Delle crisi fabbricate e delle misure d’emergenza

 

Dell’insolvenza perpetua dei governi delle nazioni
I governi delle nazioni sono indotti all’insolvenza perpetua da un indebitamento continuo con le banche centrali. Ciclicamente, gli usurai delle banche centrali, ordinano ai burattini ai governi di “risanare i bilanci degli Stati”; ordinano loro, cioè, di rientrare, almeno in parte, dai loro scoperti di conto (ai quali i burattini ai governi sono stati precedentemente indotti proprio dagli stessi usurai delle banche centrali). In questo modo i grandi usurai possono appropriarsi – indebitamente ma forzosamente – della ricchezza prodotta durante il ciclo economico di un certo numero di anni (periodo che stabiliscono essi stessi) da lavoro, capitale, risorse naturali e attività imprenditoriale. Negli Stati cosiddetti “comunisti”, l’espropriazione forzosa avviene in modo più diretto, con la negazione ai diritti sulle proprietà private e l’attribuzione di tali proprietà al fantasma giuridico dello Stato, a beneficio dei suoi reali amministratori.

 

Delle espropriazioni negli Stati liberali
Nei regimi “democratici-liberali’, periodicamente, s’impone ai burattini collocati nei governi degli Stati, pavidi per natura e ignoranti per necessità della loro professione, la ricetta delle austerità. Si tratta di una terapia, standardizzata e ciclicamente riproposta, tutta a base di medicine forti, fatta di quei veleni dai tragici effetti collaterali, che inibiscono le difese naturali del paziente fino a farlo morire proprio in virtù di quel regime di austerità con la quale si fingeva di volerlo curare. Quest’attività di espropriazione sarebbe semplice da individuare, come normalmente lo sono i raggiri delle frodi o il comune ladrocinio. Eppure non si nota, perché, tutt’attorno, si leva, deliberatamente e con intensa passione, il gran chiasso dei giornalisti-chitarristi, degli opinionisti, degli economisti senza cattedra, e di quelli – anche più cialtroni – che invece la cattedra ce l’hanno, degli urlatori dell’attenzione mal diretta, degli interminabili – e assolutamente inutili – dibattiti politici e di tutti gli altri eventi nei quali buffoni, prestigiatori e giocolieri si esibiscono, chi più chi meno in buona fede, per fuggire l’apatia della propria inutilità e condividere, senza timore d’apparire ridicoli, un momento di notorietà sotto i riflettori.

 

Della complicità dei giornalisti
I giornalisti, vili e ignoranti, taluni più vili che ignoranti e altri più ignoranti che vili, sono tutti complici, volontari o involontari, di questa tragedia. Se hanno capito il meccanismo e si prestano, sono volontari; se non lo hanno capito, sono complici involontari non meno colpevoli, anche se in buona fede, perché, pur non sapendo quello che fanno e che dicono, concorrono a produrre la stessa miseria morale e materiale.

 

Delle leve che consentono l’espropriazione
Il dottore pazzo che infligge la ricetta aggressiva e mortale ai pazienti fortemente debilitati, usa sempre lo stesso metodo di cura, il salasso, contando, con buona ragione, sulla diffusissima ignoranza storica dei suoi pazienti, sulla loro confusione e sulla perpetua distrazione ai quali sono soggetti, indotta, organizzata e gestita, dai presentatori televisivi, dal cinematografo, dagli eventi sportivi e dai giornalisti. Anche se nessuna tragedia pare idonea ad impedire alle masse di stonarsi cercando l’oblio negli stadi e nutrendosi delle ciarle della comunicazione organizzata, tradizionalmente, la cura per “risanare” i conti pubblici comporta una sequenza di passaggi spigolosi e, progressivamente, sempre più penosi; le leve che consentono l’espropriazione delle collettività sono sette:

1) imposizione di norme liberticide,
2) confisca diretta,
3) oppressione fiscale,
4) inflazione,
5) controllo dei capitali,
6) controllo di prezzi e retribuzioni,
7) guerra ed emergenze nazionali.

 

1) Delle norme liberticide
La reintroduzione di norme tiranniche e dispotiche trova sempre una giustificazione formale nelle situazioni di cosiddetta “emergenza”. Le élite al potere danno una certa considerazione al consenso dell’opinione pubblica, indotto da stati di crisi e dalle emergenze, tanto che, prima di introdurre, o reintrodurre, leggi gravemente limitative dei diritti individuali e delle libertà civili, organizzano essi stessi, e fanno mandare ad effetto dai loro aguzzini delle agenzie militari, paramilitari, segrete o come le si voglia definire, quegli eventi che generano le crisi e le conseguenti dichiarazioni degli stati d’emergenza. Per riscontrare se questo ragionamento fila, basta già solo considerare due esempi vicini alla nostra storia recente, dal cosiddetto dopoguerra ad oggi:

a) i fenomeni di terrorismo in Italia e in Europa;
b) la tragica farsa dell’undici settembre 2001.

 

Il prof. Ganser sui fatti di sangue in Italia e in Europa
Per avere un quadro su come enti di stato italiani ed europei (vedi i collaboratori locali di GLADIO e NATO, per esempio) abbiano finanziato e promosso la lotta armata, i vari delitti di stato, le bombe sui treni, le stragi nelle banche e nelle stazioni ferroviarie, bisognerebbe leggere il lavoro di Daniele Ganser, riassunto in un libro dal titolo: “NATO’s secret armies – Operation Gladio and Terrorism in Western Europe”.

 

Della tragica burla dell’undici settembre
Per quanto riguarda la strage del 2001 a New York, la letteratura e la ricerca scientifica prodotta in questi anni su quell’evento è talmente vasta che non potrei fare qui un elenco completo di tutte le fonti. Mi limito perciò ad elencare solo alcuni dei lavori, fra i tanti, in fondo, assieme alle altre fonti bibliografiche. Dobbiamo però concordare sul fatto che si tratta di un “inside-job”, in modo da non spendere altro tempo a dimostrare ciò che a molti è apparso evidente sin dall’inizio (come si vede e si sente nei primissimi giorni dopo l’accaduto da CNN, BBC e Fox Nexs), che è stato poi negato dalla versione ufficiale ma che viene ampiamente dimostrato dalle continue contraddizioni in cui cadono gli enti di stato americani e, in anni di ricerca e studio scientifico, da numerosissimi, e taluni anche assai autorevoli, scienziati, architetti, ingegneri, docenti, esperti di esplosivi e di demolizioni controllate e ricercatori vari da e di tutto il mondo. In fondo ci sono indicate alcune opere di ricercatori capaci e rigorosi ma la bibliografia è vastissima.

 

Delle crisi fabbricate avviano i protocolli delle azioni repressive
Se abbiamo seguito il ragionamento fin qui, ora sappiamo che le crisi sono organizzate e mandate ad effetto per fabbricare le condizioni che rendano necessarie proprio quelle conseguenze alle quali si vuole giungere. Cioè, volendo un tiranno imporre leggi liberticide, volendo ignorare la costituzione e i diritti fondamentali dei cittadini, egli può farlo con un colpo di mano oppure con il, e grazie al, consenso degli organi d’informazione e delle masse del pubblico elettore. Questa seconda via è quella prediletta dalle élite al potere che, da secoli, organizzano eventi artificiali in gran parte idonei a generare quello stato di crisi (desiderato) che poi rende necessaria l’adozione degli interventi d’emergenza, di quei fasci di norme tiranniche che si erano preparate ancora prima del verificarsi degli eventi della crisi; le cause sono quindi mostrate dai prestigiatori come fossero conseguenze.

 

Delle applicazioni pratiche del pensiero hegeliano
Volendo, facciamo un esempio, introdurre una norma che consente agli aguzzini dell’erario di controllare i conti correnti di tutti i cittadini di una nazione, o di un continente, il tiranno si troverebbe davanti ad una serie di resistenze e di ostacoli tecnici, perché la costituzione, unitamente alle norme e alle consuetudini delle persone intelligenti che vivono in pace, non lo permettono; se il tiranno forza la mano senza un pretesto, attira attenzioni, quesiti, dà adito a critiche, fa sorgere dubbi e obiezioni da parte di tutti quei soggetti, collocati in varie posizioni nella piramide gerarchica, che, altrimenti, quando fossero obbligati da crisi ed emergenze, coopererebbero fino alla fine, in perfetta buona fede, senza esitazione. Dalla crisi, quindi, c’è sempre chi trae vantaggio e i burattini ai governi che hanno capito il trucco non hanno nessuna difficoltà ad ammetterlo, come si cava dalle varie interviste pubbliche rilasciate da G. W. Bush, dai collaboratori del suo successore, da quelle di Prodi, Monti ed altri burocrati un po’ in tutto il mondo. Il tiranno che vuole mettere in atto il delitto di cui facevamo l’esempio di sopra (spiare i conti bancari dei cittadini) ha due modi per farlo: può restare inerte ad aspettare, e sperare che si presenti un evento abbastanza drammatico da usare a pretesto, oppure determinare egli stesso quell’evento, dando la colpa ad altri. Il tiranno è un personaggio ipotetico che non potrà essere identificato con il burattino al governo in un determinato momento, perché la forza invisibile della grande usura gli dà l’incarico ed egli non è responsabile delle sue azioni. I burattini al governo, salvo poche eccezioni, non hanno forza di spirito, e neppure i mezzi materiali sufficienti, per prendere da soli iniziative tanto drammatiche quanto la creazione degli stati di crisi. I grandi usurai, altresì, anche se per tradizione fanno pianificazioni a lunghissimo termine, anche se iniziano a lavorare per gli affari di famiglia dall’età di 12 anni, anche se fanno il testamento a 25 anni d’età, adottano ciclicamente la “strategia della tensione”, della fabbricazione degli stati di crisi, degli incidenti che innescano le guerre, per accelerare processi di cambiamento sociale che altrimenti richiederebbero più tempo e il sacrificio di più generazioni di quante ne sono necessarie nello stato di emergenza.

