Selezione Personale: delle Decisioni Basate sul Giudizio d’Altri

selezione personale

Delle scelte operate sulla base del giudizio d’altri
Come trovare lavoro presso un’azienda, o farsi
promuovere nella stessa impresa, sapendo che chi
assume basa la sua decisione sul giudizio d’altri.

Nel mondo industrializzato, quasi tutti i datori di lavoro
assumono le presone basandosi sulle valutazioni e sulle
selezioni fatte da altri, a prescindere completamente dalle dimensioni dell’impresa e dalle mansioni che il candidato deve ricoprire.

Può capitare, tuttalpiù, che quando un candidato viene
presentato alla persona che decide in merito
all’assunzione, quella persona decida di non assumere
quel candidato. In questo caso, sulla base di un
pregiudizio personale, di un’intuizione o di una cattiva
digestione, chi decide, l’imprenditore o chi in quel caso ne
fa le veci, non assume quel Tizio, e, non assumendo quel
Tizio, assumerà un altro soggetto, magari Caio o
Sempronio.

Questa decisione dell’imprenditore o del suo alter ego,
tuttavia, ha a che fare con la non assunzione di Tizio, non
con l’assunzione di Caio o di Sempronio. Oltre a ciò, lanon assunzione di Tizio, molto probabilmente dipende dal
giudizio e dal pettegolezzo di un qualche suo conoscente,
di qualcuno che ha sentito parlare di lui, di un suo
precedente datore di lavoro, di un suo ex collega che è già stato assunto nella stessa ditta nella quale sta cercando di entrare lui; sia come sia, colui che assume, prima di assumere, se ne ha il tempo, “chiede in giro”, nell’ambito delle persone che lavorano nella sua stessa ditta, oppure chiede il parere di soggetti collocati in altre ditte, perché ha bisogno del conforto del giudizio d’altri e non del suo.

L’assunzione di Caio e/o di Sempronio si avrà, così, sulla
base di considerazioni “oggettive”, considerate tali perché
sono considerazioni fatte da altri. “Non ho piena sicurezza della mia capacità e/o dei miei personali strumenti di valutazione, mi fido dell’opinione e del pettegolezzo degli altri.

Ma del giudizio di chi altri?
Ecco alcuni esempi:
1 – I soggetti che hanno assunto il candidato in
precedenza, nello stesso ambito di lavoro e magari con la
stessa specializzazione e con le stesse qualifiche (solo
dimostrando di aver esperienza precedente, presso
imprese concorrenti, si viene assunti, come a dire che la
valutazione di chi ha assunto in precedenza nelle aziende
concorrenti è più razionale di quella che può fare chi
assume al presente).

2 – I datori di lavoro delle aziende presso le quali uno dice
di aver lavorato, quando ad essi si chiedono le cosiddette
“referenze”, che sono tutte basate su considerazioni
soggettive assolutamente volatili, sull’immagine che undipendente ha dato di sé, sulla sua capacità politica di
aver mantenuto determinate amicizie, sulla sua ruffianeria, sulla sua attitudine a stare nel gregge, andare d’accordo più o meno con tutti, a fare il cosiddetto “lavoro di squadra”, e mai sulla misurazione dei risultati economici conseguiti.

3 – Gli scioperati delle cosiddette imprese di consulenza di direzione aziendale, quelli che non hanno mai lavorato veramente, e che però fanno le finte selezioni del personale, che suggeriscono all’impresa che assume, di fatto scremano e quindi decidono chi è idoneo e chi no, producono una cosiddetta “rosa” di candidati, cioè un gruppo striminzito di candidati già preselezionati, di solito sono tre o quattro, tra i quali scegliere il più fortunato, il quale certamente sarà in concorrenza con altri due o tre soggetti impresentabili per varie ragioni. Ma, essendo quegli altri concorrenti impresentabili, è chiaro che la scelta ricade necessariamente sul meno peggio, e quindi si vede che l’influenza esercitata dai finti ‘cacciatori di teste’ è decisiva fino quasi alla fase finale della selezione.

