Delle Statistiche dei Finti Virus e dei Veri Morti

LE STATISTICHE
Si muore più per diarrea o per il finto coronavirus, che è la polmonite dei novantenni?
Abbiamo detto che il virus di EBOLA esiste ma che la pandemia di EBOLA è una montatura. Un’altra prova evidente del fatto che la pandemia è una tragica burla internazionale, la caviamo dalle statistiche. In Africa e nel mondo si muore più per diarrea che per EBOLA. I vaccini assassini sono lo strumento fondamentale del genocidio africano, come il fisco è lo strumento fondamentale per l’impoverimento degli stati occidentali. Qui c’è l’elenco dei dieci modi più comuni per morire in Africa. EBOLA non è compreso.

Sifilide
: mediamente muoiono 157 mila persone all’anno;
meningite: muoiono mediamente 174 mila persone all’anno;
tetano: 214.000;
pertosse: 200/300.000;
morbillo: 242.000;
tubercolosi: 1000.000, UN MILIONE di morti all’anno, in media, solo in Africa e un altro milione nel resto del mondo.
diarrea: 2.200.000 persone muoiono ogni anno;
Malaria: infetta “500 milioni” di persone ogni anno e causa la morte di 1-3 milioni di questi;
HIV-AIDS: 33.000.000 di persone sarebbero infette; di queste, il 65% in Africa centrale,
POLMONITE: la polmonite si prende 800 mila vite all’anno in Africa e fra queste ci sono anche altre infezioni del tratto respiratorio che vengono comunque fatte rientrare nella categoria della polmonite.

Questi numeri non sono precisi al millimetro, è chiaro; la prima ragione di ciò è che non è facile trovare studi seri sull’argomento delle malattie infettive, soprattutto quando si parla di malattie infettive che sono anche trasmissibili sessualmente, e le scempiaggini più ridicole sono proprio quelle messe in giro dall’OMS. Tuttavia, volendo anche considerare fonti diverse e confrontare i numeri, volendo cambiarli e correggerli tutti, rimane il distacco fondamentale e sproporzionato, esageratamente sproporzionato, fra le statistiche delle morti per EBOLA e quelle delle morti per polmonite, HIV, Malaria, diarrea, tubercolosi, morbillo, pertosse, sifilide e meningite. Non è logico quindi dare esagerato risalto ad un virus che produce duemila vittime, assolutamente non accertate, visto che vengono messe in giro solo palesi mistificazioni, quando ci sono vere pandemie che producono morti a milioni; e una di queste è proprio il CANCRO.
Dato che per capire il ragionamento ci basta intendere la sproporzione esagerata, che viene confusa dalla suggestione, fra la reazione ad EBOLA e il contegno che si ha rispetto ad altri mali, ho raccolto altre statistiche, sommariamente, anche qui arrotondando, senza nessuna pretesa di precisione assoluta, circa i mali assassini che affliggono il mondo. I numeri non sono precisi, ma la sproporzione sì. Infatti, sfido chiunque a presentare un qualunque altro confronto statistico che presenti proporzioni tanto discostanti, rispetto a queste, da ribaltare il ragionamento. Il fatto sta che, statisticamente, EBOLA è un fenomeno assai meno pericoloso che l’andare in auto, o il lasciarsi abbandonare alla depressione, all’artrite reumatoide o al diabete; la carenza di vitamina A, l’appendicite, l’alcolismo e la schizofrenia sono tutti mali che mietono più vittime di EBOLA, e non parliamo poi dei tumori, perché la sproporzione lì è anche più che smodata. Si potrebbe obiettare che i mali presi ad esempio non sono trasmissibili sessualmente o per via aerea. E allora? Il fatto rimane che di EBOLA si menzionano un paio di migliaia di vittime, niente affatto accertate; quale che sia la forma di trasmissione, è evidente che EBOLA è un virus tanto virulento e temibile che fa meno vittime della clamidia e dell’appendicite, ai quali nessuno, mai, dà il minimo risalto. Il paziente malato di EBOLA che viene trasportato in ambulanza negli Stati Uniti, ha corso più rischi – di morire in un incidente stradale – durante il tragitto dall’aeroporto all’ospedale di Atlanta rispetto a tutto il periodo in cui si sarebbe esposto al virus durante la sua presunta permanenza in Africa. Diamo un’occhiata ai numeri, arrotondati e approssimati, tenendo presente le dovute proporzioni a confronto con il paio di migliaia di vittime che sarebbero morte per EBOLA.

