Del rapporto dall’Iron Moutain

 

Dell’accettazione del peggioramento della qualità della vita
Uno studio su come seguitare a sottomettere le comunità produttive in assenza di guerra, mantenerle accondiscendenti, remissive, arrendevoli e sottomesse secondo la gerarchia imposta dall’ordine sociale. Proposte di fandonie alternative per ridurre il loro tenore di vita, mediante estorsione fiscale, aumenti continui d’imposte, tasse e tributi, frodi e crisi finanziarie, politiche deflative…

Indice dei contenuti
1 DELLA FORMULA DELLA GUERRA
1.1 La guerra come unico mezzo per mantenere l’ordine gerarchico
1.2 Il conflitto fra i diversi interessi delle classi sociali
1.3 Come mantenere l’ordine gerarchico sociale

2 DEL GOVERNO MONDIALE E DISTINZIONE FRA LE CLASSI SOCIALI
2.1 Del disarmo e del governo mondiale
2.2 Una forma di schiavitù “sofisticata”

3 DEI GIOCHI DI SANGUE

4 DELLA MINACCIA GLOBALE CREDIBILE
4.1 Accettazione del peggioramento della qualità della vita
4.2 La credibilità è più importante della verità
4.3 Povertà
4.4 Invasioni degli UFO
4.5 La credibilità è la chiave

5 DEL PERICOLO DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA E DELL’ACQUA

6 DELL’AUTENTICITÀ DEL RAPPORTO

7 DELLA CARTA CARBONE DEL GIORNALE QUALUNQUE

8 DELLA CREDIBILITÀ
8.1 La genesi del mito ecologico
8.2 L’umanità tutta è il bersaglio
8.3 Gorbachev diventa guerriero ecologico
8.4 Gli Stati Uniti d’America marchiati come aggressori ecologici
8.5 Il complotto delle crisi economiche artificiali e il pretesto ecologico

1) DELLA FORMULA DELLA GUERRA
La guerra come unico mezzo per mantenere l’ordine gerarchico
La premessa e la conclusione più rilevante del rapporto dell’Iron Mountain, rapporto spiegato un po’ più nei dettagli nella bozza del saggio inedito: “il progetto EBOLA“, è che, finora, l’unico mezzo veramente sicuro per mantenere e perpetuare il sistema gerarchico, e l’ordine sociale basato su quel sistema gerarchico, è la guerra. Il rapporto sostiene che solo in tempi di guerra o in tempi prossimi alla guerra, le masse sono abbastanza arrendevoli da sopportare il giogo del governo senza resistere più di tanto. La paura di essere invasi da nemici stranieri può far sembrare qualsiasi gravame meno oneroso, in confronto. La guerra può essere usata per sollevare le passioni umane e i sentimenti patriottici di fedeltà nei confronti dei sovrani interni; nessun sacrificio escluso, dritti verso la vittoria.

La resistenza a questo modello viene interpretata come tradimento. E però, in tempo di pace, le comunità di cittadini produttivi provano grande risentimento in conseguenza di fattori quali: elevate imposte da pagare, scarsità di beni o di denaro liquido, problemi burocratici. Quando quelle comunità diventano irrispettose nei confronto dei loro capi di governo e di Stato, possono esserci rischi per l’ordine sociale, costituito e voluto rigido. Un governo, uno che si vuole mantenere per lungo tempo, deve avere nemici e dev’essere coinvolto in conflitti armati. La guerra, quindi, è sempre stata una condizione indispensabile per stabilizzare la società (cioè, per stabilizzare l’ordine sociale; cioè, quell’ordine basato sul mantenimento della distinzione netta tra chi lavora e paga e chi è a capo di chi lavora e paga, ma non paga). Senza guerra, e senza la minaccia della guerra,i governi non sono in grado di ottenere l’acquiescenza circa la loro legittimità o circa il loro diritto di governare la società.

La società è composta da masse di individui che lavorano, che pagano tasse e tributi (le comunità produttive) e che, attraverso il lavoro, producono beni materiali, cioè ricchezza; le classi che controllano le comunità produttive non lavorano, non pagano imposte né tributi e non producono nulla; e però sono loro che decidono le strategie per governare le comunità produttive. Queste classi di individui selezionano e installano i governanti, i quali, poi, appaiono come i responsabili delle decisioni politiche che vengono di volta in volta mandate ad effetto per opprimere le comunità produttive.

Del conflitto fra i diversi interessi delle classi sociali
Il conflitto tra interessi contrapposti sembra essere quello fra chi è governato e chi governa (in minima parte, vorrebbe sembrare anche quello fra chi governa e chi fa opposizione); in realtà c’è un terzo soggetto che non ha interesse a mostrarsi e che si tiene lontano dai riflettori, preferendo il potere sostanziale a quello formale. La giostra funziona in modo perverso, perché le comunità produttive devono lavorare per produrre i beni e i servizi che danno ricchezza alla comunità e però devono lavorare quasi tutto l’anno gratis, come schiavi, dato che i loro redditi se ne vanno in imposte, tasse e tributi. Ma il fatto più tragico di questa burla è che quelle imposte, quelle tasse e quei tributi insanguinati, non vanno a finanziare la spesa pubblica. Sono, semplicemente, sottrazioni di ricchezza che le classi non produttive impongono a quelle produttive, per garantirsi la continuità della differenza fra loro e gli altri; è un principio essenziale ed assoluto dell’ideologia di tutte le famiglie più influenti del pianeta, passate – almeno se guardiamo indietro di 3 secoli – presenti e future; esse sottraggono, e distruggono, deliberatamente, una grande parte della ricchezza prodotta, per il solo scopo di non farla avere agli individui delle comunità produttive. Sembra un’incredibile follia; era, ed è, una follia. È evidente che un sistema così perverso e contorto non sarebbe accettato se compreso dagli individui che lavorano; però gli individui che lavorano non lo capiscono, e si lasciano facilmente intrattenere dall’industria della propaganda, che li confonde e li mantiene occupati con lo sport, il sesso-spettacolo, le burle, i fatti di sangue, gli incidenti aerei, i finti viaggi spaziali, le finte epidemie, le gare di canto, il cinematografo, le tele-novelle e tutte le altre fabbricazioni, nemmeno tanto originali e ripetute con frequenza sistematica. Tuttavia, ciclicamente, l’oppressione supera i livelli di sopportazione e le comunità produttive, anche se restano ignoranti, percepiscono, sospettano, si risentono, per l’accanimento delle élite al potere che si concentra contro la ricchezza le comunità produttive producono; e quello è il momento per mandarli alla guerra o, se non è opportuno per le fortuite circostanze di tempi e di luoghi, per far loro vivere sentendosi sistematicamente minacciati dalla prossimità della guerra. Questo oggi contribuisce a spiegare una parte dei motivi per i quali si è voluto far crescere il comunismo, perché si sono eretti muri e impianti ideologici contrapposti, Berlino est-ovest, Corea nord-sud, VietNam nord-sud, Cina-Taiwan, Israele-Palestina, Stati Uniti-Unione Sovietica, e una moltitudine di altre piccole differenze che metterebbero i popoli gli uni contro gli altri. È una frode. Ai popoli non interesserebbe nulla dei propri vicini; il motivo per cui li hanno in odio è che sono stati convinti di essere odiati a loro volta e che hanno sentito bugie sopra altre bugie, durante tutta la loro vita, a proposito della crudeltà dei loro vicini-nemici e di quanto la loro avidità rappresenti un pericolo per essi stessi. Religione, estremismo politico e narcisismo di gruppo, nazionale, regionale, continentale, sono solo esempi di impianti ideologici che si usano per mandare le masse a morire e ad ammazzare.

