Della Guerra contro le Popolazioni Civili Indifese e Disarmate

 

Della guerra contro le popolazioni civili disarmate
John Kleeves (Stefano Anelli) scrive in “Sacrifici Umani” che la teoria e la pratica della “guerra totale” s’introduce con la seconda guerra mondiale. Non capisco perché egli usi il termine “totale”, che mi richiama a memoria il direttore “totale” del terzo film di Fantozzi, per il solo fatto che la guerra si sposta dai campi di battaglia alle città. La novità è tutta lì, anziché combattere, le forze armate avversarie distruggono le città dei cosiddetti “nemici” con i bombardamenti aerei. In effetti l’argomento è interessante e uno non potrebbe finire mai di domandarsi a cosa si deve questo rivoluzionario cambio di strategia militare. E a cosa si deve? Secondo la visione di Anelli-Kleeves,

La novità consisteva nel cercare di vincere la guerra con un ricatto di questo genere: se non ti arrendi, o se il tuo esercito non si arrende, allora massacro la tua popolazione civile – uomini, donne, bambini indiscriminatamente – e continuerò eventualmente a farlo sino a che non ne rimarrà niente ed a questo punto il tuo esercito – che sino a quel momento potrà anche essere rimasto perfettamente intatto – non avrà più nessuno per cui combattere.

La spiegazione di Anelli-Kleeves appare subito non tenere conto di alcuni fondamenti della storia moderna che non si cavano dai libri di testo, tutti prodotti dalle stesse fabbriche internazionali di cialtroneria che gestiscono i padroni della propaganda, evidentemente, ma che ancora meno si cava dalle tediose conferenze dello storico ruffiano Noam Chomsky, finto intellettuale, finto rappresentante del pensiero critico e del dissenso, finto insegnante che predica la retorica spicciola al MIT assieme al suo portaborse analfabeta vietnamita (Ngo Vinh Long) che, come lui, diventa a sua volta insegnante al MIT per aver fatto da “scout” ai soldati statunitensi che organizzavano la contro-insurrezione in Indocina, prima d’iniziare i grandi bombardamenti di tutta l’area, e nonostante non si capisce una parola di ciò che dice, quando parla in inglese. Noam Chomsky, sempre sotto sedativi, fa addormentare gli studenti e Ngo Vinh Long li fa arrovellare nei dubbi, con la sua impenetrabile ed incompiuta parlata arcana. Se Anelli-Kleeves è vicino a Noam Chomsky e se da lui raccoglie briciole d’influenza, ho paura che non finirò di leggere il suo libro. Ma torniamo a lui.

 

Prima di tutto, se vediamo le immagini originali della prima guerra mondiale, possiamo osservare miglia e miglia di desolazione e di distruzione, durante tutto il percorso che i poveri stronzi fanno a piedi per arrivare alle trincee. Ma quella desolazione e quella distruzione sono desolazione e distruzione di città e villaggi o cittadine rase al suolo, completamente distrutte dalle cannonate e dalle granate. È vero che non esistono in quel tempo i grandi bombardamenti della seconda guerra mondiale, perché l’industria dell’aeronautica e degli assassini volanti è solo agli inizi, ma questo non significa che le popolazioni civili siano risparmiate dalla tragedia. Tuttavia non sbaglia qui l’Anelli facendo la distinzione tra le due tattiche, perché la seconda guerra mondiale sembra proprio cristallizzare la perversione della strategia militare esclusivamente sulla distruzione sistematica delle città. La prima guerra mondiale è una guerra di trincea e la seconda è una guerra contro le città. Se non è “totale” la prima non lo è neppure la seconda, a meno che non si voglia fare come i finti legislatori della nostra epoca, che danno alle parole la definizione loro, ogni giorno diversa.

Dunque, perché la guerra si decide di farla contro le popolazioni civili? Per un “ricatto”?

“Se non ti arrendi massacro la tua popolazione…e il tuo esercito non avrà più nessuno per cui combattere”.

