DELLA PUBBLICA OPINIONE

Senza una “notizia”, senza una “falsa nozione” precedentemente inventata ed impiantata, due amici che s’incontrano al bar, come potrebbero avere alcuna opinione in rapporto a quella “notizia”?

Della Definizione di Treccani dell’opinione pubblica
“Opinióne pùbblica Giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini, o anche questa maggioranza stessa. Il concetto di opinione pubblica, intesa anche come sistema di credenze sulla cosa pubblica, nasce con l’idea moderna di democrazia rappresentativa, definita da J. Locke come governo dell’opinione. L’opinione pubblica è tale non solo perché del pubblico (diffusa fra i molti o fra i più), ma anche perché tendenzialmente indirizzata al pubblico: in quanto, cioè, costituisce un’intelaiatura di valori, un sistema di credenze sulla cosa pubblica. A partire dall’inizio del Novecento fiorì tutta una serie di studi sui rapporti fra opinone pubblica e società di massa in campo specialmente sociologico e psicologico (G. Le Bon, G. Tarde, F. Tonnies, C.H. Cooley, W. Lipmann), che diedero impulso a una grande varietà di ricerche empiriche e di programmi applicativi basati sulle tecniche della propaganda, del sondaggio e del marketing, intese ad analizzare o a manipolare gli stati dell’opinone pubblica nelle diverse arene, economiche o politiche, in cui si manifestano. Con lo sviluppo degli strumenti di comunicazione di massa, il problema dell’opinone pubblica diventa essenzialmente quello di capire le modalità (critiche o passive, cognitive o emotive) attraverso cui i diversi ‘pubblici specializzati’ interagiscono con i flussi d’informazione, nonché gli esiti di questa interazione sulla struttura della società.”

1) Del doppio trucco della “Pubblica Opinione”
Senza molestare i ruffiani storici dello studio della suggestionabilità umana accennati qui di sopra dal Treccani, possiamo vedere con l’esperienza di tutti i giorni che il così definito “giudizio collettivo” è un doppio trucco.

A) L’opinione pubblica si fabbrica instillando impianti ideologici per il tramite della scuola, dell’accademia, della televisione e della cartaccia stampata;

B) una volta distribuiti gli impianti ideologici che servono questo o quell’obiettivo (come, per esempio, la finta guerra alla droga o le fesserie di Francesco Rodiscioni, da Bangkok sulla Cina comunista) , si fa credere a chi si vuole ricattare che il “giudizio collettivo” si sia formato (spontaneamente, come per magia) in una direzione o in un’altra, a seconda della convenienza del ricattatore; ma in realtà quel giudizio è stato interamente fabbricato ed impiantato in precedenza, prima cioè che si andasse in giro a dire che quel “giudizio collettivo” in un dato momento sussisteva. Ciò richiede finanze e pianificazione.

C) Il doppio trucco consiste dunque in questo: con la mano sinistra ti ricatto, facendoti credere che “l’opinione pubblica” sia d’accordo con me, e con la destra fabbrico alle tue spalle la stessa opinione pubblica, inventando letteralmente tutto ciò che voglio che i babbei “pensino collettivamente”, e che però credano di pensare autonomamente.

D) Il “pensiero collettivo” può essere costituito da qualunque fandonia, inutile illudersi della favola della “coscienza sociale o collettiva” o del “buon senso comune”, quelle sono cose che non si sono mai viste nella storia moderna.

Per mezzo della suggestione, si può impiantare qualunque idiozia ideologica oppure qualunque idiozia ideologica contraria. Le prove storiche di ciò sono sotto il nostro naso. Quante centinaia di milioni d’idioti sono andati a morire nelle due prime guerre mondiali, solo per aver creduto alla suggestione dei loro manipolatori (e ai loro ruffiani-fantocci a capo dei governi delle nazioni)? Quanta roba è stata presa dalle proprietà di quelli che sono morti, dai dispersi, da tutti quei finti eroi che non sono mai ritornati dalla guerra? Lo stato si è preso la loro vita, la loro roba, le loro donne, e molti di loro erano pure volontari.

Se ben condizionato, il contribuente può essere indotto a credere alle favole più incredibili, ai miti degli angeli che volano e vanno a sbattere contro gli aeroplani, al fatto che andare in guerra sia vantaggioso e che farsi rapinare inutilmente il 70% del reddito dalle sanguisughe dello stato sia persino virtuoso.

Tutti gli esperti storici della propaganda e delle pubbliche relazioni hanno sempre considerato idioti i loro simili, leggi Bernays, Le Bon e gli altri ruffiani.