Del mantenimento dell’ordine gerarchico sociale
La possibilità della guerra, o della minaccia della guerra, offre quel senso di esterna necessità senza il quale i governi, secondo quel rapporto, non resterebbero in carica. Interessi privati, reazioni alle ingiustizie sociali e altri elementi disgreganti, favoriscono la dissoluzione delle istituzioni che, per mantenere l’ordine gerarchico sociale, devono essere preservate, potendo. Perciò la società deve essere organizzata per la guerra, e questo principio è il primo e più importante stabilizzatore politico. Questo principio consente alle società di mantenere le distinzioni di classe, e assicura la subordinazione dei cittadini allo Stato, in virtù dei poteri residui di guerra che sono insiti nello spirito della Nazione. La guerra serve a mantenere la distinzione delle classi sociali e aiuta anche a distogliere l’attenzione dal problema di fondo di queste distinzioni. Il che vuol dire che la guerra è basata sull’inganno, un inganno che serve a mascherare un altro inganno, quello, appunto, dell’insensatezza del versamento di imposte, tasse e tributi, nelle mani delle classi non produttive. C’è poi un terzo inganno, che si aggiunge agli altri due inganni e che serve a sua volta per coprirli e distogliere l’attenzione da ciascuno dei due: il “rivendicato diritto” di governare e di fare le leggi da parte di chi non si sa, in base a quale criterio del Diritto, dovrebbe o potrebbe, avere quel diritto.

2) DEL GOVERNO MONDIALE E DELLE DISTINZIONE FRA LE CLASSI SOCIALI

2.1 Del disarmo e del governo mondiale
Il rapporto spiega che: se, in questo preciso momento storico, qualcuno si sogna di riunire tutte le Nazioni del mondo sotto un unico governo mondiale, la formula che consente di mantenere la distinzione fra classi non funzione più. Perché potrebbe anche essere possibile, oggi, realizzare una forma di governo mondiale, un’unica forza accentratrice che si estende su tutto il pianeta, dove le Nazioni, tutte, devono essere disarmate, ritrovarsi in una condizione che si chiama “di pace”, e restare disciplinate da un’unica organizzazione militare, uguale ovunque si vada.

“La pace mondiale – dice il rapporto – implica il disarmo totale e generalizzato”.

Non esistendo più Nazioni indipendenti, i governi non devono più avere la possibilità di fare guerra ad altre Nazioni. Le forze armate che operano su scala mondiale vengono impiegate per far fuori i rinnegati, gli oppositori del sistema e i secessionisti indipendentisti; ma queste operazioni si chiamano missioni di pace e quei soldati vengono chiamati “pacificatori”. Non importa quanta ricchezza viene distrutta e quanto sangue viene versato; lo loro pallottole sono “pacifiche” e le loro bombe, anche quelle farcite d’uranio impoverito, quando è necessario, sono bombe “pacifiche”. Ma tutto questo implica anche che, non essendoci la guerra verso nemici esterni, non coltivando più l’odio e il timore verso le Nazioni straniere, viene a mancare anche il fattore più importante per il depistaggio, necessario a mantenere la distinzione fra le classi sociali, per tenere le collettività impegnate su falsi bersagli, mentre sono costrette ai lavori forzati e oppresse dalla persecuzione fiscale. E allora il rapporto deve studiare una soluzione alternativa e inizia tutto il suo lavoro proprio partendo da questa domanda:

“esiste un valido sostituto per la guerra?”

Ossia, in assenza di guerra, supponendo l’assolutamente realizzabile condizione di assenza di guerra, come facciamo a mantenere la distinzione fra le classi sociali? Come si ottiene la sottomissione delle comunità produttive al giogo dei lavori forzati e dell’estorsione fiscale senza distrarla con nemici sintetici esterni? Il dichiarato “scopo di questo studio” (cioè, di quel rapporto) è appunto il tentativo di rispondere a questa domanda. E però la conclusione del rapporto non è univoca; vengono individuate una serie di alternative, sì, ma nessuna da sola è in grado di soppiantare la guerra. Perciò, al di là degli esempi concreti, validi ma insufficienti, che vengono proposti, la risposta conclusiva al problema centrale si mantiene teorica:

“non si ha un valido sostituto alla guerra, a meno che esso non possegga, contemporaneamente, 3 proprietà fondamentali:

1) deve essere altamente dispendiosa e superflua;
2) deve contenere in sé una minaccia che sia credibile e di estrema magnitudine; 3) deve fornire una giustificazione logica per i servizi obbligatori resi al governo.”

1.2 Della forma di schiavitù “sofisticata”
A proposito dei servizi obbligatori, il rapporto spiega che uno dei vantaggi offerto dal mantenimento di eserciti permanenti è che questi forniscono un ambito fisico in cui il governo può raccogliere e riunire i dissidenti e gli elementi antisociali. In assenza di guerra, questi battaglioni di forza lavoro (obbligata) verrebbero istruiti a combattere contro la povertà, o a ripulire il pianeta o a rafforzare l’economia o a servire il bene comune in qualche altro modo. Ogni adolescente dovrebbe essere chiamato in servizio, soprattutto in quel periodo di crescita in cui i ragazzi sono più ribelli all’autorità. Anche le persone anziane possono essere richiamate in servizio
e mandate a incassare i pagamenti di imposte, tasse, multe e contravvenzioni. I dissidenti dovrebbero essere pesantemente sanzionati per “crimini d’odio” e scorretta attitudine politica; più tardi dovrebbero essere tutti arruolati in quei battaglioni per i lavori forzati. Dice il rapporto:

“Le istituzioni militari danno la possibilità di dare un ruolo socialmente accettabile agli elementi anti-sociali nella struttura sociale. Delinquenza giovanile e alienazione si sono avute anche in altre epoche e sono state risolte con l’intervento militare, senza le complicazioni del giusto processo, di solito schiacciando le bande giovanili e ottenendo il loro asservimento definitivo.

Molte delle proposte che si occupano, implicitamente o esplicitamente, del problema del dopoguerra, di controllare gli elementi alienati della società, trovano la soluzione in varianti dei cosiddetti ‘corpi per la pace’ o ‘corpi per il lavoro’. Gli scontenti, quelli economicamente impreparati, quelli che soffrono di disagio psicologico, i delinquenti abituali, i sovversivi incorreggibili e tutto il resto dei ‘non- impiegabili’ sono trasformati in dedicati lavoratori dei servizi sociali, inquadrati con modello di disciplina militare.

Un altro possibile surrogato (della guerra), per il controllo di potenziali nemici della società, è la reintroduzione della schiavitù, in talune forme, coerentemente con la moderna tecnologia e i processi politici….È certamente possibile che lo sviluppo di una sofisticata forma di schiavitù sia prerequisito assoluto per il controllo sociale in un mondo in pace. In pratica, la conversione del codice di disciplina militare, in una eufemistica forma di asservimento in schiavitù, comporterebbe, sorprendentemente, revisioni minime; il primo passaggio logico sarebbe l’adozione di una sorta di servizio militare “universale”.

(Vedi le pagine 5, 53, 62 e 63 del rapporto).

