Come fanno i Cinesi a maneggiare i Contanti?

 

COME FANNO I CINESI AD AVERE I CONTANTI?
1) Da dove vengono e come fanno i cinesi a comprare i negozi in Via Paolo Sarpi?
– Semplice: sono radicati in Europa e in Italia da generazioni, fin dalla fine della prima guerra mondiale; a fine guerra, centomila di loro, inviati a condividere i topi e il fango nelle trincee italiane, hanno deciso di non rientrare in patria e hanno messo radici in terra aliena. I negozi li comprano perché gli italiani li vendono. L’imprenditore italiano, dopo aver dato il sangue all’erario per decenni, soffrendo l’effetto di trascinamento fiscale al 70%, a un certo punto si stufa e vende. Nel 2000 c’erano 70 ristoranti in vendita solo a Roma e li hanno comprati tutti i cinesi. Perché? Perché sono più fessi, dal punto di vista italiano, sono disposti a lavorare anche per un reddito minimo, e pregano inutilmente i loro antenati di vedere giorni migliori. Per generazioni praticano il risparmio nevrotico, non escono, non fanno le vacanze al mare e non comprano le stupide case in multiproprietà a Séstriere, bevono poco e non vanno in discoteca il fine settimana. Vedrai che il contante per rilevare i negozi che chiudono per fallimento lo hanno “sotto il mattone” e nota che gli acquisti più massicci avvengono sempre in corrispondenza delle crisi “cicliche” artificiali, orchestrate dalle banche centrali; esempi recenti li abbiamo vissuti nel 1992, nel 1999 e la più fraudolenta e vergognosa è quella del 2007, che dura almeno da 11 anni. Ogni volta ci sono imprese che chiudono e qualche volenteroso se le rileva. Dunque la domanda corretta è: “perché i negozianti italiani vendono i loro esercizi commerciali ai cinesi”?

– Perché sono oppressi dal fisco e dalla GdF, che lavorano direttamente per conto delle banche centrali.

2) “Nel 2014 gli investimenti cinesi all’estero ammontano a 103 miliardi di dollari.” – E che c’entra questo con i bottegai-risparmiatori di via Paolo Sarpi? Niente. Sono dati statistici che si ottengono confrontando le voci doganali d’importazione ed esportazione delle varie nazioni. I grandi flussi di capitale che escono dalla Cina per andare all’estero non servono a comprare i negozi che falliscono in Italia, sono piuttosto diretti al mercato finanziario. Per esempio, controlla quanti miliardi di dollari escono ogni anno dalla Cina e che sono diretti a Hong Kong, o alle borse di Tokyo, o in Africa, o a New York e a Londra. Oltre a ciò, diciamo che almeno il 40% delle esportazioni dalla Cina di prodotti cinesi è in mano a ditte multinazionali straniere e questo significa che gli “investimenti cinesi” all’estero sono in verità investimenti fatti da filiali, sussidiarie, sedi estere e simili, di multinazionali con padroni occidentali.

3) Al minuto 2:50 dice il giovane imprenditore:

“ho deciso di chiudere perché sono stufo di lavorare 16 ore al giorno per prendere lo stipendio di una persona comune.”

E questa precisa dichiarazione riscontra tutto ciò di cui si parla di sopra.

4) “Come fanno i cinesi ad avere a disposizione tanto denaro liquido?

– Anche questo è molto semplice e tieni presente che parliamo dei bottegai che rilevano il bar, non delle corporazioni multinazionali con sede amministrativa in Cina comunista e sede legale a New York o a Londra. I cinesi fantasticano su tutto e non sembrano avere molto contatto con la realtà, tranne quando si parla di denaro. Quando il tema in oggetto è il denaro diventano dei calcolatori bionici e non si fanno fregare dalle banche. Il cinese sa che la banca lo imbroglia e per questo cerca di tenersi lontano dalla banca quel tanto che può. Se deve chiedere denaro a prestito lo chiede ai genitori, ai parenti e forse persino a qualche amico. Oltre a ciò, siccome i pagamenti per chi tratta con i cinesi avvengono sempre per contanti, e anticipati, è facile per un dettagliante e anche per un grossista tenere cifre consistenti in cassa.