2) Della Fabbricazione e della Distribuzione della Pubblica Opinione
A) L’opinione pubblica si fabbrica installando impianti ideologici nelle teste vuote del pubblico televisivo e della cartaccia stampata. Non è infatti possibile che si formi un “pensiero comune” se non c’è prima in origine qualche processo di formazione, sofisticazione e di adulterazione di quel pensiero. Il “pensiero collettivo” non potrebbe mai sorgere spontaneo tra gli individui, i quali neppure riescono a comprendere i loro problemi diretti più elementari. Ciò che li accomuna nel dire, nel pensare, nel parlare e nel sentire è solo ed esclusivamente il fungo velenosissimo dei fabbricatori di fandonie che lavorano per il sistema della disinformazione di massa, sistema vilissimo e mortalmente invasivo, che viene semplicisticamente chiamato “mass-mediatico”, perché riferito ai mezzi di comunicazione di massa.

Senza una “notizia”, senza una “falsa nozione” precedentemente inventata ed impiantata, due amici che s’incontrano al bar, come potrebbero avere alcuna opinione in rapporto a quella “notizia”?

Non possono essersi formati delle opinioni prima di sentire le opinioni proposte dai mentecatti che lavorano per i cosiddetti mass media, è una conseguenza logica che scorre in una sequenza elementare, come non è possibile che spontaneamente uno scelga di essere cattolico o musulmano, senza essere precedentemente indottrinato, catechizzato e condizionato a vantaggio d’altri.

La fabbricazione dell’opinione da installare, la “notizia” la falsa nozione, l’impianto ideologico, precede sempre nel tempo la formazione del “giudizio collettivo”, il quale si forma, appunto, proprio mediante l’assorbimento d’impianti ideologici da parte delle masse, per il semplice fatto logico che non si possono invertire gli schemi di un processo incastrato nella logica temporale; l’arrosto non può essere già cotto prima di essere cucinato e, una volta cotto, non lo si può far ritornare alla sua condizione biochimica precedente la cottura. Il “giudizio collettivo” è la conseguenza diretta del condizionamento

operante che precede, quello della distribuzione e della ripetizione ossessiva d’impianti ideologici prefabbricati. Non capisco come mai avvocati penalisti eruditi, e magistrati preparati illuministi, continuino a considerare i due fenomeni, quello della “opinione pubblica” e quello della esasperata “enfasi mediatica“, come se fossero eventi tutto sommato disgiunti e più o meno indipendenti. Il “giudizio collettivo” è il prodotto del condizionamento operante dei mezzi di disinformazione di massa e quel lavoro di condizionamento è fatto con dolo, perché i giornalisti e i commentatori della televisione, sanno di essere ignoranti, sanno di non sapere delle cose delle quali accusano gli altri, sanno di calunniare e, quando calunniano, sanno che tutto ciò che raccontano in giro è scritto da qualcun altro per loro; quindi, sapendo di dire cose inventate da altri, sanno di commettere dei delitti in malafede.

B) Se si capisce ciò che si dice di sopra, è evidente che nessuno può illudersi di avere le “proprie opinioni” in rapporto ad un evento o ad un altro. Tuttalpiù ciascuno di noi può illudersi di condividere “spontaneamente” una corrente prefabbricata od un altra, per convenienza o perché quella “preferita” si avvicina alla propria tradizione culturale e alla propria formazione personale (che però sono altre tecniche per impiantare schemi di pensiero e di comportamento).

C) Della Distribuzione dei messaggi pubblicitari
Un messaggio promozionale in televisione costa all’investitore una cifra molto più elevata se trasmesso durante l’orario che va, dico per fare un esempio, dalle 8 alle 10 della sera, anche se la fascia oraria più costosa potrebbe essere leggermente diversa. Il motivo della differenza delle tariffe in base all’orario degli ascolti è semplicissimo, perché durante la fascia oraria più costosa si ha il maggior numero di babbei che seguono le trasmissioni televisive. Essendoci più ascoltatori collegati, e solo per questo, per il loro numero, è proporzionatamente prevedibile un maggiore successo nelle vendite future. Meccaniche simili valgono anche per l’editoria, più copie vendute, tariffe pubblicitarie più alte.

C.1. Dell’importanza dell’orario della distribuzione
L’elemento centrale del successo di un messaggio promozionale, quindi, non è da cercare necessariamente nei suoi contenuti, non di più di quanto lo sia l’orario della sua programmazione. Maggiore è il numero dei potenziali clienti di cui si riesce ad attirare l’attenzione mal diretta stasera e maggiore è il numero dei prodotti che saranno venduti il giorno dopo. È un fatto automatico e statistico. Gli esperti di marketing sono praticoni di algebra statistica prima che degli inventori creativi di messaggi particolarmente accattivanti; in ogni caso, anche un messaggio molto accattivante non dà lo stesso esito commerciale se si sceglie di trasmetterlo in una fascia oraria meno costosa (questo vale solo in generale, se si va nei dettagli della vendita mirata a seconda del “target”, è evidente che l’orario di ascolto cambia in rapporto ad esso).

