Delle Tavole Rotonde

miniere di diamanti in Sud Africa.jpg

Dominare il mondo è un’attività complessa, un’arte che richiede disciplina costante e pianificazione a lungo termine. Chi si dedica a quest’occupazione si tiene lontano dalla visione apparente di un governo mondiale, dotato di istituzioni pubbliche sovranazionali e di capi di stato internazionali. Le famiglie che dominano il mondo preferiscono il potere reale al potere apparente. Per costruire un sistema di controllo finanziario su scala mondiale, capace di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia dell’intero pianeta, si vuole che il sistema finanziario sia organizzato in stile feudale, attraverso le banche centrali del mondo che lavorano in coordinamento, deliberando in accordi “segreti”, formalizzati in periodici incontri e conferenze riservate.

 

Dell’indipendenza delle colonie
L’impero britannico è considerato il più vasto impero della storia del mondo. La maggior parte dell’impero è acquisito e sfruttato da enti privati, da individui, da famiglie, composte da aristocrazie latifondiste e non nobili, i cui giovani vengono programmati in scuole semi-spartane, come Eton, Harrow o Winchester; il governo britannico interviene e prende possesso delle varie parti dell’impero, sempre in conseguenza delle azioni di questi soggetti privati; le spese per mantenere le burocrazie nei territori lontani, per gestire i palazzi, le milizie e l’ordine politico interno sono sempre a carico della corona. I guadagni sono invece gestiti in monopolio dalle famiglie private di viaggiatori e mercanti che esplorano nuovi mondi e sottomettono le varie civiltà per ridurle in schiavitù, sotto la bandiera massonica della civilizzata Inghilterra. Infatti, non è che tutti vadano fieri dell’impero, durante la sua vita formale. Le generazioni di mezzo del diciannovesimo secolo – vedi Gladstone, o Sir William Hartcourt – guardano l’impero con sospetto anziché con esaltazione nazionalistica; si rendono conto dei suoi costi eccessivi; il motivo d’orgoglio della nazione inglese non è sempre solo motivo d’orgoglio. E poi c’è da considerare che, una volta ottenuti i loro scopi, i padroni possono anche ritirare le bandiere della corona e affidare i popoli delle Nazioni sottomesse all’autodeterminazione e all’autogoverno, purché il potere sostanziale rimanga in mano loro, attraverso la gestione del sistema monetario. Le ribellioni dei coloni americani all’imposizione della banca centrale e della moneta-debtio, e tutte le altre attribuzioni d’indipendenza delle colonie in giro per il mondo, in definitiva, non

producono nessun cambiamento sostanziale nella gestione del potere monetario; le date storiche in cui ciascuna colonia ha ottenuto la sua “autodeterminazione” sono solo dei pretesti ideologici per scaricare sui governi locali tutte le spese in aggiunta a tutte le responsabilità dei fallimenti della politica economica e delle conseguenze perniciose dello sfruttamento parassitario del sistema delle banche centrali.

