Del Comunismo dei Banchieri dell’America Latina

 

Cubalibre e la cosiddetta Baia dei Porci
Batista abdica, su richiesta esplicita di Eisenhower, il 31 dicembre 1958; Fidel Castro assume il controllo in gennaio, 1959; più tardi, nello stesso anno, Fidel Castro tiene un discorso proprio al CFR, presso la sua nuova sede di New York.

Il 20 ottobre 1960, Kennedy dichiara:

“Dobbiamo cercare di rafforzare le forze anti-Batista e anti-Castro in esilio e nella stessa Cuba per esautorare Castro”

Il 3 gennaio 1961 Cuba e Stati Uniti d’America interrompono le relazioni diplomatiche e una certa forza per l’invasione di Cuba viene organizzata, finanziata, addestrata (in Florida e Guatemala), dal Dipartimento di Stato americano e dalla CIA; i due uffici, cercando di mettere assieme le bande per l’invasione di Cuba, ripescano fra le migliaia di cubani rifugiati negli USA per salvarsi in salute dalla dittatura castriana.

Il 17 aprile 1971 la banda anti-Castro viene fatta atterrare alla Baia dei Porci per cominciare l’invasione; sono 1400 uomini armati. A distanza di tiro, sono ormeggiate due portaerei americane, la Liberty e altre navi appoggio da guerra, con gli aerei sul ponte, pronti a partire, e tutti gli armamenti puntati sulla Playa della Baia. Per l’occasione, sono stati invitati alla festa in squadriglia una moltitudine di B-26, in rullaggio in qualche aeroporto militare a 500 miglia di distanza. Kennedy promette supporto aereo all’impresa dei 1400, ma i bombardieri, dopo un paio di rullate, spengono le turbine e tutti i piloti rientrano al circolo per la rituale partita di bridge del dopo missione. Anni dopo, il fatto che Johnny e Bobby dividono tutto, e si dividono anche la Marilyn Monroe, è generalmente conosciuto da tutti; tutti sanno anche dei diari segreti di Marilyn (che contengono circostanziate le varie illegalità commesse dai due, prima e di dopo la Baia dei Porci) che vengono fatti sparire da impiegati di enti di Stato, alcuni giorni dopo la sua morte. Ma, a parte il fatto che gli USA non forniscono il supporto aereo promesso, e a parte la testimonianza di Marilyn – che vuole Johnny a letto con il mal di schiena proprio quella sera – questo famoso attacco a sorpresa non è nemmeno un attacco a sorpresa. Il New York Times pubblica un articolo proprio il 10 gennaio 1961 che titola:

“Gli USA aiutano e addestrano bande di combattenti anti-castristi alla base di Guatemalan”.

Quindi, persino Fidel Castro, sempre impegnato a giocare a golf con il banchiere Che Guevara, non può fare a meno di apprendere tutti i particolari circa l’imminente attacco e può tranquillamente apprenderli dal New York Times.

 

Della farsa dei finti missili a Cuba
In maggio del 1962 abbiamo poi la farsa della pseudo-crisi dei missili di Cuba. Secondo il mito ufficiale, la Russia installa a Cuba dei missili con testate nucleari, il governo degli USA si altera e minaccia una ritorsione contro la Russia, anziché invadere Cuba; i missili vengono smontati e riportati in terraferma sovietica. Appaiono molto fondate le considerazioni di alcuni ricercatori storici, leggermente più avveduti di quelli ufficiali, secondo le quali a Cuba i missili (quelli veri) nessuno li ha mai visti. Gli oggetti indicati nelle foto degli appassionati di fotografia aerea del Pentagono non sono più larghi di puntini fatti con le matite appena appuntite e non è possibile attribuire a quei minutissimi segni alcuna etichetta. L’incidente viene causato dai burattini al governo in Russia e, quando la crisi rientra, scatoloni e cassonetti vuoti vengono ricaricati sul cargo russo per il rimpatrio, in cambio di una garanzia statunitense che si impegna a smettere di fare i dispetti e di organizzare le spedizioni alle baie. Gonzàlez, un alto ufficiale delle forze armate cubane di quel periodo, sostiene che la presenza di missili con testata nucleare a Cuba non è mai stata provata da nessuno; la CIA sostiene lo stesso e aggiunge che gli aerei da ricognizione americani, che sorvolano i siti delle testate e delle navi da cargo impegnate nel trasporto delle testate, non hanno mai rilevato alcuna radiazione atomica. È chiaro che chi lavora per il proprio ufficio si limita a sostenere i fatti che sa; ma sono i portavoce autorizzati del governo quelli che dispensano le più inverosimili scempiaggini agli altoparlanti delle agenzie di stampa; dal momento in cui un portavoce autorizzato rilascia una barzelletta ad un’agenzia di stampa, quella barzelletta diventa verità e i puntini delle matite colorate diventano missili strategici. Le varie agenzie retribuite dal governo americano, e anche quelle per la comunicazione e la propaganda, giocano un ruolo essenziale nel portare Fidel Castro al potere; egli non è un eroe romantico rivoluzionario, non è un patriota contadino, non è Robin Hood, non è Simon Bolivar, non è un difensore del popolo e non è nemmeno un comunista; è piuttosto, anche lui, un burattino, cresciuto cattolico dal padre gesuita Armando Lorente, nelle mani dei finanzieri internazionali.

 

Della finta-crisi dei finti-missili a Cuba
Secondo la novella ufficiale, Nikita S. Khrushchev, sconfessando tutte le possibili leggi di probabilità, farebbe installare a Cuba dei missili con testate nucleari, qualche tempo prima di quel famoso ottobre del 1962 che si colloca in archivio di storia come “la crisi dei missili a Cuba”. Il direttore della CIA di allora, John McCone, (uomo d’affari coinvolto di diversi scandali relativi ai contratti con le forze armate durante la seconda guerra mondiale) accenna al presidente, un paio di settimane prima, i suoi sospetti circa il fatto che il governo URSS stesse installando missili balistici a Cuba. Poi, il 15 ottobre del 1962, il più grande appassionato di fotografia della CIA, Dino Brugioni, analizzando le foto prese da un U-2 in ricognizione sopra l’isola caraibica, scoprirebbe che i missili strategici russi sono in fase d’installazione sull’isola.