3) DEI GIOCHI DI SANGUE
Il rapporto si preoccupa anche di studiare dei sistemi per intrattenere il pubblico con questioni non-importanti, in modo che non abbia tempo d’approfondire i problemi reali o di offrire resistenza all’autorità. Ricreazione, spettacoli con giochi triviali, pornografia, commedie situazionali, e altre cose del genere, giocano un ruolo importante, ma i giochi di sangue sono considerati come l’opzione più promettente. I giochi di sangue sono eventi in cui si hanno competizioni fra individui, o squadre, che siano abbastanza violenti in natura da consentire agli spettatori di immedesimarsi con la scena e sfogare tutte le loro frustrazioni. Come minimo, questi eventi devono evocare anche il senso d’appartenenza, il tifo, degli spettatori, e devono comprendere l’aspettativa morbosa di dolorose lesioni a danno dei giocatori; ancora meglio, lo scopo viene servito se si mostra del sangue e se c’è la possibilità che qualcuno muoia sul serio. L’uomo comune ha una certa attrazione morbosa per la violenza e per il sangue. La folla si riunisce e invita il suicida a saltare giù dal tetto dell’albergo dal quale egli minaccia di suicidarsi; gli autisti rallentano in autostrada per guardare inebetiti qualche corpo straziato in prossimità di una collisione; due studenti che si menano attirano subito una cerchia di spettatori; gli incontri di pugilato, i giochi di football, hockey su ghiaccio, e le corse automobilistiche sono trasmessi in TV quotidianamente e attraggono milioni di appassionati, la cui attenzione viene rapita da ogni singolo momento di pericolo, da qualunque manifestazione di rabbia dei giocatori, da ogni singolo osso rotto, dal KO, da qualunque altro elemento che possa raffigurare l’idea teorica o pratica della morte del concorrente. In questo modo, il loro naturale risentimento verso la società, viene disinnescato e la rabbia si concentra, in alternativa, sulla squadra avversaria o sui tifosi della squadra avversaria. Gli imperatori di Roma escogitano i circhi, i combattimenti dei gladiatori e le esecuzioni pubbliche con le bestie feroci, precisamente per questo scopo. In tempi moderni, per esempio, in Belgio nel 1985, gli impeti delle emozioni del pubblico lasciano a terra 38 cadaveri e più di 400 feriti; ma gli inglesi non hanno il monopolio della violenza gratuita negli stadi. Il 26 maggio, 8 persone sono ammazzate e 50 ferite a Mexico City, una rivolta nello stadio di Lima, in Perù, fa morire 300 persone nel 1964 e, nel 1969, per una partita fra El Salvador e l’Honduras, si ha una settimana di scontri a fuoco fra le due nazioni che produce centinaia di vittime. Negli Stati Uniti, il football è abbastanza violento, ma non si hanno le stesse intensità nelle emozioni del pubblico, perché il senso di lealtà, negli USA, è più distribuito fra diversi sport e perché non in molti di essi non vi è in gioco l’orgoglio nazionale. Tuttavia, considerando le varie caratteristiche dei giochi di sangue, il rapporto conclude che non costituiscono un valido sostituto della guerra. È vero che gli sport violenti offrono utili distrazioni e offrono, infatti, possibilità di sfogo dalla noia e di feroce senso di appartenenza tifosa, ma i loro effetti sulla psicologia di una nazione non possono essere confrontati con l’intensità dell’isteria prodotta dalla guerra. Fino a che non si trova una migliore alternativa, l’istituzione del governo mondiale dovrà essere rimandata così che le Nazioni possono continuare a farsi la guerra fra loro.

4) DELLA MINACCIA GLOBALE CREDIBILE

4.1 Dell’accettazione del peggioramento della qualità della vita
In tempo di guerra, la maggior parte dei cittadini accetta il proprio immiserimento della qualità della vita, senza lagnarsi, e rimane ferocemente leale nei confronti dei suoi leader politici. Se dobbiamo trovare un efficace sostituto della guerra, quel sostituto deve stimolare le stesse reazioni. Perciò bisogna trovare un nuovo nemico, un nemico che minaccia il mondo intero; la prospettiva di essere sopraffatti da quel nemico deve essere “terrificante” almeno quanto la stessa guerra. È scritto nel rapporto:

“La fedeltà (l’obbedienza e la devozione) impongono una causa; la causa impone un nemico; questo è ovvio; il problema critico è che il nemico che definisce la causa deve sembrare realmente formidabile. Approssimativamente, il potere presunto di questo ‘nemico’, sufficiente a garantire il senso individuale di fedeltà al sistema sociale, deve essere proporzionato alla grandezza e alla complessità di quella società. Oggi, ovviamente, quel potere deve essere di una magnitudine e di una terribilità senza precedenti.”

4.2 Della credibilità e della verità
La prima considerazione fatta durante la ricerca della minaccia adatta per sembrare il “nemico globale” è che tale minaccia non deve essere necessariamente reale. Una minaccia reale sarebbe migliore, certo, ma anche una inventata serve bene lo scopo, purché le masse siano convinte che sia reale. Il pubblico riconosce più velocemente per vere certe finzioni che altre. La credibilità è più importante della verità.

4.3 Della povertà
La povertà viene esaminata come un potenziale nemico globale ma presto
respinta, perché non è abbastanza spaventosa. La maggior parte del mondo è già in condizioni di povertà; solo quelli che non hanno mai sperimentato la povertà possono vederla come una minaccia su scala planetaria. Per il resto del mondo, è semplicemente un fatto della vita quotidiana.

4.4 Delle invasioni extraterrestri
L’invasione degli extraterrestri viene considerata molto seriamente. Esperimenti in questa direzione sono già stati tentati, e però la reazione del pubblico non è stata sufficientemente prevedibile, perché la minaccia non è abbastanza “credibile”. Dice ancora il rapporto:

4.5 Della credulità popolare

“La credibilità è il problema centrale nello sviluppo di un mezzo politico sostituto della guerra. Le proposte dei viaggi spaziali sono per molti versi ottimi sostituti economici della guerra, ma non sono sufficienti per altre ragioni. Anche il viaggio spaziale più ambizioso e irrealistico non può da sé generare una minaccia esterna credibile. Si è molto discusso sul fatto che questa minaccia dallo spazio offrirebbe l’ultima speranza di pace mondiale, unificando la specie umana sotto un governo che la guida contro il pericolo della distruzione per opera di creature aliene provenienti dallo spazio o da altri pianeti. E sono stati fatti esperimenti per provare la credibilità della minaccia di un’invasione da altri mondi; è possibile che molti di questi avvistamenti, negli ultimi anni, di oggetti volanti di cui non si spiega la presenza nei cieli del mondo, siano infatti esperimenti di questo tipo. Se è così, non possono essere giudicati incoraggianti.”

Il rapporto è pubblicato nel 1966, quando l’idea della presenza aliena pare diffusamente inverosimile. Negli anni seguenti, tuttavia, la percezione cambia, anche grazie al lavoro incessante della TV e del cinematografo. Un segmento crescente della popolazione ora crede che forme di vita intelligente possano esistere anche su altri pianeti, e potrebbe bene essere che stiano monitorando la nostra civiltà. Non c’interessa qui andare a stabilire se quella credenza sia corretta o no. Il problema è che un incontro drammatico con gli alieni mostrato dalle televisioni, anche se completamente fabbricato dalla grafica computerizzata o dai raggi laser proiettati nello spazio, potrebbe essere usato per riunire tutte le nazioni sotto il controllo del governo mondiale, per difendere il pianeta dall’invasione aliena (ed è una rappresentazione di cui parla molto chiaramente Ronald Reagan, in un suo famoso discorso in favore della unità e solidarietà mondiale). D’altra parte, se gli alieni sono rappresentati come personaggi con intenti pacifici, uno scenario alternativo sarebbe quello di formare il governo mondiale per rappresentare la specie umana nelle riunioni interplanetarie in qualche forma di federazione galattica. Entrambi gli scenari sono più creduti oggi che nel 1966, perché nel frattempo l’industria dell’intrattenimento produce migliaia di film, serie televisive, reportage giornalistici, finti viaggi spaziali (che sarebbero stati condotti dalle nazioni – in modo indipendente, prima, e in aggregata collaborazione fra diverse nazioni, poi – a cominciare dal finto sbarco sulla Luna fino alle inesistenti stazioni spaziali orbitanti dei ridicoli anni nostri) e la gente pare che si beva molte più scemenze oggi di quante se ne beve allora.