Le colonie danno grandi opportunità d’arricchimento per chi sa investire e le sa sfruttare. Dopo il 1870, diventa sempre più evidente che, per quanto le colonie siano costose per il governo di uno Stato, i profitti che ne cavano alcuni privati sono fantastici; con il diffondersi della cosiddetta democrazia, la crescente influenza della comunicazione di massa e il bisogno espandibile di contribuzioni per le campagne elettorali, gli individui che hanno profitti fantastici grazie alle avventure offshore, possono ottenere supporto favorevole da parte di quei governi, semplicemente contribuendo alle spese elettorali e politiche con una parte dei loro fantastici profitti. Nello stesso tempo, e fino alla fine del diciannovesimo secolo, le misere masse popolari delle città inglesi vivono in condizioni di bisogno, ignoranza, criminalità, almeno tanto quanto sono descritte da Charles Dickens. L’Inghilterra possiede una magnifica tradizione di bellezza, legalità, libertà, decoro, istruzione e auto disciplina; ma l’istruzione, la legalità, la bellezza e il resto, non sono estese alle classi popolari, né in Inghilterra e né nelle altre Nazioni che l’Inghilterra colonizza in giro per il mondo. Alcuni storici, come Quigley e Ruskin, immaginano che ci sia una logica in base alla quale, se non estendi queste tradizioni anche alle altre classi d’ignoranti, essendo loro – le classi deboli e più ignoranti – in maggioranza, o essendo le classi istruite in minoranza, queste tradizioni saranno perdute con il tempo. È un ragionamento che pare logico ma che non funziona nella pratica; sicuramente, le classi che tengono a sé queste tradizioni, non concordano con gli storici e sono già in controllo del sistema educativo delle società del mondo, ancora dai secoli in cui esso era dominato dagli uomini con le gonne; le aristocrazie “istruite” se ne fregano bellamente delle raccomandazione degli storici; e poi, chi sarebbero gli storici, per andare a dire ai nobili e agli aristocratici come e cosa fare? Non sono essi stessi, gli storici, figli di quello stesso sistema educativo congegnato dai detentori del sapere? Essi tengono nell’ignoranza i popoli per secoli, per millenni. Le favole religiose che si raccontano per mantenere la gente ignorante nel medioevo non sono poi molto distanti da

quelle che si raccontano oggi, a proposito dei viaggi spaziali, per esempio, o le novelle sui presunti terroristi, i quali, da una qualche grotta sperduta in medio oriente, demoliscono tre grattacieli nel centro di New York. Ci sono solo due categorie di persone al mondo, e sono divise da una specie di recinto; c’è chi nasce più fortunato e chi meno. Quelli fortunati lavorano costantemente per mantenere gli altri in condizione d’inferiorità economica, sanitaria e intellettuale; e i risultati sono eccellenti, anche in realtà come l’Italia, in cui tutti pare abbiano diritto e possibilità, perlomeno, di avere un’istruzione. L’istruzione e l’informazione sono strumenti per imporre l’ignoranza, come afferma anche l’opportunista Noam Chomsky.

 

Cecil Rhodes impianta il monopolio sull’oro e sui diamanti in Sudafrica
Rhodes (1853-1902) è uno studente di Ruskin; egli prende talmente sul serio il suo messaggio circa la necessità di estendere le buone tradizioni delle classi privilegiate anche alla maggioranza costituita dalla classi popolari, da crearsi una lingua di sfruttamento che va dal Capo di Buona Speranza fino al Cairo. Ministro della colonia sudafricana, sfrutta intensamente le miniere d’oro e di diamanti, contribuisce alle campagne politiche in Inghilterra e in Africa e ne controlla le poltrone, impianta linee telefoniche e ferrovie dal Sudafrica all’Egitto. Rhodes ottiene anche supporto finanziario da Lord Rothschild e da Alfred Beit, e così consolida in monopolio le imprese minerarie dell’oro e dei diamanti.

 

