Delle banche centrali

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Elenco delle banche centrali del mondo

Enti come la BCE, la Banca d’Inghilterra, la Federal Reserve statunitense e la Banca del Giappone, sono esempi di banche centrali. Le banche centrali sono delle banche che, per prassi bancaria internazionale, si sostituiscono ai governi degli Stati e decidono le politiche economiche, arrogandosi il compito e la responsabilità di regolare:

la quantità di denaro in circolazione,

il costo del denaro e

i valori di cambio della valuta.

L’obiettivo principale (che sarebbe del governo – in assenza assoluta di banca centrale, la quale non è necessaria ed è solo perniciosa – ma che viene erroneamente attribuito alla banca centrale) della banca centrale moderna dovrebbe essere quello di farsi condurre dal governo del suo rispettivo territorio sulla quantità di denaro da emettere, per mantenere condizioni creditizie e di circolazione monetaria tali da sostenere:

a) elevati livelli di produzione,

b) alti livelli occupazionali,

c) un livello ragionevole di stabilità dei prezzi,

d) un livello adeguato di riserve in valute internazionali.

 

Funzioni complementari delle banche centrali

Alle banche centrali si attaccano anche altre funzioni. Generalmente esse includono la supervisione e il controllo dell’attività del sistema bancario, attività di agenzia per conto del fisco e dell’erario, amministrazione del sistema del controllo dei cambi, attività di corrispondente con altre banche centrali estere e altri enti finanziari internazionali. È luogo comune che banche centrali, istituzionalmente, operino per l’interesse generale e il pubblico benessere; non dovrebbero lavorare a fine di massimo lucro.

 

Come gestiscono l’offerta di denaro le banche centrali

Tradizionalmente, le banche centrali regolano l’offerta di denaro espandendola o contraendola, a seconda di cosa si decide in ambito di politica monetaria. La politica monetaria dovrebbe essere decisa dai governi degli Stati; vediamo tutto intorno a noi che non è così. Sono le banche centrali che decidono le politiche monetarie, e sono le banche centrali che danno indicazioni ai governi degli Stati in materia economica, fiscale e tributaria. Quando le banche acquisiscono consistenti saldi di cassa presso la banca centrale, sono in grado di espandere le loro operazioni di credito e di deposito fino ad un punto in cui le nuove, maggiori, riserve di liquidità non possono più produrre un coefficiente di riserva superiore al minimo stabilito dagli usi (dagli usi e non dalla legge) . Un processo inverso si verifica quando la banca centrale contrae il volume delle sue attività e delle passività.

 

Come le banche centrali alterano il volume delle loro attività

Sono noti sei modi con i quali in genere le banche centrali fanno variare le loro attività.

1) Open market operations

(Operazioni di mercato aperto) sono costituite principalmente da acquisti e vendite di titoli di Stato. La libera vendita sul mercato di titoli da parte della banca centrale drena riserve di cassa dalle banche commerciali. Questa diminuzione delle riserve tende a forzare alcune banche a prendere in prestito dalla banca centrale, almeno temporaneamente. Il meccanismo fa si che tali banche, di fronte al costo che devono sostenere per i prestiti presso la banca centrale, davanti a tassi di sconto elevati, tendono, a loro volta, a diventare più restrittive nell’elargizione di crediti alla produzione e al consumo. Questo meccanismo, riducendo la capacità del sistema bancario di concedere credito, tende ad abbassare i prezzi dei titoli venduti e ad aumentare i tassi d’interesse praticati e pagati dalle banche. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, e dei tassi d’interesse praticati alle banche (pagati dalle banche), forzano altre istituzioni finanziarie ad offrire tassi di rendimento più alti sui loro impegni finanziari, per essere competitive, e, data la ridotta disponibilità di credito bancario, permette loro, come fossero banche, di comandare un più alto tasso di rendimento sui loro prestiti. Pertanto, l’effetto del meccanismo non è limitato al sistema bancario; è diffuso su tutta l’economia. Inversamente, gli acquisti di titoli da parte della banca centrale tendono a portare all’espansione del credito dal sistema finanziario e ad abbassare i tassi d’interesse; a meno che la domanda di credito non stia crescendo ad un ritmo superiore rispetto a quello dell’offerta, cosa che normalmente capita quando ha già preso il via un processo inflazionistico; in quel caso i tassi d’interesse salgono anziché scendere. Variazioni nelle tariffe nazionali del mercato monetario, risultanti dagli interventi della banca centrale, tendono inoltre a cambiare i rapporti prevalenti fra i tassi del mercato monetario internazionale e ciò, a sua volta, può produrre nel breve periodo flussi di capitali in uscita dalla nazione o in entrata.

