Della Finta Protezione consolare Italiana

(La storia economica recente e contemporanea si costituisce anche con l’esperienza diretta e testimoniata degli attori e dei convenuti delle tragedie presenti. Lo stralcio della bozza che segue è appunto una di queste testimonianze dirette).

…Il giovane sovrintendente guardò Danzi con un mezzo sorriso e iniziò a parlare con il ragazzo alto venuto per la traduzione dall’inglese. Disse qualcosa d’incomprensibile, ma brevemente, poi il ragazzo alto si rivolse a Danzi:

La informo che abbiamo respinto la sua richiesta

Quale richiesta? – Danzi continuava a fingere di non capire nulla perché voleva apparire in assoluta buona fede. Del resto non capiva sul serio. I motivi alla radice dei suoi sensi di colpa, che avevano a che fare con i giovani scelti per l’esercito di liberazione?

La sua richiesta di espatrio. – Rispose prontamente il ragazzo alto che sorrideva come se stesse annunciando la nascita dell’erede alla presidenza Grande Presidente.

E con quale diritto? E per quale motivo?

Il ragazzo alto con gli occhialetti e il sorriso da brillo trasmise l’obiezione al sovrintendente che ebbe subito una risposta breve, cordiale e risoluta. Quindi il giovanotto alto si rigirò verso Osvaldo, sorridendo e ridacchiando come se stesse per raccontare una barzelletta bizzarra:

Non lo sai il perché? Non lo sai? Eh,.. no?

Non ne ho la più pallida idea – rispose molto serio Danzi che cominciava ad irritarsi  della inettitudine del traduttore poliziotto.

Devi avere una questione aperta a Pechino. Devi ritornare a Pechino per risolvere la faccenda prima di lasciare il paese.

E dove, in che ufficio devo andare? Quale faccenda?

Non sappiamo di che si tratta esattamente. Noi sappiamo solo che devi ritornare a Pechino.

Nel frattempo il sovrintendente restituì il passaporto in mano a Danzi e il Danzi ebbe come un senso di piacevolissima ebbrezza, tale fu il sollievo di vederselo ridare in mano. Ora poteva andarsene da lì e buonanotte. Non era libero di lasciare il paese ma perlomeno voleva uscire da quella stanza bianca senza finestre e sempre più satura di guardie verdi. Non stette più a insistere, sollevò un paio di obiezioni che trovarono rapidamente risposta concludente.

Dovreste rilasciarmi una carta, qualcosa di scritto sul fatto che non mi è stato consentito di partire oggi. – Danzi sobriamente formulò l’istanza, ormai il whisky non faceva più effetto. Era completamente metabolizzato. Nuovamente il giovane traduttore si rivolse verso il sovrintendente ed ebbe subito una risposta decisa e garbata, molto precisa.

No, questo non lo rilasciamo.

Perché? Io ho bisogno di dimostrare che oggi non sono potuto andare a Hong Kong dove avevo un appuntamento importante. Devo dimostrare che non ho potuto andare per cause indipendenti la mia volontà. E poi mi devo fare rimborsare il biglietto.

Non ci sono problemi, il biglietto lo rimborsa la compagnia. – Danzi aveva già la carta d’imbarco e la fece vedere ai giovani della compagnia che si erano precedentemente preoccupati di verificare che non vi fossero a bordo i bagagli del passeggero rimasto a terra. L’interprete in divisa verde indicò i ragazzi della compagnia, loro sapevano, loro avrebbero rimborsato senza bisogno di nessuna certificazione. Danzi si rivolse a loro e fece vedere la carta d’imbarco. Il giovane alto la prese come fanno sempre i marziani che devono leggere tutta la pagina delle cose irrilevanti quando sono irrilevanti. Però non lesse, strappò la carta di imbarco in 4 pezzetti e sorrise verso Danzi come se volesse dire, ‘visto com’è facile? Niente carta di imbarco. Puff, sparita.’

Il biglietto le verrà rimborsato dall’agenzia di viaggi. – sentenziò il mago prestigiatore della compagnia aerea che aveva appena fatto sparire l’ultima prova tangibile della presenza di Danzi in aeroporto quella mattina. Danzi prese i bagagli e si diresse verso l’uscita. Quale uscita? Erano le partenze internazionali, la via è a senso unico. Doveva uscire dall’entrata?

Da che parte esco? – domandò all’interprete, e fu un altro errore, perché in quel momento il piantone dell’ingresso lo stava guardando con aria sospettosissima. Come mai lo stavano lasciando andare? Non era lui che si stava defilando, approfittando di un momento in cui le guardie e il sovrintendente sembravano distratti a fare altro in un altro ufficio? Agitandosi prese a chiamarli e intimò al Danzi di aspettare. Passarono altri 10 minuti di angoscia nei quali Danzi si maledisse per non aver approfittato di quel momento di distrazione. Non poteva più andarsene ora, dipendeva nuovamente dalla volontà disordinata di quei pazzi in divisa verde. Riapparvero dopo un po’ e iniziarono una delle loro solite riunioni che fanno sempre prima di dover risolvere la più piccola questione. A fine riunione il ragazzo alto se ne venne verso Danzi, il quale non si poteva muovere guardato a vista dal piantone incazzato.

– Venga, le faccio vedere io da che parte si esce.  Poi dovrà andare all’ufficio di polizia che si trova sulla via per  Jin Lin Lu per firmare un documento. E’ una formalità. – E assieme iniziarono a camminare a ritroso verso l’entrata, lasciandosi alle spalle l’incredulo piantone, molto deluso per non aver avuto il piacere di ammanettare Danzi di persona. Il traduttore era sempre raggiante, si assicurò di aver scortato Danzi fino all’uscita e lo salutò. Danzi era felice. Era fuori, libero. Non poteva partire, questo si, però poteva tornarsene a casa e andare in spiaggia tutti i giorni anziché starsene in una torrida cella assieme ad altri marziani. Ripercorse tutti i 700 metri in salita per ritornare all’unica fermata dell’autobus numero 8, alla fine della via che conduce ai soli arrivi  internazionali e agli arrivi e partenze nazionali. Camminava continuando a voltarsi e notò con sollievo che non era seguito. Perlomeno non era seguito da guardie verdi. Dovette aspettare un po’; l’autobus arrivò e lui trovò un posto a sedere, freddo come quello che lo aveva portato all’andata. La ragazza che gli dette il biglietto fu molto cordiale e lui non sentiva nessuna sensazione in quel momento. Sentiva un vuoto dentro, come di uno che non ha mangiato per una settimana di fila; come di uno che ha appena subito un gravissimo torto e che però è ancora vivo, libero di camminare e di respirare, e non sa se deve ringraziare per questo.