5) DEL PERICOLO DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA E DELL’ACQUA
La minaccia dell’inquinamento atmosferico “fatale”, viene vista come quella più probabile ad avere effetto, perché viene meglio creduta, osservando le reali condizioni di smog e d’inquinamento idrico, Essendo basata parzialmente su fatti reali, ha presa più agevole sulla credulità popolare. Le previsioni devono mostrare uno scenario catastrofico definitivo del pianeta, simile in orrore a quello della guerra atomica. Non importa che le previsioni siano accurate; il loro scopo è solo quello “di spaventare, non informare”. Potrebbe persino essere necessario avvelenare l’ambiente con manomissioni deliberate, tanto per rendere le previsioni più convincenti e per concentrare l’attenzione del pubblico sul nuovo nemico, molto più invasivo di qualunque invasore straniero (o extraterrestre). Le masse accetteranno più di buon grado il costante deterioramento del loro livello di vita, l’aumento delle imposte e l’intervento invasivo della burocrazia nella loro vita di tutti i giorni, perché lo vedranno come “il prezzo da pagare per salvare Madre Terra”. Una guerra massiccia contro l’inquinamento globale potrebbe, sì, sostituire la guerra come strumento giustificativo per il controllo sociale. Quel rapporto dice esattamente questo:

“Quando si tratta di postulare un CREDIBILE sostituto della guerra…il nemico alternativo deve comportare un più immediato, tangibile, e diretto pericolo di distruzione che deve essere sentito. Deve essere idoneo a giustificare il pagamento di un prezzo salato, ‘anche con il sangue’. Rispetto a ciò, gli esempi considerati finora non sono sufficienti. Un’eccezione potrebbe essere il ‘modello dell’inquinamento ambientale’, a condizione che il pericolo per la società sia presentato come genuino e imminente. I modelli fittizi devono essere straordinariamente convincenti, devono comportare un considerevole, e reale, sacrificio in vite umane……Potrebbe essere, per esempio, che, lo smodato inquinamento ambientale, rimpiazzi, in futuro, la possibilità della distruzione di massa delle armi nucleari, come il principale, imminente, pericolo per la sopravvivenza della specie umana. L’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e delle principali risorse alimentari, è già ben avanzato e, a prima vista, appare promettente per questo scopo; esso costituisce una minaccia, un pericolo, che può essere gestito solo dall’organizzazione sociale e dal potere politico.

È vero che il tasso d’inquinamento potrà essere aumentato selettivamente per gli scopi di questo studio….Ma il problema dell’inquinamento è stato già così ampiamente pubblicizzato, negli ultimi anni, che sembra improbabile che un programma di deliberato avvelenamento ambientale possa essere messo in pratica in modo politicamente accettabile.

Per quanto improbabili possano apparire taluni degli esempi di pericolo/minaccia che abbiamo illustrato, dobbiamo enfatizzare il principio che, quello da trovare, dovrà essere di CREDIBILE qualità e straordinaria magnitudine, se si vuole fare questa transizione verso la pace mondiale senza avere disintegrazione sociale. È molto più probabile, a nostro giudizio, che, un tale pericolo/minaccia, dovrà essere inventato.”

(Non fanno menzione sul trucco dei finti e dei veri auto-attentati di terrorismo. Infatti, all’epoca in cui viene scritto il rapporto, il terrorismo non è ancora stato inventato, come strumento di pericolo/minaccia fittizio per il controllo sociale. Però, da allora in poi, diventa l’ingrediente prediletto per tutte le ricette).

6) DELL’AUTENTICITÀ DEL RAPPORTO
Il rapporto (The Report from Iron Mountain) specifica che è prodotto da un “gruppo speciale di studio” di 15 persone la cui identità deve rimanere segreta e che, il rapporto, non si intende che sia pubblicato. Un membro del gruppo, tuttavia, pensa di pubblicarlo, non perché sia in disaccordo con il resto della cricca, piuttosto perché crede che sia un documento troppo importante e dovrebbe venir letto da più persone. Consegna quindi la sua copia personale a Leonard Lewin che la pubblica sul “Dial Press”. Sarà poi ristampato dal “Dell Publishing”.

Questi fatti si hanno durante l’amministrazione del presidente americano Johnson, e del suo assistente speciale per gli Affari della Sicurezza Nazionale, Walt Rostow, membro del CFR. Rostow annuncia subito che il rapporto è un lavoro spurio, non autentico, falsificato (tra le tante marachelle che si fanno).

Il “The Washington Post” – che è posseduto in proprietà, oltre che gestito e amministrato, da Katherine Graham, membro del CFR – definisce il rapporto una “deliziosa satira”.

Il “Time magazine” – fondato da Henry Luce, membro del CFR – sostiene che si tratta di “un’abile mistificazione”.

Poi, il 26 novembre 1967, il rapporto viene rivisto nella sezione libri del “Washington Post” da Herschel McLandress, che è lo pseudonimo con cui scrive John Kenneth Galbraith, professore ad Harvard e membro del CFR. Galbraith ammette di sapere sulle origini di quel rapporto perché è invitato lui stesso a partecipare allo studio e, nonostante non sia disponibile a passare quel periodo di tempo dentro il rifugio atomico dell’Iron Mountain insieme agli altri squadernati, viene interpellato di volta in volta a proposito di un argomento o di un altro su quello stesso lavoro. Gli viene chiesto di mantenere il segreto. Egli sottoscrive l’autenticità del rapporto e la validità delle sue conclusioni. Leonard Lewin, nel 1967 dice di non averlo scritto, il rapporto, ma poi, nel 1972, ammette di averlo scritto tutto lui, e la sua intenzione era quella di “trattare il tema di guerra-pace facendo delle provocazioni”

Fonti:
– News of War and Peace You’re Not Ready For,” by Herschel McLandress, Book World, in The Washington Post, Nov. 26, 1967, p. 5.
– “The Times Diary,” London Times, Feb. 5, 1968, p.8.
– “Galbraith Says He Was Misquoted, “ London Times, Feb. 6, 1968, p. 3.
– “Touche, Professor,” London Times, Feb. 12, 1968, p, 8.
– “Report from Iron Mountain,” New Your Times, March 19, 1968, p. 8. )
Pochi anni prima, William F. Buckley dice al “New York Times” di essere lui l’autore del rapporto; a chi bisogna credere? È scritto da Herman Kahn, John Kenneth Galbraith, Dean Rusk, Clare Booth Luce, Leonard Lewin, o William F. Buckley?