E a chi si fa questo ricatto? A chi è rivolto quel “se non ti arrendi”? Sembra quasi che dica che gli eserciti fanno la guerra, combattono, per le popolazioni, tanto è vero che, sterminate le popolazioni, “non avranno più nessuno per cui combattere“. Ma non è così. Gli eserciti sono formati da persone perlopiù ignoranti che vengono reclutate con il trucco della propaganda, associato al trucco del bisogno di lavorare, che a sua volta è legato al trucco del devo pagare le bollette e dare da mangiare a me e alla mia famiglia. Così si reclutano le bande degli assassini in divisa e non c’è nessun vero rapporto tra loro e le popolazioni civili che dicono di rappresentare. Certo, si dicono scemenze come “patriottismo”, “ho servito il mio paese”, “la nazione” eccetera ma sappiamo benissimo che sono espressioni retoriche, usate surrettiziamente per dissimulare la rapina o altri delitti anche peggiori. La guerra non si fa “per (a favore della) la popolazione”, la guerra si fa perché a qualche limitato numero di persone conviene farla e quel limitato numero di persone non rappresenta affatto la popolazione sotto le bombe, perché vedrai che durante la guerra, sia la prima o la seconda, quei papponi se ne stanno tranquillamente al bordo piscina di qualche bella villa in Svizzera, o in altre località che, non si sa perché, non sono mai neppure sfiorate dalla guerra “totale” o “mondiale”.
La storia del ricatto non sta in piedi.

Ripensiamoci, la guerra non è “totale” ma è una guerra che si sposta dal campo di battaglia alla città. Oltre a ciò, la storia del ricatto non tiene perché:

A) non si sa a chi si fa il ricatto;
B) gli eserciti non combattono “per le popolazioni”;
C) anche distruggendo le città, chi ti dice che hai vinto la guerra?
D) La guerra moderna non la si fa per vincerla, la guerra deve durare, non importa chi vince (Anelli non ha letto Orwell).

E) Nonostante che tutte le città sono sistematicamente distrutte con le bombe, gli eserciti non si sono mai arresi e non hanno mai ceduto al ricatto; anzi, le forze armate tedesche entrano infatti in guerra proprio in seguito ai continui, incessanti, bombardamenti incendiari dell’aviazione britannica sul nord della Germania su cittadine assolutamente indifese, lontanissime da obiettivi militari, le cui popolazioni sono arrostite dalle bombe al Napalm a decine di migliaia per notte. Queste sono bombe inglesi che cadono sulle cittadine tedesche, prima che inizi la seconda guerra mondiale.

F) Il nazismo in Germania è stato finanziato interamente dai capitalisti d’occidente e dalle loro banche con sede in New York. Quindi pare un trucco degli “americani”, per usare quel linguaggio giornalistico astratto su “americani”, “tedeschi”, “francesi”, “russi” eccetera, come ad indicare dei responsabili nelle popolazioni di quelle lande, popolazioni di babbei contribuenti che non sanno un accidente di niente del perché si fanno le guerre, anche se poi sono chiamate a combattere e/o a ricevere le bombe sulla testa in città.

G) La guerra contro le popolazioni civili serve proprio per risparmiare le installazioni militari nemiche; pare che gli “avversari” (leggi Sun Tsu) non le vogliano assolutamente danneggiare. Per fare un esempio, in Germania, dopo i bombardamenti, dopo l’invasione degli “alleati”, certi aeroporti militari sono ancora perfettamente funzionanti, tanto è vero che i nazisti volano indisturbati fino a Lisbona per prendere tranquillamente la nave per il Sudamerica.

H) Hiroshima e Nagasaki sono distrutte dopo la fine della guerra, dopo che il finto imperatore giapponese dichiara di volersi arrendere, quando tutto il Giappone è già interamente raso al suolo, e sono le uniche due cittadine ancora sane, lasciate intere per testare le due bombe atomiche.