 

Basta enunciare che la prova è inconfutabile
Non serve la prova, il riscontro, e neppure sapere di quale prova si parli; basta dire che c’è una prova e che è inconfutabile. Il 16 ottobre, tutto avverrebbe in pochi giorni, la prova inconfutabile del fatto che si stiano impiantando dei missili terra-terra con testate nucleari a Cuba sarebbe sul tavolo del presidente Kennedy: quando si dice che una prova è inconfutabile, tanto basta; come accade anche talvolta nelle Corti d’Assise, in Italia, la dichiarazione di aver prodotto in aula la prova è già di per sé una prova; giornalisti e giuria se ne vanno con quella, avendo dormito profumatamente durante il resto del dibattimento. Ma il presidente Kennedy pare come uno di quei gemelli siamesi che non si sentono compiuti in assenza dell’altra parte; egli divide tutto con suo fratello Robert; lo chiama alla Casa Bianca, assieme a un gruppo di ricercatori esperti di affari russi e cubani, e a tutti vuole dare la notizia di questi missili cubani, di cui nessuno ha precedentemente notato la presenza.

                  

Che si avesse avuto persino la sola idea è “altamente improbabile”
Sono tutti sorpresi e sconcertati dalla drammatica notizia; In parecchie occasioni il presidente Kennedy chiede valutazioni “professionali” ai manager della CIA sui progetti missilistici cubani; ma nessuno si è mai accorto di nulla, tranne il buon McCone. Nell’ultimo rapporto di “intelligence” sulla sicurezza nazionale, del 19 settembre, è scritto chiaramente che il USIB (US “Intelligence” Board) il comitato degli elementi più “intelligenti” fra i presenti, concludeva senza riserve che:

“..persino la sola formulazione della più vaga idea di installare missili a Cuba per l’Unione Sovietica sarebbe stata altamente improbabile”.

Il rapporto adduce anche che l’URSS non ha mai, prima di allora, piazzato missili nucleari strategici fuori dai suoi confini nazionali, neppure nei territori dei fedelissimi comunisti delle nazioni dell’Europa dell’Est e tantomeno in terraferma cinese.

 

Dei Missili e dei Bordelli
Una sola settimana prima, l’11 settembre, un’agenzia di stampa dell’Unione Sovietica, chiamata imprudentemente TASS, trasmette una lunga dichiarazione del governo sovietico in cui si assicura che non c’è nessun bisogno di costruire basi militari all’estero, perché i missili balistici intercontinentali (ICBMs, Inter-Continental-Ballistic Missiles) sono già più che sufficienti per distruggere tutto il mondo capitalista. Dopo sole tre settimane dalla presentazione dell’ultimo rapporto dei servizi d’”intelligence” sulla sicurezza nazionale, la presenza dei missili nucleari (puntati da un’isoletta tropicale – dove tutti i dirigenti dei servizi di sicurezza andavano a svagarsi ogni fine settimana – a 90 miglia dalla costa statunitense) viene presentata come una realtà compiuta ai leader degli Stati Uniti d’America.

 

Dell’utilità dell’invasione di Cuba
Tutti contrariati con Castro e con “i russi”, per i loro miracoli logistici, tutti con le tempie ancora doloranti per gli eccessi con il whiskey di marca, si mettono subito al lavoro e vomitano una moltitudine di piani e progetti per invadere l’isoletta di Cuba. Secondo il segretario di stato Robert S. McNamara (il grande promotore del genocidio in VietNam) sono necessari “250 mila uomini, 2000 incursioni aeree e 90 mila marines aerotrasportati” per occupare l’atollo caraibico. Un’altra stima al pentagono prevede le perdite nella confusione di “25 mila soldati americani”. Ma poi l’opinione di Kennedy prevale sul resto della tavolata: niente invasione dell’isola; “piuttosto, visto che nessuno l’ha pensato prima d’ora, cerchiamo di individuare, intercettare ed ispezionare, i prossimi transiti di navi russe che passano vicino alle nostre coste, cariche di missili balistici destinate a Cuba“. La parte finale di questa novella è il messaggio segreto del 26 ottobre 1962, con il quale Nikita S. Khrushchev acconsente a smantellare “i missili di Cuba” da Cuba, a patto che gli USA si impegnino a non invadere l’isola di Cuba (che lui stesso li ha istigati ad invadere solo pochi giorni prima). Nessuno trova una risposta soddisfacente sui perché Khrushchev compirebbe il gesto inusitato di installare i missili a Cuba (mai dislocati prima fuori dai territori URSS), sul come faccia a passare inosservato e sul come sia repentina la sua arrendevolezza nel ricaricarseli in spalla e rispedirseli a casa sua in Russia.

 

Delle frottole di Nikita Khrushchev
Nikita Khrushchev fa un discorso alcuni giorni dopo i fatti di Cuba, al Soviet Supremo. In sostanza, dice, Castro gli avrebbe domandato i missili in prestito e lui avrebbe fatto in modo di accontentarlo per difendere la sua dittatura. Nessuno se la beve ma i presenti sanno anche che non egli non è né fesso né matto e, davanti ai testimoni della suprema assemblea dei Soviet, si guardarono bene dal contraddirlo. La versione di Khrushchev risuona puerile, come lo sono quasi sempre le versioni dei capi di stato quando ne combinano una grossa, e non spiegava assolutamente come cavolo quei missili sarebbero arrivati in così poco tempo a Cuba, non spiegavano il suo terrore panico quando è stato colto sul fatto, la sua fretta di riprenderseli indietro e le sue negoziazioni private con Kennedy, in assenza del povero Fidel. Tra le tante ipotesi formulate, a contributo della solita confusione, c’è quella di lui che vuole barattare i missili cubani con quelli turchi; gli Stati si confrontano alle Nazioni Unite e i pagliacci fingono di dibattere per l’appetito degli organi di stampa; ma gli USA hanno già pianificato lo smantellamento dei missili dalla Turchia un anno prima di quella finta-crisi e la cosa la sanno persino i comunisti russi; infatti, il progetto è quello di sostituirli con i sommergibili Polaris dislocati nel Mediterraneo, che sono molto più moderni e hanno ben più grandi capacità di distruzione. Questo è il motivo, non la negoziazione con intenti apparentemente pacifisti, in seguito alla quale, per impegno di mutua concessione, si acconsente a ritirare i nostri in cambio del ritiro dei loro.