Sulle società segrete
I nuovi faraoni gestiscono i fatti politici internazionali di tutto il pianeta e lo fanno senza esibirsi. Per questo motivo, si dice che essi siano organizzati in “società segrete”. In realtà le loro congregazioni hanno componenti di segretezza: ciò di cui gli eletti vengono a conoscenza e ciò che decidono durante le loro attività non viene comunicato ai circoli dei collaboratori. In senso formale, talune confraternite si dichiarano “segrete”, e custodiscono gelosamente i propri documenti, quando possono; talvolta accompagnano i loro incontri incappucciati, o altrimenti mascherati, per partecipare ai loro riti esoterici; ma i partecipanti si conoscono benissimo fra loro, quindi la sceneggiata delle maschere soddisfa più la tradizione e i rituali scaramantici che non reali esigenze di segretezza e riservatezza. Anche nelle società “segrete” si hanno le gerarchie: le persone di classe alta sono divisibili in gruppi definiti da “cerchi concentrici” che condividono il cuore del sistema, cioè prendono ordini dalla stessa giunta; si hanno i circoli degli eletti e i circoli dei collaboratori. Gli eletti sono pochissimi, sono quelli che, di fatto, decidono ed esercitano il vero potere. I collaboratori sono personaggi d’alto rango che eseguono con la discrezione del gentleman inglese, senza far domande, nell’interesse del disegno comune. Su questo tema non si può andare troppo nei dettagli senza correre il rischio di dire scemenze. Se le società segrete, per definizione, sono segrete, è anche ragionevole che non si trovino documenti veridici sulle loro attività e che le fonti dalle quali si cavano le informazioni desiderino restare anonime. Chi, essendo stato membro eletto di una società segreta, si offre di raccontare ciò che sa apertamente, normalmente lascia testimonianze che non sono interamente riscontrabili. Nondimeno, le società segrete esistono e, secondo alcuni autori, sono parecchie; spesso si ritrovano in concorrenza fra loro per il dominio del pianeta. Se trascuriamo per un momento l’aspetto romantico della questione, le articolate tradizioni esoteriche, i riti melodrammatici delle iniziazioni e dei giuramenti di sangue, forse possiamo tentare di capire come e perché le società segrete influenzano la vita dei burattini ai governi degli Stati e, per conseguenza, come determinano gli eventi economici e politici del pianeta. Per questo scopo, prendiamo qui ad esempio una di queste società, definita nei dettagli dal prof. Carroll Quigley (insegnante di storia per 35 anni presso la Princeton University, la Harvard, la School of Foreign Servicela e la Georgetown University, dove muore per un infarto nel 1977) nel suo: “The Anglo American Establishment“. Nel centro dei “cerchi concentrici”, il potere è praticato da una persona sola che coordina una giunta di altre tre persone; il leader è Cecil Rhodes e la giunta dei tre è composta da: William T. Stead, Reginald Baliol Brett, più tardi noto come Lord Esher, e Alfred Milner. Questa società esiste dal 1891, persiste nel 1949 e “ancora ai giorni nostri” (quest’ultima è l’opinione di altri ricercatori, dato che Quigley, purtroppo, è morto nel 1977). Per oltre cinquant’anni, l’associazione di Rhodes è l’elemento d’influenza più rilevante nella politica interna ed estera dell’impero britannico. A sua volta, la politica estera dell’impero britannico, influenzata da questi personaggi privi di veste istituzionale ufficiale, è l’elemento maggiormente incisivo di condizionamento della politica interna di tutti gli altri Stati del pianeta dominato. Perciò, pochissime persone hanno prodotto e producono (o hanno contribuito e contribuiscono in maniera determinante a produrre) tutti gli eventi che capitano nel mondo. Per chi vuole credere in ciò che si è detto fin qui, è anche il momento di cominciare a riconoscere che, questi potentissimi soggetti, pur essendo spropositatamente ricchi dalla nascita, pur godendo della migliore istruzione e, fin da giovanissimi, di possibilità inimmaginabili per le persone normali, sebbene nutrano le più alte ambizioni, nondimeno sono uomini; come tali, hanno anch’essi i loro momenti di grossolana stupidità e d’ignoranza dei propri errori; con gli stupidi e i delinquenti, condividono la tendenza a fregarsene delle conseguenze delle proprie azioni, assumono il vezzo di assegnare cariche importanti a soggetti incapaci, per amicizia e non per meriti, e mantengono un contegno indifferente verso il punto di vista di persone intelligenti di altre nazioni, o, di classe inferiore, nella propria nazione. Quigley individua un gruppo specifico di elementi della società di Rhodes, i quali contribuiscono a deteriorare il nostro modo di vivere e che giungono spesso a determinare, per deficienza o per malanimo, i più drammatici disastri: Esher, Grey, Milner, Hankey e Zimmern. Questi nomi pretendono ammirazione in qualunque ambiente vengano ricordati; e però sono quelli che causano i disastrosi peggioramenti dei livelli di vita dell’occidente moderno. A fianco ad essi ci sono personaggi meravigliosi che producono i migliori successi della civiltà moderna. Purtroppo, nel lungo periodo, pare che il gruppo dei facinorosi prevalga su quello delle menti brillanti. Merita infine riconoscere anche un’altro fatto:

se sono uomini, non sono né immortali né irraggiungibili.