DEL MOVENTE
I MOTIVI GENERALI DELLA FRODE
Comprendere i motivi della frode di EBOLA può servire a comprendere le ragioni generali di tutte le altre frodi internazionali, di quelle grandi abbastanza da influenzare la vita delle comunità del mondo, quelle che sottraggono loro la maggior parte della ricchezza che esse producono con il lavoro. Le prime due guerre mondiali soddisfano diverse esigenze; la più importante è il controllo sociale all’interno delle nazioni. Dopo un certo periodo di tempo dalla fine della seconda guerra mondiale, le élite al potere decidono di studiare un modo per evitare la terza guerra mondiale, per motivi che non rientrano in questa indagine (anche se è ragionevole ipotizzare che lo straordinario potere distruttivo raggiunto con la tecnologia nucleare sia considerato contraddittorio rispetto alla gestione dello stesso potere e che esso rappresenti una minaccia fisica – per la prima volta – anche per le classi privilegiate, che non sono mai toccate dalla guerra e che, anzi, dalla guerra traggono sempre vantaggio). La guerra deve continuare, quindi, ma su scala ridotta; deve essere mantenuta su quella scala convenzionale che consente d’indurre le classi medio-basse delle nazioni a continuare ad ammazzarsi fra loro. Tuttavia, ciò comporta un processo di conversione, perché una parte della società occidentale viene liberata dai mestieri delle armi, ne avvia di altri, e comincia a produrre più ricchezza di quanta ne distrugga. Bisogna fare uno studio analitico di cosa comporteranno (siamo nel 1963) i prossimi decenni di “pace relativa”, cioè di guerra parziale, organizzata fuori confine, condotta con armi e mezzi convenzionali, i quali non consentono lo stesso livello di spesa generalizzata delle due guerre mondiali precedenti.

IRON MOUNTAIN 1963
Iron Mountain è il nome dato ad un rifugio nucleare sotterraneo, collocato sotto una montagna, che si adatta bene ai romanzetti di spionaggio di Ian Fleming; si trova negli Stati Uniti, vicino alla cittadina di Hudson, ed è un rifugio per centinaia di grandi corporazioni americane, la maggior parte delle quali usano il suo spazio, sotto la montagna, come un caveau di sicurezza per stoccare i loro documenti più importanti; ma un certo numero di queste imprese tengono in quel caveau anche i loro centri direzionali “alternativi”, in cui una parte del personale, considerato più essenziale, o particolarmente specializzato, dovrebbe sopravvivere e continuare il suo lavoro anche in seguito ad un ipotetico attacco nucleare. Questo gruppo d’imprese comprende la Standard Oil di New Jersey, la Manufacturers Hanover Trust, e la Shell. Nell’agosto del 1963, taluni autorevoli e anonimi dirigenti di “uffici politici” statunitensi, formano una commissione speciale che è indotta a riunirsi discretamente, lavorando costantemente, in questa località sotterranea, per due anni e mezzo, alla preparazione di un determinato rapporto (Report from Iron Mountain), indirizzato a gente con responsabilità militari o politiche e a pubblici funzionari d’altro rango. Per un lettore ancora capace di umanità, la sostanza dello studio può risultare anche più inquietante delle sue conclusioni. Il gruppo di studio si forma nell’agosto del 1963, con elementi “nuovi” dell’amministrazione Kennedy: McNamara, Bundy, Rusk, e deve trovare una soluzione per una serie di domande particolari, per esempio:
a) quali sono i problemi che ci si troverebbe ad affrontare se si decidesse una transizione verso una condizione di PACE generalizzata? b) Quali procedure sono raccomandabili per gestire una simile contingenza?

