Politiche Monetarie a Fondamento della Schiavitù Salariata

 

Dell’espropriazione della roba e dei frutti del lavoro d’altri
I rivoluzionari storici dell’epoca moderna sono delle pedine organizzate e manipolate dai padroni delle banche centrali. Il fatto è tanto semplice che nessuno lo vuol capire. Karl Marx, Che Guevara, Fidel Castro, Benito Mussolini, Lawrence d’Arabia, Chiang Kai shek, Clinton, Obama, solo per fare alcuni esempi di pupi moderni, hanno tutti avuto, e più d’una volta, la copertina del Times. Il fatto semplice è che per fare le rivoluzioni occorrono fucili e cannoni e per avere i fucili e i cannoni occorre che qualcuno li produca e li consegni lì dove servono, a Medina, Stalingrado,  Berlino, Dien Bien Phu eccetera. Ritardare una consegna può determinare la perdita di una parte rispetto alla vincita di un’altra parte, come succede a Chiang che deve scappare a Formosa mentre il finto comunista Mao Zedong viene installato al suo posto, quindi chi decide l’esito del conflitto è chi ha la pecunia, chi può fabbricare il denaro per comprare e consegnare gli armamenti. Gli impianti ideologici servono a pretesto, per tenere ignorante il resto del mondo, ma quelli che combattono, i guerrieri e i guerriglieri, sono tutti pagati, nutriti ed equipaggiati, o si alimentano con la rapina, e non capiscono un fico secco di questioni filosofiche o ideologiche (altrimenti non sarebbero lì a combattere). L’impero britannico, che è in mano ai padroni delle banche centrali, appare statisticamente l’organizzazione che più di altre riesce a fabbricare rivoluzionari in giro per il mondo, selezionando frustrati con nulla da perdere, come il finto comunista Fidel Castro, taglia-gole e rapinatori di banche, come Chiang Kai shek, trafficanti d’oppio, come Mao Zedong, pirati con licenza d’uccidere e di trafficare in schiavi negri, come il famoso Francis Drake, paranoici come Stalin, morti di fame come Mussolini e stregoni dell’occulto emarginati come Marx, mettendoli su qualche trono, fisico o ideologico, al posto di altri appena ammazzati o scacciati. In nome di libertà e giustizia mettono i popoli gli uni contro gli altri, li fanno ammazzare tra di loro e si prendono la loro roba e il frutto del loro lavoro.

Dei Sindacati
I sindacati, come le banche, le congregazioni religiose, le squadre di calcio e i partiti politici, sono organizzazioni parassitarie che lavorano essenzialmente per se stesse. Si finanziano, costruiscono il loro apparato burocratico e poggiano poi sul lavoro degli altri. Chi campa retribuito da tali organizzazioni e tiene le cosiddette “relazioni industriali”, quale che sia il suo livello, non è molto diverso da qualunque altro burocrate, ha poca istruzione, poca voglia di fare e poco tempo da sottrarre alle partite di calcio della domenica. Questo non fa di ogni sindacalista una persona malvagia, come non si può dire che siano tutti pervertiti quelli che lavorano in banca, ma chi se ne frega? Il sistema funziona così nel suo insieme e se in quell’insieme ci sono persone oneste, intelligenti e quindi coraggiose, il loro contributo nel vortice parassitario può essere retribuito a lungo nel tempo solo a condizione che non si cerchi di compiere atti che orientino diversamente lo scopo fondamentale del sistema nel suo insieme, quello di tenere il contribuente che produce sotto il tacco della rete delle banche centrali.

Del Contribuente che Produce
Il contribuente che produce è il lavoratore dipendente o è l’imprenditore, piccolo, medio o grande che investe, a suo rischio e non a spese d’altri, per produrre beni e servizi utili alla crescita dell’economia complessiva di una o più comunità produttive. Per capirci, l’impresa RAI non può essere considerata produttiva perché paga i suoi ruffiani con denaro anche pubblico e le imprese dei mestieri delle armi non possono essere considerate produttive perché non rendono alcun prodotto o servizio utile al sistema economico complessivo. Per lo stesso motivo, tutti i lavoratori dipendenti di tutti i fabbricanti d’armi, e tutti i lavoratori dipendenti che operano in imprese come la RAI, non possono essere considerati contribuenti che producono; essi sono contribuenti, forse, alcuni di loro più di altri, ma non producono. Sono esempi di contribuenti che producono il postino, il muratore, il contadino, l’ingegnere (purché non aerospaziale o dipendente di Microsoft), il macellaio, il dipendente del supermercato, il commerciante di ferramenta, l’avvocato che aiuta le vittime delle calunnie dei giornalisti, ma non quello che fa i comizi, l’autista dell’autobus, la puttana (questa però non è contribuente, ma non lo è per difetto del sistema, e certamente produce servizi utilissimi alle comunità economiche e produttive).

