Del trucco del finto comunismo della Cina comunista

 

La missione “rossa”  della Russia “comunista” in Cina “comunista”
Nel 1918, alla fine della rivoluzione bolscevica, qualche elemento al potere nella Russia cosiddetta “comunista”, senza alcun motivo razionale, annuncia:

“…marciamo per la liberazione dei popoli della Cina”.

Dal 1922 in poi, il governo Russo invia agenti a Pechino e Shanghai per organizzare il primo congresso del partito “comunista” cinese, che poi diventerà il più grande partito comunista del mondo. Agenti russi infiltrano il governo cinese dal 1922 e, già nel 1924, le forze armate cinesi sono riorganizzate con la stessa linea delle armate sovietiche.

Chiang, una delle 3 sorelle di Soong e i 3 milioni di dollari
Gli eventi che portano al potere il rapinatore di banche Chiang Kai Shek (Jiang Jieshi (Chiang Chieh-shih) o Jiang Zhongzheng (Chiang Chung-cheng) sono articolati e complessi; questo ragionamento serve solo a illustrare come i burattini (comunisti e non) vengono messi al potere dal grande capitalismo anglo-americano per causare gli stati di crisi e le emergenze che giustificano le loro ritorsioni e i nuovi assetti economico-sociali ai quali sono forzati i governi degli Stati; quindi il racconto parte da una fase in cui Chiang è già il “generalissimo”, feroce burattino pseudo-repubblicano (1887-1975), comandante delle forze armate, mentre Chou En Lai è incaricato degli affari politici. Utilizzando truppe sovietiche, dirette dal gen. Michael Borodin, Chiang invade le strade di Shanghai e rapina la Soong Bank, che è affiliata alla famiglia Rothschild. Il capo di Stato statunitense di allora, Coolidge, rifiuta di inviare truppe contro le forze cinesi di Chiang e T. V. Soong negozia la sua seconda sorella, Mai Ling, 3 milioni di dollari americani e il comando della nazione cinese con Chiang, purché egli la smetta di assaltargli le banche. Chiang, che è già sposato, e con figli, si prende sposa con Mai Ling e si intasca i 3 milioni di dollari, ovviamente, iniziando a governare la Cina come avrebbe fatto un alleato britannico, anziché come compagno di letto dei “comunisti” russi.

 

Chiang fa espellere i consulenti russi dalla Cina
Dopo il matrimonio con la sorella di Soong, nel dicembre del 1927, Chiang fa espellere tutti i russi presenti in Cina, salvo i consulenti “comunisti” più competenti, che invece vengono tutti arrestati. Mao Zedong ripara sulle montagne delle province del nord, dove inizia a prepararsi assieme ad altri ribelli per una prossima insurrezione.

 

I primi 250 milioni inviati a Chiang da Roosevelt
Nel 1937, soldati giapponesi vengono mandati ad attaccare Shanghai e l’evento si accompagna ad una insurrezione comunista, generando due fronti di guerra per il generalissimo fedifrago Chiang. Il giorno 8 dicembre 1941, il governo cinese invia un telegramma con richieste di aiuto, contro il comune nemico “comunista”, al governo degli Stati Uniti d’America, il cui incaricato teorico è il presidente Roosevelt. Un prestito di 250 milioni di dollari in oro è l’aiuto militare che proviene in risposta, per stabilizzare l’economia della Cina.

 

250 milioni stanziati e mai pervenuti
Harry Dexter White, spia sovietica, assistente alla Segreteria del Tesoro, è proprio il soggetto incaricato di assicurarsi che il governo cinese riceva l’oro ed è talmente bravo e scrupoloso che, in un periodo di 3 anni, riesce a inviargliene solo 27 milioni.

 

“Mandiamogli altri 500 milioni”
Nel 1945 il Congresso degli Stati Uniti d’America, i cui partecipanti stonati sono stati persuasi che il primo prestito non sia stato sufficiente, vota e approva un secondo fido, stavolta di 500 milioni, senza che nessuno controlli dove sono andati a finire i 250 milioni approvati in precedenza; e, anche questa seconda volta, Dexter fa in modo che al governo cinese non arrivi nemmeno una breccola. L’economia della Cina, le cui risorse vengono assorbite nel doppio conflitto contro le insurrezioni “comuniste” e contro i soldati giapponesi, tracolla, ed è sufficiente l’indolenza di un Dexter, che non è neppure in posizione di potere, a mandare in malora le forze di Chiang.

