La Finanza e il lavaggio dei cervelli

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La finanza e il lavaggio dei cervelli, la propaganda
È cosa utile spendere parole anche a proposito della propaganda, perché su di essa sono scritti molti lavori, alcuni dei quali anche con cognizione di causa. Diciamo, in parole povere, che per propaganda intendiamo qualunque azione di manipolazione del pensiero con la quale si cerca d’indurre gli individui a determinati comportamenti o a determinate costruzioni ideologiche. La propaganda non fa leva né sulla ragione, né sulla verità, non è conforme alla legge e neppure alla giustizia, non soddisfa il naturale bisogno di libertà delle persone umane per le quali, secondo il dottor E. Fromm, la libertà sarebbe un bisogno fisiologico, oltre che una “condizione per la realizzazione dell’anima”. I messaggi della propaganda fanno leva su ansie profonde, timori reconditi, e possono contenere minacce, gradi di coercizione, oppure fare leva su desideri, palesi o nascosti, di vario genere e natura. Rientrano nella propaganda tutte le forme di comunicazione cialtronesca delle istituzioni pubbliche, le pubbliche relazioni di organi governativi, d’imprese con i loro clienti o dipendenti, le campagne politiche e certamente quelle pubblicitarie. Le tecniche della propaganda per dirigere i comportamenti sono comprese in discipline psicologiche, in quelle sociologiche, e comportano l’accesso ai mezzi di comunicazione di massa. Questo vale per i tempi presenti e anche per i tempi andati. Fra i personaggi più noti della propaganda moderna, abbiamo Edward Bernays e Walter Lippman, che aggiungono un paio di considerazioni operative rispetto alle competenze propagandistiche acquisite dagli esperti manipolatori della chiesa di Roma, nei secoli della sua penetrante azione pastorale. Bernays scrive una guida per la fabbricazione del consenso, propone di usare la psicologia sociale, la persuasione politica e la pubblicità per costruire le “illusioni necessarie” da spacciare per realtà alle masse. Ma le tecniche sommariamente riviste da Bernays non producono gli stessi effetti senza l’utilizzo massiccio delle ripetizioni pedisseque dei messaggi propagandati; senza passare, cioè, anche attraverso Pavlov e i riflessi condizionati.

 

Gli uomini con le sottane le sapevano già tutte
Gli uomini con le gonne le sapevano già tutte, assai prima di Pavlov, Bernays e Lippman. Le angosce, i sensi di colpa e le paure recondite indotte dalle spaventose fiabe religiose collimano perfettamente con il terrorismo inflitto dalla propaganda moderna; lo scopo è sempre quello di indurre, con la minaccia di spaventose e dolorosissime punizioni perpetue, le masse degli individui a certi comportamenti oppure ad altri, a certi pensieri oppure ad altri, a certe credenze di miti e luoghi comuni, oppure ad altri. Nonostante che la propaganda inizia molti secoli prima, ll termine “propaganda” proviene da un’espressione coniata dai suoi primi ideologi: “Congregatio de Propaganda Fide“, ossia “congregazione per la propaganda della fede”, un comitato formato nel 1622 presso la Chiesa Cattolica Romana, la cui funzione è quella di promuovere al mondo le superstizioni, i dogmi e le favole religiose. Gregorio XV, che erige la congregazione con la Costituzione Inscrutabili divinae providentiae, anticipando Pavlov, comprende subito che le ripetizioni sono una componente essenziale del condizionamento operante; e perciò dota subito la congregazione di larghi privilegi e di autonomia finanziaria. In base alle Costituzioni Regimini ecclesiae universae (1967) di Paolo VI e Pastor bonus (1988) di Giovanni Paolo II il dicastero cambia nome, in “Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli”, mantenendo sostanzialmente intatte tutte le precedenti attribuzioni. L’avvento della televisione e dei moderni mezzi di comunicazione pare rendere il fenomeno della propaganda più polposo e penetrante; nei fatti, però, esso esiste, ed efficacemente persiste, perlomeno dal 715 a.C., anno in cui Numa Pompilio “viene scelto”, per diritto suo o per volontà d’altri, come secondo re di Roma, dopo la morte del leggendario fondatore, Romolo (716 a.c.). Racconta il Machiavelli che Numa, sapendo bene di non avere la stessa forza brutale nel carattere che invece ha Romolo prima di lui, e avendo da comandare un popolo di cittadini assai feroci e difficili da sottomettere a disciplina, si volge agli inganni e introduce la religione, proprio come strumento per spaventare le genti con i feticci e le leggende dei castighi divini, per averle poi obbedienti anche in casa, quando, non essendo visti dall’occhio sempre vigile del sovrano, sono comunque soggetti alla sorveglianza divina degli dei delle novelle religiose, e cercano di comportarsi di conseguenza. A chi obietti sul fatto che l’introduzione della religione in Roma sia un’idea politica di Numa Pompilio, sia un evento difficile da dimostrare, essendo assai indietro nel tempo, rispondo che per lo stesso motivo non ho ragione di credere a null’altro sulla storia di Roma, visto che il Machiavelli, che pure scrive molti secoli dopo, è considerato uno dei custodi e degli interpreti più affidabili sugli eventi storici di Roma antica.

 