Non poteva sentire niente; era certamente scontento, scontentissimo, ma non riusciva a percepire  né dolore né rabbia, aveva solo un senso di terribile e profondissimo vuoto. Quando l’autobus arrivò all’incrocio di Jin Lin Lu, Danzi scese e attraversò la via, controllando con mal celata noncuranza se fosse seguito. Non era possibile non essere seguiti. Si maledisse con un mezzo sorriso di sconfortante sarcasmo. Il numero 7 arrivò presto, Danzi Salì senza preoccuparsi, si sarebbe fermato esattamente sotto casa sua e tutti avrebbero visto dove abitava. Tanto se volevano lo potevano sapere in qualsiasi momento. E poi il numero 7 veniva in direzione opposta a quella dalla quale proveniva lui. Nessuno poteva essere così in gamba da organizzare un pedinamento su di una litoranea, con il traffico simile a quello di un’autostrada, di un uomo che salta da un autobus proveniente dall’aeroporto ad un altro che proviene in senso inverso e viaggia nella direzione opposta. Nessuna delle facce di limone presente sul numero 7 in quel momento poteva sapere o immaginare da dove veniva e dove volesse andare. E se poi qualcuno di loro avesse fatto davvero parte di un complotto misterioso per investigare Osvaldo Danzi, non ci si poteva fare più nulla ormai. Non si poteva evitare e quindi era inutile continuare a preoccuparsi. Danzi in quel momento non sentiva timore o dolore. Sentiva solo quel senso di vuoto. Arrivato a casa, la dolce e sempre pronta fidanzata con la faccia tonda e sorridente era contenta e per nulla sorpresa del suo ritorno anticipato. A lei non piaceva l’idea di restare da sola a lungo. Non sapeva e non le interessava di sapere cosa stesse andando a fare Danzi a Hong Kong e perché non fosse partito. Si sarebbe limitata a preoccuparsi solo di quando lui fosse tornato. Quella femmina con la facciona tonda e bonaria, era la prima e unica persona che non gli aveva mai rotto l’anima da tanti anni. Con la stessa scarsissima frequenza con la quale aveva trovato donne capaci di farlo venire due volte in un unica seduta anale, nella stessa misura egli riuscì a trovare donne che non gli rompessero le scatole in continuazione. Ne aveva conosciute due, in una intera vita. Haini era la seconda delle due e oltre a questa qualità si distingueva dalle altre cinesi per una serie di motivi fondamentali.

Le donne cinesi hanno delle misteriosissime qualità, che talvolta possono portare un italiano alla pazzia. Danzi ci aveva pensato tante volte. Aveva provato a giungere con l’intelletto dove non arrivava con il cuore. Cosa avevano di speciale? Non erano più belle, questo è sicuro. Ma la loro apparente ignoranza di tutti i fatti della vita faceva loro ispirare un ineluttabile dolcissimo senso di tenerezza. Come ci si immagina una donna che non si trucca, non si profuma, non porta mutandine e reggiseno dello stesso colore e neppure dello stesso modello? Eppure, sotto quei sederini semi- piatti si celano bollentissime passioni di patatine sempre dolci e le cui secrezioni, generalmente, richiamano la purezza e la freschezza dell’acqua di sorgente del Kentucky. Assolutamente incolore, inodore e insapore. Hanno tessuti compatti e non si riesce, generalmente, a distogliere la pelle dal muscolo e il muscolo dall’osso. Hanno il culo un po’ basso, o le gambe corte rispetto al busto, oppure il busto stranamente allungato rispetto alle gambe; hanno i quadricipiti sviluppati un po’ in eccesso per via della loro camminata a strascico, tipica di chi è abituato a vivere in assenza di gravità. Generalmente, la loro pelle è bianca color vaniglia, o gialla color avorio, ma il fatto sta che è chiarissima e liscia come la superficie più liscia che della più nobile filatura di seta. Sempre in generale, hanno capelli neri – sia sopra che sotto – folti, morbidi e robustissimi. Le loro chiappe bianche sembrano panini di farina di riso e sono costituite da compatte semisfere consistentissime e muscolosissime. Limitandosi a considerarle in apparenza, ci si perde ciò per cui gli uomini impazziscono e mostrano la parte più fatua di sé stessi. Sono donnine fatte per essere leccate da capo a piedi, partendo dalla radice dei capelli del collo, quando li tengono raccolti e mostrano la forza con cui sanno attaccare dei capelli veri ad un cuoio vero.

Con quella stessa forza ed energia, una ragazzina esile potrebbe sorprendere il campione est-europeo di braccio di ferro maschile, qualora riuscisse ad afferrare un biglietto da cento fra pollice e indice. Questo era il peggior fraintendimento in cui il povero Osvaldo Danzi continuava ad imbattersi da anni e al quale non riusciva a rassegnarsi. Nella maggior parte dei casi, le incomprensioni dipendevano da questioni legate al denaro. Succede un po’ ovunque sulla Terra e soprattutto su Marte. Ren Chun Mei era una puttana. Non che non ci si debba innamorare di una puttana. Non ci sono delle controindicazioni particolari. Sulla pulizia della puttana e sulla sua prudenza in fatto di sesso sicuro si può contare oggi molto più rispetto ai tempi della Santa Inquisizione. E perché non bisogna poter ammettere che ad una puttana è dato di provare dei sentimenti di amore? Danzi credeva che lei fosse innamorata almeno quanto lui. Forse lo era o avrebbe potuto esserlo. Ma questo non conta un accidente. Il problema con una puttana è che tutte le volte che la scopi e non la paghi lei ha maturato un credito nei tuoi confronti. E, non importa se sia o meno realmente innamorata di te, prima o poi ti presenta il conto e vedrai che la sua contabilità sarà perfettamente aggiornata.

