Giacinto Auriti: la moneta e il sistema creditizio

 

 

La moneta

Il compianto professor Giacinto Auriti, docente di teoria generale del diritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’università d’Annunzio di Teramo, spiega il concetto del valore indotto della moneta, in un’epoca in cui la moneta è costituita soprattutto da banconote, fisiche o virtuali, non convertibili in metallo prezioso. Egli spiega che il valore della moneta non è un valore creditizio, è piuttosto un valore indotto, convenzionale, e che, materializzandosi tale convenzione nell’atto dell’accettazione del denaro da parte della comunità, tale valore si ha grazie alla comunità; inoltre, dato che è la comunità a dare valore alla moneta, consegue logicamente che la moneta appartiene alla comunità e che da ciò decade il diritto tributario. In origine, il valore della moneta cartacea è dato da una certa quantità d’oro depositato in banca; la moneta cartacea è un titolo rappresentativo dell’oro, una promessa di pagamento, che emette la banca su presupposto della riserva aurea. Abbiamo visto che, nel 1971, la riserva d’oro è abolita in senso formale. Oggi la moneta ha valore per il solo fatto che noi l’accettiamo come misura del valore.

 

La moneta è un bene reale, oggetto di diritto di proprietà

Auriti dimostra empiricamente, grazie all’esperimento monetario fatto con successo a Guardiagrele, che il valore indotto della moneta può aumentare con l’aumento della sua circolazione. Per comprendere il significato di “valore indotto”, teniamo presente che ogni unità di misura ha la qualità corrispondente di ciò che deve misurare; perciò il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza; quindi non è solo la misura della lunghezza ma è anche la lunghezza della misura; e, infatti, il metro è lungo un metro. Così, la moneta non è solamente la misura del valore ma è anche il valore della misura. Il valore della misura è il valore indotto della moneta. Cioè un valore che è determinato dalla convenzione, come per convenzione si usa il metro per misurare la lunghezza; un valore determinato dal sistema monetario, con il quale abbiamo la trasformazione di un valore convenzionale, cioè di una fattispecie giuridica, che è l’accordo fra tutti i cittadini, in un valore reale, che è il valore di un bene oggetto di diritto di proprietà. La moneta è un bene reale, oggetto di diritto di proprietà, determinato da una convenzione. Su questa base, Auriti dichiara:

“…noi possiamo affermare che la moneta vada dichiarata di proprietà dei cittadini all’atto dell’emissione.”

 

Abolizione del diritto tributario ed eliminazione del fisco
La prima conseguenza di questa premessa è l’abolizione del diritto tributario; perché, all’atto dell’emissione, una volta che noi abbiamo dichiarato la moneta di proprietà dei cittadini, è inutile che la distribuiamo ai cittadini per poi ritirarla con le imposte e le tasse; ‘”noi”, direttamente, “stampiamo la moneta e la utilizziamo per scopi di pubblica utilità, eliminando il fisco”.

(“E come si finanzia lo Stato?”)

Quando la zecca stampa cartamoneta, produce la manifestazione formale di una fattispecie giuridica; però il documento non è solamente la manifestazione di una fattispecie giuridica, è anche il contenitore del valore indotto; tanto è vero che la moneta acquista il potere d’acquisto; su questo presupposto, dimostrato che la moneta è un bene, perché i cittadini creano il valore indotto, questo bene, riconosciuto di proprietà dei cittadini, va utilizzato per gli scopi sociali.

 

Possiamo creare tanta moneta quanta ne è necessaria per lo sviluppo
Oggi il problema della “rarità monetaria” non esiste più; esiste quando la moneta è d’oro, perché la rarità dell’oro è la causa della rarità della moneta; ora, invece, possiamo creare tanta moneta quanta ne è necessaria per lo sviluppo produttivo e per una valida dimensione dell’economia; possiamo ordinare gli incrementi monetari in modo tale che vadano di pari passo con gli incrementi dei beni reali, e quindi anche dei pubblici servizi; quando lo Stato ha bisogno di denaro per scopi di pubblica utilità, la zecca di Stato li emette in nome e per conto dei cittadini.

 

Chi è proprietario della moneta?
Oggi, però, la proprietà della moneta non è materialmente dei cittadini; è la banca centrale se ne è appropriata e indebitamente; nessuna Legge stabilisce di chi è la proprietà della massa monetaria in circolazione; e però, per via della prassi bancaria; la moneta è una falsa cambiale, emessa dalla banca centrale – e rovesciata – a debito di uno Stato; è una promessa di pagamento – inversa – che non si può avere; una promessa di pagamento “inesigibile” che il debitore (la banca centrale che l’ha sottoscritta) ha diritto di non pagare e, anzi, di cedere – come se fosse un suo credito – contro titoli del debito pubblico allo Stato; dice il compianto prof. Auriti: – quando leggo sulla banconota “lire centomila pagabili a vista al portatore” firmato dal governatore della banca centrale, io so che quella è una falsa cambiale; teoricamente significa che se io presento questo documento in banca mi dovrebbero dare l’equivalente in oro e non me lo danno; perché la riserva è stata abolita; quindi non ha valore creditizio.

– “A questo punto abbiamo detto quello che la moneta non è e anche quello che è. Fino ad oggi le banche centrali non hanno altro scopo che quello di espropriarci e indebitarci dei nostri denari all’atto dell’emissione; il capo dello Stato, e non il governatore della banca centrale, dovrebbe firmare la cartamoneta e, se la firmasse, supereremmo un grande equivoco; se hai due persone di fronte, il governatore della banca centrale, che ha potere di concedere o non concedere denaro in prestito, e la seconda persona che è il capo dello Stato, o il capo del governo, il quale ha potere di chiedere o non chiedere il denaro in prestito, è chiaro che chi comanda è il governatore; il sistema dà una pseudo sovranità; con il sistema attuale la sovranità politica non ha sovranità monetaria; bisogna capire che i denari nostri non sono soldi che ci vengono dati in prestito; invece di dire al mio cassiere, se mi rivolgessi al mio cassiere, invece di dirgli: – “dammi denaro” – io gli andassi a dire: – “prestami denaro”; da quel momento i soldi non sono più miei ma del cassiere; noi oggi siamo espropriati e indebitati dei ‘soldi’ nostri all’atto dell’emissione; oggi si fa tanto la critica alla partitocrazia; chi comanda non è il segretario politico ma chi lo paga, perché ogni organizzazione ha bisogno dei mezzi finanziari, i signori delle tangenti sono i ladri di polli; non vanno mai a pari con le loro ruberie con il vertice bancario mondiale, il quale espropria e indebita le collettività nazionali di tutto il mondo di un valore pari al doppio di tutto il denaro che circola sul pianeta; siccome dà denaro in prestito, l’atto di dare denaro in prestito ha come condizione che chi presta denaro ne sia il proprietario; il prestare denaro è un’atto del proprietario di quel denaro; il quale, prima ne acquista la proprietà e poi indebita i popoli di altrettanto; nell’attuale sistema, quando uno vuole pagare un debito di denaro con altro denaro, è come se pretendesse di pagare un debito con un altro debito; tutto il denaro in circolazione è oggetto di debito perché la banca centrale lo emette in un solo modo: prestandolo; dobbiamo pagare le tasse? Va bene, trattenetecele da quello che ci spetta dal reddito delle aziende di Stato e da quello causato dalla stampa della moneta…”

– “…è tutta una finzione quella che accettiamo; se non accettiamo non diamo validità sociologica, e quella giuridica se l’attaccano; se tutto il mondo smettesse di usare la cartamoneta, neppure gli eserciti la vorerebbero più, perché non sarebbero pagati con moneta accettata per lo scambio”.

