Avvocati chick e shock

Quando un datore di lavoro, o un suo “alter ego“, scopre che un suo dipendente si frega roba o denari di proprietà dell’azienda, e sa di poterlo dimostrare, cosa fa? Lo denuncia all’autorità di polizia giudiziaria? No, certo che no. Se decide di sbarazzarsi di quel dipendente, sapendo di poterlo licenziare in tronco, nondimeno lo chiama in “camera caritatis” e gli propone di dimettersi, se non vuole ritrovarsi denunciato e licenziato allo stesso tempo, il giorno successivo, senza preavviso (senza preavviso formale ma con l’attuale minaccia di ritorsione preannunciata de facto, quindi con l’estorsione). E non sarebbe più logico, e più giusto, piuttosto, denunciare e licenziare quel dipendente, senza minacciarlo, senza estorcergli le dimissioni, proprio come l’amore di giustizia vorrebbe e come la procedura consentirebbe e suggerirebbe? Formalmente sì, e questo lo capirebbe pure un “direttore del personale”, nonostante il “direttore del personale” sia notoriamente persona ottusa, proprio per la neutralità tipica della sua funzione. E però, né il “direttore del personale”, né il suo ruffiano più giovane, né il principale e né il suo “alter ego” scelgono la via formale, a meno che non siano proprio costretti da un rifiuto aperto, oltraggioso e sfacciato, da parte del dipendente incastrato ed invitato a liberare il posto.

Non serve che andiamo ad affrontare più a fondo il problema delle relazioni tra padroni, dipendenti ed amministratori del personale buffoni, qui il tema è un altro. Qui ci serve prendere questa meccanica ad esempio per dire che, i marpioni che lavorano nelle imprese, pur non dovendo, di solito, pagare di tasca propria gli avvocati e le altre spese legali (chi se ne frega, paga “l’azienda”), non si fermano nemmeno un secondo a pensare sul chi ha ragione e chi ha torto, vanno subito per la chiusura extragiudiziale della eventuale vertenza, quale che sia. Purtroppo non ragionano così solo i marpioni che per anni lavorano nelle imprese, purtroppo, osservando il comportamento di giudici ed avvocati, quando si va in tribunale pare di andare al mercato e il fatto che la dea della giustizia, bendata per finta, sia rappresentata con le tette prosperose ed una bilancia in mano, non è affatto casuale. Sono infatti tradizionalmente i mercanti, e le robuste mogli dei mercanti, come il droghiere e il fruttivendolo, il pescivendolo, e tutti gli altri mercanti del mercato, che usano quelle bilance, mentre urlano le loro bestialità per attirare i passanti e alleggerire i loro portafogli.

In generale, i tribunali sono dei mercati, dai quali si ritorna con le borse vuote.

Ecco spiegato perché l’amministratore del personale evita di denunciare il dipendente e di consegnarlo agli sbirri, simulando per aggiunta una pietà che non gli potrebbe appartenere, se non per convenienza tattica, che va a totale vantaggio dei padroni della sua mangiatoia.

“Potrei denunciarti ma non voglio rovinarti. Sei “giovane” e puoi trovarti un altro impiego, magari per derubare qualcun altro (a me che me ne frega?). Se te ne vai da te, se accetti il mio consiglio “paterno” e non ti fai mai più rivedere, io non dico niente a nessuno. Naturalmente le prove delle tue marachelle le tengo nel cassetto della mia infuocata scrivania, non sia mai che tu un giorno cambiassi idea”.