Non sarebbe stato d’accordo su ciò il professor: Giovampaolo Praxi. Lui era un femminista, amante perduto delle prostitute. Amante non specificatamente per motivi legati alle sue esigenze sessuali, ma piuttosto perché era un appassionato ascoltatore delle loro lagne e dei loro piagnistei. Le ascoltava e le faceva piangere. Finita l’ora le pagava e tentava di richiamarle il giorno appresso. Normalmente, quasi sempre, appena sentivano la sua voce riattaccavano. E qui si dimostra che una puttana è poi – a volte – anche onesta. Preferisce scopare per denaro piuttosto che prendere i soldi a scrocco da uno squadernato che le paga solo per sentirle singhiozzare e che crede alle loro storie drammatiche. La prima volta, può anche andar bene; ormai ci sono e magari sentono quanto puzza di fumo il montanaro dai baffi sempiterni che ne ha prese da 25 anni per due pacchetti al giorno e di quelle forti. Accontentiamolo. Facciamo un poco di chiacchiere e poi, subito che lui inizia con il patetico tentativo di moralizzazione, schizziamo via come saette. Però il giorno dopo lui le richiamava; e dove scappi adesso?

hellooo…..

click, tu, tu, tu, tu…..

sardo cocciuto, richiama:

hello,….helloooo

click. Tu, tu, tu, tu, tu

sardo cocciutissimo, dice al Danzi:

senti, lei fa la preziosa, qui si vede che il gioco qui si fa così. Perché non dici alla tua amica di chiamarla? Visto che lavorano nello stesso bordello si conoscono e con lei non fa la difficile.

Allora un pazientissimo Osvaldo Danzi si concedeva alla ennesima messa in scena di cui purtroppo conosceva l’esito di già. Domandava alla sua amica puttana di chiamare l’altra puttana sua collega. La puttanella, che aveva deciso di tornare da Danzi al mattino, dopo aver accompagnato il bimbo o la bimba a scuola, si prestò al gioco della telefonata:

hello, ciao sono io. Che ne dici se andiamo a pranzo assieme tutti e quattro oggi? Hai da fare? E, va bene, non ci sono problemi, ti aspettiamo.

Nel frattempo Giovampaolo Praxi era lì che tentava di ascoltare con l’orecchio buono.

Allora, vieni? – domanda la puttana amica di Danzi. Interviene

Giovampaolo e le prende la cornetta per fare una sorpresa alla sua

amica e farle sentire la sua voce suadente:

Hellooooooo……

Click. Tu, tu, tu, tu, tu, tu, tu, tu.

Senti riprova – era l’interpretazione di Praxi –  è caduta la linea.

E la ridicola storia avanti così fino a che lei non cedeva e veniva con una terza amica la quale forniva la scusa buona per ripartire subito dopo il pranzo e non rimanere sola con lui. Secondo Giovampaolo le mignotte non erano lì a fare le puttane per scelta loro. Erano costrette dalle condizioni socioeconomiche. Se fossero nate altrove non avrebbero fatto quel mestiere. E così si dedicava al loro recupero. Tentava sempre di sceglierne una carina e giovanissima. Dopodiché la inseguiva, la pagava e tentava di moralizzarla. Danzi ne vide scappare parecchie. Erano stati assieme in diversi posti, per questioni legate al lavoro e di puttanelle ne avevano passate tante; soprattutto in Indonesia, in Tailandia e in Cambogia. Si trattava di paesi che non vedevano sviluppo economico e sociale dal dopoguerra; paesi che avevano scelto il sistema democratico e che a causa di ciò soffrivano di perpetua instabilità politica; nazioni in cui la perniciosa presenza delle religioni alimentava l’arretratezza culturale delle popolazioni; popolazioni ingenue che, a causa della miscela velenosa di democrazia, religione e ignoranza, lo sviluppo non lo vedranno mai. E’ in posti come quelli che si sente ricco un imbecille complessato dalla sua sistematica incapacità di combinare qualcosa di continuativo. Può pagare un pranzo ad una bancarella per una o più puttane, può persino andare con 3 puttane al ristorante e atteggiarsi a fare l’intenditore di vino, tanto il pranzo lo paga Danzi. Osvaldo conosceva il cuore di una puttana di Shanghai, la più gran puttana del pianeta, perché per lei aveva perduto tutto ciò che aveva costruito in due anni di lavoro in quella terra di pazzi maledetti. Poteva cercare tanti motivi per giustificare la professione della sua di puttana. In realtà l’unico che avrebbe tenuto era la naturale pragmatica avidità di quella sanguisuga.

E poi Danzi girava e vedeva povertà un po’ ovunque; nonostante ciò, non vi erano solo puttane. Moltissime ragazze facevano le impiegate negli alberghi, migliaia di loro facevano le inservienti e le badanti; e in Cina? Ci sono milioni di ristoranti che impiegano milioni di ragazze. Altre fanno le poliziotte, fanno le tassinare, le soldatesse o le contadine. Non era un destino ineluttabile quello di scopare per soldi e ci voleva una dose di certo carattere per come la vedeva Danzi. Hou Lei lo avrebbe pagato 15 mila dollari e più solo per poterlo rivedere. Avrebbe volentieri fatto tutto ciò che poteva fare per toglierlo dalle peste. Lui non ci era stato e le conseguenze sono poi andate a precipitare. Ma non rifiutò il suo aiuto per orgoglio o per altre coglionerie del genere. Lui non poteva fingere di volerla vedere e scopare perché lei, con le sue cazzate e la sua opprimente invadenza, lo nauseava. Lo aveva nauseato e continuava a nausearlo. Ecco perché Danzi non credeva che tutti sono portati per fare il mestiere della donnina allegra. E non è una questione di quanti soldi prendi o di quanti uomini ti scopi. La vera differenza è che una puttana per mestiere non è portata a scegliere l’uomo con cui scopa. Il cliente sceglie, la puttana non sceglie quello che le piace ma cerca di farselo piacere. Danzi avrebbe scopato quasi tutte le donne che vedeva, ma non tutte. E quelle che Danzi non voleva vedere, anche se il suo corpo con Hou Lei reagiva, non le poteva soffrire e non riusciva a fingere. La puttana deve saper fingere e deve essere volenterosa di scopare con gusto anche l’uomo che non le piace. E poi potrà andare subito a fare shopping e a comprare vestitini, mutandine nuove, trucchi e gli immancabili shampoo; subito a spendere, per dar ragione alle statistiche di Procter & Gamble sull’andamento dei consumi nella regione del GuangDong, seconda solo agli Stati Uniti d’America per le vendite di shampoo e cosmetici. La povertà era un alibi per i creduloni come Giovampaolo, i quali si ubriacano con le storie che non gli vengono neppure propinate. Se le immaginano spontaneamente e se le bevono a garganella. I danni fatti da Ren Chun Mei, Danzi li aveva già sofferti e pagati tutti fino in fondo. Angela però non era una puttana, se per puttana si intende una  mercenaria che prende soldi per scopare. Era lei che pagava l’hotel, quando si portava in camera l’ebreo calvo e gli faceva i pompini con il  culo. Pagava lei proprio per sottolineare il fatto che non era una prostituta; e teneva a sottolinearlo a tutte le topine della reception dell’albergo ma soprattutto a quel pelato circonciso che, come tutti i calvi circoncisi delle due Americhe, si vantava di aver giocato a Rugby e di avere qualche parente italiano.