Del Lavoro Dipendente e del Sindacato
Il lavoro del lavoratore dipendente (del contribuente che produce), secondo le modalità imposte dal sistema dello sfruttamento parassitario del lavoro d’altri, si vuole che sia gestito per rappresentanza, come del resto sono gestite tutte le altre funzioni del sistema di sfruttamento. Il datore di lavoro tratta le condizioni del lavoratore con il sindacalista, anziché con il lavoratore, e tutti credono che, grazie al trucco della rappresentanza, le relazioni industriali realizzino una qualche flebile forma di “libertà di contrattazione” in favore d’altri. Può anche darsi che il gioco della rappresentanza si abbia per caso ma il risultato non cambia. Tra le due parti s’intromette un terzo soggetto, non lavorante e non producente, che serve ad aumentare le probabilità di commettere altri errori e che, in ogni caso, rappresenta un costo aggiuntivo e improduttivo, tutto a danno, non serve dirlo, del lavoratore e non del datore di lavoro.

Degli Impianti Ideologici dei Ruffiani dei Sindacati
Ogni organizzazione dedicata a scopi improduttivi compensa surrettiziamente la propria inutilità ed insussistenza dotandosi di qualche impianto ideologico e le cricche sindacali non fanno eccezione. Uno di questi impianti ideologici contamina praticamente tutte le organizzazioni sindacali che conosciamo ed è il bidone del “plusvalore”, vecchio artificio inventato dagli avvocati dei banchieri internazionali, che poi sono  i padroni di tutte le scuole marxiste del mondo.

Della Bidonata del Plusvalore
Il plusvalore è il parametro di fondo di tutta la manipolazione sindacale ed è un piano delle scuole marxiste, tutte di proprietà delle banche centrali, con il quale si dice che, siccome il datore di lavoro (evidentemente) lavora per un profitto, questo suo maggior guadagno è l’oggetto di una rivendicazione che va fatta in favore del lavoratore dipendente. Ecco come si mettono l’uno contro l’altro due soggetti che altrimenti potrebbero andare d’accordo, con un espediente ideologico. A chi giova questo tranello del plusvalore? Non giova al lavoratore e non giova all’imprenditore ma serve gli scopi di un quarto soggetto, la banca centrale, per conto del quale quarto soggetto, senza saperlo, opera il terzo soggetto, il sindacato. Alla banca centrale non interessa, in definitiva, che il lavoratore guadagni di più e/o che guadagni di meno o di più l’imprenditore. Alla banca centrale interessa deprimerli entrambi, come al fungo interessa divorare voracemente tutti i tessuti che riesce ad attecchire con il suo cancro.

Dei Cammuffamenti della Teoria del Plusvalore
I finti comunisti pongono un’ipoteca morale sulla totalità dei profitti degli altri e quindi rivendicano tutto il plusvalore (per gli interessi delle banche centrali). Volendo cavare l’intero profitto del datore di lavoro dal datore di lavoro, ci si aspetta, appunto, che l’imprenditore chiuda, che fallisca, o che lavori gratis. Il datore di lavoro resisterà, i ruffiani sindacali insisteranno e il risultato sarà il conflitto perpetuo tra salariati e datori di lavoro, con il conseguente spostamento dell’attenzione dal problema reale, lo sfruttamento parassitario di tutto il prodotto, operato dalla banca centrale. I miracoli che si ottengono con la ripetizione degli impianti ideologici sono sorprendenti ma semplici. Sia le scuole liberali che quelle socialiste insegnano le stesse idiozie, considerando il valore, o il profitto, o il plusvalore, come misura dei costi, per cui se per fabbricare un oggetto si sostiene un costo di 100, una volta prodotto l’oggetto dovrei avere un incremento di valore di 100. Su questa premessa falsata si basa tutta la politica liberale e tutta la politica socialista, che concentrano l’attenzione mal diretta di tutto il mondo dello studio dell’economia sul problema del costo. Il “plusvalore” dei socialisti non è niente altro che il “profitto” delle scuole liberali e però nessuno di loro pensa di rivendicare il profitto e il plusvalore causati dal monopolio del conio della cartamoneta, nonostante che la funzione bancaria sia una funzione gratuitamente parassita del sistema economico-monetario.