 

Della determinazione dello stato di crisi
Il tiranno ipotetico dell’esempio di sopra (che può essere un insieme di soggetti e non una singola persona fisica, soprattutto non un singolo burattino di governo), segretamente, crea una situazione di crisi e d’emergenza, facendo ammazzare parecchie vittime innocenti, in modo da creare il pretesto e la giustificazione morale, oltre che il dolore, la disperazione e il risentimento delle vittime e dei parenti delle vittime, che rendono necessaria un’azione risoluta per imporre un qualunque grappolo di nuove disposizioni che impongano l’ordine, che, per esempio, istituiscano lo stato di polizia, la legge marziale, il coprifuoco, lo stato d’assedio, il controllo dei flussi di denaro contante, la lotta al terrorismo, la lotta alla droga, la lotta alla criminalità organizzata e, molto più in generale, il conferimento di tutti i poteri straordinari immaginabili alle forze repressive di cui dispone il suo esecutivo. Dal momento in cui l’azione risoluta dei burattini dell’esecutivo è mandata ad effetto, l’inquisizione non ha più lacci d’ordine formale; può arrestare, perquisire, spiare, violare i diritti di riservatezza, i diritti di segretezza della corrispondenza, mettere cimici, controllare passato, presente e futuro di qualunque malcapitato, senza dover seguire una procedura formale che nelle civiltà progredite è posta a freno dell’attività inquisitoria proprio per impedire il rischio di errori, di abusi, di scappellotti, manganellate, torture e qualsivoglia ulteriore forzatura del diritto da parte delle forze di repressione.

 

Del pretesto dell’evento tragico
L’evento tragico che richiede l’intervento urgente ed estremo è il pretesto. Quell’evento viene prodotto artificialmente, con l’inganno; e, se miete vittime innocenti, se fra quelle vittime innocenti ci sono vittime apparentemente anche più innocenti delle altre, bambini piccoli, donne gravide, lavoratori onesti e ignari di politica interna o estera, proletari, pensionati, suore canossiane e quant’altro, tanto meglio; la reazione di sdegno e di collera rispetto all’evento tragico deve essere intensa; la strategia della tensione comprende, anzi, fra i suoi obiettivi espliciti, proprio quelle vittime innocenti che appaiono più innocenti delle altre vittime innocenti; perché alla vista del pubblico, il loro sangue appare più rosso e quel colore rosso intenso, scurissimo e vivissimo, contribuisce ad avvelenare gli spiriti ed infiammare gli animi delle masse dell’opinione pubblica, costrette all’ignoranza cronica dall’industria della comunicazione, dello spettacolo e dell’intrattenimento, oltre che dal sistema scolastico ed universitario.

 

Del consenso indotto dal male necessario
Il tiranno ora ha il consenso (indotto dalla gran cassa e dalla fanfara degli organi di stampa, che sono tutti gestiti, direttamente o attraverso l’emulazione dei flussi d’ignoranza delle agenzie di stampa che si passano le veline, dalle élite al potere) necessario e sufficiente a fargli ignorare la costituzione, le leggi e le consuetudini degli uomini di buona volontà che vivono in pace; finalmente la può calpestare e può introdurre una serie di leggi e regolamenti d’emergenza, fra le quali ci sarà certamente anche quella che consente ai piedipiatti e ai corvi rapaci dell’erario di andare a ficcare il naso nella corrispondenza segreta dei cittadini e nei loro conti correnti bancari. Il tiranno può farlo e lo fa, anche se, negli stati con economie ove ancora sia necessario avere produzione industriale, non gli viene consentito di farlo in modo perpetuo; prima o poi le élite al potere fermano il tiranno e gli addossano tutte le responsabilità delle tragedia prodotte; interrompono il dispotismo, probabilmente, per evitare che i despoti acquistino troppo potere o perché, quando la tirannide è troppo accentuata ed è protratta per periodi troppo lunghi, l’economia e la finanza cessano di trovare nuovo alimento, esattamente come cessa il fermento e la voglia di vivere del sistema sociale.

 

Dei finti e dei veri auto-attentati
È quasi impossibile, per una persona sana di mente, riconoscere la possibilità che esistano altre persone capaci di pianificare e commettere simili atrocità, proprio a danno dei loro elettori e dei loro connazionali, soltanto per alimentare la propria ambizione. Le persone sane di mente preferiscono insistere a credere che le atrocità appartengano ad altre persone malate, a dittatori impazziti, a despoti paranoici, a casi clinici di sadomasochismo e necrofilia. Gli usurai conoscono l’animo umano e sfruttano queste credenze popolari, fabbricando alla bisogna sempre nuovi autocrati psicopatici, dai tratti caratteriali sanguinari e molesti, dispettosi e disubbidienti; dopodiché addossano a loro tutte le responsabilità dei danni che loro hanno provocato e li ammazzano. Ammazzati i tiranni, le responsabilità che sono loro attribuite muoiono con essi e si attenuano gli animi delle masse indottrinate che li avevano in odio. Ma sono falsi bersagli, valvole di sfogo, capri espiatori, per riprendere i cicli rilassatamente e rifare tutto daccapo, perché “la guerra deve continuare” e allora è necessario fabbricare nuove crisi, nuovi tiranni fuori controllo, nuove invasioni e nuove missioni di guerra, che vengono però chiamate missioni “per la pace”.

 

Della finta crisi petrolifera degli anni ’70
Le società degli Stati sono sistemi complessi e i loro apparati di gestione sono gestiti da una moltitudine di persone in buonafede che si battono, e talvolta si sacrificano, in nome di un progetto urgente o di una missione estrema, per contrastare l’emergenza della crisi, quando si ha la crisi. La manipolazione va avanti per pretesti e questi pretesti nutrono la suggestione dei popoli, dei giornalisti, dei presentatori televisivi, ma anche di molte persone in posizione chiave del potere. La maggior parte dei soggetti coinvolti nella commedia non è consapevole di esserlo; e la commedia non sempre produce gli effetti che desiderano i pianificatori “globali”, come accade con la tragedia della guerra di secessione americana. Vale qui la pena di accennare alcuni esempi dell’applicazione pratica del pensiero hegeliano, perché, chi si vuole salvare, deve sapere anzitutto che le situazioni di crisi sono tutte manipolate e che ciò che si chiede alle collettività, in rapporto ad una situazione di crisi, è la partecipazione, in buona o cattiva fede, ad atti o fatti violenti, liberticidi, irrazionali e basati sulla frode. Lo stato di crisi non è l’unico evento artificiale basato sulla frode; per scopi analoghi, utili alle ambizioni dei pianificatori “globali”, si creano le insurrezioni, le guerre, le divisioni fra le razze, fra le religioni, fra gli schieramenti politici, e le contrapposizioni fra i loro rappresentanti, sempre impegnati a lavorare per dimostrare in ogni modo possibile l’inadeguatezza, la corruzione e la malafede dei loro oppositori. Il grande capitale può finanziare le rivoluzioni, le guerre, i movimenti culturali e sociali, le manifestazioni di piazza, le grandi orge elettorali, pur di mantenere la struttura gerarchica intatta e di consumare le risorse del mondo produttivo, per mantenere il monopolio della produzione del denaro, delle risorse petrolifere, delle risorse alimentari, della comunicazione e della guerra, mentre le masse dei popoli e i loro rappresentanti contrapposti, insistono a criticarsi e combattersi gli uni con gli altri. Accade, in sistemi complessi quali sono le società, che il livello di consapevolezza salga, nonostante il lavoro d’intossicazione sistematica sul quale insistono i mezzi di comunicazione di massa; in seguito alle gravi frodi finanziarie, per esempio, dopo il 1907, il 1929, il 1950 e il 2007, il risentimento verso le banche centrali e l’alta finanza si diffonde con impeto sproporzionato rispetto alle energie profuse nella propaganda contraria; si attivano commissioni d’inchiesta, indagini, gruppi parlamentari, senatori singoli, movimenti d’opinione eccetera, ma ci vuole tempo prima che si possa giungere a dei risultati; e intanto la ruota continua a girare nello stesso modo, producendo capri espiatori e continuando ad attirare sulle chimere l’attenzione mal diretta dei popoli e dei loro rappresentanti ai vari livelli. Da qui in poi si possono avere guerre, rivoluzioni, cataclismi climatici, gravi sconvolgimenti economici, politici e sociali. Facciamo qualche esempio concreto, oltre ai già menzionati eventi dell’undici settembre statunitense e dei vari terrorismi in Europa del dopoguerra, consideriamo ora la falsa crisi petrolifera degli anni ’70.

 

Della farsa della finti crisi energetica OPEC
La frode internazionale sulla finta crisi energetica OPEC degli anni ’70 è un esempio concreto su come si possano ottenere enormi e molteplici vantaggi da una grave crisi artificiale. La crisi, in questo caso, costituisce l’addentellato per la fabbricazione di una moltitudine di altre crisi e il pretesto per la messa in opera di una miriade di atti repressivi e oppressivi sui popoli di tutte le nazioni del mondo dominato. Se ci limitiamo solo a considerare i più vistosi, gli “effetti” (desiderati) della crisi artificiale più evidenti sono:

a) l’aumento dei prezzi delle risorse petrolifere del 400%, con il conseguente smodato aumento dei profitti del cartello petrolifero anglo-americano;

b) lo sganciamento del dollaro americano dall’oro e il nuovo sistema di controllo del sistema monetario mondiale attraverso il suo agganciamento al petrolio;

c) lo spostamento dell’attenzione delle masse in occidente, orientate all’odio verso il mondo arabo anziché sul ristretto numero di famiglie occidentali responsabili dei loro drammi economici e sociali;

d) la preparazione di piani strategici per l’invasione militare (assolutamente inutile e improduttiva) del medio oriente;

e) lo spostamento dei capitali delle grandi industrie automobilistiche dagli Stati Uniti al Giappone;

f) l’arresto dello sviluppo economico dei paesi in via di sviluppo;

g) l’intensificazione forzata dell’indebitamento estero dei paesi in via di sviluppo;

h) l’adozione di piani di riduzione e controllo delle popolazioni del pianeta su basi pseudoscientifiche e sproloqui maltusiani in occidente;

i) l’interruzione delle politiche di sviluppo nucleare in Germania e in altri Stati concorrenti dei monopoli (questo è, in verità, un fatto concorrente e non una conseguenza; ma aiuta a mantenere altissimi i rincari petroliferi).

 

Dell’attenzione mal diretta dell’opinione pubblica
Fra gli anni ’60 e ’70, un gran numero di cittadini statunitensi percepiscono il fatto che i maggiori segmenti dell’industria americana sono annessi al monopolio di un ristretto numero di famiglie e d’imprese. Non è questa la causa di ciò che viene appresso, certamente non è la sola ragione per la quale si decide di inscenare lo stato di transitoria e intensa difficoltà della gestione economica della cosa pubblica; fabbricando una crisi energetica internazionale, i pianificatori degli sconvolgimenti sociali del mondo hanno l’idea di far incanalare le masse monetarie spese dai consumatori verso i prodotti dell’industria giapponese e i magnati del petrolio arabi. Subito poi, la grande industria giapponese, e i ricchi petrolieri arabi, investono quei flussi di denaro che sono stati loro forzosamente indirizzati, acquistando conglomerati industriali occidentali e facendo in occidente larghi investimenti in beni immobili. Da questo quadro, i popoli statunitensi, essendo in difficoltà economiche, dovendo affrontare periodi di dieta e di medicine forti, sono indotti a credere che, se c’è da dare la colpa a qualcuno su questo loro stato d’inedia, chi ha prodotto le difficoltà sono i “giapponesi”, o gli “arabi”, e non la dinastia dei Rockefeller, assieme ai suoi alleati, che invece hanno pianificato e prodotto il digiuno prolungato dei lavoratori e delle classi medie statunitensi.

