Delle Tre Sviste al Congresso degli Avvocati Penalisti

Gli avvocati penalisti svolgono una delle poche funzioni sociali, forse l’unica, che non appare ancora completamente invasa dalle spore cancerogene della finta cultura universitaria, televisiva e giornalistica. Sono persone istruite, molti di loro sono pure intelligenti, e quindi:

1) capiscono con chiarezza che il governo è infestato da pericolosissimi buffoni, che sono pure incapaci, ignoranti e cretini;

e però sembrano non comprendere la meccanica con la quale i burattini, incapaci, ignoranti e cretini, sono collocati a scaldare le poltrone – simbolicamente – negli uffici del potere;

2) capiscono bene che “l’opinione pubblica”, il cittadino, li avversa, proprio loro che lavorano per tentare di salvaguardare i suoi diritti, li avversa con masochismo, contro il proprio interesse;

e però sembrano non comprendere che la cosiddetta “opinione pubblica” è totalmente fabbricata da televisione, stampa e regime;

3) capiscono e percepiscono fino in fondo che il clima di costante finta emergenza, sia nazionale che internazionale, è strumentalizzato e malinteso dai burattini che sottoscrivono decreti liberticidi;

e però pare che non avvertano il semplicissimo fatto che quel clima è completamente falsificato da televisione, stampa e regime. L’emergenza contro la finta criminalità organizzata, contro il finto terrorismo, contro la finta evasione fiscale, contro il finto riscaldamento del pianeta eccetera, sono tutte finte emergenze, sono finzioni, falsificazioni, fabbricazioni, trucchi, progettati ed inscenati proprio per mandare ad effetto nuove norme liberticide, che servono gli interessi dei pochi impuniti, i quali, assai apertamente e spudoratamente, godono delle immunità totali rispetto alle magistrature e alle polizie di tutto il mondo.

Il cittadino appare favorevole alle scemenze dei cosiddetti “populisti” ma appare tale, o lo è, solo perché così gli viene comandato de facto da televisione e cartaccia stampata. Gli attori della televisione e dei giornalacci parlano di “opinione pubblica” come se ne potessero rilevare gli umori ma sono proprio loro che determinano quegli umori. Non li rilevano, quindi, li fabbricano.

Come si spiegano dunque queste tanto diffuse e condivise ingenuità da parte degli avvocati penalisti? Gli avvocati penalisti sono “uomini di mondo”, sono pure dotati di una certa dose di malizia, anche se è una frazione millesima della malizia dei loro colleghi più ruffiani, i civilisti, gli “amministrativisti” e i cosiddetti “commercialisti”, e perciò le 3 sviste fondamentali indicate di sopra rendono la loro azione politica disorientata, e quindi poco efficace, tanto quanto lo è quella degli altri movimenti politici, guidati da finti dissidenti, sempre finanziati e manipolati dagli stessi padroni che dichiarano di avversare.

Sono dunque un po’ sprovveduti, questi avvocati penalisti, oppure la loro coscienza è mal diretta, come quella dei pupi che scaldano le poltrone al governo, alla presidenza e al parlamento?

 

Della difesa delle garanzie nell’epoca dei populismi
Ripetiamo il concetto. Il titolo del congresso spiega da sé il proprio contenuto ma anch’esso dimostra che agli avvocati penalisti, per quanto appassionati, intelligenti, coraggiosi ed eruditi, sfugge un fatto semplicissimo e però fondamentale:

l’opinione pubblica è la conseguenza del lavoro instancabile degli operatori della comunicazione di massa e non viceversa.

Degli “umori cangianti” del popolo gli avvocati penalisti hanno una percezione che pare distorta, probabilmente influenzata dalle minacce e dagli insulti che essi da quel popolino ricevono, quando difendono incolpati impopolari, e però anche limitata dalla loro vanità culturale, contaminata dai luoghi comuni delle accademie, che sono ambienti in cui la ricerca della verità subisce lo stesso depistaggio imposto agli umori popolari, completamente dipendenti dal lavoro dei fabbricatori di notizie delle agenzie di stampa e dagli analfabeti che le ripetono sui giornali, nelle televisioni e sugli altri mezzi di condizionamento di massa.

Le “derive giustizialiste”, “forcaiole”, la sete di sangue del pubblico, condiziona le sorti del processo penale e l’inammissibile attività normativa liberticida degli ignoranti che scaldano le poltrone al governo.

Quindi si tende a credere che, per non diventare impopolari, per non subire critiche e linciaggi, sia chi illecitamente legifera che chi pavidamente sentenzia, lo fa in conseguenza degli “umori delle masse” d’idioti che strillano fuori dai palazzi.

Oltre a ciò anche gli analfabeti giornalisti pare che sposino le tesi colpevoliste per “vendere più copie”, per accontentare la sete di sangue dei loro finti lettori. Alcuni di loro si giustificano così ed alcuni degli avvocati che li criticano li criticano proprio così:

“…voi, pur di tentare di acquisire popolarità, consenso, mandate in croce Tizio, Caio, Sempronio eccetera eccetera..”

Quindi i fatti dei tribunali e le scemenze scritte sui giornali sarebbero la conseguenza degli “umori delle masse” e non il contrario, come se gli “umori delle masse” fossero spontanei e non organizzati, come se potessero precedere le finte notizie, giudicandole addirittura prima che vengano pubblicate.

Si parla di “accettabilità” dell’azione del giudice, delle “aspettative” di una “giustizia a portata di mano”, del “consenso popolare” come origine e limite di ogni legittimazione, sia delle funzioni politiche che della giurisdizione, di “consonanza dell’azione giudiziaria con l’opinione pubblica”, che è anche il confine dell’intervento del giudice.

Ma anche qui l’attenzione è assolutamente mal diretta. “È nato prima l’uovo o la gallina?” Chi è colpevole dei depistaggi nelle aule di giustizia, nei palazzi di governo e nelle redazioni di cartaccia stampata e Tv? La cosiddetta “opinione pubblica”? Qui abbiamo il solito trucco con il quale si dà la colpa al malato della propria malattia e i babbei della cosiddetta “opinione pubblica” ci cascano sempre. Il nemico è il loro dirimpettaio, è sua la colpa dei suoi mali, del fatto che deve pagare più imposte e della miseria morale dei suoi persecutori, governanti, giornalisti ed inquisitori, tutti costretti a mettere carne al rogo per soddisfare la sete di vendetta dei fessi che, raccolti al ragionamento comune, uniti e compatti ma ciascuno da casa propria, costituiscono la cosiddetta “opinione pubblica”.

Della Cosiddetta Opinione Pubblica
Cos’è questa “opinione pubblica”? Come se la immaginano gli avvocati penalisti? E come si conosce tale “opinione”? Ascoltando le chiacchiere casuali della gente al bar, sul treno o sull’autobus? Andando in strada a fare interviste? Telefonando alle casalinghe, facendo sondaggi d’opinione? E queste finte opinioni raccolte nelle interviste e nei sondaggi, da dove originano, come e quando si formano?

La persona che passeggia sulla via, che non sa neppure perché motivo deve sopportare la sottrazione fraudolenta del 70% del suo reddito, per effetto di trascinamento fiscale, cosa può saperne della colpevolezza o dell’innocenza di Tizio, accusato di aver ammazzato Caio, sorpreso tra le gambe della moglie di Sempronio? Qualunque cosa ne dica, la persona comune che passeggia sulla via, l’ha cavata dalla cartaccia stampata e dalla Tv.

È perciò chiaro, splendido, come il sole dell’estate romana “in un cielo senza nubi”, che la cosiddetta “opinione pubblica” non esisterebbe neppure senza l’opera perniciosa degli stupidissimi attori della stampa e della televisione.

Paradossalmente, sono pure loro che, perché sono stupidi e/o perché mentiscono, parlano di “opinione pubblica”, dicendo che “l’opinione pubblica” propende per questo o per quello, che “la reputazione” di questo e di quello va in una certa direzione eccetera, riferendosi però esclusivamente alla ciarle di altri giornalisti, come se, per sapere cosa ne pensa di una certa questione “l’opinione pubblica”, dovremmo sempre chiedere a loro, a quegli idioti che pubblicano le stupidaggini sui giornali e in Tv, che hanno il “polso della situazione” sull’opinione pubblica, perché sono proprio loro che fabbricano le scemenze, gli umori, le chiacchiere e i pettegolezzi, con le quali totalmente formano, manipolano e condizionano la cosiddetta “opinione pubblica”.

 

Dell’opinione Indotta
Possiamo dire che la cosiddetta “opinione pubblica” è un’opinione indotta, e quindi l’azione del giudice o del capo di governo non è influenzata per soddisfare gli umori del cittadino ma è costantemente suggestionata per servire gli interessi di chi fabbrica quell’opinione indotta.

Capito questo, non dovrebbe essere difficile individuare e perseguire formalmente i colpevoli del depistaggio, che non godono d’immunità, a differenza dei loro padroni.

Anche la giornalista cretina che parla della reputazione di Tizio e di Caio, riferendosi alla “pubblica opinione”, che ne sa di quella loro “reputazione”, che può saperne? Ha forse avuto il tempo di andare in giro a fare domande per strada o nei bar del quartiere? No, certo che no. Si riferisce semplicemente a qualche articolo scritto per conto di qualche suo collega finto giornalista e da quello sottoscritto. E se anche avesse fatto quel sondaggio, se pure avesse avuto il tempo e la voglia per farlo, le opinioni raccolte come potrebbero essersi mai formate se non leggendo cartaccia stampata e sentendo le scemenze della Tv?

In ultima analisi, è chiaro che ciò che si scrive per conto dei finti giornalisti determina l’orientamento, l’indirizzo, della cosiddetta “opinione pubblica” in rapporto alla reputazione di Tizio e di Caio.

E allora bisogna anche denunciare il fatto che l’azione vilissima degli analfabeti che lavorano per conto delle agenzie di stampa, dei giornali e della televisione, è la causa principale della sistematica inibizione delle garanzie procedurali, costituzionali, dei diritti civili e delle libertà individuali.

I giornalisti-attori-buffoni di televisione e cartaccia stampata sono tutti criminalmente colpevoli di delitti gravissimi, tra i quali, solo per fare qualche esempio, ricordo l’attentato alla costituzione, il falso ideologico, la truffa reiterata ed aggravata, abuso della credulità popolare…

Dei Mandanti dei Delitti degli Attori di Televisione e Cartaccia Stampata
A qualcuno interessa inibire sistematicamente i diritti e le libertà individuali. A chi interessa e perché? Questa è la domanda alla quale serve rispondere e certo i giornalisti il problema non se lo pongono, visto che ingrassano dicendo idiozie e senza faticare più di tanto per dirle.

Delle Articolazioni Retoriche Mal Dirette
Talvolta mi pare che i punti di svista degli avvocati penalisti sono pure depistati dalla complessità delle loro stesse articolazioni retoriche. Le espressioni che usano suonano logiche ma non se ne avverte l’inconsistenza per via della loro, talvolta eccessiva, complessità.

Per esempio, dice Maria Rosaria Guglielmi, citando un altro, del “..radicalismo populista che ha intercettato la domanda di cambiamento del nostro paese..” e della “..democrazia tradita dal crucifige guidato dal popolo…” e la frase sembra comprensibile e condivisibile a tutti gli avvocati penalisti presenti e pare logica pure a chi ascolta la conferenza dal video.

Se ci ripensiamo un paio di secondi, tuttavia, vediamo che si ricade nell’errore dell’inversione logica. Il soggetto diventa oggetto e viceversa. Stiamo attenti a quello che dicono, ascoltiamo.

1) Da dove nasce il “radicalismo populista”? Quando e dove origina?
Sia come sia, se e quando quel “radicalismo” coinvolge le masse, ciò si ha solo per il tramite dell’azione dei mezzi di condizionamento di massa. Quindi sono quei mezzi i veri responsabili di quel “radicalismo”. Quel radicalismo è quindi “populista” in modo improprio. Non è quello, il “radicalismo” che insegue il popolo mostrandosi “populista”.

C’è una fase del processo che precede l’azione del “radicalismo populista”.
La macchina della propaganda incita le masse (i cui “comportamenti sono prevedibili come quelli delle macchine”) ad assumere certe impostazioni e il “populista” segue quelle impostazioni per effetto dell’azione della propaganda. Il “radicalismo populista” è una conseguenza indiretta o diretta della propaganda, non dell’umore del popolino. Il sospetto dell’azione di depistaggio non è quindi il popolino ma è la finanza che manipola la propaganda.

Perché, gli avvocati penalisti riuniti, non vanno ad indagare e tentare di perseguire quella?
La grande finanza gode d’immunità ma i ruffiani di stampa e televisione no. Bisognerebbe iniziare a crocifiggere quelli, come suggerisce Michel Chossudovsky già quindici-venti anni fa.

2) “…il radicalismo populista che ha intercettato la domanda di cambiamento del nostro paese..”.
Anche qui, si parla in astratto, usando espressioni care all’economia politica, parlando di “domanda”, come se ci si riferisse ai bisogni dei consumatori, che devono comprare da mangiare e da vestire, esattamente come devono comprare le scemenze che vanno a fondare i loro impianti ideologici.

La “domanda di cambiamento del nostro paese” non è un fatto spontaneo che il “radicalismo populista” “intercetta”. Quella “domanda” è una domanda indotta, esattamente come s’induce la motivazione all’acquisto per mezzo del condizionamento operante della pubblicità.

Perciò, ancora una volta, la domanda giusta è: chi e perché ha finanziato e progettato la propaganda per incitare le masse a sposare certa domanda indotta di cambiamento liberticida? E quella domanda di cambiamento liberticida, poi, esiste sul serio oppure è solo una bandiera sventolata e commentata senza sosta nei salotti televisivi, dove quasi sempre e quasi in ogni occasione si parla di fenomeni inesistenti, spesso completamente inventati e falsificati, che si trasformano in esistenti per il solo fatto che se ne parla continuamente in televisione e a vanvera?

3) “…del crucifige guidato dal popolo..” ecco un’altra svista tanto chiara quanto grave.
Il popolino non guida proprio nessun crucifige, a meno che non sia indotto a farlo, o si dica, si narri, si finga, che sia indotto a farlo dall’attività di costante simulazione e di grandissima dissimulazione dei pagliacci che formano l’opinione pubblica, che ciarlano e ciarlano dentro le scatole illuminate degli organi di disinformazione, cioè la cartaccia stampata, l’editoria, la televisione, le agenzie di stampa e l’accademia.

Il mito racconta della folla che rivolge l’incitamento a Pilato ma è una novella troppo lontana nel tempo per essere presa per buona. Se non siamo neppure in grado di sapere cosa è successo veramente negli ultimi venti anni, perché nessuno lo sa e nessuno ne parla, né sui giornali, né in Tv e tantomeno a scuola e nelle università, come cavolo pretendiamo di parlare di ciò che si aveva duemila anni prima?

I finti giornalisti che, ciarlano attorno alla finta mafia di Roma, Ostia e d’intorni, sono gli stessi attori cialtroni che ieri partecipavano allo studio del piffero, alle trasmissioni per bambini, alle carambole e ai giochi a premi. Che cavolo possono sapere in rapporto al tema del giorno? È chiaro che recitano un copione perché sono pagati per recitare senza sapere di cosa parlano e per giunta, ascoltandoli bene, o leggendoli, ci si rende inevitabilmente conto che sono quasi tutti letteralmente analfabeti.

Possibile che nessuno degli avvocati penalisti, sempre attenti a far sfoggio di grande acume e patrimonio culturale, cerchi d’indagare sul funzionamento, sulla meccanica, della fabbricazione delle notizie e della conseguente, indotta, “opinione pubblica” che tanto influenza la loro attività?

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Salto la prima parte della prima giornata del congresso, perché sono tre ore e più di estenuanti ringraziamenti e d’inutile sfoggio retorico. Con pazienza, si possono anche grattare giù dei contenuti utili ma non mi va proprio di stare lì a risentirlo e/o registrarlo. Per chi fosse interessato, il congresso integrato si può vedere e/o sentire su radioradicale.

Ricordate solo ai vostri avvocati penalisti che l’attività repressiva-forcaiola (indotta) di certi magistrati e di certi giudici non è determinata dagli umori popolari ma è stabilita dai ruffiani delle agenzie di stampa e dai loro acquirenti di televisione e cartaccia stampata. Gli umori del popolino sono solo la conseguenza dell’azione della propaganda, esattamente come lo sono le attività liberticide degli incapaci ai governi delle nazioni, e funziona così in tutte quelle sfortunate parti del mondo in cui giungono stampa e Tv. Il popolino, dissanguato dallo stato e poi pure gabbato, è ancora due volte vittime della meccanica della fabbricazione delle informazioni. In primo luogo perché viene condizionato a credere alle fabbricazioni della macchina propagandistica e dipoi perché gli si dà anche la colpa del proprio malumore artificiale, convenzionale ed assolutamente indotto.

Il “radicalismo populista”, il “crucifige guidato dal popolo” eccetera, sono solo dei trucchi, esattamente come lo sono tutti gli altri impianti ideologici.

Ma davvero magistrati ed avvocati penalisti non riescono ad intuire, e quindi non indagano, questo fatto tanto elementare?

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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