I) Le famigerate “rules of engagement” dei macellai statunitensi in Vietnam non permettono di toccare le installazioni militari del nord, per un bel periodo di tempo, ed impediscono di colpire molti altri obiettivi strategici, costringendo di fatto i macellai volanti a bombardare ed avvelenare tutto il sud della piccola nazione ma anche delle nazioni vicine, Laos e Cambogia, per esempio, soprattutto distruggendo coltivazioni e villaggi di contadini.

L) Per ammissione dello stesso Anelli, i coloni che hanno le loro ragioni d’interesse per procedere alla “conquista del west”, durante questo loro movimento verso la costa occidentale americana, ammazzano quasi tutti i pellerossa che trovano. Non era quello un genocidio di popolazione civile? Lo sterminio delle popolazioni disarmate è un malcostume che si ripete dall’epoca coloniale in poi, con o senza armi di distruzione di massa. La guerra contro le popolazioni civili non è quindi un’invenzione dell’epoca dei bombardieri.

Secondo la visione di Anelli i bombardamenti statunitensi ed inglesi, sulle popolazioni urbane disarmate delle città tedesche, italiane, francesi, bulgare, rumene, giapponesi eccetera,

“furono invece eseguiti al preciso scopo di costringere l’avversario alla resa per mezzo del ricatto costituito da una concreta minaccia di genocidio”.

E ritorniamo alla novella del ricatto psicologico e dell’illusione ideologica del voler “fiaccare psicologicamente”  “l’avversario” o il pretesto di volerne “indebolire la capacità industriale”. Sono tutte affermazioni che non hanno senso pratico.

1) Sul ricatto si è già detto di sopra che non sta in piedi.

2) Sulla concreta minaccia di genocidio….la domanda è la stessa, la minaccia rivolta a chi?

3) Sul pretesto del voler indebolire la capacità industriale dell’avversario, anche Anelli si accorge che è fraudolento, tanto è vero che si ammazzano le popolazioni delle città ma non si distruggono le industrie, come non si toccano gli snodi logistici e gli obiettivi militari strategici, le cui attrezzature e i cui armamenti, e anche i cui specialisti, ogni volta che si può, vengono salvati ed esportati in Russia e nelle Americhe (Vedi il “progetto paperclip”).

4) E chi sono i “nemici”, o gli “avversari”? Tutto il mondo è in guerra. I soldati cinesi indossano divise naziste e importano tecnologia militare dalla Germania per combattere i Giapponesi ma..poi si sa che il Giappone è alleato di Germania ed Italia e allora…i soldati cinesi dovranno cambiare divisa…anche gli italiani cambieranno divisa…

5) Secondo la testimonianza esplicita di un protagonista diretto della seconda guerra mondiale, il colonnello Fletcher Prouty: coinvolto in diverse operazioni speciali per conto degli enti di stato più o meno clandestini statunitensi, come la conferenza del Cairo e quella di Teheran, nel tardo 1943,

5.1. i 4 grandi-pupi alleati della seconda guerra mondiale, Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill, Chiang Kai-shek (di questo quarto pupo i libri di testo non parlano, perché poi verrà scaricato e al suo posto metteranno il grande burattino finto-comunista Mao Zedong) e Joseph Stalin, s’incontrano per pianificare il destino dell’Asia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Mancano ancora due anni di bombardamenti e di ricatti di genocidio e questi pianificano già il dopo? Non ti viene il dubbio che le sorti della guerra si sappiano già da prima e a prescindere dai bombardamenti delle città? E come possono quei burattini sapere di già come finirà la guerra? Come si può, nei fatti, sapere queste cose in anticipo? La risposta sta tutta nelle paghe dei soldati. Chi finanza la guerra decide chi vince e chi perde, semplicemente strozzando i finanziamenti da una parte e facendo l’opposto dall’altra, come si fa negando gli aiuti al finto generalissimo Chiang che dovrà scappare dalla Cina con i suoi tagliagole, tradito dai suoi padroni anglo-americani, e lasciare a scaldare la poltrona il nuovo presidente Mao. Ma questo accade nel 1949. E prima?