Della propaganda moderna
Bernays sottolinea due aspetti del comportamento umano che sono utili al propagandista; egli fa notare che le persone collaborano spontaneamente a propagandare i modelli ideologici che vengono loro impiantati; esse ostentano i comportamenti desiderati e discutono animatamente con parenti, amici e conoscenti, credendo di diffondere idee loro proprie e cercando di convincere gli altri sulle relative credenze ed opinioni; oltre a diffondere, spontaneamente e gratuitamente, le ideologie con le quali vengono riempite a forza di gozzo, le persone tendono a battersi per la difesa di quelle idee ed opinioni, che credono proprie. Si battono per le “proprie” convinzioni e per i “propri” ideali, finanche ad andare a combattere e a morire per essi. La difesa delle idee è importante perlomeno quanto la difesa dell’onorabilità e della reputazione personale. Atteggiamenti discordi rispetto alle convinzioni fatte proprie da ciascuno suscitano reazioni irrazionali, soprattutto quando si perde l’occasione d’imparare qualcosa di nuovo, e anche comportamenti aggressivi. Bernays scrive un libretto facile, per gli operatori delle pubbliche relazioni che non hanno tempo di leggere Freud, Jung e Pavlov, che però funziona diffusamente. Le due note che sottolinea Bernays richiedono la collaborazione della stupidità umana, la quale, una volta ottenuta, consentono un certo contenimento delle somme stanziate per la propagazione dei messaggi della propaganda. Partendo quindi da quelle due osservazioni preliminari, Bernays suggerisce tecniche di propagazione ottimizzate. Anziché cercare di far giungere il messaggio voluto a tutte le anime che s’intende coinvolgere, è sufficiente impiantarlo nelle teste vuote dei “capi-gruppi” che poi provvedono a diffondere il messaggio ai loro seguaci. Si tratta di punti di riferimento sociali, quei soggetti che, per motivi vari, vengono visti come esempi di virtù, di saggezza o di competenza. Ce ne sono di diversi tipi; se andiamo in una scuola, ogni insegnante è un potenziale propagatore di un determinato messaggio propagandistico; se preferiamo andare in chiesa, ogni prete è un efficacissimo propagatore di messaggi propagandistici; se decidiamo di passare il tempo in modo meno tedioso, leggendo una rivista o andando al cinematografo, attori e modelli fanno il lavoro di cooperazione nel diffondere quello stesso messaggio, parallelamente al prete e all’insegnante. È evidente che i giornalisti famosi, i presentatori della televisione, i cialtroni opinionisti, gli sportivi e i politici a tutti i livelli, sono altrettanti “capi-gruppi” ideali per trasportare messaggi di propaganda; sono i vettori più qualificati, come le mosche sono i vettori più qualificati per i batteri attivi che trasporta da un alimento ad un altro, consentendone la proliferazione e la conseguente degradazione biologica degli alimenti contaminati. Perciò, è sufficiente istruire questi vettori, a proposito di un certo argomento o comportamento, e poi penseranno loro a fare da altoparlanti naturali e a diffondere l’impianto ideologico desiderato. Ad un certo stadio del processo, si ha che gli sportivi tenderanno a condividere un dato modello propagandato dal loro campione in carica; i religiosi condivideranno le favole dette in chiesa dagli uomini con le gonne, i finti intellettuali seguiranno i modelli propinati dai presentatori televisivi, che non si sa bene fino a che punto siano pagliacci, chitarristi o giornalisti; gli studiosi tenderanno a seguire i modelli suggeriti dai loro insegnanti e i gruppi saranno tutti in armonia, perché il modello impiantato è lo stesso per tutti. Il risultato sarà che tutti acquisteranno un prodotto o un’ideologia o rinunceranno a metà stipendio, ciascuno, per averlo sentito dire da persone di fiducia diverse. Naturalmente questa è l’ipotesi in cui il messaggio da propagandare sia uno; ma potrebbero essere anche più d’uno, come accade sovente; si creano impianti ideologici opposti per capi-gruppi opposti; si condiziona sia il consenso che il dissenso, come abbiamo visto con il caso di Wikileaks, e la commedia riprende uguale tutte le volte, tenendo tutti i soggetti impegnati a perdere il proprio tempo, o a scontrarsi senza sosta, o a inondare il mondo di sangue, senza giungere a capo di nulla. Alcuni capi-gruppo, quelli più svegli, si faranno pagare per la loro prestazione pubblicitaria. Altri più fessi, mossi dalla convinzione della ideologia (che non è loro), no; ma il risultato è lo stesso. E bisogna concordare con Bernays sul fatto che la tecnica funziona ed è tutta basata sul lavoro degli altri. Prima sono i “capi-gruppi” a diffondere il messaggio ma poi sono i loro discepoli che, a titolo assolutamente gratuito, si preoccupano di convincere le mamme, i papà, i nonni, le cognate, gli amici del bar, eccetera, dell’assoluta bontà delle idiozie che vengono loro propinate. La propaganda religiosa funziona con il lavoro pedante e sistematico degli uomini con le gonne, che penetrano il territorio capillarmente e interferiscono con il lavoro degli uomini di buona volontà in tutti gli agglomerati umani esistenti. La propaganda di Bernays si avvale di una moltitudine inconsapevole di volontari, pronti a difendere, anche con la vita, le idee che fanno proprie, in virtù della fede mal riposta nei loro presentatori-giornalisti, modelli, attori, opinionisti, calciatori o tennisti preferiti. In entrambi i casi la propaganda funziona, e qui dobbiamo anche ammettere che essa funziona grazie alla complicità diffusissima, e sempre sottovalutata, della stupidità umana. La ricchezza della specie umana è qualcosa con la quale gli uomini e le donne nascono, è l’abilità di comprendere i fatti della vita e di trarre vantaggio da essi piuttosto che, come accade per gli animali, essere guidati dal fato, dalla manipolazione o dal sistema degli istinti e della natura. I manipolatori dei destini degli altri non sono molto più responsabili di derubare il prossimo di quanto egli non lo sia per averglielo permesso con la più estrema convinzione. Ciascuno è missionario della sua causa, questo è uno dei principi indicati nei saggi dei propagandisti moderni. Nella vita quotidiana, attori, predicatori, insegnanti, politici, editori, pubblicitari, venditori, riformatori e autori praticano l’arte della persuasione; i nostri amici e persino noi stessi, pratichiamo l’arte della persuasione. E ognuno di noi, all’occasione in cui i propri argomenti incrociano quelli degli altri, cerca di persuadere il prossimo sulla bontà del suo punto di vista; in questo senso, agendo secondo la tradizionale interpretazione del termine “propaganda” inventato dalla chiesa romana.

 

Degli utilizzi della propaganda
È molto difficile che le masse ascoltino e seguano ragioni basate su argomentazioni logiche e prove scientifiche; se ciò accade, è perché tali argomentazioni logiche, basate su prove scientifiche, sono comunicate alle masse con gli stessi metodi della propaganda. E perciò esistono due tipi di propaganda, una irrazionale e una razionale. Le tecniche della propaganda possono sviluppare odio radicale fra gruppi di persone; e questo è un esempio di propaganda irrazionale. Allo stesso tempo, la propaganda può servire ad indurre le persone a comportamenti solidali e tolleranti; in questo caso la propaganda sembra servire propositi nobili e razionali; tutto dipende, sempre, da chi trae beneficio da questi propositi. È bene considerare le motivazioni di chi usa le tecniche della propaganda così come è bene comprendere e ricordare che una qualche tecnica è stata utilizzata. La propaganda viene usata per far accettare, al più gran numero di individui, punti di vista discutibili, per far eleggere soggetti inadeguati ai pubblici uffici, o per far acquistare prodotti utili e inutili, salubri e non salubri, indifferentemente. Le tecniche empiriche della propaganda si usano per influenzare le menti, per diffondere i luoghi comuni, le credenze popolari, per far digerire alle masse pacchetti ideologici specifici ed indurle a determinati comportamenti desiderati. La propaganda è di speciale importanza nella vita personale di ciascun individuo. È il sistema che influenza le persone, che le induce a credere alle idee, alle favole più ridicole e incredibili, che le spinge ad agire in conseguenza di tali credenze e costruzioni ideologiche.

 

