BERTRAND RUSSELL SULLA SIGNORA CINA REPUBBLICANA

 

Scrive BERTRAND RUSSELL, attorno al 1920, in “THE PROBLEM OF CHINA”, capitolo IV, titolato “Cina moderna”:

“Come sappiamo, la Cina, dopo aver avuto l’imperatore per quaranta secoli, decise, undici anni fa, di diventare una repubblica democratica..”

Dopo questa proposizione, Russell riprende a narrare la storia cinese partendo da 3700 anni prima della sua epoca (e quindi, sostanzialmente, senza sapere niente di ciò di cui parla). Noi possiamo fermarci un momento qui, perché c’è già qualcosa da sottolineare. Anche se il rapporto è interessante e ricco di nozioni culturali per chi non è mai stato in Cina, a noi non interessa saperli in questo capitolo, che s’intitola “Cina moderna”, se prima non abbiamo chiarito cosa significa questo cambiamento della Cina che

 “decise di diventare una repubblica”.

Anzitutto, il modo in cui si esprime sembra quello giornalistico dei giorni nostri, che poi forse riflette un po’ il gergo delle antologie e dei libretti di storia che vengono somministrati nelle scuole per confondere gli studenti e abituarli a formulare pensieri astratti, generici, privi di contenuti in senso proprio. Non ha senso infatti dire che

“la (signora) Cina decide di diventare una repubblica democratica”.

Non esiste un soggetto che si chiama Cina (la signora Cina) e che prende delle decisioni. Sono gli individui che prendono le decisioni, che finanziano le imprese e che fanno le cose. Perciò, nella lunga narrazione del rapporto di Russell, contemporaneo dei fatti che c’interessano, bisognerà faticare, evitando di farsi sedurre dalle antiche leggende dei Manchù, per rimediare qualche data rilevante della sua epoca, il nome di qualche protagonista che sia almeno suo contemporaneo, e prendere nota di qualche evento significativo, sia esso casuale o prodotto con intenzione.

Dice ancora Russell, dopo aver accennato alle remote vicende delle famiglie imperiali, che, in seguito a tutte quelle vicende lontane decine di secoli,

“…….dopo la rivolta dei Boxer (1900), la sconfitta subita dal Giappone (1894-5), tutti i cinesi ponderati aprono gli occhi e percepiscono il bisogno di un governo migliore, più moderno rispetto a quello della famiglia imperiale…la rivoluzione ‘scoppia’ nel 1911”.

Vedi che abbiamo di nuovo il linguaggio della narrativa priva di fatti concreti? Senza spiegare cosa accade con i Boxer e cosa accade con il Giappone, e chi, dal Giappone, ha deciso e armato quel conflitto, dopo avervi appena accennato, le vicende riprendono ad essere narrate con lo stile delle fiabe, seguendo la logica delle espressioni ovvie e delle metafore che però adombrano i fatti concreti specifici.

Esempi di eventi naturali, più o meno spontanei, sono i temporali, gli straripamenti dei fiumi, il sorgere e il tramonto del sole. Ma gli atti compiuti dagli uomini sono atti e non eventi naturali. Si può dire che un temporale “scoppia”? Si può dire che “è scoppiato un temporale”? Forse. Ma certe espressioni metaforiche idiote che ripetono continuamente storici, economisti e giornalisti, non si devono dire, se si vuole cercare di essere concreti e di non raccontare troppe scemenze. Le guerre non “scoppiano”, le rivoluzioni non “scoppiano”, le monete non “tramontano”, i sistemi monetari non “tracollano”, la borsa non “crolla” (come invece crollano i palazzi demoliti, i ponti eccetera).

Chi sarebbero poi questi “cinesi ponderati?” Come comprenderebbero essi questa necessità di un governo più “moderno”? E poi che cavolo significa “moderno”? Chi e come organizzerebbe i “cinesi ponderati” per la rivoluzione? Chi li finanzia e perché? Uno che vuole raccontare i fatti deve rispondere a queste domande e deve anche tenere presente che, nello stesso periodo, o nel periodo immediatamente precedente, in Europa e in Russia certe famiglie organizzano e finanziano rivoluzioni un po’ dappertutto, per rovesciare le monarchie ed installare le finte repubbliche e le vere banche centrali, oltre che i sistemi pratici del collettivismo oligarchico, detti “socialista” e “comunista”.

Russell descrive la rivoluzione del 1911 come una rivoluzione moderata, “simile nello spirito alla nostra del 1688” (alla quale però lui non è presente) e ricorda che il promotore di quella rivoluzione è Sun Yat Sen, il quale, all’epoca in cui Russell scrive il rapporto (1920, più o meno) è alla testa del governo di CANTON. Questo mi pare un dettaglio non da poco, perché, se nel 1920 Sun Yat Sen ha un incarico simile a quello di un mega-governatore locale, quando lo metteranno alla testa della nazione tutta? All’epoca dei fatti rivoluzionari, nel 1911, “.. è appoggiato dai repubblicani”, scrive Russell, ma non specifica chi sono questi “repubblicani”, e viene eletto come presidente provvisorio (ma non specifica da CHI viene eletto e come).