DEI BENEFICI DELLA LIQUIDITÀ DI CASSA
Una volta questa era una magia conosciuta anche dai gestori dei locali italiani. Venti anni fa e più, il barista andava alla banca il lunedì, a versare l’incasso della paninoteca dopo il fine settimana, e versava 25 milioni in contanti. Immagina cosa versava, allora, la pizzeria, dopo il fine settimana, in un’epoca in cui le pizzerie chiudevano alle 3 del mattino (e a Forte dei Marmi alle 7 del mattino). Lo stesso si può dire anche per i bottegai, che venti anni fa incassavano prevalentemente contanti. L’introduzione surrettizia del trucco della carta di credito ha preso piede in Italia negli anni ’90 e gli altri imbrogli fatti dalle banche, unitamente ai sensi di colpa indotti dalla televisione e da una legislazione che lavora contro i cittadini e per le banche centrali, hanno fatto dimenticare l’uso del contante e i suoi vantaggi. In Hong Kong un fesso qualunque può presentarsi allo sportello della banca che gli tiene il conto, il cassiere non lo conosce di persona, perché non è possibile conoscere di persona i miliardi di clienti delle banche di Hong Kong, e ritirare centinaia di migliaia di dollari in contanti senza problemi e senza doversi prenotare l’importo, anche in altra valuta straniera, se vuole. Lo stesso si poteva fare in Cina comunista, fino a pochi anni fa. La massaia poteva andare in banca, prima delle feste di capodanno, e prendersi un sacchetto di biglietti da cento, dello spessore di quattro mattoni messi uno sull’altro, e passeggiare tranquillamente in strada con tutto quel denaro senza essere molestata da nessuno. Se immagini che i cinesi hanno mantenuto quell’attitudine anche nei tempi presenti non farai fatica a capire il resto. Anche qui la domanda del giornalista lecca-suole è sbagliata. La domande giuste sono:

“come mai gli imprenditori italiani NON possono più avere, come prima avevano, la stessa disponibilità liquida di contanti?”

“Perché gli imprenditori italiani sono costretti ad umiliarsi in banca per chiedere la carità di poter ritirare una piccola parte del LORO stesso denaro?”

– Perché le banche centrali, attraverso gli aguzzini dello stato e gli impiegati delle banche operative sul territorio, espropriano gli imprenditori e i contribuenti della loro roba, sia direttamente che indirettamente.

ALCUNI ESEMPI DI ESPROPRIAZIONE INDEBITA DIRETTA:
– oppressione fiscale,
– pignoramento e sequestro,
– apertura di conto corrente (che è un contratto di mutuo con il quale il cliente della banca rinuncia alla proprietà del proprio denaro e lo presta alla banca che, legalmente, con quel denaro ci fa quello che vuole);
– appropriazione indebita del governo di una percentuale delle somme depositate sui conti bancari (ricordi la rapina a tutte le banche italiane fatta dal governo italiano nel 1992? Il furto del cosiddetto “6 per mille” sottratto con la forza dai conti dei correntisti italiani sugli importi calcolati retroattivamente?)

ALCUNI ESEMPI DI ESPROPRIAZIONE INDEBITA INDIRETTA
– politiche inflative e deflative (sempre manipolate);
– recessione finanziaria (sempre artificiale);
– finta lotta alla criminalità organizzata (DLgs. 159 del 2011);
– finta lotta al riciclaggio (DLgs. 231 del 2007);
– inibizione della circolazione del contante (se non ti consegno il tuo denaro, e posso farlo, quello è denaro sequestrato ed espropriato, o no?);
– fluttuazioni dei cambi delle valute (sistematicamente manipolate, ricorda il trucco del raddoppio dei prezzi in Italia con l’imposizione automatica dell’EURO? In una notte tutti i prezzi sono raddoppiati e questo equivale a dire che, in una notte, il capitale di ciascun operatore economico si è dimezzato. La parte mancante è stata sottratta con la frode e la frode è una pratica di espropriazione indiretta comune sia ai briganti che lavorano per gli enti di stato che ai tecnici-impiegati che lavorano nelle banche).

Se ti fai queste domande, riprendi a ragionare e poi t’incazzi, perché da qualche parte ti hanno fregato, ti fregano, continuano a fregarti, e quelli che ti fregano non sono i bottegai cinesi, che vendono le loro cianfrusaglie ai venditori ambulanti arabi e marocchini, ma è proprio lo stato, i suoi aguzzini e i suoi ruffiani, che ti dicono le bugie necessarie per la frode, in televisione e sui giornali.