La stessa cosa aveva fatto con Danzi, aveva pagato una suite e se lo era tenuto a letto tutte le sere per due settimane. Reiterarono e reiterarono tutte e tre le cosine che si devono fare fra amanti affiatati. Il Danzi si era illuso per una seconda volta di aver trovato una donna per sé in una terra in cui, oltre al bisogno di un amore vicino, si può anche unire l’utile ineguagliabile di qualcuno in gamba che sia locale, che ti stia vicino e ti protegga dai lacci e dalle trappole. Oltre a ciò lei era proprio carina, arrapante, passionale e si spacciava per donnetta ricca. Tutto quello che Danzi aveva distrutto con la troia di Ren Chun Mei poteva ora ricomporre velocemente con la sua nuova, bella e spiritosissima femmina marziana. Il giorno stesso che l’aveva incontrata si era sentito vincolato e non aveva nemmeno più parlato con una donna diversa da lei da quel momento per almeno tre mesi. Durante le trasferte, Il povero Giovampaolo Praxi doveva uscire tutte le sere da solo e Danzi se ne stava a letto a vedersi cento volte lo stesso film, tra la gioia di un messaggio di lei e il successivo. Dopo le prime due settimane che era lontano da lei e non vedeva altre donne era talmente carico che riusciva a farselo zampillare due volte per singolo orgasmo, e con spruzzate a campana che arrivavano dall’altra parte della stanza,  con una tecnica masturbatoria nuova e nata per caso naturale. Dopo tre mesi di teso controllo di sé, Angela rivelò finalmente il suo lato sconosciuto prima di allora. Iniziò a rompere tutto quello che trovava e a piantare in asso Danzi – esattamente come aveva fatto prima la troia puttana zotica e zoccola di Ren Chun Mei – per ogni piccolissimo screzio. Naturalmente ad ogni lite si azzerava tutto. ‘ti serve una sede? Usa il mio indirizzo. Ti serve un telefono per la tua filiale cinese? Usa il mio telefono di casa. Ti serve un numero di fax? Usa il mio.’ Angela aveva fatto installare a casa sua 4 nuovi numeri di telefono e 4 nuovi numeri di fax. Quel gran buco di appartamento che aveva a Foshan era diventato un centralino. E però una volta al mese litigava e scollegava tutte le linee. Quei pochi clienti che avessero cercato di trovare Danzi non ci sarebbero mai riusciti. Una commedia tragica. Era una patatina buffa e faceva tenerezza con i suoi isterismi infantili. Però chi avrebbe tentato una vita assieme a una sconsiderata del genere? Chi altro avrebbe potuto avere la stessa pazienza se non il cornuto di Danzi? E quale moglie avrebbe potuto essere così vile da ricattare il marito ad ogni lite fino a mettere in pratica il ricatto e sputtanarlo in tribunale per le operazioni eventualmente illegali che suo marito poteva aver commesso? In quale paese non era ammessa dal codice di procedura penale la testimonianza di un coniuge a favore o a debito dell’altro coniuge? Forse se Danzi avesse provveduto a tutto e speso qualche centinaio di migliaia di dollari lei non lo avrebbe trattato alla pari e le sue cattiverie avrebbero atteso un po’ più a lungo a manifestarsi. Ora che lui era con Haini, Angela sembrava molto tranquilla e controllata con il suo nuovo marito americano – “bello, alto e ricco” – che l’aveva pure messa incinta, scopandole la fica anziché il culo, per cambiare. Le liti avvenivano anche per motivi legati al denaro, pur non essendo lei un’avida sanguisuga come la prima.

Con Haini era tutto diverso. Lei non era intelligente, non era bella e neppure spiritosa; non aveva quelle caratteristiche di sodezza e di sensualità che si descrivevano di sopra sulle altre cinesi; però non faceva domande, non voleva niente, non sapeva nulla e non voleva sapere nulla di nulla. Non investigava mai e non controllava mai le cose personali di Danzi. Se c’era da mangiare mangiava; se non c’era niente in frigorifero, non si lamentava. Rideva quando Danzi rideva e piangeva quando lui piangeva. Nessuno è perfetto. A Danzi era capitato una sola volta di trovare una donna cinese con una fica che pareva un involtino tanto era grossa e piena di carne scurissima. Quando la scopava faceva fatica a trovare dove mettere. E poi gli era capitato solo una volta, con lei, di trovarne una con l’alito pesante. Era una ragazza di ventisette anni che non sapeva organizzarsi e non sapeva badare a se stessa. Era tonta, si dimenticava le cose in giro e perdeva sempre le chiavi di casa. Bruciava l’olio con cui voleva friggere le verdure e Danzi le intimò eterno divieto di far frittura. Se voleva poteva bollire o cuocere a vapore; niente fritti. Aveva imparato a prenderlo nel sedere e faceva i bocchini con l’ingoio totale, ma Danzi non la scopava quasi mai perché non se ne sentiva attratto. Aveva un sacco di difetti e di magagne, e più difetti le trovava il Danzi e più la teneva vicino a se; più vedeva che altri la consideravano una stupidona prendendosi gioco di lei e più lui la trattava con rispetto e considerazione. Più era imbranata e pasticciona e più lui le sorrideva e fingeva di non considerare affatto ogni sua cappellata. Non la sgridava quasi mai. Ogni volta che lei combinava qualche pasticcio lui le sorrideva teneramente. Lei era riuscita a fargli tirar fuori la parte migliore di sé; solo per questo se la teneva. Angela e Ren Chun Mei gli avevano invece fatto scoprire quanto poteva diventare meschino e vendicativo, fino a fargli fare cose di cui si era vergognato davanti a sé stesso per anni a venire.