Il termine Credito ha molti significati, ma in senso giuridico è la condizione di chi ha diritto alla restituzione di una somma di denaro; un titolo di credito è un documento che attesta il diritto a riscuotere un pagamento; credito è anche tutta l’attività bancaria connessa con le operazioni di credito; dal latino creditu(m) = prestito, credere, affidare; creditizio = relativo al credito; sistema creditizio è il sistema del credito. La moneta, inventata dal nulla, dovrebbe essere emessa dallo Stato: lo Stato origina la moneta con la spesa pubblica e i suoi cittadini possono usare quella moneta originata dallo Stato, una volta che essa è in circolazione.

 

Chi emette la moneta non può esaurirla
Nessuno capisce, o spiega, come mai il sistema del credito sia stato progettato con le banche centrali che prestano denaro agli Stati in cambio di titoli di Stato, rappresentativi di crediti, e che da questo meccanismo del debito pubblico debba discendere e dipendere tutto il cosiddetto sistema creditizio, anch’esso fondato sul debito. Il meccanismo creditizio fra la banca centrale e lo Stato è anche più strano se si apprende che la moneta è sempre originata dal nulla, e che quel soggetto che la emette, “può darla o sottrarla a piacimento e non ne rimane mai privo“. Il soggetto che emette la moneta non può esaurire la propria moneta, dunque, secondo taluni finti economisti, o economisti disonesti, “il suo debito è un falso problema”. Se il debito pubblico è un falso problema, perché occuparsene? Perché farlo sussistere? Se il meccanismo è in piedi con questo sistema del debito pubblico, che è l’origine di tutti gli altri debiti che vengono giù a cascata, ci sarà pure una ragione; o no?

 

La moneta è forzata in rapporto all’imposizione fiscale
Lo Stato forza i cittadini a saldare ciò che sono costretti a versare all’erario, usando la moneta (la valuta) che lo Stato impone. Lo Stato obbliga i cittadini a pagare imposte e tasse e li obbliga a pagarle nella valuta che è stata decisa per loro. Con questo sistema pratico, sostanzialmente non riconosce la moneta locale; tuttavia non la vieta, e infatti ha dovuto restituire la moneta locale al prof. Auriti, dopo le perquisizioni, dopo tutti gli altri atti abnormi e intimidatorie, i sequestri illegittimi e illegali, compiuti dalla GdF e da altri piedipiatti a Guardiagrele. Il processo di strozzinaggio del sistema bancario mondiale non opera a breve scadenza; lavora con disciplina durante i secoli, sempre con lo stesso disegno di lucrare con il raggiro e sempre con gli stessi meccanismi: creare debiti e organizzare monopoli per manipolare i prezzi.

Dice Ezra Pound:

“…noi domandiamo cosa sia la moneta, il credito, l’interesse, l’usura.”

L’ignoranza della moneta, del credito e della loro circolazione è una delle cause della presente tragedia. In tempi di decadenza, nasce il concetto di società senza contenuto umano, il fantasma giuridico che caratterizza le attività formali dei protagonisti assoluti del capitalismo monopolista; rifacendosi all’apologo di Menenio Agrippa – Auriti ricorda che, mentre il popolo assume la funzione di avere fame, il governo assume quella di mangiare in rappresentanza del popolo. La proprietà della moneta è sottratta alla persona umana ed attribuita ai fantasmi giuridici. Lo Stato costituzionale, lo stato socialista, le società per azioni, le banche, che sono società per azioni, la società anonima, le società offshore, sono esempi di società senza contenuto umano, prive delle basi etiche della società organica tradizionale.

 

La moneta e la sua circolazione
Aristotele definisce la moneta come “misura del valore”. Ma ogni unità di misura ha in sé la qualità corrispondente a ciò che deve misurare. Come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. Quindi la moneta è anche “il valore della misura”, che è poi il potere d’acquisto.

Ogni unità di misura è una convenzione e ogni convenzione è una fattispecie giuridica (cioè una situazione tipica, definita in modo astratto e generale dalla legge); il simbolo acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette d’accordo che lo abbia; la previsione del comportamento altrui come condizione del proprio induce ognuno ad accettare la moneta contro beni e servizi, perché prevede di poter dare, a sua volta, moneta contro altri beni e altri servizi. Nella moneta si trasforma il valore di una convenzione, cioè di una realtà spirituale, in un bene reale oggetto di proprietà. La funzione della moneta non è limitata alla sola misurazione convenzionale (cioè normativa) del valore dei beni economici, ma costituisce, essa stessa, bene oggetto di scambio, perché incorpora per induzione giuridica il “valore della misura”. Conferendo al portatore la previsione di poter acquistare, cioè il potere d’acquisto, incorpora il “valore della misura” e diventa così un bene nuovo, autonomo e diverso da quelli misurati. Come nella dinamo, aumentando la velocità di rotazione aumenta la quantità di energia elettrica, così aumentando la velocità di circolazione della moneta ne aumenta il valore indotto, cioè il potere d’acquisto. Su questo principio le banche internazionali creano quantitativi illimitati di valore, attribuendo ai depositi bancari la velocità della luce, trasferendoli da un continente all’altro con gli impulsi elettronici dei computer. Il valore indotto è causato dalla circolazione della moneta. La moneta che non circola è un mero “simbolo”, non è moneta. Per spiegare la differenza tra diritto e sociologia giuridica basta portare un esempio elementare: il “contratto di compravendita” è fattispecie giuridica; “compratore e venditore legati dal contratto” è fattispecie di sociologia giuridica. È nell’ambito di questa seconda fattispecie che nasce e sussiste nella sua continuità, il valore indotto.