 

Delle imputazioni rivolte a Khrushchev, accusato di “feticismo nucleare”
Che senso ha rischiare una guerra nucleare per far rimuovere dei missili scaduti che “gli americani” sono già in procinto di smantellare, a prescindere dalle fasulle “pressioni sovietiche”? E se poi le armi sovietiche devono servire a proteggere i cubani dall’imperialismo statunitense, ciò che accade con la loro installazione è esattamente l’opposto: gli armamenti russi provocano la reazione aggressiva d’attacco di Kennedy e degli altri fumati della sua amministrazione. Persino i portavoce del governo cinese, che normalmente fanno sempre finta di farsi i fatti propri, a più riprese, dopo i discorsi al soviet supremo, si sono lasciati andare ad interpretazioni contrariate sulle favole di Khrushchev; più tardi, il 19 novembre del 1963, il partito comunista cinese accuserà Khrushchev di “feticismo nucleare”.

 

Delle puntuali fabbricazioni delle versioni ufficiali
Nessuna delle versioni ufficiali appare sensata e le prove di forza fra URSS e USA sono sempre state delle finzioni sceniche per creare tensione, per alimentare l’illusione di un nemico robusto, evoluto tecnologicamente e pericoloso; il gioco serve per entrambi i poli, per giustificare il continuo impiego di risorse in armamenti, inventare guerre durature tutt’attorno, e tenere l’opinione pubblica delle masse sfruttate impegnata su farsi bersagli, sempre più lontana dalla verità. Ma esiste anche un’altra ipotesi, se si volesse continuare a credere che quelle punte di matita colorate dei fotomontaggi pubblicati siano veramente missili, ed è la versione di Servando Gonzalez, che ha pubblicato un libro, protetto dai diritti d’autore, dal titolo “The Nuclear Deception“; Secondo Gonzalez, lo scopo di Khrushchev è quello di sbarazzarsi del fastidiosissimo gesuita Fidel Castro, senza assumersi gli oneri della sua liquidazione; far cacciare Castro dagli “americani”, anziché ricacciarlo al canile direttamente; e, far intervenire gli “americani” sarebbe vantaggioso anche per un altro motivo: serve a consentire ai “comunisti” di far apparire gli “americani” in imbarazzo davanti al mondo (come se gli americani sapessero cosa significhi essere in imbarazzo) per aver invaso una piccola nazione indifesa (come se fosse la prima volta), loro, una super potenza, e per aver fatto tutto il casino inutilmente, dato che i missili non c’erano.

 

Del preteso smantellamento dei missili
Un’invasione americana dell’isola di Cuba avrebbe consentito a Khrushchev di sbarazzarsi di Fidel Castro, dando la colpa ad altri, e di nominarsi erede del castrismo senza sospetto da parte dei castristi; esattamente come Castro, dopo di lui, si sbarazzerà di un fastidioso Che Guevara facendosi erede del “guevarismo” senza il sospetto dei “guevaristi“. Poi il progetto di Khrushchev non funziona, perché gli “americani” non invadono Cuba e la commedia continua con la pretesa minaccia degli Stati Uniti d’America di ritorsioni nucleari contro l’Unione Sovietica e il preteso smantellamento dei pretesi missili che a Cuba nessuno ha visto mai.

 

Dell’improbabile conversione di Castro al comunismo
La rivoluzione cubana è uno dei tanti stranissimi fenomeni della geo-politica internazionale. A Cuba, lo stato più prospero dell’America Latina, il regime “marxista” deve essere impiantato per il volere inossidabile di un solo uomo che, come “marxista“, si rivela un elemento parecchio atipico. Carlos Franqui, un editore associato al Castro di “Revoluciòn“, il giornale ufficiale dei “fidelisti“, scrive che, dopo che i gruppi armati ribelli prendono l’Avana, nel 1959, dal punto di vista ideologico, non è chiarito alcun indirizzo e che Castro, fra tutti, è certamente quello con il vuoto mentale più ampio.

 

Delle spese di Fidel Castro
L’enigma persiste; 25 anni dopo che Castro prende il potere a Cuba, il prof. Michael Erisman, analista della politica estera “castriana”, lo definisce come uno dei più misteriosi arcani del ventesimo secolo; il prof. Herbert S. Dinerstein, in un libro scritto a proposito dei missilini di Cuba, scrive cose simili, ammettendo sostanzialmente di non aver capito un’ostia di chi fosse Castro e di come ragionasse o di chi tirasse i suoi fili e pagasse le sue note spese.

 

Della mancanza di una classe proletaria in America Latina
Prima che il burattino Castro prendesse il potere nel 1959, prima della sua tempestosa relazione d’amore, seguita da matrimonio riparatore, con l’URSS, la strategia del Cremlino in America Latina era sempre stata orientata alla cautela. Perché? Perché in sud America mancava una vera classe di lavoratori industriali, mancando l’industria (la presenza di una classe proletaria era considerata un elemento essenziale nella visione dogmatica marxiana). Oltre a questa deficienza, bisognava fare i conti con la ben più consistente deficienza dei burattini comunisti messi a capo dei relativi partiti comunisti nei relativi Stati dell’America Latina. Erano generalmente deboli e intellettualmente privi di attrattiva.

