Della Finta Guerra alla Droga e alla Finta Criminalità Organizzata

INDICE
1.0. Della finta guerra alla droga e al crimine organizzato
1.1. Dei pretesti per imporre leggi liberticide
1.2. Del trucco dell’attenzione mal diretta
1.3. Del problema centrale
1.4. Delle cinque fasi delle logiche restrittive
1.5. Della cosiddetta guerra alla droga
1.6. Della prima guerra dell’oppio
1.7. Dell’imposizione del traffico di droga in Cina
1.8. Palmerston e Hong Kong
1.9. Della seconda guerra dell’oppio
1.10. Delle famiglie della droga, degli schiavi e del cotone
1.11.Della regolazione restrittiva del narcotraffico

2.0. Dell’oppio, della MAFIA e della rivoluzione industriale
2.1. Della struttura mercantile britannica e del traffico di droga
2.2. Delle bande di assassini di Giuseppe Mazzini
2.3. Dei Sovversivi mazziniani negli Stati Uniti d’America
2.4. Degli obiettivi
2.5. Lucky Luciano
2.6. Fronte del porto
2.7. Dell’invasione della Sicilia e dell’Italia
2.8. Don Vito Genovese
2.9. Della liberazione di Lucky Luciano
2.10. Della cooperazione delle organizzazioni militari
2.11. Delle triangolazioni di Lucky Luciano
2.12. Dell traffico di droga imposto anche ai criminali
2.13. Licenza d’uccidere
2.14. Della rapina alle classi medie e a quelle meno protette
2.15. Delle attività clandestine della criminalità organizzata non clandestina
2.16. Marsiglia, sangue ed esportazioni di eroina

3.0. Del processo di successione di Lucky Luciano
3.1. Un caffè all’aeroporto di Napoli
3.2. Della guerra dei ranghi di base
3.3. Dell’organizzazione delle rotte orientali
3.4. Della produzione interna d’oppio in Cina
3.5. Dell’opportunità di far durare la guerra
3.6. Del traffico di droga del governo francese
3.7. Della prestazione statunitense in Indocina
3.8. Dell’insurrezione e della contro-insurrezione
3.9. John Foster Dulles
3.10. KMT, rapinatori e assassini al governo repubblicano
3.11. Delle cricche tailandesi
3.12. Del naviglio e degli aeroplani donati alla polizia
3.13. Della polizia, del narcotraffico e della logistica
3.14. Della distribuzione interna
3.15. Del controllo di crimine e anticrimine
3.16. Così gira il mondo
3.17. Della successione di Phao
3.18. Delle finte rievocazioni del Vietnam al MIT
3.19. Dei padri fondatori della moderna Shanghai
3.20. Tu Yueh Sheng
3.21. Della cacciata dei rapinatori repubblicani
3.22. Della censura dell’oppio e della promozione dell’eroina
3.23. Del triangolo d’oro
3.24. Air America
3.25. Della criminalità organizzata non clandestina
3.26. Dei soliti nomi
3.27. Della finta guerra alla droga e della finta lotta al finto terrorismo
3.28. Cenni storici
3.29. Del terrorismo artificiale in medio oriente
3.30. Del trucco della finta guerra alla droga

INIZIO

1.0. Della finta guerra alla droga e al crimine organizzato
1.1. Dei pretesti per imporre leggi liberticide
I burattini ai governi ricalcano le formule delle finte emergenze per adottare i formali sistemi d’oppressione che servono a sottomettere sempre di più i cittadini già irreggimentati. Oltre alla finta lotta al terrorismo e alla finta lotta alla criminalità organizzata, a scadenze cicliche, dedicano grande fanfara, e disperdono grandi quantità di denaro pubblico, per la finta lotta alla droga. Queste altre due finte lotte completano la rosa delle finte lotte più in uso dai fabbricatori dei pretesti funzionali alla manipolazione del diritto e della giustizia, per assoggettare ed opprimere i lavoratori delle classi medie e di quelle anche meno protette, quelli dell’agricoltura e, più in generale, tutti i contribuenti delle comunità produttive. Il terrore panico, indotto dalla propaganda per il controllo sociale in seguito ad ogni singolo spaventoso evento artificiale, è il pretesto che giustifica l’introduzione di altre norme liberticide e la progressiva inibizione delle garanzie costituzionali, dei diritti civili degli individui e delle loro libertà personali; quella paura artificiale è fabbricata sistematicamente anche per questo scopo.

1.2. Del trucco dell’attenzione mal diretta
Oltre a giustificare l’introduzione di norme e sistemi inquisitori liberticidi, le finte lotte e le finte emergenze servono altro scopi: assieme allo sport, agli spettacoli televisivi, alla propaganda del cinematografo, alle scemenze dispensate dai giornalisti ignoranti dell’industria dell’informazione e dell’intrattenimento, ai finti viaggi nello spazio, alle finte epidemie, alla falsa emergenza del finto surriscaldamento del pianeta e ad altri miti inventati dalle teste vuote più fantasiose, le finte lotte e le finte emergenze servono a distogliere costantemente l’attenzione delle greggi di lavoratori contribuenti dai gravi fatti che opprimono le società sottomesse alle oligarchie del potere monetario. Per tentare, almeno in parte, di fuggire l’oppressione, bisognerebbe smettere di credere che essa si ha come male necessario, o che si abbia a maggior “protezione” di chi viene oppresso. Quando si viene ammanettati, è difficile che ciò sia nell’interesse della sicurezza di chi viene ammanettato. Se è vero che la cosiddetta “criminalità organizzata” gestisce il grande traffico di droga e se si dimostra che i soggetti che gestiscono la criminalità organizzata sono gli stessi che hanno gli incarichi istituzionali per combatterli, si sa pure abbastanza per capire che la lotta alla droga, la lotta dei grandi trafficanti contro sé stessi, è una lotta fasulla. I fondi per combattere le finte emergenze complementari vengono stanziati a livello internazionale, è denaro pubblico e centinaia di migliaia di persone sono impegnate in una miriade di operazioni d’indagine e di spionaggio che hanno per oggetto piccoli spacciatori, piccoli trafficanti, piccoli ricettatori, piccoli riciclatori e piccoli consumatori di droghe illegali. E però, le grandi banche, le forze armate e le agenzie di spionaggio anglo-americane, possono continuare indisturbate – e impunemente – a riciclare trilioni di dollari provenienti dalla grande distribuzione organizzata di stupefacenti illegali che viene prodotta – sistematicamente – nelle zone di guerra, trasportata in occidente con aerei da trasporto militare – i quali non fanno dogana – e distribuita in tutto il mondo.

1.3. Del problema centrale
L’organizzazione impunita e funzionale del traffico internazionale di narcotici illegali ci riconduce nuovamente al sistema bancario internazionale, alla “grande usura”. Se sono gli stessi enti di Stato ad organizzare il grande narcotraffico, a riciclare trilioni di dollari, assieme alle grandi banche, i cui funzionari godono formalmente delle immunità extraterritoriali totali, non potrebbero rendersi la vita meno complicata? Perché non cercano di evitare gli occasionali conflitti con gli investigatori testardi o le intercettazioni delle agenzie di spionaggio concorrenti, legalizzando nuovamente le droghe? Perché sono così moralisti, così bacchettoni, e insistono a mantenere le droghe illegali? Perché, per il tramite dell’illegalità, il prodotto da distribuire si vende a prezzi esageratamente lievitati. Il trucco del proibizionismo non è altro che una diramazione delle tecniche commerciali restrittive, delle politiche economiche restrittive, che ho spiegato un po’ più in dettaglio in “Rapporti Economici – Dei vantaggi economici dell’austerità e delle altre politiche restrittive

Il problema qui non è se sia giusto o sbagliato drogarsi o vendere droga; le libertà individuali dovrebbero trovare un limite preciso solo ed esclusivamente quando i comportamenti dei cittadini liberi intaccano nei fatti le libertà degli altri cittadini liberi.

1.4. Delle cinque fasi delle logiche restrittive
C’è una prima fase storica-economica in cui i mercanti inglesi, francesi e portoghesi, accumulano grandi fortune in denaro con il commercio, che consiste nel trasportare merci da un luogo ad un altro, di una serie di derrata fra le quali anche le droghe. Poi c’è una fase successiva nella quale quegli stessi mercanti si accorgono che possono guadagnare molto di più lavorando meno, grazie alle politiche restrittive. C’è allora una terza fase, in cui si mettono d’accordo fra di loro e fanno giungere a destino sempre meno prodotto, in modo che i prezzi, che prima, con l’aumento dell’offerta, tendevano a calare, ora salgono, aumentano, anche fuori misura. L’esasperazione della terza fase forza una quarta fase, nella quale essi si arricchiscono ancora di più, prestando il denaro che hanno in eccesso e pretendendo il pagamento dell’interesse per l’usura; infine, nella quinta fase, fabbricano la moneta, applicano le politiche restrittive anche all’offerta del denaro e ottengono risultati analoghi con i conseguenti, sproporzionati, aumenti dei prezzi. Con la droga e con il petrolio accade nient’altro che lo stesso processo: s’impongono, con la forza, e con diverse pretestuose manovre di guerra di religione e di finte rivoluzioni sociali, le politiche restrittive, per aumentare e tenere altissimi i prezzi. La droga, in un dato momento storico, viene dichiarata illegale e, bombardando i contribuenti con la propaganda del cinematografo e della stampa, considerata assolutamente immorale in tutto il mondo dominato. Il risultato è che un grammo di cocaina costa centinaia di volte in più rispetto a quanto varrebbe in una logica di mercato non monopolizzato e privo di forzature restrittive. Il petrolio si rende precario, con le guerre o con le finte crisi petrolifere, e la risultante è l’aumento repentino del 400% del prezzo, in una notte. La moneta si produce in abbondanza dal nulla e senza costo ma, in periodi restrittivi come quello presente, si decide di non distribuirla alla produzione e alle famiglie e di strozzare le dinamiche economiche naturali con la terribile leva dell’estorsione fiscale. Le politiche restrittive soddisfano molte finalità della grande usura, producono eccezionali guadagni (che sono giustificati dalla restrizione forzosa e fraudolenta) e offrono tutti i pretesti che servono per imporre ulteriore austerità ed altri sistemi articolati di norme oppressive.

1.5. Della cosiddetta “guerra alla droga”
Nel maggio del 1999, presso la University of Southern California, si allestisce una sorta di tribunale per trattare con le chiacchiere sul tema della “guerra alla droga” e sul coinvolgimento costante della CIA nel traffico di droga. Uno dei relatori invitati all’evento del USC, il capo della polizia di San Jose, allora in pensione, Joseph McNamara, giunto al nocciolo del suo tedioso discorso, afferma:

“quando Richard Nixon iniziò la guerra alla droga, nel 1972, i fondi stanziati a livello nazionale per tale guerra alla droga ammontavano ad un totale di 101 milioni di dollari. Ai giorni nostri, il totale della somma stanziata ogni anno per la guerra alla droga è di 20 miliardi di dollari. Eppure, ci sono oggi molte più droghe illegali in questo paese, sono meno costose, e sono di migliore qualità rispetto al 1972.”

Questa considerazione può valere benissimo per i giorni nostri, intatta, sia nelle Americhe che in Europa e che nel resto del mondo. Le finte lotte costano ma non cambiano proprio un bel niente. Per avere un’idea di come la guerra alla droga sia solo una tragica – e costosissima – farsa, proviamo a vedere come nasce il fenomeno del traffico internazionale di droga. Andiamo ad osservare il periodo storico, relativamente recente, non distante nel tempo dai fatti dell’imposizione violenta delle banche centrali negli Stati Uniti, dallo sviluppo dei traffici marittimi inglesi e dall’avvio e dallo sviluppo della rivoluzione industriale che, per i primi 40 anni, è un fatto tutto – squisitamente ed esclusivamente – inglese.

 

1.6. Della prima guerra dell’oppio
Le guerre dell’oppio, pur essendo guerre vere, anticipano la moderna finta guerra alla droga. Allora come ora, esse non sono guerre contro la droga, sono guerre per la droga. Nel 1715, la compagnia britannica delle Indie orientali apre il suo primo ufficio in estremo oriente, nel porto cinese di CANTON (Guangzhou). I mercanti inglesi importano dalla Cina la seta, il tè e altre derrate, pagando con argento, l’unico mezzo di scambio internazionale accettato dall’imperatore cinese. Per evitare l’esportazione dell’argento, il re inglese, George III, incarica la compagnia delle indie orientali d’iniziare a muovere verso la Cina grandi quantità d’oppio dalla colonia inglese del Bengala. Lo scopo è quello di vendere oppio ai mercanti cantonesi per compensare il disavanzo della bilancia dei pagamenti. Nell’opera di Adam Smith, agente dei servizi segreti inglesi collocato presso la compagnia delle indie orientali, dal titolo Wealth of Nations, si spiegano chiaramente le politica di saccheggio coloniale inglese. Lo stesso Adam Smith sostiene caldamente, e promuove, l’incremento massiccio delle esportazioni d’oppio dalle indie verso la Cina. Dopo la rivoluzione della colonia statunitense contro l’installazione di banche centrali inglesi sul suo territorio, Adam Smith raccomanda ai suoi padroni, ancora più caldamente di prima, ulteriori drammatici aumenti dei traffici d’oppio verso la Cina, come per rifarsi delle perdite subite o come per evitare di correre gli stessi rischi di ribellione da parte delle colonie orientali. Dal 1801 al 1820, le statistiche ufficiali delle esportazioni britanniche di droga verso la Cina contano circa 5000 casse d’oppio all’anno. Dopo il 1820 si forma una rete d’imprese per favorire la distribuzione dell’Oppio in Cina e sono tutte controllate e finanziate dalla compagnia delle indie orientali. La maggiore di queste imprese è la Jardine Matheson & Co. Ltd, che ha operazioni in corso, anche ai giorni nostri, nel traffico dell’eroina in estremo oriente. Dal 1830 al 1831 il numero di casse d’oppio importate in Cina passa da 5.000 a 18.956; nel 1836 si superano le 30.000 casse d’oppio. Dal 1829 al 1840, secondo i dati della corona di Gran Bretagna, entrano in Cina 7 milioni di dollari d’argento e ne escono 56 milioni, tutti guadagnati dal traffico di droga in incremento. Quando l’imperatore cinese decide di fermare il traffico di droga a Canton, per controllare il drenaggio dell’argento e forse anche la crescente intossicazione dei mandarini drogati, la corona britannica muove le sue potenti cannoniere contro la Cina.

 

1.7. Dell’imposizione del traffico di droga in Cina
Nel 1839, l’imperatore cinese nomina un commissario speciale, l’arrabbiatissimo Lin Tse-Hsu, per fermare il traffico di droga a Canton. Lin lancia subito una campagna anti-droga e dà un bel giro di vite alle bande della Triade, riorganizzate dai gesuiti e sponsorizzate dalle compagnie mercantili britanniche per lo smercio al dettaglio degli stupefacenti. La società denominata Triade è anche conosciuta con il nome di “società del cielo e della terra“, è una sorta di setta religiosa vecchia di secoli, soppressa dalla dinastia Manchù per via della sua violenta opposizione ai programmi di riforma del governo. Il gruppo Triade di Canton viene riformato e coltivato dai buoni padri gesuiti e anche dai bravi missionari della chiesa cattolica inglese; più tardi, elementi della Triade sono ingaggiati direttamente dalle compagnie delle indie orientali per il traffico di droga; siamo all’inizio del diciannovesimo secolo. Quando Lin tenta di arrestare uno di questi spacciatori, impiegati, dipendenti diretti, delle compagnie mercantili inglesi, il commissario della nobile corona di Gran Bretagna, il capitano Charles Elliot, interviene per proteggere lo spacciatore di droga con la flotta militare di sua maestà britannica. Quando poi Lin fa circondare i magazzini con le spedizioni di tè pronte per il carico, per farsi consegnare dai mercanti le loro scorte di oppio, Elliot assicura i trafficanti di droga che la corona britannica avrebbe coperto tutte le loro perdite.

 

1.8. Palmerston e Hong Kong
Il 13 ottobre del 1839, il primo ministro inglese Palmerston invia un dispaccio segreto a Elliot e lo informa che una spedizione militare è stata inviata e che dovrebbe giungere a Canton in marzo, nel 1840; il 23 novembre gli manda un’altra nota segreta con la quale gli dà istruzioni su come condurre le trattative con i cinesi, dopo che saranno stati fracassati dalla flotta britannica. La nota di Palmerston si rifà ad un memorandum scritto da Jardine il 26 ottobre 1839, con il quale i trafficanti di droga domandano all’imperatore cinese:

a) la liberalizzazione del traffico dell’oppio in Cina;
b) un indennizzo di 2 milioni di sterline in cambio dell’oppio sequestrato da Lin;
c) la sovranità territoriale della corona britannica su talune individuate isole offshore.

La marina militare inglese arriva in forze nel giugno del 1840 e il potere distruttivo della flotta vince qualsiasi tipo di resistenza. Nel 1842 l’imperatore cinese è
costretto ad accettare le condizioni inglesi e firma il trattato di Nanjing. Le condizioni sono peggiorative, dopo che si mettono al lavoro le cannoniere. Il trattato comporta il pagamento alla corona britannica di 21 milioni di dollari in argento e il controllo territoriale dell’isola di Hong Kong. Secondo l’analisi di Kalimtgis, Goldman e Steinberg, Hong Kong è tutt’ora la capitale britannica del traffico internazionale di droga.

 

1.9. Della seconda guerra dell’oppio
Una dozzina d’anni dopo il trattato di Nanjing, la corona britannica avvia la sua seconda offensiva contro l’impero cinese (1858-1860), ottenendo guadagni anche più cospicui per i trafficanti di droga. La banca mercantile britannica e le imprese commerciali fondano la Hong Kong & Shanghai Corporation (1864), che è ancora ai nostri giorni la stanza di compensazione centrale per le transazioni finanziarie dell’estremo oriente, relative al mercato nero dell’oppio, dell’eroina e degli altri derivati dell’oppio. Lord Palmerston, sommo sacerdote dei riti massonici scozzesi, riprende la carica di primo ministro, nel giugno del 1859, con il preciso intento di estendere i mercati della droga anche nel nord della Cina imperiale. Collaboratore stretto di Palmerston, presso la segreteria agli esteri, è Lord John Russell, nonno del perfido Lord Bertrand Russell. Nel 1859 una spedizione franco inglese, incaricata di assediare i forti di Taku, rimane arenata nel suo porto, impantanato di fango, e parecchie centinaia di marinai vengono catturati o uccisi nel patetico tentativo di guadare su fango e sabbia fino a terra.

– “Dobbiamo farli pentire per quest’oltraggio” – scrive Palmerston a Russell e il Times di Londra inizia subito una campagna per il sangue, pubblicando:

“L’Inghilterra, con la Francia, ma anche senza la Francia (se necessario), darà una tale lezione a queste perfide orde che la parola “Europa”, d’ora in poi, sarà il passaporto del terrore…”

Nel 1860 una coalizione franco-inglese assedia Pechino, distruggendo tutto ciò che può, anche dopo la sua resa, e Pechino cede in un giorno, quasi senza resistenza. Lord Elgin, contrariando la direzione delle forze francesi, ordina di saccheggiare i templi, i santuari, i sepolcri, e di mettere tutto a “ferro e fuoco”, per lasciare un segno dell’assoluto disprezzo britannico nei confronti dei cinesi e della Cina.

Quattro anni dopo il trattato di Tianjin, il 25 ottobre 1860, la Gran Bretagna controlla sette ottavi dei commerci in Cina, per un valore che, solo nel 1864, è di 20 milioni di sterline. Nei venti anni successivi, le esportazioni d’oppio dalle colonie inglesi in India crescono dalle 58.681 casse del 1860 alle 105.508 del 1880, la maggior parte delle quali sono dirette verso la Cina. Negli anni, i trafficanti d’oppio diversificano anche le loro esportazioni verso la Cina, quadruplicando le quantità di cotone venduto in precedenza.

 

1.10. Delle famiglie della droga, degli schiavi e del cotone
La seconda guerra dell’oppio s’incastra con l’obiettivo principale della politica estera britannica (la quale è sotto la pressante influenza delle oligarchie della grande usura): quello di distruggere gli Stati Uniti d’America – dove faticano ad imporre una banca centrale di loro proprietà – impiantandoci una finta guerra civile che, fra le altre cose, disturba la produzione del cotone nelle regioni del sud. Il commercio di schiavi e di cotone nel sud degli Stati Uniti d’America è gestito dalle stesse famiglie scozzesi che organizzano il traffico di droga in oriente.