 

Dell’invasione dei prodotti giapponesi nelle Americhe e nel mondo
Negli anni ’90, negli Stati Uniti d’America, le auto che si vedono in strada sono, per il 95%, di fabbricazione giapponese; i grandi magazzini sono invasi da prodotti giapponesi e nelle scuole di economia americane non si fa altro che studiare quanto le grandi Keiretsu e le gigantesche Zaibatsu giapponesi fossero state abili e sleali nel conquistare tutto il mercato americano e mondiale con le loro strategie di vendita aggressiva, basate sul dumping sistematico. In altri periodi storici, i mercati sono altrimenti invasi da prodotti made in Taiwan, poi made in Corea, e, ai giorni nostri, made in China, ma la meccanica è sempre la stessa: il capitale occidentale si sposta da un luogo ad un altro, produce ricchezza dove prima aveva prodotto guerra, fame e miseria, e dirigendo l’attenzione degli sventurati sui nuovi colpevoli delle loro sventure, i concorrenti sleali, che vendono i loro prodotti a prezzi più bassi. Ma le compagnie arabe e giapponesi verso le quali si spostano i capitali sono associate e controllate sempre dalle stesse dinastie anglo-americane; il linguaggio idiota dei giornalisti che dicono ancora “i russi”, “gli americani”, “i cinesi”, “i giapponesi”, “gli arabi” eccetera, è pertinente quanto quella canzonetta della cantante giubilata Orietta Berti a Sanremo, quella sull’aquilone e sui sassi da buttare.

 

 

Del finto embargo petrolifero OPEC
I leader arabi, che non sono mai stati in grado di mettersi d’accordo su nulla e che si osteggiano per tradizione su tutto e ogni giorno, d’un tratto, nel giro di una notte, si organizzano assieme e impongono l’embargo petrolifero del 1973? Quegli sceicchi arabi sono dei fantocci, nonostante ostentino le loro costosissime Ferrari nel deserto e non sappiano come fare a spendere tutto l’oro in cui sembrano annegare. Il petrolio, nei paesi arabi, come in Russia comunista e anche nel resto del mondo, tradizionalmente, viene cercato, trovato, estratto, raffinato e commercializzato dai cartelli petroliferi anglo-americani. E questo è tutto. Perciò non possiamo davvero credere alla favola secondo la quale sono gli sceicchi arabi che si mettono d’accordo per far soffrire l’occidente; e, se così fosse poi davvero, sarebbero immediatamente ricacciati a calci-in-culo a vagare per le dune del deserto. I grandi usurai hanno in mano una moltitudine di mezzi e risorse per costringere i principi e gli sceicchi arabi a rimettersi in binario. I soggetti responsabili li usano per dirigere su di loro l’attenzione; tanto, chi li capisce, chi li sente, e come fanno a negare o a provare il contrario? Le televisioni, anche quelle russe e quelle arabe, sono controllate dallo stesso sistema e i loro giornalisti sono altrettanto cialtroni e vili come quelli occidentali; nessuno indaga, ripetono solo ciò che viene messo loro sul tavolo ogni mattina. Fin da quando il petrolio è stato scoperto, i leader arabi non hanno potuto far altro che starsene sdraiati a bordo piscina, con, in una mano, il vino francese e, nell’altra, la topa della schiava afgana o nepalese, aspettando che i loro silenziosi soci “anglo-americani” facessero il lavoro al loro posto e che in cambio continuassero a farli diventare ancora più schifosamente ricchi. Il fatto sta, ora come allora, che i principi arabi devono tutta la loro circoscritta fortuna alla famiglia Rockefeller e si suoi affiliati.

 

Dei flussi dei petrodollari dopo l’aumento del prezzo del 400%
Una parte dei clamorosi flussi di petrodollari ritornano istantaneamente alle super-banche americane ed europee, come la Chase Manhattan, che assumono anche qualche sceicco arabo fra i loro vicepresidenti; la maggior parte del resto di quel denaro viene reinvestito nell’industria e nel mercato immobiliare.

 

Del Giappone e dell’Arabia, bersagli ideologici fantoccio
Tra gli effetti della finta crisi energetica OPEC, c’è la grande trasformazione del Giappone in un gigante dell’industria automobilistica ed elettronica; le automobiline compatte giapponesi sono pronte per invadere il mercato occidentale, in crisi energetica, e prendono il posto delle auto ingombranti e spaziose, dai larghi serbatoi e dai carburatori con le mega valvole iperattive. I consumatori americani prima, e quelli del resto del mondo poi, sono forzati a tagliare le loro spese sul carburante e si accalcano per comprare le efficienti e meno costose automobiline giapponesi. Le norme locali che consentono questa grande trasformazione dell’industria automobilistica occidentale sono, ancora una volta, le cosiddette leggi sul “libero” scambio, che calano i dazi alle bisogne dei grandi conglomerati multinazionali, associati alle banche centrali. La recessione dell’industria automobilistica americana inizia in quegli anni, e la stessa industria non si riprende più nemmeno nei decenni a venire. Gli industriali delle multinazionali “giapponesi”, d’altra parte, ingrassano di potere d’acquisto e investono in altri comparti industriali negli Stati Uniti, come l’elettronica di consumo, la robotica ed altre. La redistribuzione della ricchezza mondiale, l’indirizzamento di grandi capitali, e dei flussi degli enormi guadagni sulla speculazione petrolifera, verso l’Arabia e il Giappone di quel tempo, incoraggia anche l’idea di una nuova era “globale” d’interdipendenza economica, e questo serve altri impianti ideologici ed altri obiettivi di dominio politico che sono complessi e non necessariamente condivisibili o comprensibili. A me basta dimostrare che la crisi è artificiale e che le responsabilità di quella crisi, che ha influenzato le scelte e il modo di vivere della mia generazione, di quella precedente e di quelle future, e la colpa grave dei disagi che essa infligge è sempre diretta su bersagli fantoccio.

 

Della propaganda maltusiana negli anni della crisi petrolifera
Il controllo della popolazione mondiale diventa un obiettivo strategico per la sicurezza nazionale negli Stati Uniti, proprio negli anni del trucco della crisi energetica, quando viene raccontato al mondo che, presto, avremmo dovuto andare tutti, per sempre, in bicicletta o a piedi.

 

Delle frottole di Malthus
Nel 1789, un oscuro reverendo inglese, Thomas Parson Malthus, professore di politica economica presso il britannico East India College di Haileybury, impiegato e retribuito dalla Compagnia delle Indie orientali, viene lanciato alla ribalta, dalla propaganda finanziata dai suoi padroni della Compagnia delle Indie, attraverso la commissione e la pubblicazione del suo “saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società“. Il “saggio” in sé è un bidone fitto di ciarle e, dato che i cialtroni sono poco creativi, è sostanzialmente il plagio di un’altra opera, l’attacco veneziano alla teoria positiva della popolazione di Benjamin Franklin. La critica al lavoro di Franklin è scritta da Gianmaria Ortes, nel 1774. Quindici anni dopo, Malthus, adattando le ciarle di Ortes alle sue pretese competenze matematiche specifiche, riadatta l’opera farcendola di formule algebriche e grafici di facciata, per dare l’apparenza di ciò che i faciloni definiscono: “dati alla mano” (come fanno gli economisti cialtroni della nostra epoca, professori associati e non) che lui chiama “la legge della progressione geometrica“. In parole povere, secondo i suoi motti, la popolazione del mondo si espande, invariabilmente, secondo una progressione geometrica, mentre le risorse e i mezzi di sussistenza sono disponibili secondo i limiti lineari di una progressione aritmetica. Malthus mette bene in chiaro che ogni bambino nato in più, rispetto ad una soglia ideale che si stabilisce sul rapporto fra popolazione e cibo disponibile, deve necessariamente morire, a meno che non si faccia posto per lui con la morte di una o più altre persone già adulte. Oltre a ciò, Malthus stabilisce che il controllo della popolazione deve essere elemento di politica attiva da parte dei governi del mondo. La dimostrazione storica della cialtroneria di Malthus è data dallo sviluppo tecnologico che si ha dopo il 1798, dagli aumenti di produzione agricola, dagli avanzamenti del progresso scientifico e dall’enorme aumento della popolazione mondiale che si ha fino ai giorni nostri. Se non si provvedesse, sistematicamente, a distruggere più della metà della ricchezza prodotta sul pianeta, ci sarebbe benessere per tutti, a onta degli eccezionali aumenti della popolazione mondiale.

 

Dell’attacco alla capacità riproduttiva nelle nazioni in via di sviluppo
A metà degli anni ’70, si monta un furioso attacco propagandistico contro i popoli delle nazioni sottosviluppate, in linea con le ciarle maltusiane, e moltissimi pubblici ufficiali del governo statunitense, ingaggiati dalla grande impresa anglo-americana, si vantano apertamente, in numerosissime conferenze stampa, di essere dei neo-maltusiani assai impegnati a salvare il mondo dalla “delinquenza riproduttiva” degli stati poveri (i quali, essendo poveri e cattolici, non usano il preservativo). Un paio di decenni prima, per affermazioni simili, sarebbero stati derisi ovunque; e però, quando la gran cassa della propaganda diffonde un impianto ideologico, quale che esso sia, le masse degli elettori, i loro eletti e tutta la classe che li amministra, si conformano, si adeguano, si fanno a loro volta promotori spontanei, non retribuiti, dell’ideologia propinata, e insistono a difenderla fino alla fine.

 

Del protocollo NSSM 200
Il 24 aprile del 1974, in piena crisi petrolifera, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca degli Stati Uniti, un ebreo-tedesco che nasce come Heinz Alfred Kissinger e che poi diventa il famigerato Henry Alfred Kissinger, paradossalmente, produce uno studio sul controllo della popolazione mondiale, il National Security Council Study Memorandum 200 (NSSM 200). Il documento viene inviato a tutti i vertici militari, a quelli delle agenzie di spionaggio, della CIA, naturalmente, e a un certo numero di ufficiali politici in carica. Il 16 ottobre1975, il presidente Gerald Ford, emana, a sua volta, un memorandum, statuendo la necessità di impiegare attivamente la supremazia statunitense per l’applicazione delle fregnacce maltusiane riprese dal documento di Kissinger. Le palle di Malthus diventano ufficialmente parte della crisi e dello stato di emergenza; la popolazione del mondo, in particolare dei paesi in via di sviluppo, diventa un elemento di rischio per la “sicurezza” degli Stati Uniti d’America. Ed è un fatto tanto amaro quanto ridicolo, osserva Engdahl, che questo allarme manipolato sia basato proprio sul lavoro di un ebreo nato in Germania negli anni ’20. Il regime nazista ha assai più pudore di Heinz Kissinger quando si tratta di propagandare ufficialmente certe cialtronate maltusiane che si spacciano per pretesi lavori scientifici.