C.2. Dell’importanza della ripetizione pedissequa
Oltre a ciò, il messaggio pubblicitario avrà maggiore effetto quanto più ossessivamente sarà ripetuto, e anche qui è una questione di numeri statistici e di meccanismi automatici. Il dato più importante dell’operazione non c’entra molto con cosa dice il messaggio, conta di più che sia ripetuto molte volte e possibilmente durante le fasce orarie maggiormente frequentate da stanchissimi imbecilli.

C.3. Dell’importanza della finanza disponibile
Da qui cala immediatamente una conseguenza logica: in generale, vende di più chi può pagare di più, e cioè chi può permettersi la fascia oraria più costosa e la ripetizione ossessiva durante quella fascia oraria.

D) Della Distribuzione degli Impianti Ideologici
La meccanica della distribuzione degli impianti ideologici è identica a quella della distribuzione dei messaggi dell’induzione pubblicitaria. Una qualunque idiozia verrà maggiormente condivisa, e costituirà il “pensiero collettivo”, quanto più la si possa distribuire, cioè ripetere ossessivamente, durante le fasce orarie più ambite dalle compagnie dedicate alla pubblicità delle medicine cancerogene.

Qualche idiota ha detto in televisione, criticando Berlusconi, che egli era un “grande comunicatore”. Ma Berlusconi ha dimostrato più di vent’anni fa che, in pochi mesi, partendo da zero, anche un partito politico inesistente come il suo poteva vincere le elezioni e lo ha dimostrato solo grazie alla sua capacità distributiva, essendo riuscito a comprare metà circa delle redazioni dei ruffiani delle televisioni e della cartaccia stampata che distribuivano le loro scemenze sul territorio italiano. Poi la sua avventura è andata alla malora per altri motivi, tra i quali l’infiltrazione di tantissimi ruffiani di controparte nella sua rete distributiva. Chi se ne frega, è solo un esempio ma un esempio lampante dell’importanza della capacità distributiva nell’atto di formare correnti di “pensiero comune” e d’indirizzare le masse a comportamenti desiderati. Non è la forza di uno slogan, la chiave per fabbricare “l’opinione comune”. Il trucco fondamentale per vincere sta tutto nella capacità distributiva.

 

E) Dei Criteri di Razionalità e delle Leggi Empiricamente Fondate
È chiaro, o dovrebbe esserlo, a chi ha capito fin qui, che il richiamo del “Manifesto” alla pretesa che le leggi penali dovrebbero essere ispirate a criteri di razionalità, che “devono essere empiricamente fondate”, e che “non possono basarsi sul cinico calcolo del consenso elettorale..” rimane un richiamo dialettico astratto. Come puoi ottenere già solo che le leggi siano scritte in modo assennato, proprio da analfabeti certificati, come Di Maio e Salvini, solo per fare solo due esempi clamorosi di finti legislatori ma di veri cretini, che non hanno mai lavorato neppure un solo giorno in vita loro? E ti aspetti che gli analfabeti, per imparare a leggere e a scrivere, usino le pagine di Cesare Beccaria? Certo che non funziona, non dal punto di vista pratico.

F) Del Trucco del Finto Consenso Elettorale
E però andrebbe spiegato agli eruditi avvocati penalisti e ai giudici illuministi, che “il cinico calcolo del consenso elettorale” va di pari passo con il cinico calcolo del consenso dei mezzi di disinformazione di massa. Il “consenso elettorale”, infatti, lo stabilisce la propaganda. Ergo, non si tratta di obbedire alla “pancia del popolo” idiota e giustizialista, si tratta piuttosto di obbedire, cinicamente, al calcolo dei fabbricatori di falsità che quel popolo idiota trasformano in popolo idiota giustizialista, giustizialista e, per effetto della propria massiccia idiozia, pure autolesionista, perché è il popolo tanto idiota da accogliere a gran voce qualunque norma che vada contro l’interesse personale e le libertà fondamentale dei cittadini. I decretacci liberticidi sono la risposta alle esigenze della pancia dei mass media, non di quella del “popolo giustizialista”, la cosiddetta opinione pubblica è infatti fabbricata totalmente e sistematicamente dai mass media, i mezzi di disinformazione di massa.

F.1. Delle leggi e delle sentenze politicamente corrette
E allora, le sentenze “politiche” dei giudici ricattati “dall’opinione pubblica”, sono sentenze politiche prodotte sotto il ricatto dei mass media, dei padroni dei mass media, dai fabbricatori delle agenzie di stampa, che sono gli stessi in tutto il mondo industrializzato, come le finte leggi e gli illeciti decretacci liberticidi sono il riscatto pagato all’estorsione dei mass media, non delle loro vittime ignoranti ed innocenti, i contribuenti, lavoranti, paganti, e paganti in tutti i sensi, perché sono soprattutto loro che, lavorando contro il proprio interesse, pagano le imposte ed acclamano le inibizioni delle loro stesse libertà, oltre a subire di buon grado la rapina della loro roba.

