Della Lista dell’Avvocato Penalista

Ecco la lista delle cose che non vuole capire l’avvocato penalista.

La storia della produzione di norme in materia di diritto penale e di diritto commerciale che condizionano le attività e le vite dei cittadini dei vari ordinamenti di oriente ed occidente del mondo industrializzato e marittimo sono più o meno identiche. Sembrano tutte coordinate da una volontà unificatrice misteriosa e però in ogni nazione ciascun popolo irregimentato si lascia convincere che l’oppressione sia un fenomeno a denominazione geografica tipica. Lo stesso “meccanismo culturale” induce a credere alle favole anche gli avvocati penalisti di quella nazione, i quali sembra non riescano a capire alcuni fatti fondamentali della vita di tutti i giorni.

Spiegateglieli.

A) Tutte le loro tragedie, che poi sono le tragedie dei loro assistiti, e tutte le loro umiliazioni, che sempre sono pagate dai loro assistiti, appartengono a finte correnti culturali, totalmente fabbricate e distribuite, che sono transnazionali.

B) Le libertà che si prendono gli inquisitori, i quali si sbattono le palle delle procedure, delle garanzie stabilite dai fondamenti dell’ordinamento, ed infrangono tranquillamente la legge, nascono da uno “””spirito indotto”””.

In uno degli interventi ho sentito “…sono cose che gli stessi magistrati (si riferisce a specifici individui che conosce da tempo) non si sarebbero mai permessi di fare dieci anni fa..”

E però le mode cambiano e cambia lo spirito, ma perché e come cambiano?

Quello spirito che cambia è simile alla iatrogenesi culturale, perché le vittime nutriscono la loro sensazione d’impotenza, mentre i tiranni mostrano una sorta di consapevolezza d’impunità tanto sfrontata da apparire chiaramente per espresso nelle sentenze.

Ma quella consapevolezza d’impunità è totalmente indotta, è ideologica, astratta, impiantata dall’estero, e non somiglia affatto all’immunità materiale della quale godono per un esempio diverso i dirigenti delle banche centrali. Da dove nascono e come si diffondono certe mode e certi vezzi malsani?

C) L’opinione pubblica, se bene indirizzata, favorisce, stimola, determina o copre quelle mode e quei vezzi insani. Sì. Ma non è questa la risposta completa. Siccome l’opinione pubblica “ben indirizzata” è totalmente fabbricata dai mezzi di disinformazione di massa, alla fine della catena alimentare della pazzia collettiva ci sono solo loro, i vilissimi ruffiani di agenzie di stampa, televisione e cartaccia stampata.

D) Se la casta dei magistrati non gode delle stesse immunità dei dirigenti delle banche centrali, se l’impunità degli inquisitori può spingersi oltre i limiti dell’assennatezza, la vilissima canaglia dei cosiddetti giornalisti, che sono poi tutti i buffoni che raccontano scemenze in televisione, a prescindere da cosa dicono possa essere la loro specializzazione, quelli godono ancora meno d’immunità. Il loro senso d’impunità è esclusivamente ideologico ed è anch’esso indotto artificialmente.

E) Decidere di obbedire o di non obbedire, di sottostare oppure no, ad una struttura oppressiva che è interamente basata su fabbricazioni ideologiche artificiali, è diverso dal decidere di sottostare ad una tirannide fondata su atti e fatti materiali certi.

F) E perciò chi soggiace è a sua volta condizionato dalla suggestione della propaganda e si muove come un automa, indistinto dagli individui invisibili delle masse irregimentate.

G) “L’opinione pubblica”, “l’emotività”, “la fretta dettata dalla condizione emergenziale” eccetera, sono tutte fabbricazioni. Non è l’opinione pubblica il soggetto che fabbrica le suggestioni, è il sistema di disinformazione di massa.

H) L’opinione pubblica non esiste. L’opinione pubblica è solo ciò che si fabbrica in Tv e sulla cartaccia stampata.

I) Visto he chi fabbrica quelle scemenze fabbrica l’opinione pubblica, il nemico è il sistema della disinformazione di massa (e non i vari fantocci al potere che ad essa si adeguano).

L) Visto che quei falsari non godono delle stesse immunità dei politici, dei magistrati e dei padroni delle banche centrali, è loro che bisogna combattere, perseguire a norma di legge, inquisire e mettere a tacere.

 

 

 

 

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Della Scienza Medica e dei Miracoli della Natura

Della Scienza Medica e dei Miracoli della Natura

Gran parte della sofferenza umana è causata dagli stupidi, dagli stupidi del presente e del passato di tutte le epoche di cui si sa, per quel che se ne sa, ammesso che se ne sappia.

La storia umana è il catalogo degli sfruttamenti, degli asservimenti e delle schiavitù, narrati da cantatori epici che esaltano le finte conquiste dei finti eroi, oppure di ruffiani opportunisti che ripetono fino all’ossessione l’esagerata apologia dei finti martiri e delle finte vittime dei finti crimini di guerra.

La guerra è nel cuore della favola, la guerra, il saccheggio, la carestia, la pestilenza e le altre epidemie che seguono subito le carestie.

E però, in epoca moderna, al potere distruttivo della stupidità e della guerra, si affianca la concorrenza di un altro potere distruttivo, quello della “pacifica impresa”, che produce altrettante vittime, se non di più, ed altrettanti effetti collaterali, fisiologici, sociali e psicologici.

Dell’adattamento delle Bestie al Contesto Naturale
Gli altri animali si adattano all’ambiente con l’evoluzione, che li rafforza, li mimetizza, li aiuta a sopravvivere, mettendoli in condizioni di rispondere ai cambiamenti esterni. L’adattamento degli altri animali è razionale, intelligente, se pure si crede che non sia consapevole.

Il cosiddetto adattamento umano all’ambiente, al contrario, è irrazionale e stupido, anche se si crede e si racconta che gli umani sono scimmie “intelligenti”, capaci di camminare su due zampe. Infatti, anche proprio a causa del progresso tecnologico, l’adattamento all’ambiente esterno non comporta più la protezione dagli altri predatori o il riparo dalle intemperie. L’adattamento umano all’ambiente esterno è adattamento sociale, psicologico, politico, tributario, economico, penale.

L’uomo italiano, per fare un esempio ripetibile in misura più o meno diversa anche nel resto del mondo, si adatta all’espropriazione del proprio reddito nella misura del 70%, quando va bene, e questo solo per effetto del trascinamento fiscale. Oltre a ciò, esso si adatta al parassitismo degli uomini con le gonne,

che da millenni gli succhiano il sangue in cambio di frottole, a quello degli infami giornalisti,

che lo inducono alla guerra contro persone che neppure conoscono, a quello dei ruffiani scalda-poltrone che fanno i fantocci al governo, alla loro palese incompetenza, indolenza e totale impreparazione, e all’oppressivo strapotere dei magistrati, unica casta sociale che gode di totale immunità, seppure non certificata, come invece è quella dei dirigenti delle banche centrali.

La bestia umana assiste impassibile alla costante e continua inibizione dei suoi diritti civili e delle sue libertà personali, nonostante essa sia operata da altre bestie anche più stupide, assiste alla sua persecuzione nel processo istruito contro di lui, in cui non può essere difeso, per effetto delle finte leggi e delle vere consuetudini illecite, è oppresso, e però non solo non si ribella ma, anzi, applaude i suoi oppressori, per “adattarsi” alle frottole imposte dagli idioti che raccontano scempiaggini in televisione e sulla cartaccia stampata.

Dell’autolesionismo Irrazionale
È un percorso di adattamento totalmente autolesionista, che spesso porta la bestia umana al suicidio, ed è quindi una forma di adattamento totalmente irrazionale e anche, ammettiamolo, abbastanza stupida.

Nel regno animale esiste il meccanismo della fuga davanti al pericolo ma non quello della rassegnazione. Si dice che gli animali non siano in grado di comprendere consciamente i processi che mettono a rischio la loro sopravvivenza e che invece la bestia umana sia l’unica in grado di sopportare il proprio processo con pazienza ed imparare a comprenderne le ragioni, cioè, a comprendere che è giusto dare ragione ai suoi aguzzini.

Quando una bestia umana non si “adatta” all’inevitabilità della propria oppressione, viene segregata dagli stupidi che prima e meglio di quella si sono adattati ed adeguati al sistema. Essendo in circolazione in maggioranza soggetti “adattati”, ed essendo più o meno segregati quelli “disadattati”, possiamo dire che in maggioranza la specie umana è costituita da stupidi.

Dell’adattamento, della Rassegnazione e della Rinuncia alla Salute e alla Vita
Se si avverte il problema della scelta dell’adattamento al sistema di oppressione sociale, tributaria eccetera, non c’è più da sorprendersi se la risposta cosciente della bestia umana ad una situazione di dolore fisico, di mutilazione e menomazione del proprio corpo, alla consapevolezza della morte che sopraggiunge, sia, ancora una volta, la scelta dell’adattamento e cioè della rassegnazione.

La capacità di rivolta, la perseveranza, la testarda resistenza, sono parti integranti della vita e della salute umana. La rassegnazione, l’opportunismo, che magari servono per evitare pericoli più immediati, sono risposte che paiono allungare la vita di un breve periodo e che invece l’ammorbano e l’accorciano.

Tanto è vero questo che, se dalla prima metà dell’ultimo secolo, tendono a scomparire poliomielite, difteria e tubercolosi, ed è possibile curare sifilide e polmonite con una semplice iniezione di antibiotico, nella seconda metà dello stesso secolo bisogna introdurre nuova malattia e nuova sofferenza, che sono dovute all’intervento della medicina di monopolio e alle quali la gran parte delle vittime si adeguano.

Una grande quantità di cure mediche sono contemporanee al superamento di certe malattie ma i danni che la medicina arreca alla salute pubblica sono almeno altrettanto significativi. Sono danni noti e ben documentati per la comprensione della paziente coscienza umana. Tuttavia, basta andare in televisione a raccontare una scemenza qualunque e in quella coscienza umana si sbarazzerà il campo della consapevolezza dei fatti storici che è sostituita dall’adattamento della vittima umana irregimentata.

Dei Successi nella Storia dei Ruffiani in Camice
Osservando lo schema evolutivo delle malattie, si vede bene come nell’ultimo secolo i ruffiani in camice condizionino l’andamento delle epidemie, esattamente come fanno gli uomini con le gonne nei secoli che li precedono. Le epidemie vengono e vanno, deprecati da preti e dottori, che non possono farci proprio un accidente di niente. Come gli economisti non sono mai in grado di prevedere le recessioni finanziarie e non le possono fermare, così i rituali dei religiosi e quelli dei ruffiani in camice negli ospedali non prevedono e non influenzano in minima parte le epidemie.

Dopo la seconda guerra mondiale, ma prima che gli antibiotici diventino una routine, tubercolosi, colera, dissenteria e tifo hanno il loro picco infettivo totalmente fuori dal controllo della medicina di monopolio.

Quando se ne comprende l’eziologia e la terapia diviene specifica, queste malattie hanno già perso la loro originale virulenza e perdono importanza sociale.

(Vedi per esempio i numeri “della tubercolosi e della medicina di monopolio”)

Il totale delle morti dei fanciulli con meno di 15 anni, dovute a

febbre scarlatta,
difteria,
pertosse e
morbillo,

per il 90% cala tra il 1860 e il 1965, prima dell’introduzione sul vasto mercato di antibiotici e dei vaccini-assassini

(vedi: R. R. Porter, The Contribution of the Biological and Medical Sciences to Human Welfare, Presidential Address to the British Association for the Advancement of Science, Swansea Meeting, 1971, London: the Association, 1972, p. 95).

Senza dire cretinate come fanno quelli che vanno in televisione, si può affermare che le ragioni di questa regressione delle epidemie sono tre, tutte aliene dall’intervento medico:

1) il miglioramento delle condizioni abitative ed igieniche;
2) la diminuzione della virulenza delle malattie;
3) ultimo e però più importante motivo, la maggiore resistenza fisica all’aggressione infettiva dovuta all'”””alimentazione più ricca”””.

Nelle nazioni più povere dei tempi nostri, si muore ancora di diarrea e d’infezioni del tratto respiratorio, che intervengono più frequentemente, durano più tempo, e portano a morte in tutti quei luoghi in cui si mangia poco e male, a prescindere da quanta attenzione medica sia disponibile

(vedi: N. S. Scrimshaw, C. E. Taylor, and John E. Gordon, Interactions of Nutrition and Infection (Geneva: World Health Organization, 1968).

A metà del diciannovesimo secolo, in Inghilterra, alle epidemie si sostituiscono le sindromi da malnutrizione, come la pellagra il rachitismo e pure queste vengono e vanno per conto loro, senza nessun intervento medico. Più avanti nel tempo, a queste sindromi si sostituisce l’ulcera duodenale negli uomini giovani.

Infine, le epidemie moderne prendono il sopravvento:

le malattie cardiache,
delle coronarie,
l’enfisema,
la bronchite,
l’obesità,
l’ipertensione,
il cancro,
l’artrite,
il diabete e
i cosiddetti disordini mentali.

Il cibo, l’acqua e l’aria, in correlazione con una relativa uguaglianza sociopolitica, e con quei meccanismi “culturali” che rendono possibile il controllo della popolazione, giocano il ruolo più decisivo nel determinare quanto siano in salute gli abitanti di una certa area geografica e quanto abbiano da vivere mediamente.

È pur vero che alcuni medici provano nei secoli andati a spiegare l’utilità del lavarsi le mani e tagliarsi le unghie lerce prima di ficcare le dita nelle fighe bollenti delle loro sventurate pazienti lubrificate, ma vengono tutti ostracizzati (come accade oggi al povero Tullio Simoncini, oncologo e “diabetologo” della medicina allopatica).

 

Un buon esempio storico della persecuzione della pecora nera in camice bianca è la triste storia di G. Gortvay and I. Zoltan, I. Semmelweis, il primo ginecologo della storia dei ruffiani in camice d’occidente che introduce procedure antisettiche nel suo gabinetto, nel 1848. Egli riduce le morti per febbre puerperale di un fattore uguale a 15 e per questo viene isolato dagli altri ruffiani in camice, perché la loro casta è offesa dall’insinuazione implicita secondo la quale essi stessi, attraverso le loro manacce lerce, possano essere portatori di morte (vedi G. Gortvay and I. Zoltan, I. Semmelweis, His Life and Work. Budapest: Akademiai Kiado, 1968).

E allora ci siamo capiti. Dopo il millennio di proibizione del bagno, operato dagli uomini con le gonne del sacro romano impero, finalmente l’era moderna recupera le tradizioni dei bagni romani, le tecniche per lavarsi le mani, il culo e le altre parti del corpo.

I ruffiani in camice non imparano l’uso del sapone prima degli altri, semmai accade il contrario. Il fatto che alcuni medici, sporadici, messi alla berlina e mai ascoltati dai loro stessi colleghi, abbiano suggerito l’uso del sapone e/o di qualche antisettico, non soddisfa affatto il mito che fanno passare i ruffiani delle medicina di monopolio, secondo il quale essi hanno fatto qualcosa per risolvere i problemi delle facili morti del passato.

Quando certe tecniche, l’uso del sapone, delle forbici, delle procedure antisettiche, della contraccezione, della bonifica delle falde d’acqua, della gestione delle fogne e della vaccinazione contro il vaiolo (solo quella), diventano parte di un sistema sociale e culturale, le epidemie se ne vanno da sé, senza nessun aiuto, che non c’è in ogni caso, da parte della finta scienza medica.

Quei pochi medici intelligenti e coraggiosi che offrono raccomandazioni in rapporto alle regole igieniche, soffrono per questa loro “presunzione” e sono destinati a vivere miserabili, da dissidenti.

E però, purtroppo, si può dire lo stesso anche in altri ambiti “professionali”, perché ovunque, come spiega bene il Cipolla, gli stupidi sono sempre in soprannumero.

Si potrebbe allora indulgere all’illusione dell’ignoranza indotta dalla sola propaganda e questo sarebbe pure un approccio assennato, ma solo in parte.

Infatti l’ignoranza non giustifica l’adattamento.

Uno può non sapere anche nulla di quali siano le verità dei fatti e però dal non sapere nulla al credere a tutte le frottole di televisione e cartaccia stampata c’è un divario enorme.

Nonostante tutte le bestie umane siano suscettibili di suggestione, non siamo tutti suggestionabili nella stessa misura.

Il fatto che un numero smisurato di contribuenti (e di malati e di prossimi malati) continui a farsi gabbare dalla suggestione della propaganda ci dà la misura tragica del tremendo sovrannumero degli stupidi.

E con chi mi obietta dando la colpa alle istituzioni, ai sistemi scolastici e ai famigerati mezzi di disinformazione di massa organizzati, concordo solo in parte.

Il condizionamento operante non è stato inventato dallo storico ruffiano in camice Ivan Pavlov, perché i trucchi per raccontare frottole per togliere la roba e la vita ai cristiani, e agli altri creduloni delle varie frottole religiose del mondo, li conoscono bene e li praticano da secoli gli uomini con le gonne di tutte le regioni del mondo civilizzato.

Quelli sono dei furbi, dei ruffiani, che sfruttano la stupidità e la credulità popolare per campare sul lavoro degli altri e ingrassare sulla pellaccia e sulla schiena ricurva di chi lavora.

Ma quella stupidità e quella generalizzata credulità popolare esiste da molti secoli e non è stata inventata o scoperta dai mentecatti della disinformazione moderna, che a loro volta sono degli stupidi, anche se milionari.

A chi dare allora la colpa di tanta stupidità, se non ad un insano miracolo della natura?

Della Finta Guerra alla Droga e alla Finta Criminalità Organizzata

INDICE
1.0. Della finta guerra alla droga e al crimine organizzato
1.1. Dei pretesti per imporre leggi liberticide
1.2. Del trucco dell’attenzione mal diretta
1.3. Del problema centrale
1.4. Delle cinque fasi delle logiche restrittive
1.5. Della cosiddetta guerra alla droga
1.6. Della prima guerra dell’oppio
1.7. Dell’imposizione del traffico di droga in Cina
1.8. Palmerston e Hong Kong
1.9. Della seconda guerra dell’oppio
1.10. Delle famiglie della droga, degli schiavi e del cotone
1.11.Della regolazione restrittiva del narcotraffico

2.0. Dell’oppio, della MAFIA e della rivoluzione industriale
2.1. Della struttura mercantile britannica e del traffico di droga
2.2. Delle bande di assassini di Giuseppe Mazzini
2.3. Dei Sovversivi mazziniani negli Stati Uniti d’America
2.4. Degli obiettivi
2.5. Lucky Luciano
2.6. Fronte del porto
2.7. Dell’invasione della Sicilia e dell’Italia
2.8. Don Vito Genovese
2.9. Della liberazione di Lucky Luciano
2.10. Della cooperazione delle organizzazioni militari
2.11. Delle triangolazioni di Lucky Luciano
2.12. Dell traffico di droga imposto anche ai criminali
2.13. Licenza d’uccidere
2.14. Della rapina alle classi medie e a quelle meno protette
2.15. Delle attività clandestine della criminalità organizzata non clandestina
2.16. Marsiglia, sangue ed esportazioni di eroina

3.0. Del processo di successione di Lucky Luciano
3.1. Un caffè all’aeroporto di Napoli
3.2. Della guerra dei ranghi di base
3.3. Dell’organizzazione delle rotte orientali
3.4. Della produzione interna d’oppio in Cina
3.5. Dell’opportunità di far durare la guerra
3.6. Del traffico di droga del governo francese
3.7. Della prestazione statunitense in Indocina
3.8. Dell’insurrezione e della contro-insurrezione
3.9. John Foster Dulles
3.10. KMT, rapinatori e assassini al governo repubblicano
3.11. Delle cricche tailandesi
3.12. Del naviglio e degli aeroplani donati alla polizia
3.13. Della polizia, del narcotraffico e della logistica
3.14. Della distribuzione interna
3.15. Del controllo di crimine e anticrimine
3.16. Così gira il mondo
3.17. Della successione di Phao
3.18. Delle finte rievocazioni del Vietnam al MIT
3.19. Dei padri fondatori della moderna Shanghai
3.20. Tu Yueh Sheng
3.21. Della cacciata dei rapinatori repubblicani
3.22. Della censura dell’oppio e della promozione dell’eroina
3.23. Del triangolo d’oro
3.24. Air America
3.25. Della criminalità organizzata non clandestina
3.26. Dei soliti nomi
3.27. Della finta guerra alla droga e della finta lotta al finto terrorismo
3.28. Cenni storici
3.29. Del terrorismo artificiale in medio oriente
3.30. Del trucco della finta guerra alla droga

INIZIO

1.0. Della finta guerra alla droga e al crimine organizzato
1.1. Dei pretesti per imporre leggi liberticide
I burattini ai governi ricalcano le formule delle finte emergenze per adottare i formali sistemi d’oppressione che servono a sottomettere sempre di più i cittadini già irreggimentati. Oltre alla finta lotta al terrorismo e alla finta lotta alla criminalità organizzata, a scadenze cicliche, dedicano grande fanfara, e disperdono grandi quantità di denaro pubblico, per la finta lotta alla droga. Queste altre due finte lotte completano la rosa delle finte lotte più in uso dai fabbricatori dei pretesti funzionali alla manipolazione del diritto e della giustizia, per assoggettare ed opprimere i lavoratori delle classi medie e di quelle anche meno protette, quelli dell’agricoltura e, più in generale, tutti i contribuenti delle comunità produttive. Il terrore panico, indotto dalla propaganda per il controllo sociale in seguito ad ogni singolo spaventoso evento artificiale, è il pretesto che giustifica l’introduzione di altre norme liberticide e la progressiva inibizione delle garanzie costituzionali, dei diritti civili degli individui e delle loro libertà personali; quella paura artificiale è fabbricata sistematicamente anche per questo scopo.

1.2. Del trucco dell’attenzione mal diretta
Oltre a giustificare l’introduzione di norme e sistemi inquisitori liberticidi, le finte lotte e le finte emergenze servono altro scopi: assieme allo sport, agli spettacoli televisivi, alla propaganda del cinematografo, alle scemenze dispensate dai giornalisti ignoranti dell’industria dell’informazione e dell’intrattenimento, ai finti viaggi nello spazio, alle finte epidemie, alla falsa emergenza del finto surriscaldamento del pianeta e ad altri miti inventati dalle teste vuote più fantasiose, le finte lotte e le finte emergenze servono a distogliere costantemente l’attenzione delle greggi di lavoratori contribuenti dai gravi fatti che opprimono le società sottomesse alle oligarchie del potere monetario. Per tentare, almeno in parte, di fuggire l’oppressione, bisognerebbe smettere di credere che essa si ha come male necessario, o che si abbia a maggior “protezione” di chi viene oppresso. Quando si viene ammanettati, è difficile che ciò sia nell’interesse della sicurezza di chi viene ammanettato. Se è vero che la cosiddetta “criminalità organizzata” gestisce il grande traffico di droga e se si dimostra che i soggetti che gestiscono la criminalità organizzata sono gli stessi che hanno gli incarichi istituzionali per combatterli, si sa pure abbastanza per capire che la lotta alla droga, la lotta dei grandi trafficanti contro sé stessi, è una lotta fasulla. I fondi per combattere le finte emergenze complementari vengono stanziati a livello internazionale, è denaro pubblico e centinaia di migliaia di persone sono impegnate in una miriade di operazioni d’indagine e di spionaggio che hanno per oggetto piccoli spacciatori, piccoli trafficanti, piccoli ricettatori, piccoli riciclatori e piccoli consumatori di droghe illegali. E però, le grandi banche, le forze armate e le agenzie di spionaggio anglo-americane, possono continuare indisturbate – e impunemente – a riciclare trilioni di dollari provenienti dalla grande distribuzione organizzata di stupefacenti illegali che viene prodotta – sistematicamente – nelle zone di guerra, trasportata in occidente con aerei da trasporto militare – i quali non fanno dogana – e distribuita in tutto il mondo.

1.3. Del problema centrale
L’organizzazione impunita e funzionale del traffico internazionale di narcotici illegali ci riconduce nuovamente al sistema bancario internazionale, alla “grande usura”. Se sono gli stessi enti di Stato ad organizzare il grande narcotraffico, a riciclare trilioni di dollari, assieme alle grandi banche, i cui funzionari godono formalmente delle immunità extraterritoriali totali, non potrebbero rendersi la vita meno complicata? Perché non cercano di evitare gli occasionali conflitti con gli investigatori testardi o le intercettazioni delle agenzie di spionaggio concorrenti, legalizzando nuovamente le droghe? Perché sono così moralisti, così bacchettoni, e insistono a mantenere le droghe illegali? Perché, per il tramite dell’illegalità, il prodotto da distribuire si vende a prezzi esageratamente lievitati. Il trucco del proibizionismo non è altro che una diramazione delle tecniche commerciali restrittive, delle politiche economiche restrittive, che ho spiegato un po’ più in dettaglio in “Rapporti Economici – Dei vantaggi economici dell’austerità e delle altre politiche restrittive

Il problema qui non è se sia giusto o sbagliato drogarsi o vendere droga; le libertà individuali dovrebbero trovare un limite preciso solo ed esclusivamente quando i comportamenti dei cittadini liberi intaccano nei fatti le libertà degli altri cittadini liberi.

1.4. Delle cinque fasi delle logiche restrittive
C’è una prima fase storica-economica in cui i mercanti inglesi, francesi e portoghesi, accumulano grandi fortune in denaro con il commercio, che consiste nel trasportare merci da un luogo ad un altro, di una serie di derrata fra le quali anche le droghe. Poi c’è una fase successiva nella quale quegli stessi mercanti si accorgono che possono guadagnare molto di più lavorando meno, grazie alle politiche restrittive. C’è allora una terza fase, in cui si mettono d’accordo fra di loro e fanno giungere a destino sempre meno prodotto, in modo che i prezzi, che prima, con l’aumento dell’offerta, tendevano a calare, ora salgono, aumentano, anche fuori misura. L’esasperazione della terza fase forza una quarta fase, nella quale essi si arricchiscono ancora di più, prestando il denaro che hanno in eccesso e pretendendo il pagamento dell’interesse per l’usura; infine, nella quinta fase, fabbricano la moneta, applicano le politiche restrittive anche all’offerta del denaro e ottengono risultati analoghi con i conseguenti, sproporzionati, aumenti dei prezzi. Con la droga e con il petrolio accade nient’altro che lo stesso processo: s’impongono, con la forza, e con diverse pretestuose manovre di guerra di religione e di finte rivoluzioni sociali, le politiche restrittive, per aumentare e tenere altissimi i prezzi. La droga, in un dato momento storico, viene dichiarata illegale e, bombardando i contribuenti con la propaganda del cinematografo e della stampa, considerata assolutamente immorale in tutto il mondo dominato. Il risultato è che un grammo di cocaina costa centinaia di volte in più rispetto a quanto varrebbe in una logica di mercato non monopolizzato e privo di forzature restrittive. Il petrolio si rende precario, con le guerre o con le finte crisi petrolifere, e la risultante è l’aumento repentino del 400% del prezzo, in una notte. La moneta si produce in abbondanza dal nulla e senza costo ma, in periodi restrittivi come quello presente, si decide di non distribuirla alla produzione e alle famiglie e di strozzare le dinamiche economiche naturali con la terribile leva dell’estorsione fiscale. Le politiche restrittive soddisfano molte finalità della grande usura, producono eccezionali guadagni (che sono giustificati dalla restrizione forzosa e fraudolenta) e offrono tutti i pretesti che servono per imporre ulteriore austerità ed altri sistemi articolati di norme oppressive.

1.5. Della cosiddetta “guerra alla droga”
Nel maggio del 1999, presso la University of Southern California, si allestisce una sorta di tribunale per trattare con le chiacchiere sul tema della “guerra alla droga” e sul coinvolgimento costante della CIA nel traffico di droga. Uno dei relatori invitati all’evento del USC, il capo della polizia di San Jose, allora in pensione, Joseph McNamara, giunto al nocciolo del suo tedioso discorso, afferma:

“quando Richard Nixon iniziò la guerra alla droga, nel 1972, i fondi stanziati a livello nazionale per tale guerra alla droga ammontavano ad un totale di 101 milioni di dollari. Ai giorni nostri, il totale della somma stanziata ogni anno per la guerra alla droga è di 20 miliardi di dollari. Eppure, ci sono oggi molte più droghe illegali in questo paese, sono meno costose, e sono di migliore qualità rispetto al 1972.”

Questa considerazione può valere benissimo per i giorni nostri, intatta, sia nelle Americhe che in Europa e che nel resto del mondo. Le finte lotte costano ma non cambiano proprio un bel niente. Per avere un’idea di come la guerra alla droga sia solo una tragica – e costosissima – farsa, proviamo a vedere come nasce il fenomeno del traffico internazionale di droga. Andiamo ad osservare il periodo storico, relativamente recente, non distante nel tempo dai fatti dell’imposizione violenta delle banche centrali negli Stati Uniti, dallo sviluppo dei traffici marittimi inglesi e dall’avvio e dallo sviluppo della rivoluzione industriale che, per i primi 40 anni, è un fatto tutto – squisitamente ed esclusivamente – inglese.

 

1.6. Della prima guerra dell’oppio
Le guerre dell’oppio, pur essendo guerre vere, anticipano la moderna finta guerra alla droga. Allora come ora, esse non sono guerre contro la droga, sono guerre per la droga. Nel 1715, la compagnia britannica delle Indie orientali apre il suo primo ufficio in estremo oriente, nel porto cinese di CANTON (Guangzhou). I mercanti inglesi importano dalla Cina la seta, il tè e altre derrate, pagando con argento, l’unico mezzo di scambio internazionale accettato dall’imperatore cinese. Per evitare l’esportazione dell’argento, il re inglese, George III, incarica la compagnia delle indie orientali d’iniziare a muovere verso la Cina grandi quantità d’oppio dalla colonia inglese del Bengala. Lo scopo è quello di vendere oppio ai mercanti cantonesi per compensare il disavanzo della bilancia dei pagamenti. Nell’opera di Adam Smith, agente dei servizi segreti inglesi collocato presso la compagnia delle indie orientali, dal titolo Wealth of Nations, si spiegano chiaramente le politica di saccheggio coloniale inglese. Lo stesso Adam Smith sostiene caldamente, e promuove, l’incremento massiccio delle esportazioni d’oppio dalle indie verso la Cina. Dopo la rivoluzione della colonia statunitense contro l’installazione di banche centrali inglesi sul suo territorio, Adam Smith raccomanda ai suoi padroni, ancora più caldamente di prima, ulteriori drammatici aumenti dei traffici d’oppio verso la Cina, come per rifarsi delle perdite subite o come per evitare di correre gli stessi rischi di ribellione da parte delle colonie orientali. Dal 1801 al 1820, le statistiche ufficiali delle esportazioni britanniche di droga verso la Cina contano circa 5000 casse d’oppio all’anno. Dopo il 1820 si forma una rete d’imprese per favorire la distribuzione dell’Oppio in Cina e sono tutte controllate e finanziate dalla compagnia delle indie orientali. La maggiore di queste imprese è la Jardine Matheson & Co. Ltd, che ha operazioni in corso, anche ai giorni nostri, nel traffico dell’eroina in estremo oriente. Dal 1830 al 1831 il numero di casse d’oppio importate in Cina passa da 5.000 a 18.956; nel 1836 si superano le 30.000 casse d’oppio. Dal 1829 al 1840, secondo i dati della corona di Gran Bretagna, entrano in Cina 7 milioni di dollari d’argento e ne escono 56 milioni, tutti guadagnati dal traffico di droga in incremento. Quando l’imperatore cinese decide di fermare il traffico di droga a Canton, per controllare il drenaggio dell’argento e forse anche la crescente intossicazione dei mandarini drogati, la corona britannica muove le sue potenti cannoniere contro la Cina.

 

1.7. Dell’imposizione del traffico di droga in Cina
Nel 1839, l’imperatore cinese nomina un commissario speciale, l’arrabbiatissimo Lin Tse-Hsu, per fermare il traffico di droga a Canton. Lin lancia subito una campagna anti-droga e dà un bel giro di vite alle bande della Triade, riorganizzate dai gesuiti e sponsorizzate dalle compagnie mercantili britanniche per lo smercio al dettaglio degli stupefacenti. La società denominata Triade è anche conosciuta con il nome di “società del cielo e della terra“, è una sorta di setta religiosa vecchia di secoli, soppressa dalla dinastia Manchù per via della sua violenta opposizione ai programmi di riforma del governo. Il gruppo Triade di Canton viene riformato e coltivato dai buoni padri gesuiti e anche dai bravi missionari della chiesa cattolica inglese; più tardi, elementi della Triade sono ingaggiati direttamente dalle compagnie delle indie orientali per il traffico di droga; siamo all’inizio del diciannovesimo secolo. Quando Lin tenta di arrestare uno di questi spacciatori, impiegati, dipendenti diretti, delle compagnie mercantili inglesi, il commissario della nobile corona di Gran Bretagna, il capitano Charles Elliot, interviene per proteggere lo spacciatore di droga con la flotta militare di sua maestà britannica. Quando poi Lin fa circondare i magazzini con le spedizioni di tè pronte per il carico, per farsi consegnare dai mercanti le loro scorte di oppio, Elliot assicura i trafficanti di droga che la corona britannica avrebbe coperto tutte le loro perdite.

 

1.8. Palmerston e Hong Kong
Il 13 ottobre del 1839, il primo ministro inglese Palmerston invia un dispaccio segreto a Elliot e lo informa che una spedizione militare è stata inviata e che dovrebbe giungere a Canton in marzo, nel 1840; il 23 novembre gli manda un’altra nota segreta con la quale gli dà istruzioni su come condurre le trattative con i cinesi, dopo che saranno stati fracassati dalla flotta britannica. La nota di Palmerston si rifà ad un memorandum scritto da Jardine il 26 ottobre 1839, con il quale i trafficanti di droga domandano all’imperatore cinese:

a) la liberalizzazione del traffico dell’oppio in Cina;
b) un indennizzo di 2 milioni di sterline in cambio dell’oppio sequestrato da Lin;
c) la sovranità territoriale della corona britannica su talune individuate isole offshore.

La marina militare inglese arriva in forze nel giugno del 1840 e il potere distruttivo della flotta vince qualsiasi tipo di resistenza. Nel 1842 l’imperatore cinese è
costretto ad accettare le condizioni inglesi e firma il trattato di Nanjing. Le condizioni sono peggiorative, dopo che si mettono al lavoro le cannoniere. Il trattato comporta il pagamento alla corona britannica di 21 milioni di dollari in argento e il controllo territoriale dell’isola di Hong Kong. Secondo l’analisi di Kalimtgis, Goldman e Steinberg, Hong Kong è tutt’ora la capitale britannica del traffico internazionale di droga.

 

1.9. Della seconda guerra dell’oppio
Una dozzina d’anni dopo il trattato di Nanjing, la corona britannica avvia la sua seconda offensiva contro l’impero cinese (1858-1860), ottenendo guadagni anche più cospicui per i trafficanti di droga. La banca mercantile britannica e le imprese commerciali fondano la Hong Kong & Shanghai Corporation (1864), che è ancora ai nostri giorni la stanza di compensazione centrale per le transazioni finanziarie dell’estremo oriente, relative al mercato nero dell’oppio, dell’eroina e degli altri derivati dell’oppio. Lord Palmerston, sommo sacerdote dei riti massonici scozzesi, riprende la carica di primo ministro, nel giugno del 1859, con il preciso intento di estendere i mercati della droga anche nel nord della Cina imperiale. Collaboratore stretto di Palmerston, presso la segreteria agli esteri, è Lord John Russell, nonno del perfido Lord Bertrand Russell. Nel 1859 una spedizione franco inglese, incaricata di assediare i forti di Taku, rimane arenata nel suo porto, impantanato di fango, e parecchie centinaia di marinai vengono catturati o uccisi nel patetico tentativo di guadare su fango e sabbia fino a terra.

– “Dobbiamo farli pentire per quest’oltraggio” – scrive Palmerston a Russell e il Times di Londra inizia subito una campagna per il sangue, pubblicando:

“L’Inghilterra, con la Francia, ma anche senza la Francia (se necessario), darà una tale lezione a queste perfide orde che la parola “Europa”, d’ora in poi, sarà il passaporto del terrore…”

Nel 1860 una coalizione franco-inglese assedia Pechino, distruggendo tutto ciò che può, anche dopo la sua resa, e Pechino cede in un giorno, quasi senza resistenza. Lord Elgin, contrariando la direzione delle forze francesi, ordina di saccheggiare i templi, i santuari, i sepolcri, e di mettere tutto a “ferro e fuoco”, per lasciare un segno dell’assoluto disprezzo britannico nei confronti dei cinesi e della Cina.

Quattro anni dopo il trattato di Tianjin, il 25 ottobre 1860, la Gran Bretagna controlla sette ottavi dei commerci in Cina, per un valore che, solo nel 1864, è di 20 milioni di sterline. Nei venti anni successivi, le esportazioni d’oppio dalle colonie inglesi in India crescono dalle 58.681 casse del 1860 alle 105.508 del 1880, la maggior parte delle quali sono dirette verso la Cina. Negli anni, i trafficanti d’oppio diversificano anche le loro esportazioni verso la Cina, quadruplicando le quantità di cotone venduto in precedenza.

 

1.10. Delle famiglie della droga, degli schiavi e del cotone
La seconda guerra dell’oppio s’incastra con l’obiettivo principale della politica estera britannica (la quale è sotto la pressante influenza delle oligarchie della grande usura): quello di distruggere gli Stati Uniti d’America – dove faticano ad imporre una banca centrale di loro proprietà – impiantandoci una finta guerra civile che, fra le altre cose, disturba la produzione del cotone nelle regioni del sud. Il commercio di schiavi e di cotone nel sud degli Stati Uniti d’America è gestito dalle stesse famiglie scozzesi che organizzano il traffico di droga in oriente.

La famiglia Sutherland, fra i maggiori trafficanti di schiavi e di cotone del sud, ha in sé cugini di primo grado di quel tale Matheson della Jardine Matheson; i Baring, che fondano la Peninsular & Orient Steamship Line, fortemente coinvolta nei traffici d’oppio, sono i maggiori investitori nelle US clipper shipping dai tempi della rivoluzione americana contro i banchieri inglesi; i Rothschild, assieme ai loro cugini banchieri ebrei newyorchesi Lehman di Lehman Bros., iniziano tutti le loro attività negli Stati Uniti, prima della finta guerra “civile”, con il traffico di schiavi e di cotone. Chi fonda la Hong Kong and Shanghai Corporation nel 1864? Le stesse famiglie di mercanti, accentrate attorno alla monarchia britannica, che dirigono il traffico di droga della compagnia delle indie orientali.

1.11. Della regolazione restrittiva del narcotraffico
Nel 1911 si tiene una conferenza internazionale a The Hague per regolare il narcotraffico. L’obiettivo ufficiale è quello di ridurre il traffico e il consumo di droga fino alla loro completa soppressione. Il successo della conferenza dipende dal rispetto dell’accordo sottoscritto fra i rappresentanti di Cina e Gran Bretagna nel 1905. In base all’accordo, i mercanti cinesi devono ridurre l’importazione di droga dalle altre colonie britanniche e la corona di Gran Bretagna deve ridurre la sua esportazione di droga dalle altre colonie britanniche verso la Cina.

Il traffico prende allora a concentrarsi maggiormente nelle basi extraterritoriali di Hong Kong e Shanghai, le quali, non a caso, diventano ricchissime e lo sono ancora. I “covi” legalizzati per il traffico d’oppio salgono a Shanghai dagli 87 del 1911 ai 663 del 1914. Nello stesso tempo le cosiddette Triadi, e le altre organizzazioni criminali sponsorizzate dai mercanti britannici e organizzate dai padri gesuiti, intensificano i traffici, questa volta illegali, di droga all’interno della terraferma cinese. Ciò che è legale nelle regioni a statuto speciale non lo è in quelle della terraferma imperiale e perciò i trafficanti di droga comprano legalmente, e quindi a prezzi “onesti”, la roba a Hong Kong e Shanghai per poi rivenderla illegalmente, e quindi a prezzi esagerati, nella terraferma cinese e pure nel resto del sud est asiatico, della parte che prospera. I profitti del traffico di droga salgono vertiginosamente in conseguenza del fatto che la vendita di droga è diventata illegale e il ciclo produzione-distribuzione è quasi interamente affidato al mercato nero che, tra i tanti vantaggi, ha quello d’ingrassare nelle proprie fila diversi taglia-gole senza scrupoli, i quali, operando con metodi più spediti al fianco delle guardie in divisa, sono utilissimi per far sparire la concorrenza.

 

Delle imposte sui profitti illeciti
Un’altra conseguenza formale delle politiche restrittive, ironica ed interessante allo stesso tempo, è che i mercanti britannici, non potendo più registrare il loro commercio d’oppio legalmente, non sono più tenuti a pagare le imposte sui profitti – divenuti illeciti ma centuplicati – che registrano dopo le due guerre dell’oppio.

Il traffico di droga, reso illegale, diventa enormemente più redditizio, per l’inevitabile e smodato aumento dei suoi prezzi – aumento dovuto alle politiche restrittive

– e i profitti sono esenti da imposte. Rendere illegale il traffico dell’oppio e dei suoi derivati, significa affidarlo al mercato nero, per gestirlo in regime di monopolio ed aumentarne i prezzi, strozzando l’offerta e facendo soffrire la domanda. Che il governo britannico affidi i suoi traffici di droga al mercato nero è la prova del suo progetto di gestirne la vendita in monopolio e questo è persino ammesso formalmente da un delegato britannico, durante la quinta sessione del comitato dell’oppio presso la Lega delle Nazioni, quando gli viene contestato che le cifre dell’oppio introdotto in Giappone sono parecchio più elevate rispetto ai dati ufficiali della corona britannica.

Anche in India la politica ufficiale del governo britannico è per la droga, è per mantenere la produzione e il consumo d’oppio fiorente. Lord Inchcape, presidente della India Commission, avalla la produzione locale dell’oppio ed è un diretto discendente di quel Lord Inchcape che, nel secolo precedente, fonda la Peninsular & Orient Steamship Line; egli contribuisce a fondare la Hong Kong & Shanghai Corporation, per il riciclaggio dei proventi del traffico di droga. Da allora fino ai giorni nostri, c’è sempre un Lord Inchcape nei consigli d’amministrazione della Peninsular & Orient Steamship Line e della Hong Kong & Shanghai Corporation.

 

2.0. Dell’oppio, della MAFIA e della rivoluzione industriale

2.1. Della struttura mercantile britannica e del traffico di droga
L’oppio è collocato nella fase finale del ciclo della domanda di abiti in cotone prodotti dalla grande industria delle piccole isolette britanniche. Le imprese portano il cotone, importato dagli Stati Uniti d’America, a Liverpool, dove lo fanno mulinare e lavorare da donne e fanciulli estremamente mal pagati e mal nutriti, il prodotto finito lo esportano poi verso l’India, la cui economia paga per gli abiti (ma anche per le ferrovie e tutte le altre ferraglie necessarie alle infrastrutture) con l’oppio prodotto in Bengala. L’oppio viene poi esportato e venduto in Cina, in cambio di argento, l’argento se ne va in Gran Bretagna e il ciclo si chiude, dopo aver messo in ginocchio l’economia dell’impero cinese, pinnacolo della civiltà del mondo, e messo alla fame i contadini delle zone cinesi meridionali del Guangdong e del Fujian. Senza la domanda finale di droga della Cina, l’intera struttura mercantile britannica non potrebbe stare in piedi. Palmerston è perfettamente consapevole del fatto che il futuro dei grassissimi commerci britannici dipende fondamentalmente dal traffico di droga e considera infatti “organizzare, imporre e proteggere la domanda cinese d’oppio una priorità fondamentale per la corona inglese”

 

2.2. Degli assassini di Giuseppe Mazzini
L’organizzazione di una fitta rete di società segrete (e sovversive), di assassini e trafficanti di droga, distribuiti in tutte le regioni utili del mondo, va di pari passo con lo sviluppo del traffico d’oppio, serve per curare la distribuzione della droga a livello locale e per eliminare fisicamente chi al traffico si oppone. Il cosiddetto “eroe dei due mondi”, Giuseppe Mazzini, è uno degli avventurieri di questa rete criminale e la società segreta che egli organizza in Italia, per conto dei suo padroni inglesi, è proprio la gloriosa “giovane Italia“.

Le società segrete con affinità etniche sono usate con finalità sovversive un po’ ovunque, dall’oligarchia britannica, e anche negli Stati Uniti d’America, fin dal 1843, dove coordinano l’immigrazione di particolari elementi italiani e cinesi, indirizzati in quei luoghi d’avventura in virtù delle loro particolari specialità. Abbiamo visto che le società segrete, quelle associazioni di tipo sovversivo caratterizzate da riti esoterici e giuramenti di sangue, originano in Gran Bretagna e la massoneria scozzese deve esserne la coordinatrice principale, perlomeno per ciò che attiene ai fatti di questo studio sulla finta guerra alla droga. L’installazione negli Stati Uniti d’America di società segrete, costituite da precisi gruppi etnici, è in sé un fatto complesso. Qui si fanno solo alcuni cenni a qualche nome italiano e a qualche soggetto cinese ma la pratica riguarda anche ben altri gruppi di fanatici di ordini religiosi, molti dei quali provenienti dalla Romania. La MAFIA italiana può apparire un fenomeno più familiare e comprensibile per un italiano e un occidentale in genere ma alcuni dettagli spesso trascurati a proposito di MAFIA italiana, riguardano il fatto che Giuseppe Mazzini è lo sponsor ufficiale della MAFIA italiana, che Giuseppe Mazzini lavora alle dirette dipendenze del primo ministro britannico Benjamin Disraeli, che egli riceve finanziamenti dalle più importanti famiglie di banchieri in Gran Bretagna – i Rothschild e i Montefiore in testa – e che questi tre rappresentanti del potere monetario sono tutti strettamente legati all’ordine di Sion. Il fatto che il Mazzini sia riconosciuto dai suoi contemporanei come il padre fondatore della MAFIA italiana si cava pure dal ritornello sarcastico e critico circa le attività segrete dei suoi affiliati, secondo il quale, l’acronimo “MAFIA” corrisponderebbe a “Mazzini Autorizza Furti Incendi e Attentati”.

 

2.3. Dei Sovversivi mazziniani negli Stati Uniti d’America
I primi insediamenti di famiglie associate alla criminalità organizzata italiana negli Stati Uniti d’America sono gli ormai famosi (dopo la crisi finanziaria artificiale del 2008) Lehman e i Lazard. Si basano a New Orleans e sono i nonni e poi i padri degli attuali banchieri omonimi di Wall Street. New Orleans diventa quindi la prima base ospitante i prossimi immigrati della rete degli affiliati di Giuseppe Mazzini.

La prima attività sovversiva organizzata dal Mazzini negli Stati Uniti d’America rimane agli atti come la guerriglia del generale Pike, che si ha negli stati del sud. Per la fortuna dei nostri predecessori, l’oppio e la morfina non sono state sempre droghe illegali; l’eroina è relativamente più recente rispetto alle altre due e non viene resa illegale fino al 1924. Diversi autori americani hanno circostanziato moltissimi fatti interessanti sui traffici delle droghe illegali e sulle dinamiche logistiche con le quali la produzione e il consumo del pianeta s’incontrano; purtroppo, anche quelli, non possiamo vederli tutti e dovremo accontentarci di discuterne qui solo con alcuni cenni.

 

2.4. Degli obiettivi
Sono due gli obiettivi di questo breve lavoro:

1) dimostrare che la guerra alla droga è un bidone, come le altre finte emergenze, le quali sono sempre fabbricate per giustificare atti e leggi progettati a danno dei diritti e delle libertà dei dissanguati contribuenti che i governi delle nazioni opprimono;

2) osservare i livelli di civiltà di questi dominatori “britannici”, i quali hanno imposto con i cannoni l’importazione di oppio in Cina, hanno quindi industrializzato il commercio di droga, fondato le banche centrali nel sud est asiatico e finanziato il resto della rivoluzione industriale.

La grande distribuzione dell’oppio non è un’attività esclusivamente inglese. Per secoli gli avventurieri occidentali si sono arricchiti con il traffico di stupefacenti, la differenza è che i britannici lo hanno istituzionalizzato e, la prassi istituzionale statunitense, che deriva da quella britannica o, per meglio dire, da quella di certe specifiche famiglie collocate prevalentemente in Gran Bretagna, segue esattamente la stessa linea.

Solo sei anni dopo la data in cui si attribuisce a Colombo la scoperta dell’America, l’esploratore portoghese Vasco de Gama giunge in India. Subito dopo le caravelle portoghesi si spingono fino alla terraferma cinese ed agli arcipelaghi indonesiani. L’oppio medicinale circola tranquillamente in quel triangolo (India, Cina e Indonesia), assieme al tabacco importato dal Brasile, alla seta e alle spezie, che costituiscono la parte ufficiale del traffico.

Quando Santo Trafficante vola verso il sud est asiatico, ci va con lo scopo di unirsi ad una tradizione secolare di commercianti di droga occidentali che fanno fortuna in Asia. Trafficante compra oppio in Asia per importarlo negli Stati Uniti d’America e questa è la differenza fondamentale fra il traffico di droga moderno e quello passato: sono entrambi gestiti da vertici di cariche istituzionali, i vertici che obbediscono alle stesse casate di un tempo, protette dalle forze armate delle nazioni più potenti. Però, nel traffico del passato, si promuove la tossicodipendenza nelle regioni asiatiche mentre, in epoca moderna e contemporanea, la si propone in quelle occidentali. La relativamente recente crescita della produzione su larga scala di eroina nel sud est asiatico è la culminazione di quattrocento anni d’interventi di politica estera occidentale in Asia.

Nel 1500, mercanti portoghesi, inglesi e francesi introducono la pratica del fumo dell’oppio in Asia. nel 1700 le compagnie delle indie orientali impongono il loro monopolio del traffico di droga nell’area, forzando a cannonate l’imperatore della Cina a importare i loro prodotti. Da lì al 1800, il traffico di droga è il perno attorno al quale girano tutte le rotte mercantili britanniche, la rivoluzione industriale e lo smodato sviluppo della finanza internazionale.

L’oppio e i suoi derivati, eroina e morfina, hanno un loro sviluppo in occidente, molto prima che siano resi illegali. Divenute quelle droghe illegali, l’industria farmaceutica di Bayer, Farbenfabriken of Elberfeld co. ne riduce le quantità importate da distribuire, che in precedenza giungono assieme alle aspirine, e il traffico si affida alla gestione delle organizzazioni criminali clandestine, come le famiglie mafiose di varie nazionalità, e anche delle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine, come i servizi segreti inglesi, la CIA e i loro derivati.

 

2.5. Lucky Luciano
La seconda guerra mondiale rende difficile le importazioni di droga negli Stati Uniti d’America, per motivi più che altro logistici. Tuttavia, sappiamo che quella è una guerra che in America la si combatte ben poco e, con ciò considerato, le organizzazioni dedite all’importazione di droghe pesanti s’impegnano, anche in tempo di guerra, per trovare soluzioni tecniche che consentano loro di riprendere a sviluppare il traffico, quantomeno a fine conflitto e possibilmente intensificandolo, per recuperare il prezioso tempo perduto durante i bombardamenti anglo-americani e l’invasione anglo-americana dell’Europa e del resto del mondo.

Ed è proprio la prossima invasione dell’Europa che dà il pretesto alle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine per sguinzagliare e rimettere in forze i trafficanti più celebri delle ottimamente note organizzazioni criminali illegali e clandestine.

Negli Stati Uniti d’America, si narra ancora la vicenda di un leggendario eroe criminale italiano, che ancora tutti ricordano con grande affetto, il famoso Salvatore Lucania, detto Lucky Luciano, celebrato senza critica da certi giornalisti italiani di lungo corso (vedi l’attore Furio Colombo, per un esempio), ammaliati dal fascino dell’eroe aitante, che si fa fotografare ammanettato ma rimane pur sempre elegante.

Luciano è detenuto in carcere ed è considerato, dai piedipiatti del suo tempo, il cervello più importante nella rete criminale illegale e clandestina italo-americana. La sua liberazione dagli istituti correzionali statunitensi produce un bagno di sangue della vecchia guardia di famiglie dell’onorata società e la costituzione del sindacato mafioso più potente e incontrastato dell’epoca. Forse ciò è dovuto al fatto che Luciano ha una mente brillante, o che è più feroce (e più organizzato) dei suoi compari e concorrenti, o magari che è solo più abile e fortunato e chissà quante altre qualità avranno attribuito al suo mito i giornalisti italiani e quelli della propaganda statunitense. Il fatto sta che Luciano esce dalle prigioni americane perché è assistito da pubblici ufficiali abbastanza autorevoli da dargli tutto lo spazio che vuole, tutto l’equipaggiamento che gli serve e tutti i documenti di cui ha bisogno per viaggiare e organizzare una rete di traffico internazionale, che va dai lidi siciliani al porto di Marsiglia, dalle Coste degli Stati Uniti d’America, a quelle di Cuba e dei Caraibi, con una fitta rete di contatti ed alleanze – vedi quella con Meyer Lansky, delle incontrastate bande criminali ebree, per più di 40 anni – sia nelle Americhe che in altre parti del mondo.

 

2.6. Fronte del porto
Anche per liberare Lucky Luciano è necessario volgere gli occhi alla bandiera e usarla come foglia di fico per coprire le vergogne e la distrazione dei pubblici funzionari, rispetto alla legge in genere ed al codice penale. Le prime collaborazioni fra Luciano e i servizi di spionaggio della marina militare statunitense si hanno per il controllo dei porti. Non si spiega bene come, Luciano nel 1943 controlla certe zone portuali delle West Side docs e la marina militare ha bisogno della sua collaborazione per evitare fantasiosi rischi di sabotaggio da parte delle forze “nemiche”, le quali, sin dai tempi delle finta guerra civile americana, non si sono mai più neppure avvicinate alle coste statunitensi. Iniziata la collaborazione, Luciano riprende le sue attività e viene anche trasferito in un carcere meno duro, ad Albany, dove vanno regolarmente a visitarlo agenti segreti delle organizzazioni criminali legalizzate e non clandestine, altri scellerati dei vertici militari e persino altri pregiudicati, come Meyer Lansky, che pare divenuto il suo primo assistente.

2.7. Dell’invasione della Sicilia e dell’Italia
Il 9 luglio del 1943, 160 mila soldati americani vengono sbarcati in Sicilia; la settima armata del generale George Patton lancia un’offensiva sulle colline occidentali dell’isola e dirige verso Palermo. Nonostante i 60 mila militari italiani e le centinaia di miglia minate che separano Patton da Palermo, le sue “gloriose truppe” arrivano a destino, senza tanti problemi, in 4 giorni. Il dipartimento della difesa non riesce a spiegare la mancanza di resistenza e la facilità dell’invasione, neppure davanti alla sub-commissione d’inchiesta sulla criminalità organizzata clandestina, quando i suoi ruffiani vengono interrogati dal senatore Estes Kefauver, nel 1951. L’indagine del prof. McCoy rivela che il passaggio è stato facilitato da un tale Zu Calo, meglio conosciuto come Don Calogero Vizzini, che riceve un messaggio direttamente da Lucky Luciano, attraverso i suoi messaggeri del comando di Patton.

Quelle colline siciliane sono infatti sotto il controllo di Don Vizzini e lo stesso Luciano è nato proprio a Villalba di Lercara Fridi, dove tutti lavorano per Don Vizzini. Don Calogero impiega sei giorni per organizzare il passaggio delle armate di Patton, fa evitare loro mine e cecchini, organizza belle feste di benvenuto lungo la via e le truppe dei finti liberatori passano indisturbate attraverso tutte le vie della Sicilia, protetti dall’onorata società, forse l’unica vera organizzazione antifascista presente in Italia in quel tempo. Il ruolo della MAFIA italiana nell’occupazione americana è fondamentale, anche se forse potrebbe essere considerato non necessario. Carabinieri e fascisti disertano in massa, durante quelle giornate, e il territorio è tenuto dagli uomini di Vizzini, mentre le truppe americane possono evitare di venire alle mani in Sicilia e andare a fare danno da qualche altra parte, procedendo verso nord nella calpestata e vituperata Italia meridionale.

 

2.8. Don Vito Genovese
Dopo di ciò, cioè, finita la fase dell’invasione e iniziata la frode della finta “guerra fredda”, dato che la CIA e le sue consorelle organizzano il partito socialista a Marsiglia e quello comunista in Italia, gli organi ufficiali del governo statunitense ingaggiano per la seconda volta l’organizzazione clandestina di “cosa nostra”, con il pretesto di tenere il territorio e di contenere il fenomeno comunista, da loro medesimi impiantato e finanziato, con il solito scopo di creare divisioni, disordine, distrazione e depistaggio. Cosa nostra serve dunque le organizzazioni criminali non clandestine degli enti di stato anglo-americani, nella sua funzione antifascista come pure in quella anticomunista.

In luglio, il Civil Affairs Control Office delle forze d’occupazione americane, nomina Don Calogero Vizzini sindaco di Villalba. Poi, oltre a questa nomina, AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories) nomina diversi mafiosi affidabili a sindaci in molte altre città della Sicilia occidentale. Gli americani possono stare tranquilli che nel sud Italia non si hanno i disordini provocati a Torino o in Germania dai lavoratori in sciopero o dalla “resistenza” armata antifascista. Un altro uomo di Luciano è Vito Genovese, che diventa subito uno degli scout (cioè fa l’autista) del generale Patton.

 

2.9. Della liberazione di Lucky Luciano
Luciano, “il più grande talento criminale della sua generazione”, viene ufficialmente dimesso dal carcere nel 1946, deportato in Italia, e posto in condizioni di riorganizzare la rete del traffico dell’eroina, in virtù della collaborazione che i suoi affiliati danno alle forze militari d’invasione statunitensi. La liberazione di Luciano e il suo sostegno negli anni a venire – trucco che si ripete in tutto il mondo con altrettanti criminali incarcerati, per molte ragioni diverse, fra le quali, sistematicamente, il traffico di droga – può essere letto come la conseguenza della collaborazione dell’onorata società con l’apparato militare statunitense. E però vale benissimo anche la lettura contraria e rispecchia fedelmente la tradizione delle organizzazioni criminali non clandestine anglo-americane. Infatti, ovunque esse portino guerra, impiantano la più intensa produzione di oppio, organizzano la raffinazione di morfina ed eroina, coordinano la logistica e l’importazione negli Stati Uniti d’America, in Europa e nel resto del mondo. Sul territorio in cui installano la produzione, hanno sempre bisogno di coperture criminali, altrimenti certe attività non sarebbero clandestine e, non essendolo, perderebbero la loro capacità inflativa sul prezzo della droga al consumo, la quale tutta deriva dalle politiche restrittive di cui si discorre di sopra. Perciò, la liberazione di Luciano può benissimo essere solo un piano per riorganizzare il traffico di droga e la sua mediazione indiretta con le truppe d’invasione restare un mero pretesto. La collaborazione del Vizzini (per l’invasione dell’Italia, sia prima che durante che poi, dopo lo scioglimento del OSS e la formazione della CIA, e dopo l’innesto dei movimenti comunisti in Europa), per quanto sia certamente utile ad organizzare cerimonie di benvenuto, con i fiori, il vino e le donnine allegre, per il generale Patton e i suoi valorosi soldati scioperati, come pure l’aiuto di Vito Genovese, autista ed interprete per sé e per i suoi ufficiali, può benissimo essere il pretesto per la liberazione di Luciano e non viceversa.

Essendo la MAFIA in controllo del territorio, ed essendo antifascista-anticomunista, con essa si può affermare di favorire l’accesso dei “liberatori” americani alla penisola italiana. Le agenzie di spionaggio statunitensi possono usare questo espediente per liberare qualunque italiano dai loro istituti correzionali, perché esse, con il trucco costante della guerra, oggi qui e domani altrove, possono forzare qualunque codice, qualunque procedura legale e persino le supreme statuizioni costituzionali.

 

2.10. Della cooperazione delle organizzazioni militari
Un fatto concreto è che le forze armate anglo-americane, i servizi segreti anglo- americani (cioè la vera criminalità organizzata, anche se non clandestina), le famiglie criminali clandestine, i firmatari delle decisioni della politica estera anglo-americana, tutti, lavorano assieme per produrre, raffinare, trasportare e distribuire l’eroina prodotta nel mondo, generalmente coltivata in zone di guerra, organizzate anche per questo scopo.

Considerazioni analoghe vanno fatte anche per la cocaina, che proviene preminentemente dall’America latina (in cui gli interventi militari statunitensi sono numerosissimi, anche se meno propagandati delle guerre in Europa e Medio Oriente), e per le altre droghe illegali. Per avere un’idea dell’intensità di questo impegno dei gloriosi corpi militari anglo-americani e dei loro associati, o alleati, italiani ed europei – assassini di masse di civili inermi e trafficanti di droga – vogliamo fare una breve parentesi?

Lo storico William Blumm, che lavora per il dipartimento di stato americano, ci offre l’elenco provvisorio dei conflitti e dei genocidi che impegnano i venditori di democrazia americani (USA, NATO e agenzie associate), dopo la seconda guerra mondiale. Gli interventi comprendono bombardamenti pesanti, anche con armi nucleari definite “leggere”, guerra, guerriglia, colpi di stato, attentati terroristici firmati a nome d’altri soggetti, insurrezione e contro-insurrezione, commercio di droghe pesanti e sintetiche, rivolte, sommosse ed altre operazioni di sterminio sistematico:

Cina, 1945-1960;
Italia, 1947-1948;
Grecia, 1947-1950;
Filippine, 1940;
Corea, 1945-1953;
Albania, 1949-1953;
Europa dell’Est, 1948-1956;
Germania, 1950;
Iran, 1953;
Guatemala, 1953-1954;
Costa Rica, 1950;
Siria, 1956-1957;
Medio Oriente,1957-1958;
Indonesia 1957-1958;
Europa occidentale 1950-1960;
Guinea Britannica 1953-1964;
Unione Sovietica 1940-1960;
Italia,1950-1970;
Vietnam, 1950-1973;
Cambogia, 1955-1973;
Laos, 1957-1973;
Haiti, 1959-1963;
Guatemala, 1960;
Ecuador, 1960-1963;
Congo, 1960-1964: l’assassinio di Patrice Lumumba.
Brasile, 1961-1964: introduzione delle squadre della morte.
Perù, 1960-1965;
Repubblica Dominicana,1960-1966;
Cuba, 1959-1980;
Indonesia, 1965: liquidare il presidente Sukarno e con lui altri 500-700 mila.
East Timor, 1975;
Ghana, 1966: Kwame Nkrumah “sta esagerando..”
Uruguay, 1964-1970;
Cile, 1964-1973;
Grecia 1964-1974: “‘Affanculo il vostro Parlamento e la vostra Costituzione” – dice il presidente americano.
Bolivia, 1964-1975: all’inseguimento del banchiere Che Guevara..
Guatemala, 1962 to 1980;
Costa Rica, 1970-1971;
Iraq, 1972-1975: le operazioni di guerra sotto copertura con il lavoro missionario.
Australia, 1973-1975;
Angola, 1975-1980;
Zaire, 1975-1978: il matrimonio celeste di Mobutu e la CIA;
Jamaica, 1976-1980: l’ultimatum di Kissinger;
Seychelles, 1979-1981: ecco un’altra area d’importanza strategica.
Grenada, 1979-1984: dove installare una delle industrie più fiorenti di Washington. Marocco, 1983;
Suriname, 1982-1984: ancora una volta il capro espiatorio cubano.
Libia, 1981-1989: Ronald Reagan incontra i suoi pari.
Nicaragua, 1978-1990: destabilizzazione in lento movimento.
Panama, 1969-1991: “Come freghiamo il nostro fornitore di droghe pesanti”.
Bulgaria, 1990;
Albania 1991: “Insegniamo ai comunisti la vera natura della democrazia”.
Iraq, 1990-1991: olocausto nel deserto del Bush padre;
Afghanistan, 1979-1992: la Jihad fabbricata negli Stati Uniti.
El Salvador, 1980-1994: ammazzare in nome dei diritti umani.
Haiti, 1986-1994: “toglietemi dalle palle questo prete turbolento”.
Somalia, 1993.

Poi, altri grandi crimini, dal 1992 ad oggi, comprendono:

Perù,
Messico,
Colombia ed Ecuador; continuano negli anni ’90 gli interventi per eliminare i dissidenti, come accade prima in America Latina, durante gli anni ’60 e ’70.

Altre violente interferenze si hanno durante le elezioni in Russia, Mongolia e Bosnia; poi:

1999
bombardamenti sulle popolazioni civili innocenti della Serbia e del Kosovo, per 78 giorni ininterrotti, (l’Italia partecipa al genocidio e ai crimini di guerra) per la disintegrazione della repubblica federale socialista iugoslava, superstite del comunismo.

2001
a) auto-attentato a New York, 11 settembre, con la demolizione controllata di 3 torri “gemelle” (vedi anche, fra le centinaia di documenti e studi prodotti, la conferenza malese, la conferenza canadese, David Griffin, Michael Ruppert, Michel Chossudovsky);
b) bombardamento e invasione dell’Afganistan;
c) ancora pesanti interferenze nelle elezioni in Nicaragua.

2002
a) continuano gli eccidi di vittime innocenti in Afganistan;
b) tentativo di colpo di stato contro Chavez in Venezuela;
c) Filippine
d) Corno d’Africa.

2003: Iraq; Liberia;
2004: Pakistan nord ovest; Attentato a Madrid;
2005 Auto-attentato a Londra del 7 luglio; 2007: Africa Trans-Sahariana;
2010: Yemen
2011: Sudan e Libia
2012: Siria

L’elenco, purtroppo, non è completo, ma dovrebbe bastare ad osservare che:

A) l’entità dei danni che gli attori compiono con il nostro ignorante compiacimento (quando decidiamo quale guerra sia giusta e quale guerra sia sbagliata o quando approviamo la guerra con il paradossale pretesto della pace);

B) che gli attori sono sempre gli stessi da almeno un secolo.

2.11. Delle triangolazioni di Lucky Luciano
Il sindacato del narcotraffico realizzato da Luciano rimane, anche ai giorni nostri, uno dei sistemi più rimarchevoli nella storia del crimine. In meno di un decennio egli organizza il traffico di morfina dal medio oriente all’Europa, la sua raffinazione in eroina e la sua riesportazione verso gli Stati Uniti in quantità industriale, senza mai soffrire noie dalle polizie europee e da quelle delle altre regioni coinvolte. La stima dei tossicodipendenti negli Stati Uniti sale dai 20 mila del 1945 ai 60 mila del 1952 e ai 150 mila del 1965. Per ottenere subito un’offerta stabile di eroina, nella fase iniziale, Luciano devia una parte della produzione di eroina di una delle maggiori case farmaceutiche italiane, la Schiaparelli, e, dopo i primi 700 chili ottenuti da quella, può continuare da sé, perché nel frattempo si forma la sua rete di laboratori clandestini in Sicilia e a Marsiglia. La morfina è l’elemento base per ottenere eroina; l’oppio è l’elemento base per ottenere morfina; Luciano importa la morfina dal Libano, con la collaborazione del suo associato Sami El Khoury che, a sua volta, importa l’oppio dall’altopiano anatolico della Turchia. L’organizzazione libanese ha grande forza politica, controlla la dogana, l’aeroporto di Beirut e la polizia, è in grado d’importare l’oppio, di trasformarlo in morfina di base che può esportare verso i laboratori siciliani e marsigliesi.

Taluni pescherecci del palermitano incontrano le navi cargo provenienti dal medio oriente in acque internazionali, prelevano i carichi e li contrabbandano, rientrando ai villaggi di pescatori disseminati lungo la costa frastagliata. La morfina viene poi raffinata in uno dei laboratori clandestini di Luciano, come la famosa fabbrica di caramelle gestita dallo stesso Don Calogero, che viene denunciata dal quotidiano romano “Avanti!” nel 1954. La rete di Luciano è fitta e articolata (per avere più dettagli è meglio andarsi a vedere i lavori del prof. Albert McCoy, “The politics of heroin in South East Asia”; dell’ex agente DEA Michael Levine, autore di “The big White lie”, del prof. Peter Dale Scott, coautore di “The Iran-Contra Connection: Secret Teams and Covert Operations in Reagan Era” e di “Cocaine politics”), limitiamoci qui a dire che anche Meyer Lansky ha un ruolo fondamentale nella cricca di Luciano; egli ha il controllo sui Caraibi, su Cuba, sulla Florida, dove ha strettissimi legami con la famiglia Trafficante. Da lì al resto del mercato interno statunitense il passo è breve e non è difficile immaginare il resto, con le visite di Luciano all’Avana, il controllo delle case da gioco e tutte le altre vicende ricalcate anche nei film di Coppola.

 

2.12. Dell traffico di droga imposto anche ai criminali
L’onorata società deve fare uno sforzo per ammettere fra i suoi traffici anche quello delle droghe illegali. I registi di Hollywood non dimenticano di sottolineare questo particolare più volte, riportando anche i legami di cosa nostra con qualche politico corrotto della California, con il capo della polizia di New York e con qualche altra “mela marcia” istituzionale. Ogni volta che i capi delle famiglie mafiose riescono a scansare un’inchiesta lo fanno sempre uccidendo i testimoni chiave o ricattando qualche politico locale. È raro che si racconti delle coperture che le famiglie mafiose hanno da parte delle ‘agenzie di spionaggio militari’, durante e dopo la guerra, e da quelle non militari, prima, durante e dopo la guerra. Possiamo dire, senza spararla troppo grossa, che le agenzie di spionaggio anglo-americane, la corona britannica e i vertici assoluti delle amministrazioni statunitensi, trafficano con la droga da secoli, da molto prima che se ne occupi, malgrado l’onorata società fosse contraria, cosa nostra. Possiamo avanzare l’ipotesi che la MAFIA siciliana sia costretta, proprio dagli enti di stato anglo-americani, ad occuparsi di questi traffici così “disonorevoli”.

 

2.13. Licenza d’uccidere
La MAFIA inizia con Giuseppe Mazzini e non con Lucky Luciano. La MAFIA di Mazzini è presente negli Stati Uniti del sud ancora prima che si formino la OSS, la ONI (Office Naval Intelligence) e la CIA, ed è lì a sobillare, con Pike, la finta guerra di secessione. Non si tratta neppure di un fenomeno prettamente siciliano, perché Mazzini prende ordini direttamente dalla famiglia Rothschild.

In “Dope Inc.” si trova l’accenno alla definizione dello stesso termine MAFIA: Mazzini Autorizza Furti, Incendi e Attentati. Pare ridicolo, ma non più ridicolo della cosiddetta “licenza d’uccidere” del famoso agente 007 di Ian Fleming. Gli agenti segreti, gli infiltrati, le spie, hanno o non hanno “licenza di uccidere”? E chi gliela dà questa licenza? Non è certo una prerogativa riconosciuta dalle costituzioni delle Nazioni cosiddette democratiche. Pare piuttosto una sorta di licenza a fare cose sporche d’ogni tipo sotto copertura, con garanzia illegale d’impunità, con tutele simili a quelle dei dirigenti delle banche centrali.

Anche in Italia, i terroristi infiltrati sono autorizzati dal generale Dalla Chiesa a commettere delitti, attentati, rapine, sequestri e omicidi, le spie inglesi sono autorizzate ad uccidere le spie russe, i “narc” americani sono autorizzati a spacciare droga, a drogarsi, a trafficarla e a commettere altri delitti, essendo sotto copertura, e via così. queste cose le sappiamo, le sanno persino i giornalisti, e allora perché bisogna ridere sul Mazzini che autorizza certi elementi clandestini della sua cricca a compiere delitti con lo scopo finale, più alto, di sovvertire un ordine costituito a favore di un altro? Per fortuna il Mazzini è già morto da un pezzo ai tempi di Luciano, però le dinastie che lo comandano sono ancora in controllo, anche a distanza di secoli.

 

2.14. Della rapina alle classi medie e a quelle meno protette
Abbiamo visto come il comunismo viene inventato e impiantato dalle famiglie del grande capitalismo occidentale.

Ora prendiamo nota del fatto che le organizzazioni segrete come la CIA (protesi di Wall Street) vengono finanziate e fondate in conseguenza del problema artificiale, da loro stessi fabbricato, della finta guerra fredda. Queste società segrete vengano utilizzate per accendere fuochi di ribellione, organizzare insurrezioni e contro-insurrezioni, disordini, colpi di stato, guerre, e, contemporaneamente, gestire il traffico della droga che incanala i flussi dei trilioni di dollari in contanti nei grandi collettori della finanza anglo-americana.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica diventa una superpotenza militare solo grazie agli aiuti statunitensi. Le forze armate russe giungono a Berlino solo perché alle forze armate statunitensi viene ordinato di aspettare loro, prima di entrare in città. Gli eserciti russi devono entrare a Berlino, vincitori, nello stesso momento in cui la prendono le armate statunitensi.

Berlino deve essere divisa in due (come la Corea, il Vietnam, la Cina, la Palestina, l’Irlanda e chissà quante altre nazioni di vittime disperate, costrette ad odiare i propri fratelli a causa della politica estera anglo-americana, interamente dettata dalle famiglie che gestiscono le banche centrali del mondo) e il feticcio dell’artificiale “pericolo comunista” deve minacciare tutto il mondo occidentale.

L’amministrazione Truman (lo stesso Truman che sgancia due bombe atomiche sul Giappone e lo fa alcuni mesi dopo la sua resa) redige il piano multimiliardario di ricostruzione dell’Europa, in maggio, e ricostruire l’Europa significa ricostruire anche la Russia; siamo nel 1947, è il cosiddetto piano Marshall; poi, sempre la stessa amministrazione Truman, istituisce la famosa agenzia di spionaggio internazionale, la CIA, nello stesso anno, in settembre.

Da questo momento in poi, tutti gli eventi della politica internazionale delle Nazioni del mondo sono visti nei termini della perpetua contrapposizione ideologica fra il mondo “comunista” orientale e il mondo “democratico” occidentale. Abbiamo ben visto chi inventa questi impianti ideologici internazionali, come queste costruzioni fasulle vengono impacchettate e distribuite al pubblico per mezzo della propaganda del cinematografo, della cartaccia stampata e della Tv, complici una moltitudine di giornalisti vili e ignoranti, iperattivi a dispensare frottole in ogni nazione del pianeta, e, a questo punto, dovremmo aver capito che sono tutte balle.

Le bugie servono obiettivi più generali rispetto alle istanze sociali e agli scontri ideologici: servono a dividere e confondere le masse delle comunità produttive, quelle che pagano le imposte alle banche centrali. La divisione viene rafforzata dall’odio, l’odio viene fomentato ammazzando vittime innocenti da entrambe le parti e addossando le responsabilità alla rispettiva altra parte. Da qui nasce lo scontro, o la minaccia dello scontro. Dalla minaccia dello scontro, o dallo scontro, nasce la domanda di armamenti e la corsa agli indebitamenti delle nazioni. Per pagare gli armamenti, le nazioni meno sviluppate usano la droga; per trasformare la droga in denaro la droga si importa e si distribuisce nelle nazioni più sviluppate; il denaro viene riciclato dalle banche centrali, le più importanti ed antiche del mondo, e ingrassa tutti gli altri flussi finanziari del miglio quadrato di Londra e di Wall Street.

La CIA, che è uno dei centri di analisi finanziaria di Wall Street, organizza, controlla, supervisiona e protegge tutte le fasi del grande narcotraffico accennate qui sopra, con il supporto logistico dell’apparato militare anglo-americano. Naturalmente, una grandissima parte delle spese militari, che nascono dalle divisioni ideologiche artificiali da una parte all’altra del pianeta (pensiamo alle corse agli armamenti, ai viaggi spaziali fasulli, degli Stati Uniti, della Russia, della Cina e dell’Europa) provengono dal sangue dei contribuenti.

La droga è solo una delle maggiori fonti di grasso finanziamento, ma non l’unica, evidentemente, utilizzati per vendere armamenti costosi e i conglomerati dell’industria militare sono le stesse corporazioni multinazionali intrecciate con le famiglie che controllano le banche centrali e il monopolio delle risorse energetiche.

Il resto viene dal sangue dei contribuenti, che lavorano più di 7 mesi all’anno per pagare imposte e tasse, senza sapere che, pagando imposte e tasse, vanno essi stessi a finanziare il terrore (quello vero delle guerre vere) e il terrorismo (quello vero delle minacce di guerra vere) nel mondo. Non dimentichiamo però che lo scopo ultimo non è la rapina, non è muovere guerra per guadagnare denaro contante con la vendita di armi e di droga; il cerchio si chiude con l’impoverimento concorrente delle classi sociali dominate; l’oppressione fiscale serve a questo, non al finanziamento della guerra; la guerra, tutte le guerre, anche la finta guerra alla droga, è uno dei pretesti per distruggere e impoverire le classi dominate, distruggere e impoverire le nazioni povere e disarmate, sconfitte e deboli, certamente, ma anche quelle vincitrici, quelle nazioni che distruggono e bombardano, come gli Stati Uniti d’America e l’Europa. Le spese militari continuano ad indebitarli e a distruggere le loro classi meno protette, con l’oppressione fiscale, la droga, le fraudolente recessioni economiche artificiali, che originano dalle bolle finanziarie, le politiche deflative e l’esagerata montatura dei prezzi di beni, servizi, risorse energetiche e, in molte realtà in cui si fa sentire forte il fondo IMF, del pane, dell’acqua, delle medicine, dell’energia elettrica, delle cure mediche e degli altri servizi essenziali.

 

2.15. Delle attività clandestine della criminalità organizzata non clandestina
Molti autori, e parecchi scandali giornalistici, mettono in relazione la CIA con la criminalità organizzata. Ma la CIA è “criminalità organizzata”. In Francia, la CIA instaura rapporti stretti con il partito socialista; il generale de Gaulle e i Comunisti appaiono come le controfigure di opposizione ai socialisti. Lo sciopero generale al porto di Marsiglia è una degli eventi più drammatici del dopoguerra francese. L’oppressione della polizia francese – il bagno di sangue gestito dal ministro dell’interno, socialista, Jules Moch – è affiancata dagli attaché militari statunitensi a Parigi. Moch richiama 80 mila uomini della riserva e mobilita 200 mila soldati contro gli operai in sciopero. La CIA, i suoi specialisti di guerra psicologica e i suoi gangster importati dalla Corsica fanno il resto, armati e finanziati dalla CIA, ancora una volta, con il denaro dei contribuenti degli Stati Uniti d’America.

Il 9 dicembre del 1947 i lavoratori francesi riprendono il lavoro; la pressione della fame, e quella della violenza, prima o poi prevalgono. Dopo aver massacrato i lavoratori e averli ricondotti al lavoro, la notte del 24 dicembre, il babbo Natale anglo-americano consegna 87 “boxcars” contenenti farina, latte, zucchero e frutti canditi; “un regalo delle genti americane per i loro alleati francesi”. Le famiglie corse restaurate dai competenti impiegati della CIA, prendono il controllo del porto, con il pretesto degli scioperi, dei disordini fabbricati e della necessità di dover garantire arrivi e partenze, carichi e scarichi, tenendo lontani i sovversivi comunisti, per garantire il funzionamento del piano Marshall.

Ma il risultato più importante di questo restaurato potere politico delle famiglie corse, e del loro controllo della zona portuale, è che i traffici di eroina possono essere gestiti senza troppe interferenze. E sembra molto più probabile che lo stesso avvenga negli Stati Uniti d’America; lo sfruttamento dei lavoratori, attribuito alle famiglie mafiose – anche grazie agli sforzi di Marlon Brando in “fronte del porto” – è un pretesto di facciata; alle organizzazioni criminali clandestine non interessa affatto di guadagnare le mance in percentuale sul lavoro dei portuali sottomessi che riescono a sfruttare; a loro serve controllare i porti per gestire i traffici di eroina, che sono assai più lucrosi rispetto alla versione portuaria del caporalato contadino, riprodotto nel famoso film di Elia Kazan.

 

2.16. Marsiglia, sangue ed esportazioni di eroina
Marsiglia è la porta francese per l’oriente. Da Marsiglia partono e arrivano continuamente armamenti e munizioni delle forze armate americane, per la guerra francese in Indocina. I comunisti francesi, che si oppongono alla quella guerra in Indocina, talvolta boicottano carichi specifici diretti proprio lì e riescono persino a paralizzare le partenze per il Vietnam, il 3 febbraio 1950.

Gli embarghi dei porti atlantici non sono mai efficaci come un vero sciopero generale, organizzato dai comunisti, sempre ben finanziati. Ancora una volta intervengono i mediatori della CIA, attraverso il loro rappresentante locale, Thomas Braden, che, nonostante lo scandalo sui suoi legami diretti con i movimenti studenteschi contrari alla guerra in Indocina, e nonostante i suoi legami con i leader delle organizzazioni sindacali, paga 15 mila dollari ad un certo Irving Brown, il quale, a sua volta, paga le sue squadre di taglia-gole per fermare le agitazioni. Con il denaro dei contribuenti statunitensi, Brown ingaggia un personaggio feroce e risoluto, noto alle cronache come Pierre Ferri-Pisani che, in poco tempo, mette al loro posto i capi dell’agitazione e delle organizzazioni sindacali. Il primo comunista che si permette di contrariare uno dei lavoratori piazzati al porto da Ferri-PIsani, finisce nella baia.

L’occidente vince la sua finta guerra fredda in Europa, permette la continuazione della guerra francese in Indocina, i flussi di armamenti e mercenari riprendono tranquilli, e, naturalmente, le famiglie corse prendono il controllo del porto di Marsiglia, che diventa il principale laboratorio europeo per la lavorazione e l’esportazione di eroina verso gli Stati Uniti d’America. Questi fatti originano tutti, ancora nel 1947.

Secondo la polizia francese, il primo laboratorio marsigliese per la raffinazione dell’eroina viene aperto nel 1951, pochi mesi dopo che i Milieu prendono il controllo di “fronte del porto“. Non solo le famiglie criminali corse – finanziate dai consulenti della CIA – traggono vantaggio dagli scioperi comunisti – organizzati e finanziati sempre dai rappresentanti della CIA – per fermare la guerra in Indocina; anche il partito socialista francese – a sua volta finanziato dalla CIA – ingrassa moltissimo durante le insanguinate agitazioni sindacali che si hanno tra il 1947 e il 1950, e dall’indebolimento del partito comunista francese.

Dal 1953 ad oggi, Gaston Defferre e i socialisti francesi godono di un ininterrotto regno sopra il governo della municipalità di Marsiglia. La famiglia corsa dei Guerini controlla l’industria dell’eroina a Marsiglia per quasi vent’anni e impone il divieto di smerciare la droga in Francia, mentre ne esporta in quantità industriale verso gli Stati Uniti d’America. Il potere della famiglia declina, più tardi, con le non riuscite vendette contro i Francisci e, dopo di allora, l’embargo non può più essere mantenuto; anche la Francia sviluppa una propria tossicodipendenza diretta.

Altri e numerosi esempi d’interventi criminali, sponsorizzati dagli impiegati della CIA in Francia, durante le manifestazioni studentesche e le barricate del ’68, per ripristinare l’ordine pubblico – e per fomentare disordini – potrebbero riempire decine di pagine a seguire ma servirebbero solo a dimostrare, dato lo scopo di questo lavoro, che, anche per organizzare disordini e per reprimerli, non bastano la cattiveria o l’infervoramento politico, serve anche e soprattutto il denaro. Gli esperti della CIA non fanno altro che ingaggiare noti criminali e pagarli per determinati interventi di forza; i criminali guardano il guadagno, non hanno fede politica né senso di lealtà per lo stato; tutto quello che non può fare direttamente il governo, per mano dei suoi aguzzini delle vie ufficiali, è affidato ai suoi collaboratori clandestini che, normalmente, sono criminali comuni, assassini, ladri di polli, scassinatori, rapinatori, stupratori, maniaci sessuali, falsari, piromani, dinamitardi, fanatici sovversivi, e altre qualità d’individui che non hanno nulla da perdere.

I delinquenti clandestini sono selezionati, a seconda della loro specialità, per compiti specifici, direttamente dagli esperti delle agenzie di spionaggio che li conoscono con facilità, perché hanno libero accesso a tutti gli uffici e agli archivi delle polizie delle nazioni che i loro eserciti occupano. Però qui dobbiamo ricordare che indaghiamo solo sulla finta guerra alla droga, come prova della falsità delle frodi complementari alle emergenze artificiali e come dimostrazione del grado di civilizzazione delle fortunate élite anglo-americane, rispetto al mondo coloniale che dominano con la forza e con l’inganno.

 

3.0. Del processo di successione di Lucky Luciano

3.1. Un caffè all’aeroporto di Napoli
Le lotte fra famiglie concorrenti, l’improvvisa morte di Lucky Luciano e qualche sporadico arresto, durante gli anni ’60, indeboliscono la tratta Turchia-Italia-Francia (Marsiglia) per gli Stati Uniti d’America. Luciano muore in tempo per fermare l’indagine sui suoi sponsor; infatti la sua morte, improvvisa e provvidenziale, avviene proprio subito dopo l’arresto di tre suoi corrieri che sono riferibili a lui per via del supporto logistico e dei documenti di viaggio che hanno con sé. Prima o poi, potrebbero emergere anche le coperture che Luciano ha da parte dei suoi protettori, impiegati presso gli enti di stato.

Sennonché, il 22 gennaio del 1962, dopo aver preso un caffè all’aeroporto di Napoli, Luciano viene colto da un inaspettato attacco di coronarie e muore. Resta fatalmente steso sul pavimento, un uomo il cui talento criminale è misurabile in 150 milioni di dollari, importati negli Stati Uniti d’America in soli 16 anni di lavoro post-bellico. Un vero peccato privarsi di un uomo così capace e fortunato, soprattutto per gli altri elementi del suo giro, ma la finta guerra alla droga continua, deve continuare, come continua e deve continuare, indisturbato, il vero traffico di droga.

3.2. Della guerra dei ranghi di base
Dire che la guerra alla droga sia una “finta guerra” non è come dire che non esistano forze genuine che al traffico di droga effettivamente si oppongano. Le forze ci sono, eccome, e molte sono istituzionali, altre sono quelle della propaganda, tutto serve alle politiche restrittive e a far aumentare i prezzi delle droghe, come avviene per quello del petrolio, dell’oro e dei diamanti. Però, molti magistrati, poliziotti, investigatori, finanzieri e quant’altro, fanno il loro lavoro anche cercando di arrestare corrieri e fermare traffici, come avviene con i tre corrieri di Luciano e come avviene in tanti altri casi.

La polizia e le forze speciali anti droga servono proprio a questo, no? Servono a vietare, a reprimere, il traffico di droga, e molti degli operatori stipendiati da queste polizie sono probabilmente anche in buona fede. Però possono lavorare entro certi limiti giurisdizionali e legali. Diversamente da loro, gli esperti della CIA hanno licenza più ampia e possono compiere delitti con maggiore flessibilità rispetto alle forze istituzionali classiche, anche rispetto a quelle infiltrate. Se uno scandalo li espone troppo, i loro occasionali collaboratori possono essere colti da infarti improvvisi, incidenti aerei, morsi di vipere, o sono trovati impiccati nelle loro celle.

Facendo svolgere le attività clandestine da criminali autonomi, limitandosi ad ingaggiarli e a pagarli per i loro interventi sommari, possono di volta in volta scegliere nuovi attori e sbarazzarsi di quelli che non servono più. Vito Genovese viene arrestato nel 1958 e condannato a 16 anni. Nonostante ciò, continua una parte dei suoi traffici, rispettato da tutti, sia sbirri che malandrini, nel penitenziario federale di Atlanta. E però non può sostituirsi a Luciano, come non può farlo Meyer Lansky, che ha già 66 anni quando muore Luciano ed è guardato da vicino, tanto che, nel 1970, si ritira dagli affari e rientra in Israele. In questi processi di eliminazione, più o meno naturale, Santo Trafficante Jr è il logico successore di Lucky Luciano.

3.3. Dell’organizzazione delle rotte orientali
Trafficante è assai poco conosciuto e spesso sottovalutato dalla stampa internazionale, proprio perché è austero, evita la pubblicità e la vita sfarzosa, non va in giro a litigare con altre famiglie e non permette litigi interni alla sua. All’età di 57 anni, usando più la ragione che la forza, si trova a gestire una delle più efficienti e prestigiose organizzazioni criminali degli Stati Uniti d’America. Nonostante il suo straordinario prestigio con le altre famiglie, o forse proprio per questo, non viene mai preso in considerazione dalle commissioni nazionali antimafia e i gruppi federali d’indagine antidroga lo considerano intoccabile. Non maneggia droga, neppure la vede; si limita a finanziare i traffici, come fanno i dirigenti della CIA, quando finanziano le operazioni clandestine, senza alcun coinvolgimento diretto. Egli cura molto gli interessi di Luciano e di Lansky tra la Florida e i Caraibi e protegge gli affari di Lansky da interferenze esterne; quando infatti Anastasia prova ad aprire un casinò concorrente con Meyer Lansky all’Avana, nel 1957, Trafficante organizza un incontro amichevole con lui a New York; un’ora dopo che Trafficante lascia il Park-Sheraton Hotel, Anastasia viene ammazzato da tre assassini, nel negozio del barbiere dell’albergo. Non era mia intenzione di fare la romanzata sulle famiglie italiane che ammaliano i giornalisti lecca-suole e ne catturano la fantasia. Trafficante va menzionato, perché è lui che avvia il ripristino delle rotte orientali. Nel 1968, come Luciano prima di lui, si reca personalmente all’Avana per organizzare logistica e distribuzione; poi, Trafficante parte per Saigon, Hong Kong e Singapore.

3.4. Della produzione interna d’oppio in Cina
La storia di come e quando sono iniziati i traffici di oppio in terraferma cinese l’abbiamo vista, a grandi linee, quanto basta per capire la logica dei fatti. La droga è un “affare” di stato, cioè, la droga è un affare gestito, sulla terraferma di certe nazioni indifese che vengono invase, dai vertici degli stati invasori.

La prima parte della novella dell’oppio si fermenta più clamorosamente a Canton, nella regione del Guangdong. Canton è proprio di fronte ad Hong Kong – molti l’hanno raggiunta a nuoto per fuggire la fame e la pazzia del regime di Mao Zedong, anche lui, come Castro e altri comunisti dai pantaloni stirati, installato dalle élite capitaliste – e s’è detto che, dopo la prima guerra dell’oppio, la corona britannica ha preso Hong Kong per trasformare un’isoletta disabitata in un porto franco extraterritoriale, dedito alla libera vendita di droghe, che sono forzosamente illegali altrove, e in uno dei maggiori centri finanziari offshore del mondo.

Quest’ultima parte della vicenda deve essere nota anche a Trafficante, quando decide di spostare le sue operazioni nel sud est asiatico; il resto della storia l’avrà imparato dopo, avrà saputo che, all’inizio del diciannovesimo secolo, le popolazioni costiere del sud della Cina, in particolare quelle del Guangdong e del Fujian, raggiungono una fase di crisi economica; la fame s’appressa e migliaia di contadini disperati iniziano ad emigrare. Una parte degli emigranti si sposta verso gli Stati Uniti d’America, in California, dove sono impiegati a costruire la sezione occidentale della rete ferroviaria transcontinentale negli anni 1860, altri se ne vanno ai Caraibi, passando da Cape Horn, dove lavorano nelle piantagioni delle isole. La maggior parte degli altri bazzicano nel sud est asiatico, dove trovano più possibilità di lavoro che in Cina.

Nel 1910 si contano più di 120 mila cinesi a Saigon e sul delta del Mekong, 200 mila sono registrati a Bangkok e più di 60 mila nell’area del Rangoon. L’uso dell’oppio, così diligentemente incoraggiato dalle navi da guerra della nobile famiglia reale di Gran Bretagna, si esporta nel resto del sud est asiatico, assieme ai lavoratori affamati che emigrano dalla Cina costiera. Secondo le stime classificate da McCoy, con la seconda guerra dell’oppio (1856-1858), che costringe il governo imperiale a consentire le importazioni di droga anche nel nord della Cina, i mercanti inglesi riforniscono, solo in terraferma cinese, 15 milioni di drogati tossicodipendenti. Lo stesso Karl Marx, che pubblica articoli anche sul New York Daily Tribune, nell’edizione del 15 ottobre 1858, scrive che:

“…il governo cinese sperimenterà un metodo raccomandato da considerazioni di politica e finanza: legalizzare la coltivazione di oppio in Cina..”

Visto che il governo imperiale è costretto a consentire le importazioni di droga, nel tempo, smette anche di ostacolare lo sviluppo di una propria produzione interna di oppio, che viene coltivato nelle regioni dello Yunnan e nello Sichuan. Ci sarebbero moltissime altre cose interessanti da approfondire, con nomi, date e circostanze, circa lo sviluppo delle tossicodipendenze nel sud est asiatico e nel resto del mondo. Purtroppo, ciò richiederebbe più tempo e qui posso solo cercare di limitare il racconto ai fatti utili alla formazione di un’idea più pragmatica circa i livelli di civiltà che gli anglo-sassoni esportano verso i paesi meno industrializzati, come essi stessi s’industrializzano, e quanto sia fraudolenta e pretestuosa, anche oggi, la finta emergenza della finta guerra alla droga. Salterò quindi di ciarlare attorno all’evoluzione del monopolio regale britannico del traffico di droga in Tailandia e a Burma, di quello francese in Vietnam – che pure organizza il proprio traffico di droga, durante tutta la sua permanenza in Indocina – alle politiche imposte nel Laos, al mito del rivoluzionario romantico, e fantoccio, al burattino dei capitalisti d’occidente Ho Chi Min, e a tutte le altre forme d’infiltrazione per istigare guerre, guerriglie, insurrezioni e contro-insurrezioni nell’area, prima, durante, e dopo la seconda guerra mondiale.

3.5. Dell’opportunità di far durare la guerra
La resistenza vietnamita alle baionette francesi, prima, e alle tonnellate di Napalm, esplosivi e diserbanti chimici velenosissimi, dispersi in tutta l’area dai bombardieri americani, poi, è un altro mito fabbricato in occidente, basato interamente sulla presunta necessità di resistere di un popolo di contadini affamati, indottrinati al nazionalismo esasperato e con niente da perdere, disposti a tutto pur di mantenersi comunisti, liberi e felici, anche sotto le bombe incendiarie, sotto le quali vedono svestirsi di pelle i loro bambini.