 

Delle 13 nazioni bersaglio di Heinz Kissinger
Il NSSM 200 sostiene che l’espansione delle popolazioni di determinati paesi in via di sviluppo, dai quali gli Stati Uniti esportano risorse strategiche necessarie per l’economia statunitense, possono costituire un “rischio potenziale per la sicurezza nazionale” (un altro). Secondo il ragionamento puerile di Kissinger, che spesso viene ripreso per altri motivi da molti cialtroni contemporanei, anche in Italia, la pressione della popolazione nazionale di certi Stati, espandendosi, determinerebbe la volontà d’imporre prezzi più alti sulle esportazioni di quelle risorse da quegli Stati, di chiedere migliori condizioni di vendita sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti. Il NSSM 200 fa anche un bell’elenco di paesi bersaglio da opprimere con le prossime iniziative volte a ridurre la proliferazione delle loro popolazioni. È giusto ricordare che, ogni volta che Kissinger ha un ruolo di consulenza chiave nella preparazione di decisioni strategiche per le forze di repressione internazionale degli Stati Uniti d’America, egli rilascia le sue conclusioni sempre e solo dopo una serie di assidue e intense consultazioni con il British Foreign Office. La pianificazione strategica che consegue queste consultazioni con i padroni d’oltreoceano, comporta l’impegno formale degli USA in un’agenda che contribuirà alla propria morte economica e alle indicibili carestie, miserie e stragi d’innocenti in tutta la parte del mondo in via di sviluppo. Le 13 nazioni bersaglio individuate nel rapporto di Kissinger sono: Brasile, Pakistan, India, Bangladesh, Egitto, Nigeria, Messico, Indonesia, Filippine, Tailandia, Turchia, Etiopia e Colombia. La lista scritta da Kissinger nel 1974 avvia i popoli di quelle 13 nazioni bersaglio alla miseria economica, al genocidio, alle carestie e a tutte le altre piaghe della tragica storia che li caratterizzerà negli anni seguenti.

 

Della siccità del mondo
Come se il destino fosse perverso allo stesso livello dei grandi usurai che lo influenzano, la crisi petrolifera di Kissinger e del gruppo anglo-americano Bilderlberg, coincide con la drammatica siccità del pianeta, una delle più gravi della storia recente, che fa crollare le produzione agricola in Africa, sud America, in parte dell’Asia, proprio nel 1974-75, quando maggiore è l’impatto dello shock petrolifero sull’economia del pianeta. Costrette ad importare grano e altri alimenti dagli Stati Uniti e dall’Europa, molte nazioni sottosviluppate si trovano ad affrontare carestie, essendo nell’impossibilità di finanziare incrementi nelle importazioni alimentari; non parliamo poi della loro incapacità di finanziare l’importazione di petrolio, dopo l’aumento del prezzo del 400%. Le dinamiche generate dalla decisione delle élite anglo-americane sul disaccoppiamento del dollaro dall’oro del 1971, seguite dall’aumento esagerato del prezzo del petrolio, sono catastrofiche per la maggior parte delle nazioni in via di sviluppo.

 

Delle osservazioni dell’allora governatore della banca d’Italia
Guido Carli, governatore della banca d’Italia di quegli anni, nota anche allora che le comunità dei banchieri e dei bancari sono guardate dal mondo con sempre maggiore ostilità; il sentimento di sfiducia e di diffidenza origina – secondo Carli – dal fatto che le banche commerciali si sono appropriate di una parte troppo ampia della “sovranità monetaria” del mondo. E dice proprio così, parla di “sovranità monetaria”. Carli descrive gli effetti della crisi petrolifera in un congresso per banchieri del 1976; il disaccoppiamento del dollaro dall’oro, il sistema dei cambi fluttuanti e il nuovo prezzo del petrolio creano una drastica diminuzione di liquidità in tutto il mondo. Questo andamento deflativo è prodotto dall’attività delle banche – nota ancora Carli – soprattutto dalle banche americane, attraverso le loro filiali d’oltreoceano. E lo stesso Carli fa dei ragionamenti interessanti, in conferenza, sottolineando come nel processo di conferma delle cattive intenzioni dei burattinai si ha la creazione di un nuovo ordine basato sul nuovo dollaro, sganciato dall’oro; “l’estromissione dell’oro dal sistema monetario internazionale, in assenza di un elemento sostitutivo, dimostra la malizia del piano di dominio delle banche americane”.

 

Del riciclaggio dei petrodollari
Il disavanzo pubblico delle nazioni in via di sviluppo, grazie al trucco della crisi petrolifera, sale da una media di 6 miliardi di dollari all’anno (d’inizio anni ’70) a più che 26 miliardi di dollari all’anno nel 1974 (quadruplica, parallelamente al quadruplicare del prezzo del petrolio), sale a 42 miliardi di dollari nel 1976; i livelli di vita pro-capite di quelle nazioni sono i più bassi del mondo. Sotto la minaccia di perdere la possibilità di fare altri debiti con la banca mondiale, gli stati in via di sviluppo sono costretti a usare i fondi prestati loro a strozzo per ridurre i disavanzi delle bilance dei pagamenti, anziché dedicarli allo sviluppo agricolo e industriale. Le importazioni di petrolio devono essere pagate e devono essere pagate in dollari; nello stesso tempo in cui il prezzo del petrolio diventa proibitivo, i prezzi delle materie prime che essi esportano crollano, proprio in conseguenza della recessione “globale” del 1974-75. Gli stati sono obbligati a fare prestiti a breve termine, per pagare le importazioni di petrolio, e i maggiori usurai pronti a prestare denaro a strozzo agli Stati sono le banche anglo-americane che riciclano le smodate quantità di petrodollari dovute alle politiche restrittive e agli artificiali aumenti del prezzo del petrolio. Per conseguenza, l’intero subcontinente indiano, maggior parte dell’Africa e del sud America sono dipoi ridotte a drammatiche crisi politiche ed economiche. I grandi usurai anglo-americani, prestano denaro a strozzo agli Stati in difficoltà, ma solo per riportare le bilance dei pagamenti a pareggio, dopo aver creato il disavanzo con la crisi petrolifera artificiale. Perciò i flussi di dollari prestati a strozzo non sono mai destinati a investimenti in infrastrutture, in agricoltura o in piani sviluppo tecnologico e industriale. I prestiti in petrodollari sono costituite da eurodollari che provengono dalle banche londinesi, tutte appartenenti alle dinastie anglo- americane. I ricavi destinati all’OPEC, pagati all’Arabia Saudita, al Kuwait e a qualche altro stato, sono pagati in dollari e quegli stessi dollari sono poi trasferiti via banche offshore alle banche londinesi per i prestiti di eurodollari da fare a strozzo alle vittime, negli stati più poveri, della nuova crisi petrolifera.

 

Del nuovo ordine (monetario) mondiale
Heinz Kissinger e i suoi compari usurai lasciano assai poco al caso e pianificano tutti gli eventi della crisi e delle sue conseguenze nei dettagli; David Mulford, direttore assoluto della White Weld & Company di Londra, grande protagonista delle operazioni in eurodollari, viene nominato anche direttore, e principale consulente per gli investimenti esteri, della Saudi Arabian Monetary Agency, la banca centrale dell’Arabia Saudita, che è il maggiore produttore di petrolio fra gli aderenti OPEC e che è completamente dominata dall’americana Big Oil. Una nomina, alla quale i vili giornalisti danno poca risonanza, che però appare subito controversa, visto l’embargo petrolifero dell’Arabia Saudita di solo pochi mesi prima. Citibank, legata a Exxon e alle compagnie petrolifere americane, è l’unica banca di capitale interamente straniero autorizzata ad operare in Arabia Saudita. Molti altri interessanti dettagli su questi accordi firmati da Kissinger con i vari soggetti coinvolti nella frode della crisi petrolifera si trovano sul lavoro di W. Engdahl “A century of War”, ma, il più interessante di questi, secondo me, è la politica di esclusiva decisa dagli Stati membri dell’OPEC, di accettare solo dollari americani in cambio del loro petrolio, non marchi tedeschi, a dispetto del loro valore, non Yen giapponesi e non Franchi, né francesi né svizzeri; solo ed esclusivamente dollari americani. La pratica di prezzare il petrolio in dollari americani è incoraggiata già dalla fine della seconda guerra mondiale dai maggiori operatori dell’industria petrolifera americani e dalle loro banche newyorchesi. Non serve stare a sottolineare l’enorme vantaggio che quest’imposizione dà agli istituti finanziari di New York e dei mercati londinesi degli eurodollari. Il mondo è ora obbligato a comprare immense quantità di dollari statunitensi, ed è forzato più o meno continuamente, per poter approvvigionarsi di essenziali risorse energetiche. Curioso potrebbe anche sembrare il fatto che l’OPEC mantiene l’accordo di accettare solo dollari americani in cambio di petrolio, nonostante le grandi perdite che ne cava, essendo la moneta statunitense assai instabile, spesso deprezzata nei decenni avvenire, e non più coperta da riserve d’alcunché. Le banche americane emergono come i giganti del sistema bancario mondiale, grazie al riciclaggio degli eurodollari di Londra e dei petrodollari di New York, e le Sette Sorelle emergono, parallelamente, come le multinazionali giganti del mercato del petrolio; la combinazione delle multinazionali bancarie e petrolifere anglo-americane acquista tanta influenza e tale potere da farle apparire invincibili, e questo grazie alla fraudolenta enunciazione di una finta crisi petrolifera nel 1974. Le banche di New York e Washington abbandonano il sistema, più stabile e meno manipolabile, Bretton Woods Gold Exchange e ne assumono un’altro, altamente instabile e assai più controllabile, per loro, basato sugli scambi di petrolio. Kissinger e i suoi compari sostituiscono il Gold Exchange standard con il loro petro-dollar standard e con questo altro piccolo trucco, stringono il nodo scorsoio attorno alle gole degli Stati di tutto il resto del mondo. D’altra parte, chi controlla l’OPEC? Solo gli ingenui, o i giornalisti sprovveduti, ignoranti per mestiere e pusillanimi per naturale disposizione d’animo, possono credere o fingere di credere che gli stati arabi fossero, d’un tratto, autorizzati a praticare l’indipendenza, soprattutto su questioni vitali per gli interessi degli usurai delle multinazionali anglo-americane. I burattinai di quelle multinazionali vogliono quel drammatico aumento del prezzo del petrolio e vogliono dare la colpa di ciò ai despoti degli Stati arabi.