 

Il credito
Il credito ha un valore commisurato a quello della prestazione oggetto del credito. La moneta ha un valore commisurato all’ammontare numerico delle unità di misura del valore in essa rappresentate. È un puro valore giuridico causato dalla convenzione sociale sia nella sua essenza che nel suo ammontare. Il credito, come ad esempio quello dovuto con la cambiale, si estingue col pagamento. La moneta continua a circolare dopo ogni transazione, perché, come ogni unità di misura, è un bene ad utilità ripetuta. Le scuole monetarie odierne, ignorando la distinzione tra valore creditizio e valore indotto hanno definito la moneta con l’assurda formula di “debito e/o credito inesigibile” per giustificarne l’esistenza e l’utilizzazione ripetuta. La risultante è stata l’assurda dichiarazione apposta sulle banconote (ad esempio, si leggeva, prima dell’imposizione dell’euro: Lire Mille pagabili a vista al portatore. Firmato: Il Governatore della Banca d’Italia) concepite come false cambiali. Poiché il valore del credito è dato dalla sua esigibilità, questa moneta non dovrebbe avere alcun valore, sicché per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo. La convenzione monetaria è talmente più importante di quella del linguaggio che la dichiarazione cartolare impone qui una interpretazione addirittura incompatibile con quella letterale. Tutti sanno, infatti, che la banconota, pur essendo una falsa cambiale, è vera moneta. Solo su queste premesse si spiega perché il Paterson fonda nel 1694 la Banca d’Inghilterra, sulla regola di prestare le (false) cambiali della banca invece dell’oro.

 

La moneta, nasce di proprietà della banca, che la emette prestandola
Poiché il valore della cambiale è causato dalla promessa del debitore, spacciando moneta sotto la parvenza di una cambiale, il governatore si arroga il diritto di emettere moneta di cui si appropria (perché la presta) all’atto dell’emissione. Prestare denaro è prerogativa del proprietario di quel denaro; chi non ne è proprietario non può prestarlo. Dunque il governatore è falso debitore (perché non paga la cambiale e ha diritto di non pagarla), ma vero proprietario della moneta. Con la tecnica surrettizia del credito rovesciato (o del “debito non dovuto”) la banca centrale presta la moneta alle collettività e la stessa moneta nasce di proprietà della banca, che la emette prestandola ai cittadini. Dovrebbe invece nascere di proprietà dei cittadini – secondo Auriti – ed essere ad essi accreditata come reddito di cittadinanza. La banca è pertanto un’associazione a delinquere che propone i propri delitti come se fossero affari per le vittime. Una volta constatato che la moneta è una falsa cambiale, ci si spiega perché la Banca Centrale riporta tutto l’ammontare della moneta emessa al passivo del proprio bilancio, falsificandolo.

 

L’interesse e l’arbitrio della rarefazione monetaria
Strettamente collegato al tema dell’interesse è quello della rarità della moneta. Infatti l’ammontare dell’interesse è funzionalmente collegato alla rarità della moneta. Fino ad oggi nessuna scuola è riuscita a dare una valida giustificazione scientifica del limite della rarità su cui programmare l’emissione di moneta. Questa lacuna della scienza monetaria trova la sua significativa espressione nella risposta di Einaudi a chi gli domanda quale sia la “legge della rarità”:

“Alla rarità dell’oro si è sostituita la saggezza dei governatori”.

Queste parole, nella loro palese assurdità, sono il sintomo dell’abitudine ormai consolidata nella prassi di attribuire al governatore della banca centrale non una funzione organica, quale dovrebbe essere, ma l’arbitrio più assoluto, incontrollabile ed insindacabile, perché svolto, da un “saggio” per antonomasia, anche se in violazione di norme contenute nel codice penale. La soluzione del problema è quindi possibile solo se si comprende che la moneta deve essere rara perché misura il valore dei beni economici, che sono tali perché rari, cioè limitati nella quantità rispetto all’entità dei bisogni; appena il mercato è saturo si desiste dalla produzione di beni e di moneta. Quando la moneta è d’oro, il grave difetto è la rarità rigida ed incontrollabile. Con l’avvento della moneta nominale, la rarità è programmata, non in funzione degli obiettivi interessi sociali ma di quelli dell’usura. In altri termini, posto che il prezzo di mercato non è solo l’indice del valore dei beni, ma anche del punto di saturazione del mercato – per cui il mercato è saturo quando il prezzo tende a coincidere con i costi di produzione – solo quando questa tendenza si verifica, si deve desistere sia dalla produzione dei beni, che dall’emissione di moneta. Questa normalizzazione del mercato è possibile solo se la moneta è dichiarata sin dall’emissione, proprietà del portatore e senza riserva. Quando invece è emessa in prestito, e con la riserva, il mercato è dominato dall’usura per due motivi:

a) perché, all’atto dell’emissione, la moneta nasce di proprietà della banca, che la emette prestandola (cioè addebitando al mercato un debito non dovuto di cui può chiedere arbitrariamente la restituzione in tempi e quantitativi insidacabilmente stabiliti dal governatore della banca centrale);

b) perché, una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto e non creditizio, la riserva non serve se non come pretesto per avere la giustificazione di limitare l’emissione della moneta all’ammontare (presunto ed arbitrariamente stabilito) della riserva.

Questo è il motivo per cui all’atto dell’emissione la Banca centrale, per mantenere il controllo sui valori monetari creati dai cittadini (che dovrebbero essere, pertanto, ad essi accreditati), li emette prestandoli, cioè addebitandoli nella più gigantesca truffa di tutti i tempi. La grande usura ha trasformato, così, i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro. Solo su queste premesse si spiega la nota apparsa sull’Hazard Circular nel 1862, ricordata da Pound:

«Il grande debito che i nostri amici, i capitalisti dell’Europa, faranno in modo di far sortire da questa guerra, verrà adoperato per manipolare la circolazione (monetaria). Noi non possiamo permettere che i biglietti statali (greenbacks) circolino perché non possiamo regolarli, non essendo gravati di debito».

Secondo Ezra Pound:

”gli usurai provocano guerre per creare debiti”.

 

L’assassinio di J.F. Kennedy
Siccome noi sappiamo che la stessa moneta oggi è un debito, perché emessa dalle banche centrali solo prestandola, la frase di Pound va completata così: “per pagare altri debiti in una insolvenza cronica, ineluttabile”. Recentemente sulla rivista Chiesa Viva, sotto il titolo “L’assassinio di J.F. Kennedy” è documentato il “vero motivo” dello storico delitto. Dopo l’assassinio del Presidente, il Vicepresidente J.B. Johnson, appena assunta la carica di presidente, ordina il ritiro di tutte le banconote fatte stampare da Kennedy col suo ordine esecutivo 11110 del 4 giugno 1963. Queste banconote non riportavano più la scritta “FEDERAL RESERVE NOTE”, ma “UNITED STATES NOTE”, come emerge dalle due immagini riprodotte nell’articolo. Dunque Kennedy capisce che l’egemonia dell’usura si basa sulla regola, nata con la banca centrale, di “emettere moneta prestandola alla collettività nazionale” che, creandone il valore con l’accettazione, ne deve, invece, essere proprietaria sin dall’emissione. Ecco perché tutti possono prestare denaro, tranne chi lo emette. Emettere moneta prestandola è il signoraggio della grande usura che è nata nel 1694 con la Banca d’Inghilterra, denunciata da Pound come “…. associazione a delinquere…..” Sbaglia però Pound quando, commentando le parole del Paterson, limita al 60% questo prelievo usuraio. La famosa frase di William Paterson, fondatore (della Banca d’Inghilterra):

«Il banco trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal niente»

che appare spregiudicatamente sincera, in effetti nasconde la parte più importante della verità, perché non è vero che il banco si arricchisce solo dell’interesse, ma anche ed innanzitutto della stessa moneta, il cui valore non è creato dalla banca, ma dalla collettività. Dunque il costo del denaro non è solo del 60%, ma va aumentato di un ulteriore 200% perché viene trasformato un credito (+100%) in un debito (-100%) senza contropartita. La carità bancaria insegna addirittura a pagare i debitori. Le banche centrali, che prestando il dovuto, riscuotono, come fossero creditrici, i propri debiti.