La guerra di lunga durata serve altri interessi e non basta il fervore nazionalistico, né l’indottrinamento politico, per resistere alla potenza distruttiva anglo-americana. Per resistere, servono anche alimenti, rifornimenti, munizionamenti e, soprattutto, serve che controparte continui a bombardare i villaggi dei contadini, anziché le aree strategiche nevralgiche della guerra. Tutta la strategia militare statunitense, durante la guerra in Vietnam, è orientata, per almeno dieci anni, dopo i primi cinque di insurrezione e contro- insurrezione, a “menare il can per l’aia“, a spendere denaro dei contribuenti americani ed europei ed a far intossicare con l’eroina una buona percentuale dei due milioni e mezzo di soldati che per la guerra si spediscono. La guerra deve durare.

3.6. Del traffico di droga del governo francese
Nel periodo prossimo all’uscita delle forze militari francesi dall’Indocina, l’intensa attività di traffico di droga, la più “segreta” dei servizi segreti francesi, è chiamata “operazione X”. Il nome, ammettiamolo, è appropriato alle esigenze di riservatezza, perché non significa proprio un accidente e non verrebbe a nessuno in mente di prenderlo sul serio.

Come nella chiesa romana, anche presso la CIA scaldano le poltrone migliaia d’impiegati che operano in buona fede e che non sono a diretto contatto con le pratiche illegali, fino a quando non imparano essi stessi a gestirle. Fra questi, vale la pena di ricordare un tale colonnello Edward O. Lansdale che, nel 1953, rimane scandalizzato per aver scoperto l’esistenza dell’operazione X. Mentre cerca di mettere assieme un rapporto sull’invasione del Laos da parte di questi misteriosi Viet Minh, Lansdale vola a Plain of Jars e viene a sapere che ufficiali francesi hanno comprato delle piantagioni d’oppio, proprio quell’anno, agli ordini del generale Salan, comandante in capo del glorioso “Corpo di Spedizione” francese, la cui tradizione di soldati duri e puri risale a tre secoli prima.

Quando poi Lansdale viene a sapere che l’oppio è spedito a Saigon, e da lì esportato, decide di fare rapporto ai suoi padroni di Washington. ‘Il vertice dell’apparato militare francese è impegnato in un traffico di droga su scala internazionale, bisogna fare un’inchiesta seria’. La risposta che Landsdale riceve da Washington, suona più o meno così:

“Ma non hai nient’altro da fare? Sei invitato ad evitare di andare in giro a aprire “vasi di vermi”, che potrebbero mettere in imbarazzo i governi amici. Abbandona l’indagine.”

Dien Bien Phu “cade” l’8 maggio del 1954 e purtroppo non c’è tempo adesso per andare a vedere chi ha fornito l’artiglieria ai Vieth Minh per cacciare i francesi. Le cronache di guerra ufficiali sono sempre un po’ ridicole, soprattutto quando cercano di dare credito alle favole delle armate di contadini affamati che prevalgono su quelle degli equipaggiati e super-armati mestieranti della guerra, provenienti da nazioni tecnologicamente molto più avanzate ed industrializzate.

Dopo meno di 24 ore, ancora una volta, pare che qualcuno sappia in anticipo i risultati delle partite; delegazioni vietnamite, francesi, russe, cinesi, inglesi e americane si ritrovano a Ginevra per discutere i trattati di pace. Il 20 luglio si dichiara l’armistizio e la guerra spettacolo è chiusa, anche se la tragedia per i contadini indocinesi è destinata a continuare per almeno altri 30 anni. Molto imbarazzante, poi, è la questione dei 150 mila dollari, fruttati al comando francese con l’ultimo raccolto invernale d’oppio, che, ufficialmente, spariscono senza lasciare traccia e non è nemmeno possibile pagare i sospesi ai fornitori ed ai collaboratori del traffico di droga, come il povero Touby, che si querela personalmente presso il comando paramilitare del glorioso e antico Corpo di Spedizione francese, ma senza rimediare nemmeno una breccola di risarcimento.

3.7. Della prestazione statunitense in Indocina
Pochi storici – non vietnamiti – menzionano questo particolare: durante la guerra in Indocina, il governo statunitense finanzia il 78% delle spese di mantenimento del glorioso Corpo di Spedizione francese e che centinaia di istruttori, suggeritori, esperti, consiglieri americani sono presenti sul suolo indocinese a supporto delle unità francesi.

McCoy parla di collaborazione fra il Deuxième Bureau e la CIA, salvo qualche occasionale differenza di vedute circa le strategie. I rapporti di collaborazione poi s’interrompono, dopo la stangata di Dien Bien Phu e il trattato di Ginevra. Ma, dovremmo sorprenderci? La seconda guerra mondiale è appena finita, le forze americane hanno invaso tutta l’Europa, hanno dislocato basi militari per il controllo totale di tutto il territorio europeo, compreso quello francese, certamente quello italiano e tedesco (hanno poi dislocato installazioni di missili nucleari in Italia, in Germania, in Olanda, in Belgio e in Turchia), in una struttura di tipo coloniale che ancora militarmente controllano, diretti dalle famiglie dei “grandi usurai”, e dovremmo sorprenderci che la CIA collabori, influenzando, suggerendo, dirigendo e controllando, le attività del glorioso Corpo di Spedizione francese?

Le agenzie di spionaggio anglo-americane, come le forze armate anglo-americane, fanno la supervisione di tutte le attività che sono correlate alle arti della politica e ai mestieri delle armi, questo vale per tutte le nazioni europee, non solo per l’Italia e la Germania. Meglio non domandare poi in che condizioni sia il glorioso Corpo di Spedizione francese durante l’occupazione tedesca in Francia. Una volta giunti i miliziani statunitensi, questi prendono il controllo dei territori controllati dalla Germania nazista e, siccome abbiamo visto come gestiscono il mondo clandestino dell’unione corsa a Marsiglia, non dobbiamo meravigliarci di scoprire che parecchi papponi marsigliesi, trafficanti, picchiatori, ladri, assassini, rapinatori, spacciatori e sequestratori dell’unione corsa, in controllo del porto di Marsiglia, si ritrovino, alla fine della seconda guerra mondiale (dopo aver fatto le loro “marocchinate” pure in Italia), anche in Indocina, soprattutto tra le fila degli stupratori del Corpo di Spedizione francese.

Il collegamento con le famiglie corse in Marsiglia può anche essere considerato casuale, se si vuole, ma allora, con lo stesso criterio, dobbiamo considerare una coincidenza la provvidenziale triangolazione di questo collegamento con la CIA.

Un’altra fortunata combinazione è data dai collegamenti con l’Indocina del gangster marsigliese Barthelemy Guerini, che contrabbanda l’oro dalla Svizzera all’Asia, a fine seconda guerra mondiale. Ma se ricordiamo i fatti di Marsiglia non ci meravigliamo più di nulla. Da Marsiglia partono e a Marsiglia giungono quotidianamente armi, munizioni, soldati, morfina ed eroina, zucchero e farina (per i bambini a natale), durante tutti gli anni della guerra in Indocina. Perciò, quando parliamo di collaborazione, dobbiamo intendere quel tipo di collaborazione che in una multinazionale l’azienda periferica dà alla casa-madre, dove quest’ultima rappresenta l’alta direzione. Frementi di sdegno, a Ginevra, i burattini del governo francese sono indotti a “concedere” la piena indipendenza alla ex colonia indocinese, così da permettere le fasi successive del piano anglo-americano.

3.8. Dell’insurrezione e della contro-insurrezione
In quel bel film, tratto dalla novella di Graham Greene, “The Quiet American“, il colonnello Lansdale viene rappresentato come un personaggio dedito a tempo pieno all’evangelizzazione statunitense anti-comunista. Nel remake del 2002 è proprio lui che collabora ad organizzare gli attentati dinamitardi a Saigon, proprio come la CIA fa con la NATO e GLADIO in Italia e in Europa negli anni sessanta, settanta e ottanta.

Quando viene rimandato a Saigon, dopo il suo iniziale sconcerto per il traffico di droga francese, il colonnello Lansdale è già riprogrammato, dagli specialisti in impianti ideologici della sua agenzia, ed ha già messo in pratica i suoi nuovi orientamenti agli “sporchi trucchi” per fini politici. Nel film non si racconta che egli è appena giunto dalle Filippine, nel maggio del 1954, dove ha appena orchestrato la campagna di contro-insurrezione, per conto del presidente Ramon Magsaysay, contro il locale partito comunista.

Per la gioia ipocrita di Noam Chomsky, giunge in Vietnam il suo formidabile oppositore, il nuovo profeta della dottrina contro-insurrezionale, il colonnello Lansdale, il quale torna a Saigon con l’incarico esplicito di ricomporre i gruppi di bande criminali alternative a quelle che usano i francesi durante la guerra in Indocina ma, possibilmente, ricalcando lo stesso mosaico. In luglio viene installato il primo ministro vietnamita, Ngo Dinh Diem, che dà a Lansdale tutte le leve che gli servono. Anche Diem proviene da una selezione anglo-americana (i capi dei governi del mondo dominato dalle loro forze militari sono tutti burattini selezionati dai loro uffici). Egli si dichiara ufficialmente anticomunista e antifrancese, non dispone di grande supporto politico, essendo stato in esilio per anni e tantomeno dispone di una forza armata o di una guardia del corpo che sia sua.

3.9. John Foster Dulles
A maggio del 1955, a Parigi, s’incontrano il premier francese Edgar Faure e uno dei due fratelli Dulles; (John Foster e Allen Dulles sono i due che hanno disegnato l’architettura della CIA per Clifford). Il francese viene istruito su cosa fare, perché Dulles vuole mantenere Diem a capo del governo fantoccio vietnamita, nonostante molti interessi privati francesi tentino localmente di resistere e permanere, e a quelli sarebbe facilissimo ribaltare il governo con un colpo di stato.

Entrambi i governi, quello francese e quello statunitense, devono proseguire il percorso che renderà l’Indocina “democratica e indipendente” e, perciò, visto che la guerra è finita, i rimanenti francesi devono togliersi dalle palle, diversamente dai suggeritori statunitensi che devono restare a garantire il successo democratico ed indipendente del governo fantoccio di Diem.

I tre anni successivi le vittorie elettorali di Diem sono quelli che fanno rifiorire il traffico di droga in Vietnam. L’operazione X e le altre attività criminali di complemento, come la Binh Xuyen, sono fuori gioco, i traffici dal Laos sono pure interrotti; ora Saigon brilla di luce propria. Nello stesso tempo, le attività della CIA in Burma aiutano la regione a diventare una delle aree con le maggiori capacità produttive d’oppio del mondo (non dimentichiamo che questi studi risalgono al 1972, quando ancora non si ha la concorrenza della produzione d’oppio delle nuove aree di guerra americana e NATO: Afghanistan, Pakistan e Iraq).

3.10. KMT, rapinatori e assassini al governo repubblicano
Per organizzare i loro traffici, le agenzie di spionaggio americane cercano di raggruppare le forze ribelli del Kuomintang nella regione indocinese. Si tratta di bande di gente armata costituite prevalentemente da teppaglia militare, la canaglia scacciata dalla Cina a calci-in-culo durante l’insediamento dei finti comunisti, dopo aver messo a segno molte rapine e dopo aver massacrato i lavoratori disarmati in agitazione a Shanghai.

Il Kuomintang (KMT), lo dice la storia moderna, non riesce a riprendere il potere in Cina, fallisce il tentativo di raggruppamento nella regione del Burma, per l’invasione della Cina meridionale, ma non fallisce affatto la proficua attività del traffico dell’oppio. Coordinati dai suggeritori della CIA, i banditi del KMT spediscono i carichi d’oppio in Tailandia, dove vengono venduti proprio al generale della polizia, Phao Sriyanonda, cliente delle agenzie di spionaggio statunitensi. Sempre con l’appoggio CIA, il KMT rimane in Burma fino al 1961; poi, i finti guerriglieri del KMT, vengono cacciati anche da lì e si spostano in Laos e in Tailandia, dopo aver portato la produzione locale dalle 40 tonnellate del dopoguerra alle 400 tonnellate del 1962. Nel 1972, vent’anni dopo il primo intervento CIA nella regione che chiamano “triangolo d’oro”, le spedizioni del KMT rappresentano ancora un terzo dell’offerta mondiale d’oppio illegale. Le élite capitaliste d’occidente decidono di tenere Mao Zedong al potere in Cina comunista e di cacciare fuori, invece, il generalissimo Chiang Kai-shek, il quale, con le locuste del suo regime Kuomintang, se ne va a razziare e sterminare i lavoratori disarmati nella pacifica e produttiva isola di Taiwan, dopo aver rapinato e devastato tutte le campagne del Tonkin e nonostante i regali in oro che Ho Chi Minh rastrella per loro sul suo territorio.

Dopo la farsa del “crollo” del regime di Chiang in Cina e l’installazione del burattino, sponsorizzato da alcuni particolari soggetti in controllo dell’apparato istituzionale anglo- americano, Mao Zedong, l’amministrazione Truman deve mostrare sconcerto e preoccupazione per il “diffondersi del comunismo” nel sud est asiatico. Nell’aprile del 1950, fra le tante iniziative sfornate per fingere di arrestare il diffondersi del comunismo nel mondo, i burocrati dell’amministrazione Truman se ne escono con un programma di speciali operazioni sotto copertura, congegnate per questo scopo.

I tre tentati assalti del KMT allo Yunnan sono sponsorizzati dalla CIA, con gli aiuti della criminalità organizzata non clandestina statunitense, il KMT invade anche Burma. Burma accusa il governo nazionalista cinese di aggressione immotivata davanti all’ONU nel marzo del 1953; nonostante la stampa internazionale non se ne occupi, i guerriglieri del KMT continuano a creare problemi anche negli anni a venire, sia al governo comunista cinese che a quello di Burma, fino al 1960.

Gli enti di stato americani negano la loro partecipazione nell’armare, finanziare, affiancare ed equipaggiare migliaia di guerriglieri del KTM e promettono d’investigare Taiwan, dalla quale però giungono dichiarazioni circa la fine delle ostilità e la promessa che 4200 guerriglieri che infestano il sud est asiatico sono ora rimpatriati. Su altri seimila soldati, il KMT, come fa il dipartimento di stato americano, nega ogni responsabilità e competenza; giustamente, allora, se li prendono in carico gli analisti della CIA e li assumono come mercenari per le loro operazioni segrete nel nord del Laos.

Nel 1952, il The New York Times, e altri fra i maggiori organi di stampa statunitensi, pubblicano storie circostanziate circa le responsabilità del KMT nel traffico di droga, non si ricordano però di considerare il ruolo della loro più nota agenzia di spionaggio. A prima vista, si potrebbe anche dire che qualche mela marcia del Kuomintang abbia approfittato della protezione benevola della CIA per fare i suoi comodi e invece è un piano su larga scala che si ripete ovunque sia istigata guerra, guerriglia, insurrezione, o contro-insurrezione. L’analisi di McCoy rivela chiaramente il costante supporto operativo della CIA, anche sul campo, dove peraltro muoiono diversi suoi agenti, nei tre attacchi alla provincia dello Yunnan in Cina e nell’invasione di Burma. Il caso vuole che l’armata della salvezza “anti-comunista” individui aree strategiche, per gl’insediamenti delle sue truppe, proprio negli altipiani con le migliori condizioni produttive per l’oppio.

Sia il fatto che proprio lo Yunnan debba essere la regione di ritirata del KTM in Cina, sia la scelta dei confini nord orientali di Burma, hanno assai poco a che fare con le strategie dei nazionalisti cinesi; sono invece operazioni finalizzate alla produzione e al traffico internazionale di droga e l’elemento che contribuisce a contraddistinguerle è la connessione del KMT con Bangkok, con il comandante della polizia tailandese, il generale Phao, che è precisamente l’uomo di punta della CIA in Tailandia.

3.11. Delle cricche Tailandesi
Prendere una parte, nutrire il proprio nazionalismo, alimentare i sogni di gloria, desiderare sinceramente di difendere la propria nazione e di combattere contro gli oppressori, veri e immaginari, sono espressioni ingenue dei fanciulli da mandare al macello. E non è un caso che il servizio militare inizi sempre in età giovanissima, quando la persona ha molta voglia di fare e poca esperienza di vita. Un uomo e una donna giovani, desiderosi di cercare un proprio codice, un modello di vita, basato sulla lealtà, sull’onore, sul senso d’appartenenza e sui buoni doveri, possono essere più facilmente modellati per agire come marionette agli ordini delle élite capitaliste che controllano i vertici degli apparati militari. Dopo un po’, anche i più ingenui devono fare i conti con la realtà: la vita militare è noiosa, anti-didattica, inutile; quelli poi che sono messi di fronte alla morte e hanno la percezione dei danni che combinano con il loro mestiere, vanno in crisi di coscienza; una parte si suicida – per esempio, metà dei soldati americani morti in Iraq e Afganistan sono suicidi – alcuni si adattano e altri si dimettono alla prima occasione. Quelli che si adattano, nel tempo, trovano il modo di far fruttare il loro talento, il proprio disprezzo per la vita degli altri e la propria indifferenza per la sofferenza della vittime innocenti. E così si formano le cricche, in ambiente militare; quando non c’è più spazio per la retorica, gli assassini, con le mani lorde di sangue, che combattono e massacrano vittime inermi, vogliono la loro fetta della torta. Le cricche si formano in qualche ambiente del servizio militare, fra manipoli di assassini disillusi; gruppi di amici e parenti iniziano a reclutare colleghi per attività parallele e complementari (forzare le donne, rubare e rapinare, trafficare armi e droga…); le paghe dei soldati e degli ufficiali non sono mai adeguate al ruolo, ai disagi e ai rischi sporadici; questo è un incentivo automatico (mica tutti possono fare il “direttore di mensa”), che si aggiunge all’inevitabile delusione e al crollo degli ideali di patriottismo e di gloria, che caratterizza, storicamente, tutte le attività militari di cui abbiamo nota; il militare inizia a rendersi conto, prima o poi, che deve trovare altre fonti di reddito e, per fare ciò, può trarre vantaggio dalla sua posizione. Le cricche, con l’andare del tempo, devono estendere i propri tentacoli al settore civile, perché è lì che si produce la ricchezza del pianeta ed è quella la ricchezza che si vuole prendere con l’azione militare, a tutti i livelli. Una cricca può prendere possesso di un intero ministero di governo, o monopolizzare un certo tipo di affare, come il traffico del riso nelle zone affamate dalla guerra, o gestire il disboscamento in una data area. Giunte al punto della loro maturazione, le cricche hanno una propria, disciplinata, piramide di corruzione. Alla base, i funzionari minori si occupano di estorsioni, bustarelle e altre attività di duro lavoro; il denaro rastrellato passa su per la scala gerarchica, dove i capi si prendono la crema e lasciano il resto da dividere fra i loro affezionati collaboratori. I membri della cricca possono anche rubare dalle casse del governo ufficiale, ma normalmente non si permettono di sottrarre alcunché dalla propria cricca; i controlli sono rigidi. Quando una cricca acquista abbastanza potere da fare offerte al potere nazionale, è forzata, inevitabilmente, a confrontarsi con un’altra fazione militare. Queste forme di confronto caratterizzano tutti i colpi di stato, i tentativi di colpi di stato e le conseguenti azioni repressive che si hanno in Tailandia a partire perlomeno dal 1932, anno in cui i militari riducono il re al ruolo puro di caricatura.

3.12. Del naviglio e degli aeroplani donati alla polizia
Il traffico illegale d’oppio è una delle poste economiche più rilevanti del patrimonio della Tailandia. Già nel 1947 si producono grandi quantità d’oppio nelle regioni collinari del nord e, con l’intensa attività del KMT, Bangkok è uno dei maggiori porti di transito della produzione del resto della regione. Nel 1954 la dogana inglese di Singapore dichiara che Bangkok è il maggiore centro per il traffico internazionale d’oppio nel sud est asiatico. Nel lungo periodo, una cricca prevale sulle altre, quella del generale Phao, e la sua abilità nel prevalere deriva interamente dal supporto della CIA, la quale espleta le sue attività costituendo società estere che servono diversi scopi, oltre che ad arruolare mercenari e trafficare in armi e droga. Nel caso di Phao è la Sea Supply Corporation che, a partire dal 1951, fornisce alla sua polizia quantità smodate di naviglio, armamenti, automezzi corazzati e aeroplani. Phao si ritrova a gestire una polizia dotata di aeronautica, guardia costiera e mezzi corazzati a terra. Gli ufficiali delle forze armate statunitensi che fanno come sempre da sfondo in funzione di suggeritori, addestratori, strateghi e consulenti militari, rifiutano qualsiasi supporto logistico al generale Sarit, ma la società Sea Supply Corporation fornisce di tutto la polizia del generale Phao. Con il sostegno della CIA, nel 1951, Phao diventa l’uomo più potente in Tailandia. Naturalmente la facciata politica lo vuole “anticomunista”, come “Chiang”, perché ciò impone che egli supporti le attività del KMT e per conseguenza tutti i correlati traffici di droga nella regione.

3.13. Della polizia, del narcotraffico e della logistica
Nel 1955 la polizia nazionale di Phao è il sindacato più importante del traffico internazionale d’oppio in Tailandia e partecipa a tutte le fasi di gestione del narcotraffico. La polizia scorta i carichi di droga, contrabbandati in Tailandia prima e destinati all’esportazione poi, fin dall’arrivo alla linea di confine con Burma; da lì, la polizia di frontiera continua il servizio di vigilanza sui carichi lungo il confine fino ai magazzini, sempre appartenenti e gestiti dalla polizia, di Chiangmai. Poi, i mezzi corazzati della polizia fanno giungere la droga a Bangkok, via treno o via aerea, con aeromobili della polizia, e, da Bangkok, questi vengono caricati su navi civili che però continuano ad essere scortati dai mezzi nautici della guardia costiera, fino a determinati punti d’incontro nell’oceano, con altri cargo diretti a Singapore o Hong Kong.

3.14. Della distribuzione interna
Nei casi in cui i carichi di droga sono contrabbandati ma non diretti alla “riesportazione”, cioè, quando sono diretti al mercato interno, gestito dal monopolio della polizia, bisogna inscenare una pantomima degna del puerile illusionismo asiatico; i contrabbandieri vengono presi a fucilate ai confini con Burma; diciamo che c’è uno scambio di fuoco molto chiassoso ma senza vittime, se non quelle accidentali, con i guerriglieri del KMT. Alla fine della sparatoria, i guerriglieri si arrendono e, “messi in fuga”, abbandonano l’intero carico. Quindi la polizia sequestra l’oppio e lo scorta fino a Bangkok. I piedipiatti vengono subito elogiati, premiati, remunerati, fotografati, pubblicamente, lodati ed applauditi; e poi, finita la cagnara con i giornalisti e le TV, l’oppio, silenziosamente, scompare. Anche Phao, burattino della CIA, si fa fotografare come l’eroe che vince sulle forze del male, assieme ai poliziotti diligenti, come l’uomo a capo della crociata anti- droga, in occasione di tutti i sequestri di droga più rilevanti; altre volte parte d’urgenza, facendo delle drammatiche sceneggiate, per portare i suoi uomini al nord e guidarli personalmente in queste finte sparatorie contro i contrabbandieri guerriglieri del KMT. È una battaglia disperata, che non finisce mai, senza vincitori né vinti, contro questi contrabbandieri, e finti guerriglieri, per eliminare la piaga della droga.

3.15. Del controllo di crimine e anticrimine
Ancora una volta, le cricche hanno il monopolio del crimine e della lotta al crimine, hanno il monopolio per contrastare sé stesse. Gli assassini conducono le indagini sull’omicidio, i trafficanti di droga hanno il monopolio del traffico di droga, e della guerra alla droga, esattamente come i terroristi hanno il monopolio del terrorismo e della lotta al terrorismo, le banche centrali hanno il monopolio del riciclaggio e della lotta al riciclaggio, i grandi usurai hanno il monopolio dell’emissione monetaria e della lotta all’inflazione (quindi prevalgono le politiche deflative), le banche mondiali hanno il monopolio dell’estorsione fiscale e della lotta all’evasione fiscale, dei crimini di guerra e della lotta ai crimini di guerra.

3.16. Così gira il mondo
La pantomima del generale Phao è la fotografia del sistema attorno al quale gira il mondo, con la sola differenza di essere un po’ più palese, essendo lo stile della dissimulazione asiatica sempre più plateale, puerile e maldestro, degli altri stili di dissimulazione. E però si potrebbe anche obiettare che, ultimamente, anche le dissimulazioni occidentali sono assai più che plateali e goffe, soprattutto considerando la cialtroneria dei giornalisti nelle televisioni. Nondimeno, la gente si beve tutto ciò che i vili giornalisti usano per le loro volgari suggestioni e, perciò, non saprei proprio dire a chi giovi indagare la verità delle cose. Prendendo a caso una persona di coscienza qualunque, nell’ambito della cricca di Phao, per esempio, un ufficiale, o un poliziotto qualunque, il quale risenta della contraddizione fra le fandonie che racconta la sua organizzazione e il suo ruolo preciso nell’ambito della stessa; cosa dovrebbe fare? Denunciare Phao? Dimettersi? Trovare un nuovo lavoro, magari come lavapiatti in un ristorante italiano di Phuket, o come magnaccia, mettendo a battere sua madre e sua sorella, o come spacciatore che poi fa la spia ai suoi stessi clienti? La condizione del mondo in cui vive è quella; non può fare il maestro di sci, in Tailandia, e neppure l’ingegnere elettronico. Deve fare i conti con ciò che offre il mercato del lavoro locale. Lavapiatti, ruffiano, spacciatore o poliziotto-spacciatore? Cosa vuoi fare da grande? Il lavapiatti è onesto, ma proprio per questo prende calci-in-culo dai suoi principali; il magnaccia vive di mancette e lo spacciatore finisce per andare in galera oppure a fare il confidente di questura; a questo punto è meglio fare il poliziotto, che ha la possibilità di fare affari come ruffiano e spacciatore allo stesso tempo, senza dover essere arrestato o finire per assumersi l’ingrato compito dell’informatore. Al turista europeo, questo ragionamento può sembrare circoscritto; e invece calza benissimo anche agli alti ufficiali europei della NATO, ai loro ufficiali e sottufficiali, ai dipendenti, agli ingegneri, ai dirigenti e agli impiegati di Finmeccanica, ai dipendenti delle banche centrali, ai cuochi personali dei governatori delle banche centrali, ai capi di governo e a tutta la cerchia dei loro collaboratori; agli attori dei finti viaggi spaziali, agli autori materiali delle stragi negli Stati Uniti, agli assassini Hillary Clinton, Donald Rumsfeld e Dick Cheney, o a Fidel Castro, e agli altri collaboratori, di vario grado e livello, dei genocidi. Siamo tutti incastrati in un sistema che dà poco spazio per le scelte; anche evitando le buffonate teatrali delle finte sparatorie di confine, molti di noi, al posto del generale Phao, farebbero esattamente le stesse cose che fa lui, consapevoli del fatto che, in assenza, saremmo messi fuori gioco e un altro burattino sarebbe messo al posto nostro. Essere o non essere? Quelli che vengono messi fuori gioco sono persone che, per qualche difetto naturale d’animo, non riescono a resistere la contraddizione fra le leve opportunistiche, che impongono l’accettazione della finzione e della suggestione, e quelle dei sentimenti di verità e di giustizia. Ma il sistema non perdona neppure quelli che, per opportunismo, vi s’incastonano dentro, come capita sovente, per qualche eccesso di cretineria o per qualche momento di esuberanza, in cui vogliono fare di testa loro, e allora sono essi stessi messi fuori gioco.

3.17. Della successione di Phao
Il momento critico di Phao giunge il 9 luglio del 1955; le sue pattuglie di attori comici fermano la solita squadra di contrabbandieri posticci del KMT, mentre stanno trasportando 20 tonnellate d’oppio sul fiume Mesai; la polizia li attacca all’alba, spara un’esagerazione di proiettili, senza colpire nemmeno un contrabbandiere, porta il carico a Bangkok e riceve le solite congratulazioni personali del generale Phao; per qualche motivo che sfugge, tuttavia, Phao mostra una certa ansietà di richiedere una ricompensa, per l’informatore che ha spifferato su quest’operazione, di 1,200,000 dollari. Firma la richiesta e l’inoltra al ministero delle finanze; poi, essendo lui anche sostituto del ministro delle finanze, va al ministero e firma l’autorizzazione al pagamento, da lui stesso inoltrata; firma personalmente l’assegno e, subito dopo, si reca, sempre personalmente, a visitare il misterioso informatore che gli avrebbe consentito di sequestrare le 20 tonnellate; lo paga, così racconta, dandogli il contante, e dandoglielo personalmente; il 14 luglio il generale Phao racconta ai giornalisti che l’anonimo informatore ha preso i contanti ed ha lasciato il paese, temendo per la propria incolumità fisica, e quindi non è disponibile per le interviste. Egli conclude che le 20 tonnellate saranno gettate a mare, salvo una piccola parte da vendere all’industria farmaceutica, per recuperare la ricompensa erogata all’anonimo informatore. La storia è assai stupida ed ha parecchio dell’incredibile, tuttavia non è più stupida e più incredibile di tante favole che si sentono ai giorni nostri dalla stampa tradizionale. Non viene creduto. Phao perde reputazione, è costretto a dimettersi dalle sue funzioni di ministro del tesoro e decide d’investire i milioni sgraffignati in politica; con i suoi fondi e qualche broglio elettorale arriva a fare il ministro dell’interno ma gli serve a poco, perché poi Sarit preparerà un colpo di stato. Il 16 settembre 1957 Sarit muove le sue divisioni militari; Phao preleva i suoi risparmi in Svizzera e ripara in Giappone. Tutti gli agenti della CIA collegabili con Phao vengono espulsi dalla Tailandia e la polizia viene spogliata di tutti i giocattoli galleggianti e volanti donati dalla CIA negli anni passati. Per quanto riguarda il traffico di droga, la produzione d’oppio sulle zone collinari del nord incrementano ogni anno dipoi, e ciò vale anche per i traffici internazionali dalle zone confinanti a Bangkok, per la riesportazione. Nel 1960, il cosiddetto “triangolo d’oro” è il centro di maggiore produzione e traffico di droga destinata ai lucrativi mercati statunitensi; lo sviluppo è tutto attribuibile al ruolo chiave della CIA, e sappiamo che i vertici delle agenzie di spionaggio, e i capi di governo con i quali si coordinano, non possono non sapere, e infatti sanno, Ronald Reagan sa, George Bush, il più vecchio, anche lui ex capo della CIA, sa, Bill Clinton sa. Non basta dire che i traffici non sono ostacolati più di tanto; no, appare piuttosto che sono favoriti e stimolati, o ideati e messi a punto, dagli stessi vertici delle agenzie di spionaggio, per una precisa strategia, come è la famosa operazione X dei segretissimi servizi segreti francesi in Indocina, prima del sopravvento statunitense.

3.18. Delle finte rievocazioni del Vietnam al MIT
Ngo Ving Long, professore di storia all’università del Maine, si segue con catica, per via della sua tragica pronuncia. Tuttavia, affiancato e sponsorizzato da un altro infiltrato, il prof. Noam Chomsky, che siede al MIT, il 30 aprile 2005, tiene con lui una bella lezione retorica in memoria di uno dei più atroci crimini di guerra commessi dall’umanità: la guerra del VietNam, dopo l’uscita dei “francesi” dall’Indocina. Anche se i rispettivi ruoli di questi due attori li vogliono inconcludenti, essi aggiungono molte interessanti testimonianze sul “gratuito” sterminio e genocidio della popolazione rurale della regione indocinese. La “guerra ai contadini” è un elemento di questo loro contributo e richiama alla memoria la “guerra dei banchieri contro contadini” denunciata da Ezra Pound, ma anche la volontà di distruggere l’agricoltura delle nazioni in genere, per rimuovere qualsiasi loro opportunità di sopravvivenza indipendente, come denunciata il compianto prof. Auriti. Un altro elemento importante è la contro-insurrezione; Ngo Ving Long, racconta che, a 15 anni, desidera viaggiare e, secondo la sua storia, viaggiare da una città all’altra o da una regione vietnamita all’altra, non è consentito a un giovane nel Vietnam di quel periodo. Quindi lui, per poter viaggiare liberamente nelle campagne della sua stessa Nazione, si aggrega ai “consulenti militari” statunitensi, già presenti in gran numero, alcuni anni prima dell’inizio delle massicce invasioni statunitensi. E dalle attività di “epurazione comunista”, coordinate da questi “consulenti”, si cava chiaramente l’intenzione d’insanguinare una terra usando entrambe gli ingredienti che le agenzie di spionaggio utilizzano in tutto il mondo: insurrezione e contro-insurrezione, entrambe finanziate, organizzate, equipaggiate, addestrate e coordinate dagli stessi inviati delle agenzie di spionaggio associate a Wall Street e alle famiglie dei grandi capitali. Lo scopo è quello di creare i problemi anziché risolverli. Il giovane adolescente Ngo Ving Long, collaboratore degli aguzzini infiltrati, vede con i propri occhi le perquisizioni nei villaggi dei contadini, che usano a pretesto le disinfestazioni, le decontaminazioni e le vaccinazioni, per perquisire le capanne e far sparire gli abitanti di quelle in cui viene trovato materiale ideologico “sospetto”. Poco sa, Ngo Ving Long, sul fatto che anche il comunismo viene usato con il pretesto di contrastare l’imperialismo e che entrambe le forze sono finanziate dagli stessi usurai, esclusivamente per distruggere quanto più possono e prendere possesso di quanto più possono di ciò che resta del pianeta. Però c’interessa anche la sua testimonianza, perché descrive i dettagli del lavoro fatto dai consulenti americani per sobillare la guerra che s’intensificherà qualche anno dopo. Noam Chomsky poi fa la sua retorica sulla distruzione totale del sud e sul fatto, con ciò rendenndo in parte rivelatoria la sua arringa, che il nord del Vietnam non viene proprio toccato dalle bombe e dai diserbanti. Ciò è persino confermato dagli scienziati americani dell’eugenetica, che possono ora confrontare al microscopio i danni fatti su una popolazione divisa in due sezioni; quella del sud, contaminata da terribili diserbanti, come l’agent orange e quella del nord, rimasta quasi intatta; è un’opportunità di laboratorio eccezionale che esalta Kissinger e scandalizza Chomsky. Che spiegazione dà Chomsky sul fatto che il nord non viene toccato? Scuse puerili, cretinate, come quella secondo la quale i vertici militari statunitensi non vogliono rischiare di colpire l’ambasciata cinese o quella russa, collocate ad Hanoi; sono tutte palle, anche quelle di Noam Chomsky, lo stesso “pacifista storico” che irride i complottisti dell’undici settembre. Il nord Viet Nam non viene toccato perché lo scopo non è vincere la guerra; la “la guerra deve durare”. Obiettivi più sensati che si prefiggono gli strateghi di questi delitti sono:

a) fare durare la guerra il più possibile;
b) trasformare l’industria statunitense in industria militare pura,
c) distruggere tutto il mondo rurale di uno dei maggiori produttori di riso asiatici; d) mantenere alta la tensione fra i blocchi est e ovest;
e) finanziare entrambe le parti (USA e USSR) e incrementare il loro debito;
f) alimentare i deliri esoterici della distruzione, dell’omicidio e della rapina;
g) disperdere ricchezza industriale in eccesso dal PIL statunitense e da quello europeo, visto che l’Europa assorbe gran parte del costo del conflitto;
h) mantenere e incrementare i traffici di droga;
i) ….

Ritorniamo indietro nel tempo, nel 1955, la CIA organizza un colpo di stato contro lo stesso Diem, burattino installato dallo stesso governo statunitense, come si discorre di sopra, che viene trovato morto sulla strada, dietro un mezzo corazzato. Nel 1965, dopo aver organizzato molti attentati sulla popolazione civile, come faranno in Europa circa dieci anni dopo, gli assassini statunitensi (sia quelli volontari che quelli coscritti) si ritrovano finalmente impegnati in una guerra diretta in Vietnam. I “berretti verdi” sono assistiti dai mercenari tailandesi e sudcoreani, gli stessi che anni prima assistono i “berretti rossi” francesi per i traffici di droga dell’operazione X. I mezzi aerei leggeri della CIA prelevano l’oppio dalle montagne del Laos, dal 1960 in poi, lo trasportano a Long Tieng, da lì, l’aeronautica militare vietnamita lo trasporta a Saigon, dove viene in parte distribuito e in parte esportato verso l’Europa – e poi gli Stati Uniti – mediante i sindacati delle famiglie corse. Grazie ai dieci anni di presenza militare statunitense in Vietnam, la regione del sud est asiatico è stimata fornire il 70% dell’oppio illegale mondiale. Questo fatto viene completamente trascurato sia da Chomsky che dal suo pupillo spione Ngo Ving Long; il primo fa della guerra in Vietnam una questione ideologica, una:

“lezione contro i comunisti del resto d’Asia”, il secondo pure, anche se vista al contrario:
– “non sottovalutate il nazionalismo e il desiderio di indipendenza di una nazione”…….quando Hanoi li autorizza, i vietnamiti imbracciano i fucili e si difendono, perché sono nazionalisti e perché non hanno scelta…”

È chiaro che non hanno capito niente, se sono in buona fede, né Ngo né Chomsky; il fervore nazionalistico, e il bisogno di libertà dall’oppressione dello straniero, talvolta sono sentiti sinceramente dalle popolazioni combattenti; inoltre, l’indottrinamento comunista è un altro aspetto concreto di tutta la vicenda, così come lo è l’indottrinamento volto alla contro insurrezione – “vietcong” è un termine che in lingua vietnamita, può suonare come: “sterminare i comunisti” – ma le popolazioni combattenti sono irregimentate e combattono perché sono costrette dal luogo in cui si trovano e dalle circostanze; ciò che più rileva è chi li arma e chi li guida, non quanto siano indottrinati, nazionalisti, o quanto amino la libertà; il fatto triste è che non hanno ancora capito niente, neppure i vietnamiti delle nuove generazioni; molti di loro veramente credono che sia loro possibile “cacciare gli americani” dal loro territorio, solo perché sono tenaci e non si chiedono chi dia a loro le armi, in cambio di che, o perché i bombardieri americani non tocchino mai Hanoi e neppure gli altri obiettivi strategici. Tra il 1968 e il 1969 il “triangolo d’oro” produce mille tonnellate di oppio grezzo all’anno; esporta morfina di base verso i laboratori europei, ne spedisce una buona quantità a Hong Kong, da dove la droga riparte per gli Stati Uniti. Nonostante nell’area del sud est asiatico non ci siano laboratori abbastanza evoluti da produrre eroina di buona qualità, anche il consumo locale aumenta e la tossicodipendenza dei militari di truppa statunitensi diventa un fatto epidemico. Ai tempi delle clamorose frottole di Nixon, il comando militare statunitense in Vietnam congeda dai 1000 ai 2000 soldati tossicodipendenti al mese; e, se non vengono arrestati, non viene dato loro il trattamento di riabilitazione, nonostante le promesse vane del presidente Nixon, però, se falliscono il test dell’urina due volte consecutive, vengono rimpatriati immediatamente e congedati, nonostante non mi sia chiaro se ciò comporta conseguenze legali nella loro prossima vita civile.

3.19. Dei padri fondatori della moderna Shanghai
Certe vie strette di Hong Kong danno la stessa sensazione angusta ed opprimente dei vicoli di Marsiglia; entrambe le città hanno vecchie tradizioni e criminalità organizzata di lungo corso; Marsiglia è il laboratorio in cui viene raffinata l’eroina di provenienza turca e Hong Kong lo è per quella dell’Asia meridionale. I bravi chimici e farmacisti marsigliesi sono noti alla letteratura occidentale, un po’ meno lo sono i chimici chiu chau di Hong Kong, che a loro volta hanno tradizioni antiche e producono eroina di livello anche superiore rispetto a quella prodotta dai loro colleghi corsi di Marsiglia. Dal 1969 in poi, nel tempo in cui la droga invade anche il mercato interno francese, Hong Kong e il triangolo d’oro paiono emergere come le capitali mondiali della produzione d’eroina. I “GI” dell’esercito statunitense si drogano principalmente con eroina di grado “n.4! prodotta nel “triangolo d’oro” e raffinata a Hong Kong; le bande di criminali clandestini che gestiscono il sindacato dell’eroina a Hong Kong sono di lingua chiu chau e i loro progenitori sono immigrati provenienti dall’area di Shantou, collocata nel Guangdong, sulla zona costiera cinese, 170 miglia più a nord; risalendo quella costa, volgersi a nord significa volgersi a nord-est e, continuando a risalire, dopo Shantou, Xiamen e il resto del Fujian, prima o poi si giunge a Shanghai; ed è lì che nascono i sindacati chiu chau della droga, i quali non originano né a Shantou né a Hong Kong. Shanghai diventa una metropoli moderna dopo l’invasione dei mercanti occidentali, in seguito alla prima guerra dell’oppio (1839-1842); Shanghai diviene presto la più larga e più moderna città della Cina, ma non è più una città cinese; il governo imperiale la divide in zone gestite da poteri stranieri; c’è l’area britannica, ovviamente, quella francese, quella americana e altre di poteri stranieri, fra i quali forse emerge quello giapponese. Gli affari municipali e commerciali di Shanghai sono quindi interamente gestiti dagli occidentali e questo vale anche per il traffico di droga; il monopolio municipale dell’oppio si stabilisce nel 1840 e i gangster chiu chau diventano subito “compradores” ufficiali. I chiu chau hanno basso stato sociale ma si elevano presto e prosperano con l’oppio fino al 1918, anno in cui il nuovo governo repubblicano cinese e il “foreign office” inglese si ammantano di un rinnovato spirito moralistico: forzano i mercanti inglesi a lasciar perdere i loro affiliati delle cosche criminali e a chiudere i loro covi-fumatori di Shanghai. I chiu chau perdono la loro legittimità istituzionale nelle aree d’insediamento occidentale e allora diventano clandestini, se così si può dire; altre società segrete iniziano a competere, come la Ching Pang (Green Gang, il “circolo verde”); con quest’ultima inizia una specie di guerra; ma i cinesi preferiscono sempre la mediazione allo scontro e infatti, unendo le due fazioni, si forma un cartello per il traffico di droga che continua ad arricchirle entrambe, al quale viene attribuito popolarmente un vertice, presto detto “il re dell’oppio”, un giovane esperto sulle questioni della droga, Tu Yueh Sheng.

3.20. Tu Yueh Sheng
Il giovane e brillante Tu Yueh Sheng gestisce il traffico di droga a Shanghai per almeno trent’anni; egli è molto sensibile verso le potenzialità del mercato interno e di quello estero; nel 1920 il suo sindacato promuove le pillole d’eroina, pubblicizzate come “pillole anti-oppio”, oppure, “la migliore medicina del mondo”, e migliaia di fumatori d’oppio passano dalla pipa alle pillole importate dall’industria farmaceutica europea e Giapponese; dal 1923 in poi, il cartello importa più di dieci tonnellate all’anno di pillole d’eroina per soddisfare la domanda locale. Ma il destino dei cinesi è spesso quello di essere costretti a riprodurre, a copiare, i prodotti che, per vari motivi, non possono più importare. Interviene sempre che l’offerta si strozza, o non sta al passo con la domanda cinese, che è sempre esagerata, e allora i distributori locali sono costretti, loro malgrado, a cercare fornitori alternativi e a divenire essi stessi produttori dei beni che non riescono più a reperire fuori per soddisfare la domanda interna. E capita anche nel 1928, con la convenzione di Ginevra, che mette al bando il traffico di eroina e diventa legge per le aziende farmaceutiche europee; gli importatori di Shanghai iniziano a fabbricarsi le pillole come possono; acquistano oppio grezzo dalla provincia delli Sichuan, lo trasportano via fiume, sullo Yangtze, fino a Shanghai, dove lo lavorano e ottengono l’eroina. I chimici delle bande criminali clandestine imparano presto, ma talvolta sono disattenti; se qualche processo di precipitazione delle sostanze volatili non viene eseguito correttamente, un laboratorio clandestino può anche saltare in aria e ciò comporta che la polizia di Shanghai è costretta a rilevarne la presenza; si viene così a sapere di qualche laboratorio locale per la raffinazione d’eroina; anche il consiglio municipale di Shanghai, nonostante la secolare determinazione cinese a forzare le apparenze, è costretto a verbalizzare l’esistenza di produzione locale d’eroina, nel 1934. Dopo essere stato necessitato dalla caduta dell’offerta a prodursi l’oppio da sé, il mercante cinese è indotto, dalla storia che si ripete, a perfezionare la sua competenza sul controllo della qualità della produzione, a ingrandirsi per soddisfare l’intero mercato interno e, infine, ad espandersi verso i mercati esteri; negli anni ’30, Shanghai è uno dei principali fornitori d’eroina illegale, proprio nel periodo in cui la malavita clandestina delle Americhe inizia a dedicarsi alle droghe illegali e l’offerta europea si sta prosciugando. Ma Tu Yueh Sheng non è solo un abile uomo d’affari; anche lui, come tutti i leader moderni, a prescindere dal loro incarico istituzionale, a prescindere dal fatto che siano capi di organizzazioni criminali clandestine o capi di organizzazioni criminali non clandestine – come la OSS, la CIA e il Deuxième Bureau francese o l’Mi5 e l’Mi6 inglesi, per esempio – e a prescindere, assolutamente, dalle loro capacità individuali, ha bisogno di coperture da parte delle élite finanziarie; quelle coperture sono tali, e talmente più forti dell’organizzazione che intendono coprire, che non dovrebbe apparire logica l’idea malsana di qualche funzionario corrotto che si volge dall’altra parte per convenienza di tranquillità della sua poltrona. I capi delle organizzazioni criminali clandestine vengono utilizzati dalle organizzazioni criminali non clandestine per diversi scopi; il traffico di droga è uno di essi; ma non il solo; Lucky Luciano può veramente aver contribuito, indirettamente, alla tranquillità dei soldati americani nello sbarco in Sicilia, e Franqois Spirito può realmente ingraziarsi i fascisti francesi quando spezza le reni ai comunisti che dimostrano a Marsiglia; nondimeno, queste loro azioni possono essere considerate complementari, perché i fascisti francesi hanno anche altri mezzi per sbarazzarsi dei comunisti e le forze americane potrebbero, senza sforzo, bombardare tranquillamente la Sicilia prima d’invaderla, come fanno con la Germania e il Giappone, oltre che con il resto del mondo, e raderla completamente al suolo; perciò, tutta l’importanza strategica di Lucky Luciano nello sbarco in Sicilia mi pare una bella favola da raccontare al giudice, che dovrà – perché è sottoposto a forte pressione – scarcerare uno dei più intelligenti e capaci criminali dell’epoca; naturalmente il giudice non se la beve ma ne ha bisogno perché deve addurre delle giustificazioni formali per motivare la sentenza con la quale, dopo averlo trasferito in case di rieducazione più confortevoli, lo lascia libero e gli permette di procurarsi documenti e visti per viaggiare fra Europa, Stati Uniti e centro America. E a chi obiettasse che la strategia militare anlgo-americana usa Luciano per evitare inutili spargimenti di sangue, ricordo i bombardamenti a tappeto, con bombe incendiarie, sulle popolazioni civili di tutte le città indifese della Germania protestante – che avvengono prima che Hitler entri in guerra – la completa distruzione di tutte le città del Giappone e le due bombe atomiche sganciate sul Giappone mesi dopo la resa dell’imperatore. Quale che siano gli obiettivi militari anglo-americani, non si potrà mai dire che essi siano lì a cercare di scansare la distruzione di centinaia di migliaia di vittime civili senza motivo strategico, e a cercare di evitare inutili spargimenti di sangue. E poi, bisogna considerare anche chi provoca i conflitti; infatti, nel nostro esempio di Shanghai, chi protegge le attività clandestine del giovane Tu Yueh Sheng? Diciamo che, anche in questo caso, Tu collabora con le attività “anticomuniste” e che, di conseguenza, si ha il pretesto per dargli protezione sotto l’egida del partito nazionalista del generalissimo Chiang Kai Shek; ma si dà il caso che lo stesso Chiang è a sua volta un rapinatore di banche, rapinatore indipendente prima, e affiliato poi, della banca centrale di Shanghai, già in mano alla famiglia Rothschild. Tu partecipa alle attività di Chiang, dedito al saccheggio di Shanghai e, già che ci è, anche alla distruzione delle attività dei sindacati comunisti della sua municipalità; le questioni ideologiche, come al solito, sono fumo negli occhi per i giornalisti occidentali. Tu emerge come una figura a livello nazionale e contribuisce all’ascesa al potere del rapinatore di banche Chiang. Dopo aver fatto massacrare dalle sue bande di assassini del “Circolo Verde”, i lavoratori dei sindacati comunisti, Tu ottiene riconoscimenti formali di vario tipo, viene promosso generale del Kuomintang e presto diviene uno dei cittadini più rispettabili di Shanghai. In seguito all’invasione giapponese di Shanghai, Tu si ritira a Chongqing e il traffico d’oppio, fino a quel momento e oltre, continua senza gravi problemi. Con le linee di guerra infuocate, il contrabbando è talmente lucrativo che il governo della municipalità di Chongqing si associa alle attività di Tu con una partecipazione diretta e ordina che cinque delle maggiori banche della regione contribuiscano a finanziarlo per un importo di 150 milioni di “dollari nazionali cinesi”.

3.21. Della cacciata dei rapinatori repubblicani
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, sappiamo che qualche famiglia, dagli Stati Uniti, decide di cacciare Chiang a Taiwan per installare al suo posto Mao Zedong, lo studente svogliato della rivoluzione comunista cinese. Chiang e le sue locuste riprenderanno furiosi la loro attività di rapina e di genocidio con le popolazioni indifese locali, ammazzando generazioni di civili disarmati, in strada, sempre sotto l’egida degli Stati Uniti d’America. I temutissimi eserciti di Chiang, soprattutto le bande criminali clandestine collaterali, avendo massacrato lavoratori inermi, e avendo saccheggiato tutti, ovunque siano andati, non sembrano avere molto futuro in un regime, a sua volta violentissimo, che si proclama “comunista”, in cui ogni vittima crede di poter rivendicare il suo buon diritto alla vendetta per l’omicidio del padre e della madre. In particolare, gli assassini macellai del massacro di Shanghai del 1927, e diciamo pure tutte le bande di scellerati del “Circolo Verde”, migrano in massa a Hong Kong dal 1947 al 1950. Sia il “circolo verde” che i chiu chau sono organizzazioni di rilevanza nazionale, in Cina, e a Hong Kong hanno delle “filiali” che certamente li accolgono con piacere – li accolgono ma si sostituiscono a loro come padroni e non come subalterni – mettendo in seria difficoltà la polizia locale e facendo invadere l’isoletta da una moltitudine di taglia-gole con le asce affilate, importati dal continente. Lo stesso Tu si trasferisce a Hong Kong nel 1949, ma muore l’anno successivo, a riprova di quanto valgano le capacità di mediatore di un servo di Chiang in una colonia inglese con abitanti cantonesi. Niente scontri fra bande rivali a Hong Kong; ci pensa la polizia, i cui vertici appartengono ai Chin Chau, a sbarazzare l’isola dalla concorrenza del “Circolo Verde”. Dopo aver eliminato le teste più feroci di controparte, il gruppo prevalente si dedica ai traffici internazionali, e si volge a Bangkok, i cui commerci, incluso quello dell’oppio, sono gestiti da famiglie di lingua chin chau. A metà degli anni ’50, l’oppio iraniano, quello indiano e quello cinese spariscono dai mercati internazionali; ma il traffico di droga interessa anche il consumo interno di Hong Kong.

3.22. Della censura dell’oppio e della promozione dell’eroina
Data l’eccezionale azione di polizia di Hong Kong negli anni ’60, centinaia di criminali clandestini vengono deportati o arrestati e i covi per i fumatori d’oppio si riducono drasticamente di numero; ciò contribuisce alla diffusione dell’eroina. In un dato momento storico, tra il 1960 e il 1970, si stimano 100 mila tossicodipendenti, nella colonia britannica di Hong Kong. Dato che, in quegli anni, il totale della popolazione non supera i 4 milioni di anime, Hong Kong sembra avere la più alta densità percentuale di tossicodipendenti del mondo. La maggior parte di questi drogati sono lavoratori sottopagati che vivono in anguste case popolari, incastrate in baraccati tentacolari; gli assistenti sociali considerano quegli ambienti ideali per lo sviluppo delle tossicodipendenze, ed ecco un altro esempio in cui le élite finanziarie rastrellano cifre impensabili di denaro, sfruttando la miseria e la degradazione delle classi meno protette. Anche lì, come pare essere da noi oggi, in quel tempo, l’85% dei detenuti in carcere sono eroinomani e il 47% di quelli che vengono condannati hanno addebiti connessi con la droga; l’eroina è talmente comune all’interno delle stesse prigioni che è usata come mezzo di scambio al posto del denaro. I Chin Chau, che rappresentano l’8% della popolazione di Hong Kong, gestiscono le importazioni dell’oppio, la raffinazione e la distribuzione dell’eroina; nessuno sa chi sono, nessuno conosce i loro nomi, sono protetti ovunque, anche quando vengono arrestati, sia in Hong Kong, che in Laos, in Tailandia e in Vietnam; ma, protetti da chi? Si sa tanto sulla criminalità clandestina italiana e su quella marsigliese, si sa molto meno su quella ebrea e niente su quella di Hong Kong. Negli anni settanta, i laboratori per la raffineria di droga di Hong Kong rappresentano il punto finale d’arrivo per tutto l’oppio esportato dal sud est asiatico e il punto di partenza dei condotti d’eroina per gli Stati Uniti d’America.

3.23. DeI “triangolo d’oro”
Il principe Sopsaisana, membro della casa reale di Meng Khouang, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, presidente dl Alliance Francaise e membro della lega asiatica anticomunista, dall’otto aprile del 1971 inizia una carriera che lo vede costantemente impegnato con feste, cocktail party, cene e ricevimenti d’ogni tipo, fino a che non viene nominato ambasciatore del Laos in Francia. Sopsai, come lo chiamano i suoi amici delle maggiori testate giornalistiche americane, non è solo un ambasciatore; egli è considerato dalla stampa statunitense, e di conseguenza dalla stampa di tutto il resto del mondo, un esempio eccezionale della nuova generazione di burocrati asiatici onesti, dinamici e destinati ad una brillante carriera. In occasione della sua partenza per Parigi, il 23 aprile, si tiene uno dei ricevimenti più sontuosi all’aeroporto di Vietnane; sono presenti tutte le autorità che contano, sia laotiane che estere; per conto dell’ambasciata statunitense si presentano i soliti funzionari delle nominate agenzie. Champagne, baci, abbracci, interminabili e inutili discorsi celebrativi e, finalmente, la partenza. Un altro faticoso ricevimento si tiene all’arrivo, all’aeroporto Orly di Parigi, la mattina del 25 aprile; ancora Champagne, altri baci, abbracci e tediosi discorsi celebrati dai giornalisti il giorno successivo. La montagna di bagagli del principe Sopsaiana viene consegnata con un inaspettato ritardo e però, il principe lo nota subito, manca una valigia. Nonostante questo disservizio, la Mercedes è lì ad aspettare già da un pezzo, con le bandierine svolazzanti; accompagnato da mille scuse formali, e mezzo gallone di Whiskey, il principe viene portato all’ambasciata laotiana per il ricevimento formale. E, mentre lo Champagne riprende a spumeggiare, la dogana francese sta esaminando uno dei maggiori sequestri d’eroina della storia di Francia; la valigia mancante dell’ambasciatore contiene 60 chilogrammi d’eroina purissima, il cui valore a New York è di 13 milioni e mezzo di dollari. I Flic potrebbero già fare uno scandalo in aeroporto, ma preferiscono aspettare che il principe sia al sicuro in ambasciata, in attesa di vedere cosa deciderà il loro governo. Qualche settimana più tardi, un sorridente portaborse delle autorità francesi si presenta dal principe Sopsaisana per consegnargli la valigia con l’eroina. Nonostante Sopsaisana abbia tempestato l’aeroporto di telefonate oltraggiose, querelandosi per la valigia mancante, durante tutto il tempo passato, in quel momento si rende conto che ritirarla, ora che sicuramente avranno visto cosa c’è dentro, significa ammettere la propria colpevolezza; e allora, diffidando della buona fede del portaborse francese, nega che sia sua. Nonostante tutta la faccenda sia stata messa a tacere, il governo francese non è in grado di accettare le credenziali del principe e dopo un paio di mesi lo stesso se ne torna a Vientiane in giugno. La questione del rientro del principe urta moltissimo l’ambasciata statunitense in Laos che però decide di non affrontare la questione. Qualche settimana dopo, tutto viene convenientemente dimenticato. Secondo il Bureau of Narcotics statunitense, l’impresa di Spsai è finanziata da Meo gen. Vang Pao, comandante delle armate segrete CIA e quell’eroina è raffinata proprio nei laboratori di Long Tieng, che capita siano proprio collocati presso la sede direzionale della CIA per le operazioni clandestine nel nord del Laos. I mutamenti nelle capacità produttive e distributive di droga nel Laos sono prodotti grazie alle attività clandestine della CIA.

3.24. Air America
Ad un dato momento, nel 1965, i voli charter della linea aerea corsa devono abbandonare il grande affare del traffico d’oppio e lo rileva Air America, la linea aerea privata della CIA, che trasporta l’oppio dalle zone collinari a Long Tieng e Vientiane. Le missioni oltre frontiera della CIA in Cina, nel 1962, raccattano dividendi inaspettati quando le cause nazionaliste vengono finanziate con l’oppio del Burma e anche allora si hanno protetti raccomandati speciali della CIA, come il generale laotiano Phoumi Nosavan. Da quella relazione d’affari, i collegamenti si estendono a Bangkok. Negli anni sessanta, l’aeronautica statunitense bombarda i villaggi di contadini laotiani e forse colpisce per sbaglio anche qualche altopiano sul quale si produce oppio; così facendo, l’aviazione forza i produttori d’oppio laotiani a diventare rifugiati politici. Nel frattempo fioriscono i laboratori per la raffineria dell’oppio in Laos e l’eroina per i soldati americani in Vietnam si può continuare a produrre aumentando semplicemente le importazioni d’oppio grezzo da Burma.

3.25. Della criminalità organizzata non clandestina
L’importanza del ruolo della CIA nello sviluppo del traffico di droga nel triangolo d’oro è testimoniato anche dalla stessa agenzia, che rilascia un rapporto, poi pubblicato dal The New York Times in cui analizza il traffico nella regione e individua 21 raffinerie di eroina; le più importanti sono collocate nell’area attorno a Tachilek, Burma;Ban Houei Sai e Nam Keung in Laos; Mae Salong in Tailandia; però la CIA non si preoccupa di menzionare un dettaglio: le raffinerie sono tutte dislocate nelle aree totalmente gestite e controllate dai gruppi paramilitari delle forze armate statunitensi. Mae Salong è il quartier generale della quinta armata nazionalista cinese, continuamente coinvolta nelle operazioni di contro- insurrezione della CIA dal 1950; i laboratori di Nam Keung sono protetti da Mai Chao La, comandante delle truppe mercenarie della CIA per il nord del Laos; uno dei laboratori di Ban Hounei Sai appartiene al generale Ouane Rattikone, comandante in capo dell’armata reale laotiana, armata interamente – e ufficialmente – finanziata, proprio come lo sono le forze armate statunitensi, dal governo statunitense; le fabbriche d’eroina del Tachilek sono gestite dalle unità paramilitari di Burma e i ribelli di Shan, alleati strettissimi della CIA. C”è una montagna di documenti a dimostrazione dell’impiego di uomini e mezzi appartenenti ad enti di stato (forze armate, aeronautica, corpi speciali, berretti verdi e rossi, servizi “segreti” e quant’altro) e la bibliografia che ho indicato ne costituisce solo una parte. Perciò, desidererei concludere che anche la finta guerra alla droga è un bidone, una farsa che soddisfa una serie di esigenze particolari; per esempio:

– mantiene altissimo il prezzo della droga,
- gonfia i flussi di contanti degli studi legali di Wall Street,
- ingrassa banche di rilevanza mondiale,
- intossica una buona percentuale di cittadini che possono essere messi ai margini della società,
- dà lavoro a milioni di funzionari di polizia in tutto il mondo,
- giustifica l’esistenza di corpi speciali, legali e illegali, clandestini e non clandestini, – arricchisce i già ricchi finanziatori,
- impoverisce le già dissanguate anime delle classi meno protette,
- mantiene in azione bande di criminali, li trasforma in mercenari che possono essere usati per la finta lotta al comunismo, o al terrorismo, giustificando maggiorate spese militari e ulteriori indebitamenti con le banche centrali,
e si potrebbe andare avanti con altri esempi; dalla finta crisi dei missili di Cuba ai finti viaggi spaziali, ai finti attacchi terroristici, alla finta guerra alla droga, tutto può essere utilizzato, e viene utilizzato, come pretesto dagli usurai, per giustificare le più dissennate uscite di cassa, approvate dai parlamenti dei governi centrali degli Stati, che disperdono denaro formalmente “pubblico”, lo incanalano verso i grandi conglomerati dell’industria militare e impiccano le loro Nazioni con le banche centrali, attraverso un indebitamento perpetuo demente e ingiustificato.

3.26. Dei soliti nomi
Dopo aver provocato l’uscita dell’invasore francese dall’Indocina, il governo statunitense è incaricato di subentrare nei suoi traffici internazionali di droga. Il “triangolo d’oro” in quell’epoca è la principale sorgente d’oppio grezzo del pianeta; uomini degli apparati di stato criminali non clandestini del governo statunitense, come il vice segretario della difesa, Richard Armitage, specialisti della CIA, come Ed Wilson, Ted Shackley, Richard Secord, Tom Clines e altri, vengono inviati per prendere in mano tutta la rete del traffico di droga che il governo francese è costretto a cedere. Gli stessi identici nomi, saranno coinvolti in altrettanti scandali nei decenni successivi, nell’amministrazione Reagan, per esempio, con la fornitura d’armi e di droga ai Contras in Centro America. Armitage partecipa a tutte le missioni segrete in cui sia possibile fare il tiro al bersaglio sui contadini laotiani, è impegnato nei traffici di droga dal Laos, in Vietnam, e mantiene sempre legami molto stretti con la famiglia Bush (Vedi Crossing the Rubicon di Michael Ruppert). Il segretario di stato Colin Powel, in una storia pubblicata sul Washington Post nel 1995, definisce Armitage “il mio figlio bianco”. Nel 1990, George H. W. Bush lo manda in Russia, per fare da consulente ed aiutare la grande repubblica socialista nella transizione verso il “comunismo del libero mercato”. E abbiamo, anche in quel caso, una grande intensificazione del commercio di droga in Russia. Poi, viene mandato in Albania, nello stesso periodo in cui l’armata di liberazione del Kossovo, alleato dell’Albania, sta andando al potere e consolidando le sue forze. Uno dei tanti personaggi interessanti è poi Gary Eitel, pluridecorato pilota di elicotteri, e di aeromobili di diverso tipo, che fa il corriere della droga per conto della CIA; Eitel è l’uomo che racconta il ruolo della CIA nello scandalo dei C-130 Hercules che trasportano eroina e cocaina verso la Florida (gli aeromobili militari entrano senza far dogana). Viene intervistato da “60 minutes”, dal congresso statunitense, e, essendo pure avvocato, rappresenta l’accusa nel caso come “pubblico inquisitore”. Dopo la guerra in Vietnam, Eitel viene avvicinato da un ufficiale della CIA, tale Branson, che tenta di reclutarlo per quella serie di missioni illegali.

3.27. Della finta guerra alla droga e della finta lotta al finto terrorismo
Dick Cheney e Donald Rumsfeld sono fra i principali sospetti, come esecutori materiali della strage di stato dell’undici settembre 2001; fra le varie ragioni che li vogliono fortemente indiziati, teniamo presente che entrambi sono “al posto giusto al momento giusto”, in posizioni di vertice al comando operativo nell’organizzazione politico-militare degli Stati Uniti, nel preciso momento in cui avviene l’attentato; sappiamo benissimo tutti, inoltre, che di quell’attacco viene fatta grande pubblicità, con ampio anticipo, fra gli ambienti di cosiddetta “intelligence” di tutto il mondo, e che nessuno dei due ha voluto muovere neppure un muscolo per tentare, o fingere di tentare, una qualunque reazione, per arrestare l’attacco o limitarne i danni. A quei due sospetti principali, si associano i loro più stretti collaboratori, che sono più realisticamente loro associati in tutte le azioni criminali che li riguardano; i primi due, individuati dall’indagine di Kevin Ryan, sono Richard Armitage – che abbiamo già incontrato sulle vicende del traffico di droga dal triangolo d’oro, dopo la cacciata dei francesi – e Frank Carlucci. Per i dodici anni che precedono il finto attentato, Frank Carlucci dirige la Carlyle Group, un agglomerato industriale che comprende armamenti (che ha fra i suoi soci più interessati le famiglie di Bush, Reagan e lo stesso bin Laden) e imprese saudite dedicate alla lavorazione petrolifera. Le due maggiori sussidiarie del conglomerato sono BDM international, della quale Carlucci è presidente all’epoca di cui parliamo, e la Vinnell Corporation. Per conto di Carlucci, alla BDM, lavora un altro sospetto, Barry McDaniel, che lo affianca dal 1989 al 1996; poi si dimette per diventare direttore operativo di Stratesec, una società specializzata in “sicurezza”, che ha contratti con diverse strutture associate al finto attacco. L’undici settembre, lo abbiamo visto nel film di Michael Moore (che pure non osa indagare su chi c’è dietro i burattini al governo e dà tutta la responsabilità alla realistica imbecillità di G. H. Bush) anche Carlucci è presente a quel famoso meeting al Ritz Carlton Hotel di Washington, assieme al fratello di Osama bin Laden e al padre di G. H. Bush (che si chiama George H.W. Bush, è anche ex direttore della CIA e il cui padre è Prescott Bush, implicato negli scandali per i finanziamenti fatti dai centri finanziari di Wall Street ad Adolf Hitler, prima e dopo, l’entrata statunitense nella tragedia della seconda guerra mondiale). Armitage è un uomo pubblico molto impegnato; sottoscrive con altri le richieste d’intervento militare in Iraq, inviate a Clinton nel 1998 dal Project for a New American Century (PNAC), è il vicesegretario di stato che riporta a Colin Powell, è coinvolto nelle interconnesse comunicazioni che hanno impedito al generale Clarke di rispondere con i caccia militari durante i finti dirottamenti, incontra il generale Mahmud Ahmed, capo del ISI Pakistano, che viene tracciato dopo aver inviato i centomila dollari a uno dei presunti dirottatori, ed è proprio LUI, il trafficante di droga internazionale Richard Armitage, che presiede Choicepoint, la cui sussidiaria Bode Technology fornisce i risultati dei test sul DNA delle vittime dell’undici settembre. Questa gente che si parcheggia alla casa bianca, e ci resta per decenni, con incarichi che a volte sono ufficiali, altre volte sotto copertura, periodicamente, entra ed esce anche in e da presidenze d’imprese private di facciata, oppure di banche, anche di livello internazionale e mondiale. Nei 25 anni che precedono l’undici settembre, i soggetti sospetti di cui stiamo ragionando, influenzano e partecipano alla politica statunitense, determinando cambiamenti anche nel resto del mondo.

3.28. Cenni storici
Frank Carlucci è uno degli amici più stretti di Donald Rumsfeld; sono compagni di stanza alla Princeton e Rumsfeld aiuta Carlucci a prendere incarichi pubblici, iniziando con la OEO (Office of Economic Opportunity); Carlucci va avanti con la carriera e diventa dirigente dell’ufficio OMB di Nixon (Office of Management and Budget); con Ford diventa ambasciatore in Portogallo. Sarà poi vicedirettore operativo della CIA, nel 1977, ma non senza meriti, perché, prima di ciò, organizza l’assassinio di Patrice Lumumba, nel 1961, in Congo, l’esautorazione del presidente cileno Salvador Allende, colpi di stato in Brasile e Zanzibar, e diverse altre operazioni sotto copertura che non sono state oggetto d’attenzione del London Times. I comunisti italiani accusano Carlucci di essere dietro alle operazioni militari che riguardano il sequestro di Aldo Moro. Ma Carlucci ha più di un compare, nella sua cricca attorno alla Casa Bianca; anche Ted Shackley – che collabora con Armigage al traffico di droga del triangolo d’oro – è suo amico e, con lui, guida il colpo di stato in Cile, nel 1973, in cui Carlucci arrangia i trasferimenti dei fondi via la OMB. Le grandi masse di denaro, che sono contrabbandate del Vietnam durante la guerra statunitense, dervano dalla collaborazione dei due colleghi e amici Armitage e Shackley, mentre Carlucci lavora in Portogallo, durante l’amministrazione Nixon, e sono contrabbandate assieme a straordinarie quantità di armi e munizioni, grazie ad altri due collaboratori dei primi due: Clines e Richard Secord. Nel 1975, Secord è trasferito in Iran, a capo del MAAG dell’aeronautica militare (Military Advisory Assistance Group); assieme a Shackley, Clines e altri dipendenti pubblici statunitensi. Secord fonda una compagnia per il commercio d’armamenti chiamata EATSCO (Egyptian American Transport and Service Corporation); più tardi EATSCO sarà condannata per l’appropriazione indebita di milioni di dollari spariti dal Pentagono, anche se ciò non impedisce ai responsabili di continuare ad operare indisturbati. Nel 1980, Secord lavora per The Vinnell Corporation, e questo è un fatto che emerge nelle investigazioni sullo scandalo Iran- Contra.

3.29. Del terrorismo artificiale in medio oriente
Sistematicamente a sproposito, in questi anni di decadenza, i giornalisti di tutto il mondo nominano molto spesso Al-Qaeda. Al Qaeda origina da gruppi di “ribelli” afgani, chiamati Mujahideen; dal 1980, ufficialmente, il governo degli Stati Uniti d’America finanzia questi gruppi di Mujiahideen, ed è un’operazione (operazione cyclone) che va avanti per molti anni; l’intermediario per queste transazioni finanziarie è un’altro operatore economico: l’ISI (Inter Services Intelligence) il servizio segreto pachistano; contrabbando d’armi, denaro, droga, addestramento militare e supporto logistico, passano dalla CIA ai Mujiahideen, e quindi ad Al- Qaeda, per mezzo del ISI. Sono storie circostanziate, pubblicate, e talmente diffuse che non si sa come certi servizi insistano a farsi chiamare “segreti”. Non ufficialmente, queste tresche vanno avanti da prima del 1980. Dal 1978 al 1992, ISI e CIA addestrano 100 mila guerriglieri insurrezionali; perciò, come accade con NATO e GLADIO, anche i Mujihaideen e Al-Qaeda, come tutti i giornalisti del mondo sanno, sono un prodotto inventato, preparato, armato e sovvenzionato dalle agenzie di spionaggio statunitensi, che lavorano per le élite finanziarie basate a Londra e Wall Street; al tempo in cui Frank Carlucci è vice direttore operativo della CIA, egli è anche presidente di SWT, un’impresa di consulenza sul commercio d’armamenti; nello stesso tempo, Armitage viaggia tra il Pakistan e l’Afghanistan, incontra i gruppi di guerriglieri e coordina questa politica di promozione del terrorismo in giro per il mondo. Il fatto, che gli stessi nomi ricorrano spesso, potrebbe indurre taluni in tentazione di dire che questi fatti sono opera di alcuni specifici personaggi e basta, “di poche mele marce”, e ciò non coinvolga i vertici delle organizzazioni politiche e governative; ciò non sarebbe razionale; prima di tutto perché, gli stessi nomi, gli stessi specialisti, qualcuno, con perizia, li sceglie e li manda da una parte o da un altra a seconda di dove vuole iniziare a piantare oppio e conflitti. E, dato che sono coinvolti in innumerevoli scandali, come si spiega che poi i loro capi li scelgano continuamente per missioni identiche, dall’Indocina in poi? Oltre a ciò, le amministrazioni, le ambasciate locali, le forze armate, l’aeronautica e i berretti verdi, che scortano i carichi di droga, sono coinvolte; le centinaia di persone complici, ai vari livelli e in differenti apparati e reparti della pubblica amministrazione, riportano, ai vertici delle loro varie specializzazioni, a politicanti dai legami molto stretti con la Casa Bianca. Infine, sono molteplici le testimonianze di alti ufficiali che hanno denunciato questi fatti, in tempi e in occasioni diverse, direttamente in faccia a Reagan, Clinton e ai due Bush senza ottenere altra risposta che un: “arrivederci”. Anche Ted Shackley inizia a lavorare in Kuwait, nei primi anni ottanta, e ci va proprio per conto di George H. Walker Bush, la cui famiglia, avendo stretti legami con i Walker, può inserire Shackley negli affari del petrolio in Kuwait. Nel frattempo, Carlucci lascia i suoi incarichi di governo, si dedica per qualche anno a tempo pieno alla SWT, e poi rientra come NSA (National Security Advisor) per conto di Reagan; diventerà presto il suo segretario alla difesa. Le operazioni condotte dai terroristi di Al- Qaeda, guerriglieri finanziati, coordinati e protetti dal governo statunitense, servono preminentemente gli interessi delle compagnie petrolifere americane. In molti casi creano i pretesti, le occasioni, alla bisogna, per giustificare l’invio di truppe militari regolari – siano statunitensi o in coalizione con le altre colonie anglo- americane, come l’Italia – in una data regione o in un’altra. Dalla fine della guerra afgana contro l’Unione Sovietica, nel 1989, questi fatti sono emersi sempre più evidenti.

3.30. Del trucco della finta guerra alla droga
Dato che non si voleva qui ricostruire tutti i dettagli delle attività criminali condotte dagli enti di stato anglo-americani, attraverso le loro organizzazioni criminali clandestine e il coordinamento delle loro agenzie criminali non clandestine, dato che lo scopo è solo quello di dimostrare che la finta guerra alla droga è un altro trucco per guadagnare con le politiche restrittive ed imporre le finte emergenze, possiamo tranquillamente fermarci qui. Gli esempi e i motivi per i quali i criminali si vestono da moralisti, e fanno le finte lotte contro sé stessi, ora li abbiamo; chi prende coscienza anche solo di una parte di questi eventi, non può continuare a pagare imposte e tasse rimanendo cornuto e contento. La finta guerra alla droga serve gli scopi delle politiche restrittive, le quali vanno a svantaggio di produttori e consumatori ma a vantaggio di chi è il perno dell’operazione di mediazione. La finta guerra alla droga offre il pretesto per imporre altre imposte, seguitare con il piano di “espropriazione del risparmio”, e altri impianti normativi liberticidi. La finta guerra alla droga mantiene finti terroristi, finti estremisti religiosi o politici, finti guerriglieri, finti eserciti comunisti, finte armate anticomuniste, eccetera. Sono finti non già perché non esistono; essi esistono eccome, e sono letali, perché sparano solo su persone disarmate e inermi, secondo la prassi mercenaria, che si paga per ammazzare e non per combattere. Però sono detti qui “finti” perché esistono solo in quanto sono inventati e finanziati dalle organizzazioni criminali non clandestine degli enti di stato anglo-americani, come è vero per le finte organizzazioni terroristiche talebane, Bin Laden e tutte le altre favole che raccontano i giornalisti. Se gli Stati volessero veramente interrompere il traffico di droga, non dovrebbero far altro che smettere di avviarlo, alimentarlo e promuoverlo; non dovrebbero far altro che negare, ai loro trafficanti, l’offerta delle loro soluzioni logistiche e militari. La finta guerra alla droga mantiene quindi le organizzazioni paramilitari che, sostanzialmente, essendo assolutamente prive degli impianti ideologici che i giornalisti sono obbligati ad attribuire loro, sono costituite da cricche di semplici banditi, rapinatori, mercenari, stupratori, avventurieri, razziatori, grassatori e ladri di polli. Le attività di queste cricche di “soldati di ventura” sono dirette prevalentemente ad affliggere le popolazioni civili delle città e delle campagne. Ammazzano vittime inermi perché sono codardi per tradizione, come lo sono le armate di mercenari in genere, descritti dal Machiavelli; ma uccidono vittime civili innocenti anche per dare ai giornalisti sangue fresco ogni giorno, così che essi possano alimentare la propaganda dei loro sporchi giornali con dei nuovi cadaveri, con altre donne abusate, bambini infilzati in baionette o “estratti dalle incubatrici e buttati sul pavimento”, monaci buddisti presi a calci nel deretano, gente inerme, voluta morta e lasciata distesa sul sentiero agli sciami di mosche carnarie; ciò serve a creare maggiore scandalo, come NATO e GLADIO fanno con la strategia della tensione in Europa, negli anni sessanta-settanta e ottanta, come i loro compari fanno in Indocina negli anni cinquanta-sessanta, e nel resto del mondo. Dopo la ricorrente propaganda dei cadaveri e del sangue fresco, che avviene alla vigilia di ogni nuovo stanziamento di fondi per l’industria della guerra, i parlamenti sottoscrivono “le straordinarie uscite di cassa” che servono a finanziare altre operazioni segrete e altre spese in uomini e mezzi dedicati ai mestieri delle armi. Si tratta di denaro “pubblico” incassato dagli stessi criminali non clandestini che hanno organizzato le imprese dei loro colleghi criminali clandestini. E loro chi sono? Sono agenzie che riportano al CFR; e il CFR a chi riporta? I padroni del CFR sono sempre gli stessi soggetti che si dividono il bottino di un mondo perennemente in guerra: le banche centrali finanziano i governi degli Stati, prostrati e indebitati oltre ogni limite; questa è la fetta che va alle banche centrali. I governi degli Stati versano il denaro pubblico sui conti dei conglomerati dell’industria militare; questa è la fetta che va alle multinazionali della guerra; gli Stati usano il denaro preso a debito dalle banche centrali, lo aggiungono e quello che rapinano ai cittadini con l’oppressione fiscale, per pagare l’industria bellica (sia in tempo di guerra che di “pace”), mantenere i propri “soldati di ventura” e combattere le proprie emergenze artificiali. L’industria militare comprende anche quella dei finti viaggi nello spazio, che assorbe cifre astronomiche; i finti viaggi nello spazio del governo russo, e i finti viaggi nello spazio del governo cinese, rappresentano un’altra minaccia artificiale per la sicurezza del mondo occidentale. Ecco quindi l’ennesimo pretesto per trasferire la ricchezza prodotta dal mondo produttivo delle comunità di cittadini contribuenti ai conglomerati dell’industria militare e spaziale. Non importa se poi i fondi vengono spesi per la vera ricerca tecnica, per la reale costruzione di astronavi stellari e stazioni orbitanti fantasma, o se se ne usa solo una parte per le riprese cinematografiche delle simulazioni che servono a rincretinire il pubblico; l’importante è mettere le mani sul malloppo, e questa è la fetta della torta che ingrassa l’industria dei mestieri delle armi. Non tutte le nazioni possono permettersi di sottrarre venti miliardi di euro all’anno dalle casse dello Stato, come si fa in Italia, che invia tutto all’unione europea, per pagare le spese militari; specialmente se parliamo di Nazioni impoverite da decenni di lotte intestine impiantate, dalle continue ruberie colonialiste, e se sono state costrette per decenni a piantare oppio anziché riso. “Vogliamo rinunciare al loro mercato solo perché sono povere? E no, certo che no. Proprio perché hanno le piantagioni d’oppio, proprio perché sono povere, proprio per questi due motivi, sarà più facile arruolare fra loro le cricche di banditi da impegnare in vari attentati, per fornire sangue fresco ai giornalisti e iniziare nuovi stanziamenti a loro favore, con questo o quel pretesto ideologico. Oltre a ciò, non è detto che, solo perché sono povere, non possono comprare le armi che servono per massacrare i civili delle campagne. Essi possono comprare le armi pagando con la droga; la droga rientra in Europa e negli Stati Uniti stipata in aerei da trasporto militari, viene venduta nelle città delle nazioni industrializzate e, con gli esagerati profitti che produce, fa rientrare denaro contante nelle casse degli investitori; è tutto profitto netto, perché gli investitori non hanno speso altro che denaro pubblico. La droga serve quindi anche per ripagare armamenti e munizioni; è profitto che ritorna all’industria militare, per le sue vendite, ma anche alla grande usura, perché è la grande usura che garantisce, finanziando gli Stati più pesantemente armati, le entrate fisse dell’industria militare; le organizzazioni criminali non clandestine, come la CIA, NATO, GLADIO… prendono ordini direttamente dalla grande usura, attraverso il CFR, anche se tra i loro impiegati e dirigenti ce ne sono molti che lavorano direttamente alle dipendenze dell’industria petrolifera o correlata. Oltre a stimolare la produzione di armamenti, droga, conflitti e ulteriori stanziamenti di denaro pubblico che conseguono i conflitti, gli assassini delle cricche criminali non clandestine operano anche nelle aree calde dalle quali si cavano parte delle risorse energetiche. Le ragioni dei conflitti che creano, e che alimentano con divisioni e impianti ideologici, sono riconducibili all’andamento del prezzo del petrolio, come abbiamo visto con la farsa della finta crisi energetica del 1973-74, che determina l’aumento istantaneo del 400% del prezzo del greggio; le divisioni fra i popoli e l’odio reciproco artificiale che riescono a fabbricare, li provocano ammazzando innocenti da una parte e dall’altra, attribuendo poi la colpa alla rispettiva controparte, con un trucco puerile che funziona sempre, perché il dolore acceca gli occhi di lacrime e sangue a chi si ritrova senza motivo figli, genitori e consorti ridotti in pezzi, con le gambe e le braccia staccate dal corpo, urlando senza speranza, in pozze di fango rosso prodotte dalle bombe di nemici invisibili. Così si guadagnano da vivere gli infiltrati delle organizzazioni criminali non clandestine, realizzando questi tipi di eventi, con lo scopo preciso di terrorizzare ed alimentare l’odio tra le fazioni “opposte” di miserabili fratelli, artificialmente divise dalle favole religiose, dalle favole sui comunisti, o da quelle dell’odio atavico che non esiste ma che si vuole far credere sia elemento geografico tipico, radicato da anni di tradizione. Le banche centrali indebitano gli Stati con denaro che non esiste e che inventano dal nulla; dall’altra parte, incassano e riciclano trilioni di dollari in contanti, che provengono dal traffico di droga; il traffico di droga finanzia l’acquisto di armi per il conflitto locale; il conflitto locale si nutre di terrorismo organizzato – pagato dagli Stati industrializzati con denaro pubblico – e di successivi stanziamenti da parte di quegli stessi Stati Industrializzati; e perciò continua per decenni, in Indocina, con i francesi prima e con gli americano poi, in Afganistan, con i russi prima e gli americani poi, con il fantoccio del terrorismo internazionale, che è ovunque e in nessun luogo, e poi ancora nello spazio, a est, a ovest, a nord e a sud; ovunque possa crearsi uno scontro, si hanno automaticamente gli stessi nomi, sempre gli stessi, di pubblici funzionari degli enti di Stato anglo-americani, a gestire e coordinare il supporto logistico militare alle forze ribelli e a quelle regolari, con il sistematico impianto di enormi distese d’oppio. Il cerchio non si chiude e le ferite non guariscono. L’Italia è una piccola nazione, fra le tante occupate nel 1943, i cui organi istituzionali sono interamente gestiti da soggetti che fanno esattamente lo stesso mestiere di quelli descritti nella finta guerra alla droga, i quali, a loro volta, dipendono dalla grande usura internazionale e dai conglomerati dell’industria petrolifera e militare. Quale e quanta sia la consapevolezza di chi siede nei parlamenti, è difficile da determinare; però è certo, come dichiara Giulio Andreotti al parlamento in quell’occasione dello scandalo GLADIO, che tutti i capi di governo sono consapevoli delle operazioni di quelle organizzazioni criminali non clandestine, che operano sul territorio italiano ed europeo, utilizzando forze militari e paramilitari locali che comandano, coordinano e addestrano, al delitto e alla strage di civili innocenti.

FINE
(Se hai domande o correzioni da fare a questo lavoro, scrivi).

Del Complotto Nucleare

CERCASI POPOLAZIONE VIVA PER TESTARE BOMBE ATOMICHE

 

Della Genesi del Complotto Nucleare
Nel 1930, in Germania e in Giappone, operano gruppi di scienziati dedicati allo sviluppo della fusione nucleare. Sia l’imperatore del Giappone che lo stesso Adolf Hitler dichiareranno fermamente che non permetteranno mai a nessuno dei loro di usare armi tanto terribili e disumane, anzi, essi proibiranno la continuazione del lavoro sulla fusione nucleare (E.Mullins). Nello stesso periodo nessuno sta studiando la fusione nucleare negli Stati Uniti. Come racconta Don Beyer, sono questi scienziati, dismessi dai governi tedesco e giapponese, che espatrieranno e saranno accolti a braccia aperte negli Stati Uniti d’America, dove il governo è ben disposto a fare gli stanziamenti che servono per il loro lavoro.

“Leo Szilard, assieme al suo amico di vecchia data, il fiscico ungherese Eugene Wigner ed Edward Teller, concordarono che il presidente doveva essere avvertito: la tecnologia delle bombe a fusione nucleare non è una esagerazione. Gli emigrati ebrei che ora vivono in America avevano avuto esperienza diretta del fascismo in Europa. Nel 1939 i tre fisici arruolano nella loro combriccola anche Albert Einstein, la cui lettera di pubblico dominio è datata 2 agosto, è firmata da Einstein e consegnata da Alexander Sachs a Franklin D. Roosevelt alla casa bianca il giorno 11 ottobre, nell’anno del finto signore 1939.”

Dei Criminali in bella vista
Nel Nagasaki Atomic Bomb Museum, sono preminentemente esposte le foto di due grandi e storici scellerati:

Albert Einsetein e
J. Robert Oppenheimer,

che fabbricano la bomba atomica nei laboratori di Los Alamos, nel Nuovo Messico. E vi è preminentemente esposta anche la dichiarazione del generale Eisenhower, il comandante supremo delle forze armate del loro tempo (che può essere trovata a pagina 426 di: “Eisenhower”, scritto da Stephen E Ambrose, Simon è Shuster, NY, 1983).

Provo a dare una breve sintesi di quella pagina:

1) il segretario della guerra, Henry L. Stimson informa Eisenhower dell’esistenza della bomba atomica e dell’intenzione (di qualcuno) di usarla sul Giappone.

2) Eisenhower si oppone, per due ragioni:

A) il Giappone è già sconfitto quando si pensa di usare le bombe atomiche;
B) “..credevo che la nostra nazione dovesse voler evitare di scuotere il mondo usando armi atomiche..”

3) Stimson si altera, si arrabbia parecchio, per la reazione di Eisenhower.

4) Tre giorni dopo, Eisenhower vola a Berlino, incontra il criminale di guerra Truman, e i suoi principali compari-consiglieri (e vedrai che anche quelli, come a Versailles, saranno tutti arruffianati ai legali delle grandi banche d’affari, ma questa è una congettura).

5) Ancora una volta Eisenhower raccomanda di NON usare la bomba atomica e, ancora una volta, viene ignorato. Egli anzi compromette la sua carriera protestando contro la scellerata volontà di usare la bomba atomica così, tanto per provarla, visto che per il Giappone la guerra è già finita.

6) Ma i cospiratori hanno già deciso di usare la bomba (anzi di usarne due) sul Giappone e non importa un fico secco a nessuno delle questioni militari. La guerra non è una questione militare (Vedi Teoria e Pratica del Collettivismo Oligarchico).

7) Stimson è un membro della Skull & Bones, di Yale, la Confraternita della Morte, fondata da Russell Trust nel 1848 come una filiale della confraternita tedesca degli Illuminati. Eisenhower non lo può sapere, come non sa che il presidente Truman, in tutta la sua vita, ha avuto solo un incarico lavorativo (già uno in più rispetto a Renzi e Salvini), quella dell’organizzazione massonica dello stato americano del Missouri, e che le logge da lui costruite più tardi lo manderanno a fare il senatore e poi il presidente degli Stati Uniti d’America.

DEL TERRORISMO ATOMICO
La moglie di Albert Einstein riferisce: “Albert detesta l’umanità”.
Nell’ottobre del 1933, Albert lascia l’Europa e se ne viene in America, dopo la sua nota corrispondenza con Sigmund Freud circa i suoi progetti di “pace” e “disarmo”. Einstein ha un personale interesse nel lavoro di Freud, perché suo figlio Eduard spende tutta la vita in un istituto psichiatrico, sottoposto continuamente ai trattamenti di allora, che da noi permangono fino a pochi decenni fa, basati su insulina ed elettroshock, i quali però non producono alcun cambiamento delle sue condizioni. Appena arriva a New York, Albert viene subito celebrato come famoso scienziato e invitato alla Casa Bianca dal Presidente e dalla signora Roosevelt. Le sue lettere a Roosevelt, con le quali egli invoca, anzi, richiede, che il governo inauguri un programma per la produzione di bombe atomiche, sono apertamente motivate dalla sua apparente devozione per la pace e il disarmo.

Ma la sua vera vocazione è il sionismo.

Ronald W. Clark menziona Einstein (“His Life And Times”, Avon, 1971, p.377), sostenendo che “egli farebbe la campagna con i sionisti per la terra-madre in Palestina”.

E Clark fa anche una citazione di Einstein: “come ebreo, sono a favore e supporto lo sforzo sionista” (1919).

Dell’indispensabile Approvazione dei Rothschild
Ma perché motivo Einstein fa recapitare la lettera a Roosevelt, quella dell’11 ottobre, da Sachs? È in confidenza con il presidente, potrebbe anche dargliela di persona, no? Perché ha bisogno di un intermediario? La risposta è semplice e non è affatto sorprendente. Non è Roosevelt che decide, il presidente non decide proprio niente, perché i presidenti e gli altri finti capi di stato, in Europa, nelle Americhe, in Asia e nel resto del mondo, sono tutti fantocci, già in quel tempo, proprio come lo sono oggi.

Un programma di terrorismo atomico su scala mondiale deve prima essere approvato, e sarà poi sponsorizzato, dai finanzieri di Londra e Wall Street.

Sachs, un ebreo russo che viene venduto per economista ma in verità è solo un altro portaborse dei Rothschild, regolarmente consegna grosse somme di contante alla casa di Roosevelt e alla Casa Bianca.

Sachs è anche un consulente per Eugene Meyer della Lazard Freres International Banking House, e anche di Lehman Brothers, altro banchiere noto (pure nelle tragedie dei giorni nostri).

Il fatto che sia proprio Sachs a consegnare la lettera del finto scienziato genocida a Roosevelt indica implicitamente che:

1) i Rothschild approvano il piano dissennato di Einstein;
2) la lettera è anche un’esortazione per Roosevelt a muovere il culo e a dare il via al programma nucleare contro i “musi gialli” giapponesi a tutto vapore.

Del Piano delle Nazioni Unite
Nel 1945, a maggio, gli architetti della strategia post-bellica si riuniscono a San Francisco, nel lussuosissimo Palace Hotel, per scrivere lo statuto delle Nazioni Unite. I capi della delegazione statunitense partecipano a questa riunione segreta per mezzo dei loro migliori impiegati:

Alger Hiss,
che rappresenta sia il presidente degli Stati Uniti d’America che il KGB sovietico;

John Foster Dulles
(co-fondatore della CIA con David Rockefeller, intrecciato con i dirigenti del gigantesco conglomerato denominato J.B. Farben, già da prima della guerra) dello studio legale Sullivan & Cromwell, di Wall Street, il cui mentore,

William Nelson Cromwell,
è conosciuto in Congresso come il “rivoluzionario professionista”;

W. Averill Harriman,
straordinario diplomatico plenipotenziario, che ha appena speso gli ultimi due anni a Mosca per dirigere la guerra di sopravvivenza di Stalin.

Questi quattro individui rappresentano tutto il potere della repubblica statunitense negli affari del pianeta ma solo il segretario di stato, Edward Stettinius Jr. ha una funzione “istituzionale” legittimata dalla Costituzione.

Stettinius convoca la riunione per discutere una questione urgente: “i giapponesi” stanno formalizzando privatamente la loro richiesta di pace, la loro RESA, e questo può comportare una crisi grave, perché la bomba atomica non è ancora pronta e non lo sarà per i prossimi mesi.

– “Abbiamo già perso la Germania” – dice Stettinius – “se anche il Giappone si sottomette e si arrende, non avremo una popolazione VIVA per sperimentare la BOMBA”.

– “Ma, signor segretario” – obietta Alger Hiss – “nessuno può ignorare il terribile potere di quest’arma”.

– “In ogni caso” – ribatte Stettinius – “tutto il nostro programma post bellico dipende dalla nostra capacità di terrorizzare il mondo con la bomba atomica”.

– “E per ottenere questo risultato” – s’intromette John Foster Dulles – “avrete bisogno di un buon numero (si riferisce al numero di morti che farà), io dico circa un milione.

– “Sì” – risponde Stettinius – “stiamo sperando proprio di fare un milione di vittime in Giappone. Ma, se il Giappone si arrende non avremo niente”.

– “E allora li dovete tenere impegnati in guerra fino a che la bomba non è pronta” – conclude Dulles – “e questo non è un problema. Resa incondizionata”.

– “Ma non accetteranno mai” – obietta Stettinius – “hanno giurato di proteggere l’imperatore”.

– “Esattamente – riprende Dulles – “tenete il Giappone in guerra altri tre mesi, e allora potremo usare la bomba sulle loro città. Finiremo questa guerra “””sbigottendo di terrore panico tutte le genti del mondo””” che a quel punto s’inginocchieranno al nostro volere”.

(Questo battibecco lo cavo da Mullins “The Secret History Of The Atomic Bomb”. A me non pare ragionevole che una conversazione privata come questa sia stata verbalizzata, né potevano registrarla con le cimici. Non ho capito bene da quali fonti/autori, di quelli che cita, ricava queste conversazioni ma non è un problema di fondo. Sappiamo infatti che:

A) chiunque abbia deciso di buttare quelle bombe è pazzo maniaco assassino e sappiamo che la decisione è stata presa collegialmente fra un gruppo, se pur ristretto, d’individui; i nomi citati sono più che verosimili, infatti Dulles e Rockefeller sono i maggiori responsabili di tutta la successiva proliferazione nucleare anglo-americana del mondo occidentale. Testate nucleari sono disseminate anche in Italia, nelle provincie di Brescia e Udine (mi pare che oggi se ne accorgano anche i ruffiani de “laRepubblica”, dopo mezzo secolo di presenza nucleare in Italia e in Europa),

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/07/01/news/ecco-le-bombe-nucleari-di-brescia-1.171372

in Germania, in Olanda, in Turchia, stati nucleari armati ma non dichiarati.

Double Standards? Europe’s Five “Undeclared Nuclear Weapons States”. Belgium, Netherlands, Germany, Italy, Turkey

Quella sovietica e quella Cinese, ammesso che esistano, sono comunque fornite dalle stesse botteghe.

B) Le bombe sono state sganciate dopo ripetute offerte di resa, ignorate, da parte del governo del Giappone; questo è confermato da diverse fonti (e però i libri degli autori che cita Mullins non si trovano gratis).

