Delle Truffe Storiche Della Medicina di Monopolio

Luis Pasteur e Koch, due delle molte frodi della scienza
Pasteur crede che i tessuti sani, se sono sani, essendo sani, sono pure sterili, che in un corpo sano non si possono trovare batteri e che i microbi che volano nell’aria assieme alla polvere sono responsabili di tutte le possibili malattie.

Le scemenze di Pasteur sono sbugiardate già nella prima metà del ventesimo secolo, con i soliti esperimenti-tortura sulle bestie a quattro zampe, le quali, nate da parti cesari, tenute segregate in ambienti sterili, nutrite con alimenti ed acqua priva di carica batterica….muoiono in poco tempo.

Ciò basta a dimostrare che la “contaminazione” delle bestie a quattro zampe con batteri esogeni è assolutamente necessaria per la loro sopravvivenza.

I microrganismi ospiti dell’apparato digerente delle bestie, generano vari costituenti organici come prodotti o sottoprodotti (effetti secondari) del metabolismo, che comprendono anche varie vitamine idrosolubili e diversi aminoacidi.

 

È chiaro che gli sventurati in camice che si divertono a torturare le bestie coltivate in laboratorio, per poterli crescere in ambienti sterili, devono provvedere ad integrare la la loro alimentazione, con soluzioni liquide di nutrienti aggiuntivi vari, in modo da consentire loro di campare almeno quanto basta ai mentecatti per fare i loro inutili esperimenti sadici.

Nessuno può stabilire se quelle bestie del laboratorio sono sterili al 100%, perché nessuno può andare a vedere ogni singola cellula e ogni singolo tessuto di ogni singola bestia per stabilire se è o no priva di microrganismi ospitati. E però è chiaro che, il lavoro che fanno i batteri nell’intestino, salva la bestia dal collasso renale e dal rapido ed esagerato rigonfiamento dell’appendice e dell’intestino cieco, pieni di muco che altrimenti i batteri, se ci fossero, demolirebbero, prima che il roditore crepi.

C’è pure da considerare che, anche potendo analizzare le cellule dei tessuti della bestia coltivata in ambienti sterili, ci sono batteri, come il famigerato Chlamydia trachomatis, nascosti talmente bene nella cellula che sono capaci di persistere anche dopo il trattamento con penicillina.

(Snyder Sachs, Jessica, Are Antibiotics Killing us? Discover, 10 October 2005)

Infine, se pure s’immaginano che un roditore di laboratorio possa essere “incontaminato” da batteri, perché nato e cresciuto e tenuto in ambienti sterili, non si può dire che lo stesso non sia contaminato da virus, come si dimostra, nel 1964, su “Journal of Experimental Medicine by Etienne de Harven”, pag. 857-868, che osserva, con il microscopio elettronico, le tipiche particelle retro-virali nel timo di topi sterili di laboratorio svizzero C3H. Questi virus, retrovirus, che spesso sono espressi come particelle, sono di natura endogena.

Se la natura volesse che le bestie, sia quelle a quattro che a due zampe, fossero sterili, li produrrebbe sterili. Se i roditori mezzi sterili del laboratorio campano poco e male in laboratorio, nella realtà della natura, camperebbero ancora meno, da semi-sterili. L’ecosistema delle bestie di due e di quattro zampe dipende grandemente dall’attività dei batteri e questa disposizione deve avere un proposito.

Nel 1881, Luis Pasteur dichiara di aver vaccinato con successo delle pecore contro l’anthrax. Nessuno sa come ha condotto l’esperimento ma si sa che la formula del veleno l’ha fottuta al suo ex collega Jean-Joseph Toussaint.

(Geison Gerald, The Private Science of Louis Pasteur, Princeton University Press, 1995).

Nel 1885 Pasteur sperimenta il vaccino contro la rabbia che ti fa venire la rabbia.

(Judson, Horace, The Great Betrayal, Fraud in Science, Harcount, 2004, pp.68-71).

Il trucco della segretezza delle finte ricerche scientifiche è ancora oggi utilizzato per avvelenare i malati, e succhiare il loro reddito fino alla fine, senza dibattere circa gli effetti reali delle prove e degli esperimenti dei veleni utilizzati sulle cavie umane. Nessuno, nemmeno i ruffiani più diretti collaboratori del celebrato truffatore Louis Pasteur, può vedere i suoi appunti. I trucchi di Pasteur diventano noti solo dopo il 1995, quando allo storico della medicina Gerald Geison viene data per la prima volta la possibilità di accesso ai documenti originali, nascosti ancora molto dopo la morte di Pasteur.