7) DELLA CARTA CARBONE DEL GIORNALE QUALUNQUE
In ultima analisi, chi se ne frega di chi l’ha scritto? E chi se ne frega se è un rapporto autentico elaborato da scienziati e studiosi del controllo sociale, oppure se è una satira di fantapolitica? Sia come sia, il rapporto descrive con precisione la situazione in cui versiamo oggi e la realtà tragica, drammatica, che si vede tutto intorno. A prescindere dalle intenzioni (satiriche o no) e dall’origine del rapporto, i princìpi presentati in quel documento sono oggi mandati ad effetto in ogni minimo dettaglio. Tutto ciò che bisogna fare è tenere il rapporto in una mano e un giornale qualunque nell’altra; tutti gli andamenti più rilevanti che corrompono e compromettono la qualità della vita di tutti i giorni collimano perfettamente con le cretinate scritte in quel rapporto. Il rapporto pare la carta carbone del giornale qualunque di tutti i giorni. E così molti dei fatti altrimenti incomprensibili, molte delle scempiaggini che sono stampate sui giornali (o dette in TV), se confrontate con quelle del rapporto, diventano subito chiare:

gli aiuti stranieri,
i dissennati sprechi nella spesa pubblica;
lo smantellamento dell’industria americana, italiana, europea;
la voluta, impiantata, precarietà del lavoro;
la disoccupazione;
il controllo delle armi possedute dai cittadini;
le forze di polizia internazionali, federali, europee;
il mandato d’arresto europeo;
l’apparente spegnimento del potere sovietico;
le forze armate di coalizione internazionale;
le forze armate delle Nazioni Unite;
la Banca Mondiale;
la valuta mondiale;
il Fondo Monetario Internazionale;
i trattati con cui le Nazioni rassegnano le sovranità nazionali;
l’isteria ecologica, le frottole sull’anidride carbonica, sul – più che naturale – effetto serra e sul fasullo surriscaldamento del pianeta;
le palle dei viaggi spaziali;
le frodi delle epidemie di AIDS/EBOLA….

Il rapporto (The Report from Iron Mountain) è l’indice, il sommario, di tutte queste scemenze, che servono proprio per il controllo sociale, che si ottiene rincoglionendo le masse con la falsa informazione e con frottole sempre più inverosimili. È l’impianto di allora sull’odierno presente e modella il prossimo futuro del pianeta.

8) ANCORA SULLA CREDIBILITÀ
Se a taluno interessa verificare che le previsioni sulle catastrofi ambientali sono esagerazioni stravaganti, basate su studi scientifici fraudolenti, basta che si vada a controllare i dati di questi studi e a confrontarli con le assunzioni e le previsioni
catastrofiche che su di essi si basano. In ogni caso ciò non è rilevante in questo passaggio. È assai più importante, qui ed ora, rispondere ad altre domande; per esempio, perché gli scenari da fine del mondo, basati su studi fraudolenti e pseudo-scientifici, sono acriticamente propagandati dal CFR e dai media controllati dal CFR? Perché i gruppi degli ambientalisti più radicali, quelli che invocano dottrine collettiviste e programmi anti-capitalisti, sono abbondantemente e riccamente finanziati dal CFR e da fondazioni esentasse controllate dal CFR, da banche, corporazioni e gruppi di corporazioni multimiliardarie? Non sono, proprio questi gruppi iper-capitalisti, quelli che hanno di più da perdere dalle politiche ambientaliste di contenimento della produzione industriale? Perché, dunque, sono proprio questi capitalisti a finanziarli, come hanno prima inventato e finanziato i movimenti comunisti? Il rapporto risponde a queste domande.

Il rapporto fa notare che la VERITÀ non ha nessuna importanza in queste faccende. Ciò che conta è la CREDIBILITÀ; ciò che serve è quello che le masse possono essere indotte a credere. La chiave di tutto è il trucco della credibilità, non lo studio della realtà. C’è già abbastanza verità in un fatto parzialmente vero, come il livello dell’inquinamento ambientale, da rendere CREDIBILI le previsioni catastrofiche da fine del mondo, di un contesto che si ha presto, nel duemila- qualcosa. Tutto ciò che occorre si ottiene soddisfacendo due esigenze:

1) la collaborazione dei media;
2) la ripetizione.

(Su come funziona il meccanismo della ripetizione ci sono molti studi, parecchi dei quali inutili, dalla psicologia dell’età evolutiva in poi; chiunque può intendere la base dell’importanza della ripetizione nella vita pratica di tutti i giorni; in qualunque arte o mestiere, l’apprendimento si basa sulla ripetizione; io ho scritto alcune pagine per spiegare in poche parole quanto essa sia efficace ne “il progetto EBOLA”) Per avere la collaborazione dei media, basta comprare quelli più importanti; il CFR e i suoi padroni lo hanno già fatto da tempo (ancora dai tempi di Cecil Rohodes, vedi “Signoraggio e potere monetario”) e la programmazione della ripetizione è un fatto solo tecnico. Il piano pare che funzioni, nonostante la velocità di propagazione di nozioni e notizie sulla rete internet (la quale comunque è controllata dagli stessi padroni, come prima venivano controllate le biblioteche; non hanno bisogno di fare censura, perché la frivolezza ha sempre il sopravvento sul lavoro che si deve fare in biblioteca, per studiare la realtà anziché bersi le fandonie). Le masse delle popolazioni delle nazioni più industrializzate sono costantemente sottoposte ad uno sbarramento fatto di documentari, drammi, film, poemi, ballate, adesivi, cartelloni, marce, orazioni, seminari, conferenze e concerti. Il risultato è fenomenale; i politici vengono eletti a condizione che ripetano le stesse fregnacce ripetute dall’industria dell’intrattenimento; molti di loro le ripeteranno per opportunismo ed altri perché davvero se le sono bevute. Il risultato non cambia. Chi controlla i media controlla anche le masse e le loro classi politiche. Fa loro dire (e fare) ciò che vuole, semplicemente ripetendo determinati slogan per determinati periodi di tempo. Le scemenze pubblicate su stampa e TV sono ripetute dagli elementi delle classi politiche che si comportano più come scimmie ammaestrate che come prostitute. Bisogna infatti avere un certo grado di consapevolezza per prostituirsi e parecchi di loro pare siano talmente ignoranti che non saprebbero proprio che dire e che fare, in ogni singola giornata di lavoro, se non ci fosse qualche suggeritore con il manoscritto già pronto da firmare..(rivedi la storia dai trattati di Versailles in poi, sono sempre gli impiegati di banca che dicono ai rappresentanti politici cosa devono concordare e sottoscrivere…) e nessuno si sognerebbe mai d’immaginare che una certa nozione fasulla sia effettivamente fasulla; no, non può essere possibile; perché dovrebbero mentire? E non vedi quanti politici, quante celebrità del cinematografo, della musica rock, hanno aderito al movimento; come potrebbe non essere vero?

8.1 Della genesi del mito ecologico
La prima giornata dedicata alla salvezza del mondo dalla catastrofe ambientale “the Earth Day” è proclamata il 22 aprile del 1970, con una riunione “summit” a Rio de Janeiro, dove partecipano ambientalisti e politicanti di tutto il mondo e donnine allegre; tutti s’abbuffano di ostriche e Champagne. Fanno circolare pubblicazioni che sintetizzano i contenuti delle riunioni nel lavoro del professor Richard A. Falk, insegnante alla Princeton e membro del CFR. Falk riassume il pericolo della catastrofe mondiale con quattro minacce/pericoli interconnessi:

– la guerra di distruzione di massa;
– la sovrappopolazione;
– l’inquinamento ambientale;
– l’esaurimento delle risorse naturali.

Alla base di questi quattro problemi, sostiene Falk, c’è l’inadeguatezza delle nazioni sovrane a gestire gli affari del genere umano che “vanno gestiti” su scala mondiale. E continua con la solita, stupida, domanda retorica: “è ancora possibile mantenere gli stati come entità nazionali ora che, essi, hanno la capacità di distruggersi l’un l’altro, interamente, in un solo pomeriggio? Quale prezzo sarebbe disposto a pagare, la maggior parte delle persone, per avere una qualche forma di organizzazione umana più durevole? Persecuzione fiscale, rinuncia dell’identità e della bandiera nazionale, e la rinuncia ai diritti civili e alle libertà individuali, forse?”