Ora tocca al dipendente farsi la domanda: “mi conviene andare per le vie legali o trovare una soluzione extragiudiziale?” È chiaro, in termini assolutamente generali e senza andare a vedere le specificità di certi casi personali, che se all’impresa conviene la via extragiudiziale al dipendente quella via extragiudiziale conviene ancora di più, a patto che egli finga di desiderare il contrario. Quali che siano le prove addotte a suo carico, il dipendente deve mostrare la stessa infrangibilità che sfodererebbe se fosse totalmente estraneo ai fatti contestati. Deve mostrarsi oltraggiato, duro, inflessibile, per un esempio potrebbe uscirsene così:

“...nossignore, io non ho fatto nulla, mi si accusa di questo e di quello ingiustamente, solo perché lavoro/produco troppo e ai miei colleghi degli altri reparti questo crea problemi, perché sono costretti a lavorare pure loro (e questo in effetti capita sul serio, purtroppo, anche se non tanto spesso). Non accetterò di essere messo alla porta ingiustamente, certo non me ne vado di mia iniziativa…“,

oppure, per un altro esempio, così:

“..pur respingendo tutte le accuse/contestazioni calunniose che ingiustamente mi vengono rivolte, per il bene generale, siccome non amo le liti, desidererei di avere un po’ di tempo per pensarci..”

e, detto ciò, senza firmare nulla, concorda un periodo di stallo, il più lungo possibile, ovviamente retribuito, di sospensione, di attesa, durante il quale si prepara le difese e li fa cuocere, inducendoli ad alzare la loro offerta per ottenere le sue dimissioni. Certo, perché pure se uno ha torto, per evitare la lite, l’impresa spesso gli paga delle mensilità in più (12, 28, 33 mensilità, perché no?) per convincerlo ad andarsene bonariamente, soprattutto se è personale con mansioni direttive, e se è personale dirigente lo pagano ancora di più, contrariamente a quanto credono generalmente gli allocchi che lavorano nelle imprese come impiegati di ordine generico.

Ma con questi piccoli esempi, cavati casualmente dall’esperienza di decenni, non vorrei uscire troppo dal tema. Il problema rimane, a prescindere da ciò che il dipendente voglia far credere ai suoi padroni. Il fatto sta che conviene sempre e comunque evitare d’impelagarsi per davvero nelle maglie degli intricati mercati che s’inscenano presso i tribunali (questo vale in Italia ma anche in molte altre nazioni del terzo e del quarto mondo, come gli Stati Uniti d’America, in testa nelle classifiche galattiche per il numero dei casi certificati dei condannati (anche a morte) che però sono innocenti, le altre nazioni barbare dell’UE, come la Germania, la Polonia, il Regno Unito, la Francia, ovviamente, ed altre lande in cui il diritto, se mai esistito, è rimasto sepolto tra le carte dei romanzieri d’appendice, che sono tutti giornalisti o ex giornalisti, e talvolta sono pure ex magistrati, e che scrivono romanzetti gialli per i settimanali tascabili da spiaggia e sceneggiature puerili per i film sulla finta lotta alla criminalità organizzata, tanto utili alla propaganda dei padroni delle multinazionali, che lucrano, come tutto l’apparato dei loro impiegati che ci campano, sull’imposizione internazionale di sempre più norme limitative ed oppressive del tessuto economico, progettate per servire le politiche restrittive delle banche centrali, e anche liberticide,
perché i cittadini devono essere inibiti e puniti duramente, oltre che sistematicamente dissanguati.

Il sistema giudiziario, in generale, non è in grado di assicurare giustizia se non a chi può permettersi di pagare spese molto salate ed è buffo che pure quelli che possono permettersi di pagare laute parcelle, i marpioni che lavorano nelle imprese organizzate, come si dice negli esempi di sopra, in verità pagano assai poco, forse meno di ciò che è costretto a pagare chi nella media è vittima di una prepotenza e chiede riparo al giudice. Come far valere i propri diritti, dunque, e come farsi restituire la roba che lo stato illecitamente sequestra ai piccoli imprenditori, per un altro esempio, sulla base della puttanate dell’ISTAT?

Non ho la risposta giusta ma l’esperienza insegna che in tribunale quei diritti sono negoziati, tutti, anche i cosiddetti “diritti irrinunciabili”. Non vince chi ha ragione, si tratta da tutte le parti di mercanteggiare frammenti di dignità, di onorabilità, e in ogni negoziazione chi ha più potere d’acquisto è sempre in una posizione di vantaggio, perché ha più tempo da perdere (e non perché è disposto a pagare di più).