I pregiudizi, la propaganda, Pavlov e l’assoggettamento della ragione
I pregiudizi sono procedimenti riflessivi di autoinganno. Un pregiudizio consiste nell’assenza di intenzione ad esaminare in modo imparziale prove e fatti per ragionare coerentemente con, ed in difesa di, persone o ideologie che rappresentano l’oggetto del pregiudizio. Il pre-giudizio può essere determinato dall’indottrinamento, dal condizionamento o da qualche precedente esperienza di un evento particolarmente piacevole o spiacevole. Il pregiudizio ha una forte e profonda radice emotiva. La propaganda fornisce le tecniche per distorcere il processo intellettivo del pensiero degli individui da assoggettare; fa leva sui pregiudizi, sulle emozioni, anche più recondite, e non sul pensiero razionale; la propaganda si esprime con argomentazioni e suggerimenti che sono enfatizzati o amplificati per puntare verso l’emozione che intendono stimolare; quell’emozione, tuttavia, è dissociata rispetto al messaggio e ai suggerimenti della propaganda; la reazione è l’ottenimento di un comportamento desiderato, scollegato dall’argomento discusso. Cosa vuol dire che è “scollegato”? Basta un esempio banale a spiegare lo scollegamento fra lo stimolo, che promuove l’oggetto propagandato, e l’oggetto stesso, la spiegazione tecnica la dà con maggiore competenza Carl G. Jung in “Man and his symbols“. Nelle fiere commerciali, organizzate per promuovere la vendita di armamenti, si espongono donne alte, avvenenti, poco vestite, che maneggiano mitragliatrici, cartucciere e altri pericolosissimi oggetti, sedute a gambe aperte sulle cabine di carri armati od aviogetti. Si tratta, evidentemente, di esche messe lì dagli espositori per attirare attenzione e per invitare con più calore eventuali visitatori. I potenziali clienti che passano, sembrano non far caso alle cosce scoperte delle femmine esposte; si concentrano maggiormente sulle prestazioni tecniche degli armamenti e sui prezzi; però, un’occhiata furtiva scappa, percorre rapidamente tutta la superficie nuda di quella pelle e l’immagine di quelle curve provocanti si fissa nella memoria, anche in assenza di consapevole volontà del possessore di quelle memorie. Ecco illustrato un esempio pratico in cui lo stimolo all’acquisto (la femmina provocante dalle cosce nude e moleste) e l’oggetto (la mitragliatrice o il carro armato). Non c’è dubbio che il cliente fa l’acquisto basandosi sul rapporto prezzo/qualità e su altre considerazioni tecnico commerciali; però è un errore sottovalutare il grado d’influenza di quelle cosce avvenenti sul processo d’acquisto. Tanto per cominciare, se non fosse stato per quelle gambe, il visitatore avrebbe potuto intrattenersi maggiormente presso qualche altro espositore; quindi, certamente valgono ad attirare la sua attenzione. Secondariamente, la statistica delle grandi società di marketing dimostra che l’associazione allo stimolo scollegato aumenta le vendite dei prodotti. È senz’altro vero che l’espositore trae anche beneficio personale dalla presenza delle modelle, esposte mezze nude e in armamenti, e che la sua stessa decisione d’ingaggiarle sia motivata più dal proprio bisogno di superare la noia di quei giorni di fiera piuttosto che da effettive competenza sui processi dinamici che inconsciamente spingono i clienti a comprare taluni prodotti e non altri. Però quella memoria, il desiderio breve ed intenso che suscita, rimane impressa, in qualche area buia del cervello, e continua a lavorare nell’anima fino a far ritornare la vittima sul prodotto da acquistare; la vittima, inconsciamente, s’illude di ritornare in presenza di quelle femmine avvenenti. La tecnica dello stimolo scollegato, cioè privo di alcuna similitudine logica con l’oggetto stimolato, è una tecnica pavloviana. Pavlov utilizza stimoli esterni privi di rapporto naturale con l’oggetto dello stimolo. Tra i vari supplizi inflitti ai suoi poveri cani, c’è quello dell’associazione illogica forzata fra il campanello e il cibo. Si dice condizionamento classico quella forma di condizionamento in cui una bestia viene costretta ad associare uno stimolo neutro rispetto al suo significato ad un significato. Pavlov inserisce delle sonde nelle ghiandole salivali dei suoi stoici cani e poi ne misura la salivazione. Ripete poi un certo comportamento: fa suonare un campanello (oppure accende una luce, o cerca qualunque altro tipo di stimolo esterno che non abbia rapporto logico con la salivazione) e, subito dopo, dà ai cani la loro razione di cibo. Il cane sente il campanello, poi riceve il cibo e le sue ghiandole salivali secernono saliva in maggiore quantità. Dopo una determinata serie di ripetizioni di questo rito sadico, le ghiandole salivali dei cani iniziano a secernere saliva anche solo in presenza dello stimolo neutro – il campanello – quello scollegato, in assenza di cibo o di profumi di cucina che potrebbero stimolare le ghiandole secondo uno schema più logico e naturale. Per aver praticato queste ed altre forme di torture sui cani, il fisiologo russo Ivan Pavlov riceve il premio Nobel nel 1904 (per la fisiologia o, in mancanza, per la medicina), “in riconoscimento del suo lavoro sulla psicologia della digestione, argomento che poi è oggetto di studi assai più ampliati“. Il lavoro di Pavlov viene sistematicamente studiato dai precursori della propaganda moderna – anche se “gli uomini con le gonne le sapevano già tutte” da molti secoli prima – e non sarebbe sorprendente se un giorno individuassimo un legame preciso fra tutti i cosiddetti vincitori dei premi Nobel e i loro orientamenti (scientifici e non) così perfettamente in linea con gli obiettivi della propaganda. Fino a questo livello dell’indagine, dobbiamo limitarci a concordare alcune circostanze coincidenti; prendiamo ad esempio alcuni soggetti squadernati, scelti a casaccio fra i cosiddetti “vincitori” di premi Nobel: Pavlov, Kissinger, Obama, Krugman e l’unione europea; Pavlov non ha prodotto nulla di razionalmente utile per favorire il progresso della scienza medica, o della fisiologia, laddove per razionalmente utile s’intende qualcosa che curi le malattie o che le prevenga, per esempio, o qualunque altra scoperta che porti vantaggio al benessere fisiologico delle creature umane, alla loro longevità, alla loro salute. Questo mi pare che sia ovvio, e certamente, per via delle sue inutili torture sui cani, si sarebbe meritato vibrate proteste dalle associazioni per la difesa degli animali di tutto il mondo. Altri tre casi ovvi di assoluta incongruità, rispetto alle utilità razionali, sono Obama, 2009, Kissinger, 1973 e l’unione europea, 2012; tre premi per la pace, evidentemente assegnati per scherno verso qualunque senso di intelligenza e coerenza sia ancora presente nello spirito dell’uomo. Kissinger è il personaggio più personalmente coinvolto nelle decine di conflitti e genocidi che insanguinano il mondo, dal cosiddetto “dopoguerra” in poi. Obama, mentre riceve il premio Nobel per la pace, è coinvolto in 3 guerre aperte e in decine di operazioni speciali di guerra in medio oriente, Europa orientale e in tutto il nord africa; l’unione europea, un soggetto fantasma per conto del quale non si sa chi abbia poi incassato il premio, viene premiata per aver conquistato e preso le economie e le industrie di tutti i territori europei attraverso l’uso degli inganni e della frode anziché quello della guerra aperta.

 

I “premi Nobel” per l’economia e la frode di Ivan Pavlov
L’esempio di Paul Krugman ci può servire, perché molti ciarloni che si definiscono economisti, quando vogliono ancorare a qualche scoglio le loro scempiaggini, ripetono pedantemente: “non lo dico io, lo dice un ‘premio Nobel’.., lo dice Krugman” – oppure – “lo dice Stiglitz“. E chi se ne frega? Tanto per cominciare, se anche la cretinata la dice un “premio Nobel“, ciò non basta affatto a dare a quella cretinata il valore della verità scientifica, soprattutto se consideriamo gli assassini imbecilli ai quali sono stati assegnati certi Nobel per la pace. Però non è questo il punto. La propaganda viene usata anche per distogliere l’attenzione dal problema fondamentale, che è quello del dominio del mondo attraverso il controllo feudale della circolazione monetaria su base mondiale. Qualunque sia il messaggio che viene veicolato in alternativa, è utile a tenere scienziati, giornalisti, politici e popoli impegnati in conferenze interminabili, sempre divisi, ed è quindi valido dal punto di vista propagandistico; perciò, non è importante stabilire ora se le sciocchezze propinate da Krugman e Stiglitz trovano riscontro oppure no; ciò che è più urgente è stabilire se sono temi centrali, utili a risolvere i problemi del mondo, o se sono soprattutto perdite di tempo, a prescindere dal fatto che si arrampichino su articolate e complesse costruzioni ideologiche, vere o false che siano. Quando Pavlov stimola le ghiandole salivali dei cani con il campanello, usa la frode per ottenere la reazione fisiologica desiderata: un aumento ingiustificato della salivazione. La cosiddetta teoria dei riflessi condizionati è basata sull’inganno; si fa credere al cane che presto il cibo arriverà; il cervello del cane, ad insaputa dello stesso cane, anticipa l’aumento della salivazione perché la sua immaginazione gli dice che presto avrà il suo meritato pasto. E invece il cibo non arriva. Ecco l’imbroglio. Alla fine del trattamento, si ottengono delle ghiandole salivali che reagiscono ai comandi del fisiologo e non a quelli logici e naturali del povero cane. Sono ghiandole salivali dissociate, rapite, distratte dai bisogni fisiologici, digestivi e nutrizionali dell’animale. Il processo dei premi “Nobel per l’economia” è uno dei tanti esempi delle applicazioni pratiche delle tecniche pavloviane ed è basato, anch’esso, sulla frode. Si fa credere al mondo che Krugman e Stiglitz abbiano ricevuto il premio Nobel e si stimola con anticipo l’elemento corrispondente all’immaginazione inconsapevole del cane, si neutralizza l’obiettiva competenza delle sue ghiandole salivali. “Se lo dice un ‘premio Nobel’, la mia competenza deve sottomettersi alla sua opinione, perché la sua è certamente più autorevole della mia”, esattamente come il campanello del fisiologo è più autorevole rispetto alla naturale competenza dell’apparato digestivo del cane; non è più il naturale processo fisiologico a stabilire se il cane deve salivare o no, è il fisiologo. Non è più la competenza e il naturale buon senso che aiutano le persone nei loro ragionamenti, è l’autorità del premio Nobel a decidere cosa sia giusto e cosa no. Abbiamo già visto che non basta questo a dimostrare che Krugman e Stiglitz non dicano sciocchezze, come non basta a dire che diffondano nozioni utili e razionali. Il fatto sta che, come accade con il campanello di Pavlov, la loro autorevolezza è amplificata con la frode, perché non è affatto vero che Krugman e Stiglitz sono “premi Nobel“, per il semplice motivo che non esistono nella premi Nobel assegnati per l’economia e che non sono mai esistiti. Una volta appreso questo, tutte le costruzioni ideologiche di Krugman e Stiglitz, sia proprie che derivate dai loro emulatori, crollano per conseguenza immediata, e non interessa più a nessuno vedere se mai quei due abbiano dato chissà quale contributo scientifico all’economia o all’umanità. Possiamo quindi evitare di perdere altro tempo su Krugman e Stiglitz usando lo stesso parametro che viene usato da chi considera valido il loro contributo in virtù dei premi Nobel contrabbandati, perché, in base alla stessa logica, le ghiandole salivali dei cani di Pavlov avrebbero cessato di salivare se quei cani non fossero stati portati ad uno stato prossimo al collasso nervoso e se avessero appreso che, dopo il suono del campanello, il cibo non arrivava più; e se poi Krugman e Stiglitz sono veramente capaci e intelligenti, peggio per loro, visto che hanno consentito l’inganno, indotto dal malinteso, su tutta la ridicola montatura fatta a loro gloria. Il premio che è stato assegnato a quei due è il “Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel”, detto anche “Bank of Sweden Prize“. È un premio che s’ispira alla figura di Nobel ma non è IL premio Nobel e, come si vede già nel suo vero nome, è assegnato dalla banca centrale svedese, la quale certamente non rientra fra gli istituti designati da Alfred Nobel per la selezione dei laureati Nobel, ai quali sono regalate somme di denaro che derivano dai suoi enormi lasciti, ammassati con il brevetto e la fabbricazione di nitroglicerina e dinamite.