Nel 1989, il “Washington Post” posseduto in proprietà dal CFR, pubblica un articolo di un membro del CFR, George Kennan, in cui si scrive:

“Dobbiamo essere preparati, piuttosto, ad un’era in cui il maggior nemico non è l’Unione Sovietica ma il rapido deterioramento del nostro pianeta, come struttura della nostra vita civilizzata”.

(A Europe Now Free from A Confining Cold War Vision,” by George Kennan, Washington Post syndication, Sacramento Bee, Nov. 14, 1989, p. B7).

Il 27 marzo del 1990, sul “New York Times, controllato dal CFR, un membro del CFR, Michael Oppenheimer, scrive:

“Surriscaldamento globale, esaurimento dell’ozono – citato anche da Celentano, Albano e Romina Power – la deforestazione e la sovrappopolazione sono i quattro cavalieri dell’incombente apocalisse del ventunesimo secolo. Con il retrocedere della guerra fredda, il problema ambientale diventa il pericolo numero uno per la sicurezza internazionale”

(Il “The New York Times” è uno dei principali strumenti di propaganda del CFR. il giornale è comprato da Alfred Ochs nel 1896, con il supporto finanziario di J.P. Morgan, pioniere del CFR, l’altro agente della famiglia Rothschild August Belmont e Jacob Schiff, socio di Kuhn, Loeb & Co. È oggi di proprietà di Arthur Sulzberger, membro del CFR, che ne è anche editore, assieme ad altri editori e colonnisti del CFR. Vedi Shadows of Power, di James Perloff, Appleton, Wisconsin: Western Islands, 1988, p. 181).

Lester Brown, membro del CFR, comanda un’altro ente di propaganda (i cosiddetti think tank, che sono centri di condizionamento pavloviani) che si chiama Worldwatch Institute. Nel suo rapporto annuale, titolato “lo stato del mondo 1991” Brown sostiene che:

“la battaglia per salvare il pianeta rimpiazzerà quella delle ideologie come tema dominante dell’organizzazione del nuovo ordine mondiale”.

(Lester R. Brown, “The New World Order,” in Lester R. Brown et al., State of the World 1991; A Worldwatch Institute Report on Progress Toward A Sustainable Society, New York: W.W. Norton, 1991, p. 3).

In una pubblicazione ufficiale del Earth Summit del 1992, troviamo questa frase:

“Le comunità del mondo ora affrontano assieme il maggior rischio della comune sicurezza grazie all’impatto ambientale più di quanti ne affrontassero con i tradizionali conflitti militari”.

Il movimento ambientalista è inventato, finanziato e propagandato dal CFR. Questo è un fatto. Quindi la domanda sul perché il CFR lo spinge è più rilevante di quella sulla qualità o sulla veridicità dei contenuti tecnici e pseudo scientifici che dovrebbero suffragare le conclusioni dei cosiddetti esperti pagati dal CFR.

8.2 Dei bersagli
Il Club di Roma è un gruppo di pianificatori su scala mondiale che pubblica ogni anno rapporti con previsioni da fine del mondo a causa di sovrappopolazione e carestie. Partecipano al club membri da tutto il mondo e, per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America, vi partecipano i membri del CFR, fra i quali si hanno Jimmy Carter, Harlan Cleveland, Claiburne Pell, e Sol Linowitz. Che soluzione propongono al problema della sovrappopolazione? Il governo mondiale che controllerà il tasso di nascite e morti. Seguendo il filo delle chiacchiere dispensate all’Iron Mountain, anche il Club di Roma conclude che il terrore panico di un imminente disastro ecologico potrebbe essere usato come nemico artificiale succedaneo, allo scopo di unificare le masse sotto il suo programma. Nel suo libro, pubblicato nel 1991 e intitolato “La prima rivoluzione globale”, troviamo:

“Nella ricerca di un nuovo nemico comune che ci unisca, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del surriscaldamento del pianeta, della scarsità dell’acqua, e di altre cose del genere, potrebbe essere idoneo. Tutti questi pericoli e queste minacce sono prodotti dall’attività umana. Il vero nemico, perciò, è la stessa umanità.”

(Alexander King e Bertrand Schneider, The First Global Revolution, A Report by the Council of the Club of Rome, (New York: Pantheon Books, 1991; P. 115).

I teorici del collettivismo sono sempre stati affascinati dall’idea di poter controllare la crescita della popolazione mondiale. Eccita la loro fantasia, perché è il progetto burocratico supremo. Se il vero nemico è l’umanità, come sostiene il Club di Roma, allora l’umanità deve essere il bersaglio. Bertrand Russell, socialista della cricca dei Fabian, si esprime così:

“Non voglio spacciare l’idea che il controllo delle nascite sia il solo modo per via del quale si può impedire la crescita della popolazione….La guerra, come dicevo un momento fa, è stata deludente, finora, per questo scopo; ma forse la guerra batteriologica può rivelarsi più efficace. Se una qualche specie di Morte Nera potesse essere distribuita su tutto il pianeta, una volta per ogni generazione, i superstiti potrebbero procreare liberamente senza sovrappopolare il mondo.

Una società scientifica mondiale non può essere stabile senza un governo mondiale. Sarà necessario trovare vie per prevenire l’incremento della popolazione mondiale. Se ciò deve essere fatto per vie diverse rispetto alle guerre, alle epidemie e alle carestie, bisognerà avere una potente autorità internazionale. Quest’autorità dovrà distribuire gli alimentari alle varie nazioni, in razioni proporzionali alla loro popolazione che si sarà misurata al momento dell’istituzione dell’autorità medesima. Se, in una qualunque nazione, aumenta la popolazione successivamente, quella nazione non dovrebbe ricevere altro cibo in più in conseguenza di quell’aumento di popolazione. Le motivazioni di quella nazione a controllare la propria popolazione diventeranno irresistibili.”

(Vedi Martin, Rose, Fabian Freeway; High Road to Socialism in the U.S.A. (Boston: Western Islands, 1966), pp. 171, 325, 463-69).
(Bertrand Arthur William Russell, The Impact of Science on Society (New York: Simon and Schuster, 1953), pp. 103-104, 111).

Fra i feroci ambientalisti, e cosiddetti collettivisti, c’è anche Jacques Cousteau. Intervistato dall’impresa UNESCO Courier, che appartiene all’altra impresa Nazioni Unite, Cousteau dice così, nel 1991:

“Cosa dovremmo fare per eliminare sofferenze e malattie? È un’idea meravigliosa, ma forse non è altrettanto meravigliosa nel lungo periodo come nell’immediato. Se proviamo a farlo veramente – cioè, se proviamo ad eliminare veramente sofferenza e malattia, visto che possiamo farlo – potremmo mettere in pericolo l’intera specie umana. È terribile dover dire una cosa del genere. La popolazione mondiale deve essere stabilizzata, e per fare questo dobbiamo eliminare 350 mila persone al giorno. Questo è orribile da considerare, ma è altrettanto orribile il non dirlo”.

(Intervistato da Bahgat Eluadi and Adel Rifaat, Courier dell’Unesco, Nov. 1991, p. 13).

