Delle confessioni degli innocenti

Perché gli innocenti confessano?
Delle false confessioni e delle false ammissioni di colpevolezza. I fatti della vita sorprendono soprattutto perché stonano sempre, o quasi sempre, con le fabbricazioni fantastiche dei calunniatori di mestiere, i giornalisti, i quali non sono giornalisti in senso tecnico, sono gente dello spettacolo, attori, presentatori, sceneggiatori di operette radiofoniche, gente che parla di cose che non sa e scrive cose che non esistono. Nonostante tutte le frottole che mandano in circolo i ruffiani di stampa e Tv, c’è in questo mondo di pazzi anche della gente che studia e che pubblica informazioni untili alla sopravvivenza del contribuente. Un esempio è dato dal https://www.innocenceproject.org, dal cui lavoro caviamo che, presi 4 soggetti condannati per sbaglio, e/o ingiustamente, almeno uno dei quattro ha confessato, pur essendo tutti e quattro innocenti. La statistica la fanno sulla base della totalità delle vittime della giustizia che sono riusciti a far scarcerare, dopo anni e decenni d’ingiusta detenzione, con il trucco del DNA. Con la sola “prova del DNA”, questi fanno uscire la gente di galera, anche i condannati a morte, anziché fare come fanno in Italia, che nominano i consulenti analfabeti della Tv, danno loro l’incarico di sragionare e speculare attorno ai risultati delle analisi, “interpretandoli” a fantasia, per poi condannare comunque.

Il 15% dei primi 250 prigionieri che questo gruppo di lavoro è riuscito a far esonerare con il trucco del DNA, hanno rilasciato confessioni e/o dichiarazioni auto-incriminanti, pur essendo estranei ai fatti per i quali sono stati messi in croce. Sono 37 su 250. Cioè, 37 persone innocenti, sul totale dei 250 innocenti, che per sbaglio o per negligenza sono accusati ingiustamente, si sono auto-accusate, direttamente o indirettamente, sottoscrivendo fesserie suggerite dagli inquisitori, con le buone o con le cattive, oppure firmando consapevolmente un bel verbale di confessione.

I verbali di confessione sono farciti di dettagli, dettagli relativi a fatti specifici e non pubblici, sul come il delitto è stato commesso, su come si presentava scena del delitto, sugli abiti della vittima, sulle armi usate, eccetera. E come fa il sospetto a conoscere tutti questi dettagli? Semplicissimo, perché la confessione è CONTAMINATA. Durante l’interrogatorio, gli inquisitori hanno la libertà di dire tutte le scemenze che vogliono, sia ai testimoni che agli accusati, per convincerli a parlare. Nel caso del povero Giuseppe Gulotta, i carabinieri sono stati più diretti, a lui e ai suoi compagni sono stati riservate tutte le tecniche coercitive che usavano gli eserciti clandestini sudamericani, quando dovevano far confessare i loro opponenti. E però, se nel caso di Gulotta è facile intuire come si può cedere, dopo una notte di torture, e firmare le scemenze scritte dai carabinieri (i carabinieri dei reparti speciali, cioè, i picchiatori bravi in 6 contro uno, per giunta ammanettato), il problema delle confessioni e delle ammissioni errate è molto più esteso in generale, rispetto ai singoli episodi di tortura (i quali comunque sono assai più frequenti di quanto ne dicano i racconta-balle giornalisti).

Perché alcune persone si auto-accusano?
La tragedia psicologica ed emotiva che deve affrontare chiunque venga prelevato da casa di notte, da miliziani armati e sbrigativi, per poi essere ammanettato, allontanato dalla famiglia, dagli affetti e pure dal proprio avvocato, e trascinato alla gogna, come pure allo sputtanamento mediatico, è complessa da osservare ed intuire, soprattutto per chi non ha mai subito trattamenti coercitivi da parte di soggetti collocati in qualche posizione di vantaggio rispetto a sé. Comunque, in questa paginetta possiamo limitarci ad osservare alcuni elementi e tratti comuni ai fatti che riguardano più soggetti innocenti che hanno confessato o che hanno rilasciato dichiarazioni auto-incriminanti. I fatti più comuni che possono indurre alle confessioni false comprendono:

1) la coercizione, le domande fatte “alla maniera mia”;
2) la costrizione della prigionia è già in sé un elemento di gravissima induzione e suggestione;
3) l’ebbrezza indotta da droghe e alcol,
4) l’inibizione della stessa capacità d’intendere e di volere (che può dipendere da una menomazione, o una debolezza già presente, o latente, o essere indotta proprio dalla situazione d’improvvisa e violenta privazione in cui si trova la persona incriminata);
5) qualunque forma d’infermità mentale;
6) l’ignoranza delle procedure di legge;
7) il terrore delle minacce e della violenza (che si può ottenere anche senza violenza fisica);
8) il dolore fisico (ognuno ha dei limiti alla capacità di sopportare il dolore);
9) la promessa di una condanna peggiore (per chi non parla e non confessa);
10) la totale incomprensione degli eventi presenti da parte del soggetto incriminato.