5.2. Sempre lo stesso colonnello, racconta di essere basato a Okinawa a fine seconda guerra mondiale e di assistere al carico di 500 mila uomini e di una straordinaria quantità di armamenti ed equipaggiamenti che devono servire per invadere il Giappone. Ma il Giappone è già invaso, oltre che totalmente distrutto; che facciamo, rispediamo tutto e tutti indietro negli Stati Uniti d’America? No, sarebbe uno spreco. Metà di questa gente e di questa roba la mandiamo in Corea del sud e l’altra metà ad Hanoi. Siamo al 2 di settembre del 1945 e qualcuno sta già pianificando la prossima guerra di Corea, seguita poi da quella d’Indocina, che sarà poi seguita da quella del Vietnam. Chi fa queste pianificazioni di lungo periodo e come fa a sapere chi vince e chi perde? Ora non pretendo di rispondere a questa domanda, dico però che, se nel 1943 i pupi s’incontrano per decidere i confini asiatici del dopoguerra, due anni prima che finisca la guerra, e che, se nel 1945, 250 mila soldati americani sono mandati in Corea ed altri 250 mila in Indocina, dove resteranno per 20 anni prima d’ingolfarsi deliberatamente nella guerra del Vietnam, è chiaro che il ricatto del genocidio e del bombardamento delle città NON DECIDE l’esito dei conflitti ed è un “concetto” che semmai segue l’esito della guerra (la pianificazione dell’esito della guerra) e non la precede. Frasi puerili che suonano come questa: “il Giappone, stremato, si arrende”, oppure “la Germania, distrutta dalle bombe, cede..” sono suggestive e fuorvianti ma non dicono niente di solido. Non esiste nessun signor Giappone e non c’è nessuna signora Germania. Esistono persone che prendono decisioni e in base a quelle decisioni le guerre finiscono, se finiscono, quando finiscono, come finiscono. In ogni caso il genocidio è parte del gioco di quelle persone e solo i loro psico-analisti possono provare a spiegarne la genesi. Pensare che il genocidio sia uno strumento tattico-strategico per vincere una guerra è perciò sbagliato, e ricalca il linguaggio degli stupidissimi libri di testo che abbiamo inutilmente sudato a scuola. Certo, se non lo è, uno si domanda giustamente cosa lo praticano a fare e come fare per giustificarlo. Forse una parte della risposta alla domanda è contenuta nella domanda stessa. Il genocidio non si giustifica con la guerra o con la necessità di vincere la guerra. E però, per fare i giochi di prestigio con gli allocchi che insegnano la storia ai bambini di terza elementare, si può usare il trucco della guerra per giustificare la necessità, l’inevitabilità. del genocidio. Se un motivo c’è, deve essere investigato altrove.

5.3. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale si ha la guerra di Corea e le armi che si usano lì sono proprio quelle inviate dal colonnello Prouty.

5.4. Più tardi, nel 1954, si ha Dien Bien fu, e i macellai della legione francese si meravigliano della portata dell’artiglieria moderna (americana)  messa in mano ai ribelli indocinesi.

5.5. Ufficialmente gli Stati Uniti d’America supportano il governo francese con 3 miliardi di dollari stanziati per far fuori Ho Chi Minh.