C) Se pure il ragionamento non è quello di TESTARE LA BOMBA su una popolazione VIVA, se pure è diverso, è comunque un ragionamento scellerato e malsano, frutto di processi psicotici incomprensibili ed illeggibili.

Degli Affari delle Bombe e delle Munizioni
Edward Stettinius J. è figlio di un socio di J.P. Morgan che è anche il maggior distributore di munizioni del mondo durante la prima guerra mondiale.

È incaricato da J.P. Morgan di supervisionare tutti gli acquisti e le vendite di munizioni sia di Francia che d’Inghilterra negli Stati Uniti durante tutto il periodo della guerra. Anche John Foster Dulles è un “signore della guerra”. Nel 1933, assieme a suo fratello, Allen Dulles, va a Cologne per incontrare Adolf Hitler e “””garantirgli i fondi per mantenere il regime nazista”””.

I fratelli Dulles rappresentano i loro clienti, Kuhn Loeb Co., e i Rothschild.

Alger Hiss è invece il principe d’oro delle élite comuniste negli Stati Uniti d’America. La sua nomina a capo della prestigiosa “fondazione Carnegie per la pace internazionale”, dopo la seconda guerra mondiale, è avallata da John Foster Dulles. Hiss sarà poi messo in prigione per spergiuro, per aver mentito circa le sue manchevolezze come spia dell’unione sovietica.

Della Necessità dell’Esperimento sulla Popolazione Viva
La riunione segreta nella Garden Room del Palace Hotel di San Francisco è effettivamente la prima sessione di strategia militare delle Nazioni Unite, perché è dedicata alla missione di far esplodere la prima arma atomica su di una POPOLAZIONE VIVA. Oltre a ciò, fa la previsione dell’intera strategia delle finta “guerra fredda”, che dura 43 anni e costa, solo ai contribuenti statunitensi, cinque trilioni di dollari.

Della Funzione della Finta Guerra Fredda
Che cosa si ottiene con la guerra fredda? Niente di niente, ed esattamente il nulla si deve ottenere, perché proprio questo è il suo preciso intendimento. La strategia degli “uomini nella torre”, dunque, è interamente basata sul terrorismo, ottenuto con l’agonia di centinaia di migliaia di vittime civili e disarmate delle città, che ospitano scuole, asili nido, ospedali (ma poi sono molte decine di milioni quelli che muoiono in guerra, anche se fanno meno scalpore). Questi personaggi sono ispirati all’opera di Josef Stalin, il quale insegna l’arte di governare mediante il terrorismo di massa, che richiede lo sterminio di una moltitudine di lavoratori contribuenti ignari e innocenti.

LOS ALAMOS
Il progetto segreto per la fabbricazione della bomba atomica, sviluppato nei laboratori di Los Alamos, nel Nuovo Messico, è chiamato con il nome di “Manhattan Project, perché il suo direttore, Bernard Baruch, vive a Manhattan, assieme a molti altri protagonisti di questa tragica e volgarissima vicenda. Baruch sceglie il generale Leslie R. Groves (quello che costruisce il pentagono) come capo delle operazioni e il direttore scientifico del progetto è J. Robert Oppenheimer. Il progetto scellerato costa circa due miliardi di dollari di quel tempo.

Della Decisione Attribuita a Truman
A Truman piace andare in giro a dire che è sua la decisione di sganciare le bombe atomiche sul Giappone, ma il prestigioso gruppo dei suoi consulenti induce a pensare che egli non è altro che un esecutore. Per esempio, il Comitato Nazionale di Ricerca per la Difesa, è composto da

George L. Harrison,
presidente della Federal Reserve Bank di New York;

Dr. James B. Conant,
presidente di Harvard, che passa gli anni della prima guerra mondiale sviluppando gas più letali e che nel 1942 viene incaricato da Winston Churchill di fabbricare una bomba all’Anthrax, da impiegare in Germania per eliminare ogni forma di vita. Purtroppo per lui, non riesce a perfezionare l’arma prima della resa della Germania, altrimenti avrebbe un’altra bella referenza da appiccicare al suo curriculum.

Dr. Karl Compton, e James F. Byrnes,
segretari di stato. Per trent’anni, Byrnes è conosciuto come l’uomo di Baruch a Washington. Con i profitti di Wall Street, Baruch costruisce l’immobile più costoso della Carolina del sud, “Hobcaw Barony”. È l’uomo più ricco della Carolina e dispone di Truman per mezzo di Byrnes, inducendolo a sganciare le bombe atomiche sul Giappone.

Dei Ruffiani della Stampa e dei Servizi Segreti
Evidentemente, il “Manhattan Project” è considerato segretissimo. E però c’è un civile che partecipa e osserva le varie fasi del progetto, si chiama Lipman Siew, un ebreo lituano, rifugiato politico negli Stati Uniti dall’età di 17 anni, che poi cambia nome in William L. Laurence.

Ad Harvard, Laurence diventa amico di James B. Conant e, quando andrà a New York, sarà assunto da Herbert Bayard Swope, editore del New York World, che è l’agente pubblicitario personale di Bernard Baruch.

Nel 1930 Laurence diventerà l’editore scientifico del New York Times, selezionato, secondo ciò che dichiara lui stesso, come il solo scrittore e responsabile per le pubbliche relazioni in rapporto alla fabbricazione della bomba atomica. Quindi abbiamo un progetto segretissimo che accoglie stabilmente un “PR”, e scrittore, il quale osserva, studia e comunica le sue cretinate al mondo attraverso il New York Times. Chi me la spiega questa? Laurence sarà presente al primo test nucleare del 16 luglio 1945 a Los Alamos e, meno di un mese dopo, sederà a fianco dello scellerato pilota del B-29 che li porterà alla gita fatale di Nagasaki.

Della Resistenza Giapponese Esaurita
Tra il 9 e il 10 marzo del 1945, 325 B-29 bruciano trentaquattro miglia quadrate di Tokyo, lasciando al suolo più di centomila morti ammazzati, bruciati dalle bombe incendiarie. Tutti civili, naturalmente.

Delle 66 maggiori città del Giappone, 59 sono già quasi completamente distrutte, 178 miglia quadrate di residenze abitative sono ridotte in cenere, mezzo milione di giapponesi sono morti bruciati negli incendi e altri 20 milioni sono senza tetto.

Solo quattro città rimangono intatte, ignorate dai piani di distruzione dei bombardieri americani:

Hiroshima,
Kokura,
Niigata e
Nagasaki.

Gli abitanti di Hiroshima sono abituati a vedere i bombardieri americani B-29 sorvolare le loro case senza sganciare nulla su di loro, ma non hanno la minima idea dell’incredibile ragione per la quale la loro città viene risparmiata dalle bombe. Del resto, chi potrebbe mai immaginare una cosa simile?

La bomba atomica deve essere sperimentata su una popolazione VIVA e su di una città intatta.
Quale forma di psicotica perversione e potentissima aberrazione può animare un progetto così assurdo? Gli abitanti di Hiroshima, quelli normali, quando mai potrebbero immaginare o prevedere la possibilità che esistono al mondo persone così clamorosamente alienate?

All’inizio di maggio, un consiglio di sei diplomatici giapponesi, capeggiato dallo stesso Hirohito, inizia le trattative per cercare di accomodare le richieste alleate in cambio della loro resa. I delegati informano i vertici militari americani che “la nostra resistenza è finita”.

Della Diplomazia Atomica
Il generale Carter W. Clarke, incaricato di preparare la dichiarazione sintetica per il pubblico del mondo nel 1945, dichiara nella sua storica intervista:

“Li abbiamo costretti ad una resa estrema ed umiliante, affondando la loro marina mercantile, affamandoli e indebolendoli; quando non c’era più bisogno di fare ciò, e lo sapevamo che non ce n’era più bisogno, li abbiamo usati come cavie per sperimentare le bombe atomiche” (Gar Alperowitz, pag. 359).

David McCullough, nella sua biografia apologetica di Truman, che lui descrive come un “valentino”, ammette che Truman non conosce il suo segretario di stato, Stettinius, che non ha competenze in politica estera e che non dispone di nessun consulente esperto che sia “suo”. La tragedia di Hiroshima e Nagasaki, come oggi accade con le tragedie presenti, si ha quindi perché un presidente debole, incompetente, inesperto ed ignorante, completamente posto nelle mani di Byrnes e Baruch, si lascia manipolare nella messa in opera di un terribile massacro. Nell’introduzione di: “Le ombre di Hiroshima”, abbiamo conferma che Truman è un pupo nelle mani di Byrnes e che per Byrnes la bomba nucleare non è altro che uno strumento di diplomazia.

Dell’avvertimento
La prima bomba all’uranio 3-235, da 20 kiloton, viene esplosa ad un’altezza di 1850 piedi, sopra Hiroshima, per ottenere il massimo effetto esplosivo, il 6 agosto 1945. Al museo dedicato alla bomba d’Hiroshima, a Hiroshima, taluni vedranno i volantini con i quali la popolazione viene avvisata dell’imminente attacco nucleare. Il governo statunitense deve apparire corretto nella forma e non può far ammazzare mezza città senza neppure un avvertimento. A me risulta però che l’idea dei volantini si ha il 7 di agosto, il giorno dopo l’evento e che non sono distribuiti fino al 10 di agosto, dopo il secondo attacco-test nucleare, quello di Nagasaki. La decisione di NON far trapelare nessuna forma di minaccia o di avvertimento è perfettamente in linea con gli obiettivi di quei 3-4 personaggi che costituiscono il comitato transitorio di cui si parla di sopra; James Byrnes e Oppenheimer insistono e sono irremovibili su questo punto: “il test della bomba atomica sulla popolazione viva deve avvenire senza nessun avvertimento” (alrimenti si rischia di ammazzare meno persone di quelle che servono per le politiche estere dei decenni che verranno).

Della Frottola degli Obiettivi Militari
Un’altra leggenda americana sui bombardamenti atomici del Giappone è che Hiroshima e Nagasaki sono obiettivi strategici. Il quartier generale della seconda armata giapponese è collocato a Hiroshima e, dicono, 20 mila uomini, dei quali 10 mila muoiono dopo l’attacco atomico, sono stanziati proprio lì. In Nagasaki sono censiti 150 morti fra il personale militare che si trova in città durante l’attacco. Le frottole si misurano facendo attenzione ai numeri che esse stesse forniscono. Fra le due città, il personale militare ammazzato con le due bombe atomiche non supera il 4,4% del totale delle vittime. Questo significa che il 95% dei morti ammazzati sono tutti civili. “I danni alle strutture fisiche militari ad Hiroshima – armamenti, uffici, magazzini e che altro – causati dalle due bombe atomiche, sono insignificanti (p.39 “Hiroshima’s Shadows). Harry Truman deve comunque recitare la sua parte e dichiara:

– “..nel 1945 ho ordinato di sganciare le bombe atomiche sul Giappone in due aree devote esclusivamente alla produzione di armamenti” – (the Private Papers of Harry S. Truman Harper, 1980, p.304).

Infatti, molte migliaia di quei morti ammazzati sono bambini seduti a scuola a fare la scrittura degli scarabocchi (ma le leggende fanno presa anche sui loro discendenti sopravvissuti. I giapponesi di oggi sono convinti che le due bombe sono state sganciate per finire la guerra, la quale altrimenti non sarebbe finita mai, e a me è capitato di spiegare a taluni di loro che non è così e non ne ho cavato alcuna meraviglia, disappunto o interesse sulla questione; a parlare poi con uno di mezza età, una sera in un bar, mi è capitato di dovergli sentir dire d’esser lieto che quelle due bombe sono state sganciate. Suo padre stava per essere chiamato alle armi, se fosse partito, avrebbe potuto morire e quindi lui stesso non sarebbe mai nato. Invece, grazie alle due bombe atomiche, la guerra è finita, suo padre ha evitato la naia, scampato il pericolo e scopato sua madre, mettendola incinta e facendole dare al mondo un altro cretino). Al generale Groves viene attribuita la frottola secondo la quale, grazie a quei due attacchi nucleari, un milione di vite americane sono salvate; Truman è più prudente, in inizio, e spara di aver salvato un quarto di milione di vite, prima, mezzo milione, poi, e un milione, infine, ricalcando le frottole del generale Groves; ma né lui né Truman decidono un bel niente, chi ha voluto tutto sono quei pochi lobbisti del comitato, il “Manhattan Project”, e fra loro non mancava mai Byrnes.

Dei Successi e del Genocidio dell’Aviazione Statunitense
Ellsworth Torrey Carrington scrive, in”Reflections of a Hiroshima Pilot”, a pagina 9, che, facendo parte del piano di guerra atomica sull’aereo da guerra B-29, denominato Jabbitt III, deve fare le osservazioni meteorologiche su di un obiettivo secondario, Kokura, il 6 agosto 1945. A pagina 10 egli scrive che il comando strategico è assai preoccupato, dopo il lancio della prima bomba, del fatto che il Giappone possa arrendersi prima che si riesca a sganciare la seconda bomba atomica e, per evitare questa “sciagura”, tutto il personale deve lavorare giorno e notte, bisogna sganciare la seconda bomba nel minor tempo possibile. Aggiunge a pagina 13 che le altre città del Giappone erano completamente rase al suolo; sono intatte solo quelle che servono per l’olocausto atomico; sulle altre, il calore è talmente intenso dopo i bombardamenti che leva ondate d’aria calda fino a 8-10 mila piedi. Egli sottolinea il fatto che quel massiccio lavoro incendiario fatto su tutte le altre città del Giappone lo fanno con perdite minime (di B-29), e questo dimostra ancora una volta che le città sono indifese e non sono prossime a installazioni militari. Nonostante l’inutilità delle missioni, perché le città sono già tutte distrutte, in un giorno riescono a far partire anche fino a 450 bombardieri. La devastazione assoluta delle città giapponesi è un grande successo per l’aviazione statunitense, ed è pari alla loro mancanza di protezione.

Del Trucco di Okinawa
Oltre a ciò, ricordiamoci che la guerra è protratta surrettiziamente e che non c’è proprio nessun combattimento con il Giappone, bisogna però evitare che si sappia che il governo giapponese si vuole arrendere e risparmiare abbastanza tempo per testare le due bombe atomiche. La costosissima campagna contro Okinawa, criminalmente gratuita, serve la propaganda di Roosevelt-Truman, per far credere che nella primavera del 1945 il Giappone è ancora militarmente operativo.

Carrington accusa apertamente i criminali formalmente responsabili dell’eccidio, il duetto di pupi Truman-Roosevelt, di aver frodato i loro elettori e il resto del mondo, di aver commesso crimini di guerra, dei peggiori, con la finta continuazione della guerra, protratta surrettiziamente per provare le bombe atomiche sulla popolazione VIVA, e cita altri testimoni noti a conferma delle sue accuse; in particolare egli cita l’ammiraglio William D. Leahy: i piani d’invasione del Giappone non sono necessari per vincere la guerra, essendo il Giappone distrutto, affamato, privo di naviglio, completamente affondato, e non sono mai stati autorizzati. Le due bombe atomiche servono la strategia di terrorismo che poi viene sfruttata con la frode della finta guerra fredda e la popolazione statunitense, paradossalmente, ne cava solo un maggior senso d’insicurezza, dal 1945 in avanti. Anche il generale Curtis LeMay, comandante supremo dell’aviazione, afferma in una dichiarazione del 29 settembre 1945, citata da Alperowitz, che le bombe atomiche non hanno nulla a che vedere con la resa del Giappone; la guerra finirebbe in un paio di settimane, comunque, e senza l’intervento russo.

Della Versione Giapponese del Trucco di Norimberga
Dopo gli attacchi terroristici di Hiroshima e Nagasaki, i cosiddetti “alleati”, si affrettano ad inscenare i loro processi farsa contro i finti criminali di guerra giapponesi, secondo il loro più malsano malcostume (riprodotto tragicamente anche ai giorni nostri).

Tra il 1945 e il 1951 vengono indagati migliaia di uomini in uniforme, accusati di cospirazione per commettere crimini di guerra. Tra il ’46 e il ’48 si riunisce un tribunale internazionale a Tokyo, per processare ventotto persone, fra civili e militari, accusati di aver commesso atrocità varie. E però l’esito non pare scontato come la commedia di Norimberga.

Il giudice indiano Radhabinod fa cadere le accuse dichiarando che si potrebbe istruire un caso giudiziario assai peggiore nei confronti dei “vincitori alleati”, per l’assassinio indiscriminato di migliaia di vittime innocenti dovuto alle bombe incendiarie e a quelle atomiche. In altri casi, come quello del generale Hideki Tojo e di altri sei, i processi terminano con delle fiere impiccagioni. Il processo al generale Hideki Tojo è l’ultima occasione in cui in Giappone qualcuno si querela per le due bombe atomiche, e lo fa il suo avvocato, affermando, ben giustamente, che i crimini di Tojo sono fesserie in confronto a quelli di Hiroshima e Nagasaki. Il procuratore zittisce l’avvocato e lo censura. Da lì in poi non si ha nessun riconoscimento ufficiale circa questi due scellerati ed orribili crimini di fine guerra, perché non si può neppure dire crimini “di guerra”, visto che la guerra con il Giappone è conclusa in maggio. La farsa dell’occupazione militare statunitense termina in Giappone nel 1952. E però, come interviene sempre, anche in Italia e nel resto del mondo dopo le invasioni anglo-americane, le installazioni militari americane rimangono, non si sa bene con che incarico, e si contano ancora in epoca contemporanea circa 50 mila grugni in divisa.

I vertici militari statunitensi concordano con la gratuità degli attentati atomici
Il rapporto ufficiale dell’aeronautica militare statunitense, la sezione al vertice che decide gli obiettivi e i risultati strategici delle missioni, il “U.S. Strategic Bombing Survey report”, del 1 luglio 1946, sostiene formalmente e chiaramente che:

“le due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki non determinano la sconfitta del Giappone…..l’imperatore, il cancelliere, il primo ministro, il ministro della marina e il ministro degli esteri giapponesi decidono la resa nel maggio del 1945…la resa del Giappone si sarebbe avuta senza bombe atomiche e senza piani d’invasione”.
Il mondo religioso cristiano condanna questi crimini attraverso i suoi organi di stampa e propaganda, forse lo avrà fatto anche la chiesa di Roma, ma chi se ne frega? Ora devono dirci gli uomini con le gonne che il terrorismo di Hiroshima e Nagasaki non è necessario per vincere la guerra? Non è questo il tema. Semmai tutta la guerra non è necessaria e non solo quella atomica. Quelle due operazioni scellerate sono eccezionalmente criminali a prescindere dalla loro gratuità. Lo sarebbero anche se fossero necessarie per vincere la guerra. La guerra è tutto un crimine, per di più fraudolento, e i fessi in uniforme che la combattono sono assassini cretini, responsabili della propria ignoranza.

 

Oppenheimer, il principe delle tenebre
La notizia della distruzione e cremazione indiscriminata degli uomini, donne e bambini di Hiroshima e Nagasaki è stata accolta con un misto di sollievo, orgoglio, allegria, shock e tristezza. Otto Frisch ricorda l’urlo di gioia: “Hiroshima è stata distrutta. Molti miei amici correvano al telefono per prenotare un tavolo al La Fonda Hotel di Santa Fe e partecipare alle celebrazioni. Oppenheimer camminava in giro per i tavoli come una stella del cinema, facendosi battere le mani in cima al capo, mentre si dirigeva verso il podio” (dove pensava pure di ricevere un premio).

Oppenheimer è un comunista di lungo corso, tanto sottoposto alla disciplina che il partito lo costringe a sposarsi Kitty Peuning, vedova di Joe Dallet, comunista americano morto ammazzato per il comunismo quando milita nella famigerata brigata Lincoln in Spagna. Quando Baruch si dimette dalla commissione per l’energia atomica (la cricca che sta fabbricando le prime bombe atomiche), lo sostituisce un certo Lewis Lichtenstein Strauss, di Kuhn, Loeb Co. Strauss sa che Oppenheimer è associato con i comunisti ma non se ne cura fino a quando non si rende conto che quello compie atti di sabotaggio per ritardare la fabbricazione della bomba all’idrogeno. La sua idea è che Oppenheimer tenti di ritardare il progetto per permettere ai suoi compari russi di stare al passo con il suo lavoro in Unione Sovietica. Per questo, Strauss ottiene che Oppenheimer sia processato e la commissione vota per revocargli i permessi di accesso. Non si dimetterebbe, se non fosse costretto, e alla fine si ritira a Princeton, dove, un’altro scimunito pazzo criminale come lui, e suo mentore, tale Albert Einstein, presiede “l’Istituto per gli Studi Avanzati”, uno di quei laboratori di pensiero finanziato dai Rothschild per i geni del male, rifugiati, per tramite di una delle loro tante fondazioni segrete. Oppenheimer è già membro del consiglio d’amministrazione di quell’istituto, e ci resta fino al 1966.

 

Della strategia del terrore e del declino della moralità pubblica
Il 1 marzo 1946 si firma il contratto No. Mx-791 con l’aeronautica militare statunitense e con quello si costituisce la RAND Corporation, definito come un programma di continuato studio scientifico sulla guerra aerea, i suoi metodi preferiti e le sue tecniche raccomandabili. Il 14 maggio 1948 ne assume il controllo un tale H; Rowan Gaither, che è anche a capo della Ford Fondation. La RAND Corp. sviluppa i programmi di guerra atomica per la finta guerra fredda, assieme al SAC (Strategit Air Command, vedi il film di Kubrick il dottor Stranamore), il programma missilistico, e molti alti elementi della pianificata strategia del terrore. Questi cosiddetti scienziati, con a capo John von Neumann, s’ingrassano di milioni di dollari e von Neumann diventa famoso nel mondo inventando la “teoria del gioco”, i cui Stati Uniti ed Unione Sovietica giocano alla guerra atomica e fanno a gara per vedere quale delle due attaccherà l’altra per prima.

 

Dock and Cover
Le stesse teste malate che ammassano arsenali atomici in giro per il mondo, le stesse industrie che lucrano dalle relative operazioni finanziarie, organizzano con la teoria del gioco le esercitazioni per i bambini a scuola. Giornalmente, i bambini vengono addestrati a buttarsi sotto i banchi, per proteggersi, immaginando il prossimo malaugurato ma probabile arrivo di un missile nucleare sulla loro capoccia. L’esercitazione è una serie di manovre stupide, inutili e ridicole; nessun banco può proteggere alcunché in caso di un’esplosione nucleare; come accade a Hiroshima e Nagasaki, i bambini vengono disintegrati, cremati, in pochi secondi, come pure tutti gli altri, e non c’è protezione che tenga. E però il motivo di questa esercitazione non è quello di proteggere, è quello di terrorizzare. Gli scienziati alienati “gli uomini nella torre”, vogliono ottenere generazioni di scolari spaventati, convinti della loro prossima inevitabile distruzione e consapevoli dell’inutilità di tutto il resto. Gli effetti sulla loro, sulla nostra, maturazione morale li vediamo, se apriamo gli occhi. A che serve infatti perdere tempo per studiare, sposarsi e far figli, prepararsi per un lavoro onesto e stabile, se è altamente probabile che finiremo inceneriti nei prossimi dieci secondi? La demoralizzazione prodotta con il programma nucleare fa parte del più generale progetto di pianificato declino della civiltà occidentale. Nel 1987 Phyllis LaFarge pubblica “The Strangelove Legacy”, in cui tratta l’impatto della minaccia nucleare sui bambini, descrivendo con estese ricerche la devastazione morale dei fanciulli minacciati ogni giorno di essere cremati in un disastro atomico. Il mondo è diviso in due categorie, le vittime e gli assassini (i guerrieri), e quest’affermazione ricalca l’evento reale di quel lecca-suole di William L. Laurence, seduto a fianco al pilota del B-29 che sgancerà la bomba atomica su Nagasaki. Lui, fieramente lì, in cabina da copilota, da buon ruffiano, a fare la cronistoria per le pubbliche relazioni del dipartimento della guerra, e pagato anche dal New York Times, mentre i bambini sotto, ignari, sono in attesa d’essere cremati in un’unica grande fiammata.

Degli Aspetti Legali della Guerra Nucleare
I governi giapponesi che seguono il 1945, come quelli italiani e del resto del mondo occupato, sono, appunto, sotto il tacco dell’occupazione. Le teste di legno scelte a capo dei ministeri hanno competenze e diritti limitati, come è facile immaginare vedendo i nostri di questi tragici giorni della nostra epoca decadente. Per questo motivo, probabilmente, ai capi di governo giapponese non è mai data occasione di fare un’accusa formale nei confronti del governo degli Stati Uniti d’America, presso un tribunale internazionale, in conseguenza dei due attacchi terroristici nucleari compiuti su Hiroshima e Nagasaki. E aggiungi pure che, prima del 1996, nessuno lo fa. La Corte Mondiale (se così si può definire) si pronuncia nel luglio del 1996 con una presa di posizione formale, un’opinione, in rapporto all’uso di bombe atomiche. Quell’opinione non è neppure spontanea, perché segue la richiesta di un parere legale da parte delle Nazioni Unite di un paio d’anni prima. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite pone al tribunale del mondo un quesito elementare, e retorico, trovandosi priva di occupazioni realmente utili, come spesso capita alle assemblee generali. Il quesito è:

“l’uso della minaccia atomica, e/o l’uso dell’arma atomica, sono permesse, in qualche circostanza, dalle leggi internazionali?”

La risposta è NO. Per la prima volta, e finalmente, la corte mondiale, preminente organo giurisdizionale del pianeta, almeno in teoria, conclude che l’utilizzo delle armi atomiche è, in ogni caso, illegale (e criminale). Ed è altresì opinione della Corte che sia illegale anche la minaccia dell’uso di armi atomiche. Ci sono in effetti alcune divergenze di posizione riguardo alle implicazioni dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che concerne il diritto alla “legittima difesa”. Sia come sia, dieci giudici su quattordici impegnati in questo caso concludono che la minaccia dell’uso di armi atomiche è illegale in base ai già esistenti canoni umanitari e di legge che governano la condotta dei conflitti armati. Il parere dei giudici è motivato da una base di un secolo di trattati e convenzioni che sono generalmente noti come leggi di Hague e di Ginevra. E questo significa che la Corte Mondiale giudica illegale l’uso e la minaccia dell’uso di armi atomiche in base ai trattati di Hague e di Ginevra, il che vuol dire che illegale lo è tanto oggi quanto nel 1945, perché quei trattati sono già in essere al tempo dei criminali attacchi di Hiroshima e Nagasaki.

 

Della cricca degli assassini responsabili

1) La Casa dei Rothschild, banchieri internazionali;

2) Bernard Baruch: agente newyorchese dei Rothschild, per conto dei quali fonda la tobacco trust, la copper trust. Diventa l’eminenza grigia del programma di guerra atomica statunitense quando il suo lacchè,

3) J. Robert Oppenheimer, dirige lo sviluppo della bomba atomica di Los Alamos, e mentre il suo lacchè di Washington,

4) James F. Byrnes, fa il “consigliere” di Truman e lo induce a firmare il famigerato doppio attacco terroristico (terroristico anche per il resto del mondo) di Hiroshima e Nagasaki.

5) Albert Einstein, sionista di lungo corso che inizia il programma per la fabbricazione di bombe atomiche negli Stati Uniti con una lettera personale fatta pervenire al presidente Franklin D. Roosevelt nel 1939.

TEORIA E PRATICA DEL COLLETTIVISMO OLIGARCHICO

Ogni secondo di tempo che un avvocato penalista perde a sentire e a fare le chiacchiere, i ringraziamenti, le leccate al PM, gli inchini ai giudici, le battute cretine, le lodi di sé e gli sfoggi culturali in udienza, le vacanze a cercare i tartufi eccetera, è un tormentato secondo di tempo in più, durante il quale i suoi clienti restano ingiustamente dietro ai cancelli. Ma sono tante le cose che non capisce l’avvocato penalista, vedi la lista del penalista.

TEORIA E PRATICA DEL COLLETTIVISMO OLIGARCHICO
Visto che tutti i becchi della televisione italiana si riempiono la bocca citando Orwell, senza averlo mai letto, e visto che una delle cricche della TV ha reso famoso uno dei suoi tanti programmi cretini, ispirandosi al “grande fratello” di “1984”, è diventato troppo ovvio e troppo facile associare automaticamente la famosa novella di Orwell con il deplorevole fatto generale della sorveglianza.

Sapendo ciò, e cioè, avendo familiarizzato con l’equazione (grande fratello = sorveglianza), si crede di sapere tutto su “1984”, tanto che non serve più leggerlo (allo stesso modo, uno sente dire che Freud è superato, basta sapere le sue cretinate sul complesso di Edipo e non serve leggerlo più). Uno non legge una cosa se quella cosa non contiene qualche sorpresa, in genere. Uno non legge se sa già come va a finire o chi è “l’assassino”. E però, se lo legge, troverà una moltitudine di sorprese. Nel nostro caso, la sorpresa, per chi non l’ha letta, è un saggio di poche pagine che sta nel suo mezzo, casualmente, o forse nascosto, e contiene le righe più importanti di tutto il libro, per capire le tragedie presenti. Naturalmente nessuno dei cialtroni che vanno in TV fa mai riferimento a questi temi, quando parla di Orwell. Non voglio quindi continuare a citare il suo nome, come fanno loro, senza specificare a cosa ci si deve riferire quando lo si pronuncia. Qui sotto ho fatto il copia e incolla di quella sezione del libro, in cui si spiega come funziona l’impostura della guerra moderna. Il traduttore di questa versione ha tradotto il termine “double-think” in “bipensiero”. A me “bipensiero” non suona bene e ho corretto con “doppio-pensiero”. Immagino poi che abbiano lo stesso significato ma a me non piace e sul mio limitato dizionario Garzanti non l’ho trovato.

“Capitolo I: L’ignoranza è forza
Nell’intero corso del tempo, forse a partire dalla fine del Neolitico, sono esistiti al mondo tre tipi di persone: gli Alti, i Medi e i Bassi. Essi si sono ulteriormente suddivisi, ricevendo un numero infinito di nomi diversi, mentre la consistenza di ogni singolo gruppo, così come l’atteggiamento di un gruppo verso l’altro, ha conosciuto cambiamenti di epoca in epoca. La struttura fondamentale della società è però rimasta inalterata. Perfino dopo sconvolgimenti enormi e dopo mutamenti all’apparenza irreversibili, questo schema si è costantemente riproposto, come un giroscopio che, in qualunque direzione e con qualunque forza lo si spinga, ritorna sempre in perfetto equilibrio. Gli obiettivi di questi tre gruppi sono assolutamente inconciliabili fra loro….”

(Qui il lettore della novella salta direttamente al terzo capitolo)

“Capitolo III: La guerra è pace
La divisione del mondo in tre grandi superstati era un evento prevedibile, e di fatto venne previsto prima della metà del XX secolo. In seguito all’assorbimento dell’Europa da parte della Russia, e dell’Impero Britannico da parte degli Stati Uniti, erano già nate due delle tre potenze oggi esistenti. La terza, l’Estasia, si formò come entità autonoma dopo un ulteriore decennio di lotte alquanto confuse. Le frontiere fra i tre superstati sono in alcune aree arbitrarie, in altre variano a seconda di quanto producono gli eventi bellici, ma in generale sono fissate da precise coordinate geografiche. L’Eurasia comprende l’intera Europa settentrionale e i territori dell’Asia, dal Portogallo allo stretto di Bering; l’Oceania abbraccia le Americhe, le isole atlantiche, ivi comprese le Isole Britanniche, l’Australasia e le regioni meridionali dell’Africa; l’Estasia, meno estesa delle altre due potenze e con una frontiera occidentale meno definita, comprende la Cina e i paesi a sud di essa, le isole del Giappone e un’am- pia seppur fluttuante sezione della Manciuria, della Mongolia e del Tibet.

In una combinazione costantemente variabile, questi tre superstati sono in una condizione di guerra perenne. La guerra, però, non è più una lotta disperata e all’ultimo sangue, come avveniva nei primi decenni del XX secolo.”

CONFLITTI LIMITATI
“Si tratta invece di conflitti con scopi limitati fra belligeranti incapaci di distruggere il nemico, che non hanno motivi materiali per combattersi e che non sono divisi da differenze apprezzabili sul piano ideologico.

Ciò non significa che la condotta di guerra o l’atteggiamento stesso nei confronti della guerra siano diventati meno cruenti o più leali. Al contrario, in tutti i paesi l’isteria bellica è continua e generalizzata, e azioni come lo stupro, il saccheggio, il massacro di bambini, la riduzione di intere popolazioni in schiavitù, le rappresaglie nei confronti dei prigionieri (che vengono perfino bolliti o bruciati vivi), sono considerate normali e anzi meritorie, sempre che a commetterle non sia il nemico. Su un piano concreto, comunque, la guerra coinvolge solo un numero esiguo di persone, per la massima parte truppe altamente specializzate, e causa perdite relativamente limitate. I combattimenti, quando ci sono, si verificano in località di frontiera la cui ubicazione è praticamente ignota all’uomo comune, o intorno alle Fortezze Galleggianti poste a guardia di zone strategiche in mare aperto.

Nei centri abitati la guerra non significa altro che continue riduzioni dei beni di consumo e dalla caduta occasionale di bombe-razzo che possono causare qualche dozzina di vittime. In realtà, la guerra ha cambiato carattere. Per essere più precisi, è mutato l’ordine gerarchico dei motivi per cui si combatte una guerra. Alcune motivazioni già presenti su piccola scala nelle grandi guerre dei primi decenni del XX secolo sono ora predominanti e sono scientemente riconosciute e perseguite come tali. Per comprendere la natura della guerra attualmente in corso (in realtà, a dispetto dei diversi schieramenti che si formano a distanza di pochi anni, si tratta sempre della stessa guerra), è innanzitutto necessario capire che essa non può avere una conclusione nel senso proprio del termine. Nessuno dei tre superstati potrebbe essere conquistato definitivamente, nemmeno se gli altri due si coalizzassero. Le loro strutture sono infatti troppo simili, e troppo forte è l’ostacolo costituito dalle difese naturali. L’Eurasia è protetta dal suo vastissimo territorio, l’Oceania dall’Atlantico e dal Pacifico, l’Estasia dalla prolificità e laboriosità dei suoi abitanti.”

NON VI È PIÙ NULLA PER CUI COMBATTERE
“In secondo luogo e materialmente parlando, non vi è più nulla per cui combattere. Con l’avvento delle economie autosufficienti, in cui la produzione e il consumo dei beni sono strettamente connessi fra loro, l’aspra lotta per accaparrarsi nuovi mercati, che era un tempo una delle cause principali dei conflitti armati, è finita, mentre l’accesso alle materie prime non è più una questione di vita o di morte. In ogni caso, ognuno dei tre superstati è vasto abbastanza per produrre al suo interno tutto ciò di cui ha bisogno.”

DELLA CONQUISTA DI FORZA LAVORO
“Se ammettiamo che la guerra abbia uno scopo economico diretto, esso non può che consistere nella conquista di forza lavoro. Tra le frontiere che separano i tre superstati, pur non appartenendo in modo permanente ad alcuno di essi, è possibile tracciare una sorta di quadrilatero i cui angoli sono Tangeri, Brazzaville, Darwin e Hong Kong, che ospita circa un quinto della popolazione terrestre. È per il possesso di queste regioni fittamente popolate e della calotta polare nordica che i tre superstati sono in conflitto perenne, ma nessuna delle tre potenze riesce mai ad avere il controllo completo dell’area così definita. Parti di essa cambiano continuamente di mano, ed è l’eventualità di riuscire a impadronirsi di questa o quella sezione con repentini voltafaccia a dettare i continui mutamenti nella politica delle alleanze. Tutti i territori contesi contengono minerali preziosi, alcuni anche prodotti vegetali importanti, come la gomma, che sotto climi più rigidi è necessario fabbricare sinteticamente mediante procedimenti più o meno costosi. Soprattutto, però, essi contengono una riserva inesauribile di manodopera a basso costo. Chiunque controlli l’Africa equatoriale o i paesi del Medio Oriente, o l’India meridionale, o l’arcipelago indonesiano, può anche disporre dei corpi di decine o centinaia di milioni di lavoratori sottopagati e rotti alla fatica.”

SCHIAVI, CARBONE E PETROLIO PER LA CORSA AGLI ARMAMENTI
“Gli abitanti di queste regioni, ridotti più o meno esplicitamente alla condizione di schiavi, passano di continuo da un conquistatore all’altro e sono utilizzati, come avviene per il carbone o il petrolio, nella corsa agli armamenti, all’accaparramento di nuove terre, al controllo di una maggiore quantità di manodopera, quindi in un’altra corsa agli armamenti, all’accaparramento di nuove terre, al controllo di una maggiore quantità di manodopera e via discorrendo, all’infinito. Va osservato che i combattimenti si svolgono quasi sempre attorno ai confini delle aree contese. Le frontiere dell’Eurasia si spostano avanti e indietro fra il bacino del Congo e la costa settentrionale del Mediterraneo; le isole dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico sono continuamente perdute e riconquistate dall’Oceania o dall’Estasia; in Mongolia la linea divisoria fra l’Eurasia e l’Estasia non è mai fissa; attorno al Polo, tutti e tre i superstati rivendicano il possesso di enormi territori, per la gran parte deserti e inesplorati. L’equilibrio fra i superstati resta più o meno stabile e il nucleo territoriale di ciascuno di essi rimane inviolato.”

DEL LAVORO DEGLI SCHIAVI NON INDISPENSABILE
“Va detto inoltre che il contributo, in lavoro, delle popolazioni sfruttate attorno all’equatore non è in ultima analisi indispensabile per l’economia mondiale. Queste popolazioni non aggiungono nulla alla ricchezza mondiale, dal momento che tutto ciò che producono è utilizzato per fini bellici e che lo scopo di ogni conflitto è sempre quello di poter partire da posizioni di vantaggio nella guerra successiva. Ciò che viene prodotto da queste popolazioni ha l’effetto di accelerare il ritmo di uno stato di guerra ininterrotto, ma se anche non esistessero, le strutture sociali del mondo intero e i processi attraverso cui tali strutture si conservano resterebbero sostanzialmente immutati.”

CONSUMARE LA PRODUZIONE SENZA ALZARE IL TENORE DI VITA
“Lo scopo fondamentale della guerra moderna (che, conformemente ai principi del doppio-pensiero, è allo stesso tempo affermato e negato dalle teste pensanti del Partito Interno) è quello di consumare ciò che producono le macchine senza che ne risulti innalzato il tenore di vita.”

BENI DI CONSUMO IN ECCESSO NELLA SOCIETÀ INDUSTRIALE
“A partire dalla fine del XIX secolo è stato latente, nella società industriale, il problema di come utilizzare i beni di consumo in eccesso. Al giorno d’oggi, quando sono pochi quelli che hanno cibo a sufficienza, un problema del genere, ovviamente, non è urgente e verosimilmente sarebbe stato così anche se non si fosse ricorso a nessun processo di distruzione programmato a tavolino.”

UN MONDO AFFAMATO E IN ROVINA
“Paragonato a quello che esisteva prima del 1914, e ancor più se lo si confronta col tipo di futuro che gli uomini di quel tempo speranzosamente si figuravano, il mondo contemporaneo è una landa desolata, un mondo affamato e in rovina. Agli inizi del XX secolo, la visione di una società futura ricca, opulenta, ordinata ed efficiente — un mondo asettico e luccicante, fatto di vetro, acciaio e cemento bianchissimo — era parte integrante della coscienza di qualsiasi persona alfabetizzata. La scienza e la tecnica si sviluppavano a una velocità prodigiosa e sembrava ovvio presupporre che un simile processo non si sarebbe arrestato.”

DELL’IMPOVERIMENTO INDOTTO DALLA GUERRA
“Tutto ciò, invece, non si verificò, in parte a causa dell’impoverimento indotto da una lunga serie di guerre e rivoluzioni, in parte perché il progresso scientifico e tecnologico dipendeva da una visione del mondo empirica, che non poteva sopravvivere in una società strettamente irreggimentata. Oggi il mondo è complessivamente più primitivo di quanto non fosse cinquant’anni fa. Alcune aree depresse hanno migliorato i loro standard e diversi strumenti tecnici, sempre connessi in qualche modo alla guerra e allo spionaggio poliziesco, hanno conosciuto un certo sviluppo, ma la capacità di sperimentare e di inventare si è praticamente arrestata, mentre le devastazioni prodotte dalla guerra atomica degli anni Cinquanta non sono mai state risanate del tutto.”

DEI PERICOLI DELLE MACCHINE
“Ciononostante, i pericoli inerenti le macchine non sono affatto scomparsi. Quando le macchine fecero la loro comparsa, ogni essere pensante maturò la convinzione che fosse scomparsa la necessità di qualsiasi lavoro pesante e che contestualmente fosse svanita ogni necessità di preservare l’ineguaglianza fra gli uomini. Se l’impiego delle macchine fosse stato direttamente indirizzato a tal fine, nell’arco di alcune generazioni mali come la fame, il superlavoro, la sporcizia, l’analfabetismo e le malattie sarebbero stati eliminati. Ed effettivamente, pur non venendo usate a tal fine, ma in conseguenza di una specie di processo automatico (producendo ricchezza, cioè, che talvolta risultava impossibile non distribuire), per un periodo di circa cinquant’anni compreso fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, le macchine innalzarono moltissimo il generale tenore di vita.”

INCREMENTO DEL BENESSERE E SOCIETÀ GERARCHICA
“Era però altrettanto chiaro che un incremento generalizzato del benessere avrebbe avuto come effetto indesiderato la distruzione di una società organizzata gerarchicamente. Già in un mondo in cui tutti avessero lavorato solo poche ore, avuto cibo a sufficienza, vissuto in case fornite di bagno e frigorifero, posseduto un’automobile o addirittura un aereo, sarebbero scomparse le forme di ineguaglianza più ovvie e forse più importanti. Una volta, poi, che una simile condizione fosse divenuta generale, la ricchezza non sarebbe stata più un segno di distinzione fra un individuo e l’altro.”

DELL’INSTABILITÀ DI UNA SOCIETÀ EQUA
“Era possibile, naturalmente, immaginare una società in cui la ricchezza, intesa come possesso di beni personali e di lusso, venisse distribuita equamente, nel mentre il potere restava nelle mani di una minuscola casta privilegiata, ma nella pratica una società del genere non avrebbe potuto rimanere stabile. Se, infatti, il benessere e la sicurezza fossero divenuti un bene comune, la massima parte delle persone che di norma sono come immobilizzate dalla povertà si sarebbero alfabetizzate, apprendendo così a pensare autonomamente; e una volta che questo fosse successo, avrebbero compreso prima o poi che la minoranza privilegiata non aveva alcuna funzione e l’avrebbero spazzata via.

Sul lungo termine, una società gerarchizzata poteva aversi solo basandosi sulla povertà e sull’ignoranza.

Ritornare al passato agricolo, come avevano auspicato alcuni pensatori all’inizio del XX secolo, era una soluzione impraticabile. Cozzava infatti contro quella tendenza alla meccanizzazione divenuta pressoché istintiva in quasi tutto il mondo; inoltre, tutti i paesi che non si fossero sviluppati industrialmente sarebbero rimasti indifesi da un punto di vista militare e destinati a essere dominati, direttamente o indirettamente, dai paesi rivali. D’altra parte, mantenere le masse in uno stato di povertà comprimendo la produzione delle merci non rappresentava una soluzione soddisfacente. Ciò avvenne di fatto e su larga scala durante la fase finale del capitalismo, più o meno nel periodo compreso fra il 1920 e il 1940. Si consentì all’economia di molti paesi di stagnare, la terra non venne coltivata, le ricapitalizzazioni arrestate, ampi strati della popolazione mantenuti senza occupazione, sorretti unicamente dalla carità dello Stato. Anche questo sistema, però, ebbe come logica conseguenza un indebolimento sul piano militare e, poiché le privazioni che imponeva erano inutili, l’opposizione a esso divenne inevitabile.”

BENI PRODOTTI MA NON DISTRIBUITI
“Il problema era come riuscire a far girare le ruote dell’industria senza incrementare la ricchezza reale del mondo. I beni di consumo dovevano essere prodotti, ma non distribuiti. E in effetti l’unico modo per raggiungere un simile obiettivo era uno stato di guerra perenne.”

DELLO SCOPO DELLA GUERRA
“Scopo essenziale della guerra è la distruzione, non necessariamente di vite umane, ma di quanto viene prodotto dal lavoro degli uomini. La guerra è un modo per mandare in frantumi, scaraventare nella stratosfera, affondare negli abissi marini, materiali che altrimenti potrebbero essere usati per rendere le masse troppo agiate e, a lungo andare, troppo intelligenti.”

L’INDUSTRIA MILITARE UTILIZZA RISORSE SENZA PRODURRE NULLA
“Anche quando gli armamenti non vengono distrutti, la loro produzione continua a essere un mezzo conveniente per utilizzare la forza lavoro senza produrre nulla che sia possibile consumare. Una Fortezza Galleggiante, per esempio, coinvolge una quantità di maestranze che sarebbero sufficienti a costruire centinaia di navi mercantili. Infine, senza che abbia arrecato benefici a chicchessia, viene smantellata e si costruisce un’altra Fortezza Galleggiante, facendo ricorso a ulteriori ed enormi energie umane.”

BISOGNI COSTANTEMENTE SOTTOVALUTATI
“In linea di principio, lo sforzo bellico è pianificato in modo da divorare ogni bene eccedente i bisogni fondamentali della popolazione. In effetti i bisogni della popolazione sono costantemente sottovalutati, con la conseguenza che vi è una carenza cronica di una buona metà dei beni necessari, ma a ciò si guarda come a un vantaggio.”

ANCHE I GRUPPI PRIVILEGIATI IN REGIME DI RISTRETTEZZA
“È frutto di un preciso progetto politico mantenere anche i gruppi sociali privilegiati in un regime prossimo alla ristrettezza, perché una condizione di penuria generalizzata rafforza l’importanza dei piccoli privilegi, accentuando così le differenze fra un gruppo e l’altro. A fronte del tenore di vita dei primi anni del XX secolo, perfino un membro del Partito Interno conduce un’esistenza austera quanto laboriosa. Ciononostante, quei pochi lussi di cui gode, l’appartamento spazioso e ben arredato, la migliore qualità degli abiti, del cibo, delle bevande, del tabacco, i due o tre domestici, l’automobile o l’elicottero privati lo collocano in un altro mondo rispetto a un membro del Partito Esterno. A loro volta, i membri del Partito Esterno godono di analoghi vantaggi rispetto a quelle masse sommerse che chiamiamo “prolet”. L’atmosfera sociale è quella di una città in stato d’assedio, in cui il possesso di un pezzo di carne equina fa la differenza tra la ricchezza e la povertà.”

LO STATO DI GUERRA MANTIENE IL POTERE DELLE PICCOLE CASTE
“Nello stesso tempo, la consapevolezza di essere in guerra, e quindi in pericolo, fa sì che la concentrazione di tutto il potere nelle mani di una piccola casta sembri l’unica e inevitabile condizione per poter sopravvivere.”

LA GUERRA RENDE LA DISTRUZIONE ACCETTABILE
“Come si vedrà, la guerra non solo realizza l’indispensabile distruzione, ma lo fa rendendola accettabile da un punto di vista psicologico. In linea teorica, sarebbe semplicissimo impiegare la forza lavoro in eccedenza del mondo intero costruendo templi e piramidi, scavando fosse e poi riempiendole di nuovo, o addirittura producendo ingenti quantità di beni per poi darvi fuoco. Tutto ciò, però, garantirebbe solo la base economica di una società organizzata gerarchicamente, non quella emotiva.”

IL MORALE DEL PARTITO
“Ciò di cui qui si discute non è il morale delle masse, i cui atteggiamenti sono irrilevanti finché le si mantiene occupate, ma il morale del Partito stesso. Perfino dal più umile membro del Partito ci si aspetta che, entro limiti ben definiti, sia abile, attivo e addirittura intelligente, ma è anche indispensabile che sia un fanatico credulo e ignorante, in preda a sentimenti quali la paura, l’odio, l’adulazione e il tripudio orgiastico. In altri termini, è necessario che abbia una mentalità in linea con lo stato di guerra.”

NON IMPORTA CHE LA GUERRA SIA COMBATTUTA PER DAVVERO
“Non importa che la guerra si combatta per davvero e, poiché una vittoria definitiva è impossibile, non importa nemmeno se la guerra vada bene o male: serve solo che uno stato di belligeranza persista. Questa scissione dell’intelligenza, che il Partito chiede ai suoi adepti e alla quale si perviene più agevolmente in un’atmosfera di guerra, è ora quasi generale, ma diviene tanto più accentuata quanto più in alto si sale nei gradi della gerarchia. È proprio nel Partito Interno che l’isteria della guerra e l’odio per il nemico sono più forti.”

DELLA CONSAPEVOLEZZA NEUTRALIZZATA DAL DOPPIO PENSIERO
“Nella sua qualità di dirigente, è spesso necessario che un membro del Partito Interno sappia che questo o quel particolare relativo alla guerra è falso, in più di un caso può avere coscienza che l’intero conflitto è una mistificazione, che o non esiste affatto o si combatte per fini del tutto diversi da quelli dichiarati. Una simile consapevolezza è agevolmente neutralizzata dalla tecnica del doppio-pensiero. Nel frattempo nessun membro del Partito Interno vacilla, neanche per un istante, nella sua mistica certezza che la guerra è vera, che avrà per epilogo la vittoria e che l’Oceania sarà la padrona incontrastata del mondo intero. Tutti i membri del Partito Interno credono in questa prossima conquista come se si trattasse di un articolo di fede. Un simile obiettivo verrà raggiunto o per mezzo di successive conquiste territoriali, da cui discenderà una superiorità assoluta, o in conseguenza della scoperta di qualche nuova arma, alla quale il nemico non potrà contrapporre nulla.”

DELLA SCIENZA E DEL METODO EMPIRICO
“La ricerca di nuove armi non conosce soste ed è una delle poche attività residue in cui possa esprimersi una mente creativa o speculativa. Nell’Oceania di oggi la Scienza, come la si intendeva una volta, non esiste più. In neo-lingua la parola “scienza” manca addirittura. Il metodo empirico, sul quale si basavano tutte le conquiste scientifiche del passato, è in contraddizione coi principi fondamentali del Socing.”

PROGRESSO TECNOLOGICO SOLO QUANDO RIDUCE LA LIBERTÀ UMANA
“Ora il progresso tecnologico si realizza solo se quanto esso produce può in qualche modo essere impiegato per ridurre la libertà umana. In tutte le arti che abbiano una qualche utilità pratica il mondo o si trova in una situazione di stallo, oppure è in fase di regressione. I campi vengono coltivati facendo ricorso all’aratro tirato dai cavalli, mentre i libri sono scritti dalle macchine. E tuttavia nelle questioni di importanza vitale (vale a dire, in tutto ciò che riguarda la guerra e lo spionaggio poliziesco), il metodo empirico viene, se non incoraggiato, tollerato. Il Partito persegue due fini essenziali: conquistare tutta la Terra e distruggere definitivamente ogni forma di libero pensiero. Deve, quindi, risolvere due grossi problemi: il primo consiste nello scoprire, contro la loro volontà, che cosa pensino altri esseri umani, il secondo nel trovare un sistema per uccidere in pochi secondi, con un attacco proditorio, centinaia di milioni di persone. Sono questi i contenuti della ricerca scientifica contemporanea. Oggi esistono due soli tipi di scienziati: da una parte, un essere a metà fra lo psicologo e l’inquisitore, intento a studiare con precisione estrema la mimica facciale, la gestualità, i toni della voce e a sperimentare tutto ciò che induca un essere umano a dire la verità, dai farmaci all’elettroshock, dall’ipnosi alla tortura fisica. Dall’altra, il chimico, il fisico o il biologo, che della sua disciplina specifica utilizza solo quanto serve a togliere la vita. Negli enormi laboratori del Ministero della Pace e in stazioni sperimentali occultate nelle foreste brasiliane o nel deserto australiano o nelle isole più remote dell’Antartide, squadre di esperti sono costantemente all’opera. Alcuni sono unicamente impegnati nello studiare l’organizzazione di guerre future, altri mettono a punto bombe-razzo sempre più grandi, esplosivi sempre più potenti, sistemi di corazzatura sempre più impenetrabili; altri si sforzano di scoprire gas sempre più letali, di mettere a punto velenosi solubili da produrre in ingenti quantità, in modo da distruggere la vegetazione di continenti interi, o di coltivare germi resistenti a tutti gli anticorpi; altri sono impegnati nella costruzione di un veicolo capace di avanzare sottoterra con la stessa facilità con cui un sottomarino viaggia sott’acqua, o di un aereo autonomo rispetto alla sua base, come una imbarcazione a vela; altri, più temerari, studiano come concentrare e dirigere i raggi solari per mezzo di lenti sospese nello spazio a migliaia di chilometri di distanza dalla Terra o come produrre terremoti e maremoti artificiali sfruttando il calore al centro del pianeta. Nessuno di questi progetti, tuttavia, riesce a essere attuato, col risultato che nessun superstato conquista posizioni di vantaggio rispetto agli altri due. Ciò che appare maggiormente degno di nota è il fatto che le tre potenze già posseggono nella bomba atomica un’arma che le ricerche in corso difficilmente riusciranno a superare. Anche se il Partito sostiene, com’è sua abitudine, di esserne stato l’inventore, le prime bombe atomiche apparvero all’inizio degli anni Quaranta e furono già usate su larga scala un decennio dopo, quando ne vennero sganciate centinaia sui centri industriali, soprattutto della Russia europea, dell’Europa occidentale e del Nordamerica.”

LA GUERRA ATOMICA È LA FINE DELLA SOCIETÀ ORGANIZZATA E DEL POTERE
“I suoi effetti convinsero i gruppi dirigenti di tutti i paesi che il lancio di altre bombe avrebbe significato la fine della società organizzata e quindi del loro stesso potere. A partire da quel momento non furono sganciate altre bombe, anche se non venne sottoscritta né sollecitata alcuna intesa ufficiale. Tutte e tre le potenze continuano a produrre bombe atomiche e a immagazzinarle, nella convinzione che prima o poi si verificherà un evento decisivo che ne imporrà l’uso. Nel frattempo, per un arco di tempo di quaranta, cinquant’anni circa, l’arte della guerra è rimasta al passo. Gli elicotteri si usano oggi più che in passato, i bombardieri sono stati in gran parte soppiantati da proiettili autopropellenti, le navi da guerra, troppo fragili e costrette a un perpetuo movimento, sono state sostituite dalle Fortezze Galleggianti, praticamente inaffondabili, ma in ultima analisi di progressi ce ne sono stati ben pochi. I carri armati, i sottomarini, le mine, le mitragliatrici, perfino i fucili e le bombe a mano, si usano ancora. Inoltre, malgrado le continue carneficine riportate sui giornali e sui teleschermi, sono finite quelle battaglie all’ultimo sangue delle guerre precedenti, in cui in poche settimane morivano centinaia di migliaia o addirittura milioni di uomini. Nessuno dei tre superatati si lancia mai in avventure che possano implicare il rischio di una seria sconfitta. Quando si intraprende un’azione su larga scala, si tratta di solito di un attacco proditorio lanciato contro un alleato. Non esiste alcuna differenza fra la strategia che le tre potenze seguono o fingono di seguire. Il piano generale, realizzato per mezzo di un intreccio di combattimenti, contrattazioni e tempestivi atti di tradimento, consiste nell’acquisizione di un certo numero di basi che chiudano come in un cerchio questo o quello stato rivale, nella successiva firma di un trattato di pace con detto stato, col quale si resterà in termini di amicizia per un numero di anni sufficienti ad attenuare qualsiasi sentimento di sospetto. Durante questo periodo le testate atomiche potranno essere immagazzinate nei punti strategici, quindi lanciate simultaneamente, con effetti così devastanti da rendere impossibile qualsiasi rappresaglia. Si potrà allora sottoscrivere, in preparazione di un altro attacco, un patto di amicizia con l’altra potenza mondiale. Inutile dire che un progetto del genere è un sogno che non si realizzerà mai. Inoltre, i combattimenti hanno luogo unicamente nelle regioni contese attorno all’equatore e al polo, e in nessun caso si procede a un’invasione del territorio nemico. Ciò spiega per quale motivo alcune frontiere tra i superstati siano aleatorie. L’Eurasia, per esempio, potrebbe conquistare facilmente le Isole Britanniche, che fanno parte della geografia dell’Europa; l’Oceania, per parte sua, potrebbe spingere le proprie frontiere fino al Reno o addirittura fino alla Vistola. Una simile mossa, però, violerebbe il principio, mai dichiarato ma rispettato da ciascuna delle parti, dell’integrità culturale. Se l’Oceania dovesse riuscire a conquistare quelle regioni che una volta erano note col nome di Francia e Germania, si renderebbe necessario sterminarne gli abitanti (un progetto, questo, che porrebbe notevoli problemi pratici) o tentare l’assimilazione di circa cento milioni di persone che, volendoci limitare al solo sviluppo tecnologico, sono su un livello ben diverso da quello dell’Oceania. Il problema si pone nei medesimi termini per tutti e tre i superstati.”

DEI CONTATTI CON LO STRANIERO
“La loro struttura esige che non vi siano contatti con gli stranieri, con la sola eccezione, comunque limitata, dei prigionieri di guerra e degli schiavi di colore. Perfino l’alleato ufficiale del momento viene visto col massimo sospetto. A parte i prigionieri di guerra, il cittadino qualunque dell’Oceania non vede mai un abitante dell’Eurasia o dell’Estasia, e gli è interdetto l’apprendimento delle lingue straniere. Se gli si consentisse di avere contatti con stranieri, scoprirebbe che sono persone come lui e che la maggior parte di quanto gli è stato detto di loro è pura menzogna. Il mondo chiuso e separato nel quale vive andrebbe in pezzi e potrebbero svanire la paura, l’odio e l’ipocrisia su cui si basa il suo morale. Resta pertanto inteso da tutti i contendenti che la Persia, l’Egitto, Giava o Ceylon possono cambiare cento volte di mano, ma le frontiere principali possono essere attraversate solo dalle bombe.”

ANNULLAMENTO DELL’IO E CULTO DELLA MORTE
“Tutto ciò sottintende un fatto che non viene mai menzionato esplicitamente ma sul quale si conviene tacitamente e in base al quale si agisce: le condizioni di vita nei tre superstati sono più o meno le stesse. Nell’Oceania il sistema dominante si chiama Socing, in Eurasia Neobolscevismo, mentre per l’Estasia si fa ricorso a un’espressione cinese, di solito tradotta col nome di Culto della Morte, ma che forse si renderebbe meglio con Annullamento dell’Io.”

LE CONDIZIONI DI VITA DEI SUPER-STATI SONO LE STESSE
“Al cittadino dell’Oceania non è permesso di sapere alcunché dei principi che governano gli altri due sistemi, tuttavia gli si insegna a esecrarli come sanguinosi insulti alla morale e al senso comune. In realtà le tre dottrine sono assai simili fra loro, mentre i sistemi sociali che esse informano sono assolutamente identici. Ovunque vigono la medesima struttura piramidale, il medesimo culto di un capo semi-divino, la medesima economia che dipende da un continuo stato di guerra e di esso si alimenta.”

DELL’INUTILITÀ DI UN GOVERNO MONDIALE
“Ne consegue che i tre superstati non solo non possono conquistarsi l’un l’altro, ma non trarrebbero alcun vantaggio se una simile evenienza si realizzasse. Al contrario, finché restano in conflitto fra loro, si sostengono vicendevolmente, come tre covoni di grano. Come al solito, poi, i gruppi dirigenti di tutte e tre le potenze sono al tempo stesso inconsapevoli e coscienti delle loro azioni. Dedicano la loro esistenza alla conquista del mondo, ma sanno anche che è indispensabile che la guerra non cessi mai e che non si raggiunga alcuna vittoria finale. Nel frattempo, il fatto che il rischio di conquiste non esiste, rende possibile quella negazione della realtà che costituisce la caratteristica precipua del Socing e dei sistemi di pensiero che gli si oppongono. È a questo punto necessario ripetere quel che si è detto poc’anzi, e cioè che la guerra, diventando perenne, ha mutato profondamente la propria natura.”

I FATTI CONCRETI NON POTEVANO ESSERE IGNORATI
UN TEMPO LA FALSIFICAZIONE DI OGGI SAREBBE STATA IMPOSSIBILE
“In passato la guerra era quasi per definizione qualcosa che prima o poi finiva, in genere sotto forma di vittoria o sconfitta indiscutibili. Nel passato, inoltre, costituiva uno dei sistemi principali attraverso cui le società umane mantenevano un contatto diretto con la realtà. I governanti di tutti i tempi hanno cercato di imporre ai loro sottoposti una falsa visione del mondo, ma non si sono mai potuti permettere di alimentare illusioni tendenti a minare l’efficienza militare. Fino a quando la sconfitta implicava la perdita dell’indipendenza o conseguenze generalmente ritenute indesiderabili, era necessario intraprendere misure forti per evitarla. I fatti concreti non potevano essere ignorati. In filosofia, nella religione, nell’etica o nella politica, poteva anche accadere che due più due facesse cinque, ma quando si trattava di progettare un fucile o un aeroplano, due più due doveva fare quattro. Le nazioni meno forti finivano sempre per essere conquistate, prima o poi, e la lotta per l’efficienza non lasciava spazio alle illusioni. Il possesso di una simile dote, inoltre, consentiva di trarre lezione dal passato, il che implicava a sua volta la necessità di avere una nozione abbastanza accurata di quanto era accaduto. Ovviamente i giornali e i libri di storia avevano ognuno un proprio orientamento politico ed esibivano tutta una serie di pregiudizi, ma la falsificazione delle cose come si pratica oggi sarebbe stata impossibile. La guerra faceva da garante dell’integrità mentale. Anzi, se si prendono in considerazione le classi dirigenti, costituiva la forma di garanzia più solida. Fino a quando le guerre potevano essere vinte o perdute, nessuna classe dirigente poteva ritenersi totalmente irresponsabile degli avvenimenti.”

DELLA PERVERSIONE DEL PENSIERO
“Quando, però, diventa letteralmente continua, la guerra cessa anche di essere pericolosa. Quella che si chiama necessità militare viene a mancare. Il progresso tecnologico può anche arrestarsi, mentre i fatti più concreti possono essere negati o trascurati. Abbiamo visto che per fini bellici si fanno ancora ricerche che si potrebbero definire scientifiche, ma si tratta di fantasticherie o poco più, né ha importanza alcuna che non sortiscano effetti pratici. Dell’efficienza non si ha più bisogno, nemmeno di quella militare. In Oceania nulla funziona, tranne la Psico-polizia. Dal momento che nessuno dei tre superstati può essere conquistato, ognuno di loro costituisce un autentico mondo a parte, all’interno del quale è possibile praticare in tutta sicurezza qualsiasi forma di perversione del pensiero. La realtà esercita il suo peso solo sui bisogni della vita quotidiana: la necessità di mangiare e bere, di avere un tetto, di coprirsi, di non ingoiare veleno, di non cadere da una finestra dei piani alti eccetera. Vi è ancora differenza fra la vita e la morte, fra il piacere fisico e il dolore fisico, ma questo è tutto. Tagliato fuori da ogni contatto con il mondo esterno e con il passato, il cittadino dell’Oceania è simile a un uomo che si trovi nello spazio interstellare e che non ha la possibilità di sapere dov’è l’alto e dov’è il basso. I governanti di uno stato del genere esercitano un potere assoluto, che non vantavano nemmeno i faraoni e gli imperatori romani. Sono obbligati a fare in modo che i loro seguaci non muoiano di fame in numero tale da costituire un serio problema; per quanto riguarda la tecnica militare, sono tenuti a mantenersi sullo stesso, basso livello dei rivali, ma una volta raggiunto questo minimo, possono riplasmare la realtà a loro piacimento.”

L’AUTENTICA IMPOSTURA DELLA GUERRA
“Pertanto la guerra, se la si giudica coi criteri dei conflitti passati, è un’autentica impostura. Somiglia a quelle battaglie fra certi ruminanti le cui corna hanno un’angolatura tale che impedisce loro di ferirsi. Pur essendo fasulla, però, la guerra non è priva di significato. Essa divora tutti i beni di consumo in eccedenza e contribuisce a conservare quella speciale disposizione mentale di cui ha bisogno una società organizzata gerarchicamente. Come vedremo, la guerra è oggi un affare puramente interno. In passato i gruppi dirigenti di ogni paese potevano anche riconoscere gli interessi comuni e quindi limitare gli effetti devastanti della guerra, ma si combattevano sul serio: il vincitore saccheggiava sempre il vinto. Al giorno d’oggi nessuno combatte veramente contro un altro. Oggi i gruppi dirigenti fanno innanzitutto guerra ai propri sottoposti, e il fine della guerra non è quello di conseguire o impedire conquiste territoriali, ma di mantenere intatta la struttura della società. La stessa parola “guerra” è pertanto divenuta fuorviante. Non si sarebbe probabilmente lontani dal vero se si affermasse che, diventando perenne, la guerra ha cessato di esistere. Quelle particolari forme di pressione subite dagli esseri umani dal neolitico al XX secolo sono scomparse, sostituite da qualcosa di totalmente diverso. Se i tre superstati, invece di combattersi vicendevolmente, stabilissero di vivere in sempiterna pace, ognuno inviolato entro i propri confini, l’effetto sarebbe identico. In tal caso, infatti, ognuno di loro costituirebbe un universo in sé conchiuso, per sempre libero da influssi esterni che potrebbero infiacchirne la fibra. Una pace davvero permanente sarebbe la stessa cosa di una guerra permanente. Anche se la maggior parte dei membri del Partito l’intendono in modo più superficiale, è questo il vero significato dello slogan “La guerra è pace”.”

(Qui il lettore della novella ricomincia a leggere dal primo capitolo)

“Capitolo I: L’ignoranza è forza
Nell’intero corso del tempo, forse a partire dalla fine del Neolitico, sono esistiti al mondo tre tipi di persone: gli Alti, i Medi e i Bassi. Essi si sono ulteriormente suddivisi, ricevendo un numero infinito di nomi diversi, mentre la consistenza di ogni singolo gruppo, così come l’atteggiamento di un gruppo verso l’altro, hanno conosciuto cambiamenti di epoca in epoca. La struttura fondamentale della società è però rimasta inalterata. Perfino dopo sconvolgimenti enormi e dopo mutamenti all’apparenza irreversibili, questo schema si è costantemente riproposto, come un giroscopio che, in qualunque direzione e con qualunque forza lo si spinga, ritorna sempre in perfetto equilibrio.

Gli obiettivi di questi tre gruppi sono assolutamente inconciliabili fra loro. Lo scopo principale degli Alti è quello di restare al loro posto, quello dei Medi di mettersi al posto degli Alti. Obiettivo dei Bassi, sempre che ne abbiano uno (è infatti una caratteristica costante dei Bassi essere troppo disfatti dalla fatica per prendere coscienza, se non occasionalmente, di ciò che esula dalle loro esistenze quotidiane), è invece l’abolizione di tutte le distinzioni e la creazione di una società in cui tutti gli uomini siano uguali fra loro. In tal modo nel corso della storia si ripropone costantemente una lotta sempre uguale a se stessa nelle sue linee essenziali.

DELLE RIVOLUZIONI BORGHESI, IL CAMBIO DEL NOME DEI PADRONI
Per lunghi periodi si ha l’impressione che gli Alti siano saldamente al loro posto, ma prima o poi giunge il momento in cui o smarriscono la fiducia in sé stessi, o perdono la capacità di governare, o si verificano entrambe le cose. Sono allora rovesciati dai Medi, che attirano i Bassi dalla loro parte fingendo di lottare per la giustizia e la libertà. Conseguito il loro obiettivo, i Medi ricacciano i Bassi alla loro condizione di servaggio, diventando a loro volta Alti. Ben presto da uno dei due gruppi rimanenti, o da entrambi, ne germina uno nuovo di Medi, e la lotta ricomincia da capo. Dei tre gruppi, soltanto quello dei Bassi non riesce mai a realizzare i propri fini, nemmeno temporaneamente. Sarebbe eccessivo sostenere che nel corso della Storia non ci siano stati miglioramenti materiali di alcun genere. Perfino in un periodo di decadenza quale quello attuale, l’uomo medio si trova in condizioni materiali migliori rispetto a qualche secolo fa, ma nessun incremento nel benessere, nessun addolcimento dei costumi, nessuna riforma o rivoluzione hanno minimamente favorito l’uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista dei Bassi, ogni mutamento storico ha prodotto solo un cambiamento per quanto riguardava il nome dei loro padroni. Alla fine del XIX secolo il carattere ricorrente di questo schema era diventato ovvio agli occhi di molti osservatori. Sorsero allora scuole di pensiero che identificarono la Storia con un processo ciclico e sostennero con forza l’idea che l’ineguaglianza fosse una legge inalterabile della vita umana. Una simile teoria aveva sempre avuto i suoi sostenitori, naturalmente, ma era stato introdotto ora un cambiamento significativo nel modo di proporla.”

PRETI, GIURISTI E RICOMPENSE POST MORTEM
“In passato erano stati soprattutto gli Alti a farsi assertori della dottrina che proclamava la necessità di una società organizzata gerarchicamente. L’avevano predicata i re, gli aristocratici e i loro parassiti, vale a dire preti, giuristi e personaggi consimili, in genere mitigandola con la promessa di una ricompensa post mortem.”

LIBERTÀ, GIUSTIZIA E FRATELLANZA
“Nel corso delle varie lotte per la conquista del potere, i Medi avevano sempre utilizzato termini come libertà, giustizia e fratellanza. Ora, però, il concetto di fratellanza fra gli uomini cominciò a essere attaccato da persone che non avevano ancora posizioni egemoni, ma coltivavano semplicemente la speranza di giungervi quanto prima. In passato i Medi avevano fatto delle rivoluzioni sotto la bandiera dell’uguaglianza, salvo poi imporre una nuova tirannia non appena quella vecchia era stata abbattuta. I nuovi gruppi Medi, invece, manifestavano in anticipo le loro intenzioni tiranniche. Il Socialismo, una teoria apparsa all’inizio del XIX secolo, ultimo anello di una catena di pensiero che risaliva all’indietro fino alle rivolte degli schiavi del mondo antico, era ancora profondamente imbevuto delle tendenze utopistiche del passato. Eppure, in tutte le varianti del Socialismo che comparvero all’incirca dal 1900 in poi, il fine di stabilire la libertà e l’uguaglianza venne negato in maniera sempre più aperta.”

IL FINE DELLA MANCANZA DI LIBERTÀ E DELL’INEGUAGLIANZA
“I nuovi movimenti che fecero la loro comparsa durante la metà del secolo, e cioè il Socing in Oceania, il Neobolscevismo in Eurasia e il Culto della Morte, come lo chiamano in Estasia, perseguiva in maniera del tutto conscia il fine della mancanza di libertà e della ineguaglianza. Ovviamente questi nuovi movimenti si generarono da quelli precedenti, il più delle volte serbandone il nome e difendendone formalmente l’ideologia.”

IL PENDOLO SI DOVEVA FERMARE, GLI ALTI DOVEVANO MANTENERE LE POSIZIONI
“Tutti, però, perseguivano lo scopo di arrestare il progresso e congelare il divenire storico. La ben nota oscillazione del pendolo doveva verificarsi per una volta ancora, poi il pendolo si doveva fermare. Come al solito, gli Alti dovevano essere cacciati dai Medi; stavolta, però, in conseguenza di una strategia ben programmata, gli Alti sarebbero riusciti a mantenere le loro posizioni per sempre.”

DEL MOVIMENTO CICLICO DELLA STORIA
“La nascita delle nuove dottrine fu favorita in parte dalla sedimentazione della conoscenza storica e dalla crescita del senso della Storia, che prima del XIX secolo quasi non esisteva. Era possibile, adesso, comprendere il movimento ciclico della Storia; e se lo si poteva comprendere, lo si poteva anche alterare. Tuttavia la causa principale, sia pure sottaciuta, dipendeva dal fatto che già a partire dai primi anni del XX secolo l’uguaglianza fra gli uomini era diventata tecnicamente possibile. Era ancora vero che gli uomini non sono uguali per quanto riguarda le doti naturali e che la specializzazione delle funzioni è una necessità che favorisce alcuni a scapito di altri, ma non erano più indispensabili le distinzioni di classe, né differenze troppo marcate per quanto attiene al benessere. In epoche precedenti, le distinzioni di classe erano state non solo inevitabili ma auspicabili: il prezzo della civiltà era l’ineguaglianza. Le cose cambiarono con l’introduzione delle macchine. Pur essendo ancora necessario che gli esseri umani facessero tipi di lavoro differenti, non aveva più importanza che vivessero a livelli sociali o economici diversi.”

L’UGUAGLIANZA FRA GLI UOMINI È UN PERICOLO DA EVITARE
“Pertanto, dal punto di vista dei nuovi gruppi che stavano per impadronirsi del potere, l’uguaglianza fra gli uomini non era più uno scopo da perseguire ma un pericolo da evitare. In epoche più primitive, quando non era possibile edificare una società giusta e pacifica, era almeno abbastanza facile credere in un simile progetto. Per migliaia di anni l’immaginazione degli uomini era stata ossessionata dall’idea di un paradiso terrestre nel quale tutti vivessero in una condizione di fratellanza, senza leggi e senza il duro lavoro, e un simile sogno aveva fatto presa, almeno in parte, anche su quei gruppi che in realtà traevano vantaggio da ogni cambiamento storico.”

LIBERTÀ E UGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE FURONO IN PARTE CREDUTE
“Gli eredi delle rivoluzioni francese, inglese e americana avevano in parte creduto alle loro parole d’ordine sui diritti dell’uomo, sulla libertà di espressione, sull’uguaglianza di fronte alla legge e simili, e avevano perfino consentito che, entro certi limiti, la propria condotta ne fosse influenzata. Ma dopo una quarantina d’anni dall’inizio del XX secolo tutte le principali correnti di pensiero avevano conosciuto una svolta autoritaria. Il paradiso terrestre era caduto in discredito proprio quando la sua realizzazione era diventata possibile.”

GERARCHIA, IRREGIMENTAZIONE E LE PRATICHE TOLLERATE
“Quale che fosse il loro nome, tutte le nuove teorie politiche avevano riesumato la gerarchia e l’irreggimentazione. Nel generale imbarbarimento che si impose intorno al 1930, pratiche che erano state abbandonate, in qualche caso per centinaia di anni — incarcerazioni senza processo, riduzione in schiavitù dei prigionieri di guerra, esecuzioni capitali in pubblico, ricorso alla tortura al fine di estorcere confessioni, uso di ostaggi e deportazione di intere popolazioni —, non solo ridiventarono comuni, ma furono tollerate e perfino difese da persone che si consideravano illuminate e progressiste. Fu solo dopo un decennio di guerre civili e internazionali, rivoluzioni e controrivoluzioni in tutte le parti del mondo, che il Socing e gli altri sistemi rivali emersero come teorie politiche organiche. I vari sistemi totalitari apparsi all’inizio del secolo ne avevano però lasciato presagire la nascita, e da molto tempo era più che agevole dedurre quale organizzazione mondiale sarebbe potuta emergere dalla generale condizione di caos. Altrettanto ovvio era immaginare quale tipo di persone avrebbe controllato il mondo.”

BUROCRATI, SCIENZIATI, SINDACALISTI, GIORNALISTI……
“La nuova aristocrazia era formata per la massima parte da burocrati, scienziati, tecnici, sindacalisti, esperti in pubblicità, sociologi, insegnanti, giornalisti e politici di professione. Costoro, le cui origini vanno rintracciate nelle classi medie salariate e nei gradi superiori della classe operaia, erano stati plasmati e amalgamati dallo sterile mondo dei monopoli industriali e delle forme centralizzate di governo. Messi a paragone con i corrispondenti gruppi delle epoche passate, erano meno avidi, meno tentati dal lusso e dal potere in quanto tale; soprattutto, erano maggiormente consci delle loro azioni e più decisi nel loro intento di spazzare via l’opposizione. Quest’ultima differenza era di importanza capitale.”

DIRIGENTI CONDIZIONATI DA IDEE LIBERALI
“Paragonate a quelle di oggi, tutte le tirannie del passato manifestavano una maggiore incertezza e inefficienza. I gruppi dirigenti erano comunque condizionati, almeno fino a un certo punto, da idee liberali, allentavano le briglie qua e là, prendevano in considerazione solo le azioni pubbliche, disinteressandosi di quello che i loro sottoposti pensavano veramente. Rispetto a quanto accade oggi, perfino la Chiesa cattolica medievale si poteva considerare tollerante.”

DELLA STAMPA, DEL CINEMA, DELLA TV E DEL CONTROLLO CONTINUO
“A parziale spiegazione di questo fenomeno sta il fatto che in passato non vi era governo che potesse tenere i cittadini sotto un controllo continuo. L’invenzione della stampa, però, rese più semplice manipolare l’opinione pubblica, un processo al quale diedero ulteriore impulso il cinema e la televisione. Il perfezionamento tecnico della televisione, in particolare, consentendo di ricevere e trasmettere simultaneamente immagini attraverso il medesimo strumento, pose fine alla vita privata. Ogni cittadino — almeno ogni cittadino tanto importante da giustificare un simile impegno — poteva essere osservato dalla polizia ventiquattr’ore su ventiquattro, e immerso nel sonoro della propaganda ufficiale, tenendo chiusi tutti gli altri canali di comunicazione. Per la prima volta diveniva possibile indurre nelle coscienze non solo una cieca obbedienza alla volontà dello Stato, ma anche una totale uniformità di opinioni.”

DEL COLLETTIVISMO OLIGARCHICO
“Dopo la fase rivoluzionaria degli anni Cinquanta e Sessanta, la società si ricompattò, come al solito, nei gruppi degli Alti, dei Medi e dei Bassi. Stavolta, però, e a differenza di quelli che li avevano preceduti, gli Alti sapevano perfettamente come agire per conservare le proprie posizioni e non fecero il benché minimo affidamento sull’istinto. Si era ormai capito da tempo che solo il collettivismo poteva garantire all’oligarchia il suo potere. Il benessere e il privilegio si difendono meglio quando sono un bene comune. Con la cosiddetta “abolizione della proprietà privata”, introdotta intorno agli anni Cinquanta, si intendeva in realtà la concentrazione della proprietà in mani molto meno numerose che in passato, con questa differenza: che i nuovi padroni non erano più una massa di individui, ma un gruppo ristretto. Preso individualmente, nessun membro del Partito possiede nulla, a esclusione di insignificanti effetti personali. Collettivamente, però, in Oceania il Partito possiede tutto, perché controlla ogni cosa, disponendo dei beni di produzione come meglio gli aggrada. Negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione era possibile assurgere a questa posizione di dominio senza eccessive difficoltà, perché l’intero processo veniva presentato come un processo di collettivizzazione. Si era sempre tenuto per certo che l’eventuale crollo del capitalismo avrebbe prodotto automaticamente il Socialismo. Sul fatto che i capitalisti fossero stati sconfitti non c’erano dubbi: le fabbriche, le miniere, la terra, le case, i trasporti, tutto era stato loro sottratto e, poiché questi beni non erano più proprietà privata, ne conseguiva che dovessero essere pubblici. Il Socing, che sorse dai primi movimenti socialisti e ne ereditò la fraseologia, non ha fatto altro che tradurre in pratica l’istanza di fondo del Socialismo, con il risultato, scientemente previsto e programmato, che l’ineguaglianza economica è diventata permanente.”

DEI 4 MODI DI PERDERE IL POTERE
“Ma la questione di come fare per perpetuare una società gerarchica è più complessa. Esistono solo quattro modi perché un gruppo dirigente perda il potere: che sia sconfitto dall’esterno, che governi in maniera tanto inefficiente da spingere le masse alla rivolta, che consenta la formazione di un gruppo di Medi forte e animato dallo scontento, che perda la fiducia in se stesso e la voglia di governare. Tali fattori non sono mai attivi singolarmente, anzi nella gran parte dei casi entrano in gioco tutti e quattro contemporaneamente. Una classe dirigente capace di salvaguardarsi da tutti questi fattori resterebbe al potere in eterno. In fin dei conti, a risultare determinante è l’atteggiamento mentale della classe dirigente. Dopo gli anni Cinquanta, il primo pericolo era praticamente scomparso. Ognuno dei tre stati che ora si spartiscono il mondo è in effetti inconquistabile: potrebbe correre un simile rischio solo attraverso lenti mutamenti demografici, che però un governo fornito di ampi poteri può agevolmente prevenire.”

LE MASSE NON SI RIBELLANO SPONTANEAMENTE O PERCHÉ SONO OPPRESSE
“Anche il secondo pericolo è puramente teorico. Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse. Le periodiche crisi economiche del passato erano del tutto inutili e infatti oggi non si consente che si verifichino.”

IL MALCONTENTO NON HA MEZZI PER ESPRIMERSI
“È possibile che intervengano altri ostacoli, ugualmente rilevanti, ma non sortiscono alcun effetto da un punto di vista politico, perché il malcontento non ha alcun mezzo per esprimersi. Quanto al problema della sovrapproduzione, latente nella nostra società fin dal primo sviluppo delle macchine, lo si è risolto con lo stratagemma della guerra perenne (vedi cap. III), utile anche per mantenere il morale pubblico al livello desiderato.”

IL RISCHIO DI SPACCATURE INTERNE
“E pertanto, dal punto di vista dei nostri attuali governanti, gli unici pericoli veri sono rappresentati dalla nascita, in seguito a spaccature interne al Partito, di un gruppo di persone sottoutilizzate e assetate di potere, e dalla comparsa fra i propri ranghi di sentimenti liberali e scettici. Il problema, in altri termini, riguarda l’istruzione formale. Si tratta di rimodellare di continuo la coscienza sia del gruppo dirigente sia del più ampio gruppo operativo collocato a un livello immediatamente inferiore. La coscienza delle masse, per parte sua, può essere influenzata solo in maniera negativa. Da tutte queste premesse, e ammettendo che non la conosca già, chiunque potrebbe dedurre la struttura generale della società dell’Oceania. Al vertice della piramide c’è il Grande Fratello. Egli è infallibile e potentissimo. Si dà per acquisito che ogni successo, ogni conquista, ogni vittoria, ogni scoperta scientifica, tutto il sapere, tutte le conoscenze, tutta la saggezza, tutte le virtù derivino direttamente dalla sua guida e dal suo stimolo. Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell’amore, della paura e della venerazione, tutti sentimenti che è più facile provare per una singola persona che per un’organizzazione. Al di sotto del Grande Fratello c’è il Partito Interno, che comprende circa sei milioni di persone, che è come dire un po’ meno del 2 per cento della popolazione dell’Oceania. Dopo il Partito Interno viene il Partito Esterno che, se paragoniamo quello Interno alla mente, può essere considerato il braccio dello Stato. E infine viene la massa silenziosa di coloro che abitualmente
chiamiamo “prolet”, che comprende all’incirca l’85 per cento della popolazione. Se ci rifacciamo alla tripartizione che abbiamo indicato prima, i prolet sono i Bassi. Le popolazioni asservite delle terre equatoriali, che passano di continuo da un conquistatore all’altro, non costituiscono, infatti, una sezione stabile o necessaria della struttura. In linea di principio, l’appartenenza a uno di questi tre gruppi non è un fatto ereditario. In teoria il figlio di genitori affiliati al Partito Interno non ne è automaticamente membro di diritto. L’ammissione all’una o all’altra categoria del Partito avviene in base a un esame, che si sostiene all’età di sedici anni. Non esiste, inoltre, discriminazione razziale di sorta, né un dominio di una provincia su un’altra.”

AMMINISTRATORI DI UN’AREA SCELTI FRA I CITTADINI DEL POSTO (COLONIE DISSIMULATE)
“Nei ranghi più elevati del Partito si ritrovano ebrei, negri, sudamericani purosangue, mentre gli amministratori di una determinata area sono sempre scelti fra i cittadini del posto. Non vi è regione dell’Oceania in cui gli abitanti abbiano la sensazione di essere una colonia governata da una capitale lontanissima. L’Oceania non ha una capitale, e alla sua testa vi è una persona che nessuno sa dove si trovi. A eccezione del fatto che l’inglese ne è la lingua franca e la neolingua quella ufficiale, in Oceania non vi è centralizzazione. Coloro che la governano non sono legati fra loro da vincoli di sangue ma dall’adesione a una dottrina comune. È però vero che la nostra società è stratificata, altamente stratificata, secondo linee che a prima vista appaiono ereditarie. Fra i diversi gruppi vi è meno movimento verso l’alto o verso il basso di quanto ve ne fosse all’epoca del capitalismo o in età preindustriale. Un certo interscambio fra le due categorie del Partito esiste, ma solo quanto basta a escludere dal Partito Interno i soggetti più deboli e a rendere inoffensivi i membri più ambiziosi del Partito Interno consentendo loro di salire al livello superiore. In pratica i proletari non possono accedere al Partito: i più dotati, che potrebbero eventualmente raccogliere attorno a sé il malcontento, sono semplicemente individuati dalla Psico-polizia ed eliminati. Questo stato di cose, tuttavia, non è di per sé permanente. Non si tratta neanche di questioni di principio. Il Partito non costituisce una classe nel vecchio senso della parola, tendente a trasmettere il potere ai propri figli in quanto tali: se non vi fossero altri mezzi per tenere i più capaci ai livelli più alti, il Partito sarebbe prontissimo a reclutare un’intera generazione dalle file del proletariato. Negli anni cruciali, il fatto che il Partito non fosse un corpo ereditario fu molto utile per neutralizzare l’opposizione. Il socialista di vecchio stampo, addestrato a lottare contro qualcosa che si chiamava “privilegio di classe”, riteneva per certo che tutto ciò che non fosse ereditario non potesse essere permanente. Non capiva che la continuità di un’oligarchia non ha bisogno di essere fisica, né si soffermava sul fatto che le aristocrazie ereditarie hanno sempre avuto vita breve, laddove organizzazioni a carattere adottivo, come la Chiesa cattolica, sono talvolta durate centinaia o migliaia di anni.”

NON IMPORTA CHI TIENE IL POTERE SE LA STRUTTURA GERARCHICA RESTA IMMUTATA
“L’essenza del governo oligarchico non è l’eredità che passa di padre in figlio, ma la persistenza di una determinata visione del mondo e di un determinato modello di vita, che i morti impongono ai vivi. Un gruppo dirigente è tale finché ha la possibilità di nominare i propri successori. Al Partito non interessa perpetuare il proprio sangue, ma se stesso. Non è importante chi detenga il potere, purché la struttura gerarchica resti immutata. Tutte le convinzioni, i costumi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo sono stati in realtà programmati al solo fine di sostenere la mistica del Partito e di impedire che venga colta la vera natura della società contemporanea. Una rivolta vera e propria, o qualcosa che si avvicini a essa, è al momento impossibile.”

LIBERTÀ INTELLETTUALE PER CITTADINI PRIVI D’INTELLETTO
“Da parte dei proletari, in particolare, non vi è nulla da temere: abbandonati a se stessi, continueranno — generazione dopo generazione, secolo dopo secolo — a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è. Potrebbero diventare pericolosi solo se il progresso tecnico-industriale rendesse indispensabile alzare il livello della loro istruzione ma, poiché la concorrenza in campo militare e commerciale non è più importante, il livello di istruzione della popolazione sta in effetti peggiorando. Ciò che le masse pensano o non pensano incontra la massima indifferenza. A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto.”

I MEMBRI DEL PARTITO SOTTO L’OCCHIO DELLA PSICO-POLIZIA
“A un membro del Partito, invece, non è consentito spostarsi di un millimetro dalla linea fissata, neanche in questioni del tutto irrilevanti. Dalla nascita alla morte ogni membro del Partito vive sotto l’occhio della psico-polizia. Anche quando è solo non può mai essere sicuro di essere solo. Dovunque si trovi, che dorma o sia sveglio, che lavori o riposi, che sia in bagno o a letto, può essere scrutato senza preavviso, addirittura ignorando di essere spiato. Nulla di quello che fa è privo di importanza. Le sue amicizie, gli svaghi, il suo modo di comportarsi con la moglie e i figli, l’espressione del volto quando si trova da solo, le parole che mormora nel sonno, perfino i movimenti del corpo che gli sono più abituali, sono minuziosamente analizzati. Non vi sono dubbi che arrivino a scoprire non solo ogni trasgressione autentica, ma qualsiasi gesto eccentrico, per quanto infimo, qualsiasi mutamento delle abitudini, qualsiasi tic nervoso che potrebbe essere il sintomo di un conflitto interiore. Il membro del Partito non ha alcuna libertà di scelta, in nulla. D’altra parte, le sue azioni non sono regolate dalla legge o da un qualsiasi codice di comportamento chiaramente formulato. In Oceania non esistono leggi. Pensieri e azioni che, una volta scoperti, si traducono in morte sicura non sono proibiti in maniera esplicita: in realtà, i continui arresti, epurazioni, torture, incarcerazioni e vaporizzazioni non sono inflitti per punire delitti effettivamente commessi, ma per spazzar via persone che forse, in un futuro imprecisato, potrebbero commettere un crimine

(questo principio, applicato al sequestro dei beni è già in vigore anche in Italia. Il sospetto che un tizio possa in futuro compiere un delitto, è già sufficiente per espropriarlo).

Un membro del Partito non deve avere soltanto le opinioni giuste, ma anche gli istinti giusti. Gran parte delle convinzioni e dei comportamenti che gli vengono richiesti non sono esplicitati con chiarezza: ove ciò avvenisse, ne risulterebbero smascherate le contraddizioni intrinseche al Socing. Se è un ortodosso nato (in neolingua: un buon-pensante), saprà in ogni circostanza, senza neanche stare a riflettere, qual è l’opinione giusta o il tipo di emozione richiesta. In ogni caso, una sofisticata pratica mentale, avviata già nell’infanzia e che si può immaginare concentrata attorno alle parole in neolingua stop-reato, nero-bianco e doppio-pensiero, lo rendono refrattario e inetto ad approfondire troppo un qualsiasi argomento. A un membro del Partito si richiedono l’assenza di emozioni personali e un entusiasmo perenne. Da lui ci si aspetta che viva di continuo in uno stato di odio parossistico nei confronti dei nemici esterni e dei traditori interni, di giubilo per le vittorie e di auto-mortificazione davanti al potere e alla saggezza del Partito. Il malcontento prodotto dalla sua esistenza disadorna e insoddisfacente viene scientemente proiettato all’esterno e poi dissolto per mezzo di trucchi come i Due Minuti di Odio, mentre la disciplina interna appresa nei primi anni di vita provvede a liquidare in anticipo ogni riflessione che potrebbe produrre atteggiamenti scettici o eversivi. Il primo e più semplice stadio di questa pratica, che può essere insegnato anche ai bambini, si chiama in neolingua stop-reato, e implica la capacità di arrestarsi, come per istinto, sulla soglia di qualsiasi pensiero pericoloso. Comprende anche la capacità di non cogliere le analogie, di non percepire gli errori di logica, di fraintendere le argomentazioni più elementari quando sono contrarie al Socing, oltre a quella di provare noia o ripulsa di fronte a un qualsiasi pensiero articolato che potrebbe portare a posizioni eretiche. In parole povere, lo stop-reato è una forma di stupidità protettiva. La stupidità, però, non è sufficiente. Al contrario, l’ortodossia nel senso più pieno del termine richiede un controllo completo dei propri processi mentali, simile a quello che un contorsionista ha del proprio corpo. L’Oceania si basa in fin dei conti sulla convinzione che il Grande Fratello sia onnipotente e che il Partito sia infallibile. Tuttavia, poiché il Grande Fratello non è onnipotente e il Partito non è infallibile, c’è bisogno di una flessibilità, instancabile e sempre pronta a entrare in azione, nel modo di trattare i fatti. Qui la parola chiave è nero-bianco.”

CREDERE VERAMENTE CHE IL NERO SIA BIANCO
“Come tante altre parole in neolingua, questa parola . abbraccia due significati che si negano a vicenda. Applicata a un qualsiasi termine di confronto, sottolinea l’abitudine di affermare, con la massima impudenza e a dispetto dell’evidenza, che il nero è bianco. Applicata a un membro del Partito, indica la sincera volontà di affermare che il nero è bianco quando a richiederlo sia la disciplina di partito. Indica, però, anche la capacità di credere veramente che il nero sia bianco e, più ancora, di sapere che il nero è bianco, dimenticando di aver mai pensato il contrario. Tutto ciò impone una continua alterazione del passato, resa possibile da quel sistema di pensiero che effettivamente abbraccia dentro di sé tutto il resto e che è noto in neolingua come doppio-pensiero.”

DELL’ALTERAZIONE DEL PASSATO
“L’alterazione del passato è necessaria per due motivi, uno dei quali è integrativo e, per così dire, precauzionale. Il motivo precauzionale consiste nel fatto che il membro del Partito, così come il proletario, sopporta le sue condizioni attuali perché non dispone di termini di confronto. È indispensabile escluderlo da ogni rapporto col passato e con i paesi stranieri, affinché sia convinto che le sue condizioni di vita siano migliori rispetto a quelle dei suoi avi e che il benessere materiale sia in costante ascesa. La manipolazione del passato ha però uno scopo di gran lunga più importante: salvaguardare l’infallibilità del Partito. Discorsi, dati statistici e documenti di ogni genere debbono essere continuamente aggiornati per dimostrare innanzitutto che le previsioni del Partito erano sempre e comunque giuste, ma anche perché non è possibile ammettere cambiamenti di dottrina o di linea politica. Cambiare opinione, o addirittura linea politica, è infatti un segno di debolezza. Volendo fare un esempio, se l’Eurasia o l’Estasia (è del tutto indifferente che si tratti del- l’una o dell’altra) è il nemico di oggi, allora quella nazione deve essere sempre stata nemica. E se i fatti lo negano, bisogna cambiare i fatti. In tal modo la Storia viene continuamente riscritta. L’attuale falsificazione del passato posta in essere dal Ministero della Verità è indispensabile alla stabilità del regime allo stesso modo in cui lo è l’attività di repressione e spionaggio portata avanti dal Ministero dell’Amore. La mutabilità del passato è il cardine stesso del Socing. Gli eventi trascorsi, si argomenta, non posseggono un’esistenza oggettiva, ma sopravvivono solo nei documenti scritti e nella memoria degli uomini. Il passato è quanto viene riconosciuto dai documenti e dalla memoria dei singoli individui. Ora, poiché il Partito detiene a un tempo il controllo integrale di tutti i documenti e delle menti dei suoi affiliati, ne consegue che il passato è ciò che il Partito decide essere tale. Ne consegue pure che, sebbene il passato sia modificabile, non esiste un caso specifico che porti il segno di questo mutamento. Infatti, una volta che sia stata data al passato la forma ritenuta necessaria nel momento contingente, la nuova versione dei fatti è il passato, e non può mai esserne esistito uno diverso. Ciò vale perfino nei casi in cui, come spesso accade, il medesimo avvenimento deve essere radicalmente modificato più volte nel corso di un anno. Il Partito è in ogni circostanza il detentore dell’assoluto, e l’assoluto non può mai essere diverso da ciò che è in quel dato momento. Si vedrà che il controllo del passato dipende soprattutto da una sorta di addestramento della memoria. Fare in modo che tutti i documenti scritti siano conformi all’ortodossia del momento è un atto puramente meccanico. È però anche necessario ricordare che gli avvenimenti specifici hanno avuto luogo in quel modo desiderato. Se poi si deve dare un nuovo ordine a ciò che si ricorda o falsificare i documenti scritti, diviene necessario dimenticare di aver agito in quel modo. Si tratta di uno stratagemma che può essere appreso come qualsiasi altra tecnica mentale. Certamente lo apprendono quasi tutti i membri del Partito e tutte le persone intelligenti e perfettamente osservanti dell’ortodossia. In arche-lingua un simile procedimento viene definito, in maniera affatto esplicita, “controllo della realtà”; in neolingua viene detto doppio-pensiero, anche se questo termine abbraccia molto altro. Il doppio-pensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe. L’intellettuale di Partito sa in che modo vanno trattati i suoi ricordi. Sa quindi di essere impegnato in una manipolazione della realtà, e tuttavia la pratica del doppio-pensiero fa sì che egli creda che la realtà non venga violata. Un simile procedimento deve essere conscio, altrimenti non potrebbe essere applicato con sufficiente precisione, ma al tempo stesso ha da essere inconscio, altrimenti produrrebbe una sensazione di falso e quindi un senso di colpa.”