 

Della rivoluzione comunista promossa dai servizi segreti statunitensi
Stalin, e su questo gli studiosi concordano, non ha la minima intenzione di promuovere movimenti rivoluzionari in America Latina, gestiti da pupazzi incapaci e fuori dal suo controllo diretto e totalitarista. Durante gli anni di guerra, per la Russia è sempre meglio tenere buoni rapporti con gli USA piuttosto che sostenere l’avanzamento del comunismo in Messico, Venezuela, Chile o Cuba. C’è un tentativo di rivoluzione comunista nel 1933, il 7 novembre, ma non funziona che qualche mese e i russi al Cremlino non gradiscono affatto l’esperimento. Paradossalmente, è proprio Fulgencio Batista, lo stesso dittatore che Castro scaccerà a calci’n culo il primo di gennaio 1959, ad aprire le porte a Castro facilitandolo nella presa del potere; durante la sua prima presidenza, è tanto innocente da legalizzare il Partito Comunista di Cuba e da permettere ai “comunisti” di far circolare la loro carta stampata che titola “Noticias de Hoy” (giornaletto più conosciuto come “Hoy“) e la cui pubblicazione inizia in un bollentissimo maggio del 1938. Batista collabora parecchio con i cosiddetti “comunisti” (spinto dalle “intelligence” statunitensi, le stesse che forzano Chiang Kai Shek, in Cina, ad ammettere i comunisti nel suo consiglio dei ministri.

 

Della finta necessità dell’insurrezione armata
Negli anni a venire, “comunisti” iniziano ad essere eletti nella camera dei deputati di Cuba, un comunista viene eletto sindaco a Santiago de Cuba e, durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, Batista nomina qualche comunista persino nel suo gabinetto. I comunisti cubani sono ben realizzati con Batista e fanno il loro lavoro senza disturbo sia a livello propagandistico che a livello istituzionale; non c’è proprio nessun bisogno d’insurrezioni armate violente, perché la macchina repubblicana, perlomeno con loro, funziona regolare, ed essi non manifestano mai l’intenzione di prendere il potere con la forza. Nel 1954, grazie al martellante lavoro dei servizi segreti statunitensi (i fratelli Dulles, dirigenti CIA, che rappresentano gli interessi privati della finanza internazionale basata a Wall Street), il governo comunista di Arbenz viene rovesciato in Guatemala. Anche in quel caso i russi al Cremlino non mostrano reazioni di disappunto significative. La politica sovietica in sud America resta distaccata, prudente, e non viene influenzata dall’ebbrezza delle simulazioni dei viaggi spaziali con i quali Nikita S. Khrushchev incanta il mondo (Sputnik, 1957).

                                 

Della propaganda capitalista filo-castrista
Nel 1958, mentre Castro combatte la sua inutile guerriglia contro le truppe di Batista e mangia funghi allucinogeni sulle montagne della Sierra Maestra, il partito comunista cubano, dopo averlo ignorato completamente per mesi, inizia a contattarlo segretamente; in quel momento Castro viaggia e campeggia con qualche centinaio di uomini; è ben distante dall’idea di vittoria. Nonostante il fatto che a seguire Castro vi sia solo una piccola banda di allucinati e disperati pronti a fare a sassate con i carri, la propaganda (prodotta in camera d’albergo dai giornalisti degli Stati Uniti d’America) con tutti gli organi d’informazione sistematicamente allineati al volere delle meretrici capitaliste, dipingeva un Batista con i giorni contati e un Castro in stato erezione perpetua, non allucinato, ma simbolo di resistenza del bene contro il male, la “dittatura” di Batista. Grazie quindi alla propaganda capitalista filo castrista, montata di proposito, e sovvenzionata con denaro dei contribuenti americani, dai burattini messi al governo negli Stati Uniti, Castro diventa l’eroe della liberazione degli oppressi sulle copertine di tutta la stampa mondiale; davanti a questa specie di madonna miracolata dalla stampa capitalista occidentale, il partito comunista cubano, che aveva già mostrato le sue tendenze opportunistiche in diverse occasioni, deve allinearsi con Fidel Castro, o, quantomeno, dimostrargli qualche simpatia, nonostante egli non rappresenti per loro proprio nulla, né dal punto di vista ideologico e né da quello della leadership.

 

Della classe lavoratrice cubana
I lavoratori cubani, sia che siano socialisti, comunisti o altro, non sanno neppure chi egli sia, né cosa faccia, con le sue bande, sulle montagne della Sierra Maestra. Tenendo a mente la rigida disciplina del “pro-soviet” partito comunista cubano, uno può anche essere indotto a credere che il governo russo, a quel punto, si ritrovi con poche alternative intelligenti rispetto alla prospettiva di approvare e magari anche di suggerire l’alleanza del partito comunista cubano con Fidel Castro.

 

Del Comunismo rosso-sangue nel resto del mondo
E il ragionamento filerebbe anche logico, tenendo a mente le altre spennellate di vernice rosso- sangue che vengono date nel mondo con il sostegno sovietico; per esempio, l’alleanza sovietica con:

il movimento nazionalistico di Nasser in Egitto,
Sukarno in Indonesia,
Nkrumah in Ghana,
Sekou Toure in Guinea,
il FNL in Algeria.

La cosa sicura è che da Mosca qualcuno ha dato il via e, e dal 1958 in poi, i comunisti russi iniziano ad appoggiare Fidel Castro.

 

Della sorprendente vittoria di una finta rivoluzione spontanea
Si è sempre saputo a Cuba che i nangaras (soprannome cubano per comunisti cubani) non si sono mai visti fra gli amici di Castro. L’attitudine dei comunisti cubani è la diretta conseguenza della loro cieca aderenza al comunismo sovietico. In sostanza, essi obbediscono e sono i primi ad essere sorpresi della vittoria di una rivoluzione interamente svincolata dai comunisti e priva di elementi di comunismo. Oltre a ciò, le relazioni fra Castro e i comunisti cubani non sono mai amichevoli; potendo, si prenderebbero a sassate anche fra di loro. Le iniziative inusitate di Fidel Castro li indispongono; per esempio, quando Castro attacca la guarnigione alla Moncada in Santiago de Cuba il 26 luglio del 1953, alcuni membri del PSP si trovano per caso a fare shopping con le loro donnine allegre nella stessa città; Batista li accusa subito dell’attacco, come si fa con i soliti sospetti. Quando i comunisti vengono a sapere delle sparate di Batista, corrono subito a spiegare che loro non c’entrano nulla e che si trovavano a passeggiare lì per caso; uno di loro, Joaquin Ordoqui, si distingue particolarmente per gli improperi rivolti al Castro; pochi giorni dopo, il PSP fa uscire un comunicato ufficiale con il quale condanna le iniziative di Fidel e ripudia la sua impostazione golpista; golpista, in gergo comunista, significava fascista, il gesto disperato dell’avventurismo, tipico dei circoli borghesi, privi di principi morali e solo inclini alla rapina e all’appropriazione indebita mediante l’uso della forza. Il partito comunista condanna il tentativo di golpe della caserma Moncada come un’iniziativa violenta, inappropriata, inopportuna e improduttiva del potere borghese; si dissocia chiaramente da esso e tutta Cuba sa chi è il vero protagonista dell’azione violenta.