 

L’usura, l’uomo al rango inferiore a quello della bestia
L’Usura intuita da Pound è il signoraggio. Il fenomeno più importante che si è avuto con la Rivoluzione Francese, non è stata la carta costituzionale, ma la banca centrale con la contestuale sostituzione della moneta d’oro con la moneta nominale. Ciò non è stato un semplice mutamento della struttura merceologica del simbolo, ma la sostituzione di una fattispecie giuridica con un’altra. Quando la moneta era d’oro, il portatore ne era il proprietario; con la moneta nominale, ne è diventato inconsapevolmente il debitore. Tutta la moneta nominale è emessa dalle banche centrali prestandola: dunque tutto il denaro in circolazione è gravato di debito verso le banche centrali. Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno indotto tutti i popoli del mondo ad accettare la propria moneta all’atto dell’emissione, col corrispettivo del debito, cioè in prestito, nella più grande truffa di tutti i tempi, che passa inosservata perché è troppo evidente. Sicché, se taluno volesse pagare con denaro un debito di denaro, è come se pretendesse di pagare con un debito un altro debito. A lungo andare è costretto a pagare un debito non dovuto, con il proprio capitale ed il reddito del suo lavoro. È questo il signoraggio della grande usura organizzata, con cui l’uomo è posto ad un rango inferiore a quello della bestia. La bestia infatti non ha la proprietà, ma nemmeno il debito. La moneta-debito (nominale) è il capolavoro di Satana. Di solito vale la regola per cui non esistono strumenti buoni o cattivi, ma solo il modo buono o cattivo di utilizzarli. Con la moneta-debito, chi l’accetta viene truffato, per il solo fatto che l’accetta, perché ne viene contestualmente espropriato ed indebitato; chi l’accetta, accetta in prestito il proprio denaro di cui crea il valore accettandolo e ne viene contestualmente espropriato ed indebitato perché l’accetta in prestito all’atto dell’emissione. È il sistema della grande usura organizzata, nata con la sterlina e la banca d’Inghilterra nel 1694. Se si mettono a confronto il governatore della banca centrale ed il Capo del governo, il primo può concedere o negare in prestito tutto il denaro che vuole, il secondo può solo chiederlo o non chiederlo in prestito. È ovvio quindi che il secondo è il “cameriere” del primo, non perché abbia animo servile, ma perché le regole del gioco non consentono altrimenti.

dichiarazione dei diritti umani 1789.jpg

Robespierre coordina le attività dei giacobini, la cui violenza e i cui bagni di sangue non hanno nulla da invidiare a ciò che vediamo in tempi moderni. Il grande filosofo della rivoluzione francese è Voltaire, il quale è un gesuita infiltrato. Qui in alto c’è l’immagine della dichiarazione dei diritti umani del 1798. In testa vedi l’occhio onniveggente di Lucifero, più sotto il serpente con la coda in bocca, sotto il quale c’è il ridicolo cappello giacobino, alla testa della fiocina, avvolta dall’immancabile fascio. Tutti i filosofi della rivoluzione francese, riuniti, hanno prodotto un documento pieno di raffigurazioni a sfondo massonico.

d cappello giacobino.jpeg

Il cappello giacobino, ufficialmente indossato nell’antica Roma dagli schiavi emancipati, ai quali viene data libertà per qualche motivo; nell’ambito della rivoluzione francese è usato come il cappellino rosso della libertà; però il cappellino, in realtà, prima che dai giacobini, è usato da Mitra, divinità pagana, che, nella sua rappresentazione tipica (vedi sotto)…..

d mitra.jpg

  …..sta scannando il toro, con l’aiuto del cane, del serpente e dello scorpione, che attanaglia proprio le parti più delicate del povero toro. E allora ci sono implicazioni fortemente religiose in questi riferimenti, per la precisione si richiamano al mitraismo (ed è guerra anti-cristiana). Anche il cattolicesimo è mitraismo; il mitraismo è la religione della Persia, poi di Roma, ed infine della chiesa cattolica romana; ci sono sette gradi nella sua gerarchia e il settimo è chiamato “padre”, che normalmente ha una congregazione; i padri possono essere gesuiti, francescani, domenicani o membri di vari altri ordini.

 

Come la moneta di proprietà diventa moneta nominale
La rivoluzione monetaria della banca d’Inghilterra trasforma la moneta-proprietà del portatore (oro) in moneta nominale (debito del portatore e proprietà della banca). La controrivoluzione deve trasformare la moneta-debito in moneta proprietà del portatore (non della banca), senza riserva (come l’oro), con simbolo di costo nullo (come la carta). Solo così sarà possibile restituire ad ogni Uomo la dignità giuridica che gli compete, liberarlo dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile per debiti non dovuti, e consentirgli, finalmente, di vivere tempi nuovi a dimensione umana.

 

Perché l’euro è una moneta scomoda
Quando l’usuraio fa qualcosa c’è sempre il perché. La grande opinione pubblica crede che la scomodità dell’euro sia una necessità inevitabile, collegata alla sostituzione della vecchia con la nuova moneta. È una falsa convinzione, perché i numeri sono, in questo caso, liberamente programmabili. Infatti, la scomodità dell’euro costituisce un incentivo ad utilizzare carte di credito o bancomat con cui si sostituisce all’argent de poche, cioè la moneta delle proprie tasche, con la moneta di banca. Con bancomat, la nostra tasca si trasforma in una vera e propria agenzia bancaria su cui vengono computati i costi per i relativi servizi di deposito e di prelievo. La banca, in tal modo, fa uso delle nostre tasche come se fosse la sede di una propria agenzia, senza pagare l’affitto, ed acquista il controllo su una ulteriore liquidità altrimenti irraggiungibile. L’euro aggiunge al debito non dovuto della moneta corrente l’ulteriore danno della schiavitù spontanea verso la grande usura.