DEL DOPPIO PENSIERO
“Il doppio-pensiero è l’anima del Socing, perché l’azione fondamentale del Partito consiste nel fare uso di una forma consapevole di inganno, conservando al tempo stesso quella fermezza di intenti che si accompagna alla più totale sincerità. Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile. Perfino quando si usa la parola doppio-pensiero è necessario ricorrere al doppio-pensiero. Nel farne uso, infatti, si ammette di manipolare la realtà, ma con un novello colpo di doppio-pensiero si cancella questa consapevolezza, e così via, all’infinito, con la menzogna in costante posizione di vantaggio rispetto alla verità. In fin dei conti, è per mezzo del doppio-pensiero che il Partito è riuscito (e, per quanto ne sappiamo, una simile impresa potrebbe andare avanti per migliaia d’anni) ad arrestare il corso della Storia.”

DELLA DECADENZA DELLE OLIGARCHIE
“Tutte le oligarchie del passato sono crollate o quando si sono sclerotizzate o quando si sono ammorbidite: o diventavano stupide e arroganti, non riuscendo a adattarsi al mutamento e quindi venendo rovesciate, oppure diventavano pavide e liberali, facevano concessioni là dove avrebbero dovuto usare la forza e anche in questo caso venivano rovesciate. Crollavano, in altri termini, per eccesso di consapevolezza o di inconsapevolezza. È merito del Partito essere riuscito a creare un sistema in cui entrambe le condizioni possono coesistere. Nessun altro fondamento intellettuale avrebbe potuto rendere sempiterno il dominio del Partito. Se si desidera governare e si vuole continuare a farlo, si deve avere la capacità di condizionare il senso della realtà. Il segreto del comando, infatti, sta nel saper unire alla fede nella propria infallibilità la capacità di imparare dagli errori passati. Naturalmente, i virtuosi del doppio-pensiero sono gli stessi che lo hanno inventato, i quali sono ben consapevoli che si tratta di un vasto sistema basato sulla capacità di ingannare la mente.”

PIÙ SI SA PIÙ GRANDE È LA DELUSIONE
Nella nostra società, quelli che sanno perfettamente ciò che sta succedendo sono anche quelli che meno riescono a vedere il mondo così com’è. In generale, più si sa, più grande è la delusione: il più intelligente è anche il meno sano di mente. Una chiara esemplificazione di ciò è data dal fatto che l’isteria di guerra aumenta d’intensità a mano a mano che si sale nella scala sociale. Quelli che hanno di fronte alla guerra l’atteggiamento più chiaro e razionale sono le popolazioni asservite dei territori contesi. Ai loro occhi la guerra non è altro che una continua calamità che passa e ripassa sui loro corpi come l’onda di una marea. Chi vinca li lascia del tutto indifferenti. Essi sanno bene che un mutamento nell’identità dei dominatori significa soltanto che faranno le stesse cose di prima per padroni che li tratteranno nello stesso modo dei precedenti. Quei lavoratori appena appena più favoriti, che chiamiamo “prolet”, solo a tratti hanno coscienza di che cosa sia la guerra. Quand’è necessario, è possibile spingerli a parossismi di paura e di odio, ma una volta lasciati a se stessi, sono capaci di dimenticarsi per lunghi periodi che c’è una guerra in corso. È nei ranghi del Partito, e soprattutto nel Partito Interno, che si rinviene il vero e proprio furore bellico. Alla possibilità di conquistare il mondo credono con la massima fermezza proprio quelli che sanno che si tratta di un progetto irrealizzabile.”

DELL’IDEOLOGIA STRACOLMA DI CONTRADDIZIONI
“Questa particolare commistione di opposti (conoscenza e ignoranza, cinismo e fanatismo) è uno dei segni distintivi della società oceanica. L’ideologia ufficiale è stracolma di contraddizioni, anche là dove non ve n’è alcuna necessità pratica. In tal modo il Partito respinge e mortifica tutti i principi che erano in origine alla base del movimento socialista, e ha scelto di farlo proprio in nome del Socialismo. Predica un disprezzo per la classe operaia che non ha riscontri nei secoli passati e fa indossare ai suoi membri un’uniforme che una volta era tipica dei lavoratori manuali, adottata per questo specifico motivo. Conduce attacchi sistematici al senso di solidarietà proprio della famiglia e chiama il suo capo con un nome che fa direttamente appello al sentimento della lealtà familiare. Perfino i nomi dei quattro Ministeri che ci governano manifestano una sorta di impudenza nel loro deliberato stravolgimento dei fatti. Il Ministero della Pace si occupa della guerra, il Ministero della Verità fabbrica menzogne, il Ministero dell’Amore pratica la tortura, il Ministero dell’Abbondanza è responsabile della generale penuria di beni. Queste contraddizioni non sono casuali, né si originano dalla semplice ipocrisia: sono meditati esercizi di doppio-pensiero. È infatti solo conciliando gli opposti che diviene possibile conservare il potere all’infinito. Non esiste altro modo per rompere il vecchio ciclo.”

DELLA FOLLIA TENUTA SOTTO CONTROLLO
“Se si vuole allontanare per sempre l’uguaglianza fra gli uomini, se gli Alti, come li abbiamo definiti, intendono restare per sempre al loro posto, allora la condizione mentale dominante deve coincidere con una follia tenuta sotto controllo. Vi è però un’ulteriore domanda, che fino a questo momento abbiamo quasi ignorato, ed è la seguente: perché si deve impedire l’uguaglianza fra gli uomini? Presupponendo che la dinamica del processo sia stata descritta correttamente, qual è il motivo alla base di questo sforzo immenso e accuratamente pianificato di congelare la Storia in un particolare momento del suo sviluppo? A questo punto siamo arrivati al segreto di fondo. Come abbiamo visto, la mistica del Partito, e soprattutto quella del Partito Interno, si basa sul doppio-pensiero. Ma dietro di esso vi è il vero motivo, l’istinto irriflesso che portò in origine alla conquista del potere e diede vita al doppio-pensiero, alla psico-polizia, allo stato di guerra ininterrotta e a tutti gli annessi e connessi successivi. Il vero motivo è…”

Omicidio Monterotondo, apologia di Lorenzo Sciacquatori

Monterotondo, apologia della vittima, Lorenzo Sciacquatori assassinato
Premesso che la notizia di una qualunque anima liberata dalle ganasce dell’inquisizione è sempre una buona notizia, e che bisogna gioire ogni volta che un qualunque accusato, anche di parricidio, si svincola dai catenacci iniqui che appartengono alla violenza arbitraria ed oppressiva dello stato, per amore di verità e di giustizia è meglio fare alcune considerazioni a tampone delle straboccanti scemenze dispensate sistematicamente dai mentecatti che suggestionano i babbei con la televisione e i giornalacci.

1) Lorenzo non era una bestia.
2) Lorenzo Sciacquatori era uno dei VIP di Monterotondo.
3) Della legittima difesa e dell’eccesso colposo di legittima difesa.
4) Della facoltà di non rispondere conviene non avvalersi, purché si pianga.
6) Degli inquirenti che ricalcano stampa e Tv.

 

1) Lorenzo non era una bestia
La vittima, che i finti giornalisti vogliono far apparire carnefice, è un ragazzo di 41 anni, “ex pugile” (e bravo pugile dilettante, per giunta), “senza un’occupazione fissa, “aveva più volte maltrattato la figlia, la moglie e l’anziana madre..”

a) Il fatto che un ragazzo sia stato pugile dilettante in gioventù, non dimostra la sua bestialità, anche se serve al quadro suggestivo presentato dai falsari dei mezzi di disinformazione di massa. Tanto è vero questo che, solo in Italia, le condanne per maltrattamenti nel 2016 sono 2923, e alcuni dei protagonisti di questi maltrattamenti sono delle bestie vere, che pure non sono mai stati pugili.

b) Il fatto che un italiano non abbia “un’occupazione fissa” serve ai carabinieri, e anche a certi PM molto sarcastici, per insinuare nella modulistica da dare in pasto ai finti giornalisti alcuni elementi di sospetto, ma è una condizione determinata dai loro padroni, che sono pure padroni dei finti giornalisti, e che, distruggendo l’industria italiana prima, con il trucco famigerato ed internazionale delle privatizzazioni, e fabbricando crisi, congiunture finanziarie poi, hanno mandato in strada decine di milioni di disoccupati in tutto il mondo, e molti di questi sono padri di famiglia. I carabinieri credono di avere un’occupazione fissa, quindi si sentono più bravi e più buoni rispetto a chi perde il lavoro o a chi non lo trova, come pure i finti giornalisti, e i PM sarcastici, ma in realtà a loro viene riconosciuta una mancia mensile, sottratta ai dissanguati contribuenti, solo perché sono servi lustra-scarpe di una macchina che opprime da decenni le comunità produttive. Tutti i ruffiani dell’intero apparato dello stato, che hanno “un’occupazione fissa”, campano sul lavoro e sulle tribulazioni delle comunità produttive, le quali disprezzano e poi umiliano e maltrattano ad ogni occasione in cui si trovano qualche ladro di tacchini o qualche disoccupato tra le mani.

 

c) I maltrattamenti erano, come dice il procuratore, quelli alla moglie “quotidiani-periodicamente” (quotidiani o periodici?), “continui ai danni della madre e sporadici ai danni della figlia”. Bada però che nessuna di loro tre ha subito ferite di arma da taglio o da fuoco. Questa ragazza ha ammazzato il padre per difendere se stessa e le altre due donne da “urla”, “strattonamenti, pugni eccetera eccetera”, senza specificare chi dava pugni a chi, comunque non si cava nessuna proporzione tra la misura “dell’aggressione” e quella “della difesa”.

d) “…probabilmente tossicodipendente”
il “probabilmente” rientra nelle ipotesi e nei pettegolezzi che appartengono ai falsari di stampa e Tv. Perché il procuratore di Tivoli, spettegolando con i finti-giornalisti, dice “probabilmente”? Che ne sa lui? E perché se non lo sa, deve sputtanare in giro una vittima di OMICIDIO dicendo che era “probabilmente tossico”? E se pure fosse stato un tossico, il suo OMICIDIO sarebbe stato forse meno grave? La vita di un tossicodipendente vale meno di quella di un dipendente diretto dello stato (il cui lavoro non produce niente per l’economia e non aggiunge nulla al sistema economico complessivo)? Piantare un coltellino nella gola del padre, se dipendente dello stato, è parricidio ma, “se lo tuo padre è ubriaco e molesto, probabilmente tossicodipendente, nonostante ti sarebbe più facile buttarlo a terra con una spinta, assicurati di prendere la giugulare con il tuo coltellino, regalato dal nonnetto”.

e) “..in preda all’alcol…”
Stando ai ruffiani de “il fatto (artefatto) quotidiano”, in Italia si ubriacano in osteria un milione e mezzo di alcolizzati cronici. Molti di questi sono dei gran rompi-balle per i parenti e i vicini di casa. Quanti vengono ammazzati con un colpo di coltellino appuntito alla gola?

 

Di questi alcolizzati, solo 100 mila sono in trattamento terapeutico (e cioè prendono le medicine cancerogene della truffa farmacologica tradizionale). Se ti vai a sentire le querele dei familiari di quel milione e mezzo di bevitori, che si sfogano durante le riunioni dei parenti degli alcolizzati anonimi, vedrai che di storie agghiaccianti e raccapriccianti, sugli ubriaconi che molestano familiari e vicini, ne sentirai anche di molto peggiori rispetto a quella del povero Lorenzo Sciacquatori (morto ammazzato – con una coltellata chirurgica proprio “sotto l’orecchio”, e cioè alla gola – durante una lite in famiglia).

Stando alle stime dei ruffiani dell’artefatto quotidiano, che citano quelle dell’Istituto Superiore di Sanità

“..in Europa tra 5 e 9 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi di alcol”.

E però non si sente dire che un milione e mezzo di familiari hanno infilato la lama nella giugulare di un milione e mezzo di parenti ubriachi. Dato questo precedente di Monterotondo, forse sarebbe bene che i molestati si destassero ed iniziassero a tenere i lunghi coltellini sul comodino vicino al letto.

f) “..non voleva andare in comunità..”
In comunità mandateci i giornalisti, o i vicini di casa che non si fanno i fatti propri e che ciarlano alla telecamera senza sapere di che parlano, tanto per apparire una volta nella vita in televisione, ma che poi col cavolo intervengono a darti una mano nel momento del bisogno e/o del pericolo.

 

2) Dei VIP di Monterotondo
a) Tarquinia
25 anni fa, circa, la scuola pugilistica alla quale apparteneva Lorenzo, e quindi anche Lorenzo, che allora aveva più o meno 18 anni, intratteneva a Tarquinia i viterbesi non paganti, che calavano d’estate dalle loro montagne per dar prova e certificazione, anche al mare, di tutta la loro storica e proverbiale taccagneria.

b) Dei fieri parenti, amici e conoscenti di Lorenzo Sciacquatori
In quell’occasione, una carovana di “paesanotti” di Monterotondo si spostava a Tarquinia – e negli altri luoghi dove si organizzavano gli incontri di pugilato all’aperto – per vedere come si cimentava Lorenzo, giovanissimo eroe di tutti i parenti-serpenti che oggi ne parlano male.

Era bravissimo, anche se la sua grazia e la sua eleganza s’inibivano talvolta, per via del suo nervosismo, in combattimento. Era un poco nervoso, certo, può un ragazzo tanto giovane avere il pieno controllo dei movimenti e delle emozioni allo stesso tempo? Ma tecnicamente era valido, anche perché il suo istruttore era pure molto in gamba, e vinceva spesso, o sempre, o quasi sempre; in ogni caso ne dava più di quante ne prendeva ed era capace, pesando circa 60-65 chili, di buttare giù, “come un sacco di fagioli”, un qualunque cialtrone delle arti marziali di 85 chili o più.

In quel di Tarquinia, dopo la vittoria, i parenti, gli amici e i conoscenti, lo festeggiavano – che può saperne la figlia che allora non era neppure nata? – e lo tenevano in gloria come se fosse stato una specie di campione nazionale, capace di alimentare il loro orgoglio, la fierezza degli “zappaterra” di Monterotondo, e il loro narcisismo di gruppo.

Tutti ubriachi, allora, e non solo lui, perché si festeggiavano le vittorie con le damigiane di vino, dopo gli incontri di boxe, prima però di rimettersi in strada, di notte, per rientrare in auto al paesello di Monterotondo, distante da Tarquinia più di cento chilometri.

c) Della disciplina di Lorenzo Sciacquatori
Lorenzo si allenava tutti i giorni, sei giorni a settimana, e lo faceva dopo il lavoro, senza mai piangere stanchezza. Quanti giovani di quell’età lavorano e si allenano tanto sodo senza lamentarsi di fare “sacrifici”? E poi il lavoro lo aveva e aveva iniziato a lavorare da giovane. Il pugilato per un ragazzo di quell’età, anche se è bravo ed è tenuto in gloria dai paesani, non è un vero mestiere, per la semplice ragione che non ti paga mensilmente, come invece mensilmente viene pagato, per esempio, un carabiniere, che pure ha lo stesso grado d’istruzione di un manovale con la terza elementare.

d) Dei peccati dell’osteria
Cosa può scattare nel cuore di un giovane e bravissimo pugile dilettante, che viene montato ad eroe del paese a soli 18 anni, quando poi nel tempo deve rendersi conto che lo stato-nemico, con le sue finte politiche economiche a fondamento della schiavitù salariata, se va bene, lo costringe ad una vita mediocre, e dipoi alla disoccupazione e alle altre umiliazioni?

 

Forse ritornano alla memoria del campione del paesello le ubriacature dei festeggiamenti delle vittorie e, non potendo più festeggiare altre vittorie, si ricostruisce la scena in osteria, mantenendo attivo il gomito e aperto il fiasco di vino, rievocando quella parte dei festeggiamenti che è ancora accessibile a chiunque, anche ad un milione e mezzo di altri sofferenti molesti, che nella vita non hanno accumulato neppure un millesimo dei successi di Lorenzo? (Mi pare che a diciotto-diciannove anni avesse già in attivo una trentina d’incontri).

e) Della strumentalizzazione politica del fatto di cronaca
Il trucco della finta legge sulla finta legittima difesa è la ragione per la quale la vilissima canaglia dei ruffiani del sistema della disinformazione organizzata di massa si dibatte intorno alla tragedia dell’assassinio di Lorenzo Sciacquatori, come pure si ha sempre qualche altro trucco attorno a tutte le altre sciagure vere per le quali quei falsari si cimentano in televisione, senza sapere né leggere né scrivere. Cosa vuoi che sappiano quei degenerati di stampa e Tv della vita di un ragazzo che, da ragazzo, è stato un pugile vero e non uno dei soliti cialtroni delle finte arti marziali (vedi e senti le scemenze di Enrico Luccioli su youtube, per esempio), che si mantengono raccontando e scrivendo balle a discapito di chi crede alle loro frottole, esattamente come fanno i finti giornalisti? Loro non ne sanno proprio niente e non se ne fregano minimamente della tragedia di Lorenzo e della sua figlia lacrimante, a loro serve solo prostituirsi e reggere il sacco ai degenerati che scaldano le poltrone di governo, proprio per permettere, a vantaggio d’altri, la profusione di norme sempre più restrittive, sempre più invasive e liberticide, e favorire lo spionaggio industriale internazionale. Guarda il caso le nuove strumentali modifiche del codice sulla finta legittima difesa sono mandate ad effetto proprio contemporaneamente ai fatti di cronaca.

f) Dei fatti di cronaca e dei pugili
I finti-giornalisti vanno a nozze accusando spesso anche i pugili e gli ex pugili.
Ricordiamo per pochi secondi il povero Roberto Spada, crocifisso per aver dato una capocciata-meritata ad un finto giornalista e vero ruffiano.

Spada è finito in campo di concentramento – in terra aliena – assieme alle altre vittime dei finti processi della finta mafia di Roma, Ostia, della finta camorra romana eccetera.

Durante il ventennio nazi-fascista, nei campi di concentramento dove si fabbricava la moderna industria biochimica e farmacologica, assieme ai commercianti ebrei, si raccoglievano zingari, testimoni di Geova, ladri di galline, comunisti, professori universitari eccetera, e anche allora i vilissimi giornalisti leccavano le suole ai burattini che scaldavano le poltrone ai governi delle nazioni, anche se quelli di allora non erano totalmente analfabeti come quelli di oggi (vedi Erich Fromm, “Anatomia della distruttività umana”).

 

3) Della legittima difesa e dell’eccesso colposo di legittima difesa

a) Delle modifiche normative dei fantocci
Gli analfabeti che mangiano e bevono a scrocco nei palazzi di governo, hanno modificato l’art. 52 del codice penale, sì, ma anche dopo le modifiche” la punibilità viene valutata caso per caso, in quanto la difesa deve essere proporzionata all’offesa..

 

b) Del Coltellino per la pubblica via
Abbiamo tre donne in strada che si difendono dalle escandescenze di un soggetto “ubriaco”, e quindi instabile e sbilanciato, se non addirittura barcollante, una delle quali, la più giovane e sveglia – “pugile anche lei, capace di tirare pugni al padre” – come dicono i finti giornalisti, ha in mano un coltellino, un innocente “regalo del nonno”, che però normalmente tiene sul tavolo, bene in vista, come deterrente per scoraggiare il povero Lorenzo, suo padre..” – come dice il carabiniere in conferenza stampa ai ruffiani dell’artefatto quotidiano. Sennonché, durante la fuga delle tra donne che “si sono riversate in strada”, la giovane avvenente fanciulla decide di portare il coltellino con sé. Quindi il coltellino a fine lite non si trova più nella sua posizione originaria, in casa e bene in vista su qualche piano, ma è in strada, sulla via pubblica, addosso ad una delle donne in fuga, non si sa per quale motivo.

c) Della vittima del parricidio
Nonostante nessuno abbia denunciato alcunché negli ultimi 5 anni, pare che, dopo l’episodio del 2014, si dice, si sa, “tutti sapevano”, Lorenzo menasse sistematicamente la moglie e qualche volta la figlia e maltrattasse spesso la madre. Se tutte queste chiacchiere fossero vere, ecco la prova che i maltrattamenti e le scenate di Lorenzo non costituivano pericolo di vita per le tre vittime. In cinque anni nessuna delle tre donne ha mai riportato ferite d’arma da fuoco o da taglio. Oppure sì? I ruffiani non ne parlano e neppure gli inquisitori. Hanno forse referti di pronto soccorso dai quali si cava che a qualcuna di loro è stato rotto il naso o un braccio, cavato un occhio o mozzato un orecchio? Lorenzo è stato ammazzato perché rompeva il cazzo, come fanno tutti gli ubriachi molesti, e perché faceva esasperare le sue tre conviventi. Però lui è stato ammazzato, disarmato, e loro no. La tesi secondo la quale “se non moriva lui sarebbe morta una delle altre…era una morte preannunciata…” eccetera, rientra nel campo delle ipotesi e delle fantasie. Il procuratore di Tivoli può prevedere il futuro con precisione? Il dato certo è che Lorenzo è stato ammazzato e quindi la vittima semmai è lui, non la povera figlia, a prescindere dai pretesti che si vogliono usare – e delle bugie dette dai giornalisti – “ha battuto la testa sulla panchina..” – per non tenere in vincoli una giovane ragazza tanto “brava e studiosa”.

d) Della perizia nell’uso del coltello
C’è poi da dire che una persona che non sa usare il coltello, prima di arrivare a colpire la vena giugulare, se usa il coltello per difendersi, forse minaccia il suo opponente, lo colpisce a vanvera, come spesso succede, e non lo prende subito alla gola. Queste pugnalate alla gola sono pericolosissime, proprio perché chi le riceve muore entro pochi minuti e non serve a molto chiamare l’ambulanza (che poi nell’area romana impiega un’ora a venire, se hai fortuna). Senza ipotizzare l’omicidio volontario, bisognerebbe comunque riflettere sull’incidente, che somiglia molto a quel fatto della Cristallo, la quale, sempre accidentalmente, ha ammazzato il marito violento con un coltellino, ne ha poi occultato il cadavere assieme al suo amante, venendo poi assolta, dopo aver lacrimato per tutto il processo. C’è infine un altro fatto di cronaca associabile alla tragedia di Lorenzo Sciacquatori, quello di una ventina d’anni fa, o più, in cui un maestro d’arti marziali cinese ha tagliato la gola a quattro aggressori per legittima difesa, in casa sua. Anche il suo caso è stato subito archiviato, perché gli aggressori avevano sequestrato lui e famiglia. E però…tutti centrati alla gola questi terribili aggressori? E che dire del quarto, che è riuscito a scappare e a raggiungere le scale fuori dall’appartamento del maestro di Kung Fu, anche quello, ferito alla gola con un colpo netto? Si nota una certa perizia nella legittima difesa delle vittime che usano il coltello puntando proprio alla gola.

e) Dell’innocenza del porto abusivo d’armi bianche
E come si giustifica il fatto che una persona, in generale, per difesa, dice, porta con sé un coltello per la via pubblica? Nel momento in cui decide di metterselo in tasca, o nella borsa, cosa pensa, come pensa di usarlo? E il coltello era per uso domestico, era a serramanico, a scatto, a doppia lama, aveva la punta acuminata, era un pugnale, era uno stiletto? Non sussiste alcuna ipotesi di reato per il porto abusivo, sulla via pubblica e quindi fuori di casa, d’arma bianca, propria o impropria? (Vedi l’art. 4 L. n. 110/1975, e arma propria, il cui porto abusivo è punito ai sensi dell’art. 699, comma 2, del codice penale).

 

f) Della proporzione tra le sberle, gli schiamazzi e le coltellate alla giugulare
Resta in parte invariata – dai fantocci dei palazzi di governo – la regola dell’eccesso colposo di legittima difesa, che prevede ancora la punizione del soggetto che si difende, se eccede colposamente i limiti stabiliti dalla legge.

 

g) Della ripetibilità dell’evento omicidiario
La ragazza è stata rilasciata quasi subito, perché il fatto non è ripetibile (avendo solo un padre, chiunque lo ammazzasse dovrebbe avvalersi di questo precedente; il fatto non è ripetibile perché, una volta ammazzato il padre, altri padri da ammazzare non ce ne sono). E però, anche se gli sbirri non leggono il dizionario italiano, per parricidio s’intende l’assassinio del genitore e non necessariamente solo del padre. Perciò, se la madre dovesse iniziare a bere pure lei, l’evento parricida potrebbe ripetersi.

 

4) Della facoltà di non rispondere conviene non avvalersi, purché si pianga
Se la ragazza (non fatela arrabbiare) si fosse avvalsa della facoltà di non rispondere, forse non sarebbe uscita così presto, e quindi non si può più dire che la regola aurea di non parlare con gli accusatori prima del processo valga per tutti.

Una femmina avvenente, come pure era la Cristallo, che piange bene il suo vittimismo e la sua disperazione per aver assassinato una persona cara ma molesta, può ottenere l’affezionata commiserazione degli inquisitori, all’uopo paternalisti e buonisti, e dipoi scansare la pena prevista dai codici di legge.

Se al suo posto ci fosse stata una brutta cicciona o un ragazzo scapestrato, o uno zingaro, un ladro di tacchini qualunque, un testimone di Geova o un musulmano bianco, a fare ciò che ha fatto la figlia di Lorenzo Sciacquatori, vale probabilmente la regola aurea accennata di sopra, perché le lacrime di queste categoria di persone difficilmente interessano la sensibilità degli accusatori.

 

5) Degli inquirenti che dipendono da stampa e Tv
La fortuna della giovane assassina è infine quella di avere tutta la stampa e la televisione, da subito, dalla sua parte, perché è bella, bona, certo, e quindi innocente, ma anche per i motivi strumentali accennati di sopra con i trucchi della finta politica. In un momento storico diverso, il suo fermo sarebbe durato di più e forse la sua pratica non sarebbe stata archiviata tanto di fretta.

Gioite tutti, dunque, per la gradita liberazione della giovane bella figlia di Lorenzo, perché così vogliono televisione e cartaccia stampata. Sono infatti televisione e cartaccia stampata a decidere chi deve essere punito e chi no.

Il povero Lorenzo oramai è morto, il futuro non lo riguarda più e non conta più nulla.
Per quanto riguarda la sua promettente ed avvenente figlia, invece, il tempo è galantuomo e sulla “ripetibilità dell’evento” del parricidio non si discute, a meno che la madre non cominci a bere e a fare casino di notte, come si dice di sopra.

C’è però da sperare che la stessa perizia dimostrata nell’uso del coltellino, piantato accidentalmente proprio “sotto l’orecchio”, e cioè tra la giugulare e il Muscolo Sternocleidomastoideo, non si abbia nei prossimi decenni a danno di un fidanzato o di un marito infedele, per fare altre ipotesi.

Se invece la ragazza dovesse in futuro piantare il coltellino nella gola di qualche zingaro, o di qualche malcapitato rapinatore straniero, vedrai che i finti giornalisti e gli analfabeti che scaldano le poltrone al governo caveranno da ciò altri spunti per promuovere l’illecita produzione di nuove ingiuste ed illegittime norme liberticide, con il pretesto di tutelare la finta legittima difesa o altre finte istanze sociali, e si avranno altre altra richieste di archiviazione.

Delle Tre Sviste al Congresso degli Avvocati Penalisti

Gli avvocati penalisti svolgono una delle poche funzioni sociali, forse l’unica, che non appare ancora completamente invasa dalle spore cancerogene della finta cultura universitaria, televisiva e giornalistica. Sono persone istruite, molti di loro sono pure intelligenti, e quindi:

1) capiscono con chiarezza che il governo è infestato da pericolosissimi buffoni, che sono pure incapaci, ignoranti e cretini;

e però sembrano non comprendere la meccanica con la quale i burattini, incapaci, ignoranti e cretini, sono collocati a scaldare le poltrone – simbolicamente – negli uffici del potere;

2) capiscono bene che “l’opinione pubblica”, il cittadino, li avversa, proprio loro che lavorano per tentare di salvaguardare i suoi diritti, li avversa con masochismo, contro il proprio interesse;

e però sembrano non comprendere che la cosiddetta “opinione pubblica” è totalmente fabbricata da televisione, stampa e regime;

3) capiscono e percepiscono fino in fondo che il clima di costante finta emergenza, sia nazionale che internazionale, è strumentalizzato e malinteso dai burattini che sottoscrivono decreti liberticidi;

e però pare che non avvertano il semplicissimo fatto che quel clima è completamente falsificato da televisione, stampa e regime. L’emergenza contro la finta criminalità organizzata, contro il finto terrorismo, contro la finta evasione fiscale, contro il finto riscaldamento del pianeta eccetera, sono tutte finte emergenze, sono finzioni, falsificazioni, fabbricazioni, trucchi, progettati ed inscenati proprio per mandare ad effetto nuove norme liberticide, che servono gli interessi dei pochi impuniti, i quali, assai apertamente e spudoratamente, godono delle immunità totali rispetto alle magistrature e alle polizie di tutto il mondo.

Il cittadino appare favorevole alle scemenze dei cosiddetti “populisti” ma appare tale, o lo è, solo perché così gli viene comandato de facto da televisione e cartaccia stampata. Gli attori della televisione e dei giornalacci parlano di “opinione pubblica” come se ne potessero rilevare gli umori ma sono proprio loro che determinano quegli umori. Non li rilevano, quindi, li fabbricano.

Come si spiegano dunque queste tanto diffuse e condivise ingenuità da parte degli avvocati penalisti? Gli avvocati penalisti sono “uomini di mondo”, sono pure dotati di una certa dose di malizia, anche se è una frazione millesima della malizia dei loro colleghi più ruffiani, i civilisti, gli “amministrativisti” e i cosiddetti “commercialisti”, e perciò le 3 sviste fondamentali indicate di sopra rendono la loro azione politica disorientata, e quindi poco efficace, tanto quanto lo è quella degli altri movimenti politici, guidati da finti dissidenti, sempre finanziati e manipolati dagli stessi padroni che dichiarano di avversare.

Sono dunque un po’ sprovveduti, questi avvocati penalisti, oppure la loro coscienza è mal diretta, come quella dei pupi che scaldano le poltrone al governo, alla presidenza e al parlamento?

 

Della difesa delle garanzie nell’epoca dei populismi
Ripetiamo il concetto. Il titolo del congresso spiega da sé il proprio contenuto ma anch’esso dimostra che agli avvocati penalisti, per quanto appassionati, intelligenti, coraggiosi ed eruditi, sfugge un fatto semplicissimo e però fondamentale:

l’opinione pubblica è la conseguenza del lavoro instancabile degli operatori della comunicazione di massa e non viceversa.

Degli “umori cangianti” del popolo gli avvocati penalisti hanno una percezione che pare distorta, probabilmente influenzata dalle minacce e dagli insulti che essi da quel popolino ricevono, quando difendono incolpati impopolari, e però anche limitata dalla loro vanità culturale, contaminata dai luoghi comuni delle accademie, che sono ambienti in cui la ricerca della verità subisce lo stesso depistaggio imposto agli umori popolari, completamente dipendenti dal lavoro dei fabbricatori di notizie delle agenzie di stampa e dagli analfabeti che le ripetono sui giornali, nelle televisioni e sugli altri mezzi di condizionamento di massa.

Le “derive giustizialiste”, “forcaiole”, la sete di sangue del pubblico, condiziona le sorti del processo penale e l’inammissibile attività normativa liberticida degli ignoranti che scaldano le poltrone al governo.

Quindi si tende a credere che, per non diventare impopolari, per non subire critiche e linciaggi, sia chi illecitamente legifera che chi pavidamente sentenzia, lo fa in conseguenza degli “umori delle masse” d’idioti che strillano fuori dai palazzi.

Oltre a ciò anche gli analfabeti giornalisti pare che sposino le tesi colpevoliste per “vendere più copie”, per accontentare la sete di sangue dei loro finti lettori. Alcuni di loro si giustificano così ed alcuni degli avvocati che li criticano li criticano proprio così:

“…voi, pur di tentare di acquisire popolarità, consenso, mandate in croce Tizio, Caio, Sempronio eccetera eccetera..”

Quindi i fatti dei tribunali e le scemenze scritte sui giornali sarebbero la conseguenza degli “umori delle masse” e non il contrario, come se gli “umori delle masse” fossero spontanei e non organizzati, come se potessero precedere le finte notizie, giudicandole addirittura prima che vengano pubblicate.

Si parla di “accettabilità” dell’azione del giudice, delle “aspettative” di una “giustizia a portata di mano”, del “consenso popolare” come origine e limite di ogni legittimazione, sia delle funzioni politiche che della giurisdizione, di “consonanza dell’azione giudiziaria con l’opinione pubblica”, che è anche il confine dell’intervento del giudice.

Ma anche qui l’attenzione è assolutamente mal diretta. “È nato prima l’uovo o la gallina?” Chi è colpevole dei depistaggi nelle aule di giustizia, nei palazzi di governo e nelle redazioni di cartaccia stampata e Tv? La cosiddetta “opinione pubblica”? Qui abbiamo il solito trucco con il quale si dà la colpa al malato della propria malattia e i babbei della cosiddetta “opinione pubblica” ci cascano sempre. Il nemico è il loro dirimpettaio, è sua la colpa dei suoi mali, del fatto che deve pagare più imposte e della miseria morale dei suoi persecutori, governanti, giornalisti ed inquisitori, tutti costretti a mettere carne al rogo per soddisfare la sete di vendetta dei fessi che, raccolti al ragionamento comune, uniti e compatti ma ciascuno da casa propria, costituiscono la cosiddetta “opinione pubblica”.

Della Cosiddetta Opinione Pubblica
Cos’è questa “opinione pubblica”? Come se la immaginano gli avvocati penalisti? E come si conosce tale “opinione”? Ascoltando le chiacchiere casuali della gente al bar, sul treno o sull’autobus? Andando in strada a fare interviste? Telefonando alle casalinghe, facendo sondaggi d’opinione? E queste finte opinioni raccolte nelle interviste e nei sondaggi, da dove originano, come e quando si formano?

La persona che passeggia sulla via, che non sa neppure perché motivo deve sopportare la sottrazione fraudolenta del 70% del suo reddito, per effetto di trascinamento fiscale, cosa può saperne della colpevolezza o dell’innocenza di Tizio, accusato di aver ammazzato Caio, sorpreso tra le gambe della moglie di Sempronio? Qualunque cosa ne dica, la persona comune che passeggia sulla via, l’ha cavata dalla cartaccia stampata e dalla Tv.

È perciò chiaro, splendido, come il sole dell’estate romana “in un cielo senza nubi”, che la cosiddetta “opinione pubblica” non esisterebbe neppure senza l’opera perniciosa degli stupidissimi attori della stampa e della televisione.

Paradossalmente, sono pure loro che, perché sono stupidi e/o perché mentiscono, parlano di “opinione pubblica”, dicendo che “l’opinione pubblica” propende per questo o per quello, che “la reputazione” di questo e di quello va in una certa direzione eccetera, riferendosi però esclusivamente alla ciarle di altri giornalisti, come se, per sapere cosa ne pensa di una certa questione “l’opinione pubblica”, dovremmo sempre chiedere a loro, a quegli idioti che pubblicano le stupidaggini sui giornali e in Tv, che hanno il “polso della situazione” sull’opinione pubblica, perché sono proprio loro che fabbricano le scemenze, gli umori, le chiacchiere e i pettegolezzi, con le quali totalmente formano, manipolano e condizionano la cosiddetta “opinione pubblica”.

 

Dell’opinione Indotta
Possiamo dire che la cosiddetta “opinione pubblica” è un’opinione indotta, e quindi l’azione del giudice o del capo di governo non è influenzata per soddisfare gli umori del cittadino ma è costantemente suggestionata per servire gli interessi di chi fabbrica quell’opinione indotta.

Capito questo, non dovrebbe essere difficile individuare e perseguire formalmente i colpevoli del depistaggio, che non godono d’immunità, a differenza dei loro padroni.

Anche la giornalista cretina che parla della reputazione di Tizio e di Caio, riferendosi alla “pubblica opinione”, che ne sa di quella loro “reputazione”, che può saperne? Ha forse avuto il tempo di andare in giro a fare domande per strada o nei bar del quartiere? No, certo che no. Si riferisce semplicemente a qualche articolo scritto per conto di qualche suo collega finto giornalista e da quello sottoscritto. E se anche avesse fatto quel sondaggio, se pure avesse avuto il tempo e la voglia per farlo, le opinioni raccolte come potrebbero essersi mai formate se non leggendo cartaccia stampata e sentendo le scemenze della Tv?

In ultima analisi, è chiaro che ciò che si scrive per conto dei finti giornalisti determina l’orientamento, l’indirizzo, della cosiddetta “opinione pubblica” in rapporto alla reputazione di Tizio e di Caio.

E allora bisogna anche denunciare il fatto che l’azione vilissima degli analfabeti che lavorano per conto delle agenzie di stampa, dei giornali e della televisione, è la causa principale della sistematica inibizione delle garanzie procedurali, costituzionali, dei diritti civili e delle libertà individuali.

I giornalisti-attori-buffoni di televisione e cartaccia stampata sono tutti criminalmente colpevoli di delitti gravissimi, tra i quali, solo per fare qualche esempio, ricordo l’attentato alla costituzione, il falso ideologico, la truffa reiterata ed aggravata, abuso della credulità popolare…

Dei Mandanti dei Delitti degli Attori di Televisione e Cartaccia Stampata
A qualcuno interessa inibire sistematicamente i diritti e le libertà individuali. A chi interessa e perché? Questa è la domanda alla quale serve rispondere e certo i giornalisti il problema non se lo pongono, visto che ingrassano dicendo idiozie e senza faticare più di tanto per dirle.

Delle Articolazioni Retoriche Mal Dirette
Talvolta mi pare che i punti di svista degli avvocati penalisti sono pure depistati dalla complessità delle loro stesse articolazioni retoriche. Le espressioni che usano suonano logiche ma non se ne avverte l’inconsistenza per via della loro, talvolta eccessiva, complessità.

Per esempio, dice Maria Rosaria Guglielmi, citando un altro, del “..radicalismo populista che ha intercettato la domanda di cambiamento del nostro paese..” e della “..democrazia tradita dal crucifige guidato dal popolo…” e la frase sembra comprensibile e condivisibile a tutti gli avvocati penalisti presenti e pare logica pure a chi ascolta la conferenza dal video.

Se ci ripensiamo un paio di secondi, tuttavia, vediamo che si ricade nell’errore dell’inversione logica. Il soggetto diventa oggetto e viceversa. Stiamo attenti a quello che dicono, ascoltiamo.

1) Da dove nasce il “radicalismo populista”? Quando e dove origina?
Sia come sia, se e quando quel “radicalismo” coinvolge le masse, ciò si ha solo per il tramite dell’azione dei mezzi di condizionamento di massa. Quindi sono quei mezzi i veri responsabili di quel “radicalismo”. Quel radicalismo è quindi “populista” in modo improprio. Non è quello, il “radicalismo” che insegue il popolo mostrandosi “populista”.

C’è una fase del processo che precede l’azione del “radicalismo populista”.
La macchina della propaganda incita le masse (i cui “comportamenti sono prevedibili come quelli delle macchine”) ad assumere certe impostazioni e il “populista” segue quelle impostazioni per effetto dell’azione della propaganda. Il “radicalismo populista” è una conseguenza indiretta o diretta della propaganda, non dell’umore del popolino. Il sospetto dell’azione di depistaggio non è quindi il popolino ma è la finanza che manipola la propaganda.

Perché, gli avvocati penalisti riuniti, non vanno ad indagare e tentare di perseguire quella?
La grande finanza gode d’immunità ma i ruffiani di stampa e televisione no. Bisognerebbe iniziare a crocifiggere quelli, come suggerisce Michel Chossudovsky già quindici-venti anni fa.

2) “…il radicalismo populista che ha intercettato la domanda di cambiamento del nostro paese..”.
Anche qui, si parla in astratto, usando espressioni care all’economia politica, parlando di “domanda”, come se ci si riferisse ai bisogni dei consumatori, che devono comprare da mangiare e da vestire, esattamente come devono comprare le scemenze che vanno a fondare i loro impianti ideologici.

La “domanda di cambiamento del nostro paese” non è un fatto spontaneo che il “radicalismo populista” “intercetta”. Quella “domanda” è una domanda indotta, esattamente come s’induce la motivazione all’acquisto per mezzo del condizionamento operante della pubblicità.

Perciò, ancora una volta, la domanda giusta è: chi e perché ha finanziato e progettato la propaganda per incitare le masse a sposare certa domanda indotta di cambiamento liberticida? E quella domanda di cambiamento liberticida, poi, esiste sul serio oppure è solo una bandiera sventolata e commentata senza sosta nei salotti televisivi, dove quasi sempre e quasi in ogni occasione si parla di fenomeni inesistenti, spesso completamente inventati e falsificati, che si trasformano in esistenti per il solo fatto che se ne parla continuamente in televisione e a vanvera?

3) “…del crucifige guidato dal popolo..” ecco un’altra svista tanto chiara quanto grave.
Il popolino non guida proprio nessun crucifige, a meno che non sia indotto a farlo, o si dica, si narri, si finga, che sia indotto a farlo dall’attività di costante simulazione e di grandissima dissimulazione dei pagliacci che formano l’opinione pubblica, che ciarlano e ciarlano dentro le scatole illuminate degli organi di disinformazione, cioè la cartaccia stampata, l’editoria, la televisione, le agenzie di stampa e l’accademia.

Il mito racconta della folla che rivolge l’incitamento a Pilato ma è una novella troppo lontana nel tempo per essere presa per buona. Se non siamo neppure in grado di sapere cosa è successo veramente negli ultimi venti anni, perché nessuno lo sa e nessuno ne parla, né sui giornali, né in Tv e tantomeno a scuola e nelle università, come cavolo pretendiamo di parlare di ciò che si aveva duemila anni prima?

I finti giornalisti che, ciarlano attorno alla finta mafia di Roma, Ostia e d’intorni, sono gli stessi attori cialtroni che ieri partecipavano allo studio del piffero, alle trasmissioni per bambini, alle carambole e ai giochi a premi. Che cavolo possono sapere in rapporto al tema del giorno? È chiaro che recitano un copione perché sono pagati per recitare senza sapere di cosa parlano e per giunta, ascoltandoli bene, o leggendoli, ci si rende inevitabilmente conto che sono quasi tutti letteralmente analfabeti.

Possibile che nessuno degli avvocati penalisti, sempre attenti a far sfoggio di grande acume e patrimonio culturale, cerchi d’indagare sul funzionamento, sulla meccanica, della fabbricazione delle notizie e della conseguente, indotta, “opinione pubblica” che tanto influenza la loro attività?

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Salto la prima parte della prima giornata del congresso, perché sono tre ore e più di estenuanti ringraziamenti e d’inutile sfoggio retorico. Con pazienza, si possono anche grattare giù dei contenuti utili ma non mi va proprio di stare lì a risentirlo e/o registrarlo. Per chi fosse interessato, il congresso integrato si può vedere e/o sentire su radioradicale.

Ricordate solo ai vostri avvocati penalisti che l’attività repressiva-forcaiola (indotta) di certi magistrati e di certi giudici non è determinata dagli umori popolari ma è stabilita dai ruffiani delle agenzie di stampa e dai loro acquirenti di televisione e cartaccia stampata. Gli umori del popolino sono solo la conseguenza dell’azione della propaganda, esattamente come lo sono le attività liberticide degli incapaci ai governi delle nazioni, e funziona così in tutte quelle sfortunate parti del mondo in cui giungono stampa e Tv. Il popolino, dissanguato dallo stato e poi pure gabbato, è ancora due volte vittime della meccanica della fabbricazione delle informazioni. In primo luogo perché viene condizionato a credere alle fabbricazioni della macchina propagandistica e dipoi perché gli si dà anche la colpa del proprio malumore artificiale, convenzionale ed assolutamente indotto.

Il “radicalismo populista”, il “crucifige guidato dal popolo” eccetera, sono solo dei trucchi, esattamente come lo sono tutti gli altri impianti ideologici.

Ma davvero magistrati ed avvocati penalisti non riescono ad intuire, e quindi non indagano, questo fatto tanto elementare?

Dirigenti Codardi e Bugiardi – Avv. Prof. Robert Galli

Costa Crociere e Francesco Schettino, esempi tipici di una faciloneria tutta italiana

Dell’importanza fondamentale del rispetto delle procedure
Le procedure di sicurezza servono anche a scansare gli errori degli imbecilli. È chiaro che, a pochi metri dal piccolo “scoglietto”, se un timoniere indonesiano interpreta male l’ordine del comandante napoletano, quello sbaglio può essere fatale. Ma non è in quell’errore fatale che si compie il delitto. È la decisione “napoletana” di stra-fottersene delle procedure e delle carte nautiche e mettere tutto il sistema in pericolo, innescando una catena di errori successivi, dall’osservazione dei quali si cava l’inettitudine e l’incompetenza generale di tutti gli ufficiali di quella nave, dei loro colleghi di terra e pure dei loro padroni.

Della viltà del dirigente che scarica le responsabilità sui suoi sottoposti
È singolare, e però per nulla insolito, tipico dei dirigenti pavidi e superficiali, il malcostume di sgravarsi delle proprie responsabilità per attribuire le colpe sui danni, cagionati all’azienda e ai suoi clienti, sulle spalle dei propri collaboratori, distribuendole a cascata, seguendo la catena gerarchica in senso discendente. Se quei finti dirigenti troppo ben pagati avessero un po’ di cuore, anche nell’atto di discolpare sé stessi, quantomeno potrebbero cercare di accusare i loro superiori delle proprie deficienze strutturali e delle loro complementari manchevolezze. E invece fanno il doppio salto mortale in avanti. Loro non sbagliano nulla, tutto ciò che devia dalle procedure di sicurezza e dalla ragione del dirigente prudente vogliono imputarlo ai loro collaboratori, i quali, non affiancati e non “supervisionati”, tutti stranieri e con bagagli di competenze discutibili, sia tecniche che linguistiche, sordi, indolenti e disattenti, non comprendono gli ordini e li eseguono al contrario. Un capitano napoletano e un timoniere indonesiano, una pericolosissima miscela di faciloneria, superficialità ed approssimazione che giustifica, almeno in questo caso, la condivisione di certi miti e di certi pregiudizi culturali.

Degli eroi della Concordia
L’amministratore delegato, a sua volta, attribuisce la decisione letale di stra-fottersene delle procedure di sicurezza (26:53) alla gratuita, individuale e spregiudicata, iniziativa del comandante. E nella stessa conferenza stampa, lo stesso amministratore delegato, forzando commozione e revocando la sua dichiarazione precedente circa le iniziative inusitate di Schettino, comandante un po’ cretino, fa l’apologia dei suoi impiegati, piagnucolando che

“tutti i nostri membri dell’equipaggio si sono comportati da eroi”.

Ma noi abbiamo sentito le menzogne degli “eroi”, dette sia ai passeggeri che alle autorità di terra; abbiamo sentito il comandante che, poggiato il culo in salvo su una delle prime scialuppe e poi a terra, piagnucolando, ammette di avere gli ufficiali con sé, durante le operazioni di soccorso, alle quali gli ufficiali non partecipano; abbiamo sentito il vice-sindaco che risale sulla scaletta e non trova gli ufficiali a bordo e abbiamo anche sentito Schettino dire che “ora andiamo a bordo..stiamo andando”, e sappiamo benissimo che poi col cavolo che ci vanno.

Del timoniere e dei compartimenti allagati
Come si spiega che ill comandante dice a dritta e il timoniere va a sinistra? Il comandante domanda quanti compartimenti sono allagati e però si giustifica affermando che non glielo dicono (e non è vero, gli dicono proprio che stanno andando a fondo (29:59)), il responsabile delle emergenze della ditta armatrice, indifferente e rilassato, minimizza su tutto (13:05), mentre i suoi clienti passeggeri crepano o sono traumatizzati, in conseguenza della superficialità sua e dei suoi colleghi, i collaboratori cretini di Schettino, che – probabilmente su ordine suo e/o comunque d’accordo con lui e/o con gli impiegati dell’armatore – sulla nave mentono continuamente ai passeggeri (10:03…l’incaricata bugiarda che parla di un problema elettrico e del generatore, come se sapesse di che parla) e dalla nave mentono illecitamente alle autorità di terra (12:10 “..stiamo verificando le condizioni del black-out”), nascondono il pericolosissimo dettaglio della “falla di 50 metri” (0:30) che imbarca acqua, eccetera eccetera eccetera, ma come può tutta questa inettitudine avvenire sotto la direzione del comandante, senza che il comandante riesca a capire o a fare nulla per evitare il peggio? Cioè, se non fa niente, non sa niente e non vede niente, perché fanno tutto i suoi collaboratori (che non parlano le lingue, non capiscono gli ordini, non sanno leggere le carte nautiche elettroniche (23:45), e cioè non sanno usare i servizi di google sugli smart-phone, sono incompetenti e distratti), cosa ci sta a fare il comandante? Serve a salvare i passeggeri (14:30…”ha buttato giù l’ancora di dritta..secondo me non gli fa bene..” – e infatti la nave si è inclinata proprio sul lato di dritta). Se tutto è avvenuto per colpa d’altri, vuole dire che lui non c’era, e che se c’era era come se non ci fosse, che non ha fatto nulla e che quindi ha abbandonato la nave a sé stessa già anche da molto prima di saltare/cadere nella scialuppa.

Del dirigenti incaricato di gestire le emergenze
Non è vero che i passeggeri “sono tenuti informati”; Roberto Ferrarini racconta menzogne spudorate alla guardia costiera (13:03). Ai passeggeri, come pure alla guardia costiera, sono state dette solo delle palle, anche per il tramite della ciarlatana-venezuelana (10:03), perché certi dirigenti italiani non affrontano mai di persona i clienti paganti ma soffrenti, usano dei filtri stranieri, come fanno i ruffiani indolenti dei consolati e degli uffici ICE, per non essere scocciati dal viandante in difficoltà. Non è un delitto quello di mettere ulteriormente a rischio, a maggior rischio, la vita dei passeggeri, raccontando balle alla guardia costiera e ritardandone gli interventi di salvataggio?

Delle stime degli esperti e delle decisioni cretine a danno d’altri
“Pensavamo che fossero solo due locali allagati (01:10). Con due comportamenti allagati la nave non affonda”. E allora? Chi decide se i passeggeri devono restare a bordo, anche ammesso che non affondi, il comandante codardo-bugiardo, la compagnia marittima che assume personale inetto e trasandato, oppure gli stessi passeggeri e/o, tuttalpiù, le autorità di porto e di terra? E ancora, “pensavamo”? Chi se ne frega di cosa pensavate? Deve esserci un modo per sapere se i locali allagati sono due, tre o cinque, o no? Basta ascoltare quelli che, da quei compartimenti, ti dicono chiaro che la nave non può ripartire perché “è tutto allagato…stiamo andando a fondo…siamo pieni d’acqua” (29:59).

Della tragedia e dell’incompetenza
In Italia si comprende il dramma dell’incompetenza solo quando c’è la tragedia. E però nessuno si ribella seriamente al sistema che colloca pericolosamente cretini ed incapaci in posizioni di responsabilità (pensa solo ai danni che si fanno collocandoli in politica, negli ospedali e nei tribunali, per fare solo due esempi).

I papà, le mamme, i parenti, gli amici dei parenti, sono sempre lì a leccare il culo al primo che passa pur di raccomandare sé stessi, i loro figli e le loro affiliate, e il sistema continua così, per i decenni, a collocare incapaci e stupidi in posti dai quali meglio possono nuocere.

Solo quando si ha una tragedia grave, solo allora, ci si ricorda di come sia importante la competenza, la determinazione, il rispetto delle procedure e delle norme, e tutti tirano sassi sulla testa vuota del capro espiatorio che è, sì, il ruffiano sbagliato al posto sbagliato, ma in questi anni lui e tutto il resto del sistema di lecca-suole non hanno fatto altro che dedicarsi alle pubbliche relazioni, anziché al rispetto e allo studio delle procedure di sicurezza e di emergenza.

Costa Concordia, un Incidente in stile italiano
Da Roma, che ospita la sede della banca centrale italiana, si diffonde un’infezione fungina, almeno da dopo la seconda guerra mondiale, che intossica gran parte della penisola italiana: il sistema parassitario clientelare. Lo sappiamo tutti, per arrivare ai vertici di enti di stato, grandi imprese, apparati militari, aviazione civile, aeroporti, ospedali, poste, ferrovie e chi più ne ha.., bisogna avere delle amicizie, bisogna essere raccomandati, bisogna leccare le suole, bisogna continuare a fare gli zerbini anche dopo, e anzi soprattutto dopo, aver avuto l’incarico. La conseguenza di ciò è che ai vertici delle organizzazioni civili e militari si trovano degli inetti piagnucolosi come il povero Francesco Schettino, emblema della strutturale faciloneria italiana.

Lo dice proprio il De Falco, la competenza della gestione dei soccorsi era di qualche ufficio collocato in Roma, Livorno e Toscana hanno preso iniziative per le quali le deleghe sono giunte dopo.

Ed infine, il mezzo naufragio, la nave che si appoggia sul fianco a pochi metri dalla spiaggia, è pure il simbolo delle tragedie compiute a metà, perché tutto è fatto a metà, secondo la filosofia romanica del dopoguerra, niente viene preso sul serio fino in fondo, neppure la tragedia. Se agli americani tocca il drammatico e spettacolare naufragio del Titanic, agli italiani deve toccare il mezzo naufragio del battello che urta contro “lo scoglietto” e che poi neppure affonda, perché tutta la tragedia si compie su basso fondale, per rendere il dramma più patetico e grottesco.

Schettino, Comandante Pusillanime e Cretino
“…ma si rende conto che è buio e non vediamo niente?”
“..sulla lancia sono con il primo ufficiale Dimitri..”
“..tutti gli ufficiali sono sulla lancia..”

Ma il vicesindaco del Giglio (4:18) ci va a bordo, e quindi:
a) è possibile salire, la nave non è ancora rovesciata;
b) la “biscaglina” ci deve essere ed è “sul lato di dritta (4:26);
c) il vicesindaco non trova nemmeno un ufficiale a bordo (4:36);
d) Schettino, oltre ad aver abbandonato la nave, oltre a non aver coordinato proprio un fico secco, oltre a non conoscere il suo secondo, ha dimostrato di non avere la più pallida idea di come procedono i soccorsi, perché non sa chi c’è a bordo, non sa dove sono i soccorritori, non sa che c’è e/o dove sta la biscaglina, non sa da che parte stanno scendendo i passeggeri, eccetera, non sa niente, l’unica cosa che sa è che è buio, che non vede niente, e che quindi non può fare nulla, se non cercare subito di poggiare il culo sulla terraferma.

Della dichiarata imponderabilità del fattore umano
“Le navi sono sicure al 100% ma il fattore umano è imponderabile” (26:41). Saliresti su di un aeroplano di una compagnia aerea il cui amministratore delegato ti ha appena detto che l’aereo è perfetto ma che il fattore umano, e cioè la libera e folle iniziativa del pilota, è “imponderabile”?

Non è assolutamente vero che il fattore umano è “imponderabile”. Sentire una persona di quell’età e di quell’esperienza e, soprattutto, un manager che gestisce un’impresa che, grazie alle sue decisioni, può mettere a rischio migliaia di vite, è raggelante. Chi è quel vecchio (anche lui) piagnucoloso? Perché non se ne va in pensione?

I comportamenti umani si possono prevedere benissimo, come dimostrano da decenni le grandi compagnie pubblicitarie, capaci di far acquistare prodotti inutili, di far dissanguare spontaneamente i cittadini con le ingiuste imposte, di far votare chi vogliono e di far dire ciò che decidono loro a tutti i babbei delle masse di contribuenti.

I comportamenti umani si possono determinare benissimo, come dimostrano da secoli gli uomini con le gonne, e le competenze e le capacità umane, come pure la serietà e la coscienza degli individui, si possono valutare in sede di selezione e di assunzione, come fanno, o come dovrebbero fare, per esempio, le compagnie aeree quando selezionano i piloti.

Gli scostamenti rispetto alle valutazioni, alle procedure, alle norme ed alle determinazioni, non sono mai tali da far decidere al comandante di un aeroplano di cambiare la rotta per andare a fare i saluti a qualche ubriacona rimorchiata il giorno prima in spiaggia. Nonostante ciò gli incidenti si verificano anche in ambito aeronautico e anche allora i ruffiani e i tromboni danno la massima enfasi al mito dell’errore umano, per nascondere o annacquare le proprie manchevolezze. Si possono fare sbagli, certo, ma gli sbagli si possono prevedere e per evitarli esistono norme e procedure.

L’incidente non si verifica perché “il fattore umano è imponderabile”.

L’incidente si ha perché qualcuno, normalmente più di uno, non rispetta le procedure e trascura le norme, per stanchezza, indolenza, ignoranza, incompetenza, stupidità eccetera, ma questi sono tutti fattori ponderabili e prevedibili, che si evitano selezionando con attenzione il personale a tutti i livelli e continuando a monitorare le sue prestazioni nel tempo.

Delle regole di comportamento scritte e certificate (27:07).
Un’altra pericolosissima attestazione dell’amministratore delegato, gestore dell’impresa che deve garantire l’incolumità di migliaia di persone affidate alle proprie cure per periodi anche piuttosto lunghi, è il vezzo di usare la foglia di fico della certificazione.

La sicurezza interna si affida a qualche ente certificatore esterno. Quando la società di consulenza esterna rilascia, in base a criteri che sono prevalentemente documentali-cartacei, il certificato che certifica la certificazione, tutti i responsabili legali della sicurezza si rilassano e usano la certificazione dell’ente certificatore per sbandierare i loro “certificati” elevatissimi parametri di sicurezza.

Le imprese italiane alimentano al loro interno il malcostume in moltissime forme. Per quanto riguarda la sicurezza del loro personale e quella delle anime dei loro clienti, ne ricorderò solo due:

1) la finta formazione;
2) la finta certificazione di qualità.

1) Della finta formazione
La finta formazione si ha a cascata, come a cascata si hanno gli scarichi di responsabilità, perfettamente sposati anche dal singolo amministratore delegato, che dà le colpe al comandante per la decisione gratuita ed arbitraria di cambiare rotta, manomettendo i sistemi di allarme, al mancato rispetto delle procedure di salvataggio (22:00) eccetera, e del comandante, dirigente singolo Schettino, nel suo piccolo, che a sua volta scarica sui sottoposti; lui non sa niente, non vede niente, non sbaglia niente, sbagliano tutto i suoi collaboratori.

La finta formazione si organizza così:
a) si riuniscono gli interessati, coloro sui quali saranno scaricate le responsabilità in caso d’incidente, in aule improvvisate a determinate scadenze diluite nel tempo;

b) viene tenuto un corso sommario di qualche ora, magari ripetuto con una certa cadenza anche nei mesi successivi, in cui si riassume il contenuto della documentazione che si consegna a fine corso agli interessati;

c) chi tiene il corso è normalmente persona tediosissima, riciclata da altri reparti in cui ha già dimostrato di non riuscire mai a produrre risultati utili all’impresa;

d) chi tiene i corsi sa benissimo che solo il 10% delle nozioni riassunte durante i corsi viene tenuta a memoria dagli interessati e però si convince che ciò sia dovuto al limite del cervello umano e non alla demenza di chi gestisce i corsi;

e) a fine corso si consegnano pile di libri contenenti le nozioni indispensabili per gestire e prevenire gli incidenti; si tratta almeno 20-30 chili di carta che l’impresa fa stampare volentieri a sue spese e consegna ad ogni singolo personaggio interessato, sapendo perfettamente che non li leggerà mai;

f) si fa firmare la ricevuta del materiale, con la quale si conferma che l’azienda ha dato tutte le informazioni e tutte le istruzioni necessarie all’interessato, il quale ha partecipato ai finti corsi di formazione e ne ha pure ottenuto una pila di 20-30 chili di carta che non leggerà mai, per attestare che, in caso d’incidente, l’amministratore e l’impresa non sono responsabili, avendo essi provveduto a mettere l’interessato in condizione di arrangiarsi da sé ;

g) quando l’interessato è un impiegato con mansioni direttive, gli si fa firmare anche una procura in originale che lo autorizza a spendere il denaro dell’impresa, che lo autorizza a spendere anche milioni, con firma contrattuale singola, per organizzare e prevenire tutto ciò che serve in ambito di sicurezza. Di quella procura firmata in originale, all’impiegato e/o al dirigente, si consegna in mano solo la fotocopia, che in banca non vale nulla e con la quale egli non può spendere neppure una copeca.

f) Firmata la procura vera, ricevuta la procura finta e sottoscritta la vera attestazione di partecipazione al finto corso di formazione, la procedura è perfezionata. Il lavoratore manlèva il legale rappresentante della società, e a cascata tutti i suoi ruffiani, da qualunque rischio e/o responsabilità legale, in caso d’incidente.

2) Della finta certificazione di qualità
Non m’interessa discutere qui se Costa Concordia ha o non ha delle certificazioni, dato che si legge in giro dello “scandalo delle certificazioni inesistenti”.

A me preme di fare un discorso più generale, che riguarda tutte le imprese, sia quelle che vogliono garantire ai clienti la qualità dei loro servizi che quelle che hanno la necessità di lavarsi spesso le mani, trattando prodotti e/o servizi potenzialmente pericolosi.

Definiamo qui le finte certificazioni quelle certificazioni che, pur essendo autentiche ed esistendo veramente, sono degli stupidi ed inutili pezzi di cartaccia stampata e timbrata.

Per accertarsi che le finte certificazioni non servono a nulla basta fare due esercizi:

a) considerare chi si occupa di certificare;
b) seguire un processo di certificazione.

a) Dei certificatori delle finte certificazioni di qualità
Chi certifica è generalmente qualche scioperato di qualche società di consulenza. Lo scioperato della società di consulenza, per definizione, non sa un fico secco del tema specifico da trattare, per la semplice ragione che, fin da giovane, ha sempre e solo fatto il consulente. Uno che fa per tutta la vita il marinaio impara nel tempo a fare il proprio lavoro ma chi di mestiere, anziché lavorare, dice agli altri come, loro, devono lavorare, nel tempo non impara alcuna abilità pratica. Per avere senso, una qualunque certificazione, dovrebbe essere rilasciata da un soggetto che fa lo stesso identico mestiere del soggetto da certificare, che fa lo stesso identico mestiere magari da più tempo e con risultati anche più consolidati, se possibile. Siccome nella pratica ciò è assai difficile da organizzare, si preferisce, anziché rinunciare al fantoccio della certificazione, far fare le certificazioni a soggetti che sanno niente su tutto, con il risultato di produrre la solita finzione formale a copertura delle deficienze strutturali e organizzative, che sono tutte di totale competenza della direzione di un’impresa.

b) Del processo di certificazione
A riprova di ciò che si dice di sopra, prova a seguire il processo di certificazione nell’ambito della tua impresa. Vedrai un gruppo di dirigenti esagitati che vanno dietro a qualche vecchia trombona giubilata, nel goffo tentativo di mostrare e spiegare le loro cartacce ordinate scritte in rapporto alle procedure di sicurezza e di prevenzione. La vecchia trombona, non capendo bene nulla di ciò che le viene mostrato, inizierà a fare delle domande elementari, per formulare le quali caverà il linguaggio proprio dalle definizioni che le vengono mostrate sui manuali interni. “Questa è una società che produce gas criogenici liquefatti?” “Dov’è la cabina del comandante?” “A che serve questo bottone rosso?”. Da questa fase si cava la misura dell’ignoranza del consulente che non conosce il tema per il quale dà la sua consulenza. Ancora più preoccupanti sono le risposte dei dirigenti esagitati “..sì..no..forse…sì e no…” (e basterebbe leggere la definizione del manuale offerto alla consulente, che loro neppure conoscono nonostante sia il loro) “..dunque..dicesi cabina del comandante..” (e se lo ha chiesto vuole dire che sulla guida l’ha visto) “…il bottone rosso…vediamo..dovrebbe essere..” (e basta leggere subito sotto il bottone rosso, c’è scritto “allarme”, “accensione”, “autodistruzione” o quant’altro). Da quest’altra fase cavi la misura dell’insicurezza dei tuoi dirigenti e della loro ignoranza. In ogni caso la certificazione si basa sui manuali interni (su cartacce scritte che nessuno legge) e non sull’organizzazione di prove fisiche sistematiche, perché nessuno fa le prove fisiche sistematiche, sono troppo noiose, si preferisce fare le esercitazioni, o i controlli a campione, quando si ha l’ispirazione, ogni tanto, e rompere inutilmente il cazzo ai clienti, come sempre.

Delle modifiche arbitrarie della rotta
“..i segnali sonori sono sul ponte di comando (28:30)…l’avviso che la nave sta cercando di deviare dalla rotta sono sul ponte di comando…come in tutte le cose, se lei introduce degli automatismi e quindi ha come conseguenza degli allarmi, se esclude gli automatismi esclude anche gli allarmi..”

L’amministratore delegato insinua l’arbitrarietà della gratuita iniziativa del comandante cretino che agisce in disaccordo non solo con le norme di sicurezza ma anche con le procedure e le disposizioni interne. Può ben essere che tutto sia dipeso da Schettino e che il comandante a bordo di una nave “è dio” e può fare tutto ciò che vuole (anche se nel caso di Schettino pare che lui non faccia e non possa fare nulla). Comunque, può essere che il comandante, avendo “disattivato i segnali d’allarme” abbia forzato una manovra e una rotta diversa da quella legalmente dichiarata ed intrapresa.

Ecco che la viltà dell’amministratore delegato e del rappresentante legale dell’azienda, che dovrebbe figurare in manette come il suo ruffiano Schettino, si arrampica sulla parete viscida del mito “dell’imponderabilità del fattore umano”. E però il suo stratagemma non tiene. Tutti credono all’esistenza dei satelliti e certamente anche in mare si usa la simulazione satellitare del GPS. Questo ed altri strumenti di bordo e di terra, soprattutto durante le circumnavigazioni costiere, danno alla compagnia l’esatta posizione e direzione delle loro navi. Perché questo meccanismo funziona per i camionisti e non per la navigazione marittima? Il camionista che si vuole fermare a fare un pisolino dopo aver bevuto una bottiglia di grappa, per disorientare il GPS deve usare un “Jammer”. Si giustificherà poi con la centrale operativa della ditta per la quale lavora, dicendo che attraversava una zona con disturbi o con scarsa copertura radio. Il fatto sta che, se non usasse il Jammer e decidesse di cambiare strada per andare a puttane, nel giro di pochi minuti gli telefonerebbero, fosse egli un dipendente diretto o un padroncino, per rimetterlo subito “in carreggiata”. Fanno tutto questo per salvare un carico dal rischio di furto, rapina, o per aumentare l’indice di produttività degli autisti. Se invece il comandante di una nave decide di fare il cretino e di avvicinarsi al basso fondale e allo “scoglino”, chi se ne frega dei 4000 clienti che si rovinano la vacanza e magari crepano in conseguenza dell’azione indipendente e scellerata del singolo cretino? Il fatto di spegnere i segnali d’allarme interni manlèva forse chi gestisce le operazioni di quella nave dalla responsabilità di mantenere le rotte prefissate e dichiarate? Io dico di no. Se il comandante della nave cambia rotta ci deve essere quantomeno una chiamata della centrale operativa che lo avvisa e lo raddrizza. Se poi quello disubbidisce e insiste nella sua scelleratezza è allora, solo allora, che tu puoi andare in cerca della patetica scusa dell’imponderabilità umana. Ma queste sono cose che non succedono mai, come si dice di sopra. Le responsabilità si scaricano e basta, anche quando manca una direzione precisa che precede e vieta la digressione o la trasgressione.

Della Gogna Spettacolo
Senza mai giustificare la sciatteria degli impiegati e dei dirigenti dell’impresa responsabile del finto naufragio, perché per la sciatteria non si trova mai una vera giustificazione, pare anche qui che certi inquisitori non perdano l’occasione per andare a dire scemenze in televisione e/o sulla cartaccia stampata, ignorando completamente e quindi calpestando le garanzie di carattere procedurale che la legge prevede per tutelare gli incolpati, sempre soverchiati dall’esagerato potere dell’oppressione dello stato.

Per inscenare il processo, organizzano un vero e proprio teatro, come per fare della gogna un grande spettacolo.

Il teatro è però quasi sempre vuoto, perché in verità le udienze dei processi non le segue nessuno, o quasi nessuno; la maggioranza dei babbuini compra la sintesi, il riassunto dei fatti, cioè le menzogne e le interpretazioni scorrette, che i vilissimi analfabeti giornalisti recitano per loro.

Della facoltà di non rispondere
Schettino, comandante sprovveduto e anche un po’ cretino, dopo aver fatto i suoi sbagli e cagionato la sua parte di danni al sistema dei suoi padroni e soprattutto ai suoi passeggeri, nel patetico ed infruttuoso tentativo d’incolpare altri per discolpare se stesso, commette un altro errore clamoroso (31:27), “parte immediatamente con la volontà di rispondere” all’inquisitore e dà una sua spiegazione che è, evidentemente, inverosimile.

Non bisogna mai parlare con gli inquisitori, mai prima del processo. Bisogna avvalersi della facoltà di non rispondere, essendo forse uno degli ultimi elementi di protezione contro lo strapotere illecito ed illegittimo dell’inquisizione. “Errò dunque il povero Schettino (anche) in questa sua elezione, e fu cagione dell’ultima rovina sua.”

 

Delle Scemenze di Radio Radicale sulla Cina Comunista Moderna

I servizi di radio radicale sono utili solo se e quando non sono commentati dai ruffiani di radio radicale. Cioè, parlo delle registrazioni integrali dei processi, dei convegni, dei congressi, dei dibattiti parlamentari, non riassunti e non commentati, a differenza di come fanno gli analfabeti lecca-suole che lavorano per giornalacci e televisione.

Tuttavia, quando i ruffiani di radio radicale iniziano a commentare e a parlare, si capisce che pure loro seguono la stessa linea di comunicazione prediletta dagli altri organi di disinformazione, tutta basata su fabbricazioni astratte, linguaggio metaforico, suggestione e simulazione.

Prova a sentire le cretinate che dice questo sulla “rassegna stampa e sui fatti della Cina”.

1) “‘(0:03) .buon giorno agli ascoltatori da Bangkok, Francesco Radiscioni per un nuovo appuntamento con la rassegna della stampa e della (blog-sfera?) cinese..”

– Se questo signore è pagato per diffondere notizie che hanno a che fare con la stampa cinese e con i fatti della Cina….che cavolo ci sta a fare in Tailandia? La risposta è semplicissima. In Tailandia ci sono talmente tanti turisti italiani che le puttane e i travestiti, da parecchi anni, hanno imparato a parlare italiano. Anche in Cina ci sono milioni di puttane ma non operano h/24, in ambiti tanto visibili come in Tailandia, inoltre l’ambiente cinese è assai più ostico e richiede una maggiore capacità di adattamento. Se anche non fosse così, rimane il fatto che dalla Tailandia un corrispondente dei fatti cinesi non opera meglio di come opererebbe se se ne stesse a casa sua in Italia. Non si trova nulla ti utile alla correttezza informativa, in Tailandia, sulla Cina e sui fatti della Cina, di più di quanto si potrebbe leggere sul corriere della sega in Italia. Lo stesso naturalmente varrebbe per un corrispondente dei fatti della Tailandia che è basato a Pechino, ma questo non si ha, perché Pechino è troppo austera per i cialtroni ignoranti che sanno bene come usare il fondo spese per scopare senza che si veda in fattura.

2) Della “rassegna della stampa” non si fa proprio alcun cenno, a onta del fatto che in Cina comunista vengono anche stampati alcuni quotidiani in lingua inglese.

3) (0:31) “..cento anni fa…contro la decisione presa a Versailles dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale….”

– Il ruffiano di radio radicale non sa che a Versailles le decisioni sono state prese dai consulenti delle banche centrali che, come documenta Carroll Quigley, sono presenti a migliaia durante le finte conferenze di pace. Le cosiddette signore “potenze straniere”, che sono solo delle entità astratte, non hanno vinto proprio un bel niente e non hanno deciso proprio un fico secco. Sono state delle persone fisiche (che hanno nomi e cognomi) ad inventare la prima guerra mondiale, a determinare gli esisti del conflitto e a prendere le decisioni successive (Vedi la pagina del Tavistock al paragrafo DEI SUGGERITORI E DEI TRATTATI).

4) “(1:26) ..in quegli anni la Cina era un paese debole e sull’orlo della guerra civile. Nel 1911 c’era infatti stato il COLLASSO del sistema imperiale e le macerie della dinastia cinese dei Qing avevano lasciato un vuoto di potere che però la neonata repubblica di Cina faticava a colmare…”

– State attenti al linguaggio inutile e metaforico di ogni ciarlone scioperato, quando parla senza sapere cosa dice, che si cava pure dagli inutili e stupidi libri di testo, oltre che dai giornalacci e dai rotocalchi.

4.1. La guerra civile non è mai una guerra civile, come le rivoluzioni non sono mai rivoluzioni. Si tratta di eventi pianificati, finanziati, organizzati ed eseguiti da persone fisiche, che hanno nomi e cognomi.

4.2. Il sistema imperiale, come qualunque altra organizzazione di potere, non “collassa”, non “crolla”, non “tramonta”, eccetera. Alcune persone fisiche, che hanno nomi e cognomi, hanno organizzato i colpi di stato che sono serviti a destituire i governi in carica per sostituirli con dei burattini che consentissero a pieno regime l’attività della banca centrale cinese.

Lo stesso viene fatto in Russia, in Arabia, negli Stati Uniti d’America e in molti altri posti, proprio nello stesso periodo.

4.3. Che c’entrano le “macerie della dinastia cinese”? A che serve usare la metafora se non a riempire i vuoti dell’ignoranza con immagini suggestive?

4.4. La “neonata repubblica di Cina” è un fantoccio inventato da persone con nomi e cognomi, che hanno uffici a Londra, per le ragioni accennate di sopra circa il controllo dall’estero dell’economia e della politica cinese. L’esperienza repubblicana dura relativamente poco perché non tutti i piani funzionano sempre perfettamente ma nel lungo periodo i padroni delle banche centrali riescono a controllare la storia, la politica e l’economia della Cina, iniziando da quel periodo e proseguendo poi negli eventi pilotati della prima e della seconda guerra mondiale.

5) (1:26-4:12) Minuti persi dietro ad una serie di scempiaggini sui movimenti ideologici e studenteschi, sugli insegnanti, sui filosofi, sugli economisti eccetera, sui quali è inutile perdere del tempo a discutere. (I cambiamenti storici sono tutti pianificati e finanziati da persone fisiche che hanno nomi e cognomi, i movimenti e i pensatori sono specchietti per gli allocchi).

6) (4:12) “..del movimento della nuova cultura 1915-1927, con la fondazione del governo di Nanchino da parte di Chiang Kai shek..”

– Cosa c’entra la “nuova cultura”? Chiang è un pupo, un ex rapinatore di banche, collocato al governo cinese da TV. Soong, governatore della banca centrale cinese per conto della famiglia Rothschild, che a Chiang ha affibbiato in sposa (come seconda o terza moglie) una delle sue tre sorelle. Chi parla di “movimenti culturali”, non sa di che parla. Ci sono persone fisiche che decidono e hanno nomi e cognomi.

7) (4:17) “..le origini del movimento della nuova cultura…la signora politica e la signora scienza…”

– valgono le considerazioni viste di sopra al punto 5.

8) (7:49) “…media e stato…televisione di stato di Pechino…”

– Non ha nessuna importanza andare a ragionare attorno al modo in cui i media si preparano per gli anniversari dei finti movimenti culturali. I media in Cina comunista funzionano esattamente come in tutto il resto del mondo: dispensando facezie, fabbricazioni, intrattenimento e tantissima idiozia. I programmi televisivi cinesi sono identici a quelli italiani e a quelli filippini, cambia solo che i fessi che si esibiscono dietro le telecamere hanno occhi a mandorla e parlano lingue diverse. Le scemenze che dicono sono identiche, e usano esattamente gli stessi termini. Un telegiornale sentito in Italia in cui si dicono una data serie di sciocchezze, nello stesso giorno può essere sentito in Cina, a Hong Kong, a Manila, o sulla CNN o su BBC, a poche ore di distanza, e si possono sentire le frasi dette con le stesse parole che si sono sentite nel telegiornale italiano, inglese o americano. Chi scrive i contenuti li distribuisce su scala mondiale ogni giorno, le agenzie di stampa comprano e distribuiscono, Tv e cartaccia stampata acquistano dalle agenzie di stampa i contenuti delle scemenze già prefabbricati, con filmati, articoli, fotografie, eccetera. Ciò che è incredibile è che nonostante ciò, chi vive a Pechino non sa nulla di cosa succede in Shanghai, o a Parigi o a Milano e chi è a Milano non sa nulla di ciò che succede a Busto Arsizio o a Trebaseleghe, o a Parigi o a Monaco. Ciò che si crede di sapere è solo il prodotto artificiale inventato e distribuito dalle agenzie di stampa ai finti giornalisti di cartaccia stampata e Tv. Figuriamoci poi cosa può sapere un inviato italiano che vive la vita notturna di Bangkok su ciò che succede in Pechino.

9) (8:19) “..il presidente ha invitato i giovani cinesi ad essere patrioti…”

– I giovani cinesi sono come i giovani del resto del mondo, se ne sbattono le palle delle scemenze che dice il presidente, e fanno bene. Però l’impianto ideologico del patriottismo esiste in Cina, come nel resto del mondo. Ciò si ottiene con la propaganda.

Il patriottismo è un prodotto di consumo, come il detersivo, il dentifricio e il Whiskey annacquato. Un consumatore medio cinese, come un consumatore medio del resto del mondo, che legga i giornali e che guardi la Tv, può essere indotto a comprare un certo dentifricio, esattamente come può essere indotto ad andare in guerra e farsi ammazzare senza motivo. L’orgoglio nazionale cinese è istigato da decenni di rivoluzione economica, sbandierata, enfatizzata e propagandata con eventi di ogni tipo. Ora persino i cinesi hanno ripreso ad essere orgogliosi del risultato economico nazionale, ottenuto interamente grazie agli investimenti esteri.

10) (8:35) “..grazie alla bandiera del patriottismo…il popolo cinese potrà liberare grandi forze..”

– Anche queste sono puttanate. Il popolo cinese è chiamato a lavorare, come il resto dei fessi che pagano le imposte nel resto del mondo. Chi ingrassa sul serio, in Cina come altrove, sono le banche centrali con sede a Londra e le corporazioni multinazionali che alle banche centrali sono associate. Il grande flusso di capitale estero affluisce in Cina a partire dal 1979, per iniziativa della famiglia Rockefeller e dei suoi compari. Le 300 maggiori industrie multinazionali spostano i loro impianti in Cina comunista e il resto del mondo che investe si accoda. Il popolo cinese va in fabbrica e lavora, come tutti gli altri fessi dissanguati dai finti governanti delle varie nazioni industrializzate del pianeta. A ciascuno dei singoli miliardi d’individui che crede al trucco del patriottismo non resta che l’orgoglio, appunto, di aver fatto una millesima parte del lavoro per ottenere quel successo, completamente derivato dall’estero, senza però ottenere niente in contropartita.

11) (8:50) “..i giovani..esortati a seguire le guide del partito…”

Ai giovani cinesi non importa una sega delle linee guida del partito. Non c’è politica e non ci sono movimenti culturali. La politica comunista è un altro trucco che appartiene all’apparato di governo (che occupa più di 65 milioni di burocrati) e basta. Non esiste opposizione ed è vietata. E però, ciò nonostante, i giovani cinesi, come pure i meno giovani cinesi, hanno maggiori libertà individuali, e possono fare una miriade di cose senza controllo, pagando molte meno imposte rispetto ai dissanguati contribuenti italiani. L’unica cosa che non possono fare è l’opposizione politica. Tutto il resto è permesso. In Italia non si può fare nulla, tranne ciarlare e criticare il governo. Tutto il resto è vietato.

12) (9:04) “..i giovani sono esortati a credere nel marxismo…”

– No. Non sanno neppure cosa sia il marxismo e del resto non lo sanno neppure i fessi finti comunisti che si riempiono la bocca si chiacchiere sul marxismo in Italia e in occidente, quando citano Marx, che non hanno mai letto (e che a sua volta è un burattino dei Rothschild).

13) (11:39) “..controllare la storia (Orwell)..piegare la storia per farla aderire con la propria narrazione..”

– Esattamente ciò che accade in occidente. La storia è una novella suscettibile di smussature e aggiustamenti passati, presenti e futuri. I libri di testo servono a tenere gli intelletti impiegati con vane questioni, fantasie, ipotesi, racconti fantasiosi ed altre inutili faccende. Non c’è modo di sapere, per il tramite della scuola, dell’università e degli altri centri di condizionamento sociale, come si sono svolti i fatti oggi, dieci o venti anni fa e però c’è la pretesa di conoscere le abitudini e i gusti degli abitanti di Andromeda. Il linguaggio di questo ciarlone, inviato per radio-radicale ad andare a puttane a Bangkok per occuparsi dei fatti di Pechino, che è almeno a 6 ore di volo di distanza, è astratto e futile come quello dei libri di testo, delle cavolate dette in televisione, al cinematografo, e degli articolacci della cartaccia stampata.

Dei Vini Italiani in Cina e in Oriente

 

Dell’oppressione Fiscale
Il regime parassitario italiano è il vincitore assoluto della classifica mondiale delle tirannidi in rapporto all’indice dell’Oppressione Fiscale OCSE (Oppressione Contribuenti da Saccheggiare con l’Estorsione).

Sono proprio i ruffiani dell’OECD a dichiararlo, oltre che a fare poi la morale ogni anno alle nazioni, e soprattutto ai pupi ai governi in Italia, per scoraggiare “de facto” qualunque iniziativa lenitiva nei confronti dei dissanguati e vituperati contribuenti.

Perché motivo gli analfabeti che vanno in Tv danno retta alle scemenze della cosiddetta OCSE?

Quella è una delle tante fondazioni spontanee transnazionali che, non invitate, spuntano come i funghi dalla notte al giorno per avvelenare con le loro tossine il lavoro e la salute di chi produce, eliminare fisicamente chi lavora, esaurendo la sua linfa vitale, e portare via la roba che rimane.

Non fatevi prendere per il culo come quei fessi che vanno a dire scemenze in televisione.

La OCSE non lavora per livellare un bel niente tra le nazioni, i piani OCSE sono volti alla protezione totale delle politiche dei governi ad alta oppressione fiscale. Oltre a ciò, è evidente che l’introduzione delle norme liberticide (che si dicono “liberiste” ma che di “liberista” non hanno nemmeno l’odore e che la libertà l’annientano fino pure al livello culturale) in Italia e nel resto del mondo è contaminata anche dai loro veleni predatori.

Delle Vane Illusioni della Vendita della Gastronomia Italiana e della Vendita dei Vini Italiani in Cina e in Estremo Oriente

 

Le imprese italiane sono destinate, da secoli, a soffrire la frode e l’estorsione sistematica dell’erario (che un tempo era nelle ganasce dei pericolosissimi ruffiani della chiesa di Roma) e alla tragedia della distruzione premeditata e trentennale dell’industria italiana. Non bastasse ciò, altre sofferenze sono imposte alla tragedia della distruzione dell’industria italiana e all’effetto di trascinamento fiscale del 70% (che obbliga tutti a lavorare 8 mesi all’anno senza essere pagati) per esempio quelle dei falsari della propaganda dei burocrati degli enti di stato italiani, campioni certificati a livello internazionale di cialtroneria super-lusso e della più assoluta poltroneria strutturale. L’esempio del vino italiano e della gastronomia italiana è calzante ma è solo uno dei tanti, perché le orde dei parassiti sono vaste e operano in tutti gli ambiti delle attività produttive in cui ci sia da arraffare qualcosa, qualsiasi cosa, più che si può, senza pagare e senza lavorare.

 

Dei vini italiani in estremo oriente
Sia dove sia, da Pechino, a Saigon, a Hong Kong, a Jakarta, Kuala Lumpur e a Singapore, la presenza del vino italiano s’inchioda al 4% dell’offerta totale e se arriva al 4% è grasso che cola.

Il vino francese distribuito nel sud est asiatico, invece, nonostante non vada bene neppure per lavarsi i piedi, rappresenta il 35% dell’offerta totale; un altro 35% lo rappresenta il vino australiano e il resto se lo dividono gli altri, Sudafrica, California, Argentina, Nuova Zelanda, Spagna, Portogallo, Cile, Italia e persino i produttori interni, che vendono i loro sciroppi comprando mosti di terzo livello sia da importatori senza olfatto che dai produttori locali (per esempio della regione cinese dello Shiquan).

Per dirla in poche parole, il vino francese ha mercato in Asia perché ha la sua reputazione storica (forse meritata, ma solo per alcune terre specifiche e per alcuni prodotti specifici, che si trovano a 1500 dollari a bottiglia all’ingrosso); il vino australiano ha la sua meritata fetta di monopolio, perché è il miglior vino da bere che si possa cavare dalla distribuzione del sud est asiatico e perché la sua gestione appare logisticamente più agevole rispetto alle nazioni produttrici del resto del mondo.

I vini cileni ed argentini si vedono in Asia perché costano meno, almeno in principio, e tutti gli altri produttori sgomitano, senza successo, per accaparrarsi qualche centimetro di scaffale presso la grande distribuzione mica-tanto-organizzata, e portano a casa assai poco guadagno.

Per quanto riguarda i vini italiani, in generale, chiunque abbia pensato di venderli sui mercati asiatici ha “fatto fiasco”.

I piccoli e medi produttori devono soffrire per la propria ignoranza e per l’inettitudine degli enti di stato per il commercio italiani, che danno solo informazioni sbagliate, quando le danno, e non sono capaci di organizzare un solo evento che possa favorire i commerci nazionali. Ricordo la patetica scena che hanno fatto al finto Vinitaly organizzato a Shanghai nel periodo 2004-2006, in cui non si è visto nemmeno un singolo visitatore straniero e gli unici presenti erano gli espositori italiani, i quali si ubriacavano dei propri

campioni di vino per consolarsi e per evitare di riportarseli in Italia. Ma a Shanghai c’è anche la rappresentanza di GrateWall, una delle più grandi cantine cinesi (25 milioni di bottiglie all’anno) e stai sicuro che ci sono anche gli altri grandi, che hanno le loro belle rete distributive, e i loro rappresentanti locali avrebbero visitato molto volentieri la finta fiera se qualcuno li avesse solo informati. Come può essere che gli scalda-poltrone milionari degli enti di stato italiani, i più pagati e i più inutilmente pagati del mondo, organizzano a Shanghai il “Vinitaly” senza neppure informare i produttori e i distributori locali, che hanno poi gli uffici a pochi passi dalle loro lussuosissime e del tutto improduttive strutture operative e commerciali?

 

Degli esportatori italiani
Zonin è forse l’impresa italiana che più e più a lungo ha investito in Cina e in Asia. È possibile trovare qualche bottiglia di Zonin in qualche negozio di Shanghai, di Hong Kong, di Singapore e di Jakarta, ma di solito se ne vede al massimo una per negozio. In Shanghai i vini di Zonin dieci anni fa erano distribuiti da Torres, che pure credeva di sfondare in Cina, come tutti quelli che imparano le leggi di economia aziendale leggendo le scemenze scritte sulle riviste specializzate. Curioso tuttavia è il fatto che il venditore di Torres di allora in Shanghai era un ragazzo italiano e non spagnolo. Grazie alla capillare distribuzione di Torres in Cina popolare, Zonin poteva contare sulla presenza di una sua bottiglia anche su qualche scaffale di qualche negozio in Canton e di un’altra sua bottiglia su qualche scaffale di qualche supermercato di Pechino.

Un altro operatore relativamente noto (ma solo in piccola percentuale rispetto a quel 4% e solo a Jakarta e Singapore, se non solo a Singapore) è Pio Cesare, che veniva di persona a Jakarta (ma non mi pare di averlo mai visto a Shanghai) per rifarsi gli occhi con le batteria di puttane e pagare la cene ai distributori locali, facendoli ubriacare assieme le loro bagasce in quel finto ristorante italiano che s’incastrava stoicamente (e purtroppo penso sia ancora lì) nel sottoscala dell’hotel Mulia.

I venditori italiani di Pio Cesare si disponevano tutti in un’unica tavolata (perché gli italiani devono sempre stare per cazzi loro, tra di loro, e non si sentono molto a proprio agio a stare a tavola con i loro clienti stranieri, dovendo intrattenerli con le loro amenità in lingua inglese) e, per conseguenza sfortunata, Pio Cesare si trovava nel mezzo dell’altra tavolata, da solo, unico italiano, in mezzo ai suoi potenziali distributori indonesiani, simpaticissimi, ed alle loro accompagnatrici allegrissime (e scatenate, dopo il primi tre quarti di litro di vino).

Ma che razza di cena di lavoro era quella? (Per fortuna gli indonesiani non si formalizzano troppo, quando si tratta di mangiare e bere a scrocco, e però perlomeno Pio Cesare si poteva risparmiare l’inutile spesa dei biglietti aerei e di soggiorno e trasferta per la sua banda di scioperati).

E poi neppure lui, Pio Cesare, era capace di dare il buon esempio. Appena accortosi che era in mezzo agli stranieri e che i suoi impiegati erano tutti nella tavolata dietro la sua, a farsi i cavoli loro, anziché attirare loro al suo tavolo, per farli lavorare, è andato lui al loro. Che

personalità, che “leadership” e che poca voglia di fare, sia di lavorare che di rimorchiare donnine allegre. (Niente da fare, gli italiani devono stare tra loro ed è ben dura capire il perché, visto che non sanno fare altro che dispensare stupide barzellette, chiacchiere inutili e tediose riguardo al vestire, alle scarpe, al caldo, alla prossima collezione autunno-inverno, alla macchina che si vogliono comprare, ma che non si comprano, eccetera).

Chi altro c’era? Cavit, naturalmente, uno degli imbottigliatori-esportatori più produttivi d’Italia, i cui vini, tutti prodotti dagli zappaterra e pesta-uva delle valli del Trentino Alto Adige, e quindi non da Cavit, che imbottiglia senza produrre un fico secco, sono certamente più buoni e salubri della varechina-Soave proposta da Zonin e dell’aceto balsamico annacquato venduto per Cabernet da Pio Cesare.

E però anche Cavit ha fatto le sue tristi esperienze in Cina. (E se non ingrani in Cina è anche più inutile e infruttuoso credere di avere successo nel resto dell’estremo oriente).

La prima volta che Giacomini (o si chiamava Giacometti o Giacomelli?) ha fatto un contratto in Cina per un paio di miliardi di lire si è fatto subito fottere tutto il malloppo.

Chi dice di ricordare qualcosa sulla vicenda è un tale che si chiama Ivo Raggi e che, senza saper leggere né scrivere, sembra mettere il naso in tutte le frodi operate in Cina a danno degli italiani, frodi però sempre organizzate proprio da altri italiani (perché se sei italiano, chi ti frega in Cina non è il cinese, è l’italiano). Il

fatto sta che Giacometti, o come cavolo si chiamava, che oramai dovrebbe essere in pensione, per fortuna, dopo aver comandato imperiosamente l’impresa per quasi un secolo, dopo essersi fatto fottere il miliardo, o i due miliardi, certo non verrà a confessarvelo lui di persona, a un dato momento, ha deciso di lasciar perdere con la Cina comunista, giustamente, e per sempre.

Sennonché, dopo dieci, o forse vent’anni, un altro salame di nome Romano Prodi se ne andava in Cina comunista con una delegazione di bambini dell’asilo, tra i quali certo c’era anche il noto analfabeta Massimo D’Alema con il suo stuolo di ruffiani, a far finta d’iniziare ad intrattenere rapporti commerciali con l’impero comunista cinese, attorno al periodo 2006-2008, poco prima delle tragiche olimpiadi, e quando oramai era tutto inutile, perché la Cina aveva già vissuto e finito la sua rivoluzione economica.

I media di regime hanno dato una certa risonanza a questi viaggi in Cina di Stanlio e Ollio (D’Alema e Prodi) e il risultato è stato il solito progetto a “compartecipazione” statale con il quale un consorzio d’aziende si forma per finanziare a metà un’impresa che per l’altra metà è finanziata dei ruffiani degli enti di stato nazionali. Per quanto riguarda i vini italiani, in uno di questi progetti, è rientrata Cavit e Giacometti, suo malgrado, ha dovuto scottarsi un’altra volta giocando col fuoco, e sputtanando altri miliardi, prima di farsi finalmente da parte.

Diciamo che il progetto aveva un nome cretino simile a questo: “piazza Italia” e non era altro che l’idea di aprire

una gastronomia di 3000 metri quadrati, a Pechino, dove si potevano vendere 1500 “referenze”, come diceva l’allora direttore del progetto in Cina, all’uopo assunto per 200 mila euro all’anno, Bruno Arquati.

Il 7 marzo 2007, i quotidiani italiani strombazzavano:

“SUPERMERCATI – La Crai in Cina vetrina dei prodotti italiani.”