 

Dell’estorsione di stampo mafioso
Il metodo dei grandi usurai è simile, anche se non per misura, alle tecniche estorsive della cosiddetta “criminalità organizzata” di stampo mafioso alle quali si può assistere andando al cinematografo o seguendo le cronache puerili dei fumettisti che scrivono le sceneggiature per i telegiornali. I grandi usurai manipolano gli eventi politici e creano la crisi che produce l’aumento del prezzo del greggio del 400%; poi, si rivolgono alle nazioni vittime del loro attacco politico- economico e si offrono di prestare loro denaro a strozzo per finanziare l’acquisto di quella parte di greggio che non riescono ad acquistare, per effetto dell’aumento di prezzo fuori misura e che aumenta proprio in conseguenza della loro strategia. I petrodollari vanno semplicemente a rifinanziare il disavanzo della bilancia dei pagamenti e a finanziare il debito pubblico, sollecitati e gonfiati entrambi dall’aumento esagerato del prezzo del petrolio, che li genera; però niente infrastrutture, niente agricoltura, nessun miglioramento dei livelli di vita delle popolazioni del mondo indebitato. Durante il 1975, si legge in un rapporto del CFR, che studia e progetta la recessione economica degli anni ’80, come anche, prima, quella del tardo 1950, a proposito del nuovo ordine monetario mondiale: “un certo grado di disintegrazione controllata dell’economia mondiale è l’obiettivo per gli anni 1980!

Altri esempi concreti di tragedie fabbricate per determinare stati di crisi, che vengono poi presi a pretesto per infliggere iniziative legislative d’emergenza, o forzare altre forme coercitive che spingono i popoli in una certa direzione, sono dati dai fatti più importanti di guerra della storia recente. Ogni azione di guerra nasce da una serie di condizioni prese a pretesto; ebbene, tali condizioni sono state tutte fabbricate; e, ogni guerra, produce cambiamenti di assetto delle società e delle loro economie, controllate dai grandi usurai internazionali.

Questa semplice tecnica di fabbricare tragedie, attribuirne la colpa ad altri, per giustificare interventi estremi, in gergo militare si chiama “false-flag operation“.

           

Ecco un breve elenco di “false-flag operation” storiche e clamorose:

La guerra ispano americana,
Il Lusitania: il pretesto per coinvolgere gli USA nella prima guerra mondiale, l’incendio del Reichstag,
l’incidente Gleiwitz,
l’affare Lavon,
l’operazione Northwoods: agenti americani per ammazzare cittadini americani,
Il finto attacco vietnamita nel golfo di Tonkin,
l’operazione GLADIO: atti terroristici sponsorizzati dalla NATO ma attribuiti ai finti-comunisti,
Peteano, l’esplosivo è C4,
Vinciguerra, Miceli e Andreotti raccontano che tutti i capi dei governi italiani dal 1950 in poi sapevano di GLADIO,
Casson, Tamburini e la strategia della tensione,
tutti i finti auto-attentati dell finto-terrorismo dell’ultimo ventennio.

 

Tragedie fabbricate per suscitare reazioni estreme
Alex Jones sostiene che anche l’incendio di Roma è una false-flag operation; citarlo qui, anche se è un fatto troppo lontano nel tempo, può servire a capire che le “false flag operations” non sono né strategie nuove né pratiche poco diffuse tra i burattini ai governi degli Stati di diversi tempi e di diverse culture.

 

1) Guerra ispano americana
La guerra ispano americana viene provocata da un incidente che causa la morte di 270 marinai della marina statunitense. La nave USS Maine è ormeggiata all’Havana nel gennaio del 1898, per proteggere gli investimenti statunitensi nei Caraibi (produzione di zucchero, tabacco e acciaio) dal rischio intravisto all’insorgere di alcune rivolte popolari locali. Il 15 febbraio c’è un’esplosione nella nave che distrugge la parte anteriore e causa la morte dei marinai americani. Il presidente McKinley accusa il governo di Spagna di questo “attentato terroristico” e lo fa dopo che la commissione d’inchiesta presso il tribunale della marina militare ha stabilito che l’incidente è stato causato da una mina. Non importa quello che dice la commissione della marina militare, i giornali americani subito accusano Spagna e “gli spagnoli” di aver compiuto l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti d’America; anche qui, come han fatto per anni dal 2001 in poi, accusano senza avere la minima prova.

“Tu procuri le fotografie e io procuro la guerra” – dice William Randolph Hearst (uno dei principali gestori dell’informazione del continente) a Frederic Remington, anche dopo che i suoi osservatori gli riportano che la situazione di Cuba non giustifica alcuna invasione. Un certo numero di storici riportano poi che la nave è stata fatta saltare da persone che lavoravano per conto del governo statunitense per fornire un (“false flag”) pretesto per invadere Cuba e distruggere la marina spagnola. Gli USA occupano Cuba dal 1898 fino al 1902, nonostante che un emendamento alla risoluzione congiunta del Congresso Statunitense proibisce agli USA di annettere lo stato.

 

2) Lusitania: il pretesto per coinvolgere gli USA nella prima guerra mondiale
Il pretesto usato per forzare l’entrata diretta in guerra, nella prima guerra mondiale, delle forze armate degli Stati Uniti d’America, è l’affondamento del transatlantico “Lusitania“. 2000 passeggeri vengono ammazzati il 7 maggio del 1915, dopo che un siluro lanciato da un sommergibile tedesco colpisce la RMS Lusitania, una lussuosissima nave di linea trans- oceanica britannica. Prima dell’affondamento, l’ambasciata tedesca negli Stati Uniti emette dei moniti scritti precisi. I giornali statunitensi si rifiutano di pubblicare le note di ammonimento, rifiutano di pubblicare il fatto che l’ambasciata tedesca abbia emesso delle note con degli avvertimenti, esortazioni a non navigare certe aree precise coinvolte nel conflitto, e non menzionano mai il fatto che, secondo il governo tedesco, la nave passeggeri trasportasse munizioni per l’artiglieria in guerra. L’amministrazione dell’allora presidente Wilson fa una serie di proteste infuocate per via diplomatica, dopo l’affondamento, e usa la tragedia a pretesto, due anni dopo, per far coinvolgere la popolazione degli Stati Uniti, suo malgrado, nella prima guerra mondiale. Nel 2008, ricerche sottomarine portano alla luce una parte del carico di munizioni trasportato dal Lusitania: 400 milioni di cartucce da fucile, – “tonnellate di confezioni non refrigerate dalle dubbie etichette con sù scritto: formaggio, burro, ostriche..” – come dichiara al The Daily Mail l’affarista americano Gregg Bemis che possiede i diritti sul relitto e su ciò che contiene.

 

3) L’incendio del Reichstag
Nel 1933, in febbraio, Adolf Hitler, e i suoi compari dei servizi segreti, fanno incendiare il Reichstag, che è il palazzo in cui si raccolgono per le chiacchiere i componenti del maggiore organo legislativo tedesco durante il periodo gestito dal secondo e dal terzo “Reich“. (Il Reich è una forma di governo, di regime, che tiene lo stato. Secondo la tradizione nazista, il primo Reich è stato il “sacro” romano impero, 962-1806, il secondo Reich è quello dell’impero di Germania, 1871-1918, e il terzo Reich è quello del regime nazista in Germania, dal 1933 al 1945. Questa terminologia non appartiene alla comune storiografia).

Dopo l’incendio del Reichstag, Hitler sollecita il presidente Hindenburg ad emettere un decreto d’emergenza, restrittivo delle libertà personali, dei diritti civili, delle libertà di stampa, di associazione, di aggregazione in riunione, assemblea, adunanza; da quel momento è lecito perquisire abitazioni e persone, confiscare proprietà, intercettare corrispondenza e altre forme di comunicazione, senza i limiti legali previsti in precedenza; cioè, senza l’obbligo di un mandato da parte dell’autorità giudiziaria, emesso nei limiti previsti dalla legge e dalla costituzione.

Questo tipo di legislazione non è diversa da quella imposta in tutte le situazioni di “emergenza” artificiale che sono presenti nella storia recente e contemporanea; è una pratica che si ripete continuamente, subito dopo aver ripetuto l’altra pratica, cioè quella del terrorismo artificiale. La legislazione introdotta negli USA subito dopo la demolizione controllata delle tre torri gemelle durante il finto attacco del 2001 a New York, ricalca quella nazista; gli USA oggi tutte le telefonate vengono intercettate, tutte le comunicazioni sono registrate, negli Stati Uniti è sostanzialmente ammessa la tortura e, con la generica accusa di terrorismo, chiunque più essere fermato, perquisito – può subire perquisizione di domicilio, senza essere avvertito, né prima né dopo la perquisizione – fermato e recluso a tempo indeterminato, senza prove, senza processo, senza vedere un avvocato, senza vincolo temporale, imposto agli organi inquirenti, entro il quale deve essere interrogato; le norme introdotte dal 2006 in poi in Europa e anche in Italia sono tutte liberticide e sono ispirate dalle stesse motivazioni e dagli stessi interessi – vedi, ad esempio, il mandato di cattura europeo e la direttiva europea del 2006 sul “data retention“). I nazisti usano il decreto d’emergenza artificiale per eliminare gli oppositori del regime. Così si è formalizzata la cosiddetta dittatura. Il Reichsmarschall della GESTAPO Hermann Goring spiega che:

“I popoli possono sempre essere sottomessi al comando dei loro capi. È facile. Tutto quello che c’è da fare è dirgli che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti di non essere patrioti, di mettere la nazione in pericolo a causa del loro scarso patriottismo. Funziona sempre, e in tutti i modi, in qualunque nazione”.