 

Chiang formi un governo di coalizione con i comunisti
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, un inviato speciale, il gen. George C. Marshall (capo di stato maggiore dell’esercito USA, membro del CFR, Segretario di Stato dal 1947 al 1949, lo stesso che ha piena consapevolezza, mesi prima, dell’imminente attacco giapponese a Pearl Harbor) e Patrick J. Hurley sono mandati in Cina per incontrare Chiang Kai Shek. La loro missione consiste nel far pressione su Chiang affinché egli dia rappresentanza, nel suo governo, anche ai burattini comunisti. I pupi nazionalisti, quelli che costituiscono il KMT (Kuomintang), devono formare un governo di coalizione con i burattini “comunisti”, perché tanto, così è la loro impressione, il “comunismo” cinese non è influenzato dal “comunismo” russo.

 

Dell’allergia di Chiang verso i finti comunisti
Tuttavia, Chiang, che oramai si è montato troppo la testa, non vuole accettare i suggerimenti e i moniti intimati dai rappresentanti del capitale, quel capitale che potrebbe mantenerlo al potere in terraferma Cinese, e decide di non accettare nessun tipo d’influenza, né di presenza ufficiale, “comunista” nel suo governo, dimenticando che tale influenza può determinare l’afflusso o il deflusso dell’oro inviatogli in prestito dal congresso statunitense. Per questo motivo, anche se non sappiamo con quale pretesto ufficiale, Marshall raccomanda la sospensione di tutti gli aiuti statunitensi a Chiang (come se ne fossero mai giunti in proporzione) e, anzi, propone caldamente l’imposizione di un embargo.

 

Non si fanno le rivoluzioni, né si tengono i governi, senza l’oro
Niente più carburante per i carri armati cinesi e per i suoi apparecchi, niente più munizioni per le carabine di Chiang e per i suoi cannoni. Ma, ai ribelli “comunisti” sulle montagne del nord, arrivano tranquillamente tutti i rifornimenti che si possono desiderare dalla Russia “comunista”. E il governo russo passa ai combattenti delle montagne cinesi le armi e le munizioni che sono state precedentemente sottratte ai soldati giapponesi; oltre a ciò, fa loro gran regalie di tutto il materiale che era stato, sempre precedentemente, prestato, noleggiato e affittato, dal governo statunitense all’Unione Sovietica (vedi La macchinazione del comunismo, per avere un’idea dei materiali che il governo USA ha inviato a supporto dell’economia e dell’armata russa).

 

Con i capitali si fanno le rivoluzioni armate e si diventa “leader”
Presto, anche il brigante Mao Zedong si ritrova equipaggiato ed armato a sufficienza per prendere il potere e scacciare il generalissimo Chiang nella vituperata isola di Taiwan, Formosa, dove il generalissimo, giubilato e pelato, può generare rinnovata sofferenza, e far versare alla popolazione rinnovato sangue.

 

Della propaganda “capitalista” a beneficio dei finti comunisti
Gli alti impiegati del Dipartimento di Stato statunitense, come Harry Dexter White e Owen Lattimore, che erano membri anche del “Institute of Pacific Relations“, oltre a pianificare il collasso dell’economia cinese, falsificano anche dei documenti, per indicare che i “comunisti” cinesi sono in sostanza degli onesti zappaterra che fanno una leggerissima pressione sul governo per ottenere una semplicissima riforma agraria. Così, ripetendo i soliti schemi che la gente ignorante sempre si beve con noncuranza, dal 1943 al 1949, rotocalchi come il Saturday Evening Post (che ci ricama sopra una sessantina di articoli) e Colliers, sostengono e promuovono il movimento comunista cinese. E, mentre il brigante Mao Zedong viene fatto passare per un onesto riformatore agrario, Chiang viene dipinto come un dittatore corrotto.

 

Delle minacce russe alla Cina nazionalista
Nel 1945 Lattimore spedisce al presidente americano Truman un memorandum con il quale suggerisce un governo di coalizione “nazionalista-comunista”. Secondo alcuni ricercatori e storici avveduti, il governo russo spedisce a quello cinese un telegramma con il quale minaccia la distruzione della Cina in caso non si arrendano subito alle forze insurrezionali. Tecnici cinesi vengono invitati in Russia a vedere la bomba atomica con la quale la Cina sarebbe polverizzata in caso di mancata resa e, con il progredire della novella, anche Chiang prende a inviare telegrammi; ne manda uno subito al presidente Truman con un’ulteriore, chiara ed esplicita, richiesta di aiuto. Truman rifiuta.

