assicurare quella stessa casa. Se 50 persone possono assicurare la tua casa, e se la tua casa va a fuoco, il valore delle perdite da coprire per la compagnia assicuratrice aumenta di 50 volte. Dato che i “credit default swaps” non sono regolati, AIG non ha la necessità di accantonare fondi per coprire i rischi di potenziali perdite. Altresì, AIG paga piuttosto premi molto grassi ai suoi impiegati, i quali non si fanno pregare, per stimolare la vendita di quei meccanismi finanziari fraudolenti. Clienti ed operatori “finanziari” vengono premiati nel breve periodo per assumersi rischi enormi nei periodi di vacche grasse. Le loro transazioni generano ricavi, profitti e premi nel breve periodo, ma assicurano la bancarotta fraudolenta nel medio e lungo termine; è un sistema d’incentivazione completamente distorto. La “AIG Financial Products division in

London“ (divisione prodotti finanziari AIG di Londra) vende 500 miliardi di dollari in “credit default swaps” durante il periodo della montatura dei prezzi e dei mutui, e molti di questi sono per CDO sostenuti da mutui subprime. I 400 impiegati all’AIG rastrellano 3 miliardi e mezzo di dollari in premi fra il 2000 e il 2007. Joseph Cassano, dirigente di quella particolare divisione di AIG, personalmente, incassa 315 milioni di dollari. Nel 2007, Alan Sloan pubblica un articolo sui CDO emessi durante gli ultimi mesi della gestione Paulson, in cui si afferma, prima, che un terzo dei mutui non viene pagato e, poi, che non vengono pagati praticamente tutti. Uno dei soggetti acquirenti di questi titoli privi di valore è il sistema pensionistico dei dipendenti pubblici dello Stato del Mississippi, che paga mensilmente la pensione a oltre 80.000 persone. Perdono milioni di dollari e citano in giudizio Goldman Sachs. Alla fine del 2006, Goldman Sachs non solo vende titoli a composizione fraudolenta, ma scommette anche assiduamente contro di essi, scommette cioè che non vadano a buon fine. Allo stesso tempo li vende ai suoi clienti raccontando loro frottole e dicendo che sono ottimi investimenti.

 

Le agenzie di “rating”
Acquistando CDS dalla AIG, Goldman Sachs scommette contro i CDO che non ha e deve essere pagata quando i CDO non vanno a buon fine. Goldman Sachs compra CDS da AIG per un valore di 22 miliardi di dollari. Un importo talmente elevato che potrebbe comportare il fallimento di AIG. Capito questo, Goldman Sachs spende 150 milioni di dollari per mettersi al sicuro da un potenziale collasso di AIG. Goldman Sachs, John Paulson, Morgan Stanley non sono i soli. I fondi speculativi Tricardia e Magnetar guadagnano miliardi scommettendo contro i CDO creati da Merrill Lynch, J.P. Morgan e Lehman Brothers. I CDO sono venduti agli investitori come titoli sicuri. Queste agenzie di rating certificano che i titoli sono valutati con la “tripla A”. Nessuno di quei titoli viene venduto senza la certificazione di qualità delle cosiddette agenzie di “rating”. Le tre agenzie di rating, Moody’s, Standard e Poor’s, e Fitch guadagnano miliardi di dollari attribuendo “ratings” alti a titoli ad alto rischio. Moody’s, l’agenzia di rating più importante, quadruplica i suoi profitti tra il 2000 e il 2007. Nel febbraio del 2006, Ben Bernanke diventa Presidente del Consiglio di Amministrazione della Federal Reserve; il 2006 è l’anno migliore per i prestiti subprime. Nel 2007 i revisori dei conti di AIG iniziano a trasmettere una serie di avvertenze ai loro padroni. Uno di questi revisori, Joseph St. Denis, si dimette in segno di protesta dopo che Cassano gli impedisce di accedere ai rendiconti contabili-finanziari di AIG. Nel 2005 Reghuram G. Rajan, economista ai vertici del Fondo Monetario Internazionale (IMF) consegna un documento durante l’annuale Jackson Hole Symposium, che è la più elitaria conferenza bancaria del mondo. Il documento di Rajan tratta degli incentivi strutturali che generano enormi premi in contante basati su profitti nel breve periodo ma che non impongono penali di nessun genere in caso di successive perdite. Lo stesso Rajan fa presente che questo sistema d’incentivazione un po’ balordo incoraggia i banchieri a intraprendere rischi che potrebbero più avanti demolire le loro stesse aziende e persino l’intero sistema finanziario. I mutuatari prendono in prestito in media il 99,3% del prezzo della casa che acquistano; questo significa che non hanno speso nulla di proprio in quella casa. Se qualcosa va storto è chiaro che hanno meno motivazione a restare ancorati al debito del finanziamento. Due terzi di questi mutui sono valutati con la “tripla A” dalle agenzie di “rating” e questa valutazione è la stessa che si dà ai titoli di stato. Solo Goldman Sachs vende più di tre miliardi di dollari in questi CDO fraudolenti con irresponsabili sopravvalutazioni nella prima metà del 2006. L’amministratore delegato di Goldman Sachs in questo periodo è Henry Paulson ed è il più pagato dirigente di Wall Street.