Della Conflittualità Permanente Indotta dal Malinteso Costo del Lavoro
Quando il prezzo dei beni e dei servizi tende al costo di produzione si dice che il mercato è “saturo”. Il costo del lavoro è, diventa nel tempo, notoriamente, in epoca industriale e nelle società industriali, una delle maggiori voci di spesa per il datore di lavoro. Si tratta di un costo fisso e variabile allo stesso tempo. È fisso, perché si paga a scadenze fisse, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, in ogni caso il suo pagamento non si può rimandare, come non si rimandano le bollette della luce e del telefono, altrimenti il lavoro, il servizio, s’interrompono. Essendo fisso in questo senso, obbliga l’imprenditore, spesso, ad indebitarsi con le banche per pagare in tempo, perché i suoi clienti non pagano con la stessa regolarità sistematica con la quale egli deve pagare affitti, bollette, stipendi e salari. E però il costo del lavoro è anche variabile, perché deve, dovrebbe, variare al variare del costo della vita, cioè al variare dei prezzi dei beni e dei servizi del sistema macroeconomico nel quale si trovano a dover sopravvivere l’impresa e la famiglia. Erodendo il plusvalore dell’imprenditore, hanno ben intuito gli avvocati dei banchieri, si ottiene un conseguente aumento di prezzi (l’impresa produrrà a costi più alti e venderà a prezzi più alti, non volendo lavorare gratis o fallire), che si traduce nel sistema complessivo in un aumento del costo della vita e in un ulteriore aumento di rivendicazioni sindacali, che poi daranno luogo ad altri aumenti di prezzi eccetera, in una catena senza fine. Il conflitto tra le parti è permanente perché, se il sistema delle rivendicazioni sindacali rincorre quello dell’inflazione, creando nuova inflazione, il punto di equilibrio non si raggiunge.

Dell’inflazione Indotta dalla Manipolazione Monetaria
La difficoltà di conciliazione della rivendicazione sindacale con l’inflazione, tuttavia, non è un problema che riguarda solo il lavoratore e il datore di lavoro, c’è un quarto soggetto, si dice di sopra, che ha una funzione diretta e fondamentale nella gestione di fenomeni inflativi o deflativi, ed è il soggetto che decide le politiche monetarie, ossia, arbitrariamente e senza la minima legittimità o liceità, la banca centrale. Non abbiamo mai sentito un sindacalista che abbia affrontato il problema della politica monetaria, i sindacati hanno sempre e solo ricattato l’industria, e ancora a beneficio delle banche centrali, le quali hanno interesse a controllare l’industria, a tenerla sotto il tacco, potendo, o facendola chiudere, dovendo, anziché consentirle di far crescere i capitali propri.

Delle Congiunture e delle Politiche Monetarie
L’incremento della liquidità monetaria, che si accompagna all’aumento di prezzi di cui si parla di sopra, non può essere originato dall’imprenditore dell’industria, perché anche il datore di lavoro ha bisogno di liquidità per pagare salari e stipendi, per quanto si voglia che questi aumentino. La liquidità del datore di lavoro e quella del lavoratore sono originate altrove e questa è la prova elementare del fatto che il soggetto responsabile delle congiunture è un altro.
Le congiunture economiche sono tutte prodotte dalle politiche monetarie. Una volta che la banca centrale ottiene lo squilibrio dei rapporti economici, nella misura dei suoi perversi obiettivi ciclici, procede poi con il trucco opposto, quello della deflazione, della rarefazione monetaria, dell’ordino dei rientri dei fidi, settoriale, che colpisce interi e particolari comparti dell’economia, che causa i fenomeni congiunturali, la chiusura delle imprese, i licenziamenti e tutto il resto che sappiamo o che abbiamo visto da vicino dal 1963 in poi, quando, con il trucco delle politiche deflative si aumenta il costo del denaro e il conseguente valore dei crediti e dei debiti, andando a danno del sistema economico-produttivo, del mondo del lavoro tutto, e ad esclusivo vantaggio dei banchieri. “Con la rarefazione dei crediti sono stati pianificati i fallimenti e le organizzazioni bancarie hanno rilevato a prezzi di fallimento le migliori aziende….” (Auriti) Un altro trucco che si accompagna con l’ordine dei rientri dei fidi per favorire la deflazione è l’oppressione fiscale. La politica di rarefazione monetaria si pratica non più solo con la revoca improvvisa ed iniqua dei fidi bancari ma anche con l’estorsione fiscale (e in Italia soprattutto, con l’effetto da trascinamento fiscale che non è mai sotto il 70%).

Delle Politiche Monetaria a Fondamento della Schiavitù Salariata
La politica monetaria è la pratica dell’espropriazione dei frutti del lavoro delle comunità produttive. Le banche centrali decidono le politiche monetarie. I governi delle nazioni, essendo colmi di scalda-poltrone e di ruffiani, obbediscono, non sapendo fare altro, e le mandano ad effetto. Tutto il resto della rete parassitaria, composta da ministeri, forze armate e di polizia, GdF, canaglia televisiva e della cartaccia stampata, sindacati, professionisti, erario, uffici delle entrate ed altre entità che alimentano corvi simili, ha il solo compito di opprimere chi lavora e chi produce e, sul lavoro di quella stessa gente che lavora e che produce, campa a sua volta come il fungo, divorando tutto il tessuto sano e pure quello malato.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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