Con Haini non poteva esserci colpa o vergogna perché a lei non aveva fatto mai nulla che lei non volesse. E non era difficile, visto che lei non voleva niente; non le interessava niente. Non poneva nessuna condizione. Non le interessava altro che stargli vicino e dormire con lui tutte le sere. E poi mangiava, e quanto mangiava. Le piaceva la pasta, le piaceva la cucina italiana. Come se fosse stata una figlia un po’ tardiva, lui le faceva da mangiare tutti i giorni e la accudiva. Era capace di spararsi anche duecento grammi di spaghetti al pomodoro da sola, se poi erano piccanti la dose poteva salire fino a duecentocinquanta. Aveva iniziato a prendersi cura di lei solo per un senso di affetto e di tenerezza e si era trovato a farlo sempre più spesso fino a comportarsi come se fosse stata lei il centro del suo mondo. Arrivò persino a pensare che, se fosse riuscito a telare, si sarebbe preso la briga di recuperarla in qualche modo e portarla con sé. La sua era la gioia spontanea della bambina che corre a fare le feste al papà al rientro da un viaggio di lavoro. Danzi era appena partito che lei ancora dormiva ed era rientrato quando lei si era appena svegliata. Non aveva neppure preso coscienza della sua assenza di 5 ore che per Danzi era durata 5 anni. Però non aveva chiesto niente; come al solito non aveva fatto nessuna domanda. Era solo contenta che lui fosse tornato. A Danzi faceva piacere ma non riuscì a risollevargli il morale neanche un po’. Era quasi in preda al panico e iniziò a pensare a come difendersi. Cosa fa uno straniero in terra straniera? L’esempio gli venne davanti agli occhi subito dopo che si era messo davanti al computer per iniziare a contattare gente in cerca di aiuto. Si chiamava Ayman, era il suo amico giordano, ingegnere elettronico circonciso e semi-alcolizzato. A lui era capitata una vicenda simile a quella di Danzi, in apparenza. Per qualche motivo di cui Danzi non ricordava un accidente, il giordano venne fermato di notte da una pattuglia di poliziotti in un paese estero e non amico. Dopo la mezzanotte i poliziotti non sono mai amici degli stranieri, sono solo a caccia di taglie e  si abbandonano ad ogni genere di ricatto e malversazione. Con Ayman trovarono il pretesto perché il suo passaporto non era in ordine. Iniziarono a minacciarlo e a usare termini poco cortesi, chiamarono anche una seconda pattuglia per scortarlo in un ufficio di polizia per i formali accertamenti. In Cina non sarebbe mai successo ma in Indonesia lo stesso Danzi era stato rapinato dai poliziotti diverse volte e una volta la stessa cosa gli era successa in California, proprio con un poliziotto negro di merda alto due metri che fece il gesto di ammanettarlo e minacciò di sbatterlo dentro se si fosse fatto rivedere in quell’area. Era riuscito a fregargli 80 dollari in contanti e dipoi voleva arrestarlo per non avere lui più il contante necessario a pagare il taxi.

Ayman non si era trovato negli Stati Uniti, gli era capitato in qualche altro paese asiatico e musulmano. Quando i poliziotti iniziarono a rompere e a farlo irritare, fece una chiamata al numero del consolato statunitense. Ayman era giordano ma aveva anche il passaporto americano, avendo vissuto per anni ed essendosi laureato negli USA. La chiamata era venuta di notte, ma il funzionario aveva risposto subito. Poche parole. Ayman aveva passato il telefono a uno degli sbirri e quello quasi si era messo sull’attenti. Dall’altra parte del telefono una voce nella sua stessa lingua gli intimava di non toccare lo straniero, gli ordinava di attendere che in 20 minuti sarebbe venuta una macchina dell’ambasciata con funzionari di sicurezza abilitati a verificare lo stato degli addebiti. Prima che l’auto fosse sopraggiunta, essi non avevano giurisdizione neppure per fargli una contravvenzione. Ayman odiava gli americani ma si teneva il passaporto statunitense sempre a fianco a quello giordano. Inutile dire che i poliziotti se ne andarono presto dipoi e non videro nemmeno arrivare l’auto dell’ambasciata.

Danzi, preso animo da questo richiamo a memoria, cominciò a vedere sul sito dell’ambasciata italiana di Pechino se ci fosse stato un reparto o un ufficio idoneo a dare protezione e assistenza consolare al cittadino italiano che si trovava nei pasticci sul suolo cinese. Non volle telefonare perché sapeva benissimo che al telefono avrebbe trovato il solito piantone cinese sbattuto lì dagli svogliati impiegati italiani appositamente per non passare le chiamate a meno che non si fosse trattato di qualche capo di stato. Trovò diversi indirizzi e scrisse praticamente a tutti. Non era notte fonda, non era neppure un giorno festivo. Dopo 24 ore ebbe una risposta dall’unica persona attiva e coraggiosa di quell’ufficio di oziosissimi mentecatti. La risposta era anche più ridicola e grottesca di come il Danzi avrebbe potuto immaginare. Il problema pero’ era che non si sentiva affatto in vena di ridersela. Gli rispose una certa Lucia Pasqualini, dimostrando un coraggio che nessuno ha normalmente negli enti di stato italiani, anche perché tutti gli altri semplicemente non risposero; la risposta della Pasqualini in sostanza era l’elenco degli studi legali raccomandati dal consolato, cioè quelli che hanno chiuso, venduto, fallito o semplicemente cambiato indirizzo. In prima fila, naturalmente, lo studio Birindelli; pur non essendo abilitato a far niente di concreto in Cina, il Birindelli riusci ad accreditarsi con qualche leccaculo dell’ambasciata italiana in Hong Kong; da quel momento in poi, qualunque imprenditore italiano si rivolgesse al consolato, veniva dirottato sul suo studio. Chiomenti ha dipoi rilevato Birindelli, Danzi gli avrebbe augurato maggior successo.