La famiglia Sutherland, fra i maggiori trafficanti di schiavi e di cotone del sud, ha in sé cugini di primo grado di quel tale Matheson della Jardine Matheson; i Baring, che fondano la Peninsular & Orient Steamship Line, fortemente coinvolta nei traffici d’oppio, sono i maggiori investitori nelle US clipper shipping dai tempi della rivoluzione americana contro i banchieri inglesi; i Rothschild, assieme ai loro cugini banchieri ebrei newyorchesi Lehman di Lehman Bros., iniziano tutti le loro attività negli Stati Uniti, prima della finta guerra “civile”, con il traffico di schiavi e di cotone. Chi fonda la Hong Kong and Shanghai Corporation nel 1864? Le stesse famiglie di mercanti, accentrate attorno alla monarchia britannica, che dirigono il traffico di droga della compagnia delle indie orientali.

1.11. Della regolazione restrittiva del narcotraffico
Nel 1911 si tiene una conferenza internazionale a The Hague per regolare il narcotraffico. L’obiettivo ufficiale è quello di ridurre il traffico e il consumo di droga fino alla loro completa soppressione. Il successo della conferenza dipende dal rispetto dell’accordo sottoscritto fra i rappresentanti di Cina e Gran Bretagna nel 1905. In base all’accordo, i mercanti cinesi devono ridurre l’importazione di droga dalle altre colonie britanniche e la corona di Gran Bretagna deve ridurre la sua esportazione di droga dalle altre colonie britanniche verso la Cina.

Il traffico prende allora a concentrarsi maggiormente nelle basi extraterritoriali di Hong Kong e Shanghai, le quali, non a caso, diventano ricchissime e lo sono ancora. I “covi” legalizzati per il traffico d’oppio salgono a Shanghai dagli 87 del 1911 ai 663 del 1914. Nello stesso tempo le cosiddette Triadi, e le altre organizzazioni criminali sponsorizzate dai mercanti britannici e organizzate dai padri gesuiti, intensificano i traffici, questa volta illegali, di droga all’interno della terraferma cinese. Ciò che è legale nelle regioni a statuto speciale non lo è in quelle della terraferma imperiale e perciò i trafficanti di droga comprano legalmente, e quindi a prezzi “onesti”, la roba a Hong Kong e Shanghai per poi rivenderla illegalmente, e quindi a prezzi esagerati, nella terraferma cinese e pure nel resto del sud est asiatico, della parte che prospera. I profitti del traffico di droga salgono vertiginosamente in conseguenza del fatto che la vendita di droga è diventata illegale e il ciclo produzione-distribuzione è quasi interamente affidato al mercato nero che, tra i tanti vantaggi, ha quello d’ingrassare nelle proprie fila diversi taglia-gole senza scrupoli, i quali, operando con metodi più spediti al fianco delle guardie in divisa, sono utilissimi per far sparire la concorrenza.

 

Delle imposte sui profitti illeciti
Un’altra conseguenza formale delle politiche restrittive, ironica ed interessante allo stesso tempo, è che i mercanti britannici, non potendo più registrare il loro commercio d’oppio legalmente, non sono più tenuti a pagare le imposte sui profitti – divenuti illeciti ma centuplicati – che registrano dopo le due guerre dell’oppio.

Il traffico di droga, reso illegale, diventa enormemente più redditizio, per l’inevitabile e smodato aumento dei suoi prezzi – aumento dovuto alle politiche restrittive

– e i profitti sono esenti da imposte. Rendere illegale il traffico dell’oppio e dei suoi derivati, significa affidarlo al mercato nero, per gestirlo in regime di monopolio ed aumentarne i prezzi, strozzando l’offerta e facendo soffrire la domanda. Che il governo britannico affidi i suoi traffici di droga al mercato nero è la prova del suo progetto di gestirne la vendita in monopolio e questo è persino ammesso formalmente da un delegato britannico, durante la quinta sessione del comitato dell’oppio presso la Lega delle Nazioni, quando gli viene contestato che le cifre dell’oppio introdotto in Giappone sono parecchio più elevate rispetto ai dati ufficiali della corona britannica.

Anche in India la politica ufficiale del governo britannico è per la droga, è per mantenere la produzione e il consumo d’oppio fiorente. Lord Inchcape, presidente della India Commission, avalla la produzione locale dell’oppio ed è un diretto discendente di quel Lord Inchcape che, nel secolo precedente, fonda la Peninsular & Orient Steamship Line; egli contribuisce a fondare la Hong Kong & Shanghai Corporation, per il riciclaggio dei proventi del traffico di droga. Da allora fino ai giorni nostri, c’è sempre un Lord Inchcape nei consigli d’amministrazione della Peninsular & Orient Steamship Line e della Hong Kong & Shanghai Corporation.

 

2.0. Dell’oppio, della MAFIA e della rivoluzione industriale

2.1. Della struttura mercantile britannica e del traffico di droga
L’oppio è collocato nella fase finale del ciclo della domanda di abiti in cotone prodotti dalla grande industria delle piccole isolette britanniche. Le imprese portano il cotone, importato dagli Stati Uniti d’America, a Liverpool, dove lo fanno mulinare e lavorare da donne e fanciulli estremamente mal pagati e mal nutriti, il prodotto finito lo esportano poi verso l’India, la cui economia paga per gli abiti (ma anche per le ferrovie e tutte le altre ferraglie necessarie alle infrastrutture) con l’oppio prodotto in Bengala. L’oppio viene poi esportato e venduto in Cina, in cambio di argento, l’argento se ne va in Gran Bretagna e il ciclo si chiude, dopo aver messo in ginocchio l’economia dell’impero cinese, pinnacolo della civiltà del mondo, e messo alla fame i contadini delle zone cinesi meridionali del Guangdong e del Fujian. Senza la domanda finale di droga della Cina, l’intera struttura mercantile britannica non potrebbe stare in piedi. Palmerston è perfettamente consapevole del fatto che il futuro dei grassissimi commerci britannici dipende fondamentalmente dal traffico di droga e considera infatti “organizzare, imporre e proteggere la domanda cinese d’oppio una priorità fondamentale per la corona inglese”

 

2.2. Degli assassini di Giuseppe Mazzini
L’organizzazione di una fitta rete di società segrete (e sovversive), di assassini e trafficanti di droga, distribuiti in tutte le regioni utili del mondo, va di pari passo con lo sviluppo del traffico d’oppio, serve per curare la distribuzione della droga a livello locale e per eliminare fisicamente chi al traffico si oppone. Il cosiddetto “eroe dei due mondi”, Giuseppe Mazzini, è uno degli avventurieri di questa rete criminale e la società segreta che egli organizza in Italia, per conto dei suo padroni inglesi, è proprio la gloriosa “giovane Italia“.

Le società segrete con affinità etniche sono usate con finalità sovversive un po’ ovunque, dall’oligarchia britannica, e anche negli Stati Uniti d’America, fin dal 1843, dove coordinano l’immigrazione di particolari elementi italiani e cinesi, indirizzati in quei luoghi d’avventura in virtù delle loro particolari specialità. Abbiamo visto che le società segrete, quelle associazioni di tipo sovversivo caratterizzate da riti esoterici e giuramenti di sangue, originano in Gran Bretagna e la massoneria scozzese deve esserne la coordinatrice principale, perlomeno per ciò che attiene ai fatti di questo studio sulla finta guerra alla droga. L’installazione negli Stati Uniti d’America di società segrete, costituite da precisi gruppi etnici, è in sé un fatto complesso. Qui si fanno solo alcuni cenni a qualche nome italiano e a qualche soggetto cinese ma la pratica riguarda anche ben altri gruppi di fanatici di ordini religiosi, molti dei quali provenienti dalla Romania. La MAFIA italiana può apparire un fenomeno più familiare e comprensibile per un italiano e un occidentale in genere ma alcuni dettagli spesso trascurati a proposito di MAFIA italiana, riguardano il fatto che Giuseppe Mazzini è lo sponsor ufficiale della MAFIA italiana, che Giuseppe Mazzini lavora alle dirette dipendenze del primo ministro britannico Benjamin Disraeli, che egli riceve finanziamenti dalle più importanti famiglie di banchieri in Gran Bretagna – i Rothschild e i Montefiore in testa – e che questi tre rappresentanti del potere monetario sono tutti strettamente legati all’ordine di Sion. Il fatto che il Mazzini sia riconosciuto dai suoi contemporanei come il padre fondatore della MAFIA italiana si cava pure dal ritornello sarcastico e critico circa le attività segrete dei suoi affiliati, secondo il quale, l’acronimo “MAFIA” corrisponderebbe a “Mazzini Autorizza Furti Incendi e Attentati”.

 

2.3. Dei Sovversivi mazziniani negli Stati Uniti d’America
I primi insediamenti di famiglie associate alla criminalità organizzata italiana negli Stati Uniti d’America sono gli ormai famosi (dopo la crisi finanziaria artificiale del 2008) Lehman e i Lazard. Si basano a New Orleans e sono i nonni e poi i padri degli attuali banchieri omonimi di Wall Street. New Orleans diventa quindi la prima base ospitante i prossimi immigrati della rete degli affiliati di Giuseppe Mazzini.

La prima attività sovversiva organizzata dal Mazzini negli Stati Uniti d’America rimane agli atti come la guerriglia del generale Pike, che si ha negli stati del sud. Per la fortuna dei nostri predecessori, l’oppio e la morfina non sono state sempre droghe illegali; l’eroina è relativamente più recente rispetto alle altre due e non viene resa illegale fino al 1924. Diversi autori americani hanno circostanziato moltissimi fatti interessanti sui traffici delle droghe illegali e sulle dinamiche logistiche con le quali la produzione e il consumo del pianeta s’incontrano; purtroppo, anche quelli, non possiamo vederli tutti e dovremo accontentarci di discuterne qui solo con alcuni cenni.

 

2.4. Degli obiettivi
Sono due gli obiettivi di questo breve lavoro:

1) dimostrare che la guerra alla droga è un bidone, come le altre finte emergenze, le quali sono sempre fabbricate per giustificare atti e leggi progettati a danno dei diritti e delle libertà dei dissanguati contribuenti che i governi delle nazioni opprimono;

2) osservare i livelli di civiltà di questi dominatori “britannici”, i quali hanno imposto con i cannoni l’importazione di oppio in Cina, hanno quindi industrializzato il commercio di droga, fondato le banche centrali nel sud est asiatico e finanziato il resto della rivoluzione industriale.

La grande distribuzione dell’oppio non è un’attività esclusivamente inglese. Per secoli gli avventurieri occidentali si sono arricchiti con il traffico di stupefacenti, la differenza è che i britannici lo hanno istituzionalizzato e, la prassi istituzionale statunitense, che deriva da quella britannica o, per meglio dire, da quella di certe specifiche famiglie collocate prevalentemente in Gran Bretagna, segue esattamente la stessa linea.

Solo sei anni dopo la data in cui si attribuisce a Colombo la scoperta dell’America, l’esploratore portoghese Vasco de Gama giunge in India. Subito dopo le caravelle portoghesi si spingono fino alla terraferma cinese ed agli arcipelaghi indonesiani. L’oppio medicinale circola tranquillamente in quel triangolo (India, Cina e Indonesia), assieme al tabacco importato dal Brasile, alla seta e alle spezie, che costituiscono la parte ufficiale del traffico.

Quando Santo Trafficante vola verso il sud est asiatico, ci va con lo scopo di unirsi ad una tradizione secolare di commercianti di droga occidentali che fanno fortuna in Asia. Trafficante compra oppio in Asia per importarlo negli Stati Uniti d’America e questa è la differenza fondamentale fra il traffico di droga moderno e quello passato: sono entrambi gestiti da vertici di cariche istituzionali, i vertici che obbediscono alle stesse casate di un tempo, protette dalle forze armate delle nazioni più potenti. Però, nel traffico del passato, si promuove la tossicodipendenza nelle regioni asiatiche mentre, in epoca moderna e contemporanea, la si propone in quelle occidentali. La relativamente recente crescita della produzione su larga scala di eroina nel sud est asiatico è la culminazione di quattrocento anni d’interventi di politica estera occidentale in Asia.

Nel 1500, mercanti portoghesi, inglesi e francesi introducono la pratica del fumo dell’oppio in Asia. nel 1700 le compagnie delle indie orientali impongono il loro monopolio del traffico di droga nell’area, forzando a cannonate l’imperatore della Cina a importare i loro prodotti. Da lì al 1800, il traffico di droga è il perno attorno al quale girano tutte le rotte mercantili britanniche, la rivoluzione industriale e lo smodato sviluppo della finanza internazionale.

L’oppio e i suoi derivati, eroina e morfina, hanno un loro sviluppo in occidente, molto prima che siano resi illegali. Divenute quelle droghe illegali, l’industria farmaceutica di Bayer, Farbenfabriken of Elberfeld co. ne riduce le quantità importate da distribuire, che in precedenza giungono assieme alle aspirine, e il traffico si affida alla gestione delle organizzazioni criminali clandestine, come le famiglie mafiose di varie nazionalità, e anche delle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine, come i servizi segreti inglesi, la CIA e i loro derivati.

 

2.5. Lucky Luciano
La seconda guerra mondiale rende difficile le importazioni di droga negli Stati Uniti d’America, per motivi più che altro logistici. Tuttavia, sappiamo che quella è una guerra che in America la si combatte ben poco e, con ciò considerato, le organizzazioni dedite all’importazione di droghe pesanti s’impegnano, anche in tempo di guerra, per trovare soluzioni tecniche che consentano loro di riprendere a sviluppare il traffico, quantomeno a fine conflitto e possibilmente intensificandolo, per recuperare il prezioso tempo perduto durante i bombardamenti anglo-americani e l’invasione anglo-americana dell’Europa e del resto del mondo.

Ed è proprio la prossima invasione dell’Europa che dà il pretesto alle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine per sguinzagliare e rimettere in forze i trafficanti più celebri delle ottimamente note organizzazioni criminali illegali e clandestine.

Negli Stati Uniti d’America, si narra ancora la vicenda di un leggendario eroe criminale italiano, che ancora tutti ricordano con grande affetto, il famoso Salvatore Lucania, detto Lucky Luciano, celebrato senza critica da certi giornalisti italiani di lungo corso (vedi l’attore Furio Colombo, per un esempio), ammaliati dal fascino dell’eroe aitante, che si fa fotografare ammanettato ma rimane pur sempre elegante.

Luciano è detenuto in carcere ed è considerato, dai piedipiatti del suo tempo, il cervello più importante nella rete criminale illegale e clandestina italo-americana. La sua liberazione dagli istituti correzionali statunitensi produce un bagno di sangue della vecchia guardia di famiglie dell’onorata società e la costituzione del sindacato mafioso più potente e incontrastato dell’epoca. Forse ciò è dovuto al fatto che Luciano ha una mente brillante, o che è più feroce (e più organizzato) dei suoi compari e concorrenti, o magari che è solo più abile e fortunato e chissà quante altre qualità avranno attribuito al suo mito i giornalisti italiani e quelli della propaganda statunitense. Il fatto sta che Luciano esce dalle prigioni americane perché è assistito da pubblici ufficiali abbastanza autorevoli da dargli tutto lo spazio che vuole, tutto l’equipaggiamento che gli serve e tutti i documenti di cui ha bisogno per viaggiare e organizzare una rete di traffico internazionale, che va dai lidi siciliani al porto di Marsiglia, dalle Coste degli Stati Uniti d’America, a quelle di Cuba e dei Caraibi, con una fitta rete di contatti ed alleanze – vedi quella con Meyer Lansky, delle incontrastate bande criminali ebree, per più di 40 anni – sia nelle Americhe che in altre parti del mondo.

 

2.6. Fronte del porto
Anche per liberare Lucky Luciano è necessario volgere gli occhi alla bandiera e usarla come foglia di fico per coprire le vergogne e la distrazione dei pubblici funzionari, rispetto alla legge in genere ed al codice penale. Le prime collaborazioni fra Luciano e i servizi di spionaggio della marina militare statunitense si hanno per il controllo dei porti. Non si spiega bene come, Luciano nel 1943 controlla certe zone portuali delle West Side docs e la marina militare ha bisogno della sua collaborazione per evitare fantasiosi rischi di sabotaggio da parte delle forze “nemiche”, le quali, sin dai tempi delle finta guerra civile americana, non si sono mai più neppure avvicinate alle coste statunitensi. Iniziata la collaborazione, Luciano riprende le sue attività e viene anche trasferito in un carcere meno duro, ad Albany, dove vanno regolarmente a visitarlo agenti segreti delle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine, altri scellerati dei vertici militari e persino altri pregiudicati, come Meyer Lansky, che pare divenuto il suo primo assistente.

2.7. Dell’invasione della Sicilia e dell’Italia
Il 9 luglio del 1943, 160 mila soldati americani vengono sbarcati in Sicilia; la settima armata del generale George Patton lancia un’offensiva sulle colline occidentali dell’isola e dirige verso Palermo. Nonostante i 60 mila militari italiani e le centinaia di miglia minate che separano Patton da Palermo, le sue “gloriose truppe” arrivano a destino, senza tanti problemi, in 4 giorni. Il dipartimento della difesa non riesce a spiegare la mancanza di resistenza e la facilità dell’invasione, neppure davanti alla sub-commissione d’inchiesta sulla criminalità organizzata clandestina, quando i suoi ruffiani vengono interrogati dal senatore Estes Kefauver, nel 1951. L’indagine del prof. McCoy rivela che il passaggio è stato facilitato da un tale Zu Calo, meglio conosciuto come Don Calogero Vizzini, che riceve un messaggio direttamente da Lucky Luciano, attraverso i suoi messaggeri del comando di Patton.

Quelle colline siciliane sono infatti sotto il controllo di Don Vizzini e lo stesso Luciano è nato proprio a Villalba di Lercara Fridi, dove tutti lavorano per Don Vizzini. Don Calogero impiega sei giorni per organizzare il passaggio delle armate di Patton, fa evitare loro mine e cecchini, organizza belle feste di benvenuto lungo la via e le truppe dei finti liberatori passano indisturbate attraverso tutte le vie della Sicilia, protetti dall’onorata società, forse l’unica vera organizzazione antifascista presente in Italia in quel tempo. Il ruolo della MAFIA italiana nell’occupazione americana è fondamentale, anche se forse potrebbe essere considerato non necessario. Carabinieri e fascisti disertano in massa, durante quelle giornate, e il territorio è tenuto dagli uomini di Vizzini, mentre le truppe americane possono evitare di venire alle mani in Sicilia e andare a fare danno da qualche altra parte, procedendo verso nord nella calpestata e vituperata Italia meridionale.

 

2.8. Don Vito Genovese
Dopo di ciò, cioè, finita la fase dell’invasione e iniziata la frode della finta “guerra fredda”, dato che la CIA e le sue consorelle organizzano il partito socialista a Marsiglia e quello comunista in Italia, gli organi ufficiali del governo statunitense ingaggiano per la seconda volta l’organizzazione clandestina di “cosa nostra”, con il pretesto di tenere il territorio e di contenere il fenomeno comunista, da loro medesimi impiantato e finanziato, con il solito scopo di creare divisioni, disordine, distrazione e depistaggio. Cosa nostra serve dunque le organizzazioni criminali non clandestine degli enti di stato anglo-americani, nella sua funzione antifascista come pure in quella anticomunista.

In luglio, il Civil Affairs Control Office delle forze d’occupazione americane, nomina Don Calogero Vizzini sindaco di Villalba. Poi, oltre a questa nomina, AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories) nomina diversi mafiosi affidabili a sindaci in molte altre città della Sicilia occidentale. Gli americani possono stare tranquilli che nel sud Italia non si hanno i disordini provocati a Torino o in Germania dai lavoratori in sciopero o dalla “resistenza” armata antifascista. Un altro uomo di Luciano è Vito Genovese, che diventa subito uno degli scout (cioè fa l’autista) del generale Patton.