 

La moneta coloniale
L’euro è una moneta di serie B perché opera in un mercato disorganico; il mercato europeo, infatti, manca delle fonti di energia. L’euro può comprare tutto tranne il petrolio e quando l’Europa ha bisogno di petrolio deve usare il dollaro (vedi la finta crisi petrolifera degli anni ’70, con la quale si sostituisce il cosiddetto gold exchange standard con l’oil exchange standard). La storia ha insegnato che nel momento in cui l’Europa sta completando l’organicità del mercato con l’apertura ai mercati orientali, le forze armate statunitensi e NATO sono state mandate ad ammazzare le popolazioni civili del Kossovo, con il ridicolo pretesto di combattere il contrabbando di petrolio. Ecco perché l’euro non può assumere altro che la funzione di moneta coloniale. “La strategia monetaria dell’euro è imposta al mercato dell’unione europea dalla Federal Reserve Bank”. Il risultato di quella strategia monetaria, viene previsto da Giuseppe Palladino, che introduce il termine di “stagflazione”. Stagflazione vuol dire ristagno economico e sottovalutazione monetaria, oggi impropriamente indicata come inflazione (che si ha invece quando la quantità di moneta in circolazione è troppo abbondante rispetto agli incrementi produttivi). “Oggi” (Autiti, purtroppo, muore nel 2006) la moneta è scarsa e sottovalutata, sicché si ha una doppia spinta verso la povertà, perché la moneta è poca e vale poco (cioè, ha poco potere d’acquisto). I grandi usurai l’hanno concepita così perché vogliono espropriare i popoli, indebitandoli del loro denaro, peraltro rarefacendolo con tecniche bancarie usurocratiche. L’Europa è sotto la spada di Damocle del grande usuraio, esattamente come l’Argentina. L’unico risposta a questa aggressione della grande usura è la proprietà popolare della moneta, ovvero togliere la proprietà della moneta alla banca centrale e attribuirla ai popoli all’atto dell’emissione.

 

La lettura dei bilanci
Con la scoperta del valore indotto non cambia solamente la lettura della storia ma anche quella dei bilanci. La macroscopica conseguenza dell’ignoranza è: o la pretesa di negare l’esistenza della moneta come bene economico (definendola, secondo le tesi del nichilismo monetario, come “il nulla” o “strumento neutro dello scambio”), ovvero quella di proporne la definizione come “debito e/o credito”. Se fosse vera la prima ipotesi, per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo ed i ladri di denaro dovrebbero essere messi in libertà perché avrebbero rubato “nulla”. Se fosse vera la seconda, un debito di denaro sarebbe “un debito di un debito”. Tutto il sistema economico americano è in deficit, perché, mancando la distinzione tra valore indotto e valore creditizio, cioè tra moneta e debito, tutti i bilanci riportano fatalmente a debito anche il valore della moneta in quanto concepita come moneta-debito che è la c. d. moneta nominale o, per dirla alla Ciampi (disegno di legge proposto dal Governo Ciampi il 10 febbraio 1993) “debito inesigibile”.

La crisi americana potrebbe essere causata da una macroscopica falsificazione dei bilanci in cui sono riportati a debito, cioè come valori negativi, i valori monetari, che sono invece valori patrimoniali altamente positivi, perché di costo nullo (in quanto prodotti, come ogni unità di misura, dalla semplice attività mentale della convenzione sociale), consolidati nel potere d’acquisto, che duplica specularmente il valore di tutti i beni reali misurati o misurabili nel valore. In tal modo la moneta debito, invece di duplicare specularmene il valore dei beni reali, cioè la ricchezza del popolo americano, lo precipita nell’angoscia dell’insolvenza ineluttabile perché, all’atto dell’emissione, il costo del denaro è del 200%, in quanto si trasforma “+ 100%” in “- 100%”. I cretini (monetaristi) sono più pericolosi dei delinquenti, ed il principio non vale solo per l’America, perché ha dimensione mondiale. Il consiglio di Auriti per il Presidente degli USA è di far riesaminare i bilanci tenendo conto della distinzione tra moneta e debito (come dire debito ed il mezzo per pagarlo).

Anche la Banca d’Italia nei propri bilanci ha sempre riportato a debito la moneta che ha emesso prestando. Prestare è una qualità del proprietario, non del debitore.

 

Plusvalore e flessibilità determinati dalle banche centrali
Quando “Marx afferma” che il datore di lavoro sfrutta parassitariamente il lavoratore, perché si appropria del margine di profitto, cioè del plusvalore, “pone la premessa ideologica” su cui nasce il sindacato, con lo scopo di rivendicare, sotto forma di aumento di salari, il plusvalore. Poiché il lavoro-libero si distingue dal lavoro-schiavo (in quanto è basato sulla libera contrattazione dei compensi) l’esasperata applicazione della teoria del plusvalore, distrugge il contratto del lavoro, poiché distrugge l’interesse a contrarre del datore di lavoro. Questa malattia culturale costituisce l’anticamera o della disoccupazione o del lavoro senza contratto (che è il ritorno alla schiavitù o quantomeno al lavoro nero). Con l’aumento della concorrenza internazionale dei mercati del lavoro, questa malattia si è talmente aggravata da esplodere in conflittualità. Con la flessibilità, la riduzione del potere d’acquisto dei salari non è imputabile al datore di lavoro o al governo, ma ai vertici delle banche centrali, perché solo queste hanno il potere di determinare arbitrariamente spinte deflazionistiche, o di sottovalutazione monetaria, costringendo gli imprenditori o a cessare le attività produttive, o tutti, ad accettare la flessibilità, adeguando costi e prezzi alle oscillazioni dei valori monetari che guidano la stessa globalizzazione dei mercati. Quindi le rivendicazioni sindacali con le relative contestazioni (compresa la c. d. intangibilità dell’art. 18) non vanno sollevate come conflittualità sindacali nei confronti dei datori di lavoro, ma nei confronti della banca centrale, in modo compatto da governo, datori di lavoro e lavoratori. La flessibilità attiene infatti al potere d’acquisto della moneta. Il valore indotto non ha nulla a che fare col plusvalore.

 

La trappola dell’articolo 107 del trattato di Maastricht
L’Europa come l’Argentina si ha così:

1) con l’art. 107 del Trattato di Maastricht;

2) con l’avvento dell’euro.