Da: Danzi@nokia.net Inviato: venerdì 7 marzo 2008 11.12

A: lucia.pasqualini@esteri.it

Oggetto: Re: I: ASSISTENZA LEGALE IN PECHINO

Priorità: Alta

Gentilissima Signora Pasqualini,

la ringrazio per la sua sollecitudine e per la sua risposta. Consulterò uno o più degli studi legali che Lei mi suggerisce. Tuttavia, mi domandavo se nell’ambito dell’Ente di Stato Ufficiale, il consolato o l’ambasciata, non vi fosse una sezione  che si occupa di tutelare i cittadini che si ritengono oggetto di atti “limitativi” della libertà personali sul territorio Cinese.

Avrei una questione da segnalare e vorrei consultarmi con un rappresentante ufficiale dell’ambasciata, prima di rivolgermi ad uno studio legale, per sapere se certi atti rientrano nella procedura ordinaria oppure no.

Grazie ancora e buona giornata.

Osvaldo Danzi

E la rapida, e coraggiosa, risposta fu, letteralmente:

Gentil Signor Danzi,

dipende da cosa si tratta.Provi a espormi brevemente il caso e le saprò dire se l’Ambasciata può fare qualcosa o è preferibile rivolgersi ad un avvocato. In ogni caso tenga sempre presente che l’Ambasciata non agisce in giudizio e non si sostituisce ad un avvocato e soprattutto che lei si trova sul territorio cinese e le leggi sono stabilite dalle Autorità cinesi.

Comunque vediamo di cosa si tratta.

Cordialmente,

LP

Danzi aveva il sospetto che quell’azione dell’esercito di liberazione al posto di frontiera fosse legata in qualche moto al contratto che aveva con la banca di Hou Lei e che non avesse legame con altri suoi precedenti peccati. Quindi decise di usare questa spiegazione per impostare le sue domande alla Pasqualini dell’Ambasciata italiana di Pechino.

Da: Danzi@nokia.net

Inviato: domenica 9 marzo 2008 9.15

A: lucia.pasqualini@esteri.it

Oggetto: Re: R: I: ASSISTENZA LEGALE IN PECHINO

Semplicissimo.

In rapporto ad una vertenza per una richiesta di risarcimento, è procedura ordinaria non consentire l’uscita dal territorio cinese, fino a che la vertenza non sia stata chiusa? In base alla Sua esperienza, accade anche in altri paesi asiatici? Perché in questo modo si potrebbe essere indotti a chiudere in fretta il contenzioso solo in conseguenza della necessità di intraprendere un viaggio d’affari e non perché controparte abbia realmente titolo per essere risarcito. Se sento che questa è una consuetudine della giurisprudenza civile di Pechino, mi adeguo. Se così non fosse, desidererei querelarmi. Perché la polizia di frontiera non rilascia nessun documento o timbro a riprova del proprio atto e rimanda indietro la persona con una serie di sorrisi e di vaghe affermazioni senza lasciar traccia formale dell’eventuale azione arbitraria. Conseguentemente, forza l’esito di una vertenza con sistemi che non hanno a che fare con il merito della vertenza stessa.

Devo anche aggiungere che di tale vertenza io non ho ancora nessuna notifica originale. Sono stato informato via email da controparte e il mio ufficio di Hong Kong, al quale controparte ha indirizzato la notifica, non ha ancora ricevuto nulla. Non saprei neppure a quale ufficio di Pechino dovrei rivolgermi per avere notifica formale di questo contenzioso. Grazie ancora per le sue risposte e buona giornata.

 

Gentile Signor Danzi,

Che io ricordi abbiamo avuto un altro caso simile in cui pero’ l’altro attore parte della controversia aveva ritirato il passaporto all’Italiano ma c’era di mezzo una frode. Francamente la situazione che lei delinea non ci permette di fornirle una risposta univoca. Che tipo di risarcimento si tratta? Chi le ha detto o notificato che non può lasciare il territorio? Lei dove risiede? La controversia dove si svolge? Sono solo alcune delle domande che mi vengono in mente. Provi ad essere più preciso e cerchiamo di darle risposte più esatte.

Distinti saluti,

Lp

 

 

Da: Danzi@nokia.net

Inviato: lunedì 10 marzo 2008 21.01

A: lucia.pasqualini@esteri.it

Oggetto: Re: R: R: I: ASSISTENZA LEGALE IN PECHINO

Cara Signora Pasqualini,

anzitutto grazie per il suo tempo. Provo ad essere più specifico. NON mi è stato notificato nulla. La polizia di frontiera, dopo avermi fatto attendere per una presunta irregolarità sul passaporto, e dopo avermi fatto accomodare in un comodo salottino in cui si poteva fumare rilassatamente assieme ad altri funzionari dell’esercito di liberazione, dopo avermi detto di attendere dicendo di non preoccuparmi perché avrebbero fatto aspettare l’aereo, han fatto partire l’aereo senza di me. Dopodiché han trovato un giovane ufficiale che comprendeva l’inglese e lo hanno incaricato di dirmi molto simpaticamente e sorridendo che la mia richiesta era stata “rejected”. Quale richiesta? Boh? Chiedo spiegazioni e mi dicono che ho una questione a Pechino e devo tornare a Pechino. Poi chiedo cosa e mi dicono che non lo sanno, dovrei saperlo io. Poi domando che mi si lasci un documento con la notifica del negato permesso a imbarcare e mi han detto che non me la davano. Poi ho chiesto: chi risarcisce il mio biglietto? E mi han risposto: “lo dia a loro” (i ragazzi della compagnia aerea che avevano atteso fino a quando era possibile). Gli faccio vedere la mia carta di imbarco e loro sorridendo e con un gesto fulmineo ritirano la carta di imbarco e la strappano. Non esiste nessuna traccia e nessun timbro di questo inconveniente, salvo gli appuntamenti che ho ingiustificatamente disdetto a Hong Kong. Sulla vertenza che immagino sia la causa di questa farsa, si tratta di finanziamento ancora non interamente restituito in attesa di Chiarire altre compensazioni che fra le parti hanno avuto luogo durante la relazione. Trattandosi di rapporto fra persone con relazione intima è facile che momenti di stizza istighino una parte a far ricorso davanti al giudice e ciò credo sia avvenuto. Comunque io ancora non ho nessuna notifica e il passaporto mi è stato restituito lindo come se nemmeno avessi tentato di lasciare il paese. In un cocktail di prudenza e superficialità si ottiene che una persona è portata a chiudere una questione sotto ricatto di autorità senza che sulla questione medesima ci sia il tempo di discutere i termini e le problematiche solo per l’isteria di una parte e per l’applicazione arbitraria della procedura.