 

2.9. Della liberazione di Lucky Luciano
Luciano, “il più grande talento criminale della sua generazione”, viene ufficialmente dimesso dal carcere nel 1946, deportato in Italia, e posto in condizioni di riorganizzare la rete del traffico dell’eroina, in virtù della collaborazione che i suoi affiliati danno alle forze militari d’invasione statunitensi. La liberazione di Luciano e il suo sostegno negli anni a venire – trucco che si ripete in tutto il mondo con altrettanti criminali incarcerati, per molte ragioni diverse, fra le quali, sistematicamente, il traffico di droga – può essere letto come la conseguenza della collaborazione dell’onorata società con l’apparato militare statunitense. E però vale benissimo anche la lettura contraria e rispecchia fedelmente la tradizione delle organizzazioni criminali non clandestine anglo-americane. Infatti, ovunque esse portino guerra, impiantano la più intensa produzione di oppio, organizzano la raffinazione di morfina ed eroina, coordinano la logistica e l’importazione negli Stati Uniti d’America, in Europa e nel resto del mondo. Sul territorio in cui installano la produzione, hanno sempre bisogno di coperture criminali, altrimenti certe attività non sarebbero clandestine e, non essendolo, perderebbero la loro capacità inflativa sul prezzo della droga al consumo, la quale tutta deriva dalle politiche restrittive di cui si discorre di sopra. Perciò, la liberazione di Luciano può benissimo essere solo un piano per riorganizzare il traffico di droga e la sua mediazione indiretta con le truppe d’invasione restare un mero pretesto. La collaborazione del Vizzini (per l’invasione dell’Italia, sia prima che durante che poi, dopo lo scioglimento del OSS e la formazione della CIA, e dopo l’innesto dei movimenti comunisti in Europa), per quanto sia certamente utile ad organizzare cerimonie di benvenuto, con i fiori, il vino e le donnine allegre, per il generale Patton e i suoi valorosi soldati scioperati, come pure l’aiuto di Vito Genovese, autista ed interprete per sé e per i suoi ufficiali, può benissimo essere il pretesto per la liberazione di Luciano e non viceversa.

Essendo la MAFIA in controllo del territorio, ed essendo antifascista-anticomunista, con essa si può affermare di favorire l’accesso dei “liberatori” americani alla penisola italiana. Le agenzie di spionaggio statunitensi possono usare questo espediente per liberare qualunque italiano dai loro istituti correzionali, perché esse, con il trucco costante della guerra, oggi qui e domani altrove, possono forzare qualunque codice, qualunque procedura legale e persino le supreme statuizioni costituzionali.

 

2.10. Della cooperazione delle organizzazioni militari
Un fatto concreto è che le forze armate anglo-americane, i servizi segreti anglo- americani (cioè la vera criminalità organizzata, anche se non clandestina), le famiglie criminali clandestine, i firmatari delle decisioni della politica estera anglo-americana, tutti, lavorano assieme per produrre, raffinare, trasportare e distribuire l’eroina prodotta nel mondo, generalmente coltivata in zone di guerra, organizzate anche per questo scopo.

Considerazioni analoghe vanno fatte anche per la cocaina, che proviene preminentemente dall’America latina (in cui gli interventi militari statunitensi sono numerosissimi, anche se meno propagandati delle guerre in Europa e Medio Oriente), e per le altre droghe illegali. Per avere un’idea dell’intensità di questo impegno dei gloriosi corpi militari anglo-americani e dei loro associati, o alleati, italiani ed europei – assassini di masse di civili inermi e trafficanti di droga – vogliamo fare una breve parentesi?

Lo storico William Blumm, che lavora per il dipartimento di stato americano, ci offre l’elenco provvisorio dei conflitti e dei genocidi che impegnano i venditori di democrazia americani (USA, NATO e agenzie associate), dopo la seconda guerra mondiale. Gli interventi comprendono bombardamenti pesanti, anche con armi nucleari definite “leggere”, guerra, guerriglia, colpi di stato, attentati terroristici firmati a nome d’altri soggetti, insurrezione e contro-insurrezione, commercio di droghe pesanti e sintetiche, rivolte, sommosse ed altre operazioni di sterminio sistematico:

Cina, 1945-1960;
Italia, 1947-1948;
Grecia, 1947-1950;
Filippine, 1940;
Corea, 1945-1953;
Albania, 1949-1953;
Europa dell’Est, 1948-1956;
Germania, 1950;
Iran, 1953;
Guatemala, 1953-1954;
Costa Rica, 1950;
Siria, 1956-1957;
Medio Oriente,1957-1958;
Indonesia 1957-1958;
Europa occidentale 1950-1960;
Guinea Britannica 1953-1964;
Unione Sovietica 1940-1960;
Italia,1950-1970;
Vietnam, 1950-1973;
Cambogia, 1955-1973;
Laos, 1957-1973;
Haiti, 1959-1963;
Guatemala, 1960;
Ecuador, 1960-1963;
Congo, 1960-1964: l’assassinio di Patrice Lumumba.
Brasile, 1961-1964: introduzione delle squadre della morte.
Perù, 1960-1965;
Repubblica Dominicana,1960-1966;
Cuba, 1959-1980;
Indonesia, 1965: liquidare il presidente Sukarno e con lui altri 500-700 mila.
East Timor, 1975;
Ghana, 1966: Kwame Nkrumah “sta esagerando..”
Uruguay, 1964-1970;
Cile, 1964-1973;
Grecia 1964-1974: “‘Affanculo il vostro Parlamento e la vostra Costituzione” – dice il presidente americano.
Bolivia, 1964-1975: all’inseguimento del banchiere Che Guevara..
Guatemala, 1962 to 1980;
Costa Rica, 1970-1971;
Iraq, 1972-1975: le operazioni di guerra sotto copertura con il lavoro missionario.
Australia, 1973-1975;
Angola, 1975-1980;
Zaire, 1975-1978: il matrimonio celeste di Mobutu e la CIA;
Jamaica, 1976-1980: l’ultimatum di Kissinger;
Seychelles, 1979-1981: ecco un’altra area d’importanza strategica.
Grenada, 1979-1984: dove installare una delle industrie più fiorenti di Washington. Marocco, 1983;
Suriname, 1982-1984: ancora una volta il capro espiatorio cubano.
Libia, 1981-1989: Ronald Reagan incontra i suoi pari.
Nicaragua, 1978-1990: destabilizzazione in lento movimento.
Panama, 1969-1991: “Come freghiamo il nostro fornitore di droghe pesanti”.
Bulgaria, 1990;
Albania 1991: “Insegniamo ai comunisti la vera natura della democrazia”.
Iraq, 1990-1991: olocausto nel deserto del Bush padre;
Afghanistan, 1979-1992: la Jihad fabbricata negli Stati Uniti.
El Salvador, 1980-1994: ammazzare in nome dei diritti umani.
Haiti, 1986-1994: “toglietemi dalle palle questo prete turbolento”.
Somalia, 1993.

Poi, altri grandi crimini, dal 1992 ad oggi, comprendono:

Perù,
Messico,
Colombia ed Ecuador; continuano negli anni ’90 gli interventi per eliminare i dissidenti, come accade prima in America Latina, durante gli anni ’60 e ’70.

Altre violente interferenze si hanno durante le elezioni in Russia, Mongolia e Bosnia; poi:

1999
bombardamenti sulle popolazioni civili innocenti della Serbia e del Kosovo, per 78 giorni ininterrotti, (l’Italia partecipa al genocidio e ai crimini di guerra) per la disintegrazione della repubblica federale socialista iugoslava, superstite del comunismo.

2001
a) auto-attentato a New York, 11 settembre, con la demolizione controllata di 3 torri “gemelle” (vedi anche, fra le centinaia di documenti e studi prodotti, la conferenza malese, la conferenza canadese, David Griffin, Michael Ruppert, Michel Chossudovsky);
b) bombardamento e invasione dell’Afganistan;
c) ancora pesanti interferenze nelle elezioni in Nicaragua.

2002
a) continuano gli eccidi di vittime innocenti in Afganistan;
b) tentativo di colpo di stato contro Chavez in Venezuela;
c) Filippine
d) Corno d’Africa.

2003: Iraq; Liberia;
2004: Pakistan nord ovest; Attentato a Madrid;
2005 Auto-attentato a Londra del 7 luglio; 2007: Africa Trans-Sahariana;
2010: Yemen
2011: Sudan e Libia
2012: Siria

L’elenco, purtroppo, non è completo, ma dovrebbe bastare ad osservare che:

A) l’entità dei danni che gli attori compiono con il nostro ignorante compiacimento (quando decidiamo quale guerra sia giusta e quale guerra sia sbagliata o quando approviamo la guerra con il paradossale pretesto della pace);

B) che gli attori sono sempre gli stessi da almeno un secolo.

2.11. Delle triangolazioni di Lucky Luciano
Il sindacato del narcotraffico realizzato da Luciano rimane, anche ai giorni nostri, uno dei sistemi più rimarchevoli nella storia del crimine. In meno di un decennio egli organizza il traffico di morfina dal medio oriente all’Europa, la sua raffinazione in eroina e la sua riesportazione verso gli Stati Uniti in quantità industriale, senza mai soffrire noie dalle polizie europee e da quelle delle altre regioni coinvolte. La stima dei tossicodipendenti negli Stati Uniti sale dai 20 mila del 1945 ai 60 mila del 1952 e ai 150 mila del 1965. Per ottenere subito un’offerta stabile di eroina, nella fase iniziale, Luciano devia una parte della produzione di eroina di una delle maggiori case farmaceutiche italiane, la Schiaparelli, e, dopo i primi 700 chili ottenuti da quella, può continuare da sé, perché nel frattempo si forma la sua rete di laboratori clandestini in Sicilia e a Marsiglia. La morfina è l’elemento base per ottenere eroina; l’oppio è l’elemento base per ottenere morfina; Luciano importa la morfina dal Libano, con la collaborazione del suo associato Sami El Khoury che, a sua volta, importa l’oppio dall’altopiano anatolico della Turchia. L’organizzazione libanese ha grande forza politica, controlla la dogana, l’aeroporto di Beirut e la polizia, è in grado d’importare l’oppio, di trasformarlo in morfina di base che può esportare verso i laboratori siciliani e marsigliesi.

Taluni pescherecci del palermitano incontrano le navi cargo provenienti dal medio oriente in acque internazionali, prelevano i carichi e li contrabbandano, rientrando ai villaggi di pescatori disseminati lungo la costa frastagliata. La morfina viene poi raffinata in uno dei laboratori clandestini di Luciano, come la famosa fabbrica di caramelle gestita dallo stesso Don Calogero, che viene denunciata dal quotidiano romano “Avanti!” nel 1954. La rete di Luciano è fitta e articolata (per avere più dettagli è meglio andarsi a vedere i lavori del prof. Albert McCoy, “The politics of heroin in South East Asia”; dell’ex agente DEA Michael Levine, autore di “The big White lie”, del prof. Peter Dale Scott, coautore di “The Iran-Contra Connection: Secret Teams and Covert Operations in Reagan Era” e di “Cocaine politics”), limitiamoci qui a dire che anche Meyer Lansky ha un ruolo fondamentale nella cricca di Luciano; egli ha il controllo sui Caraibi, su Cuba, sulla Florida, dove ha strettissimi legami con la famiglia Trafficante. Da lì al resto del mercato interno statunitense il passo è breve e non è difficile immaginare il resto, con le visite di Luciano all’Avana, il controllo delle case da gioco e tutte le altre vicende ricalcate anche nei film di Coppola.

 

2.12. Dell traffico di droga imposto anche ai criminali
L’onorata società deve fare uno sforzo per ammettere fra i suoi traffici anche quello delle droghe illegali. I registi di Hollywood non dimenticano di sottolineare questo particolare più volte, riportando anche i legami di cosa nostra con qualche politico corrotto della California, con il capo della polizia di New York e con qualche altra “mela marcia” istituzionale. Ogni volta che i capi delle famiglie mafiose riescono a scansare un’inchiesta lo fanno sempre uccidendo i testimoni chiave o ricattando qualche politico locale. È raro che si racconti delle coperture che le famiglie mafiose hanno da parte delle ‘agenzie di spionaggio militari’, durante e dopo la guerra, e da quelle non militari, prima, durante e dopo la guerra. Possiamo dire, senza spararla troppo grossa, che le agenzie di spionaggio anglo-americane, la corona britannica e i vertici assoluti delle amministrazioni statunitensi, trafficano con la droga da secoli, da molto prima che se ne occupi, malgrado l’onorata società fosse contraria, cosa nostra. Possiamo avanzare l’ipotesi che la MAFIA siciliana sia costretta, proprio dagli enti di stato anglo-americani, ad occuparsi di questi traffici così “disonorevoli”.

 

2.13. Licenza d’uccidere
La MAFIA inizia con Giuseppe Mazzini e non con Lucky Luciano. La MAFIA di Mazzini è presente negli Stati Uniti del sud ancora prima che si formino la OSS, la ONI (Office Naval Intelligence) e la CIA, ed è lì a sobillare, con Pike, la finta guerra di secessione. Non si tratta neppure di un fenomeno prettamente siciliano, perché Mazzini prende ordini direttamente dalla famiglia Rothschild.

In “Dope Inc.” si trova l’accenno alla definizione dello stesso termine MAFIA: Mazzini Autorizza Furti, Incendi e Attentati. Pare ridicolo, ma non più ridicolo della cosiddetta “licenza d’uccidere” del famoso agente 007 di Ian Fleming. Gli agenti segreti, gli infiltrati, le spie, hanno o non hanno “licenza di uccidere”? E chi gliela dà questa licenza? Non è certo una prerogativa riconosciuta dalle costituzioni delle Nazioni cosiddette democratiche. Pare piuttosto una sorta di licenza a fare cose sporche d’ogni tipo sotto copertura, con garanzia illegale d’impunità, con tutele simili a quelle dei dirigenti delle banche centrali.

Anche in Italia, i terroristi infiltrati sono autorizzati dal generale Dalla Chiesa a commettere delitti, attentati, rapine, sequestri e omicidi, le spie inglesi sono autorizzate ad uccidere le spie russe, i “narc” americani sono autorizzati a spacciare droga, a drogarsi, a trafficarla e a commettere altri delitti, essendo sotto copertura, e via così. queste cose le sappiamo, le sanno persino i giornalisti, e allora perché bisogna ridere sul Mazzini che autorizza certi elementi clandestini della sua cricca a compiere delitti con lo scopo finale, più alto, di sovvertire un ordine costituito a favore di un altro? Per fortuna il Mazzini è già morto da un pezzo ai tempi di Luciano, però le dinastie che lo comandano sono ancora in controllo, anche a distanza di secoli.

 

2.14. Della rapina alle classi medie e a quelle meno protette
Abbiamo visto come il comunismo viene inventato e impiantato dalle famiglie del grande capitalismo occidentale.

Ora prendiamo nota del fatto che le organizzazioni segrete come la CIA (protesi di Wall Street) vengono finanziate e fondate in conseguenza del problema artificiale, da loro stessi fabbricato, della finta guerra fredda. Queste società segrete vengano utilizzate per accendere fuochi di ribellione, organizzare insurrezioni e contro-insurrezioni, disordini, colpi di stato, guerre, e, contemporaneamente, gestire il traffico della droga che incanala i flussi dei trilioni di dollari in contanti nei grandi collettori della finanza anglo-americana.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica diventa una superpotenza militare solo grazie agli aiuti statunitensi. Le forze armate russe giungono a Berlino solo perché alle forze armate statunitensi viene ordinato di aspettare loro, prima di entrare in città. Gli eserciti russi devono entrare a Berlino, vincitori, nello stesso momento in cui la prendono le armate statunitensi.

Berlino deve essere divisa in due (come la Corea, il Vietnam, la Cina, la Palestina, l’Irlanda e chissà quante altre nazioni di vittime disperate, costrette ad odiare i propri fratelli a causa della politica estera anglo-americana, interamente dettata dalle famiglie che gestiscono le banche centrali del mondo) e il feticcio dell’artificiale “pericolo comunista” deve minacciare tutto il mondo occidentale.

L’amministrazione Truman (lo stesso Truman che sgancia due bombe atomiche sul Giappone e lo fa alcuni mesi dopo la sua resa) redige il piano multimiliardario di ricostruzione dell’Europa, in maggio, e ricostruire l’Europa significa ricostruire anche la Russia; siamo nel 1947, è il cosiddetto piano Marshall; poi, sempre la stessa amministrazione Truman, istituisce la famosa agenzia di spionaggio internazionale, la CIA, nello stesso anno, in settembre.

Da questo momento in poi, tutti gli eventi della politica internazionale delle Nazioni del mondo sono visti nei termini della perpetua contrapposizione ideologica fra il mondo “comunista” orientale e il mondo “democratico” occidentale. Abbiamo ben visto chi inventa questi impianti ideologici internazionali, come queste costruzioni fasulle vengono impacchettate e distribuite al pubblico per mezzo della propaganda del cinematografo, della cartaccia stampata e della Tv, complici una moltitudine di giornalisti vili e ignoranti, iperattivi a dispensare frottole in ogni nazione del pianeta, e, a questo punto, dovremmo aver capito che sono tutte balle.

Le bugie servono obiettivi più generali rispetto alle istanze sociali e agli scontri ideologici: servono a dividere e confondere le masse delle comunità produttive, quelle che pagano le imposte alle banche centrali. La divisione viene rafforzata dall’odio, l’odio viene fomentato ammazzando vittime innocenti da entrambe le parti e addossando le responsabilità alla rispettiva altra parte. Da qui nasce lo scontro, o la minaccia dello scontro. Dalla minaccia dello scontro, o dallo scontro, nasce la domanda di armamenti e la corsa agli indebitamenti delle nazioni. Per pagare gli armamenti, le nazioni meno sviluppate usano la droga; per trasformare la droga in denaro la droga si importa e si distribuisce nelle nazioni più sviluppate; il denaro viene riciclato dalle banche centrali, le più importanti ed antiche del mondo, e ingrassa tutti gli altri flussi finanziari del miglio quadrato di Londra e di Wall Street.

La CIA, che è uno dei centri di analisi finanziaria di Wall Street, organizza, controlla, supervisiona e protegge tutte le fasi del grande narcotraffico accennate qui sopra, con il supporto logistico dell’apparato militare anglo-americano. Naturalmente, una grandissima parte delle spese militari, che nascono dalle divisioni ideologiche artificiali da una parte all’altra del pianeta (pensiamo alle corse agli armamenti, ai viaggi spaziali fasulli, degli Stati Uniti, della Russia, della Cina e dell’Europa) provengono dal sangue dei contribuenti.

La droga è solo una delle maggiori fonti di grasso finanziamento, ma non l’unica, evidentemente, utilizzati per vendere armamenti costosi e i conglomerati dell’industria militare sono le stesse corporazioni multinazionali intrecciate con le famiglie che controllano le banche centrali e il monopolio delle risorse energetiche.

Il resto viene dal sangue dei contribuenti, che lavorano più di 7 mesi all’anno per pagare imposte e tasse, senza sapere che, pagando imposte e tasse, vanno essi stessi a finanziare il terrore (quello vero delle guerre vere) e il terrorismo (quello vero delle minacce di guerra vere) nel mondo. Non dimentichiamo però che lo scopo ultimo non è la rapina, non è muovere guerra per guadagnare denaro contante con la vendita di armi e di droga; il cerchio si chiude con l’impoverimento concorrente delle classi sociali dominate; l’oppressione fiscale serve a questo, non al finanziamento della guerra; la guerra, tutte le guerre, anche la finta guerra alla droga, è uno dei pretesti per distruggere e impoverire le classi dominate, distruggere e impoverire le nazioni povere e disarmate, sconfitte e deboli, certamente, ma anche quelle vincitrici, quelle nazioni che distruggono e bombardano, come gli Stati Uniti d’America e l’Europa. Le spese militari continuano ad indebitarli e a distruggere le loro classi meno protette, con l’oppressione fiscale, la droga, le fraudolente recessioni economiche artificiali, che originano dalle bolle finanziarie, le politiche deflative e l’esagerata montatura dei prezzi di beni, servizi, risorse energetiche e, in molte realtà in cui si fa sentire forte il fondo IMF, del pane, dell’acqua, delle medicine, dell’energia elettrica, delle cure mediche e degli altri servizi essenziali.