 

Propaganda
La propaganda non è efficace solo per una questione di metodo; il suo elemento fondamentale è la disponibilità finanziaria. Il prodotto della propaganda di Milner, per esempio, è duro lavoro prima della morte di Rhodes ma diventa una macchina formidabile dopo la sua morte, quando Milner può mettere mano alle sue fortune e gestirle per questo scopo. Milner è l’erede di Rhodes e Rhodes lo supporta incondizionatamente e illimitatamente: “se Milner dice guerra, che sia guerra, se Milner dice pace, che sia pace”. Rientrato dall’Africa, Milner si dedica silenziosamente più alla formazione delle opinioni che all’esibizione dell’esercizio del potere. A Oxford, fra il 1905 e il 1925, tutte le cattedre universitarie sono assegnate a professori del suo gruppo. A Balliol la situazione è più o meno analoga e molti membri onorari del New College, fra il 1900 e il 1947, sono ancora membri del gruppo di Milner. Oltre al mondo accademico, il gruppo di Milner dedica le sue straordinarie risorse anche al giornalismo, attività che mira ad indirizzare la pubblica opinione verso ciò che desidera il Gruppo. Fra le variegate attività d’istruzione giornalistica del Gruppo, le attività tanto più anonime quanto più fruttuose sono il controllo del The Times e il The Round Table (La tavola rotonda). Il The Round Table è il secondo grande sforzo propagandistico nel quale si concentrano le risorse del Gruppo, dopo il 1909, al fine di realizzare per il resto dell’impero “britannico” ciò che si realizza prima in Sudafrica. Il piano operativo consiste nel formare gruppi locali di uomini influenti per dibattere a favore della federazione imperiale e di mantenere i contatti con questi gruppi attraverso la corrispondenza e la circolazione di un periodico. Come prima in Sudafrica, le spese per il periodico sono sostenute da Abe Bailey. Questo periodico, diffuso trimestralmente, viene chiamato The Round Table e lo stesso nome viene usato per i gruppi locali. Il primo articolo del periodico riguarda proprio la questione dibattuta dal gruppo di Milner e dalla sua macchina propagandistica: “la rivalità anglo-tedesca“. È chiaramente anti-Germania e la tendenza anti-tedesca viene confermata dalle dichiarazioni di Curtis del 1909, a proposito del ruolo del Sudafrica nella prossima guerra anglo-tedesca. Prima del 1914, Curtis appare evidentemente anti-tedesco e così si racconta di molti gentiluomini inglesi di quel tempo, appartenenti ad altri gruppi. Nell’interpretazione di Quigley, non sono né anti-Germania e né pro-Germania. Essi sono tutti pro impero “britannico”, e lo sono sempre. Cambiano atteggiamento su una posizione o su un’altra a seconda che tale posizione influenzi gli interessi dell’impero, che sono poi gli interessi delle loro dinastie. Il loro amore per l’impero si basa sulla fede sincera che libertà, civiltà e dignità umana possono essere tutelati meglio sotto l’egida dell’impero “britannico”. Il gruppo condivide le idee con straordinaria unanimità. In ambito economico, almeno fino al 1931, sono quelle del tardo diciannovesimo secolo, basate sul capitalismo bancario e finanziario internazionale. La chiave per lo sviluppo economico e la prosperità rimane nelle attività bancarie e nella finanza. Con “moneta suonante”, pareggio di bilancio e il gold standard internazionale ci si aspetta che prosperità e crescenti livelli di vita seguano automaticamente. Queste “idee” sono propagandate attraverso il “The Round Table“, nel periodo che segue il 1912, in una serie di articoli scritti da Brand, successivamente ripubblicati a suo nome, con il titolo: “Guerra e finanza nazionale” (1921). Sono impianti direttamente antitetici rispetto alle idee di Milner, come si cava dal suo libro pubblicato due anni dopo. Milner insiste sul principio che i fatti della finanza devono essere subordinati ai fatti dell’economia e che i fatti dell’economia devono essere subordinati ai fatti della politica; perciò, le politiche deflative che s’iniziano per ragioni finanziarie, se hanno effetti deleteri sia sull’economia che sulla politica, devono essere abbandonate. Milner giudica disastrosa la politica finanziaria promossa da Brand nel 1919; essa, adottata dal governo britannico per i successivi 12 anni, produce disoccupazione, depressione ed è rovinosa per gli scambi e le esportazioni. Milner preferisce isolare l’economia britannica da quella mondiale (attraverso barriere tariffarie) ed incoraggiare lo sviluppo economico britannico con il sistema della spesa pubblica, l’autoregolamentazione di capitale e lavoro e l’assistenza sociale. Questo programma di Milner, basato sul “capitalismo monopolistico” o sul “nazional-socialismo” piuttosto che sul “capitalismo finanziario” di Brand, viene sposato dalla maggior parte dei componenti del gruppo di Milner dopo il 1931, quando la fine del gold standard in Inghilterra prova una volta per tutte che il programma finanziario del 1919 di Brand è completamente disastroso e assolutamente impraticabile. Dopo il 1931, gli imprenditori del gruppo di Milner avviano le loro attività d’incoraggiamento del governo affinché adotti politiche di auto-regolato capitalismo monopolistico. Molti membri del gruppo ereditano da Milner e Toynbee la sfiducia verso l’individualismo economico. L’impostazione di Brand prevale dal 1919 al 1931, quella di Milner dal 1931 fino ai “giorni nostri” (nostri di Quigley). La politica economica e finanziaria, intrapresa dal governo britannico dal 1919 al 1945, ricalca esattamente le linee proposte dal gruppo di Milner. La storia di queste divergenze di orientamenti all’interno del gruppo si presenta come la secolare lotta fra le “forze della luce” e quelle “delle tenebre”, fra le tendenze all’autocrazia e l’aspirazione al benessere comune, tra il bisogno europeo delle libertà e le teocrazie asiatiche. I tratti distintivi fra le posizioni dei diversi padroni di casa si cavano dalle rispettive angolazioni rispetto alla legge. Secondo “le forze della luce”, la legge è fatta dagli uomini ed è quindi mutabile ma è sopra tutti gli uomini; secondo “le forze delle oscurità”, la legge è divina ed eterna ma subordinata al re. I primi accettano le diversità, permettono la crescita e la libertà; i secondi generano monotonia, abbrutimento e schiavitù. Il Royal Institute of International Affairs (RIIA) è l’estensione del gruppo di Milner. Il gruppo lo fonda e lo controlla; il piano è quello di influenzare il pensiero dei “leader del pensiero”, dei punti di riferimento sociali, con il The Round Table e di influenzare gruppi più ampi con la RIIA. Il vero fondatore dell’istituto è Lionel Curtis. Gli elementi del gruppo sono tutti finanzieri internazionali (Brand, Hichens e soprattutto Milner), sono gestori delle proprietà e dei mezzi finanziari della Rhodes Trust, e hanno legami con altri istituti di propagazione del pensiero influenzato negli Stati Uniti; gli istituti e le università americane sono tutte dominate da persone della cricca di J.P. Morgan, e non è affatto un caso. Il gruppo mantiene sempre relazione stretta anche con il Carnegie Trust e le sue diramazioni.