GUERRA, MEDICINA, POVERTÀ, SCUDI SPAZIALI, UFO
La conclusione di questo rapporto è che la PACE durevole, anche se non teoricamente impossibile, è probabilmente non ottenibile e non è neppure desiderabile, perché, anche se si può avere, essa non soddisfa, quasi certamente, gli interessi di una società stabile. La guerra esercita, infatti, certe funzioni che sono necessarie alla stabilità del “nostro” sistema sociale; fino a che non si saranno sviluppati altri metodi per esercitare quelle funzioni, il sistema basato sulla guerra deve essere mantenuto e migliorato nella sua efficienza. I progressi nella medicina sono visti come un problema più che come un vantaggio, la povertà è necessaria e desiderabile, anche se l’atteggiamento pubblico dei politici vuole apparire contrario, come sono desiderabili gli eserciti permanenti, gli istituti per l’assistenza sociale, le case di riposo e i manicomi. Le campagne propagandistiche sui DISCHI VOLANTI, sui programmi spaziali, sui controversi programmi dei missili anti-missili – gli scudi nucleari, scudi spaziali, scudi stellari, scudi antimissile – servono proprio per spendere enormi somme di denaro pubblico; la difesa nazionale e i progressi scientifici non c’entrano un fico secco. I progetti politici di tipo militare sono assai poco rilevanti con il concetto di “difesa”. Il programma che

conduce alla PACE permanente, comprende, secondo questi studiosi d’ingegneria sociale, anche la repressione organizzata delle minoranze, il ripristino della schiavitù, la deliberata intensificazione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua e l’universale procreazione in provetta. Le formali conclusioni del rapporto ripetono e raccomandano che la pianificazione a lungo termine del numero “ottimale” di vite da sopprimere ogni anno in guerra aperta sia in cima alla lista delle priorità dei gruppi di governo.

Un professore di scienze politiche, uno degli studiosi che contribuisce al lavoro dei due anni e mezzo, il quale condivide tutte le pazzie che il rapporto contiene, decide poi di pubblicarlo, nonostante che, fra i suoi colleghi, siano in pochi quelli d’accordo sulla pubblicazione, e si rivolge al The Dial Press. Il gruppo di studio non viene chiamato a giurare o sottoscrivere in altro modo impegni di segretezza – non sono necessari – però lavora in luoghi e con modalità che sono ben riconducibili agli ambiti delle operazioni segrete. In ogni caso, il “rapporto” viene pubblicato a New York nel giugno del 1967, da Leonard C. Lewin e il The Dial Press (la novella di GEORGE ORWELL, 1984, è pubblicata nel 1949, perciò, se pure questo gruppo di lavoro serve l’amministrazione o i poteri forti dell’epoca negli Stati Uniti, il “rapporto” non è tutta farina del suo sacco; la commissione studia e conclude su osservazioni che sono già state fatte molto prima di allora, a Londra, dagli specialisti del Tavistock Institute).

DEI SURROGATI DELLA GUERRA PER IL CONTROLLO SOCIALE
In assenza di guerra, il controllo sociale si ottiene con altri sistemi che inducono alla paura e alla sottomissione; per esempio: recessioni finanziarie, artificiali e non, che producono povertà e disoccupazione, oppressione fiscale, epidemie, finti viaggi spaziali e corsa agli armamenti stellari, tensioni fra le nazioni e, in generale, qualunque altro approccio che consenta di assorbire la produzione di ricchezza delle comunità con grandi spese di “denaro pubblico”; quindi, gli sprechi nelle sanità e le speculazioni finanziarie dei fondi pensionistici, come pure le varie forme di corruzione del potere politico, sono sempre benvenuti.

GUERRA E PACE COME SISTEMI SOCIALI

Prima di questo studio, secondo chi lo ha fatto, non si ha nessun lavoro serio di pianificazione della PACE durevole. Ciò che si scrive prima di questo momento è superficiale e poggia su una presunzione generica secondo la quale il disarmo totale e la pace reale siano questioni utopistiche. Nella quarta sezione del rapporto, si leggono i ragionamenti che questo gruppo di analisti e ricercatori è indotto ad elaborare.

DELLA GUERRA SUBORDINATA AL SISTEMA SOCIALE?
Il gruppo di studio tratta l’argomento del disarmo con grande superficialità e dichiara proprio di volerlo trattare superficialmente, perché, a onta del fatto che i piani presentati per il disarmo, nei diversi tempi e luoghi, pur essendo molto dettagliati e precisi, secondo il gruppo sono irrilevanti. Sono ben progettati, ben congegnati, sì, ma si tratta di “astrazioni”. Il progetto di disarmo più serio e maturo
appare ai loro occhi come un compito in classe più che una sequenza di eventi attuabili nel mondo reale. Secondo il rapporto che il gruppo eterogeneo di studio è indotto a produrre, tutti i piani per la pace perpetua, dal saggio di Abbé de St. Pierre, intitolato “Plan for Perpetual Peace in Europe”, di 250 anni fa fino ad oggi, si fondano su di un comune malinteso: “la guerra, come istituzione, è subordinata al sistema sociale che si crede che essa serva”.