Il soggetto che assume si trova “il lavoro già fatto”, si
rende conto che gli altri sono impresentabili e fa la scelta
obbligata, convinto di aver fatto la scelta migliore solo
perché era, appunto, la scelta obbligata, non avendo
alternative, dopo aver dato il sangue ai finti consulenti, per l’esclusione forzosa degli altri candidati, e però in ciò è totalmente guidato da altri, durante tutto il processo, senza fare alcuna analisi, valutazione o verifica personale.

4 – Gli sponsorizzatori di tutti i raccomandati, genitori,parenti, amici, amici di parenti, amici degli amici, vescovi, preti di villaggio, dipendenti della televisione di stato ed altra ruffianeria del genere. È evidente che, accettando una raccomandazione come quella di un ruffiano storico della televisione, per esempio Piero Angela, che chiede ai suoi padroni d’inventare uno spazio per far lavorare a tempo indeterminato (cioè, per sempre) anche il totale analfabeta che è suo figlio anagrafico, il quale, purtroppo o per fortuna, fisicamente non gli somiglia nemmeno un po’.

5 – Un altro esempio è dato dai punteggi conseguiti nelle
università. Ci sono nazioni in cui si mettono sotto
pressione gli studenti, fin da quando finiscono le
elementari, per costringerli ad ottenere degli alti punteggi, per farli ammettere in qualche importante università, usciti dalla quale, saranno assunti in qualche grande azienda, magari di stato, e potranno fossilizzare il culo dietro ad una scrivania, convinti di essersi assicurati uno stipendio vagamente superiore alla media.

Il punteggio delle scuole medie superiori determina il loro
futuro, perché è quello il metro per essere ammessi,
oppure no, presso l’università che ti consentirà di ottenere un lavoro decente. Ma anche per essere ammessi alla scuola media superiore ci sono delle graduatorie che consentono l’accesso a taluni ruffiani e non ad altri.

C’è tutta una meccanica burocratica, che influenza ed
inibisce totalmente i ragazzi (e, purtroppo, anche alcune
delle ragazze), li tiene sotto ricatto, soggiogati ed
ubbidienti, già da prima d’iniziare il loro finto percorso
formativo. Il burattino ubbidiente deve dimostrare di essere stato agli ordini fin dalle elementari e questo dimostra che, nell’impresa che assume, non c’è chi decide in base al proprio metro di valutazione e di giudizio.

Anche l’azienda è sottomessa alla meccanica burocratica.

Alle aziende importanti e alle aziende di stato sono
garantiti i ruffiani delle migliori università, alle altre, gli altri
ruffiani e i meno ruffiani. Le capacità imprenditoriali di
molte persone che a scuola non vanno bene, o che
magari non vanno bene al liceo ma vanno bene
all’università, o viceversa, o che hanno solo la terza
elementare, e molti imprenditori, anche di grande
successo e popolarità hanno solo la terza elementare, non possono essere sfruttate da quel tipo di imprese.

Della cecità di chi decide immeritatamente
Esistono, in verità, lo ammetto, alcuni rarissimi ed
eccellentissimi manager e dirigenti che hanno occhi per
vedere e sanno valutare e scegliere i collaboratori da
assumere e da promuovere. Queste persone meravigliose
rappresentano purtroppo una minoranza striminzita, nel
parco-buoi delle imprese e degli operatori economici in
generale. Tutti quelli del resto del parco-buoi, decidono
sulla base del giudizio d’altri.

Qui c’è da fare qualche osservazione curiosa, sulla
misteriosa tendenza dei supervisori, dei dirigenti e di tutti
quelli che hanno mansioni direttive, a NON accorgersi
delle capacità dei loro collaboratori, soprattutto in rapportoal loro potenziale per essere promossi ad altri ruoli.