             

4) L’incidente Gleiwitz
Nonostante gli anni di pesante indottrinamento militarista, i contadini, e i lavoratori tedeschi in genere, non hanno nessuna voglia di lasciare le famiglie, il lavoro e la vita civile per andare all’estero ad ammazzare vittime innocenti o a farsi ammazzare. Per forzarli ad obbedire, Hitler e i suoi gerarchi (tutti, fin dal principio, prima, durante e dopo l’inizio della seconda guerra mondiale, finanziati da Wall Street, anche attraverso i suoi centri finanziari offshore), 6 anni dopo l’incendio al Reichstag, inscenano la finta aggressione polacca di Gleiwitz. Commando nazisti, con divise polacche, attaccano una stazione radio a Gleiwitz, in Germania, nell’alta Slesia. L’attacco è parte di un piano denominato “piano Himmler“, che è una serie di attacchi e sabotaggi compiuti dalle SS sotto copertura a danno di installazioni tedeschi e ammazzando cittadini e militari tedeschi, per creare il pretesto che serve ad invadere la Polonia. Agenti segreti delle SS, vestiti in uniformi polacche, attaccano la stazione radio, trasmettono un messaggio anti- germanico in lingua polacca, e si lasciano dietro il cadavere di un tedesco della Slesia. Il cadavere molestato dai finti soldati polacchi viene offerto alla stampa e ai cinegiornali come prova decisiva dell’attacco polacco alla stazione tedesca. L’attacco polacco prefabbricato dà il pretesto e crea lo sdegno necessario per mandare la prima ondata di soldati ad invadere la Polonia.

 

5) L’affare Lavon
Nel 1954, il governo USA costruisce rapporti ufficialmente buoni con quello egiziano e con il suo “leader” filo arabo Gamal Abdel Nasser. In Israele questo clima filo arabo turba alcuni soggetti in posizione chiave del potere; il primo ministro israeliano, David Ben Gurion decide di inscenare degli attacchi terroristici di tipo “false flag“; attaccare persone e proprietà americane o inglesi e affibbiare la responsabilità agli egiziani filo arabi. Lo scopo apparente è quello di raffreddare i rapporti diplomatici amichevoli fra USA ed Egitto. Il primo ministro israeliano assume, ingaggia, alcuni gruppi terroristici sul mercato e li organizza per far loro compiere azioni in nome di cellule terroristiche egiziane. Il piano fallisce, perché altri uffici dei servizi segreti del governo egiziano, altrettanto efficienti, hanno già infiltrato la cellula terroristica super segreta incaricata degli attentati e denominata “Unit 131“; uno di questi elementi viene arrestato e interrogato; in seguito alle sue rivelazioni, altri terroristi vengono arrestati e il complotto viene sputtanato con un processo pubblico nel quale si specificano i dettagli del piano; il piano prevede il lancio di bombe incendiarie contro librerie delle agenzie d’informazione statunitense, contro un teatro inglese Metro Goldwin Mayer, una stazione ferroviaria, l’ufficio postale centrale ed altri obiettivi simili.

 

6) Operazione Northwoods: agenti americani per ammazzare cittadini americani
Nell’ambito della tragica burla della finta guerra fredda contro il comunismo posticcio nel mondo, uomini e mezzi, russi, americani ed europei, lavorano a diversi livelli per infiltrarsi e danneggiarsi reciprocamente, molti sicuramente in buona fede, convinti di combattere un nemico reale; in realtà si tratta di un bersaglio fantoccio, completamente inventato, e totalmente finanziato, dalle stesse fonti che pagano gli stipendi dei funzionari dei vari enti di stato e delle loro ramificazioni terroristiche, mercenarie e non; questo le agenzie degli stati cosiddetti comunisti non lo sanno; neppure i loro concorrenti, che lavorano contro di loro per conto delle agenzie americane ed europee, tranne che a certi livelli, ne sanno niente di niente; se lo sanno non ne parlano mai. Quindi si fanno piani, da questa parte americana, per danneggiare o distruggere la controparte “comunista”, e viceversa. Uno di questi piani è la famigerata operazione Northwoods che, per una curiosa combinazione di leggi statunitensi ancora vigenti, è stata resa pubblica, liberata dal segreto di stato, assieme a tanti altri atti criminali commessi dalle agenzie di spionaggio statunitensi. Nel conflitto con la Cuba cosiddetta comunista, facendo questa finta guerra sotto copertura, agenti della CIA, in concomitanza con altre operazioni, come la Mongoose Operation, con i capi di stato maggiore delle forze armate riuniti, giungono ad una decisione unanime: la proposta di organizzare atti terroristici sponsorizzati dal governo degli Stati Uniti nel territorio degli Stati Uniti aventi come bersagli i cittadini degli Stati Uniti. Il piano comprende: l’abbattimento di aerei passeggeri civili dirottati, l’affondamento di navi americane, il tiro al bersaglio ai passanti, cittadini americani, per le strade di Washington D.C. e anche un finto disastro NASA con la morte del comandante John Glenn. Il presidente Kennedy respinge il piano in marzo, nel 1962, quindi già dopo la figuraccia di Kennedy e della CIA per la buffonata della Baia dei Porci. JF Kennedy viene poi ammazzato a Dallas nel novembre del 1963, con un omicidio pubblico esemplare che serve da monito per chi si oppone ai burattinai.

 

7) Il finto attacco vietnamita nel golfo di Tonkin
Il 4 agosto del 1964, il presidente americano Lyndon Johnson si presenta, in un discorso retorico alla televisione nazionale americana, e racconta alla nazione statunitense la frottola secondo la quale il Vietnam del nord avrebbe attaccato una nave militare statunitense. Le menzogne dichiarate in perfetta malafede dal burattino ubbidiente della finanza Lyndon Johnson, possono essere tradotte così:

“I ripetuti atti di violenza contro le forze armate degli Stati Uniti d’America devono essere affrontati non solo con la più vigile difesa, ma con una risposta attiva. La risposta la stiamo dando proprio stasera, mentre io sto parlando..”

Il congresso passa subito la “risoluzione del golfo di Tonkin” che conferisce al burattino Johnson autorità preventivamente approvata di condurre operazioni militari contro il Nord Vietnam. Da lì al 1969, più di 500 mila uomini sono stati inviati dagli Stati Uniti al Vietnam, per portare avanti un conflitto fantasma, contro nemici inesistenti, prodotto e protratto con le stesse tecniche d’infiltrazione che sono poi più tardi usate in Iugoslavia e che oggi sono usate in medio oriente. La spropositata quantità di uomini inviati si è ritrovata a combattere la guerriglia un po’ in tutta l’Indocina e in altre parti del sud est asiatico. Il burattino criminale Johnson e il suo segretario alla “difesa”, Robert McNamara, prendono per il culo il congresso degli Stati Uniti, la popolazione degli Stati Uniti (dalla quale si estraggono i 50 mila uomini morti ammazzati nel conflitto), la popolazione vietnamita e indocinese (con un milione e mezzo di vittime innocenti ammazzate e avvelenate) e il resto del mondo, visto che gli stati occidentali sono stati costretti a finanziare il deficit USA generato dai dieci anni di guerra (no-win-war) in Vietnam. La nave americana in questione è la USS Maddox e non è mai stata attaccata da nessuna giunca nord vietnamita, come risulta dai rapporti scritti dei suoi ufficiali.

 

8) Operazione GLADIO atti terroristici sponsorizzati dai ruffiani della NATO
È ormai noto anche in Italia che, subito dopo la seconda guerra mondiale, la CIA americana e una delle agenzie di spionaggio inglese, l’MI6, collaborano con la NATO nell’operazione GLADIO. Si tratta di uno sforzo comune ai tre enti per creare un’armata di soldati da tenere in naftalina fino al momento in cui si abbia la tanto attesa invasione dei “comunisti” sovietici in Europa occidentale. L’armata GLADIO è detta “stand behind” e si esercita a combattere i sovietici in segreto, tenendo nascosti armi, depositi, esplosivi e luoghi delle esercitazioni. E però, ancora una volta, le missioni originali sono una cosa e le loro applicazioni pratiche un’altra. GLADIO nella pratica si rivela subito una rete di terroristi sotto copertura degli enti di stato nazionali europei, finanziata e condotta da enti sovranazionali extraeuropei. Si compone di militanti estremisti di destra, elementi della criminalità locale, agenti provocatori e unità militari segrete. Sono attivi in Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Norvegia, Germania, e Svizzera; dove sono attivi, fanno attentati. La tanto menzionata, e poco spiegata, “strategia della tensione“, somiglia molto a tutte le operazioni che hanno prodotto i milioni di morti degli ultimi vent’anni. Il caso vuole che si tratti di attentati compiuti da uomini “di destra” e addossati ad altri “di sinistra”; ma lo scopo non è quello di votare contro la sinistra, che è stata inventata e finanziata dagli stessi soggetti che controllano CIA, MI6 e NATO, comunisti e nazisti, russi e americani e tutti gli altri agglomerati umani contrapposti. La strategia della tensione, la strategia del terrore, della paura, viene sempre usata per indurre le popolazioni ad abdicare i loro diritti civili e le loro libertà individuali, permettendo, o sopportando supine, l’introduzione delle norme liberticide dettate dalle situazioni d’emergenza fabbricata artificialmente.

Il 2 agosto del 1980, a Bologna, la famosa bomba ammazza 85 persone, facendole saltare nella sala d’attesa di seconda classe della stazione centrale.

“La bomba usata a bologna proviene da una unità NATO”.

Quello qui sopra è il titolo del The Guardian, del 30 gennaio 1992. Ancora la stampa inglese, nel 1991, quando la commissione parlamentare italiana sta investigando sui fatti di GLADIO e di Bologna, riferisce sui documenti anonimi, ricevuti dalla stessa commissione parlamentare, con i quali si afferma la provenienza di quell’esplosivo precisamente da un arsenale di GLADIO (The Guardian, 16 gennaio 1991).

GLADIO si prende poi centinaia di altre vite in giro per l’Europa. Secondo la drammatica e lucida testimonianza di Vincenzo Vinciguerra, lo scopo di GLADIO è quello di forzare i popoli, il popolo italiano, a volgersi allo Stato in cerca di protezione e di maggior sicurezza; e lo Stato, già pronto alla reazione e alla ritorsione, dopo aver creato l’emergenza artificiale, è subito lì ad offrire rappresaglie e leggi d’emergenza liberticide. È precisamente lo stesso quadro introdotto negli Stati Uniti, e a seguire in Europa e nel resto del mondo, dopo la tragica buffonata dell’undici settembre. L’analisi dettagliata dei crimini commessi sotto il vessillo di GLADIO, che in Italia viene smascherata nel 1990, si cava dal lavoro di Daniele Ganser, titolato NATO’s secrete armies ed è basata su inchieste parlamentari, testimonianze personali di persone coinvolte, libri e documentari pubblicati, articoli tratti dalla stampa internazionale e sullo stimolo dell’autore di Washington William Blumm, autore di Killing Hope, che ha elencato nei dettagli tutti i crimini organizzati dalle agenzie segrete statunitensi per accendere focolai di guerra e di guerriglia, insurrezioni e contro-insurrezione, un po’ in tutto il mondo dal 1945 in poi. In Italia, investigazioni giudiziarie su misteriosi atti terroristici, ad un certo momento, forzano l’allora prima ministro Giulio Andreotti ad ammettere, nell’agosto del 1990 l’esistenza di GLADIO e delle sue armate segrete in Italia (GLADIO è presente in 16 stati NATO; oltre a ciò, ai 14 stati europei soggetti alla NATO, si aggiungono anche i quattro neutrali: Svezia, Finlandia, Austria e Svizzera).