 

Del finto comunismo di Fidel Castro
I comunisti hanno buone ragioni per non fidarsi di Castro; tanto per cominciare, Castro non è affatto comunista; che si facesse qualche canna assieme ai comunisti dell’università dell’Avana non significa che lo fosse. Tutta la sua istruzione è affidata alle cure sibilline tipiche della propaganda gesuita, dei padri Amondo Llorente e Alberto de Castro. Molti comunisti lo vedono simpatizzare col fascismo o con l’anticomunismo; nel 1956, in un articolo apparso su Bohemia, un rotocalco cubano di primo piano, Fidel viene accusato di essere membro del partito comunista dalla polizia messicana. Castro rispose subito con un altro articolo sull’edizione successiva di Bohemia, titolato: “Basta ya de Mentiras“. L’accusa di comunismo per Castro risultava assurda e, chiunque lo conosce, sa bene che non ha mai avuto legami di alcun tipo con i comunisti; finisce per denunciare l’autore del primo articolo. Castro dichiara pubblicamente che il gruppo d’azione del 26 luglio non ha alcuna ispirazione, neppure relativa o casuale, in odore di comunismo; accusa poi il governo Batista, piuttosto, di cospirazione contro di lui e ricorda ai compagni comunisti di come essi siano, e siano stati, costantemente culo e camicia con Batista, “dittatore cubano”.

 

Dello sciopero generale in cui tutti vanno al lavoro
Nell’aprile del 1958 Castro chiama i cubani, tutti, invitandoli ad incrociare braccia e gambe per lo sciopero generale a livello nazionale; Castro crede bene che un evento del genere lo aiuterebbe a vincere la scaramuccia in modo decisivo; ma vanno tutti al lavoro e nessuno bada agli appelli di Castro. Il PSP non deve neppure opporsi allo sciopero, si limita ad assistere al suo fallimento; prima della vittoria di Castro sulle truppe di Batista, prima della sua entrata in fanfara all’Avana di quel 8 gennaio 1959, i comunisti cubani e quelli russi presenti in America latina non si sognerebbero mai che Castro potrebbe andare al potere.

 

Della magia
Anche più sorpresi di vedere poi la radicalizzazione della rivoluzione castriana e la sua conversione in rivoluzione socialista, i comunisti, con riluttanza, iniziano a riconoscere Castro come un loro prossimo leader e cercano di trovare cariche politiche anche per sé stessi, strisciando nella sua ombra, visto che Castro è diventato una specie di divo del cinema; eppure, dopo quel 8 gennaio, quando si vuole formare un governo di coalizione sul modello del patto di Caracas del 20 luglio 1958, il PSP non viene rappresentato con nemmeno uno sgabello nel governo di coalizione.

 

Del discorso apertamente anti-comunista del 21 maggio
Il 10 gennaio 1959, K. E. Voroshilov, in nome dell’Unione Sovietica, riconosce ufficialmente il nuovo governo cubano. Il governo di Castro non fa altrettanto, neppure per dovere di reciprocità, e non avvia nessuna relazione diplomatica con l’Unione Sovietica. Quando, il 16 febbraio 1959, Fidel Castro si nomina (da sé) primo ministro, per la seconda volta, il PSP non è rappresentato neppure con posti in piedi nel governo di coalizione e i permessi per lavorare in unioni sindacali vengono revocati. Durante i primi 6 mesi del nuovo governo Castrista non si vede la minima traccia di comunisti del PSP in nessun momento della vita del paese. Il PSP è mantenuto legale e non viene sciolto di forza, però i comunisti perdono d’importanza e tendono man mano a scomparire. E poi è lo stesso Fidel Castro a fare un discorso apertamente anti-comunista il 21 maggio, dicendo:

“La nostra non è una rivoluzione comunista e neppure capitalista. Ciò che conta per noi, che muoviamo da principi di dottrina umanistica, è “er” popolo; mobilitiamo le nostre energie per il bene delle maggioranze. Vogliamo liberare il genere umano da qualsiasi dogma; vogliamo rendere l’economia e la società libere senza terrorizzare o forzare nessuno. Nel mondo d’oggi ci dobbiamo confrontare con la scelta fra capitalismo, che vuole affamare le popolazioni, e comunismo, che risolve i problemi economici ma sopprime la libertà dei popoli che prima erano affamati….il capitalismo sacrifica l’essere umano, il comunismo, con le sue costruzioni ideologiche totalitarie e indecifrabili, sacrifica i diritti umani. Noi siamo contrari ad entrambi. La nostra rivoluzione non è rossa ma è verde oliva; porta i colori delle armate ribelli della Sierra Maestra”.

 

Del finto comunismo del banchiere Che Guevara
I comunisti cubani iniziano a pubblicare una serie di articoli con la descrizione della confusione ideologica castrista. In primavera, quindi, la posizione di Castro è ancora non-comunista; seguendo la sua linea, lo stesso Che Guevara scrive sul Bohemia, in giugno, di non essere mai stato comunista, chiarendo ogni dubbio sulla superficità di tutti quei comunisti che lo tengono a modello senza aver mai saputo chi egli sia.

 

Dei cambiamenti radicali dei finti comunisti latini
Castro è stato lanciato dalla propaganda degli organi d’informazione americani e occidentali verso la sua vittoria del 1959; dopo la vittoria, la propaganda occidentale continua a dipingerlo come l’eroe che ha posto fine all’arretrata e corrotta “dittatura” latino-americana. Tutti gli scrupolosi lettori di novelle dispensate dagli organi d’informazione credono di aver scoperto un nuovo leader latino di democrazia, sul modello di José Figueres in Costa Rica e, ancora una volta, nessuno presta attenzione al carattere sociale e politico del suo governo, né a ciò che si sta preparando.