Vicino a Louis Pasteur, nel reame delle truffe della finta scienza medica, si collocano senza vergogna Sigmund Freud e David Baltimore, un altro ruffiano immeritatamente premiato con il pervertito premio Nobel (questo per la medicina), e Robert Koch (1843 – 1910).

Al decimo congresso internazionale dei ruffiani in camice, a Berlino, nel 1890, dichiara di avere la pozione magica contro la tubercolosi, che chiama “Tuberkulin”.

Subito dopo la distribuzione mediatica di questa novella, masse di malati in pellegrinaggio da tutto il mondo si riversano sulla capitale tedesca nel vano tentativo di guarire dal loro male. Tuberkulin però si rivela presto un bidone.

Come Pasteur, anche Koch tiene i suoi libri segreti lontani dagli sguardi dei curiosi e, però, quando le vittime che miete il suo veleno magico superano un certo limite, qualche indagine si deve fare e si scopre che la pozione magica non è altro che una cultura di batteri ammazzati dal calore. Anche con le migliori intenzioni, nessun altro che non abbia la stessa faccia-come-il-culo potrebbe affermare che quell’intruglio possa essere di qualunque utilità per chiunque soffra di un qualche male. Tutt’altro. Quelli che provano l’intruglio soffrono immancabilmente di reazioni avverse, e solo di quelle, che comprendono brividi, febbre alta o morte.

Il prof. Koch calcola la proiezione dei profitti in 4 milioni e mezzo di marchi annui, producendo 500 porzioni di veleno al giorno, considerando che, su un milione di contribuenti, 6000-8000 sventurati soffrono di tubercolosi polmonare. In una nazione con 30 milioni d’abitanti, 180.000 tubercolotici, le pubblicazioni tanto fitte sui mezzi di disinformazione di massa delle finte scoperte di Koch servono alla propaganda dei suoi veleni magici.

Dello scorbuto, del beriberi e della pellagra
Alla fine del diciannovesimo secolo, Pasteur e Koch, come tanto spesso capita, grazie alle loro imposture diventano delle celebrità.

La propaganda contro i microbi funziona.

Le autorità della medicina di monopolio aderiscono in pieno alla teoria dei ruffiani, secondo la quale i microbi sono tutti nemici letali, e la crescente industria farmaceutica ha già in mano le redini del potere e il controllo della cosiddetta OPINIONE PUBBLICA.

È proprio qui che inizia il trucco magico degli animali da laboratorio usati per sperimentare i veleni miracolosi da somministrare ai malati. Da questo momento in poi, tutti i ruffiani in camice fanno rientrare qualunque problema di salute in un unico modello: “un malanno – una causa patogena per quel malanno – un veleno miracoloso per ammazzare il microbo e guarire il malanno”.

Ieraticamente, e per un lungo periodo di tempo, i clown-dottori considerano lo scorbuto, che mieteva molte vittime tra i marinai in navigazione, la pellagra e il beriberi, che invece affliggeva carcerati e minatori, il risultato del lavoro di germi patogeni, quando sono invece dovuti solo a carenza di vitamine.

Su Hippocrate e Galeno
L’idea che certi microbi, che si prendono e si trasmettono ad altri, siano all’origine delle malattie non è affatto condivisa dai ruffiani della medicina occidentale, prima della fine del diciannovesimo secolo, epoca in cui fiorisce l’industria della guerra chimica (pensa ai quattro anni di esperimenti quotidiani con i diversi tipi di gas nella guerra di trincea) parallelamente a quella farmaceutica e batteriologica. Prima di allora, la malattia non è qualcosa che si prende, è uno stato in cui ci si viene a trovare, se non si cambiano certe abitudini di vita.