 

2.15. Delle attività clandestine della criminalità organizzata non clandestina
Molti autori, e parecchi scandali giornalistici, mettono in relazione la CIA con la criminalità organizzata. Ma la CIA è “criminalità organizzata”. In Francia, la CIA instaura rapporti stretti con il partito socialista; il generale de Gaulle e i Comunisti appaiono come le controfigure di opposizione ai socialisti. Lo sciopero generale al porto di Marsiglia è una degli eventi più drammatici del dopoguerra francese. L’oppressione della polizia francese – il bagno di sangue gestito dal ministro dell’interno, socialista, Jules Moch – è affiancata dagli attaché militari statunitensi a Parigi. Moch richiama 80 mila uomini della riserva e mobilita 200 mila soldati contro gli operai in sciopero. La CIA, i suoi specialisti di guerra psicologica e i suoi gangster importati dalla Corsica fanno il resto, armati e finanziati dalla CIA, ancora una volta, con il denaro dei contribuenti degli Stati Uniti d’America.

Il 9 dicembre del 1947 i lavoratori francesi riprendono il lavoro; la pressione della fame, e quella della violenza, prima o poi prevalgono. Dopo aver massacrato i lavoratori e averli ricondotti al lavoro, la notte del 24 dicembre, il babbo Natale anglo-americano consegna 87 “boxcars” contenenti farina, latte, zucchero e frutti canditi; “un regalo delle genti americane per i loro alleati francesi”. Le famiglie corse restaurate dai competenti impiegati della CIA, prendono il controllo del porto, con il pretesto degli scioperi, dei disordini fabbricati e della necessità di dover garantire arrivi e partenze, carichi e scarichi, tenendo lontani i sovversivi comunisti, per garantire il funzionamento del piano Marshall.

Ma il risultato più importante di questo restaurato potere politico delle famiglie corse, e del loro controllo della zona portuale, è che i traffici di eroina possono essere gestiti senza troppe interferenze. E sembra molto più probabile che lo stesso avvenga negli Stati Uniti d’America; lo sfruttamento dei lavoratori, attribuito alle famiglie mafiose – anche grazie agli sforzi di Marlon Brando in “fronte del porto” – è un pretesto di facciata; alle organizzazioni criminali clandestine non interessa affatto di guadagnare le mance in percentuale sul lavoro dei portuali sottomessi che riescono a sfruttare; a loro serve controllare i porti per gestire i traffici di eroina, che sono assai più lucrosi rispetto alla versione portuaria del caporalato contadino, riprodotto nel famoso film di Elia Kazan.

 

2.16. Marsiglia, sangue ed esportazioni di eroina
Marsiglia è la porta francese per l’oriente. Da Marsiglia partono e arrivano continuamente armamenti e munizioni delle forze armate americane, per la guerra francese in Indocina. I comunisti francesi, che si oppongono alla quella guerra in Indocina, talvolta boicottano carichi specifici diretti proprio lì e riescono persino a paralizzare le partenze per il Vietnam, il 3 febbraio 1950.

Gli embarghi dei porti atlantici non sono mai efficaci come un vero sciopero generale, organizzato dai comunisti, sempre ben finanziati. Ancora una volta intervengono i mediatori della CIA, attraverso il loro rappresentante locale, Thomas Braden, che, nonostante lo scandalo sui suoi legami diretti con i movimenti studenteschi contrari alla guerra in Indocina, e nonostante i suoi legami con i leader delle organizzazioni sindacali, paga 15 mila dollari ad un certo Irving Brown, il quale, a sua volta, paga le sue squadre di taglia-gole per fermare le agitazioni. Con il denaro dei contribuenti statunitensi, Brown ingaggia un personaggio feroce e risoluto, noto alle cronache come Pierre Ferri-Pisani che, in poco tempo, mette al loro posto i capi dell’agitazione e delle organizzazioni sindacali. Il primo comunista che si permette di contrariare uno dei lavoratori piazzati al porto da Ferri-PIsani, finisce nella baia.

L’occidente vince la sua finta guerra fredda in Europa, permette la continuazione della guerra francese in Indocina, i flussi di armamenti e mercenari riprendono tranquilli, e, naturalmente, le famiglie corse prendono il controllo del porto di Marsiglia, che diventa il principale laboratorio europeo per la lavorazione e l’esportazione di eroina verso gli Stati Uniti d’America. Questi fatti originano tutti, ancora nel 1947.

Secondo la polizia francese, il primo laboratorio marsigliese per la raffinazione dell’eroina viene aperto nel 1951, pochi mesi dopo che i Milieu prendono il controllo di “fronte del porto“. Non solo le famiglie criminali corse – finanziate dai consulenti della CIA – traggono vantaggio dagli scioperi comunisti – organizzati e finanziati sempre dai rappresentanti della CIA – per fermare la guerra in Indocina; anche il partito socialista francese – a sua volta finanziato dalla CIA – ingrassa moltissimo durante le insanguinate agitazioni sindacali che si hanno tra il 1947 e il 1950, e dall’indebolimento del partito comunista francese.

Dal 1953 ad oggi, Gaston Defferre e i socialisti francesi godono di un ininterrotto regno sopra il governo della municipalità di Marsiglia. La famiglia corsa dei Guerini controlla l’industria dell’eroina a Marsiglia per quasi vent’anni e impone il divieto di smerciare la droga in Francia, mentre ne esporta in quantità industriale verso gli Stati Uniti d’America. Il potere della famiglia declina, più tardi, con le non riuscite vendette contro i Francisci e, dopo di allora, l’embargo non può più essere mantenuto; anche la Francia sviluppa una propria tossicodipendenza diretta.

Altri e numerosi esempi d’interventi criminali, sponsorizzati dagli impiegati della CIA in Francia, durante le manifestazioni studentesche e le barricate del ’68, per ripristinare l’ordine pubblico – e per fomentare disordini – potrebbero riempire decine di pagine a seguire ma servirebbero solo a dimostrare, dato lo scopo di questo lavoro, che, anche per organizzare disordini e per reprimerli, non bastano la cattiveria o l’infervoramento politico, serve anche e soprattutto il denaro. Gli esperti della CIA non fanno altro che ingaggiare noti criminali e pagarli per determinati interventi di forza; i criminali guardano il guadagno, non hanno fede politica né senso di lealtà per lo stato; tutto quello che non può fare direttamente il governo, per mano dei suoi aguzzini delle vie ufficiali, è affidato ai suoi collaboratori clandestini che, normalmente, sono criminali comuni, assassini, ladri di polli, scassinatori, rapinatori, stupratori, maniaci sessuali, falsari, piromani, dinamitardi, fanatici sovversivi, e altre qualità d’individui che non hanno nulla da perdere.

I delinquenti clandestini sono selezionati, a seconda della loro specialità, per compiti specifici, direttamente dagli esperti delle agenzie di spionaggio che li conoscono con facilità, perché hanno libero accesso a tutti gli uffici e agli archivi delle polizie delle nazioni che i loro eserciti occupano. Però qui dobbiamo ricordare che indaghiamo solo sulla finta guerra alla droga, come prova della falsità delle frodi complementari alle emergenze artificiali e come dimostrazione del grado di civilizzazione delle fortunate élite anglo-americane, rispetto al mondo coloniale che dominano con la forza e con l’inganno.

 

3.0. Del processo di successione di Lucky Luciano

3.1. Un caffè all’aeroporto di Napoli
Le lotte fra famiglie concorrenti, l’improvvisa morte di Lucky Luciano e qualche sporadico arresto, durante gli anni ’60, indeboliscono la tratta Turchia-Italia-Francia (Marsiglia) per gli Stati Uniti d’America. Luciano muore in tempo per fermare l’indagine sui suoi sponsor; infatti la sua morte, improvvisa e provvidenziale, avviene proprio subito dopo l’arresto di tre suoi corrieri che sono riferibili a lui per via del supporto logistico e dei documenti di viaggio che hanno con sé. Prima o poi, potrebbero emergere anche le coperture che Luciano ha da parte dei suoi protettori, impiegati presso gli enti di stato.

Sennonché, il 22 gennaio del 1962, dopo aver preso un caffè all’aeroporto di Napoli, Luciano viene colto da un inaspettato attacco di coronarie e muore. Resta fatalmente steso sul pavimento, un uomo il cui talento criminale è misurabile in 150 milioni di dollari, importati negli Stati Uniti d’America in soli 16 anni di lavoro post-bellico. Un vero peccato privarsi di un uomo così capace e fortunato, soprattutto per gli altri elementi del suo giro, ma la finta guerra alla droga continua, deve continuare, come continua e deve continuare, indisturbato, il vero traffico di droga.

3.2. Della guerra dei ranghi di base
Dire che la guerra alla droga sia una “finta guerra” non è come dire che non esistano forze genuine che al traffico di droga effettivamente si oppongano. Le forze ci sono, eccome, e molte sono istituzionali, altre sono quelle della propaganda, tutto serve alle politiche restrittive e a far aumentare i prezzi delle droghe, come avviene per quello del petrolio, dell’oro e dei diamanti. Però, molti magistrati, poliziotti, investigatori, finanzieri e quant’altro, fanno il loro lavoro anche cercando di arrestare corrieri e fermare traffici, come avviene con i tre corrieri di Luciano e come avviene in tanti altri casi.

La polizia e le forze speciali anti droga servono proprio a questo, no? Servono a vietare, a reprimere, il traffico di droga, e molti degli operatori stipendiati da queste polizie sono probabilmente anche in buona fede. Però possono lavorare entro certi limiti giurisdizionali e legali. Diversamente da loro, gli esperti della CIA hanno licenza più ampia e possono compiere delitti con maggiore flessibilità rispetto alle forze istituzionali classiche, anche rispetto a quelle infiltrate. Se uno scandalo li espone troppo, i loro occasionali collaboratori possono essere colti da infarti improvvisi, incidenti aerei, morsi di vipere, o sono trovati impiccati nelle loro celle.

Facendo svolgere le attività clandestine da criminali autonomi, limitandosi ad ingaggiarli e a pagarli per i loro interventi sommari, possono di volta in volta scegliere nuovi attori e sbarazzarsi di quelli che non servono più. Vito Genovese viene arrestato nel 1958 e condannato a 16 anni. Nonostante ciò, continua una parte dei suoi traffici, rispettato da tutti, sia sbirri che malandrini, nel penitenziario federale di Atlanta. E però non può sostituirsi a Luciano, come non può farlo Meyer Lansky, che ha già 66 anni quando muore Luciano ed è guardato da vicino, tanto che, nel 1970, si ritira dagli affari e rientra in Israele. In questi processi di eliminazione, più o meno naturale, Santo Trafficante Jr è il logico successore di Lucky Luciano.

3.3. Dell’organizzazione delle rotte orientali
Trafficante è assai poco conosciuto e spesso sottovalutato dalla stampa internazionale, proprio perché è austero, evita la pubblicità e la vita sfarzosa, non va in giro a litigare con altre famiglie e non permette litigi interni alla sua. All’età di 57 anni, usando più la ragione che la forza, si trova a gestire una delle più efficienti e prestigiose organizzazioni criminali degli Stati Uniti d’America. Nonostante il suo straordinario prestigio con le altre famiglie, o forse proprio per questo, non viene mai preso in considerazione dalle commissioni nazionali antimafia e i gruppi federali d’indagine antidroga lo considerano intoccabile. Non maneggia droga, neppure la vede; si limita a finanziare i traffici, come fanno i dirigenti della CIA, quando finanziano le operazioni clandestine, senza alcun coinvolgimento diretto. Egli cura molto gli interessi di Luciano e di Lansky tra la Florida e i Caraibi e protegge gli affari di Lansky da interferenze esterne; quando infatti Anastasia prova ad aprire un casinò concorrente con Meyer Lansky all’Avana, nel 1957, Trafficante organizza un incontro amichevole con lui a New York; un’ora dopo che Trafficante lascia il Park-Sheraton Hotel, Anastasia viene ammazzato da tre assassini, nel negozio del barbiere dell’albergo. Non era mia intenzione di fare la romanzata sulle famiglie italiane che ammaliano i giornalisti lecca-suole e ne catturano la fantasia. Trafficante va menzionato, perché è lui che avvia il ripristino delle rotte orientali. Nel 1968, come Luciano prima di lui, si reca personalmente all’Avana per organizzare logistica e distribuzione; poi, Trafficante parte per Saigon, Hong Kong e Singapore.

3.4. Della produzione interna d’oppio in Cina
La storia di come e quando sono iniziati i traffici di oppio in terraferma cinese l’abbiamo vista, a grandi linee, quanto basta per capire la logica dei fatti. La droga è un “affare” di stato, cioè, la droga è un affare gestito, sulla terraferma di certe nazioni indifese che vengono invase, dai vertici degli stati invasori.

La prima parte della novella dell’oppio si fermenta più clamorosamente a Canton, nella regione del Guangdong. Canton è proprio di fronte ad Hong Kong – molti l’hanno raggiunta a nuoto per fuggire la fame e la pazzia del regime di Mao Zedong, anche lui, come Castro e altri comunisti dai pantaloni stirati, installato dalle élite capitaliste – e s’è detto che, dopo la prima guerra dell’oppio, la corona britannica ha preso Hong Kong per trasformare un’isoletta disabitata in un porto franco extraterritoriale, dedito alla libera vendita di droghe, che sono forzosamente illegali altrove, e in uno dei maggiori centri finanziari offshore del mondo.

Quest’ultima parte della vicenda deve essere nota anche a Trafficante, quando decide di spostare le sue operazioni nel sud est asiatico; il resto della storia l’avrà imparato dopo, avrà saputo che, all’inizio del diciannovesimo secolo, le popolazioni costiere del sud della Cina, in particolare quelle del Guangdong e del Fujian, raggiungono una fase di crisi economica; la fame s’appressa e migliaia di contadini disperati iniziano ad emigrare. Una parte degli emigranti si sposta verso gli Stati Uniti d’America, in California, dove sono impiegati a costruire la sezione occidentale della rete ferroviaria transcontinentale negli anni 1860, altri se ne vanno ai Caraibi, passando da Cape Horn, dove lavorano nelle piantagioni delle isole. La maggior parte degli altri bazzicano nel sud est asiatico, dove trovano più possibilità di lavoro che in Cina.

Nel 1910 si contano più di 120 mila cinesi a Saigon e sul delta del Mekong, 200 mila sono registrati a Bangkok e più di 60 mila nell’area del Rangoon. L’uso dell’oppio, così diligentemente incoraggiato dalle navi da guerra della nobile famiglia reale di Gran Bretagna, si esporta nel resto del sud est asiatico, assieme ai lavoratori affamati che emigrano dalla Cina costiera. Secondo le stime classificate da McCoy, con la seconda guerra dell’oppio (1856-1858), che costringe il governo imperiale a consentire le importazioni di droga anche nel nord della Cina, i mercanti inglesi riforniscono, solo in terraferma cinese, 15 milioni di drogati tossicodipendenti. Lo stesso Karl Marx, che pubblica articoli anche sul New York Daily Tribune, nell’edizione del 15 ottobre 1858, scrive che:

“…il governo cinese sperimenterà un metodo raccomandato da considerazioni di politica e finanza: legalizzare la coltivazione di oppio in Cina..”

Visto che il governo imperiale è costretto a consentire le importazioni di droga, nel tempo, smette anche di ostacolare lo sviluppo di una propria produzione interna di oppio, che viene coltivato nelle regioni dello Yunnan e nello Sichuan. Ci sarebbero moltissime altre cose interessanti da approfondire, con nomi, date e circostanze, circa lo sviluppo delle tossicodipendenze nel sud est asiatico e nel resto del mondo. Purtroppo, ciò richiederebbe più tempo e qui posso solo cercare di limitare il racconto ai fatti utili alla formazione di un’idea più pragmatica circa i livelli di civiltà che gli anglo-sassoni esportano verso i paesi meno industrializzati, come essi stessi s’industrializzano, e quanto sia fraudolenta e pretestuosa, anche oggi, la finta emergenza della finta guerra alla droga. Salterò quindi di ciarlare attorno all’evoluzione del monopolio regale britannico del traffico di droga in Tailandia e a Burma, di quello francese in Vietnam – che pure organizza il proprio traffico di droga, durante tutta la sua permanenza in Indocina – alle politiche imposte nel Laos, al mito del rivoluzionario romantico, e fantoccio, al burattino dei capitalisti d’occidente Ho Chi Min, e a tutte le altre forme d’infiltrazione per istigare guerre, guerriglie, insurrezioni e contro-insurrezioni nell’area, prima, durante, e dopo la seconda guerra mondiale.

3.5. Dell’opportunità di far durare la guerra
La resistenza vietnamita alle baionette francesi, prima, e alle tonnellate di Napalm, esplosivi e diserbanti chimici velenosissimi, dispersi in tutta l’area dai bombardieri americani, poi, è un altro mito fabbricato in occidente, basato interamente sulla presunta necessità di resistere di un popolo di contadini affamati, indottrinati al nazionalismo esasperato e con niente da perdere, disposti a tutto pur di mantenersi comunisti, liberi e felici, anche sotto le bombe incendiarie, sotto le quali vedono svestirsi di pelle i loro bambini.

La guerra di lunga durata serve altri interessi e non basta il fervore nazionalistico, né l’indottrinamento politico, per resistere alla potenza distruttiva anglo-americana. Per resistere, servono anche alimenti, rifornimenti, munizionamenti e, soprattutto, serve che controparte continui a bombardare i villaggi dei contadini, anziché le aree strategiche nevralgiche della guerra. Tutta la strategia militare statunitense, durante la guerra in Vietnam, è orientata, per almeno dieci anni, dopo i primi cinque di insurrezione e contro- insurrezione, a “menare il can per l’aia“, a spendere denaro dei contribuenti americani ed europei ed a far intossicare con l’eroina una buona percentuale dei due milioni e mezzo di soldati che per la guerra si spediscono. La guerra deve durare.

3.6. Del traffico di droga del governo francese
Nel periodo prossimo all’uscita delle forze militari francesi dall’Indocina, l’intensa attività di traffico di droga, la più “segreta” dei servizi segreti francesi, è chiamata “operazione X”. Il nome, ammettiamolo, è appropriato alle esigenze di riservatezza, perché non significa proprio un accidente e non verrebbe a nessuno in mente di prenderlo sul serio.

Come nella chiesa romana, anche presso la CIA scaldano le poltrone migliaia d’impiegati che operano in buona fede e che non sono a diretto contatto con le pratiche illegali, fino a quando non imparano essi stessi a gestirle. Fra questi, vale la pena di ricordare un tale colonnello Edward O. Lansdale che, nel 1953, rimane scandalizzato per aver scoperto l’esistenza dell’operazione X. Mentre cerca di mettere assieme un rapporto sull’invasione del Laos da parte di questi misteriosi Viet Minh, Lansdale vola a Plain of Jars e viene a sapere che ufficiali francesi hanno comprato delle piantagioni d’oppio, proprio quell’anno, agli ordini del generale Salan, comandante in capo del glorioso “Corpo di Spedizione” francese, la cui tradizione di soldati duri e puri risale a tre secoli prima.

Quando poi Lansdale viene a sapere che l’oppio è spedito a Saigon, e da lì esportato, decide di fare rapporto ai suoi padroni di Washington. ‘Il vertice dell’apparato militare francese è impegnato in un traffico di droga su scala internazionale, bisogna fare un’inchiesta seria’. La risposta che Landsdale riceve da Washington, suona più o meno così:

“Ma non hai nient’altro da fare? Sei invitato ad evitare di andare in giro a aprire “vasi di vermi”, che potrebbero mettere in imbarazzo i governi amici. Abbandona l’indagine.”

Dien Bien Phu “cade” l’8 maggio del 1954 e purtroppo non c’è tempo adesso per andare a vedere chi ha fornito l’artiglieria ai Vieth Minh per cacciare i francesi. Le cronache di guerra ufficiali sono sempre un po’ ridicole, soprattutto quando cercano di dare credito alle favole delle armate di contadini affamati che prevalgono su quelle degli equipaggiati e super-armati mestieranti della guerra, provenienti da nazioni tecnologicamente molto più avanzate ed industrializzate.

Dopo meno di 24 ore, ancora una volta, pare che qualcuno sappia in anticipo i risultati delle partite; delegazioni vietnamite, francesi, russe, cinesi, inglesi e americane si ritrovano a Ginevra per discutere i trattati di pace. Il 20 luglio si dichiara l’armistizio e la guerra spettacolo è chiusa, anche se la tragedia per i contadini indocinesi è destinata a continuare per almeno altri 30 anni. Molto imbarazzante, poi, è la questione dei 150 mila dollari, fruttati al comando francese con l’ultimo raccolto invernale d’oppio, che, ufficialmente, spariscono senza lasciare traccia e non è nemmeno possibile pagare i sospesi ai fornitori ed ai collaboratori del traffico di droga, come il povero Touby, che si querela personalmente presso il comando paramilitare del glorioso e antico Corpo di Spedizione francese, ma senza rimediare nemmeno una breccola di risarcimento.