 

“Inviamogli altri 125 milioni”
Però, nel 1948 il Congresso statunitense approva l’invio di 125 milioni di dollari in aiuti militari alla Cina nazionalista, dove Chiang è ancora al potere; anche in quel caso, il denaro non arriverà mai a destinazione, perché viene trattenuto e rallentato dalle formalità dei burocrati di cui abbiamo letto di sopra. Chiang viene sconfitto e nell’ottobre del 1949, 450 milioni di cinesi vengono assoggettati al nuovo regime “comunista” che s’installa con l’auto-eletto presidente Mao Zedong, dopo aver scacciato a-calci-in-culo il generalissimo Chiang sull’isoletta di Taiwan.

 

Il pretestuoso marxismo del presidente Mao Zedong
L’isola di Taiwan, o Formosa, è a 110 miglia sotto la costa orientale della Cina continentale. Il presidente Mao, che annuncia nel 1921 di essere marxista, dopo aver dato un’occhiata sommaria al manifesto del partito comunista, prende il potere nella Cina continentale e decide che Pechino diventa la nuova capitale. Il 14 febbraio del 1950 viene siglato un trattato d’amicizia di trent’anni fra i pupi al governo in Cina e quelli incaricati in Russia.

 

Il piano “comunista” per la conquista del mondo
Nel marzo del 1953, il presidente Mao propone al governo russo il piano per la conquista del pianeta, in cui tutti gli Stati, eccetto gli USA, andrebbero sotto il controllo della dittatura comunista entro il 1973. Il progetto delirante di Mao viene chiamato il “Memorandum del nuovo programma di rivoluzione mondiale“, e portato a Mosca proprio dal Ministro degli Esteri cinese, Chou En Lai. La prima fase di questo progetto squadernato dovrebbe essere completata entro il 1960, e il memorandum fa appello a Formosa, alla Corea e all’Indocina di condividere il vessillo rosso- sangue del partito comunista. Il 15 luglio 1971, il presidente Mao fa anche appello a tutto il pianeta Terra, esortando le popolazioni del mondo ad “unirsi e a sconfiggere gli aggressori imperialisti americani, assieme a tutti i loro tirapiedi“. L’appello non viene preso sul serio, o forse non viene compreso perché scritto in cinese.

 

Nixon, dell’ammissione della Cina all’ONU
Mentre sta facendo la sua campagna elettorale, nel 1968, Richard Nixon si lascia proferire, pubblicamente, la seguente affermazione: “io non riconoscerò la Cina comunista adesso, e non concorderò con la sua ammissione alle Nazioni Unite”. Più avanti, nel suo libro titolato “Le sei crisi”, egli sostiene:

“..ammettere la Cina rossa alle Nazioni Unite sarebbe una beffa alle disposizioni previste nel suo statuto, le quali limitano l’accesso solo alle nazioni associate al club ‘peace-loving-nations’. E la cosa più inquietante di ciò sarebbe che, quella sorta di rispettabilità derivante dall’ammissione alla comunità delle Nazioni Unite, incrementerebbe il potere e il prestigio della Cina comunista in Asia e probabilmente indebolirebbe in modo irreparabile i governi non comunisti di quell’area”.

 

Dei rapporti incestuosi fra capitalismo finanziario e collettivismo oligarchico
Nonostante le chiacchiere per i giornalisti e gli ascoltatori disattenti, è proprio Nixon il primo ad aprire il dialogo con la Cina comunista e, nel 1971, la Cina Comunista ha le sue seggiole debitamente collocate fra gli Stati membri a pieno titolo delle Nazioni Unite; la “Repubblica” di Taiwan (o Formosa, detta anche Republic of China, perché da essa i fantasisti di Chiang si immaginano di governare anche il resto della Cina continentale), altresì, ne viene cacciata fuori. Quando poi Nixon e Kissinger iniziano i loro viaggi diplomatici in Cina comunista, nel 1971, che continuano fino ai tempi di Ronald Reagan nel 1984, i rapporti fra gli Stati Uniti e la Cina comunista diventano tanto amorevoli quanto lo sono stati ai tempi della loro alleanza militare, nel 1937.

 

“C’è una sola Cina, e Taiwan è parte di essa”
Nel 1978, il presidente americano Carter approva l’invio di tecnologia statunitense alla Cina comunista e il governo statunitense riconosce le piena dignità del governo comunista come l’attuale, unico e ufficiale, governo cinese. Nel 1979, Carter, fra le tante stupidaggini che gli capita di dire durante la sua amministrazione, si lascia scappare un’affermazione in pubblico che recide in modo triste i rapporti diplomatici con Taiwan: “C’è una sola Cina” – dice – “..e Taiwan è parte di essa“.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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