Giornalismo e naturale stupidità umana

I giornalisti e le leggi fondamentali della stupidità umana.
Vogliamo dire che tutta l’imbecillità che si fotografa in giro sia esclusivamente il risultato di un lungo processo di ottundimento? È la stupidità umana, quella dei “cretini pericolosi”, una sindrome contagiosa? Si può avere la stupidità indotta mediante l’imposizione dell’ignoranza da parte del sistema educativo, universitario, scolastico e televisivo? In altre parole, se alle università si cercasse di trattare problemi reali, invece di rincoglionire la gente con le finte nozioni, quella gente, in giro per il mondo, sarebbe meno stupida e meno ignorante? Secondo le leggi fondamentali della stupidità individuate dal Cipolla, no, non ci sarebbe proprio nessuna differenza.

Proviamo un’applicazione pratica delle leggi del Cipolla. Una delle quattro leggi sostiene che non c’è differenza tra la percentuale di stupidi in gruppi umani distinti per categorie culturali. Cioè, nel suo esempio, se si prende un’università qualunque come campione, la percentuale “omega” degli stupidi è identica per ciascun gruppo umano, confrontando i gruppi costituiti dai bidelli, dagli studenti, dagli insegnanti e dai rettori. La percentuale di stupidi presente fra i professori, quindi, non è affatto inferiore a quella degli stupidi individuabili fra gli studenti o fra i bidelli.

Lo stesso ragionamento lo potremmo fare in tribunale. La percentuale omega di stupidi è identica se in tribunale si prendono a campione dei presenti, dei giornalisti, degli avvocati, dei magistrati, delle persone del pubblico, dei testimoni, degli accusati, dei cancellieri, delle guardie, eccetera.

La caratteristica tipica del comportamento che si colloca a metà tra lo sprovveduto e lo stupido è quella di credere alle scemenze, alle più ridicole e alle più inverosimili. La caratteristica tipica del comportamento categorizzabile come stupido puro, è invece la tendenza a dire scemenze e a dire e fare continuamente cose stupide che danneggiano altri e sé stessi, senza necessariamente trarne beneficio e spesso, anzi, subendone delle perdite.

Se prendiamo dunque l’esempio di una giornalista dotata di scarsissima intelligenza e la mettiamo a testimoniare sulle ciarle che strutturano le calunnie pubblicate di continuo, dai giornali e dai rotocalchi dei loro padroni, sarebbe ragionevole aspettarsi che, udendo le sue scempiaggini in aula, i giudici, gli avvocati, i cancellieri, il pubblico e persino i carabinieri, dovrebbero sentirsi oltraggiati dalle scempiaggini della scellerata calunniatrice e la vedremmo cacciata fuori dall’aula a calci-in-culo, e denunciata per oltraggio, falsa testimonianza, calunnia aggravata e continuata, eccetera.

Invece:

1) le sue panzane vengono prese sul serio dai giudici e danno luogo a conseguenze penali per gli incolpati;

2) gli avvocati degli incolpati non la denunciano per le sue calunnie e le sue diffamazioni;

3) gli altri giornalisti ricalcano, ripetono e amplificano le sue fandonie;

4) il pubblico della Tv crede a tutte le scemenze che si sente dire da giornali e Tv;

5) più sono incredibili e stupide le frottole, tanto più vengono credute dal gran numero del pubblico televisivo.

Da ciò discende irrimediabilmente che quella legge, secondo la quale la percentuale omega non varia al variare del grado d’istruzione del gruppo umano sotto osservazione, come non varia al variare delle professioni, si riconferma anche in tribunale, come pure sui milioni del pubblico televisivo, perché le stesse scemenze sono credute da una percentuale omega di persone che seguono la tv, numero impressionante e sempre sottovalutato, da una percentuale omega di colleghi della giornalista-testimone, da una percentuale omega di magistrati, avvocati, giudici, cancellieri, eccetera.

Dobbiamo però ammettere che le leggi fondamentali della stupidità umana individuate dal Cipolla presentano qui una drastica eccezione: la categoria dei giornalisti. La categoria dei giornalisti riesce a contenere in sé una percentuale omega di stupidi (e scellerati calunniatori) assai superiore rispetto alle altre categorie, impropriamente confrontate con questa, come professionali. Il mestiere dell’attore-giornalista non è infatti un vero mestiere, non è una vera professione, è piuttosto un vero e proprio operare leccando suole a stipendio, talvolta a stipendio milionario, e, se pure hanno pensato bene di inventare un albo per elencarci dentro tutti i ruffiani dediti alla pratica continuata della diffamazione e della calunnia aggravata, non è una professione. Oltre a ciò, se il genere umano potesse essere diviso in categorie, la categoria dei giornalisti non sarebbe compresa fra le “categorie umane”. Forse questo spiega perché la loro percentuale omega sia superiore fino a comprenderli praticamente quasi tutti, e spiega pure la difficoltà nel confronto tecnico della infida categoria dei giornalisti con le professioni, non essendo quella del giornalista né una professione, né un vero lavoro e tantomeno un’arte o un commercio, rispetto alle leggi fondamentali sulla stupidità umana del Cipolla.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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