2) Finanziamenti alle banche

I finanziamenti alle banche, generalmente chiamati “discounts” o “rediscounts“, sono anticipazioni di denaro a breve termine in cambio di Titoli di Stato o titoli di credito, per consentire alle banche di soddisfare particolari esigenze stagionali o temporanee di fondi mutuabili o per ripristinare le loro riserve di liquidità che potrebbero ritrovarsi drenate da parecchi ritiri di depositi. La Banca d’Inghilterra normalmente opera con le “discount houses” piuttosto che direttamente con le banche, ma l’effetto sulle riserve bancarie è più o meno lo stesso. Le formalità relative a queste forme di anticipazioni sono funzioni antiche e tradizionali delle banche centrali. Il tasso d’interesse applicato è noto come “tasso di sconto” (“discount rate,” or “rediscount rate”), che oggi viene chiamato TUR, tasso ufficiale di riferimento. Alzando o abbassando il tasso, la banca centrale può regolare il costo di tali finanziamenti. Il livello e le variazioni dei tassi di sconto sono anche degli indicatori della posizione della banca centrale rispetto all’opportunità di un maggiore irrigidimento delle condizioni del credito, ovvero di una distensione e un ammorbidimento di tali condizioni. Alcune banche centrali estendono il credito a medio e lungo termine alle banche e alle aziende di Stato in fase di crescita o di sviluppo, al fine di facilitare il finanziamento delle spese nazionali per la crescita economica e di alleviare carenze finanziarie nell’ambito del risparmio.

3) Finanziamento diretto del Governo o degli Enti di Stato

Il finanziamento pubblico diretto, da parte delle banche centrali, sarebbe generalmente soggetto a limitazioni statutarie precise; tuttavia, in molti Stati la banca centrale è l’unica grande fonte di credito per il governo e viene utilizzata ampiamente. In altri paesi il sostegno indiretto di operazioni di finanziamento del governo ha effetti monetari che differiscono poco da quelle che sarebbe seguito da una quantità uguale di finanziamento diretto da parte della banca centrale.

4) Compravendita di valuta straniera (currency swap)

Con questa manovre le banche centrali acquistano e vendono valuta estera per stabilizzare il valore internazionale di cambio della propria moneta. Le banche centrali dei principali paesi industrializzati si impegnano nelle cosiddette “currency swap”, in cui prestano l’un l’altro le proprie valute al fine di agevolare le loro attività per la stabilizzazione dei loro tassi di cambio. Prima del 1930, l’autorità di espandere o contrarre l’offerta di moneta, della maggior parte delle banche centrali, è inibita da norme di legge che limitano la capacità della banca centrale di stampare moneta e (meno frequentemente) di incorrere in passività nei depositi in misura del volume delle riserve internazionali della Banca Centrale. Tali limitazioni sono ridotte o eliminate dalla maggior parte degli Stati, dopo il 1930, sia perché hanno bloccato l’espansione dell’offerta di moneta nei momenti in cui l’espansione era ritenuta essenziale per gli obiettivi di politica economica o perché hanno “bloccato” oro e valuta estera necessari per i pagamenti all’estero.

5) Manovre sui limiti di riserva

Molte banche centrali hanno l’autorità di fissare e di variare, entro certi limiti, le riserve di liquidità minime che le banche devono tenere a garanzia dei prestiti. In alcuni paesi gli obblighi di

riserva prevedono anche alcune attività in aggiunta ai contanti. In generale, lo scopo di tale inclusione è quello di incoraggiare o richiedere alle banche di investire in tali attività in misura maggiore di quanto altrimenti sarebbero portate a fare, e quindi di limitare l’estensione del credito per altri scopi. Allo stesso modo i tassi di sconto più bassi a volte vengono utilizzati per incoraggiare il credito in settori specifici, come ad esempio l’agricoltura, l’alloggio, e le piccole imprese.

6) Misure dirette a limitare la disponibilità del credito

In periodi di “forte inflazione e contrazione dell’offerta”, come in tempo di guerra e subito dopo la guerra (oppure in un altro qualunque momento storico in cui le banche centrali decidono di creare panico finanziario, rarefazione monetaria e recessione, per altri motivi che sono noti solo ai loro padroni), molti governi sono indotti ad imporre misure dirette a limitare la disponibilità di credito per particolari scopi, come l’acquisto di beni durevoli, case, beni importati non essenziali e spesso hanno questi controlli gestiti dalle rispettive banche centrali. Le misure spesso fissano:

a) il massimo rapporto fra gli importi finanziati e i prezzi d’acquisto;

b) le scadenze massime che devono essere fissate dagli istituti di credito.

 

Autonomia monetaria e sistema dei tassi di cambio
Banca centrale, politica monetaria e politica fiscale. Esistono due leve principali con le quali uno “Stato sovrano” può influenzare l’andamento della sua economia: la politica monetaria e la politica fiscale. Lo Stato moderno attua la politica monetaria attraverso la Banca Centrale; ma è nei fatti la banca centrale che decide, sia in materia di politica fiscale che monetaria, direttamente o indirettamente, esercitando sui governi dello Stato pressioni e influenze di diversa natura.

Sistema di cambio fluttuante
In un sistema di cambio fluttuante, la banca centrale controlla l’offerta di denaro, così: può aumentare l’offerta di denaro, quando vuole abbassare i tassi d’interesse interni, per stimolare gli investimenti e la crescita economica. Così facendo, può ridurre il tasso di disoccupazione. In alternativa, la banca centrale può abbassare l’offerta di denaro e di conseguenza far aumentare i tassi d’interesse per cercare di rallentare una crescita economica eccessiva e un aumento del tasso d’inflazione.

Autonomia monetaria
L‘autonomia monetaria si riferisce all’indipendenza della banca centrale di uno Stato, di influenzarne l’offerta di denaro e, conseguentemente, l’andamento complessivo della sua economia interna. Quando si ha autonomia monetaria, teoricamente, uno Stato emette la propria moneta attraverso la propria banca centrale; in questa situazione, che è, ed è sempre stata, solo teorica, ma che il parlamento di uno Stato potrebbe certamente modificare, e provvedere direttamente a determinare, volendolo, la politica monetaria, è uno strumento formidabile che il governo ha a disposizione e che può utilizzare per controllare molto agevolmente l’andamento dell’economia interna. Si tratta di una seconda leva di controllo sull’economia nazionale, oltre a quella della politica fiscale.

Sistema a cambio fisso
In un sistema di cambi fissi, la politica monetaria appare poco efficace, perché il cambio fisso agisce come un vincolo. In un sistema di cambio fluttuante, quando l’offerta di denaro aumenta, i tassi d’interesse interni, normalmente, calano e i beni esteri diventano temporaneamente più appetibili. Ciò induce gli investitori interni ad aumentare la domanda di valuta estera che comporta un deprezzamento della valuta interna. Tuttavia, con un regime di tassi di cambio fissi, la domanda supplementare di valuta estera viene soddisfatta dalla banca centrale, che dovrà incorrere in un disavanzo della bilancia dei pagamenti e acquistare la propria moneta nazionale. Gli acquisti di valuta interna nella seconda fase compensano l’aumento di denaro presente sul mercato nella prima fase; in questo modo non si ha un aumento reale dell’offerta di denaro.

Mantenere tassi fissi inibisce l’autonomia della banca centrale
Conseguentemente, l’obbligo di mantenere i tassi di cambio fissi inibisce l’autonomia della banca centrale di usare la politica monetaria per controllare l’andamento dell’economia interna. Della politica dei tassi di cambio sarebbe responsabile il governo.