I protagonisti di questa impresa che ha preso i fondi e li ha sputtanati senza riuscire a partire, erano:

Crai, appunto,
Cavit, appunto,
Consorzio Grana Padano (quando mai vedrai un cinese che si mangia il formaggio?),
Conserve Italia (conserve senza conservare i fondi)… Consorzio del Prosciutto San Daniele,
SIMEST, finanziaria pubblica per lo sviluppo delle imprese all’estero, he he..

Il partner cinese in Cina, perché hanno anche un socio cinese, si chiama National Silk (e dal nome si capisce subito che non ha un cavolo a che fare con l’agroalimentare), ente di stato per il coordinamento della produzione di seta.

Il progetto prevedeva, PRIMA dell’inizio delle olimpiadi del 2008, l’apertura di 4 super-negozi, due a Shanghai e due a Pechino, per l’apertura (nessuno è stato aperto) dei quali venivano stanziati inizialmente 9 milioni di EURO succhiati dal sangue dei lavoratori contribuenti. Il giro d’affari immaginato dai sognatori CRAI era di 45 milioni di Euro annui, per principiare, e poi di 700 milioni di euro annui in una seconda fase. Il direttore della cantina (Cavit), Giacinto Giacomini, dopo aver finito l’ennesimo giro di degustazioni commenta per il corriere della sega: “Abbiamo aderito con convinzione al progetto di Crai…negli anni ’80avevamo già esplorato il mercato cinese, ma lo avevamo fatto da soli (e facendoci fottere un paio di miliardi dai nostri soci), forse da precursori quando i tempi non erano maturi (e non lo erano neppure nel 2008, come si è visto). Trovammo chiusura e difficoltà nel far apprezzare inostri prodotti soprattutto per le differenza culturali (differenze culturali che permanevano e permangono – gli errori ortografici sono degli analfabeti del corriere) che allora sembravano insormontabili (e ancora lo sono). Oggi le cose sono cambiate (sì, perché oggi si usa il denaro dei contribuenti), la Cina sembra finalmente aperta e più che mai curiosa di sperimetare i prodotti made in Italy (e che ne può sapere Giacomini che non è mai uscito da Rovereto?). E poter approcciare il mercato cinese, con le sue grandi potenzialità, in partnership con altre importanti aziende italiane ci sembra oggi il modo più strutturato e maturo per tornare (a fare i pagliacci) in Cina».

La notizia veniva data nel 2007, in marzo, un solo anno prima della tragedia delle olimpiadi e con essa in sostanza si parlava di un’idea, di un progetto irrealizzabile, di un sogno assolutamente irrazionale, la cui inaugurazione (vedi le scemenze scritte sul corriere della sega) doveva avvenire PRIMA delle olimpiadi del 2008, proprio perché gli analfabeti credevano che tanto bastava per intascare miliardi di fatturato, oltre a quelli che si fottevano dai contribuenti.

L’annuncio fatto sul corriere si cavava da un incontro con il ministro dell’agricoltura, tale Paolo De Castro, ma gli agenti operativi dell’impresa fantasma erano Emanuele Plata, consigliere delegato Crai, e Bruno Arquati, direttore generale dell’impresa costituita per il progetto in Cina comunista, completamente guidati al buio dai bambocci del tipico finto ufficio di consulenza- rappresentanza, che si chiamava ABG (Asia Business Group).

Molto divertenti erano i commenti che facevano i consulenti interessati nella scelta del direttore generale (Bruno Arquati, 210.000 euro di stipendio annuo) da proporre a Crai e al dottore Emanuele Plata, consigliere Crai e poi anche presidente della ditta fantasma in terraferma cinese. In sostanza caldeggiavano la candidatura di Bruno Arquati affermando (per iscritto) che:

b) pur dovendo gestire tutto personale cinese in Cina comunista, purtroppo Bruno non parla né il cinese né, tantomeno, l’inglese, però parla il francese (e sti cazzi?);

c) appena insediato, dovrà subito fare un corso d’inglese (IN CINA) e uno di cinese.

 

Ricapitoliamo il progetto
Tu sai che l’azienda è legata al progetto CRAI per l’apertura di un centro (da quattro iniziali erano scesi ad uno) di 3000 metri quadrati a Pechino.

Nel centro il 40% doveva essere dedicato alla

ristorazione e il resto alla gastronomia italiana.

La struttura a dicembre 2007 era rimasta come era un anno prima, non avevano fatto nessun lavoro.

Quanto pagavano di affitto per 3000 metri? 1 milione di EURO all’anno.

Ma sai quante mura compri a Pechino con un milione di Euro?
E vuoi sapere quanto guadagna il Direttore Generale che hanno assunto? 210 mila euro all’anno.

Italiano, 50 anni circa, si chiamava Bruno Arquati, “non parlava il cinese e nemmeno l’inglese. In compenso parlava il francese”.

Ma se parlava francese che cavolo veniva a fare in Cina?
Il francese può essere utile solo per lavorare in Francia o in Africa, forse lo parla ancora qualcuno in VietNam.

Stai certo che in Cina non lo parla nessuno.

Arquati avrebbe dovuto gestire una struttura di un centinaio di persone, quasi tutti cinesi e non parlava l’inglese.

Arrivato a Pechino “lo iscriveranno ad un corso intensivo di inglese e ad un altro corso per elementi basici di cinese”.

Ma che cavolo di barzelletta sarebbe? Se vuoi imparare

l’inglese andrai negli USA, oppure in Inghilterra o in Australia. Per mal che vada lo studierai in Italia, ma come ti viene in mente di studiare l’inglese in un paese che è proprio quello dove l’inglese si parla peggio?

“Lascia perdere” mi diceva in privato uno degli operatori coinvolti direttamente nell’impresa, “Siamo dei pagliacci. Pensa che con quel progetto abbiamo metà del capitale offerto da gentile disposizione di denaro pubblico. Il resto del gruppo è formato dalle aziende che conosci e abbiamo anche un socio cinese. Siamo dei Pagliacci. Allora senti questa. Lo stato italiano è socio al 50%, le altre aziende del gruppo tutte al 10%. Il socio cinese ha conferito il 10% del capitale come tutti gli altri. Però, alla riunione di oggi ha chiesto di innalzare la sua quota al 51%”.

– “E che problema c’è? Meglio, così paga lui il milione di affitto e lo stipendio del GM”.
– “Col cazzo. Il socio cinese vuole innalzare la sua quota senza apportare capitale. Pensa che faccia di culo. Ha proposto in riunione, davanti a tutti i rappresentanti di ciascun gruppo di avere la maggioranza; così, dice, siccome “noi siamo il partner cinese, saremo quelli che si occuperanno di gestire tutte le questioni formali e le autorizzazioni per permessi, etichette, licenze, eccetera. Se

andiamo dinanzi alle autorità mostrando che deteniamo una quota bassa, non ci danno le risposte altrettanto rapidamente di come ce le darebbero se invece mostrassimo che siamo soci al 51%”. Diciamo che se apportano capitale possiamo discuterne. No, dicono loro, voi tenete pure la maggioranza delle quote, solo che sullo statuto scriviamo che la maggioranza la teniamo noi. E per statuto vuol dire che loro diventano il

padrone di maggioranza in senso formale e sostanziale, anche se non hanno cacciato una lira…”

Emanuele Plata si è dimesso da Crai attorno all’aprile del 2008 e di lui si sono perse le tracce. Non è escluso che non gli sia stato consentito di lasciare la terraferma cinese fino a pagamento del debito con i fornitori. Mi pare che Bruno non sia rimasto più di qualche mese, senza combinare nulla e prendendosi 10 mila euro al mese, sempre senza combinare nulla, ma deve essere scappato prima della trasferta forzosa di Emanuele.

È la storia più stupida e incredibile che abbia sentito fin qui in terraferma cinese, e ti assicuro che ne ho viste e sentite tante.

Nel 2005 l’industria pesante solo di Shanghai contava 14.769 imprese che impiegavano 2,65 milioni di addetti. Le società a capitale straniero (FIEs nel 2005 erano 3.779, e occupavano 999.700 persone

La patetica presenza italiana era di 217 imprese, di cui: • 108 uffici di rappresentanza (investimento zero);
• 77 società a totale capitale straniero (WFOE);
• 19 joint-venture con partner cinesi (dove amministra come vuole il socio cinese senza far capire nulla al socio italiano);

• 13 Trading company.

Solo 62 imprese italiane svolgevano attività manifatturiere (soprattutto nel settore meccanico, tessile ed agroalimentare), mentre le altre 154 offrivano differenti categorie di servizi nel cui ambito gli
aggregati più numerosi erano:

36 trading e distribuzione;

20 società di consulenza; 12 spedizionieri;
9 banche.

Tolti gli spedizionieri, vedi bene, gli altri davano sostanzialmente consulenza (che dovrebbero fare gli enti di stato), o si proponevano come intermediari di non si sa bene cosa (“noi facciamo import export” – “e di cosa?” – “di tutto! Dalla spilla al missile!”).

Della situazione di oggi è meglio non parlare.

La rivoluzione economica cinese si ha dal 1979, i ruffiani degli enti di stato italiani se ne sono accorti nel 2007, quando oramai era troppo tardi, e solo per via delle olimpiadi. Le imprese italiane che sopravvivono in Cina sono pochissime (se fai il confronto con quelle tedesche, per esempio) e il problema sta tutto nell’inutilità degli enti di stato preposti all’assistenza, capaci solo di fare e dire scempiaggini, in cambio di stipendi milionari, come si vede nell’esempio di sopra.

 

Avvocati chick e shock

Quando un datore di lavoro, o un suo “alter ego“, scopre che un suo dipendente si frega roba o denari di proprietà dell’azienda, e sa di poterlo dimostrare, cosa fa? Lo denuncia all’autorità di polizia giudiziaria? No, certo che no. Se decide di sbarazzarsi di quel dipendente, sapendo di poterlo licenziare in tronco, nondimeno lo chiama in “camera caritatis” e gli propone di dimettersi, se non vuole ritrovarsi denunciato e licenziato allo stesso tempo, il giorno successivo, senza preavviso (senza preavviso formale ma con l’attuale minaccia di ritorsione preannunciata de facto, quindi con l’estorsione). E non sarebbe più logico, e più giusto, piuttosto, denunciare e licenziare quel dipendente, senza minacciarlo, senza estorcergli le dimissioni, proprio come l’amore di giustizia vorrebbe e come la procedura consentirebbe e suggerirebbe? Formalmente sì, e questo lo capirebbe pure un “direttore del personale”, nonostante il “direttore del personale” sia notoriamente persona ottusa, proprio per la neutralità tipica della sua funzione. E però, né il “direttore del personale”, né il suo ruffiano più giovane, né il principale e né il suo “alter ego” scelgono la via formale, a meno che non siano proprio costretti da un rifiuto aperto, oltraggioso e sfacciato, da parte del dipendente incastrato ed invitato a liberare il posto.

Non serve che andiamo ad affrontare più a fondo il problema delle relazioni tra padroni, dipendenti ed amministratori del personale buffoni, qui il tema è un altro. Qui ci serve prendere questa meccanica ad esempio per dire che, i marpioni che lavorano nelle imprese, pur non dovendo, di solito, pagare di tasca propria gli avvocati e le altre spese legali (chi se ne frega, paga “l’azienda”), non si fermano nemmeno un secondo a pensare sul chi ha ragione e chi ha torto, vanno subito per la chiusura extragiudiziale della eventuale vertenza, quale che sia. Purtroppo non ragionano così solo i marpioni che per anni lavorano nelle imprese, purtroppo, osservando il comportamento di giudici ed avvocati, quando si va in tribunale pare di andare al mercato e il fatto che la dea della giustizia, bendata per finta, sia rappresentata con le tette prosperose ed una bilancia in mano, non è affatto casuale. Sono infatti tradizionalmente i mercanti, e le robuste mogli dei mercanti, come il droghiere e il fruttivendolo, il pescivendolo, e tutti gli altri mercanti del mercato, che usano quelle bilance, mentre urlano le loro bestialità per attirare i passanti e alleggerire i loro portafogli.

In generale, i tribunali sono dei mercati, dai quali si ritorna con le borse vuote.

Ecco spiegato perché l’amministratore del personale evita di denunciare il dipendente e di consegnarlo agli sbirri, simulando per aggiunta una pietà che non gli potrebbe appartenere, se non per convenienza tattica, che va a totale vantaggio dei padroni della sua mangiatoia.

“Potrei denunciarti ma non voglio rovinarti. Sei “giovane” e puoi trovarti un altro impiego, magari per derubare qualcun altro (a me che me ne frega?). Se te ne vai da te, se accetti il mio consiglio “paterno” e non ti fai mai più rivedere, io non dico niente a nessuno. Naturalmente le prove delle tue marachelle le tengo nel cassetto della mia infuocata scrivania, non sia mai che tu un giorno cambiassi idea”.

Ora tocca al dipendente farsi la domanda: “mi conviene andare per le vie legali o trovare una soluzione extragiudiziale?” È chiaro, in termini assolutamente generali e senza andare a vedere le specificità di certi casi personali, che se all’impresa conviene la via extragiudiziale al dipendente quella via extragiudiziale conviene ancora di più, a patto che egli finga di desiderare il contrario. Quali che siano le prove addotte a suo carico, il dipendente deve mostrare la stessa infrangibilità che sfodererebbe se fosse totalmente estraneo ai fatti contestati. Deve mostrarsi oltraggiato, duro, inflessibile, per un esempio potrebbe uscirsene così:

“...nossignore, io non ho fatto nulla, mi si accusa di questo e di quello ingiustamente, solo perché lavoro/produco troppo e ai miei colleghi degli altri reparti questo crea problemi, perché sono costretti a lavorare pure loro (e questo in effetti capita sul serio, purtroppo, anche se non tanto spesso). Non accetterò di essere messo alla porta ingiustamente, certo non me ne vado di mia iniziativa…“,

oppure, per un altro esempio, così:

“..pur respingendo tutte le accuse/contestazioni calunniose che ingiustamente mi vengono rivolte, per il bene generale, siccome non amo le liti, desidererei di avere un po’ di tempo per pensarci..”

e, detto ciò, senza firmare nulla, concorda un periodo di stallo, il più lungo possibile, ovviamente retribuito, di sospensione, di attesa, durante il quale si prepara le difese e li fa cuocere, inducendoli ad alzare la loro offerta per ottenere le sue dimissioni. Certo, perché pure se uno ha torto, per evitare la lite, l’impresa spesso gli paga delle mensilità in più (12, 28, 33 mensilità, perché no?) per convincerlo ad andarsene bonariamente, soprattutto se è personale con mansioni direttive, e se è personale dirigente lo pagano ancora di più, contrariamente a quanto credono generalmente gli allocchi che lavorano nelle imprese come impiegati di ordine generico.

Ma con questi piccoli esempi, cavati casualmente dall’esperienza di decenni, non vorrei uscire troppo dal tema. Il problema rimane, a prescindere da ciò che il dipendente voglia far credere ai suoi padroni. Il fatto sta che conviene sempre e comunque evitare d’impelagarsi per davvero nelle maglie degli intricati mercati che s’inscenano presso i tribunali (questo vale in Italia ma anche in molte altre nazioni del terzo e del quarto mondo, come gli Stati Uniti d’America, in testa nelle classifiche galattiche per il numero dei casi certificati dei condannati (anche a morte) che però sono innocenti, le altre nazioni barbare dell’UE, come la Germania, la Polonia, il Regno Unito, la Francia, ovviamente, ed altre lande in cui il diritto, se mai esistito, è rimasto sepolto tra le carte dei romanzieri d’appendice, che sono tutti giornalisti o ex giornalisti, e talvolta sono pure ex magistrati, e che scrivono romanzetti gialli per i settimanali tascabili da spiaggia e sceneggiature puerili per i film sulla finta lotta alla criminalità organizzata, tanto utili alla propaganda dei padroni delle multinazionali, che lucrano, come tutto l’apparato dei loro impiegati che ci campano, sull’imposizione internazionale di sempre più norme limitative ed oppressive del tessuto economico, progettate per servire le politiche restrittive delle banche centrali, e anche liberticide,
perché i cittadini devono essere inibiti e puniti duramente, oltre che sistematicamente dissanguati.

Il sistema giudiziario, in generale, non è in grado di assicurare giustizia se non a chi può permettersi di pagare spese molto salate ed è buffo che pure quelli che possono permettersi di pagare laute parcelle, i marpioni che lavorano nelle imprese organizzate, come si dice negli esempi di sopra, in verità pagano assai poco, forse meno di ciò che è costretto a pagare chi nella media è vittima di una prepotenza e chiede riparo al giudice. Come far valere i propri diritti, dunque, e come farsi restituire la roba che lo stato illecitamente sequestra ai piccoli imprenditori, per un altro esempio, sulla base della puttanate dell’ISTAT?

Non ho la risposta giusta ma l’esperienza insegna che in tribunale quei diritti sono negoziati, tutti, anche i cosiddetti “diritti irrinunciabili”. Non vince chi ha ragione, si tratta da tutte le parti di mercanteggiare frammenti di dignità, di onorabilità, e in ogni negoziazione chi ha più potere d’acquisto è sempre in una posizione di vantaggio, perché ha più tempo da perdere (e non perché è disposto a pagare di più).

Negli ultimi 50 anni, le finte norme emanate dai pupi ai governi, i loro indecenti decretacci, illeciti e illegittimi, che ingolfano l’ordinamento giudiziario e mortificano migliaia di vittime innocenti, sono scritti da analfabeti, questo lo sappiamo, ed insinuano surrettiziamente una serie di trucchi che stuprano sistematicamente maggiori porzioni di libertà e consentendo ai vampiri di prendersi la roba anche per mezzo di più espropri e sequestri.

Tutte le attività dello stato sono volte a togliere roba e denaro dalle tasche di chi lavora per ingrassare i ruffiani e mandare stabilmente alla malora i redditi medi di chi produce. Lo stato odia il lavoro e punisce chi lavora, proprio come fanno i preti di tutte le chiese e di tutte le finte religioni del mondo.

Lo stato odia il lavoro, odia chi lavora e chi produce e più di tutti odia le classi medie e quella contadina, che sfrutta, umilia e tende a distruggere, imitando il sistema parassitario del papa nero e degli uomini con le gonne.

Lo stato odia il cittadino, gli succhia il sangue con il trucco delle imposte e delle tasse, poi lo punisce e lo espropria, arbitrariamente, ingiustamente, usando i pretesti più ridicoli.

NOI AVVOCATI, NOI COME CLASSE FORENSE, CHE ABBIAMO FATTO, CHE FACCIAMO?

Oltre il 70%, continuo a ripetere inutilmente, del reddito di tutti quelli che producono e lavorano se ne va ogni anno per l’effetto del trascinamento fiscale. Si lavora senza paga per quasi otto mesi all’anno (e questa è già la prova materiale del fatto che lo stato dissangua ed opprime tutti i cittadini non privilegiati) ma del resto cosa rimane? Il resto se lo portano via in tanti altri modi e uno di questi, relativamente recente, è il potere dispotico di espropriare forzosamente gli imprenditori delle loro industrie e della loro roba, mandandoli alla rovina, e rovinando le famiglie che per quelli lavorano, danneggiando ulteriormente l’economia in generale, senza processo, senza prove, senza nulla, così, a naso, con il trucco della finta prevenzione e della finta guerra alla criminalità organizzata, con il quale trucco gli inquisitori, criminalmente, abusano delle loro vittime ed aggirano sistematicamente la legge.

Come ti difendi, allora? Trovando “l’avvocato che vorrei“?

E come si trova? Dove? In molti casi, dopo aver sofferto e perso denari per qualche decina d’anni, al danno subito dalla prepotenza di chi può essere prepotente impunemente, cioè lo stato e gli enti di stato che sempre e ovunque lavorano nell’interesse delle banche centrali, si aggiunge il danno delle proprie spese legali. Perché cavolo uno non può difendersi da sé? Perché chi si difende deve trovare tutte le difficoltà che lo stato può inventare per umiliare la sua difesa.

“Se non puoi permetterti un avvocato…te ne diamo uno noi…” dicono nei film e anche in Italia sappiamo che esiste l’istituto del cosiddetto “avvocato d’ufficio”, hai presente il fantoccio, avvocato-debosciato-addormentato, che ha fatto finta di assistere il povero Stefano Cucchi, d’ufficio, anche dopo che era morto e senza sapere che era morto (perché lo

ha saputo dai genitori e non da lui, non essendosi mai preoccupato di andare a parlare con il suo “cliente” che, dopo essere stato massacrato di botte dai carabinieri, è stato lasciato letteralmente morire di fame in ospedale da un’organizzazione d’incapaci in camice)?

Vuoi sapere come si seleziona il cosiddetto “avvocato d’ufficio”? Esistono molti avvocati in Italia, almeno 270 mila, e molti di questi sono giovani, disoccupati, ignoranti, disadattati e cretini, e però sono tutti, come i loro compari più anziani, avidissimi di denaro. Non avendo nulla da fare in principio della loro finta carriera, oltre a cercare di rimediare qualche spicciolo dalla vecchietta che graffia il parafango con la bicicletta, in squallidi mezze liti assicurative, quelli disoccupati s’iscrivono nelle liste degli avvocati che sono disponibili a fare i finti “avvocati d’ufficio”. S’iscrivono ed aspettano di essere chiamati, assistono quindi qualche ladro di motorini e qualche ladro di galline, in attesa d’incassare la mancia dello stato per liquidare il cosiddetto “gratuito patrocinio”. Non è che non sono pagati, sono pagati dallo stato. E però, siccome devono correre dietro alle bollette anche loro, e dato che c’è d’aspettare prima di prendere le paghette dello stato, sempre, perché lo stato imbroglia anche i suoi ruffiani, nel frattempo spremono, cercano di spremere, anche i loro clienti, che son pezzenti, forse, ma un avvocato deve sempre pensare male e allora penserà che fingono di essere pezzenti per non pagare lui, e li ricatterà per essere pagato comunque anche da quelli che godrebbero del finto patrocinio gratuito. Illudersi che, pagato, questo lavori meglio mi pare che non trovi giustificazione statistica. Un incapace indolente è sempre incapace e sempre indolente e la prova della sua indolenza la si ha proprio nel momento in cui, da finto avvocato d’ufficio, quello prova a fare il furbo dicendo qualcosa di simile all’avvocato di “un giorno in pretura”, quel film con Alberto Sordi e gli altri dal quale plagiano il titolo i ruffiani di RAITRE, “..sordi per me cell’hai?”

E come fare, poi, per ricevere l’assistenza di un legale da parte di un sindacato come la CGIL? Il lavoratore oltraggiato paga il sindacato, paga una retta, una quota d’iscrizione, o qualcosa del genere, per un dato numero di mesi o di anni. Alla bisogna, si rivolge al sindacato e il sindacato gli dà assistenza legale, per il tramite del suo avvocato, un avvocato del sindacato. Il lavoratore non paga l’avvocato, non in inizio, perlomeno, lo paga il sindacato, giusto? A che servirebbe sennò la retta d’iscrizione e il versamento della rata ogni anno? E però, prima o poi bisogna andare a conoscerlo questo avvocato del sindacato e, durante il colloquio, quello ti fa capire che il suo interessamento ti costerà degli extra, oltre alla retta che paghi di già al sindacato. “Ci pensi”, ti dirà, e “non crederai mica che io mi sono fatto avvocato per amore di giustizia e per difendere gli offesi, vero?” penserà senza dirti.

E cosa dire dell’avvocato che è amico del tuo defunto marito o fratello del tuo amico che ti ospita in Sardegna? La musica è la stessa. Vogliono essere pagati a prescindere dalle loro capacità, dal tempo che realmente impiegano e dai loro risultati, amici o non amici, anzi, peggio, se siete amici pagate di più, altrimenti che amici siete? E pagate in anticipo, in buona parte, e in corso di causa, in buona altra parte, prima di vedere se ci sarà un risultato, perché sono avidi, perché non sono consapevoli della propria inettitudine, non l’ammettono, ma sanno che probabilmente non vinceranno, e perché, però, sanno pure che, se ti va male, cavoli tuoi, ma dopo aver preso non hai più nessuna motivazione a pagare, perlomeno non di fretta, se non l’ansia nervosa di dover poi affrontare una nuova causa contro il tuo stesso avvocato, che ti cita in tribunale perché, giustamente, essendo il tuo avvocato un cretino e un incapace, e avendo perso la causa, tu hai deciso di non pagarlo.

Per quanto riguarda gli avvocati che fanno da consulenti alle imprese, che spiano le vostre attività per riferirle alla Guardia di Finanza, al fianco dei commercialisti, dei notai e di tutti gli altri finti professionisti, consulenti di affari e di movimenti finanziari, la questione è anche più tragica. Quelli si fanno pagare parcelle esagerate, immotivate, per fare cose che una qualunque giovanissima donna che frequenta il terzo anno di un istituto professionale per il commercio sa fare assai meglio di loro e delle loro bruttissime sorelle. Sennonché, oltre a succhiarti il sangue senza un buon motivo, senza dirtelo, tengono nota di tutto quello che fai e passano (lo devono fare per legge, vedi il decretaccio 231/2007)
le tue informazioni personali e riservate agli addetti di polizia giudiziaria, GdF e compari, che praticano lo spionaggio per conto terzi, con lo stupido trucco della finta lotta alla finta criminalità organizzata
e la finta lotta al finto riciclaggio di denaro.

Potrei andare avanti con gli esempi vergognosi delle malefatte degli avvocati civilisti ed “amministrativisti”, e pure di molti finti penalisti, avendone viste per anni di tutti i colori, ma mi pare che i fatti di sopra offrano già ragione più che sufficiente per indurre gli uomini e le donne di buona volontà ad iniziare ad impostare la propria vita e le proprie attività cercando, sempre, sempre sempre sempre, di tenersi il più possibile lontani da avvocati civilisti, “amministrativisti”, commercialisti e consulenti, proprio come bisogna stare lontani dagli oncologi.

L’avvocato intelligente esiste, quello che fa sua propria la tua sofferenza e detesta l’ingiustizia, non dico di no, ma è un’eccezione tanto rara che uno deve affrontare una serie di tentativi fallimentari, prima d’incontrarlo, e nel frattempo lo stato lo avvelena e gli porta via la roba.

Lo stato odia ed opprime gli uomini e le donne di buona volontà
Durante i processi le parti fanno i loro stupidi battibecchi solo per far valere la propria posizione e/o reputazione, se ne hanno o se pensano di averne, ma non usano la competenza e la logica per salvarti, nonostante si dimenino tanto, né riescono ad essere “guardiani della legalità”, perché le ingiustizie continuano a perpetrarsi sotto il loro naso e le subiscono, senza protestare con il fervore con cui dovrebbero.

NOI AVVOCATI, NOI COME CLASSE FORENSE, CHE ABBIAMO FATTO, CHE FACCIAMO?

L’inquisitore userà ogni mezzo, consentito e non consentito, per umiliare l’incolpato, per ridere e far ridere di lui, per minacciare i testimoni a discarico, per polemizzare e anche litigare a strilla contro l’avvocato dell’accusato. Il giudice se ne sbatterà le balle, non è parte, il giudice, ma tenderà comunque a seguire la corrente delle puttanate dei mass-media, come è facile intuire, e quindi permetterà all’inquisitore di prendere il suo posto, o di agire altrimenti in spregio dei limiti e dalle garanzie procedurali imposte dalla legge, e propagandate dai falsari di cartaccia stampata e Tv, soprattutto nei finti processi contro la finta mafia capitale,

 

la finta camorra capitale, la finta mafia ostiense, eccetera.

 

E come ti potrà salvare il tuo avvocato? In buona parte dei casi non potrà, in buona parte dei casi non potrà e saprà di non poterlo fare. E però, per Diana, “io devo essere pagato lo stesso”, dirà, e sarai nel suo mirino per cassa, esattamente come nel mirino degli altri, con la differenza che di quell’avvocato credi di aver bisogno, perché è l’unica persona che in quel momento si degna di parlare con te, di ascoltare i tuoi problemi, come se fosse un tuo amico e senza vergognarsi. Anche la puttana, se si dà come dovrebbe, è tua amica, però non si vergogna affatto di farsi pagare per il suo servizio, che certamente è più onorevole di quello di molti avvocati civilisti ed “amministrativisti”, e poi non ti spia, come invece loro devono fare e fanno.

 

Se produci e dai lavoro, se produci e lavori, farai bene a cercare di salvare il tuo reddito e la tua roba senza avvalerti di consulenti, avvocati e/o, peggio, commercialisti. Una ragazza che frequenta il terzo anno di un istituto professionale per il commercio ne sa più di loro, costa meno, non ti frega, non ti spia, non è costretta dalla legge a praticare lo spionaggio industriale e, se la scegli bene, magari puoi godere anche della sua graziosa presenza fissa nel tuo ufficio in tanti altri modi, facendola felice.

Se invece ti vogliono per altri motivi e usano la forza, se oltre alla tua roba vogliono la tua persona non farti prendere, perché altra via di difesa praticamente non c’è.

Del Finto Reddito di Cittadinanza

Del finto reddito di cittadinanza interpretato dai fantocci del movimento delle cinque palle

Art. 4
Patto per il lavoro e Patto per l’inclusione sociale
 “1. L’erogazione del beneficio e’ condizionata alla dichiarazione di
immediata disponibilita’ al lavoro da parte dei …maggiorenni, … e  all’inclusione  sociale  che  prevede attivita’  al   servizio   della   comunita’,….”

“8. I beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a:
……..
5) accettare almeno una di tre offerte di  lavoro  congrue,  ai”
sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015….”

Ragioniamo:
a) ci sono 4 milioni di disoccupati?
b) Mancano allora 4 milioni di posti di lavoro.
c) Promettono 3 offerte di lavoro per ciascun disoccupato, che poi avrà pure la facoltà di scegliere!
e) Come s’inventano 12 milioni di posti di lavoro?
f) Questi sono fessi, prendete i soldi, intanto, poi si vedrà.

“15. In coerenza con……..
……. il  beneficiario  e’  tenuto   ad   offrire nell’ambito del Patto per il lavoro  e  del  Patto  per  l’inclusione sociale la propria disponibilita’ per la partecipazione a …..ambientale, formativo e di tutela  dei beni comuni, da svolgere presso  il  medesimo  comune  di  residenza, mettendo a disposizione un numero di ore  compatibile  con  le  altre attivita’ del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto ore settimanali.”

Cioè ti mandano a pulire i parchi, le strade, a raccogliere la monnezza assieme ai negri, ai drogati e ai carcerati.

“Art. 5

….6. Il beneficio economico e’ erogato attraverso la  Carta  Rdc….
….relativamente alla carta acquisti…”

Come a Stalingrado e a Berlino durante la seconda guerra mondiale.

“7. Oltre che al soddisfacimento delle esigenze previste per la  carta
acquisti, la Carta Rdc permette di effettuare  prelievi  di  contante
entro un limite mensile non superiore ad  euro  100  per  un  singolo
individuo….”

100 euro mensili in contanti per comprare le sigarette e bere un paio di gotti una volta al mese.

“Art. 7
Sanzioni
 
  1. chiunque..rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi  o  attestanti  cose
non vere,  ovvero  omette  informazioni  dovute,  e’  punito  con  la
reclusione da due a sei anni.”

Sei anni per tentare indebitamente di ricevere 100 euro al mese? E i truffatori degenerati uomini con le gonne, i pedofili della chiesa di Roma che, solo di ICI, e solo per il breve periodo che va dal 2006, sono condannati da una corte europea a risarcire 3 miliardi e 600 milioni di euro al vituperato stato italiano, per loro niente galera? Niente reclusione per i pederasti con le gonne e vedrai che neppure pagheranno il dovuto.

“2. L’omessa  comunicazione  delle  variazioni  del  reddito  o  del
patrimonio, anche se provenienti da attivita’ irregolari, …e’ punita con la reclusione da uno  a  tre anni.”

Le puttane fuori misura, i camerieri che prendono qualche mancia, i raccoglitori di pomodori negri, gli studenti che comprano la coca per steccarla con gli amici e pagarsi le vacanze e tutte le altre categorie di attività “irregolari” devono quindi essere dichiarate; s’impone l’obbligo surrettizio di testimoniare contro se stessi e grazie alle piattaforme digitali si creano altre banche dati di soggetti da tenere sotto ricatto perpetuo.

3. Alla condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1  e
2 ….consegue di  diritto  l’immediata  revoca del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario  e’  tenuto alla restituzione di quanto indebitamente  percepito..”

Avendo percepito 100 euro di contante al mese per le sigarette, restituirà i mozziconi delle sigarette, quello che invece ha speso per magiare e bere lo restituisce in due forme di materia organica anfibia direttamente nelle mani degli analfabeti esattori dei fantocci che scrivono queste cretinate.

“9. In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per
l’inclusione sociale … ovvero impegni di prevenzione e cura volti alla tutela  della  salute,  individuati da professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni:
    a) la decurtazione di  due  mensilita’  dopo  un  primo  richiamo
formale al rispetto degli impegni;
    b) la decurtazione di tre mensilita’ al secondo richiamo formale;
    c) la decurtazione di sei mensilita’ al terzo richiamo formale;
    d) la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo. “

Imprecisati impegni di prevenzione e cura volti alla “tutela della salute”, individuati da professionisti sanitari? Chi sono questi “professionisti”, gli analfabeti truffatori lecca-suole come Roberto Burioni?

Oltre a ciò, prevenzione può voler dire:

vaccinarsi,
denunciare i propri familiari che non si vaccinano,
denunciare i vicini che non si vaccinano,
dare assistenza agli assistenti che lavano i malati terminali negli ospedali,
denunciare i tossici che usano siringhe di seconda mano,
raccogliere rifiuti tossici,
spegnere gli inceneritori,
smorzare le cicche negli angoli,
staccare le pippette dei malati di cancro che sono indotti all’avvelenamento con la radioterapia,
demolire gli impianti per la radioterapia,
dispensare sali minerali e vitamine gratis,
interrompere la vendita di farmaci pestiferi eccetera.

La genericità della norma è un trucco per fottere il cittadino, sempre, e non è un caso che i regimi comunisti, come pure la dittatura statunitense, si poggiano decine di migliaia di norme inutili e generiche, che neppure dopo 30 anni un avvocato riesce a conoscere tutte. Servono, alla bisogna, per accusare chiunque di tutto.

“12. I centri per l’impiego e i comuni comunicano  alle  piattaforme
di cui all’articolo 6,…le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni  di
cui al presente articolo…”

Così abbiamo un’altro gruppo di delatori dediti allo spionaggio industriale sui consumatori-contribuenti, o abbiamo altri parametri per lo spionaggio. Le attività economiche sono già tutte infatti spiate forzosamente da:

notai,
avvocati,
commercialisti,
consulenti del lavoro,
banche e uffici postali,
allibratori
e tutti gli intermediari di denaro, a qualunque titolo, ai sensi del decretaccio infame DLgs. 231/2007. A questi spioni si aggiungono anche i centri per l’impiego (che forse sono ricompresi nel 231 ma con parametri spionistici diversi).

“13. La mancata comunicazione dei fatti suscettibili  di  dar  luogo
alle sanzioni di decurtazione o decadenza della prestazione determina
responsabilita’ disciplinare e contabile del  soggetto  responsabile…”

Gli analfabeti puniscono duramente l’impiegato che non fa la spia, come puniscono con sanzioni penali il commercialista e l’avvocato che non spiano i loro clienti e che non lo facciano senza dirlo.

Dell’ICI evasa dagli uomini con le gonne

Riusciranno i fantocci del nuovo governo a recuperare i 3 miliardi e 6 cento milioni di ICI dovuti all’erario per il solo periodo che va dal 2006 in poi, che i truffatori organizzati della chiesa di Roma hanno fraudolentemente sottratto alle ganasce dell’ufficio delle imposte italiane? I moralisti-giustizialisti del movimento delle cinque palle, in forza con il promotore delle chiese romane, il ruffiano analfabeta Matteo Salvini, anche lui moralista e giustizialista, in triangolo con il finto avvocato Conte, il conte Tax, faranno valere la legge, per una volta, senza dire altre bugie, anche in Italia? Scommettiamo che non lo faranno? Hanno ostacolato la legge italiana per decenni ed ora che si trovano costretti da una statuizione straniera, quella dei rappresentanti dei loro nuovi padroni, cosa faranno? Continueranno ad accampare scuse per poter seguitare a leccare gli scroti ammosciati dei preti oppure si adegueranno e, per una volta, lavoreranno? E tutti gli altri ciarloni, perché non si sentono dire nulla? I tributaristi, i commercialisti, i professori universitari, i grandi tecnici che scaldano le poltrone delle grassissime consulenze della finta politica, perché continuano a sostenere il contrario della legge? Perché sostengono l’illegalità fingendo che sia legale, perché ammettono che sia giusto frodare lo stato ed infrangere costantemente la legge, proprio loro, i tecnici? Perché sono dei ruffiani.  Lo stato è durissimo con i cittadini e spreme il 70% del reddito indebitamente. Però i truffatori pedofili che praticano le attività lucrative, lucrando e scroccando “senza scopro di lucro”, facendo concorrenza sleale al mondo del turismo e della ristorazione, possono continuare a truffare lo stato, ad infrangere impunemente le leggi, a sfruttare e a spremere il territorio come possono, con la complicità degli enti di stato italiani, e dei ministri italiani, il cui scopo non è quello di far rispettare la legge, o di rispettarla, ma di opprimere i cittadini contribuenti.

Politiche Monetaria a Fondamento della Schiavitù Salariata

Dell’espropriazione della roba e dei frutti del lavoro d’altri
I rivoluzionari storici dell’epoca moderna sono delle pedine organizzate e manipolate dai padroni delle banche centrali. Il fatto è tanto semplice che nessuno lo vuol capire. Karl Marx, Che Guevara, Fidel Castro, Benito Mussolini, Lawrence d’Arabia, Chiang Kai shek, Clinton, Obama, solo per fare alcuni esempi di pupi moderni, hanno tutti avuto, e più d’una volta, la copertina del Times. Il fatto semplice è che per fare le rivoluzioni occorrono fucili e cannoni e per avere i fucili e i cannoni occorre che qualcuno li produca e li consegni lì dove servono, a Medina, Stalingrado,  Berlino, Dien Bien Phu eccetera. Ritardare una consegna può determinare la perdita di una parte rispetto alla vincita di un’altra parte, come succede a Chiang che deve scappare a Formosa mentre il finto comunista Mao Zedong viene installato al suo posto, quindi chi decide l’esito del conflitto è chi ha la pecunia, chi può fabbricare il denaro per comprare e consegnare gli armamenti. Gli impianti ideologici servono a pretesto, per tenere ignorante il resto del mondo, ma quelli che combattono, i guerrieri e i guerriglieri, sono tutti pagati, nutriti ed equipaggiati, o si alimentano con la rapina, e non capiscono un fico secco di questioni filosofiche o ideologiche (altrimenti non sarebbero lì a combattere). L’impero britannico, che è in mano ai padroni delle banche centrali, appare statisticamente l’organizzazione che più di altre riesce a fabbricare rivoluzionari in giro per il mondo, selezionando frustrati con nulla da perdere, come il finto comunista Fidel Castro, taglia-gole e rapinatori di banche, come Chiang Kai shek, trafficanti d’oppio, come Mao Zedong, pirati con licenza d’uccidere e di trafficare in schiavi negri, come il famoso Francis Drake, paranoici come Stalin, morti di fame come Mussolini e stregoni dell’occulto emarginati come Marx, mettendoli su qualche trono, fisico o ideologico, al posto di altri appena ammazzati o scacciati. In nome di libertà e giustizia mettono i popoli gli uni contro gli altri, li fanno ammazzare tra di loro e si prendono la loro roba e il frutto del loro lavoro.

Dei Sindacati
I sindacati, come le banche, le congregazioni religiose, le squadre di calcio e i partiti politici, sono organizzazioni parassitarie che lavorano essenzialmente per se stesse. Si finanziano, costruiscono il loro apparato burocratico e poggiano poi sul lavoro degli altri. Chi campa retribuito da tali organizzazioni e tiene le cosiddette “relazioni industriali”, quale che sia il suo livello, non è molto diverso da qualunque altro burocrate, ha poca istruzione, poca voglia di fare e poco tempo da sottrarre alle partite di calcio della domenica. Questo non fa di ogni sindacalista una persona malvagia, come non si può dire che siano tutti pervertiti quelli che lavorano in banca, ma chi se ne frega? Il sistema funziona così nel suo insieme e se in quell’insieme ci sono persone oneste, intelligenti e quindi coraggiose, il loro contributo nel vortice parassitario può essere retribuito a lungo nel tempo solo a condizione che non si cerchi di compiere atti che orientino diversamente lo scopo fondamentale del sistema nel suo insieme, quello di tenere il contribuente che produce sotto il tacco della rete delle banche centrali.

Del Contribuente che Produce
Il contribuente che produce è il lavoratore dipendente o è l’imprenditore, piccolo, medio o grande che investe, a suo rischio e non a spese d’altri, per produrre beni e servizi utili alla crescita dell’economia complessiva di una o più comunità produttive. Per capirci, l’impresa RAI non può essere considerata produttiva perché paga i suoi ruffiani con denaro anche pubblico e le imprese dei mestieri delle armi non possono essere considerate produttive perché non rendono alcun prodotto o servizio utile al sistema economico complessivo. Per lo stesso motivo, tutti i lavoratori dipendenti di tutti i fabbricanti d’armi, e tutti i lavoratori dipendenti che operano in imprese come la RAI, non possono essere considerati contribuenti che producono; essi sono contribuenti, forse, alcuni di loro più di altri, ma non producono. Sono esempi di contribuenti che producono il postino, il muratore, il contadino, l’ingegnere (purché non aerospaziale o dipendente di Microsoft), il macellaio, il dipendente del supermercato, il commerciante di ferramenta, l’avvocato che aiuta le vittime delle calunnie dei giornalisti, ma non quello che fa i comizi, l’autista dell’autobus, la puttana (questa però non è contribuente, ma non lo è per difetto del sistema, e certamente produce servizi utilissimi alle comunità economiche e produttive).

Del Lavoro Dipendente e del Sindacato
Il lavoro del lavoratore dipendente (del contribuente che produce), secondo le modalità imposte dal sistema dello sfruttamento parassitario del lavoro d’altri, si vuole che sia gestito per rappresentanza, come del resto sono gestite tutte le altre funzioni del sistema di sfruttamento. Il datore di lavoro tratta le condizioni del lavoratore con il sindacalista, anziché con il lavoratore, e tutti credono che, grazie al trucco della rappresentanza, le relazioni industriali realizzino una qualche flebile forma di “libertà di contrattazione” in favore d’altri. Può anche darsi che il gioco della rappresentanza si abbia per caso ma il risultato non cambia. Tra le due parti s’intromette un terzo soggetto, non lavorante e non producente, che serve ad aumentare le probabilità di commettere altri errori e che, in ogni caso, rappresenta un costo aggiuntivo e improduttivo, tutto a danno, non serve dirlo, del lavoratore e non del datore di lavoro.

Degli Impianti Ideologici dei Ruffiani dei Sindacati
Ogni organizzazione dedicata a scopi improduttivi compensa surrettiziamente la propria inutilità ed insussistenza dotandosi di qualche impianto ideologico e le cricche sindacali non fanno eccezione. Uno di questi impianti ideologici contamina praticamente tutte le organizzazioni sindacali che conosciamo ed è il bidone del “plusvalore”, vecchio artificio inventato dagli avvocati dei banchieri internazionali, che poi sono  i padroni di tutte le scuole marxiste del mondo.

Della Bidonata del Plusvalore
Il plusvalore è il parametro di fondo di tutta la manipolazione sindacale ed è un piano delle scuole marxiste, tutte di proprietà delle banche centrali, con il quale si dice che, siccome il datore di lavoro (evidentemente) lavora per un profitto, questo suo maggior guadagno è l’oggetto di una rivendicazione che va fatta in favore del lavoratore dipendente. Ecco come si mettono l’uno contro l’altro due soggetti che altrimenti potrebbero andare d’accordo, con un espediente ideologico. A chi giova questo tranello del plusvalore? Non giova al lavoratore e non giova all’imprenditore ma serve gli scopi di un quarto soggetto, la banca centrale, per conto del quale quarto soggetto, senza saperlo, opera il terzo soggetto, il sindacato. Alla banca centrale non interessa, in definitiva, che il lavoratore guadagni di più e/o che guadagni di meno o di più l’imprenditore. Alla banca centrale interessa deprimerli entrambi, come al fungo interessa divorare voracemente tutti i tessuti che riesce ad attecchire con il suo cancro.

Dei Cammuffamenti della Teoria del Plusvalore
I finti comunisti pongono un’ipoteca morale sulla totalità dei profitti degli altri e quindi rivendicano tutto il plusvalore (per gli interessi delle banche centrali). Volendo cavare l’intero profitto del datore di lavoro dal datore di lavoro, ci si aspetta, appunto, che l’imprenditore chiuda, che fallisca, o che lavori gratis. Il datore di lavoro resisterà, i ruffiani sindacali insisteranno e il risultato sarà il conflitto perpetuo tra salariati e datori di lavoro, con il conseguente spostamento dell’attenzione dal problema reale, lo sfruttamento parassitario di tutto il prodotto, operato dalla banca centrale. I miracoli che si ottengono con la ripetizione degli impianti ideologici sono sorprendenti ma semplici. Sia le scuole liberali che quelle socialiste insegnano le stesse idiozie, considerando il valore, o il profitto, o il plusvalore, come misura dei costi, per cui se per fabbricare un oggetto si sostiene un costo di 100, una volta prodotto l’oggetto dovrei avere un incremento di valore di 100. Su questa premessa falsata si basa tutta la politica liberale e tutta la politica socialista, che concentrano l’attenzione mal diretta di tutto il mondo dello studio dell’economia sul problema del costo. Il “plusvalore” dei socialisti non è niente altro che il “profitto” delle scuole liberali e però nessuno di loro pensa di rivendicare il profitto e il plusvalore causati dal monopolio del conio della cartamoneta, nonostante che la funzione bancaria sia una funzione gratuitamente parassita del sistema economico-monetario.

Della Conflittualità Permanente Indotta dal Malinteso Costo del Lavoro
Quando il prezzo dei beni e dei servizi tende al costo di produzione si dice che il mercato è “saturo”. Il costo del lavoro è, diventa nel tempo, notoriamente, in epoca industriale e nelle società industriali, una delle maggiori voci di spesa per il datore di lavoro. Si tratta di un costo fisso e variabile allo stesso tempo. È fisso, perché si paga a scadenze fisse, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, in ogni caso il suo pagamento non si può rimandare, come non si rimandano le bollette della luce e del telefono, altrimenti il lavoro, il servizio, s’interrompono. Essendo fisso in questo senso, obbliga l’imprenditore, spesso, ad indebitarsi con le banche per pagare in tempo, perché i suoi clienti non pagano con la stessa regolarità sistematica con la quale egli deve pagare affitti, bollette, stipendi e salari. E però il costo del lavoro è anche variabile, perché deve, dovrebbe, variare al variare del costo della vita, cioè al variare dei prezzi dei beni e dei servizi del sistema macroeconomico nel quale si trovano a dover sopravvivere l’impresa e la famiglia. Erodendo il plusvalore dell’imprenditore, hanno ben intuito gli avvocati dei banchieri, si ottiene un conseguente aumento di prezzi (l’impresa produrrà a costi più alti e venderà a prezzi più alti, non volendo lavorare gratis o fallire), che si traduce nel sistema complessivo in un aumento del costo della vita e in un ulteriore aumento di rivendicazioni sindacali, che poi daranno luogo ad altri aumenti di prezzi eccetera, in una catena senza fine. Il conflitto tra le parti è permanente perché, se il sistema delle rivendicazioni sindacali rincorre quello dell’inflazione, creando nuova inflazione, il punto di equilibrio non si raggiunge.

Dell’inflazione Indotta dalla Manipolazione Monetaria
La difficoltà di conciliazione della rivendicazione sindacale con l’inflazione, tuttavia, non è un problema che riguarda solo il lavoratore e il datore di lavoro, c’è un quarto soggetto, si dice di sopra, che ha una funzione diretta e fondamentale nella gestione di fenomeni inflativi o deflativi, ed è il soggetto che decide le politiche monetarie, ossia, arbitrariamente e senza la minima legittimità o liceità, la banca centrale. Non abbiamo mai sentito un sindacalista che abbia affrontato il problema della politica monetaria, i sindacati hanno sempre e solo ricattato l’industria, e ancora a beneficio delle banche centrali, le quali hanno interesse a controllare l’industria, a tenerla sotto il tacco, potendo, o facendola chiudere, dovendo, anziché consentirle di far crescere i capitali propri.

Delle Congiunture e delle Politiche Monetarie
L’incremento della liquidità monetaria, che si accompagna all’aumento di prezzi di cui si parla di sopra, non può essere originato dall’imprenditore dell’industria, perché anche il datore di lavoro ha bisogno di liquidità per pagare salari e stipendi, per quanto si voglia che questi aumentino. La liquidità del datore di lavoro e quella del lavoratore sono originate altrove e questa è la prova elementare del fatto che il soggetto responsabile delle congiunture è un altro.
Le congiunture economiche sono tutte prodotte dalle politiche monetarie. Una volta che la banca centrale ottiene lo squilibrio dei rapporti economici, nella misura dei suoi perversi obiettivi ciclici, procede poi con il trucco opposto, quello della deflazione, della rarefazione monetaria, dell’ordino dei rientri dei fidi, settoriale, che colpisce interi e particolari comparti dell’economia, che causa i fenomeni congiunturali, la chiusura delle imprese, i licenziamenti e tutto il resto che sappiamo o che abbiamo visto da vicino dal 1963 in poi, quando, con il trucco delle politiche deflative si aumenta il costo del denaro e il conseguente valore dei crediti e dei debiti, andando a danno del sistema economico-produttivo, del mondo del lavoro tutto, e ad esclusivo vantaggio dei banchieri. “Con la rarefazione dei crediti sono stati pianificati i fallimenti e le organizzazioni bancarie hanno rilevato a prezzi di fallimento le migliori aziende….” (Auriti) Un altro trucco che si accompagna con l’ordine dei rientri dei fidi per favorire la deflazione è l’oppressione fiscale. La politica di rarefazione monetaria si pratica non più solo con la revoca improvvisa ed iniqua dei fidi bancari ma anche con l’estorsione fiscale (e in Italia soprattutto, con l’effetto da trascinamento fiscale che non è mai sotto il 70%).

Delle Politiche Monetaria a Fondamento della Schiavitù Salariata
La politica monetaria è la pratica dell’espropriazione dei frutti del lavoro delle comunità produttive. Le banche centrali decidono le politiche monetarie. I governi delle nazioni, essendo colmi di scalda-poltrone e di ruffiani, obbediscono, non sapendo fare altro, e le mandano ad effetto. Tutto il resto della rete parassitaria, composta da ministeri, forze armate e di polizia, GdF, canaglia televisiva e della cartaccia stampata, sindacati, professionisti, erario, uffici delle entrate ed altre entità che alimentano corvi simili, ha il solo compito di opprimere chi lavora e chi produce e, sul lavoro di quella stessa gente che lavora e che produce, campa a sua volta come il fungo, divorando tutto il tessuto sano e pure quello malato.

Dell’Arresto di Luigi Desanctis

I calunniatori e gli infami del nostro tempo possono dividersi in due macro-categorie: i giornalisti e i delinquenti abituali delatori. Se ne possono ascoltare a decine, e le loro calunnie e le loro infamie sono spesso registrate e disponibili al pubblico su radio radicale. Perciò a chiunque è data la possibilità di prendere coscienza del livello della loro perversione e degenerazione. Ciò vale soprattutto per i cosiddetti giornalisti, perché non possono essere testimoni di nulla, visto che non sanno nulla e non hanno mai visto nulla, e le loro calunnie sono palesemente, chiarissimamente, frutto d’invenzioni anche assai male congegnate ed interpretate. E tuttavia la meccanica della gestione delle favole

li vuole considerare attendibili, perché essi servono gli scopi reconditi e gli interessi di chi beneficia delle finte emergenze

e delle conseguenti norme liberticide.

E mi pare che ci sia una certa continuità storica tra i metodi dell’oppressione degli uomini con le gonne e quelli di molte delle nostre preture contemporanee, ecco perché riprendo a citare Luigi Desanctis, gesuita pentito che ha pagato di persona per la propria intelligenza e la propria onestà, la quale non può essere che onestà intellettuale, perché l’intelligenza non esiste senza coraggio e per essere intelligenti bisogna essere necessariamente coraggiosi o ci si priva dell’onestà intellettuale, come fanno tutti i ruffiani e gli infami.

Ho conosciuto, tuttavia, molti anni fa, un certo Luca che era vigliacco ed intelligente allo stesso tempo, un tizio che non ha mai pagato di persona per la propria intelligenza. A distanza di anni e considerando la sua storia, successiva al tempo in cui lo credevo intelligente, si può ben vedere un progressivo decadimento sia nella qualità del suo pensiero che nella povertà di spirito di tutti i suoi atti e di tutte le sue omissioni. Potrei fare degli esempi ma non vale la pena di perdere altro tempo addosso alle persone vili. Volevo solo dire che l’intelligenza non resiste nel tempo contro l’ignoranza senza la pratica del coraggio.

E torniamo ai frammenti cavati dal libretto di Luigi Desanctis,

alla nota IV alla sedicesima lettera, delle “formalità usate nel carcerare un eretico”.

“….Il papa obbliga tutti i fedeli a denunziare chiunque appartiene ad una qualunque società segreta, ed il confessore non può assolvere il penitente se prima non abbia fatta la denuncia, si trattasse anche di dover denunciare il proprio padre, il figlio o il marito. È difficile ottenere cotali denuncie, ma in punto di morte pochi sono coloro che si ricusano di farlo, per assicurarsi il paradiso (ma dopo che è morto il confessore può dire di avergli sentito dire tutto ciò che gli pare, senza rischio d’essere smentito). Fatta la denuncia del liberale dal confessore, il S. Uffizio procede come delatore ed avverte la Segreteria di Stato, la quale manda la denuncia all’alta polizia cioè a quel ramo di polizia che si occupa dei liberali, e questa procede secondo che lo crede opportuno. Per riguardo agli eretici, il tribunale procede per accusa, o per inquisizione. Il procedimento per via di accusa si fa così: quando un tale è accusato come eretico, o come sospetto di eresia, il tribunale domanda all’accusatore testimoni, o indizi, per provare l’accusa. I testimoni possono essere parenti dell’accusato, “””possono essere anche persone infami, perchè in materia di eresia ogni testimonianza fa prova”””. Esaminato uno o due testimoni, si procede immediatamente all’arresto dell’accusato.
L’arresto si fa nelle prime ore della sera (ai giorni nostri si presentano in piena notte, per sbigottire gli indiziati). Due birri del S. Uffizio si presentano, arrestano l’accusato, suggellano tutte le sue carte, e siccome ordinariamente questi tali sono preti o frati, si biffa la porta della loro casa, nella quale il giorno dopo si fa perquisizione diligente.”

“Il processo per inquisizione si fa in questo modo: quando l’inquisitore ha dei sospetti sopra un individuo, gli mette attorno delle spie per osservare tutto ciò che fa e dice; le spie allora servono di testimoni fino a che l’inquisitore crede di avere abbastanza per formargli il processo, allora lo fa carcerare.”

Oggi tutto si fa con le cimici, che sono in ambienti, telefoni digitali e computer. Con il pretesto di un controllo e/o un’ispezione, gli sgherri della GdF piazzano le cimici negli uffici degli imprenditori. Si raccoglie una grande massa di conversazioni inutili e poi le si usa come finte prove, proprio perché nelle conversazioni inutili non si fa altro che dire scemenze. In tribunale, resta comunque difficile dimostrare l’inconsistenza probatoria di tali conversazioni inutili, per il solo fatto che sono presentate in quantità smodate, e sono poi trascritte da periti svogliati e mal-pagati, che presentano il lavoro in ritardo, mentre gli accusati, presunti innocenti, marciscono in carcere con il trucco dei termini sospesi della detenzione cautelare, e lo consegnano in migliaia di pagine, tutte da leggere, rileggere, dibattere, contestare, far leggere ai giudici, è un lavoro che non finisce mai. L’inquisitore usa dunque il trucco delle pile di carta, per intimidire il tribunale con la stupida minaccia di un lunghissimo ed inutile lavoro. Più alta è la pila di carta più è venduta per consistente la finta prova e più è difficile e laboriosa la contestazione e la formulazione della controprova. “Ecco le prove!” ti dico, sbattendoti sul tavolo una montagna di carte, “guarda quante ne ho, di prove” e, così facendo, da una parte uso la suggestione della quantità per far credere che di prove ne ho tante quanti sono i centimetri di carta che mostro con ostentazione, dall’altra, ti faccio capire subito che per te è più conveniente prendere per buona la mia tesi anziché stare lì a controllare e spulciare milioni di pagine di chiacchiere a vanvera.

Ai criminali che godono dei benefici per le proprie infamità non si applicano le stesse formalità che affliggono gli altri carcerati e ciò pure riflette un certo malcostume che storicamente appartiene agli uomini con le donne. Prendi ad esempio quelli che si fanno le batterie nei conventi e seducono tutte le “monachelle” più giovani, con il pretesto di fare i confessori. Il Desanctis ne accenna sempre nella nota lV alla sedicesima lettera.

“I sollecitanti sono coloro i quali abusano della confessione per sedurre il sesso debole. Questo delitto nella coscienza degli uomini onesti è un delitto orribile; ma per il S. Uffizio è cosa da nulla ed i sollecitanti trovano in esso molta indulgenza. Ecco come si procede contro costoro: la donna sedotta deve fare la sua denuncia, ed ognuno comprende quanto riesca difficile ad una donna onesta determinarsi a fare tal passo. Fatta la prima denuncia, il tribunale s’informa se la donna denunciante gode fama di onestà; se ciò è, la denuncia è messa in archivio, altrimenti si tiene come calunniosa. Dopo tre diverse denuncie provenienti da tre diverse donne oneste sedotte, se ne parla in Congregazione, e se il confessore accusato è persona di qualche importanza è avvisato acciò si salvi, ovvero acciò faccia la spontanea. La spontanea consiste in questo: il reo si presenta al S. Uffizio, confessa il suo peccato e ne domanda una salutare penitenza. Il S. Uffizio accoglie la sua confessione, gl’impone la recita dei salmi penitenziali per alcuni giorni, e tutto è finito.

Io ricordo due fatti in questo genere accaduti nel mio tempo in Roma. Il confessore delle monache di S. Dionigi, che è un monastero sotto la protezione della Francia, sedusse quasi tutte le monache giovani di quel monastero: il S. Uffizio, per non prendere brighe con la Francia, fece fuggire il confessore e tutto finì. Nel conservatorio della Divina Provvidenza a Ripetta, ove si educano più di cento ragazze, un confessore ne sedusse sedici, e siccome avea la protezione di un prelato, fu avvertito e fuggi. Quando un sollecitante è carcerato dal S. Uffizio, finisce per lo più il suo processo con una condanna di otto giorni di esercizi, e con la perdita della confessione; i sollecitanti però sono nelle carceri superiori, hanno buone stanze, passeggio, libri, conversazione fra loro e buon vitto.”

Oggi succede che quando un accusato cerca di difendersi, o sia inesatto nel suo racconto per la sbiadita memoria di dettagli sui fatti di molti anni prima, lo si accusi di voler “sviare le indagini” e queste sciocchezze si sentono tranquillamente dire dai procuratori nei tribunali. Vedi la continuità storica con le pretese del S. Uffizio, alla nota NOTA VI della sedicesima lettera, del verbale di carcerazione.

“…..Il verbale deve essere sottoscritto dall’accusato, ma ordinariamente questi si ricusa ed allora gli è contestata un’insubordinazione al S. Tribunale, e quel rifiuto è calcolato come un indizio di reità.”

Ai ladri di tacchini e agli zingari, accusati falsamente di reati di mafia, viene riservato un trattamento illecito di tortura speciale (il trucco del 41bis) che impedisce loro sostanzialmente di difendersi, perché non possono né partecipare di persona ai loro processi e né vedere, a distanza di centinaia di chilometri, i loro avvocati di fiducia. In questo senso, l’inquisizione moderna è anche peggiore di quella del S. Uffizio. Vedi la nota lX alla sedicesima lettera, sul diverso trattamento dei carcerati.

“Un’altra differenza essenziale nella maniera di trattare i prigionieri consiste in questo. I prigionieri per eresia non possono vedere nessuno, mentre i sollecitanti ed altri carcerati che devono escire poi da quelle prigioni, non solamente passeggiano e conversano fra di loro nello spazioso corridoio, ma i padri, compagni, i notai sostituti vanno spesso a visitarli. Si permette loro anche di ricevere qualche visita di parenti e di amici, si permette loro di
scrivere, insomma non manca loro nessuno dei conforti che si possono ragionevolmente desiderare in una prigione.”

“….Qui vi erano le relazioni degli osservatori, nelle quali erano descritte tutte le mie parole e tutte le mie azioni, molte delle quali erano esagerate, altre interamente inventate, e tutte confermate dal solenne giuramento dei delatori, i quali nella giurisprudenza del S. Uffizio sono persone degnissime di fede” (pagina 505).

Dalla lettera XVI, de “L’IMPRIGIONAMENTO”

“….Era il 5 aprile, il lunedì dopo la Pasqua: io era solo e tranquillo nella mia camera a studiare, quando circa le nove della sera due uomini mi si presentano, assai ben vestiti, che sembravano due gentiluomini. Uno di essi era alto e robusto, il quale dopo entrato richiuse dietro a sè la porta, e si fermò ritto come a custodirla. L’altro era piccolo di statura, tarchiato, piuttosto vecchio; ma di una fisionomia cosi sinistra che m’incuteva spavento. Costui si avanzò verso di me, facendomi delle riverenze, e quando mi fu vicino mi disse:
“È lei il signor Abate Enrico N. di Ginevra?” “Sono io per l’appunto,” risposi. “In questo caso riprese l’uomo dalla triste figura, farà grazia di venir con noi;” e traendo di tasca una carta la aprì e me la pose dinnanzi. Io vidi il suggello del S. Uffizio, e mi si levò il lume dagli occhi, dimodochè non potei leggerla: le mie ginocchia per un moto nervoso si urtavano fortemente fra loro, per cui era impossibile levarmi da sedere. Un freddo sudore sentiva che mi scorreva sulla fronte.

“Non tema di nulla, diceva quell’uomo ripiegando e rimettendosi in tasca il mandato: noi siamo due galantuomini, tutte le cose andranno bene, il santo tribunale è misericordioso: abbasso abbiamo la carrozza;” e seguitava a parlare con grande volubilità; ma le sue parole non mi giungevano alle orecchie che come suoni indistinti. Dopo alcuni minuti, vidi entrare nella mia camera il superiore del convento ove io aveva stanza, pallido e tremante. Ritornato alquanto in me, mi levai da sedere per seguire i due birri, che tali erano; ma essi aprirono la finestra della mia camera, per vedere se da essa vi potesse essere comunicazione alcuna, ed assicuratisi che non ve ne era, osservarono bene se oltre la porta vi potesse essere altro mezzo di penetrare dentro la stanza, ed assicuratisi anche di questo, chiusero la porta con la chiave che consegnarono al superiore involtata in un foglio, e suggellato quello col suggello del S. Uffizio. Poscia con una lista di pergamena che avevano portata, e sulla quale era scritto S. Uffizio, biffarono la porta, suggellando quella lista col suggello del S. Uffizio. Ciò fatto alla presenza del superiore e di un altro frate, che fecero sottoscrivere all’atto, i due birri m’invitarono gentilmente a scendere la scala, e montammo tutti e tre nella carrozza che ci attendeva.

Mentre eravamo soli nella carrozza, i due birri che mi conducevano si mostrarono per quello che essi erano. Non vi erano più parole melate, che erano in essi una vera ipocrisia: incominciarono a parlare fra loro con un certo gergo grossolano che io non comprendeva, e “””ridevano sgangheratamente”””. Sebbene però non comprendessi tutto quello che dicevano, pure, dai loro gesti e dal modo come mi guardavano, capii che si burlavano di me; ed io taceva. Poscia incominciarono apertamente e senza gergo ad insultarmi. Quegl’insulti mi scossero da quella specie d’abbatti- mento in cui era, e la mia dignità offesa si rilevò alla presenza di tanta viltà: guardai dignitosamente nel viso quegli sgherri; ma non perciò cessarono dall’insultarmi….”

Della Scienza e delle favole della scienza

Come si mantengono le strutture organizzate attorno alle favole?

La chiesa di Roma mostra il suo splendore fisico da subito, a qualunque viandante che voglia visitarla. Quel fasto, esagerato e spudorato, comporta certamente delle spese molto corpose. Come faranno gli amministratori, del paradiso fiscale extraterritoriale dello stato Vaticano, a mantenere tutto il sistema, la sua burocrazia, i suoi palazzi e i suoi banchetti? Dio certamente non dà loro denari, come non li dà a nessuno, gli uomini con le gonne non lavorano, non producono e non commercializzano alcunché. Dunque come giustificano le loro entrate? Se si potessero vedere i libri contabili degli uomini con le sottane, si otterrebbe materiale più che sufficiente per incriminazioni e sequestri di tutte le delizie e di tutta la roba che, con la rapina, l’omicidio, la frode e l’estorsione, i buoni padri hanno accumulato negli anni e nei secoli. Lo stato si vanta dei sequestri illeciti che compie a danno dei ladri di polli, degli zingari che crocifigge e accusa falsamente di mafia, o delle persecuzioni ai danni di giudici onesti, ma nessun magistrato e nessun ente di stato si azzarda a considerare le ipotesi di reato a carico degli uomini con le gonne e dei ruffiani delle banche centrali, che sicuramente e reiteratamente comprendono i reati di truffa aggravata, falso in bilancio e riciclaggio. Perché? Su cosa si basa tutto questo potere dissuasivo dei falsari del S. Uffizio e delle banche centrali? Sulle favole, si basa tutto sulle favole. Viviamo in un mondo di pazzi che, non importa quali sia il loro grado d’istruzione e quali siano i mezzi che hanno a disposizione, insistono pervicacemente ad inseguire le favole.

Considerando la questione nella microeconomia europea, lo spionaggio industriale non clandestino oggi è monopolio delle banche centrali che, dirette da altre banche centrali, a loro volta dirigono gli sbirri che spiano le attività economiche delle comunità produttive. Per esempio, in Italia c’è la UIF, che è presso la Banca d’Italia e gli analfabeti della GdF sono coordinati dall’UIF, e cioè da un ufficio o un reparto della banca centrale. La Banca d’Italia, come si sa, si è oramai involuta in una “costola” della BCE che, come si sa, per un certo periodo storico è diretta da un noto ruffiano che si chiama Mario Draghi, il quale, come si sa, è pure dirigente della Goldman Sachs ed è, in precedenza, pure governatore della stessa Banca d’Italia. L’esempio suo calza perché egli evolve la sua turbata e molestata pubertà proprio dietro ai cancelli dei buoni padri gesuiti, come suo padre prima di lui e anche suo padre, proprio come lui, con il favore dei suoi subdoli amici in sottana, ottiene favori e cariche altrettanto ben retribuite. Quando vi è una buona mancia, non è certo la coscienza che impedisce ai ruffiani dello spionaggio moderno di commettere indecenze a danno di chi lavora e paga le imposte.

Dato che le banche centrali hanno il monopolio dello spionaggio industriale, come si dice di sopra, “esse” non ammettono di essere spiate dagli enti di stato, sono loro, piuttosto, a controllare quelli. Ai segreti del S. Uffizio non accedono gli sgherri della GdF e nessuno accede ai segreti delle banche centrali. Gli unici che non possono avere segreti, che devono essere messi a nudo e sempre trattati come colpevoli, sono quelli timorati di dio e degli enti di stato, che lavorano e pagano le imposte per mantenere le caste parassitarie dei loro oppressori, nonostante sappiano benissimo che i fantocci al governo siano solo dei pupi, privi di competenze e di voglia di fare le cose secondo coscienza. E però, anche quelli, inseguono le favole.

Il circo dei ruffiani dedicati alla propaganda con la stampa e la televisione intrattiene i contribuenti del mondo, raccontando favole, proprio come fanno gli uomini con le gonne e però, addosso alle favole, si costruiscono delle colossali strutture parassitarie per l’assorbimento della ricchezza prodotta, capaci di mantenere enormi burocrazie di uomini e cose, costantemente impegnati a produrre il nulla o il semi-nulla. Come fanno?

Con le favole religiose si opprime il sapere di molti ma non di tutti. Chi si occupa di quelli che non sono direttamente manipolati dagli uomini con le gonne? I ruffiani in camice si occupano delle favole della scienza oncologica della finta lotta contro il cancro e della favola dell’AIDS per praticare la guerra batteriologica con i vaccini, i ruffiani in giacchetta opprimono e sfruttano i contribuenti dagli uffici delle banche centrali, raccontando le favole della finanza, i ruffiani dell’industria aerospaziale e delle compagnie dei telefoni vendono le favole dei satelliti e dei finti viaggi spaziali, i ruffiani della finta scienza informatica vendono la truffa di Microsoft e dei suoi deplorevoli derivati. Come fanno? Come fanno a trattare da ingenui anche i loro specialisti, come suggestionano le greggi dei loro operatori in camice o in giacchetta? L’ingegnere aerospaziale crede nella favola dei finti viaggi spaziali, l’oncologo crede nella favola della cellula fantasma autolesionista, la frottola ripetuta per un secolo “dell’anomalia riproduttiva cellulare”, il programmatore di computer e l’esperto di radiofrequenze credono nella favola dei satelliti geostazionari e molti di loro ancora usano i prodotti dei degenerati programmatori di Microsoft, nonostante i sistemi Windows e i suoi derivati siano, storicamente, i più scadenti, corrotti e pervertiti sistemi operativi in assoluto. Come si fa a tenere assieme un castello di favole tanto incredibili quanto credute, in modo tale da fare arricchire, e mantenere bello grasso, il sistema parassitario che sulle favole (e quindi sull’inganno, sulla frode) si fonda?

A giorni alterni mi veniva il dubbio che il linguaggio delle favole dovesse essere persino necessario, inevitabile, perché il volgo pareva rifiutarsi sistematicamente di ragionare. A giorni alterni dubitavo financo della malafede degli inventori della propaganda, degli uomini con le gonne. Pur sempre senza giustificarli, mi pareva di comprenderli perché, se invece di raccontare le loro panzane si fossero messi a dire il vero, nessuno li avrebbe ascoltati e, per coloro i quali governano un comune, un’impresa o una nazione, il fatto di non essere ascoltati, nel tempo diventa problematico. In ogni caso, se pure potevo comprendere la logica delle favole, data la rozzezza e la miseria del fatto nudo e crudo, non potevo spiegarmi come si mantenessero così bene, ingrassati e organizzati nel tempo, le colossali strutture operative che sulle favole si costruivano. Gli specialisti, come domandavo di sopra, della scienza medica, aerospaziale, informatica eccetera, quelli, come si convincono della bontà delle favole, che sono l’oggetto preciso e fondamentale della loro stessa cooptazione? Con le mance? Non tutti. Molti sono ruffiani (o sprovveduti) volontari e credono nelle finte verità delle loro finte missioni, come gli esperti di radio frequenze che sono effettivamente convinti di ricevere segnali radio dai finti satelliti. Forse i medici, quando è il loro turno di prendere l’AZT, il vaccino o la chemioterapia, forse solo allora, e forse solo inconsciamente, resistono alle favole. Ma a livello cosciente, nella pratica quotidiana della loro finta scienza, essi credono alle fandonie e non si preoccupano d’investigare i problemi. Come lo spiegavo? Pochissimi intelligenti, contenuti in un ristrettissimo numero, numero esiguo che tende ancora a restringersi, che poi ogni tanto dicono panzane pure loro, e moltissimi stupidi?

Ci vuole una grandissima testardaggine e una buona dose di arroganza per insistere a considerarsi parte del ristrettissimo numero di persone intelligenti e convincersi che, tutti gli altri, fessi, credono alle favole. E però, anche così fermi e convinti, il mondo appare tristissimo e privo di luce. Sennonché, leggendo il Desanctis, mi pare che la meccanica alla base della gestione dell’apparato delle favole si spieghi con parole migliori delle mie e mi pare pure che, secondo la sua idea, è la meccanica fraudolenta dei gesuiti che prevale sull’intelligenza e non la maggioranza degli stupidi. Se un buon cristiano viene catechizzato fin da piccolo, come succede per esempio a Mario Draghi, vedrai che quel cristiano sarà parte della meccanica delle favole fino alla fine dei suoi giorni e, se avrà una specialità nell’organizzazione di quelle frottole, non importa più se intimamente egli creda a quelle balle oppure no, l’importante è che non riveli mai la verità in pubblico e che non la riveli neppure ai suoi complici. Il criminale di livello e di lungo corso si ammanta di finta bontà e di finta spiritualità, anche in presenza degli altri criminali. Come si ottiene tutto ciò? Con l’esercizio (per esempio con gli esercizi di S. Ignazio).

Ma ora è tempo di citare le parole del Desanctis, gesuita “pentito”, ecco sotto solo alcuni frammenti.

Del frammento della nota quinta della quattordicesima lettera
“Il monopolio del sapere in mano del clero, ci ha condotti a quello scetticismo necessario nella critica; per cui è difficile di conoscere la genuinità de’ codici. Il clero ci ha regalata la famosa donazione di Costantino, le false decretali, le leggende; cose tutte inventate dal clero nel tempo del suo monopolio del sapere. È chiaro dunque che la conoscenza non solo non è frutto del Cattolicismo romano, ma è da esso avversata. Il cattolicismo romano abbisogna d’ignoranza, e cerca tutti i mezzi di propagarla. Se vi è qualche prete veramente dotto è anatematizzato: ed ai nostri tempi abbiamo gli esempi di Lamennais, Gioberti, Rosmini, P. Ventura, ed altri ancora…..”

Dei frammenti della quattordicesima lettera
“….dobbiam cercare che tutti gli uomini divengano cattolici, e che niuno di essi ci sfugga. Ma, per ottenere questo fine, di quali mezzi ci dobbiam servire? I mezzi sono indifferenti: la ignoranza, per esempio, è il mezzo sovrano per ritenere gli uomini nel Cattolicismo; quindi essi (i gesuiti) si fanno un dovere di mantenere e fomentare la ignoranza ne’ popoli; ed un Gesuita di buona fede vede ne’ progressi delle scienze la rovina della religione. Ma è un’ardua impresa mantenere la ignoranza ai nostri tempi e non si può fare svelatamente: quindi “””essi mantengono l’ignoranza sotto l’aspetto di scienza”””; quindi essi ed i loro affigliati vogliono

“””il monopolio dell’insegnamento, per inviluppare la scienza in metodi inestricabili, ed occupare gl’intelletti in vane questioni“””,

anzichè nella solidità della scienza. Che se qualcuno de’ loro scolari a loro dispetto si solleva sugli altri, per la potenza ch’essi hanno, costui è perseguitato o calunniato o come eretico, o come liberale, secondo i paesi ov’egli dimora; e ciò per la maggior gloria di Dio, acciò non distragga gli altri dalla via di salute.

Per attirare o mantenere i popoli nella religione romana, bisogna ispirare e fomentare “””la superstizione“””:
la superstizione sarebbe cosa cattiva; ma diviene buona, se è abilmente usata, e se conduce al fine. Ed ecco il perchè tutte le moderne superstizioni hanno origine da’ Gesuiti: ma siccome vi sono degli uomini i quali aborriscono tutto ciò che in religione è moderno; così si ricorre alla “””pia frode”””, facendo credere, e predicando, e stampando che quelle devozioni sono antichissime. Che se uomini dotti e sinceri smentiscono evidentemente la impostura, allora i Gesuiti, alla maggior gloria di Dio, li dichiarano eretici, giansenisti, increduli, secondo i luoghi ed i tempi (oggi li chiamano “complottisti”).

….In Roma i Gesuiti agiscono manifestamente e senza timore: sono in casa loro. L’intera società romana di tutte le classi è nelle loro mani. Per quello che riguarda la istruzione, essi hanno il Collegio Romano, ove circa mille giovani ricevono da essi istruzione gratuita: hanno il Collegio Germanico, ove un centinaio di giovani tedeschi, prussiani, ungheresi, bavaresi e svizzeri sono sotto la loro disciplina; e, finita la educazione, sono mandati ai loro paesi missionari, parrochi ed anche Vescovi. Hanno i collegi Irlandese e Scozzese, nei quali si educano giovani per essere poi mandati bene ingesuitizzati ne’ loro paesi. Hanno il “””Collegio della Propaganda”””, ove si educano più di trecento giovani di tutti i paesi, per poi rimandarli gesuitizzati ai loro paesi.

Hanno il Collegio de’ nobili, ove quasi tutti i figli della nobiltà romana sono educati gesuiticamente. Per la istruzione delle donne vi sono le dame del S. cuore che educano le nobili; le monache del Buon Pastore, per il ceto medio; e le Maestre Pie, per il basso popolo.

Tutti gli scolari de’ Gesuiti sono obbligati di confessarsi dai Rev. Padri: e qui è la gran messe de’ Gesuiti. Quei giovani, educati da loro, che sentono sempre le loro prediche, le loro istruzioni, non possono ricusar nulla a quegli uomini che esercitano una influenza magnetica su di loro. I Gesuiti poi destinati ad ascoltare quelle confessioni, sono scelti con grande abilità dai superiori: sono quegli che hanno il particolare dono d’insinuarsi ed impadronirsi dell’animo de’ giovani: essi non si contentano di ascoltare la confessione de’ peccati di quei giovinetti; ma, fingendo interessarsi sommamente di essi, fanno con sì bella maniera tante e così svariate interrogazioni, che vengono a sapere dal giovane che si confessa tutto “””lo stato della famiglia“”” (come oggi fa la GdF per conto della Banca d’Italia), la condotta de’ suoi parenti, l’andamento della casa, le persone che la frequentano, i discorsi che vi si fanno; e così il giovanetto inesperto diviene spesse volte, senza avvedersene, “””l’accusatore dei propri parenti“””.

È questo uno dei mezzi di cui si servono i Rev. Padri per la loro polizia segreta.
Questo solo mezzo non raggiungerebbe il loro scopo: ad essi non basta conoscere i segreti delle famiglie; essi vogliono tutto dirigere a loro modo, cioè per la maggior gloria di Dio: ed hanno perciò inventate tante congregazioni, per potere sotto l’aspetto di religione dominare tutta la società. L’abate P. mi rammentava le congregazioni spirituali che hanno stabilite solamente in Roma i Gesuiti, oltre la casa di esercizi di S. Eusebio, di cui ho parlato nella mi prima lettera, quando vedeva le cose nel senso dei Rev. Padri; ma l’Abate mi spiegò quegli esercizi nel loro vero senso. Oltre questo mezzo, e quello della confessione degli scolari, i Gesuiti dirigono in Roma le seguenti congregazioni.

Nella chiesa sotterranea del Gesù vi è una congregazione di nobili, alla quale sono aggregati tutti i nobili romani: i Gesuiti sono i loro direttori, confessori e predicatori; ed eccoli con questo mezzo padroni dell’aristocrazia.

Hanno in una cappella al piano terreno della casa del Gesù una congregazione di mercanti, alla quale sono aggregati quasi tutti i negozianti di Roma: i Gesuiti ne sono i confessori, i predicatori, i direttori; e così per mezzo di questa congregazione essi non solo sono al giorno “””di tutti gli affari””” (oggi sanno “di tutti gli affari” perché infiltrano le banche centrali, vedi la figura del prete mancato Mario Draghi e, per conseguenza, anche la GdF), ma in gran parte li dirigono.

In una cappella interna del Collegio Romano vi è una congregazione chiamata prima primaria, alla quale sono aggregati bottegai ed artigiani romani, diretti sempre da’ Gesuiti.

Nella Chiesa di S. Vitale vi è una congregazione di contadini; e così essi sono al giorno degli affari dell’agricoltura.

Nei bagni di Castel S. Angelo, ove sono i condannati, essi hanno e dirigono una congregazione spirituale di galeotti; ed ecco nelle loro mani la polizia delle galere.

Nelle carceri de’ malfattori hanno un’altra congregazione spirituale, e tutte le domeniche e feste passano delle ore con que’ prigionieri a segreti colloqui, per salvare la loro anima, bene inteso.

“””I carabinieri“”” sono stati posti sotto la direzione spirituale dei Gesuiti, ed ogni anno debbono fare gli esercizi spirituali sotto la loro direzione.

Ma fino ad ora non abbiamo parlato del sesso devoto per eccellenza: forsechè le donne sono abbandonate da’ Gesuiti? Tutt’altro: anzi sono la loro parte più cara (e fanno con loro le corse nei corridoi dei conventi). Nell’oratorio del Caravita vi è una congregazione di dame, alla quale appartengono tutte le dame romane, e sono sotto la direzione dei Gesuiti.

Nello stesso oratorio vi è una congregazione di semidame, della quale fanno parte le signore romane appartenenti al ceto medio;

vi è la congregazione delle missioni, della quale fanno parte i più bigotti fra gli artigiani, i servitori, i cuochi, le serve, e le vecchie bigotte.

Sicchè tutte le classi della società sono in mano de’ Gesuiti.

Non tutti però appartengono a queste congregazioni: bisogna dunque, per la maggior gloria di Dio, cercare anche gli altri; e si cercano nelle missioni e ne’ confessionali. I Gesuiti sono “””assidui al confessionale”””: la loro chiesa del Gesù ha una quantità di confessionali, e sono sempre tutti occupati: vi sono i confessori della mattina e quelli del dopopranzo: la sera, al Caravita e nelle cappelle delle congregazioni, vi sono confessori per gli uomini.

I confessori dei vari ceti di persone sono destinati da’ superiori, secondo i loro talenti. Coloro che sanno meglio insinuarsi nell’animo dei giovanetti, sono destinati a confessori della scolaresca: i nobili o almeno coloro che sanno i modi aristocratici, sono destinati confessori de’ nobili: coloro che sanno introdursi nelle grazie, sempre però spiritualmente, del bel sesso, sono destinati alle congregazioni di donne, ed ai confessionali in chiesa, ove ordinariamente non vanno che donne.

Così ogni classe di persone trova fra’ Gesuiti abilissimi confessori, ed essi alla maggior gloria di Dio sanno bene trarre profitto dal concorso.

L’Abate P., che per tanti anni era stato gesuita, volle darmi una idea del loro governo: io te ne darò un cenno. Il governo gesuitico è eminentemente monarchico: uno è il loro capo che si chiama Generale: egli può fare quello che vuole; la sua carica è a vita, e non deve rendere ragione a nessuno, purchè cammini secondo lo spirito dell’istituto, cioè diriga tutti gli ordini alla maggior gloria di Dio: se si allontana da questo scopo, può essere deposto dagli assistenti, i quali convocano la congregazione generale per eleggerne un altro; ma questo caso non si è mai verificato. Ecco come il P. Generale ha in mano il governo di tutto il mondo cattolico romano…..”

Dalla nota V alla quattordicesima lettera

“Istruzione che dànno.
Abbiamo già detto nella nota I, alla lettera duodecima, perchè il clero voglia la ignoranza del popolo. Finchè essi han potuto, han predicato e predicano che la scienza è la rovina della religione e della società. Ma quando la corrente del progresso ha talmente ingrossato; essi non hanno potuto più impedire il suo libero corso, e si sono messi a correre con lei per guidarla, e giungere così a dominarla ed arrestarla.

Un fatto poco avvertito nella storia è il seguente. Fino al secolo XVI, il clero non aveva mai pensato alla istruzione del popolo; ma quando il principio della riforma religiosa, proclamò la necessità di leggere la Bibbia; quando si aprirono le scuole popolari, rese possibile per la invenzione della stampa; quando i riformatori per i primi si servirono della stampa per pubblicare operette ad uso del popolo; allora il clero, non potendo più reggere contro la corrente, finse secondarla, per prendere egli il monopolio dell’insegnamento.

Si videro allora sorgere nuovi istituti religiosi che avevano per iscopo l’istruzione: allora vennero i gesuiti, il cui scopo primitivo era insegnare il catechismo ai bambini ed ai contadini, per tenerli fermi nella ignoranza. Non poterono arrestare la corrente, e cangiarono scopo; s’introdussero nelle università, aprirono collegi, e tentarono impadronirsi della pubblica istruzione. Non bastando soli a tanta bisogna, sursero gli Scolopi, poi i Somaschi, poi i Dottrinari; poi finalmente gl’Ignorantelli, e le monache Orsoline, e quelle del S. Cuore, e quelle del Buon Pastore; per impadronirsi quanto più potevano della istruzione, per dirigerla al loro scopo.

Ma quale è lo scopo della istruzione che dà il clero? Eccolo. Fino al secolo XVI, il clero si era servito del poco sapere che era esclusivamente a lui riservato, per stabilire le dottrine della Chiesa romana: quelle dottrine sono condannate ad un inevitabile naufragio per i progressi del sapere.

Scopo del clero fu salvarle da quel naufragio; e, per giungere a tale scopo, si servì di due mezzi: il primo di fare di tutto per sostenere quelle dottrine: ma ciò era impossibile alla scienza; quindi si usò la forza della coscienza ingannata.

Si disse che la scienza se non è guidata dalla religione (e per religione si deve intendere il papismo) è eccessivamente dannosa: a tale effetto se si sollevava sopra il clero uno scienziato, era condannato; esempio il nostro Galileo. Si fece l’indice de’ libri proibiti, e si fulminò scomunica contro chiunque leggesse o ritenesse semplicemente un libro notato in quell’indice; il quale conteneva e contiene quanto di buono, quanto d’istruttivo è stato pubblicato, non conforme agl’insegnamenti di Roma. Allora s’inventò la condanna delle proposizioni estratte da’ libri; allora si fecero gl’indici espurgatori, ne’ quali si guastarono tutte le opere degli antichi, compresi i santi Padri, togliendo tutto quello che era contrario a Roma, e falsificando, ed aggiungendo.

L’altro mezzo di cui servì e si serve il clero insegnante per giungere al suo scopo è l’insegnamento intralciato ch’egli dà. Chi conosce le scuole del clero sa che per l’insegnamento ricevuto in esse non esce mai un vero scienziato. Osserviamo i Gesuiti: vi è fra loro un qualche uomo celebre nelle matematiche, vi sono de’ celebri teologi: ma dove è fra essi un filosofo, un geologo, un uomo profondo nelle scienze naturali?

“””Inoltre il loro insegnamento non è diretto a sviluppare le facoltà intellettuali, ma ad avvilupparle ne’ metodi del medio evo, ed a disgustare i giovani della conoscenza vera, facendoli contenti di una conoscenza falsa, ma inorpellata di vero.””””

Esaminiamo brevemente il metodo d’insegnamento che usano in Roma i Gesuiti nel celebre loro Collegio Romano, cioè nella Università Gregoriana.
Sono ammessi in quella scuola i fanciulli della età di sette anni, appena san- no un poco leggere e scrivere, e sono subito messi allo studio del latino. Si pone loro in mano la grammatica del P. Emanuele Alvaro, con la quale s’insegna il latino per mezzo del latino. Il povero ragazzo è obbligato a studiare alla guisa de’ pappagalli senza comprendere una parola. Se il ragazzo lavora molto, dopo un anno passato nella prima scuola che si chiama infima, passa alla seconda che si chiama infima superiore. Seguendo lo stesso metodo, può, facendo grandi sforzi, cosa che riesce a pochissimi, dopo un altro anno, passare alla media. Il quarto anno, se ha molto faticato, passa alla suprema, ove bisogna che vi passi ordinariamente due anni. Ed ecco cinque lunghi anni perduti per un poco di grammatica latina! ed è a notarsi ancor questo, che dalle scuole del Collegio Romano non è ancora uscito un buon latinista. I latinisti che sono in Roma, non sono gli allievi de’ Gesuiti.

Il sesto anno si passa in umanità, ove si sta due anni, studiando, cioè traducendo in italiano ed imparando a memoria, le elegie di Ovidio, alcuni libri dell’Eneide, e qualche altro classico. Il secondo anno di umanità, si ripete quello che si è fatto nel primo. L’ottavo anno di studi si passa in rettorica, ove si spiegano le istituzioni del P. Decolonia, le orazioni di Cicerone, e qualche ode di Orazio. In rettorica parimente si resta ordinariamente due anni: così si passano nove lunghissimi anni nello studio della lingua latina. Non mai in tutto quel tempo s’insegna nè la lingua italiana, nè la geografia, nè la storia, nè i principii di geometria, nè i principii di storia naturale; nè altro: basta avere appreso un po’ di latino.

Così si passa in filosofia. Cosa deve apprendere in filosofia un povero giovane, il quale crede saper molto perchè sa recitare degli squarci di Cicerone e di Virgilio; ma che in sostanza non sa nulla perchè mancante di que’ principii elementari che guidano alla scienza, perchè il suo intelletto è stato mutilato da quegli stupidi studii preparatorii? Egli si trova in una confusione, e non può orizzontarsi un poco, che dopo alcuni mesi, se ha buone disposizioni.

La filosofia s’insegna da’ Gesuiti in questo modo. Il professore detta in latino per mezz’ora la lezione di quel giorno, per un’altra mezz’ora ne fa, sempre in latino, la spiegazione. Ogni settimana, si fa un giorno di esercizio accademico in latino; ed ogni mese, un esercizio più solenne al quale intervengono i professori. L’esercizio consiste più in giuochi di parole che in sostanza; perchè deve essere fatto nella rancida forma sillogistica del medio evo. Le scuole di filosofia durano due anni, dopo de’ quali si riceve la laurea, e que’ poveri gio- vani credono di essere filosofi. Cosa s’insegna in que’ due anni? Molto, ed ap- punto per ciò nulla: è una illusione per mutilare la scienza, acciò non porti dan- no alla religione. Ecco quali sono le cose che s’insegnano in que’ due anni. La logica, o a meglio dire la dialettica; perchè non s’insegna l’arte di ragionare, ma l’arte d’inviluppare il raziocinio nelle forme sillogistiche del medio evo: la metafisica, che consiste nella psicologia, e teologia naturale. La psicologia si occupa a provare la spiritualità, la libertà, e la immortalità dell’anima; la teolo- gia naturale, la esistenza di Dio, la provvidenza, e la necessità della religione: e questa è la metafisica.

S’insegna oltre a ciò l’etica, ossia la filosofia morale, la fisica, la fisico-chi- mica, la fisico-matematica, la chimica, la geometria, la trigonometria, la meccanica, l’algebra, la matematica, l’astronomia, il calcolo differenziale, il calcolo integrale: tutte queste cose s’insegnano in latino, e nello spazio di due anni se ne diviene dottori. Chi conosce la scienza giudichi se non è questo il modo d’insegnare allo scopo di propagare la ignoranza, fingendo insegnare la scienza!…..”

Desanctis spiega, nella prima nota della dodicesima lettera:

“Perchè i preti vogliono la ignoranza?
Si fa generalmente un delitto per i preti di volere che il popolo sia ignorante; ma se la ignoranza de’ popoli è la ragione essenziale della loro esistenza, se fomentando la conoscenza essi si suiciderebbero, vorrete ascrivere loro a delitto se non vogliono suicidarsi? Fate che la ignoranza religiosa sia bandita; che il popolo si persuada che la vera religione non può venire che da Dio, e che in conseguenza che essa non si trovi che nel libro di Dio; date in mano al popolo la Bibbia, lasciate che il popolo s’istruisca in essa; e poi mi saprete dire cosa diviene la religione de’ preti. Fate che il popolo sia istruito nelle scienze naturali, secondo la sua capacità; eppoi mi saprete dire cosa divengono le Madonne che aprono gli occhi, le immagini che sudano, e tanti altri miracoli inventati da’ preti. “La fede, diceva il cardinal Bellarmino, consiste nella ignoranza.” Il fervente Cattolico, diceva bene il nostro abate, deve essere semplice; vale a dire deve credere a quello che dicono i preti.

Ma i preti, ci si dirà, sono quelli che nel medio evo han salvato e le lettere e le scienze. Sarebbe peccare d’ingratitudine se non si riconoscesse che i preziosi manoscritti dell’antichità ci sono stati conservati dai monaci; ma non prendiamo per tutt’oro quello che in gran parte non è che orpello. Il clero ne’ tempi barbari aveva preso invero il monopolio della conoscenza, ma il popolo a che era ridotto? Ad un gregge di schiavi, che per vivere bisognava che dipendesse in tutto e per tutto dal clero. E la conoscenza cosa era divenuta nelle mani del clero? quali progressi essa faceva? I progressi del gambaro.

Citeremo alcuni documenti per dimostrare quale fosse la scienza de’ chierici, allorchè tutto il sapere era esclusivamente nelle loro mani.

Il Concilio Toletano VIII, tenuto nell’anno 653, lamenta che i preti erano così ignoranti che non sapevano neppure quello che si facevano quando esercitavano il loro ufficio; quindi ordinò che nessuno fosse più promosso ad una dignità ecclesiastica, se non sapessero leggere il salterio, gl’inni e il rito del battesimo. E per coloro che si trovassero già nelle dignità ecclesiastiche, o si sottomettessero spontaneamente, o si costringessero ad imparare a leggere “è cosa assurda ammettere alle dignità ecclesiastiche coloro che no conoscono la legge di Dio e non sanno almeno mediocremente leggere.”
(Sacros. Concil. studio Philip. Lbbaei, et Gabr. Cossartii, tom. VI, pag. 403, ediz. di Parigi 1671).

Mezerai, istoriografo di Francia, nel suo compendio cronologico, parlando de’ tempi di Carlo M. dice: « L’ignorance etait affreuse parmi les Evêque, puisq’on les obligait d’etendre l’oraison Dominicale, e que Charlemagne, après tant de reformations, eut bien de la peine à leur faire seulement quelque exhor- tations aux peuples. »

Il Concilio di Troia (Francia), tenuto nell’anno 909, lamenta che innumerevoli ecclesiastici erano giunti alla loro vecchiezza senza avere imparato ancora le cose le più necessarie della fede, e senza sapere neppure il simbolo degli Apostoli e la orazione domenicale (Labbaei, tom. IX, pag. 571).

Ecco i dotti del medio evo, i custodi della scienza!

Il Fleury nella sua Storia ecclesiastica, libr. 61 all’anno 1072, cita un passo di S. Pier Damiano, nel quale dice che la ignoranza del clero era tale che ve ne erano di coloro che non erano capaci di leggere due sillabe di seguito.

Roberto Testagrossa, vescovo di Lincoln, nel decimoterzo secolo, scriveva che vi erano molti preti i quali non sapevano esporre neppure un articolo di fede, non un solo comandamento di Dio.

Nell’ottavo secolo, Bonifacio vescovo scriveva a papa Zaccaria, domandan- dolo se era valido il battesimo amministrato da un prete in nomine Patria, Filia et Spiritu sancta: il papa risponde che era validissimo, a cagione della ignoranza: e questo decreto è nel diritto canonico, 3 p. de consecr. dist. 4, cap. Retulerunt.