3.7. Della prestazione statunitense in Indocina
Pochi storici – non vietnamiti – menzionano questo particolare: durante la guerra in Indocina, il governo statunitense finanzia il 78% delle spese di mantenimento del glorioso Corpo di Spedizione francese e che centinaia di istruttori, suggeritori, esperti, consiglieri americani sono presenti sul suolo indocinese a supporto delle unità francesi.

McCoy parla di collaborazione fra il Deuxième Bureau e la CIA, salvo qualche occasionale differenza di vedute circa le strategie. I rapporti di collaborazione poi s’interrompono, dopo la stangata di Dien Bien Phu e il trattato di Ginevra. Ma, dovremmo sorprenderci? La seconda guerra mondiale è appena finita, le forze americane hanno invaso tutta l’Europa, hanno dislocato basi militari per il controllo totale di tutto il territorio europeo, compreso quello francese, certamente quello italiano e tedesco (hanno poi dislocato installazioni di missili nucleari in Italia, in Germania, in Olanda, in Belgio e in Turchia), in una struttura di tipo coloniale che ancora militarmente controllano, diretti dalle famiglie dei “grandi usurai”, e dovremmo sorprenderci che la CIA collabori, influenzando, suggerendo, dirigendo e controllando, le attività del glorioso Corpo di Spedizione francese?

Le agenzie di spionaggio anglo-americane, come le forze armate anglo-americane, fanno la supervisione di tutte le attività che sono correlate alle arti della politica e ai mestieri delle armi, questo vale per tutte le nazioni europee, non solo per l’Italia e la Germania. Meglio non domandare poi in che condizioni sia il glorioso Corpo di Spedizione francese durante l’occupazione tedesca in Francia. Una volta giunti i miliziani statunitensi, questi prendono il controllo dei territori controllati dalla Germania nazista e, siccome abbiamo visto come gestiscono il mondo clandestino dell’unione corsa a Marsiglia, non dobbiamo meravigliarci di scoprire che parecchi papponi marsigliesi, trafficanti, picchiatori, ladri, assassini, rapinatori, spacciatori e sequestratori dell’unione corsa, in controllo del porto di Marsiglia, si ritrovino, alla fine della seconda guerra mondiale (dopo aver fatto le loro “marocchinate” pure in Italia), anche in Indocina, soprattutto tra le fila degli stupratori del Corpo di Spedizione francese.

Il collegamento con le famiglie corse in Marsiglia può anche essere considerato casuale, se si vuole, ma allora, con lo stesso criterio, dobbiamo considerare una coincidenza la provvidenziale triangolazione di questo collegamento con la CIA.

Un’altra fortunata combinazione è data dai collegamenti con l’Indocina del gangster marsigliese Barthelemy Guerini, che contrabbanda l’oro dalla Svizzera all’Asia, a fine seconda guerra mondiale. Ma se ricordiamo i fatti di Marsiglia non ci meravigliamo più di nulla. Da Marsiglia partono e a Marsiglia giungono quotidianamente armi, munizioni, soldati, morfina ed eroina, zucchero e farina (per i bambini a natale), durante tutti gli anni della guerra in Indocina. Perciò, quando parliamo di collaborazione, dobbiamo intendere quel tipo di collaborazione che in una multinazionale l’azienda periferica dà alla casa-madre, dove quest’ultima rappresenta l’alta direzione. Frementi di sdegno, a Ginevra, i burattini del governo francese sono indotti a “concedere” la piena indipendenza alla ex colonia indocinese, così da permettere le fasi successive del piano anglo-americano.

3.8. Dell’insurrezione e della contro-insurrezione
In quel bel film, tratto dalla novella di Graham Greene, “The Quiet American“, il colonnello Lansdale viene rappresentato come un personaggio dedito a tempo pieno all’evangelizzazione statunitense anti-comunista. Nel remake del 2002 è proprio lui che collabora ad organizzare gli attentati dinamitardi a Saigon, proprio come la CIA fa con la NATO e GLADIO in Italia e in Europa negli anni sessanta, settanta e ottanta.

Quando viene rimandato a Saigon, dopo il suo iniziale sconcerto per il traffico di droga francese, il colonnello Lansdale è già riprogrammato, dagli specialisti in impianti ideologici della sua agenzia, ed ha già messo in pratica i suoi nuovi orientamenti agli “sporchi trucchi” per fini politici. Nel film non si racconta che egli è appena giunto dalle Filippine, nel maggio del 1954, dove ha appena orchestrato la campagna di contro-insurrezione, per conto del presidente Ramon Magsaysay, contro il locale partito comunista.

Per la gioia ipocrita di Noam Chomsky, giunge in Vietnam il suo formidabile oppositore, il nuovo profeta della dottrina contro-insurrezionale, il colonnello Lansdale, il quale torna a Saigon con l’incarico esplicito di ricomporre i gruppi di bande criminali alternative a quelle che usano i francesi durante la guerra in Indocina ma, possibilmente, ricalcando lo stesso mosaico. In luglio viene installato il primo ministro vietnamita, Ngo Dinh Diem, che dà a Lansdale tutte le leve che gli servono. Anche Diem proviene da una selezione anglo-americana (i capi dei governi del mondo dominato dalle loro forze militari sono tutti burattini selezionati dai loro uffici). Egli si dichiara ufficialmente anticomunista e antifrancese, non dispone di grande supporto politico, essendo stato in esilio per anni e tantomeno dispone di una forza armata o di una guardia del corpo che sia sua.

3.9. John Foster Dulles
A maggio del 1955, a Parigi, s’incontrano il premier francese Edgar Faure e uno dei due fratelli Dulles; (John Foster e Allen Dulles sono i due che hanno disegnato l’architettura della CIA per Clifford). Il francese viene istruito su cosa fare, perché Dulles vuole mantenere Diem a capo del governo fantoccio vietnamita, nonostante molti interessi privati francesi tentino localmente di resistere e permanere, e a quelli sarebbe facilissimo ribaltare il governo con un colpo di stato.

Entrambi i governi, quello francese e quello statunitense, devono proseguire il percorso che renderà l’Indocina “democratica e indipendente” e, perciò, visto che la guerra è finita, i rimanenti francesi devono togliersi dalle palle, diversamente dai suggeritori statunitensi che devono restare a garantire il successo democratico ed indipendente del governo fantoccio di Diem.

I tre anni successivi le vittorie elettorali di Diem sono quelli che fanno rifiorire il traffico di droga in Vietnam. L’operazione X e le altre attività criminali di complemento, come la Binh Xuyen, sono fuori gioco, i traffici dal Laos sono pure interrotti; ora Saigon brilla di luce propria. Nello stesso tempo, le attività della CIA in Burma aiutano la regione a diventare una delle aree con le maggiori capacità produttive d’oppio del mondo (non dimentichiamo che questi studi risalgono al 1972, quando ancora non si ha la concorrenza della produzione d’oppio delle nuove aree di guerra americana e NATO: Afghanistan, Pakistan e Iraq).

3.10. KMT, rapinatori e assassini al governo repubblicano
Per organizzare i loro traffici, le agenzie di spionaggio americane cercano di raggruppare le forze ribelli del Kuomintang nella regione indocinese. Si tratta di bande di gente armata costituite prevalentemente da teppaglia militare, la canaglia scacciata dalla Cina a calci-in-culo durante l’insediamento dei finti comunisti, dopo aver messo a segno molte rapine e dopo aver massacrato i lavoratori disarmati in agitazione a Shanghai.

Il Kuomintang (KMT), lo dice la storia moderna, non riesce a riprendere il potere in Cina, fallisce il tentativo di raggruppamento nella regione del Burma, per l’invasione della Cina meridionale, ma non fallisce affatto la proficua attività del traffico dell’oppio. Coordinati dai suggeritori della CIA, i banditi del KMT spediscono i carichi d’oppio in Tailandia, dove vengono venduti proprio al generale della polizia, Phao Sriyanonda, cliente delle agenzie di spionaggio statunitensi. Sempre con l’appoggio CIA, il KMT rimane in Burma fino al 1961; poi, i finti guerriglieri del KMT, vengono cacciati anche da lì e si spostano in Laos e in Tailandia, dopo aver portato la produzione locale dalle 40 tonnellate del dopoguerra alle 400 tonnellate del 1962. Nel 1972, vent’anni dopo il primo intervento CIA nella regione che chiamano “triangolo d’oro”, le spedizioni del KMT rappresentano ancora un terzo dell’offerta mondiale d’oppio illegale. Le élite capitaliste d’occidente decidono di tenere Mao Zedong al potere in Cina comunista e di cacciare fuori, invece, il generalissimo Chiang Kai-shek, il quale, con le locuste del suo regime Kuomintang, se ne va a razziare e sterminare i lavoratori disarmati nella pacifica e produttiva isola di Taiwan, dopo aver rapinato e devastato tutte le campagne del Tonkin e nonostante i regali in oro che Ho Chi Minh rastrella per loro sul suo territorio.

Dopo la farsa del “crollo” del regime di Chiang in Cina e l’installazione del burattino, sponsorizzato da alcuni particolari soggetti in controllo dell’apparato istituzionale anglo- americano, Mao Zedong, l’amministrazione Truman deve mostrare sconcerto e preoccupazione per il “diffondersi del comunismo” nel sud est asiatico. Nell’aprile del 1950, fra le tante iniziative sfornate per fingere di arrestare il diffondersi del comunismo nel mondo, i burocrati dell’amministrazione Truman se ne escono con un programma di speciali operazioni sotto copertura, congegnate per questo scopo.

I tre tentati assalti del KMT allo Yunnan sono sponsorizzati dalla CIA, con gli aiuti della criminalità organizzata non clandestina statunitense, il KMT invade anche Burma. Burma accusa il governo nazionalista cinese di aggressione immotivata davanti all’ONU nel marzo del 1953; nonostante la stampa internazionale non se ne occupi, i guerriglieri del KMT continuano a creare problemi anche negli anni a venire, sia al governo comunista cinese che a quello di Burma, fino al 1960.

Gli enti di stato americani negano la loro partecipazione nell’armare, finanziare, affiancare ed equipaggiare migliaia di guerriglieri del KTM e promettono d’investigare Taiwan, dalla quale però giungono dichiarazioni circa la fine delle ostilità e la promessa che 4200 guerriglieri che infestano il sud est asiatico sono ora rimpatriati. Su altri seimila soldati, il KMT, come fa il dipartimento di stato americano, nega ogni responsabilità e competenza; giustamente, allora, se li prendono in carico gli analisti della CIA e li assumono come mercenari per le loro operazioni segrete nel nord del Laos.

Nel 1952, il The New York Times, e altri fra i maggiori organi di stampa statunitensi, pubblicano storie circostanziate circa le responsabilità del KMT nel traffico di droga, non si ricordano però di considerare il ruolo della loro più nota agenzia di spionaggio. A prima vista, si potrebbe anche dire che qualche mela marcia del Kuomintang abbia approfittato della protezione benevola della CIA per fare i suoi comodi e invece è un piano su larga scala che si ripete ovunque sia istigata guerra, guerriglia, insurrezione, o contro-insurrezione. L’analisi di McCoy rivela chiaramente il costante supporto operativo della CIA, anche sul campo, dove peraltro muoiono diversi suoi agenti, nei tre attacchi alla provincia dello Yunnan in Cina e nell’invasione di Burma. Il caso vuole che l’armata della salvezza “anti-comunista” individui aree strategiche, per gl’insediamenti delle sue truppe, proprio negli altipiani con le migliori condizioni produttive per l’oppio.

Sia il fatto che proprio lo Yunnan debba essere la regione di ritirata del KTM in Cina, sia la scelta dei confini nord orientali di Burma, hanno assai poco a che fare con le strategie dei nazionalisti cinesi; sono invece operazioni finalizzate alla produzione e al traffico internazionale di droga e l’elemento che contribuisce a contraddistinguerle è la connessione del KMT con Bangkok, con il comandante della polizia tailandese, il generale Phao, che è precisamente l’uomo di punta della CIA in Tailandia.

3.11. Delle cricche Tailandesi
Prendere una parte, nutrire il proprio nazionalismo, alimentare i sogni di gloria, desiderare sinceramente di difendere la propria nazione e di combattere contro gli oppressori, veri e immaginari, sono espressioni ingenue dei fanciulli da mandare al macello. E non è un caso che il servizio militare inizi sempre in età giovanissima, quando la persona ha molta voglia di fare e poca esperienza di vita. Un uomo e una donna giovani, desiderosi di cercare un proprio codice, un modello di vita, basato sulla lealtà, sull’onore, sul senso d’appartenenza e sui buoni doveri, possono essere più facilmente modellati per agire come marionette agli ordini delle élite capitaliste che controllano i vertici degli apparati militari. Dopo un po’, anche i più ingenui devono fare i conti con la realtà: la vita militare è noiosa, anti-didattica, inutile; quelli poi che sono messi di fronte alla morte e hanno la percezione dei danni che combinano con il loro mestiere, vanno in crisi di coscienza; una parte si suicida – per esempio, metà dei soldati americani morti in Iraq e Afganistan sono suicidi – alcuni si adattano e altri si dimettono alla prima occasione. Quelli che si adattano, nel tempo, trovano il modo di far fruttare il loro talento, il proprio disprezzo per la vita degli altri e la propria indifferenza per la sofferenza della vittime innocenti. E così si formano le cricche, in ambiente militare; quando non c’è più spazio per la retorica, gli assassini, con le mani lorde di sangue, che combattono e massacrano vittime inermi, vogliono la loro fetta della torta. Le cricche si formano in qualche ambiente del servizio militare, fra manipoli di assassini disillusi; gruppi di amici e parenti iniziano a reclutare colleghi per attività parallele e complementari (forzare le donne, rubare e rapinare, trafficare armi e droga…); le paghe dei soldati e degli ufficiali non sono mai adeguate al ruolo, ai disagi e ai rischi sporadici; questo è un incentivo automatico (mica tutti possono fare il “direttore di mensa”), che si aggiunge all’inevitabile delusione e al crollo degli ideali di patriottismo e di gloria, che caratterizza, storicamente, tutte le attività militari di cui abbiamo nota; il militare inizia a rendersi conto, prima o poi, che deve trovare altre fonti di reddito e, per fare ciò, può trarre vantaggio dalla sua posizione. Le cricche, con l’andare del tempo, devono estendere i propri tentacoli al settore civile, perché è lì che si produce la ricchezza del pianeta ed è quella la ricchezza che si vuole prendere con l’azione militare, a tutti i livelli. Una cricca può prendere possesso di un intero ministero di governo, o monopolizzare un certo tipo di affare, come il traffico del riso nelle zone affamate dalla guerra, o gestire il disboscamento in una data area. Giunte al punto della loro maturazione, le cricche hanno una propria, disciplinata, piramide di corruzione. Alla base, i funzionari minori si occupano di estorsioni, bustarelle e altre attività di duro lavoro; il denaro rastrellato passa su per la scala gerarchica, dove i capi si prendono la crema e lasciano il resto da dividere fra i loro affezionati collaboratori. I membri della cricca possono anche rubare dalle casse del governo ufficiale, ma normalmente non si permettono di sottrarre alcunché dalla propria cricca; i controlli sono rigidi. Quando una cricca acquista abbastanza potere da fare offerte al potere nazionale, è forzata, inevitabilmente, a confrontarsi con un’altra fazione militare. Queste forme di confronto caratterizzano tutti i colpi di stato, i tentativi di colpi di stato e le conseguenti azioni repressive che si hanno in Tailandia a partire perlomeno dal 1932, anno in cui i militari riducono il re al ruolo puro di caricatura.

3.12. Del naviglio e degli aeroplani donati alla polizia
Il traffico illegale d’oppio è una delle poste economiche più rilevanti del patrimonio della Tailandia. Già nel 1947 si producono grandi quantità d’oppio nelle regioni collinari del nord e, con l’intensa attività del KMT, Bangkok è uno dei maggiori porti di transito della produzione del resto della regione. Nel 1954 la dogana inglese di Singapore dichiara che Bangkok è il maggiore centro per il traffico internazionale d’oppio nel sud est asiatico. Nel lungo periodo, una cricca prevale sulle altre, quella del generale Phao, e la sua abilità nel prevalere deriva interamente dal supporto della CIA, la quale espleta le sue attività costituendo società estere che servono diversi scopi, oltre che ad arruolare mercenari e trafficare in armi e droga. Nel caso di Phao è la Sea Supply Corporation che, a partire dal 1951, fornisce alla sua polizia quantità smodate di naviglio, armamenti, automezzi corazzati e aeroplani. Phao si ritrova a gestire una polizia dotata di aeronautica, guardia costiera e mezzi corazzati a terra. Gli ufficiali delle forze armate statunitensi che fanno come sempre da sfondo in funzione di suggeritori, addestratori, strateghi e consulenti militari, rifiutano qualsiasi supporto logistico al generale Sarit, ma la società Sea Supply Corporation fornisce di tutto la polizia del generale Phao. Con il sostegno della CIA, nel 1951, Phao diventa l’uomo più potente in Tailandia. Naturalmente la facciata politica lo vuole “anticomunista”, come “Chiang”, perché ciò impone che egli supporti le attività del KMT e per conseguenza tutti i correlati traffici di droga nella regione.

3.13. Della polizia, del narcotraffico e della logistica
Nel 1955 la polizia nazionale di Phao è il sindacato più importante del traffico internazionale d’oppio in Tailandia e partecipa a tutte le fasi di gestione del narcotraffico. La polizia scorta i carichi di droga, contrabbandati in Tailandia prima e destinati all’esportazione poi, fin dall’arrivo alla linea di confine con Burma; da lì, la polizia di frontiera continua il servizio di vigilanza sui carichi lungo il confine fino ai magazzini, sempre appartenenti e gestiti dalla polizia, di Chiangmai. Poi, i mezzi corazzati della polizia fanno giungere la droga a Bangkok, via treno o via aerea, con aeromobili della polizia, e, da Bangkok, questi vengono caricati su navi civili che però continuano ad essere scortati dai mezzi nautici della guardia costiera, fino a determinati punti d’incontro nell’oceano, con altri cargo diretti a Singapore o Hong Kong.

3.14. Della distribuzione interna
Nei casi in cui i carichi di droga sono contrabbandati ma non diretti alla “riesportazione”, cioè, quando sono diretti al mercato interno, gestito dal monopolio della polizia, bisogna inscenare una pantomima degna del puerile illusionismo asiatico; i contrabbandieri vengono presi a fucilate ai confini con Burma; diciamo che c’è uno scambio di fuoco molto chiassoso ma senza vittime, se non quelle accidentali, con i guerriglieri del KMT. Alla fine della sparatoria, i guerriglieri si arrendono e, “messi in fuga”, abbandonano l’intero carico. Quindi la polizia sequestra l’oppio e lo scorta fino a Bangkok. I piedipiatti vengono subito elogiati, premiati, remunerati, fotografati, pubblicamente, lodati ed applauditi; e poi, finita la cagnara con i giornalisti e le TV, l’oppio, silenziosamente, scompare. Anche Phao, burattino della CIA, si fa fotografare come l’eroe che vince sulle forze del male, assieme ai poliziotti diligenti, come l’uomo a capo della crociata anti- droga, in occasione di tutti i sequestri di droga più rilevanti; altre volte parte d’urgenza, facendo delle drammatiche sceneggiate, per portare i suoi uomini al nord e guidarli personalmente in queste finte sparatorie contro i contrabbandieri guerriglieri del KMT. È una battaglia disperata, che non finisce mai, senza vincitori né vinti, contro questi contrabbandieri, e finti guerriglieri, per eliminare la piaga della droga.

3.15. Del controllo di crimine e anticrimine
Ancora una volta, le cricche hanno il monopolio del crimine e della lotta al crimine, hanno il monopolio per contrastare sé stesse. Gli assassini conducono le indagini sull’omicidio, i trafficanti di droga hanno il monopolio del traffico di droga, e della guerra alla droga, esattamente come i terroristi hanno il monopolio del terrorismo e della lotta al terrorismo, le banche centrali hanno il monopolio del riciclaggio e della lotta al riciclaggio, i grandi usurai hanno il monopolio dell’emissione monetaria e della lotta all’inflazione (quindi prevalgono le politiche deflative), le banche mondiali hanno il monopolio dell’estorsione fiscale e della lotta all’evasione fiscale, dei crimini di guerra e della lotta ai crimini di guerra.