8.3 Della conversione ecologica di Gorbachev
Mikhail Gorbachev, ex leader di uno dei governi più repressivi e reazionari della storia umana, diventa capo di un’altra organizzazione chiamata la Croce Verde Internazionale, che si dice interessata ai problemi ambientali. Gorbachev non
denuncia mai il collettivismo come sistema irrazionale e liberticida, ma solo l’etichetta di una particolare branchia del collettivismo, che si chiama Comunismo. Il suo interesse ecologico è un bidone; la sua fetta di potere e il suo premio in denaro, piuttosto, animano le sue iniziative ecologiste. Un governo mondiale collettivista assicurerebbe anche a lui una poltrona comoda e, con essa, una serie di privilegi e una certa fetta di relativo potere, vengono giù a cascata. Anche Gorbachev è membro del Club di Roma e anche lui elogia pubblicamente i lavori del Club a proposito del controllo della popolazione. Pubblicamente, a Fulton, Missouri, egli afferma:

“Uno dei peggiori fra i nuovi pericoli è quello ecologico….Oggi, i cambiamenti climatici globali, l’effetto serra, il ‘buco’ dell’Ozono, le piogge acide, l’inquinamento dell’atmosferica, della terra e dell’acqua contaminati dei rifiuti urbani e industriali, la deforestazione, eccetera, tutto minaccia la stabilità del pianeta”.

(Michail Gorbachev, “The River of Time and the Necessity of Action,” 46th John Findley Greed Foundation Lecture, Westminster College, Fulton, Missouri, May 6, 1992, transcript from Westminster College Department of Press Relations, p. 6).

8.4 Degli aggressori ecologici
L’uso della costrizione è un elemento strutturale del progetto. Non ci si aspetta che le genti delle Nazioni industrializzate sono pronte a cooperare, se ciò comporta la propria morte. Dovranno quindi essere forzate. Non piacerà loro vedere il proprio cibo razionato o esportato per essere distribuito al resto del pianeta. Non approveranno di venire tassati da feroci usurai internazionali, muniti di autorità estesa a livello mondiale, per finanziare progetti politici esteri. E non si vede perché dovrebbero rinunciare alle proprie automobili e sacrificarsi in abitazioni di dimensioni ridotte, magari da condividere con altre famiglie, o in baracche comuni, per soddisfare le quote di allocazione delle risorse di una qualsiasi agenzia delle Nazioni Unite. Un altro membro del Club di Roma, Maurice Strong, definisce il problema così:

“Effettivamente, gli Stati Uniti stanno commettendo atti di aggressione ambientale contro il resto del mondo….A livello militare, gli USA sono i custodi. A livello ambientale, gli USA rappresentano chiaramente il rischio peggiore….Uno dei maggiori problemi negli Stati Uniti è costituito dai prezzi energetici; sono troppo bassi….

È chiaro che i livelli di vita attuali e i modelli di consumo dell’opulenta classe media, che comportano grandi quantità di consumo di carne e cibi surgelati, la proprietà di motoveicoli, elettrodomestici, condizionarotori e climatizzatori, l’espansione della distesa di case di periferia….non sono appropriati.”

(“Ecology Remedy Costly,” (AP), Sacramento Bee, March 12, 1992, p. A8. Also Maurice Strong, Introduction to Jim MacNeil, Pieter Winsemius, and Taizo Yakushiji, Beyond Interdependence, (New York: Oxford University Press, 1991), p. ix).

Tradotto dal linguaggio ecologista, questo significa che si vogliono promuovere due fenomeni:

1) riduzione dei livelli e dei modelli di vita delle nazioni occidentali attraverso l’imposizione di nuove, imponenti, persecuzioni fiscali e regolamentazioni;

2) il trasferimento in blocco della ricchezza e dei mezzi di produzione dalle nazioni industrializzate a quelle in via di sviluppo.

La presupposizione qui è che, se l’economia degli USA potesse essere ridotta alla stessa grandezza di quella, diciamo, della Malesia, il mondo diverrebbe un posto migliore. Ma chi è questo Maurice Strong che vede gli Stati Uniti come l’aggressore principale dell’ambiente a danno del resto del mondo? Vive forse egli in povertà? Proviene forse da una nazione arretrata; ed è carico di risentimento per la prosperità americana? Vive forse lui modestamente, evitando eccessi di consumo per preservare le risorse naturali? No. È uno degli elementi più ricchi del pianeta. Vive e viaggia continuamente in gran lusso e comodità. È un intrattenitore sontuoso. Oltre ad avere enormi ricchezze personali che derivano dall’industria petrolifera canadese, che egli ha aiutato a nazionalizzare, Maurice Strong è il segretario generale proprio di quella riunione “Earth Summit” che si tiene a Rio de Janeiro nel 1992, capo della conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano che si tiene a Stoccolma nel 1972, il primo segretario generale dei programmi ecologici delle Nazioni Unite, il presidente della Federazione Mondiale delle Nazioni Unite, il co-presidente del World Economic Forum, è membro del Club di Roma, socio dell’Aspen Insitute e direttore del World Future Society. Ancora una volta, prima ancora di andare a vedere se le premesse e gli studi di queste organizzazioni esentasse sono razionali, la domanda più rilevante riguarda il perché i grandi capitalisti, i promotori del massimo, del più esasperato consumismo, i quali dovrebbero essere esattamente quelli che hanno di più da perdere dalla riduzione dei consumi del pianeta, perché, proprio loro, sono a capo delle organizzazioni mondiali che promuovono modelli basati sull’imposizione della riduzione dei consumi. La domanda è la stessa che riguarda un altra invenzione capitalista, interamente finanziata e coordinata dai massimi esponenti del capitalismo mondiale: il comunismo. E, anche con il comunismo, si ha la realizzazione di una minaccia/pericolo costante e reciproco per due blocchi del pianeta, quello “imperialista” e quello “comunista”, entrambi comandati e coordinati dagli stessi padroni, attraverso la rete di gestione medievale delle banche centrali, tenendo schiacciate le genti con la minaccia fraudolenta del pericolo nucleare e della distruzione totale del mondo. La catastrofe ambientale definitiva è solo un altro gravissima minaccia/pericolo da usare per il controllo sociale e per il mantenimento delle differenze gerarchiche tra i veri ricchi e il resto delle comunità produttive, le quali devono preoccuparsi solo di lavorare e pagare le imposte, perché “al resto, ci pensiamo noi”.

8.5 Del complotto delle crisi economiche artificiali e del pretesto ecologico
Maurice Strong sostiene di credere che l’ecosistema mondiale può essere preservato solo se le nazioni opulente del pianeta possono essere sottoposte a disciplina e accettano di ridurre i loro livelli di vita. Produzione e consumo devono essere inibiti. Per fare ciò, quelle nazioni devono sottomettersi a criteri di razionamento, imposizione fiscale e al controllo politico sovranazionale (o
mondiale che si voglia). Quelle nazioni, probabilmente, “non si sottometteranno volentieri” – egli sostiene – così, dovranno essere forzate. Per forzarle, sarà necessario progettare una “crisi monetaria globale” – e dice proprio così – che distruggerà i loro sistemi economici. Allora non avranno altra scelta che quella di accettare l’assistenza, e il controllo, dalle Nazioni Unite.

