DELL’INFAME DIETRO L’ANGOLO

 

DEL PRETE E DEL PROFESSIONISTA
A differenza del professionista, il prete resiste più a lungo alle pressioni esterne praticate per costringerlo a violare il segreto professionale e i principi più sacri del codice deontologico. Il prete lavora per un’organizzazione che gode di diversi privilegi ed impunità extraterritoriali e questo gli dà più forza, anche in senso psicologico, perché discendono direttamente dai circoli scellerati del Vaticano, ponendolo soggetto al solo giudizio del dio delle favole religiose. Confessare al prete le proprie magagne non è utile a nessuno ma c’è motivo di credere che, in cuore al prete, il segreto è custodito meglio e più a lungo di come lo sarebbe se fosse condiviso con un professionista.

Stiamo bene attenti. Avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro, impiegati e dirigenti di banca, e tutte le altre categorie di parassiti dediti alla prostituzione...

 

…sull’indotto di di chi produce in concorrenza con questi personaggi, sono oggi obbligati dalla “legge” (DLgs. 231/2007 e successive integrazioni) a praticare lo spionaggio industriale a carico dei loro clienti, per conto degli organi di repressione e di estorsione (GdF, Equitalia o simili e quant’altro) che lavorano per gli enti erariali e che, in ultima analisi, fanno gli interessi delle banche centrali. A differenza del professionista, il prete misericordioso pratica lo spionaggio industriale solo per conto della propria industria, che fa capo alla chiesa di Roma e alle sue banche offshore. E però, in tribunale, il prete se lo sbatte sotto la gonna se il procuratore gli domanda i segreti del suo cliente e, mi pare di capire, per quanto la sua funzione sociale sia predatoria e parassitaria anche più di quella del professionista medio, mi sembra che il prete sia l’ultimo cristiano in senso tecnico, l’ultimo baluardo a protezione della memoria del principio deontologico, che ancora offre di sé qualche esempio di comportamento coerente con i propri doveri morali, professionali e istituzionali.

Il malcostume generalizzato, indotto dai decretacci pretestuosi e liberticidi degli ultimi 18 anni (decretacci progettati ed impiantati in seguito alla perenne farsa delle finte emergenze artificialmente organizzate dagli enti di stato), presso i professionisti, i bancari, gli impiegati delle poste, i sindacalisti, i consulenti paghe, le case da gioco eccetera, è accolto dagli stessi professionisti con una tale e vergognosa  condiscendenza che addirittura, poi, la sindrome del servilismo si estende con naturale spontaneità anche ad altre categorie di “operatori sociali” del finto male: i medici e gli psicologi.

 

Di sopra, abbiamo un altro finto processo sceneggiato (DEL BIMBETTO NEL CASSONETTO) inscenato dai ruffiani della televisione, per fortuna questa volta un finto processo non forzatamente colpevolista, perché i giornalisti moralisti si proclamano implicitamente, e fin dall’inizio, a favore della difesa dell’innocenza della bifolca che ha perso il bambino (morto, dice lei, nato morto, dice lei, che lo recupera dalla tazza del cesso dopo averlo cagato) e l’ha buttato nel cestino.

Lo psichiatra che ha raccolto le confidenze di Marika” dice la didascalia, mentre testimonia il marziano barbuto al processo, lo psichiatra che racconta ciò che l’imputato, Marika, gli avrebbe CONFIDATO. Ma non dovrebbe opporre il segreto professionale? La gente è cretina, e il professionista non fa eccezione. La “legge” ingiusta, o il procuratore che ti fa le domande, e se tu rispondi sei tu che rinunci ai tuoi doveri e non lui, t’impone di fare cose illegali ed ingiuste ma, se fai cose illegali ed ingiuste, il fatto che la legge o il procuratore ti “obblighino” con dei solleciti, non ti discrimina rispetto al codice penale, a quello deontologico, e rispetto alle altre leggi che violi. Questo significa che, oltre che essere riconosciuto per l’infame che è, ogni professionista dovrebbe essere querelato, sia davanti alla giustizia penale che davanti a quella dell’ordine professionale, per violazione dell’art. 622 cp, dei suoi doveri deontologici e istituzionali.