3.16. Così gira il mondo
La pantomima del generale Phao è la fotografia del sistema attorno al quale gira il mondo, con la sola differenza di essere un po’ più palese, essendo lo stile della dissimulazione asiatica sempre più plateale, puerile e maldestro, degli altri stili di dissimulazione. E però si potrebbe anche obiettare che, ultimamente, anche le dissimulazioni occidentali sono assai più che plateali e goffe, soprattutto considerando la cialtroneria dei giornalisti nelle televisioni. Nondimeno, la gente si beve tutto ciò che i vili giornalisti usano per le loro volgari suggestioni e, perciò, non saprei proprio dire a chi giovi indagare la verità delle cose. Prendendo a caso una persona di coscienza qualunque, nell’ambito della cricca di Phao, per esempio, un ufficiale, o un poliziotto qualunque, il quale risenta della contraddizione fra le fandonie che racconta la sua organizzazione e il suo ruolo preciso nell’ambito della stessa; cosa dovrebbe fare? Denunciare Phao? Dimettersi? Trovare un nuovo lavoro, magari come lavapiatti in un ristorante italiano di Phuket, o come magnaccia, mettendo a battere sua madre e sua sorella, o come spacciatore che poi fa la spia ai suoi stessi clienti? La condizione del mondo in cui vive è quella; non può fare il maestro di sci, in Tailandia, e neppure l’ingegnere elettronico. Deve fare i conti con ciò che offre il mercato del lavoro locale. Lavapiatti, ruffiano, spacciatore o poliziotto-spacciatore? Cosa vuoi fare da grande? Il lavapiatti è onesto, ma proprio per questo prende calci-in-culo dai suoi principali; il magnaccia vive di mancette e lo spacciatore finisce per andare in galera oppure a fare il confidente di questura; a questo punto è meglio fare il poliziotto, che ha la possibilità di fare affari come ruffiano e spacciatore allo stesso tempo, senza dover essere arrestato o finire per assumersi l’ingrato compito dell’informatore. Al turista europeo, questo ragionamento può sembrare circoscritto; e invece calza benissimo anche agli alti ufficiali europei della NATO, ai loro ufficiali e sottufficiali, ai dipendenti, agli ingegneri, ai dirigenti e agli impiegati di Finmeccanica, ai dipendenti delle banche centrali, ai cuochi personali dei governatori delle banche centrali, ai capi di governo e a tutta la cerchia dei loro collaboratori; agli attori dei finti viaggi spaziali, agli autori materiali delle stragi negli Stati Uniti, agli assassini Hillary Clinton, Donald Rumsfeld e Dick Cheney, o a Fidel Castro, e agli altri collaboratori, di vario grado e livello, dei genocidi. Siamo tutti incastrati in un sistema che dà poco spazio per le scelte; anche evitando le buffonate teatrali delle finte sparatorie di confine, molti di noi, al posto del generale Phao, farebbero esattamente le stesse cose che fa lui, consapevoli del fatto che, in assenza, saremmo messi fuori gioco e un altro burattino sarebbe messo al posto nostro. Essere o non essere? Quelli che vengono messi fuori gioco sono persone che, per qualche difetto naturale d’animo, non riescono a resistere la contraddizione fra le leve opportunistiche, che impongono l’accettazione della finzione e della suggestione, e quelle dei sentimenti di verità e di giustizia. Ma il sistema non perdona neppure quelli che, per opportunismo, vi s’incastonano dentro, come capita sovente, per qualche eccesso di cretineria o per qualche momento di esuberanza, in cui vogliono fare di testa loro, e allora sono essi stessi messi fuori gioco.

3.17. Della successione di Phao
Il momento critico di Phao giunge il 9 luglio del 1955; le sue pattuglie di attori comici fermano la solita squadra di contrabbandieri posticci del KMT, mentre stanno trasportando 20 tonnellate d’oppio sul fiume Mesai; la polizia li attacca all’alba, spara un’esagerazione di proiettili, senza colpire nemmeno un contrabbandiere, porta il carico a Bangkok e riceve le solite congratulazioni personali del generale Phao; per qualche motivo che sfugge, tuttavia, Phao mostra una certa ansietà di richiedere una ricompensa, per l’informatore che ha spifferato su quest’operazione, di 1,200,000 dollari. Firma la richiesta e l’inoltra al ministero delle finanze; poi, essendo lui anche sostituto del ministro delle finanze, va al ministero e firma l’autorizzazione al pagamento, da lui stesso inoltrata; firma personalmente l’assegno e, subito dopo, si reca, sempre personalmente, a visitare il misterioso informatore che gli avrebbe consentito di sequestrare le 20 tonnellate; lo paga, così racconta, dandogli il contante, e dandoglielo personalmente; il 14 luglio il generale Phao racconta ai giornalisti che l’anonimo informatore ha preso i contanti ed ha lasciato il paese, temendo per la propria incolumità fisica, e quindi non è disponibile per le interviste. Egli conclude che le 20 tonnellate saranno gettate a mare, salvo una piccola parte da vendere all’industria farmaceutica, per recuperare la ricompensa erogata all’anonimo informatore. La storia è assai stupida ed ha parecchio dell’incredibile, tuttavia non è più stupida e più incredibile di tante favole che si sentono ai giorni nostri dalla stampa tradizionale. Non viene creduto. Phao perde reputazione, è costretto a dimettersi dalle sue funzioni di ministro del tesoro e decide d’investire i milioni sgraffignati in politica; con i suoi fondi e qualche broglio elettorale arriva a fare il ministro dell’interno ma gli serve a poco, perché poi Sarit preparerà un colpo di stato. Il 16 settembre 1957 Sarit muove le sue divisioni militari; Phao preleva i suoi risparmi in Svizzera e ripara in Giappone. Tutti gli agenti della CIA collegabili con Phao vengono espulsi dalla Tailandia e la polizia viene spogliata di tutti i giocattoli galleggianti e volanti donati dalla CIA negli anni passati. Per quanto riguarda il traffico di droga, la produzione d’oppio sulle zone collinari del nord incrementano ogni anno dipoi, e ciò vale anche per i traffici internazionali dalle zone confinanti a Bangkok, per la riesportazione. Nel 1960, il cosiddetto “triangolo d’oro” è il centro di maggiore produzione e traffico di droga destinata ai lucrativi mercati statunitensi; lo sviluppo è tutto attribuibile al ruolo chiave della CIA, e sappiamo che i vertici delle agenzie di spionaggio, e i capi di governo con i quali si coordinano, non possono non sapere, e infatti sanno, Ronald Reagan sa, George Bush, il più vecchio, anche lui ex capo della CIA, sa, Bill Clinton sa. Non basta dire che i traffici non sono ostacolati più di tanto; no, appare piuttosto che sono favoriti e stimolati, o ideati e messi a punto, dagli stessi vertici delle agenzie di spionaggio, per una precisa strategia, come è la famosa operazione X dei segretissimi servizi segreti francesi in Indocina, prima del sopravvento statunitense.

3.18. Delle finte rievocazioni del Vietnam al MIT
Ngo Ving Long, professore di storia all’università del Maine, si segue con catica, per via della sua tragica pronuncia. Tuttavia, affiancato e sponsorizzato da un altro infiltrato, il prof. Noam Chomsky, che siede al MIT, il 30 aprile 2005, tiene con lui una bella lezione retorica in memoria di uno dei più atroci crimini di guerra commessi dall’umanità: la guerra del VietNam, dopo l’uscita dei “francesi” dall’Indocina. Anche se i rispettivi ruoli di questi due attori li vogliono inconcludenti, essi aggiungono molte interessanti testimonianze sul “gratuito” sterminio e genocidio della popolazione rurale della regione indocinese. La “guerra ai contadini” è un elemento di questo loro contributo e richiama alla memoria la “guerra dei banchieri contro contadini” denunciata da Ezra Pound, ma anche la volontà di distruggere l’agricoltura delle nazioni in genere, per rimuovere qualsiasi loro opportunità di sopravvivenza indipendente, come denunciata il compianto prof. Auriti. Un altro elemento importante è la contro-insurrezione; Ngo Ving Long, racconta che, a 15 anni, desidera viaggiare e, secondo la sua storia, viaggiare da una città all’altra o da una regione vietnamita all’altra, non è consentito a un giovane nel Vietnam di quel periodo. Quindi lui, per poter viaggiare liberamente nelle campagne della sua stessa Nazione, si aggrega ai “consulenti militari” statunitensi, già presenti in gran numero, alcuni anni prima dell’inizio delle massicce invasioni statunitensi. E dalle attività di “epurazione comunista”, coordinate da questi “consulenti”, si cava chiaramente l’intenzione d’insanguinare una terra usando entrambe gli ingredienti che le agenzie di spionaggio utilizzano in tutto il mondo: insurrezione e contro-insurrezione, entrambe finanziate, organizzate, equipaggiate, addestrate e coordinate dagli stessi inviati delle agenzie di spionaggio associate a Wall Street e alle famiglie dei grandi capitali. Lo scopo è quello di creare i problemi anziché risolverli. Il giovane adolescente Ngo Ving Long, collaboratore degli aguzzini infiltrati, vede con i propri occhi le perquisizioni nei villaggi dei contadini, che usano a pretesto le disinfestazioni, le decontaminazioni e le vaccinazioni, per perquisire le capanne e far sparire gli abitanti di quelle in cui viene trovato materiale ideologico “sospetto”. Poco sa, Ngo Ving Long, sul fatto che anche il comunismo viene usato con il pretesto di contrastare l’imperialismo e che entrambe le forze sono finanziate dagli stessi usurai, esclusivamente per distruggere quanto più possono e prendere possesso di quanto più possono di ciò che resta del pianeta. Però c’interessa anche la sua testimonianza, perché descrive i dettagli del lavoro fatto dai consulenti americani per sobillare la guerra che s’intensificherà qualche anno dopo. Noam Chomsky poi fa la sua retorica sulla distruzione totale del sud e sul fatto, con ciò rendenndo in parte rivelatoria la sua arringa, che il nord del Vietnam non viene proprio toccato dalle bombe e dai diserbanti. Ciò è persino confermato dagli scienziati americani dell’eugenetica, che possono ora confrontare al microscopio i danni fatti su una popolazione divisa in due sezioni; quella del sud, contaminata da terribili diserbanti, come l’agent orange e quella del nord, rimasta quasi intatta; è un’opportunità di laboratorio eccezionale che esalta Kissinger e scandalizza Chomsky. Che spiegazione dà Chomsky sul fatto che il nord non viene toccato? Scuse puerili, cretinate, come quella secondo la quale i vertici militari statunitensi non vogliono rischiare di colpire l’ambasciata cinese o quella russa, collocate ad Hanoi; sono tutte palle, anche quelle di Noam Chomsky, lo stesso “pacifista storico” che irride i complottisti dell’undici settembre. Il nord Viet Nam non viene toccato perché lo scopo non è vincere la guerra; la “la guerra deve durare”. Obiettivi più sensati che si prefiggono gli strateghi di questi delitti sono:

a) fare durare la guerra il più possibile;
b) trasformare l’industria statunitense in industria militare pura,
c) distruggere tutto il mondo rurale di uno dei maggiori produttori di riso asiatici; d) mantenere alta la tensione fra i blocchi est e ovest;
e) finanziare entrambe le parti (USA e USSR) e incrementare il loro debito;
f) alimentare i deliri esoterici della distruzione, dell’omicidio e della rapina;
g) disperdere ricchezza industriale in eccesso dal PIL statunitense e da quello europeo, visto che l’Europa assorbe gran parte del costo del conflitto;
h) mantenere e incrementare i traffici di droga;
i) ….

Ritorniamo indietro nel tempo, nel 1955, la CIA organizza un colpo di stato contro lo stesso Diem, burattino installato dallo stesso governo statunitense, come si discorre di sopra, che viene trovato morto sulla strada, dietro un mezzo corazzato. Nel 1965, dopo aver organizzato molti attentati sulla popolazione civile, come faranno in Europa circa dieci anni dopo, gli assassini statunitensi (sia quelli volontari che quelli coscritti) si ritrovano finalmente impegnati in una guerra diretta in Vietnam. I “berretti verdi” sono assistiti dai mercenari tailandesi e sudcoreani, gli stessi che anni prima assistono i “berretti rossi” francesi per i traffici di droga dell’operazione X. I mezzi aerei leggeri della CIA prelevano l’oppio dalle montagne del Laos, dal 1960 in poi, lo trasportano a Long Tieng, da lì, l’aeronautica militare vietnamita lo trasporta a Saigon, dove viene in parte distribuito e in parte esportato verso l’Europa – e poi gli Stati Uniti – mediante i sindacati delle famiglie corse. Grazie ai dieci anni di presenza militare statunitense in Vietnam, la regione del sud est asiatico è stimata fornire il 70% dell’oppio illegale mondiale. Questo fatto viene completamente trascurato sia da Chomsky che dal suo pupillo spione Ngo Ving Long; il primo fa della guerra in Vietnam una questione ideologica, una:

“lezione contro i comunisti del resto d’Asia”, il secondo pure, anche se vista al contrario:
– “non sottovalutate il nazionalismo e il desiderio di indipendenza di una nazione”…….quando Hanoi li autorizza, i vietnamiti imbracciano i fucili e si difendono, perché sono nazionalisti e perché non hanno scelta…”

È chiaro che non hanno capito niente, se sono in buona fede, né Ngo né Chomsky; il fervore nazionalistico, e il bisogno di libertà dall’oppressione dello straniero, talvolta sono sentiti sinceramente dalle popolazioni combattenti; inoltre, l’indottrinamento comunista è un altro aspetto concreto di tutta la vicenda, così come lo è l’indottrinamento volto alla contro insurrezione – “vietcong” è un termine che in lingua vietnamita, può suonare come: “sterminare i comunisti” – ma le popolazioni combattenti sono irregimentate e combattono perché sono costrette dal luogo in cui si trovano e dalle circostanze; ciò che più rileva è chi li arma e chi li guida, non quanto siano indottrinati, nazionalisti, o quanto amino la libertà; il fatto triste è che non hanno ancora capito niente, neppure i vietnamiti delle nuove generazioni; molti di loro veramente credono che sia loro possibile “cacciare gli americani” dal loro territorio, solo perché sono tenaci e non si chiedono chi dia a loro le armi, in cambio di che, o perché i bombardieri americani non tocchino mai Hanoi e neppure gli altri obiettivi strategici. Tra il 1968 e il 1969 il “triangolo d’oro” produce mille tonnellate di oppio grezzo all’anno; esporta morfina di base verso i laboratori europei, ne spedisce una buona quantità a Hong Kong, da dove la droga riparte per gli Stati Uniti. Nonostante nell’area del sud est asiatico non ci siano laboratori abbastanza evoluti da produrre eroina di buona qualità, anche il consumo locale aumenta e la tossicodipendenza dei militari di truppa statunitensi diventa un fatto epidemico. Ai tempi delle clamorose frottole di Nixon, il comando militare statunitense in Vietnam congeda dai 1000 ai 2000 soldati tossicodipendenti al mese; e, se non vengono arrestati, non viene dato loro il trattamento di riabilitazione, nonostante le promesse vane del presidente Nixon, però, se falliscono il test dell’urina due volte consecutive, vengono rimpatriati immediatamente e congedati, nonostante non mi sia chiaro se ciò comporta conseguenze legali nella loro prossima vita civile.

3.19. Dei padri fondatori della moderna Shanghai
Certe vie strette di Hong Kong danno la stessa sensazione angusta ed opprimente dei vicoli di Marsiglia; entrambe le città hanno vecchie tradizioni e criminalità organizzata di lungo corso; Marsiglia è il laboratorio in cui viene raffinata l’eroina di provenienza turca e Hong Kong lo è per quella dell’Asia meridionale. I bravi chimici e farmacisti marsigliesi sono noti alla letteratura occidentale, un po’ meno lo sono i chimici chiu chau di Hong Kong, che a loro volta hanno tradizioni antiche e producono eroina di livello anche superiore rispetto a quella prodotta dai loro colleghi corsi di Marsiglia. Dal 1969 in poi, nel tempo in cui la droga invade anche il mercato interno francese, Hong Kong e il triangolo d’oro paiono emergere come le capitali mondiali della produzione d’eroina. I “GI” dell’esercito statunitense si drogano principalmente con eroina di grado “n.4! prodotta nel “triangolo d’oro” e raffinata a Hong Kong; le bande di criminali clandestini che gestiscono il sindacato dell’eroina a Hong Kong sono di lingua chiu chau e i loro progenitori sono immigrati provenienti dall’area di Shantou, collocata nel Guangdong, sulla zona costiera cinese, 170 miglia più a nord; risalendo quella costa, volgersi a nord significa volgersi a nord-est e, continuando a risalire, dopo Shantou, Xiamen e il resto del Fujian, prima o poi si giunge a Shanghai; ed è lì che nascono i sindacati chiu chau della droga, i quali non originano né a Shantou né a Hong Kong. Shanghai diventa una metropoli moderna dopo l’invasione dei mercanti occidentali, in seguito alla prima guerra dell’oppio (1839-1842); Shanghai diviene presto la più larga e più moderna città della Cina, ma non è più una città cinese; il governo imperiale la divide in zone gestite da poteri stranieri; c’è l’area britannica, ovviamente, quella francese, quella americana e altre di poteri stranieri, fra i quali forse emerge quello giapponese. Gli affari municipali e commerciali di Shanghai sono quindi interamente gestiti dagli occidentali e questo vale anche per il traffico di droga; il monopolio municipale dell’oppio si stabilisce nel 1840 e i gangster chiu chau diventano subito “compradores” ufficiali. I chiu chau hanno basso stato sociale ma si elevano presto e prosperano con l’oppio fino al 1918, anno in cui il nuovo governo repubblicano cinese e il “foreign office” inglese si ammantano di un rinnovato spirito moralistico: forzano i mercanti inglesi a lasciar perdere i loro affiliati delle cosche criminali e a chiudere i loro covi-fumatori di Shanghai. I chiu chau perdono la loro legittimità istituzionale nelle aree d’insediamento occidentale e allora diventano clandestini, se così si può dire; altre società segrete iniziano a competere, come la Ching Pang (Green Gang, il “circolo verde”); con quest’ultima inizia una specie di guerra; ma i cinesi preferiscono sempre la mediazione allo scontro e infatti, unendo le due fazioni, si forma un cartello per il traffico di droga che continua ad arricchirle entrambe, al quale viene attribuito popolarmente un vertice, presto detto “il re dell’oppio”, un giovane esperto sulle questioni della droga, Tu Yueh Sheng.