5.6. Dal 1954 al 1965, i consulenti dei servizi di spionaggio statunitensi preparano insurrezione e contro-insurrezione in Vietnam. per ammissione dello stesso Foster Dulles, “noi siamo in Vietnam dal 1945“, a onta del fatto che il primo marine americano sbarca ufficialmente a Danang nel 1965, venti anni dopo. Se servono vent’anni per preparare poi una guerra che dura altri dieci anni, terminata infine con la volontaria rinuncia del governo statunitense, che avrebbe potuto vincere in qualunque momento se solo non fosse stato ordinato a fare il contrario, come spieghi che il genocidio serve per vincere? Anzi, qui hai la prova del contrario. Il genocidio viene praticato sistematicamente dai rappresentanti del governo e del popolo statunitense, per 20-30 anni, per contare anche ciò che si fa prima manovrando surrettiziamente Ho Chi Min contro “l’occupazione francese”, bombardamenti di tutta l’area coltivabile, uso esteso dei famigerati diserbanti per estirpare l’ultima piantina di riso rimasta intera, bombardamenti massicci alle zone di confine, estesi alla Cambogia, al Laos, decine di milioni di morti ammazzati, l’incitazione dei Khmer Rossi e poi? E poi a capitolare sono proprio le forze che praticano la guerra di genocidio?

5.7. Oliver Stone conta 75 milioni di morti a fine seconda guerra mondiale. Non è già questo genocidio? Il genocidio, non la minaccia di genocidio, si ha e si vuole con freddissima determinazione, e meglio se è genocidio di popolazione civile assolutamente disarmata e totalmente indifesa, niente affatto necessario per mandare ad effetto i piani di chi lo ha deciso. La domanda rimane, perché?

La mia risposta è che non ne ho la più pallida idea, nonostante sia chiaro che l’interpretazione di Anelli non è collocabile nella realtà pratica. Riprendo quindi qualche osservazione che fa Prouty nel suo libro (“The Secret Team“), più affidabile di Anelli perché non è contaminato dalla ruffianeria di Noam Chomsky e perché è parte diretta, interna, della banda delle cricche più o meno segrete che organizzano il genocidio, senza sapere o dire per conto di chi ma forse accennando ai perché o ai modi del perché.

Uno dei compiti della Compagnia delle Indie Orientali è quello di fare il censimento della roba, l’inventario, del mondo. L’impero britannico controlla gli oceani e i mari di tutto il pianeta, fino a quel momento, e, sapendo che il mondo è una palla, i suoi ruffiani si rendono conto che le risorse che possono depredare sono limitate in ordine di quantità, essendo lo spazio limitato.

Uno dei ruffiani della Compagnia delle Indie Orientali è Thomas Malthus, che insegna storia ed economia politica al Haileybury College, Hertfordshire. Malthus è proprio uno dei primi che ha il compito di fare l’inventario della roba (dove si prende l’acciaio, dove si prende il manganese, il petrolio, i diamanti, l’oppio, l’argento eccetera) del pianeta per conto della Compagnia. Servo dei suoi padroni, Malthus è noto per aver elaborato questa bella idea (che piace tanto a Kissinger e al suo padrone Rockefeller): “la popolazione del mondo cresce in misura sproporzionata rispetto alle risorse disponibili (la gente scopa troppo rispetto al resto del mondo vivente che produce il suo alimento)”. Secondo questa nozione è solo una questione di tempo prima che il cibo si esaurisca e le genti inizino a scannarsi tra loro per una cima di rapa.

Convenientemente, un altro ruffiano delle Compagnie delle Indie Orientali che scrive su commissione, tale Charles Darwin, nello stesso periodo fa diffondere il proprio fumetto dai suoi grassi padroni; l’idea di fondo della sua pubblicazione è che la vita nel mondo è caratterizzata soprattutto e solo da una lotta tra bestie per contendersi i mezzi di sussistenza. Solo i forti sopravvivono, i deboli e i malati (o le popolazioni civili disarmate ed indifese delle città bombardate) sono comunque destinati a scomparire.