L’art. 107, che vieta qualsiasi possibilità di contatto o interferenza tra gli Stati Membri e la Banca Centrale Europea nella fase dell’emissione, è ufficialmente giustificato sul principio della necessità di salvaguardare l’euro da spinte o sollecitazioni inflazionistiche. (Questa esigenza poteva essere soddisfatta sulla base dei normali criteri di “discrezionalità tecnica” ben note alle scuole della statistica bancaria, tanto è vero che questa norma non ha precedenti, in Europa, ma negli Stati Uniti è regola generale, già dal 1913: nessuna agenzia o ufficio di qualsiasi tipo di Stato e di governo può interferire, in minima parte, sulle decisioni autonome della Federal Reserve, che non è soggetta all’autorità di alcun altro soggetto giuridico). La verità è che si è voluto alzare un muro invalicabile analogo a quello che separa gli Stati dalle banche centrali straniere. In altri termini, con l’art. 107 il rapporto tra Stati Europei e BCE è identico a quello esistente tra l’Argentina e la Federal Reserve Bank americana. Su queste premesse l’emissione dell’euro è fatta dalla BCE come se fosse un prestito ad uno stato estero. Poiché le banche centrali emettono moneta solo prestandola, potrebbe sembrare che tra l’emissione di moneta all’interno o all’estero non vi sia nessuna differenza, mentre noi ben sappiamo – e meglio di noi lo sanno gli estensori del citato 107 – che il prestito all’estero è drasticamente preteso in restituzione per norma e consuetudine internazionale; il prestito all’interno è attenuato e/o dilazionato per i contratti e le sollecitazioni che normalmente caratterizzano i rapporti tra banca centrale e governo: quei medesimi contratti che l’alta loggia bancaria ha voluto attentamente evitare in quanto particolarmente fastidiosi per la grande usura. In altri termini, con l’art. 107 e l’avvento dell’euro, l’Europa sta nella stessa subordinazione che ha l’Argentina nei confronti del dollaro. S’indebita, infatti, per debiti, anche in questo caso, non dovuti, nei confronti della BCE, per un valore pari a tutto l’euro in circolazione. Il Governo Argentino comprende questa verità e progetta la moneta alternativa, l’argentina, la cui emissione è impedita, com’è noto, dall’intervento di autorità usurocratiche sovranazionali. Il nostro vantaggio è dato dal fatto che – su iniziativa del Sindacato Antiusura SAUS – è già nata in Italia la moneta alternativa, il SIMEC, che consente di affrontare i tempi di emergenza perché concepito in modo da non poter essere controllato dal sistema delle banche centrali, in quanto nasce “di proprietà del portatore” e “senza riserva”, come l’oro, ed ha ottenuto il crisma della legittimità con Ordinanza del Tribunale di Chieti (del 21 settembre 2000, n. 127) e la pubblicazione sul Catalogo euro-unificato della moneta italiana (Alfa Edizioni, Torino, 2001, pag. 791, dove è ufficialmente quotato: “Attuale valore virtuale: 1000 Simec = 2000 lire”). Occorre pertanto promuovere la conversione euro- simec e/o simec-euro mediante fondi di convertibilità all’uopo costituiti, conferendo nel fondo non la proprietà, ma la sola disponibilità per il cambio. In tal modo il conferente, caratista del fondo, resta proprietario sia degli euro che dei simec di sua spettanza. Il maggiore e fondamentale “spreco fiscale” è il pagamento alla banca centrale del debito non dovuto per tutto il denaro in circolazione. Il cittadino pensa, in buona fede, che il prelievo fiscale sia destinato al pagamento delle spese necessarie a scopi di pubblica utilità. Falso. La gran parte dei prelievi va a finire nelle tasche degli azionisti della Banca centrale, perché la banca centrale emette moneta solo prestandola. Poteva avere una parvenza di attendibilità finalizzare il prelievo fiscale al pagamento dei debiti verso la banca centrale, quando l’emissione monetaria era basata sulla riserva. Poiché prestare denaro è una prerogativa del proprietario, la banca poteva dire: “la moneta è mia perché la riserva è mia, quindi posso emettere la moneta prestandola”. Con l’annullamento degli accordi di Bretton Woods, il 15 agosto 1971 si ha la prova storica della inutilità della riserva, altrimenti il dollaro, da quella data, avrebbe dovuto perdere totalmente il suo valore perché privato della riserva. Dunque crea il valore della moneta la collettività che l’accetta – essendo obbligata ad accettarla – e non la banca che la emette. All’atto dell’emissione, si creano convenzionalmente due diversi strumenti giuridici: il prestito e l’oggetto del prestito: il debito e l’oggetto del debito. Quando il prelievo fiscale è effettuato per pagare questo debito, il contribuente paga per restituire alla banca il proprio denaro che invece dovrebbe essere a lui stesso accreditato, perché è lui che, accettandolo, ne crea il valore. Su queste premesse si spiegano le ridicole definizioni date dai monetaristi collegati al sistema quali: “la moneta è il nulla” o “Il debito inesigibile” con l’evidente scopo di occultare l’oggetto della truffa con cui i popoli sono stati trasformati da proprietari (quando la moneta era d’oro) in debitori della propria moneta (con la moneta nominale).

Il primo a denunciare questa gigantesca truffa è stato Carlo Marx:

“Fin dalla nascita, le grandi banche, agghindate di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare (cioè “prestare”) loro (il loro) denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico (pagato con i prelievi fiscali, n.d.r.) non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694).”

«La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento, contemporaneamente era autorizzata dal Parlamento a battere moneta con lo stesso capitale tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconota. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’ Inghilterra stessa, diventasse la moneta con la quale la banca stessa faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per averne in restituzione di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua verso la Nazione, fino all’ultimo centesimo che aveva dato (prestando il dovuto).»

Questo messaggio di Marx è stato totalmente ignorato da tutti i governi, e anche da tutti gli studiosi cosiddetti marxisti (i quali non hanno mai letto Marx).

 

Le strategie monetarie nella crisi della FIAT
Umberto Agnelli, a proposito della crisi della FIAT, ha parlato della partecipazione di una “quota strategica”. Le scelte strategiche hanno la qualità essenziale di essere semplici.

La FIAT è in crisi per mancanza di soldi. L’insolvenza dei debiti è infatti causata dalla impossibilità di pagarli. Quando la moneta era d’oro, la rarità della moneta era rigida ed incontrollabile perché basata sulla “legge fisica” della esistenza e disponibilità del metallo prezioso. Con l’avvento della moneta nominale e con l’abolizione della “riserva d’oro”, la rarità è arbitrariamente programmata con la feroce parsimonia dei grandi usurai dietro gli sportelli delle banche centrali. La FIAT non ha avuto mai problemi di liquidità quando controllava il sindacato della maggioranza del pacchetto azionario (c. d. partecipanti) della Banca d’Italia. Con l’avvento dell’Euro è diventata una goccia nel mare degli azionisti della BCE. Il conglomerato delle banche centrali è stato sostanzialmente unificato nelle stesse mani dei veri padroni, secondo la profetica definizione di Marx. Ciò significa che la distinzione tra le banche centrali non va desunta dalle “denominazioni nazionali” ma da quelle degli “speculatori” che le controllano. Su queste premesse si spiega perché la crisi della FIAT è stata la conseguenza di quella Argentina, dove importanti banche italiane sono state dissanguate per decisione della Federal Reserve Bank, che ha chiesto il pagamento dei debiti non dovuti instaurati all’atto dell’emissione dei dollari. Sembra opportuno pertanto chiudere questa breve nota con le parole ricordate da Ezra Pound: «Dire che uno stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri.»

 

La cambiale come promessa di pagamento e come mezzo di pagamento
È caratteristica dell’animo umano anticipare al momento attuale i valori previsti. Ecco perché nasce la prassi mercantile di usare la cambiale non solo come promessa di pagamento, ma anche come mezzo di pagamento. Con la cambiale, la previsione dell’adempimento è rafforzata dalla “certezza del diritto” in quanto il debitore può essere costretto a pagare per legge. Se il debitore paga regolarmente la cambiale, tutti i rapporti obbligatori instaurati tra giranti e giratari sono soddisfatti. Se non viene pagata, l’insolvenza rimbalza inesorabilmente su tutti i soggetti collegati come giranti e giratari nella circolazione della cambiale. Nasce così la truffa della cosiddetta catena di Sant’Antonio e si spiega perché il protesto cambiario contestato al debitore insolvente è considerato dal legislatore con particolare severità, in quanto lede l’affidamento nella circolazione monetaria. La forma più grave di catena di Sant’Antonio è l’emissione monetaria.