3.20. Tu Yueh Sheng
Il giovane e brillante Tu Yueh Sheng gestisce il traffico di droga a Shanghai per almeno trent’anni; egli è molto sensibile verso le potenzialità del mercato interno e di quello estero; nel 1920 il suo sindacato promuove le pillole d’eroina, pubblicizzate come “pillole anti-oppio”, oppure, “la migliore medicina del mondo”, e migliaia di fumatori d’oppio passano dalla pipa alle pillole importate dall’industria farmaceutica europea e Giapponese; dal 1923 in poi, il cartello importa più di dieci tonnellate all’anno di pillole d’eroina per soddisfare la domanda locale. Ma il destino dei cinesi è spesso quello di essere costretti a riprodurre, a copiare, i prodotti che, per vari motivi, non possono più importare. Interviene sempre che l’offerta si strozza, o non sta al passo con la domanda cinese, che è sempre esagerata, e allora i distributori locali sono costretti, loro malgrado, a cercare fornitori alternativi e a divenire essi stessi produttori dei beni che non riescono più a reperire fuori per soddisfare la domanda interna. E capita anche nel 1928, con la convenzione di Ginevra, che mette al bando il traffico di eroina e diventa legge per le aziende farmaceutiche europee; gli importatori di Shanghai iniziano a fabbricarsi le pillole come possono; acquistano oppio grezzo dalla provincia delli Sichuan, lo trasportano via fiume, sullo Yangtze, fino a Shanghai, dove lo lavorano e ottengono l’eroina. I chimici delle bande criminali clandestine imparano presto, ma talvolta sono disattenti; se qualche processo di precipitazione delle sostanze volatili non viene eseguito correttamente, un laboratorio clandestino può anche saltare in aria e ciò comporta che la polizia di Shanghai è costretta a rilevarne la presenza; si viene così a sapere di qualche laboratorio locale per la raffinazione d’eroina; anche il consiglio municipale di Shanghai, nonostante la secolare determinazione cinese a forzare le apparenze, è costretto a verbalizzare l’esistenza di produzione locale d’eroina, nel 1934. Dopo essere stato necessitato dalla caduta dell’offerta a prodursi l’oppio da sé, il mercante cinese è indotto, dalla storia che si ripete, a perfezionare la sua competenza sul controllo della qualità della produzione, a ingrandirsi per soddisfare l’intero mercato interno e, infine, ad espandersi verso i mercati esteri; negli anni ’30, Shanghai è uno dei principali fornitori d’eroina illegale, proprio nel periodo in cui la malavita clandestina delle Americhe inizia a dedicarsi alle droghe illegali e l’offerta europea si sta prosciugando. Ma Tu Yueh Sheng non è solo un abile uomo d’affari; anche lui, come tutti i leader moderni, a prescindere dal loro incarico istituzionale, a prescindere dal fatto che siano capi di organizzazioni criminali clandestine o capi di organizzazioni criminali non clandestine – come la OSS, la CIA e il Deuxième Bureau francese o l’Mi5 e l’Mi6 inglesi, per esempio – e a prescindere, assolutamente, dalle loro capacità individuali, ha bisogno di coperture da parte delle élite finanziarie; quelle coperture sono tali, e talmente più forti dell’organizzazione che intendono coprire, che non dovrebbe apparire logica l’idea malsana di qualche funzionario corrotto che si volge dall’altra parte per convenienza di tranquillità della sua poltrona. I capi delle organizzazioni criminali clandestine vengono utilizzati dalle organizzazioni criminali non clandestine per diversi scopi; il traffico di droga è uno di essi; ma non il solo; Lucky Luciano può veramente aver contribuito, indirettamente, alla tranquillità dei soldati americani nello sbarco in Sicilia, e Franqois Spirito può realmente ingraziarsi i fascisti francesi quando spezza le reni ai comunisti che dimostrano a Marsiglia; nondimeno, queste loro azioni possono essere considerate complementari, perché i fascisti francesi hanno anche altri mezzi per sbarazzarsi dei comunisti e le forze americane potrebbero, senza sforzo, bombardare tranquillamente la Sicilia prima d’invaderla, come fanno con la Germania e il Giappone, oltre che con il resto del mondo, e raderla completamente al suolo; perciò, tutta l’importanza strategica di Lucky Luciano nello sbarco in Sicilia mi pare una bella favola da raccontare al giudice, che dovrà – perché è sottoposto a forte pressione – scarcerare uno dei più intelligenti e capaci criminali dell’epoca; naturalmente il giudice non se la beve ma ne ha bisogno perché deve addurre delle giustificazioni formali per motivare la sentenza con la quale, dopo averlo trasferito in case di rieducazione più confortevoli, lo lascia libero e gli permette di procurarsi documenti e visti per viaggiare fra Europa, Stati Uniti e centro America. E a chi obiettasse che la strategia militare anlgo-americana usa Luciano per evitare inutili spargimenti di sangue, ricordo i bombardamenti a tappeto, con bombe incendiarie, sulle popolazioni civili di tutte le città indifese della Germania protestante – che avvengono prima che Hitler entri in guerra – la completa distruzione di tutte le città del Giappone e le due bombe atomiche sganciate sul Giappone mesi dopo la resa dell’imperatore. Quale che siano gli obiettivi militari anglo-americani, non si potrà mai dire che essi siano lì a cercare di scansare la distruzione di centinaia di migliaia di vittime civili senza motivo strategico, e a cercare di evitare inutili spargimenti di sangue. E poi, bisogna considerare anche chi provoca i conflitti; infatti, nel nostro esempio di Shanghai, chi protegge le attività clandestine del giovane Tu Yueh Sheng? Diciamo che, anche in questo caso, Tu collabora con le attività “anticomuniste” e che, di conseguenza, si ha il pretesto per dargli protezione sotto l’egida del partito nazionalista del generalissimo Chiang Kai Shek; ma si dà il caso che lo stesso Chiang è a sua volta un rapinatore di banche, rapinatore indipendente prima, e affiliato poi, della banca centrale di Shanghai, già in mano alla famiglia Rothschild. Tu partecipa alle attività di Chiang, dedito al saccheggio di Shanghai e, già che ci è, anche alla distruzione delle attività dei sindacati comunisti della sua municipalità; le questioni ideologiche, come al solito, sono fumo negli occhi per i giornalisti occidentali. Tu emerge come una figura a livello nazionale e contribuisce all’ascesa al potere del rapinatore di banche Chiang. Dopo aver fatto massacrare dalle sue bande di assassini del “Circolo Verde”, i lavoratori dei sindacati comunisti, Tu ottiene riconoscimenti formali di vario tipo, viene promosso generale del Kuomintang e presto diviene uno dei cittadini più rispettabili di Shanghai. In seguito all’invasione giapponese di Shanghai, Tu si ritira a Chongqing e il traffico d’oppio, fino a quel momento e oltre, continua senza gravi problemi. Con le linee di guerra infuocate, il contrabbando è talmente lucrativo che il governo della municipalità di Chongqing si associa alle attività di Tu con una partecipazione diretta e ordina che cinque delle maggiori banche della regione contribuiscano a finanziarlo per un importo di 150 milioni di “dollari nazionali cinesi”.

3.21. Della cacciata dei rapinatori repubblicani
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, sappiamo che qualche famiglia, dagli Stati Uniti, decide di cacciare Chiang a Taiwan per installare al suo posto Mao Zedong, lo studente svogliato della rivoluzione comunista cinese. Chiang e le sue locuste riprenderanno furiosi la loro attività di rapina e di genocidio con le popolazioni indifese locali, ammazzando generazioni di civili disarmati, in strada, sempre sotto l’egida degli Stati Uniti d’America. I temutissimi eserciti di Chiang, soprattutto le bande criminali clandestine collaterali, avendo massacrato lavoratori inermi, e avendo saccheggiato tutti, ovunque siano andati, non sembrano avere molto futuro in un regime, a sua volta violentissimo, che si proclama “comunista”, in cui ogni vittima crede di poter rivendicare il suo buon diritto alla vendetta per l’omicidio del padre e della madre. In particolare, gli assassini macellai del massacro di Shanghai del 1927, e diciamo pure tutte le bande di scellerati del “Circolo Verde”, migrano in massa a Hong Kong dal 1947 al 1950. Sia il “circolo verde” che i chiu chau sono organizzazioni di rilevanza nazionale, in Cina, e a Hong Kong hanno delle “filiali” che certamente li accolgono con piacere – li accolgono ma si sostituiscono a loro come padroni e non come subalterni – mettendo in seria difficoltà la polizia locale e facendo invadere l’isoletta da una moltitudine di taglia-gole con le asce affilate, importati dal continente. Lo stesso Tu si trasferisce a Hong Kong nel 1949, ma muore l’anno successivo, a riprova di quanto valgano le capacità di mediatore di un servo di Chiang in una colonia inglese con abitanti cantonesi. Niente scontri fra bande rivali a Hong Kong; ci pensa la polizia, i cui vertici appartengono ai Chin Chau, a sbarazzare l’isola dalla concorrenza del “Circolo Verde”. Dopo aver eliminato le teste più feroci di controparte, il gruppo prevalente si dedica ai traffici internazionali, e si volge a Bangkok, i cui commerci, incluso quello dell’oppio, sono gestiti da famiglie di lingua chin chau. A metà degli anni ’50, l’oppio iraniano, quello indiano e quello cinese spariscono dai mercati internazionali; ma il traffico di droga interessa anche il consumo interno di Hong Kong.

3.22. Della censura dell’oppio e della promozione dell’eroina
Data l’eccezionale azione di polizia di Hong Kong negli anni ’60, centinaia di criminali clandestini vengono deportati o arrestati e i covi per i fumatori d’oppio si riducono drasticamente di numero; ciò contribuisce alla diffusione dell’eroina. In un dato momento storico, tra il 1960 e il 1970, si stimano 100 mila tossicodipendenti, nella colonia britannica di Hong Kong. Dato che, in quegli anni, il totale della popolazione non supera i 4 milioni di anime, Hong Kong sembra avere la più alta densità percentuale di tossicodipendenti del mondo. La maggior parte di questi drogati sono lavoratori sottopagati che vivono in anguste case popolari, incastrate in baraccati tentacolari; gli assistenti sociali considerano quegli ambienti ideali per lo sviluppo delle tossicodipendenze, ed ecco un altro esempio in cui le élite finanziarie rastrellano cifre impensabili di denaro, sfruttando la miseria e la degradazione delle classi meno protette. Anche lì, come pare essere da noi oggi, in quel tempo, l’85% dei detenuti in carcere sono eroinomani e il 47% di quelli che vengono condannati hanno addebiti connessi con la droga; l’eroina è talmente comune all’interno delle stesse prigioni che è usata come mezzo di scambio al posto del denaro. I Chin Chau, che rappresentano l’8% della popolazione di Hong Kong, gestiscono le importazioni dell’oppio, la raffinazione e la distribuzione dell’eroina; nessuno sa chi sono, nessuno conosce i loro nomi, sono protetti ovunque, anche quando vengono arrestati, sia in Hong Kong, che in Laos, in Tailandia e in Vietnam; ma, protetti da chi? Si sa tanto sulla criminalità clandestina italiana e su quella marsigliese, si sa molto meno su quella ebrea e niente su quella di Hong Kong. Negli anni settanta, i laboratori per la raffineria di droga di Hong Kong rappresentano il punto finale d’arrivo per tutto l’oppio esportato dal sud est asiatico e il punto di partenza dei condotti d’eroina per gli Stati Uniti d’America.

3.23. DeI “triangolo d’oro”
Il principe Sopsaisana, membro della casa reale di Meng Khouang, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, presidente dl Alliance Francaise e membro della lega asiatica anticomunista, dall’otto aprile del 1971 inizia una carriera che lo vede costantemente impegnato con feste, cocktail party, cene e ricevimenti d’ogni tipo, fino a che non viene nominato ambasciatore del Laos in Francia. Sopsai, come lo chiamano i suoi amici delle maggiori testate giornalistiche americane, non è solo un ambasciatore; egli è considerato dalla stampa statunitense, e di conseguenza dalla stampa di tutto il resto del mondo, un esempio eccezionale della nuova generazione di burocrati asiatici onesti, dinamici e destinati ad una brillante carriera. In occasione della sua partenza per Parigi, il 23 aprile, si tiene uno dei ricevimenti più sontuosi all’aeroporto di Vietnane; sono presenti tutte le autorità che contano, sia laotiane che estere; per conto dell’ambasciata statunitense si presentano i soliti funzionari delle nominate agenzie. Champagne, baci, abbracci, interminabili e inutili discorsi celebrativi e, finalmente, la partenza. Un altro faticoso ricevimento si tiene all’arrivo, all’aeroporto Orly di Parigi, la mattina del 25 aprile; ancora Champagne, altri baci, abbracci e tediosi discorsi celebrati dai giornalisti il giorno successivo. La montagna di bagagli del principe Sopsaiana viene consegnata con un inaspettato ritardo e però, il principe lo nota subito, manca una valigia. Nonostante questo disservizio, la Mercedes è lì ad aspettare già da un pezzo, con le bandierine svolazzanti; accompagnato da mille scuse formali, e mezzo gallone di Whiskey, il principe viene portato all’ambasciata laotiana per il ricevimento formale. E, mentre lo Champagne riprende a spumeggiare, la dogana francese sta esaminando uno dei maggiori sequestri d’eroina della storia di Francia; la valigia mancante dell’ambasciatore contiene 60 chilogrammi d’eroina purissima, il cui valore a New York è di 13 milioni e mezzo di dollari. I Flic potrebbero già fare uno scandalo in aeroporto, ma preferiscono aspettare che il principe sia al sicuro in ambasciata, in attesa di vedere cosa deciderà il loro governo. Qualche settimana più tardi, un sorridente portaborse delle autorità francesi si presenta dal principe Sopsaisana per consegnargli la valigia con l’eroina. Nonostante Sopsaisana abbia tempestato l’aeroporto di telefonate oltraggiose, querelandosi per la valigia mancante, durante tutto il tempo passato, in quel momento si rende conto che ritirarla, ora che sicuramente avranno visto cosa c’è dentro, significa ammettere la propria colpevolezza; e allora, diffidando della buona fede del portaborse francese, nega che sia sua. Nonostante tutta la faccenda sia stata messa a tacere, il governo francese non è in grado di accettare le credenziali del principe e dopo un paio di mesi lo stesso se ne torna a Vientiane in giugno. La questione del rientro del principe urta moltissimo l’ambasciata statunitense in Laos che però decide di non affrontare la questione. Qualche settimana dopo, tutto viene convenientemente dimenticato. Secondo il Bureau of Narcotics statunitense, l’impresa di Spsai è finanziata da Meo gen. Vang Pao, comandante delle armate segrete CIA e quell’eroina è raffinata proprio nei laboratori di Long Tieng, che capita siano proprio collocati presso la sede direzionale della CIA per le operazioni clandestine nel nord del Laos. I mutamenti nelle capacità produttive e distributive di droga nel Laos sono prodotti grazie alle attività clandestine della CIA.

3.24. Air America
Ad un dato momento, nel 1965, i voli charter della linea aerea corsa devono abbandonare il grande affare del traffico d’oppio e lo rileva Air America, la linea aerea privata della CIA, che trasporta l’oppio dalle zone collinari a Long Tieng e Vientiane. Le missioni oltre frontiera della CIA in Cina, nel 1962, raccattano dividendi inaspettati quando le cause nazionaliste vengono finanziate con l’oppio del Burma e anche allora si hanno protetti raccomandati speciali della CIA, come il generale laotiano Phoumi Nosavan. Da quella relazione d’affari, i collegamenti si estendono a Bangkok. Negli anni sessanta, l’aeronautica statunitense bombarda i villaggi di contadini laotiani e forse colpisce per sbaglio anche qualche altopiano sul quale si produce oppio; così facendo, l’aviazione forza i produttori d’oppio laotiani a diventare rifugiati politici. Nel frattempo fioriscono i laboratori per la raffineria dell’oppio in Laos e l’eroina per i soldati americani in Vietnam si può continuare a produrre aumentando semplicemente le importazioni d’oppio grezzo da Burma.

3.25. Della criminalità organizzata non clandestina
L’importanza del ruolo della CIA nello sviluppo del traffico di droga nel triangolo d’oro è testimoniato anche dalla stessa agenzia, che rilascia un rapporto, poi pubblicato dal The New York Times in cui analizza il traffico nella regione e individua 21 raffinerie di eroina; le più importanti sono collocate nell’area attorno a Tachilek, Burma;Ban Houei Sai e Nam Keung in Laos; Mae Salong in Tailandia; però la CIA non si preoccupa di menzionare un dettaglio: le raffinerie sono tutte dislocate nelle aree totalmente gestite e controllate dai gruppi paramilitari delle forze armate statunitensi. Mae Salong è il quartier generale della quinta armata nazionalista cinese, continuamente coinvolta nelle operazioni di contro- insurrezione della CIA dal 1950; i laboratori di Nam Keung sono protetti da Mai Chao La, comandante delle truppe mercenarie della CIA per il nord del Laos; uno dei laboratori di Ban Hounei Sai appartiene al generale Ouane Rattikone, comandante in capo dell’armata reale laotiana, armata interamente – e ufficialmente – finanziata, proprio come lo sono le forze armate statunitensi, dal governo statunitense; le fabbriche d’eroina del Tachilek sono gestite dalle unità paramilitari di Burma e i ribelli di Shan, alleati strettissimi della CIA. C”è una montagna di documenti a dimostrazione dell’impiego di uomini e mezzi appartenenti ad enti di stato (forze armate, aeronautica, corpi speciali, berretti verdi e rossi, servizi “segreti” e quant’altro) e la bibliografia che ho indicato ne costituisce solo una parte. Perciò, desidererei concludere che anche la finta guerra alla droga è un bidone, una farsa che soddisfa una serie di esigenze particolari; per esempio:

– mantiene altissimo il prezzo della droga,
- gonfia i flussi di contanti degli studi legali di Wall Street,
- ingrassa banche di rilevanza mondiale,
- intossica una buona percentuale di cittadini che possono essere messi ai margini della società,
- dà lavoro a milioni di funzionari di polizia in tutto il mondo,
- giustifica l’esistenza di corpi speciali, legali e illegali, clandestini e non clandestini, – arricchisce i già ricchi finanziatori,
- impoverisce le già dissanguate anime delle classi meno protette,
- mantiene in azione bande di criminali, li trasforma in mercenari che possono essere usati per la finta lotta al comunismo, o al terrorismo, giustificando maggiorate spese militari e ulteriori indebitamenti con le banche centrali,
e si potrebbe andare avanti con altri esempi; dalla finta crisi dei missili di Cuba ai finti viaggi spaziali, ai finti attacchi terroristici, alla finta guerra alla droga, tutto può essere utilizzato, e viene utilizzato, come pretesto dagli usurai, per giustificare le più dissennate uscite di cassa, approvate dai parlamenti dei governi centrali degli Stati, che disperdono denaro formalmente “pubblico”, lo incanalano verso i grandi conglomerati dell’industria militare e impiccano le loro Nazioni con le banche centrali, attraverso un indebitamento perpetuo demente e ingiustificato.

3.26. Dei soliti nomi
Dopo aver provocato l’uscita dell’invasore francese dall’Indocina, il governo statunitense è incaricato di subentrare nei suoi traffici internazionali di droga. Il “triangolo d’oro” in quell’epoca è la principale sorgente d’oppio grezzo del pianeta; uomini degli apparati di stato criminali non clandestini del governo statunitense, come il vice segretario della difesa, Richard Armitage, specialisti della CIA, come Ed Wilson, Ted Shackley, Richard Secord, Tom Clines e altri, vengono inviati per prendere in mano tutta la rete del traffico di droga che il governo francese è costretto a cedere. Gli stessi identici nomi, saranno coinvolti in altrettanti scandali nei decenni successivi, nell’amministrazione Reagan, per esempio, con la fornitura d’armi e di droga ai Contras in Centro America. Armitage partecipa a tutte le missioni segrete in cui sia possibile fare il tiro al bersaglio sui contadini laotiani, è impegnato nei traffici di droga dal Laos, in Vietnam, e mantiene sempre legami molto stretti con la famiglia Bush (Vedi Crossing the Rubicon di Michael Ruppert). Il segretario di stato Colin Powel, in una storia pubblicata sul Washington Post nel 1995, definisce Armitage “il mio figlio bianco”. Nel 1990, George H. W. Bush lo manda in Russia, per fare da consulente ed aiutare la grande repubblica socialista nella transizione verso il “comunismo del libero mercato”. E abbiamo, anche in quel caso, una grande intensificazione del commercio di droga in Russia. Poi, viene mandato in Albania, nello stesso periodo in cui l’armata di liberazione del Kossovo, alleato dell’Albania, sta andando al potere e consolidando le sue forze. Uno dei tanti personaggi interessanti è poi Gary Eitel, pluridecorato pilota di elicotteri, e di aeromobili di diverso tipo, che fa il corriere della droga per conto della CIA; Eitel è l’uomo che racconta il ruolo della CIA nello scandalo dei C-130 Hercules che trasportano eroina e cocaina verso la Florida (gli aeromobili militari entrano senza far dogana). Viene intervistato da “60 minutes”, dal congresso statunitense, e, essendo pure avvocato, rappresenta l’accusa nel caso come “pubblico inquisitore”. Dopo la guerra in Vietnam, Eitel viene avvicinato da un ufficiale della CIA, tale Branson, che tenta di reclutarlo per quella serie di missioni illegali.