G) Della Giustizia Mediatica
La “giustizia mediatica” è semplicemente un altro prodotto del sistema della disinformazione di massa. Lo scopo, di chi finanzia queste operazioni di arretramento culturale delle pance delle masse di contribuenti paurosi, giustizialisti ed autolesionisti, non può essere semplicemente quello di rompere le palle agli avvocati penalisti per mettere a marcire in carcere, e per sempre, i loro clienti. Deve esserci qualche altra ragione e andrebbe investigata fino in fondo. I processi sommari contro persone innocenti, delle quali non si sa nulla al momento della pubblicazione dei loro cavoli personali sui mass media, anche i processi sommari contro i magistrati e contro i poveri magistrati del CSM, sono architettati per il vantaggio di qualcuno più raccomandato di qualcun altro. Investigare il carrozzone pubblicitario che manda ad effetto il progetto, dovrebbe aiutare a formulare perlomeno qualche indizio e qualche sospetto sui mandanti delle singole operazioni di distribuzione mediatica.

 

H) Della Garanzia Primaria della Prezunzione d’Innocenza
“…va spiegato il motivo che sta alla base della garanzia primaria che è la presunzione d’innocenza..” dice l’avvocato agli altri avvocati ma come possono spiegare alcunché, al di fuori delle aule di giustizia, se la capacità distributiva del fungo canceroso della disinformazione ha contaminato ogni singolo ruffiano che dice scemenze in televisione, sui giornali e persino nelle stesse aule di giustizia (dove vanno addirittura a testimoniare, a simulare la parte dei testimoni, non solo certi scellerati interdetti e degenerati che per convenienza collaborano con l’inquisitore ma pure certi personaggi che non possono avere alcuna conoscenza diretta dei fatti di causa, essendo ciarloni della tv e recitando in modo assai maldestro dei volgari canovacci imparati a memoria e cavati solo dalle più inattendibili fonti aperte, vedi per esempio Saviano, Capocchione, Federica Angeli, deLirio Abbate e tanti altri ruffiani prezzolati dello spettacolo, messi illecitamente ed ingiustificatamente sotto scorta di carabinieri, a spese del contribuente, solo per far sembrare più credibile la loro stessa esistenza e la loro spregiudicata e triviale sequela di scemenze). Fino a che quella canaglia di calunniatori infami va in televisione a mentire in cambio di piccole mance, non c’è proprio modo di spiegare alcunché di culturale. Deontologia e pedagogia non appartengono alla società della televisione di analfabeti come Santoro e i suoi ruffiani, Travaglio, Innocenzi e compari.

I) Esempi
Per familiarizzare meglio con lo sbilanciamento del rapporto tra la capacità distributiva di deontologia e pedagogia rispetto al carosello della stupidità giornalistica e televisiva, prendiamo ad esempio un paio di ruffiani a caso della televisione, per capire con i numeri ciò che forse non si afferra fino in fondo con la logica.

Qualche anno fa, a Santoro la Rai pagava 15 milioni di euro all’anno e a Bonolis (mi pare sempre Rai), ne pagava 20 di milioni, tutto denaro sprecato dei contribuenti lavoranti e paganti. Quale magistrato, professore universitario, presidente di enti di stato, e quale avvocato penalista, anche il più reputato ed erudito, ha dei committenti con la stessa capacità di spesa? Se per due attori della televisione si firmano stanziamenti per 35 milioni all’anno, è segno che la macchina distributrice della stupidità, dell’infamia, della calunnia e della propaganda delle norme liberticide ha un giro d’interessi che vale molto di più di 35 milioni. Se la capacità distributiva della comunicazione è proporzionale alla quantità di moneta spesa, come si spiega di sopra, questo esempio è calzante per capire che la stupidità e l’autolesionismo del contribuente prevalgono (anche se ci sarebbe da spiegare chi e perché spende tanto denaro per diffondere calunnie ed imbecillità, sapendo di farlo).

Purtroppo però se ne cava anche un’altra conseguenza, non c’è nessuna “forza delle idee”, nessuna spessissima e potentissima “operazione culturale” che possa confrontarsi con la capacità distributiva di chi paga ogni anno quelle cifre.