Se uno viene assunto come venditore, verrà visto, da tutti i
fessi che gli orbitano attorno in azienda, per tutta la vita
come un venditore. Se sia un genio oppure no, se abbia
grande personalità oppure no, se sia leale, intelligente,
veloce, capace, determinato, oppure no, nessuno si
accorge.

Si obietterà che ci sono molti impiegati con mansioni
direttive, in giro per il mondo, e che ciascuno di loro, più o
meno, deve cominciare da mansioni non direttive. Quindi,
se fanno carriera, qualcuno si accorge di loro. No.

Diciamo che la questione sta in questi termini solo per quei
fortunati che lavorano alle dipendenze di quei rarissimi
manager di cui si parla di sopra, quelli che decidono e
valutano per conto proprio.

Anche in quel caso, tuttavia, la valutazione diretta del
dirigente che propone qualcuno per una promozione, deve passare attraverso un lungo periodo di prova, durante il quale i fucili gli sono tutti puntati contro, perché non si perdona ad un collega di essere considerato più bravo degli altri colleghi ruffiani ed invidiosi, che dura qualche anno, durante il quale sarà sfruttato e sottopagato, e si farà il mazzo a suo totale rischio e pericolo, solo in corresponsione del vantaggio di avere l’opportunità di cimentarsi a fare un lavoro diverso.

Poi lo si promuove e, bada, la promozione la firma il
dirigente del dirigente che l’ha proposto, non il dirigente
che l’ha proposto, magari con la firma di avallo del
direttore del personale. Chi promuove formalmente, anchequi, lo fa sulla base del giudizio d’altri, perché né il
dirigente del dirigente che propone il candidato, né il
direttore del personale, sanno niente di niente, o si sono
accorti di niente di niente, circa le qualità misurabili di quel candidato.

Ora ci resta da considerare come fanno gli altri, quelli che
non sono tanto fortunati da lavorare per conto di un
dirigente, o di un supervisore, capace o volenteroso di
scoprire le loro qualità e di farli crescere in termini di
carriera.

A chi interessa fare carriere in azienda, interesserà
apprendere qui che, dato che nessuno, o quasi, è capace
di vedere, di notare, le loro capacità, essi dovranno
forzare gli altri a notare la loro presenza. Per ottenere ciò
ci sono tre sistemi fondamentali, e funzionano tutti e tre.
La scelta di un metodo o di un altro dipende dalle attitudini caratteriali del candidato alla promozione (e o all’assunzione).

1.0. Fare i ruffiani con le persone giuste che poi
provvederanno al resto.
1.1. Qui non serve che spieghi nulla su come si fa, chi ha
fatto le scuole medie superiori sa benissimo come si fa,
perché o lo ha fatto, o lo ha visto fare o gli è stato
raccomandato dagli insegnanti delle medie inferiori di
farlo.

2.0. Cambiare impresa.2.1. Un venditore ambizioso che non vuole continuare a fare il venditore ma vuole, per esempio, diventare capo filiale e/o capo area vendite, e/o direttore vendite, si deve dimettere dall’impresa in cui lavora e cambiare azienda.

2.2. Prima di dimettersi, evidentemente, deve cercare
un’altra impresa dello stesso settore e/o assimilabile, la
quale assume, appunto, per quella posizione alla quale
quel venditore aspira.
2.3. Preparandosi per farsi chiamare a colloquio,
predispone un CV con dentro scritto che, nell’azienda
precedente, egli/ella non faceva il venditore, era direttore
vendite, o capo filiale, o capo area vendite, o direttore di
produzione, e così via, descrivendo nei dettagli le
mansioni che svolgeva, cioè, che avrebbe svolto se ciò
che è scritto nel CV corrispondesse a verità, e dovrà
quindi sapere in cosa consistono, anche se non le ha mai
svolte. Il CV deve essere confezionato su misura, sulla
base delle richieste dell’impresa che assume. Se cercano
un capo filiale, è inutile dire di non averlo fatto, anche se è
vero, perché quel CV non lo guardano neanche. Sparando
qualche cazzata, invece, le probabilità che il CV venga
visto aumentano.
2.4. Preparandosi per il colloquio di lavoro, il candidato
deve imparare a memoria una storia parallela alla storia
vera, il più possibile vicina alla verità, ma fatta su misura
delle richieste dell’impresa. Racconterà la sua storia,
adducendo dettagli, tutti teorici, sulla base di ciò che ha
imparato essere, essere state, se lo fossero state, le sue
mansioni. Dovrà dire di aver fatto ciò che secondo lui unapersona avrebbe dovuto fare in quel ruolo, dimostrando competenza e determinazione.