 

La propaganda e i premi Nobel in generale
Il caso vuole che anche Alfred Nobel sia un esperto di demolizioni controllate, come lo sono quelli che nel 2001 radono al suolo le tre torri gemelle di New York, dando il via a tutti i problemi che stiamo vivendo oggi. La relazione perversa tra propaganda e selezione per i premi Nobel è certamente suggerita dai premi dati ai massoni (e vale a provarlo il solo fatto che sono massoni, perché le organizzazioni massoniche sono organizzazioni dedite preminentemente alla propaganda): Arafat, Mandela, Gorbachev (che distrugge l’economia russa sottoscrivendo i piani scellerati delle privatizzazioni imposte dalle corporazioni occidentali), madre Teresa, Jimmy Carter Jr, Kofi Annan, il quattordicesimo Dalai Lama (stipendiato dalla CIA), e molti altri personaggi sopravvalutati, anche se assai poco produttivi, sui quali potremo indagare un’altra volta; per ciò che dobbiamo osservare ora, è un ragionamento troppo analitico e ci porterebbe fuori binario.

 

Dell’ingegneria sociale e del lavaggio dei cervelli
Bernays, viene presto riconosciuto come l’esperto di un nuovo sistema di persuasione di massa chiamato genericamente “PR” (Public Relations). L’espressione è il chiaro eufemismo di ciò che lo stesso Bernays chiamava “propaganda” e che oggi viene spesso definita: “social engineering“; nel linguaggio comune è lavaggio dei cervelli. Il lavaggio dei cervelli, in termini militari, è un programma di indottrinamento forzoso ad un certo sistema ideologico; ma quando parliamo di lavaggio del cervello nei termini sociologici di Bernays, intendiamo una cosa diversa; ciò che chiamiamo lavaggio del cervello, o propaganda, o PR, è una forma di condizionamento operante attuata a livello sociale; è una forza che ci fa compiere degli atti a vantaggio d’altri e a danno nostro, senza che ne siamo consapevoli. Il lavaggio dei cervelli esteso al pianeta è un processo ingannevole di contaminazione della logica con l’aggiunta sistematica di elementi di confusione; le informazioni errate, anche se verosimili, sono agenti attivi che sabotano i processi logici e il lavoro intellettivo. L’odiosa natura del lavaggio dei cervelli è celata da moltissimi sintomi fuorvianti; le persone condizionate sentono che le loro decisioni, personali, familiari, d’affari, eccetera, non sono corrette, non funzionano, e perdono fiducia in sé stessi. Sentono di doversi affidare a delle ‘autorità’, a dei consulenti finanziari, alle scempiaggini della stampa e dei media, dei politici, degli educatori. Intuendo che quei soggetti mentono e traggono vantaggi dalle proprie menzogne, anche se molti credono di vivere felici, subendo questo abuso, le persone condizionate, in numero crescente, segretamente, inconsapevolmente, disprezzano sé stessi per la propria incompetenza; vivono il problema come fosse individuale e non riescono a vedere via d’uscita o a immaginare alternativa. Il condizionamento sociale deve essere praticato in modo subdolo, altrimenti non funziona. Infatti, esso è talmente penetrante che le persone condizionate non lo considerano affatto lavaggio del cervello e confondono ciò che noi chiamiamo lavaggio del cervello con normale incomprensione o con legittima persuasione commerciale. Dovremmo osservare, altresì, che, in qualunque formazione di opinione, o costruzione ideologica, che si sia avuta attraverso una deliberata finzione, attraverso l’inganno, il travisamento dei fatti, l’attività di travisamento è immorale e compromette la capacità dell’anima di decidere razionalmente.

 

Della propaganda e della frode
Proviamo a dare un’occhiata ai comportamenti fraudolenti e vediamo se la definizione che ne dà il codice penale richiama alcuni o tutti gli esempi delle pratiche propagandistiche viste dai tempi di Numa Pompilio, dalla propaganda degli uomini con le gonne fino a Bernays e alle premiate tecniche di sevizie sugli animali reiterate da Ivan Pavlov. L’illiceità del trarre profitto a svantaggio d’altri, attraverso il raggiro, il travisamento dei fatti o la finzione, è ben statuita dagli ordinamenti giudiziali di tutti gli stati dotati di un sistema giuridico ordinato e moderno; per esempio, al primo suo comma, l’art. 640 del Codice Penale dell’Ordinamento della Repubblica Italiana, recita: “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 100.000 (51,65) a 2 milioni (1.032,91) (c.p.649)”.

 

Il condizionamento operante nel quotidiano
Se Tizio vuole scambiare dei beni con Caio, non c’è nessuna ragione logica per la quale Tizio dovrebbe pagare un terzo soggetto per poter godere del privilegio di effettuare quello scambio. Se poi Tizio, per comodità, utilizza del denaro per fare il suo scambio, la sostanza del problema è la stessa: non vi è ragione logica per la quale Tizio dovrebbe pagare un terzo soggetto per poter solo avere il diritto-privilegio di scambiare beni con Caio. Se siamo informati sul fatto che veniamo tassati costantemente, su ciascuna singola transazione che facciamo, dovremmo essere, quantomeno, estremamente contrariati e depressi; eppure, questo è esattamente ciò che è accaduto negli anni, dalla nascita di ciascuno di noi in poi, e sta ancora accadendo; il dramma è che questi prelievi forzosi di ricchezza, da Tizio, da Caio e da tutti gli operatori economici e i lavoratori onesti, non portano nessun beneficio alle casse dell’erario e alla comunità dello Stato, perché vanno a finanziare altra distruzione e altra guerra ed infine servono a ingrassare un ristretto numero di soggetti privati e basta.

 

Il calcolo del prezzo che si paga per il lavaggio dei cervelli
Il costo di fornire la cartamoneta per semplificare gli scambi fra i cittadini è talmente esiguo che potrebbe essere tranquillamente sostenuto dai singoli governi senza nessun aggravio significativo di spesa per gli stessi. La differenza fra questo costo e ciò che realmente paghiamo (con le imposte, per pagare gli interessi sul debito pubblico, sommate alle spese di gestione degli affari nostri, agli interessi sulle nostre carte di credito, sui mutui e sui finanziamenti), aggiunta al costo maggiorato, per imposte indirette, di ogni bene e servizio (e sommato alle perdite che derivano dall’aumentare del costo del denaro) è il prezzo che si paga per il lavaggio dei cervelli. È un’imposizione, una tassa su beni e servizi, applicata dal cartello finanziario internazionale.

 

L’aspetto finanziario della comunicazione
Una delle attività predilette, in questo lavoro costante di manipolazione dei cervelli delle masse, consiste nell’organizzazione dei pregiudizi e delle passioni di basso livello, nell’insinuare costanti elementi di confusione dei principi. Si tratta di confusione indotta e programmata e consiste nell’instillare deliberatamente il disorientamento e corrompere la comprensione fra le persone della stessa lingua. Abbiamo visto che il lavoro di PR non richiede propriamente una scienza ed è abbastanza semplice; ciò che il manipolatore delle pubbliche relazioni essenzialmente deve fare è creare la domanda, mettendo in piedi una serie di notizie e di eventi tali da determinare la stimolazione dell’emozione desiderata. Stimolare l’emozione desiderata, amplificarne la pubblica percezione e creare la domanda associata a quell’emozione. I Personaggi che sono tenuti famosi per la loro straordinaria abilità nel manipolare le emozioni di masse d’individui e d’intere nazioni, indicati come grandi comunicatori, in realtà, non sono affatto dei geni della comunicazione. Hanno mostrato una certa abilità ad intendere ed applicare alcune nozioni elementari, ma il loro successo propagandistico discende da un altro elemento fondamentale, certamente più importante delle loro capacità individuali e delle loro profonde conoscenze in ambito sociologico e psicoanalitico: le finanze.