DELLA TRANSIZIONE NON PROCEDURALE
La frase attribuita a Von Clausewitz – la guerra è la continuazione della diplomazia, o della politica, con altri mezzi – è luogo comune. Economisti e teorici di politica vedono i problemi della transizione verso la pace come fatti procedurali e li trattano come corollari logistici della soluzione di conflitti d’interesse nazionali. Se fosse così, la transizione non presenterebbe problemi sostanziali. Tutte le controversie dell’epoca moderna, fra nazioni o fra le forze sociali nelle nazioni, possono benissimo essere risolte senza l’uso delle armi, basta solo che la loro risoluzione pacifica sia vista come l’obiettivo principale nella scala dei valori della società. Il fatto sta, secondo questo gruppo di studiosi squadernati, che il cliché della transizione verso la pace presenta problemi sostanziali e non procedurali; se una società è costantemente organizzata per il più alto stato di allerta a tutti i livelli, ciò significa che la guerra soppianta la struttura economica e politica della società stessa (è la società che serve la guerra e non viceversa).

DELLA GUERRA BASE DEL SISTEMA ATTUALE
Si legge sempre nella sezione quarta che “la guerra in sé è la base del sistema sociale, all’interno del quale qualunque altra modalità di organizzazione sociale è in conflitto con quello stesso sistema. Questo è il sistema che ha governato la maggior parte delle società umane di cui si ricorda ed è il sistema che abbiamo oggi. Una volta capito chiaramente ciò, la magnitudine dei problemi che comporterebbe la transizione verso un sistema sociale basato sulla pace, che è un sistema sociale a sua volta ma del quale non si conoscono precedenti, diventa evidente”.

DELL’INUTILE GRANDEZZA DELLA GUERRA MONDIALE
Nello stesso tempo, anche certe contraddizioni della società moderna possono essere facilmente razionalizzate. La sproporzionata grandezza, e lo smisurato potere distruttivo, dell’industria della guerra mondiale, sono inutili. La preminenza delle istituzioni militari in ogni società, sia essa palese o mal celata, è pure inutile, come lo sono l’esenzione dei militari dagli obblighi legali e morali degli altri componenti della società, le operazioni militari condotte con successo senza regole, e altre ambiguità della guerra che sono correlate con la moderna società. I sistemi economici, politici, filosofici, e i loro apparati giuridici, servono ed estendono il sistema della guerra, non viceversa.

DELLA DIFESA E DELL’AGGRESSIONE
Ciò che fa prevalere la guerra sulle altre caratteristiche della società non è il risultato di una minaccia presunta da parte di altre collettività; ciò vale per il passato e il presente; questa è la visione ribaltata della situazione di base; termini come “minaccia” e “interesse nazionale” sono foglie di fico per celare la domanda di sviluppo del sistema della guerra; è un espediente politico quello di trovare eufemismi alla realtà omicida, genocida, criminale, della guerra; distinguere fra “aggressione” (male) e “difesa” (bene) è un esercizio semantico che serve la propaganda della guerra e del genocidio.

INTERESSI NAZIONALI ESTERNI O CONTROLLO SOCIALE?
La guerra non è causata da conflitti fra interessi interni di nazioni contrapposte. Osservando gli eventi con la corretta sequenza logica, vediamo che una società bellicista, fautrice della guerra ad ogni costo, ha bisogno, e perciò li fabbrica artificialmente, di quei conflitti d’interessi fra le nazioni. La capacità di una nazione di fare la guerra esprime la grandezza del potere sociale che essa può esercitare; fare la guerra, farla materialmente – o prepararla, addestrando milizie e ammassando quantità smodate d’armamenti – è questione fondamentale per lo scopo più alto, che è il controllo sociale. Non deve quindi sorprendere che le istituzioni militari di ciascuna società reclamano le loro priorità come fossero supreme.