I capitolari di Carlo M. ordinano che i preti devono comprendere il loro messale, e l’orazione domenicale.

Alfredo il grande re d’Inghilterra, verso la fine del secolo nono, lamenta che in tutto il suo reame non vi era un sol prete che avesse una qualche idea de’ suoi doveri, che comprendesse la liturgia, e che fosse capace di tradurre dal latino in inglese una benchè piccola porzione delle S. Scritture.

Che se all’epoca del rinascimento si sono ancora trovati nelle biblioteche de’ monaci preziosi manoscritti, ciò è dovuto alla provvidenza, la quale non ha permesso che i monaci distruggessero interamente que’ tesori che erano a loro insaputa nelle loro biblioteche.

L’abate Muratori nelle sue Antichità Italiane del medio evo, tom. 1 p. 1296, ci ha conservato un prezioso fatto su questo proposito scritto da Benvenuto da Imola, il quale dice averlo sentito raccontare dal suo maestro Boccaccio, come accaduto a lui nel famoso monastero di Montecassino, che gode la fama di essere uno di que’ monasteri che ci ha conservato il più gran numero di codici.

Lo riporteremo ne’ suoi termini originali.
“Dicebat enim (Boccaccius de Certaldo) quod dum esset in Apulia, captus fama loci, accessit ad nobile monasterium Montis Cassini… et avidus videndi librariam, quam audiverat illic esse nobilissimam, petivit ab uno monacho hu- militer, velut ille qui suavissimus erat, quod voleret ex gratia sibi aperire bibliothecam. At ille rigide respondit, ostendens sibi altam scalam: Ascende quia aperta est. Ille laetus ascendens, invenit locum tanti thesauri sine ostia vel cla- vi: ingressusque, vidit herbam natam per fenestras, et libros omnes cum bancis coopertis pulvere alto. Et mirabundus coepit aperire, et volvere nunc istum librum nunc illum, invenitque ibi multa et varia volumina antiquorum et peregrinorum librorum. Ex quorum aliquibus erant detracti aliqui quinterni, ex aliis recisi margines chartarum, et sic multipliciter deformati. Tandem miratus labores et studia tot inclitorum ingeniorum devenisse ad manus pertitissimorum hominum, dolens et illacrymans recessit. Et occurrens in clau- stro, petivit a monacho obvio, quare libri illi pretiosissimi essent ita turpiter de- truncati. Qui respondit, quod aliqui monachi volentes lucrari duo vel quinque solidos, radebant unum quaternum, et faciebant psalteriolos, quos vendebant pueris: et ita de marginibus faciebant brevia, quae vendebant mulieribut. Nunc ergo, o vir studiose, frange tibi caput pro faciendo libros!”

Ecco come erano custodite le librerie più celebri de’ monaci! senza chiave, senza porta, altissima polvere fino a formarsi in esse la terra vegetale e le erbe: i monaci radevano le pergamene per venderle a pochi soldi; inguisachè quello che ci è restato, ci è restato per opera della provvidenza, non per la cura de’ monaci.

Il monopolio del sapere in mano del clero, ci ha condotti a quello scetticismo necessario nella critica; per cui è difficile di conoscere la genuinità de’ codici. Il clero ci ha regalata la famosa donazione di Costantino, le false decretali, le leggende; cose tutte inventate dal clero nel tempo del suo monopolio del sapere. È chiaro dunque che la conoscenza non solo non è frutto del Cattolicismo romano, ma è da esso avversata. Il cattolicismo romano abbisogna d’ignoranza, e cerca tutti i mezzi di propagarla. Se vi è qualche prete veramente dotto è anatematizzato: ed ai nostri tempi abbiamo gli esempi di Lamennais, Gioberti, Rosmini, P. Ventura, ed altri ancora….”

Della nota XI della quattordicesima lettera – I contadini ed i Gesuiti.
“…Il Romano non si crede avvilito se domanda la elemosina, o ruba; ma si tiene avvilito se dovesse andare a zappare. Perciò per i lavori della campagna, vanno a Roma dai piccoli paesi, specialmente dalla Marca di Urbino i contadini per occuparsi a que’ lavori. Essi da’ Romani sono chiamati, non so perchè, burrini. Nell’estate, il loro alloggio è sui gradini delle chiese; nell’inverno si accomodano nelle rimesse, ed ecco in che modo. Si mettono in una rimessa quanti ve ne possono capire: il loro letto è il terreno, e poggiano la testa sopra una corda tesa da un muro all’altro. Essi sono presi al lavoro giorno per giorno.

Vi sono quattro piazze ove i padroni vanno ogni mattina prima di giorno a cercare i loro burrini: la piazza della Madonna de’ Monti, la piazza Montanara, Campo di Fiore e S. Giacomo Scossacavalli. Prima di giorno, vanno tutti alla messa nella quale si dice il rosario. Quando escono dalla messa, i padroni scelgono, pattuiscono, e conducono alla loro campagna i burrini.

Essi hanno uno strano privilegio, ed è questo. Quando sono tre giorni conti- nui di pioggia, ne’ quali non han potuto lavorare, saccheggiano i forni e ne portano via il pane, e non possono essere puniti. Bisogna però spiegare que- st’uso. Un signore lasciò un vistoso legato al governo coll’obbligo di dare gra- tuitamente il pane ai contadini quando accadesse (ed in Roma accade sovente) una simile circostanza. Il governo accettò il legato, assunse l’obbligo; ma spesso si scorda di adempierlo. Il luogo della distribuzione del pane è il Colosseo. I burrini al terzo giorno di pioggia vanno al Colosseo, e se non trovano il pane, saccheggiano i forni.

Fra questi contadini, i gesuiti possono fare una gran messe per la maggior gloria di Dio, ed essere istruiti di quello che si fa, si dice, si pensa nelle vigne, negli orti, nelle campagne. Inoltre, tornando essi ai loro villaggi, ove non sono i gesuiti, que’ poveri burrini fanno il loro interesse: perciò hanno stabilita per essi una congregazione nella chiesa di S. Vitale che è una chiesa tenuta da’ gesuiti, ed è posta in un luogo in mezzo agli orti, e solitaria….”

GPS e scie chimiche – 2

Del Trucco Suggestivo del GPS e del perché delle scie chimiche – 2
Del sistema di terra GPS (Ground Positioning System), dei finti satelliti e dei finti viaggi nello spazio, delle difficoltà nel cavare il perché-delle-scie-chimiche-2.

Del Communication Satellite Act
JF Kennedy, il 31 agosto del 1962, firma un controverso “testo normativo” che ha a che fare con la gestione delle comunicazioni nello “spazio”.

La “mega-ditta” dei telefoni AT&T, progettando un consorzio per la truffa internazionale, assieme alle altre imprese interessate, disputando, argomenta che:

L’uso dello spazio per le comunicazioni era solo una moderna rappresentazione del sistema delle comunicazioni correntemente in uso, basato sui cavi sottomarini.”

AT&T propone un cartello con tutte le imprese interessate per la gestione in associazione d’impresa di tutti i sistemi di comunicazione satellitare, controllati con i servizi e le infrastrutture esistenti (cioè le centrali di terra e i cavi sottomarini).

Del Perché delle scie chimiche-2

Si dice nel video (0:21) “..la motivazione fondamentale (del perché delle scie chimiche-2) è (quella di) trasformare l’atmosfera in qualcosa di adatto alle comunicazioni radio…satelliti, radar, GPS, delle reti Wireless, UMTS..” Le scie chimiche le vediamo tutti ma la ragione per la quale si disperdono veleni nel cielo deve essere un altra, perché quella qui sopra è una spiegazione che non regge.

1. Dei satelliti
Secondo la favola dei finti viaggi spaziali, centinaia di satelliti geostazionari orbiterebbero il pianeta Terra, per motivi diversi, a circa 22.000 miglia, non piedi, miglia, di distanza dal globo terracqueo, che sono più di 35.000 chilometri, non metri, chilometri, rispetto ai punti dai quali ricevono e verso i quali trasmettono segnali, che sono segnali RADIO.

2. dei RADAR
(0:40) “..i segnali radar sono attenuati dall’ossigeno, dal vapore acqueo, nell’atmosfera terrestre….l’attenuazione diventa significativa sopra i 10Ghz”

Cambiare quindi il clima con le scie chimiche per far funzionare il RADAR? Non mi convince, anche se non ho ancora imparato quanto l’umidità disturbi effettivamente le radiazioni. Dico però che, per esempio, avendoci vissuto per un certo tempo, ho visto che:

2.1. a Roma il cielo è quasi sempre sgombro da nubi, quasi tutto l’anno; e chi non vorrebbe godersi il clima romano? Se è così, le irrorazioni delle scie chimiche sui cieli di Roma e dintorni non si dovrebbero vedere.

2.2. a Francoforte il cielo è quasi sempre nuvolo, pure d’estate. Se è così, su Francoforte le scie chimiche non funzionano a dovere. E però l’aeroporto intercontinentale di Francoforte è uno dei più trafficati d’Europa, se non è il primo è certamente il secondo per importanza e volumi di traffico.

2.3. a Hong Kong, tutto l’anno, i livelli di umidità vanno dal 77% al 87%. Piove tantissimo, ci vengono i tifoni e tante altre fastidiose manifestazioni climatiche estreme. Qui, in base alla logica del punto indicato di sopra, il RADAR dovrebbe avere difficoltà a gestire il traffico aereo, invece l’aeroporto di Hong Kong è uno dei più grandi e trafficati al mondo, se non il più grande e il più trafficato del mondo.

2.4. Molte volte ho notato che, qualche ora dopo aver visto le scie chimiche, il cielo si è annuvolato ed è rimasto così per qualche giorno. Quando è così, ancora una volta, le scie chimiche “per asciugare il cielo” non funzionano bene, o vogliamo dire che esistono anche le scie chimiche che servono per farlo addensare, il cielo?

2.5. Sull’arcipelago delle Filippine, in Tailandia, in Indonesia, ci sono alcuni mesi invernali in cui il cielo è sempre completamente sgombro da nubi; durante le stagioni delle piogge è, viceversa, sempre nuvoloso e piovoso, PER MESI. In certe zone delle Filippine, le giornate sono tristi e quasi buie. Quando piove per settimane di fila, le città filippine si allagano, la luce elettrica si perde e però le comunicazioni radio funzionano ugualmente.

2.6. Situazioni contraddittorie simili a quelle accennate di sopra si possono osservare sul cielo della regione del Guangdong e in altre regioni umide della Cina comunista, per qualche mese, ogni anno, e in molte altre parti del mondo in cui il clima si dice più o meno “tropicale”. Sembrerebbe che le scie chimiche non riescano mai ad “asciugare il cielo” per molti mesi all’anno e, ciò nonostante, le comunicazioni radio funzionano, più o meno, come nelle altre stagioni, con l’eccezione delle zone più povere in cui, quando si hanno nubifragi disastrosi, come a Manila e dintorni, per esempio, oltre ai poveri disperati che annegano in città perché non sanno nuotare, in certe zone va via la luce.

3. Dell’espressione “comunicazioni radar-satellitari” (2:13)
3.1. I radar della difesa aerea militare hanno una potenza superiore a quelli utilizzati per altri scopi, quindi, per il ragionamento che si fa qui, basta considerare questi. Un disco rotante di quelli usati per la cosiddetta “difesa aerea” ha una gittata massima di 300 miglia.

Li può superare, dicono, ma di quanto? Di dieci, cento miglia? Vogliamo dire che arriva a 400, 500 miglia? Vogliamo fare mille miglia? I satelliti orbitano il pianeta Terra ad una distanza, dicono quelli che inventano queste favole, di 22 mila miglia. Perciò, l’espressione “comunicazioni radar-satellitari” (2:13) non significa nulla. Non esiste nessuna comunicazione tra il radar e il satellite. Forse s’intendeva “radar e satellitari”, cioè, “sia radar che satellitari”, senza implicare alcuna relazione tra i due strumenti? Il radar è solo un disco rotante che serve, con tecnologia assai rudimentale e pure molto antiquata, a mandare in giro un segnale che poi ritorna come un eco se quel segnale incontra un qualche oggetto di metallo per aria. Lo stesso acronimo RADAR sta per Radio Detection and Ranging. Il congegno individua l’oggetto metallico via radio e ti dà la distanza (ma col cavolo che ti dà l’altitudine).

3.2. Anche qui, con i livelli di umidità di Hong Kong e di nuvolosità di Francoforte, come fanno ad essere attendibili i dati letti dai rispettivi RADAR?

3.3. Per capire quanto “vitale” sia la presenza di un RADAR in uno spazio aereo “controllato”, basti pensare che ogni giorno 4000 voli attraversano l’atlantico (lo dicono quelli che fanno la propaganda per KLM)

e che, per quanti siano, viaggiano tutti a distanze fisse, comunicando, forse, solo fra loro, visto che viaggiano in fila indiana a dieci minuti di distanza l’uno dall’altro, non essendoci nessuna copertura RADAR sull’oceano.

3.4. Per fare un altro esempio, l’aeroporto di Reggio Calabria non ha il RADAR, non lo ha proprio, e però gestisce da anni il suo traffico aereo con serenità, comunicando con gli oggetti volanti via radio, anche quando piove o è nuvolo, come fanno tutti gli altri, pure quelli che lo hanno.

3.5. Visto che le funzioni e le capacità del RADAR sono così limitate, perché i controlli del traffico aereo del mondo li usano ancora, anziché usare i sistemi GPS e/o altri trucchi satellitari? Sono proprio i piloti (quelli della piccola aviazione leggera amatoriale) a dirti che il GPS è anche più accurato degli altri sistemi di navigazione e sono proprio i finti ingegneri aerospaziali a dirti che il GPS è coperto ovunque, anche sull’oceano e pure sulle rotte polari, e allora perché non usare quello nelle grandi sale dei controllori del traffico aereo? Non sarà perché essi sanno che il GPS è solo un simulatore, un programma che gira su di un calcolatore elettronico, un software, che riceve segnali da servizi di terra? Bisognerebbe sapere se e come e quali segnali ricevono i giocattoli GPS, quando sorvolano l’oceano, e per questo sarebbe bellissimo poter parlare con un pilota che attraversa le rotte oceaniche, perché gli altri non lo sanno o non ne vogliono parlare.

3.6. Dei Disastri Aerei
In certi episodi di disastri aerei, o in quasi tutti, o in tutti, si sente fare la seguente inutile osservazione:

“…questa è l’ultima comunicazione radio….poi….è scomparso dai radar…”.

Non si sa bene cosa sia successo fino a che non si trova la carcassa e nemmeno allora, perché bisogna prima trovare la famigerata scatola nera e poi bisogna far passare degli anni perché venga aperta ed interpretata. In certi casi impiegano un sacco di tempo a trovare anche l’aereo e cercano in tutto un raggio attorno al punto in cui hanno perso le comunicazioni RADIO, che infatti sono solo di due tipi: il RADAR (che riceve anche dal transponder) e la radio (che include anche il sistema ACARS). Se il controllo aereo potesse seguire gli oggetti volanti per l’immaginaria via satellitare, si saprebbe immediatamente dove è precipitato l’aereo, anche se è precipitato in mare. Se ACARS e transponder sono spenti (capirai, se finisce in acqua, o se va in fiamme schiantandosi sulla montagna, la radio e il transponder non si danneggiano?) col cavolo che si sa dove è andato a finire l’oggetto volante.

3.7. Del Boeing 777 dell’Aviazione Civile Malese
Ecco un esempio d’incidente aereo in cui non si riesce a capire dove sia finito l’aeroplano, un Boeing 777.
Nell’esempio di qui sopra, riportano che “l’antenna del satellite” (chissà se sugli aerei di linea montano le antenne a piatto come sulle case delle colline viterbesi) continua a comunicare per cinque ore e mezza dopo che l’aereo è “sparito dai RADAR.” Ma, con il satellite, non hanno visto dove è andato a finire? Che mi frega di sapere che l’antenna funziona se non trovano l’aereo? Per scansare queste domande c’è una soluzione cretina che funziona sempre, il mito della finta “pirateria aerea”, e naturalmente la risposta viene sempre da qualche fantoccio degli enti di stato americani che indagano-interferiscono sui fatti della Malesia, altrimenti si potrebbe chiedere con un mandato giudiziario alla ditta Inmarsat, che fornisce il servizio GPS alla compagnia aerea, di declinare le coordinate della carcassa, nonostante il fatto che il servizio satellitare, verso quel particolare cliente, magari è sospeso, perché la compagnia aerea non ha pagato l’ultima bolletta. E però da questo stupido articolo si cava anche un’altra nota interessante: il segnale dal satellite all’aviogetto viene inviato in automatico ogni ora e a quel segnale il dispositivo sull’aeromobile risponde dando la posizione (l’aeromobile dà la sua posizione al servizio GPS e non viceversa?). Questo significa che  i giocattoli GPS ricevono un segnale ogni ora dai ripetitori di terra delle ditte fornitrici del servizio. Il resto del percorso è gestito con precisione relativa dal programma (dal software) del computer giocattolo GPS. Sia come sia, l’aereo non lo trovano, nonostante le centinaia di satelliti che dicono di avere e nonostante che gli enti di stato americani inviino l’aereo anti-sommergibili P-3 Orion, il quale, dalla Malesia occidentale allo Sri Lanka, gira a vuoto per una distanza di mille miglia lineari, prima che mandino inutilmente un altro aereo-radar P-8 alla baia del Bengala. I fantocci delle autorità malesi chiedono anche l’intervento del USS Kidd per perlustrare il mare di Andaman, ma ti pare che se avessero i satelliti dovrebbero fare tutto questo lavoro di ricerca fisica?

3.8. SMR è il RADAR di terra, vede il traffico in movimento sull’area di manovra, anche il GPS segue i ricevitori/trasmettitori che manovrano a terra.

3.9. L’ACC di Milano è il centro di controllo dell’ENAV S.p.A., la società anonima alla quale i fantocci al governo dello stato italiano danno in monopolio la gestione del traffico aereo civile in Italia. I centri di controllo sono 4, uno è l’ACC di Milano, gli altri sono a Roma Ciampino, Padova e Brindisi. Nel filmino pubblicitario che si vede di sotto, la società anonima ENAV dichiara di gestire un “sistema tecnologico avanzato” costituito anche da 50 RADAR primari e secondari (non ho capito se sono 50 in tutto o se sono 50 primari e 50 secondari, perché allora sarebbero cento). Techno Sky è un’impresa controllata dell’ENAV che si occupa della gestione tecnica e della riparazione dei loro dischi rotanti; i suoi impiegati vestono il camice bianco, come i medici negli ospedali ma, a differenza dei medici, quelli lo tengono abbottonato, e non sento dire però nemmeno una parola assennata sul controllo satellitare. Se ci fosse, basterebbe un solo centro di controllo e non sarebbe affatto necessario coordinarne 4 con 50 o 100 sistemi RADAR al seguito.

3.10. Del RADAR primario e del RADAR secondario
Non si creda che la tecnologia del controllo del traffico aereo si sia tanto evoluta, nel mondo, dal 1970 ad oggi.

3.10.1 Del RADAR primario
Il RADAR primario è quell’attrezzo a forma di enorme disco che gira, che manda un segnale attorno a sé, il segnale rimbalza sull’oggetto di metallo che incontra in aria e ritorna verso il RADAR, dà la distanza e la direzione di quell’oggetto di metallo che incontra ma non l’altitudine. L’altitudine viene trasmessa a terra, a voce, via radio, dal pilota che sta in aria.

3.10.2. Del Transponder
Oggi gli aeroplani viaggiano con il transponder e a terra il segnale del transponder viene agganciato dal sistema RADAR secondario, (SSR); il sistema interroga la macchina che sta in aria, il transponder, la macchina, risponde in automatico, fornendo i 4 numeri identificativi dell’aeromobile e l’altitudine. Nonostante ciò, c’è ancora un sacco di lavoro manuale da fare e permangono una marea di comunicazioni via radio, che vanno e vengono verso i centri di controllo, da e per gli aeromobili che sorvolano lo spazio aereo “controllato”. Il controllo del traffico può sapere dove si trova l’aeromobile ma il pilota no. Se ci sono altri aeroplani vicini, o in rotta di collisione, il pilota lo può sapere solo dal controllo del traffico aereo.

3.10.3. Dell’IVR
Oltre a ciò c’è l’IVR che mi limito a dire non sia ottimale in ogni caso per motivi che non rilevano con il tema.

3.10.4. Dell’ADS-B
Negli ultimi venti anni il sistema del traffico aereo fa di più lavorando di meno, cioè, si modernizza, usando le tecnologie d’altri, sfruttando il sistema (informatico) ADS-B, che è la banca dati per i siti web che dispensano le informazioni sui voli agli utenti in tempo semi-reale (con ritardi di 10 minuti).
(Planefinder.net, Flightradar24.com, Radarvirtuel.com eccetera).

3.10.5. Con il trucco dell’ADS-B (Automatic Dependant Surveillance Broadcast), gli aeroplani usano il GPS per determinare la loro posizione, radiodiffondono l’informazione della loro posizione su 1090Mhz, e su 978Mhz per i piccoli aeroplani della GA (General Aviation) a 1Hz.

3.10.6. L’informazione radiotrasmessa (che tutto il mondo può vedere via internet) contiene il numero identificativo del volo, la pozione, l’altitudine, la longitudine, la direzione e la velocità.

3.10.7. Le informazioni sono ricevute da una rete di stazioni di terra che non fanno alcun uso di dischi rotanti (niente RADAR, quindi) e sono particolarmente utili proprio nelle zone prive di copertura RADAR (vedi Reggio Calabria, per esempio), nelle zone montuose, nella Hudsons Bay, nel golfo del Messico e sulle montagne dell’Alaska.

3.10.8. Il protocollo funziona in due forme: ADS-B out e ADS-B in.
I velivoli usano il GPS per determinare la loro posizione,
i velivoli inviano il segnale della posizione al controllo del traffico,
i velivoli possono comunicare anche fra loro questi dati,
i segnali, ed eventualmente altri dati, ritornano poi ai velivoli dal controllo del traffico.

3.10.9. Il protocollo ADS-B si presenta come un qualunque altro “network packet”.

3.10.10. ADS-B out
Con ADS-B out, la comunicazione è dall’aeroplano al controllo del traffico aereo. Non c’è bisogno d’interrogazione, la comunicazione è automatica. Anziché usare il RADAR primario e quello secondario, l’aeromobile riporta (cioè ritrasmette agli altri soggetti via radio) la sua posizione, che cava dal GPS.
Invia la comunicazione unidirezionale alle stazioni di terra e ad altri aeromobili che possono trovarsi nello stesso spazio aereo. Lo schermo rotondo del controllo del traffico è ora popolato di segnali, che riceve da ciascuno dei velivoli che gli trasmettono (e non dal GPS, che, secondo la novella trasmetterebbe via satellite i suoi segnali agli arei che poi, cavando dal GPS la loro posizione, la radiodiffondono a terra).

3.10.11. ADS-B in
Con ADS-B in, l’equipaggiamento è opzionale, chi se lo installa può ricevere le comunicazioni in uscita da altri aeromobili o dal traffico aereo. Permette ai velivoli presenti in una certa area di sapere gli uni degli altri senza l’intervento del traffico aereo. Funziona anche da terra e quindi chi ha il dispositivo mentre è parcheggiato sul piazzale può ricevere ed inviare le stesse informazioni. Costa dai 5 ai 10 mila dollari per l’ADS-B out e 20 mila l’ADS-B in.

3.10.12. Della finta sicurezza del traffico aereo
Le comunicazioni ADS-B non richiedono autenticazione e non richiedono crittografie.
Chiunque può sintonizzarsi sui canali 1090Mhz e su 978Mhz e decodificare in tempo reale le comunicazioni dei voli. Il segnale viaggia in semplice PPM (Pulse Position Modulation). Non c’è l’autenticazione dei dati di livello dell’aeromobile. Quando li ricevi non sai se effettivamente provengono da quel velivolo o da un’altra fonte.
Chiunque può operare una stazione ricevente da casa, mettendo una piccola scatola sulla scrivania, con un’antenna di 4,5 piedi. Riceve i segnali ADS-B dall’area circostante, li elabora, li carica sulla rete internet, li invia ad uno di quei siti web indicati di sopra e può vedere sul suo schermo, la sua personale stazione di traffico aereo. Chiunque può, da casa, o da un’auto con una buona antenna, verificare quali velivoli sorvolano il suo tetto anche nelle ore in cui gli aeroporti sono chiusi. Questa tecnologia è obbligatoria in nord America entro il 2020, in Europa entro il 2030, ma la usano di già in tutto il mondo.

4. dei GPS:
4.1. Del Monopolio USA del GPS
Il GPS è un trucco di proprietà (del governo?) degli Stati Uniti d’America e questo vuol dire che, volendo credere alla favola dei satelliti, anche i finti comunisti, sia civili, che politici che militari, di Russia, Cina, Corea del Nord, Cuba, Vietnam eccetera, ogni volta che usano il GPS informano i loro finti nemici dei loro spostamenti (del resto funziona così anche con la rete internet).

4.2. Della cooperazione internazionale
E però il governo statunitense promuove la “cooperazione GPS” con altre nazioni e con altre organizzazioni internazionali (GNSS, Global navigation satellite systems). La politica è quella di incoraggiare la inter-compatibilità dei fornitori dei servizi GNSS stranieri, promuovere la “trasparenza” nei loro regolamenti dei servizi civili e favorire l’accesso ai loro mercati da parte dell’industria statunitense

4.2.1. Australia
La delegazione congiunta dei pupi dei governi australiano e statunitense firmano una dichiarazione di cooperazione nel 2007 e poi sottoscrivono un contratto di cooperazione nel 2020.

4.2.2. Cina comunista
I pupi americani e quelli cinesi terminano le discussioni di coordinamento tecnico sulla “compatibilità in radiofrequenza”, tra l’impresa cinese BeiDou System (BDS) e il sistema GPS, nel 2007. Nel 2017 firmano la “Dichiarazione congiunta sulla “compatibilità e l’interoperabilità dei segnali” civili tra il sistema di posizionamento globale (GPS) e il sistema satellitare di navigazione BeiDou (BDS)”.

4.2.3. Europa
Nel 2004 le parti firmano il contratto di cooperazione tra il “vero GPS” e il pianificato “sistema Galileo“.
La cooperazione mira a garantire che GPS e Galileo siano “inter-operabili” al livello dell’utente, a beneficio degli utenti anche non armati, in tutto il mondo. La cooperazione è anche intesa a mantenere un commercio equo nel mercato globale della (finta) navigazione satellitare.
L’accordo GPS-Galileo istituisce gruppi di lavoro per la cooperazione su:

a) Compatibilità e interoperabilità delle radiofrequenze,
b) Commercio e applicazioni civili,
c) Progettazione e sviluppo della prossima generazione di sistemi.

Mi pare d’interesse il fatto che i contratti, i quali esprimono accordi sostanzialmente e formalmente commerciali, abbiano come oggetto la “compatibilità e interoperabilità delle radiofrequenze“. Cioè, le organizzazioni commerciali-civili compreranno delle radiofrequenze, dei segnali radio, dei servizi, degli spazi virtuali, per trasmettere e ricevere, come fanno con la rete internet, ma le infrastrutture rimangono tutte gestite dai padroni della tecnologia GPS, oppure ho capito male? Gli impiegati di Galileo, per esempio, hanno mai visto un missile, lanciato dal cortile dello stabilimento in cui lavorano, per mettere in orbita un “satellite”? Se l’oggetto del contratto si riferisce ad applicazioni civili, come dice il punto b, ci sono ottime scuse per non permettere agli ingegneri aerospaziali di Galileo di mettere, fisicamente, le loro nude mani sui satelliti.

Il 22 marzo del 2006, gli “esperti della compatibilità e dell’interoperabilità delle radio frequenza” della ditta GPS-Galileo, a Stoccolma, producono con successo un “segnale comune ottimizzato congiuntamente dopo 21 mesi di sforzi cooperativi. Il gruppo di lavoro verifica pure che questo segnale soddisfi tutti i requisiti di compatibilità e raccomanda “questo segnale” per la trasmissione sia delle costellazioni Galileo che di quelle GPS….una volta implementato, il “segnale comune” verrà divulgato, radiodiffuso, da 60 satelliti, da parte di entrambe le “costellazioni” di Galileo e del GPS (non mi è chiaro se sono 60 per ciascuno o se sono 60 in tutto).

Anche qui, si vede bene, nel momento in cui ai bambini viene dato il terminale per giocare, quelli lo manipolano contenti, come manipolano contenti qualunque giochino elettronico, e non si domandano da dove originino i loro segnali e/o perché essi debbano poi essere segnali importati da qualche compagnia multinazionale collocata all’estero. Gli “esperti” di Galileo sono esperti di segnali, non di cavi, non di missili e/o di satelliti geostazionari, si dicono esperti di segnali radio. Essi lavorano 21 mesi solo per individuare (o adattare) un “segnale comune“. Ma, se il segnale lo comprano da un’altra impresa, perché motivo non potrebbe essere, anche quello, servito via cavo, come avviene con tutte le altre comunicazioni che vanno da una parte all’altra del mondo? Perché, per sembrare vero, deve essere ricevuto via radio, altrimenti non si vende la frottola dei satelliti geostazionari. Potrebbe benissimo funzionare come per i segnali dei radiotelefoni cellulari, che ricevono il segnale via radio, nel raggio di un miglio, dalla cella più vicina, e la cella, però, prima di ritrasmetterlo, riceve quello stesso segnale, proveniente dall’altra parte del mondo, e lo riceve via cavo. Per il GPS può benissimo valere la stessa cosa. Devono esserci degli enti di terra, delle infrastrutture di terra, che ricevono il segnale via cavo dalla casa-madre oltreoceano, lo elaborano, lo ritrasmettono e, se il ricevente non è troppo lontano, lo ritrasmettono via radio. Il ricevente, che vede, nella simulazione virtuale sullo schermo, il suo bel disegnino sulla mappa di Google o di Apple, è convinto di ricevere quel segnale da 22 mila miglia di distanza, da qualche oggetto orbitante nello spazio, ed è convinto di ciò anche se di mestiere fa l’ingegnere, soprattutto se è un ingegnere aerospaziale. Sia come sia, l’infrastruttura di terra è già bella che confezionata e fornita dalla ditta fornitrice del trucco GPS.

I fantasmi giuridici coinvolti nell’operazione-imbroglio definita Galileo sono:

L’agenzia degli asini che volano nello spazio ESA,
ESA con il trucco Galileo,
Il centro servizi GNSS Europeo,
La sezione della frode Galileo della Commissione Europea.

Per quanto riguarda le nazioni indicate di sotto, i contratti sono sostanzialmente simili a quello stipulato con Galileo, e le nazioni sono l’India, il Giappone, la Russia e il Regno Unito.

5) Delle infrastrutture
5.1. Del monopolio GPS
Il monopolista del GPS è, pare, un ente del governo statunitense.
Il GPS è un’utilità di proprietà USA” , così è scritto al principio della presentazione del servizio da parte del gestore dei finti satelliti.

5.2. Dei contratti di fornitura
Il monopolista distribuisce il servizio GPS al resto del mondo accordandosi con le diverse società di gestione, con le quali stipula contratti di condivisione di segnali radio, come si dice di sopra (punto 4.2.).

5.3. Del Segmento di Controllo
Il monopolista ha un “segmento di controllo” di terra, un’infrastruttura, costituita da stazioni di controllo (che provvedono ad una “copertura globale” attraverso 16 siti civili e 6 dell’aviazione militare), antenne di terra (4 antenne dedicate al GPS e 7 al AFSCN, Air Force Satellite Control Network) e altre stazioni di monitoraggio dell’aeronautica militare, chiamate NGA (National Geospatial-Intelligence Agency).

5.4. Della distribuzione-ripetizione dei segnali radio
Se guardiamo la mappa dell’infrastruttura indicata di sopra, si vede bene che “gli impianti”, diciamo così, le installazioni (i ripetitori) di terra, sono distribuiti in modo abbastanza uniforme su tutto il globo terraqueo, dalle Hawaii, all’Alaska, naturalmente con maggiore intensità agli Stati Uniti d’America, all’Ecuador, all’Uruguay, al Sudafrica, al Regno Unito, al Bahrein, alla Corea del sud, all’Australia e alla Nuova Zelanda.

5.5. Degli atolli nel mezzo degli oceani
Si notano pure delle belle installazioni con antenne di terra, sugli atolli dei centri finanziari offshore, proprio nel bel mezzo dell’oceano, ed è qui il punto chiave di tutto il problema. Se i satelliti non esistono, come cavolo fanno quelli che navigano con il GPS in mezzo all’oceano? Sappiamo che, ovunque ci sia terra, ci possono essere uno spazio aereo controllato e un sacco di antenne, ma dove le metti, le antenne, in mezzo agli oceani?

5.5.1. Ascension
Ascension, distante 1400 miglia, sia dalla costa sudamericana che da quella sudafricana, è una misteriosa isola di proprietà totale della corona britannica, i cui abitanti non hanno diritti di proprietà privata, risultano nati per mare e, se e quando risiedono lì, in 900 circa, possono risiedervi a seconda del ghiribizzo del governo britannico. La storia dell’atollo è articolata ma a me interessano solo due dettagli, la sua vicinanza con l’isola di Sant’Elena, che ospita in esilio Napoleone Bonaparte, e il fatto che, nel 1899, durante la seconda guerra boera in Sudafrica, l’ammiragliato britannico commissiona alla “Eastern Telegraph Companyla posa dei cavi telegrafici SOTTOMARINI, da Cape Town all’isola di Sant’Elena e a quella di Ascension, che collegano il telegrafo dal Sudafrica all’Inghilterra via Capo Verde e Madeira.

5.5.2 Dei cavi sottomarini del diciannovesimo secolo
Per 19 anni, i primi ed unici abitanti dell’isola di Ascension sono i tecnici della Eastern Telegraph Company (ETC), che la popolano in un centinaio con mogli e figli, per onorare i loro contratti triennali con la compagnia. E così, già nel 1899, abbiamo la possibilità di comunicare in tempo reale, inviando messaggi in alfabeto binario, da un capo all’altro del mondo, per mezzo d’impulsi elettrici che viaggiano su CAVI SOTTOMARINI.

Oggi, i messaggi trasmessi da computer a computer, (ricorda che ogni dispositivo digitale è un computer e che pure la SIM card ha tutte le componenti di un computer, anche se in miniatura), ancora in linguaggio binario, come allora, ancora viaggiano su cavi sottomarini.

5.5.3. Della base dell’aviazione militare premonitrice
Prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, la ETC cambia nome e diventa “Cable & Wireless” (C&W). Eccitante è poi il fatto che nel novembre del 1941, prima del finto attacco a sorpresa di Pearl Harbor, che si ha il 7 di dicembre dello stesso anno, il direttore di C&W riceve notizia della decisione d’installare la prossima base aerea militare statunitense proprio sull’isola di Ascension.

5.5.4. Della base dell’aviazione militare ad uso promiscuo
Nel 1956 si costruisce sull’isola la prima stazione di puntamento e monitoraggio dei missili lanciati da Cape Canaveral, 5.560 miglia a nord-est. Poi, nel 1960, la BBC (British Broadcasting) installa il suo ripetitore Atlantico per ritrasmettere le onde corte verso l’Africa e il Sudamerica, mentre i produttori della “compagnia di spettacolo comico-televisivo”, detta NASA, firmano un contratto con C&W per costruire una stazione di terra per i suoi finti satelliti, parcheggiati sopra l’Atlantico in orbita geostazionaria, proprio per seguire il finto allunaggio dell’Apollo. Dopo la guerra delle Falkland, l’isola diventa una base aerea militare usata sia dall’aviazione militare britannica che da quella statunitense e l’ESA ci costruisce una stazione di monitoraggio dei missili lanciati dal finto centro spaziale della Guiana per i suoi finti satelliti Ariane. Ecco che allora l’aviazione militare statunitense monta sull’isola una mega-antenna di terra per il sistema di simulazione computerizzata GPS (e sono solo 4, come si dice di sopra, essendo le altre tre antenne collocate a Cape Canaveral, che è in Florida, sull’atollo di Kwajalein, che è tra le isole Marshall, nell’Oceano Pacifico, e l’atollo Diego Garcia, nell’Oceano Indiano). Solo a partire dal 2004, i turisti possono spingersi a visitare l’isola misteriosa di Ascension, e lo fanno a loro incomodo, visto che le infrastrutture per giungere da civili sono ridicolmente primitive ed i collegamenti impervi.

5.6. Diego Garcia
Diego Garcia è una piccola isola nell’Oceano Indiano e un’altra base militare statunitense considerata “segretissima”. Anche quest’isoletta è di proprietà dell’impero britannico, come parte delle Chagos Islands; i soldati inglesi eliminano la popolazione indigena negli anni 1960, si prendono la roba, la terra e la subaffittano ai miliziani degli Stati Uniti d’America, per la loro aviazione militare. Il sito web del locatario dell’isola dà il benvenuto al lettore con una breve descrizione introduttiva in cui sono sintetizzati i servizi offerti dagli operatori ospiti dell’isola:

garantire la qualità e la gestione degli impianti di telecomunicazione navale, la sicurezza delle comunicazioni e delle risorse delle agenzie del sistema informativo di difesa (cioè delle agenzie di spionaggio industriale internazionale). Inoltre, fornire supporto tattico e strategico alla flotta e alle forze alleate nel teatro dell’Oceano Indiano e “al consumo”.

I giornalisti non possono mettere piede sull’isola, solo il personale militare è autorizzato a venire a Diego Garcia, che conta stabilmente circa 4000 addetti militari, e ciò che serve al personale militare per mantenersi impegnato nei mestieri delle armi, cioè i circa 2500 sguatteri, che sono tutti assunti e trasportati dalle Filippine; il contratto con il governo del Regno Unito dura perlomeno fino al 2036.

5.6.1. Delle alternative a Guantanamo
Secondo una non specificata inchiesta del senato statunitense (Retired United States Army General Barry McCaffrey twice made claims that Diego Garcia is the site of a secret US prison camp), in seguito ai finti auto-attentati dell’undici settembre, l’isola offre pure una delle basi alternative a Guantanamo per i servizi di spionaggio internazionale non clandestini, che rapiscono i cosiddetti sospetti all’estero e li trasportano in località segrete in cui la tortura non è vietata da nessuna legge, non essendoci altra legge che quella militare da campo. La piccola isola ha le strutture per gestire l’andirivieni dei più mortali bombardieri degli assassini delle aviazioni militari, i B-52, i B-1B e i B-2, è un comodo scalo per lanciare gli attacchi alle nazioni indifese di Afghanistan, Iraq eccetera ed è anche una base per i sottomarini nucleari.

5.6.2. Dell’impianto per la comunicazione della marina militare
C’è una pubblicazione ufficiale in rete su “la storia della marina e del dominio del demanio (o del comando di ingegneria delle strutture navali)” dalla quale si cavano, al capitolo 10, una marea di dettagli tecnici e storici circa i lavori fatti dalla canaglia militare sull’isoletta Diego Garcia. A me qui interessa solo l’inizio della narrazione, dove l’entità dell’isola si definisce “impianto per la comunicazione della marina militare”. Prima dell’installazione di ciò che è installato sull’isola, cioè prima degli anni 1970, l’Oceano Indiano è considerato un’area di “black-out” nella rete di comunicazioni (estese sul resto del mondo) della marina militare. L’isola è a 12 mila miglia di distanza dal porto statunitense più vicino, a 400 miglia dall’aeroporto britannico di Gan e a 960 miglia dal porto commerciale più vicino, che è Colombo. BIOT significa British Indian Ocean Territory.

Se si dice che, prima degli anni 1970, l’Oceano Indiano è considerato un’area priva di copertura per le comunicazioni radio (“blacked out”), mi sembra ragionevole dedurre che, dopo gli anni 1970, quell’area non sia più scoperta, il che vuol dire che le comunicazioni radio, almeno quelle della marina militare, adesso si possono avere su una buona porzione di esso, e forse anche di tutta l’area, visto che Diego Garcia sembra più o meno equidistante dall’India, dalla costa africana, dal centro finanziario offshore delle Seychelles, dal Madagascar e l’arcipelago indonesiano. Pare messa al centro dello spazio d’acqua più lontano dalla coste, nel punto più sensato per montare un ripetitore radio, e infatti ci montano una vera e propria centrale radio, se pure è nel mezzo di una base militare che ospita miliziani sia inglesi che americani, e che serve anche altre esigenze, come quelle dei mestieri delle armi.

5.7. Guam
Guam è un’isoletta di proprietà del governo statunitense, sulla quale sono stanziati circa 7000 mercenari che la definiscono una  “portaerei permanente”, la quale ospita sia il turismo che le basi e le installazioni militari. Si trova più o meno a 3300 miglia ad ovest delle Hawaii, a 1550 miglia a sud del Giappone e a 1500 miglia ad est delle Filippine. Turisti, commercianti e mestieranti della guerra usano questo atollo come centro di smistamento per se stessi e per la loro roba, da e per gli Stati Uniti d’America e da e per il continente asiatico e l’Australia.

La base dell’aviazione militare installata garantisce la tutela del paesaggio con una “continua presenza di bombardieri”, “preparati per prevalere”, in tutta l’area della “potenza aerea pacifica”.

Le installazioni della marina militare assicurano una continua presenza anche di navi per la distruzione e di sommergibili nucleari d’attacco preventivo, in tutta l’area di competenza, ma non trovo una parola spesa sui loro siti ufficiali a proposito dell’antenna GPS.

5.7. 1. Della posizione strategica rispetto alla Corea del nord.
I ruffiani di ABC News pubblicano una scheda carina ed invitante a proposito dell’isola, adducendo la fandonia della sua posizione strategica rispetto alla Corea del nord. Se e quando la Corea volesse attaccare gli Stati Uniti d’America, racconta la favola (e dato che nessuno ha i missili intercontinentali che possano giungere alle coste statunitensi) i morti di fame della Corea del nord potranno avventurarsi nell’oceano con le loro zattere, sperando d’incontrare correnti favorevoli, ed invadere l’isola di Guam, di proprietà del governo statunitense, più o meno come si vuole che faccia l’imperatore del Giappone, sponsorizzato da banchieri occidentali, quando attacca Pearl Harbor.

5.7.2. Dell’attacco a Pearl Harbor
Il 26 novembre del 1941, si narra che sei portaerei partono dalla baia di Hittokapu, nelle Kurile Islands, a nord del Giappone, per bombardare le Hawaii (immagina se la Terra fosse piatta che giro dovrebbero fare quelle sei portaerei per arrivare poi “a sorpresa” nei pressi di Pearl Harbor).

5.7.3. Delle finte minacce della Corea del Nord
Sia come sia, la Corea del nord non ha portaerei e vedrai che il fantoccio che la governa a malapena può disporre di qualche barcone da pesca per calamari, il che vuol dire che le minacce della Corea del nord sono

fandonie delle agenzie di stampa e che quindi Guam non rileva strategicamente per la difesa delle installazioni statunitensi ma, piuttosto, per le minacce che può rappresentare contro il mondo orientale, che sorvola costantemente con i suoi bombardieri già da decenni. Nemmeno sull’articolo dei ruffiani di ABC News trovo accenni circa le antenne per il trucco del GPS e a quindi lascio perdere, tengo per buono ciò che si cava dalla pagina base sul sistema GPS.

5.8. Kwajalein
Ci resta ora da menzionare molto brevemente Kwajalein (vicino al centro finanziario offshore delle Isole Marshall). La missione militare della modesta guarnigione installata in quest’altro paradiso fiscale terrestre extraterritoriale è minima e generica, come pure minimo è il suo organico.

6. Delle Distanze tra i Ripetitori sull’oceano
I ripetitori di terra non li consideriamo, sono tantissimi e possono essere ovunque, consideriamo solo quelli sul mare, che sono i più misteriosi.

Kwajalein dista dalle Hawaii circa 2500 miglia, andando ad est.
Le Hawaii distano dalla California circa 2500 miglia, andando ancora ad est.
Kwajalein dista dall’isola di Guam circa 2500 miglia, andando ad ovest.
Guam dista dalle Filippine circa 1500 miglia, andando ad ovest.
Guam dista dal Giappone poco più di 1500 miglia, andando a nord.

Ipotizzando che una buona copertura radio si possa avere in un raggio di 2500 miglia (ci sono radioamatori che riescono a parlare via radio con altri soggetti che si trovano in zone assai più distanti), circa, con quattro ripetitori, collocati su alcuni atolli ben distanziati dell’Oceano Pacifico, posso coprire una vastissima area oceanica, che va dalla California fino al Giappone e alle Filippine. Facendo ripetere i segnali (relay) da un capo all’altro del mondo, posso triangolare i sistemi GPS delle imbarcazioni che lo attraversano, e forse anche degli aeroplani. Ricordando pure che le antenne sono collegate tra loro da cavi sottomarini, come i sistemi della radio, del telefono, della rete internet e della televisione, si può gestire tutta questa comunicazione senza nessun bisogno di satelliti, a costi certamente inferiori e con prestazioni logicamente molto superiori.

6.1. Della convenienza delle stazioni di terra rispetto ai satelliti
Se un segnale radio può giungere a 3 o 4 satelliti geostazionari per poi essere rimbalzato indietro e consegnare i dati al simulatore del computer per la triangolazione, se quel segnale deve arrivare da 22.000 miglia di distanza dalla superficie del globo terraqueo, non è più ragionevole, e soprattutto più economico, visto che i cavi sottomarini esistono già da un secolo e più, farlo rimbalzare su antenne collocate a non più di 2.500 miglia di distanza l’una dall’altra? Quale problema tecnico di trasmissione può esserci tra due antenne a 2.500 miglia di distanza che possa essere più difficile da gestire rispetto alle difficoltà che si possono avere usando due o più antenne che comunicano a 22.000 miglia di distanza?

6.1.1. Delle distanze sull’Oceano Atlantico
Tra la città di New York e quella di Limerick, che sta in Irlanda e che è vicinissima al centro radio di Shanwick, ci sono 3099 miglia di acqua dell’Oceano Atlantico. Sappiamo che sull’oceano non c’è copertura RADAR ma la radio funziona, dovrebbe, tra lo spazio aereo di alto livello di Shanwick e quello di New York East e pure qui, se non ci sono atolli per far rimbalzare il segnale sull’oceano con le antenne installate dai militari, la distanza tra i due estremi è di 3000 miglia circa, che è poco più di 2500. Siccome esistono stazioni radio per l’aeronautica su entrambe le coste, New York East e Gander per la costa americana e Reykjavik, Shanwick, Santamaria per la regione europea e il Polo Nord, ed ipotizzando nuovamente che ciascuno di essi abbia una portata di 2500 miglia, è ragionevole dire che la copertura dell’intero spazio aereo è data dalla somma della portata delle rispettive stazioni della costa occidentale europea e della costa orientale americana. Se da Shanwick posso raggiungere via radio (con brevi messaggi scritti) gli aeromobili fino a che non superino la distanza ipotizzata di 2500 miglia, posso coprire il resto entrando negli spazi aerei americani, che coprono le restanti 2500 miglia ipotizzate. In verità la distanza totale si copre con sforzi di molto inferiori, ipotizzando per esempio la portata delle stazioni radio a 1500 miglia, dato che la distanza totale è di circa 3000 miglia.

7. Delle Infrastrutture per l’Aviazione Civile
Le osservazioni fatte subito qui sopra non hanno rapporto diretto con il sistema GSM, perlomeno non formalmente, esse servono, se servono, solo a stabilire che i segnali radio possono essere gestiti tranquillamente da terra, visto che le zone oceaniche osservate fin qui consentono la trasmissione via radio di segnali sufficienti per localizzare, con trasmissioni che si ripetono a distanza di un’ora l’una dall’altra, una nave o un aeromobile che viaggiano, usando il simulatore digitale chiamato GPS. Dal manuale operativo dello  spazio aereo del Nord Atlantico si cavano altre nozioni interessanti.

7.1. Della provenienza, da terra, dei segnali radio
Al capitolo 6 sulle procedure per comunicare la posizione, al punto 6.1.1. del manuale, si ricorda ai piloti che le stazioni di terra dell’ATC (Air Traffic Control), sono piene di “soggetti che trasmettono senza avere alcun potere esecutivo sul traffico aereo”. I messaggi sono rimbalzati dalle stazioni di terra per i controllori del traffico aereo nei rispettivi OAC (Oceanic Area Control Centre) “e così è”, a prescindere da quale sia il tipo di comunicazione, se via HF, GP/VHF, o SATCOM Voice (e quest’ultimo è quello che si dice fornito con i finti satelliti). Fermiamoci solo un momento per fare un paio di domande. Ho capito bene? Ai piloti si ricorda, prima di tutto, che i messaggi che ricevono dalle stazioni di terra, che sono quelle più prossime alle coste americane ed europea, e che dovrebbero coprire tutto lo spazio aereo nord atlantico, provengono da personale privo di autorità esecutiva in materia di controllo del traffico aereo? E poi si dice, sempre ai piloti, che quei messaggi sono tutti provenienti da terra e che tutti sono solo delle ripetizioni, dei rimbalzi, delle ritrasmissioni (relay) di ciò che trasmette il controllo del traffico aereo, quello vero, le cui strutture e il cui personale operativo, quello con le relative autorità, si trovano in località diverse rispetto alle stazioni radio? E, se ho capito bene, tanto vale anche per i segnali ricevuti via SATCOM Voice? Non è come dire che i segnali ricevuti via satellite vanno prima a terra e poi, dalle stazioni di terra, vengono ritrasmessi agli aeromobili che sono per aria? E non può essere che tanto funzioni allo stesso modo anche per i segnali GPS, che si ricevono prima a terra e che poi si ritrasmettono per aria, agli oggetti volanti, che ricevono in sostanza il servizio GPS, direttamente ed esclusivamente, da stazioni di terra? Se è così, gli unici segnali da e per i satelliti sono controllati solo da alcune stazioni di terra, e sempre e solo quelle, che poi possono decidere di ritrasmettere ai loro clienti per aria, tramite ripetitori di terra, i quali potrebbero bene essere anche le stazioni radio di cui si parla qui di sopra, per esempio.

7.2. Delle stazioni radio del nord Atlantico
Ma vediamo pure cosa dice il punto 6.1.2. del manuale, dove è scritto che nella regione nord atlantica si trovano 6 stazioni radio aeronautiche di terra, ciascuna associata ad un OCA (Oceanic Control Area). Esse sono:

Bodø  Radio  (Norvegia, Bodø  ACC),
Gander Radio  (Canada, Gander  OACC),
Iceland  Radio  (Iceland,  Reykjavik  ACC),
New  York  Radio  (USA,  New  York  OACC),
Santa  Maria  Radio  (Portugal,  Santa  Maria  OACC) e
Shanwick  Radio  (Ireland,  Shanwick  OACC).

Tuttavia, le stazioni radio e i loro OAC non sono necessariamente collocate nello stesso posto fisico (quindi questo risponde ad una delle domande di sopra). Per esempio, nel caso dell’operativo di Shanwick, l’OAC si trova a Prestwick, in Scozia, mentre la sua stazione radio associata è a Ballygirreen, nella Repubblica d’Irlanda.

Oltre alle 6 stazioni radio aeronautiche, ce ne sono altre due che usano le frequenze NAT (North Atlantic), e sono:

Canarias  Radio, che serve Canarias  ACC (Area Control Center) e
Arctic Radio, che serve Edmonton, Winnipeg e Montreal ACC.

7.3. Delle Comunicazioni SATCOM Voice
Nel 2011 si decide che, come supplemento al servizio di comunicazione radio in HF, nella regione nord atlantica si può usare anche il sistema SATCOM Voice, il quale, se pure è conosciuto comunemente come SATCOM, è un servizio che effettivamente si chiama AMSRS (Aeronautical Mobile, Satellite (Route) Service). I fornitori del servizio ATS (Air Traffic Service) assicurano che gli l’AIP (Aeronautical Information Pubblication) comprende anche i numeri di telefono necessari per le chiamate iniziate in aria e che richiedono accesso alle comunicazioni con le stazioni radio di terra o che sono dirette agli OAC (Oceanic Area Control Center).

Ma la parte interessante viene solo subito dopo, dove si dice che, dato che il traffico oceanico, cioè gli oggetti volanti sull’oceano, tipicamente comunica con le stazioni radio di terra, perché tipicamente comunica via radio HF, e non direttamente con il centro di controllo OAC, allora anche “le comunicazioni SATCOM devono essere inviate alle stazioni radio di terra”. E danno pure una sorta di spiegazione per questa richiesta, scrivendo che,

“siccome la comunicazione SATCOM è introdotta per via delle difficoltà di ricezione-trasmissione dei segnali HF, queste difficoltà non costituiscono delle emergenze in sé, perciò è bene che gli oggetti volanti continuino a comunicare, anche via SATCOM, con le stazioni radio di terra, le stesse con le quali solitamente comunicano in HF, se pure con qualche difficoltà.”

Solo in caso di emergenza, quindi, i piloti possono chiamare il controllo del traffico aereo ATC, chiamando il loro centro ATC direttamente, con il sistema SATCOM, e le difficoltà nella ricezione e nella trasmissione radio, su altri canali e/o frequenze, non sono considerate emergenze.

7.4. Della raccomandazione ai piloti delle trasmissioni aria-aria
Il manuale operativo è molto lungo e mi fermo qui, dopo aver fatto almeno altri due accenni: al punto 6.6.9. del manuale è scritto che le “comunicazioni SATCOM non sono influenzate dai disturbi della ionosfera”.

Al punto 6.6.11. è scritto che, “qualora s’incontrino condizioni che non permettono la comunicazione HF con le stazioni di terra, e in mezzo all’oceano vedrai che capita sovente, è raccomandato ai piloti di ritrasmettere il rapporto sulla loro posizione aria-aria, via VHF, sulla frequenza 123,45 MHz, per farla conoscere, dicendogliela direttamente, agli altri oggetti volanti che si trovano nell’area. Aggiungono anche che, dato l’intenso traffico di aeroplani che sorvolano l’Oceano Atlantico ogni giorno, via HF “è ben difficile per il controllo del traffico aereo seguirli tutti e mantenere il contatto radio con ciascuno di essi”. Per la stessa ragione, quegli aeromobili che sono dotati di sistema SATCOM sono invitati a ritrasmettersi fra di loro le loro posizioni anche via SATCOM, in modo da farle conoscere a tutti gli altri velivoli, dotati delle stesse apparecchiature radio, che sorvolano l’Atlantico più o meno nello stesso corridoio aereo. Ma che cosa stiamo dicendo qui? Se l’aeroplano che usa SATCOM trasmette a terra e riceve da terra, come si dice di sopra, perché deve trasmettere aria-aria agli altri aeromobili? Trasmette a terra e da terra rimbalzano i segnali agli stessi oggetti volanti con i quali non possono mantenere il contatto radio costante? No, trasmette aria-aria agli altri oggetti volanti e solo a quelli che usano il sistema SATCOM. Bisognerebbe approfondire anche questo punto, il sistema SATCOM ti consente di metterti in contatto con un altro apparecchio che è in aria, come te, ma a dieci minuti di distanza, aria-aria? Se sì, e però non si connette con le stazioni costiere, perché lontano o per via delle condizioni meteo, lontane circa 1.500 miglia, come cavolo mai potrebbe connettersi con dei satelliti a 22.000 miglia di distanza?

8. Dei fornitori delle reti di comunicazione satellitare

8.1. AIRINC
Gli appassionati del traffico aereo, parlando di comunicazioni radio aeronautiche transoceaniche, indicano lo stesso sistema che si vede nel video della KLM, qui sotto, un programma che consente  l’invio e la ricezione di

messaggi di testo“, usando “espressioni sintetiche codificate“, e che si chiama AIRINC.

AIRINC può usare segnali VHF, HF o SATCOM (che sarebbe satellitare) e alcuni aviogetti di nuova fabbricazione pare che possano usare il sistema SATCOM anche per le comunicazioni via radio, scambiate a voce.

 

8. 2. Delle imprese che erogano il servizio

Cercando SATCOM trovo

SATCOM GLOBAL,

SATCOM DIRECT

SES

SATCOM SERVICES  ed altre società con nomi simili.

A prima vista, le imprese indicate negli esempi di sopra, sono tutte società di servizi e/o società d’investimento e di servizi. Le società di servizi offrono soluzioni “confezionate su misura” per i clienti ma sono soluzioni che riguardano i servizi e si possono benissimo offrire senza aver alcun rapporto diretto con la fabbricazione, la gestione ed il mantenimento delle infrastrutture.

8. 2.1. SATCOM GLOBAL
Per capirci, SATCOM GLOBAL offre servizi di comunicazione satellitare usando, e lo dice, le reti INMARSAT ed IRIDIUM, consentendo le comunicazioni tra gli aeroplani civili e il controllo del traffico aereo e pure le comunicazioni internet, o VoIP, dei passeggeri a bordo di quegli aeromobili.

8. 2. 2. INMARSAT
Se SATCOM GLOBAL usa le reti di INMARSAT ed IRIDIUM, vuole dire che non è un erogatore del servizio ma piuttosto un intermediario. Tanto vale andare allora a vedere direttamente INMARSAT, perché a me interessa arrivare a capire dove sarebbero, fisicamente, e chi e come li controllerebbe, fisicamente, questi costosissimi ed improbabili oggetti che la favola vuole far credere siano orbitanti attorno al pianeta Terra.

INMARSAT dichiara subito, nella sua paginetta pubblicitaria web, di possedere un totale di 13 satelliti, volanti in orbita geostazionaria, 35.786 chilometri sopra la superficie della Terra. Tutti assieme questi oggetti servono a garantire i “servizi” (di banda L e Ka) marittimi, aeronautici, e i servizi di rete internet “Wi-Fi” a bordo degli aeroplani commerciali.

Chi giunge a leggere fino a qui forse ricorderà che di sopra si parla di un Boeing 777 Malese scomparso dai RADAR che monta il GPS e che però non si trova. La ditta che eroga il servizio GPS a quella compagnia, di quel disastro aereo, della Malesia, è, appunto, proprio INMARSAT. Abbiamo quindi subito un precedente per dubitare che il loro servizio chiamato “Safety” del cosiddetto GMDSS (Global Maritime Distress and Safety System) sia così efficiente come promettono in pubblicità, visto che, dopo molte ore dalla scomparsa dai RADAR, e non dal sistema GPS, si presume che quel velivolo sia finito in mare, anche se non si sa minimamente dove, e non lo si sa dire neppure con approssimazione.

8. 2. 3. Dei servizi INMARSAT per l’Aviazione Civile
L’impresa promette di offrire veloci servizi di comunicazione sia digitale che digitale-voce per i passeggeri dei voli commerciali, fino a 35.000 piedi d’altezza (10.668 metri). Dando una prima occhiata veloce alle condizioni d’uso dei servizi in generale, molto in generale, non trovo, per ora, indicazioni sul “come” del funzionamento del servizio. Pare il tipico contratto con il quale si tratta la compravendita o il noleggio degli apparecchi che poi sono collegati ad un dato servizio, con le garanzie, le limitazioni di responsabilità eccetera. Il primo dato rilevante, fin qui, si cava dal punto 13 dello SCHEDULE 2, che mi pare sia la seconda parte delle generali condizioni d’uso, proprio alla fine del secondo indice, che è proprio alla fine del primo indice. Il punto 13 tratta della licenza d’uso del programma contenuto nel pacchetto ceduto o noleggiato.

8. 2. 4. Delle Licenze d’Uso del SOFTWARE
Le apparecchiature radio, che si comprano o si noleggiano da quest’impresa, funzionano con tecnologia digitale, evidentemente, come purtroppo accade sempre più spesso per tutta l’elettronica di consumo. Bisogna fare attenzione al termine “digitale”, che non ha niente a che fare con il digitale dell’esplorazione digitale della prostata. Se parliamo di “digitale” non ci riferiamo alle cose che si fanno con le dita, il termine non ha niente a che vedere con l’aggettivo, perché deriva surrettiziamente dal solito lemma inglese importato all’ingrosso, “digit”, che sta per cifra, numero. I computer sono macchine stupide che obbediscono a delle istruzioni scritte e tradotte in  linguaggio binario, il che vuol dire fatto di 2 numeri, e i numeri sono solo due, lo 0 e l’1, per questo si chiama binario, e, a seconda del numero di volte in cui ciascuna delle due cifre viene ripetuta, la sequenza delle stesse cifre ripetute assume un significato per la macchina che esegue l’istruzione del programma, qualunque essa sia; la macchina non ha nessuna “intelligenza artificiale”, perché è solo un elaboratore elettronico, un calcolatore. Anche questo dettaglio tecnico per noi qui è rilevante, perché, quando non si vuole far sapere al cliente quali sono le istruzioni del programma, quando non si vuole far sapere al cliente cosa fa il programma, come gira e quali istruzioni, palesi o no, il programma impartisce al computer, lo si vende in formato binario, come fanno Microsoft e Apple. Il programma è scritto da persone fisiche, che usano diversi linguaggi di programmazione, ma poi deve essere tradotto in linguaggio binario, altrimenti la macchina non lo può eseguire. Chi scrive il programma e non si vergogna di far sapere come è scritto, lo fornisce anche in versione “sorgente”, così come è scritto dal programmatore. Chi vuole celare i propri trucchi, le proprie vergogne e le proprie truffe, come Microsoft, fa di tutto per tenere segreto il codice originario.

Purtroppo è molto difficile, per l’occhio e la mente umana, comprendere il linguaggio binario, ed ecco perché le imprese dedite alla truffa internazionale da decenni, come Microsoft, vendono i loro finti programmi sempre e solo in linguaggio binario, per evitare che si sappiano e si correggano tutte le loro porcate, oltre che per avere il controllo sui dispositivi dei loro clienti e praticare lo spionaggio industriale sistematico.

Esiste una tecnica per tradurre il programma dal linguaggio binario al linguaggio di programmazione ma è molto faticosa, laboriosa e tediosa, e per giunta è quasi sempre proibita, perché i segreti dei furbi devono restare segreti, con il trucco dei finti diritti di proprietà intellettuale. Questa tecnica si chiama reverse engineering ed è espressamente vietata nel contratto INMARSAT. Non solo, è proibita qualunque altra forma di manipolazione del programma, la sua cessione, come sempre, e al cliente è fatto espresso divieto di tentare in qualunque modo di comprendere come esso funziona (clausola 13.3).

8. 2. 5. Della Licenza d’Uso del Cliente Ente di Stato
Tutte le restrizioni viste di sopra, sommate alle altre, le più pestifere, già congegnate dai degenerati di Microsoft, valgono anche, e soprattutto, per gli enti di stato, in modo particolare per quelli del governo statunitense, che vanta di coordinare moltissime agenzie di spionaggio industriale (clausola 13.4). Il contratto precisa da subito al cliente ente di stato che il programma non può essere liberamente utilizzato senza il consenso scritto dell’impresa che lo dà in noleggio, per così dire, perché la stessa impresa trattiene tutti i diritti di proprietà. Le restrizioni richiamate sono quelle clausole classificate come FAR 52.227-19, DFARS 252.227-7015 e DFARS 227.7202, chi ha tempo e voglia se le va a vedere.

8. 2. 6. Dei Servizi e dei Contratti Misteriosi
Il cliente di INMARSAT compra dunque delle macchine che funzionano con tecnologia digitale, il che vuol dire che sono dei computer, il che vuol dire che, per funzionare, hanno bisogno di un sistema operativo, un programma, il quale programma non si può sapere cosa faccia fare alla macchina e come lo faccia. Nessuno è autorizzato a saperlo o ad apprenderlo, nemmeno gli enti di stato e neppure gli enti di stato della federazione statunitense. Ora però, visto che il servizio GPS è di “proprietà” esclusiva di qualche ente statunitense, tanto da far credere che sia gestito da enti di stato, militari o paramilitari, come vai a spiegare che gli addetti degli enti di stato, qualora utilizzino i servizi di quest’impresa, alla bisogna, lo facciano senza sapere come funzionano i loro programmi? INMARSAT racconta di avere i “suoi” finti satelliti e quindi non compra il servizio fornito dai finti satelliti degli enti di stato, in base a queste clausole sembra che possa verificarsi il contrario.

8. 2. 7. Dell’Approfondimento delle Clausole Contrattuali
L’impresa non chiarisce tutto, con queste condizioni d’uso generali e, per avere il quadro completo, bisognerebbe comprare uno dei loro prodotti/servizi, cosa che non ho la minima intenzione di fare. Rimando quindi l’approfondimento del contratto, sperando che qualche cliente INMARSAT mi mandi le informazioni che ha, del contratto e delle altre clausole vessatorie, perché sul sito ufficiale dell’impresa non c’è altro che pubblicità spicciola.

9. delle reti wireless:
“Pensate alle reti wireless”, dice la voce dell’attore di uno dei video qui sopra, e pensiamoci. Cosa sono le reti wireless? Esempi di congegni elettronici collegati a reti wireless sono:

i telefoni cellulari,
i mouse senza fili dei computer,
il telecomando del cancello elettrico,
il telefono cordless,
le radio che ricevono in FM,
il controllo VCR della TV,
i computer collegati alle reti LAN
le televisioni collegate “via satellite”
i dispositivi GPS,

I primi sette esempi si riferiscono a strumenti con una portata limitatissima; il più potente di quelli è il telefono cellulare che, se va bene, non supera un miglio di distanza. Perciò non mi pare affatto sensato cambiare il clima per favorire le comunicazioni delle reti wireless, visto che nessuno dei primi sette esempi emette onde radio capaci di raggiungere le nuvole, a meno che non siamo in pianura padana, in una notte di fittissima nebbia, e però, anche lì, vedrai che il cancello elettrico si apre benissimo ugualmente, il telefono funziona lo stesso, la televisione si vede comunque e il telecomando del cancello elettrico non soffre dell’interferenza della nuvola bassa. Restano da vedere gli ultimi due esempi, la televisione “via satellite” e il giocattolo del GPS. Se ho capito bene, ora i congegni sono tutti, o quasi, digitali, e questo significa che sono macchine con gli stessi componenti dei computer, che funzionano come i computer, e che quindi sono macchine stupide che rispondono ad una serie d’istruzioni scritte, impartite dal programmatore e non dal proprietario della macchina.

9.1. Delle Celle e delle Torri
Il computer si collega alla rete internet attraverso un altro computer, detto ROUTER, che è collegato con un modem ai cavi del telefono, fine della storia. La rete wireless del computer ha la portata dei pochi metri che separano il computer dal router, ma il collegamento con la rete internet si ha via cavo. Dato che il GPS e la televisione sono oggi apparecchi digitali, il loro collegamento con le altre reti wireless del resto del mondo può avvenire esattamente nella stessa maniera. Ci pensano poi i programmi che quelle macchine digitali montano a simulare il resto della favola. E se questo non vale necessariamente anche per il congegno GPS, che funziona pure fuori dalla gittata del router, come il telefono cellulare, che funziona uscendo di casa ed allontanandosi di parecchie miglia da casa, per la televisione “satellitare” il ragionamento non fa una piega. Dato che, collegando un qualunque apparecchio digitale ad un router, che si connette ad internet via CAVO, io posso ricevere e trasmettere dati da e per qualunque altra parte del mondo, e dato che lo faccio con tutti gli apparecchi digitali che ho in casa, perché motivo mi devo dare la pena di avere un televisore che si collega via radio, a distanza di 22.000 miglia, con un satellite geostazionario? E non dovrebbe essere molto più costoso, e non dovrebbe essere comunque un costo inutile, dato che posso fare esattamente le stesse cose, via CAVO, e senza assolutissimamente dover cambiare il clima? E come faccio a vedere la televisione satellitare quando ci sono le nuvole, perché magari i pazzi scatenati della geo-ingegneria clandestina si sono dimenticati di irrorare il cielo sopra la mia villetta sulle colline viterbesi? Non converrebbe di più, anche qualitativamente, usare la rete via CAVO che collega già quasi ogni angolo del mondo? La stessa domanda vale per il giocattolo del GPS, che è un dispositivo che ha dentro gli stessi componenti di un computer semplice, che è una macchina stupida che esegue istruzioni scritte da un programmatore e non dal padrone del giocattolo. Anche il telefono cellulare è un computer, se pure molto più sofisticato del GPS, e anche quello ha una gittata massima di un miglio. E perché allora quando mi sposto con il telefono cellulare, posso ricevere e fare chiamate? Perché le onde radio del telefono cellulare si agganciano alle “celle”, appunto, alle “torri”, tutte collegate via CAVO e disseminate in ogni angolo del mondo dai consorzi delle grandi compagnie dei telefoni.

9.2. Delle Trasmissioni via Cavo
La compagnia telefonica sa con precisione a quale “cella” il “cellulare” si aggancia, in un dato momento, e, se deve smistare una chiamata per il numero di quel cellulare, la smista sulla cella alla quale il cellulare si aggancia, normalmente è la più vicina ma, anche se non lo è, vedrai che non dista più di un miglio. Ciò nonostante si può chiamare dall’altra parte del mondo ma quella comunicazione dall’altra parte del mondo avviene via CAVO. L’unica rete wireless che usa un cinese, dalla Cina, per telefonare ad un canadese, in Canada, con il telefono cellulare, ha un raggio di un’estensione massima di un miglio di portata. Perciò, quando Luca Ciarlatano, da un bordello di Las Vegas, chiama, con il suo smart-phone Samantha Cretinetti, che sta in ammollo in un bagno turco di Mosca, per domandarle la ricetta del “tiramisù spaziale”, il telefono cellulare di Luca si aggancia alla cella più vicina alla camera del bordello in cui si trova, manda la chiamata via CAVO alla cella più vicina alla vasca del bagno turco di Mosca in cui si trova la Cretinetti, la quale, via radio, da qualche decina di metri di distanza, riceve il segnale radio di chiamata dalla cella vicina al suo “telefono-cellulare”. Le reti wireless coinvolte nella loro stupida conversazione intercontinentale sono due: una è quella della cella del bordello vicina alla stanza di Luca e l’altra è quella della cella del bagno turco più vicino alla vasca della Cretinetti. Il resto dei segnali della loro conversazione avviene via CAVO e possono inviarsi reciprocamente le ricette anche con dei video, delle foto e delle altre stupidaggini in formato digitale, tanto è tutto trasmesso via CAVO e funziona benissimo così. Il segnale radio è limitato a poche decine di metri e, perché le antenne dei telefonini più di quello sforzo non possono fare. Questo mi porta a fare altre quattro domande.

9.3. Delle altre Domande
A) visto che tutto funziona così bene via CAVO, perché non posso usare anche il giocattolo GPS sfruttando la stessa tecnologia “cellulare”, cioè basata sui ripetitori di terra, che sono vicini, collegati via CAVO, e funzionano tutti tanto bene da dirmi pure in che stanza mi trovo, al decimo piano di un certo grattacielo, invece di collegare il mio dispositivo con 3-4 satelliti, tutti distanti 22.000 miglia dal mio apparecchio?

B) Se, per far funzionare una televisione collegata via satellite ho bisogno di chiamare un analfabeta che mi monti un piatto sul tetto, come mai non ho bisogno dello stesso piatto per collegare il GPS del mio smart-phone ai 3-4 satelliti geo-stazionari che orbitano a 22.000 miglia di distanza?

C) Visto che tutto funziona così bene via CAVO e con le trasmissioni cellulari via radio nell’ultimo miglio, che bisogno c’è di modificare il clima? Lo modificano perché a tutti i costi vogliono usare la tecnologia satellitare, che non hanno, spendendo di più e complicando la vita a tutti e di più?

D) Se l’antenna dello smart-phone che si aggancia alla “cella” non supera il miglio di portata, come può esserci dentro il telefonino un’altra antenna, nascosta, che ha una portata superiore alle 22.000 miglia e che funziona solo per il simulatore del GPS, che in fondo è solo un programma, anche se abbastanza attendibile?

9.4. dell’UMTS
Qui non mi pare valga la pena di spendere tempo aggiungendo altro, valgono le stesse domande viste di sopra. Le comunicazioni wireless, UMTS, eccetera, con la tecnologia presente oggi, offrono problemi triviali, tutti risolti via CAVO, che certo non richiedono e non giustificano tutto quell’impiego di aviogetti con i quali si vorrebbe cambiare il clima di tutto il pianeta. La televisione non si muove e quindi non serve perdere altro tempo neppure su quella, tutto ciò che viene venduto come “satellitare” è, deve essere, trasmesso via CAVO, per la sola ragione che via CAVO si può fare molto più presto, molto meglio, e a costi molto minori, rispetto a ciò che si pensa di fare collegandosi, non si sa poi con che cosa, a distanza di 22.000 miglia, più di 35.000 chilometri, non metri, di distanza. Cercheremo di capire meglio cosa s’intenda in questo cartone animato per comunicazioni radar, radar-satellite, e vedremo un pochino meglio anche il GPS.

10. DELLA NAVIGAZIONE AEREA STRUMENTALE
Sui principi, sulle percezioni e sulle procedure che riguardano la navigazione aerea si scrivono molti libri, come li si scrivono su tutto il resto. Prendendo ad esempio questo, al punto 14.3 si ricorda e/o si raccomanda che:

1. la navigazione strumentale non assolve il pilota dall’obbligo di usare la vista per non andare a sbattere contro altri aeromobili;

2. un bel giocattolo come il GPS può metterti nei guai. Piace a tutti giocare con il GPS. In un comune GPS, il 90% dei valori provengono dal 10% delle configurazioni. È inutile quindi scervellarsi cercando d’usare configurazioni che non servono.

3. Anche un vecchio ricevitore VOR può metterti nei guai. Molti piloti danno troppa attenzione all’indicatore CDI (Course Deviation Indicator) e trascurano di fare attenzione al traffico. Più accuratamente cerchi di viaggiare secondo il VOR e maggiore è la probabilità che ti avvicini troppo a qualche altro che sta cercando di fare la stessa cosa.

4. Mantieni traccia della tua posizione sulla carta (mappa).

10.1 INS
INS è un sistema che usa un computer, dei sensori di movimento, degli accelerometri, dei sensori di rotazione e il giroscopio, per CALCOLARE con continuità la posizione, l’orientamento, la velocità, la direzione, senza bisogno di riferimenti esterni (cioè, senza satellite e senza triangolazioni radio). Anche questo dimostra che i satelliti non esistono, quantomeno non esistono nella navigazione aerea. Se esistessero, non servirebbe fare tutte le volte IL CALCOLO della posizione stimata per poi comunicarlo a terra. Bada che anche il transponder invia delle informazioni a terra che con il solo RADAR non avrebbero (e questa è un’altra prova che i satelliti non esistono; ti pare che avendo i satelliti, da terra devono aspettare la risposta del transponder)?

10.2. DEI SISTEMI DI NAVIGAZIONE

GPS = Global (Ground) Positioning System. Transmitting on approximately 1.5 gigahertz.

DME = Distance-Measuring Equipment. It uses the frequency band from 962 to 1213 megahertz.

VOR = Very-high-frequency Omni Range. It uses the frequency band from 108 to 118 megahertz.

NDB = Non-Directional Beacon. It uses the frequency band from 300 to 1600 kilohertz (which includes standard AM radio). The aircraft instrument that receives and interprets the NDB signal is called an Automatic Direction Finder (ADF).

LORAN = LOng RAnge Navigation. It uses the frequency band from 90 to 110 kilohertz.

La tecnologia LORAN esiste già da molto prima che si propagandasse in giro la finzione dei satelliti.

11. DELLA SICUREZZA DELLE COMUNICAZIONI IN VOLO
1. I segnali ADS-B non sono autenticati e non sono criptati.
2. Qualunque cialtrone può sintonizzarsi sulle frequenze 1090Mhz e 978Mhz e decodificare le trasmissioni provenienti dagli aerei in volo, in tempo reale.
3. Semplice PPM (Pulse Position Modulation).
4. Non c’è un livello di autenticazione del velivolo, solo una sommatoria di dati, che tu non puoi sapere se effettivamente provengono proprio da quel velivolo.
5. C’è qualche correlazione tra l’intercettazione del radar primario con i dati ricevuti (che sta cambiando con la “Multilateration“)

 

11.1 ALTRI SI SONO POSTI LE STESSE DOMANDE
Righter Kundel, che fa lo spiritoso al Defcon 18 con Air Traffic Control Insecurity
Balint Seeber, spench.net – SDR research (questo però spara cazzate sui satelliti e quindi o è cretino o è venduto e, in entrambi i casi, come ricercatore scientifico è molto sospetto),
USAF Major Donald L. McCallie – Graduate research project,
Nick Foster – SDR radio professional, e però nessuno di questi ricercatori accaniti di ricerca assoluta sulle onde radio e sui trucchi delle frequenze se ne è mai uscito con una risposta concreta, con una qualche risposta rassicurante sulla sicurezza del volo. Tutto è ricerca pura, cioè fine a se stessa, come la finta ricerca contro il cancro, ricerca senza risposte, ricerca senza conoscenza.

 

Negli Stati Uniti d’America questi sistemi sono obbligatori per tutti entro il 2020, in Europa entro il 2030, sono già usati in tutto il mondo, in Australia, certamente, UPS ha equipaggiato tutta la sua flotta con ADS-B Out.

11.2. ESEMPI SUI RISCHI

11.2.1. I PERICOLI DEL ADS-B Out
Per le comunicazioni dai velivoli al controllo del traffico aereo, che sono inviate in chiaro e diretto messaggio di testo, non criptato, il primo rischio è quello del “Eavesdropping“, perché con facilità si possono catturare dati del traffico aereo in messaggi di testo.

2. “Multilaterazione” fatta in casa. Anche se un aeroplano non sta trasmettendo le sue coordinate GPS, comunque trasmette tutto ciò che mi serve per identificarl e quindi posso ancora trovare la sua posizione.

3. Estrazione dei dati (“data mining potential“).

4. “Injection“. Cosa impedisce a qualsiasi cornuto d’inserire un aereo fantasma, o anche una ventina di aerei fantasma, o di più, nel sistema del controllo del traffico aereo (ATC)?

5. Il confronto tra i dati ADS-B con quelli del radar primario cosa ti dice? Che c’è un oggetto di metallo in posizione simile a quella dalla quale provengono le informazioni ADS-B, ma non hai nessuna prova che sia lo stesso volo.

6. Le pubblicazioni in rapporto al punto 5 parlano anche di spegnere il radar primario, “visto che c’è il sistema ADS-B, che costa meno ed è più pratico, usiamo quello”.

7. Anziché inventare voli fantasma si possono introdurre lievi variazioni sui dati de voli reali.

8. Creare confusione nei momenti meno opportuni (previsioni meteo proibitive, fine settimana e/o periodi di grande traffico, olimpiadi e simili, presso gli HUB principali).

9. Creare finti voli regolari per intasare il sistema.

10. Multilaterazione. È una sorta di triangolazione al contrario. Il segnale viene distribuito dall’aeromobile e viene captato da molte stazioni di terra. Basandosi sulla differenza di tempo di ricezione delle varie stazioni che captano il segnale, il sistema calcola la posizione. Prendi tre stazioni, per esempio, sei in grado di tracciare tre archi, il punto in cui s’incontrano è il punto stimato dell’origine del segnale.

Vedi una guida di riferimento sulla  “MULTILATERAZIONE

11. Disturbare con delle interferenze (Jamming), semplicemente disturbare la ricezione del controllo di volo sui segnali ADS-B. Chi disturba con le interferenze può essere rintracciato ma, se si muove ogni dieci minuti non è detto che non riesca a disturbare a lungo senza essere preso. E che dire del Jamming coordinato in molti HUB contemporaneamente, magari durante gli spostamenti in massa delle feste comandate?

12. ADS-B non ha un protocollo di sicurezza/contenzione per limitare i danni in caso di problemi. È solo un sistema di trasmissione e sopra il rumore non si può interpretare il segnale.

13. Il trucco detto “injection” può essere anche usato aria-aria, da velivolo a velivolo; l’uno trasmette all’altro, per esempio, che un terzo velivolo è in rotta di collisione con lui, e sta dietro “a vedere di nascosto l’effetto che fa”.

14. Si possono inviare dati in contrasto al controllo del traffico ed ad un velivolo; la torre dice che davanti a quel velivolo lo spazio è libero ma nel “display” di quel velivolo appare una situazione diversa. Sugli aeromobili non c’è sistema di multilaterazione e non sanno da dove proviene quel segnale; non hanno un sistema di verifica secondario.

15. “GPS Jamming“. Anche il segnale GPS può essere disturbato. Il governo della Corea del nord, lo sappiamo da quel documento di viaggio del tale australiano che si vede di sopra, ti blocca il segnale appena passi la frontiera. Sento dire che una cosa simile (5:22) accade anche quando passi la frontiera con il Messico dalla California, appena superata la linea di confine, nonostante non ci siano ostacoli fisici di alcun tipo alla ricezione, il segnale che si vende come satellitare non si percepisce più. Questo fatto in sé mi pare credibile, succedeva la stessa cosa con i telefoni cellulari di venti anni fa, appena passavi il confine con l’Austria, il segnale radio scompariva, come per magia, ma è solo l’interruzione del servizio fornito dalla compagnia di terra, perché stai passando il confine e devi pagare un extra per il trucco del “roaming“. Nonostante sia credibile, la questione del segnale GPS che scompare alla frontiera con il Messico deve essere verificata, perché quel fesso che ha fatto il video insiste pure a dire che la Terra è piatta e quindi non ha capito niente, oppure cerca di depistare, come fanno in tantissimi altri. La buffonata della Terra piatta non ha proprio niente a che vedere con la truffa dei finti viaggi spaziali. Viene fatta l’associazione automatica, come quella dell’aspirina con il mal di testa, proprio per prendere in giro chi capisce che i viaggi spaziali sono una finzione.

Anche nel Regno Unito si fanno delle prove per vedere i livelli di disturbo della rete GPS sulle autostrade e ne trovano diversi, basta solo pensare a quanta gente non vuole far sapere la propria posizione, ad ogni minuto, al proprio datore di lavoro, alla propria moglie, o al proprio marito cornuto, e quante vergini non vogliono che i genitori sappiano con quale tossico sono andate a perdere la propria verginità. Esistono in commercio degli apparecchi tanto piccoli che stanno in un pacchetto di sigarette da dieci, se esistono ancora, e bastano a disturbare il segnale GPS dell’auto aziendale, del telefonino, e/o di qualunque altra piccola spia tascabile.

Abbiamo un precedente nell’aeroporto di Newark, con il problema causato da un “Jammer” montato su di un camion; l’autista si ferma per dormire e non vuole dare il segnale al suo datore di lavoro del fatto che si è fermato a dormire, in uno dei parcheggi nei pressi dell’aeroporto. Il “Jammer” si compra con facilità, dicono.

16. GPS Spoofing: manipolare il segnale GPS ricevuto dal fornitore del servizio (che si crede provenga dal satellite che non esiste), il sistema di geo-localizzazione dell’apparecchio non è più attendibile.

17. Il codice del ADS-B è già impresso nel micro-processore. Come sai che il codice è identico a quello richiesto o presentato in origine? Il codice nel CHIP? Può essere usato come canale di controllo “in e out”.

Da Approfondire

WAAS on GPS

Understanding WAAS & LPV: How WAAS Works

Wide Area Augmentation System (WAAS)

The Importance of WAAS and LPV

Garmin 430W LPV Approach – WAAS Training Program from Sporty’s Pilot Shop

How to Perform a GPS (RNAV/GNSS) Approach! [Boeing 737NG] [P3D]

How Does GPS Work?

 

Dei finti viaggi spaziali

The NASA Show

 

La pagina non è finita, e infatti è ben lunga, quello che c’è sotto sono appunti da mettere in ordine.

A- PILOTA
ATC coms (VHF) over the Atlantic are sketchy at best. Hence the
requirement for HF radio unless filed on the Blue Spruce Route.

HF is also not reliable as there is up to a 30 minute delay for coms.
That is why the NAT tracks and all Atlantic are strictly controlled
by Gander and Shanwick oceanic. Basically, by the flight plan filed
there is an estimation of time to lat/longs. They only allow a
certain number of flights, at certain flight levels to “coast out”
within safety reasons.

New technology is being tested right now. Its called FANS and I think
it stands for Future Air Navigation System. Position reports are
transmitted via GPS to satellite instead of voice or estimation.

It is being tested and certified by some of the commercial haulers but
I dont know who.

A pilota
Hey Vivalavegas,

Since you are an aviation communications sales person, why dont
you enlighten us, rather than asking for “someone to shed more
light on this”.

B pilota
Vivavegas is right about GPS, it is specifically a band of satellites that transmit their own individual location so the receiver can triangulate it’s own position. Nothing more. ACARS is another item altogether, it is our datalink service which can use HF, VHF or SAT to transmit and receive information. It has nothing to do with GPS or FANS. Many functions as a part of ACARS, but it is mainly a communications tool between the aircraft and the company.

FANS, I’m not sure if it’s still being called that, because it’s being used already in many places around the world. It consists of CPDLC and ADS, which are two ATC communications tools. CPDLC is used to send and receive ATC instructions, and alleviates the pilot workload a bit simply because HF reception is sometimes sketchy at best (as explained below). ADS is an automatic position identifier, which sends frequently updated aircraft positions in 3D space to any ATC provider that has the equipment. You will see CPDLC used quite often these days going Transpac and across Australasia, but ADS is slightly less popular.

As said before, HF comms have no delay. but reception can be sketchy in different places around the world (there are a few that I used, especially Mumbai and Chennai over the Indian Ocean, that are extremely bad). The skip distances of HF also changes depending on whether the aircraft/station is in daylight or darkness, and that can affect reception to a large degree, that is why each centre can have so many HF frequencies. Not all of them are being used at the same time, only one or two depending on the time of day. When you’re using HF, you are in essence out of radar coverage, that is why you have to give position reports as to your estimates at your present waypoint, and most likely your next two mandatory reporting points. Across the North Atlantic RVSM tracks, usually the reporting points are lat/longs, unless if you’re flying close to or direct Iceland. And to my understanding, Gander and Shannon Oceanic control all the airspace above FL290, but I’m not sure, as I’ve never flown there.

There is the odd provision that SATCOM can be used to talk to ATC, but that’s like calling flight watch on a cellphone. It is rarely used except for specific cases where it is absolutely necessary to talk to ATC. And very few ATC oceanic centres provide this service. Oakland (San Fran radio) is one for example.

A pilota
Ok so 30 minute delay..how can that happen..

HF radio broadcast is instant, but unless you are on the correct
frequency, at the right flight level, at the right time, with your
tongue twisted and other things knotted it might not work.

Now the 30 minute delay for the “ham”. No answer on the freq.
Change freq but not the primary. Promises to relay. Change
again for another relay. By the time you get relays it can be
delayed 30 minutes.

B pilota
I wouldn’t necessarily call it a 30 minute delay. Sometimes HF can be quite good, instantaneous and clear, even in the most remote of places. To put such a timeframe as ’30 minutes’ may give people the wrong impression. I was once out of HF for two hours between the Maldives and Seychelles. Definitely not 30 minutes.

but unless you are on the correct
frequency, at the right flight level, at the right time, with your
tongue twisted and other things knotted it might not work.

Being at the ‘correct’ frequency is sometimes an issue with HF. ATC may give you a primary and a secondary, but when you cross that line to switch over, both may be dead air. However, with traffic so dense on the North Atlantic, I imagine that shouldn’t be too frequent of a problem. If anything, other aircraft in your vicinity should be able to provide you with the frequency in use, or at worst, a relay. But usually never get to that stage. I’m finding blind broadcasts quite popular these days.

You should be at the right flight level however. If not, I fear for your safety.

B pilota
Obiviously the GPS does not transmit directly. It will function much like ACARS, except not radio based…heck, things like wx, route data, even N1 settings can be transmitted over ACARS.

Sorry Jbird, I’m just a bit confused as to what you’re trying to say here. I was responding to Viva’s response to this…

Future Air Navigation System. Position reports are transmitted via GPS to satellite instead of voice or estimation.

Which indeed is wrong, even though the method of explanation used by Viva may not be entirely politically correct. The GPS constellation in itself cannot be used to relay data (except perhaps by the U.S. military), they only transmit signals, and do not poll individual receivers. ACARS (when in SAT mode) and SATCOM use commercial satellites to transmit and receive their data or voice communications, and are two way devices. So I wasn’t necessarily responding to your post, but there is quite a bit of misinformation in this thread as to how satellite communications are used.

C radio tecnico (o amatore o venditore di apparati radio)
I work at Gander Radio and have done so for the last 12 and a half years.

The NAT region Aeradio stations pick up communications where ATC leaves off, through a combination of mostly HF and limited VHF frequencies.

Let us take the nightly eastbound flow as an example. When YQX center is finished working a specific aircraft and it is ready to make the transition from domestic to oceanic airspace, they will switch them over to one of the Aeradio VHF frequencies where they will be given an HF assignment for the crossing.

This assignment will vary depending on whether the aircraft is registered east or west of 30 degrees west longitude, it’s particular routing, etc.

For the most part HF is very reliable, with congestion probably being the main problem.

Having a position report 30 minutes overdue due to HF conditions is definitely not the norm but it does happen from time to time (far, far less than 1 percent would be my guess).

As for FANS and so forth, Buckfifty sums it up pretty well.

Currently we’re using CPDLC and ADS in our oceanic airspace.

All CPDLC equipped aircraft are ADS but not vice versa.

CPDLC is used for routine advisories and/or clearances such as a mach change of flight level.

Lengthier clearances are still delivered via HF voice.

I don’t have the numbers in front of me right now, but I think it’s somewhere close on 40 percent of the aircraft doing some form of automatic reporting.

Sometime this fall, we should also see trials of automatic FMC reporting, sort of a poor man’s CPDLC/ADS.

If everything goes according to plan this will probably be accepted for operational use and may significantly increase the number of flights using automatic reporting.

Speaking of delays on HF, it has been my observation that the vast majority of overdue reports are from CPDLC/ADS aircraft.

The majority of the time when ATC calls me looking for an overdue report, it is bound to be ADS.

Why this is I cannot say. It could be incorrect procedures on the part of the flight crew (most likely) to technical glitches and the like.

As with any new technology, there are bound to be teething problems, and we’ve had our share. Anyways, what was I talking about? I feel like I’m just starting to ramble on and on so I’ll leave it at that.

 

 

Del Perché delle scie chimiche-1

 

Del perché delle scie chimiche – 1
Il generale Fabio Mini non sembra un attore, come quei cialtroni che vanno a dire scemenze dal ruffiano certificato Piero Angela. No, questo pare un generale vero, che parla come un maresciallo dei carabinieri, con tono fiero, baldanzoso, sfoderando una presunzione didattica certamente fuori misura e non mostrando vergogna per i suoi limiti culturali e per le scelte che ha fatto. E però neppure lui sa il motivo per il quale si disperdono quei veleni in quota, tanto è vero che dice: (1:56) “…le scie chimiche….se le fonti ufficiali non danno una risposta soddisfacente, ci dev’essere qualcosa che non funziona…”  la stessa frase potrebbe dirla un qualunque altro fesso fermato per strada. E però il generale offre altri spunti di riflessione, pur senza spiegare nulla sul perché delle scie chimiche:

(0:20) “..dal punto di vista militare si è sempre voluto possedere..il tempo metereologico…”

Beh, qui ha indovinato! Scrive infatti Sun Tsu, circa 5 secoli prima di Cristo, “Il primo degli elementi fondamentali (della guerra) è il Tao; il secondo è il clima…” e anche Carlo Magno (742-814 dopo Cristo), che parte per le imprese di conquista militare praticamente ogni anno, aspetta la primavera inoltrata, prima di passare le Alpi, in modo da evitare di restare impantanato con i carri nella neve. Governando il clima, sia i carri del generale cinese che quelli di quello del Sacro Romano Impero, potrebbero lavorare anche d’inverno. Però, nel nostro tempo, considerando solo l’esempio delle operazioni delle (mi pare undici) portaerei statunitensi, che pattugliano il globo terraqueo in tutte le stagioni e costantemente in stato di guerra, mi pare che le differenze climatiche influiscano in modo assai meno determinante sui pani operativi di chi le comanda.

(1:17) “…i romani..distruggono Cartagine e seminano sale..lì non doveva crescere più niente..”

Qui cambiamo discorso e mi pare che c’entri poco con il il moltiplicatore “di potenza” militare che alberga la fantasia del generale. Mi pare un problema più economico e lo stesso vale per il Viet-Nam, (4:44) al quale pure egli accenna, irrorato con i diserbanti. Il Viet-Nam, oltre a dover subire la guerra per 30 anni, si è trasformato dal maggiore esportatore di riso nel maggiore importatore di granaglie (americane) della regione (Chossudovsky).

(2:54) “..bombardamento elettromagnetico…è una congettura, però scientificamente ha senso..”

ma è e rimane sempre “una congettura” e quindi il generale non sa nemmeno rispondere su questo.

(3:52) “..dal mio punto di vista, se c’è la possibilità, c’è anche la volontà..”

il generale esprime un “punto di vista”, non risponde con dati di fatto.

(4:08) “..abbiamo usato la bomba atomica soltanto per manifestare di possedere potenza..”

qui il generale sembra sapere, sembra ammettere, che i suoi colleghi-assassini statunitensi sganciano le due bombe atomiche senza che vi sia alcuna necessità di farlo e che, infatti, la resa dell’imperatore del Giappone si ha molto prima dell’esperimento nucleare sulle due uniche cittadine ancora risparmiate dai bombardamenti a tappeto del resto delle isolette giapponesi.

(5:04) “…noi..in Kossovo, nel 1999, la campagna aerea doveva durare due settimane, è durata 78 giorni e, la maggior parte di questo ritardo è dovuto alle condizioni atmosferiche che NON permettevano il volo o DETERMINATE missioni aeree..”

1) Sul Kossovo, i compari-assassini (NATO) di questo burattino, bombardano per 78 giorni e 78 notti le popolazioni civili, come sempre fanno, senza soluzione di continuità. Se bombardano, è segno che le condizioni meteo permettevano il volo;

2) sulle “determinate missioni aeree”, bisognerebbe avere il coraggio di menzionarle, visto che sono tutte sulle teste di civili disarmati;

3) se, invece di esercitarsi a sbattere i tacchi, gli ufficiali dell’esercito partecipassero a qualche “breefing” metereologico, pre-volo, dell’aeronautica militare, si accorgerebbero che, quali che siano le condizioni meteo, i piloti si alzano in volo in ogni caso, anche in tempo di “pace”;

4) sull’Adriatico non si può immaginare un clima tanto proibitivo da non consentire il volo per 78 giorni, come vorrebbe far credere il generale, magari per dissimulare la bestialità dei suoi compari assassini della NATO.

5) Non c’è stato nessun ritardo, quindi, sono quasi tre mesi di bombardamenti continui, certo non necessari, seguiti dall’invasione di terra, e sono impiegate anche armi nucleari.