In risposta ai suoi quesiti:

1 la controversia si dovrebbe svolgere a Pechino ma non abbiamo nessuna notifica.
2 Io risiedo in Italia, la persona che ha fatto ricorso mi ha detto che l’organo al quale si era rivolto avrebbe spedito i documenti al mio ufficio di Hong Kong ma non ho ricevuto nulla nemmeno lì.
3 Chi mi ha detto che non potevo andare erano dei giovani ragazzi in divisa verde presso il Gateway internazionale di Sanya, il giorno 06 Marzo, alle 8 del mattino.

Mi par di capire che non ci sono precedenti, farò in modo che questo si senta in giro, e ben chiaro. Nel frattempo la ringrazio di nuovo, se ha altre domande sono benvenute.

Stia bene e buona giornata.

Osvaldo Danzi

 

—–Messaggio originale—–

Gentile Signor Danzi,

La ringrazio per il suo resoconto.

Se non ho capito male non mi sembra che si tratti di una controversia commerciale, ma di natura civile-penale. Da quanto scrive capisco che lei dovrebbe aver capito chi può averla denunciato e per quale motivo anche se non sa con esattezza il capo d’imputazione. Se così stanno le cose, le consiglio vivamente di rivolgersi ad un avvocato prima ancora di tentare una mediazione con la persona in questione.

L’Ambasciata rimane naturalmente a disposizione, ma non credo che in questo momento possa far molto. Ci tenga comunque  informato sugli sviluppi,

molto cordialmente,

Lucia Pasqualini

 

—–Messaggio originale—–

Da: Danzi@nokia.net

Inviato: mercoledì 12 marzo 2008 8.57

A: lucia.pasqualini@esteri.it

Oggetto: Re: R: R: R: I: ASSISTENZA LEGALE IN PECHINO

Grazie, faro’ come dice.

Perché dice che dovrebbe trattarsi di controversia “civile-penale”?

Che c’entra il penale in un caso di finanziamento personale?

Perché parla di denuncia?

Grazie e saluti

 

—–Messaggio originale—–

Scusi, ma allora proprio non ho capito nulla della sua mail.

L’Avevo anche mostrata al nostro carabiniere per un parere.

Veda che cosa le dice un avvocato e poi ci faccia sapere.

Lucia Pasqualini

 

Evidentemente dopo questa ultima prova di fegato dalla povera Lucia, il Danzi non si sognava neppure lontanamente di perdere altro tempo a risponderle. Lei, poverina, almeno ci aveva messo un po’ di impegno. Era stata messa a scaldare la sedia assieme ad altri raccomandati che non avevano la minima preparazione su qualsivoglia argomento lavorativo; non le era mai stato nemmeno accennato il suo scopo e non le era mai stata data nozione sulle sue mansioni. In ultimo, la cosa tragica era che i funzionari dei consolati e delle ambasciate, gli impiegati, i portaborse e le segretarie di tutti gli enti diplomatici italiani sono fra i più pagati al mondo. Comunque Lucia si era data da fare: dava risposte entro le 24 ore; analizzava e approfondiva con richieste di informazioni le questioni che le venivano sottoposte e, infine, si era rivolta al carabiniere in servizio presso l’ufficio visti e aveva chiesto la sua consulenza tecnico-legale. Quel carabiniere aveva l’unica funzione di distribuire bigliettini con in numeri di precedenza ai visitatori in ingresso. Non si era turbata dopo aver messo tutte queste sue ingenuità per iscritto, come normalmente accade ai dipendenti gli enti di stato italiani. Danzi apprezzava il coraggio della ingenua, imbecille e cretina impiegata raccomandata presso l’Ambasciata italiana di Pechino. Ma, soprattutto, era sollevato. Perché dopo aver letto che lei basava i suoi suggerimenti sul giudizio del carabiniere piantone dell’ufficio visti, si era messo in testa che non doveva essere in una situazione tanto pericolosa. I pensieri della Lucia erano persino più dissennati dei suoi, poteva tirare un transitorio, e breve, respiro di sollievo. Ma davvero gli italiani meritano tanto disprezzo di tutto ciò che di proprio versano nelle casse dello stato? Arrivò una seconda nota, probabilmente da un superiore gerarchico della Lucia, che era stato raggiunto dalle lettere di Osvaldo in copia. Rispose con delle altre imprecisioni grossolane e con il tono impersonale tipico di chi non vuole la minima responsabilità sulle stronzate che dice o sulle cazzate che scrive. “si riferisce quanto segue”…”si sottolinea che…”…”si è cercato di contattare…”….”si consiglia quindi di…” e poi una marea di altre balle che solo una mente impreparata e confusa può dispensare.

Anzitutto in linea di principio le limitazioni alle libertà personali esistono eccome anche per questioni civilistiche. “Nulla di simile risulta agli atti” per il semplice motivo che non ci sono atti. ‘Se poi la materia è legata all’evasione fiscale, allora si potrebbe prevedere qualche leggerissima forma di limitazione della libertà personale’…Coglionate. E chi scrive dice coglionate che si possono dimostrare molto facilmente. Il codice penale della repubblica popolare cinese prevede la pena di morte per reati quali: corruzione, evasione fiscale, pedofilia, spaccio di stupefacenti, violenza collettiva contro le donne e altri. Il raccomandato aveva scritto:

Egregio Sig. Danzi,

In relazione alla sua richiesta via mail in data 9 marzo u.s. si riferisce quanto segue:

a.In linea di principio non esistono in Cina, nell’ambito di “vertenze per richieste di risarcimento”, procedure giuridiche volte a limitare la libertà delle persone (nel suo caso infatti, da quanto risulta via mail, lei si vede al momento costretto a restare in territorio cinese contro la sua volontà);

b. da un controllo effettuato da parte di questo ufficio, considerando casi per semplici vertenze di richieste di risarcimento affrontate in passato, nulla di simile risulta agli atti;

c. Si sottolinea che, nei casi più gravi di risarcimento, previsto per

evasione fiscale e più in generale in materia fiscale, data l’attenzione da parte delle Autorità cinesi su tale argomento, -risulta infatti materia da codice penale- si potrebbe in questi casi prevedere qualche forma di limitazione delle libertà personali;

d. Si e’ cercato di contattare alcuni studi legali in via informale, tutti hanno concordato con quanto sopra descritto.