Negli ultimi 50 anni, le finte norme emanate dai pupi ai governi, i loro indecenti decretacci, illeciti e illegittimi, che ingolfano l’ordinamento giudiziario e mortificano migliaia di vittime innocenti, sono scritti da analfabeti, questo lo sappiamo, ed insinuano surrettiziamente una serie di trucchi che stuprano sistematicamente maggiori porzioni di libertà e consentendo ai vampiri di prendersi la roba anche per mezzo di più espropri e sequestri.

Tutte le attività dello stato sono volte a togliere roba e denaro dalle tasche di chi lavora per ingrassare i ruffiani e mandare stabilmente alla malora i redditi medi di chi produce. Lo stato odia il lavoro e punisce chi lavora, proprio come fanno i preti di tutte le chiese e di tutte le finte religioni del mondo.

Lo stato odia il lavoro, odia chi lavora e chi produce e più di tutti odia le classi medie e quella contadina, che sfrutta, umilia e tende a distruggere, imitando il sistema parassitario del papa nero e degli uomini con le gonne.

Lo stato odia il cittadino, gli succhia il sangue con il trucco delle imposte e delle tasse, poi lo punisce e lo espropria, arbitrariamente, ingiustamente, usando i pretesti più ridicoli.

NOI AVVOCATI, NOI COME CLASSE FORENSE, CHE ABBIAMO FATTO, CHE FACCIAMO?

Oltre il 70%, continuo a ripetere inutilmente, del reddito di tutti quelli che producono e lavorano se ne va ogni anno per l’effetto del trascinamento fiscale. Si lavora senza paga per quasi otto mesi all’anno (e questa è già la prova materiale del fatto che lo stato dissangua ed opprime tutti i cittadini non privilegiati) ma del resto cosa rimane? Il resto se lo portano via in tanti altri modi e uno di questi, relativamente recente, è il potere dispotico di espropriare forzosamente gli imprenditori delle loro industrie e della loro roba, mandandoli alla rovina, e rovinando le famiglie che per quelli lavorano, danneggiando ulteriormente l’economia in generale, senza processo, senza prove, senza nulla, così, a naso, con il trucco della finta prevenzione e della finta guerra alla criminalità organizzata, con il quale trucco gli inquisitori, criminalmente, abusano delle loro vittime ed aggirano sistematicamente la legge.

Come ti difendi, allora? Trovando “l’avvocato che vorrei“?

E come si trova? Dove? In molti casi, dopo aver sofferto e perso denari per qualche decina d’anni, al danno subito dalla prepotenza di chi può essere prepotente impunemente, cioè lo stato e gli enti di stato che sempre e ovunque lavorano nell’interesse delle banche centrali, si aggiunge il danno delle proprie spese legali. Perché cavolo uno non può difendersi da sé? Perché chi si difende deve trovare tutte le difficoltà che lo stato può inventare per umiliare la sua difesa.

“Se non puoi permetterti un avvocato…te ne diamo uno noi…” dicono nei film e anche in Italia sappiamo che esiste l’istituto del cosiddetto “avvocato d’ufficio”, hai presente il fantoccio, avvocato-debosciato-addormentato, che ha fatto finta di assistere il povero Stefano Cucchi, d’ufficio, anche dopo che era morto e senza sapere che era morto (perché lo

ha saputo dai genitori e non da lui, non essendosi mai preoccupato di andare a parlare con il suo “cliente” che, dopo essere stato massacrato di botte dai carabinieri, è stato lasciato letteralmente morire di fame in ospedale da un’organizzazione d’incapaci in camice)?