3.27. Della finta guerra alla droga e della finta lotta al finto terrorismo
Dick Cheney e Donald Rumsfeld sono fra i principali sospetti, come esecutori materiali della strage di stato dell’undici settembre 2001; fra le varie ragioni che li vogliono fortemente indiziati, teniamo presente che entrambi sono “al posto giusto al momento giusto”, in posizioni di vertice al comando operativo nell’organizzazione politico-militare degli Stati Uniti, nel preciso momento in cui avviene l’attentato; sappiamo benissimo tutti, inoltre, che di quell’attacco viene fatta grande pubblicità, con ampio anticipo, fra gli ambienti di cosiddetta “intelligence” di tutto il mondo, e che nessuno dei due ha voluto muovere neppure un muscolo per tentare, o fingere di tentare, una qualunque reazione, per arrestare l’attacco o limitarne i danni. A quei due sospetti principali, si associano i loro più stretti collaboratori, che sono più realisticamente loro associati in tutte le azioni criminali che li riguardano; i primi due, individuati dall’indagine di Kevin Ryan, sono Richard Armitage – che abbiamo già incontrato sulle vicende del traffico di droga dal triangolo d’oro, dopo la cacciata dei francesi – e Frank Carlucci. Per i dodici anni che precedono il finto attentato, Frank Carlucci dirige la Carlyle Group, un agglomerato industriale che comprende armamenti (che ha fra i suoi soci più interessati le famiglie di Bush, Reagan e lo stesso bin Laden) e imprese saudite dedicate alla lavorazione petrolifera. Le due maggiori sussidiarie del conglomerato sono BDM international, della quale Carlucci è presidente all’epoca di cui parliamo, e la Vinnell Corporation. Per conto di Carlucci, alla BDM, lavora un altro sospetto, Barry McDaniel, che lo affianca dal 1989 al 1996; poi si dimette per diventare direttore operativo di Stratesec, una società specializzata in “sicurezza”, che ha contratti con diverse strutture associate al finto attacco. L’undici settembre, lo abbiamo visto nel film di Michael Moore (che pure non osa indagare su chi c’è dietro i burattini al governo e dà tutta la responsabilità alla realistica imbecillità di G. H. Bush) anche Carlucci è presente a quel famoso meeting al Ritz Carlton Hotel di Washington, assieme al fratello di Osama bin Laden e al padre di G. H. Bush (che si chiama George H.W. Bush, è anche ex direttore della CIA e il cui padre è Prescott Bush, implicato negli scandali per i finanziamenti fatti dai centri finanziari di Wall Street ad Adolf Hitler, prima e dopo, l’entrata statunitense nella tragedia della seconda guerra mondiale). Armitage è un uomo pubblico molto impegnato; sottoscrive con altri le richieste d’intervento militare in Iraq, inviate a Clinton nel 1998 dal Project for a New American Century (PNAC), è il vicesegretario di stato che riporta a Colin Powell, è coinvolto nelle interconnesse comunicazioni che hanno impedito al generale Clarke di rispondere con i caccia militari durante i finti dirottamenti, incontra il generale Mahmud Ahmed, capo del ISI Pakistano, che viene tracciato dopo aver inviato i centomila dollari a uno dei presunti dirottatori, ed è proprio LUI, il trafficante di droga internazionale Richard Armitage, che presiede Choicepoint, la cui sussidiaria Bode Technology fornisce i risultati dei test sul DNA delle vittime dell’undici settembre. Questa gente che si parcheggia alla casa bianca, e ci resta per decenni, con incarichi che a volte sono ufficiali, altre volte sotto copertura, periodicamente, entra ed esce anche in e da presidenze d’imprese private di facciata, oppure di banche, anche di livello internazionale e mondiale. Nei 25 anni che precedono l’undici settembre, i soggetti sospetti di cui stiamo ragionando, influenzano e partecipano alla politica statunitense, determinando cambiamenti anche nel resto del mondo.

3.28. Cenni storici
Frank Carlucci è uno degli amici più stretti di Donald Rumsfeld; sono compagni di stanza alla Princeton e Rumsfeld aiuta Carlucci a prendere incarichi pubblici, iniziando con la OEO (Office of Economic Opportunity); Carlucci va avanti con la carriera e diventa dirigente dell’ufficio OMB di Nixon (Office of Management and Budget); con Ford diventa ambasciatore in Portogallo. Sarà poi vicedirettore operativo della CIA, nel 1977, ma non senza meriti, perché, prima di ciò, organizza l’assassinio di Patrice Lumumba, nel 1961, in Congo, l’esautorazione del presidente cileno Salvador Allende, colpi di stato in Brasile e Zanzibar, e diverse altre operazioni sotto copertura che non sono state oggetto d’attenzione del London Times. I comunisti italiani accusano Carlucci di essere dietro alle operazioni militari che riguardano il sequestro di Aldo Moro. Ma Carlucci ha più di un compare, nella sua cricca attorno alla Casa Bianca; anche Ted Shackley – che collabora con Armigage al traffico di droga del triangolo d’oro – è suo amico e, con lui, guida il colpo di stato in Cile, nel 1973, in cui Carlucci arrangia i trasferimenti dei fondi via la OMB. Le grandi masse di denaro, che sono contrabbandate del Vietnam durante la guerra statunitense, dervano dalla collaborazione dei due colleghi e amici Armitage e Shackley, mentre Carlucci lavora in Portogallo, durante l’amministrazione Nixon, e sono contrabbandate assieme a straordinarie quantità di armi e munizioni, grazie ad altri due collaboratori dei primi due: Clines e Richard Secord. Nel 1975, Secord è trasferito in Iran, a capo del MAAG dell’aeronautica militare (Military Advisory Assistance Group); assieme a Shackley, Clines e altri dipendenti pubblici statunitensi. Secord fonda una compagnia per il commercio d’armamenti chiamata EATSCO (Egyptian American Transport and Service Corporation); più tardi EATSCO sarà condannata per l’appropriazione indebita di milioni di dollari spariti dal Pentagono, anche se ciò non impedisce ai responsabili di continuare ad operare indisturbati. Nel 1980, Secord lavora per The Vinnell Corporation, e questo è un fatto che emerge nelle investigazioni sullo scandalo Iran- Contra.

3.29. Del terrorismo artificiale in medio oriente
Sistematicamente a sproposito, in questi anni di decadenza, i giornalisti di tutto il mondo nominano molto spesso Al-Qaeda. Al Qaeda origina da gruppi di “ribelli” afgani, chiamati Mujahideen; dal 1980, ufficialmente, il governo degli Stati Uniti d’America finanzia questi gruppi di Mujiahideen, ed è un’operazione (operazione cyclone) che va avanti per molti anni; l’intermediario per queste transazioni finanziarie è un’altro operatore economico: l’ISI (Inter Services Intelligence) il servizio segreto pachistano; contrabbando d’armi, denaro, droga, addestramento militare e supporto logistico, passano dalla CIA ai Mujiahideen, e quindi ad Al- Qaeda, per mezzo del ISI. Sono storie circostanziate, pubblicate, e talmente diffuse che non si sa come certi servizi insistano a farsi chiamare “segreti”. Non ufficialmente, queste tresche vanno avanti da prima del 1980. Dal 1978 al 1992, ISI e CIA addestrano 100 mila guerriglieri insurrezionali; perciò, come accade con NATO e GLADIO, anche i Mujihaideen e Al-Qaeda, come tutti i giornalisti del mondo sanno, sono un prodotto inventato, preparato, armato e sovvenzionato dalle agenzie di spionaggio statunitensi, che lavorano per le élite finanziarie basate a Londra e Wall Street; al tempo in cui Frank Carlucci è vice direttore operativo della CIA, egli è anche presidente di SWT, un’impresa di consulenza sul commercio d’armamenti; nello stesso tempo, Armitage viaggia tra il Pakistan e l’Afghanistan, incontra i gruppi di guerriglieri e coordina questa politica di promozione del terrorismo in giro per il mondo. Il fatto, che gli stessi nomi ricorrano spesso, potrebbe indurre taluni in tentazione di dire che questi fatti sono opera di alcuni specifici personaggi e basta, “di poche mele marce”, e ciò non coinvolga i vertici delle organizzazioni politiche e governative; ciò non sarebbe razionale; prima di tutto perché, gli stessi nomi, gli stessi specialisti, qualcuno, con perizia, li sceglie e li manda da una parte o da un altra a seconda di dove vuole iniziare a piantare oppio e conflitti. E, dato che sono coinvolti in innumerevoli scandali, come si spiega che poi i loro capi li scelgano continuamente per missioni identiche, dall’Indocina in poi? Oltre a ciò, le amministrazioni, le ambasciate locali, le forze armate, l’aeronautica e i berretti verdi, che scortano i carichi di droga, sono coinvolte; le centinaia di persone complici, ai vari livelli e in differenti apparati e reparti della pubblica amministrazione, riportano, ai vertici delle loro varie specializzazioni, a politicanti dai legami molto stretti con la Casa Bianca. Infine, sono molteplici le testimonianze di alti ufficiali che hanno denunciato questi fatti, in tempi e in occasioni diverse, direttamente in faccia a Reagan, Clinton e ai due Bush senza ottenere altra risposta che un: “arrivederci”. Anche Ted Shackley inizia a lavorare in Kuwait, nei primi anni ottanta, e ci va proprio per conto di George H. Walker Bush, la cui famiglia, avendo stretti legami con i Walker, può inserire Shackley negli affari del petrolio in Kuwait. Nel frattempo, Carlucci lascia i suoi incarichi di governo, si dedica per qualche anno a tempo pieno alla SWT, e poi rientra come NSA (National Security Advisor) per conto di Reagan; diventerà presto il suo segretario alla difesa. Le operazioni condotte dai terroristi di Al- Qaeda, guerriglieri finanziati, coordinati e protetti dal governo statunitense, servono preminentemente gli interessi delle compagnie petrolifere americane. In molti casi creano i pretesti, le occasioni, alla bisogna, per giustificare l’invio di truppe militari regolari – siano statunitensi o in coalizione con le altre colonie anglo- americane, come l’Italia – in una data regione o in un’altra. Dalla fine della guerra afgana contro l’Unione Sovietica, nel 1989, questi fatti sono emersi sempre più evidenti.

3.30. Del trucco della finta guerra alla droga
Dato che non si voleva qui ricostruire tutti i dettagli delle attività criminali condotte dagli enti di stato anglo-americani, attraverso le loro organizzazioni criminali clandestine e il coordinamento delle loro agenzie criminali non clandestine, dato che lo scopo è solo quello di dimostrare che la finta guerra alla droga è un altro trucco per guadagnare con le politiche restrittive ed imporre le finte emergenze, possiamo tranquillamente fermarci qui. Gli esempi e i motivi per i quali i criminali si vestono da moralisti, e fanno le finte lotte contro sé stessi, ora li abbiamo; chi prende coscienza anche solo di una parte di questi eventi, non può continuare a pagare imposte e tasse rimanendo cornuto e contento. La finta guerra alla droga serve gli scopi delle politiche restrittive, le quali vanno a svantaggio di produttori e consumatori ma a vantaggio di chi è il perno dell’operazione di mediazione. La finta guerra alla droga offre il pretesto per imporre altre imposte, seguitare con il piano di “espropriazione del risparmio”, e altri impianti normativi liberticidi. La finta guerra alla droga mantiene finti terroristi, finti estremisti religiosi o politici, finti guerriglieri, finti eserciti comunisti, finte armate anticomuniste, eccetera. Sono finti non già perché non esistono; essi esistono eccome, e sono letali, perché sparano solo su persone disarmate e inermi, secondo la prassi mercenaria, che si paga per ammazzare e non per combattere. Però sono detti qui “finti” perché esistono solo in quanto sono inventati e finanziati dalle organizzazioni criminali non clandestine degli enti di stato anglo-americani, come è vero per le finte organizzazioni terroristiche talebane, Bin Laden e tutte le altre favole che raccontano i giornalisti. Se gli Stati volessero veramente interrompere il traffico di droga, non dovrebbero far altro che smettere di avviarlo, alimentarlo e promuoverlo; non dovrebbero far altro che negare, ai loro trafficanti, l’offerta delle loro soluzioni logistiche e militari. La finta guerra alla droga mantiene quindi le organizzazioni paramilitari che, sostanzialmente, essendo assolutamente prive degli impianti ideologici che i giornalisti sono obbligati ad attribuire loro, sono costituite da cricche di semplici banditi, rapinatori, mercenari, stupratori, avventurieri, razziatori, grassatori e ladri di polli. Le attività di queste cricche di “soldati di ventura” sono dirette prevalentemente ad affliggere le popolazioni civili delle città e delle campagne. Ammazzano vittime inermi perché sono codardi per tradizione, come lo sono le armate di mercenari in genere, descritti dal Machiavelli; ma uccidono vittime civili innocenti anche per dare ai giornalisti sangue fresco ogni giorno, così che essi possano alimentare la propaganda dei loro sporchi giornali con dei nuovi cadaveri, con altre donne abusate, bambini infilzati in baionette o “estratti dalle incubatrici e buttati sul pavimento”, monaci buddisti presi a calci nel deretano, gente inerme, voluta morta e lasciata distesa sul sentiero agli sciami di mosche carnarie; ciò serve a creare maggiore scandalo, come NATO e GLADIO fanno con la strategia della tensione in Europa, negli anni sessanta-settanta e ottanta, come i loro compari fanno in Indocina negli anni cinquanta-sessanta, e nel resto del mondo. Dopo la ricorrente propaganda dei cadaveri e del sangue fresco, che avviene alla vigilia di ogni nuovo stanziamento di fondi per l’industria della guerra, i parlamenti sottoscrivono “le straordinarie uscite di cassa” che servono a finanziare altre operazioni segrete e altre spese in uomini e mezzi dedicati ai mestieri delle armi. Si tratta di denaro “pubblico” incassato dagli stessi criminali non clandestini che hanno organizzato le imprese dei loro colleghi criminali clandestini. E loro chi sono? Sono agenzie che riportano al CFR; e il CFR a chi riporta? I padroni del CFR sono sempre gli stessi soggetti che si dividono il bottino di un mondo perennemente in guerra: le banche centrali finanziano i governi degli Stati, prostrati e indebitati oltre ogni limite; questa è la fetta che va alle banche centrali. I governi degli Stati versano il denaro pubblico sui conti dei conglomerati dell’industria militare; questa è la fetta che va alle multinazionali della guerra; gli Stati usano il denaro preso a debito dalle banche centrali, lo aggiungono e quello che rapinano ai cittadini con l’oppressione fiscale, per pagare l’industria bellica (sia in tempo di guerra che di “pace”), mantenere i propri “soldati di ventura” e combattere le proprie emergenze artificiali. L’industria militare comprende anche quella dei finti viaggi nello spazio, che assorbe cifre astronomiche; i finti viaggi nello spazio del governo russo, e i finti viaggi nello spazio del governo cinese, rappresentano un’altra minaccia artificiale per la sicurezza del mondo occidentale. Ecco quindi l’ennesimo pretesto per trasferire la ricchezza prodotta dal mondo produttivo delle comunità di cittadini contribuenti ai conglomerati dell’industria militare e spaziale. Non importa se poi i fondi vengono spesi per la vera ricerca tecnica, per la reale costruzione di astronavi stellari e stazioni orbitanti fantasma, o se se ne usa solo una parte per le riprese cinematografiche delle simulazioni che servono a rincretinire il pubblico; l’importante è mettere le mani sul malloppo, e questa è la fetta della torta che ingrassa l’industria dei mestieri delle armi. Non tutte le nazioni possono permettersi di sottrarre venti miliardi di euro all’anno dalle casse dello Stato, come si fa in Italia, che invia tutto all’unione europea, per pagare le spese militari; specialmente se parliamo di Nazioni impoverite da decenni di lotte intestine impiantate, dalle continue ruberie colonialiste, e se sono state costrette per decenni a piantare oppio anziché riso. “Vogliamo rinunciare al loro mercato solo perché sono povere? E no, certo che no. Proprio perché hanno le piantagioni d’oppio, proprio perché sono povere, proprio per questi due motivi, sarà più facile arruolare fra loro le cricche di banditi da impegnare in vari attentati, per fornire sangue fresco ai giornalisti e iniziare nuovi stanziamenti a loro favore, con questo o quel pretesto ideologico. Oltre a ciò, non è detto che, solo perché sono povere, non possono comprare le armi che servono per massacrare i civili delle campagne. Essi possono comprare le armi pagando con la droga; la droga rientra in Europa e negli Stati Uniti stipata in aerei da trasporto militari, viene venduta nelle città delle nazioni industrializzate e, con gli esagerati profitti che produce, fa rientrare denaro contante nelle casse degli investitori; è tutto profitto netto, perché gli investitori non hanno speso altro che denaro pubblico. La droga serve quindi anche per ripagare armamenti e munizioni; è profitto che ritorna all’industria militare, per le sue vendite, ma anche alla grande usura, perché è la grande usura che garantisce, finanziando gli Stati più pesantemente armati, le entrate fisse dell’industria militare; le organizzazioni criminali non clandestine, come la CIA, NATO, GLADIO… prendono ordini direttamente dalla grande usura, attraverso il CFR, anche se tra i loro impiegati e dirigenti ce ne sono molti che lavorano direttamente alle dipendenze dell’industria petrolifera o correlata. Oltre a stimolare la produzione di armamenti, droga, conflitti e ulteriori stanziamenti di denaro pubblico che conseguono i conflitti, gli assassini delle cricche criminali non clandestine operano anche nelle aree calde dalle quali si cavano parte delle risorse energetiche. Le ragioni dei conflitti che creano, e che alimentano con divisioni e impianti ideologici, sono riconducibili all’andamento del prezzo del petrolio, come abbiamo visto con la farsa della finta crisi energetica del 1973-74, che determina l’aumento istantaneo del 400% del prezzo del greggio; le divisioni fra i popoli e l’odio reciproco artificiale che riescono a fabbricare, li provocano ammazzando innocenti da una parte e dall’altra, attribuendo poi la colpa alla rispettiva controparte, con un trucco puerile che funziona sempre, perché il dolore acceca gli occhi di lacrime e sangue a chi si ritrova senza motivo figli, genitori e consorti ridotti in pezzi, con le gambe e le braccia staccate dal corpo, urlando senza speranza, in pozze di fango rosso prodotte dalle bombe di nemici invisibili. Così si guadagnano da vivere gli infiltrati delle organizzazioni criminali non clandestine, realizzando questi tipi di eventi, con lo scopo preciso di terrorizzare ed alimentare l’odio tra le fazioni “opposte” di miserabili fratelli, artificialmente divise dalle favole religiose, dalle favole sui comunisti, o da quelle dell’odio atavico che non esiste ma che si vuole far credere sia elemento geografico tipico, radicato da anni di tradizione. Le banche centrali indebitano gli Stati con denaro che non esiste e che inventano dal nulla; dall’altra parte, incassano e riciclano trilioni di dollari in contanti, che provengono dal traffico di droga; il traffico di droga finanzia l’acquisto di armi per il conflitto locale; il conflitto locale si nutre di terrorismo organizzato – pagato dagli Stati industrializzati con denaro pubblico – e di successivi stanziamenti da parte di quegli stessi Stati Industrializzati; e perciò continua per decenni, in Indocina, con i francesi prima e con gli americano poi, in Afganistan, con i russi prima e gli americani poi, con il fantoccio del terrorismo internazionale, che è ovunque e in nessun luogo, e poi ancora nello spazio, a est, a ovest, a nord e a sud; ovunque possa crearsi uno scontro, si hanno automaticamente gli stessi nomi, sempre gli stessi, di pubblici funzionari degli enti di Stato anglo-americani, a gestire e coordinare il supporto logistico militare alle forze ribelli e a quelle regolari, con il sistematico impianto di enormi distese d’oppio. Il cerchio non si chiude e le ferite non guariscono. L’Italia è una piccola nazione, fra le tante occupate nel 1943, i cui organi istituzionali sono interamente gestiti da soggetti che fanno esattamente lo stesso mestiere di quelli descritti nella finta guerra alla droga, i quali, a loro volta, dipendono dalla grande usura internazionale e dai conglomerati dell’industria petrolifera e militare. Quale e quanta sia la consapevolezza di chi siede nei parlamenti, è difficile da determinare; però è certo, come dichiara Giulio Andreotti al parlamento in quell’occasione dello scandalo GLADIO, che tutti i capi di governo sono consapevoli delle operazioni di quelle organizzazioni criminali non clandestine, che operano sul territorio italiano ed europeo, utilizzando forze militari e paramilitari locali che comandano, coordinano e addestrano, al delitto e alla strage di civili innocenti.

FINE
(Se hai domande o correzioni da fare a questo lavoro, scrivi).

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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