 

La Cambiale (non esecutiva) emessa dal governatore della banca centrale
La moneta nominale nasce infatti come cambiale emessa dal governatore della banca centrale (ad es. con la formula “Lire mille pagabili a vista al portatore” firmato: Il Governatore della Banca d’Italia), non nella qualità di “cittadino” ma di “raccomandato di ferro”. Infatti, mentre il cittadino, se non paga, risponde per insolvenza con la perdita della dignità giuridica nella qualità di “protestato cambiario”, il governatore non solo emette la cambiale con la garanzia di non pagarla, ma – pur firmandola come debitore – la emette prestandola, cioè come creditore. L’oggetto di questo prestito sarebbe quindi un debito inesigibile del banchiere che è, pertanto, vero creditore e falso debitore di vera moneta spacciata come falsa cambiale. Il titolo è rappresentativo se c’è una riserva, altrimenti no.

Quando l’emissione monetaria è basata sulla riserva, la moneta può essere considerata come cambiale, perché concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva. Il banchiere può allora ben dire: “la moneta è mia perché la riserva è mia”. Abolita la riserva, con la fine degli accordi di Bretton Woods, finalmente si ha la prova storica che il valore monetario è puramente convenzionale, come quello di un francobollo d’antiquariato. La moneta ha valore per il semplice fatto che ci si metta d’accordo che lo abbia. Dunque la moneta deve essere di chi l’accetta e non di chi la emette. Prestando il dovuto, all’atto dell’emissione, il banchiere ha appeso alla catena di S. Antonio la spada di Damocle perché è nella condizione di:

a) prestare ad ogni popolo la propria moneta e rinnovare il prestito lucrando oltre alla moneta anche gli interessi,

b) di far cadere la spada di Damocle col pretendere il pagamento dei debiti non dovuti, come ha fatto la Federal Reserve Bank con l’Argentina.

 

La moneta come il sangue
Come il sangue distribuisce ossigeno in tutto il corpo, così la moneta distribuisce potere d’acquisto al mercato. Questo principio elementare non è stato compreso dalle asinerie dei monetaristi perché, mentre l’oggetto prelevato e trasportato dal globulo rosso è conosciuto esattamente come “ossigeno”, manca fino ad oggi la definizione dell’ossigeno monetario: il valore indotto, che è il potere d’acquisto, cioè la previsione di poter acquistare conferita al portatore della moneta come puro valore convenzionale. Questa fondamentale e gravissima lacuna culturale basa sulla ancora più grave ignoranza dello stesso concetto di valore. Il valore è sempre una previsione, cioè una dimensione del tempo e non dello spazio; è una realtà spirituale e non merce. La moneta, pur con simbolo di costo nullo, ha valore perché conferisce al portatore la previsione di poter comprare. La categoria dei valori monetari ha costituito così il monopolio culturale della scuola iniziatica dei grandi usurai delle banche centrali, mentre al “bestiame umano” è stato riservato l’insegnamento delle due ipotesi:

a) il nichilismo monetario (per cui la moneta è il nulla ed avrebbero valore solo i beni reali oggetto di scambio);

b) la moneta debito del portatore, la cosiddetta moneta nominale (di cui la banca è proprietaria e, come tale, la emette prestandola).

Il comune denominatore di queste due scelte è la minaccia di morte del mercato; nel primo caso per asfissia perché è negata la stessa esistenza dell’ossigeno monetario; nel secondo caso per avvelenamento, poiché il portatore viene concepito non come proprietario, ma come debitore della sua moneta. Su queste aberranti teorie domina l’egemonia dell’usuraio che può tranquillamente derubare i popoli dopo averli convinti che l’oggetto del furto è il nulla, o che deve accettare all’atto dell’emissione la propria moneta col corrispettivo del debito non dovuto e cioè in prestito. Su queste premesse si comprende la differenza non solo tra moneta nominale- debito del portatore e moneta d’oro-proprietà del portatore, ma anche tra due diverse concezioni di vita, tra Commonwelth Britannico e Sacro Romano Impero, tra barbarie e civiltà, tra etica economicistica della soggettività strumentale, per cui la funzione sociale opera sulla regola del servirsi (non a caso tutte le banche del mondo sono fantasmi giuridici – S.p.A.) ed etica naturale della società organica (fatta di uomini vivi) basata sulla regola del servire. Ogni moneta – qualunque sia lo stato o la banca centrale che la emette – va dichiarata, per convenzione internazionale, proprietà del portatore, e senza riserva.

L’unica moneta accettata, fino ad oggi convenzionalmente da tutti gli stati del mondo, è l’oro. Se si vuole instaurare una nuova moneta universale, bisogna copiare l’oro. Fino ad oggi ciò non è stato possibile perché mancavano le basi culturali per farlo. Questa moneta, concepita (come il SIMEC) sulla nuova scoperta del valore indotto, deve avere le qualità positive dell’oro: proprietà del portatore e senza riserva e non quelle negative dell’alto costo di produzione e della rarità esasperata ed incontrollabile.

 

La saturazione di mercato e il prezzo, indice di misurazione del valore dei beni
Poiché il prezzo non è solo l’indice del valore dei beni, ma anche del punto di saturazione del mercato, il mercato va considerato saturo, sia di beni che di moneta, solo quando i prezzi tendono a coincidere con i costi di produzione. Non deve esservi né troppa moneta, né troppo poca.

 

L’Euro forte come la lira della Quota 90
Alberto De Stefani – che fu ministro del Tesoro e delle finanze del primo Governo fascista e docente di Economia e Scienza delle finanze nella Facoltà di Scienze politiche all’Università “La Sapienza” di Roma dice ad Auriti che «Mussolini ha perso la guerra con la “quota 90”.» La “quota 90” è l’operazione con cui la lira è rivalutata rispetto alla sterlina del 25%: la quotazione della sterlina è ridotta da 120 a 90 lire. Benito Mussolini, che lavora a stipendio, e per conto, dei servizi segreti inglesi, accetta con entusiasmo il progetto, perché i consulenti della Banca d’Italia (Stringer, Paratore, Beneduce e Volpi di Misurata) lo propongono come un segnale di prestigio e di rafforzamento della dignità dello Stato Italiano a livello internazionale. “Lira più forte” significa, per Mussolini, “Italia più forte”, esattamente come per Duysenberg e Prodi, “euro più forte” significa “Europa più forte”. De Stefani fa capire che, con la rivalutazione monetaria del 25%, aumentarono di pari percentuale i crediti e i debiti. Le Banche si arricchiscono e le imprese falliscono per l’ingiustificato ed imprevedibile appesantimento dei debiti contratti per finanziare le attività produttive. Con la rivalutazione dell’euro, tutti osannano alla moneta forte, esattamente come fa Mussolini con la “quota 90”. Su queste premesse si può capire perché l’America chiude l’importazione dell’acciaio dall’Europa. Poiché il prezzo dell’acciaio va a compensare, per gran parte, il pagamento del petrolio, l’Europa si trova oggi nella impossibilità di pagare il petrolio e con un ulteriore appesantimento del suo debito, a causa del blocco delle esportazioni e della rivalutazione dell’euro. C’è un solo modo per liberarsi dalla schiavitù della grande usura: la proprietà popolare della moneta.