 

Della promozione del sentimento anti-americano
Apparentemente negli Stati Uniti nessuno è a conoscenza del crescente e intenso sentimento anti-americano che veniva promosso e nutrito nella Cuba di Castro. Il sentimento anti-americano diviene presto il leit-motiv di tutta la propaganda castriana mentre i leader non comunisti dell’apparato politico cubano vengono eliminati sia politicamente che fisicamente. La logica reazione del pubblico ignorante americano è subito uno spontaneo sentimento reazionario anti- castriano, in risposta al neonato e inusitato sentimento cubano anti-americano.

 

Dell’arresto di Matos e delle infiltrazioni comuniste
Il 20 ottobre 1959 Fidel invia il maggiore Camilo Cienguegos, uno dei leader più popolari della banda ribelle castrista, ad arrestare Huber Matos, un altro capobanda del movimento che era incaricato di tenere la provincia di Camaguey, con l’accusa di complottare contro il governo in carica. L’unica colpa del povero Matos è quella di aver offerto le sue dimissioni spontanee essendosi reso conto dell’infiltrazione dei comunisti nelle posizioni chiave politiche e militari. L’arresto del povero Matos determina una crisi di governo; Manuel Ray e Faustino Pérez, membri di gabinetto, rassegnarono subito le dimissioni in segno di protesta e il 26 di novembre c’è un gran rimpasto di governo.

 

Che Guevara: presidente della banca centrale cubana
Nello stesso mese Fidel Castro incarica Che Guevara di prendere in gestione la National Bank, la banca centrale cubana, in sostituzione di Felipe Pazos.

 

Dei diritti di libertà e di attività politica
Il 14 dicembre, dopo un processo farsa in stile stalinista in cui lo stesso Fidel presenta gli elementi di prova al procuratore inquirente, Huber Matos viene condannato a vent’anni di lavori forzati duri; da quel momento in poi, essere anticomunisti diventa un crimine politico gravissimo nel paradiso caraibico di Fidel Castro, il quale mette subito in chiaro che le sue precedenti garanzie sul mantenimento dei diritti di libertà politica se l’è tutte già rimangiate. Contrariamente a quanto Castro predica, vivere nella “sua” Cuba significa presto non vedere più né pane né libertà.

 

Della presenza russa
Per alimentare il mito della guerra fredda, e della divisione del mondo in blocchi contrapposti, dopo aver visitato un’interessante fiera industriale russa, Anastas Mikoyan, il vice premier dell’URSS, viene a Cuba per una prima visita formale il 4 febbraio 1959; egli vuole vedere con i propri occhi in cosa consiste questo fantomatico fenomeno rivoluzionario cubano; firma poi il primo trattato commerciale Soviet-Cubano il 13 Febbraio di quell’anno, e riparte. Sulla stessa linea di volo, immediatamente dopo la sua partenza, Che Guevara inizia il suo secondo pellegrinaggio in Europa dell’est, in cerca d’affidamenti nel blocco sovietico per finanziare l’inizio dell’industria di base cubana. I compagni di letto dei sovietici, e gli stessi sovietici, allungano offerte d’aiuto generose, in milioni di dollari; contemporaneamente i fedeli di Fidel iniziano la propaganda per ricreare la rottura dei legami politici ed economici con gli Stati Uniti per alimentare la fantasia popolare cubana e quella internazionale. Nel 1960, Cuba ristabilisce le relazioni diplomatiche con l’USSR e il 9 luglio Khrushchev sorprende il mondo con una dichiarazione pubblica che fa risuonare inquietanti insinuazioni sulla perfidia del governo statunitense; e se ne esce così:

“….desidero attirare l’attenzione sul fatto che gli Stati Uniti stanno ovviamente pianificando una perfida manovra a danno della popolazione cubana e hanno già intrapreso passi decisivi per sostenerla…dovrebbero tenere a mente però che Cuba non è così lontana dall’Unione Sovietica e che, alla bisogna, (teoricamente parlando, figurativamente e suggestivamente parlando) gli artiglieri russi potrebbero supportare le genti cubane con i loro missili, se dovesse presentarsi il caso di un’aggressione del Pentagono…e se poi gli americani non comprano più lo zucchero cubano (e ‘sti cazzi?) Lo compriamo tutto noi.”

 

Dei viaggi del banchiere Che Guevara in Russia, in Europa e in Cina popolare
Nell’autunno del 1960, Che Guevara, il banquero-guerrillero, decide di farsi un giro di tre mesi a scrocco, facendosi una bella vacanza attraverso tutto il blocco comunista. Dopo il suo viaggio a Pechino, dove resta due settimane, Che Guevara non viene più considerato come il favorito del Cremlino. Alla fine del 1960, l’intera economia cubana risulta tecnicamente “socializzata“, anche se il termine socialismo rimane in quel tempo ancora piuttosto ostico.

 

Della conversione di Fidel Castro al marxismo-leninismo “nel profondo del cuore”
Il 1 dicembre 1961, finalmente, alla mezzanotte precisa del 1 dicembre 1961, Fidel inizia un discorso che deve terminare dopo 5 ore di supplizio. Dopo essere passato dal Porto allo Cherry, Castro ammette pubblicamente di avere qualche leggerissimo pregiudizio borghese ma dichiara di essere marxista-leninista nel profondo del cuore e del midollo, nonostante non si sia mai dato la pena di chiedere chi fossero stati mai quei due personaggi misteriosi (Marx e Lenin), anch’essi stipendiati dal mondo capitalista e ultra-borghese. La confessione della fede marxista di Castro fu una sorpresa spiacevole per i russi del Cremlino e viene rilevata con estremo sospetto dai servizi segreti sovietici.