Beh, se è così, allora chi se ne frega? Ammazzare non è più tanto deplorevole, se si tiene la riserva mentale che si ammazza gente che è destinata a morire comunque, perché lo hanno stabilito due scrittori su commissione. Già nel loro tempo esiste quindi la “legalizzazione” del genocidio da parte dei colonizzatori che sterminano le popolazioni delle terre che colonizzano. La civilizzazione moderna è frutto di quell’impostazione e, da quel momento in poi, ma anche prima, se veramente vai a vedere, ovunque si va colonizzando, o depredando, si pratica il genocidio, quello che Anelli chiama impropriamente la “guerra totale”, con la quale si eliminano fisicamente le anime umane, nelle campagne e nelle città disarmate, ma si cerca di risparmiare la distruzione delle grandi infrastrutture militari, che servono ad erodere la ricchezza prodotta in eccesso dall’industrializzazione, sia in tempo di pace che di guerra.

 

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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4 commenti

  1. Della guerra totale e del megadirettore totale…

    Ciao Prof.
    Hai messo tanta carne al fuoco e mi provo a rispondere ad alcune domande che ti fai su Kleeves; andando con ordine:-

    1) Guerra totale, perché questo aggettivo?

    Kleeves intende guerra totale il particolare tipo di guerra che anglo-americani hanno fatto nei secoli alle nazioni contro le quali si sono battute, quello che non lo ha fatto risaltare è la relativa povertà dei mezzi offensivi (ed anche informativi) che si avevano a disposizione nei tempi andati, ma in epoca moderna, con la creazione del bombardiere divenne evidente chi era un criminale di guerra e chi invece la guerra continuava ad intenderla come una contesa prevalentemente tra eserciti (*).
    Per fare degli esempi passati di questa concezione di guerra, gli americani forniscono un vasto repertorio: nella conquista del west attiravano i guerrieri indiani a dei colloqui di pace mentre con la cavalleria assaltavano gli accampamenti indifesi, massacrando donne, vecchi e bambini. Vendevano wishky adulterato, cioè mescolato con la polvere da sparo, con l’obiettivo di sterminarli tutti, addirittura, se uccidevano un adolescente indiano non perdevano l’occasione di sprofondare il cadavere in una fonte d’acqua sotto un cumulo di sassi per avvelenarla.

    Dietro queste azioni, c’è la volontà di sterminio totale di un’intera nazione.

    E’ una cosa evidente, se visiti gli Stati Uniti, che di discendenti degli indiani non ne vedi in giro se non nelle vicinanze delle riserve, cosa che invece in tutti gli altri paesi del continente, specie in quelli conquistati dagli spagnoli-portoghesi, i nativi sono comunque presenti dappertutto e numerosi.
    Anche gli spagnoli massacrarono milioni di persone, ma la loro guerra era classica di conquista, non totale, e cioè: soggiogato il nemico (armato) non serve più altro scorrere di sangue.

    Con l’apparire del bombardiere nella seconda guerra mondiale, tutti centri studi militari delle nazioni si domandarono quale fosse l’uso più proficuo di un mezzo, per allora, lento, poco manovrabile, facile da abbattere a quote basse dove il bombardamento sarebbe stato un po’ preciso, efficace allora solo ad alte quote, cioè lontano dalla contraerea.
    La risposta fu univoca: poteva colpire solo obiettivi indifesi e in maniera imprecisa, e la sua sola utilità era quella di fare stragi nelle città del nemico.
    Le nazioni più civili, Germania, Francia, Giappone, Italia, Russia si rifiutarono di usare la tecnica della guerra totale, cioè lo sterminio della popolazione civile come strategia per vincere la guerra (Kleeves lo spiega bene il perché, perché è una strategia che a lungo andare porta alla scomparsa della nazione che l’ha applicata); furono solo gli Inglesi e gli americani ad applicarla. Come sempre, ma con mezzi nuovi. Per loro non è una novità, nuovi sono i mezzi!

    (cit) …per il solo fatto che la guerra si sposta dai campi di battaglia alle città…

    No, la guerra alle città la fecero solo gli inglesi e gli Americani, quindi non è un semplice fatto di spostamento degli scenari, si tratta dell’emergere di una specificità che prima non era stata riconosciuta dalle altre nazioni. Quella è la novità, quella è la guerra totale.