2.5. Sparando cazzate si rischia tuttalpiù di non essere
assunti, in caso un selezionatore voglia fare delle
verifiche. Ma chi se ne frega, tanto non si verrebbe assunti comunque, e in ogni caso le verifiche non le fanno se non raramente, soprattutto in Italia, quindi vale la pena di tentare.

2.6. A chi si preoccupa che poi, dopo l’assunzione,
qualcuno si accorga che in verità le competenze dichiarate non collimano con la realtà dimostrata sul lavoro, rispondo che il problema non sussiste. Una volta assunto con l’aureola del “principale”, del capo filiale, del capo area vendite, del capo del personale, il nuovo assunto sarà visto come una specie di eroe dei due mondi, per via della sua immagine, e nessuno si accorgerà dei suoi limiti e della sua ignoranza, essendo tutti ciechi, per i motivi visti di sopra, ed essendo mediamente tutti più ignoranti di lui, che pure è l’ultimo arrivato.

(La meccanica delle psicologie delle greggi è la stessa in
ambito elettorale. Quando un fesso vince le elezioni tutti
gli battono le mani e non si accorgono, se non dopo anni,
che quel fesso era infatti un fesso).

Certo, bisogna comunque tener presente che si tratta di
un’immagine transitoria che gli consente qualche mese
per ambientarsi ma non potrà pensare di viverci sopra per
anni. Dovrà quindi impegnarsi a dare qualche risultato per
far contenti i suoi superiori, per non far avvelenare troppo isuoi collaboratori, per acquistare nuova reputazione,
nuove amicizie, nuove ruffianerie e quant’altro gli serva
per mantenere salda la sua posizione.

3.0. Ottenere la prima assunzione come se non fosse la
prima assunzione.

Usando i principi enunciati di sopra, e sapendo che, senza
almeno un’esperienza precedente, chi assume non ti
assume, bisogna inventarsi un’esperienza precedente
rispetto a quella del lavoro che si vuole andare a fare.
3.1. Preparare un CV che contenga quell’esperienza
inventata che deve essere simile a quella della persona
che si vuole assumere. Per fare ciò si studiano bene gli
elementi dell’inserzione, se c’è, e si costruisce una storia
basata su quegli elementi. Se non c’è inserzione o se
l’inserzione dice poco e niente, come spesso capita, visto
che chi mette le inserzioni è spesso analfabeta, allora
bisogna ingegnarsi e studiare bene, ma tanto
bisognerebbe farlo comunque, tutto ciò che ci si aspetti
che quel soggetto, una volta assunto, dovrà fare. Se non
ho mai lavorato come dipendente e voglio farmi assumere
al primo impiego come direttore vendite, devo prima
imparare bene cosa fa un direttore vendite e poi
raccontare di averlo fatto.
3.1.1. Se si ottiene un colloquio, ci si impara tutta la novella
a memoria e ci si presenta con la faccia-come-il-culo,
senza dimostrare paure né incertezze, essendo
intimamente tranquilli che quella faccia, loro, la meritano.
3.2. Se qualcosa non funziona al primo tentativo,funzionerà al secondo o al terzo. Cercare lavoro è in sé
già un lavoro. Con pazienza, bisogna prepararsi bene e,
quando si sbaglia, bisogna cercare di capire dove si è
sbagliato, se nel CV, se nel colloquio, se in verità non si ha
sbagliato ma non si è conclusa la selezione, comprendere
come migliorare e poi migliorare.

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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