 

Gli scopi della rete “Round Table”
Abbiamo visto che le tavole rotonde sono specie di organizzazioni, segrete o semi-segrete, funzionanti come delle lobby, per influenzare in modo decisivo le politiche dei governi delle Nazioni. Per avere un’idea di cosa quella gente intende per “pianificazione a lungo termine”, bisognerebbe ricordare che Cecil Rhodes scrive il suo testamento quando ha soli 24 anni. Le sue immense fortune, incanalate nel Rhodes Trust, sono gestite da, o in nome di, Lord Milner, amministratore principale della fondazione Rhodes dal 1905 al 1925. Altri personaggi che collaborano nell’organizzazione di questa associazione sono: Lionel Curtis, Philip H. Kerr (Lord Lothian), e (Sir) William S. Marris, nel periodo 1908-1911. Lo scopo originario del gruppo è tratto dal testamento megalomane di Rhodes: quello di realizzare una federazione di stati di lingua inglese funzionante con gli stessi odori dell’impero britannico. Ciò significa quindi rieducare anche le altre colonie ai principi di democrazia e di libertà ai quali si ispirano i conquistatori dotati di cannoniere. Questi gruppi di Round Table, nel 1915 sono già diffusi in parecchie nazioni del mondo; per esempio, sono molto attivi in Inghilterra, Sudafrica, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Stati Uniti d’America (George Louis Beer, Walter Lippmann, Frank Aydelotte, Whitney Shepardson, Thomas W. Lamont, Jerome D. Greene, Erwin D. Canham, del Christian Science Monitor, e molti altri). Il rotocalco che pubblicano questi gruppi, che porta lo stesso nome (The Round Table), appare nel novembre del 1910, è assolutamente anonimo ed è largamente riempito da testi scritti di Philip Kerr. I capi della rete Round Table sono: Milner, fino alla sua morte, nel 1925, poi Curtis (1872-1955), Robert H, (Lord) Brand (cognato di Lady Astor) e Adam D. Marris, figlio di Sir William e successore di Brand come amministratore delegato di Lazard Brothers bank. I finanziamenti che appoggiano le operazioni della rete Round Table sono i fondi lasciati da Cecil Rhodes e i suoi sostenitori; altri finanziatori sono i fratelli Beit, Sir Abe Bailey, e la famiglia Astor. Dopo il 1925, finanziamenti sostanziosi giungono da fondazioni associate con le confraternite bancarie internazionali, soprattutto dalla Carnegie United Kingdom Trust e da altre organizzazioni associate a J. P. Morgan, Rockefeller, la famiglia Whitney, gli associati di Lazard Brothers e Morgan, Grenfell, e Company. La cooperazione finanziaria fra la banca di Morgan in New York e il gruppo dei finanzieri internazionali di Londra viene potenziata dalle attività di questa rete. Oltre a ciò, Milner diventa amministratore delegato di un bel numero di banche pubbliche, delle quali una delle maggiori è la corporazione London Joint Stock Bank, precorritrice di Midland Bank. Diventa uno degli uomini politici e finanziari più influenti in Inghilterra, con i suoi discepoli strategicamente disseminati nelle posizioni chiave del The Times, del The Observer, la direzione del Lazard Brothers, la gestione di varie amministrazioni pubbliche e private, e persino una bella poltrona nell’ufficio di gabinetto. Altre ramificazioni si allargano alle università di Oxford e di Londra, periodici, servizi civili e fondazioni esenti da imposte e tasse. Lionel Curtis fonda in Inghilterra, e in ciascun altro dominio, un’organizzazione di facciata per coprire l’esistente Round Table, come la Royal Institute of International Affairs. In New York, l’organizzazione di facciata è il CFR (Council on Foreign Relations), ed è l’ente di facciata di J.P. Morgan e Company; si vanta di avere in seno molti “esperti”, alcuni dei quali sono appena rientrati dalla conferenza di pace a Parigi, come Lamont e Beer. Su queste basi, cresce nel ventesimo secolo una struttura d’influenza fra Londra e New York che penetra in profondità la vita universitaria, stampa e informazione, e la pratica della politica estera.

 

Il CFR è l’ente di facciata di JP Morgan
A Boston, Philadelphia e Cleveland, JP Morgan ha le sue filiali del CFR. L’interesse per gli istituti universitari e i centri studi riguarda anche Abraham Flexner, del Carnegie Foundation e il General Education Board di Rockefeller. La filiale americana di questa struttura britannica esercita la sua influenza attraverso tutta la stampa americana (The New York Times, New York Herald Tribune, Christian Science Monitor, the Washington Post e il Boston Evening Transcript). Queste attività di “divulgazione” sono tutte coordinate dagli editori delle Round Table e dagli amministratori della Cecil Rhodes Trust. È anche interessante notare che molti ambasciatori americani a Londra sono luminari di Wall Street (John W. Davis, Lewis Douglas, Jock Whitney, e Douglas Dillon).