Essere presidenti, e ad interim, di una nazione così vasta, ricca di diversi ceppi linguistici, razziali, culturali, ricchissima di signorie locali, e con le armate del nord fedeli alla dinastia originale, appare mestiere difficile, a prima vista, e infatti, il generale delle armate del nord, tale Yuan Shih- kai, che potrebbe benissimo fracassare i “rivoluzionari”, decide invece di venire a patti con loro, di riconoscere la repubblica a condizione di essere messo lui a fare il presidente anziché Sun Yat Sen. In Cina, lo nota anche Russell, il nord è sempre stato più militarista e meno liberale rispetto al sud e Yuan Shih-kai, al suo tempo, stando a Russell ha già ciò che si definisce la gestione di armate moderne (rimediate come?), anche se assai modeste rispetto a quelle europee.

E così, sotto l’egida del generale ambizioso, il quale predilige sangue e acciaio a tolleranza e diplomazia, nell’aprile del 1913, si riunisce un’assemblea costituente che redige una carta costituzionale e organizza un parlamento composto da persone opportunamente elette. Yuan dispone degli eserciti ma perde presto il consenso parlamentare, non essendo disposto a dover ridurre i suoi poteri di presidente. E il rapporto di Russell vuole che il presidente, pur avendo contro la maggior parte del parlamento, dato che è alla testa delle armate, prevalga. Ma come fa a rendersi autonomo rispetto al parlamento? Indebitandosi con le banche straniere – Russell non specifica quali in questo capitolo – e indebitandosi secondo prassi non permessa dalla Costituzione, esattamente come avviene ai giorni nostri, per esempio, negli Stati Uniti d’America, anche se non sarebbe permesso dalla loro Costituzione.

Russell racconta di una sola rivolta che si ha nel sud della Cina, opportunamente repressa, dopo la quale Yuan diventa sovrano assoluto in terraferma cinese. Secondo Russell, la dittatura di Yuan durerebbe a lungo, data la sua forza e la forza delle sue armate, con le quali controlla anche il sud. Sennonché, Yuan “decide di farsi imperatore e questo fatto, da sé, dà luogo ad una rivolta vittoriosa”. Nonostante quest’altra pillola di gaia narrazione fiabesca, la quale segue ancora la logica dell’argomentazione astratta e priva di fatti concreti, Russell fa morire Yuan nel 1916, per un attacco di cuore, “si dice”, e dice proprio così: “si dice”. A me interessa rilevare che:

A) l’esperienza repubblicana in terraferma cinese dura solo 5-6 anni, anche se non sappiamo da Russell chi abbia veramente finanziato e installato quella repubblica;

B) Sun Yat Sen ha poca parte nell’avventura, perché secondo Russell egli è solo il promotore della rivoluzione ma non è presidente se non provvisorio;

C) il protagonista della prima “rivoluzione repubblicana” cinese è Yuan Shih-kai, un generalissimo del nord, avvezzo a lavorare proprio per l’imperatore;

D) i mandanti di Yuan Shih- kai sono “banche straniere“; per ammissione dello stesso Russell, Yuan Shih-kai, trascurando il divieto costituzionale, si rende autonomo rispetto al parlamento ed alimenta le sue armate prendendo prestiti da “banche estere”.

La relazione di Russell è assai interessante e pare anche ben scritta, nonostante faccia poche ammissioni specifiche e dirette. Per quanto riguarda questa paginetta, basta notare che egli, contemporaneo dei fatti di causa, ammette le circostanze dei FINANZIAMENTI ESTERI ai capi di stato repubblicani cinesi e che, dato che la sua relazione è scritta nel 1920, per quanto autorevole e affascinante, non serve a chiarire ciò che accade dopo il 1920. Mi sgancerò da Russell, quindi, e considererò del materiale scritto da mano meno autorevole ma assai più esplicita e diretta, con riserva di riscontrare gli eventi e di elencare tutte le fonti. Taluni autori concludono e semplificano col dire che Winston Churchill, Adolf Hitler, Joseph Stalin e Mao Zedong sono semplicemente quattro spie dei “servizi segreti” britannici (e questo significa che lavorano alle dirette dipendenze della Banca d’Inghilterra, come molti altri, prima e dopo di loro) e tutti sanno che le famiglie cinesi, poste a capo dei vari governi cinesi che seguono la cosiddetta “rivoluzione repubblicana”, sono grasse di elementi istruiti in occidente e di soggetti effettivamente occidentali (come Morris “Two-Gun” Cohen, l’esperto avvelenatore gesuita che toglie di mezzo Sun Yat Sen).

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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