 

Chi dà l’altoparlante ai “dittatori”?
Molti osservatori superficiali attribuiscono straordinarie capacità di comunicazione ai capi-partito e ai dittatori che hanno ampi consensi dagli elettori; li considerano carismatici ma soprattutto capaci di manipolare il pensiero delle masse. “Grandi comunicatori” sono considerati, per fare qualche esempio omogeneo, Hitler, Mussolini e Barack Obama. Questi millantatori, con grande maestria, suggestionano e convincono milioni di persone che “scelgono” di credere in loro. Ma c’è una domanda che nessuno fa mai: ammettendo sul serio che questi soggetti abbiano naturali capacità di comunicazione, come fanno a far giungere i loro messaggi propagandistici ai milioni (nel caso di Obama, miliardi) di persone? Un messaggio, per quanto efficace, deve anzitutto giungere a destino, altrimenti non serve a niente. In ordine di tempo, è più importante che il messaggio sia ben congegnato o che giunga ad un più gran numero di persone? Supponiamo di aver inventato una formula straordinaria per promuovere un detersivo; come facciamo a far giungere il suo messaggio a milioni di potenziali acquirenti? Ci vogliono i mezzi per comunicare l’oggetto della comunicazione. Il messaggio pubblicitario può essere efficace fin che si vuole ma la sua efficacia è nulla se esso non giunge al pubblico, o se vi giunge debolmente; il messaggio deve arrivare al più gran numero di persone possibile e deve essere ripetuto per un certo numero di volte, come ci ricorderebbe Ivan Pavlov. Ciò vale per la propaganda televisiva moderna, che può interessare maggiormente l’esempio di Obama, ma vale anche per quella di Hitler, Castro e Mussolini. Sono i mezzi della comunicazione che fanno la comunicazione. La chiesa di Roma utilizza la sua secolare rete di sacerdoti, catechisti, missionari e propagandisti, riuscendo sempre a far finanziare le sue cattedrali imponendo decime ai contadini. Gli altri usano i cinegiornali, la radio la televisione; sono tutti mezzi che costano. Quando un dittatore è al potere può spendere denaro pubblico per la sua propaganda, ma come fa a mettersi in luce, prima di andare al potere? Il problema è prima, perché, se non si finanzia da prima, egli non ci si avvicina proprio al potere e tanto meno ai milioni di elettori che crederanno in quel dittatore. Nel 2008, l’attore Barack Obama salta fuori praticamente dal nulla e diventa in poco tempo l’eroe più popolare dell’immaginario collettivo del pianeta. A lanciarlo alla ribalta ci pensano il The New York Times, CNN, BBC, FOX News, il The Economist e tutti gli altri (rotocalchi, quotidiani, televisioni di tutto il mondo) a cascata. Quando tutti i mezzi di comunicazione di massa raccontano di un evento, siamo indotti a credere che quell’evento sia, infatti, un evento; un evento di cui tutti parlano. E invece funziona al contrario. Nessuno avrebbe parlato di quell’attore famoso se non fosse prima diventato famoso. Sono i mass media che creano l’evento, non è l’evento che fa parlare di sé i mass media. Se si comprende e si ricorda questo principio elementare, non ci si meraviglia più del fatto che i grandi capitalisti spendono fortune straordinarie per le campagne elettorali, per le fondazioni universitarie, per le associazioni massoniche alle quali aderiscono famosi personaggi dello spettacolo (P2 sta infatti per “Propaganda” 2), per il cinematografo e, più in generale, per tutta l’industria della cultura, dello spettacolo e dell’intrattenimento. Però da qui discende anche la conseguenza logica opposta; senza capitali non si ottiene nessun risultato in comunicazione e in propaganda elettorale; quindi nessun dittatore può andare al potere, far parlare di sé al vasto pubblico, senza un massiccio impiego di capitali; senza i colossi finanziari ad illuminare il suo sorriso sui palchi, Obama sarebbe rimasto quello sconosciuto giocatore di basket dilettante che è, e nessuno avrebbe mai parlato o simpatizzato per lui. Ci si dimentica sempre di citare le fonti di finanziamento della propaganda dei dittatori, a onta del fatto che è l’elemento più importante per il loro successo e per il raggiungimento dei “loro” scopi. In realtà parecchi dei concetti propagandati dalla macchina nazista sono assai mal digeriti dal punto di vista della logica e del buon senso; ecco un’altro elemento indicatore del fatto che i mezzi per finanziare le campagne di propaganda devono essere, come sono, abbastanza consistenti da far prendere per buoni a 80 milioni di tedeschi certi principi che pochi anni prima non sarebbero mai neppure ammissibili dall’opinione pubblica. Le tecniche di comunicazione di Hitler e di Goebbels, prescindendo per il momento dai contenuti semantici della “loro” demagogia, prendono corpo nelle adunate, nei cinegiornali, con la carta stampata, la radio, i manifesti che ritraggono il dittatore come il figlio prediletto di un qualche dio che irradia luce di innaturale saggezza, illuminando le greggi dei suoi discepoli. Ma per fare le adunate, produrre cinegiornali e stampare manifesti ci vuole il capitale. Perciò, il merito di una propaganda efficace è prima di tutto nella capacità finanziaria, il successo di una propaganda efficace dipende prima di tutto dalla capacità finanziaria di quella campagna; maggiore è la disponibilità finanziaria e maggiore sarà la sua possibilità di condizionare il più gran numero di persone, per il tempo più lungo e con i messaggi più efficaci; la capacità dei PR è importante, ma secondaria rispetto all’entità del capitale finanziato, perché un propagandista poco efficace può causare solo il danno di un maggiore esborso di denaro (maggiore esborso che in ultimo può compensare le lacune del propagandista limitato); d’altra parte, esistono innumerevoli espressioni della più alta genialità umana che non giungono alle masse, non perché sono difficili da comprendere, o non sono frutto di efficace e brillante creatività, piuttosto, perché nessuno si è mai dato la pena di diffonderle e propagandarle con mezzi finanziari adeguati; oltre a ciò, volendo mettere in primo piano la capacità del propagandista, dobbiamo considerare che i migliori analisti delle pubbliche relazioni, possono essere ingaggiati con paghe più alte, e questo attesta nuovamente che il capitale viene prima rispetto alle capacità individuali dei propagandisti. Chi ha capitale può procurarsi i manipolatori più produttivi, ma il processo non funziona all’inverso e i migliori condizionatori propagandisti non sono visibili né udibili senza altoparlanti, cinegiornali, carta stampata e televisioni. Senza gli altoparlanti, i cinegiornali, la carta stampata e la radio (tutta roba messa a disposizione dal capitale che ha inteso finanziare nazismo, fascismo, comunismo, islamismo estremo e tante altre umane pazzie), Hitler, Stalin, Mussolini e Goebbels avrebbero avuto ben poche speranze di essere notati e seguiti nei loro deliri da milioni di persone. L’importanza del capitale nella propaganda è un fatto fondamentale e la si può intendere per induzione logica; tuttavia, nel caso di specie, la nozione degli ingenti capitali americani e inglesi infusi nella ricostruzione dell’industria pesante della Germania neonazista, industria pesante dell’acciaio e degli armamenti, prima e durante la seconda guerra mondiale, è oggi alla portata di chiunque abbia memoria di studio. Possiamo aggiungere che, anche per la propaganda, uno sconosciuto austriaco senza né arte né parte, con precedenti penali per vagabondaggio e privo di qualunque competenza politica, come Adolf Hitler (la biografia di Stalin è molto simile), abbia goduto delle stesse fonti di finanziamento.

 

L’istruzione moderna e l’asservimento delle masse
Lo scopo della manipolazione dell’intelligenza umana è l’asservimento delle masse; si tratta indubbiamente di un abuso di potere che una certa parte dell’umanità, essendo privilegiata da una posizione economica dominante, esercita su un’altra parte di umanità, numericamente molto più vasta. Anche se la droga può aiutare a controllare le masse, ma non è necessario aggiungere droghe nei depositi dell’acqua potabile per creare una popolazione di schiavi, la propaganda basta da sé. La disinformazione, mirata e non, è più sicura per le élite di tiranni ed è molto più proficua, perché, ad intermittenza, permette alle sue vittime di perseguire un certo grado di prosperità che diventerà poi la ricompensa del tiranno. E qui viene a fagiolo una citazione di Bertrand Russell (The Impact of Science on Society):

“È auspicabile che col tempo chiunque sarà in grado di persuadere chiunque di qualunque cosa, se avrà la possibilità di prendere il suo paziente da giovane e sarà dotato dallo Stato di capitali e di strumenti. Questo processo farà passi da gigante quando sarà maneggiato a dovere da scienziati di una dittatura scientifica….anche se tale scienza sarà studiata diligentemente, essa sarà giustamente confinata all’ambito della classe dominante e le masse non saranno messe in condizioni di conoscere come la loro condanna è stata concepita….. …l’istruzione dovrebbe mirare alla distruzione del libero arbitrio, in modo tale che, dopo che i pupilli avranno lasciato la scuola, essi saranno incapaci….di pensiero o d’azione diversi rispetto ai modelli desiderati dai loro maestri di scuola”.