I più giovani (infatti quei ragazzi che hanno arrestato assieme a Gullotta erano tutti attorno ai 18 anni) tendono a cedere più facilmente e a comprendere meno la situazione della loro costrizione con interrogazione e in statistica sono subito seguiti dalle persone che hanno qualche difficoltà di comprendonio. Questo però non toglie che anche il più “stoico dei cani” di Pavlov ha il suo limite di sopportazione e chiunque può essere indotto a confessare colpe non sue, si tratta solo di caricarlo di lavoro e di stress fino a giungere al suo limite, al limite che precede il collasso nervoso.

Anche le persone adulte, quindi, quelle mature, sobrie e sane di mente, possono confessare colpe non loro e lo fanno, per motivi diversi che certamente hanno pure a che fare con la durata dell’interrogatorio, con l’induzione all’esaurimento, allo stato continuato di costrizione e di privazione. Questi fattori influenzano, suggestionano, il pensiero dell’accusato, fino a portarlo allo stato d’esaltazione mistica che lo induce a credere alle fandonie che gli raccontano gli inquisitori, ad illudersi che i suoi aguzzini siano delle persone amorevoli, che in fondo stanno solo cercando d’aiutarlo. Confessando, l’illusione è quella di accontentare gli amati inquisitori ed aiutarli ad aiutarlo, per evitare la più dura condanna che spetta a chi non collabora, a chi non ammette le “sue” presunte e finte colpe, oppure che si rifiuta di accusare altri. Uno si convince, paradossalmente, ma l’illusione è sempre paradossale, che, per svincolarsi dalle ganasce degli inquisitori l’unica strada sia proprio quella di fare come dicono loro. “Confesso, così poi mi lasciano andare”. Col cavolo.

DALLA MINACCIA ALLA TORTURA
L’inquisitore può convincersi erroneamente, come spesso capita, della colpevolezza di un accusato. Da quel momento, per ottenere la confessione, l’inquisitore può usare diverse tattiche ma il fatto semplice che sta alla base del suo operare è che la sua è un’opera di persuasione. L’inquisitore deve persuadere la vittima a confessare. In Italia c’è stato il caso di un PM che ipnotizzava le sue vittime e forse quello è un esempio che tutti considererebbero “limite”. Però guarda che l’illusione ipnotica e la persuasione psicologica non seguono processi – diciamo mentali – tanto differenti. Uno può essere suggestionato a fare una cosa oppure no ma può anche essere convinto con le applicazioni furbesche della logica aristotelica, come accade ogni giorno nel sistema statunitense, la cui popolazione carceraria cresce in modo incontrollato a causa delle negoziazioni assistite, al frenetico mercanteggiare che vivono nei tribunali: o ti dichiari colpevole e te la cavi con un paio d’anni o te ne carichiamo 20-25. Nel loro caso, la minaccia è tutt’altro che suggestiva ma stai attento perché il sistema penale italiano e quello europeo stanno ricalcando sempre più fedelmente i principi di pazzia e sregolatezza del sistema penale statunitense (e anche questo non credo che sia un caso).

Oltre a ciò, sia qui che lì, è perfettamente legale raccontare balle agli accusati (ai quali però non è consentito fare altrettanto, in verità). L’inquisitore ti può dire che ha già le prove della tua colpevolezza, che altri hanno testimoniato contro di te, che le analisi forensi ti sono contro, che se non parli sta per metterti in cella con 7 energumeni che odiano gli stupratori (e magari ti stanno proprio accusando di stupro), che la confessione è l’unica via per evitare la pena di morte (o l’ergastolo), e altre scemenze dello stesso tenore. Dopo ore passate costretto a sentire menzogne, palle fuori controllo miste a minacce, somministrate senza interruzione, uno può essere persuaso per induzione, per suggestione, per spirito di obbedienza, per paura, per debolezza, per stanchezza, ma anche per un semplice calcolo matematico: “se confesso mi danno 3, se non confesso mi danno 30. Dove sia la verità non ha nessuna importanza, di fronte a questi numeri, e però si tratta di un calcolo razionale che si basa sulla premessa di bugie che hanno raccontato gli inquisitori.

Gli inquisitori e i giornalisti sono liberi di raccontare tutte le balle che vogliono, di prendere tutte le cantonate che vogliono, le loro carriere restano assicurate dai finti risultati che si crede che ottengano. E però non è così per le loro vittime. Chi viene accusato, secondo la legge, non dovrebbe essere obbligato a testimoniare contro sé stesso, ma così nei fatti non è. Chi confessa, può essere indotto a farlo per i motivi visti di sopra e chi non confessa, chi sceglie di non rispondere, come dovrebbero fare tutti, quello viene subito giudicato perlomeno sospetto, perché la scelta di non rispondere “non è una scelta neutra” – diceva quella PM senza sapere di cosa stava parlando.

Non so come fanno gli ultimi avvocati penalisti a resistere nella situazione presente, ci sarebbe da impazzire, c’è da impazzire, seguendo, proprio in questi giorni, i processi che danno più scandalo. E però intravedo un futuro sereno per le nuove generazioni di avvocati, quelli più giovani, più superficiali e più ignoranti, quelli ai quali non è stata inoculata la cultura del diritto e che pensano di mettere cibo sul tavolo facendo i ruffiani degli enti di stato e delle parti civili nei processi più celebrati da stampa e Tv. Il loro futuro è sereno, come ho visto facile quello dei giovani avvocati cinesi, ai quali viene subito insegnato il modo per farsi pagare in anticipo e senza fare nulla, essendo la loro funzione totalmente irrilevante nei processi penali.

Annunci

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: