Omicidio Monterotondo, apologia di Lorenzo Sciacquatori

Monterotondo, apologia della vittima, Lorenzo Sciacquatori assassinato
Premesso che la notizia di una qualunque anima liberata dalle ganasce dell’inquisizione è sempre una buona notizia, e che bisogna gioire ogni volta che un qualunque accusato, anche di parricidio, si svincola dai catenacci iniqui che appartengono alla violenza arbitraria ed oppressiva dello stato, per amore di verità e di giustizia è meglio fare alcune considerazioni a tampone delle straboccanti scemenze dispensate sistematicamente dai mentecatti che suggestionano i babbei con la televisione e i giornalacci.

1) Lorenzo non era una bestia.
2) Lorenzo Sciacquatori era uno dei VIP di Monterotondo.
3) Della legittima difesa e dell’eccesso colposo di legittima difesa.
4) Della facoltà di non rispondere conviene non avvalersi, purché si pianga.
6) Degli inquirenti che ricalcano stampa e Tv.

 

1) Lorenzo non era una bestia
La vittima, che i finti giornalisti vogliono far apparire carnefice, è un ragazzo di 41 anni, “ex pugile” (e bravo pugile dilettante, per giunta), “senza un’occupazione fissa, “aveva più volte maltrattato la figlia, la moglie e l’anziana madre..”

a) Il fatto che un ragazzo sia stato pugile dilettante in gioventù, non dimostra la sua bestialità, anche se serve al quadro suggestivo presentato dai falsari dei mezzi di disinformazione di massa. Tanto è vero questo che, solo in Italia, le condanne per maltrattamenti nel 2016 sono 2923, e alcuni dei protagonisti di questi maltrattamenti sono delle bestie vere, che pure non sono mai stati pugili.

b) Il fatto che un italiano non abbia “un’occupazione fissa” serve ai carabinieri, e anche a certi PM molto sarcastici, per insinuare nella modulistica da dare in pasto ai finti giornalisti alcuni elementi di sospetto, ma è una condizione determinata dai loro padroni, che sono pure padroni dei finti giornalisti, e che, distruggendo l’industria italiana prima, con il trucco famigerato ed internazionale delle privatizzazioni, e fabbricando crisi, congiunture finanziarie poi, hanno mandato in strada decine di milioni di disoccupati in tutto il mondo, e molti di questi sono padri di famiglia. I carabinieri credono di avere un’occupazione fissa, quindi si sentono più bravi e più buoni rispetto a chi perde il lavoro o a chi non lo trova, come pure i finti giornalisti, e i PM sarcastici, ma in realtà a loro viene riconosciuta una mancia mensile, sottratta ai dissanguati contribuenti, solo perché sono servi lustra-scarpe di una macchina che opprime da decenni le comunità produttive. Tutti i ruffiani dell’intero apparato dello stato, che hanno “un’occupazione fissa”, campano sul lavoro e sulle tribulazioni delle comunità produttive, le quali disprezzano e poi umiliano e maltrattano ad ogni occasione in cui si trovano qualche ladro di tacchini o qualche disoccupato tra le mani.

 

c) I maltrattamenti erano, come dice il procuratore, quelli alla moglie “quotidiani-periodicamente” (quotidiani o periodici?), “continui ai danni della madre e sporadici ai danni della figlia”. Bada però che nessuna di loro tre ha subito ferite di arma da taglio o da fuoco. Questa ragazza ha ammazzato il padre per difendere se stessa e le altre due donne da “urla”, “strattonamenti, pugni eccetera eccetera”, senza specificare chi dava pugni a chi, comunque non si cava nessuna proporzione tra la misura “dell’aggressione” e quella “della difesa”.

d) “…probabilmente tossicodipendente”
il “probabilmente” rientra nelle ipotesi e nei pettegolezzi che appartengono ai falsari di stampa e Tv. Perché il procuratore di Tivoli, spettegolando con i finti-giornalisti, dice “probabilmente”? Che ne sa lui? E perché se non lo sa, deve sputtanare in giro una vittima di OMICIDIO dicendo che era “probabilmente tossico”? E se pure fosse stato un tossico, il suo OMICIDIO sarebbe stato forse meno grave? La vita di un tossicodipendente vale meno di quella di un dipendente diretto dello stato (il cui lavoro non produce niente per l’economia e non aggiunge nulla al sistema economico complessivo)? Piantare un coltellino nella gola del padre, se dipendente dello stato, è parricidio ma, “se lo tuo padre è ubriaco e molesto, probabilmente tossicodipendente, nonostante ti sarebbe più facile buttarlo a terra con una spinta, assicurati di prendere la giugulare con il tuo coltellino, regalato dal nonnetto”.

e) “..in preda all’alcol…”
Stando ai ruffiani de “il fatto (artefatto) quotidiano”, in Italia si ubriacano in osteria un milione e mezzo di alcolizzati cronici. Molti di questi sono dei gran rompi-balle per i parenti e i vicini di casa. Quanti vengono ammazzati con un colpo di coltellino appuntito alla gola?

 

Di questi alcolizzati, solo 100 mila sono in trattamento terapeutico (e cioè prendono le medicine cancerogene della truffa farmacologica tradizionale). Se ti vai a sentire le querele dei familiari di quel milione e mezzo di bevitori, che si sfogano durante le riunioni dei parenti degli alcolizzati anonimi, vedrai che di storie agghiaccianti e raccapriccianti, sugli ubriaconi che molestano familiari e vicini, ne sentirai anche di molto peggiori rispetto a quella del povero Lorenzo Sciacquatori (morto ammazzato – con una coltellata chirurgica proprio “sotto l’orecchio”, e cioè alla gola – durante una lite in famiglia).

Stando alle stime dei ruffiani dell’artefatto quotidiano, che citano quelle dell’Istituto Superiore di Sanità

“..in Europa tra 5 e 9 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi di alcol”.

E però non si sente dire che un milione e mezzo di familiari hanno infilato la lama nella giugulare di un milione e mezzo di parenti ubriachi. Dato questo precedente di Monterotondo, forse sarebbe bene che i molestati si destassero ed iniziassero a tenere i lunghi coltellini sul comodino vicino al letto.

f) “..non voleva andare in comunità..”
In comunità mandateci i giornalisti, o i vicini di casa che non si fanno i fatti propri e che ciarlano alla telecamera senza sapere di che parlano, tanto per apparire una volta nella vita in televisione, ma che poi col cavolo intervengono a darti una mano nel momento del bisogno e/o del pericolo.

 

2) Dei VIP di Monterotondo
a) Tarquinia
25 anni fa, circa, la scuola pugilistica alla quale apparteneva Lorenzo, e quindi anche Lorenzo, che allora aveva più o meno 18 anni, intratteneva a Tarquinia i viterbesi non paganti, che calavano d’estate dalle loro montagne per dar prova e certificazione, anche al mare, di tutta la loro storica e proverbiale taccagneria.

b) Dei fieri parenti, amici e conoscenti di Lorenzo Sciacquatori
In quell’occasione, una carovana di “paesanotti” di Monterotondo si spostava a Tarquinia – e negli altri luoghi dove si organizzavano gli incontri di pugilato all’aperto – per vedere come si cimentava Lorenzo, giovanissimo eroe di tutti i parenti-serpenti che oggi ne parlano male.

Era bravissimo, anche se la sua grazia e la sua eleganza s’inibivano talvolta, per via del suo nervosismo, in combattimento. Era un poco nervoso, certo, può un ragazzo tanto giovane avere il pieno controllo dei movimenti e delle emozioni allo stesso tempo? Ma tecnicamente era valido, anche perché il suo istruttore era pure molto in gamba, e vinceva spesso, o sempre, o quasi sempre; in ogni caso ne dava più di quante ne prendeva ed era capace, pesando circa 60-65 chili, di buttare giù, “come un sacco di fagioli”, un qualunque cialtrone delle arti marziali di 85 chili o più.

In quel di Tarquinia, dopo la vittoria, i parenti, gli amici e i conoscenti, lo festeggiavano – che può saperne la figlia che allora non era neppure nata? – e lo tenevano in gloria come se fosse stato una specie di campione nazionale, capace di alimentare il loro orgoglio, la fierezza degli “zappaterra” di Monterotondo, e il loro narcisismo di gruppo.

Tutti ubriachi, allora, e non solo lui, perché si festeggiavano le vittorie con le damigiane di vino, dopo gli incontri di boxe, prima però di rimettersi in strada, di notte, per rientrare in auto al paesello di Monterotondo, distante da Tarquinia più di cento chilometri.

c) Della disciplina di Lorenzo Sciacquatori
Lorenzo si allenava tutti i giorni, sei giorni a settimana, e lo faceva dopo il lavoro, senza mai piangere stanchezza. Quanti giovani di quell’età lavorano e si allenano tanto sodo senza lamentarsi di fare “sacrifici”? E poi il lavoro lo aveva e aveva iniziato a lavorare da giovane. Il pugilato per un ragazzo di quell’età, anche se è bravo ed è tenuto in gloria dai paesani, non è un vero mestiere, per la semplice ragione che non ti paga mensilmente, come invece mensilmente viene pagato, per esempio, un carabiniere, che pure ha lo stesso grado d’istruzione di un manovale con la terza elementare.

d) Dei peccati dell’osteria
Cosa può scattare nel cuore di un giovane e bravissimo pugile dilettante, che viene montato ad eroe del paese a soli 18 anni, quando poi nel tempo deve rendersi conto che lo stato-nemico, con le sue finte politiche economiche a fondamento della schiavitù salariata, se va bene, lo costringe ad una vita mediocre, e dipoi alla disoccupazione e alle altre umiliazioni?

 

Forse ritornano alla memoria del campione del paesello le ubriacature dei festeggiamenti delle vittorie e, non potendo più festeggiare altre vittorie, si ricostruisce la scena in osteria, mantenendo attivo il gomito e aperto il fiasco di vino, rievocando quella parte dei festeggiamenti che è ancora accessibile a chiunque, anche ad un milione e mezzo di altri sofferenti molesti, che nella vita non hanno accumulato neppure un millesimo dei successi di Lorenzo? (Mi pare che a diciotto-diciannove anni avesse già in attivo una trentina d’incontri).

e) Della strumentalizzazione politica del fatto di cronaca
Il trucco della finta legge sulla finta legittima difesa è la ragione per la quale la vilissima canaglia dei ruffiani del sistema della disinformazione organizzata di massa si dibatte intorno alla tragedia dell’assassinio di Lorenzo Sciacquatori, come pure si ha sempre qualche altro trucco attorno a tutte le altre sciagure vere per le quali quei falsari si cimentano in televisione, senza sapere né leggere né scrivere. Cosa vuoi che sappiano quei degenerati di stampa e Tv della vita di un ragazzo che, da ragazzo, è stato un pugile vero e non uno dei soliti cialtroni delle finte arti marziali (vedi e senti le scemenze di Enrico Luccioli su youtube, per esempio), che si mantengono raccontando e scrivendo balle a discapito di chi crede alle loro frottole, esattamente come fanno i finti giornalisti? Loro non ne sanno proprio niente e non se ne fregano minimamente della tragedia di Lorenzo e della sua figlia lacrimante, a loro serve solo prostituirsi e reggere il sacco ai degenerati che scaldano le poltrone di governo, proprio per permettere, a vantaggio d’altri, la profusione di norme sempre più restrittive, sempre più invasive e liberticide, e favorire lo spionaggio industriale internazionale. Guarda il caso le nuove strumentali modifiche del codice sulla finta legittima difesa sono mandate ad effetto proprio contemporaneamente ai fatti di cronaca.

f) Dei fatti di cronaca e dei pugili
I finti-giornalisti vanno a nozze accusando spesso anche i pugili e gli ex pugili.
Ricordiamo per pochi secondi il povero Roberto Spada, crocifisso per aver dato una capocciata-meritata ad un finto giornalista e vero ruffiano.

Spada è finito in campo di concentramento – in terra aliena – assieme alle altre vittime dei finti processi della finta mafia di Roma, Ostia, della finta camorra romana eccetera.

Durante il ventennio nazi-fascista, nei campi di concentramento dove si fabbricava la moderna industria biochimica e farmacologica, assieme ai commercianti ebrei, si raccoglievano zingari, testimoni di Geova, ladri di galline, comunisti, professori universitari eccetera, e anche allora i vilissimi giornalisti leccavano le suole ai burattini che scaldavano le poltrone ai governi delle nazioni, anche se quelli di allora non erano totalmente analfabeti come quelli di oggi (vedi Erich Fromm, “Anatomia della distruttività umana”).

 

3) Della legittima difesa e dell’eccesso colposo di legittima difesa

a) Delle modifiche normative dei fantocci
Gli analfabeti che mangiano e bevono a scrocco nei palazzi di governo, hanno modificato l’art. 52 del codice penale, sì, ma anche dopo le modifiche” la punibilità viene valutata caso per caso, in quanto la difesa deve essere proporzionata all’offesa..

 

b) Del Coltellino per la pubblica via
Abbiamo tre donne in strada che si difendono dalle escandescenze di un soggetto “ubriaco”, e quindi instabile e sbilanciato, se non addirittura barcollante, una delle quali, la più giovane e sveglia – “pugile anche lei, capace di tirare pugni al padre” – come dicono i finti giornalisti, ha in mano un coltellino, un innocente “regalo del nonno”, che però normalmente tiene sul tavolo, bene in vista, come deterrente per scoraggiare il povero Lorenzo, suo padre..” – come dice il carabiniere in conferenza stampa ai ruffiani dell’artefatto quotidiano. Sennonché, durante la fuga delle tra donne che “si sono riversate in strada”, la giovane avvenente fanciulla decide di portare il coltellino con sé. Quindi il coltellino a fine lite non si trova più nella sua posizione originaria, in casa e bene in vista su qualche piano, ma è in strada, sulla via pubblica, addosso ad una delle donne in fuga, non si sa per quale motivo.

c) Della vittima del parricidio
Nonostante nessuno abbia denunciato alcunché negli ultimi 5 anni, pare che, dopo l’episodio del 2014, si dice, si sa, “tutti sapevano”, Lorenzo menasse sistematicamente la moglie e qualche volta la figlia e maltrattasse spesso la madre. Se tutte queste chiacchiere fossero vere, ecco la prova che i maltrattamenti e le scenate di Lorenzo non costituivano pericolo di vita per le tre vittime. In cinque anni nessuna delle tre donne ha mai riportato ferite d’arma da fuoco o da taglio. Oppure sì? I ruffiani non ne parlano e neppure gli inquisitori. Hanno forse referti di pronto soccorso dai quali si cava che a qualcuna di loro è stato rotto il naso o un braccio, cavato un occhio o mozzato un orecchio? Lorenzo è stato ammazzato perché rompeva il cazzo, come fanno tutti gli ubriachi molesti, e perché faceva esasperare le sue tre conviventi. Però lui è stato ammazzato, disarmato, e loro no. La tesi secondo la quale “se non moriva lui sarebbe morta una delle altre…era una morte preannunciata…” eccetera, rientra nel campo delle ipotesi e delle fantasie. Il procuratore di Tivoli può prevedere il futuro con precisione? Il dato certo è che Lorenzo è stato ammazzato e quindi la vittima semmai è lui, non la povera figlia, a prescindere dai pretesti che si vogliono usare – e delle bugie dette dai giornalisti – “ha battuto la testa sulla panchina..” – per non tenere in vincoli una giovane ragazza tanto “brava e studiosa”.

d) Della perizia nell’uso del coltello
C’è poi da dire che una persona che non sa usare il coltello, prima di arrivare a colpire la vena giugulare, se usa il coltello per difendersi, forse minaccia il suo opponente, lo colpisce a vanvera, come spesso succede, e non lo prende subito alla gola. Queste pugnalate alla gola sono pericolosissime, proprio perché chi le riceve muore entro pochi minuti e non serve a molto chiamare l’ambulanza (che poi nell’area romana impiega un’ora a venire, se hai fortuna). Senza ipotizzare l’omicidio volontario, bisognerebbe comunque riflettere sull’incidente, che somiglia molto a quel fatto della Cristallo, la quale, sempre accidentalmente, ha ammazzato il marito violento con un coltellino, ne ha poi occultato il cadavere assieme al suo amante, venendo poi assolta, dopo aver lacrimato per tutto il processo. C’è infine un altro fatto di cronaca associabile alla tragedia di Lorenzo Sciacquatori, quello di una ventina d’anni fa, o più, in cui un maestro d’arti marziali cinese ha tagliato la gola a quattro aggressori per legittima difesa, in casa sua. Anche il suo caso è stato subito archiviato, perché gli aggressori avevano sequestrato lui e famiglia. E però…tutti centrati alla gola questi terribili aggressori? E che dire del quarto, che è riuscito a scappare e a raggiungere le scale fuori dall’appartamento del maestro di Kung Fu, anche quello, ferito alla gola con un colpo netto? Si nota una certa perizia nella legittima difesa delle vittime che usano il coltello puntando proprio alla gola.

e) Dell’innocenza del porto abusivo d’armi bianche
E come si giustifica il fatto che una persona, in generale, per difesa, dice, porta con sé un coltello per la via pubblica? Nel momento in cui decide di metterselo in tasca, o nella borsa, cosa pensa, come pensa di usarlo? E il coltello era per uso domestico, era a serramanico, a scatto, a doppia lama, aveva la punta acuminata, era un pugnale, era uno stiletto? Non sussiste alcuna ipotesi di reato per il porto abusivo, sulla via pubblica e quindi fuori di casa, d’arma bianca, propria o impropria? (Vedi l’art. 4 L. n. 110/1975, e arma propria, il cui porto abusivo è punito ai sensi dell’art. 699, comma 2, del codice penale).

 

f) Della proporzione tra le sberle, gli schiamazzi e le coltellate alla giugulare
Resta in parte invariata – dai fantocci dei palazzi di governo – la regola dell’eccesso colposo di legittima difesa, che prevede ancora la punizione del soggetto che si difende, se eccede colposamente i limiti stabiliti dalla legge.

 

g) Della ripetibilità dell’evento omicidiario
La ragazza è stata rilasciata quasi subito, perché il fatto non è ripetibile (avendo solo un padre, chiunque lo ammazzasse dovrebbe avvalersi di questo precedente; il fatto non è ripetibile perché, una volta ammazzato il padre, altri padri da ammazzare non ce ne sono). E però, anche se gli sbirri non leggono il dizionario italiano, per parricidio s’intende l’assassinio del genitore e non necessariamente solo del padre. Perciò, se la madre dovesse iniziare a bere pure lei, l’evento parricida potrebbe ripetersi.

 

4) Della facoltà di non rispondere conviene non avvalersi, purché si pianga
Se la ragazza (non fatela arrabbiare) si fosse avvalsa della facoltà di non rispondere, forse non sarebbe uscita così presto, e quindi non si può più dire che la regola aurea di non parlare con gli accusatori prima del processo valga per tutti.

Una femmina avvenente, come pure era la Cristallo, che piange bene il suo vittimismo e la sua disperazione per aver assassinato una persona cara ma molesta, può ottenere l’affezionata commiserazione degli inquisitori, all’uopo paternalisti e buonisti, e dipoi scansare la pena prevista dai codici di legge.

Se al suo posto ci fosse stata una brutta cicciona o un ragazzo scapestrato, o uno zingaro, un ladro di tacchini qualunque, un testimone di Geova o un musulmano bianco, a fare ciò che ha fatto la figlia di Lorenzo Sciacquatori, vale probabilmente la regola aurea accennata di sopra, perché le lacrime di queste categoria di persone difficilmente interessano la sensibilità degli accusatori.

 

5) Degli inquirenti che dipendono da stampa e Tv
La fortuna della giovane assassina è infine quella di avere tutta la stampa e la televisione, da subito, dalla sua parte, perché è bella, bona, certo, e quindi innocente, ma anche per i motivi strumentali accennati di sopra con i trucchi della finta politica. In un momento storico diverso, il suo fermo sarebbe durato di più e forse la sua pratica non sarebbe stata archiviata tanto di fretta.

Gioite tutti, dunque, per la gradita liberazione della giovane bella figlia di Lorenzo, perché così vogliono televisione e cartaccia stampata. Sono infatti televisione e cartaccia stampata a decidere chi deve essere punito e chi no.

Il povero Lorenzo oramai è morto, il futuro non lo riguarda più e non conta più nulla.
Per quanto riguarda la sua promettente ed avvenente figlia, invece, il tempo è galantuomo e sulla “ripetibilità dell’evento” del parricidio non si discute, a meno che la madre non cominci a bere e a fare casino di notte, come si dice di sopra.

C’è però da sperare che la stessa perizia dimostrata nell’uso del coltellino, piantato accidentalmente proprio “sotto l’orecchio”, e cioè tra la giugulare e il Muscolo Sternocleidomastoideo, non si abbia nei prossimi decenni a danno di un fidanzato o di un marito infedele, per fare altre ipotesi.

Se invece la ragazza dovesse in futuro piantare il coltellino nella gola di qualche zingaro, o di qualche malcapitato rapinatore straniero, vedrai che i finti giornalisti e gli analfabeti che scaldano le poltrone al governo caveranno da ciò altri spunti per promuovere l’illecita produzione di nuove ingiuste ed illegittime norme liberticide, con il pretesto di tutelare la finta legittima difesa o altre finte istanze sociali, e si avranno altre altra richieste di archiviazione.

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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