Ci sono in Italia alcuni avvocati penalisti della vecchia guardia che, stai sicuro, non si piegano davanti a queste storture del sistema, ma sono una minoranza e si occupano di questioni “massicce”, quindi non illuderti che il tuo avvocato e il tuo commercialista rientrino in quella cerchia. La violenza e i soprusi che originano dalla voluta confusione esagerata del sistema normativo della nostra epoca di decadenza fa accettare tutto a tutti e nessuno sa bene che cosa si accetta. L’avvocato “amministrativista”, lo chiamano così, non so perché, il commercialista, il civilista, il notaio eccetera, quando praticano lo spionaggio industriale contro i loro stessi clienti, perché credono di essere obbligati a farlo proprio dalla normativa vigente, mettono i loro clienti, le loro vittime, direttamente nelle mani degli aguzzini della polizia giudiziaria e degli altri compari dell’oppressione. Gli atti dell’avvocato civilista contrassegnano reato e comportano conseguenze penali per i loro clienti, anche penali, anche penali se pure attuati con procedure che si spacciano per amministrative. Ecco perché devono essere denunciati, tutti. Hanno accettato supinamente di trasformarsi in confidenti di questura ma il fatto che la legge li obbligherebbe a farlo dipenderebbe fondamentalmente dalla loro volontà, se ne avessero. Ecco perché devono essere denunciati, tutti. Questa gente non deve pensare di continuare a campare a scrocco dei propri clienti solo contando sulla loro ignoranza e sulla propria vilissima cialtroneria. Se un avvocato si rifiuta di obbedire all’oppressore e si fa processare, “si crea una giurisprudenza che diversamente non si crea”. Ma loro non si fanno processare, non disobbediscono, non distinguono legge giusta da legge ingiusta e neppure se ne fregano più di tanto delle forme, visto che le leggi di oggi sono tutte provenienti da organi non delegati a legiferare. Ecco perché devono essere denunciati, tutti: avvocati, commercialisti, psichiatri, notai eccetera, ogni volta che violano il segreto professionale (e cioè sempre). Tutti sono punibili ai sensi e per gli effetti dell’articolo 622 del codice penale (rivelazione di segreto professionale) e nessuno di loro è mai discriminato rispetto al codice deontologico, quindi devono essere denunciati sia presso la procura della repubblica che presso l’ordine professionale e, visto che gli ordini degli avvocati in Italia se ne sbattono le sottane delle denunce che ricevono, e visto che gli avvocati italiani sono, vuoi o non vuoi, soggetti anche alle norme deontologiche “dell’avvocato europeo” e, visto che il codice deontologico dell’avvocato europeo vieta allo stesso di fare la pettegola, vanno denunciati tutti, anche al Consiglio degli Ordini Forensi Europei, o all’associazione che si fa carico di comminare loro le sanzioni (Avvertimeno, Censura, Sospensione, Radiazione).

L’articolo 622 del codice penale vale poi anche per lo psichiatra, per lo psicologo e per le altre categorie di ciarloni che campano raccontando fiabe in tribunale, come pure, vedrai, sono previste sanzioni dal odice deontologico delle loro associazioni di categoria.

Ora consideriamo i racconti che lo psichiatra-pettegola fa in tribunale e decidiamo assieme se, quei racconti, all’imputato potrebbero o non potrebbero, teoricamente, arrecare nocumento e/o gravissimo nocumento.

Racconta in tribunale i fatti della sua paziente lo psichiatra-pettegola:
“…mi ha raccontato che….la notte non è riuscita a dormire…è andata diverse volte al bagno…una di queste volte ha sentito – inizialmente- fra le gambe la testa del bambino…e che il bambino sarebbe poi caduto – letteralmente – all’interno del water….mi ha raccontato di averlo ritenuto già morto…si sarebbe addormentata..alle 6 risvegliata, e mi ha raccontato di aver pulito il bagno, lavato la sala da pranzo, di aver occultato il piumone che era macchiato di sangue, e poi di aver messo il feto in una busta, mi ha raccontato di averla SCELTA, una di quelle buste che non lasciasse intravvedere il contenuto, e di averlo messo dentro un armadio, dopodiché sarebbe ritornata a letto.”

Anche la sorella dell’accusata rilascia una testimonianza che le va contro ma su questa non ci soffermiamo, perché le sorelle-infami-e-puttane sono dietro ogni angolo e parlano sempre a sproposito, anche se in buona fede, ma quelle non sono vincolate da un codice deontologico, né sono punibili ai sensi dell’art. 622 del codice penale.