 

Disegno di legge per la proprietà popolare dell’Euro
Disegno di legge “Proprietà popolare della moneta” (Senato XII Legislatura, n. 1282, comunicato alla Presidenza l’11 gennaio 1995) d’iniziativa del senatore Natali ed altri e, successivamente (Senato XIII Legislatura, n. 1288), d’iniziativa del senatore Monteleone ed altri. Nessuna norma stabilisce, infatti, di chi debba essere la proprietà dell’Euro all’atto originario della sua accettazione.

(cfr. G. Auriti, L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Edigrafital, Teramo 1993, p. 43 e ss.) si è data finalmente la giustificazione scientifica del valore monetario.

Il valore della moneta è causato non dall’attività dell’organo di emissione – che predisponendo ed erogando i simboli, determina solo il presupposto formale del valore monetario – ma dall’accettazione da parte della collettività. L’emissione dei simboli in conformità del corso legale (il cosiddetto corso forzoso) è un atto di “eteronomia”, l’accettazione della moneta, che ne determina convenzionalmente il valore, è atto di “autonomia”. Il valore dell’Euro nasce e persiste nella sua continuità perché accettato convenzionalmente come misura del valore e valore della misura oggetto di scambio. Per questi motivi l’Euro è e non può essere altro che proprietà del portatore che, col suo comportamento concludente, contribuisce a causarne e conservarne il valore. Il Trattato di Maastricht si limita giustamente a considerare la prima fase dell’emissione, ignora del tutto il momento creativo del valore monetario, tanto è vero che nessuna norma del trattato considera di chi sia il diritto di proprietà sull’Euro e come debba essere attribuito. Particolarmente significativo il tenore della dichiarazione cartolare apposta sul simbolo dall’organo di emissione. In essa appare solamente la parola “Euro” preceduta dalla espressione numerica e dalla sottoscrizione del Governatore sotto la sigla, in varie lingue, della Banca Centrale Europea, con l’anno dell’emissione. È chiara, sotto questo profilo, la netta differenza con le monete degli Stati membri che tradizionalmente concepivano la moneta come titolo di credito rappresentativo della riserva. La banca centrale era, infatti, considerata proprietaria del valore della moneta perché considerata proprietaria del valore della riserva, come tale legittimata ad emettere moneta prestandola, perché prestare è prerogativa del proprietario. Abolita la riserva monetaria con la fine degli Accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971), balza evidente la sostituzione del valore convenzionale a quello creditizio. Ciò spiega il “silenzio” come “oggetto” della dichiarazione cartolare dell’Euro poiché non potendosi più giustificare l’emissione mediante prestito, perché carente della giustificazione (per altro assurda) della riserva, si fa affidamento sulla mera prassi consolidata nel signoraggio parassitario, tradizionale delle banche centrali. Una volta dimostrato, infatti, che crea il valore della moneta non chi la emette, ma chi l’accetta, prestare denaro all’atto dell’emissione significa imporre un costo del denaro del 200%. Quando si fanno coincidere le due fasi dell’emissione e della accettazione, ne deriva una grave ingiustizia nel regime giuridico dei valori monetari. Ciò si è storicamente verificato con l’avvento della moneta nominale e del sistema delle banche centrali. Oggi, con l’avvento dell’Euro, l’Europa si trova nella privilegiata condizione di poter sostituire alla moneta debito di proprietà della banca centrale, la propria moneta. Nessuna norma del Trattato di Maastricht considera, infatti, di chi debba essere la proprietà dell’Euro. Ciò è la prova che il trattato considera solo la fase dell’emissione ed ignora quella dell’accettazione. (Probabilmente ciò è avvenuto perché si è fatto affidamento sulla possibilità di continuare nella mostruosa prassi del “signoraggio usurocratico”, per cui i Popoli europei dovrebbero indebitarsi, senza contropartita, verso la BCE, per un valore pari a tutto l’Euro in circolazione). Ciò significa che è rimessa alla competenza esclusiva dei Popoli Europei regolamentare in modo autonomo il regime della accettazione e della proprietà della moneta sul quale la BCE non ha alcun potere di interferire analogamente alla preclusione agli stati membri di interferire nella fase dell’emissione a norma dell’art. 107 del Trattato di Maastricht. Poiché “qui tacet neque adfirmat neque negat”, appare evidente che la banca centrale europea, per il limite imposto dal significato essenziale ed univoco della parola “accettazione” come competenza esclusiva di chi accetta, e non di chi emette, non può fare altro che prendere atto del principio che la proprietà dell’Euro nasce per riconoscimento esplicito di diritto convenzionale uniforme, come proprietà dei Popoli Europei per il solo fatto che, accettandolo, ne creano il valore. L’accettazione dell’Euro come proprietà del portatore, consente il conseguimento di due ulteriori scopi di fondamentale importanza:

1) utilizzare la moneta come strumento di diritto sociale in attuazione del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione, che sancisce l’accesso alla proprietà per tutti realizzando un diritto della persona con contenuto patrimoniale, come reddito di cittadinanza;

2) razionalizzare il sistema fiscale consentendo allo Stato di trattenere all’origine quanto necessario per le esigenze di pubblica utilità, eliminando costi e tempi di lavoro meramente contabile ed improduttivo ed i rischi dell’evasione fiscale.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1 – L’Euro, all’atto dell’accettazione, nasce di proprietà dei cittadini ed è acquisito, a tal fine, nella disponibilità degli Stati Membri aderenti al Trattato di Maastricht. L’Euro è pertanto proprietà del portatore.

Art. 2 – Ad ogni cittadino è attribuito un codice dei redditi sociali, mediante il quale gli viene accreditata la quota di reddito causato dalla accettazione monetaria e da altre eventuali fonti di reddito in attuazione del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione.

Art. 3 – Accettata la proprietà dell’Euro in rappresentanza della collettività nazionale, il Governo è legittimato a trattenere all’origine, quanto necessario per le esigenze fiscali di pubblica utilità.

Art. 4 – Norma transitoria. È concessa la moratoria dei debiti a richiesta di parte, in attesa che si accerti di chi sia la proprietà dell’Euro all’atto dell’emissione.

(Vedi pure il saggio di Giacinto Auriti: “Il pese dell’utopia”)

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

Unisciti alla discussione

2 commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...