 

JP Morgan va a fare la spesa
A maggio del 2006, George W. Bush nomina Paulson segretario del tesoro, grazie alla sua esperienza nelle transazioni finanziarie fraudolente, “al suo candore e alla sua integrità”. Paulson deve vendere 485 milioni di dollari in titoli azionari di Goldman Sachs quando si insedia presso gli uffici del governo. Grazie ad alcune rettifiche normative che sono passate con Bush, Paulson non deve versare nessuna imposta su quella sua transazione di mezzo miliardo di dollari e risparmia così altri 50 milioni che non sa più come spendere. Dal 2008, i pignoramenti delle abitazioni salgono di numero e il comparto della conversione in titoli cessa di funzionare. I finanziatori non possono più vendere i loro finanziamenti agli istituti di credito e, quando i finanziamenti risultano fasulli, dozzine di questi enti finanziatori falliscono. Nel marzo del 2008, l’istituto di credito Bear Stearns finisce le proprie liquidità e viene acquisito per 2 dollari ad azione da JP Morgan Chase. L’accordo viene sostenuto da una fidejussione di emergenza di 30 miliardi di dollari da parte della Federal Reserve. Il 7 Settembre 2008 Henry Paulson annuncia l’acquisizione da parte dello stato di Fannie Mae e di Freddie Mac, i due giganteschi istituti di prestiti ipotecari sull’orlo del fallimento. Due giorni dopo, Lehman Brothers annuncia perdite record per 3.2 miliardi di dollari e la valutazione del suo titolo in borsa tracolla. Da Venerdì 12 Settembre, Lehman Brothers rimane senza liquidità e l’intero settore delle banche di investimento sembra precipitare molto in fretta. In quel weekend, Henry Paulson e Timothy Geithner, presidente della sede di New York della Federal Reserve, organizzano un incontro d’emergenza con i direttori generali delle maggiori banche nel tentativo di salvare Lehman Brothers. Ma anche Merryl Lynch, un’altra importante banca d’investimento, pare sia sull’orlo del fallimento. E quella Domenica, viene acquisita dalla Bank of America. L’unica banca interessata ad acquisire Lehman ha il marchio inglese Barclay’s. Ma gli ispettori inglesi chiedono una garanzia finanziaria dal Governo U.S.A. Paulson rifiuta. Lehman Brothers non ha presentato un piano di rientro dalla bancarotta. In base alla legge inglese, la sede di Londra di Lehman Brothers deve chiudere immediatamente e tutte le transazioni vengono bloccate. Quella stessa settimana, AIG deve rifondere 13 miliardi di dollari ai possessori di titoli di credito in scadenza e non ha fondi. Il 17 Settembre, AIG viene acquisita dal governo federale; il giorno dopo, Paulson e Bernanke chiedono al congresso statunitense 700 miliardi di dollari per pagare le banche, minacciando, in alternativa, la rovina finanziaria e la legge marziale.Quando AIG viene salvata dal fallimento, i proprietari dei titoli di credito in scadenza, il maggiore dei quali è Goldman Sachs, vengono liquidati per un totale di 61 miliardi di dollari, il giorno dopo. Paulson, Bernanke e Tim Geithner obbligano AIG a pagare prezzo pieno anziché tentare negoziazioni di sconti. Sostanzialmente, il salvataggio di AIG costa ai contribuenti più di 150 miliardi di dollari. Di 160 miliardi di dollari che escono dalla AIG, 14 vanno alla Goldman Sachs. Nello stesso tempo, Paulson e Geithner obbligarono AIG a rinunciare al suo diritto di far causa per frode alla Goldman Sachs e alle altre banche. Il 4 Ottobre 2008, il Presidente Bush firma un accordo di iniezione di liquidità alle banche da 700 miliardi di dollari, ma i mercati azionari continuano a mantenere l’andamento al ribasso in tutto il mondo; la legislazione per salvare le banche non ha effetto per arrestare la moltitudine di licenziamenti e pignoramenti. Nel Dicembre 2008, General Motors e Chrysler sono sull’orlo del fallimento e, appena i consumatori americani hanno messo un freno ai loro acquisti, anche i produttori in Cina hanno visto diminuire le proprie vendite. Oggi