Dal 1925, la stessa gente, pilotata da Lionel Curtis, attraverso l’Institutes of International Affairs, si estende in altre dieci nazioni e la rete delle Round Table si espande in altre sette. Sono comprese la Cina, il Giappone, la Francia, l’Olanda, la Russia Sovietica, e i finanziamenti piovono sempre dalle solite confraternite bancarie internazionali; in Inghilterra, la Chatham House è finanziata a Abe Bailey, dalla famiglia Astor e da LIonel Curtis. Lo scopo principale di questi gruppi, associati in organizzazioni semi-segrete, è quello di coordinare le attività internazionali delle nazioni di lingua inglese e, contemporaneamente, di aiutare le colonie, gli Stati arretrati, le Nazioni sottosviluppate, a progredire fino ad ottenere stabilità, ordine e legalità, seguendo gli schemi delle università di Oxford e Londra, i cui principi sono quelli voluti dalle classi dominanti. Parliamo di gentiluomini eruditi, delicati e gentili, uomini d’esperienza di mondo, che sono più preoccupati delle libertà d’espressione delle minoranze (anche perché essi stessi sono LA minoranza) piuttosto che dei principi di legalità per tutti, che costantemente ragionano in termini di solidarietà anglo-americana, che sono sinceramente convinti di voler civilizzare, con la grazia dei cannoni e dell’oppio, i boeri del Sudafrica, gli irlandesi, gli arabi, gli indù, e che sono largamente – infatti – responsabili delle divisioni politiche e delle federazioni, delle secsecessioni in Irlanda, in Palestina, in India, in Sudafrica, in Africa Centrale e nelle Indie orientali. Quigley pare proprio non ricordare che, se pure c’è stata cooperazione con Gandi in India, tale cooperazione è un po’ forzata, e che, nel resto del mondo, le divisioni servono ad alimentare guerre, riarmi, altre guerre e altri riarmi; la retorica di George H. W. Bush, quando ciarla tutte le sue scempiaggini alle Nazioni Unite, suona praticamente identica all’alta visione che Quigley ha di questi personaggi, i quali vogliono civilizzare il mondo arretrato (con i cannoni) e coordinare (con la guerra, la propaganda e la degradazione della società) quello modernamente organizzato. E però un paio di cose le ha capita anche lui, nonostante la sua affezione morbosa per le famiglie ricche e potenti:

1) guerra e depressione economica sono eventi pianificati e non sono necessari;
2) guerra e depressione economica possono essere evitate;

3) il mondo sa già benissimo come controllare gli incrementi di popolazione;
4) il mondo sa già benissimo come produrre ricchezza, benessere, e come ridurre povertà e malattie;
5) presto, saprà anche come rimandare la vecchiaia e persino la morte;
6) la violenza, lo sterminio e il dispotismo non risolvono i problemi per nessuno;
7) “vittoria e conquista sono illusorie, se considerate rispetto a oggetti materiali”.

Deludente, Quigley conclude senza dare alcuna raccomandazione concreta circa il come fare per tradurre in pratica una o più di queste osservazioni di principio, che impara, faticosamente, mentre scrive il suo mattone di 1300 pagine; se scrivesse di meno e ragionasse di più, la sua opera forse potrebbe essere anche un po’ più utile. D’altra parte egli ha idea di essere uno storico puro e, come tale, il suo lavoro è solo quello di raccogliere dati sulle cose passate, perché su quelle è meno difficile avere argomenti e raccogliere testimonianze, più o meno attendibili. Allo storico puro non viene negata la tendenza ad innamorarsi intensamente dei personaggi della sua narrazione; perciò la sua visione può essere molto dettagliata ma difficilmente obiettiva; l’obiettivo deve avere la prospettiva d’insieme e non fissarsi ad esaltare le alte aspirazioni ideologiche degli assassini che fotografa.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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