Continua quindi il ruffiano-psichiatra-pettegola “che ha raccolto le CONFIDENZE di Marika” della povera mentecatta chiamata (a sua colpa) Marika:

“..mi ha raccontato di non aver raccontato a nessuno della sua gravidanza…di non averne parlato con i famigliari, né inizialmente con le amiche…”

L’omicidio forse non si può dimostrare, quando si sostiene che la madre, ripescando il bambino morto dalla tazza dal cesso lo ha trovato già morto (chissà quanto ci è rimasto nel cesso prima che quella cretina si rendesse conto di cosa succedeva) ma l’occultamento di cadavere e, quantomeno, l’omissione di soccorso, certamente sì (“avrebbe visto che era morto, lo avrebbe occultato e si sarebbe messa a dormire, anziché chiamare “inutilmente” l’ambulanza).

E però viene assolta perché “la frottola non sussiste”. Perché? Te lo dico subito, è semplicissimo, perché i calunniatori della televisione, le prostitute della disinformazione organizzata, hanno deciso così. Sono loro che determinano gli eventi, che decidono chi vince e chi perde in tribunale, chi vince e chi perde alle elezioni, chi passa per scemo e chi passa per furbo durante i dibattiti eccetera, perché la realtà e la fantasia sono sempre morbosamente miscelate e quindi i manipolatori vincono continuamente. La vecchia ruffiana di RAITRE “un giorno di scemenze in pretura” lo ammette, dice che “Marika è una brava ragazza – una ragazza gentile e sensibile con un’intera vita davanti – che si è trovata a gestire accadimenti tragici che non ha né scelto (è stata fecondata dallo spirito santo?) né voluto (non ha voluto dirlo a nessuno, questo sì che non ha voluto) e la stessa cosa si potrebbe dire per chiunque commetta un delitto: “a un certo punto non ci ho visto più…non ci ho capito più niente…” e allora? I prestigiatori della televisione e della cartaccia stampata dimostrano come possono manipolare il risultato sia per eccesso che per difetto. Lo scandalo del bambinetto nel cassonetto genera un profondo e amarissimo sconvolgimento nell’opinione pubblica che vorrebbe la madre-assassina appesa in cima a un palo. Ma sono i giornalacci e la televisione con loro prestigiatori e i loro pagliacci a creare questo sconvolgimento psicologico nelle masse dei consumatori cornuti e contribuenti. Poi, con un altro trucco di prestigio, gli stessi calunniatori ti trasformano la “madre di morte”, il “mostro” in “una ragazza gentile e sensibile con un’intera vita davanti”, che è meno colpevole di un’altra mentecatta perché ha preso la patente “senza dirlo a nessuno”, per dimostrare che era in gamba come una ragazza normale, e che è riuscita a diplomarsi nonostante i suoi evidenti problemi di articolazione del linguaggio. Tutta roba che non c’entra un fico secco e che per altre vittime della giustizia non avrebbe e non ha alcun peso in aula. Chi ha la Tv dalla sua parte, e normalmente gli attori, vecchi e nuovi, sono richiamati a comparire in Tv, gode di una serie di vite-impunite, almeno lunga come quella dei gatti.

E però una regola vale sempre bene per tutti, e merita ricordarla, se un giorno tocca di essere giudicati in corte d’assise. Chi piange e si dimostra umile, fragile, più o meno vagamente instabile, anche più o meno andicappato/a, chi si umilia davanti ai giudici e agli inquisitori (ricordare sempre i racconti lacrimati della Cristallo, che ha ammesso in lacrime di aver ammazzato il convivente e di avero poi nascosto il cadavere, con l’aiuto complice del suo nuovo amante, ed è stata comunque assolta, e anche lui, come a dire che ha fatto bene ad ammazzarlo, perché la trattava troppo male, e forse è vero che ha fatto bene, dovremmo tutti ammazzare chi ci tratta male) avrà sempre dalla parte sua più probabilità di sfangarla in tribunale, rispetto a chi cerca di ragionare, intelligentemente e razionalmente, studiano inutilmente le procedure e i codici, e argomentando, circostanziando con precisione sui fatti concreti di causa.

 

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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