JP Morgan è ancora più grande di quanto lo fosse prima. JP Morgan compra prima la banca Bear Sterns e poi la banca WAMU. La Bank of America compra le banche Countrywide e Merril Lynch. La Wells Frago compra Wachovia. Dopo la crisi, il settore finanziario, inclusa l’Associazione per i Servizi Finanziari, lavorano duramente per combattere la riforma. Il settore finanziario dà lavoro a 3000 lobbisti, cioè 5 per ogni membro del Congresso statunitense. Durante l’ultimo decennio, il settore dei servizi finanziari, ha speso circa 5 miliardi di dollari per contributi politici in tutti gli Stati Uniti.Martin Feldestein insegna ad Harvard, ed è un economista fra quelli maggiormente accreditati al mondo. Come consigliere economico del Presidente Reagan, è uno dei creatori della deregolamentazione. Dal 1988 fino al 2009, fa parte del consiglio direttivo sia della AIG, che della AIG FP, che lo pagano milioni di dollari. Glenn Hubbard è il decano della Columbia Business School e fu Presidente del Consiglio per gli Affari Economici, sotto George W. Bush. Molti importanti esperti universitari hanno accumulato grosse fortune in silenzio, aiutando l’industria finanziaria a condizionare l’opinione pubblica e le politiche governative. L’Analysis Group, la Charles River Associates, la Compass Lexecon e la Law and Economics Consulting Group gestiscono un’industria multi-miliardaria che offre esperti accademici a noleggio. Dopo il suo insediamento, il Presidente Obama ciancia parecchio sul desiderio fantasioso di riformare il settore finanziario. Ma quando sono finalmente promulgate, nel 2010, le riforme finanziarie del governo si rivelano deboli e, in certi settori critici, come quello delle agenzie di rating, il “lobbysmo” e i risarcimenti, non è proposto niente di significativo. Anche il governo statunitense è nelle mani di Wall Street.

 

Le nomine di Obama
Obama sceglie Timothy Geithner come Segretario del Tesoro. Geithner è stato Presidente della Federal Reserve di New York durante la crisi e uno degli attori chiave nella decisione di sovvenzionare Goldman Sachs per le sue scommesse contro i mutui. Quando Tim Geithner testimonia per essere riconfermato come Segretario del Tesoro, dice: “Non sono mai stato un regolatore.” Il nuovo presidente della Federal Reserve di New York è William C. Dudley, il precedente capo economista della Goldman Sachs, il cui saggio, scritto insieme a Glenn Hubbard, elogia i derivati. A capo dello staff di Geithner c’è Mark Paterson, in precedenza lobbysta per Goldman Sachs, e uno dei consulenti di punta è proprio Lewis Sachs, che è un ex supervisore di Tricadia, una compagnia coinvolta nelle scommesse contro i prestiti ipotecari che essa stessa vende. Per guidare la Commissione per le Operazioni sui Futures, Obama sceglie Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs, che si dà da fare per eliminare la regolamentazione dei derivati. Alla guida della Commissione per i Titoli e gli Scambi, Obama nomina Mary Shapiro, ex Amministratore Delegato di FINRA, l’ente di auto-regolamentazione dell’industria delle banche di investimento. Il capo dello staff di Obama, Rahm Emanuel, dirigente del CdA di Freddie Mac. Sia Martin Feldstein che Laura Tyson sono membri del Comitato Consultivo per la Ripresa Economica di Obama. E a capo dei consulenti economici di Obama…c’è addirittura Larry Summers. Tutti i suoi consulenti sono gli stessi che costruiscono questo sistema fraudolento e che consentono le relative speculazioni finanziarie. Nel 2009, Barack Obama rinomina Ben Bernanke. Fino al 2010, neanche un singolo dirigente finanziario è perseguito penalmente, o arrestato. Nessuna accusa specifica è stata imbastita. Nessuna istituzione finanziaria è stata perseguita penalmente per frode finanziaria o frode contabile.

Questa sopra è la sintesi della frode con la quale si è fabbricata la crisi finanziaria annunciata nel 2007. Abbiamo visto il meccanismo e nomi di chi fa che cosa, ma l’unico elemento degno di memoria è che due giganti della finanza sono usciti rafforzati dalla somma di tutte le operazioni: JP Morgan e Goldman Sachs; vogliamo ora fare come i giornalisti ignoranti e superficiali che spiegano il fenomeno attribuendolo alla sregolata avidità di alcuni imprudenti dirigenti di banca? La conoscenza è come formata da strati diversi e, a questo livello di conoscenza, è certamente vero che il sistema ha favorito l’azione di questi personaggi che hanno speculato sulle scommesse fraudolente; ma questi sono solo gli esecutori materiali di un progetto che va oltre l’avidità personale dei singoli speculatori. I danni prodotti alle collettività del mondo da questa recessione non sono paragonabili ai guadagni, che pure sono eccezionali, dei singoli operatori finanziari. Le tre gravi crisi finanziarie del pianeta, quella presente, quella del 1929 e quella del 1907, pur essendo fabbricate, ogni volta, con strumenti fraudolenti differenti, hanno finalità simili e ripropongono sistemi d’impoverimento, di restrizione indotta e forzata, con cadenza periodica. Per capire di più, bisogna spostare l’indagine su un altro livello di conoscenza della stessa stratificazione.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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