Infine, la conseguenza anche più tragica è che se si pagano cifre simili per cialtroni simili, è chiaro che il pubblico destinatario delle loro facezie non è molto compatibile con le “operazioni culturali” che tanto nobilmente, avvocati penalisti e magistrati illuministi s’impegnano a fare. Gli unici che li sentono sono alcuni di quelli che seguono i processi su radio radicale e la capacità distributiva di radioradicale.it ha la sua misurazione storica proprio nella persona di Marco Pannella, forse il personaggio di spettacolo e di comunicazione più intelligente del dopoguerra italiano, il più bravo oratore, il più formalmente affezionato ai diritti civili e alle libertà individuali dei cittadini autolesionisti, il quale però, nonostante tutti sappiano chi è e quanto virtuosamente si sia battuto per la propaganda a favore dei cittadini, non è mai andato al governo. I contribuenti cretini hanno sempre e comunque continuato a farsi dirigere sulla scelta di altri personaggi di pessima reputazione e di altri gruppi politici di maggiore influenza (cioè dotati di portafogli più grassi), tutti sistematicamente fallimentari.

I.1. Della Separazione tra Potere e Sapere
“…si è separato…il potere dal sapere..” Dice il presidente di Magistratura Democratica. Questo è un modo delicato e gentile per dire che ai governi delle nazioni vengono collocati degli ignoranti e degli incompetenti.

I fantocci ai governi delle nazioni sono soggetti la cui notorietà viene costruita negli anni con le meccaniche spiegate di sopra. Fin dal principio della loro carriera, essi danno prova di fotogenia televisiva e di grande impegno nel ripetere in televisione stupidaggini e luoghi comuni (vedi per alcuni esempi a caso, Bush, Clinton, Obama, Merkel, Renzi, Di Maio, Salvini eccetera, tutti totalmente incapaci e fondamentalmente stupidi e ignoranti).

L’arte di collocare soggetti incapaci ai governi delle nazioni va a braccetto con la capacità di ricattarli più facilmente. Cosa potrebbero mai fare senza suggeritori, inetti come Renzi o come Di Maio? Quindi una domanda corretta è: CHI suggerisce cosa dire a Di Maio, per esempio, e CHI suggerisce i discorsi cretini a Salvini? Vuoi vedere che è qualcuno che suggerisce implicitamente le stesse scemenze tramite le agenzie di stampa anche ai babbei del cosiddetto “sentire comune” della cosiddetta “opinione pubblica”? Risulta oggettivamente, dalle emergenze dibattimentali del processo inscenato per la crocifissione di Fabrizio Corona, che l’85% delle scempiaggini pubblicate da stampa e televisione in Italia sono tutte fabbricate da una sola agenzia di stampa, laPresse
https://www.lapresse.it/chi-siamo
(del gruppo FIAT ed associata, facendo le debite proporzioni delle relative capacità distributive, a Reuters, che è del gruppo Rothschild) e di ciò va vantandosi in udienza il suo stesso presidente (il presidente di laPresse), chiamato a testimoniare contro Corona.

“Si è separato”, dice il presidente di MD, “il potere dal sapere..” quindi egli ammette, finalmente qualcuno lo ha capito, che l’arretramento culturale è un’operazione pianificata e decisa (“si è separato”, per atto voluto e non dato dalla fatalità) per strategia di attacco e non è un caso dovuto alla stupidità diffusa in tutto il mondo della musica rep (e neppure quella nasce per caso).

Qualcuno ha voluto e vuole “la separazione del potere dal sapere” e non sono certo i fantocci ai governi, come non lo sono le loro appendici in parlamento. Il problema di questa separazione tra potere e sapere è, ancora una volta, frutto della capacità distributiva dei mass media, della loro costante opera di ripetizione per impiantare idiozie nelle teste vuote del pubblico televisivo. Non serve fare altro, e lo capisce Cecile Rhodes già a 24 anni, molto prima che s’inventassero la televisione e/o i “social media”, con i quali si sono cambiati forse in parte gli strumenti ma non la sostanza del problema, come lo sanno gli uomini con le sottane della chiesa di Roma e di tutte le altre religioni, da un paio di millenni. Per controllare le masse di contribuenti, tenerle ignoranti e farle lavorare per mantenere il potere, bisogna semplicemente raccontare un sacco di balle, ripeterle ossessivamente, e farlo con grande capacità distributiva, il trucco è tutto lì.

Della capacità distributiva della propaganda alle sue origini
La secolare capacità distributiva degli uomini con le gonne si ha mediante la loro infiltrazione sul territorio di tutte le organizzazioni associative per controllare la credulità popolare: nelle scuole, nelle biblioteche, nelle carceri, nei comuni, presso le corti, nei conventi, negli orfanotrofi, nelle case dei nobili, per dell’educazione dei pupilli, dei successori eccetera.

La moderna capacità distributiva delle favole, per tenere ignoranti le masse dei contribuenti, si ha per mezzo della televisione, dei giornali e della ripetizione delle loro sciocchezze sui “social media”.