Scrive il prof. Edward Golub, nel suo lavoro “The LImits of Medicine: How Science Shapes Our Hope for the Cure”, che Hippocrate, il quale si dice che viva attorno al 400 prima di Cristo, e Galeno, 130 dopo Cristo, rappresentano il punto di vista di chi vede l’individuo come responsabile del mantenimento della sua salute in rapporto alle decisioni che prende, in relazione alle sue abitudini. Quando la malattia si presenta, la si può risolvere abbastanza spesso cambiando la dieta. Ancora negli anni 1850, l’idea che la malattia sia contagiosa trova davvero poco supporto nei circoli medici e scientifici.

Un autorità della medicina tedesca di quel tempo, Max von Pettenkofer (1818-1901), dirige la discussione sul colera, una piaga che caratterizza lo sviluppo dei centri industriali in epoca di rivoluzione industriale, e mantiene la stessa posizione del dottor François Magendie (1783 – 1855), quando riporta all’accademia delle scienze francese che il colera non è né importato, né contagioso, e che è piuttosto causato dal lerciume eccessivo che si accumula nei luoghi in cui le condizioni di vita sono insostenibili, nelle sovrappopolate aree urbane in fase di crescita industriale. Le zone più povere di centri urbani come Londra, sia nell’Europa che nelle Americhe di quel tempo, sono pure quelle maggiormente afflitte dal colera. Von Pettenkofer identifica nell’atto di bere acqua la causa principale.

 

Sulle condizioni di vita urbane di quel tempo, vedi ……………

Von Pettenkofer non nega la presenza di microbi nelle falde di scarico dell’acqua, egli argomenta che quei microrganismi contribuiscono all’evolvere della malattia, sì, ma solo quando le condizioni del terreno biologico sono favorevoli alla loro proliferazione. Questo piccolo dettaglio del batterio che scorre nella fogna è subito preso al volo dai ruffiani della medicina di monopolio che in quel tempo fiorisce.

Alla fine del diciannovesimo secolo, la spiegazione del problema sociale e umano del colera si restringe al concetto del microbo responsabile di tutto, il bacterium Vibrio cholerae, e la finta teoria di Pasteur viene surrettiziamente decorata per aver simulato la soluzione al problema del colera. Pasteur si prende il merito per ciò che risulta semplicemente dalle bonifiche delle zone infestate ad opera dei movimenti sanitari e degli enti di stato.

La finta coscienza del pubblico e dei ruffiani in camice rivoluziona in pochi decenni 1500 anni d’impostazione olistica della salute; ora malattia e salubrità non sono più connesse alle complesse meccaniche della natura, che la scienza non riesce ad afferrare con i suoi stupidi modelli. Ora tutta la tradizione scompare davanti alla finta coscienza collettiva.

Frank Macfarlane Burnet, medico diplomato con il trucco del Nobel, agli inizi degli anni 1970, dà pure una spiegazione sulle ragioni per le quali la stessa biologia molecolare sia una presa per il culo, pressappoco inutile. La complessità delle strutture vitali e i processi cellulari sono impossibili da sintetizzare, con le capacità e le tecniche a disposizione dei finti-scienziati. I fondi, i denari che usano i ruffiani della biologia molecolare, provengono dai banchieri, dai fantocci della politica, dalle fondazioni esentasse dei padroni delle banche centrali, che non hanno la capacità di riconoscere la natura degli scienziati, la loro spontanea attitudine a lavorare per prevenire o curare le malattie. “I nostri scienziati dicono quello che ci si aspetta che essi dicano, i loro finanziamenti sono rinnovati e le parti sanno che il gioco è disonesto ma del resto lo sono pure gli atti di tutti i fantocci dei palazzi di governo e degli enti di stato.

Del Potere di Aggregazione della Disinformazione
Come Montare Epidemie sul Singolo Paziente Malato

Dopo la fine della seconda impostura della seconda guerra mondiale, malattie come la tubercolosi, la polmonite, la difteria,

purtroppo per i ruffiani della medicina di monopolio, non producono più le mortalità di massa nelle società industriali, perché nel frattempo sono mutate le condizioni di vita dei centri urbani, dove si è imparato a bollire l’acqua di fogna prima di berla e, meglio, a non farla sempre stagnare all’aperto a ridosso delle “abitazioni”.

Questo è un problema molto serio per il CDC (Centres for Disease Control), l’autorità delle finte epidemie, l’impresa che prospera e che deve la sua esistenza solo grazie alle finte epidemie. E però, quando l’impresa è prossima alla chiusura, perché diversi fantocci degli enti di stato votano per la sua eliminazione, i ruffiani in camice, anziché cercarsi un mestiere utile all’economia in generale, si lanciano in qualunque nuova impresa dedita alla ricerca di virus.

