I ragazzi hanno pestato un arrestato

 

DEI COLLABORATORI DELL’OPPRESSIONE
Uomini, uomini e donne che opprimono altri uomini e donne, puzza-piedi, giornalisti, finti scienziati ed economisti, rassicurano gli schiavi che opprimono circa la bontà della loro oppressione. Tale loro oppressione è necessaria nell’interesse dello stato, cioè, nel loro stesso interesse, perché lo stato sono loro, credono di esserlo loro, i servi armati dei padroni invisibili. Gli altri schiavi, lavoranti e paganti, dissanguati, rapinati, sistematicamente truffati dallo stato, sono ricordati sempre e solo in corrispondenza delle scadenze dell’erario. Lo stato, il governo di quello stato, si crede che sia indispensabile per tutelare le libertà e gli interessi materiali, la roba, il benessere, degli uomini (e delle donne). Secondo questa tesi, gli oppressori costringono gli uomini (e le donne, anche se non tutte) a vivere in schiavitù per tutelare la propria libertà e a fare del male per il loro bene.

 

TOLSTOY E LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Domanda Leo Tolstoy: – “non dovremmo insegnare ai contadini a leggere e scrivere?” – Sì. Certo che sì. Così potranno compilarsi le dichiarazioni dei redditi da sé, lavoreranno gratis 8 mesi e mezzo all’anno e spenderanno gli altri quattro mesi per compilare la modulistica dell’oppressione fiscale, alienando tutto il resto dei frutti del loro lavoro. La dichiarazione dei redditi, ricordiamocelo, è una lettera confessoria. Obbligare a firmarla è un sopruso, è illegale, incostituzionale e privo di qualunque legittimità, perché va contro alla fondamentale garanzia inalienabile, statuita da tutte le costituzioni del mondo civile, secondo la quale nessuno può essere obbligato a testimoniare contro sé stesso.

 

TOLSTOY SUL VASSALLAGGIO DELLE BANCHE CENTRALI
CIò premesso, oltre ad “Anna Karenina”, “Guerra e pace” e tanti altri noti lavori, il ricco, aristocratico e competente dei giusti salotti, Lev Nikolayevich Tolstoy, ha scritto un saggio molto analitico sulla nascita e sul funzionamento del moderno sistema monetario, sul quale non sono ancora riuscito a mettere le mani, grazie al sistema distributivo orientato dalla censoria propaganda occidentale. Il sistema monetario, architettato per irreggimentare le classi produttive del mondo, origina a Londra ed è costituito da una rete di banche centrali; la rete è deliberatamente strutturata con il parametro del vassallaggio medioevale. Quella rete di banche centrali opera il controllo delle nazioni e delle comunità produttive del pianeta, in regime di monopolio assoluto, semplicemente gestendo sistemi monetari di quelle nazioni.

È FORSE, L’UOMO, PIÙ INTELLIGENTE DELLA BESTIA?
I somari che si lasciano caricare la groppa e portano pesi, anche in salita, faticando per ore e ore, abbarbicandosi su sentieri grulli ed impervi, lo fanno perché cedono alla superiorità intellettuale dell’uomo? È l’uomo più intelligente dei somari e degli altri animali? Oppure è solo più furbo? Osservando i rapporti e le organizzazioni gerarchiche delle società, c’è da credere solo che d’intelligenza ve ne sia gran poca e che ci sia però assai furbizia. Si dà infatti il fatto che certi non hanno nessuna voglia di lavorare e però sono bravissimi a inventare trucchi per far lavorare gli altri, indossando l’abito dei preti, dei notai, dei ministri, dei sindacalisti o, peggio di tutti, dei ruffiani, dei giornalisti e degli economisti.

 

TOLSTOY SUI GOVERNI
I governi, cioè, aggregati di uomini armati e pericolosi, decidono quanto vogliono da quelli che invadono (o che comandano in rappresentanza dei loro padroni stranieri). Quei governi determinano quanto lavoro vogliono ottenere dai loro schiavi, di quanti collaboratori hanno bisogno per razziare la produzione, e organizzano questi assistenti in bande di soldati, esattori fiscali, aguzzini al soldo dei “proprietari” (stranieri) della terra dominata.

 

TOLSTOY SUGLI SCHIAVI MODERNI
Gli schiavi alienano il frutto del proprio lavoro e, allo stesso tempo, credono di farlo spontaneamente, non perché li obbligano i loro padroni. Lo fanno perché, essi credono, questo loro atto di sottomissione e di alienazione, si compie, si deve compiere, a beneficio della loro propria libertà. Per la loro propria libertà e per il loro proprio benessere, bisogna rendere servizi e fare sacrifici alle divinità, chiamate stati o governi degli stati. Così facendo, tolto il piccolissimo particolare dei loro servizi e sacrifici fatti per le divinità, tolto questo, per il resto sono liberi. Essi credono ciò, perché così è stato detto e ripetuto loro molte volte, dai preti prima e dagli istruiti poi (dagli insegnanti, dai vari ruffiani, dai sindacalisti, dai giornalisti e dagli economisti). Ma uno deve solo smettere di credere ciecamente alle scemenze che dicono i preti e i giornalisti, i finti scienziati e gli economisti, per percepire immediatamente la dissennatezza di certe considerazioni e asserzioni.