Della capacità distributiva dello spionaggio industriale alle sue origini
I preti usano la confessione, la suggestione catartica (pre-freudiana), l’estorsione, il terrore psicologico ed altri trucchi subdoli per investigare i fatti privati delle famiglie di tutti i ranghi, dei figli che parlano dei genitori, delle mandragole infedeli, delle loro ricchezze celate al fisco eccetera.

Lo spionaggio industriale moderno non ha niente di nuovo rispetto a quello secolare dei preti. Anche in epoca moderna le vittime amano testimoniare contro se stesse e soprattutto se sono innocenti.

Grazie alla tecnologia e alla stupidità indotta dalle agenzie di stampa e dalla rete di disinformazione di massa, lo spionaggio industriale si ha su base giornaliera, con gli enti di stato che operano direttamente per conto delle banche centrali (GdF, per esempio), frugando nei conti bancari di chiunque, senza mandato, e nessuno si querela di nulla, perché tutti sono impegnati ed intrattenuti dalle facezie proposte ogni minuto dalle agenzie di stampa, incaricate di praticare a ritmo continuo l’antica arte del depistaggio.

L) Del Trucco del Finto Consenso Democratico
Il presidente di Magistratura Democratica cita poi una frase detta da una femmina parzialmente intelligente: “..la legittimità del potere CHE DERIVA DAL CONSENSO DEMOCRATICO, non rende la volontà politica MENO PERICOLOSA per la libertà personale..”.. “l’idea che la sovranità, anche di promanazione popolare sia una sovranità assoluta, che in nome del consenso possa non avere più limiti…”

a) la legittimità del potere che deriva dal “consenso democratico” soffre della truffa originaria dei mezzi di disinformazione di massa. Sono quelli che, impiantando idiozie nelle teste vuote del pubblico, decidono chi ha il consenso democratico e chi non lo ha. Il consenso democratico è un trucco al quale tutti fingono di credere. Possibile che persone evolute come queste non lo abbiano ancora capito?

b) Certo, è vero che quella volontà politica è molto più pericolosa di altre, per il cittadino ma non per chi quella finta volontà manipola.

I fantocci sono selezionati, seguiti, pubblicizzati e collocati, nel tempo, in posizione di potere.

I fantocci giungono a scaldare la poltrona, quindi, forse con il “consenso popolare” ma NON per “volontà popolare”, perché la loro selezione e la loro preparazione, come quella dell’attore comico, PRECEDONO la sussistenza stessa del “sentimento comune” che su di loro si ha.

E perciò, una volta che un fantoccio è reso notorio e popolare, per mezzo delle meccaniche artificiali accennate di sopra, esattamente come un qualunque altro impianto ideologico, lo si fa “amare” da un certo numero di spettatori-contribuenti.

Altri gruppi di contribuenti dovranno, sulla base della stessa meccanica, “amare” altri fantocci apparentemente contrapposti; senza contrapposizione, anche se artificiosa, la commedia regge di meno. È necessaria la contrapposizione per permettere agli spettatori di litigare ed incolparsi tra di loro, anziché puntare ad individuare il vero nemico, che è lo stato.

Il fantoccio, giunto dopo dieci o venti anni ad un certo grado di notorietà, come un qualunque altro attore, ha il suo “pubblico”, che lo “ammira e lo adora come un feticcio religioso, qualunque scemenza dica o faccia. Ed è questo amore retorico, tra il pubblico e l’attore, che la femmina parzialmente intelligente citata di sopra confonde con il “CONSENSO DEMOCRATICO”. Quel consenso è un consenso CONVENZIONALE, o per meglio dire, un consenso INDOTTO, indotto, prodotto artificialmente e distribuito, per mezzo del più bieco condizionamento operante, che serve a dirigere l’attenzione del pubblico sistematicamente su falsi bersagli. Sbagliano quindi sia la femmina che il presidente di MD a considerare quella “volontà politica pericolosa” come una “volontà politica pericolosa di promanazione popolare”. Non c’è proprio niente di promanazione popolare. La promanazione dovete iniziare ad investigarla presso le agenzie di stampa, se amate la verità.

Il trucco del rigonfiamento della popolarità dei fantocci è semplice da capire e da osservare, non ci vuole nessuna particolare capacità culturale. Prendi due esempi di fantocci assolutamente anonimi dieci e venti anni fa, Alberto Bagnai (ex “casalinga”, come ammette egli stesso, mantenuto dalla moglie) e Luigi Di Maio (disoccupato in cerca di primo impiego, come molti altri del movimento delle 5 palle). Dieci anni fa questi due fantocci dicevano scemenze con una capacità distributiva che non si allargava oltre alla cerchia di parenti ed amici. Invitati a conferenze, promossi ed incaricati di dire scemenze in ambiti sempre più ampi, e in televisione, grazie alla notorietà, tutta televisiva di Grillo, e a quella fabbricata, sempre in televisione, per la lega, i cui finanziamenti sono ancora in essere grazie agli avalli di Berlusconi, due fantocci assolutamente anonimi acquistano notorietà crescente nel giro di 10 anni (Bagnai) e 20 anni, circa (per Di Maio. Il lavoro per gonfiare la popolarità di Grillo dura molto di più e inizia molto prima di quello di Di Maio ma è una notorietà che si può girare ad altri beneficiari, come fosse un assegno trasferibile).