    (*) La guerra classica tra eserciti contendenti non significa che le popolazioni civili siano al riparo dai danni. Quando un esercito avanza e quell’altro indietreggia è giocoforza che ci sia una scia di distruzioni anche di installazioni civili, ma la guerra totale è un’altra cosa: le popolazioni civili diventano l’obiettivo primario delle azioni belliche. Gli americani, in tutte le guerre recenti, trovano sempre il modo di colpire gli ospedali con qualche scusa…

    2) Noam Chomsky…

    Kleeves in un suo articolo scrive questa frase “vedi la differenza tra Chomsky di prima del ’67 e dopo”?

    Io non ho letto di Chomsky e la differenza non la so vedere, ma questa frase è una evidente presa di distanza dal professor Chomsky.
    Non credo che si sia riferito a Chomsky per i suoi lavori, anche perché nella lista degli autori di riferimento figurano tanti altri autori, ricordo Charles Beard ed anche il recentemente scomparso William Blum.

    3) E a chi si fa questo ricatto?

    Con la premessa che siano le banche centrali a dirigere la politica e le nazioni del mondo, come se fossero i loro pupazzi, diventa difficile rispondere a questa domanda. Se entrambi i contendenti sono agli ordini dei banchieri non ha senso un ricatto del genere, la guerra diventa un fatto interno alla forma di potere realmente dominante.

    Senza questa premessa la risposta alla domanda è più agevole: il ricatto viene fatto alla dirigenza politica-militare della nazione avversaria: se tu non ti arrendi ti stermino la popolazione to-tal-men-te, poi voglio vedere se hai ancora voglia di combattere…e per chi?

    Non molti, tra tanti validi autori, nel passato sono arrivati alla conclusione che le banche centrali abbiano le redini del mondo; ripeto informarsi era difficile in tempi in cui internet non c’era.

    Che gli eserciti non combattano per il “bene” della popolazione sono d’accordo, ma credo che siano spinti dalle caste dominanti della nazione contro le caste avversarie (sempre se si evita di considerare la prima premessa).

    …devo interrompere…

    Alla prossima, ciao.

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    1. Ciao bel giovane.

      1) La tua visione è più ampia e ti ringrazio per la spiegazione. Io mi sono ancorato all’inizio del suo saggio, in cui mi è parso che desse la definizione di guerra totale con l’intervento dei bombardieri.

      Sono evidentemente d’accordo con il tuo sentire, e sulla conquista del west ricordo anche quando davano le coperte contaminate (mi pare di vaiolo) ai pellerossa per farli riparare d’inverno, con la conseguenza che si ammalavano poi di vaiolo. Di trucchi ne hanno usati tanti ed era sempre “guerra totale”, cioè, genocidio, sterminio, e non guerra di soldati sui campi di battaglia.

      DELLA GUERRA DI CITTÀ
      E però è vero che la strategia militare della guerra, dalla seconda guerra mondiale in poi, si è spostata tutta sulle città, ed è da tanto che mi domando se ho capito il perché di ciò. I bombardamenti delle città non servono al ricatto e non servono allo sterminio, non totale, perlomeno, non come quello dei pellerossa, come certamente non servono a vincere la guerra. È solo un modo, per quel poco che ho capito, per scansare gli obiettivi strategici. E gli obiettivi strategici si scansano proprio perché la guerra non si deve vincere. In questo senso, mi pare che il tuo amico non abbia capito fino in fondo, come pure non lo ha capito il povero William Blum, che ho letto dieci anni fa e che ha fatto un lavoro incredibile, incredibile pure per lui stesso, di classificazione sulla quantità di conflitti con i quali i finti soldati americani (e i loro ruffiani NATO, anche italiani) hanno ammazzato civili innocenti in giro per il mondo.

      Lo sterminio totale della Germania, del Giappone, della Yugoslavia, dell’Afghanistan, per dire alcuni nomi a caso, però, non si è avuto, come invece si è avuto quello dei pellerossa, quindi lo scopo deve essere un altro.