5) Attorno al minuto 4:17, la prostituta-giornalista falsa il senso di una risposta data da un delatore analfabeta cinese che, come tutti i cinesi e soprattutto quelli analfabeti, storpia le lingue straniere quando le parla, e dice:

“…non pagano 100% le tasse…- avete sentito bene? – insiste la prostituta-giornalista – non pagano 100% le tasse… “

Che significa questo? Il delatore voleva dire che non pagano le imposte al 100%, cioè che non le pagano nella loro interezza e magari riescono a tenere qualche nichelino in saccoccia. Mancando alcuni elementi essenziali della struttura della frase del delatore, la manipolazione e il depistaggio, da parte della prostituta e dei suoi montatori in redazione, sono più agevoli. Ma anche se avesse voluto dire “non pagano nemmeno una lira di tasse”, cioè evadono il 100% delle tasse, a me che me ne cala? Siccome sono le banche centrali che fabbricano il denaro e decidono a chi prestarlo indebitamente, perché si tratta di finanziamenti di denaro fabbricato indebitamente e del quale indebitamente si sono appropriate, chi non paga le imposte non fa proprio nessun danno alla comunità produttiva. Né lo stato né le banche centrali hanno bisogno del denaro dell’evasore fiscale. La ragione per la quale si pratica l’estorsione fiscale non è direttamente legata al bisogno di far cassa degli enti di stato.

DELLE RAGIONI DELL’OPPRESSIONE FISCALE
Lo scopo primario e fondamentale della persecuzione fiscale è il controllo, l’abbattimento, la distruzione della ricchezza prodotta dalle comunità produttive. Le comunità sono ridotte all’obbedienza solo a condizione che restino relativamente povere e/o che siano relativamente impoverite. Certo bisogna vedere fino a che grado di sopportazione arriva quel “relativamente” e bisogna sempre contare sui falsi bersagli (gli evasori e gli evasori cinesi, per un paio di esempi) e sulla strutturale cooperazione dei falsari di stampa e tv, per impoverire le famiglie facendo loro credere che il loro impoverimento sia conseguenza della colpa d’altri.

6) Il giornalista ruffiano (4:43) Fabrizio Cassinelli generalizza con termini più suggestivi e parla di “criminalità” e di traffici “umani” o simili. Secondo il suo romanzetto d’appendice, “la comunità cinese s’indebita per permettere ad una coppia di sposi di venire in Italia. Poi quelli sono costretti a lavorare 15 ore al giorno per restituire il debito ai clan che gli ha erogato il prestito e la favola parzialmente realistica continua…” – e però nel loro stesso servizio c’è anche l’imprenditore italiano che si querela di sopra perché deve lavorare inutilmente 16 ore al giorno (vedi punto 3). Anche gli italiani, dunque, sono ricattati dai clan criminali (stato e banca centrale), ai quali devono ripagare un debito non dovuto e per conto dei quali devono lavorare inutilmente per tutta la vita, con la differenza che gli italiani non s’indebitano per scelta autonoma, essi sono indebitati per decisione illecita e arbitraria di stato e banca centrale.

7) I ruffiani della televisione sono anche molto invadenti e fastidiosi e devono sempre andare a rompere le palle alla gente che si fa i fatti suoi. Qui scambiano per “sospetto” il naturale senso di repulsione che suscitano quando vanno a dar fastidio ai negozianti. Chi ha fatto il rappresentante di prodotti inutili ha dovuto subire reazioni simili a questa anche e soprattutto dai negozianti italiani, quindi l’atteggiamento è comune a tutti i negozianti e non è affatto “sospetto” (a calci-in-culo, anzi, andrebbero ricacciati in strada i giornalisti, se capitassero al “mio negozio”). Oltre a ciò, il bottegaio cinese è insofferente alle telecamere e alle macchine fotografiche in generale. In nessun negozio del sud est asiatico è consentito fare riprese e/o fare fotografie, neppure nelle camere di commercio, nei ristoranti, nei supermercati, nei consolati italiani, presso gli uffici degli scalda sedie prezzolati dell’ICE, da nessuna parte; per quello che riguarda i bottegai cinesi è perché hanno il terrore panico che i loro concorrenti (sempre cinesi) imparino i prezzi delle loro cianfrusaglie e li battano sul mercatino di riferimento. Il fatto che poi non parlano italiano non stupisca. In ogni ristorante cinese in Italia ne trovi uno su 30 che parla italiano in modo comprensibile. La giornalista cretina intervista un cliente, una sguattera, e poi una cretina che invece parla bene l’italiano e le dà le risposte che si merita. Come fanno i giornalisti a guadagnare così tanto solo per dire scemenze? Questo a loro non lo domanda mai nessuno.

 

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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