Una volta che un fantoccio raggiunge artificialmente un dato grado di notorietà, può beneficiare della propria capacità distributiva, senza dover chiedere ulteriori finanziamenti. I finanziamenti servono per pagare la pubblicità necessaria a gonfiare la notorietà del fantoccio, quando il fantoccio è anonimo ma, una volta che un buon livello di notorietà si è ottenuto, altra notorietà può promanare dalla notorietà già esistente. Ecco che allora si può essere indotti in errore, sia il fantoccio che l’osservatore. Il fantoccio può iniziare a pensare di brillare di luce propria, può montarsi la testa e tentare di prendere iniziative personali e l’osservatore può credere, può essere indotto a credere, come accade a questi conferenzieri dei video, che il fantoccio sia reale e che sia meno ricattabile, avendo raggiunto una grande notorietà. In ogni caso sono tutti abbagliati dal fantoccio che si dimena e dimenticano d’investigare chi sta dietro di lui.

Quando un fantoccio si monta la testa viene appeso per i piedi a piazzale Loreto, o gli si spara in testa in diretta televisiva, o gli si crea attorno uno scandalo internazionale per via delle puttane che invita a cena. Sia come sia, la capacità distributiva di ogni fantoccio è misurata e controllata, e può essere fatta crescere o calare a seconda degli umori del burattinaio che controlla il fantoccio.

Per limitare le frizioni, tuttavia, ed alleggerire il lavoro degli esecutori delle agenzie di stampa, negli ultimi decenni si è iniziato a selezionare fantocci via via sempre più stupidi, sempre più deboli e incapaci, per evitare proprio il rischio che quelli sfiorino solo con il pensiero, l’eventualità di mettersi in proprio e di separarsi dai loro suggeritori-burattinai. Questa è la risposta per tutte le perplessità dei magistrati, degli avvocati penalisti e degli altri osservatori evoluti di questi ultimi decenni. Quante volte ci siamo domandati “ma questo ci è o ci fa”? E quante volte ci siamo illusi che “Non può essere che sia tanto stupido..non potrebbe ricoprire quell’incarico”. E invece ci siamo sbagliati. Quelli ricoprivano quelle cariche proprio perché la loro stupidità era tale da renderli incapaci di fare alcunché. Le prove storiche le abbiamo sotto il naso, come sempre. Analfabeti assoluti come Bossi, Fini, Casini, Giovanardi, Merkel, Bush, Obama, Trump, Salvini, Di Maio, Conte, Renzi eccetera, solo per dirne alcuni, non sarebbero mai ammessi in terza elementare, se qualcuno glielo chiedesse. Ecco come si è “separato il sapere dal potere”, con delle semplici selezioni operate dai ruffiani delle agenzie di stampa.

c) Però, dire che quella sovranità “non abbia limiti” è un’ingenuità. Si tratta di una finta sovranità, totalmente monitorata dall’opinione pubblica e cioè dai mezzi di disinformazione di massa e, in ultima analisi, dai padroni di tali mezzi, che hanno nomi e cognomi. Il fatto che Salvini faccia lo spiritoso e snobbi le iniziative di qualche magistrato di paese, che deve perseguirlo per i suoi delitti, non rileva in minima parte. I mass media impiegherebbero due settimane per sputtanarlo agli occhi del mondo e mandarlo a raccogliere cartoni, come dovrebbe. Hanno sputtanato Berlusconi, Strauss Khan, Clinton ed altri, e lo hanno sempre fatto spendendo denaro dei contribuenti. Ad un pezzente come Matteo Salvini, che proviene dal nulla, che in vita sua non ha mai dimostrato di aver fatto nulla, i cui debiti sono coperti ancora da Berlusconi, impiegherebbero un paio di minuti per appenderlo a Piazzale Loreto. Non so se il magistrato si riferisse alla sua (di Salvini) presunzione d’impunità, ma sarebbe patetico se fosse così. L’oppressione è, quella sì, assoluta, non la finta sovranità dei fantocci di governo (che dipendono totalmente, anche per pagare la lavanderia delle proprie mutande lerce, interamente dalle banche centrali). L’oppressione si attua per il tramite dei fantocci di governo ma non dite che quei fantocci abbiano “sovranità assoluta”, perché quella sovranità nessuno di quei fantocci alla ribalta la ha.