The History of “Humanitarian Warfare”: NATO’s Reign of Terror in Kosovo, The Destruction of Yugoslavia

Twenty Years Ago: NATO’s War of Aggression against Yugoslavia: Who are the War Criminals?

(5:56) “..il tempo metereologico è un nemico..deve essere abbattuto…questo è un pensiero che è dentro la mentalità di tutti i militari…sarebbe uno strumento di guerra? Sì..”

Ma le scie chimiche le vediamo diffondere da una miriade di aviogetti commerciali, niente affatto militari, e le vedevamo anche da bambini, pure se allora ci sembravano più alte. Quindi, anche qui, che c’entra il pensiero del generale dei mentecatti che sbattono i tacchi? La guerra non la fanno contro dei finti nemici esterni, la fanno contro i veri nemici interni, che sono gli odiosissimi contribuenti, con il lavoro e le imposte dei quali si pagano anche le pensioni per gente inutile come il generale di qui sopra.

(6:48) “..Tsunami..”

e che c’entra con le ragioni delle scie chimiche? Vogliamo sempre parlare mantenendoci sul vago, sulle questioni teoriche e generiche o, più semplicemente, “passare di palo in frasca”?

(7:35) “..piccoli ordigni nucleari che non servono…a qualcuno potrebbe venire in mente che…”

Non diciamo “potrebbe”, i compari assassini di questo generale impreparato, compari-assassini della NATO, bombardano, appunto, proprio con quei piccolissimi ordigni nucleari, e proprio la Yugoslavia, e proprio durante quei 78 giorni e quelle 78 notti di “ritardo”.

Del perché delle scie chimiche-1: da questa intervista non ho trovato alcuna risposta utile sul perché delle scie chimiche. Le vedo pure io, danno noia pure a me ma, se sapessi perché lo fanno forse potrei anche cercare di difendermi meglio.

Tumori e AIDS, Attacchi Immunosoppressivi per Disposizione Sociopolitica

La tesi di Simoncini vuole che Il cancro sia prodotto dall’aggressione di un fungo (e la sua massa sarà costituita da quel fungo, che dentro continua a crescere, e dall’involucro esterno che lo incista, risultato dell’azione di difesa immunitaria). In questa fase di studio, a me pare che la tesi di Simoncini si debba condividere, anche perché di tesi sensate alternative non ce ne sono. Viviamo in un mondo di pazzi, dove la ricerca della cura contro il cancro è in mano a dei ruffiani-in-camice che per un secolo hanno dimostrato di non essere capaci di trovare la cura contro il cancro. Cioè, la ricerca della cura è affidata a quelli che non l’hanno mai trovata. Non solo, nemmeno sono stati capaci di formulare una teoria assennata sulle possibili cause dei tumori. 9-10 milioni di vittime crepano ogni anno e questi non sono capaci di dire altro che scemenze, dopo aver fatto di tutto per demolire il loro sistema immunitario, arrostendoli con le radiazioni ionizzanti, avvelenandoli con la chemioterapia e…ed intossicandoli con…cavoli, oggi scopro che esiste persino la MEDICINA NUCLEARE, con la quale i ruffiani-in-camice dell’ospedale più pazzo del mondo ti somministrano IODIO RADIOATTIVO per curare il TUMORE ALLA TIROIDE. Quella gente incapace (e disonesta), per un secolo dimostra di non saper trovare la soluzione ad un problema che fa più morti della seconda guerra mondiale e però ha la faccia di mandare in giro a dire scemenze certi ruffiani avvelenatori verificati come Roberto Burioni, gli analfabeti della cricca Lorenzìn e Robert Gallo, invece che farli arrestare. Questa è gente che non sa come risolvere i problemi vecchi ma sa come generarne di nuovi. L’avvelenamento, e le contaminazioni indotte dai vaccini, attaccano il sistema immunitario e lo indeboliscono; tutto il resto, il cancro e le altre malattie che l’industria non guarisce, viene di conseguenza.

Dell’immunodeficienza indotta
A proposito di immunodeficienza acquisita, diciamo pure indotta, non dovrebbe essere perlomeno sospetto il fatto che il finto virus dell’AIDS sia scoperto proprio a Fort Detrick, il laboratorio di fabbricazione di agenti patogeni per la guerra batteriologica più grande e meglio finanziato del mondo? E non è anche più sospetto, oltre che grottesco, che, proprio lì, si decida di collocare l’Istituto Nazionale per  il Cancro (NCI)? Allora, abbiamo un istituto, l’Istituto Nazionale per il Cancro, con dentro una moltitudine di ruffiani-in-camice impegnati nella ricerca sul cancro, che si trova esattamente nella stessa struttura che fabbrica i veleni e i virus per la guerra chimica e batteriologica, e non è strano, non è sospetto? Non suona come una palese presa-per-il-culo? Vogliamo ammettere la buona fede dei ruffiani-in-camice e dei loro super-grassi finanziatori delle banche centrali? Ammettiamola, ma allora sono una massa d’imbecilli.

Della buona fede dei ruffiani-in-camice imbecilli
Prendiamo ad esempio della loro totale imbecillità la facilità con cui certi agenti molto pericolosi ed assai aggressivi, come i virus patogeni e le terribili spore dei funghi, possono contaminare i tessuti di coltura nei laboratori dei ruffiani-sul-microscopio. Il Dr. Robert Strecker, nel suo “strecker-memorandum

cita un libro di Michael Gold, che s’intitola “Conspiracy of Cells“. È la storia di Walter Nelson Reese, che lavora nel più intensivo dei laboratori di contenimento del NIH (National Institute of Health, una sorta di ministero della sanità), il BSL4 lab. In quei posti i ruffiani-del-microscopio lavorano con microrganismi pericolosissimi, in grandi volumi e in concentrazioni elevate, e capita che, sempre in quei luoghi, essi tengano le “colture di tessuti”. Nel 1981 Walter Nelson Rees pubblica un documento su “Science“, con il quale afferma che più di un terzo di quelle colture sono “linee cellulari” contaminate con le cellule di Henrietta Lack, una ragazza negra che, prima di morire di cancro, lavora all’Hopkins. Henrietta crepa di cancro nel 1965, per un tumore che “se la mangia letteralmente viva” (questa espressione del tumore che si mangia il suo ospite, crescendo dentro di lui, si sposa con la tesi della voracissima aggressione fungina, dove abbiamo che il fungo “si mangia i tessuti”). Sennonché, le linee cellulari cavate da Henrietta hanno delle particolarità che non capisco bene, essendo coltivate od ottenute in modo diverso da come i ricercatori procedono di solito. Per questo motivo, campioni di quei tessuti, chiamati “HELA”, da “Henrietta Lack“, sono inviate in giro per il mondo, immagino in altri laboratori di ricerca sul cancro, e quello che incredibilmente succede è che, accidentalmente, i ruffiani-in-camice dei vari laboratori contaminano le loro “cellule di colture tessutali” con le linee cellulari di HELA. Nei primi anni del 1970, qualche laboratorio dalla Russia invia sei “linee cellulari” ai laboratori in cui opera Reese (per farsi belli e dimostrare di aver scoperto qualcosa di nuovo). Secondo i ricercatori russi, si tratta di cellule contenenti virus in grado di produrre il cancro negli umani. Quando Reese inizia a studiare queste cellule si accorge che sono tutte femminili e che appartengono a femmine negre. E allora si domanda “quante saranno le donne negre ammalate di cancro a Mosca?” Controllando meglio, alla fine Reese si accorge che al NIH un terzo dei campioni di tessuto sono contaminati dalle colture HELA. Aprendo i coperchi dei contenitori delle “colture tessutali” (il ruffiano-del-microscopio non lo sa?) si mandano in aria delle piccole particelle che contaminano il resto dell’ambiente raggiungibile. Svolazzano nella stanza finché trovano qualche altra “linea di coltura di cellule” e gli agenti HELA sono talmente aggressivi che subentrano sugli altri. Il dottor Reese, dopo aver pubblicato le sue avvertenze, viene privato di ulteriori finanziamenti dal NIH ed è de facto estromesso dall’industria della ricerca per la finta lotta contro il cancro, perché il suo scrupolo dimostra che i ruffiani-del-microscopio sono una banda d’imbecilli e sono degli imbecilli molto pericolosi, dato che con le loro sviste possono sterminare greggi di creduloni, tutti pronti a farsi inoculare e torturare da finti ricercatori che brancolano nel buio più assoluto. Prendi, per un altro esempio, le colture di cellule tessutali usate per determinare la tolleranza del tessuto umano ai bombardamenti delle radiazioni X. Quelle cellule sono contaminate dalla linea cellulare HELA, pure quelle. La linea di cellule più resistente ai raggi X del mondo è usata come esemplare di base per determinare quanto sia la quantità ed intensità massima di raggi X che il tessuto umano possa sopportare. Walter Nelson Rees, estromesso dall’industria del cancro, si dà a gestire una galleria d’arte.

Dei Virus e dei Tumori
Esistono i virus del cancro? Simoncini è perentorio: l’origine del cancro è un fungo, “fine”. E però Simoncini avverte pure che il fungo, come causa eziologica necessaria e sufficiente per aggredire la vittima e divorarla dall’interno, si destreggia molto più a suo agio quando la vittima offre delle “porte aperte”, delle aree di vulnerabilità, che diventano le concause necessarie ma non sufficienti a favorire l’attacco del parassita. Molto più semplicemente e molto più in generale, ogni volta che una persona umana offre una risposta immunitaria inibita, la malattia ha il sopravvento. Il cancro non fa eccezione, perché la maggioranza delle malattie è causata da agenti patogeni microscopici che aggrediscono l’organismo per abitarlo in modo parassitario, per divorarlo dall’interno, un po’ come fanno le banche centrali nelle economie delle nazioni del mondo.

Ed ecco che abbiamo già trovato un esempio di Virus dei Tumori, il virus cosiddetto HIV, o dell’AIDS, che la favola giornalistica vuole sia scoperto proprio dal principe dei ruffiani-in-camice, Robert Gallo, impiegato proprio lì, a Fort Detrick, presso quella stessa struttura che cambia, dalla notte al giorno, la propria missione aziendale, passando dalla guerra batteriologica alla finta guerra contro il cancro, e raggranella così miliardi di dollari in più, per ingrassare i conti in Svizzera, per retribuire i suoi ruffiani, arruolarne di nuovi, e comprare altri terreni, fabbricati, altre cavie ed altre costosissime ed inutili attrezzature.

Delle Cellule T4 e dei Tumori
Se ho capito bene, e altrimenti le correzioni sono benvenute, le cellule “T4” sono cellule del gruppo “T” del sistema linfocitico che aiutano l’organismo umano a resistere al cancro, ai funghi, al pneumocycstis carinii della polmonite ed ad altri organismi nocivi.

Dice la dispensa che cavo dal corso di laurea infermieristica dell’Università di Torino che:

I linfociti T sono le cellule dell’immunità adattativa responsabili della protezione verso le infezioni ad opera dei microbi intracellulari. Essi derivano da cellule staminali del midollo osseo che si differenziano nel timo, una ghiandola localizzata sotto lo sterno…..”

Nell’ultima riga dell’ultima pagina della stessa dispensa leggo:

“Se i linfociti T funzionano male: infezioni ricorrenti, immunodeficienze, (AIDS!)”

Rieccoci a noi. Il virus cosiddetto dell’AIDS porta alla distruzione SELETTIVA di queste cellule. Sembra proprio un virus ideale per favorire il cancro:

a) distrugge le cellule T4,
b) determina l’immunodeficienza,
c) apre i cancelli per qualunque tipo di aggressione parassitaria esterna, da parte di agenti microbici, spore di funghi, virus e quant’altro, e puoi tranquillamente passare dal raffreddore, alla polmonite e al cancro,
d) è realizzato in un laboratorio per la guerra batteriologica (Fort Detrick), per negligenza o in risposta alla commissione data dall’OMS (Strecker Memorandum), è dipoi inflitta con i vaccini per il vaiolo all’Africa, e con quelli per l’Epatite-b alle comunità omosessuali maschili di S. Francisco, New York e Los Angeles (1993 – queer blood, the secret aids genocide plot – alan cantwell jr.), ed è quindi un virus diffuso per imposizione sociopolitica (Emerging Viruses – Aids & Ebola – By Leanard Horowitz).

Se il Cancro è prodotto da virus, come si mantiene la tesi fungina?
Posso allora dire, se ho capito bene, che questo è un esempio di un Virus che favorisce il cancro, che lo provoca, anche se indirettamente, come provoca la polmonite anche se poi l’agente ultimo responsabile della polmonite è un altro. Cerco solo di far sposare le espressioni di Horowitz, di Strecker e pure quelle dei ruffiani della cricca di Robert Gallo, con quello di Simoncini.

Del Virus SV40
Infatti, quei degenerati e pervertiti fabbricano, mutano e clonano in laboratorio, migliaia di Virus e molti di quelli sono detti Virus dei Tumori. Horowitz ne propone un elenco, nel suo documentario (vedi al minuto 40:20), come per esempio il SV40, che è il quarantesimo virus individuato in certi particolari tipi di scimmia, è un virus che innesca il cancro e che è inoculato in milioni di persone negli anni ’50 assieme al VACCINO ANTI POLIO, poi elenca il virus della leucemia, il virus del linfoma, il virus del sarcoma, il virus del morbo di Hodgkin, il virus dell’influenza, il virus dell’herpes genitalis, Kuru, e moltissimi altri. Horowitz, nel suo libro “Emerging Viruses”,

a pagina 64, parlando del NIH che gestisce fabbriche della guerra batteriologica, come Fort Detrick, parla di “..ricerche sui virus pericolosi..” ed afferma che “Il NCI (National Cancer Institute) usa Fort Detrick come centro di contenimento e produzione su larga scala di sospetti agenti tumorali virali..”. A me pare che anche queste espressioni non intacchino la tesi di Simoncini. Dire “agenti virali tumorali”, e “sospettati” di essere tali, è usare espressioni generiche. Agenti virali tumorali possono benissimo essere quegli agenti virali che determinano il tumore come conseguenza della loro aggressione ad una o più parti del sistema immunitario. A seconda di dove quei virus colpiscono, si può avere una (o più) manifestazione tumorale specifica, ed uno o più organi indeboliti vengono aggrediti da altri parassiti che, secondo la tesi di Simoncini, sono sempre funghi ma che, aggredendo zone specifiche, colpite dall’azione di virus specifici, assumono forme particolari che possono apparire differenziate fra loro, anche perché in ogni organo si ha una risposta immunologica (la ciste attorno al fungo) che appare diversa (“il fungo attacca la corteccia dell’albero nel punto in cui essa è danneggiata da altri fattori e da lì inizia a divorarne la materia, fino a far completamente marcire la parte o tutta la pianta”).

Dei linfocitiUniversità di Torino, corso di laurea infermieristica – S. Luigi

Dei linfocitiUniversità di Roma Tor Vergata

 

Il cancro è contagioso? Il fungo sì e il cosiddetto virus dell’AIDS pure. E allora questa è un’altra questione che dovremmo studiare assieme, magari questa settimana, e così, qualcuno di noi potrebbe salvarsi la buccia.

Della Genesi e della Direzione del Comunismo Moderno

Del Comunismo Moderno
Carroll Quigley, professore di storia anche presso la Foreign Service School of Gerogetown University, e a Princeton, ed ad Harvard, fa le sue ricerche negli archivi degli enti di stato francesi, italiani e del Regno Unito, fino a che pubblica “Tragedy and Hope“, 1300 pagine, in cui spiega in sintesi come nasce la cricca dei banchieri internazionali,i quali irretiscono il mondo con il trucco fondamentale della Banca d’Inghilterra, delle banche centrali e della moneta debito, che è finta cambiale ma vera moneta, per via del valore indotto, vedi Auriti, ed è noto per “Evolution of Civilization“. Carroll Quigley è un ruffiano della rete dei banchieri e a lui, in una certa misura, è concesso, o forse gli è dato l’incarico, di descrivere la loro furbizia, tutta basata sull’ingenuità e sulla credibilità popolare, dall’opera criminale dei quali egli non si dissocia (pagine 979-980).

Per quanto riguarda le novella del sistema feudale delle banche centrali, credo di aver fatto una piccola sintesi di già e allora non serve che ripeta tutto da capo. Qui cerco, sempre brevemente, di ragionare sul come i banchieri internazionali “capitalisti” si sono appropriati delle risorse del mondo tutto, inventando, letteralmente inventando, e finanziando, con denari fabbricati dal nulla oppure con quelli d’altri, il progetto del finto comunismo d’oriente, che è il trucco fondamentale usato per espropriare, per rapinare e sterminare, le famiglie reali e tutti i legittimi proprietari di roba in generale, come pure tutti i loro dirigenti e i loro discendenti, che precedono le buffonate pseudo-ideologiche, attribuite a Karl Marx e ai suoi finti lettori, anche perché lo stesso trucco si è usato in America centrale, in America Latina, in Cina comunista, e in altri posti non necessariamente orientali.

Della Cospirazione Comunista non Sionista
Inizio col dire (con “The naked capitalism“) che la cospirazione comunista non è un progetto ebreo e neppure sionista. Il fatto che una dinastia di rapinatori di banche e d’oro d’altri che partecipa a questa “joint-venture” è quella dei Rothschild non prova niente, perché altri capitalisti di altre nazionalità e di altre religioni si associano all’impresa e tutti fanno ingrassare i loro somari dalle stesse mangiatoie di fieno, dopo le rapine. La religione, come la razza, è un trucco per confondere e la confusione serve a tutti i livelli del depistaggio. Non c’è la cospirazione della signora Giudea o della signora Germania o della signora America o Italia, esistono solo cospirazioni di singoli individui che sono associati da interessi di spartizione, a prescindere dal colore della pelle, dalla puzza della pelle, dalla religione e dall’orientamento ideologico e/o politico. Politica, religione e razza sono anzi solo dei trucchi per mandare i contribuenti a morire e/o ad ammazzare altri contribuenti, che neppure conoscono e che non hanno mai fatto loro niente di male. Dire che la razza non c’entra non è come dire che la dinastia dei parassiti istituzionali Rothschild non c’entra, quella c’entra, eccome. È quella la cricca, o una cricca, una casta, e non quella degli ebrei, anche se i Rothshcild si professano, e fingono di essere, ebrei.

Della Filosofia Politica
Ad un dato momento impiantano la Banca d’Inghilterra e, dopo 70 anni di tentativi andati male, riescono ad impiantare anche la Federal Reserve. E allora? “Cazzi degli americani”, come direbbe il radiologo pescarese che somministra radiazioni ionizzanti senza saperlo e senza capirlo. E allora? Dopo aver narrato come i “money-managers” organizzano la rete delle banche centrali per truffare i contribuenti del pianeta, Quigley si dà la pena di spiegare ai suoi lettori come i suoi furbi committenti usano gli impianti ideologici per giustificare le loro rapine e le loro truffe internazionali. Gli impianti ideologici, lui, e loro, e i loro ruffiani della scuola, delle università e della comunicazione di gregge, li riuniscono sotto l’espressione “filosofia politica“.

Della Presa delle Risorse del Mondo
Per mezzo del trucco della “filosofia politica“, i cosiddetti centri del finto potere della politica e dell’economia, si appropriano delle risorse del mondo non ancora controllate completamente, forzando la specie umana, cioè i dissanguati contribuenti del mondo, verso un sistema dittatoriale socialista, cioè, per dirla con Orwell, di “collettivismo oligarchico“. Lo scivolone verso la dittatura socialista, che comporta l’automatico annullamento dei mille anni precedentemente sprecati nella lotta infinita per la libertà umana, è pianificato, organizzato e condotto direttamente dai grandi capitalisti super-ricchi delle nazioni delle finte democrazie. I finti beneficiari della libertà d’impresa, quelli orientati alla consacrazione del diritto di proprietà privata, della società aperta e liberale, nella quale così tanti “progressi” si hanno in epoca recente e contemporanea. Uno pensa, ragionevolmente, che, per mantenere un sistema che faccia comodo ai porci comodi dei super-ricchi, che sono attaccati più di tutti alla loro roba, è necessario stabilire la sacralità della proprietà privata e della libertà d’azione, d’impresa e di concorrenza, e che preservare tali diritti è la condizione necessaria per beneficiare i super-ricchi capitalisti che sono, che devono essere, per necessità della loro condizione, anti-comunisti. E allora perché i super-capitalisti finanziano il super-comunismo? Vogliono lavorare contro i propri interessi? Sono forse dei fessi, dei suicidi? Quigley capisce e spiega che ogni infiltrato, come lui stesso, che cerca d’immaginare se stesso come un ruffiano che appartiene alla casta protetta ed impunita dei super-ricchi, deve vedersi tale su scala mondiale. Il controllo sociale, cioè, il mantenimento dell’ordine gerarchico sociale, dove A è maggiore di B e B è maggiore di C, se lo si vuole mantenere, deve essere mantenuto su scala planetaria, anche se non credo che ciò significhi “governo mondiale”, perché “governo mondiale” è un’espressione generica che porta i babbei a ragionare ancora fuori strada.

Del Governo Mondiale del Mondo Disordinato
Se diciamo “governo mondiale” per dire che c’è un solo ordine mondiale, con un dittatore-testa-di-legno, come i millantatori Stalin, Hitler e Mussolini, che comanda su tutti, diciamo una scemenza. Se diciamo invece “governo mondiale”, per indicare un mondo incasinato, con tante nazioni in crisi, con tante guerre inutili e tanti malati terminali, in cui nessuno capisce un cazzo e tutti fanno ciò che dice la televisione, e cioè si lasciano avvelenare e dissanguare senza giusto motivo, e però restando relativamente contenti, perché credono che il loro dissanguamento vada nel loro interesse, e dove, in ciascuna nazione, fingono di comandare dei fantocci delle finte democrazie che impongono solo nuove tasse e nuove norme liberticide, e chi raccoglie tutto è sempre la casa, cioè il casinò, e che il casinò poi raccoglie per versare nel casinò dei casinò, la banca centrale delle banche centrali, allora ci avviciniamo un po’ di più alla realtà.

Dei Trucchi Fondamentali per Prendere la Roba
Ed ecco che ci avviciniamo ai trucchi che usano i furbi:

A) impiantare una legislazione socialista (vedi Orwell, del collettivismo oligarchico) dove possibile;
B) impiantare una rivoluzione comunista, e poi una dittatura comunista (del collettivismo oligarchico), dove è necessario, come per esempio in Russia, in cui c’è l’oro dei Romanov da fottere, prima di sterminarli tutti, fino all’ultimo nipote ancora in fasce.

Quigley, essendo un infiltrato, è riluttante a circostanziare i disgustanti risvolti di sangue e la profonda malignità dei suoi padroni nelle loro truffe e nei loro genocidi della storia recente e contemporanea, nondimeno i fatti li accenna, e tampona, da ruffiano, o viene usato per tamponare, ciò che emerge dalle commissioni d’inchiesta del Congresso statunitense, che restano comunque disponibili per altri ricercatori meno compromessi di lui. Ma non stiamo qui adesso a tagliare col bisturi le sue contraddizioni, prendiamo quello che pare di buono dal suo lavoro, cioè le parti che confessa e ammette, come quando dobbiamo prendere le confessioni delle case farmaceutiche (questa è del ENERGIX-B, di cui salvo una copia qui, perché le versioni delle schede tecniche, col tempo, possono cambiare), e come fanno i tribunali quando prendono per buone le confessioni e le ammissioni in generale.

Degli Schiavi Ubbidienti
Gli antichi filosofi della finta politica sanno da sempre, vedi per esempio i gesuiti e i loro compari truffatori in sottana, che non c’è schiavo più obbediente dello schiavo a cui è stato fottuto il cervellino. Il migliore discepolo, il più devoto, il più dedicato alla causa della rapina e della truffa, quello che lavora anche contro i suoi interessi e non lo sa, è il ruffiano che ha sposato l’idea, il ruffiano reso tale per induzione, quel ruffiano-e-cretino, al quale è stato fatto credere che deve essere operativo per realizzare una “grande idea”, la quale, pur essendo un’idea d’altri, è comunque una “buona idea”. Ed ecco l’idea: prendere possesso di tutte le risorse del mondo, in nome e per conto (per “rappresentanza”, vedi Auriti) dell’umanità, cioè dei dissanguati contribuenti, per il bene, presunto, della stessa umanità. Come? Lo spiega Quigley.

John Ruskin, degli Impianti Ideologici per l’Espropriazione Violenta
Per espropriare i contribuenti della loro roba e delle risorse del mondo, facendo credere che ciò sia nell’interesse loro, cioè dei dissanguati contribuenti del mondo, cioè dell’umanità, iniziano con l’importare ad Oxford un certo ruffiano che si chiama John Ruskin. Prima del 1870, non si ha una sola cattedra in Oxford in rapporto alla discutibile materia filosofica delle “belle arti”.

Delle Spore Ideologiche del Parassitismo Oligarchico
John Ruskin
(1819-1900) nasce a Londra, figlio riconosciuto di un ricco venditore di vino dal quale eredita una cospicua fortuna. Perditempo, cioè formato in letteratura, architettura, matematica, latino e greco, e viaggiatore instancabile, prende le carte di diploma ad Oxford e sempre ad Oxford è impiegato nel 1870, come insegnante di “belle arti” per gli studenti della terza elementare, come Sgarbi è supplente di “belle arti” per gli studenti delle scuole medie inferiori in Italia in epoca contemporanea. Naturalmente gli interessi di Ruskin sono variegati, come quelli di Sgarbi, e comprendono le sottane delle vergini da sodomizzare e i trucchi per prendere posizione sociale in modo da poterne sodomizzare in maggior quantità. Fonda la “St. George’s Guild“, per disegnare modelli sociali ed industriali sui quali istigare un appropriato movimento sociale, e per comprare terre, mulini, segherie e fabbriche, cooperative per linee ideologiche di imprenditori socialisti, cioè d’imprenditori che cedono le loro quote di capitale nelle mani di “fantasmi giuridici” (vedi Auriti sulle ricche, o ex ricche, cooperative dell’Emilia Romagna 35:34, delle società anonime). Il trucco delle “Guild” fallisce ma le “idee”, i funghi ideologici, le spore ideologiche del parassitismo oligarchico s’impiantano nelle fertili teste vuote dei suoi stupidi, ma furbi, studenti delle aristocrazie britanniche.

Della Presa dei Mezzi di Produzione
In cosa consistono le spore ideologiche di Ruskin? “Lo stato deve prendere il controllo di tutti i mezzi di produzione e distribuzione, e deve organizzarli per il bene della comunità (degli schiavi) nella sua interezza; e però bisogna essere pronti a mettere questo controllo per il bene della collettività nelle mani di un solo soggetto” (vedi Ruskin Today, Holt, Rinehart and Wiston, New York, 1964):

“…il mio scopo costante è quello di mostrare l’eterna superiorità di alcuni uomini sugli altri, talvolta anche di un solo uomo su tutti gli altri…”

questo egli attribuisce a lui stesso, e i soggetti indicati di sopra dicono di lui che:

“..egli ha una visione assai misera della democrazia e la sua idea circa la libertà si cava dal passaggio sulla mosca (che disturba) in casa”.

 

Delle Spore Ideologiche di Platone
Clark
ci racconta che Ruskin cava la maggior parte delle sue spore ideologiche direttamente da “la repubblica” di Platone, e, leggendo Platone, ci si rende presto conto che deve essere un altro soggetto con niente da fare tutto il giorno, il libro-sorgente dal quale si abbeverano tutti i cavalli dei fantocci dittatori e pure, ovviamente, Marx, Engels, Proudhon e Saint-Simon. Ecco spiegato perché tutti i cavalli alienati, scopro oggi che i somari sono animali molto intelligenti, ricalcano le fregnacce di Platone (il trombone), ed immaginano, pretendono, uno stato che abbia (un “fantasma giuridico”, perché non esiste il “signor stato”) una classe di ruffiani dirigenti assai potenti, che dispongono di armate anche più potenti e temibili (come oggi sono le armate statunitensi, gestite da fantasmi oltreoceano) capaci di tenere quella classe al potere e la società completamente sottomessa alla monolitica autorità dei sovrani (oggi sono fantocci ma non sapremo mai se Platone veramente pensava di gestirli come pupi). Egli (Platone-trombone o Ruskin delle “belle arti”?) inoltre sostiene l’uso di qualunque forza disponibile e necessaria per eliminare fisicamente tutte le forze di governo esistenti, e le strutture sociali presenti, per consentire alla nuova classe dirigente d’iniziare il suo lavoro di oppressione con un nuovo canovaccio sul quale disegnare e sviluppare la nuova grande idea della “nuova” società.

Della Libertà Sessuale Forzosa e dei Figli Allevati con Procedure Anonime
La visione più alta della società ideale di Platone comprende l’eliminazione del matrimonio e della famiglia (vedi il lavoro del Tavistock per confondere i generi, pubblicizzare i matrimoni gay con Cecchi Pavone, la ribellione giovanile contro la famiglia, il movimento femminista ed altre manovre propagandistiche simili) così che tutte le donne possano appartenere a tutti gli uomini (che le vogliono) e che tutti gli uomini possano appartenere a tutte le donne (che li vogliono, ma pure se non li vogliono, perché se li prendono in batteria) e che tutti i figli di puttane, risultanti da questi incroci di forzosa libertà sessuale promiscua, siano presi dagli enti di stato e cresciuti con procedure anonime dallo “stato” (vedi pure cosa fanno in Cambogia con i bambini degli altri arruolati dai Khmer Rouge diretti da Pol Pot). Platone vuole che le donne siano “uguali” agli uomini, cioè, schiave come loro, che combattano in guerra come loro e che spacchino le pietre in miniera come loro.

Dell’ossessione dell’Eugenetica
E però bisogna praticare l’eugenetica già ai tempi di Platone, infatti bisogna fare una selezione precisa di chi sgobba pagando le imposte e di chi gode, senza lavorare e senza pagare, ed ancora una volta questo lavoro lo fa lo “stato”, cioè il fantasma giuridico.

Delle Tre Classi
La società del progetto attribuito a Platone deve essere divisa in tre classi:

1) la classe dominante;
2) la classe militare (i servi in divisa, i carabinieri, le bande delle forze armate, dell’esattoria e della GdF..);
3) la classe dei lavoratori (i contribuenti, quelli che, in proprio o alle dipendenze dirette di un’impresa, si spaccano il culo per farsi rapinare il 70% del reddito, lavorando quindi senza paga per 8 mesi ogni anno, come succede in Italia oggi, per l’effetto perverso del trascinamento fiscale).

Dell’Energia Intellettuale dell’Amministrazione degli Schiavi
Le greggi di contribuenti del sistema ideale di Platone devono essere indotte a credere alle bugie indottrinate dagli enti di stato, secondo le quali i contribuenti paganti sono nati con oro, argento e rame, dentro l’anima, in fondo, ma proprio in fondo, all’anima, e ci devono pensare i sovrani ad individuare, in ogni individuo, quale sia il metallo prevalente e, in base a questa stima statale, decideranno a quale classe deve appartenere il contribuente. Platone ammette che queste sono tutte balle ma sa pure che le frottole facilitano il lavoro dei tiranni e l’amministrazione della “cosa pubblica” rapinata, perché le favole sono insegnate alle greggi dei contribuenti-persuasi, come fossero princìpi religiosi. Platone riserva i benefici del comunismo alla classe dominante. È lì che si spartiscono le donne e la roba, e dove sostanzialmente la proprietà privata cessa di esistere, perché la mangiatoia è stracolma, essendo rimasti esclusi da essa i militari e i contribuenti, lasciati, chi meno e chi più, a sgobbare con in mano quanto basta per sopravvivere, ed è sempre lì che, dopo le abbuffate, le grandi bevute e le batterie con le vergini sodomizzate, l’energia intellettuale s’impiega per stabilire cosa sia buono e cosa sia giusto per le classi sociali inferiori.

Della Missione degli Studenti di Ruskin
Diciamo pure che, secondo Quigley, John Ruskin, praticamente legge questi deliri di Platone ogni giorno e, quando arriva il momento in cui inizia a trasmetterli ai suoi studenti abbienti di Oxford, chiarisce subito che quei giovani delle grasse famiglie, rappresentanti le “classi dirigenti” d’Inghilterra, hanno una grande responsabilità, una missione per salvare il resto del mondo. Ruskin ricorda a quei giovinetti che essi sono “portatori di una grande, magnifica, tradizione culturale“. Anche se non si lavano né il corpo né gli abiti, portano in giro pulci e pidocchi, e non sanno come gestire la merda in tutta l’epoca preindustriale, sono bravi a fare le navi e i cannoni da mettere sulle navi, e così possono andare ed attaccare dove vogliono ed imporre il traffico d’oppio a chi vogliono. Trascurando il dettaglio fondamentale delle cannoniere, Ruskin li esorta a ricordare su cosa si basa la loro istruzione, sul culto della “bellezza”, sul rispetto dello “stato di diritto”, della “libertà” (la loro), della “decenza” e “dell’auto-disciplina”, e però li avverte pure che queste tradizioni non possono essere salvate, né meritano di essere salvate, a meno che non si possano estendere anche alle “classi inferiori” presenti in Inghilterra e alle altre canaglie del resto del mondo. Se non si estende, oggi si direbbe “se non si esporta”, questa tradizione al più gran numero di persone, la minoranza dei gentiluomini inglesi della “classe superiore” sarebbe, prima o poi, soverchiata dalla maggioranza dei figli-di-cani-affamati delle altre classi sociali e sopraffatta dalla loro ignoranza, tanto da smarrire completamente la tradizione.

(Queste sono più o meno scemenze simili a quelle che Henry Kissinger vende all’ingrosso ai fantocci al governo negli Stati Uniti d’America, per giustificare l’imposizione di politiche ultra-restrittive a 13 nazioni bersaglio, da mandare letteralmente alla malora economica, con il progetto NSSM 200 del 24/04/1974.

De facto, per esportare la tradizione culturale, la “democrazia” e gli altri trucchi, bisogna bombardare, occupare e/o imporre politiche restrittive alle popolazioni delle nazioni, direttamente o indirettamente, invase e occupate. Per prevenire la perdita della finta tradizione inglese, dunque, Ruskin raccomanda ai giovani privilegiati delle famiglie più grasse d’Inghilterra di estendere la loro “istruzione” alle masse dei lavoratori delle isolette britanniche e anche a quelli del resto dell’impero (p.130). La novella di Quigley narra poi che, tra quei giovinetti vi sia proprio Cecil Rhodes (1853-1902), il fondatore delle società segrete del suo tempo, delle “tavole rotonde” dei tempi che lo seguono, precursore del Tavistock e dello spionaggio industriale internazionale della Banca d’Inghilterra, in associazione con i grandi studi legali e di analisi finanziaria (CIA) di Wall Street, coordinatori delle attività di altre banche centrali.

Delle Finanze e del Nutrimento delle Spore Ideologiche
Cecil Rhodes
trascrive tutta la lezione inaugurale di Ruskin e tiene il manoscritto stretto con sé per i successivi trent’anni, mentre, febbrilmente, sfrutta tutte le miniere d’oro e di diamanti del Sudafrica, diventa primo ministro della colonia, scaldando la massima poltrona di Città del Capo (1890-1896), finanzia i partiti politici in patria, controlla i seggi parlamentari, sia in Inghilterra che in Sudafrica, e si fotte pure una striscia di terra di proprietà della corona inglese, dal Capo di Buona Speranza fino all’Egitto, collegando le due estremità con i cavi del telegrafo e la rete ferroviaria da Città del Capo fino al Cairo. Grazie al contributo finanziario di Lord Rothschild ed Alfred Beit, è in grado di sfruttare in monopolio tutte le miniere d’oro e di diamanti del Sudafrica e questo significa che diventa un milionario esagerato, in grado di mettere in pratica tutte le farneticazioni di Ruskin, volendo, cavate direttamente dalle letture quotidiane di Platone.

Del Progetto della Federazione della Classe Dominante Inglese
Il progetto è a lungo termine, creare una rete di nazioni di lingua inglese, cioè, agganciare le varie colonie dell’impero britannico, ed irretirle in una sorta di federazione, per diffondere in esse e nel resto del mondo abitabile la tradizione della classe dominante dei gentiluomini inglesi. Per fare ciò, organizza delle società segrete, raggruppa i suoi compagni di merende di Oxford, tra i quali ci sono:

Arnold Toynbee,
Alfred Milner,
Arthur Glazebrock,
George Parkin,
Philip Lyttleton Gell ed
Henry Birchenough;

mette assieme una banda simile a Cambridge, con:

Reginald Bailol Brett (Lord Esher),
John B. Seeley,
Albert Grey ed
Edmund Garrett;

fa poi entrare nella cerchia delle società segrete anche certi membri onorari, quali:

Arthur Balfour,
Harry Johnston,
Lord Rothschild (che non manca mai),
Albert Grey ed altri che saranno elencati nelle liste degli “iniziati”.

Desidererei saltare i dettagli sulle società segrete di Cecil Rhodes e dei suoi eredi, mi pare di averne accennato a proposito delle cosiddette “Tavole Rotonde“, e andrei invece a discutere brevemente sul legame perverso tra l’invenzione del progetto di cospirazione comunista con i giochi delle società segrete degli allievi di Ruskin, che discendono tutti dalle famiglie più ricche-sfondate d’Inghilterra.

Dell’Importanza della Fabbricazione e della Manipolazione dell’informazione
Gli eredi di Rhodes continuano la sua opera diciamo di “espansione ideologica”, spargendosi in giro per il mondo, pubblicando il “The Round Table“, fondato nel 1910, fondando il Royal Institute of International Affairs (Chatham House), con i finanziamenti di Abe Bailey e della famiglia Astor (proprietaria del “The Times“), fondando poi anche il CFR, e l’Institute Of Pacific Relations. Si tratta d’istituti per gli “affari internazionali” e si realizzano un po’ in tutte le colonie britanniche, anche negli Stati Uniti d’America, dove, appunto, si chiama Council of Foreign Relations (CFR). Le società segrete che operano dietro questi enti delle politiche internazionali, sostanzialmente gestiscono la fabbricazione dell’informazione ed influenzano grandemente la politica sia in patria che all’estero, perché, disponendo di finanziamenti esagerati e sono proprietari o dirigenti-amministratori di certi prestigiosi rotocalchi internazionali. I “gentiluomini” della cricca Rhodes-Milner danno grandissima importanza alla manipolazione dell’informazione, e lo fanno già in quel tempo, molto prima che s’inventi la televisione, come gli uomini con le gonne lo fanno per secoli molto prima di loro. Ruskin e Platone hanno visto giusto, “se gestisci fabbriche di frottole come il “The Times”, un po’ in giro per il mondo, puoi sfruttare la credulità popolare raccontando balle e realizzare i tuoi progetti incontrando meno ostacoli, meno resistenza e, anzi, godendo anche della quasi piena, e gratuita, collaboratore delle vittime di quei progetti. Molti giornali e rotocalchi, in giro per il mondo, sono sotto il controllo della cricca Astor-Rhodes-Milner e associati dal 1889 in poi, come pure lo sono molte università e tutte le poltrone degli enti di stato dell’impero britannico dedicati agli “affari esteri” e alle relazioni internazionali.

Della Capitale della Federazione della Classe Dominante Inglese
I furbi della cricca Rhodes-Milner decidono di collocare la capitale della loro rete di controllo delle informazioni negli Stati Uniti d’America. Nel 1915, i cospiratori delle “tavole rotonde” sono in piena operatività in Inghilterra, Sudafrica, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India, e organizzano gruppi sciolti negli Stati Uniti d’America (George Louis Beer, Walter Lippmann, Frank Aydelotte, Whitney Shepardson, Thomas W. Lamont, Jerome D. Greene, Erwin D. Canham ed altri. Sennonché, Rockefeller, J.P. Morgan ed altri grassi personaggi dei giochi di prestigio finanziari statunitensi, come Beit Brothers, Abe Bailey, la famiglia Astor, la Carnegie United Kingdom Trust, la famiglia Whitney, la cricca dei Lazard Brothers ed altre fondazioni associate a J.P. Morgan, si uniscono all’impresa e alle associazioni segrete dei condizionatori dell’informazione del gruppo Rhodes-Milner.

Della Fondazione del “The New Republic Magazine
La filiale statunitense delle società segrete del Regno Unito è il CFR, collocato in Nuova York, ed è anche l’ente di facciata per J.P. Morgan e compari, associati ad un assai piccolo gruppo di “tavole rotonde americane“. Tra questi ci sono gli esperti di Morgan, tra i quali Lamont e Beer, che partecipano (a che titolo?) alla conferenza di pace di Parigi, dopo che si decide di interrompere la prima guerra mondiale. Gli associati delle banche di Morgan sono parecchi e vale la pena ripetere alcuni dei loro nomi, perché ricorrono in una moltitudine di altre situazioni della finta storia economica moderna e contemporanea e sono tutte interessanti. Nel 1928, per esempio, presiede il CFR un tale John W. Davis, il vicepresidente è Paul Cravath e il CFR comprende anche un consiglio di tredici altri gentiluomini, tra i quali abbiamo:

Owen D. Young,
Russell C. Leffingwell,
Norman Davis,
Allen Dulles,
George W. Wickersham,
Frank L. Polk,
Whitney Shepardson,
Isaiah Bowman,
Stephen P. Duggan,
Otto Kahn.

Nel suo tempo, il CFR è associato anche agli scalda-poltrone delle “tavole rotonde americane“, tra i quali
Beer,
il famoso ruffiano Lippmann,
Shepardson e
Jerome Greene (P. 952).

Per avere un’idea del livello d’influenza che può avere un circolo di scalda-poltrone come il CFR, che tratta e diffonde, pare, solo impianti ideologici per mezzo di cartaccia stampata, del cinematografo e poi anche della Tv, influenza che si cava dalla grande capacità finanziaria dei padroni delle banche centrali, che fabbricano il denaro e quindi ne hanno quanto ne vogliono e senza costo, teniamo a mente che Nelson Rockefeller, quando è vicepresidente, prende Kissinger, che già è in posizione chiave per controllare CIA, FBI e politica estera, e lo nomina direttore del gruppo di studio del CFR che si occupa di dislocare le installazioni nucleari statunitensi in tutta Europa (Germania, Italia, Olanda, Belgio, Turchia).

Dello Spostamento di Wall Street verso Sinistra
Un esempio perverso di questa associazione di scalda-poltrone nasce l’idea di pubblicare il “The New Republic“, una rivista fondata da Willard Straight, con i soldi di Payne Whitney, nel 1914. Straight, è un ex assistente di Sir Robert Hart (direttore dei Servizi della Dogana Imperiale Cinese, vedi che la Cina è dominata dagli anglosassoni già molto prima che venisse impiantato il burattino, finto comunista, Mao Zedong, ma lo è anche dopo. Che ci fa un occidentale a gestire direttamente ed ufficialmente, la dogana imperiale, cioè a fare la supervisione delle importazioni di oppio e dell’esportazione di argento?) e se ti vai a vedere chi si è sposato e con quali famiglie ha collaborato (p.938-939), si capisce benissimo che nessuno di questi ha titoli per essere, diciamo, “socialista” o “comunista” o “progressista”, perché sono tutte dinastie esageratamente ricche e sicuramente ultra-capitaliste. Prendi per un esempio Nelson Rockefeller, quello si considera un “liberale-di-Wall-Street“, per quanto concerne il suo lavoro di manipolazione degli impianti ideologici. Lo scopo originario della fondazione della rivista (“The New Republic“, si riferirà alla nuova repubblica di Platone?) è quello di offrire una “valvola di sfogo“, e se vogliamo aprire bene gli occhi è piuttosto una “valvola di scarico“, agli ingegneri sociali della “sinistra progressiva” in modo da guidarli garbatamente verso una direzione “anglofila”.

Dell’Influenza della Finanza e delle Fabbricazioni Ideologiche ben Finanziate
Chi ha occasione di sentire le chiacchiere inutili di certi infiltrati-ruffiani come Noam Chomsky o di altri suoi aspiranti porta-borse analfabeti come PR Barnard, deve per forza averli sentiti nominare qualche volta Walter Lippmann (lo nominano continuamente, Chomsky deve averlo citato a Barnard e Barnard lo cita a sua volta nei suoi deliri per tentare uno sfoggio e dissimulare il proprio analfabetismo funzionale-strutturale) Le colonne bisettimanali scritte da Lippmann appaiono in centinaia di giornali americani, sono protetti dai cosiddetti “copyright” del “Herald Tribune” di Nuova York, che è di proprietà di J.H. Whitney. La gente della cricca delle banche di J.P. Morgan, già nel 1930, è quella che influenza i fatti della politica in Harvard, Columbia, Yale e Princeton. I campus universitari ancora portano i nomi di quella gente.

La filiale americana delle associazioni segrete britanniche estende la sua influenza sui fantocci che vanno a gestire gli enti di stato, e sui contribuenti, per il tramite delle scemenze pubblicate sulla cartaccia stampata che controllano:

The New York Times,
New York Herald Tribune,
Christian Science Monitor,
The Washington Post,
Boston Evening Transcript.

Nel ventesimo secolo cresce dunque una struttura d’infiltrati con le tasche piene di grano che, tra Londra e Nuova York, penetrano in profondità la vita delle università, della cartaccia stampata e dei fantocci incaricati della politica estera. Molti scalda-poltrone di Wall Street, come

John W. Davis,
Lewis Douglas,
Jock Whitney e
Douglas Dillon,

sono nominati ambasciatori per gli Stati Uniti d’America nel Regno Unito, a dimostrare il legame intimo tra i compari dell’asse Londra-Nuova York che è finanziaria ma che è anche gestrice spudorata dei fatti degli enti di stato.

Del modo tenuto dalle società segrete per formare una coalizione per la cospirazione comunista
Carroll Quigley confessa senza vergogna che, in un dato momento, i suoi protettori (i banchieri internazionali) decidono di rifare il mondo. Per fare ciò è ragionevole immaginare che quelli pensino di farlo corrompendo, cioè, comprando, la prostituzione dei cospiratori del mondo progressista, socialista e comunista, sindacale e quant’altro, così, tanto per avere il sostegno segreto dei loro finti oppositori ideologici, per realizzare i loro piani, diciamo, con minor resistenza.

E però Quigley qui finge di dimenticare un dato che forse è più chiaro a Ruskin e a Platone, i quali poi, in fondo, non spiegano tutto apertamente e molto chiaramente neppure loro. Ruskin, fin dalla prima ora in cui comincia a cianciare con i pupilli di Oxford, chiarisce subito che per “federare il mondo” (anche sapendo di parlare con i figli delle famiglie più ricche d’Inghilterra) bisogna farlo usando la “linea socialista”. Ora stiamo attenti perché il trucco è sottile e induce sempre tutti, insegnanti e studenti, ed ovviamente giornalisti e finti intellettuali della televisione, ad attribuire tutto il peso perverso dell’azione eversiva alla questione ideologica.

Il trucco del socialismo serve al capitalista per prendersi la roba degli altri capitalisti, sia grandi, che medi che piccoli. È un trucco semplicissimo per dissimulare alla storia e alla giustizia contemporanea il comune ladrocinio, la frode, la rapina, e parliamo di rapina che è anche armata e sanguinaria, perché intere generazioni di proprietari, professionisti, quadri e dirigenti, vengono sterminate in metà del mondo dagli agenti dei finti rivoluzionari. Il trucco socialista serve per appropriarsi, con l’aiuto delle greggi indottrinate dai padroni delle banche centrali, di tutte le proprietà aliene, della terra aliena, della sua industria, dell’agricoltura, delle comunicazioni, dei mezzi e delle vie di trasporto, degli affari politici interni ed esteri delle nazioni, e per il controllo politico diretto e totale di una schiera di ruffiani-leader, i fantocci collocati al governo delle nazioni, che rimangono soggetti al ricatto finanziario perpetuo, costringendo loro a far fare alle genti che comandano ciò che i padroni delle banche centrali considerano sia più giusto per il bene della nuova società del mondo.

Surrettiziamente, i capitalisti assoluti, i capitalisti, quelli veri, cospirano con i seguaci di Karl Marx, che per giunta è un impiegato dei Rothschild, per rivoluzionare il mondo del capitalismo tradizionale e sostituirlo con il sistema socialista. Sembra un controsenso, invece è un piano che funziona alla perfezione e, ancora oggi, tutti i finti intellettuali che si riempiono la bocca di scemenze in televisione, fanno grande ostentazione di terminologia astrusa, citando Marx e gli altri finti protagonisti del finto comunismo, e però, in definitiva, Marx e gli impianti ideologici servono solo per dare spazio ai perditempo della televisione e della cartaccia stampata. Nei fatti della vita del mondo e delle persone, quello che conta è la roba, la ricchezza materiale. Organizzare rivoluzioni comuniste in giro per il mondo è un trucco ben finanziato che serve semplicemente per arrivare alla roba degli altri senza doverli attaccare, invadere direttamente, facendo la guerra di aggressione aperta. Con il trucco delle rivoluzioni comuniste, per mezzo del lavoro e del sacrificio d’altri, si possono:

1) eliminare fisicamente i sovrani e i proprietari di tutta la roba disponibile, sterminare le loro famiglie, i loro dirigenti, quadri, impiegati ed il loro personale specializzato;

2) rapinare la roba, tutte le risorse di una nazione;

3) distruggere di fatto il sistema economico, decapitando tutte le imprese e facendo sparire tutti i loro dirigenti (trucco che si ripete ciclicamente, alla bisogna, vedi per esempio la distruzione dell’Industria in Italia, in Russia e in tutta l’Europa dell’est, nel periodo 1992-94);

4) impiantare la banca centrale;

5) mettere tutte le risorse disponibili nelle ganasce amministrative di governi fantocci, che però restano sotto il tacco della banca centrale, diretta in patria per conto terzi, esteri;

6) sfruttare tutte le risorse e godere dei benefici della ricchezza degli altri, per “rappresentanza” del popolo; la roba appartiene al popolo, cioè, allo stato, cioè, alla direzione della mangiatoia, e viene perciò usata solo da chi (il popolo non è ma) lo rappresenta per “mandato”, ottenuto con la frode.

Della Meccanica Pratica delle Espropriazioni delle Violenze Dissimulate
I super-ricchi vogliono controllare tutta la loro roba e anche la roba degli altri nel resto del mondo. La spiegazione è semplice e lo ammettono, anche se i loro ruffiani (gli storici del passato recente) cercano di giustificarli. Tutte le altre questioni ideologiche di Ruskin, di Platone e degli altri tromboni, sono solo costruzioni articolate che servono a confondere le menti poco pratiche, a tenerle occupate sul nulla, e, confondendole, a far lavorare gratis gli schiavi, cornuti e contenti, per gli interessi di chi li sfrutta, senza che se ne rendano conto, perché sono e restano presi dalle questioni ideologiche, che, dal punto di vista del loro vantaggio pratico, che opera a beneficio della loro sopravvivenza, sono tutte insussistenti.

Per prendere la roba d’altri, i furbi finanziano i ruffiani-analfabeti (Lenin, Trotsky, Stalin, Hitler, Mussolini, Mao Zedong, Chiang Kai-shek, Ho Chi Minh, Pol Pot, Fidel Castro e tutti gli altri finti comunisti e finti rivoluzionari) e danno loro i libretti che contengono gli impianti ideologici; loro non sanno leggeren perché sono tutti, o quasi tutti, analfabeti, ma li sventolano in aria per giustificare i loro spargimenti di sangue, le loro guerre private, il ladrocinio, la truffa e il genocidio. Per sfruttare la motivazione dei ruffiani analfabeti, che poi saranno i fantocci al governo delle nuove nazioni, si alimenta la loro sete di potere; bisogna consentire loro d’illudersi di fare la rivoluzione per prendere “il potere”. In realtà il loro è un “potere” per mandato diretto dei loro padroni, come gli amministratori delegati delle banche centrali, e restano in carica se e solo fino a quando lo consentono i loro padroni, che sono anche i padroni delle banche centrali installate nelle nazioni governate dai nuovi fantocci, e quindi gestiscono direttamente le loro economie. Quei fantocci, ignoranti ma ambiziosissimi, non potendo esercitare il potere verso l’alto, perché devono solo obbedire e non possono prendere iniziative personali, se la sfogano con i loro concittadini contribuenti, affamandoli, torturandoli e ammazzandoli in quantità industriale (come succede per esempio nella “nuova” Russia dopo il 1917 e nella “nuova” Cina dopo il 1949).

Del Rischio d’Impresa nella Pratica delle Espropriazioni Violente
A questo punto alcuni storici insinuano l’idea ingenua del rischio che si assumono i compari delle società segrete anglo-americane. Finanziare la rivoluzione, alimentare il delirio dei fantocci-analfabeti, far fare a loro tutto il lavoro di sterminio e poi..prendere la gestione diretta del potere, che i fantocci hanno conquistato per loro. Il Machiavelli lo spiega, al sovrano del suo tempo. Quando il capitano torna vittorioso dalla guerra tu, tu sovrano, non puoi togliergli la gloria per le vittorie conseguite; e però, allo stesso tempo, quello ha acquisito in battaglia una tale reputazione che, prima o poi, cercherà di “farti le scarpe”. Bisogna bilanciare prudenza e gratitudine ma, consentendo gli onori al capitano, anziché eliminarlo, il sovrano si assume sostanzialmente un rischio. Quindi chi legge Quigley può essere indotto a pensarla come Machiavelli: mandi al potere un dittatore, diciamo Stalin, o Hitler, e poi? Se quello si monta la testa e ti chiude la banca centrale? E come fai a prenderti tutto il petrolio russo (la Russia se non è il primo è subito il secondo produttore mondiale di petrolio) e il manganese russo, se Stalin o Putin ti si rivoltano contro? Quella è gente che ha i suoi missili intercontinentali, la questione è rischiosa, i banchieri e i loro condizionatori segreti si sono assunti un bel rischio! E invece non è vero niente. I banchieri internazionali sono furbi, e i furbi non si assumono rischi, quelli se li assumono tutti, anche se non ne sono consapevoli, gli schiavi e i servi che ai furbi obbediscono.

Del Colosso Militare Posticcio del Mondo Comunista
Il Machiavelli, infatti, non può sapere che, 400 anni dopo di lui, l’asse delle società segrete di Londra-Nuova York dispone di mezzi materiali diversi rispetto al sovrano del suo tempo, che è un vero sovrano, se vuole, a differenza dei buffoni di oggi. Con i mezzi moderni si può eliminare in pochi giorni chiunque che, presso i governi fantocci, si azzardi a pensare di poter fare di testa sua. La grande industria militare comunista è un altro trucco, un mito, interamente finanziato con denaro pubblico dei contribuenti statunitensi. Ma è un mito più ideologico che pratico. In Cina comunista e in Russia non esistono missili intercontinentali, e probabilmente non esistono neppure negli Stati Uniti d’America. Il fatto sta che la potenza militare del mondo comunista è tutta una burla, un’impalcatura di costruzioni obsolete ed antiquate che non può in nessun modo competere con le forze militari anglo-americane. Periodicamente, i giornalisti ripetono le loro scemenze sulle fantastiche dichiarazioni di guerra che il capo di governo della Corea del Nord, strilla al megafono dalla sua zattera che a malapena galleggia nel laghetto, contro gli Stati Uniti d’America, oppure sulle volte che il burattino russo e quello cinese cascano dal letto sul piede sbagliato ed iniziano ad insultare i burattini occidentali. Sono tutte balle e servono solo a soddisfare altre esigenze pratiche, come l’annuale approvazione delle spese militari, sempre in aumento, la finta guerra fredda, le finte divisioni dei popoli, il mantenimento dello stato di paura e di tensione delle masse dei contribuenti, che continuano a credere nel nemico alieno quando il nemico lo hanno in casa, ma non lo vogliono capire. Gli storici, essendo ruffiani, usano la finta questione del rischio che si assumerebbero i furbi delle associazioni segrete dei super-ricchi, per giustificare il genocidio. Ti dicono: “cavoli, quelli si assumono dei rischi assai elevati, ergo, ergo….devono consentire ai loro fantocci di sterminare le loro popolazioni, cioè, dobbiamo dare spazio di manovra ai fantocci, lasciarli sfogare, prima di tutto, secondo il loro punto di vista, perché, se non ammazzano le loro genti a milioni, a decine di milioni, noi rischiamo di non vincere la nostra “crociata occulta” e poi, perché, se non li teniamo occupati a sterminare i loro concittadini, magari quelli, non avendo altro da fare, si mettono in testa di muovere guerra contro di noi.”

Dei Criteri di Selezione dei Fantocci Sanguinari
E però, se sei arrivato fin qui hai capito che è solo uno stupido modo di accampare giustificazioni. Ogni volta che si pratica il genocidio c’è sempre una giustificazione, se ne trovano a vangate, di giustificazioni. Gli storici ruffiani dovrebbero piuttosto decidere se il genocidio è cosa buona e giusta oppure no. Se non lo è, non lo è mai, se lo è, non serve giustificarlo. A me non pare assennata l’osservazione secondo la quale i super-ricchi “ignorano o cercano d’ignorare” l’aspetto elementare della violenza praticata dai loro cospiratori finti socialisti e/o finti comunisti. Non è violenza che viene fuori per caso, è parte integrante della rivoluzione. Per esempio, se non fai fuori tutta la discendenza dei Romanov, uomini, donne nonni, cugine, nipotine e bambini, fino all’ultimo discendente, qualche erede, prima o poi, viene a Londra o a Nuova York per incassare le centinaia di milioni di dollari in oro che sono di proprietà degli zar ma che restano depositati nelle banche dei Rothschild. Se le cose si osservano con senso pratico, le risposte sono abbastanza semplici. E poi, come si spiega che tutti i capi di stato selezionati per le rivoluzioni sono reietti con gravi precedenti penali, (Hitler, Castro e Stalin), tagliagole e rapinatori di banche centrali (Chiang Kai-shek), trafficanti internazionali d’oppio (Chiang, Mao Zedong), spie e avvelenatori dei servizi segreti britannici (Mussolini, Ho Chi Minh, Cohen) e altra canaglia simile? Come ti sorprendi del fatto che un assassino già verificato, come Stalin, o uno stragista come Chiang, usato per reprimere con le baionette gli scioperi a Shanghai, andando al potere non pratichi l’omicidio su scala industriale? Se veramente i super-ricchi avessero l’animo gentile e volessero perlomeno cercare di evitare esagerati (e apparentemente non giustificati da ragioni di opportunità economica) spargimenti di sangue, potrebbero selezionare dei fantocci un po’ meno prevedibili. Siccome non lo fanno, e siccome non si assumono rischi, disponendo di forze armate decine di volte superiori a quelle dei fantocci, e gestendo le loro banche centrali nei loro territori e quindi disponendo a piacere delle loro economie, la scusa che trovano gli storici-ruffiani per giustificarli non sta in piedi. Carroll Quigley è perciò un ruffiano verificato (altrimenti non lo avrebbero pubblicato) e tratta questi pianificatori dell’occulto (assai furbi ma anche molto vili, operando sempre nell’ombra e mandando avanti sempre dei fantocci, che ogni tanto vengono ammazzati e appesi per i piedi, quindi quelli sì che si prendono i rischi), i manipolatori dell’informazione e degli enti di stato e delle banche dell’asse Londra Nuova York, come fossero degli angioletti semi-segreti e travestiti,che praticano il male a fin’ di bene (leggi le leccate di suole che ti scrive a pagina 954, il “socialismo globale” dovrebbe essere “la speranza” per il futuro del pianeta). Diciamo che a me interessa qui stabilire che anche Quigley ammette il fatto storico sostanziale: i comunisti e i socialisti d’oriente e i loro simpatizzanti negli Stati Uniti d’America esprimono energia, esercitano “potere” ed influenza che non è mai stato né loro, né comunista, né socialista e né di altra energia ideologica. Il loro “potere” discende in tutto dalle tasche dei capitalisti dalla finanza internazionale (anche il partito comunista italiano, come accenna Craxi al processo, “non capivamo come poteva avere più risorse rispetto a tutti gli altri partiti, da dove provenissero e come mai potessero essere tanto grasse..”)

 

 

Della Guerra Batteriologica e dei Ruffiani di Nuova Acquisizione

Del sospetto della semplice Presenza in Televisione
Il fatto che un rappresentante del dissenso sia invitato dai ruffiani della televisione a farsi prendere in giro dai loro compari lecca-suole e finti scienziati (vedi qui – 0:10 – per esempio le smorfie idiote della faccia da finocchio-ignorante Cecchi-Pavone), e il fatto che si presti a farsi prendere per il culo davanti a milioni di babbei che dalla televisione dipendono, è sospetto; è un fatto che induce a sospettare che il rappresentante del dissenso sia un rappresentante del finto dissenso, cioè un infiltrato.

Del primo sospetto della Tolleranza verso il Conduttore
Un altro elemento di sospetto è la disponibilità a farsi interrompere dal conduttore-idiota che ti porta a seguire il “loro” ragionamento (1:51) “..quando uno fa una scelta fa una scelta che si basa sui numeri, no?” “Certo” risponde lei. “Certo” un cazzo, stiamo giocando al casinò? Che c’entrano i numeri?

A) So che è un veleno, è scritto sul “bugiardino”, è scritto pure sulla scatola;

B) so pure che non mi serve a niente, perché le epidemie in occidente sono tutte inventate di sana pianta dai fabbricatori prezzolati delle agenzie di stampa;

C) so che mi viene imposta da gente irresponsabile e ignorante, come la mucca pazza Lorenzìn;

D) so che, sia la Lorenzìn che i ruffiani della sua cricca, che lo stesso De Lorenzo prima di loro, è gente corrotta e pervertita in tutti i sensi, le cui corruzioni sono tutte certificate. Non ho nessun bisogno di fare quello che gente cretina mi dice fi fare, per ingrassare il portafogli degli stupidi e degli irresponsabili avvelenatori.

Del secondo sospetto della Tolleranza verso il Conduttore
(2:06) “..tutte le medicine danno reazioni avverse..quello che conta è il bilanciamento del rischio..” “esatto“.

A) “Esatto” un cazzo. Se anche i ruffiani lo ammettono, se anche i porci ti dicono che “tutte le medicine hanno reazioni avverse” e quindi questo vale anche per i vaccini, se non sei scema, a questo punto rinunci anche a tutte le altre medicine, e non fai il contrario, dando l’alibi al vaccino, perché dici, tanto tutte le medicine sono velenose, quindi, una più una meno…

B) ti stai facendo portare, con finta moderazione, sul loro binario e quindi o sei sprovveduta oppure ti stai prostituendo.

Del terzo sospetto della Tolleranza verso il Conduttore
(2:12) “…quante probabilità ho di avere le reazioni avverse da vaccino e quante probabilità ho di ammalarmi di quella malattia…” “esatto” “Esatto” un cazzo.

A) non c’è nessuna probabilità di ammalarsi di quella malattia perché è una malattia inventata dalle campagne terroristiche della Tv e della cartaccia stampata;

B) le reazioni avverse non sono solo quelle delle prime settimane dopo l’avvelenamento; quei veleni sono veleni che persistono e che penetrano le cellule dell’organismo; possono restare parzialmente inattivi per decenni, e poi troncare la vita con un bel cancro (nove milioni crepano ogni anno) ma, nel frattempo, darti allergie, artrite, artrosi, sclerosi, psoriasi, diabete, e tutte le altre malattie che i ruffiani-in-camice dichiarano inguaribili.

C) Fare il calcolo delle probabilità vale anche bene per la roulette russa: con una pallottola sola in un tamburo di sei, è chiaro che le probabilità sono a tuo favore; e però, nonostante tu sia un conduttore televisivo idiota, ruffiano, ignorante e completamente inutile, scommetto che non ci proveresti a vedere se il calcolo delle probabilità funziona pure sulla tua tempia, che dà accesso alla pallottola ad una testa completamente vuota

Primum non nocere
(2:37) “il vaccino non si fa sui malati ma sui sani, è prevenzione, quindi..Primum non nocere dovrebbe essere sotteso al concetto di prevenzione” qui dice molto bene…

Del sospetto sul “Rapporto GLAXO”
…e però cade in fallo subito dopo mostrando una specie di elenco telefonico di Roma e provincia, in due volumi, su cui è scritto “RAPPORTO GLAXO”, e se ne esce con questa sparata (3:03) “..questo rapporto, che è stato trafugato – i ruffiani dall’altra parte del tavolo sghignazzano cinicamente – …parla di cinque casi di autismo che non sono stati inseriti, non sono stati inseriti, all’interno dei bugiardini, e questo è un falso! Voi si fondate su dei falsi! Date l’informazione a casa di falsi!”

Ecco come si prende per il culo da sola una che vorrebbe dimostrare, o fingere, di essere una rappresentante del dissenso liberale.

A) del rapporto “trafugato”. Tu accusi i ruffiani di “basarsi su dei falsi” e ti basi sul rapporto “trafugato”? Per quella sottrazione indebita dovresti essere querelata pure tu, come andrebbero querelati i ruffiani di fronte a te per tutte le adulterazioni che fanno in televisione.

B) Delle schede tecniche. Non c’è nessun bisogno di trafugare un bel niente; le case farmaceutiche te lo mettono nero su bianco sulle schede tecniche, che ti avvelenano, solo che la gente non lo sa, perché è ignorante e preferisce guardare la televisione, anziché imparare a leggere, e per questo si avvelena, si ammala e crepa anche meritatamente.

C) Dei foglietti illustrativi. Quindi non è vero che sui “bugiardini” non è scritto che c’è veleno, anche se sul foglietto illustrativo non ti dicono quanti ne hanno avvelenati e quanti si sono subito ammalati; comunque, sul foglietto illustrativo, ti dicono le probabili reazioni avverse; sul “quanti ne hanno ammorbati”, quello te lo scrivono sulla scheda tecnica dei loro esperimenti sulle cavie umane, che è pure pubblicata.

D) Dei quindici centimetri e dei cinque casi. Fai vedere due volumi spessi quindici centimetri, che intimidiscono chiunque volesse leggerli, e poi te ne vieni fuori con i cinque casi? Tutta quella carta è prodotta solo per dire che 5 bambini autistici non sono stati messi nei “bugiardini”? Si sventola la carta per “alzare un polverone” e finire con “un pugno di mosche“. I problemi dell’avvelenamento collettivo forzoso sono assai più gravi del finto falso dei cinque bambini autistici che non vanno sul “bugiardino”. Prima di tutto sul “bugiardino”, che dice la verità, nessuno dice che devono essere indicati i bambini che si ammalano di autismo, quelle sono le avvertenze, che si danno a chi vuole suicidarsi, sui pericoli dei veleni che gli vengono somministrati, e sono tutti indicati, spudoratamente. In secondo luogo, se dici che sono solo cinque, su milioni che vengono avvelenati ogni anno nel mondo, e sulla base dei ragionamenti statistici visti di sopra, il pericolo che mostri è un pericolo che, stando alla vostra perversione probabilistica, è infondato. Infine, per comprovare cinque casi, anche di morte, basta una paginetta, non serve fare sfoggio melodrammatico dei volumi di 15 centimetri con titolo clamoroso “RAPPORTO GLAXO” che, se ti vai a leggere, vedrai bene non dicono nulla (tanto è vero che più di cinque casi sfortunati, dai 15 centimetri di carta non ha cavato altro).

Dell’analfabeta che non sa leggere le schede tecniche delle fabbriche di veleni
(3:59) Il ruffiano terminale Pier Luigi Lopalco, che lecca le suole e pure il tacco, non riesce a dissimulare la propria ignoranza: “..nel mondo scientifico la relazione vaccini-autismo è considerata la madre di tutte le bufale..” Ecco un altro analfabeta che non ha letto le schede tecniche dell’industria dei veleni. È scritto, lo ammettono loro stessi, gli avvelenatori, sono loro i primi a dirtelo, che un rapporto esiste tra vaccini ed autismo, e ti dicono pure che, sulle loro 5200 cavie umane, un certo numero di cavie si è ammalata di autismo, un altro dato numero si è beccato la trombocitopenia, un altro numero ha la diarrea cronica e così via. Quando questi idioti parlano di “mondo scientifico” fanno come la mucca pazza Lorenzìn, parlano di cose che neppure hanno mai visto al cinematografo. Cosa sanno loro, con la terza elementare, che cavolo siano “scienza” e “mondo scientifico”? Sono solo chiacchiere, le loro, è retorica, della più spicciola, come quella di Gassman nel furto de “i soliti ignoti“, che faceva il pugile suonato con “il piano sci-sci-sci…scientifico!

Dell’utilizzo dei due volumi del “Rapporto GLAXO”
A quel punto la bionda potrebbe fare buon uso dei sue due volumi che, pure se privi di contenuto, comunque pesano, e dovrebbe tirarli in faccia, rispettivamente, uno sulla faccia-come-il-culo di Lopalco e l’altro sulla faccia-come-il-culo del Pavone-imbroglione. Al conduttore bisogna far fare la prova della roulette russa, visto che ama il calcolo delle probabilità, ma capisco bene che sarebbe troppo ardito.

Del Mercurio
(5:08) “..il mercurio non si metteva più…” Questa è un’altra falsità esplicita del bugiardo ignorante Lopalco, che non legge le schede tecniche dei veleni che pubblicizza.

Del sospetto della Telegenia e della censura di Giorgio Tremante
La “mamma no-vax” è sospetta anche per altri due motivi. Il primo potrebbe essere casuale, ed è il suo aspetto tipicamente “telegenico”, la determinazione con cui, non essendo in Tv da professionista, recita perfettamente la sua parte come una brava “attricetta”, ben truccata e preparata, con lo sguardo divergente ma fermo, il tono di voce deciso, come quello di quelle puttane che leggono le notizie fabbricate per i telegiornali. Il secondo è legato al suo hobby di “regista”, avendo prodotto-girato un finto documentario di suo, dal quale ha tagliato tutta l’intervista fatta a Giorgio Tremante, l’unico tra i tanti che si vedono dire scemenze in video che ha qualcosa di concreto e decisivo da dire sullo scandalo dei vaccini-assassini e sull’industria corrotta e pervertita che si alimenta con l’avvelenamento sistematico delle vittime indifese.

Come Mazzucco ed altri infiltrati, questa rappresentante del finto dissenso, si sacrifica e si fa prendere per il culo in Tv, offrendo un’opposizione blanda, lo dice lei stessa che è “blanda”, la sua azione, come quella delle associazioni “no-vax”, e tutti gli ospiti del suo video (finto documentario) sono soggetti lacrimanti, anch’essi blandi, moderati, con le palle-mosce come Mazzucco, neppure veramente incazzati, come dovrebbero invece essere, dopo che gli hanno rovinato per sempre i figli. In ogni caso, oltre a fare il pianto per il loro pietoso caso personale, o a citare principi generalmente riconosciuti circa il sacrosanto diritto alla salute e al rifiuto dell’avvelenamento coatto, non dicono niente di chiaro e decisivo, come invece fa Tremante.

C’è poi da dire che questa “mamma no-vax” va in Tv e fa i documentari non perché ha delle ragioni personali per credere nella truffa degli avvelenatori, dato che a lei non hanno ancora ammazzato nessuno. Se la sua motivazione fosse solo quella di non fare avvelenare i suoi figli, tutto si risolverebbe con la sua diretta disobbedienza rispetto agli assassini in camice. Invece va in televisione, fa i documentari, intrattiene il pubblico televisivo con i soliti trucchi della gestione del finto dissenso. Ecco, ricopiato testualmente, cosa scrive il povero Tremante, sotto il video della “mamma no-vax” rappresentante del finto dissenso:

“PER LA PSEUDO REGISTA IN ERBA “AMBRA FEDRIGO”
Cara signora Ambra Fedrigo, solo la sua smodata prtesunzione di arrivismo personale, le ha fatto compiere il gesto della CANCELLAZIONE TOTALE della lunga intervista che lei mi ha fatto per il filmato “Il ragionevole dubbio”! Le persone come lei, non avranno successo nella vita e, prima o poi, pagheranno sulla propria pelle o, su quella di qualche suo stretto familiare, questi vergognosi soprusi da lei stessa compiuti per mettersi …SOLO LEI in luce. Questo è l’augurio che tutti e TRE i miei figli, due dei quali morti a causa del vaccino ed, il terzo gemello monoovulare del secondo ucciso che sopravvive ancora con tutti i suoi problemi, perchè strappato DA ME dalle mani di una medicina criminale. Pedr questo, tutti e tre i miei figli, augurano di cuore ad una persona arrogante, presuntuosa e viscida come lei.

Giorgio Alberto Tremante 

Vedi pure Eustace Mullins: Murder by Injection

 

Del Ragionevole Dubbio della Guerra Batteriologica

(9:17) “…all’inizio della mia attività non vedevo così tanti bambini affetti da patologie neurologiche….non vedevo il diabete come si vede adesso, non vedevo le artriti, artrosi, il morbo celiaco, le tiroiditi, tutte patologie autoimmuni, le allergie prima erano molto meno frequenti..” e si dimentica di dire che ogni anno crepano 9 milioni di vittime del cancro e delle terapie massacranti dei veleni della chemioterapia e delle radiazioni ionizzanti, anche questo è il risultato dei vaccini e delle altre medicine. Tutto il lavoro di guerra batteriologica condotta dal 1970 in poi è diretto ad inibire o sopprimere il sistema immunitario. I vaccini portano con sé molecole di sintesi che non sono proteine ma che vengono assimilate come se lo fossero, proprio per frodare il sistema immunitario. L’AZT per i malati di AIDS, paradossalmente, abbatte il sistema immunitario. Le chemioterapie sono cancerogene, e abbattono il sistema immunitario. I bambini che sopravviveranno la leucemia, la terribile trombocitopenia, l’autismo e le altre malattie neurologiche, con il tempo si ammaleranno di allergie, diabete, artrite, artrosi, psoriasi, sclerosi multipla e cancro. E però non si ammaleranno tutti contemporaneamente. Ognuno comincerà a stare male in tempi diversi e ognuno di malattia diversa, fino a che non si potrà mai risalire all’assassino iniziale che ha avvelenato, tutte assieme, le vittime indifese, perché nel frattempo saranno passati altri anni di rincoglionimento televisivo. (13:24) “…se c’è la legge 210 del 1992…significa che è previsto che il vaccino possa far dei danni…” ma è proprio scritto nero su bianco sulle schede tecniche e pure sulle confezioni dei veleni che inoculate ai vostri figli per ignoranza ed indolenza vostra. Possibile che nessuno di questi legge le schede tecniche? Che non lo facciano i giornalisti, tutti ruffiani e calunniatori prezzolati, è logico, ma mi pare che non lo facciano neppure quelli che cercano di salvarsi dai veleni obbligatori. Glaxo vi dice pure, su un campione di 5200 cavie umane, quanti si ammalano di autismo, quanti di trombocitopenia eccetera, è tutto scritto, tutto già confessato, si tratta solo di leggere le confessioni degli assassini. (15:04) “…non escludo di farli, bisogna valutare i vantaggi e gli svantaggi, è un atto sanitario…” quando uno fa queste sospensioni è sospetto di ruffianeria. NON è vero che è un atto sanitario e NON è vero che bisogna valutare vantaggi e svantaggi. O lo sa o non lo sa, ma non è che, se non lo sa, fa come i giornalisti e parla di “ragionevole dubbio”. I dati sui danni sono tutti già certificati dai costruttori, come si dice di sopra, e vantaggi non ce ne sono, ci sono solo pericoli di breve e lungo termine. Il vecchio con barba e capelli bianchi, alla fine, non si capisce se sa o non sa cosa sa, e questo è uno dei tanti trucchi della propaganda, la tecnica della lingua biforcuta della doppia verità, quella dei sofisti greci, che ti dicono bianco e poi subito dopo dicono nero.

 

Vaccini e Ricatti, Investire nella Guerra Batteriologica

Degli Investimenti nella Biologia Molecolare Militare
Investire sul lavoro dei ruffiani-del-microscopio appare remunerativo. Quello della biologia molecolare e/o della microbiologia molecolare, è un ambito “scientifico” che, a differenza della medicina di monopolio, offre risultati numerici positivi. Cioè, la medicina istituzionalmente è concepita per guarire ma non guarisce, mentre la biologia molecolare istituzionalmente è concepita per inventare e sviluppare agenti patogeni di sintesi e ci riesce benissimo, inventa più agenti patogeni di sintesi di quelli che Robert Gallo riesce a ricordare. La prima non funziona, la seconda funziona a pieno ritmo ed è anche proiettata a divenire sempre più avanzata ed avanzata sempre più rapidamente.
Degli Agenti Patogeni di Sintesi
Quando diciamo “agenti patogeni di sintesi”, possiamo pensare a delle entità, sintetiche od organiche, prodotte in laboratorio. In laboratorio è facile immaginare che si producano dei veleni mischiando assieme i vari agenti tossici che si conoscono ma è anche possibile produrre dei nuovi agenti batterici e virali, procedendo da altri agenti microscopici che possono essere combinati assieme. Non c’è nulla di così complesso, come ci si potrebbe immaginare, in quest’arte del vetrino dei ruffiani-del-microscopio, salvo il comprendere l’origine delle loro inibizioni e delle loro sindromi psicotiche. Gli “agenti biologici sintetici”, dunque, sono agenti biologici che non esistono di già in natura, immagino che derivino da incroci di altri agenti biologici, come quando le bestie-veterinarie e botaniche fanno gli incroci delle piante e dei cani. E però diciamo che sono “sintetici”, perché, non essendo presenti in natura prima della manipolazione umana, non esiste di già in natura una risposta immunitaria contro di loro. Qui bisogna proprio fermarsi a riflettere un momento sulla diabolica sintesi della pratica dei ruffiani-in-camice associata a quella dei ruffiani-del-microscopio.
Della Diabolica Pazzia dei Ruffiani-in-camice e dei ruffiani-del-microscopio
Le prove raccolte da Horowitz, Stracker, Mullins, Mondini, Cantwell Jr. ed altri, dicono che questa canaglia-in-camice è riuscita a concepire nell’ordine:

1) l’idea scellerata dell’invenzione degli agenti patogeni di sintesi;

2) l’idea scellerata d’inventare agenti patogeni che attaccano proprio il sistema immunitario, causando in questo modo una moltitudine di malattie che l’industria definisce incurabili, tutte diverse, tutte manifeste in tempi diversi, tutte con cause eziologiche apparentemente diverse, così che non si possa indagare intelligentemente a ritroso e risalire agli assassini avvelenatori responsabili della presenza dei mali “incurabili”;

3) l’idea scellerata, pazzesca e diabolica, d’inoculare quegli agenti patogeni che attaccano il sistema immunitario, proprio con il trucco dei vaccini. Somministrare l’agente patogeno assassino con la truffa del vaccino, fingendo di fare il contrario di ciò che si fa, cioè a potenziare o ridestare il patrimonio immunitario.

4) L’idea lucrativa di sfruttare la malattia per fare ingrassare con trilioni di dollari l’enorme apparato dei ruffiani-in-camice, che trattano senza curare e senza guarire il diabete, il cancro, l’Aids, allergie, artriti, disturbi cardio-circolatori, sclerosi multipla, psoriasi eccetera.

5) L’idea fraudolenta di raccogliere fondi (per esempio con la truffa Telethon) per ingrassare l’industria della malattia proprio dalle vittime della truffa che sono indotte a rinunciare ad altra parte del reddito con le truffe televisive del Telethon.

6) L’idea mefistofelica di allargare il piano finanziario, il progetto della raccolta di trilioni di dollari per il genocidio, soddisfacendo le richieste delle imprese di finta beneficienza, come le fondazioni, l’OMS, del gruppo Rockefeller, che si avvalgono della consulenza di ruffiani storici come l’ebreo nazista Heinz Henry Kissinger, i quali, avendo in testa, da sempre, deliri maltusiani, cavalcano sogni decennali di controllo, contenimento e riduzione dei livelli della popolazione del pianeta. Sulla questione del controllo della popolazione, vedi sotto il breve discorso che si fa sui deliri maltusiani.

Se l’AIDS è impiantato in Africa con il trucco dei vaccini contro il vaiolo, credere che il piano di riduzione della popolazione del mondo sia rivolto solo contro gli africani appare ora riduttivo ed illusorio. Si muore a milioni in tutto il mondo, di malattie diverse, ed è possibile, per ciascuna di esse, risalire ad un indebolimento del sistema immunitario, che potrebbe essere il risultato dello stress, come dicono tutti i ruffiani-in-camice, e persino i veterinari delle malattie dei gatti, quando non sanno che altro dire, e cioè quasi sempre, ma che potrebbe benissimo essere invece il risultato di un agente patogeno di sintesi progettato proprio per fare questo servizio in tempi diversi. Il ragionamento è talmente malevolo che viene respinto subito d’istinto da una persona ragionevole. E però, le prove offerte dal mondo oncologico non lasciano dubbi sulla pazzia dei ruffiani-in-camice della finta lotta contro il cancro e del diabete, e, dato che gli avvelenatori che promuovono i vaccini sono loro compari, compresa la pazzia dei primi si può comprendere anche la pazzia dei secondi.

Della Composizione Chimica dell’Infanrix
Vedo stamani un articolo interessante sulla composizione di un vaccino-assassino destinato ai figli dei genitori più ignoranti ed indolenti, vittime del sistema che, con la truffa televisiva e le manovre illecite della cricca della mucca pazza Lorenzìn e dei suoi compari, coccolati dall’industria multinazionale dei vaccini-assassini, li prepara per una vita di malattia lenta e discontinua. Se uno ragiona sul contenuto dei vaccini, questo è talmente contaminato, tossico ed inutile che tutto ciò che di pestifero contiene, sembra contenerlo apposta. Su questo vaccino trovano, tra gli altri composti velenosi, una

macromolecola che non è stata in alcun modo riconosciuta dalle banche dati delle proteine, e quindi di fatto risulta essere un composto solido di struttura chimica sconosciuta“.

Ma è un’entità che reagisce, è solubile, come una proteina vera e quindi l’organismo l’assimila. E se l’organismo l’assimila, pure se è una finta proteina, come non si può concludere che è un trucco infilato dentro di proposito? Il sistema immunitario si fa e si consolida con le proteine vere, oltre che con le altre cose che si mangiano. Qui abbiamo una finta proteina che sembra voler prendere per il culo il sistema immunitario, il quale, nel tempo, vedrai che non funziona più bene; ed ecco che la gente si ammala, con le allergie, il cancro, il diabete e le altre malattie “incurabili”. I ruffiani in camice sono degli aguzzini pericolosissimi (basta ricordare i 9 milioni che muoiono ogni anno di cancro per mano loro).

Delle Scemenze di Nixon e della Guerra Bio-chimica
Sapevamo già da piccoli che la guerra bio-chimica esisteva, ed esiste, solo non teniamo bene a mente che essa non si pratica esclusivamente nei laboratori dei finti cattivi, su di essa s’investe alla grande anche con denaro dei contribuenti statunitensi, per esempio, e proprio negli Stati Uniti d’America. Gli straordinari successi ottenuti dai ruffiani-del-microscopio inducono i burattini ai governi delle nazioni a considerare, anche, questo ambito scientifico, funzionale per la guerra, la guerra bio-chimica, cioè batteriologica e chimica (a noi qui interessa solo la prima). Kissinger, oltre che ruffiano storico di David Rockefeller, è anche, tra i variegati e molteplici incarichi che si possono dare ad un lecca-suole che si dà un gran daffare per cercare di farsi includere nelle cerchie delle famiglie ricche, è anche consigliere per la sicurezza nazionale nell’amministrazione del burattino americano Richard Nixon, e lo induce a firmare l’accordo “protocollo” di Ginevra, nel 1969, con il quale sono bandite negli Stati Uniti d’America tutte le attività, come quelle di Robert Gallo, della ricerca e della produzione finalizzate alla guerra batteriologica.

Degli scheletri negli armadi di Fort Detrick
La ricerca dei ruffiani-del-microscopio per conto del WHO (OMS) continua e si espande, ma bisogna raccontarla come fanno gli uomini con le gonne, dicendo di fare il contrario di ciò che si fa per far credere che gli asini volano. La messa in scena si organizza a Fort Detrick, proprio mentre tutti i ruffiani-sul-vetrino collaborano per testare virus sintetici progettati per attaccare il sistema immunitario. Fort Detrick è il più grande centro del mondo (Horowitz) per la sperimentazione della guerra bio-chimica. Nel 1972, Richard Nixon annuncia il cambiamento: Fort Detrick diventa la sede del “National Cancer Institute“. Il presidente Nixon incontra i ruffiani della televisione (vedi immagine in alto) e della cartaccia stampata, sfoderando il suo stupido sorriso muscolare, fuori dalla sede di Fort Detrick, per annunciare l’insediamento del Cancer Research and Development Center nei palazzi-laboratori che appartengono alle forze armate in cui si fabbricano gli agenti patogeni per la guerra batteriologica.(Fonte: “Covert NM. ‘Cutting Edge: A history of Fort Detrick, Maryland 1943-1993.’ U.S. Army Garrison Headquarters, Fort Detrick, Maryland 21702-5000, p. 83).

La guerra batteriologica non si fa contro un fantomatico nemico estero, la guerra la fanno le nazioni contro i propri cittadini produttivi e contribuenti, è l’eredità “della secolare guerra delle banche contro i contadini”.

DEI DELIRI MALTUSIANI

Dell’attacco alla capacità riproduttiva nelle nazioni in via di sviluppo
A metà degli anni ’70, si monta un furioso attacco propagandistico contro i popoli delle nazioni sottosviluppate, in linea con le ciarle maltusiane, e moltissimi pubblici ufficiali del governo statunitense, ingaggiati dalla grande impresa anglo-americana, si vantano apertamente, in numerosissime conferenze stampa, di essere dei neo-maltusiani assai impegnati a salvare il mondo dalla “delinquenza riproduttiva” degli stati poveri (i quali, essendo poveri e cattolici, non usano il preservativo). Un paio di decenni prima, per affermazioni simili, sarebbero stati derisi ovunque; e però, quando la gran cassa della propaganda diffonde un impianto ideologico, quale che esso sia, le masse degli elettori, i loro eletti e tutta la casta che li amministra, si conformano, si adeguano, si fanno a loro volta promotori spontanei, non retribuiti, dell’ideologia propinata, e insistono a difenderla fino alla fine.

Del NSSM 200 sul Controllo della Popolazione Mondiale
Il 24 aprile del 1974, in piena finta-crisi petrolifera, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca degli Stati Uniti d’America, un ebreo-tedesco che nasce come Heinz Alfred Kissinger e che poi diventa il famigerato Henry Alfred Kissinger, paradossalmente, produce uno studio sul controllo della popolazione mondiale, il National Security Council Study Memorandum 200 (NSSM 200). Il documento viene inviato a tutti i vertici militari, a quelli delle agenzie di spionaggio, della CIA, naturalmente, e a un certo numero di ufficiali politici in carica. Il 16 ottobre1975, il presidente Gerald Ford, emana, a sua volta, un memorandum, statuendo la necessità d’impiegare attivamente la supremazia statunitense per l’applicazione delle fregnacce maltusiane riprese dal documento di Kissinger. Le palle di Malthus diventano ufficialmente parte della crisi e dello stato di emergenza; la popolazione del mondo, in particolare dei paesi in via di sviluppo, diventa un elemento di rischio per la “sicurezza” degli Stati Uniti d’America. Ed è un fatto tanto amaro quanto ridicolo, osserva Engdahl, che questo allarme manipolato sia basato proprio sul lavoro di un ebreo nato in Germania negli anni ’20. Il regime nazista dell’amministrazione Hitler ha assai più pudore di Heinz Kissinger quando si tratta di propagandare ufficialmente certe cialtronate maltusiane che si spacciano per pretesi lavori scientifici.

Delle 13 nazioni bersaglio di Heinz Kissinger
il NSSM 200 sostiene che l’espansione delle popolazioni di determinati paesi in via di sviluppo, dai quali gli Stati Uniti esportano risorse strategiche necessarie per l’economia statunitense, possono costituire un “rischio potenziale per la sicurezza nazionale” (un altro). Secondo il ragionamento puerile di Kissinger, che spesso viene ripreso per altri motivi da molti cialtroni contemporanei, anche in Italia, la pressione della popolazione nazionale di certe nazioni, espandendosi, determinerebbe la volontà d’imporre prezzi più alti sulle esportazioni di quelle risorse da quelle nazioni, di chiedere migliori condizioni di vendita sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti. Il NSSM 200 fa anche un bell’elenco di paesi bersaglio da opprimere con le prossime iniziative volte a ridurre la proliferazione delle loro popolazioni. È giusto ricordare che, ogni volta che Kissinger ha un ruolo di consulenza chiave nella preparazione di decisioni strategiche per le forze di repressione internazionale degli Stati Uniti d’America, egli rilascia le sue conclusioni sempre e solo dopo una serie di assidue e intense consultazioni con il British Foreign Office. La pianificazione strategica che consegue queste consultazioni con i padroni d’oltreoceano, comporta l’impegno formale degli USA in un’agenda che contribuirà alla propria morte economica e alle indicibili carestie, miserie e stragi d’innocenti in tutta una certa parte del mondo in via di sviluppo. Le 13 nazioni bersaglio individuate nel rapporto di Kissinger sono:

Brasile,
Pakistan,
India,
Bangladesh,
Egitto,
Nigeria,
Messico,
Indonesia,
Filippine,
Tailandia,
Turchia,
Etiopia e
Colombia.

La lista scritta da Kissinger nel 1974 avvia i popoli di quelle 13 nazioni bersaglio alla miseria economica, al genocidio, alle carestie e a tutte le altre piaghe della tragica storia che li caratterizzerà negli anni seguenti. E però non mi è chiaro cosa c’entra l’impoverimento economico con il controllo delle popolazioni delle nazioni bersaglio. Bisognerebbe controllare se e quanto le cosiddette malattie “incurabili” incidano sulle popolazioni di quelle nazioni ma (da Simoncini) a me risulta che, per esempio, di cancro, ci si ammala proporzionalmente un po’ in tutto il mondo e non ci sono nazioni nelle quali ci si ammala più che in altre. Oltre a ciò, l’AIDS è impiantato in Africa e però non specificatamente in Egitto, Nigeria ed Etiopia. A me pare che Kissinger dica fregnacce anche in questo rapporto, il problema della popolazione di quelle nazioni non ha proprio un belino a che vedere con i prezzi dei prodotti che quelle nazioni esportano verso gli Stati Uniti d’America. Devono essere progetti separati, quindi, quello dello strozzamento economico delle 13 nazioni e quello del contenimento della popolazione del pianeta Terra, che dovrà essere esteso anche alle altre nazioni, compresa la federazione statunitense, dove crepano di cancro 1600 anime, circa, ogni giorno.

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Renzi, Lorenzin e Glaxo, la storia sporca dei ruffiani analfabeti

 

Del Giudice Luigi Tosti e del Diritto Europeo

 

Del giudice Luigi Tosti e della finta giustizia europea
La giustizia terrena non esiste. Ogni volta che un uomo prova ad essere coerente con gli impegni che prende, intelligentemente ed onestamente, si ritrova fuori dal sistema. Il sistema organizzato elimina il lavoratore che cerca di lavorare coerentemente con il diritto, con la legge, con i sui obblighi contrattuali, con le regole deontologiche eccetera; chi lo fa è “ribelle” e chi è “ribelle” può solo essere perdonato se si sottomette alla logica del non diritto e della non logica. Se non lo fa, viene ostracizzato e tutti gli idioti saranno favorevoli all’azione dei ruffiani che al sistema si adeguano ed il sistema sfruttano.

Il sistema ti dice una cosa e però ti fa fare il contrario di quella cosa. Ti chiede di essere produttivo invitandoti a perdere tutto il giorno a dire scemenze, ti chiede di non accettare le raccomandazioni mentre ti raccomanda qualche ruffiano, ordina al medico di curare la gente avvelenandola con le chemioterapie ed arrostendola con le radiazioni ionizzanti, promuove la salute e ruba i soldi con le finte iniziative di solidarietà, ti ordina di rinunciare al 70% del tuo reddito e poi lo fa per pagare la finta guerra alla criminalità organizzata e i finti viaggi spaziali, incarica le procure di tutelare i diritti dei cittadini e però fabbrica con i giornalisti la persecuzione dei ladri di galline incolpati di mafia, impone i limiti alla carcerazione preventiva e poi tiene in prigione innocenti (20 mila) per anni con le sospensioni dei limiti e di qualunque principio di legalità, e si potrebbe continuare a fare esempi senza mai finire.

Luigi Tosti è uno dei pochi uomini che non riescono ad adattare la propria natura onesta alle incongruenze del sistema. Il principio gli dà ragione, la legge gli dà ragione, la logica gli dà ragione, la ragione gli dà ragione, e però, per la magia delle contraddizioni del sistema, sistema di ruffiani ipocriti che neppure fanno attenzione a dissimulare bene, come fanno gli uomini con le gonne, le loro ridicole contraddizioni, il malcapitato ribelle viene decapitato.

In Italia la quantità di ruffiani è, o appare, più concentrata rispetto al resto del mondo occidentale, perché Roma ospita la sede del centro finanziario internazionale offshore, che gode di impunità totale extraterritoriale, del finto stato del Vaticano, ma stai sicuro che le stesse marachelle le fanno anche gli uomini con le gonne del mondo islamico, dove tutti pregano a pecorina e nessuno si ribella alla volontà dei prestigiatori con le gonne, e pure nelle Americhe, dove i bigotti, e i ruffiani assoluti degli uomini con le gonne e dei prestigiatori del crocifisso, sono persino più estremisti e irriducibili dei cattolici italiani. In Italia, forse, grazie alla bonaria indolenza dei romani, anche gli uomini con le gonne devono cercare di apparire moderati, di fingersi tolleranti, ironici, e fingono di non amare più le tecniche di tortura e i roghi che usavano con insistente disinvoltura solo fino a pochi decenni fa, e lo facevano direttamente (oggi non so se fanno lo stesso per mezzo di guardie anglo-americane anziché svizzere).

E però, visto che la dittatura europea avanza, e visto che la dittatura europea fa parte di un disegno a sua volta criminale, uno non potrebbe neppure rivolgersi alla giustizia europea, giudicandola illegittima, e giustamente. Il giudice Tosti dice che lo farà, e farà bene a farlo, se non l’ha già fatto. Uno che è ostracizzato dal sistema non può mica prendere la tanica di benzina e dare fuoco “al sistema”. Da dove comincia? Diciamo che è impossibile, o resta fuori e s’inventa un nuovo mestiere oppure cerca di far valere i principi e i diritti, non solo i suoi, perché ogni volta che si crea certa giurisprudenza si fanno valere i diritti anche degli altri (e però gli avvocati civilisti, sia uomini che donne, si sbattono il cazzo con questa nozione), nell’ambito del sistema e con gli strumenti che il sistema, corrotto e pervertito in ogni parte, gli offre. Il sistema italiano, per quello che riguarda solo la questione vergognosa dei crocifissi dei prestigiatori del Vaticano, appare più ruffiano rispetto a quello europeo.