 

Del PSP e delle minacce russe a crisi risolta
Quando Castro fa pignorare la raffineria di petrolio cubana, di proprietà di una casa americana che rifiuta di raffinare petrolio russo, il 7 luglio del 1960, Eisenhower impone una dieta e le importazioni di zucchero da cuba verso gli Stati Uniti diminuirono di 700 mila tonnellate. Lo zucchero non esportato venne poi assorbito da Khrushchev a prezzi anche più elevati rispetto a quelli di mercato. Il petrolio sovietico inizia ad arrivare a Cuba in aprile del 1960. Per quanto riguarda le sparate di Khrushchev sui missili, quella famosa minaccia figurativa che fa diffondere il 9 luglio 1960 non è la prima delle sue uscite. Egli ha precedentemente minacciato l’occidente con i missili su Suez, con gli atterraggi in Libano, in Giordania e a Berlino. Le sue minacce, tuttavia, vengono proferite sempre dopo che la crisi è risolta. Per esempio, nel 1956 egli minaccia Inghilterra e Francia di utilizzare missili a lungo raggio ai tempi della crisi di Suez; sì, ma dopo che aveva avuto conferma che la crisi è rientrata. Un fatto analogo succede con la faccenda di Quemoy, il 23 agosto 1958; miliziani cinesi iniziano a bombardare Quemoy, una delle piccole isolette vicino alla Cina comunista, tenute dai nazionalisti. L’attacco cessa dopo un mese e mezzo. Durante quel periodo la stampa cinese parla d’imminente assalto e invasione dell’isola, mentre quella russa sdrammatizza; soltanto dopo la fine dei bombardamenti, a crisi rientrata, Khrushchev inizia a scambiare lettere di minaccia reciproca con Eisenhower; ma tanto quelli se n’erano già andati e gli ammonimenti a cessare le ostilità non servono, dato che le stesse non sussistono più. Una sceneggiata russa Khrushchev la fa il 7 settembre, dichiarando in una lettera al suo collega massone Eisenhower che un attacco alla Repubblica Popolare Cinese sarebbe stato considerato come un attacco all’Unione Sovietica, suggerendo apparentemente un automatico gesto di ritorsione da parte sovietica. Poi la stampa sovietica sdrammatizza nuovamente le sparate di Khrushchev, pubblicando altre novelle in cui si diceva che: “sì, la Russia avrebbe, forse, potuto considerare, molto vagamente e molto teoricamente, un aiuto da dare alla Cina in caso di offese americane, ma si trattava d’ipotesi remotissime; e poi bisognava considerare che la Cina aveva tutti gli armamenti necessari a rispondere per conto proprio, senza il bisogno dell’intervento dei rossi russi”. Soltanto dopo il 19 di settembre, quando il rischio del conflitto è oramai cessato, l’ipotesi di una ritorsione nucleare russa viene enunciata. I rischi assunti da Khrushchev in tutta la sua carriera politica sono tutti rischi calcolati; egli calcola di assumere dei rischi se non c’è più pericolo di correre rischi.

 

Della baia dei porci e della prudenza di Khrushchev
Quando inizia l’invasione di Cuba alla baia dei porci, il povero Fidel gli chiede via telex un aiuto concreto, o perlomeno una aperta manifestazione di solidarietà, per arrestare l’impeto degli aggressori; la risposta di Khrushchev arriva, sì, puntuale, dopo che si è saputo dell’incredibile “sorpresa”, dopo che la milizia cubana ha autonomamente ricacciato gli invasori e i fuochi sono spenti. Altre colorite e contraddittorie pubblicazioni sono fatte circa l’attitudine di Khrushchev verso Cuba; “ti appoggio non ti appoggio, ti difendo o non ti difendo“, ma il fatto sta che la sua posizione ufficiale di sostegno a Castro si ha solo a novembre del 1960; ora, questo suo improvviso atteggiamento filo-castrista rimane una netta contraddizione di tutta la sua politica precedente.

 

Dell’influenza del capitalismo industriale e finanziario
Le ipotesi di Gonzalez sono diverse e tutte di tipo ideologico; ma rimane il fatto che i poteri capitalisti, quello industriale e quello finanziario, hanno, allora come ora, un’influenza decisiva sulle azioni dei burattini al governo in Russia, in America, in Europa e a Cuba. Resta da vedere come gestiscono i loro interessi in Cina. Khrushchev, Eisenhower, Kennedy, erano tutti degli esecutori, delle pedine nelle loro mani. È semplicemente così che noi spieghiamo le variazioni di comportamento di Khrushchev, il sostegno degli USA all’ascesa di Castro e tutte le altre buffonate che riguardano i fatti di Cuba. Quando le raffinerie americane di Cuba rifiutano di lavorare il crudo sovietico, Fidel se ne appropria; quando gli USA riducono il consumo di zucchero cubano per ritorsione, Fidel nazionalizza la produzione; quando gli Stati Uniti impongono un embargo, Fidel confisca le proprietà americane in Cuba. Ma di chi erano le raffinerie americane, le imprese produttrici di zucchero, e le altre proprietà statunitensi collocate a Cuba, prima di Castro? Chi ha beneficiato, chi ha tratto vantaggio da quelle espropriazioni cosidelle “nazionalizzazioni”?

 

Degli “Inganni” e delle “azioni furtive”
Stando al mito ufficiale proposto dall’amministrazione Kennedy, immediatamente accettato dagli storici di corte e dall’industria della mitologia classica, e oggi ripetuto in modo automatico in tutte le scuole di pensiero e di giornalismo, la ragione principale della reazione violenta di Kennedy contro l’URSS è dovuta alla “furtività e all’inganno” con cui Khrushchev avrebbe introdotto i fantomatici missili a Cuba. Quest’accusa circa l’“atteggiamento ingannevole e furtivo di Khrushchev” si ritrova in gran parte dei documenti prodotti sulla famosa “pseudo-crisi dei missili di Cuba“. Le cose, quando vengono ripetute tante volte, prima o poi si fissano nel cervello dei più, dove rimangono e da dove fan fiorire la mitologia e i luoghi comuni. Il problema dei miti è che, nonostante siano creduti dai più, sono falsi. Nel caso specifico, il governo russo fa capriole e salti mortali per fare scoprire dagli americani che sta poggiando dei missili nucleari a Cuba e il governo statunitense fa capriole e salti mortali per non scoprirli.