Si consiglia quindi di contattare personalmente uno studio legale in loco, al riguardo la Dr.ssa Pasqualini le ha già fornito apposito elenco, chiarendo così nei particolari il suo caso specifico e trovare una soluzione allo stesso.

Cordiali saluti,

Il Vice Comm. Econ., Finanz. e Comm.le

Fabrizio BIELLI

AMBASCIATA D’ITALIA IN PECHINO

Osvaldo sapeva come si sente il cuore di chi è perseguito e ha bisogno di aiuto. Scrisse a tutti gli indirizzi forniti Lucia e più della metà risultarono non essere corretti. L’altra metà, quella degli indirizzi presumibilmente corretti, non rispose proprio. Ci fu una sola lettera inviata dopo due settimane da parte di Birindelli e associati:

           Preg.mo Sig. Danzi,

            Abbiamo ben ricevuto la Sua comunicazione del 25 marzo, 2008 di

cui La ringraziamo.

            Dobbiamo purtroppo informarLa che il nostro studio non e’

abilitato a prestare assistenza in materia contenziosa ordinaria nella RPC e

Le suggeriamo pertanto di rivolgersi ad un avvocato cinese (abilitato)

Con i migliori saluti

Patrizia Neri

Executive Assistant to Mr. Luca Birindelli

Chissà quale cavolo di assistenza potrà dare ai suoi clienti lo studio italiano più noto nel sud est asiatico, si domandava Danzi, senza trovare risposta. Comunque le prove di coraggio non si erano ancora esaurite, coraggio degli enti di stato, non di Danzi che era sempre più tormentato dalla paura.

Gentile Signore,

In relazione alla sua richiesta, Le riportiamo di seguito la lista dei

principali studi legali presenti a Pechino.

Fra questi troverà anche importanti studi italiani.

Cordiali saluti,

LP

http://www.legal500.com/ All China Lawyers Association (ACLA):

http://www.chineselawyer.com.cn    

Birindelli e Associati

Level 31, South Tower, Beijing Kerry Center – 1, Guanghua Road, 100020 Beijing Tel: 008610-85298111 – Fax: 008610-85298112

E-mail: infochina@bea-law.com Avv. Luca Birindelli/

Avv. Sara Marchetta     

Schmitt Hohe & Ferrante Intellectual Property

Specializzato in tutela proprieta’ intellettuale

Avv. Michele Ferrante

Italia: Via Durini, 14-20122 Milano

Tel: 003902-45473328 – Fax: 003902-91390721

E-mail: m.ferrante@sflaw.it

Pechino: Binhai Hutong Xicheng District. 100035 Beijing

Tel: 008610-64002173 – Fax: 008610-64002305   

Avv. Luca Maina presso Wyselead

1504-05 Min Fang Tower – 593, Fuxing Zhonglu, 200020 Shanghai

Tel: 008621-24028277 – Fax: 008621-24028278

E-mail: luca.maina@wyselead.net

Avv. Luca Maina   

Ripa di Meana – Lega Colucci e Associati

Beijing Representative (assistenza legale,contabile,fiscale)

Office 2507 Tower A, 39 Dong San Huan Zhong Lu Chao Yang District

Tel. 008610-58692009 – Fax. 008610-58694202

100022 Beijing PRC

Avv. Stefano Vero mobile 0086-13661335080/0039-3475435263

verostefano@gmail.com verolaw@gmail.com

Chiomenti Studio Legale (Pechino)

http://www.chiomenti.net

Avv.Gianluca D’Agnolo gldagnolo@aol.com

tel. 0086-13901026739

Ds Avvocati http://www.dsavocats.com

DS Avvocati Santa Maria Tristano Ziccardi

Milano:  mail@studiosantamaria.com

Avv. Alessandro Roda Bogetti  alessandro@studiosantamaria.com

Shanghai: 008621-63906015 – fax 008621-63906500

Jun He Law  Offices

http://www.junhe.com

Beijing  Head office: Mrs. Bai Tao Attorney

E-mail: baitao@junhe.com  junhebj@junhe.com

tel. 008610-85191300 – fax.8610-8591350

China Resources Building, 20th floor 8 Jianguomenbei Avenue, Beijing

100005   

Shanghai office    junhesh@junhe.com

Shenzhen office   junhesz@junhe.com

Dalian office         junhedl@junhe.com

Haikou office        junhehn@junhe.com

Hong Kong office  junhehk@junhe.com

New York office    junheny@junhe.com       

King & Wood

31/F,Tower A Jianwai SOHO

39 Dongsanhuan Zhonglu,Chaoyang District Beijing 100022 China

Miss. Linda He

Tel: 008610-58785206/58785588 ext.5206 – Fax: 008610-58785599

heyuan@kingandwood.com

Miss. Xiaolian Zhang

Tel. 008610-58785200    xiaolianzhang@kingandwood.com      

Baker & McKenzie

Mr. Joseph T.Simone

Hong Kong: Tel 00852-28462432 – Fax 00852-28420592

Beijing: C/O APCO Worldwide Inc

Tel.: 008610-65055127 – Fax: 008610-65055257

Email: joseph.simone@bakemet.com

Email: lifang.dong@bakemet.com       

Altri:

China Solution

(Consulenza amministrativa societaria fiscale auditing revisore

contabile legale Corrispondenza su tutta la Cina)

http://www.chinasolution@00544.com

email chinasolution@00544.com

tel.: 008610-65865887 – fax: 008610-65868231

Miss  Michaela Re Public Relation

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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