Legittimerà dunque il sistema europeo, il signor Giudice Luigi Tosti, uno dei pochi uomini veri, cioè onesti e coerenti, senza volerlo e forse senza saperlo, essendo che lui, rovinato dal sistema per la sola singola questione dell’acrobata sul crocifisso, durante tutti questi tristissimi anni, non ha potuto querelarsi d’altro, avendo avuto addosso non solo le chiacchiere dei giornalisti ma anche tutto il potere violentissimo dell’inquisizione giudiziaria, del quale lui stesso fa parte. Con quel potere si rovina l’assetto morale e materiale di un individuo, anche senza arrestarlo, perché non si arresta un giudice, lo si avvelena però, lentamente e anche fisicamente, e si contamina la sua vita privata, in tutte le sue parti, corrodendogli la salute e lo spirito dell’uomo.

Vedendo bene come funziona la giustizia in Italia, sentendo i vergognosissimi processi che si tengono sulle finte mafie, le finte camorre di Roma e di Ostia, e sulle finte puttane di Berlusconi, sui veri colpevoli di depistaggio per la strage di Bologna (i vertici dei carabinieri), e vedendo come si perde tempo con le chiacchiere senza senso, uno non può che sperare di trovare un po’ di ristoro nella finta giustizia europea, meno frivola, forse, o meno suggestionabile, forse, e probabilmente Luigi Tosti la troverà, spero.

E però il sistema della dittatura europea rimane un sistema illecito ed illegittimo e da giudice, il giudice Tosti, prima o poi potrà e vorrà rendersene conto pure lui. È certamente migliore di quello italiano, che è un mondo coloniale a prescindere dalla dittatura europea, è pure migliore di quello statunitense, in cui giudici e procuratori fanno a gara per chi è più rapido a sfilare la pistola dalla fondina, è ancora meglio rispetto a quello del resto del mondo incivile, certo, ma resta pure quello un mondo incivile, la differenza è solo nel livello, nel grado, d’inciviltà.

Degli Avvocati dei Sistemi Complessi

Della professione del medico e dell’avvocato
Quale che sia il livello di generosa onestà offerta da un medico o da un avvocato, è probabile che il loro cliente abbia un problema ed abbia bisogno di aiuto. Il medico e l’avvocato non sono come il notaio, l’ingegnere e il commercialista, sono persone che trattano con altre persone che, talvolta, spesso, sono in grave difficoltà e hanno bisogno di aiuto. Pensa all’oncologo che incontra il malato di cancro e all’avvocato che deve salvare il ladro di tacchini dalla violentissima reazione giustizialista che lo vuole a tutti i costi crocifiggere al 41bis. L’avvocato e il medico si trovano a gestire rapporti difficili con persone che hanno bisogno di essere aiutate e, possibilmente, magari, anche salvate. Se questa è l’ipotesi, come si può concepire un avvocato che considera il suo cliente una vacca da mungere? E come posso accettare l’idea del medico che guadagna in rapporto percentuale ai veleni “chemio-terapici” e alle radiazioni ionizzanti che riesce ad infliggere alle sue vittime?

Degli avvocati scrupolosi presenti in Italia
Esistono in Italia alcuni avvocati, soprattutto in ambito penalistico, che sono personaggi operosi, intelligenti, coscienziosi, scrupolosi e che, perciò, sono professionisti eccellentissimi e creature umane meravigliose. Questa paginetta non parla di loro, perché non c’è proprio niente da aggiungere al buono e al giusto, senza rischiare di dire ovvietà o stupidaggini, qui ragioniamo assieme sulle altre categorie.

Degli avvocati stupidi e superficiali che fanno danni in Italia
In Italia, purtroppo, operano più o meno 270 mila avvocati, la maggioranza dei quali è costituita da soggetti superficiali, impreparati, stupidi o sprovveduti. Non serve sbattere contro il muro per capire che è duro e che non si sposta, quindi non serve che stia qui a sottolineare il fatto elementare dei danni prodotti dall’avvocato ingenuo e/o cretino e/o impreparato e/o disattento eccetera, perché quei danni possono essere solo uguali o maggiori rispetto ai danni che produce un avvocato deliberatamente disonesto contro il suo cliente.

 

 

Degli avvocati confidenti di questura
Vale però la pena di accennare ad un problema che riguarda soprattutto gli avvocati civilisti e “amministrativisti” che succhiano il sangue ai contribuenti in Italia, in Europa e in un centinaio di altre nazioni del mondo, la tragedia del decretaccio-truffa numero 231 del 2007 e delle sue successive indecenti modificazioni. Senza andare nei dettagli, ricordo solo che in base a queste norme (A) gli avvocati compiacenti devono spiare l’attività economica dei loro clienti e riferirla all’UIF, che è un ufficio della banca centrale dedicato allo spionaggio industriale che dà incarichi alla GdF e che, con la GdF, lavora per conto delle banche centrali. (B) La cosiddetta evasione fiscale, l’elusione fiscale e tutti i malintesi fiscali imposti dall’erario ai dissanguati contribuenti sono forzatamente fatti rientrare nei reati di riciclaggio e/o antimafia. Quindi, se il buon padre fi famiglia fa una dichiarazione dei redditi e l’erario dice che dal conto mancano 10 mila euro e, per la stessa somma, il buon padre di famiglia compra un regalo alla sua amante o a sua figlia, vanno, possono andare, tutti sotto procedimento penale per riciclaggio ai sensi del 231/2007. In ogni caso i loro atti sono considerati alla stregua dei delitti di riciclaggio della cosiddetta criminalità organizzata. (C) La vera criminalità organizzata, cioè le banche centrali, è totalmente immune, gode di totale impunità e immunità extraterritoriale, dimostrando così che il decretaccio 231/2007 non ha proprio nessuna funzione correttiva sul sistema legale nel suo complesso (e del resto non servono a nulla di buono neppure tutti gli altri decretacci di questi venti vergognosissimi anni). Si cerca solo, con successo, di stabilire il monopolio. Le banche centrali possono continuare a riciclare a piacere, i narco-dollari, i petro-dollari e quant’altro, e ai contribuenti che lavorano si controllano i conti correnti in tempo reale, senza dover prima ottenere il permesso dall’autorità giudiziaria.
(D) Gli avvocati, i commercialisti e i consulenti paghe, assieme ad altre categorie di consulenti ed operatori economici, sono quindi obbligati a sorvegliare tutte le attività dei loro clienti e a riferirle. Questa loro attività di spionaggio industriale è obbligatoriamente segreta. Se un professionista si permette di avvisare il suo cliente che sta per spifferare in giro sui suoi affari, commette un delitto e viene perseguito penalmente. Certo, se non fossero una canaglia di pusillanimi, i ruffiani sotto la toga avrebbero già dovuto fare anni di sciopero, per rifiutare queste imposizioni di altri forzosi soprusi.

 

 

Della scelta dell’avvocato
Capire in anticipo se un avvocato è cretino è difficile. Purtroppo ognuno di noi ha un metro, più o meno collaudato, per valutare l’efficienza dell’operato degli altri, tuttavia è un metro soggettivo che, se pure funziona per certe categorie, può non funzionare per quella dei professionisti. Esistono persone che hanno apparenze disastrose eppure qualità straordinarie e, ovviamente, esistono pure molte facce-di-bronzo che sono assai prestanti in apparenza ma che non combinano mai niente di utile dal punto di vista pratico. Ciò nonostante, leggendo gli atti prodotti da un avvocato, nel tempo, si capisce se e quando i suoi errori sono sviste significative oppure sviste determinanti. Nel tempo, in poco tempo, si può osservare con che livello di compiacenza tratta e ciancia con gli avvocati di controparte, per un altro esempio, e se è troppo condiscendente, troppo ruffiano o troppo sottomesso e maldestro, non ci vuole molto a comprenderlo. Quando ciò si capisce, è già il momento di revocare immediatamente il mandato e conferirlo ad altri, anche se non se ne hanno sotto mano, tanto siano persone presentate, reputate e raccomandate oppure no, vanno sempre provati, prima di poter dire che vale la pena di fidarsi di loro.

 

Dell’utilità dell’avvocato cretino
Esistono avvocati cretini che, nonostante siano cretini, riescono quasi brillantemente, come per magia, a fare ugualmente gli interessi dei loro clienti. Questo non dovrebbe sorprendere chi segue i processi. Infatti, incredibilmente, ai processi vengono assai sovente presentati testimoni assolutamente fuori di testa che, dicendo scemenze e facendo confusione, in finale portano acqua al mulino di chi li usa, perché non importa cosa dicano, l’importante è che continuino a parlare, anche a vanvera, tutto serve, più parlano e più risulta laborioso riscontrare la massa incredibile e lunghissima di scemenze che mettono assieme. Quando si va in aula, non importa, non sempre, quantomeno, che si dicano cose intelligenti. Anche parlare a vanvera, divertire con aneddoti stupidi, alzare i toni con polemiche inutili, insulti e/o piagnistei, e più generalmente fare confusione, serve. Alla fine, tutti stanchi e/o appagati e/o annoiati, propendono sempre per l’atto che meglio serve l’avvocato cretino, un rinvio, una perizia, un’altra perdita di tempo, eccetera. Oltre a ciò, bisogna considerare che la gente, in genere, ascolta poco o niente, con attenzione e questo vale anche per i giudici popolari, sicuramente, e forse pure per molti di quelli togati (se non fosse così, dovrebbero cacciare fuori a calci-in-culo quei pubblici ministeri che si presentano con certi finti testimoni nei finti programmi di protezione, ai quali offrono anche vitto, alloggio, stipendio ed auto a spese dello stato). Immagina dopo ore di udienza, quanto resta nella zucca vuota di un giudice o di un giudice popolare. Ecco perché valgono le scemenze, perché vengono messe sullo stesso piano delle prove dimostrate e delle argomentazioni logiche prodotte, portando tutto sullo stesso piano, quello della confusione, dalla quale si ottiene che nessuno è più sicuro di nulla e che, in definitiva, o si rimanda ad altra data oppure si decide a cavolo, sempre però coerentemente con ciò che spingono i giornali e la televisione.

 

Degli avvocati italiani in Asia
Gli strapagati incompetenti dei consolati italiani all’estero dirottano i babbei che si volgono inutilmente ai loro servizi e quelli che, anche più inutilmente, sperano di ottenere una qualche forma di protezione consolare in casi di emergenza, ai finti studi legali italiani presenti in Hong Kong, Pechino, Shanghai, Manila, Jakarta, Singapore, Seul e in altre località meno importanti. All’italiano che non ama perdere tempo inutilmente, e soprattutto che non ama sprecare il poco denaro che ancora non gli è stato estorto dalle ganasce dell’erario, dico subito che, come regola generale, è bene tenersi lontano dagli enti di stato italiani e soprattutto da quelli italiani collocati in paesi esteri. Detto questo, bisogna anche apprendere una tragica verità, la quale è fondamentale se non si vuole perdere tempo: nessun avvocato, se privo della cittadinanza di una qualunque delle terre menzionate di sopra, può operare per procura in una di quelle terre menzionate di sopra. In Cina comunista, per esempio, gli studi professionali legali stranieri (per l’Italia c’era una volta Birindelli, che è morto, poco prima o poco dopo aver venduto i suoi finti studi legali a Chiomenti), sorgono e si distribuiscono come funghi ma non possono operare, non possono rappresentare nessuno davanti al giudice, fanno invece solo da tramite tra la vittima, il procuratore e l’avvocato vero, che è un avvocato cinese.

In fatto di procedure, né l’avvocato occidentale né quello cinese capiscono o sanno niente di niente, le cose s’imparano strada facendo, a mano a mano che il giudice decide, e il giudice ha pure poche procedure generali da seguire, perché decide tutto da sé, in base a come gli gira; con il tempo, gli avvocati apprendono le cose e le passano, in parte, ai clienti, che apprendono assieme a loro. C’è poi da dire che la figura dell’avvocato in Cina comunista conta quasi niente, soprattutto nelle procedure penali, ed è solo un intermediario in più da retribuire; perciò se si fa a meno dell’avvocato ci si risparmia almeno di fare un’ulteriore inutile spesa. Quanto si dice qui vale per le altre nazioni asiatiche ma vale solo in peggio, perché la Cina comunista quantomeno ha un sistema corrotto ma che funziona, a differenza del resto della regione asiatica, dove tutti sono corrotti e però non possono mantenere le loro promesse perché nei loro sistemi disorganizzati non funziona un fico secco.

Oltre a perdere tempo con avvocati incompetenti, che sono ignoranti, che non parlano la lingua e che, in terra aliena, sono pure privi di qualunque capacità operativa, se si vuole andare alla lite in tribunale, ci si ritrova a pagare due volte per lo stesso servizio. Questo non basta però, perché il solo avvocato cinese, magari, pur essendo costoso, è sempre meno costoso dell’avvocato italiano che si finge avvocato in terraferma cinese. Quindi si viene a pagare più del doppio di ciò che si pagherebbe il solo avvocato cinese, accompagnati magari da un qualunque interprete capace e retribuito, pagato molto meno, per il solo fatto della traduzione.

Pagare il doppio per ottenere il doppio potrebbe ancora essere accettabile ma chi crede che andare in causa in una nazione del sud est asiatico sia più agevole che andare in causa in Italia, s’inganna. L’unica differenza rilevante tra la lite in tribunale italiano e quella del tribunale asiatico è la velocità. In Cina e in Hong Kong una causa non dura più di 6 mesi. E però le spese e i costi sono assai più elevati nel loro breve periodo che nel lungo periodo italiano. Perciò, in definitiva, non ci sono vantaggi al confronto e, anzi, i sistemi asiatici delle liti civili sono assai più pericolosi di quelli italiani, perché esistono procedure che consentono ad una delle parti d’incidere sulla libertà personale dell’altra, nonostante il procedimento sia propriamente e squisitamente civilistico. Un esempio: un fornitore cinese può chiedere ed ottenere dal giudice che s’impedisca al suo cliente di espatriare fino a che la causa non è conclusa, con il risultato che l’imprenditore straniero è costretto a rimanere per 6 mesi, circa, sul territorio della terraferma cinese, non potendo andare a fare i suoi affari a Hong Kong, a Singapore o a New York o non potendo tornarsene a curare i suoi affari e la sua famiglia in Italia. I finti avvocati stranieri che hanno i loro finti studi legali in terraferma cinese non sanno niente di ciò e ancora meno ne sanno gli analfabeti strapagati che scaldano le poltrone nelle ambasciate e nei consolati italiani.

 

Della convenienza della mediazione extragiudiziale
Gli asiatici vivono felici e leggeri come automi in sistemi che hanno poco o nessun significato logico, dal punto di vista aristotelico. La roba ha valore tanto quanto la vita e la libertà non ha più valore della roba. E però è sempre possibile e molto più conveniente trovare un accomodamento con controparte ed evitare d’impuntarsi per dimostrare di avere ragione a tutti i costi. La controparte asiatica sarà sempre più ragionevole del giudice e dell’avvocato e non mancherà mai di essere disponibile alla soluzione amichevole. La ragione non esiste, non esiste come principio, soprattutto in Asia, e tutto ciò che si può fare, cioè i miracoli, si fa con la mediazione, sempre e comunque. Non voglio dire con ciò che le cause si perdono tutte, no, la lite può anche funzionare. Ma alla fine, anche vincendo, c’è il rischio assai palpabile d’incorrere in spese che sono vergognosamente esagerate rispetto a ciò che si vuole ottenere litigando e anche vincendo. L’interferenza di polizia, enti di stato, avvocati ed altri funghi patogeni è sempre da evitare, in Asia, anche se si va in cerca di una consulenza, perché, nella migliore delle ipotesi, si devono spendere inutilmente assai più denari.

 

Degli avvocati tedeschi in oriente
Con sorprendente consolazione, chi opera da imprenditore in Cina e in Asia scopre che gli avvocati tedeschi sono tanto stupidi e tanto ignoranti quanto quelli italiani. L’idea che gli avvocati tedeschi debbano essere più scrupolosi, meno ignoranti e/o quantomeno specializzati o preparati è da mettere definitivamente in archivio. In condizioni di disperazione, la vittima italiana, vedendo che gli avvocati, italiani e/o simili, non risolvono e/o neppure gli rispondono, dopo averne provati 40, tutti indicati dal consolato italiano, si rivolge all’avvocato tedesco. Non serve a niente e non cambia proprio niente, con la sola differenza che l’avvocato tedesco è meno maleducato e che almeno si degna di rispondere in tempi brevi alle chiamate e alla posta elettronica. I problemi però non li risolve, quindi tanto vale farne a meno e risparmiare tempo e denaro. Chi ha problemi, quali che siano, li potrà meglio risolvere sempre e comunque tentando una mediazione, per quanto duri, con la controparte. Ci deve essere sempre una ragione, e di solito c’è, che renda conveniente anche per la controparte il non coinvolgimento degli enti di stato e dei relativi funghi patogeni. Quindi bisogna avere pazienza e continuare a trattare, aspettare, trattare, aspettare, trattare..fino a che la cosa non si risolve amichevolmente. È snervante, stressante, richiede l’impegno del giorno e della notte, delle settimane senza sonno, ma è ancora sempre meglio che coinvolgere gli enti di stato e i loro micidiali funghi velenosi.

 

Degli avvocati anglo-americani in oriente
Con sorprendente desolazione, l’imprenditore italiano che crede di fare il furbo a Hong Kong, prima o poi deve andare a sbattere contro i voracissimi funghi di Hong Kong, e scoprire che gli avvocati britannici, con i loro assistenti russi e statunitensi, sono anche più stupidi e bugiardi e incapaci di quelli italiani. Il sistema legale di Hong Kong è quello del Common Law e gli avvocati cinesi, come quelli italiani e tedeschi, presenti a Hong Kong sono, come si vede anche di sopra, dei finti avvocati che scaldano sedie in finti studi legali. Di fatto non possono rappresentare nessuno in tribunale. Però, per ovvi motivi, negli studi legali di Hong Kong è pieno di teste vuote britanniche, operatori del Regno Unito, che si chiamano tecnicamente “solicitors“. All’alta corte non ci si può presentare il “solicitor“, ci deve andare il “barrister“. Uno che cerca di evitare di spendere i mille dollari americani di costo orario per il “barrister“, si rivolge al “solicitor“, il quale a sua volta lo fa risparmiare perché fa redigere e leggere le pratiche, a cascata, da una serie di assistenti meno qualificati che, a mano a mano che si scende di grado, hanno un costo orario inferiore. Diciamo che, se si tiene basso con le spese, spende subito 3000-4000 euro, per iniziare la pratica, al primo incontro con la prima assistente, che può essere anche una russa o una polacca con passaporto statunitense. Appena ricevono l’acconto, gli avvocati ti chiamano. Il “solicitor” ti telefona e ti dice che ti conviene…fare cosa non dice ma..in sostanza, controparte ha la causa già vinta in mano e quindi…” E quindi cosa? Non potevi dirlo prima di prendere i 4000?” No. Hanno la sfacciataggine di mostrare la propria inettitudine e la propria ignorante cupidigia subito dopo che hai messo in loro mano l’anticipo. Ma siccome hai pagato li mandi a lavorare, giusto? E loro lavorano. L’assistente ti prepara le pratiche, ti manda in giro a fare autentiche di firme, ti fa perdere un sacco di tempo per le varie risposte cretine che la procedura ti obbliga a dare alle domande cretine di controparte e poi, e poi è il giorno della prima udienza. All’udienza ci andrà comunque un “barrister“, quindi dovrai comunque pagare altri mille dollari l’ora per lui, oltre a quelli che paghi per il resto della cricca, e quello, in udienza, decide per te, sapendo che, per lui, ogni udienza rimandata sono mille dollari all’ora, mille dollari che non guadagnerebbe stando in ufficio a farsi le seghe al computer, e prende di fatto mille dollari in cinque minuti, perché in cinque minuti quelli ti rimandano l’udienza di un paio di mesi per la mancanza di un timbro; altro non fanno, per fortuna. In una causa del valore di centomila dollari, che comunque va davanti all’alta corte, nel giro di pochi mesi entrambe le parti pagano almeno 50 mila ai loro rappresentanti fungini, solo di spese legali. Si dirà che la causa dura solo 6 mesi ma questo dipende da quando la vogliamo fare iniziare. Prima di andare davanti all’alta corte ci sono almeno altri 6 mesi di scambi epistolari tra gli avvocati delle parti e quelli sono 6 mesi che si aggiungono al conto. Dopo i primi sei mesi si iniziano le pratiche e passano altri 3-6 mesi. Dopo un anno inizia dunque la causa che si chiude in altri 6 mesi. Fai i conti a mille dollari all’ora per il “barrister” che appare in corte per pochi minuti come un fantasma e che però sa già tutto su ciò che deve decidere in nome e per conto tuo, a poco meno di mille dollari l’ora per il “solicitor“, che non fa niente e non deve fare niente, e a 300 dollari l’ora per l’assistente, che deve passare le ore sulle carte, quanto riesci a spendere in 18 mesi, sia a torto che a ragione. Per le società registrate ad Hong Kong non è possibile difendersi senza avvocato o chiedere il gratuito patrocinio. Per i privati chiamati in causa ad Hong Kong è possibile chiedere il gratuito patrocinio ma bisogna poter dimostrare di non potersi pagare un avvocato e il fatto di non avere una lira in tasca non prova un fico secco. Bisogna presentare le ultime dichiarazioni dei redditi e questa è l’ultima burla del sistema. Hong Kong è un centro finanziario offshore. Solo uno che ci fa l’impiegato, forse, ha una dichiarazione dei redditi. Ma l’imprenditore straniero che ha registrato la ditta offshore a Hong Kong, che redditi esentasse vuoi che dichiari, per dimostrare che non ha redditi? O non ne ha sul serio, e allora non farà la dichiarazione dei redditi, oppure li ha, offshore, e allora sono redditi che non giustificano per il governo di Hong Kong la necessità di accollarsi le sue spese.

 

Degli avvocati disonesti, e cioè incapaci
Un avvocato incapace fa più danni di uno disonesto. Da qui discende logicamente che l’avvocato impreparato è quantomeno anche disonesto e, dall’esperienza di anni ed anni di pratica, discende che moltissimi degli avvocati e dei finti avvocati che fanno i funghi in Europa e in Asia sono impreparati, incapaci, inetti e perditempo, e quindi sono anche disonesti.

 

Degli avvocati che odiano i propri clienti o li disprezzano
Molti avvocati sbarcano il lunario facendo altro che il mestiere dell’avvocato; i più noti di questi sono evidentemente quelli che fanno le conferenze che poi pubblicano in rete, come il pusillanime avvocato Marra, il veggente dei tarocchi, che si dice ex avvocato, Gianfranco Carpeoro, Solange Manfredi e il suo socio Paolo Franceschetti, ex istruttore di culturismo che si è perso appresso alle terrine di spaghetti, ed altri, come il tale Federico Baccomo, detto “Duchesne”, che ha scritto “studio illegale”, dal quale hanno poi tratto anche uno stupido film. Questo Duchesne, una decina d’anni fa, scriveva le sue novelle su di un blog che doveva essere letto proprio da altri avvocati-frustrati come lui, perché erano paginette di sarcastica ed indiretta critica della inutile e tediosa vita di certi avvocati che fanno gli schiavi-praticanti presso gli studi affermati che ne possono impiegare a decine. Chi ha letto alcune di quelle paginette dovrebbe aver colto il senso di repulsione descritta dal Duchesne nei confronti dei clienti del suo studio. Li considera degli insistenti rompi-coglioni, dei mezzi furfanti che quando devono fare il loro, cercano di non pagare o di pagare di meno ma che non si trattengono mai dal disturbare il lavoro dei poveri avvocati, sollecitandoli, ricordando loro i loro impegni, le loro inutili e vane promesse, i loro doveri deontologici, e facendo sostanzialmente perdere loro tempo, tempo che molto più volentieri spenderebbero a tirarsi gli aeroplanini di carta da una scrivania all’altra, oppure a rinchiudersi in bagno, per starsene in intimo isolamento qualche decina di minuti, raccogliere la testa vuota tra le mani, accarezzarsi i pochi capelli unti e cercare di fare assopire, con fantasie di tenere coccole, la disperazione e lo squallore delle ore inutilmente sprecate in quelle odiosissime stanze.

Quella disperazione è ben giustificata dalla noia mortale di chi fa le cose che non lo interessano, che non lo interessano perché sono faccende che interessano gli interessi d’altri, in particolare dei loro precettori-padrini, dei loro ospiti associati, degli avvocati affermati che danno loro accoglienza in cambio del loro lavoro di segreteria non retribuito. Ma questa condizione di disperazione dovrebbero sfogarla contro i loro sfruttatori, magari, oppure andando a puttane durante l’orario di lavoro, o scegliendo di fare un altro mestiere, anziché proiettare tutto il loro malanimo sui clienti, come se fossero i clienti la causa della loro miseria morale e materiale e non lo spirito e il disinteresse con cui trattano le loro pratiche, che non interessando per forza nutre la noia, o i loro colleghi, che li sfruttano, per farli diventare un giorno come loro, e cioè gente scaltra ed indolente che sfrutta altri colleghi, facendoli soffrire, chiusi in stanze semi buie e senz’aria, come cani tenuti al guinzaglio pure dentro casa, ai quali si permette di uscire per pisciare solo un paio di volte al giorno, in giorni che durano circa 12-14 ore ciascuno. E invece il malanimo si riversa sui clienti, sugli odiati clienti, che “non dicono tutta la verità” e che “non vogliono pagare come dovrebbero” e che però telefonano per rompere il cazzo, per chiedere spiegazioni o per sollecitare un minimo d’intraprendenza. Le ragioni di questa inversione dell’indirizzamento del malanimo dell’avvocato, che pratica nello studio d’altri avvocati più affermati di lui (o di lei), sono almeno tre:

1) sul cliente ci si può vendicare senza pagare, perché il cliente è una vittima meno preparata, rispetto al vero nemico, l’avvocato sfruttatore dello studio affermato;

2) essendo vilissimo, il praticante sceglie evidentemente la via meno pericolosa, cioè quella di vendicarsi, con errori ed omissioni, sulla vittima che non si può difendere e che non può neppure sapere di essere odiato dal proprio avvocato; quindi la seconda ragione risiede nella viltà del praticante;

3) effettivamente il cliente talvolta si fa sentire e sollecita atti che diversamente potrebbero aversi dopo mesi, anni, oppure potrebbero non aversi affatto; quando una persona ignorante riceve la chiamata di un cliente, la considera una rottura di palle, per il semplice fatto che comporta un aggravio di lavoro, il tempo di sentire cosa vuole, un aggravio di sforzo, lo sforzo di provare ad ascoltare cosa ha da dire, e l’interruzione della lettura delle pagine sportive dell’inutile quotidiano che ogni giorno si consegna allo studio, per abbonamento. La terza ragione risiede quindi nell’ignoranza dell’avvocato e del praticante; essi non sanno che il cliente è quello che paga le loro minestre e che senza cliente non avrebbero proprio ragione di essere lì a scaldare le poltrone dietro le scrivanie. Purtroppo questa è una mentalità che persiste anche negli uffici di quasi tutti gli enti di stato italiani e che si è diffusa alle imprese private contaminando anche ampi settori dell’economia produttiva.

 

Degli avvocati che considerano i loro clienti come vacche da mungere
L’avvocato lungimirante non prende nulla in anticipo, salvo forse qualche spicciolo per le spese iniziali, e guadagna proporzionalmente sul risultato del proprio lavoro. Più è elevato il risultato finale e maggiore è la sua, diciamo, ricompensa. Purtroppo nella vita le cose vanno diversamente, in generale. Molti avvocati, e più di tutti i giovani avvocati, sono stupidi e credono di dover guadagnare tutto subito, di diventare ricchi senza lavorare più di tanto. L’aver conseguito il titolo e superato l’esame di abilitazione per loro è un punto di arrivo, non di partenza. Non aspettano quindi di arrivare a fondo causa, devono pretendere di spremere il più possibile il loro cliente con anticipo e in corso di causa, perché l’esito della causa potrebbe, come spesso è, data la loro imbecillità ed incompetenza, risultare negativo. E allora lavorano di contabilità più che di diritto e sollecitano anticipi su anticipi, accampando varie scuse, e lasciando passare tempo senza far niente, tanto “la prossima udienza è tra mesi”, “la posta è lenta”, “aspettiamo che sia la controparte a farsi sentire”, “il perito deve rifare la perizia..” eccetera. Il cliente allora non è visto come una persona da aiutare, perché attraversa un calvario, è visto come una gallina da spennare, e lo si affronta con la stessa cattiveria con la quale si cerca, o si dovrebbe cercare, di ottenere il massimo del risarcimento da parte della controparte. Certi avvocati sono talmente cretini, e non solo quelli giovani e inesperti, purtroppo, che, dopo aver ottenuto poco e niente, da controparte, in dieci anni di causa, pretendono a pagamento l’importo totale del risarcimento liquidato al loro cliente. Se, dopo dieci anni, il giudice stabilisce che una parte deve pagare all’altra, diciamo 14 milioni, l’avvocato della parte che riceve i 14 milioni, fa al suo cliente una fattura da 14 milioni (che non tiene conto degli anticipi già versati durante i passati dieci anni). In quella fattura, evidentemente, quell’avvocato può sbizzarrirsi a trovare tutte le voci giustificative che vuole e tutte saranno giudicate legittime in caso di controversia ma si dimentica di fare a se stesso una domanda fondamentale: perché non c’è nessuna relazione proporzionale tra il risultato raggiunto, cioè l’entità misurabile di quel risultato, di quel risarcimento, e la tariffa da pagare all’avvocato? Si dovrebbe stabilire una percentuale e pagare solo quella. Diciamo un cinque o un dieci per cento; se si ottengono 100 milioni, all’avvocato ne andranno 5, o 10 ma, se se di milioni se ne ottengono 14, allo stesso avvocato, proporzionalmente alla miseria dei risultati che egli ha prodotto, vanno liquidati 1,4 milioni, se s’era concordato il 10%, oppure 700 mila se s’era detto il 5%. E invece lui calcola il suo dovuto in base al suo “lavoro”, non in base ai suoi risultati, ed è anche tanto cretino da meravigliarsi e risentirsi quando, meritatamente, non viene pagato.

Del malcostume degli avvocati di passare diretti sul merito e/o sui fatti di causa
Gli avvocati, comportandosi anche peggio dei carabinieri, dei poliziotti e degli inquisitori della procura, vanno quasi sempre dritti “al sodo” delle questioni e hanno quasi tutti il malcostume di andare direttamente a considerare solo i fatti di causa, ignorando le fondamentali questioni formali. Facciamo due esempi: una Tale società per azioni licenzia un certo dipendente Tizio, mandandogli la lettera di contestazione con un mese di ritardo rispetto ai limiti previsti dallo statuto dei lavoratori (la legge 300 del 1970, prima che sia stuprata dalla cricca Renzi-Fornero). Il motivo del licenziamento, come si cava dalla lettera di contestazione, è l’accusa di aver favorito la sparizione di qualche bene aziendale. A questo punto, gli avvocati di Tizio vanno direttamente a cercare di capire i fatti di causa, e cioè a vedere come possa l’azienda circostanziare che quei beni sono effettivamente spariti e dimostrare che siano spariti per responsabilità di Tizio ed infine a vedere se, anche fosse vero che Tizio ha una qualche responsabilità in quella presunta sparizione, se ciò possa costituire giusta causa per un licenziamento in tronco per giustificato motivo soggettivo.

Dov’è l’errore strategico e fondamentale di quei fessi degli avvocati di Tizio?

Tizio lo dice subito: “guardate che, in base alla legge 300/1970, il licenziamento è nullo se non si segue la procedura (la procedura di licenziamento, appunto) intimando la lettera di contestazione entro il limite che la legge stabilisce…” e l’avvocato più stupido dei due è sempre il primo a rispondere “Ma no, non mettiamola sul piano formale, sennò sembra che vogliamo negare le nostre responsabilità…” come se avessimo qualcosa da nascondere? E che me ne frega? Se la norma dice che il licenziamento è nullo, superati i limiti temporali per intimare la lettera di contestazione, per vincere la causa non bisogna fare altro che presentare al giudice la ricevuta firmata della raccomandata con la quale si irroga la contestazione e il licenziamento in tronco per giusta causa. I fatti risalgono a un mese e mezzo prima, tanto basta, il licenziamento è nullo, in automatico, perché tanto prescrive la garanzia procedurale di legge. Che mi frega di andare a discutere i fatti di causa se so già che la forma, la forma che prescrive la legge proprio per tutelare il lavoratore, non viene rispettata e che tale mancato rispetto della forma produce l’annullamento automatico (che comunque deve statuire un giudice ma lo farà sulla base delle richieste che gli presentano gli avvocati) dell’atto dell’azienda? Purtroppo i fessi avvocati insistono a dibattere sui fatti di causa e una causa del genere, proprio perché deve essere discussa, con testimoni e altri perditempo, giunge anche a conclusione positiva, ma dopo 8 anni, durante i quali gli avvocati fessi sono sostituiti con altri avvocati anche più fessi.

Lo stesso malcostume lo rilevo con gli avvocati britannici e statunitensi che scaldano le poltrone nei finti studi legali di Hong Kong. Prendiamo quindi il secondo esempio, quello di Caio che, essendo amministratore unico dell’impresa XYZ, società per azioni, ed essendo unico azionista della stessa azienda, tiene la proprietà del pacchetto azionario di quella ditta per conto di Sempronio, con contratto fiduciario. In qualunque momento, Sempronio può riappropriarsi del pacchetto azionario, perché così dice il contratto fiduciario che Sempronio ha firmato con Caio. Qui c’è subito un altro problema formale. Il contratto fiduciario non è l’unico documento societario. Ogni società di capitali ha perlomeno uno statuto e un atto costitutivo. Può capitare, capita nel nostro esempio di Caio e Sempronio, che lo statuto della società XYZ preveda che, in caso di cessione di una o più azioni della società da parte dei soci proprietari di quelle azioni, tale cessione non si può avere senza il consenso arbitrario dell’amministratore, il quale decide senza dover neppure dare una motivazione circa la sua volontà. Ora, Caio è azionista per conto di Sempronio, Sempronio può riprendere la proprietà delle azioni quando vuole, a condizione, però, che l’amministratore sia d’accordo, e l’amministratore è ancora Caio.

Questo semplice cavillo contrattuale, che non è stato messo nello statuto per sbaglio o per caso, consente all’amministratore di fare quello che gli pare, a prescindere da ciò che vuole fare l’azionista. Sempronio, evidentemente, non si è dato la pena di leggere lo statuto ma gli avvocati suoi e quelli di Caio dovrebbero farlo. E invece non lo fanno, neppure se li solleciti, scansano completamente la questione formale e vanno dritti dritti sulla questione di merito, che comporta le solite interminabili discussioni sulle lunghe serie di contestazioni alle quali, tutte, per procedura, bisogna rispondere, singolarmente. Ogni ora che quella canaglia passa a discutere sui fatti di causa, mentre una semplice clausola contrattuale chiuderebbe la questione, è un’ora che ti costa 1000 dollari americani, e tuttavia non so ancora se è per questo che lo fanno oppure se è perché sono davvero cretini e ignoranti come sembrano.

 

Del dilemma tra il salvare e il guadagnare
Per lavorare, sia l’oncologo che l’avvocato, devono adattarsi a campare in un sistema più o meno complesso ed a sfruttare le relazioni più o meno articolate di quel sistema. Questo, in pratica, significa che l’oncologo deve avvelenare i propri pazienti e l’avvocato deve spennarli, spiarli, denunciarli e mandarli alla rovina. Chi non si adegua, è fuori dal sistema e deve cercare di trovare soddisfazione in ciò che fa senza le comodità e la gloria offerte dal sistema. Il dottor Tullio Simoncini, per esempio, scrive sul suo libro “Cancer is a Fungus” che, ai tempi in cui pratica presso il reparto oncologico, vedendo crepare tanta gente ed essendo posto in condizioni d’impotenza davanti al loro male, decide di lasciare il reparto e si turba davanti alla prospettiva di dover “abbandonare la carriera medico-universitaria”. Con il tempo decide di continuare per la sua strada, decide di cercare, e di trovare, soluzioni per guarire i malati, le trova, li cura, e viene radiato dall’ambiente medico italiano, oltre che crocifisso in tribunale, sempre italiano, e sputtanato dai vilissimi vermi, analfabeti e cretini, dai parassiti ruffiani della televisione e della cartaccia stampata. Sembra che tutti cooperino perché la gente continui a crepare soffrendo. In tribunale sembra accadere lo stesso, ad ogni vittima pare che il sistema tutto gli lavori contro, il giudice, la controparte, ovviamente, e pure il proprio avvocato, lavorano tutti contro.

 

Del malcostume degli avvoati di richiedere provvedimenti d’urgenza ex art. 700
Un’altra prova ineluttabile dell’ignoranza e della stupidità di molti avvocati è data dal goffo tentativo di chiedere al giudice il provvedimento d’urgenza sulla base di motivazioni che, e lo sanno, non sussistono. Nella norma, il giudice li rigetta e il procedimento prende la via ordinaria, dopo che si è fatto perdere tempo al giudice, al cliente, che paga altre spese per questo, e al resto della banda. Quando ciò accade, l’avvocato cretino che ti dice? Dice “..beh, diciamo che questo rigetto non è pregiudiziale, perché è molto raro che il giudice conceda il provvedimento d’urgenza..noi ci proviamo comunque…” e non viene in mente a questi idioti che il giudice li rigetta perché sa già, e lo sanno anche loro, che le motivazioni non sono sufficienti ma che loro ci provano “comunque”? A che cosa serve “provare” a fare i furbi a tutti i costi quando si è cretini? A che serve la manipolazione della procedura per il proprio comodo, quando dall’altra parte c’è gente che ha già capito il trucco da qualche decennio? E se sai che te lo rigettano che cavolo lo fai a fare? Serve a fare perdere tempo alla gente e ad aumentare le spese del cliente, oltre che ad alimentare il delirio della stupidità di certi avvocati.

 

Delle ditte che gestiscono gli avvocati
Chi va in causa da privato, e si mette nelle mani di un avvocato, finisce sempre meno bene di come si vorrebbe augurare. E però non vale lo stesso per tutti. Ci sono alcuni privati che hanno la fortuna di trovare avvocati che rappresentano eccezioni, ma allora sono avvocati che si sono ribellati al trucco del DLgs 231 del 2007, perché basta solo quello per provare se un professionista è in buona fede oppure no, e poi c’è da considerare che quel professionista deve operare in un sistema organizzato per fottere il suo cliente in ogni caso, quindi, lui, il professionista, o partecipa alla festa e spolpa il cliente lavorando di concerto con gli altri contro di lui, oppure si ritrova povero e solo.

Tuttavia ci sono imprese che, dovendo gestire molte vertenze in tribunale per molti anni, imprese che impiegano diversi dipendenti, hanno il proprio reparto che si occupa di questioni legali e possono permettersi di GESTIRE i loro avvocati. Gestire l’attività dell’avvocato è cosa buona e giusta e tutti dovrebbero imparare a farlo, come tutti dovrebbero imparare a non mettersi nelle mani del medico e/o dell’oncologo. E però per il privato è difficile gestire il proprio avvocato, e il medico, perché:

1) il privato non conosce tutte le procedure;

2) il privato tende a farsi consigliare dal professionista, si affida ad un altro soggetto che considera più saggio di lui, anche per scansare il gravoso onere di andare ad indagare ciò che serve sapere per affrontare i problemi, gestendoli direttamente;

3) anche se il privato conosce le procedure e non si fa consigliare, il professionista si sbatte le palle di quello che dice il privato e continua a fare di testa sua (l’esempio pratico più ricorrente ed evidente è quello di trascurare sistematicamente le questioni formali, tecnico-legali fondamentali, proprio loro che sono avvocati, per andare a perdere tempo sui morbosi fatti di causa, come si dice di sopra).

Le imprese hanno più facilità a gestire l’avvocato, se i loro dirigenti ne hanno voglia, perché ci sono anche molte imprese che danno la procura ad uno studio legale e non si curano affatto di quante centinaia di milioni in più devono andare a spendere, proprio a causa della cialtroneria dei loro avvocati.

Le imprese capaci, quelle con il reparto legale interno, usano l’avvocato solo quando gli serve per le questioni procedurali, perché la legge italiana non consente, de facto, a nessuno di difendersi da sé. Quelle imprese, di volta in volta, sanno a quale tribunale rivolgersi, a seconda del grado di ragione che possono dimostrare. Se ne hanno tanta vanno al tribunale veloce, se non ne hanno o ne hanno poca, mandano il loro impiegato in aereo in Roma o in qualche altro tribunale dove le cause si rimandano per mesi e per anni, giocando sulla competenza del giudice, che possono decidere di volta in volta, avendo la sede legale in una città e la filiale interessata in un’altra. Queste aziende hanno in seno marpioni esperti che sanno come gestire l’attività degli avvocati e, per assicurarsi che quegli avvocati eseguano, li scelgono giovani e poco preparati, così possono contare sulla loro obbedienza e sulla loro disposizione a lavorare per una paga minimale ma continuativa. In tanti anni di osservazione, credo che questa sia l’unica soluzione funzionale, nei rapporti con gli avvocati civilisti e con i professionisti in genere, che possa servire sia gli interessi del professionista che quelli del cliente, senza che si debba per forza fottere o mandare alla malora il cliente sempre e a tutti i costi.

 

Degli studi legali di Wall Street
Gli avvocati degli storici studi legali di Wall Street meritano la paginetta loro e ne parleremo magari un’altra volta. Basti dire qui che non rientrano, genericamente, in nessuna delle categorie accennate di sopra.

Dalla Cina Con Sudore

 

DALLA CINA CON SUDORE
Breve Sintesi delle Ragioni della Rivoluzione Economica Cinese
Il luogo comune più ovvio, circa la soverchiante competitività dei prodotti fabbricati in Cina comunista e distribuiti sui mercati del resto del mondo, è l’associazione automatica al problema del costo del lavoro. Lo schiavo cinese costa al padrone cinese di meno rispetto allo schiavo italiano ed europeo, ed ecco spiegato, per le teste di segatura, che danno lezioni nelle finte università e in televisione, perché motivo i prodotti cinesi fanno così tanto forte concorrenza.

Il motivo principale della rivoluzione economica cinese (1979-2008) non è spiegabile con il problema del costo del lavoro, perché lo schiavo cinese non è meno pagato dello schiavo filippino, di quello indonesiano, di quello laotiano e di quello messicano o venezuelano, di quello cubano, di quello vietnamita, e di quello africano, eppure questi sono tutti esempi di schiavi disoccupati che a stento sopravvivono in nazioni in cui il livello medio di vita non è migliorato rispetto ai livelli del primo, immediato, dopoguerra (1946).

Ecco i trucchi del successo della straordinaria rivoluzione economica cinese:
1. gli interventi dei padroni delle banche centrali occidentali;

2. gli interventi dei capitalisti della grande industria occidentale, in conseguenza degli interventi dei padroni delle banche centrali occidentali;

2. a. dal 1979, quando finalmente muore Mao Zedong, in poi;

2. b. dal 1994 al 2001;

2. c. dal 2015 al 2018;

2. d. da altri riferimenti;

3) le politiche economiche dell’illuminato Deng Xiaoping e dei suoi successori (tutti illuminati dagli interventi dei padroni delle banche centrali occidentali) che consistono sostanzialmente in:
a) la riforma agraria;
b) la precedenza all’incentivazione dell’industria leggera (che consente rapida crescita, rapido aumento del potere d’acquisto dello schiavo medio e a costo zero da parte dell’intervento dello stato;
c) le porte aperte agli investitori stranieri, e questo significa trattamento fiscale privilegiato per le imprese estere che producono i loro prodotti (stranieri) in Cina comunista, per l’esportazione.

Altro da dire, di sostanziale, non c’è. Tuttavia la rivoluzione economica cinese è finita e puoi stare tranquillo che le previsioni degli economisti, che sono sempre sbagliate, sono sbagliate anche questa volta. Le previsioni di crescita calcolate in proiezione sono per definizione assolutamente teoriche e però abbiamo invece prove materiali del fatto che le politiche economiche sono cambiate, e precisamente:

A) è finita la pacchia fiscale per le imprese estere (e questo significa che gli investimenti esteri calano e caleranno progressivamente nel medio-lungo periodo), perché una riforma fiscale si è insinuata nel trambusto delle olimpiadi del 2008, retroattiva a marzo del 2007, ma nessuno sembra essersene accorto;

B) anche in Cina comunista le banche centrali praticano lo spionaggio industriale e spiano l’attività degli operatori economici attraverso il controllo dei loro conti correnti;

C) lo stesso problema dello spionaggio industriale vale anche per la zona speciale di Hong Kong, e questo significa che calano gli incentivi che prima erano così appetitosi, per tutti gli operatori economici che investono in Cina comunista per il tramite di una società offshore registrata a Hong Kong SAR.

Osservando le statistiche si vede che l’andamento degli investimenti esteri (che sono in maggior parte investimenti da Hong Kong) verso la Cina comunista sono ancora in crescita ma: (A) lo sono in misura ridicola rispetto ai decenni precedenti, (B) sono investimenti stranieri diretti al consumo interno, non alla produzione per l’esportazione; sono cioè diretti a fare aumentare il costo del lavoro, nel tempo, a far aumentare ancora il tenore di vita medio, e quindi anche ad irrobustire il sistema fiscale. Le esportazioni cinesi tendono gradualmente a diminuire, per effetto della graduale diminuzione delle esportazioni dei marchi esteri prodotti in Cina. Si finge che ciò sia dovuto alla difficile relazione diplomatica con gli Stati Uniti d’America e le nazioni ruffiane ma in verità è un trucco che inizia con la riforma fiscale del 2008. La Cina comunista non diventerà quindi la prima “potenza economica del pianeta” e tantomeno sarà mai una “potenza” militare che si possa minimamente confrontare con quella dei grandi assassini delle macchine da guerra anglo-statunitensi.

Della Gestione per Obiettivi – MBO

Gestione Operativa per Obiettivi – (Managing By Objectives)
Al dirigente, all’impiegato con mansioni direttive, all’agente e al venditore diretto, vengono promessi dei premi e delle provvigioni al raggiungimento di obiettivi prefissati. In azienda, ricorre un momento storico, ogni anno, in cui questi obiettivi vengono negoziati con l’operatore (chiamiamolo così, sia esso un dirigente o un impiegato con mansioni direttive o un agente o un venditore diretto), in anticipo, in previsione dei risultati che dovrà raggiungere durante il prossimo anno di gestione.

Si tratta di un momento importantissimo, anche se nessuno sa bene come gestirlo, né i padroni degli operatori né gli stessi operatori, a meno che non parliamo di aziende che per decenni hanno istituzionalizzato la truffa (come un tempo la Seat Div. STET SPA) e che sanno meglio come fare le pianificazioni degli obiettivi che sicuramente raggiungeranno più delle imprese che invece contano sulla utilità e sulla qualità dei prodotti e servizi che offrono.

È una fase vissuta dall’operatore come un momento importante, per ovvi motivi, perché, al raggiungimento di determinati obiettivi, sono liquidati i premi e le provvigioni.

E però, quel momento è importante anche perché è il momento storico della dissimulazione assoluta dell’intelligenza dell’operatore intelligente e presuntuoso. Ogni operatore di un certo livello è, per deformazione professionale, un gran presuntuoso. Come può infatti gestire altre persone, o le vendite, se non ha la presunzione di essere “in gamba” e magari più “in gamba” degli altri lavoratori che gestisce o dei clienti che vuole convincere ad incrementare i loro acquisti? Forse pensa di ottenere gli stessi risultati perché è più onesto anziché più “in gamba”? Anche pensare di essere più onesti significa essere presuntuosi. Sia come sia, l’operatore presuntuoso deve dissimulare sia la sua presunzione che la sua presunta (presunta per effetto di presunzione) intelligenza.

Sappiamo tutti cosa sono i cosiddetti “obiettivi” e cosa è la cosiddetta “pianificazione” degli stessi. Gli obiettivi sono degli indici presi a casaccio, o in base a regole matematiche di dubbia origine e che nella vita pratica non hanno senso di esistere; le pianificazioni sono solo in realtà delle negoziazioni tra operatori. Sappiamo tutti, poi, più o meno, cosa sia la presunzione.

Come possiamo invece definire l’intelligenza, e in particolare l’intelligenza del manager? La via più semplice e pratica è quella di sposare la definizione che della persona intelligente si cava dal saggio, scritto diversi decenni fa, sulle leggi fondamentali della stupidità umana, di C.M. Cipolla, professore di storia economica.

Possiamo dire che la persona intelligente è quella che, con le sue azioni, produce vantaggi per sé contemporaneamente che per altri. Condividendo certamente la tesi del Cipolla, e considerando diversamente le persone stupide e quelle disoneste, diciamo che la persona disonesta è quella che procura ingiusto vantaggio per sé a danno d’altri e la persona stupida è quella che produce danno, noia e fastidio, ad altri senza guadagnarci nulla e, anzi, talvolta subendo delle perdite.

Purtroppo, quel “talvolta” non si riscontra in realtà, il Cipolla ha sottostimato il potere della stupidità umana, pur ammettendo che è un potere enorme e che, pur essendo enorme, è sempre sottostimato. Le persone stupide fanno tantissimi danni a se stessi e agli altri ma spesso questo dato non si coglie perché fanno danni ad altre persone stupide che, essendo stupide, non comprendono le ragioni dei danni e della sistematica oppressione che subiscono.

Il mondo è anche più ingiusto con gli stupidi, perché, essendo essi la maggioranza delle bestie umane, ogni volta che vengono derubati, dallo stato, ed oppressi, dallo stato, continuano ad incolparsi l’un l’altro senza motivo con false accuse.

Le regole del cipolla valgono certamente anche nella vita aziendale. I professori di economia che rimproverano i loro studenti dicendo loro che pagheranno, una volta al lavoro, per la loro superficialità, perché in azienda conta solo la meritocrazia, s’ingannano, e ingannano, senza capirlo, anche i loro stupidi studenti. Ma, i professori di economia, che ne sanno di cosa succede in azienda? Che cavolo vuoi che sappia un insegnante del mondo dell’impresa?

I professori di economia dovrebbero essere degli imprenditori di successo che hanno dimostrato con i fatti di comprendere i fatti economici e non dei finti economisti che in vita loro non hanno fatto altro che leggere e, peggio, scrivere, libri stupidi ed inutili, senza mai comprendere le ragioni delle finte recessioni economiche ed i trucchi della finanza.

Torniamo in azienda, dunque, e al momento della pianificazione degli obiettivi.

Il manager intelligente, per definizione, è anche onesto, perché non si può fare il bene proprio e quello degli altri contemporaneamente, se si è disonesti. Quindi, il momento della pianificazione è, per chi lo intende veramente, un dilemma. Cosa farà il manager, nasconderà la propria onestà e la propria intelligenza, per il suo porco comodo, o farà l’intelligente, contemporaneo, interesse suo e dell’impresa?

Se è onesto deve darsi degli obiettivi ambiziosi, per fare meglio l’interesse dell’azienda, anche se devono essere obiettivi raggiungibili.

Se è mediocre (e cioè disonesto, indolente e/o stupido) farà l’opposto, cercherà di negoziare degli obiettivi facili, i più facili, da raggiungere, per almeno due motivi: (A) perché così non rischia di non raggiungerli e li raggiunge senza affaticarsi troppo; (B) perché, il prossimo anno, quello successivo all’anno per il quale si stabiliscono gli obiettivi ora, i suoi obiettivi saranno ancora facili da raggiungere, visto che partono dalla base dei risultati che saranno raggiunti nell’anno che sta venendo.

Faccio un esempio perché non so se è chiaro:
1) oggi Tizio produce 99, a fine anno, e pianifica un risultato di 100 per l’anno venturo (non importa se parliamo di fatturato, di utile o di contenimento dei costi…diciamo 100 presupponendo che tutto ciò che è maggiore è “migliore”).

2) Il prossimo anno, Tizio, avendo raggiunto 100, ed essendo partito da 99, potrà negoziare un risultato per l’anno successivo di 101, perché la differenza tra 99 e 100 è uguale a quella che c’è tra 100 e 101. Vedi bene che Tizio ha individuato in parametro di crescita (minimo) basato sul risultato pianificato e raggiunto nel suo solo primo anno di attività. Ogni anno egli crescerà di un “1”, partendo dal risultato dell’anno precedente. Se ci riesce il primo anno, può andare avanti così per molti anni a venire.

3) Tuttavia, se si dà da fare, Tizio, anche senza volerlo, il primo anno, può superare gli obiettivi e chiudere l’anno con un 102. A questo punto, gli stupidi che lo comandano pretenderanno la pianificazione di un risultato per l’anno successivo che sia perlomeno identico a quello dell’anno passato. Cioè, se lui ha fatto “3”, la differenza tra 102 e 99, il prossimo anno dovrà fare almeno ancora “3”, portando il risultato finale a 105. Tizio non può essere sicuro di raggiungere lo stesso risultato l’anno successivo a quello venturo (a meno che non sia un dirigente Seat Div. STET) e poi capisce pure che la meccanica al rialzo lo metterà sempre più in difficoltà, perché ogni anno saranno altri “3” punti da raggiungere fino a che giungerà il momento in cui ciò non sarà possibile e quindi offrirà ai suoi stupidi padroni gli strumenti per cacciarlo con giusta causa, se lo vorranno cacciare.

4) Lo stesso dilemma di Tizio si riverbera sui suoi diretti superiori, perché pure loro, monitorati sui risultati dei loro collaboratori, saranno costretti a fare di più ogni anno, basando gli obiettivi sui risultati ottenuti dal lavoro onesto di uno o più dei loro rari collaboratori onesti. Prova ad immaginare la situazione in cui Tizio, essendo pieno di entusiasmo e lavorando bene, con un po’ di fortuna, porti il risultato a 110. Cosa si dirà di tutti gli anni in cui ogni si produceva “1” all’anno di incremento, quando Tizio, in un solo anno, ha prodotto “11”? Tutti i suoi colleghi dovranno rivedere i loro parametri e i dirigenti che comandano quei colleghi pure, ammettendo di aver sottostimato il potenziale di mercato e/o di aver assunto e/o gestito degli incapaci, degli inetti o degli indolenti ingiustificatamente strapagati.

È pazzesco ma bisogna onestamente ammettere che i dirigenti non hanno proprio alcun interesse a vedere che l’azienda cresca come effettivamente potrebbe. Ed è anche più pazzesco ma bisogna onestamente ammettere che, talvolta, neppure il proprietario assoluto di un’impresa ha interesse a vedere la verità ed ad ammettere che ha assunto degli idioti, opportunisti e indolenti che, se pure sono più stupidi di lui, lo stanno prendendo in giro da decenni.

Per definizione, come si dice di sopra, l’operatore intelligente è anche onesto, perché è assai difficile immaginare di fare del bene a se stessi ed agli altri (i proprietari dell’impresa, i clienti, i dipendenti, i colleghi), contemporaneamente, e di farlo disonestamente. Quindi, ogni anno, davanti al dilemma della negoziazione degli obiettivi per l’anno venturo, ogni operatore si trova davanti ad un bivio: “devo continuare a dissimulare la mia intelligenza (e quindi la mia onestà) oppure devo mettermi in proprio ed esprimerla al meglio?

La scelta ricade sempre più frequentemente sulla via più facile, quella di nascondere la propria intelligenza e la propria onestà, in cambio dello stipendio garantito ogni mese, perché a pochi riesce di mettersi in proprio con successo, a prescindere da quanto essi siano bravi dirigenti e a quanto grande sia il loro “spirito imprenditoriale” durante il periodo in cui sono stipendiati tutti i mesi.

E riprendiamo, concludendo, a vedere assieme le regole fondamentali che stanno dietro a tutte le tecniche usate per fare una pianificazione dei risultati che garantisca la tranquilla continuità dell’impiego dell’operatore nell’impresa.

1.0. Fare previsioni prudenti, e cioè mantenere i margini d’incremento i più bassi che si può, prefigurando le peggiori condizioni operative e di mercato per l’anno a venire. Riprendiamo l’esempio di sopra, partendo dai risultati che in proiezione si conseguiranno nell’anno in corso, e cioè “99”.

1.1. Se quest’anno si chiude con 99, il prossimo anno si chiuderà con 99,2. Se avessimo scelto, per il prossimo anno, l’incremento prudente di “2”, ci saremmo poi trovati a negoziare con certi idioti che sicuramente ci avrebbero chiesto il doppio, e quindi un “4”, per chiudere con 103. Mantenendosi invece ancora più prudenti, scegliendo un incremento di “0,2” anziché di “2”, gli stessi idioti, rilanciando e pretendendo un doppio teorico, chiederanno uno “0,4”, che, se pure è il doppio di “0,2” è comunque assai meno di “2” e di “4”.

1.2. A questo punto iniziano le negoziazioni e a tutto servono le chiacchiere, tanto più sono inutili tanto meglio è. I dirigenti con i quali ci si trova a discutere questi obiettivi hanno comunque dei termini da rispettare e se, con le giuste chiacchiere inutili, si può guadagnare altro tempo da perdere e li si può portare vicini al termine prefissato e costringerli ad accettare le nostre, diciamo, “condizioni”, che però porteremo avanti con grazia e con gentilezza, sempre sorridendo e sempre intrattenendo, con inutili chiacchiere amene, i nostri superiori, che rappresentano la proprietà dell’impresa. Chi pensa che le chiacchiere non siano bene accette dall’altra parte, chi pensa che dall’altra parte si tenda a resistere ai perditempo, s’inganna. I dirigenti e i loro collaboratori saranno sempre disponibili a qualunque stupida chiacchiera, in qualsiasi circostanza e anche e ancor di più se si troveranno vicini a qualche limite temporale. Faccia dunque l’operatore grande opera della sua inutile lingua biforcuta, per intrattenere i suoi superiori, e i suoi “obiettivi” inibiti saranno sempre accettati dai suoi padroni, anche al prezzo di anni di mancati guadagni per l’impresa.

1.3. Nella peggiore delle ipotesi, la negoziazione termina con un 50% a favore di entrambe le parti. Se l’operatore propone “0,2” e controparte dice “0,4”, stai tranquillo che si può chiudere a “0,3”, che è sempre meno di un “2” intero, che poi diventerebbe un “4” intero l’anno successivo all’anno venturo. Tenendo conto che queste sono cifre casuali per dare l’esempio, le proporzioni con i numeri veri, nella reale vita dell’impresa, sono le stesse ed esistono realtà che tranquillamente possono essere moltiplicate per 100, se si osserva come bene fanno certe imprese concorrenti. In quelle realtà si fanno previsioni d’incremento di “0,2” quando tranquillamente si potrebbero fare per “20”, almeno il primo anno, se ci si sbarazzasse di queste meccaniche sciocche delle negoziazioni prudenti e si volesse indagare sul campo quali sono le reali prospettive di crescita del fatturato e/o dell’utile lordo. Però questo è difficile da vedere nella pratica, perché richiede che l’operatore schiodi il culo dalla poltrona dietro la scrivania ed inizi ad affiancare i suoi collaboratori in produzione, cercando di capire bene e di ascoltare i più intelligenti e capaci di loro, anziché bersi le fandonie dei più chiacchieroni.

1.4. Dopo un anno di attività, o quasi, ci si avvicina al momento in cui si fa il confronto tra gli obiettivi previsti l’anno precedente e i risultati effettivamente raggiunti, che poi sono la base per il calcolo degli obiettivi per l’anno ancora successivo. Se manca molto al raggiungimento degli obiettivi, le azioni da intraprendere sono diverse ma sono tutte ovvie e non è di questo che devo trattare io. Io voglio considerare l’altra possibilità, avendo l’operatore lavorato bene ed essendo stato fortunato, durante l’anno che sta per finire, supponiamo che l’obiettivo sia sempre “0,2” e che invece egli in proiezione stia per raggiungere un “2” pieno, come avrebbe previsto se fosse stato onesto e coraggioso. Tu credi che, giulivo, annuncerà ai suoi padroni che quest’anno egli supererà gli obiettivi? Se lo farà, in un mondo in cui i suoi colleghi lo invidieranno e i suoi padroni gli chiederanno di lavorare il doppio il prossimo anno, si comporterà da ingenuo. Se invece sarà uno furbo, uno “navigato”, inizierà ad essere “largo di maniche”, inizierà a spendere, a dare premi, a comprare più merce, a pagare più commissioni, insomma, con l’approssimarsi del natale diventerà generoso con collaboratori e fornitori in modo tale da riportare quel “2”, diciamo di utile lordo, ad uno “0,2” ed evitare così di ritrovarsi a dover affrontare un “4” come risultato imposto per gli obiettivi da raggiungere l’anno venturo. È però chiaro che, così facendo, egli non fa correttamente gli interessi dell’azienda, come dovrebbe da contratto, e dobbiamo di nuovo ammettere che, se pure è pazzesco, non c’è proprio nessun incentivo di sistema, perché un operatore faccia realmente e fino in fondo uso della propria intelligenza per migliorare i risultati finali, per lavorare onestamente negli interessi dell’azienda e dei suoi padroni.

Questo dunque, in poche parole, significa sostanzialmente l’MBO, il “Managing By Objectives” delle società per azioni italiane e, incredibilmente, anche di quelle che sono assolutamente d’impostazione padronale. Lo scopo finale è quello di raggiungere gli obiettivi prefissati, non di lavorare nell’interesse dell’impresa e dei suoi padroni, ottenendo cioè il massimo del risultato razionalizzando gli forzi.

Capisci bene che, se lo scopo è quello di fare ingrassare l’impresa e il padrone, l’operatore lavora in modo diverso rispetto a quello che, come scopo, deve limitarsi a raggiungere gli obiettivi che è chiamato egli stesso a negoziare. Infatti, gli obiettivi si possono raggiungere anche per dieci anni di fila, se sono negoziati con prudenza ma, se lo stesso risultato che vedo dopo dieci anni avrei potuto raggiungerlo già dal primo anno, non c’è nessuna logica, se non quella stupida del bieco opportunismo dell’impiegato-cronico, ad impedirmi di raggiungerli già il primo anno. Gli anni successivi saranno, forse, più poveri d’incrementi, dal punto di vista dell’operatore, ma la ricchezza che si ottiene, con l’incremento grasso del primo anno, consente all’impresa un utile di dieci volte superiore e lo sforzo degli anni successivi sarà quello di mantenere quel risultato, quel “20”, anziché pretendere degli inutili piccoli incrementi di quel patetico “0,2”, scientificamente e prudentemente predicati, che servono solo a garantire premi e provvigioni immeritati per operatori e dirigenti debosciati.

Dei Vaccini, dell’AIDS e del Cancro

 

Del rapporto perverso tra i Vaccini-Assassini e gli attacchi al sistema immunitario
Il trucco genocida che ingrassa la smodata industria dell’AIDS inizia nell’aprile del 1984, con una tipica conferenza stampa, cioè la tipica situazione in cui si vogliono annunciare delle frottole, per imbrogliare le dissanguate comunità produttive dei contribuenti, e per opprimerle. Un ruffiano titolato, l’analfabeta Dr. Robert Gallo, durante questo evento artificiale, annuncia ufficialmente ai somari della stampa, e agli impiegati dell’industria, delle fabbricazioni della scienza, come pure al resto del mondo della stupidità oggettiva, di aver scoperto il virus dell’AIDS. La sbrigativa spiegazione del Gallo è che questo misterioso virus origina nell’Africa, nell’Africa la più nera.

Sennonché, il primo nome che Gallo dà al misterioso virus è “human T-cell leukemia/lymphoma virus“, cioè, traducendo liberamente, “il virus della (cellula umana) cellula-T, della leucemia e del linfoma”. Ciò non pertanto, i virologi più ruffiani della categoria si precipitano subito a precisare che questa nuova malattia dei “gay” non ha niente a che fare con il cancro (perché ai virologi non si spiega il significato di termini quali linfoma e leucemia).

Spieghiamolo noi, allora, ai ruffiani-virologi che linfoma e leucemia sono, sì, espressioni del cancro. Secondo la tesi dell’industria di monopolio della medicina e dei veleni, propagata per decenni, senza sosta, dai vilissimi ripetitori di televisione e cartaccia stampata, “il virus dell’AIDS è”, deve essere, “contagiosissimo, mentre il cancro non è”, non deve essere, “affatto contagioso”.

Sapendo bene che quelli che vanno in televisione sono tutti bugiardi e ignoranti, anche solo facendo o credendo il contrario di ciò che dicono loro si rischia sicuramente di sbagliare di meno e quindi è assai più ragionevole dire che il cancro è, sì, contagioso, trattandosi di aggressione di spore fungine, come dimostrano, mi pare, per conseguenza logica, i fatti espressi e trattati dal dottor Tullio Simoncini, e che invece il virus dell’AIDS non lo è (se non per diretta trasfusione ematica).

Tuttavia, per la grassissima industria del cancro, operano certi ruffiani bugiardi che insistono per anni a ripetere, alle finte comunità scientifiche e ai perniciosi flussi della disinformazione mediatica, che il cancro NON è contagioso. Anche per questa ragione, oltre al fatto che le idiozie dell’analfabeta sarcastico Robert Gallo non contano per nessuno, il virus dell’AIDS viene subito rinominato “human T-cell lymphotrophic virus – 3” (HTLV-3)” con il che si oscura la sua origina dai ceppi virali che facilitano la formazione del tumore.

Dopo qualche altra serie di seghe mentali, i ruffiani in camice finalmente decidono di cambiare nome al virus dell’AIDS per un’altra ed ultima volta, e lo chiamano “human immunodeficiency virus,” o HIV per brevità, anche perché gli acronimi aiutano a nutrire la tanto diffusa confusione delle già molto flebili menti impiegate dietro le finte scrivanie scientifiche.

Dato che, purtroppo, l’ignoranza è un fenomeno, quello sì, assolutamente trasmissibile per suggestione, e che è contagiosissima, medici, professionisti, epidemiologi, ed altre categorie di ruffiani in camice o senza camice, si allineano tutti con le balle che raccontano i cosiddetti virologi.

Alcuni epidemiologi individuano casi di questa piaga dei “gay” nei ghetti omosessuali di Nuova York, Los Angeles e San Francisco, e alcuni di questi malati presenta la pelle violacea cancerosa identica a quella del tumore del sarcoma di Kaposi, un tipo di cancro ben noto in certe zone dell’Africa Centrale. Questa similitudine tra i due tipi di cancro, viene strumentalizzata per diffondere l’idea secondo la quale il virus americano origina, pure quello, in Africa.

DELLA FAVOLA DELLA SCIMMIA VERDE
La scemenza della scimmia che trasmette il virus alla bestia umana trova la sua certificazione anche in ambienti di ruffiani in camice (in origine è proprio quel fesso di Gallo che la cava da una stupidaggine detta da una giornalista), grazie alla complice inettitudine dei più celebrati (dagli enti di stato e dai mass media) virologi ed epidemiologi. Si tratta evidentemente di una scimmia razzista e “omofoba”, quella che passa il virus alle bestie umane, perché contamina selettivamente solo “froci” e “negri”.

DEL MEMORANDUM DI ROBERT STRECKER
Per fortuna il mondo non è costituito esclusivamente da ruffiani, anche se lo è in maggioranza. Il dottor Robert Strecker, attorno all’anno 1996, denuncia il fatto che l’AIDS è un prodotto della guerra batteriologica

(prodotto a Fort Detrick, in un reparto diretto proprio dal lecca-suole incamiciato Robert Gallo) e di ciò daranno poi testimonianza più o meno diretta Horowitz ed altri ricercatori.

DEI VACCINI E DELLE CONTAMINAZIONI
A me qui interessa solo stabilire il rapporto che c’è tra il virus e il vaccino.
Strecker spiega che l’AIDS africano è il risultato dei programmi delle vaccinazioni contro il vaiolo che sono condotti dall’OMS (WHO), impresa di proprietà anche, o solo, del gruppo Rockefeller, condotti negli anni 1970.
Lo scandalo delle finte vaccinazioni contro il vaiolo in Africa, promosse dall’OMS per inoculare il virus che abbatte il sistema immunitario (AIDS) nelle persone umane, appare pubblicamente nel 1987, in prima pagina sul “The London Times” e, per quelli a cui interessano i dettagli della vicenda, essi sono circostanziati nel libro di Alan Cantwell Jr. intitolato “Queer Blood.

Dallo stesso quadernetto si cavano anche le spiegazioni di come le comunità “gay” statunitensi sono state inoculate con il virus, di proposito, sempre in conformità di un’altra grande campagna propagandistica per la vaccinazione contro l’epatite B che, secondo gli schemi della campagna di vaccinazione, vede chi pratica il sesso anale, ed altri giochi come “analingus” e simili, dovrebbe essere più soggetto a rischio d’infezione (dell’epatite B) rispetto a chi invece si dedica più propriamente a pratiche di sesso alternative, possibilmente senza preservativo.

Io conosco una testa di cazzo italiana, madre di due figli piccoli, la quale, dopo aver appreso tutto ciò, ma senza essere certa al 100%, perché nono si riesce mai ad essere sicuri di niente al 100%, solo per convenienza, per conformismo, per comodità o per semplicità, ha fatto inoculare i suoi due figli (di puttana), dalle mani inguantate dei ruffiani in camice che lavorano agli ordini della mucca pazza Lorenzìn. Questo esempio è identico a quello della madre che fa circoncidere il figlio maschio ma non la figlia femmina. Fate ai bambini tutto quello che non vorreste che facessero a voi, perché sono piccoli e non possono difendersi. La propaganda funziona sugli adulti, e li spinge a comportarsi da bestie proprio nei confronti dei loro stessi figli. Ci dobbiamo meravigliare? Certo che no. Per secoli hanno fatto credere ai babbei che lo stesso dio degli ebrei abbia sacrificato la vita del suo unico figlio Gesù, in cambio di un po’ di pioggia nel deserto. Il sacrificio umano, per i religiosi, il sacrificio umano dei propri figli, è come la sega che si fa nel cesso, sborrando sul pavimento lercio dei cessi pubblici.

Della Terapia del Cancro – Tullio Simoncini

In un contesto fungino, l’efficacia della chirurgia risulta notevolmente ridotta dal carattere di aggregato miceliale di estrema diffusione e invasività. Il potere del chirurgo di risolvere il problema è quindi casuale e legato alle condizioni in cui siamo abbastanza fortunati da rimuovere completamente l’intera colonia. Ciò potrebbe accadere nel caso di un incistamento sufficiente, ma qui stiamo quasi rasentando i casi di tumori benigni.

Sfortunatamente, la maggior parte delle volte le somministrazioni di chemioterapia e radioterapia possono produrre solo effetti negativi, sia per la loro inefficacia specifica che per la loro elevata tossicità e il potenziale danno ai tessuti, che a loro volta favoriscono ancora maggiore aggressività micotica.

Viceversa, una specifica terapia antifungina-antitumorale dovrebbe tenere conto dell’importanza del tessuto connettivo insieme alla complessità riproduttiva dei funghi. È possibile sperare di sradicarli dall’organismo umano solo attaccandoli in tutte le dimensioni della loro esistenza e in qualsiasi ambiente di nutrimento che usano.

DEL RAFFORZAMENTO NON SPECIFICO DELLE DIFESE DELL’ORGANISMO
Il primo passo da compiere, in ogni caso, è quello di rafforzare il paziente malato di cancro con misure generiche di ricostituzione come la dieta, gli integratori, la regolazione dei ritmi e delle funzioni vitali. Solo queste misure sono già in grado di rafforzare in modo non specifico le difese dell’organismo. Per quanto riguarda la possibilità di avere a disposizione quei farmaci curativi che purtroppo non esistono oggi, e nel tentativo di trovare una sostanza anti-fungine che sia molto diffusibile e quindi efficace, è utile considerare l’estrema sensibilità dei funghi alle soluzioni saline e alle soluzioni elettrolitiche. Queste soluzioni, grazie alla loro estrema capacità di diffusione, sono in grado di raggiungere tutte le forme biologiche micellari, comprese quelle più infinitesime.

L’efficacia dei sali contro i funghi, infatti, è facilmente visibile, soprattutto dove essi sono in abbondanza e in grande concentrazione, cioè nelle “sacche termiche”, dove è impossibile scoprire la riproduzione di funghi. Questo perché la grande quantità di sali, rendendo il “terreno” completamente inorganico, elimina il minimo di caratteri organici che i funghi potrebbero utilizzare per il loro nutrimento.

In questo contesto, il bicarbonato di sodio, che viene attualmente utilizzato in particolare nelle candidosi orali dei bambini, sembra essere un’arma semplice e maneggevole in grado di sradicare, inibire o attenuare qualsiasi formazione neoplastica, ovunque sia possibile applicarla facilmente. Questo potere anti-neoplastico dei “carbonati“, tra l’altro, era già noto alle popolazioni indiane, come documentato dall’antico libro Veda, in cui vengono fornite indicazioni su come preparare le soluzioni e su come utilizzarle contro le formazioni neoplastiche.

L’azione antitumorale del bicarbonato di sodio, inoltre, è indicata oggi in molti studi a livello mondiale. Questi studi, tuttavia, evidenziano solo il suo potere anti-acido, che è in qualche modo in grado di inibire l’instabilità genetica su base degenerativa (tale è il pensiero di questi studiosi) che a sua volta è responsabile della reazione iperproduttiva cellulare. Teoricamente e sulla base delle considerazioni di cui sopra, se troviamo trattamenti che possono esporre il fungo ad alte concentrazioni di bicarbonato, dovremmo osservare la regressione delle masse tumorali. Ciò è effettivamente successo in molti casi trattati con questa tecnica.

DEL PRIMO CASO DEL BAMBINO IN COMA
Simoncini racconta che il primo caso di tumore guarito gli è capitato con un bambino giunto in coma alle 11:30 di un certo mattino ad un dato reparto di ematologia pediatrica, se ho capito bene, con una storia clinica di leucemia.

(…pag. 131 “Cancer is a Fungus”).

Secondo l’opinione di Simoncini, il bambino era in coma sia per l’invasione fungina che per l’intossicazione della chemioterapia e perciò decide di disintossicare il cervello con dei cicli di fleboclisi a base di bicarbonato di sodio in soluzione (per eliminare o ridurre la massa neoplastica) e allo stesso tempo nutrire e disintossicare il cervello con fleboclisi del glucosio, sperando  in una regressione della sintomatologia. E così è successo. Dopo aver continuato ad infondere via flebo soluzioni di bicarbonato e glucosio, il bambino si è svegliato dal coma attorno alle 7 di sera dello stesso giorno.

Dell’Arteriografia Selettiva
L’arteriografia selettiva è un tipo di radiologia che consente di visualizzare direttamente un’arteria e i suoi rami e di studiare le eventuali anomalie della zona a cui l’arteria porta il sangue. L’arteriografia si effettua iniettando nell’arteria un mezzo di contrasto iodato: viene detta globale se il mezzo è iniettato in un tronco arterioso (aortografia), selettiva se viene invece iniettato in un ramo arterioso (per esempio nell’arteria renale).

l concetto che costituisce il fondamento del sistema terapeutico di Simoncini è la somministrazione di soluzioni, con un alto contenuto di bicarbonato di sodio, direttamente sulle masse neoplastiche che sono suscettibili di regressione solo distruggendo le colonie fungine. ..Per avvicinarsi il più possibile ai tessuti … usa un’arteriografia selettiva (la visualizzazione attraverso strumentazione o arterie specifiche) e al posizionamento di port-a-cath arteriosi (piccoli bacini uniti al catetere ).

Questi metodi consentono il posizionamento di un piccolo catetere direttamente nell’arteria che nutre la massa neoplastica, consentendo la somministrazione di alti dosaggi di bicarbonato di sodio negli angoli più reconditi dell’organismo. In passato, per esempio, quando Simoncini ha avuto l’opportunità di curare un tumore al cervello, sebbene sia stato in grado di migliorare le condizioni del paziente, non ha potuto influenzare profondamente le masse.

Oggi, con arteriografia selettiva di carotidi, è possibile raggiungere qualsiasi massa cerebrale senza la necessità di un intervento chirurgico e in modo completamente indolore. Per lo stesso motivo, quasi tutti gli organi possono essere trattati e possono beneficiare di una terapia con sali bicarbonati che è innocua, veloce ed efficace – con l’eccezione di alcune aree ossee come vertebre e costole, dove l’irrigazione arteriosa scarse non consente dosaggio sufficiente per raggiungere gli obiettivi.

L’arteriografia selettiva, quindi, costituisce un’arma molto potente contro i funghi, che può sempre essere usata contro le neoplasie, in primo luogo perché è indolore e non lascia alcun effetto secondario, in secondo luogo perché i rischi sono in generale molto bassi.

Tecnicamente, viene eseguito come segue. Dopo aver reso l’area sterile e aver anestetizzato i livelli superficiali, viene introdotto un ago nell’arteria, che deve essere utilizzato come porta di ingresso (“usually the sub-clavian”) e quindi viene inserita una guida metallica visibile all’angiologo questa porta e può essere usata per localizzare l’arteria selezionata.

(L’angiologo è lo specialista che studia e cura i due sistemi circolatori, quello venoso e quello arterioso. Una persona si rivolge all’angiologo per evitare i problemi legati a una condizione del sistema circolatorio o anche per evidenziare una patologia ancora non evidente. L’angiologo studia l’anamnesi del paziente per individuare fattori di rischio circolatorio ma il controllo vero e proprio è quello di analisi delle vene e arterie più esposte alla ricerca del cosiddetto soffio arterioso, sintomo di un problema più grave).

L’ultima fase consiste nell’usare il piccolo catetere per somministrare le soluzioni nel punto indicato dalla guida. Dopodiché, il catetere viene adattato a una porta-a-cat sottocutanea che rimane nella posizione selezionata per tutto il tempo necessario. Questo intervento a basso rischio ha una sintomatologia dolorosa simile a quella di un’iniezione endovenosa e consente ai pazienti di essere curati a casa, sebbene sotto costante controllo medico.

Considerazioni generali sulla terapia
La ragione fondamentale e il motivo che suggerisce una terapia con bicarbonato di sodio contro i tumori è che lo sviluppo e la proliferazione locale e remota di questi tumori hanno una causa che è esclusivamente fungina, sebbene con la concomitanza di una miriade di fattori variabili con-causali.

In teoria, qualsiasi neoplasia può regredire con il trattamento descritto, anche se a volte possono esistere situazioni che impediscono l’utilizzo di soluzioni di bicarbonato di sodio a pieno dosaggio e in modo ottimale.

A questo proposito, occorre prestare particolare attenzione ai pazienti con cardiopatie, in quanto lo spostamento degli elettroliti del sistema neuro-cardiaco conduttivo può talvolta determinare, anche se in breve, situazioni di insufficienza cardio-circolatoria.

Una condizione di insufficienza renale, o la presenza di un singolo rene, poiché produce una minore escrezione degli elettroliti infusi, limita anche notevolmente la quantità del bicarbonato che può essere usato, e ciò influenza negativamente l’esito della terapia.

In effetti, un’amministrazione limitata in un senso assoluto e in un senso relativo inevitabilmente compromette l’efficacia della terapia, in quanto uno sradicamento totale delle masse neoplastiche diventa impossibile nel tempo.

Tutto è molto più complesso, ad esempio, quando ci troviamo di fronte a un paziente terminale che non si nutre più da solo, non si muove dal letto o non evacua regolarmente. Da una parte, il bicarbonato non può essere espulso rapidamente e quindi c’è bisogno di un dosaggio basso (quindi meno efficace).

D’altra parte, sebbene la soluzione possa influenzare le masse fungine, il sistema immunitario esausto non può fagocitare e drenare le aree anatomiche trattate e, a causa di ciò, è spesso impossibile distruggere sufficientemente le colonie esistenti.

In tutti i casi, tuttavia, si ottengono importanti benefici sintomatologici, come la riduzione o l’eliminazione del dolore, del vomito o della perdita di sangue. È un dato di fatto che numerosi casi che sono stati definiti come terminali sono riusciti a recuperare o sopravvivere a lungo con una prospettiva di recupero.

Un altro elemento che impedisce la corretta irrigazione dei tessuti affetti da neoplasia è la presenza di interventi chirurgici o radioterapeutici, cioè di quelle cicatrici in cui possono essere annidate spore che potrebbero essere state dimenticate dal trattamento, e dove è molto difficile trattarli dall’esterno.

Inoltre, la somministrazione di terapie farmacologiche convenzionali, sia quelle specificamente anti-cancro che quelle generiche sintomatologiche, sovraccaricano e intossicano gli organi emuntori ed indeboliscono molto l’azione del bicarbonato, che è più potente quando il metabolismo è dinamico e reattivo.

(Gli “organi emuntori”, dall’omonimo termine latino che significa “prosciugare”, “drenare”, sono deputati all’eliminazione delle sostanze di rifiuto, che diverrebbero tossiche qualora si accumulassero all’interno dell’organismo. Gli organi emuntori comprendono: fegato, pelle, polmoni, reni e vasi linfatici).

Il raggio d’azione e quindi i buoni risultati di una terapia anti-neoplastica a base di bicarbonato dipendono principalmente da due fattori: l’irrigazione delle masse e la capacità dell’organismo di liberarsi dei sottoprodotti.

È chiaro, tuttavia, che l’aspetto più importante per il successo della terapia è la dimensione e la posizione, più o meno diffusa, delle neoplasie che esistono all’inizio del trattamento.

Questi sono i parametri che stabiliscono la velocità di distruzione delle masse e quindi la possibilità del loro completo riassorbimento, che può avvenire solo attraverso l’azione del sistema immunitario.

Per comprendere meglio il processo impegnato con l’azione del bicarbonato di sodio, si può pensare ad una cipolla composta da molti strati concentrici. Questa forma ricorda la struttura di una neoplasia che riesce ad assumere questa configurazione, poiché è riuscita a eludere l’azione limitante dei fattori immunologici umorali.

In altre parole, la neoplasia è stata in grado di raggiungere una configurazione che, sebbene possa essere attaccata sui suoi strati esterni, conserva inalterato il suo potenziale riproduttivo all’interno, area interna che il sistema immunitario non può raggiungere.

Il rapporto tra superficie e volume della massa tumorale è inversamente proporzionale all’invasività del tumore, perché maggiore è la massa, maggiore è il decremento della vulnerabilità delle cellule fungine al sistema immunitario umorale, con la conseguenza che la massa può crescere indisturbata.

Di fronte all’incapacità di dissolvere le colonie in progressione, l’organismo attiva e potenzia quelle difese capaci di opporsi fisicamente alle colonie nell ‘”effetto massa” – cioè, principalmente le difese immunitarie cellulari che includono tutte le proteine ​​della fase acuta, il fibrinogeno e altri che sono in grado di creare qualche difesa contro le falangi fungine.

In una riproduzione fungina che tende ad essere illimitata e che viene neutralizzata dai fattori di immunità cellulare che cercano di bloccarla, la forma e la formazione di una massa che cresce costantemente è il risultato dell’impotenza dell’organismo a difendersi.

Mentre il processo procede, il sangue diventa più povero fino al punto in cui è completamente esaurito e si diffonde nei tessuti e nelle cavità, portando una condizione anemica che diventa sempre più acuta, fino al punto dell’irreversibilità.

Il bicarbonato di sodio può agire a tutti i livelli in questo processo patogeno, poiché inverte il rapporto di potenza tra il sistema immunitario e i funghi. Il suo potere distruttivo sulle colonie superficiali provoca una disintegrazione stratificata – proprio come se rimuovendo gli strati di una cipolla – e gli strati sono rapidamente riassorbiti nel flusso sanguigno.

Ne consegue che la regressione di una massa fungina può avvenire solo a strati in una conseguente sinergia tra bicarbonato e “fagociti” che è ottimale per una certa quantità totale di masse fungine nell’organismo.

Quando una massiva disseminazione esiste in uno o più organi, anche se le proprietà fungicide del bicarbonato sono invariate, il sistema immunitario non agisce abbastanza velocemente sulle cellule fungine poiché queste, essendo diffuse su una vasta area, superano fisicamente le capacità rigenerative dell’apparato di difesa del corpo umano.

Le difficoltà di somministrazione di una perfusione sufficiente, unitamente alla relativa insufficienza del sistema immunitario, determinano quella stasi che consente la sopravvivenza e il ritorno all’attività delle generazioni fungine.

In teoria, “dovremmo” (scrive Simoncini) comunque essere in grado di ottenere dei buoni risultati se potessimo aumentare il dosaggio del bicarbonato in circolazione. Tuttavia, oltre un certo limite – normalmente oltre 600-650 cm3 al giorno – si verificano effetti collaterali di tale gravità da impedire questo tipo di somministrazione.

“Sognando le meraviglie della medicina del futuro”, una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere qualcosa come la dialisi – il posizionamento di un micro-catetere nel piccolo arteriolo che nutre ogni massa e la somministrazione di una dose estremamente elevata di bicarbonato attraverso questo catetere, che viene quindi recuperato e drenato attraverso la venula in uscita, in questo modo impedendo alla soluzione di entrare nel flusso sanguigno.

“Per il momento, tuttavia, dobbiamo lavorare con ciò che abbiamo” – il bicarbonato e il sistema immunitario – e cercare di sfruttarli al massimo delle loro potenzialità, da un lato, utilizzando la massima concentrazione di sale possibile per ciascun paziente, dall’altro, implementando quegli espedienti che possono ottimizzare la funzionalità dei sistemi difensivi dell’organismo.

Dei Funghi Patogeni

Dei Fatti della Vita dei Funghi

Tratto da FungusFocus

Il lievito e le muffe appartengono a una più ampia famiglia chiamata fungo, uno dei pochissimi “regni” della vita (altri regni sono quelli delle piante, degli animali e dei batteri). La muffa, la muffa del pane, i funghi e i funghi velenosi sono altri tipi di funghi. I termini “lievito”, “fungo” e “muffa” sono spesso usati in modo intercambiabile anche se ci sono distinzioni. La branca della scienza che studia il fungo è micologia.

Alcuni funghi si nutrono di organismi morti, fanno lo smaltimento dei rifiuti della natura, mentre altri funghi parassiti si nutrono di organismi vivi. Questi funghi patogeni causano malattie di origine vegetale, animale e umana, come il piede d’atleta, l’orecchio del nuotatore, la tigna, la forfora, la “Valley Fever” febbre della valle, le infezioni delle unghie e dell’unghia dell’alluce, la rosacea e le infezioni da lieviti. Tipicamente, i funghi germogliano da una spora e crescono come filamenti chiamati ife, di circa 5-10 micrometri di diametro. Non c’è un corpo principale che produce le ife, il fungo è l’ife. Mentre le ife crescono si ramificano ripetutamente.

Le ife da singole cellule fungine si interconnettono con le ife di altre cellule, formando un grande organismo chiamato micelio. La massa sfocata di uno stampo per il pane è un buon esempio. Il tutto è un singolo fungo, tagliato in pezzi e ogni pezzo continua a vivere come il singolo fungo.

Le ife si estendono alle loro estremità, mentre disegnano il protoplasma (la sostanza interna della cellula) mentre crescono.

 

La crescita della punta consente al fungo di crescere continuamente in zone fresche di nutrienti e anche di penetrare su superfici dure come le pareti cellulari delle piante, la cuticola degli insetti, la pelle umana eccetera. Questo è il motivo per cui i funghi sono così importanti come patogeni delle piante e come organismi decompositori. Le cellule fungine sono forti e rigide. Quando si presenta la possibilità, le ife fungine possono crescere direttamente attraverso le cellule umane.

La struttura cellulare di base del fungo è diversa da quella di batteri, piante e animali. I batteri, le piante e le cellule fungine hanno una parete cellulare rigida; gli animali non hanno una parete cellulare. Le cellule di tutti gli organismi hanno una “membrana plasmatica”, ciò che potresti immaginare come la “parete cellulare” delle cellule del tuo organismo. Una membrana plasmatica è morbida, flessibile e alquanto permeabile, in modo che i nutrienti e le altre sostanze chimiche necessarie alla vita possano entrare e uscire dalla cellula.

I batteri, le piante e le cellule fungine sono a doppio strato, con una parete cellulare che è come un’armatura esterna a trama aperta su una membrana plasmatica interna che mantiene le sue cose interne (protoplasma) all’interno. Un componente importante delle pareti cellulari fungine è la chitina (che si trova anche nell’esoscheletro degli insetti), mentre il componente principale delle pareti delle cellule vegetali è la cellulosa. Chitina e cellulosa sono chimicamente simili e la parete cellulare dei funghi comprende anche cellulosa. La membrana plasmatica delle cellule fungine contiene ergosterolo, mentre le membrane animali hanno il colesterolo e le piante hanno il sitosterolo.

 

Delle Attività Patogene dei Funghi
Le ife fungine penetrano nei tessuti. La forma sferoidale delle cellule di lievito è solo metà della loro storia di vita. L’altra metà è più sinistra. I lieviti possono trasformarsi e crescere le ife (o strutture molto simili chiamate pseudo-ife). A 37 gradi centigradi, cioè a 98,6 gradi Fahrenheit, cioè alla temperatura corporea, l’insidiosa Candida coltiva le ife che scavano nella dispensa delle loro derrate alimentari (voi). Non si può semplicemente raschiare il “piede dell’atleta”, perché è cresciuto in profondità nei tessuti, e le infezioni intestinali da Candida non sono solo ammassi di lievito attaccati all’interno dell’intestino, il lievito Candida penetra e permea il muro dell’intestino. L’ifa può intrecciarsi nelle fibre del substrato, penetrando i pori. Man mano che consuma il substrato, può anche creare il proprio percorso dissolvendo i percorsi nella materia.

Questo è uno dei motivi per cui è così difficile eliminare e/o ripulire la muffa su substrati organici. Se rimuovi la crescita superficiale, quei frammenti di ife all’interno del substrato sono pronti per ricrescita al ritorno dell’umidità.

 

Delle Spore Fungine che Attaccano i Polmoni
Il fungo produce un numero sorprendente di spore e la maggior parte dei funghi ha un meccanismo per rilasciare le spore nell’aria. Di conseguenza, molte malattie fungine umane sono contratte attraverso i polmoni. Altri funghi e lieviti possono produrre spore bagnate e appiccicose e i possono aggrapparsi a insetti, roditori, eccetera per viaggiare nell’ambiente. Alcuni lieviti, come la Candida, possono generare un tipo di ife produttrici di spore chiamate (“clamido-spore”?).

Delle Tossine Rilasciate dai Funghi per la loro Digestione
Le piante producono ciò di cui si nutrono usando l’energia del sole attraverso la fotosintesi, ma i funghi non hanno tale capacità e quindi devono divorare altri organismi, come piante, animali, insetti e persone. Funghi, lieviti e muffe vivono in ambienti umidi, in modo che le ife possano assorbire i nutrienti che si sciolgono nell’acqua. Assorbono i nutrienti semplici e solubili (zuccheri, amminoacidi, ecc.), attraverso le loro pareti, e rilasciano enzimi extra-cellulari (eso-enzimi) nell’ambiente per degradare sostanze nutritive più complesse come la cellulosa che non possono assorbire. Noi bestie umane mangiamo il cibo e poi lo digeriamo; il fungo digerisce il cibo e poi lo assorbe. Oltre ai semplici enzimi, come quelli che abbattono gli amidi nello zucchero, molti funghi producono tossine, chiamate micotossine, che aiutano il processo della loro digestione in vari modi, forse per uccidere prima un batterio, quindi digerirlo.

Il ragno inietta un veleno tossico, che ha sia un agente nervoso che un’azione enzimatica, che paralizza la vittima e dissolve i suoi interni, trasformando le viscere della vittima in un liquido che il ragno può succhiare. Fungo e lievito sono simili al ragno. Producono tossine ed enzimi che possono disabilitare, uccidere e dissolvere le loro vittime in modo che i nutrienti (cavati dalle loro vittime) possano essere assimilati.

Alcune tossine, come la gliotossina, prodotte da Candida e Aspergillus (tra gli altri), interrompono il sistema immunitario. La gliotossina inattiva un certo numero di enzimi importanti, induce il danno dei radicali liberi ed è citotossica, uccide le cellule, in particolare le cellule del sangue, interferendo con il loro DNA.

Non dovrebbe sorprendere, quindi, che le infezioni da funghi e lieviti siano frequentemente associate a malattie “misteriose” come la Sindrome da Stanchezza Cronica e l’artrite. Il fungo sta iniettando i suoi ospiti (voi) con le tossine per sciogliere la vostra materia e digerirla. Anche se l’infezione è localizzata, gli enzimi tossici vengono trasportati dal flusso sanguigno in tutto il corpo.

 

Dei Maggiori Funghi Patogeni
Come vari tipi di virus e batteri, funghi, muffe e lieviti sono trasportati attraverso l’aria (principalmente come spore) e sono onnipresenti. Piccole quantità di lievito e altri organismi fungini compongono una parte normale della microflora del corpo. Normalmente sono ben tollerati da quelli con un’immunità sana. Se aumentano di numero, tuttavia, creano ulteriore stress al sistema immunitario, che può portare a una crescita eccessiva. Viceversa, quelli con sintomi immunitari indeboliti diventano suscettibili alla proliferazione eccessiva di questi e di altri agenti microbici. Alcuni, i veri funghi patogeni, possono causare infezioni in persone altrimenti sane.

La Candida albicans rappresenta circa il 50% delle infezioni cliniche. La maggior parte dei funghi patogeni sono diffusi da spore disperse nell’aria e la comune modalità iniziale di infezione è nei polmoni. Si noti che l’Aspergillosi può causare una “risposta allergica broncopolmonare” che imita l’asma.

Dei nomi dei funghi
La convenzione scientifica per nominare gli organismi è  quella di usare insieme i nomi di genere e di specie. Nel caso di Candida albicans, “Candida” è il nome del genere, e “albicans” è il nome della specie. Per evitare ambiguità, il nome della specie non viene mai usato senza il nome del genere. Il nome del genere è in maiuscolo e frequentemente abbreviato; il nome della specie è scritto in minuscolo. I termini sono scritti in corsivo.
Quindi, la forma corretta è Candida albicans o C. albicans

Dell’industria Parassitaria della Malattia

DELLE MALATTIE ACUTE E DI QUELLE CRONICHE
Le malattie acute finiscono con la morte o con la guarigione. Le malattie croniche invece durano tutta la vita. È possibile abbreviare la vita di un malato e, tuttavia, farlo crepare abbastanza lentamente da consentire incrementi di fatturato, torturandolo, per tutta la durata della sua misera sopravvivenza. Conseguentemente, la pianificazione del medio-lungo termine della direzione operativa di un’impresa multinazionale medico-farmacologica, impone l’indirizzo dell’investimento delle risorse più agguerrite nella ricerca e nella produzione di veleni da usare per il trattamento sistematico delle malattie croniche più che per trattare quelle acute. Le ragioni di questa strategia operativa sono più articolate rispetto all’assunto di fondo, e cioè rispetto alla considerazione ovvia d’inizio, che suggerisce