Vuoi sapere come si seleziona il cosiddetto “avvocato d’ufficio”? Esistono molti avvocati in Italia, almeno 270 mila, e molti di questi sono giovani, disoccupati, ignoranti, disadattati e cretini, e però sono tutti, come i loro compari più anziani, avidissimi di denaro. Non avendo nulla da fare in principio della loro finta carriera, oltre a cercare di rimediare qualche spicciolo dalla vecchietta che graffia il parafango con la bicicletta, in squallidi mezze liti assicurative, quelli disoccupati s’iscrivono nelle liste degli avvocati che sono disponibili a fare i finti “avvocati d’ufficio”. S’iscrivono ed aspettano di essere chiamati, assistono quindi qualche ladro di motorini e qualche ladro di galline, in attesa d’incassare la mancia dello stato per liquidare il cosiddetto “gratuito patrocinio”. Non è che non sono pagati, sono pagati dallo stato. E però, siccome devono correre dietro alle bollette anche loro, e dato che c’è d’aspettare prima di prendere le paghette dello stato, sempre, perché lo stato imbroglia anche i suoi ruffiani, nel frattempo spremono, cercano di spremere, anche i loro clienti, che son pezzenti, forse, ma un avvocato deve sempre pensare male e allora penserà che fingono di essere pezzenti per non pagare lui, e li ricatterà per essere pagato comunque anche da quelli che godrebbero del finto patrocinio gratuito. Illudersi che, pagato, questo lavori meglio mi pare che non trovi giustificazione statistica. Un incapace indolente è sempre incapace e sempre indolente e la prova della sua indolenza la si ha proprio nel momento in cui, da finto avvocato d’ufficio, quello prova a fare il furbo dicendo qualcosa di simile all’avvocato di “un giorno in pretura”, quel film con Alberto Sordi e gli altri dal quale plagiano il titolo i ruffiani di RAITRE, “..sordi per me cell’hai?”

E come fare, poi, per ricevere l’assistenza di un legale da parte di un sindacato come la CGIL? Il lavoratore oltraggiato paga il sindacato, paga una retta, una quota d’iscrizione, o qualcosa del genere, per un dato numero di mesi o di anni. Alla bisogna, si rivolge al sindacato e il sindacato gli dà assistenza legale, per il tramite del suo avvocato, un avvocato del sindacato. Il lavoratore non paga l’avvocato, non in inizio, perlomeno, lo paga il sindacato, giusto? A che servirebbe sennò la retta d’iscrizione e il versamento della rata ogni anno? E però, prima o poi bisogna andare a conoscerlo questo avvocato del sindacato e, durante il colloquio, quello ti fa capire che il suo interessamento ti costerà degli extra, oltre alla retta che paghi di già al sindacato. “Ci pensi”, ti dirà, e “non crederai mica che io mi sono fatto avvocato per amore di giustizia e per difendere gli offesi, vero?” penserà senza dirti.

E cosa dire dell’avvocato che è amico del tuo defunto marito o fratello del tuo amico che ti ospita in Sardegna? La musica è la stessa. Vogliono essere pagati a prescindere dalle loro capacità, dal tempo che realmente impiegano e dai loro risultati, amici o non amici, anzi, peggio, se siete amici pagate di più, altrimenti che amici siete? E pagate in anticipo, in buona parte, e in corso di causa, in buona altra parte, prima di vedere se ci sarà un risultato, perché sono avidi, perché non sono consapevoli della propria inettitudine, non l’ammettono, ma sanno che probabilmente non vinceranno, e perché, però, sanno pure che, se ti va male, cavoli tuoi, ma dopo aver preso non hai più nessuna motivazione a pagare, perlomeno non di fretta, se non l’ansia nervosa di dover poi affrontare una nuova causa contro il tuo stesso avvocato, che ti cita in tribunale perché, giustamente, essendo il tuo avvocato un cretino e un incapace, e avendo perso la causa, tu hai deciso di non pagarlo.

Per quanto riguarda gli avvocati che fanno da consulenti alle imprese, che spiano le vostre attività per riferirle alla Guardia di Finanza, al fianco dei commercialisti, dei notai e di tutti gli altri finti professionisti, consulenti di affari e di movimenti finanziari, la questione è anche più tragica. Quelli si fanno pagare parcelle esagerate, immotivate, per fare cose che una qualunque giovanissima donna che frequenta il terzo anno di un istituto professionale per il commercio sa fare assai meglio di loro e delle loro bruttissime sorelle. Sennonché, oltre a succhiarti il sangue senza un buon motivo, senza dirtelo, tengono nota di tutto quello che fai e passano (lo devono fare per legge, vedi il decretaccio 231/2007)
le tue informazioni personali e riservate agli addetti di polizia giudiziaria, GdF e compari, che praticano lo spionaggio per conto terzi, con lo stupido trucco della finta lotta alla finta criminalità organizzata
e la finta lotta al finto riciclaggio di denaro.

Potrei andare avanti con gli esempi vergognosi delle malefatte degli avvocati civilisti ed “amministrativisti”, e pure di molti finti penalisti, avendone viste per anni di tutti i colori, ma mi pare che i fatti di sopra offrano già ragione più che sufficiente per indurre gli uomini e le donne di buona volontà ad iniziare ad impostare la propria vita e le proprie attività cercando, sempre, sempre sempre sempre, di tenersi il più possibile lontani da avvocati civilisti, “amministrativisti”, commercialisti e consulenti, proprio come bisogna stare lontani dagli oncologi.

L’avvocato intelligente esiste, quello che fa sua propria la tua sofferenza e detesta l’ingiustizia, non dico di no, ma è un’eccezione tanto rara che uno deve affrontare una serie di tentativi fallimentari, prima d’incontrarlo, e nel frattempo lo stato lo avvelena e gli porta via la roba.

Lo stato odia ed opprime gli uomini e le donne di buona volontà
Durante i processi le parti fanno i loro stupidi battibecchi solo per far valere la propria posizione e/o reputazione, se ne hanno o se pensano di averne, ma non usano la competenza e la logica per salvarti, nonostante si dimenino tanto, né riescono ad essere “guardiani della legalità”, perché le ingiustizie continuano a perpetrarsi sotto il loro naso e le subiscono, senza protestare con il fervore con cui dovrebbero.

NOI AVVOCATI, NOI COME CLASSE FORENSE, CHE ABBIAMO FATTO, CHE FACCIAMO?

L’inquisitore userà ogni mezzo, consentito e non consentito, per umiliare l’incolpato, per ridere e far ridere di lui, per minacciare i testimoni a discarico, per polemizzare e anche litigare a strilla contro l’avvocato dell’accusato. Il giudice se ne sbatterà le balle, non è parte, il giudice, ma tenderà comunque a seguire la corrente delle puttanate dei mass-media, come è facile intuire, e quindi permetterà all’inquisitore di prendere il suo posto, o di agire altrimenti in spregio dei limiti e dalle garanzie procedurali imposte dalla legge, e propagandate dai falsari di cartaccia stampata e Tv, soprattutto nei finti processi contro la finta mafia capitale,

 

la finta camorra capitale, la finta mafia ostiense, eccetera.

 

E come ti potrà salvare il tuo avvocato? In buona parte dei casi non potrà, in buona parte dei casi non potrà e saprà di non poterlo fare. E però, per Diana, “io devo essere pagato lo stesso”, dirà, e sarai nel suo mirino per cassa, esattamente come nel mirino degli altri, con la differenza che di quell’avvocato credi di aver bisogno, perché è l’unica persona che in quel momento si degna di parlare con te, di ascoltare i tuoi problemi, come se fosse un tuo amico e senza vergognarsi. Anche la puttana, se si dà come dovrebbe, è tua amica, però non si vergogna affatto di farsi pagare per il suo servizio, che certamente è più onorevole di quello di molti avvocati civilisti ed “amministrativisti”, e poi non ti spia, come invece loro devono fare e fanno.

 

Se produci e dai lavoro, se produci e lavori, farai bene a cercare di salvare il tuo reddito e la tua roba senza avvalerti di consulenti, avvocati e/o, peggio, commercialisti. Una ragazza che frequenta il terzo anno di un istituto professionale per il commercio ne sa più di loro, costa meno, non ti frega, non ti spia, non è costretta dalla legge a praticare lo spionaggio industriale e, se la scegli bene, magari puoi godere anche della sua graziosa presenza fissa nel tuo ufficio in tanti altri modi, facendola felice.

Se invece ti vogliono per altri motivi e usano la forza, se oltre alla tua roba vogliono la tua persona non farti prendere, perché altra via di difesa praticamente non c’è.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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