 

Degli scribi e della loro illusione di libertà
Le masse non possono conoscere come la loro condanna è concepita“. Gli individui che compongono le masse “pensano”, credono, di non essere controllati perché la disinformazione non altera la loro capacità di pensare; ciò che essa altera è il risultato del loro pensiero. Essi si ammalano, progressivamente, di una malattia la quale dice loro che non sono malati. Se certe osservazioni possano essere scritte in un libro che è poi letto negli ambiti del sistema educativo, ciò chiarisce che il programma in esso contenuto è già diffusamente operativo. Dal momento in cui gli studenti accedono all’istruzione superiore, molti già si vedono, o si immaginano, parte dell’élite ed entrano agevolmente nella concezione elitaria. Questa idea viene incoraggiata dal sistema e tale incoraggiamento è parte del trucco con il quale si fa credere ai nani di essere a cavallo. Ed è così che, anche le persone istruite, collaborano materialmente con il potere reale, mandando ad effetto le volontà degli oppressori, perché si nutre in loro l’illusione che sono anch’essi dall’altra parte del recinto; la loro umana compassione, nei confronti degli altri schiavi inconsapevoli che sono dentro la rete, viene mortificata dal pregiudizio, dalla presunzione, di essere fuori dal recinto, di essere liberi. Quegli “scribi” sono in realtà tanto liberi quanto le guardie carcerarie, le quali, pur non avendo subito alcuna condanna, passano in carcere la maggior parte della loro esistenza; sono degli ergastolani volontari. I più fortunati e gli istruiti, anziché essere resi consapevoli del fatto che la loro maggiore competenza conferisce loro più alte responsabilità, sono caricati di vanità egocentrica e di presunzione, presunzione di straordinaria autorità ed importanza; essi non si vedono schiavi, perché altri sono più schiavi di loro. Manterranno quest’illusione a tempo indeterminato.

 

La classe dei bambini
In anni recenti, i genitori sono stati incoraggiati (e necessitati da pressioni di natura economica) a rassegnare i propri fanciulli al sistema educativo in età sempre più giovane. Accade esattamente lo stesso durante il regime comunista di Mao in Cina e di Pol Pot in Cambogia. Un’altra mossa concepita dal sistema per condizionare i cittadini è la formazione della classe dei bambini. Secondo Edward L. Bernays:

“La cosciente e intelligente manipolazione delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse deve essere condotta da esperti delle pubbliche relazioni; essi sono i sovrani invisibili che controllano i destini di milioni….la via più diretta per far giungere i messaggi al gregge è attraverso i loro leaders…..l’indottrinamento deve essere fatto con acutezza. Dovrebbe essere operato nella vita di tutti i giorni della gente, 24 ore al giorno, in centinaia di modi diversi….È necessaria una ridefinizione del concetto di etica…l’oggetto della propaganda non deve necessariamente essere reale.”

Quei “leader” sono i capi-gruppi di cui parlavamo di sopra e la loro autorevolezza è limitata all’ampiezza delle singole greggi con le quali ciascuno di essi è chiamato a comunicare; essi sono i leader dei gruppi e delle greggi; altri poteri invisibili sono dietro di loro e li comandano. Citando il The Humanist (jan/Feb1983):

“La battaglia per il futuro del genere umano deve essere combattuta e vinta nelle classi della scuola pubblica da insegnanti che percepiscono correttamente il proprio ruolo di proselitisti del nuovo destino….Tali insegnanti devono incarnare la stessa dedizione disinteressata del predicatore fanatico e fondamentalista, perché essi saranno ministri di un genere diverso, che utilizza la classe, invece del pulpito, per tramandare valori umanistici, qualunque sia la materia che insegnano, dall’ambito prescolastico a quello universitario.”

Le discipline accademiche e il denaro pubblico sono impiegati per avanzare lo stato di quest’abuso sociale. Qui abbiamo una citazione di Sir Herbert Gepp to the Constitutional Association (30/5/1938) Sydney, Australia che, enfatizzando i doveri e le responsabilità dei giovani in una democrazia, dice:

“I cosiddetti misteri del sistema bancario, della finanza e dell’economia, sono misteri solo per coloro i quali non si prendono il disturbo di cercare di comprendere la realtà dei fatti. Non intendo con ciò che sia possibile ottenere una completa familiarità con tutti i fattori economici e sociali che operano in una civiltà complessa, ma sostengo che la colossale ignoranza dei fondamenti di economia del nostro tempo è il più grave pericolo per la continuità della democrazia.”

Il Sydney Sun, il giorno successivo a questo intervento, dedica la prima pagina all’avviso di pericolo in esso contenuto; gli stessi contenuti vengono poi pubblicati in un libretto titolato MONEY by Chartered Accountant Stanley Allen F.C.A. in cui si legge:

“Per il cittadino ordinario l’economia rimane ancora una ‘scienza cupa’ ma è all’origine delle tribolazioni del mondo di oggi. Si potrebbe quantomeno sospettare di uno stato di fatto in cui uomini in grado e disposti a lavorare non riescono a trovare un lavoro sicuro e in cui le opere urgenti sono ritardate perché una prosperosa comunità dichiara di non poter raccogliere i fondi per esse; non è un’indicazione positiva sulla competenza economica della comunità. Si potrebbe anche sospettare che una migliore conoscenza dei fondamenti in economia da parte dei leader della comunità potrebbe almeno attenuare i mali che assoggettano la democrazia.”

 

Formare opinioni in assenza di competenze
Nessuno sa veramente se il cosiddetto “effetto serra” sia un problema serio al presente, un problema possibile in futuro o un trucco per impegnare la fiducia. Eppure una moltitudine di individui, fra i quali moltissime autorità scientifiche e politiche, hanno un’opinione molto ferma sulle questioni ad esso riferite. Si formano opinioni in assenza di competenze e per quelle opinioni poi, nei dibattiti, la gente discute e si dimena. Nella nostra società ci sono fazioni che tirano da e verso tutte le parti; sono veramente pochi quelli che vogliono conoscere e comprendere, ancora meno quelli che effettivamente imparano e comprendono; questa minoranza di persone che comprendono non può osare (e quando osa lo fa senza gli “altoparlanti”, quindi nessuno la sente) la pubblica esposizione dell’illegittimità di una posizione politica di governo o, più in generale, di una corrente di pensiero dominante. Attraverso tutta la storia umana si ha il deliberato assoggettamento del pubblico in schiavitù per mezzo delle menzogne. È scritto che Gesù ha modo di chiarire pubblicamente ai suoi ascoltatori il fatto che sono schiavi, pur non sapendolo – Giovanni 8:32 (“e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi“); – ed essi, allora come oggi, lo negano. Fra i principi guida dei mistici si hanno la sacralità, il segreto della conoscenza di sé e la vera conoscenza degli dei. Questa consapevolezza, secondo loro, è inadatta e persino pericolosa per la mente umana ordinaria; in ogni caso, tale saggezza è suscettibile di essere soggetta a perversione ed abuso se rivelata agli spiriti volgari e non purificati. Quindi, gli spiriti che si considerano purificati in virtù di una illimitata disponibilità finanziaria, favoriscono l’esistenza di un culto esterno, efficace ma imperfetto, per il profano. Un ritorno alla filosofia orientale della nuova era è in realtà parte del ritorno al misticismo e all’età oscura; è solo un’area delle pratiche religiose, efficaci ma imperfette, per il profano; la principale disciplina religiosa per il profano oggi si chiama ideologia politica. Ma, questo schema a parte, come viene limitata oggi la nostra percezione cosciente della realtà? Esistono alcuni modi convenzionali per inibire la consapevolezza umana; per esempio: limitare l’accesso alla conoscenza, diffondere falsità e false costruzioni ideologiche, creare confusione, alimentare divisioni e conflitti. Questi metodi sono tutti applicabili dal sistema scolastico al resto del sistema informativo in generale.