Questa strategia viene rivelata in maggio, nel 1990, con l’uscita sul “West magazine” pubblicato in Canada. In un articolo intitolato “The Wizard of Baca Grande,” i giornalista Daniel Wood descrive la sua esperienza di una settimana presso il ranch privato di Strong nel Colorado. Questo ranch è visitato da certi notabili del CFR, come David Rockefeller, il segretario di stato Henry Kissinger, il fondatore della Banca Mondiale, Robert McNamara, che è anche quello che architetta la grande frode della guerra in VietNam, e i presidenti di organizzazioni come: IBM, Pan Am e Harvard. Durante la permanenza di Wood al ranch, il suo ospite parla liberamente di problemi ambientali e di politica. Per esprimere la sua visione del mondo, gli racconta che sta per scrivere una novella su di un gruppo di leader mondiali che decidono di salvare il pianeta. La novella è basata su personaggi esistenti e fatti reali. Woods racconta la trama della novella, così come gli viene rappresentata dal suo ospite, Maurice Strong:

“Ogni anno, il World Economic Forum si convoca a Davos, in Svizzera. Più di mille fra presidenti d’impresa, dirigenti, primi ministri, autorità in ambito finanziario e universitario, si riuniscono in febbraio per presenziare a queste riunioni e preparare i piani per l’anno a venire. Che cosa succederebbe se un gruppo ridotto, fra questi leader mondiali, volesse concludere che i rischi ambientali principali del pianeta dipendono dalle attività delle nazioni più ricche? E, se venisse prospettato alle nazioni ricche che, per la sopravvivenza del pianeta, è necessario che esse sottoscrivano un accordo per ridurre il loro impatto ambientale, sarebbero disposte a farlo? Il gruppetto dei leader cha ha avanzato il problema conclude di no. Le nazioni ricche non lo faranno di buon grado, non vorranno cambiare. Allora, per salvare il pianeta, il gruppo decide: ‘non è forse l’unica speranza di salvezza per il pianeta che la civilizzazione industriale collassi? Non è forse nostra responsabilità fare che ciò accada?’ Questo gruppetto di leader mondiali, attraverso un’associazione segreta, procede alla realizzazione del collasso economico. È febbraio, sono tutti a Davos. I componenti del gruppetto non sono terroristi, sono leader del mondo. Hanno delle belle posizioni nelle borse valori internazionali e nelle borse merci. Avendo accesso al mercato dei cambi internazionale, al mercato dell’oro, alle banche e alle transazioni finanziarie, progettano e mandano ad effetto il panico economico, la recessione mondiale. Inceppano il meccanismo dei mercati finanziari, assoldano mercenari che trattengono il resto dei leader mondiali segregati a Davos, come ostaggi. I mercati non possono chiudere. Le nazioni ricche…. – e a questo punto Strong fa un movimento della mano con il quale indica sostanzialmente che ‘si fottono'”

Il giornalista se ne sta incantato a sentire la novella di Maurice Strong, che conosce quei leader mondiali personalmente e abbiamo visto a quante e quali associazioni internazionali presiede. Egli è in una posizione che gli consente di mettere in pratica più o meno tutti i fatti della novella.”

(“The Wizard of Baca Grande.” By Daniel Wood, West magazine, May 1990, p. 35).

L’unica cosa che non ha fatto, probabilmente, è quella di tenere segregati gli altri leader delle nazioni a Davos; il resto lo abbiamo visto tante volte e lo stiamo vedendo anche adesso. Per creare la recessione c’è bisogno del lavoro delle nazioni industrializzate; quelle del terzo mondo non hanno i mezzo per poter fare alcunché; perciò non si possono tenere i loro leader segregati come ostaggi, li si tiene come ostaggio comprandoli e costringendoli ad essere ricattabili. La crisi parte dai centri dell’emissione monetaria del pianeta, da New York, Londra, o Tokyo. Le menti pervertite che stanno dietro queste stoccate di gestione di politica a livello mondiale, sono da sempre residenti presso le nazioni più industrializzate. Se sono negli Stati Uniti d’America, provengono dai ranghi del CFR, se sono altrove, in Inghilterra, Francia, Belgio, Canada, Giappone, allora appartengono a qualche altra tavola rotonda internazionale (International Roundtable). Sono i discendenti ideologici di Cecil Rhodes e stanno esaudendo il suo testamento.

Possiamo anche non credere che il complotto di Maurice Strong sia da prendere sul serio, o letteralmente, ma importa poco; ciò che serve capire è che lui e altri nella sua posizione pensano e agiscono seguendo queste linee. Come sottolinea lo stesso lecca-suole giornalista Wood,

“essi sono in una posizione che permette loro di mettere in pratica quelle cose”,

o cose simili. Se non è lo stesso identico scenario, essi sono in posizione di crearne un’altro che porta a simili conseguenze. La storia ha dimostrato chiaramente che ci sono soggetti, in posizioni chiave del potere economico e finanziario, che sono capaci di congegnare progetti atroci nei confronti dei loro simili. Hanno avviato guerre, causato depressioni, prodotto carestie, solo per soddisfare qualche ambizione. Non c’è nessuna ragione di credere che i leader del giorno d’oggi siano più sensibili, pii, solidali, onesti, moderati e scrupolosi dei loro predecessori.

E, in più, non bisogna farsi prendere per il culo sulla storia della preoccupazione che certi soggetti nutrirebbero per la salvezza di Madre Terra. La chiamata alle armi per salvare il pianeta è un trucco, gigantesco e grottesco. Come dice il rapporto dell’Iron Mountain,

“c’è in verità abbastanza inquinamento ambientale da rendere CREDIBILE lo scenario da fine del mondo”.

Lo scenario da fine del mondo è una balla. Il vero scopo, dell’insistere con la minaccia/pericolo fittizio, scelto di natura omogenea agli obiettivi che si vogliono raggiungere di volta in volta, è quello di sottomettere le comunità produttive, riducendo il loro tenore di vita, per non permettere loro l’accrescimento economico, culturale e politico.

In questo consiste la pratica materiale del “governo mondiale”. La formalizzazione di un governo ufficiale, che opera, comanda e lavora su scala planetaria, forse si
avrà o forse no, forse è un progetto reale o forse è un’altra frottola; il fatto sta che, i padroni del “sistema”, riescono a controllare gli eventi su scala mondiale comunque, a prescindere dalla ufficializzazione tecnica di un governo rappresentativo di tutte le nazioni del pianeta. Quel “sistema” è, (A) prima di tutto, un’organizzazione che controlla l’emissione monetaria, attraverso la gestione di una rete di banche centrali, che sono collocate, più o meno, rispettivamente in ciascuna nazione del globo. (B) Avvinghiato al controllo dell’emissione monetaria, essi mantengono il controllo delle risorse energetiche; ricordiamo che il petrolio, da qualunque terra sia sottratto (Russia, Medio Oriente, Venezuela, Canada….eccetera), è raffinato sempre dagli stessi gruppi occidentali. (C) Controllando l’emissione monetaria si controllano, per conseguenza diretta ed immediata, anche la finanza e i mercati azionari più significativi del pianeta. (D) Per far fare ai politici delle nazioni, ciò che vogliono che essi facciano, le élite hanno il possesso in proprietà di CFR, del Tavistock Institute, dell’industria di Hollywood, e di altre multimiliardarie organizzazioni propagandistica, che fanno credere ai popoli delle nazioni tutto ciò che vogliono; i politici di quelle nazioni, a loro volta, credono, volenti o nolenti, alle stesse frottole che vengono imposte con la propaganda e la ripetizione alle masse dei popoli delle nazioni. Se sono consapevoli di mentire, è segno che si prostituiscono; se mentono in buona fede, vuol dire che sono cretini, e questo li rende anche più pericolosi, perché i cretini sono imprevedibili. È facile intendere che, controllando A, B, C e D, se, le famiglie più ricche del pianeta, si mettono d’accordo fra loro, anche attraverso i matrimoni incrociati, come si usa con le dinastie monarchiche, possono controllare – e lo fanno – gli eventi più importanti, e le correnti ideologiche prevalenti, su scala mondiale. E però non potrebbero fare niente senza la collaborazione attiva delle masse che costituiscono le comunità produttive. Perciò, resta da vedere fino a che punto queste comunità di schiavi vorranno continuare a farsi prendere per il culo e quando, invece, vorranno decidersi di rinunciare a lavorare per gli enti erariali che servono solo a finanziare apparati militari, banche centrali ed élite finanziarie.

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