 

DELLA RAZIONALITÀ DEGLI UOMINI
Ma, non sono gli uomini esseri razionali? Non dovrebbero essere, loro, in grado di comprendere bene che cosa sia utile per sé medesimi, che cosa sia bene per loro, e in cosa consista la libertà di essere e fare ciò che serve il loro (proprio) bene? Quale sia la risposta che uno intenda dare, pare che l’atto di beneficiare della roba, o il soggetto che è realmente beneficiario, non sono affatto chiari agli individui. Perciò le cose che sono costretti a fare gli individui non possono essere fatte per il loro bene. Se gli uomini (e le donne che cercano d’imitare gli uomini), in conseguenza delle loro passioni e della loro sconsideratezza, mostrano preferenza per ciò che nuoce, quelli più furbi di loro non possono far altro che convincerli a fare le cose che convengono ai più furbi, e non a loro. (È come dire che i preti, per esempio, o i buoni padri gesuiti, frodano il mondo, da sempre, non già per sfruttare i babbei che credono alle loro fandonie ma perché non sono riusciti a trovare un linguaggio diverso per comunicare con i loro greggi di pecore, se non quello delle favole degli angeli e degli asini che volano).

 

DEI SERVI VOLONTARI
È possibile persuadere gli uomini (e le donne che vogliono fare come loro) che il loro benessere sarà maggiore se vorranno servire da bravi soldati-esattori d’imposte i loro padroni (delle banche centrali), e/o se vorranno praticare altre arti e mestieri, privandosi poi dei loro ricavi, che evaporeranno in tasse ed imposte. E però, anche se il più gran numero di contribuenti considera questo suo sfruttamento come qualcosa che si pratica per il suo (proprio) bene, e si lascia portare via il reddito, la roba, finanche i materassi, e si dispone a cedere tutto volontariamente, anche così, non si può dire che questa prassi produca il benessere degli uomini delle comunità produttive, senza dire un’altra scemenza. E di situazioni contraddittorie come queste, squadernate al livello della psicosi assoluta, la vita degli uomini (e delle donne che imitano o seguono le scemenze degli uomini) è piena.

 

LA MECCANICA DELL’INGIUSTIZIA E DELL’INSENSATEZZA
Quanta più ingiustizia e quanta più insensatezza può esistere rispetto all’obbligo, diretto o indiretto, imposto a milioni d’individui, di dedicarsi ai mestieri della guerra e delle armi e di sottostare alla persecutoria estorsione delle imposte e delle tasse (del cui sacrificio il fine ultimo è quantomeno ignoto, se non propriamente ingiurioso)? La risposta la danno i finti scienziati, gli statisti, i ruffiani giornalisti ed economisti:

– tutto ciò che la massa degli individui lavoranti, paganti e contribuenti, considera penoso e nocivo, si ha in verità per il “benessere comune”;

– è noto che una minoranza insignificante d’individui conosce meglio degli altri in cosa consista il “benessere comune” o il “bene” comune, e che solo quella minoranza sa cosa siano il bene e il male;

– ad onta del fatto che la maggioranza del resto della specie umana consideri il “benessere comune” come qualcosa di nocivo, e/o di penoso, la minoranza, forzando tutti gli altri a ciò che è male, può considerare questo male come il “bene comune”.

 

DELLE SCIENZE POLITICHE E DELLE POLITICHE ECONOMICHE
Qui persistono la maggiore superstizione e la più malsana allucinazione, per ostacolare il progresso dell’umanità verso la verità, la giustizia e il benessere. L’alimentazione di queste superstizioni e di queste allucinazioni costituisce il fine ultimo delle scienze politiche in generale e delle politiche economiche in particolare. Lo scopo è quello di nascondere alla consapevolezza degli individui, lavoranti, contribuenti e paganti, la condizione d’oppressione e di schiavitù in cui vivono. Il trucco impiegato è questo: considerando la travolgente forza della congiuntura economica negativa, che impone alle masse condizioni di miseria e di schiavitù, si finge che questa forza sia NATURALE e INEVITABILE. Con questo semplice ed antico camuffamento, le genti sono fuorviate e la loro attenzione è dirottata su falsi bersagli, diversi dalle vere cause della loro miseria.