 

Della giostra dei missili al porticciolo di Mariel
Il 25 luglio 1962, un pesantissimo cargo sovietico ormeggia al molo 6 del porto di Mariel, un porticciolo marinaro situato all’interno della baia di Mariel, sulla costa nord occidentale cubana, a circa 30 miglia dall’Avana. Per giorni, prima, uomini armati evacuano tutta la popolazione, civile e militare, residente nel raggio di un miglio da quel molo; un nutrito gruppo di personaggi KGB, armati fino ai denti, stanno dritti impalati sul ponte del cargo mentre un altro nutrito gruppo di armati resta dritto impalato sul molo. Durante la notte, illuminate da riflettori da stadio olimpico, truppe sovietiche marciano giù per la passerella e diversi tipi di equipaggiamenti militari vengono issati sul ponte della nave; sono poi caricati su autocarri pesanti e ricoperti con teloni mimetici scoloriti. Nelle settimane successive, altre navi seguitano a giungere e la giostra continua a ripetersi per un bel po’; autocarri russi pesanti, specificatamente impiegati per movimentare testate nucleari, continuano a sopraggiungere e a brulicare nei punti più visibili dell’isola, ricreando scene vistose, che non possono sfuggire agli appassionati di fotografia aerea statunitensi, né alle continue ricognizioni dei loro sofisticatissimi U-2. Non bastasse ciò, le procedure di mimetizzazione previste dal manuale di depistaggio sovietico (maskirovka) sono tutte disattese; quindi, o sono ubriachi, oppure lo fanno apposta per farsi vedere nelle fotografie degli U-2 che sorvolavano Cuba, e la Russia, già dal 1956.

 

Della produzione artificiale dello stato di crisi
Ciò che gli storici e gli analisti non fanno quasi mai è considerare che le crisi, sia quelle vere che quelle finte, vengono create da soggetti specifici per ottenere, con ciascuna, successioni di vantaggi finanziari, politici, economici, militari, psicologici-propagandistici e di altro tipo, che sono tutti concatenati. Sappiamo tutti, per esempio, che Hitler e Castro continuano a determinare eventi di crisi per sollecitare la reazione aggressiva e auto-difensiva delle loro popolazioni, a sostegno della loro politica (nazionalismo, xenofobia e megalomania); ora dobbiamo anche comprendere che Hitler e Castro non non sono soli nell’uso di questa tecnica della produzione artificiale dello stato di “crisi” e, se non lo comprendiamo, ci ritroveremo nuovamente tutti con i fucili imbracciati, a sparare contro persone che nemmeno conosciamo e che non ci han fatto mai nulla di male. Ma la legge dell’imbecillità degli organi d’informazione, e di chi li prende sul serio, impone che, nonostante vi sia una sterminata letteratura di precedenti in cui le crisi sono inventate e fabbricate, prese a pretesto poi per fare le guerre o per acuire tensioni e divisioni, nessuno, quando si presenta una nuova crisi, accenna mai alla possibilità che si tratti di un bidone; se abbiamo il dovere di sopravvivere, e di tentare di salvare chi ci sta accanto, abbiamo anche il dovere di tenere sempre ben presente, ogni giorno, alla mente, che la crisi è artificiale e che dobbiamo rifiutare quel che ci viene chiesto, perché, ciò che viene imposto con la frode, non ha diritto di essere.

 

Del presidente Kennedy, che lavora per acuire la crisi anziché per evitarla
Quello che viene fuori dalla bocca dei burattini ai governi degli Stati nel mondo è sempre preso per buono dal pubblico che simpatizza per loro. La crisi dei missili di Cuba non è una crisi spontanea; essa viene pianificata nei dettagli dal buon Kennedy e dai suoi suggeritori; le prove dimostrano che Kennedy ha la possibilità di evitarla e che lui altresì lavora per acuirla. Il 22 ottobre fa un discorso coast to coast in prima serata televisiva ai suoi elettori; una sceneggiata. Nello sforzo di convincere i giornalisti, come se ce ne fosse bisogno, della melodrammaticità di quell’evento, l’amministrazione Kennedy ricorre allo stratagemma dei 15 minuti di distanza; ai reporters (i repeaters) viene detto di tenersi parcheggiati vicini alla Casa Bianca, ad un massimo di 15 minuti di distanza, perché sono stati selezionati (come prossimi fortunatissimi sopravvissuti) per andare riparare, assieme al presidente, in qualche grotta sotterranea in Virginia, in caso di guerra nucleare. Tenere alta la tensione, con pericoli inesistenti o controllati, serve a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica del mondo, a sovvenzionare conflitti, intensificare la produzione di armamenti, e ad una serie di altri vantaggi che sono tali, tutti, solo per le élite al potere. I leader che si minacciano reciprocamente, i giornali che pubblicano le novelle sui loro reciproci confronti, i soldati che si ammazzano senza nessun motivo razionale, servono a questo, ad alimentare il delirio delle élite al potere e ad ingrassare i loro portafogli. Ma se la storia dei presunti missili di Cuba è vera, e cioè, se è vero che si tratta di una messa in scena per continuare a tenere il mondo in stato di allerta con la minaccia perpetua della guerra atomica, questa, in fondo, è una buona notizia; perché significa che, probabilmente, anche la terza guerra mondiale sarà una guerra controllata e, se pure garantirà orrore e disperazione per i popoli di gran parte degli Stati del mondo, essa non comporterà necessariamente la distruzione totale del pianeta. Come accade durante le prime due guerre mondiali, che la Svizzera, per esempio, e altri paradisi fiscali, sono risparmiati dalle bombe, essendo che sono quelli gli Stati dove vengono costituite le società offshore che amministrano le ricchezze delle élite al potere, può accadere che non vengano toccati neppure con la terza guerra mondiale. Certo, l’ideale sarebbe non andare affatto alla guerra; ma fino a che la popolazione mondiale dei giornalisti è costituita in gran parte da idioti, che se ne vanno convinti, ignoranti e contenti, con le chiacchiere dei presentatori televisivi e dei burattini ai governi degli Stati, la pace è, e rimane, una vana speranza per la sofferenza gentile dei pochi più sensibili.

 

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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