 

La produzione e la gestione dei conflitti sociali
Il processo dialettico Hegeliano è proprio un sistema in cui certi controllati conflitti sociali sono usati per produrre determinati cambiamenti sociali. Per apprendere questo processo, andiamo prima a vedere il principio indicato da George Orwell: “Chi controlla il passato controlla il futuro”. Dato che i comportamenti sociali sono orientati in base alle esperienze del passato, è conseguentemente possibile, manipolando le credenze sugli eventi passati, influenzare i comportamenti futuri. Da ciò discende direttamente l’idea complementare, secondo la quale: “il conflitto fa la storia”, che è la breve spiegazione del metodo e scopo del processo dialettico Hegeliano. Dall’assioma del conflitto che determina la storia, qualcuno cava l’idea che sia opportuno avvalersi di conflitti controllati per determinare eventi storici desiderati e per controllare le generazioni future. L’espressione Hegeliana di questo concetto è: “tesi, antitesi e sintesi”; laddove la tesi è la costruzione ideologica manipolata per generare il conflitto e l’antitesi è la forza contraria, la costruzione ideologica pilotata in opposizione alla tesi per ottenere il conflitto; ciò che si ottiene è l’evento storico desiderato, la sintesi. Per esempio: un certo soggetto di un partito politico s’impegna a competere per la leadership (tesi); un’altro soggetto dello stesso partito politico è incoraggiato a resistere alla sfida e ai comportamenti del primo soggetto politico (antitesi); il conflitto conduce alla disgregazione del partito politico e l’opposizione vince le elezioni (sintesi). Naturalmente, la divisione di una nazione in due grandi fazioni politiche ben bilanciate rappresenta un esempio molto più calzante del trucco Hegeliano, la cui sintesi è il controllo dell’intera nazione e delle redini con cui imbrigliare la sua popolazione. Il cambiamento si ottiene, si capisce, dispensando false speranze, false credenze, ingiustificati timori, così da creare anomale e innaturali reazioni sociali. Un ulteriore sviluppo è quello di istituzionalizzare gli eventi ottenuti (vantaggiosi per i padroni invisibili che comandano il sistema) affinché divengano permanenti. Un ottimo metodo per far funzionare il pregiudizio organizzato consiste nell’inibire l’attitudine a leggere e lo spessore del vocabolario. Cercando di mantenere la nostra analisi breve e sintetica, non potremo evitare di ricondurre il problema della manipolazione culturale al meccanismo elettorale basato sui partiti politici che sono perfettamente soggiogati al nucleo ristretto di famiglie che, certamente, comprende i manipolatori del sistema monetario.

 

Il sistema bancario internazionale dietro il lavaggio dei cervelli
All’attuale livello di controllo delle masse si è giunti nel tempo, con l’evoluzione dei mezzi e delle tecniche, ma non è una novità e, da quando si ha memoria di civiltà si ha anche memoria di popoli assoggettati in schiavitù. La ricerca sulle forze che sono dietro il lavaggio dei cervelli delle società democratiche contemporanee porta direttamente al sistema bancario internazionale. La propaganda ha mezzi finanziari illimitati; perciò, le tecniche pavloviane possono essere adottate e reiterate illimitatamente. Con la piena consapevolezza di ciò, i propagandisti, i comunicatori che si vorrebbe fossero raffinati, in realtà si divertono a raccontare frottole ridicole, balle spaziali, le cretinate più incredibili e irripetibili. Il fatto sta che le frottole vengono credute e che la suggestione delle favole ha sempre effetto, come abbiamo visto con le religioni di Numa Pompilio. Gli istituti fondati con lo scopo di diffondere frottole per manipolare la conoscenza dei popoli degli Stati e assoggettarli ai vari obiettivi proposti alla propaganda sono parecchi e non c’è il tempo di andare a vedere i loro lavori nei dettagli. Cerchiamo di analizzarne alcuni, per farci un’idea su come lavorano, e poi troviamo il legame fra questi, gli altri e le famiglie che tengono i monopoli delle politiche monetarie e delle risorse energetiche. Comincio l’indagine con il “The Tavistock Institute“, per il solo motivo che ha reclutato due pensatori a me cari: Sigmund Freud e George Orwell, ma poi apprendo che è anche il più influente. Come tutte le organizzazioni pluri-miliardarie che non sono soggette ad imposizione fiscale, il “The Tavistock Institute” è un ente che riceve finanziamenti e donazioni incommensurabili e che, tuttavia, non lavora con scopo di lucro. In “Anatomia della distruttività umana“, il dott. Erich Fromm dimostra, con studi di antropologia, sociologia, psicologia clinica e psicologia generale, che non esistono prove della naturale disposizione umana alla guerra, o alla violenza in generale. Ciò che Freud a inizio ’900 chiama “istinto di morte” è stato ampiamente spiegato nel lavoro di Fromm come un fenomeno di aggressività difensiva, legato alla necessità di sopravvivere. L’osservazione del mondo animale giunge alle stesse conclusioni; gli animali uccidono solo perché sono costretti da leggi oscene della natura ad alimentarsi di materia che traggono da altre creature viventi. Sono aggressivi per sopravvivere, e solo per questo; una volta nutriti e protetti dai loro assalitori, non ricorrono mai alla violenza. Ci sono eccezioni per gli animali in cattività, che si ammazzano fra di loro, apparentemente per futili motivi. E Fromm risponde che sono aggressivi perché l’assenza di libertà, che secondo lui è una condizione fisiologica per la sopravvivenza, produce effetti simili a quelli del pericolo; i canarini, per esempio, reagiscono con la violenza ad una situazione di pericolo che si sono rappresentati, dovendo dividere lo spazio della cella con canarine e pulcini; ogni tanto il canarino impazzisce e ammazza tutti gli altri componenti della famiglia. Poi si fa l’esempio del gatto con il topo; non è un esempio di comportamento sadomasochistico, si tratta di un esercizio stupido che fa il gatto per tenersi allenato “alle cacce”; ammazza accidentalmente, perché gioca senza intento criminale, senza la consapevolezza del terrore che genera nel topo. Gli stessi umani che, secondo Fromm sono caratteri anali accumulatori, sadomasochisti, come per esempio Hitler e Himmler, sono casi clinici, che non valgono a dare l’esempio per il genere umano; sono difetti della natura, malati di mente, sfortunate eccezioni, come i bambini autistici o come gli ammalati di sclerosi multipla; sono persone che hanno danni al cervello e rappresentano casi specifici, isolati, limitati. La macchina di distruzione nazista funziona solo in quanto apparato burocratico in cui ogni ingranaggio del meccanismo fa il suo lavoro e consente all’insieme di funzionare con efficenza, come quando il gatto ammazza il topo, o come quando il maestro di spada ammazza il suo avversario; non c’è odio, non c’è nessun desiderio sadico d’infliggere distruzione o sofferenza; gli avversari muoiono solo perché si trovano nella posizione sbagliata al momento sbagliato. Fromm dice cose intelligenti, ma anche lui prende le sue cantonate. Ci interessa fino a un certo punto andare a vedere le sviste di Fromm nella biografia che fa ad Adolf Hitler; quello che è fondamentale, ripetiamolo insieme, è l’aspetto finanziario che monta le dittature come si monta la panna. Fromm parla di una società in cui gli uomini sono ingranaggi e obbediscono ai comandi della macchina ma questa non è una naturale evoluzione della società moderna; questo è il frutto di un disegno, congegnato da altre persone che fanno lo stesso mestiere di Fromm, e finanziato da alcune famiglie con smodate capacità finanziarie. Le famiglie, ancora una volta, sono sempre le stesse, sono responsabili delle sofferenze di allora e delle tragedie contemporanee; possono organizzare guerre, insurrezioni, rivoluzioni, carestie, epidemie, cataclismi geologici, crisi finanziarie fraudolente, crisi petrolifere, passeggiate immaginarie sulla luna, viaggi interstellari e chissà quanto ancora, perché possiedono e manipolano l’industria dell’intrattenimento, i mass media e la rete internet; hanno il monopolio dell’emissione monetaria e delle risorse energetiche e possono produrre, senza limiti e senza costo, tutta la ricchezza che vogliono. Possono produrre le quantità di finanze necessarie a fare qualunque cosa e quindi possono convincere chiunque a fare qualunque cosa. Si tratta di un potere smisurato, che però crollerebbe come il castello di carte di cui parlavamo a proposito del CFR, se nella struttura sociale non ci fossero milioni d’imbecilli, organizzati in gerarchie, pronti ad eseguire i comandi come i delfini nelle piscine. Le élite al potere hanno bisogno di squadre di lavoro per produrre armamenti e distruggere ricchezza; esse puntano sulla propaganda per stimolare la produttività distruttiva degli ingranaggi della “macchina sociale” di Fromm, puntando anche sulla naturale ingenuità degli umani e sulla criminale complicità della loro stupidità. Gli animalisti, nell’interpretazione di Fromm, non dimostrano alcuna naturale propensione ad aggressività distruttiva verso altri animali, soprattutto se della stessa specie; Fromm sostiene con accanimento maniacale che essa non esiste negli umani, a onta del fatto che le guerre aumentano di numero e d’intensità nel corso dei passati due millenni; c’è come un meccanismo che forza gli uomini, e ora anche le donne, alla guerra; un meccanismo ineluttabile, una situazione d’inevitabilità; l’idea di non avere scelta viene indotta dalle “False Flag Operation“, di cui abbiamo già parlato, e anche Fromm ne parla nel suo lavoro sulla distruttività umana; il popolo di Germania nazista di allora, nonostante gli anni di pesante indottrinamento militarista, non è disposto ad andare in guerra tanto per fare…c’è bisogno di creare un finto attacco da parte della Polonia, fingere di essere attaccati, stimolare risentimento e aggressività difensiva, cioè l’istinto di morte freudiano, il cui meccanismo è molto simile all’istinto di conservazione degli altri animali, i quali prima scelgono le fuga e, solo poi, quando sono costretti all’angolo e non possono fuggire, tirano fuori gli artigli e tutta l’aggressività difensiva che posseggono per salvarsi. Quindi tutti partono per la guerra perché non hanno altra scelta e devono andare carichi d’odio e di aggressività auto-difensiva, in modo che siano anche più produttivi nel loro lavoro di distruzione. Fromm si guarda bene dall’analizzare certe altre teste dell’Europa contemporanea di Hitler, perché, se egli sapesse chi concepisce cosa, con quanta crudeltà e spietatezza, dietro a Churchill, Roosevelt, Truman e le famiglie degli assassini che li manovrano, dovrebbe riscrivere tutto il suo volume sulla distruttività umana, e dall’inizio. E però anche Hermann Göring, uno dei più importanti gerarchi nazisti, conclude come Fromm, anticipandolo forse, proprio durante il processo farsa inscenato a Norimberga. La citazione è famosa e fa il giro del mondo:

“È naturale che la gente comune non voglia la guerra. Né in Russia, né in Inghilterra, né in Germania. Questo lo sappiamo. Ma sono i capi che decidono le politiche da seguire ed è sempre questione di trascinare le masse nella condivisione di quelle politiche. Questo accade allo stesso modo in una democrazia, o in una dittatura fascista, o in una repubblica parlamentare, o in una dittatura comunista. Che abbia opinione favorevole o contraria, non importa; la gente può sempre essere indotta ad obbedire ai comandi dei capi. È facile, tutto quello che c’è da fare è dire loro che sono sotto attacco, che sono attaccati, e denunciare i pacifisti di tradimento, disfattismo, mancanza di lealtà per la patria – e altre cretinate del genere – . Funziona allo stesso modo in tutte le nazioni”.

Gli organizzatori delle demolizioni controllate delle tre torri gemelle di New York tengono ben presente questa citazione di Hermann Göring, e anche molti altri loro predecessori. Il fatto sta che tutti i più feroci capi di stato ratificano la mancanza di naturale propensione alla crudeltà e alla guerra delle creature umane, tanto è vero che le si può mandare in guerra solo, o soprattutto, mediante la frode. Tuttavia, come dice anche Giovannino De’ Medici, “la guerra è tutto un fastidio” e l’entusiasmo retorico che porta i popoli ad imbracciare i fucili si smonta presto, non appena i valorosi in cerca di gloria e di avventura aprono gli occhi davanti allo squallore che hanno intorno, ai disagi della loro condizione e ai danni che producono a sé stessi e ad altri. E poi c’è da considerare che la guerra è un sistema che assorbe non solo i militari in lotta; c’è tutto l’apparato industriale e commerciale che deve essere convertito per gli scopi della guerra. Bisogna forzare una popolazione a cambiare la propria economia e a produrre solo beni e servizi che alimentano lo sforzo bellico. Gli unici che non si convertono sono i contadini, come mi pare che sottolinei Carlo Levi, che condividono meno degli altri lo spirito necessario della guerra; forse è per questo che sono la classe più odiata da tutte le aristocrazie. Mi sono sempre domandato il perché, proprio la classe contadina, quella che produce gli alimenti a sostentamento delle altre classi, sia sempre la più vituperata e falcidiata, in tutte le epoche e in tutte le nazioni del mondo. Fromm non risponde a questo quesito. Ezra Pound invece scrive che la guerra, e forse ogni guerra, prima di tutto, è una guerra degli usurai contro i contadini. Non so se si riferisce ad una guerra diretta o indiretta verso la classe dei contadini; il fatto sta che non trovo la spiegazione del perché ci si accanisca proprio sugli ultimi che imbracciano i fucili, sugli unici che badano ai fatti loro e non costituiscono pericolo per nessuno. Forse la risposta è contenuta nella citazione di Hermann Göring e dei suoi successori anglo-americani, i quali hanno un problema operativo a far funzionare la macchina della guerra, quell’insieme logico di imprenditori, fabbriche, lavoratori delle fabbriche, trasportatori, deve essere riconvertito per gli scopi della guerra; lo scopo della guerra è quello di distruggere vite, ma soprattutto ricchezze materiali (George Orwell: “1984“); così come si portano i giovani alla guerra, bisogna impegnare il resto della società nella distruzione delle ricchezze prodotte; per avviare il processo usano le “false flag operation” e, stando a Hermann Göring, funziona sempre. Ma poi? La macchina da guerra deve continuare a distruggere fino a che non si decide che è tempo di ricostruire. Però, abbiamo visto che, dopo gli entusiasmi iniziali, i soldati si demoralizzano presto e aprono gli occhi davanti all’orrendo squallore e alla miseria morale prodotti da ciò che stanno facendo; un processo simile potrebbe anche intaccare lo spirito del resto della società impegnata a costruire per distruggere; chi produce munizioni, aeroplani, carri e cannoni, deve mantenere la sua capacità produttiva alta anche se comincia a perdere figli, casa, marito, moglie, genitori, sotto i bombardamenti, o anche se, a causa dei tagli dei rifornimenti, arriva sempre meno cibo, e sempre più costoso, per mantenere i corpi degli schiavi forti e produttivi. Si potrebbe farli soffrire di meno, risparmiare dalla morte o dalla deportazione i loro famigliari, oppure si potrebbe far loro giungere un po’ più di cibo, tanto da mantenerli svegli e attivi. Invece si decide di prendere un’altra strada, quelle di convincerli con le frottole a continuare a fare quello che fanno. Se non obbediscono ai loro capi, i quali obbediscono ad altri capi invisibili, il danno che ne ricevono è anche peggiore rispetto alla loro condizione di fame e di astenia. I loro nemici sono “mostri ferocissimi” e si divertono a divorare fanciulli vivi in fronte ai loro genitori naturali, prima di fare lo stesso sugli stessi genitori. Bisogna convincere una intera popolazione dell’indicibile e assurda crudeltà di un’altra popolazione, attivare lo spirito di sopravvivenza, l’aggressività auto-difensiva, la produzione di epinefrina e norepinefrina attraverso la paura dei mostri che potrebbero venire se non si obbedisce ai comandi dei capi. La paura di mostri immaginari si usa in tutta la propaganda moderna e contemporanea, sia per vendere prodotti che progetti politici. Dopo aver tentato di spiegare perché, nonostante Goering e Fromm, sia ancora necessario ricorrere a Pavlov, e cioè al lavaggio dei cervelli, è ora di riprendere a parlare del Tavistock Institute, che è solo una delle maggiori organizzazioni, fra le tante, dedicata allo studio della propaganda e ai suoi effetti sulle popolazioni, sui politici, sugli educatori, sui capi di partito, sugli attori del cinematografo, sui presentatori della televisione e sui fumettisti che scrivono sui giornali.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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