 

DELLA SCHIAVITÙ PERSISTENTE
L’abolizione della schiavitù va avanti da secoli. L’impero romano abolisce la schiavitù, le Americhe aboliscono la schiavitù, eccetera, ma sono solo le parole ad essere abolite, non il fatto della schiavitù. Mettere in schiavitù un soggetto significa liberarlo dalla necessità di lavorare per la soddisfazione dei propri bisogni e desideri e re-indirizzare il suo lavoro verso la soddisfazione dei bisogni e desideri d’altri, mediante l’uso della forza fisica diretta (o della forza fisica indiretta, come quella della fame indotta, o dagli altri disagi imposti surrettiziamente, con la distruzione dell’industria e la conseguente disoccupazione, e con le congiunture artificiali e fraudolente, e con gli altri trucchi messi in movimento dalle banche centrali, per lo sfruttamento delle cosiddette fasi di crisi). Dove c’è un uomo che non lavora perché ce n’è un altro obbligato a lavorare al posto suo, lì si ha la schiavitù. E dove uomini e donne sfruttano, con la forza fisica o con l’inganno, il lavoro di milioni d’altri uomini e donne, che considerano il loro proprio lavoro come se fosse una benedizione e una prerogativa, che si sottomettono alla forza prepotente dell’estorsione, convinti che ciò sia il loro dovere, lì si ha la schiavitù dalle terribili proporzioni.

 

LA SCHIAVITÙ ESISTE
Se la schiavitù esiste, dove la troviamo? Dove è sempre esistita, ovunque si abbiano esercizi di compulsione di genti armate contro genti disarmate. La schiavitù si pratica con l’ausilio di tre metodi fondamentali:

a) la violenza personale diretta;

b) il militarismo;

c) le imposte dirette e indirette.

Questi tre metodi esistono oggi come in passato. Non li vediamo, o li vediamo poco e male, perché, per la pratica di ciascuna di queste forme di schiavitù, sono fabbricati nuovi pretesti che velano il loro reale significato.

La violenza personale privata di genti armate contro genti disarmate si giustifica grossolanamente con il pretesto della cosiddetta “difesa” della patria da nemici esterni immaginari. In realtà, ha sempre, anche, la stessa funzione che aveva in origine: la sottomissione degli invasi agli invasori (ai quali, anzi, con il tempo si aggregano e si alleano, per andare ad invadere altre genti e altri territori).

L’appropriazione forzosa del reddito e della roba d’altri si giustifica grossolanamente con il pretesto della “spesa pubblica”, e cioè, con le ingiustificate richieste di rimborso, a fronte di servizi mai erogati che i governi degli stati offrono alle popolazioni sottomesse, per il loro proprio benessere e il funzionamento dei sistemi sociali. Nella pratica delle cose reali, si tratta della stessa imposizione, della stessa rapina della terra e della roba, che i militari invasori praticano con il saccheggio delle terre e delle popolazioni che invadono.

 

NEGARE LA LIBERTÀ NELL’INTERESSE DELLA LIBERTÀ
Il sistema dell’estorsione e della persecuzione fiscale è il protocollo della messa in schiavitù che pare più popolare, più potente e funzionale, nei sistemi occidentali moderni e contemporanei, sia in tempo di pace, che in tempo di guerra d’invasione, che in tempo di guerra di “difesa”. Al trucco dell’oppressione fiscale è appiccicata la più ridicola e meravigliosa delle giustificazioni: la negazione della libertà, del diritto della proprietà del reddito e della roba, del diritto di pretendere la proprietà del proprio reddito e della propria roba, s’impone nell’interesse della libertà e del benessere generale delle dissanguate comunità produttive lavoranti, paganti e contribuenti. Soffrite per il vostro bene. Impoveritevi per il vostro benessere. Avvelenatevi per la vostra salute. Rinunciate al reddito e alla vostra roba per godere della ricchezza dei vostri padroni, che sono e restano ricchi in vostra rappresentanza, proprio grazie a ciò che prelevano da voi.

 

DELL’ATTO IMPERSONALE DEL TIRANNO
La schiavitù è semplicemente schiavitù. Il prelevamento forzoso, della ricchezza prodotta dalle comunità produttive del mondo, serve diversi scopi, che fanno felice una insignificante minoranza di famiglie. Il resto dell’umanità lavora e paga, o rapina altri lavoratori paganti, e poi, anche allora, paga. E però l’azione distruttiva del tiranno, per dissimulare la sua rapacità e crudeltà, per celare il fatto storico dello sfruttamento e dell’imposizione dello stato di schiavitù, con il complice consenso dei suoi collaboratori, dei ruffiani, dei giornalisti, dei finti scienziati ed economisti, degli schiavi che si sottomettono volontariamente al tiranno, deve essere impersonale. Quando la forza brutale dell’oppressione fiscale viene trasfusa in norma scritta, in “legge”, anche quando ciò si faccia surrettiziamente, come accade oggi in tutto il mondo, lì abbiamo e avremo schiavitù. Fino a che la baionetta continua a servire il tiranno, la libertà e la distribuzione del benessere generale sono solo delle frottole, perché la ricchezza e il potere sono, e si vuole che restino, concentrate nelle mani dei pochi che servono il tiranno.