La NATO ha proprio una sezione che si chiama unorthodox warfare (la guerra non ortodossa, che viene spesso citata anche da Vinciguerra) e questa sezione dedicata alla guerra non ortodossa, cioè all’assassinio di ignari passanti, coordina le attività delle armate segrete di questa rete terrorista militare chiamata “stay behind“. In Italia, il nome in codice della rete clandestina è GLADIO; la stessa rete di terroristi opera con nomi diversi in Danimarca (Absalon), in Norvegia (ROC) e in Belgio (SDRA8). In ogni Stato i servizi segreti militari manovrano l’armata anti-comunista clandestina in stretta collaborazione con CIA e MI6, senza nulla dire a parlamenti o popolazioni. E però, in ciascuno Stato, i soggetti messi a capo dell’esecutivo, cioè i capi di governo, ministri degli interni e della difesa, sono perfettamente coinvolti nella cospirazione. L’ultima riunione segreta di cui si ha nota è quella del ACC (Allied Clandestine Committee) Comitato Clandestino Alleati, il 24 ottobre 1990 a Bruxelles. CIA e MI6 forniscono alla rete terrorista clandestina: armi automatiche, esplosivi potenti, munizioni, strumenti per comunicazione ad alta tecnologia; i depositi degli equipaggiamenti, esplosivi, armi e munizioni, si ricavano in bunker e nascondigli nei boschi di tutta l’Europa occidentale. I vertici e gli ufficiali di quegli assassini specialisti vengono reclutati fra gli elementi più ideologicamente anti- comunisti (ma fra i soldati si trovano moderati conservatori assieme ad estremisti di destra, come Stefano dalle Chiale e Yves Guerain Serac) e addestrati assieme ai “berretti verdi” delle forze speciali in USA e agli assassini delle forze speciali SAS in Inghilterra. La missione ufficiale di questi uomini speciali delle forze speciali segrete associate è quella di combattere da dietro le linee, in caso di un’invasione da parte dei cosacchi o dei bolscevichi. Però, in ultima analisi, il comunismo è stato impiantato anche per sfruttare la tensione della guerra fredda che, a sua volta, è un’altra crisi artificiale; perciò, i delitti di queste forze speciali, e tutto il loro lavoro criminale, rispondono, anch’essi, ad eventi tragici prefabbricati.

 

9) Peteano
L’invasione dei bolscevichi non si ha, e però gli assassini di GLADIO lasciano tracce in una serie di attentati sanguinosissimi che iniziano proprio con la cosiddetta strage di Peteano, del 31 maggio 1972, in cui una Fiat 500 esplode e ammazza 3 carabinieri. In seguito ad una telefonata anonima che rivendicava l’attentato a nome delle “brigate rosse”, la polizia, anziché fare indagini, irrompe subito negli ambienti politici di sinistra e arresta 200 “comunisti” presi a casaccio. Per almeno dieci anni tutti credono alla buffonata della telefonata anonima.

 

L’esplosivo è C4
Nel 1984, il giovane giudice Felice Casson riapre il caso attorno agli errori grossolani sulle indagini di Peteano. Il Giudice Casson scopre che non sono state fatte indagini di polizia sulla scena della strage, che l’esplosivo (tipicamente usato dalle BR) rinvenuto dall’esperto della polizia Marco Morin (Ordine Nuovo) è un bidone, che, contrariamente alle balle deliberatamente sparate dall’esperto Morin, l’esplosivo usato a Peteano è C4, il più potente conosciuto a quel tempo e disponibile presso le strutture NATO.

 

Il covo di Trieste
Il 24 febbraio del 1972, alcuni carabinieri scoprono un nascondiglio segreto di armi, esplosivi e munizioni vicino a Trieste. Essi sono convinti di aver scovato un nascondiglio appartenente a qualche potente organizzazione criminale. E hanno visto giusto; infatti appartiene a GLADIO e contiene, fra gli altri articoli, anche dell’esplosivo C4 dello stesso tipo di quello usato a Peteano. Casson deve prendere atto che governo italiano e vari servizi militari italiani fanno grandi sforzi per tenere segreto il nascondiglio di Trieste. Le indagini di Casson portano a concludere che l’attentato di Peteano è stato portato a termine da estremisti di destra (Ordine Nuovo) coordinati dal SID (Servizio Informazioni Difesa) che è il servizio segreto militare, cioè la sezione delle forze armate italiane dedita allo spionaggio. Vincenzo Vinciguerra è l’uomo che ha messo la bomba nella 500, che ha rivendicato l’attentato costituendosi e che, per questo, si è beccato un ergastolo. Vinciguerra, secondo la sua testimonianza, ha avuto la copertura di Carabinieri, ministero dell’interno, dogane, servizi segreti militari e civili, sia in Italia che all’estero, che hanno simpatizzato per anni prima che si costituisse e che lo avrebbero sicuramente messo in condizioni di espatriare. L’attentato di Peteano, sottolinea Vinciguerra, si ha in un momento particolarmente turbolento in Italia; con i movimenti pacifisti studenteschi in generale, e quelli contro la guerra in Vietnam in particolare, il tragico scontro fra i due impianti ideologici di “destra” e di “sinistra”, si intensificano parecchio in Europa occidentale e negli USA, verso la fine degli anni sessanta. Allora, ad un certo livello dell’osservazione, si vede che dimostrazioni, disobbedienza civile, proteste, dibattiti, scontri di piazza, divisioni in parlamento, violazioni costituzionali nel tenere il PCI fuori dal governo nonostante la sua estesa rappresentatività, eccetera eccetera… in questo clima di “guerra fredda”, in questo contesto di guerre di potere in Europa occidentale, eccetera eccetera…, “destra e sinistra ricorrono alla lotta armata”.

Come sempre tutto si risolve con le astrazioni degli impianti ideologici. E invece siamo qui a insistere sul fatto che le guerre, le rivoluzioni, i movimenti armati e le insurrezioni, sono tutti eventi organizzati e finanziati; sono quindi determinati dalla volontà di taluni soggetti che dispongono di mezzi e di finanze per trarre vantaggio dall’attenzione mal diretta, dal disordine e dallo scontro sociale.

L’attentato di Peteano continua la linea di sangue prodotta da una serie di stragi iniziate nel 1969, con quattro bombe in luoghi pubblici di Roma e Milano (piazza Fontana).

Dal 1 gennaio del 1969 fino al 31 dicembre 1987, le cifre ufficiali parlano di 14491 atti di violenza con impronta politica in Italia, di 491 persone rimaste a terra morte ammazzate durante questi atti e di 1181 ferimenti. Dopo Piazza Fontana e Peteano, altri massacri in Italia comprendono:

una bomba a Brescia il 28 maggio 1974, che ammazza 8 persone e ne ferisce 102;
una bomba sul treno Italicus, il 4 agosto 1974, che ammazza 12 persone e ne rovina altre 48;
una bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980, che ammazza 85 persone, lasciando altri 200 e più fra feriti e mutilati.

I terroristi di destra non vanno in prigione, protetti, come sottolinea Vinciguerra, dai servizi segreti militari italiani, che non hanno alcun interesse a vedere i propri assassini testimoniare in un processo pubblico circa i loro mandanti.

A marzo del 2001, il generale Giandelio Maletti, ex direttore del controspionaggio italiano, suggerisce, interrogato durante un processo ad estremisti di destra accusati per la strage di Piazza Fontana, che: a fianco a GLADIO, ai servizi segreti italiani, ai terroristi di destra, nei massacri addebitati impropriamente al terrorismo di sinistra, c’è il supporto della Casa Bianca, dei servizi segreti americani e della CIA. Il gen. Maletti, a 79 anni, si rammarica in tribunale ed esprime la sua vergogna per l’Italia che è ridotta ad

“una sorta di protettorato degli Stati Uniti d’America, ancora soggetta a supervisione speciale”.

Nel 1988 il Senato della Repubblica Italiana incarica una commissione parlamentare di investigare sulle stragi in Italia, sul perché sono tutte senza colpevoli e senza mandanti. Il lavoro della commissione è difficile; i testimoni ritrattano, i documenti vengono contraffatti, o spariscono, e la stessa commissione è divisa fra “destra” e “sinistra”. Il giudice Casson continua le indagini e gradualmente capisce che non si tratta di terrorismo “privato”, si tratta di terrorismo di Stato, con assassini retribuiti e spesati dalle casse dei contribuenti e con esplosivi comprati con denaro pubblico.Nel 1984, a domanda dei giudici circa la strage alla stazione di Bologna, Vinciguerra risponde:

« Con la strage di Peteano, e con tutte quelle che sono seguite, la conoscenza dei fatti potrebbe far risultare chiaro che esisteva una reale viva struttura, segreta, con le capacità di dare una direzione agli scandali… menzogne dentro gli stessi stati… esisteva in Italia una struttura parallela alle forze armate, composta da civili e militari, con una funzione anti-comunista….”

“….La linea terroristica veniva eseguita da infiltrati, da persone all’interno degli apparati di sicurezza dello Stato, o collegate agli apparati di stato attraverso rapporti o collaborazioni. Dico che ogni singolo scandalo a partire dal 1969 ben si adattava in una matrice organizzata… Avanguardia Nazionale, come Ordine Nuovo (il più importante gruppo estremistico di estrema destra attivo negli anni settanta), erano pronti ad essere mobilitati in una battaglia come parte di una strategia anticomunista originata non con organizzazioni deviate dalle istituzioni di potere, ma dall’interno dello stato stesso, e specificatamente dall’interno dell’ambito delle relazioni di stato con l’Alleanza Atlantica. »

Casson spiega alla BBC, a proposito della documentazione su GLADIO, cosa sia la “strategia della tensione”, anche se BBC la conosce da molto prima di lui. L’obiettivo è creare tensione all’interno di una nazione per promuovere tendenze sociali e politiche reazionarie, conservatrici. E lo spiega anche meglio Vinciguerra, quando racconta:

“…..bisogna attaccare i civili, la gente comune, donne, uomini, bambini, anziani, persone innocenti, completamente estranei al gioco politico. E la ragione è semplice: bisogna forzare queste persone (gli italiani) terrorizzate, a volgersi verso lo stato in cerca di protezione e maggior sicurezza. Questa è la logica politica che sta dietro tutti i massacri e gli attentati con le bombe rimasti impuniti, perché lo stato non può condannare sé stesso….”

