Come s’è detto in altre pagine, il Capitalismo Finanziario, e cioè il fenomeno gestito dai padroni delle banche centrali, non è connaturato al fondamentale fatto economico degli scambi di merci, non riguarda più di tanto il fondamentale fatto economico della produzione di beni da distribuire con il commercio, come invece hanno quelle precedenti fasi (che Carroll Quigley chiama) del “Capitalismo Commerciale” e del “Capitalismo Industriale”.

Nei fatti, il “Capitalismo Finanziario” se ne sbatte in assoluto il benamato dei beni della distribuzione, del prodotto del lavoro umano, e resta impegnato interamente nell’attività della rivendicazione della proprietà della roba d’altri.

Quigley concorda con Giacinto Auriti, il trucco per fare ciò è la manipolazione delle borse, delle fluttuazioni dei titoli azionari, delle obbligazioni, delle ipoteche, delle assicurazioni (e cioè del gioco d’azzardo legalizzato a livello internazionale), dei finti depositi bancari, dei veri tassi d’interesse, dei mandati, delle deleghe e delle procure e degli altri trucchi usati per gestire, amministrare, manipolare, la roba d’altri.

Delle Nuove Tecniche per Fabbricare Denaro dal Nulla
Il prototipo del parassita puro, il banchiere, quando investe, se investe, non lo fa per aumentare la produzione di beni e servizi. Lo fa per far fluttuare l’emissione dei valori quotati nelle borse, emissione che frequentemente risulta in eccesso, in rapporto alla produzione di quei beni e servizi.

Il capitalismo finanziario (il signor “Capitalismo Finanziario”, per usare il linguaggio astratto degli storici, degli economisti e dei falsari giornalisti, che evitano i nomi e i cognomi dei pezzi grossi parlando in astratto e poi esaltano al ruolo di “boss” i ladri di galline) costruisce strade per vendere le azioni in borsa ad esse correlate, non per trasportare le merci da distribuire; costruisce grandi acciaierie per gestire la transazione dei titoli azionari di quelle acciaierie, non per trattare la produzione e la distribuzione dei metalli, e così via, tutto il prodotto del lavoro umano dell’epoca moderna è la conseguenza indiretta e per giunta involontaria della voracità dei banchieri di titoli rappresentativi dell’impresa e della roba d’altri.

E però, incidentalmente, quella voracità, in determinati momenti storici, per esempio nella prima metà di quella “fase del capitalismo finanziario definita da Quigley, incrementa il trasporto di merce e le produzione di acciaio, come pure la produzione e la distribuzione di altri beni e di servizi. Tuttavia, nella “fase” di mezzo del “capitalismo finanziario” raccontata da Quigley, che giunge quindi a metà del suo percorso, l’organizzazione del capitalismo finanziario si evolve ad un livello di sofisticazione e di alterazione tali per cui la promozione delle fluttuazioni dei titoli (letteralmente) giocati in borsa non richiede più una base d’investimento produttivo, sia esso iniziale o di corso d’opera.

Le corporazioni si montano sulle altre corporazioni in forma di “holding”, così che i titoli di credito giocati in borsa possono essere emessi in quantità smodate, ingrassando di profitti e commissioni indebite i gestori delle case da gioco, i capitalisti finanziari, senza alcun accrescimento della produzione economica e della ricchezza materiale, che sarebbe immessa nella distribuzione se in economia operassero solo i veri soggetti economici, cioè, produzione, distribuzione e consumo, senza l’intermediazione fittizia degli allibratori di titoli di credito.

I marpioni del capitalismo finanziario apprendono presto, inoltre, che è facile ingrassare non solo distribuendo titoli di credito in quantità industriale ma anche speculando sulle bancarotte delle corporazioni, per mezzo di commissioni, canoni e imposte sulle ristrutturazioni e sulle riorganizzazioni aziendali, fino a che l’impresa la si compra per un pezzo di pane oppure la si dirige, per spolparla, con i propri cani al guinzaglio, immessi d’imperio nei consigli di amministrazione.

È un grasso e lucrativo ciclo reiterato di fluttuazioni finanziarie, bancarotte, altre fluttuazioni, altre bancarotte, in una catena senza fine, ed è manipolato dagli operatori del capitalismo finanziario, che non costruiscono niente, non producono alcunché e non favoriscono in nessuna maniera l’economia nel suo complesso.

Più è impetuosa la fluttuazione, maggiore è il profitto e tanto più imminente la bancarotta. Più frequente è la bancarotta, maggiori sono i profitti generati dalle riorganizzazioni e ristrutturazioni d’impresa. Quanto più presto si avrà “l’opportunità” (come la chiamano i ruffiani storici, per esempio Mario Monti e Romano Prodi) di una nuova fluttuazione eccessiva, tanto prima e meglio si riempiranno le tasche dei ruffiani e dei parassiti che li comandano.

La fase estrema del “capitalismo finanziario” si ha meglio che altrove negli Stati Uniti d’America. I danni che ciò comporta per le economie dell’Europa e del resto del mondo sono storicamente categorizzabili come danni indotti.

Pare che la canaglia dei ruffiani-fantocci al governo delle nazioni d’Europa non sia omogenea come quella statunitense. Per esempio, in Islanda, stando alle ciarle di Michael Moore, i fantocci che hanno favorito il trucco dell’indebitamento finanziario fittizio sono stati messi in galera e i banchieri sono stati mandati in qualche “posto lontano”.

Se questo è vero, per i cani che s’illudono d’essere lupi, la fine non è ancora stabilita. Vanno rispettati anche se non sono veramente dei lupi, per il solo fatto che rifiutano di fare i cani.

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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