      Sul fatto che i bombardieri non potessero colpire (altro che “solo obiettivi indifesi”) strutture militari e strategiche ci sarebbe da discutere; secondo me è una scusa.

      Il fatto che si usino per “vincere la guerra”, secondo me è un’altra scusa.

      Sul fatto di spostare la guerra sulle città, è vero che allora sono solo gli inglesi e gli americani ma oggi sono sempre loro in associazione criminale con i loro ruffiani NATO e compari. Oggi lo scenario non cambia, vanno sulle città. In Vietnam, Cambogia, Laos e seguenti, vanno sui villaggi dei contadini, quindi per “città”, diciamo in generale che voglio dire obiettivi strettamente NON militari.

      2) Noam Chomsky
      Non leggo mai le introduzioni ma su questo libro ho fatto lo sbaglio di leggerla e ne vedo una che dice subito:

      “….il libro di John Kleeves merita l’attenzione che si riserva solita- mente ai “casi” letterari. Che un autore americano di sinistra, vicino a Noam Chomsky e all’ala radicale pubblichi un libro di critica all’americanismo e delle responsabilità storiche degli Usa….”

      e nella bibliografia, l’autore riminese cita:

      “N. Chomsky, La quinta libertà: ideologia e potere. La politica statunitense in America centrale, Rimini 1989.”

      Se si è poi dissociato da quel vecchio ruffiano non posso che essere contento per lui.

      Per quanto riguarda Blum, mi spiace ma non ha capito un cazzo neppure lui. Ha fatto un lavoro eccezionale ad elencare le guerre dei suoi compaesani e ne ha sottolineato il fatto che sta dietro la farsa dell’esportazione della democrazia:
      “Uccidere, bombardare e torturare”.
      Però mi pare che non faccia altro che dare un elenco, utilissimo, senza chiarire il perché di tutto ciò.

      Senti qui cosa dice in un’intervista a RT (3:47)

      Blum dice che il motivo per il quale (il fantoccio) bin Laden ha apprezzato il suo libro è che lui (Blum) sostanzialmente ammette che:

      “la gente che ci attacca non lo fa per pazzia o per cattiveria..dal loro punto di vista cercano la vendetta per i decenni di morti ammazzati che abbiamo procurato noi in medio oriente….” (più o meno dice così).

      Ora, se è uno storico, non può credere alla fandonia del finto auto-attentato di Nuova York, e invece finge di crederci, perché parla di “gente che ci attacca”.
      Non c’è stato nessun attacco a Nuova York, e lui non lo ha capito?
      Egli elenca le guerre fatte per esigenze di “politica estera” ma non sa poi in cosa consiste lo scopo di queste guerre e ignora completamente il trucco degli auto-attentati, e dei FINTI auto-attentati, perché gli auto-attentati possono essere veri (Bologna, per esempio, ed è in corso un ennesimo processo dal quale si cavano molti dati interessanti sull’operato dei vertici dei carabinieri, o servizi segreti) oppure finti (come Parigi e Nuova York, per esempio).

      Come può uno storico morire da storico, finendo la carriera di storico senza sapere che anche la sua storia è una truffa?

      3) Ho capito il senso della domanda del ricatto ma non ha senso, visto che la premessa né tu né io la ignoriamo (e cioè i trucchi delle banche centrali) e invece gli storici la ignorano, fagocitando la confusione che già prevale di suo.

      Sulla questione che fosse difficile informarsi senza internet, hai ragione ma Auriti per esempio lo faceva e ci sono altri storici morti molto prima di Blum che hanno fatto passi molto più spediti di lui, anche senza internet (Antony Sutton, Quarrell Quigley, Eustance Mullins, che non è uno storico di mestiere, David Irving e molti altri. Noi non li conoscevamo perché non c’era internet ma loro pubblicavano, ciò di cui parliamo noi adesso, già negli anni ’70, e prima pure di allora).

      Salud

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