Vinciguerra inizia a spiegare il quadro nel 1984, interrogato durante il processo per la strage alla stazione di Bologna; gli eventi che seguono dicono che è un testimone attendibile; infatti GLADIO viene esposta pubblicamente nel 1990. Subito dopo le sue dichiarazioni, Vinciguerra perde tutte le protezioni tipiche date ai terroristi di destra e finisce all’ergastolo.

                                                          

In ogni caso Vinciguerra non è l’unico che collega gli assassini NATO-GLADIO-servizi segreti- terroristi di destra alle stragi con le bombe. Nel 1974 un altro magistrato, Giovanni Tamburino, nel corso d’indagine sul terrorismo di destra in Italia, arresta il generale Vito Miceli (capo del SID) con un atto senza precedenti, accusandolo di cospirazione, per aver promosso, messo a punto e organizzato, assieme ad altri, un’associazione per delinquere segreta, composta di civili e militari, diretta alla provocazione di insurrezioni armate per cambiare illegalmente l’assetto costituzionale e la forma di governo della nazione.

Miceli è l’ex responsabile del servizio di sicurezza della NATO, sotto processo dal 17 novembre 1974, e rivela l’esistenza di GLADIO nascosta come una branchia speciale del servizio segreto militare, il SID;

– “un super SID ai miei ordini? Sì, certamente. Ma non l’ho organizzato io e non per il colpo di stato. Sono gli USA e la NATO che mi hanno incaricato di farlo (il colpo di stato)”.

La storia di Miceli è interessante. Grazie ai suoi contatti transatlantici eccellenti, esce di scena silenziosamente; viene rilasciato su cauzione e passa sei mesi in ospedale militare. 16 anni dopo, però, forzato dalle indagini di Casson, Andreotti sputtana GLADIO di fronte al parlamento italiano. Questo fatto dà a Miceli molta noia e, poco prima di morire nell’ottobre di quell’anno, il 1990, dichiara:

– “Io ho fatto la galera perché non volevo parlare di questa super organizzazione segreta, e ora Andreotti se ne esce così apertamente in parlamento?”

In carcere, Vinciguerra spiega a Casson che non solo Ordine Nuovo collabora con le azioni terroristiche organizzate dagli enti di stato e da quelli parastatali, ma anche Avanguardia Nazionale e, in generale, tutti gli atti terroristici dal 1969 in poi sono tutti collegati a GLADIO e ai servizi segreti. Anche Vinciguerra, terrorista bombarolo di Ordine Nuovo, e i suoi associati, sono stati reclutati o ingaggiati da GLADIO per gli attentati più sanguinosi.

L’armata clandestina di GLADIO manipola la politica italiana durante la cosiddetta “guerra fredda”. A gennaio del 1990, Casson chiede ai suoi superiori di poter estendere le sue ricerche agli archivi dei servizi segreti militari, il SISMI (Servizio Informazioni Sicurezza Militare) fino al 1971, poi diventato SID.

 

Della versione di Giulio Andreotti
Abbiamo visto che Giulio Andreotti rivela apertamente sull’esistenza di GLADIO al parlamento nel 1990, il 3 agosto; tuttavia non approfondisce sull’utilizzo della struttura in tempo di pace; egli afferma, smentito poi dai fatti, che l’organizzazione non avrebbe più operato dal 1972 in poi; oltre a ciò, nel rapporto di Andreotti, contrastando la testimonianza del terrorista Vinciguerra del 1980, si sottolinea che i servizi segreti militari e GLADIO non hanno nulla a che fare con le bombe che hanno ammazzato le centinaia di vittime innocenti dal 1969 in poi.

 

Degli “incensurati e irreprensibili” spioni di GLADIO
Andreotti dà la sua “personale garanzia” sul fatto che gli elementi dell’organizzazione segreta sono persone integerrime, assolutamente incensurate, che non hanno mai fatto parte di organizzazioni politiche, che non si sono mai avvicinati, neppure per caso, ad organizzazioni eversive o estremiste, che non hanno mai rubato le ciunghe nei supermercati e che sono selezionati in base alla loro irreprensibile fedeltà ai valori anti-fascisti della costituzione repubblicana.

 

Degli attentatori che non possono essere interrogati
E però, i loro nomi non possono essere rivelati ed essi non potranno essere interrogati da nessuna carica dell’autorità giudiziaria. Ogni altro dettagli su loro e sulla organizzazione è e rimane segreto.

“L’operazione, a causa del suo attuale tipo di organizzazione, come previsto dalle direttive NATO, deve essere condotta in un contesto di segretezza assoluta”.

Si tratta in sostanza di un’organizzazione militare segreta, che opera sul territorio, dipendente, quantomeno sotto l’influenza, di un potere straniero.

 

Della consapevolezza dei capi di governo
Presentando al parlamento il suo rapporto finale, Andreotti dichiara esplicitamente che tutti i capi di governo che si sono succeduti dal 1950 in poi sono stati informati dell’esistenza di GLADIO; tutti in imbarazzo gli smemorati ex presidenti del consiglio: Bettino Craxi (1983-1987), Giovanni Spadolini (1981-1982), che, al tempo delle dichiarazioni di Andreotti, è presidente del Senato, Arnaldo Forlani (1980-1981) e, soprattutto, Francesco Cossiga (1978-1979), che nel 1990 è presidente della Repubblica; tutti smemorati, tranne Francesco Cossiga, presidente della Repubblica Italiana dal 1985, che orgogliosamente conferma di aver fatto parte della cospirazione. Durante una sua visita ufficiale in Scozia (perché proprio in Scozia?) fa una dichiarazione sulla sua felicità, sulla sua prodezza e sull’orgoglio che cavava dal fatto di essere stato scelto per organizzare quest’armata segreta, quando è ancora ministro della difesa della democrazia cristiana nel 1950. Il giudice Casson chiede a Cossiga di testimoniare di fronte alla commissione parlamentare del Senato; Cossiga, alterato anche da tutte critiche ricevute per aver detto in pubblico ciò che di vero sa, rifiuta di testimoniare e, anzi, minaccia di chiudere d’imperio tutta l’indagine parlamentare. In molti si sono domandati se Cossiga è fuori di senno oppure no; il fatto sta che nell’aprile del 1992, tre mesi prima del termine della sua carica, Cossiga si dimette.

La commissione parlamentare sulle stragi e su GLADIO, conclude nel 2000:

“Quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari, sono state organizzate o promosse o supportate da uomini dall’interno delle istituzioni statali e, come si è scoperto più di recente, da uomini legati alle strutture/agenzie di spionaggio statunitensi.”

 

Dello scandalo contrapposto alla guerra “pulita”
Le dichiarazioni di Andreotti giungono al mondo il 3 agosto del 1990. Un giorno prima di ciò, si ha notizia dell’invasione irachena del Kuwait, il 2 agosto 1990. E sempre il 2 agosto 1990, a New York, USA, GB e Francia, con il consenso di Cina e Russia, fan passare la risoluzione ONU 660 con la quale si dà l’ultimatum all’Iraq. Da quel momento in poi tutta l’attenzione della stampa internazionale e dell’industria dell’intrattenimento di giornali, cinema e televisioni non si occupano d’altro che della “gloriosa” operazione condotta dalla famiglia Bush che usa armi da fantascienza contro bande di pecorai che si rifugiano in caverne.

La cosa anche più tragicamente ridicola è che tutti gli stati europei coinvolti nello scandalo GLADIO, poco dopo, partono assieme alla famiglia Bush per l’ennesima guerra contro l’Islam, la cosiddetta operazione “tempesta nel deserto”. La larga coalizione di stati “alleati”, che sono sostanzialmente al comando delle forze armate degli Stati Uniti, è costituita da: Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Italia e Olanda; in gennaio e febbraio 1991 si riprendono il Kuwait.

 

9) Del terrorismo più recente, facilitato da FBI, anche secondo il New York Times.

a) Nel 1993 c’è la bomba al World Trade Center; vengono ammazzati in sei e feriti in più di mille. prima dell’attentato, la FBI infiltra un gruppo di radicali arabi in New York, guidato da un tale Ramzi Yousef; la spia infiltrata che lavora per l’FBI è un tale di nome Emad A. Salem. Salem ha l’incarico di incoraggiare l’attentato da parte del gruppo alle torri gemelle del WTC. Credendo che si tratta di un’operazione con esca per intrappolare i terroristi, Salem chiede di farsi dare

dell’esplosivo fasullo, inoffensivo, dall’FBI. A questo punto l’FBI taglia fuori Salem e fornisce il vero esplosivo al gruppo che poi compie l’attentato il 26 febbraio. Il fallimento della FBI nel prevenire l’attentato viene riportato dal New York Times nell’ottobre del 1993 e anche dalla CBS News.

 

b) Dell’attentatore dalle mutande esplosive
Kurt Haskell, avvocato di Detroit, vede un uomo ben vestito aiutare a passare i controlli di sicurezza proprio il bombarolo dalle mutande esplosive Umar Farouk Abdulmutallab, il giorno di natale del 2009, prima del presunto attentato all’aereo di linea che lo trasporta. Il bombarolo non ha passaporto, ma lo fanno passare lo stesso, grazie alla mediazione di questa persona elegante che lo accompagna. Il bombarolo accusato di voler far saltare un aereo di linea usando esplosivi nascosti nelle mutande, ha legami con cellule terroriste, nonostante la storia dell’attentato all’aereo di linea sia una buffonata; e però il dipartimento di stato ha ordine di non revocare il visto ad Abdulmutallab, nonostante egli conduca una vita non conforme a quella che si chiede ai cittadini beneficiari del visto per gli USA e le sue presunte attività terroristiche. Secondo la dichiarazione di Haksell, che era presente alla buffonata, il terrorista porta dell’esplosivo fasullo nelle mutande ed è l’ignara vittima di un altro caso di incastro da parte degli enti di stato americani.

Annunci

Pubblicato da economia, finanza e fisco

Come si gestisce l'impresa che sopravviva nel nostro sistema economico-giuridico? Cos'è il sistema economico e come funziona? Come funziona l'impianto giuridico-economico in Italia, in Europa e nel resto del mondo? Cosa studiano e a cosa servono gli economisti? Cosa studiano e a che servono gli insegnanti di economia politica? Come si controllano il sistema economico, i processi di produzione e consumo, di tutte le categorie di aziende? Come continuare ad ignorare il problema monetario, e il problema dell'alienazione del monopolio della sovranità monetaria, nonostante il tema sia stato oramai ampiamente descritto, spiegato, e le spiegazioni distribuite?

Unisciti alla discussione

6 commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...