Ma come fai ad inventare un’epidemia quando l’epidemia non c’è?
Si usa la tecnica “dell’aggregazione a grappolo”, “del raggruppamento” (clustering).

Si fa una rapida scansione dell’ambiente di riferimento per lo scopo: ospedali, asili nido, osterie eccetera, per individuare uno, due o più individui che abbiano sintomatologie simili.

Per i cacciatori-dei-finti-virus, questa scansione è più che sufficiente per dichiarare una imminente epidemia (e lo fanno in continuazione, basta mettere in sequenza la serie d’incredibili finti documentari e delle panzane dei giornalisti, con le quali ogni anno ci s’immagina l’arrivo della nuova piaga..).

Non importa un fico secco se quegli uno, due o tre individui, non hanno mai avuto alcun contatto tra loro, nella loro storia, o se sono stati malati già da prima, ad intervalli di settimane o di mesi. La tecnica “del raggruppamento”, consente di diffondere il panico necessario a far passare l’idea malsana della pandemia, senza dover addurre alcuna prova circa l’esistenza di un qualsivoglia microrganismo fantasticato.

Il fatto che più persone presentano un quadro clinico simile, non comporta necessariamente che ci sia un virus all’opera e che sia lo stesso per tutti (capirai quanti casi clinici simili si potrebbero categorizzare, come in fatti si fa, in giro per il mondo, a centinaia, a migliaia, e per ciascuna categoria potrebbero essere considerati milioni d’individui, come infatti fanno).

Ricordiamoci, infatti, ancora una volta, che i ruffiani in camice considerano “inguaribili” un numero impressionante di “malattie”, ciascuna delle quali presenta quadri clinici simili per milioni d’individui, senza che ciò sia attribuito all’opera di alcun microrganismo, anche quando, magari, il microrganismo predatore c’è per davvero.

1) Cancro,
2) Diabete,
3) Ictus cerebrale,
4) Infarto,
5) Ipertensione,
6) Paraplegia da incidente,
7) Sindrome di Down,
8) Morbo di Alzheimer,
9) Morbo di Parkinson,
10) AIDS (e qui si fanno rientrare oggi altre decine di patologie tutte diverse tra loro),
11) Sclerosi multipla,
12) Distrofia muscolare,
13) Asma,
14) Artrosi,
15) Allergie,
16) Artrite reumatoide,
17) Osteoporosi,
18) INFLUENZA,
19) RAFFREDDORE,
20) Sclerosi laterale amiotrofica,
21) Schizofrenia,
22) Tutte le altre psicosi,
23) Nevrosi,
24) Psoriasi,
25) Esofagite da reflusso,
26) Colite ed altri disturbi gastro-intestinali, considerati cronici o ereditari dagli analfabeti in camice bianco…
27) …..

Il problema per i falsari delle epidemie è che nelle società cosiddette benestanti l’acqua che si beve è sufficientemente potabile, l’alimentazione è a sua volta sufficiente, o più che sufficiente, e per conseguenza il sistema immunitario dell’individuo mediamente sano tiene perfettamente a bada la proliferazione dei batteri che non hanno la possibilità di riprodursi in modo anormale fino a quando la vittima non cade nelle maglie dei ruffiani in camice che iniziano ad infliggergli un lungo e costante lavoro di avvelenamento. L’avvelenamento può avvenire per mano diretta loro e/o per mano della stessa vittima e/o con l’ausilio dei suoi ignari parenti, amici, affetti o che altro, che si bevono le frottole dei ruffiani in camice e fanno i cani da guardia per loro conto, per evitare che la vittima sfugga al suo destino.

La storia ci ricorda che i cacciatori dei finti virus hanno inventato le epidemie di scorbuto, di beriberi, di pellagra all’inizio del ventesimo secolo e fin da allora non è mai stato loro richiesto di mostrare una sola prova della presenza di un agente microscopico invisibile.

In anni recenti, siamo stati tutti gabbati con la truffa internazionale dell’HIV-AIDS, che ha consentito la proliferazione fungina di un’industria medica-farmacologica-giornalistica specializzata solo per questa singola truffa, che ingrassa una moltitudine di famiglie di parassiti alimentando il terrore panico per ciò che esiste solo nella fantasia e che non è mai stato dimostrato.