M) Della Burla della Sovranità attribuita al Popolo
Il magistrato giustamente cita pure l’articolo primo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti …è lì che sta la democrazia..” ma se il popolo esercita la sua supposta sovranità dopo aver ingurgitato le scemenze di Santoro, di Travaglio e degli altri ruffiani milionari che dicono scemenze in televisione, quella sovranità è totalmente compromessa da colate di metastasi, è una sovranità incancrenita. Chi dice e chi fa cosa non sa cosa dice né cosa fa. E dunque come e quando t’illudi di controllare e limitare le attività liberticide degli analfabeti fantocci di governo, che non hanno la terza elementare e che obbediscono pedissequamente ai suggerimenti dei loro invisibili padroni (questi sì dotati di capacità distributiva)? Non c’è nessuna speranza di democrazia a meno che non si eliminino totalmente, e i magistrato potrebbero farlo, loro sì, le reti di ruffiani che inquinano le acque e le coscienze con le fandonie dei mezzi di disinformazione organizzata di massa (che oggi mettono in ginocchi pure i loro terribili poteri e le loro guarentigie istituzionali, come faceva il presidente Mao durante la finta rivoluzione culturale in Cina).

N) Delle Discrasie
“..a livello legislativo” continua il magistrato intelligente, “sperimentiamo chiaramente la discrasia enorme tra..un potere che è ormai privo di conoscenze..” e vedi che lui ha capito che i fantocci di governo non solo sono fantocci ma sono pure fantocci analfabeti.

O) Dei Giornalisti Analfabeti della Barbagia
Cita ancora il magistrato intelligente le scempiaggini scritte da una giornalista pecoraia sarda su un certo giornale sardo, che però, nonostante sia sardo, è scritto in lingua italiana: “…e che al pari della mafia, meritava di essere estirpato con soluzioni drastiche, compresa la pena certa retroattiva..” le altre viltà della giornalista sentile che servono per capire quanto possano essere vili i ruffiani della cartaccia stampata. Io voglio solo sottolineare che:
a) il feticcio della mafia consente le misure di emergenza che vanno a fottere le garanzie procedurali;
b) se si vuole imporre le stesse regole per fottere le garanzie procedurali di Tizio e di Caio basti paragonare il furto di tacchini ai reati di mafia;
c) se la paura è uno dei motori che facilitano l’impianto ideologico delle idiozie (Pavlov e gli uomini con le gonne dimostrano per secoli che così è), il trucco consiste appunto nell’enfatizzare quelle paure. Spaventare quindi le massaie di Ostia, per un esempio ma non è il solo, con il feticcio della mafia, per crocifiggere qualche ladro di polli e, contemporaneamente, affermare il potere repressivo e coercitivo dello stato che deruba i cittadini facendo loro credere che li salva dal pericolo, totalmente fabbricato e totalmente fabbricato dagli stessi burattinai che controllano i fantocci ai governi.

c.1.Ti faccio credere che c’è un pericolo incombente.
c.2. Arresto qualche ladro di galline facendoti credere che quello rappresenti il pericolo;
c.3. Creo la giurisprudenza che mi consente di scansare le procedure di garanzia, un po’ con le sentenze “politiche”, cioè, condizionate dal ricatto dell’opinione pubblica prefabbricata, un po’ con la legislazione finta dei decretacci dei fantocci analfabeti al governo;
c.4. Ti ho fottuto per il prossimo ventennio.

P) Del Trucco della Muta da Caccia
“La muta da caccia, archetipo antropologico…dove l’uomo scioglie le sue paure nel gruppo della caccia (ricorda che le paure sono sempre indotte dalle fandonie raccontate dai mass media, quindi non parliamo di paure proprie dell’uomo ma di paure indotte dai vilissimi fabbricatori delle agenzie di stampa)…e pensiamo al linguaggio dell’opinione pubblica ma anche della stampa…” ecco che cade nel tranello ideologico anche l’erudito magistrato. Dire: “..ma anche la stampa..” non è corretto. È la stampa che crea i feticci e l’opinione pubblica non fa altro che fagocitarli. Quindi la frase sarebbe venuta meglio se avesse detto “pensiamo a come LA STAMPA usa il linguaggio della caccia..”, perché l’opinione pubblica non è altro che la conseguenza della distribuzione degli impianti ideologici della cartaccia stampata e dei suoi pagliacci che dicono idiozie in televisione. “L’animale non è più solo la preda ma anche chi lo caccia” ecco che il paradigma antropologico assume più senso.

https://www.radioradicale.it/scheda/576128/v-open-day-dellucpi-dallart-111-cost-al-diritto-penale-no-limits-lavvocato-penalista

https://www.radioradicale.it/scheda/576127/v-open-day-dellucpi-dallart-111-cost-al-diritto-penale-no-limits-lavvocato-penalista

https://www.radioradicale.it/scheda/557066/il-principio-di-legalita-e-il-rispetto-delle-forme

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Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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