In mancanza di tale autonomia, infatti, il governo ha una leva politica alternativa in un sistema di cambi fissi che non è disponibile in un sistema di cambio fluttuante, ovvero: la politica dei tassi di cambio. Utilizzando svalutazioni e rivalutazioni, il governo di uno Stato può alzare o abbassare il livello di offerta di denaro e influenzare l’andamento dell’economia interna in modo tanto efficace quanto quello visto di sopra della politica monetaria; ma è una politica rischiosa, perché troppo frequenti modifiche dei tassi di cambio possono bene annullare la credibilità di uno Stato sulla sua capacità di mantenere una politica di reali tassi fissi di cambio. Ciò a sua volta può svilire gli effetti ottenuti con i tassi di cambio fissi, compromettendo i commerci, gli investimenti futuri e prospettando inflazione in un futuro prossimo. Tuttavia, alcuni paesi adottano un sistema a tassi di cambio semi-fisso o semi-fluttuante. Il Crawling pag, in cui i tassi di cambio vengono regolati in modo sistematico, ne è un esempio; un’altra tecnica è quella di fissare il tasso di cambio all’interno di una fascia predeterminata. In questo caso la banca centrale ha la capacità di controllare l’offerta di denaro, in aumento o in diminuzione, nell’ambito di un limitato intervallo; ma non sarà libera di effettuare aggiustamenti di grandi dimensioni senza superare i limiti stabiliti nella fascia predeterminata d’intervento sui tassi di cambio. Questi due esempi rappresentano situazioni in cui si ha un livello parziale di autonomia da parte della banca centrale.

 

Politica monetaria

In condizioni di autogoverno e di autonomia monetaria, la politica monetaria è uno strumento efficace che i governanti possono utilizzare per controllare l’andamento dell’economia interna. La politica monetaria e la politica fiscale sono le due leve di controllo fondamentali che i governi hanno sull’economia nazionale.

 

Dell’utilità delle banche centrali

Quali che siano, volendo ammettere che ve ne siano di utili, le funzioni specifiche di una banca centrale, è evidente che esse servono l’interesse e la volontà di chiunque l’amministri; chi amministra la banca centrale, sia soggetto privato o pubblico, sia esso autonomo o parte di un conglomerato multinazionale, sia desideroso di fare il bene comune oppure di opprimere e distruggere le collettività produttive, in tutti questi casi, comunque, vuole gestire l’economia accentrando su di sé tutto il potere monetario. Dove c’è accentramento, c’è dittatura. Dove, invece, c’è decentramento, si hanno odori di democrazia, si vive in ambienti nei quali pare più plausibile la partecipazione pubblica alla cosa pubblica; i cittadini hanno qualche possibilità, forse, di condividere gli atti del potere a livello locale, territoriale, guardando in faccia i loro amministratori e comprendendo meglio i problemi reali. Questa capacità, di comprendere e partecipare alla vita politica, la perdono completamente nell’astratto rapporto rappresentativo che hanno con senatori e deputati a livello nazionale o, peggio ancora, a livello transnazionale. I governi centrali soddisfano l’esigenza dell’accentramento del potere; servono? Siamo veramente sicuri che c’è bisogno di un governo centrale? Le banche centrali lavorano in ambito economico e finanziario con lo stesso principio: l’accentramento del potere di controllo e manipolazione delle leve monetarie e fiscali. Servono? Siamo veramente sicuri che i nostri sistemi economici abbiano il bisogno di banche centrali? Le meccaniche economiche non funzionerebbero più naturalmente in assenza di monopolio monetario? Il fatto che le banche centrali siano già lì quando noi nasciamo, il fatto che esistano da prima di noi, vale forse a dire che esse sono indispensabili, utili o funzionali? No, tuttalpiù, può servire a farci comprendere il perché siamo così avvezzi alla loro presenza e al loro incontrastato dominio dei fatti economici che ci riguardano. Thomas Jefferson, Andrew Jackson, Martin Van Buren, James Garfield e Abram Lincoln dimostrano con i fatti che la banca centrale non è per niente necessaria a far girare l’economia; semmai è vero il contrario, l’economia fiorisce proprio in assenza di banca centrale e in assenza di moneta estera imposta con corso forzoso, come accade negli Stati Uniti d’America, per settant’anni, prima del 1913. Quello è forse l’unico periodo della storia moderna in cui il potere legale di una Nazione governa quella stessa Nazione autonomamente, godendo di sostanziale indipendenza dal potere monetario basato in Inghilterra. In questo senso, e solo in questo, è forse possibile, prima del 1913, identificare quella Nazione con la madre delle democrazie occidentali.

 

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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