La storia della truffa dell’HIV/AIDS è articolata e richiede alcune pagine a parte, basti qui ricordare che si cava proprio dalla voce ufficiale dei ruffiani del CDC che la dichiarazione data in pasto ai manipolatori dell’opinione pubblica, secondo la quale certi malati immuno-depressi fossero stati aggrediti da un agente contagioso…”..We did not have proof it was contagious agent…almost no evidence…”

(Etheridge, Elisabeth, Sentinel for Health: History of the Centres for Disease Control, University of California Press 1992, p.334).

Ma il mondo è volgo, è OPINIONE PUBBLICA, a tutti i livelli. Queste dichiarazioni ci sono ma restano sommerse dall’enorme mole d’immondizia distribuita dagli aggregati mezzi di disinformazione di massa, e quindi nessuno le vede. Quando si parla di AIDS, l’associazione al virus è automatica e automatico è il terrore panico della finta epidemia, la quale peraltro non sarebbe mai comunque una malattia venerea e/o trasmissibile sessualmente.

I cacciatori dei finti virus ora sono i padroni dell’arena medica, sono i padroni della ruffianeria in camice.

Da ogni raffreddore, da ogni influenza, da ogni cambio di stagione, da ogni caso di epatite o di qualunque altra sindrome, i falsari attingono false nozioni come da inesauribili sorgenti della paura delle epidemie, forti della loro tecnica di aggregazione, di raggruppamento, che funziona sempre per spaventare il mondo inventando nuove finte epidemie.

Nel 1995, “il microbo emigra dall’inferno all’Inghilterra”, come dicono i giornalisti di quel tempo. “Tutto iniziò con la gola secca e qualche starnuto ma poi si muore nelle 24 ore”.

Il batterio, ben noto ai ruffiani in camice di tutto il mondo, si chiama Streptococco A, e non è affatto nuovo, nel 1995. In quell’anno, 11 ne muoiono in Inghilterra e nel Galles. E però, sparando cazzate sui giornali e in Tv, il terrore panico è sempre garantito. Nello stesso anno, ancora i ruffiani del CDC statunitense, lanciano un altro, ennesimo, allarme di pandemia del progetto EBOLA.

Con il trucco dell’aggregazione, del raggruppamento, un paio di casi di malati in Kikwit, nel Congo, si separano dagli altri malati e si dichiara lo “scoppio” dell’epidemia di EBOLA (il trucco del progetto EBOLA si ripete anche di recente, e di frequente, a dimostrazione che non serve avere tanta fantasia, per abbindolare il pubblico della televisione, basta ripetere le stesse scemenze a ritmo ciclico, nessuno si accorge che il trucco è vecchio ed è, sempre lo stesso, ripresentato più e più volte).

Sempre avidi di sensazionalismo, sempre pronti a dire stupidaggini, e sempre più enfatizzate, i vilissimi ruffiani della televisione e della cartaccia stampata non vedono l’ora di ripetere queste idiozie, a prescindere dal fatto poi che, o se, siano vere oppure no e/o se i loro padroni li comandino di fare ciò. Ecco che anche in quell’anno si ha la pandemia del progetto EBOLA anche negli Stati Uniti d’America e in Europa.

Anche allora, il Time magazine, anziché mostrare le foto fatte con il microscopio elettronico del virus che non si trova, distribuisce le immagini dei carabinieri americani ed europei vestiti in tute spaziali, che vanno in giro ad arrestare malati e/o carabinieri-attori che si fingono malati.

Dopo un mese tutto è dimenticato, non ci sono casi né in Africa né in Europa né nelle Americhe, si pensa al natale, o alla pasqua, o al prossimo bombardamento NATO, e tutti si dimenticano delle scemenze dette il mese precedente.

Un fatto esattamente identico accade con l’ultima buffonata del progetto EBOLA, di un paio d’anni fa, che si interrompe esattamente, precisamente, il primo di dicembre, quando iniziano i preparativi per gli orgasmi commerciali del trucco del Natale (e l’editore Solfanelli/ruffianelli, che mi aveva commissionato il lavoro, d’un tratto non era più interessato a parlare di EBOLA).

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

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