DELLA CONFUSIONE SULLE FUNZIONI DELLA GUERRA
Il gruppo di studio fa rilevare anche che la confusione attorno a quel mito, secondo cui la guerra sarebbe uno strumento della politica dello Stato, deriva dal diffuso equivoco sulle funzioni della guerra. In generale, le funzioni si crede che siano:

a) difendere una nazione da attacchi da un’altra nazione;
b) fornire il deterrente per prevenire quegli attacchi;
c) difendere gli “interessi nazionali”, economici, politici, ideologici, per mezzo della violenza organizzata;
d) mantenere o accrescere il potere militare nell’interesse della sicurezza della nazione.

Queste sono le funzioni visibili, quelle ostentate, simulate, della guerra. Se non ce ne fossero altre, l’importanza dell’istituzione della guerra in ogni società potrebbe infatti decadere a quel livello subordinato al quale si crede che appartenga. A quel punto, sì, eliminare la guerra sarebbe una questione procedurale, come viene suggerito dai piani di disarmo.

DELLE FUNZIONI DELLA GUERRA
Il gruppo di lavoro è convinto dell’utilità della sua analisi e della non praticabilità dei progetti pacifisti di disarmo, che sono visti come puerili e incompatibili con i fatti reali del mondo in cui viviamo.
LE FUNZIONI NON MILITARI DELLA GUERRA Gli analisti sono indotti a scrivere che: il concetto della preminenza della guerra come la principale forza organizzatrice in molte società moderne non è stata sufficientemente compresa. Ciò vale anche per gli estesi effetti che la guerra ha sulle molte attività non militari della società. Ci sono funzioni sociali della guerra che sono non militari e sono invisibili; oltre a ciò, per mantenere l’apparato militare in condizioni efficienti, è buona norma tenerlo in esercizio, attraverso qualunque pretesto razionale, per prevenirne “l’atrofia”. Cessare la guerra significa far cessare le funzioni militari della guerra, ma le sue funzioni non militari continuano ad essere attive; bisogna quindi sforzarsi di comprenderle prima d’ipotizzare quali altre istituzioni o funzioni possano sostituire le funzioni non militari della guerra.

DELLA FUNZIONE ECONOMICA
La produzione forsennata di armi di distruzione di massa è, come dovrebbe, essere associata con l’idea dello spreco, in economia. Tuttavia, secondo gli studiosi della Iron Mountain, nessuna attività umana può essere considerata uno spreco fino a che conduce al raggiungimento del suo “obiettivo contestuale”. Secondo loro, le spese militari (sia in guerra che durante l’inutile impiego degli apparati militari in esercitazioni, produzione smodata, e accumulazione di armamenti) sono “sprechi” che possono avere un’utilità sociale molto più ampia rispetto al valore della perdita dato dal loro costo improduttivo.

DEGLI SPRECHI E DELLA FUNZIONE STABILIZZATRICE DELLA GUERRA
Stando agli analisti dell’Iron Mountain, gli sprechi dell’industria della guerra si hanno al di fuori dei meccanismi economici della domanda e dell’offerta; perciò, la guerra offre l’unico segmento criticamente vasto dell’economia che può essere arbitrariamente soggetto al completo controllo centrale. Se le società industriali moderne possono essere definite come le società che hanno sviluppato la capacità di produrre più di quanto sia necessario per la loro sopravvivenza economica (a prescindere dall’equità con la quale i beni sono distribuiti al loro interno), le spese militari si può dire che forniscano l’unico volano con sufficiente inerzia di rotazione da stabilizzare la crescita delle loro economie. Il fatto che la guerra sia uno spreco di risorse è proprio la caratteristica che le permette di servire la sua funzione stabilizzatrice. Più avanza e aumenta la crescita economica, più pesante deve essere questo volano.

DEL CONTROLLO CENTRALE DEI SURPLUS
La funzione della guerra viene vista spesso, semplificando, come un meccanismo che consente di controllare i surplus, gli eccessi di produzione, gli eccessi di offerta economica. La guerra è, secondo qualcuno di questi autori, “meravigliosa”, perché crea una domanda artificiale, quell’unico tipo di domanda artificiale che non solleva istanze politiche; la guerra, e solo la guerra, risolve i problemi delle scorte di magazzino. La principale funzione economica della guerra, non vogliono che sia confusa con la funzione delle varie forme di controllo fiscale, e non deve essere confusa neppure con le massicce spese di denaro dei contribuenti in programmi di assistenza sociale o sanità pubblica; questi programmi, una volta avviati, normalmente diventano parte integrale dell’economia generale e non sono più completamente soggette all’arbitrario controllo centrale.

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...